100 Best Italian Rosé 2026: trionfa “Dandy” Nero di Troia IGP2025 di Mazzone

Sul podio anche “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo e “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Presentati alla 20ª edizione di Vitigno Italia i risultati della sesta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida online e gratuita dedicata ai migliori vini rosati fermi italiani e dei territori di confine. La guida è curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri ed è edita da Luciano Pignataro Wine Blog, con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio.

La selezione delle cento etichette è avvenuta attraverso un sondaggio nazionale e degustazioni alla cieca di oltre 200 vini, svolte in assoluto anonimato. “Siamo davvero entusiasti di osservare come, nell’arco di sei anni dalla nascita di 100 Best Italian Rosé, l’interesse attorno a questa realtà sia cresciuto in modo significativo, non solo da parte della critica, ma soprattutto dei produttori, sempre più impegnati a proporre vini identitari e di grande personalità, capaci di meritare un posto in guida e di conquistare l’attenzione del pubblico”, dichiarano le coautrice della guida.

In occasione dello speciale appuntamento di Vitigno Italia, presso la Stazione Marittima di Napoli, sono stati svelati i tanto attesi risultati della Top 10 nel corso di una degustazione riservata alla stampa e agli operatori del settore. Contestualmente, nei tre giorni della kermesse nazionale, il tasting alla postazione di 100 Best Italian Rosé ha anticipato tutti i rosati della Top 50 della classifica. La lista completa, comprensiva dei vini “Eccellenti”, è disponibile sul sito ufficiale.

Per l’edizione 2026 della guida, il titolo di miglior rosato italiano è stato assegnato a “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 di Mazzone. Al secondo posto si classifica “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo, mentre il terzo gradino del podio va a “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Sardegna e Toscana conquistano la Top 10. A confermarsi protagoniste del panorama del rosato italiano sono ancora una volta Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo, mentre Toscana e Campania emergono come aree in forte crescita, grazie a interpretazioni sempre più autorevoli. Tra gli elementi più interessanti di questa edizione spicca il numero crescente di cantine che si avvicinano alla produzione di vini rosati con risultati di grande qualità. Particolarmente significativa la partecipazione della Sardegna, regione che ha registrato il maggiore incremento di etichette rosé nel sondaggio nazionale rispetto agli anni precedenti, segnale di un dinamismo produttivo sempre più evidente.

Il rosato italiano continua così a raccontare, attraverso territori, vitigni e stili differenti, una delle espressioni più dinamiche e contemporanee del vino italiano.

Segue la classifica completa, disponibile sul sito ufficiale della guida:
https://www.100bestitalianrose.it/

  1. “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 – Mazzone
  2. “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 – Vignamadre, Famiglia Di Carlo
  3. “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 – Tenuta La Sabbiosa
  4. “Danze della Contessa” Nardò DOC 2025 – Bonsegna
  5. “Vignazza” Etna Rosato DOC 2023 – Generazione Alessandro
  6. Costa d’Amalfi Rosato DOC 2025 – Cantine Giuseppe Apicella
  7. “Il Bandolo della Matassa” Lazio IGP Rosato 2025 – Cantina Le Macchie
  8. “Il 150” Salento Susumaniello IGT Rosato 2025 – Apollonio
  9. “Pietramontis” Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti IGT 2024 – Villa Corniole
  10. Syrah Rosa Toscana IGT 2025 – Stefano Amerighi
  11. “Metiusco” Salento Negroamaro Rosato IGT 2025 – Palamà
  12. “Tuttovaben” Nocera Rosato Terre Siciliane IGT 2025 – Centopassi
  13. “Furano” Paestum Rosato IGT 2025 – Il Colle del Corsicano
  14. “Baldovino” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Tenuta I Fauri
  15. “Ros’aresta” Cannonau di Sardegna DOC 2025 – Tenute Vignola
  16. “Scalunera” Etna Rosato DOC 2025 – Terre Mora
  17. “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Fontefico
  18. Irpinia Rosato DOC 2025 – Bellaria
  19. “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Faraone
  20. “Pian di Stelle” Lazio Rosato IGT 2024 – Antonella Pacchiarotti
  21. “Fosso Cancelli” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2024 – Ciavolich
  22. “Rosato d’Istine” Toscana IGT Rosato 2025 – Istine
  23. “Scirocco” Terre del Volturno IGT 2025 – Sclavia
  24. “Il Rogito” Basilicata IGT Rosato 2024 – Cantine del Notaio
  25. “QX” Toscana IGT Rosato 2024 – Avignonesi
  26. “Nasciolo” Umbria IGT Rosato 2025 – Annesanti
  27. Terre Siciliane IGT Rosato 2025 – Bonavita
  28. “Celeste” Calabria IGP Rosato 2025 – Cantine Benvenuto
  29. “Volcei” Campania IGT Rosato 2024 – Cantina dei Quinti
  30. “Neolitico” Puglia IGP Rosato Primitivo 2025 – Terre di Maria
  31. “Grayasusi Etichetta Argento” Calabria IGT Rosato 2025 – Ceraudo
  32. “15 Primavere” Toscana IGT Rosato 2025 – Fattoria Sardi
  33. Rosé Kakovostno vino ZGP 2025 – Štoka
  34. “Impressioni Rosato” 2025 – Impressioni di Gianni Sinesi
  35. “Sorelle” Lazio IGP Rosato 2025 – Famiglia Cotarella
  36. “Rosa” Sicilia DOC Rosato 2025 – Donnafugata
  37. “Chiaro di Stelle” Isola dei Nuraghi IGT Rosé 2025 – Pala
  38. “Furia di Calafuria” Salento IGT Rosato 2025 – Tormaresca
  39. “Preaféte” Valtenesi DOC Rosé del Lago di Garda 2025 – Podere dei Folli
  40. Cirò DOC Rosato 2025 – Cataldo Calabretta
  41. “Girofle” Salento IGP Rosato Negramaro 2025 – Severino Garofano
  42. Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2025 – ‘A Vita
  43. “Mattj” Valdadige Terradeiforti DOC Pinot Grigio 2022 – Cantina Roeno
  44. “Fallwind” Pinot Noir Rosé Sud Tirol – Alto Adige DOC 2025 – St. Michael Eppan
  45. “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2025 – Ippolito 1845
  46. “Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda DOC 2025 – Costaripa
  47. “Rosato di Ampeleia” Toscana IGT Rosato 2023 – Ampeleia
  48. “Amore” Umbria IGT Rosato 2025 – Barberani
  49. “Rosa” Terre Siciliane IGT Rosato 2023 – Eolia
  50. “Giochi” Puglia IGT Rosato 2023 – Giovanni Aiello

VINI ECCELLENTI
“Solerose” Langhe DOC Rosato 2025 – Fontanafredda
“Sud Est” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Zappacosta
“Primula Rosa” Paestum IGP Rosato 2024 – Cantine Barone
“Froris” Carignano del Sulcis DOC Rosato 2024 – Cantina Santadi
“Grué” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Cerulli Spinozzi
“A” Toscana IGT Rosato 2025 – Antinori
“Nudo” Colli del Limbara IGT Rosato 2025 – Siddura
Bolgheri Rosato DOC 2025 – Donna Olimpia 1898
“Puntalice Bio” Cirò DOP Rosato 2025 – Senatore Vini
“Rosadea” Paestum IGP 2025 – Tenuta Macellaro
“Vetere” Paestum Rosato IGP 2025 – San Salvatore
“Campo Delle Rose” Chiaretto Di Bardolino DOC 2025 – Cà dé
Rocchi Tinazzi
“La Grazia” Coste della Sesia Rosato DOC 2025 – Delsignore
“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2025 – Colli di Castelfranci
“Carpiano” IGT Toscana 2025 – Castello Boncompagni Viscogliosi
“Rosé” Roccamonfina Rosato IGT 2025 – Fattoria Pagano
“Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2025 – Cantine Olivella
“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2025 – Cantina Coppola 1489
“Vigna Lapillo” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 –
Sorrentino
“PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2024 – Ferlat
“Thesan” Umbria Rosato IGT 2025 – Cantina Goccia
“Munazei” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 – Casa
Setaro
“Manyarì” Ciró Rosato DOC 2025 – Brigante Vigneti & Cantina
“Vela Vento Vulcano” Irpinia Rosato DOC 2025 – Tenuta Cavalier
Pepe
“Le Cicale” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi
Ciliegiolo Umbria Rosato IGP 2025 – Montemelino
“Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2025 – Terra di Balbia
“Julì” Umbria Pinot Nero Rosato IGP 2025 – Cantina La Madeleine
“Rosé D’Amour” vino Rosato L. 2025 – Possa
“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2025 – Cantina
Bello
“Ma’rosa” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Nifo
Sarrapochiello
“Idea” Salento IGT 2025 – Varvaglione
“Rosa Chiara” Rosato IGT 2025 – La Scolca
“Rosaluce” Riviera del Garda DOC Valtenesi 2025 – Pasini San
Giovanni
“Core” Campania Rosato IGT 2025 – Montevetrano
“Mun” Conero Rosato DOCG 2025 – La Calcinara
“Manaresi” Emilia Rosato IGT 2024 – Manaresi Agricoltura e Vini
“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2025 –
Fontanavecchia
“F&L” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2025 – Le Tende
“Pompeii” Pompeiano Rosato IGT 2024 – Bosco De’ Medici
Lagrein Rosato Alto Adige DOC 2025 – Muri-Gries
“Traccia Di Rosa” Bardolino Chiaretto DOC 2022 – Le Fraghe
“Coordinate” Friuli Grave Rosato 2025 DOC – Piera 1899
“Velca” Lazio Rosato IGT 2025 – Muscari Tomajoli
“Titolo” Pink Edition Basilicata Rosato IGP 2025 – Elena Fucci
“Hékos” Lazio DOC 2024 – Colle Picchioni
“Lady Pink” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Cantine Tora
“Raiz” Langhe Rosato DOC 2025 – Carlo Casetta
“Rosavero” Valtenesi Chiaretto Riviera del Garda Classico DOC
2025 – Avanzi
“Cab” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Abbazia di Propezzano

Vesuvio Wine Day 2026

Grande successo per l’evento dedicato ai Vini del Vesuvio

Vesuvio Wine Day 2026, che si è tenuto il 10 e 11 maggio nel cuore di Napoli, presso il Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, si è chiuso con un grande successo di pubblico e addetti ai lavori. Le magnifiche Sala Sisto V e Sala Capitolare hanno ospitato le attività delle due giornate, arricchendo la manifestazione con una cornice artistica di grande fascino.

Organizzato dal Consorzio Tutela Vini Vesuvio, l’evento è nato dal desiderio di valorizzare il territorio, la storia, la cultura e i vini del Vesuvio, con oltre 120 etichette in degustazione. Tutte sold out le Masterclass e grande interesse per le degustazioni ai banchi d’assaggio delle aziende del territorio Vesuviano che hanno partecipato a Vesuvio Wine Day 2026. Le quattro Masterclass hanno visto la partecipazioni di numerosi giornalisti della stampa nazionale di settore, che attraverso il calice e il racconto dei relatori, hanno potuto scoprire e apprezzare le eccellenze dell’area vesuviana.

La Masterclass Quattro quadranti, quatro calici per raccontare le nostre eccellenze culinarie, condotta da Chiara Giorleo e Luciano Pignataro, ha messo in luce le differenze dei vini provenienti dalle diverse aree del territorio vesuviano, caratterizzate da esposizione e microclima differenti. Gli interventi di Salvatore Schiavone, Direttore dell’ICQRF Campania-Molise e autore del libro A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema, e di Francesco Maria Spanò, Direttore della Luiss di Roma e autore del libro In principio fu lo stoccafisso, hanno posto l’accento sulla stretta relazione tra le tradizioni gastronomiche e i vini del Vesuvio, un connubio tra arte culinaria e vino, che trova a tavola la massima espressione.

Le due Masterclass condotte domenica pomeriggio da Chiara Giorleo, Come riconoscerli davvero: i bianchi del Vesuvio tra vitigno, quadranti e interpretazioni e Chi comanda davvero: il vitigno o il territorio? Rossi e rosati del Vesuvio, hanno evidenziato le varie sfaccettature dei vini vesuviani, veri interpreti di un terroir dalle caratterisGche uniche, che ospita vigne centenarie ancora a piede franco e vitigni autoctoni di grande pregio.

Infine, la Masterclass Dialogo tra Vesuvio ed Etna: grammatica vulcanica comune, lingue diverse: 10 vini per riconoscere il territorio oltre il vitigno, condotta da Chiara Giorleo insieme a Ciro Giordano, Presidente del Consorzio Tutela Vini del Vesuvio, e Maurizio Lunetta, Direttore del Consorzio di Tutela dei Vini dell’Etna, è stata l’occasione per degustare in parallelo le massime espressioni dei due vulcani più famosi d’Italia; diversi, ma uniti dall’antica tradizione della viticoltura e da una produzione di vini di alto livello qualitativo.

Hanno partecipato a Vesuvio Wine Day 2026 In Città i seguenti produttori:
Antiche Radici, Bosco de’ Medici, Fioravante Romano Vini, Fuocomuorto, Montesommavesuvio, Cantina del Vesuvio, Cantine Villa Regina, Casa Setaro, De Angelis 1930, De Falco Vini, Enodelta, La Cantina del Vulcano, Le Lune del Vesuvio, Tenuta Augustea, Romano Michele Vini, Cantine Olivella, Masseria dello Sbirro, Villa Dora, Sorrentino Vini, Tenuta La Mura.

TuttoFood 2026: Giovanni Senese conquista Milano e rafforza la sua visione della pizza contemporanea, pronto per la nuova sfida in Campania

Si è conclusa con grande partecipazione la presenza di Giovanni Senese a TuttoFood 2026, la fiera internazionale del food and beverage andata in scena a Milano. Una quattro giorni che ha visto Senese distinguersi tra i protagonisti della manifestazione, consolidando il suo ruolo tra i più autorevoli interpreti della pizza contemporanea della sua generazione.

Due, in particolare, gli appuntamenti che hanno attirato l’attenzione di critici, giornalisti e addetti ai lavori, diventando tra i momenti più seguiti della manifestazione.

Il primo, ospitato nello stand di Nolano, ha celebrato l’eccellenza dell’oro rosso campano, dove Senese ha unito la sua riconosciuta maestria negli impasti a una ricerca attenta sulla materia prima e sulla sostenibilità agricola. Il secondo show cooking, sul palcoscenico dello stand Sorì, ha invece valorizzato l’arte dei latticini della tradizione, esaltando la capacità tecnica del pizzaiolo di creare un equilibrio armonico tra innovazione e memoria gastronomica.

In entrambi gli appuntamenti, la grande affluenza di pubblico e l’interesse della stampa specializzata hanno confermato la forza di una visione precisa: quella di Giovanni Senese è una cucina d’autore applicata alla pizza contemporanea, dove la filosofia “dall’orto alla pizza” prende forma in un’esperienza gastronomica identitaria, accessibile e profondamente legata al territorio.

“Milano e TuttoFood mi hanno regalato un’energia incredibile,” dichiara Giovanni Senese. “I due show cooking con Nolano e Sorì sono stati l’occasione ideale per raccontare la mia evoluzione e il rispetto profondo che nutro per la terra e per quei produttori che, come me, ricercano l’eccellenza senza compromessi. Tutto questo rappresenta uno stimolo importante per ciò che verrà.” Questo importante riscontro arriva in un momento decisivo del percorso professionale di Senese.

L’esperienza vissuta a TuttoFood 2026 rappresenta infatti un passaggio significativo, oltre che il preludio a un nuovo e atteso capitolo: il ritorno alle origini con una nuova avventura in Campania. Un progetto imminente che permetterà a Senese di ridefinire ulteriormente i canoni della pizza contemporanea nel territorio che più lo rappresenta.

Abruzzo, la nuova DOCG Casauria

Casauria passa da sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC e diviene la terza Denominazione di origine controllata e garantita abruzzese.

Nel nome tutta l’ambizione di un marchio unico e distintivo; non viene infatti menzionato il montepulciano, vitigno alla base della denominazione per un minimo del 90% dando la massima importanza al territorio di riferimento.

Per l’Associazione Casauria DOCG si è trattato di un iter lungo, passato anche attraverso un primo fallimento nel 2017, terminato infine con la presentazione  della DOCG alla stampa lo scorso 9 maggio, presso l’Abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei luoghi simbolo di questi luoghi.

Il Presidente Concezio Marulli ha moderato l’evento in cui sono intervenuti il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vice Presidente con delega all’agricoltura Emanuele Imprudente, il Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, Lucio Cavuto, promotore Casauria DOCG. L’enologo Angelo Molisani ha presentato le caratteristiche tecniche dei vini Casauria DOCG.

Al momento sono diciannove le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto: queste potranno rivendicare come prima annata della DOCG la 2024.

CASAURIA: LA CULLA DEL VINO D’ABRUZZO

Già sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC a partire dal 2006, Casauria è parte di un territorio adagiato tra il massiccio della Majella e i Monti della Laga. L’etimologia del toponimo – verosimilmente di origine romana – è connessa alle caratteristiche di un territorio vocato alla coltivazione della vite: deriverebbe infatti dall’espressione Casa Aurea, per la sua ricchezza e fertilità o da Casa Urii, attinente a Giove Urios, antica divinità favorevole ai venti.

Ed è tutto qui il genius loci del terroir e del suo vino, una conca naturale costituita da sedimenti marini e suoli a struttura sabbioso-argillosa, circondata da dolci colline così ben esposte, soleggiate e ventilate da essere il luogo prescelto per la fondazione dell’Abbazia di San Clemente nell’ 871 dc, dove i monaci benedettini già praticavano la coltivazione della vite.

IL DISCIPLINARE CASAURIA DOCG

All’interno della DOCG sono ricompresi 18 comuni in provincia di Pescara.

La base ampelografica è costituita da Montepulciano per un minimo del 90% e altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Abruzzo. Come forma di allevamento, oltre alla spalliera, è prevista quella tradizionale della pergola abruzzese, con rese non superiori a 9 tonnellate per ettaro. La versione base della DOCG deve essere sottoposta a un invecchiamento non inferiore a diciotto mesi, la Riserva a ventiquattro mesi. Il titolo alcolometrico minimo è del 13%.

LE CARATTERISTICHE DEI VINI CASAURIA DOCG 

Durante la masterclass sono state presentate una serie di etichette prodotte dalle cantine che rivendicheranno la DOCG. Il primo obiettivo che l’Associazione ha indicato come prioritario per l’agenda di sviluppo della DOCG è quello di continuare a lavorare sull’interpretazione enologica attraverso un confronto serrato e costante tra i produttori.

Caratteristica comune a tutti i campioni il colore fitto e compatto e una gradazione alcolica mai inferiore a 14%.

AZIENDA AGRICOLA PETTINELLA – CASAURIA 2023

Necessita di tempo nel bicchiere per disperdere una lieve riduzione. Poi ciliegia e note speziate. Acidità citrina al palato e tannino grippante.

TENUTA ROSARUBRA – ROSARUBRA 2023

Braci sopite, sentori vegetali, di rosa e mora di rovo. Sorso disteso e balsamico.

ETTORE GALASSO – PANTHEON 2023 RISERVA

Naso vinoso, confettura di more e lamponi. Tannino austero, chiude presto su tostature di caffè.

CANTINE TERZINI – VIGNA VETUM 2022

Tostature di legno, poi canfora e cumino. Molto caldo al palato, controbilanciato da acidità sferzante e tannino di buona presenza. Da valutare nell’evoluzione.

PODERE CASTORANI – RISERVA 2021

Frutti rossi al naso. Al palato è polposo, di grande struttura, perfettamente integrato nella parte calorica. Chiude lungo su tostature di caffè.

DUCHI DI CASTELLUCCIO – PODERE CROSTA RISERVA 2022

Floreale, speziato, balsamico. Al sorso rivela corpo elegante, tannino polveroso e sottile, chiusura su sentori terrosi e di radice.

PASETTI VINI – HARIMANN 2020

Kirsch, liquirizia e tostature di cacao. Sorso denso e materico.

CHIUSAGRANDE – DNA D’EUSANIO 2020

Petali di rosa e fragola. Al palato scattante, snello, balsamico, cesellato da tannino che si fa strada e rimane senza invadere.

CANTINA ZACCAGNINI – RISERVA 2019

Gelso nero in confettura, liquirizia, cenere di camino. Sorso potente, speziato, tannino impalpabile ma presente.

GUARDIANI FARCHIONE – DI TE E DI ME RISERVA 2017

Viola scura e liquore di caffè. Succoso, tannico, chiude su cioccolata amara.

NIC TARTAGLIA – IO – SELVA DELLE MURA 2017

Esplosione di frutta rossa, petali rosa, tratti ematici e ferrosi. Sorso polposo, pieno, chiusura su fava di cacao.

TOCCO – ENISIO RISERVA 2015

Speziature dolci di anice e liquirizia. Al palato è disteso, di buona verve e leggere screziature ossidative.

Il fascino del tempo: Solengo di Argiano protagonista di una verticale d’autore al Jackie O’ di Roma

Roma ha luoghi che sembrano custodire la memoria delle sue notti migliori. Tra questi c’è senza dubbio il Jackie O’, storico salotto della capitale dove eleganza, gastronomia e mondanità convivono da decenni. Nato negli anni Settanta e divenuto rapidamente un punto di riferimento per artisti, imprenditori e appassionati del buon vivere, il locale conserva ancora oggi quell’atmosfera sofisticata che lo rende una cornice ideale per eventi dedicati al vino di alto profilo.

È proprio qui che Chiara Giannotti, tra le comunicatrici del vino più autorevoli e seguite in Italia, ha scelto di organizzare una nuova serata del suo Wine Club, format pensato per raccontare grandi etichette attraverso incontri intimi e approfonditi. Protagonista assoluto della degustazione è stato uno dei rossi iconici della Toscana: il Solengo della Argiano, presentato in una verticale di quattro annate – 2021, 2019, 2017 e 2013 – selezionate tra le migliori della storia recente della tenuta.

Situata a sud-ovest di Montalcino, Argiano è una delle proprietà storiche più affascinanti del territorio, con origini che risalgono al Rinascimento. Nel corso degli ultimi anni la tenuta ha intrapreso un percorso di forte valorizzazione qualitativa, guidato da una visione moderna ma profondamente rispettosa del territorio. A raccontare questa filosofia sono stati James Valentino, Hospitality General Manager, e Chiara Giannotti, giornalista, che hanno accompagnato gli ospiti nel viaggio attraverso le diverse espressioni del vino iconico di Argiano.

Nato nel 1995, Solengo, creatura di Giacomo Tachis, rappresenta l’anima più internazionale di Argiano: un grande rosso toscano basato su Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Sangiovese, capace di coniugare struttura e profondità con eleganza e capacità evolutiva.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2021

Il più giovane della verticale mostra già un profilo estremamente promettente. Il colore è intenso e brillante; al naso emergono frutti rossi croccanti, mora, cassis e delicate sfumature floreali. Seguono note di spezie dolci e una lieve tostatura. In bocca è vibrante, energico, con tannini ancora giovani ma di grande qualità. Il finale è fresco e persistente, lasciando intravedere un potenziale evolutivo significativo.

L’abbinamento ha visto protagonista un tomino d’alpeggio croccante con topinambur in doppia consistenza e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale, capace di giocare tra cremosità, croccantezza e acidità, valorizzando la freschezza e l’energia del vino più giovane della degustazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2019

Annata strepitosa, considerata tra le più eleganti degli ultimi anni a Montalcino. Il naso è raffinato e profondo: ciliegia nera, ribes, violetta e una sottile sensazione di grafite che si intreccia con richiami di erbe aromatiche. In bocca colpisce per equilibrio e tensione: la freschezza sostiene la struttura e rende il sorso dinamico, mentre i tannini sono fitti ma levigati. Il finale è lungo, preciso, con una chiusura sapida e minerale che promette un’evoluzione importante.

Il vino è stato abbinato a pappardelle di pasta fresca all’uovo con ragù di cinghiale a cottura lenta, un piatto intenso e avvolgente che ha trovato nel Solengo 2019 un partner capace di sostenere e al tempo stesso esaltare la complessità della preparazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2017

Vendemmia più calda e concentrata, che nel bicchiere si traduce in profumi intensi di prugna matura, ciliegia sotto spirito e liquirizia, con accenti di macchia mediterranea e pepe nero. Il sorso è ricco e avvolgente, sostenuto da una struttura importante e da tannini vigorosi ma ben integrati. Il finale è caldo e speziato, con una persistenza che richiama le note di frutta scura e cioccolato fondente.

L’abbinamento con il filet mignon di manzo in salsa al pepe verde ha valorizzato la struttura del vino, creando un dialogo perfetto tra la succulenza della carne e la speziatura del piatto.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2013

Annata di grande equilibrio, si presenta nel calice con un colore rubino profondo e ancora luminoso. Al naso esprime un bouquet complesso di frutti neri maturi, ribes e mora, accompagnati da eleganti note di tabacco, cacao e spezie dolci. In bocca è ampio e stratificato, con tannini setosi e una trama gustativa armoniosa che accompagna verso un finale lungo, balsamico e persistente. Un vino che mostra pienamente la sua maturità, mantenendo però energia e precisione.

Ad accompagnarlo, una selezione di formaggi stagionati di lunga maturazione, la cui intensità aromatica e la ricchezza gustativa hanno dialogato perfettamente con la profondità e la complessità evolutiva del vino.

La serata si è così trasformata in un vero viaggio nel tempo, capace di raccontare come Solengo sappia interpretare le diverse annate mantenendo una cifra stilistica riconoscibile: profondità, eleganza e grande vocazione alla longevità. Un racconto che, tra i tavoli del Jackie O, ha confermato ancora una volta quanto il vino possa diventare esperienza culturale e narrativa, oltre che sensoriale. Un viaggio tra annate, territorio e cucina, dove ogni calice ha raccontato una storia diversa e, aggiungo, esperienza unica.

L’Agro Sarnese Nocerino domina la scena mondiale dai Top 500 Bars all’oro di Londra

Non è solo una questione di bancone e somministrazione di alcolici, ma di visione: il progetto nato a Pagani da un’idea di Alfonso Califano e Natale Palmieri continua a bruciare le tappe, confermando che l’eccellenza italiana sa parlare al mondo partendo dalla provincia. E in Agro Sarnese Nocerino la provincia non è un everywhere, bensì uno scrigno di storia osca e romana, di cultura templare e di gastronomia d’eccellenza, quella dei prodotti della terra più fertile d’Italia.

Infatti, Cinquanta Spirito Italiano si è confermato una realtà d’élite globale, posizionandosi stabilmente nella classifica Top 500 Bars. Nel 2025 il locale ha raggiunto la 98ª posizione mondiale, un risultato che consolida la sua presenza dopo il debutto al 92º posto dell’anno precedente. Questo riconoscimento premia un concept capace di trasformare l’atmosfera del “bar sport” anni ’50 in un tempio della mixology contemporanea.

Ma la vera notizia è che l’energia nata dietro quel bancone è ora diventata “spirito” in bottiglia. Il brand Nazionale Spirito Italiano, creato dal team di Cinquanta insieme al Bar Manager Matteo Pocai e al Bar Supervisor Emanuele Primavera, ha trionfato alla prestigiosa London Spirits Competition.

Il medagliere parla chiaro:

Amaro Nazionale: Doppia Medaglia d’Oro con l’altissimo punteggio di 96/100. I giudici lo hanno premiato per l’equilibrio tra agrumi canditi, caffè e note complesse di carciofo.

Limoncello Nazionale: Medaglia d’Oro con 91/100, apprezzato per la sua pulizia aromatica e l’acidità vibrante. Come riportato anche dalle principali testate specializzate nel mondo del bartenting e della mixology, il successo di Nazionale non riguarda solo il contenuto, ma anche l’estetica. Nel 2025 il progetto di packaging ha fatto incetta di premi internazionali, tra cui il Gold Cube agli ADC Awards di New York e ben due ori ai Pentawards, confermando che l’eleganza italiana è un asset fondamentale per competere sui mercati globali.

Terre di Toscana, il vino come racconto corale tra identità e cambiamento

A Lido di Camaiore, lontano dalla stagione turistica, la Toscana del vino si ritrova per raccontarsi. Un evento ormai a cui non posso mancare, dove noto anno dopo anno, un incremento di presenze. Per me ogni volta, è l’occasione di incontrare molti produttori e provare sia le novità, che qualche vecchia annata interessante. La manifestazione andata in scena domenica 22 e lunedì 23 marzo al UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore, che è stata la cornice elegante e luminosa, che ha reso perfetta la manifestazione organizzata dalla rivista L’Acquabuona in collaborazione con Roberta Perna Comunicazione.

Facendo due chiacchiere con Fernando Pardini tra i banchi d’assaggio, mi ha confermato che Terre di Toscana, anche in questa edizione, è uno degli osservatori più lucidi sullo stato di salute della regione. Due giornate intense, scandite da degustazioni serrate, incontri e confronti diretti con i produttori, in un contesto che privilegia la sostanza rispetto alla spettacolarizzazione. Quest’anno infatti è aumentato il numero degli operatori di settore e soprattutto di qualità.

Perché piace molto? Perché girare tra i banchi d’assaggio significa attraversare idealmente tutta la Toscana. Forse la regione con il maggior numero di denominazioni importanti e conosciute in tutto il mondo, dalle colline del Chianti Classico, , alle profondità del Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, Bolgheri e la costa maremmana, la vasta area dei Chianti, il Carmignano, Montecucco, Morellino di Scansano, fino alle aree più defilate, spesso meno raccontate ma non meno interessanti e che celano piccoli scrigni enologici.

La forza della manifestazione sta proprio qui: non nella celebrazione dei nomi già affermati, ma nella capacità di mettere sullo stesso piano realtà diverse per dimensione, storia e approccio produttivo. Ne emerge un quadro articolato, dove la Toscana smette di essere un blocco compatto e si rivela per ciò che è realmente: un insieme di identità territoriali in continua evoluzione.

Se c’è un filo conduttore emerso chiaramente nei calici, è la ricerca di equilibrio. Meno estrazione forzata, meno legno invasivo, maggiore attenzione alla bevibilità e alla definizione del frutto. Non è una rivoluzione dichiarata, ma un cambio di passo percepibile. Accanto a interpretazioni più classiche e strutturate, si fanno spazio vini che puntano su tensione acida, precisione aromatica e trasparenza territoriale. Rivedendo i miei appunti di degustazione, mi rendo conto di aver assaggiato grandi vini. Non tutti, però. 140 aziende e circa 700 etichette rappresentano un vero esercizio degustativo.

La giornata dedicata alle vecchie annate si è confermata uno dei momenti più significativi dell’evento. In un contesto spesso dominato dall’urgenza del nuovo, poter assaggiare vini con anni di evoluzione alle spalle permette una lettura più profonda. È qui che emergono le differenze più nette tra visioni e approcci, ma anche la capacità della Toscana di esprimere vini longevi, complessi e dinamici.

Molto interessante anche l’angolo del food che ha riunito in una sala, alcuni operatori gastronomici toscani famosi per le i loro prodotti di grande qualità.

Uno degli aspetti che rendono Terre di Toscana particolarmente efficace è il rapporto diretto con i produttori. Non ci sono filtri, né mediazioni: il racconto passa dalle parole di chi il vino lo fa. Ne derivano conversazioni spesso tecniche, ma anche riflessioni più ampie su andamento climatico, scelte agronomiche, sostenibilità e prospettive future. Un confronto diretto che giova nei rapporti tra produttore e chi il vino lo vende. Per chi lavora nel settore, è un momento di aggiornamento e di confronto concreto, oltre che di degustazione.

In un panorama sempre più affollato di eventi enologici, Terre di Toscana mantiene una sua identità precisa. Non rincorre le mode, non cerca effetti scenici, ma continua a puntare sulla qualità della selezione e sulla profondità dell’esperienza. La Versilia fuori stagione contribuisce a questo equilibrio: meno distrazioni, più concentrazione, più spazio per l’ascolto e per l’analisi.

Quello che emerge, a fine degustazione, è un’immagine della Toscana in movimento. Consapevole del proprio passato, ma sempre più orientata a ridefinire il proprio linguaggio. Non si tratta di una rottura con la tradizione, ma di una sua rilettura più attenta alla misura, più sensibile al contesto, più aperta al cambiamento. Un cambiamento che attualmente spaventa i produttori anche se sono consapevoli di avere radici salde che gli permettono di affrontare i momenti di crisi con grande determinazione. È proprio in questa tensione tra identità e cambiamento che si gioca oggi il futuro del vino toscano. Un evento che, ancora una volta, non si limita a mostrare il vino toscano, ma lo mette in discussione, lo confronta e, soprattutto, lo fa evolvere.

Le Famiglie Storiche e l’Amarone: il tempo, la sala e la scelta in un viaggio in 3 annate e 13 interpretazioni

La masterclass organizzata dalle Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2026 è stata uno dei momenti intensi e partecipati della manifestazione. L’incontro è stato introdotto dal presidente Pierangelo Tommasi, che ha ricordato come il gruppo comprendente 13 famiglie della Valpolicella, nato 17 anni fa, sia impegnato nella tutela della qualità, nell’educazione ai mercati e nella valorizzazione dell’Amarone come patrimonio culturale della Valpolicella.

Il tema centrale della degustazione è stato il tempo, definito il linguaggio dell’Amarone, un linguaggio che si evolve. A condurre la sessione è stato Roberto Anesi, una delle figure più autorevoli della sommellerie italiana, capace di guidare il pubblico attraverso un percorso di lettura sensoriale e culturale del vino.

Un breve docu‑film ha introdotto la filosofia delle tredici famiglie, preparando la sala a un viaggio attraverso tre annate, 2021, 2016 e 2012 e tredici vini, ciascuno espressione di un diverso modo di interpretare la Valpolicella.

Annata 2021 – Freschezza, bevibilità, dinamismo

Annata fresca, bevibile e dinamica, una vendemmia che ha dato vini più agili, luminosi e immediati.

1. Tommasi Viticoltori – Valpolicella Classica

125 anni di storia, quarta generazione, un gruppo che comprende altre nove aziende. Profumi di ciliegia, cacao ed erbe aromatiche, tannino fine e sottile.

2. Torre d’Orti – Valle di Marcellise e Valle di Mezzo

Quindici ettari tra 250 e 400 m, terza generazione. Note di viola, rosa e liquirizia, palato dinamico e tannino croccante.

3. Guerrieri Rizzardi – Amarone della Valpolicella Classico 2021

Interpretazione equilibrata e contemporanea dell’annata 2021, con note di ciliegia in diverse sfumature, erbe e foglie secche. Al palato unisce eleganza e misura, con richiami al cacao e un frutto rosso sostenuto da tannini fini.

Annata 2016 – La complessità delle annate difficili

La 2016 è stata un’annata non facile e la vendemmia impegnativa.
In questa batteria rientravano cinque interpretazioni, tutte accomunate da una lettura rigorosa e profonda della Valpolicella.

4. Bertani

Fondata nel 1857. Vigneti tra la valle più orientale e Negrar. Forte artigianalità, legame alla tradizione, accenni ferrosi, tannino fine, lungo affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia.

5. Brigaldara

Prima generazione della famiglia Cesari. Cinque appezzamenti in tutte le vallate. Riserva con note di mirtillo, ribes e balsamicità.

6. Allegrini – Fumane

Settima generazione. Vigneti tra 250 e 550 m. Ciliegia sotto spirito, cioccolato, incenso, balsamicità. Bocca morbida, tannino maturo.

7. Zenato – Costalunga

Padre e figlia Nadia. Scelta di qualità contro quantità. Profumi di caffè tostato e liquirizia.

8. Tenuta Sant’Antonio – Valpolicella Orientale

Quattro fratelli, progetto nato nel 1995. Profilo balsamico, rotondità al palato. La 2016 è stata una prova di equilibrio e precisione.

Annata 2012 – Concentrazione e profondità

La 2012 è stata una grande annata, con una concentrazione straordinaria e la batteria ha confermato questa lettura.

9. Speri – Biologica

Sette generazioni, cinque etichette, nove membri della famiglia. Confettura, terziari moderati, sorprendente freschezza per un vino di 15 anni.

10. Musella – Biodinamica

Parco naturale, biodinamica dal 2009. Zona sud‑est. Naso complesso, chiusura lunga.

11. Masi – Costasera

Settima generazione Boscaini, dal 1772. Amarone simbolo, maestoso e complesso i cui vigneti sono esposti a sud‑ovest.

12. Begali

Terza generazione. Prime bottiglie nel 1986. Vino prodotto solo nelle annate migliori. Terra umida, oliva, complessità, componente umami.

13. Tedeschi – Monte Olmi

Cru storico acquistato nel 1918. Balsamico, liquirizia, struttura piena e avvolgente, chiusura amaricante e balsamica.

La masterclass delle Famiglie Storiche ha mostrato come l’Amarone sia un vino che vive nel tempo e del tempo. Le tre annate, 2021, 2016 e 2012, hanno offerto una lettura completa della Valpolicella: dalla freschezza contemporanea alla complessità delle annate difficili, fino alla profondità delle vendemmie più concentrate. Tredici interpretazioni, tredici storie familiari, un unico patrimonio culturale da custodire e tramandare.

Un viaggio che conferma, ancora una volta, la centralità dell’Amarone nel racconto del grande vino italiano.

Caserta – “I santi Giusti”: gli abbinamenti originali tra aceto balsamico di Modena e mixology proposti da Stile Raro

Combinate insieme un ristorante con le sembianze di un art gallery, uno dei prodotti alimentari più tipici e complessi del Belpaese e un’attenta selezione di cocktail. Il risultato è un mix originale che va ben oltre la classificazione di food and drink pairing.

I Santi Giusti è la serata evento tenutasi in un’originale location: il ristorante Stile Raro di Caserta, una galleria di opere contemporanee dove è possibile acquistare ogni pezzo esposto. Protagonista assoluto del menù della serata è stato l’aceto balsamico di Modena dell’Acetaia Giusti, accompagnato da cocktail creati ad hoc per esaltarne le caratteristiche.

Una formula che approda per la seconda volta in Campania in una sorta di degustazione itinerante.

“L’aceto balsamico fa parte della cultura culinaria di Modena: dagli abbinamenti classici su carni e verdure a quelli più inconsueti come fragole e gelato”, ci spiega Pietro Zanni, Responsabile Commerciale di Giusti, “ma fuori dalla nostra città è un prodotto poco conosciuto nella propria versatilità.”

“L’aceto balsamico nasce in un territorio senza una tradizione vitivinicola forte”, continua Zanni, “in passato le uve venivano vinificate allo scopo di fare l’aceto e ogni famiglia aveva la propria batteria di botticelle per l’invecchiamento.” Compresa la famiglia Giusti.

L’Acetaia storica è attiva sin dal 1605: è la più antica di Modena e nel periodo della Bella Epoque, grazie all’intraprendenza di Pietro e Giuseppe Giusti, è stata insignita alle Esposizioni Universali di numerose onoreficenze. Dal più giovane al più invecchiato, dal più liquido al più denso, dal più dolce al meno dolce, fino a cinque sono le medaglie che ancora oggi costituiscono la scala qualitativa per classificare le varie etichette Giusti.

Dal 2017, Giusti 1605 ha messo in campo in varie località del Paese un progetto di sinergia con partner in grado di interpretare il sapore distintivo dell’aceto balsamico, anche attraverso la contaminazione della cucina tradizionale.

L’incontro con Stile Raro e i suoi patron Luca Cepollaro e Nicoletta Cappuccitti, è avvenuto circa due anni e mezzo fa, quando è iniziata una collaborazione volta non solo volta a esaltare un’eccellenza del Made in Italy con un menù studiato ad arte. Stile Raro infatti, insieme a Romeo cocktail bar a Verona, è l’unico ristorante ad aver affinato all’interno di una botticella utilizzata in precedenza per l’aceto un proprio cocktail.

“L’aceto è la massima espressione dell’acidità”, commenta lo chef di Stile Raro, Vincenzo Natale, “bisogna quindi lavorare con prodotti a tendenza dolce per bilanciarla.”

Non a caso, alla base della cucina tradizionale modenese, ci sono cibi con un’importante componente grassosa.

“Noi a menù proponiamo l’abbinamento con piatti anche a base di pesce”, continua Natale, “come lo storione bianco e il caviale Calvisius.”

Il menù ideato per la serata degustazione ha visto sfilare cinque portate –  dall’amuse bouche al dolce – espressamente create per valorizzare l’aceto. Ciascuno dei piatti è stato battezzato col nome di un santo, riconducibile al territorio o alla tradizione gastronomica. Così il San Felice dell’amuse bouche, si riferisce a San Felice a Cancello e alla sua mozzarella di bufala, mentre il San Gennaro deve il suo nome all’emulsione di Sangue di Giuda a condimento della tartare di bufala.

Ogni piatto è stato accompagnata dai cocktail di Amerigo Baldassarra. Nato nel mondo della moda, Baldassarra ha riconvertito la propria creatività nella mixology e in occasione della serata evento ha presentato grandi classici rivisitati con l’aggiunta di prodotti dell’acetaia, come il Vermouth o gli agrodolci alla frutta.

Questi ultimi,  nati dal cosiddetto agrodolce bianco, sono un mix di frutta in succo, aceto e mosto di vino che, non subendo cottura, rimane chiaro, preservando la componente zuccherina, e diventando così la base ideale per molti cocktail. Il Vermouth invece viene introdotto in casa Giusti nel 2018 per affinità con il mondo delle speziature tipico della palette odorosa dell’aceto. Ma ancor di più a legare questi due prodotti è la comune origine da un vino di base umile.

Oltre all’abbinamento con le singole portate, la successione dei cocktail è stata dettata da un crescendo di tenore alcolico: abbiamo iniziato  con una fresca tequila impreziosita da agrodolce di lampone, succo di lime e pompelmo e,  passando per il limoncello profumato alle foglie di basilico shakerate o il whiskey affumicato alla cannella, siamo arrivati fino al Negroni invecchiato 19 mesi in botte di aceto, passaggio che ha conferito non solo acidità ma anche screziature ossidative al cocktail.

Completiamo la serata con la degustazione di Giusti 100, stillato direttamente sulla mano: un prezioso elisir dolce e complesso, capace di concentrare in poche gocce l’emozione per un prodotto che affina nelle botti più antiche dell’acetaia, addirittura risalenti al 1600.

STILE RARO

Via del Redentore, 15

81100 Caserta

GIUSTI 1605

Strada delle Quattro Ville, 52

41123 Modena

Vinaltum 2026: la terza edizione si rinnova e approda a Castel Mareccio

Bolzano si prepara ad accogliere la terza edizione di Vinaltum, l’evento dedicato al vino di alta qualità che quest’anno compie un deciso salto di livello. La manifestazione è stata presentata ufficialmente alla stampa il 28 aprile, nell’elegante cocktail bar del Park Hyatt Milano.

L’appuntamento è per il 17 e il 18 maggio, in una nuova location: Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano.

Nato da un’idea di Danilo D’Ambra e Luciano Rappo, con il contributo di Pietro Cormaci, Brand Ambassador, e di Rinaldo Hauser, sommelier di lunga esperienza e profondo conoscitore del territorio, Vinaltum continua il suo percorso di crescita, consolidandosi per qualità, partecipazione e visione.

Per la terza edizione, il festival sceglie una cornice di grande fascino: Castel Mareccio, maniero medievale del XIII secolo circondato dai vigneti, con un affaccio privilegiato sulla Valle dell’Adige.

Il trasferimento a Castel Mareccio rappresenta un deciso salto di qualità per Vinaltum. Il castello è da sempre un punto nevralgico nel commercio del vino, non solo altoatesino ma europeo, e incarna perfettamente il legame storico tra il territorio e la cultura vitivinicola.

Questa scelta rafforza ulteriormente l’identità della manifestazione, riconosciuta anche a livello istituzionale grazie al patrocinio del Comune di Bolzano e al supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo, inserendosi nella più ampia strategia di promozione di Bolzano come Città del Vino.

Partner ufficiale per l’ospitalità è il Goldenstern Townhouse Bolzano, mentre il supporto logistico è affidato ad Arco Spedizioni in qualità di main sponsor per valorizzare anche il tema logistico nel settore vitivinicolo. Completano il network dei partner Sophienwald – UNO Glassworks, Castel Hortenberg, Franz Kraler, Banca Alto Adige Südtirol, Cassa di Risparmio di Bolzano Sparkasse, con la collaborazione di FISAR.

L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di circa 60 aziende, tutte accuratamente selezionate. Un numero volutamente contenuto per garantire spazio, qualità e possibilità di confronto reale.

“La selezione è frutto di un lavoro corale – spiegano gli organizzatori – e di un’esperienza che complessivamente supera i quarant’anni nel mondo del vino”.

Il parterre di cantine offre un quadro rappresentativo del panorama enologico nazionale, dall’Alto Adige alla Sicilia, attraversando le principali regioni del vino italiano. La presenza di Roco Winery dall’Oregon (USA) conferma l’apertura e il respiro internazionale della manifestazione.

Vinaltum amplia il proprio format andando oltre la grande degustazione. Il programma prevede masterclass esclusive ospitate nelle location partner Goldenstern Townhouse e Castel Hortenberg, pensate per offrire esperienze più riservate e approfondite. Tra gli appuntamenti, anche una masterclass dedicata allo Champagne, con un focus su uno dei territori simbolo della spumantistica mondiale.

Le due giornate sono pensate per incontrare pubblici dalle anime diverse: domenica 17 maggio sarà dedicata ai wine lover, agli appassionati e ai curiosi, mentre il lunedì 18 sarà riservato principalmente agli operatori del settore. A chiudere la prima giornata, nella serata di domenica, torna uno degli appuntamenti più attesi: il “Big Bottle Party”, evento simbolo di Vinaltum dedicato ai grandi formati, diventato ormai un momento immancabile del programma.

Torna anche per questa edizione “Calice Maestro”, il progetto dedicato agli under 35 che offre l’accesso gratuito a degustazioni guidate da sommelier FISAR, in piccoli gruppi. Un’iniziativa pensata per avvicinare le nuove generazioni al vino in modo consapevole e coinvolgente.

«Non è un’attività collaterale, ma una scelta precisa», spiega Rinaldo Hauser, co-organizzatore di Vinaltum. «Vogliamo formare nuovi appassionati, offrendo un’esperienza accessibile, diretta e di qualità, perché la cultura del vino deve essere un punto di partenza, non un privilegio».

La filosofia della manifestazione è chiara: Vinaltum vuole essere un salotto del vino, lontano dalla confusione delle grandi fiere. Un luogo dove il pubblico incontra direttamente i produttori e dove il vino diventa racconto, cultura e relazione.

“Vinaltum non è un evento da grandi numeri o da bancali di vino – spiegano – qui si versa poco, ma si ottiene molto”.

VINALTUM 2026

Date: 17–18 maggio 2026

Orari: domenica 17 maggio ore 12.00–18.00 | lunedì 18 maggio ore 12.00–18.00

Big Bottle Party: domenica 17 maggio dalle ore 19.00

Location: Castel Mareccio / Schloss Maretsch, Bolzano

Info: https://www.vinaltum.it