Campania: la storia della produzione della pasta a Gragnano

Pasta Diva è la seconda tappa di Praesentia. Gusto di Campania Divina, format della Regione Campania che, attraverso la valorizzazione di siti culturali e tradizioni eno-gastronomiche, si propone come intento la promozione turistica sul territorio regionale. Focus del tour la pasta, per una due giorni che tra il 13 e 14 luglio ha toccato Castellammare, Vico Equense e Gragnano.

Gragnano è una piccola cittadina incastonata tra i Monti Lattari, in seno a un vallone che guarda il mare. Tale posizione ha favorito fin dal XVI secolo la produzione della pasta: l’acqua di sorgente proveniente dalle montagne retrostanti e le brezze che s’incanalano nel vallone spirando dal mare, determinano infatti il microclima peculiare che ha favorito lo sviluppo di questa arte, tanto che nel XVIII secolo, la realizzazione del nuovo piano urbanistico fu concepita per sfruttare al meglio queste caratteristiche.

Oggi Gragnano è Città della Pasta, con un proprio disciplinare IGP per la produzione, e oltre venti pastifici attivi sul territorio. Abbiamo conosciuto la storia e l’identità di una dei prodotti del Made in Italy più noti al mondo, direttamente nei luoghi di produzione, accompagnati da chi ancora la pasta la fa secondo la ricetta più antica: con amore e lentezza.

La Fabbrica della Pasta di Gragnano della famiglia Moccia ospita il museo della pasta dove è possibile ripercorrere la storia di questa produzione e conoscerne l’evoluzione attraverso gli antichi macchinari: impasto, gramolatura, trafilatura, essiccazione le fasi principali del processo, in passato affidate a singoli macchinari e a specifiche figure professionali. Lupo mannaro, stracciaculo e maccheronaro erano rispettivamente gli operai che uscivano di notte per dare il via all’impasto, quelli che sedendosi e facendo pressione sulla gramolatrice lavoravano il panetto di pasta con veemenza tale da rompere i pantaloni e infine gli addetti al controllo dell’essiccazione della pasta.

E poi c’era l’aizacanne a svolgere il lavoro più caratteristico di tutto il processo: tenendo tra le mani le canne su cui era stesa la pasta ad asciugare, le stendeva lungo via Roma, esponendole alla brezza che saliva dal mare e al calore umido  del basolato, inseguiva il sole, cambiando la posizione durante la giornata, fino al momento in cui tutto doveva essere riportato nei locali interni. Solo nel 1933, con l’avvento della macchina Braibanti, i primi tre processi furono riuniti sotto un unico macchinario, rendendo più agevole l’intera produzione.

“Il disciplinare prevede solo 2 ingredienti: semola e acqua di Gragnano. La trafila deve essere esclusivamente in bronzo e il contenuto minimo di proteine pari a 13 grammi, contro la media nazionale di 10 grammi. Insieme all’alto contenuto di amido, è questo a garantire la tenuta in cottura e l’alta masticabilità della pasta di Gragnano”, ci spiega Antonino Moccia, specificando che il pastificio di famiglia utilizza solo una miscela di semole provenienti da Altamura ed essicca la pasta a una temperatura non superiore ai cinquanta gradi.

Il pastificio Gentile invece ha la sua sede all’interno di uno dei mulini posti lungo un antico sentiero risalente al 1300, nella cosiddetta Valle dei Mulini. Qui avveniva la fase a monte di tutta la filiera: la molitura per la produzione della semola.

Attualmente l’intera area è in fase di recupero da parte del Comune di Gragnano per la costituzione di un museo aperto al pubblico, ma risale al 2014 il primo intervento della famiglia Zampino, titolare del Pastificio Gentile,  sugli unici due manufatti di proprietà privata. Dopo l’attento restauro avvenuto con la tutela della Sovrintendenza, oggi, uno dei mulini risalente al XVII secolo, oltre a essere la sede ufficiale del Pastificio, è stato adibito ad area didattica, stabilimento produttivo e punto vendita.

“Abbiamo riportato il profumo del grano nella valle in cui si era perso da tempo”, ha commentato Alberto Zampino, figlio di Natale colui che all’inizio degli anni Novanta rilevò il nucleo originale del pastificio, un piccolo laboratorio in cui venivano prodotti solo i famosi fusilli di Gragnano. Oggi quello stesso fusillo è ancora realizzato in maniera artigianale, facendo scorrere tra il braccio e il piano di lavoro il ferro che arrotola la pasta. Ma insieme ad esso sono prodotti più di trenta altri formati, esportati nei maggiori paesi del mondo.

Il Pastificio Gentile si distingue anche per essere l’ultimo ad utilizzare ancora il sistema tradizionale di essiccazione lenta, introdotto nel 1919 dall’ingegnere Cirillo per riprodurre i caratteri essenziali dell’essiccazione in strada (vento e umidità), salvaguardando l’igiene del prodotto.

“Si tratta di una ventola combinata con una resistenza, ossia un termosifone, all’interno di una stanza. L’umidità viene controllata empiricamente e regolata giornalmente con interventi manuali.”, ci spiega Alberto, aggiungendo che ormai la maggior parte dei pastifici esegue questa operazione all’interno di celle statiche computerizzate.

Un processo lento quello dell’essiccazione, non meno di ventiquattro ore a seconda del formato di pasta, per un tema particolarmente caro alla famiglia Zampino. Ci racconta infatti Natale che, dopo aver lasciato la sua precedente occupazione di commerciante di auto, nella prima fase di gestione del pastificio il suo più grande problema era la corretta essiccazione del prodotto, che puntualmente si rompeva.

Fu grazie a un anziano amico di famiglia che capì come gestire la fase più delicata del processo: “L’umidità s’accatt e nun se venne”, lo redarguì, insegnandogli che non bisogna avere fretta nel processo di essiccazione ma bisogna attendere con pazienza il respiro della pasta, ossia il lento e graduale rilascio dell’umidità dal cuore del maccherone fino allo strato esterno, da cui evapora.

LA FABBRICA DELLA PASTA DI GRAGNANO

Viale San Francesco, 30

80054 Gragnano (NA)

PASTIFICIO GENTILE

Via Castello, 12

80054 Gragnano (NA)

Immagine di Ombretta Ferretto

Ombretta Ferretto

Degustatore AIS, ha lavorato 14 anni nella logistica internazionale del vino. Attualmente si occupa di ospitalità e di produzione miele e olio EVO, oltre ad essere portavoce Slowfood dei produttori Noce della Penisola Sorrentina

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