Campania, a Pignataro Maggiore il Giardino delle Zucche si veste d’anguria per il Summerween

Quando negli anni Sessanta Oreste Del Buono tradusse le celebri strisce dei Peanuts, adattò il termine pumpkin (zucca) in cocomero, consegnando alla storia dei fumetti un personaggio immaginario destinato a diventare mitico: Il Grande Cocomero, libera traduzione di The Great Pumpkin. Nell’immaginario del fumettista Charles M. Schulz The Great Pumpkin era una versione in stile Halloween di Babbo Natale, ma dato che il pubblico italiano dell’epoca non aveva ancora dimestichezza con questa tradizione, Del Buono pensò bene di sostituire la grande zucca con un ortaggio più vicino alla tradizione mediterranea.

Ecco perché non stupisce l’originale manifestazione organizzata da Emily Turino, ideatrice e mente creativa de “Il Giardino delle Zucche” a Pignataro Maggiore (CE): per una sera, il più grande giardino di zucche d’Europa si è trasformato in un campo di cocomeri stregati dando vita alla seconda edizione del Summerween, quando l’estate incontra Halloween.

Nato nel 2017, Il Giardino delle Zucche – Pumpkin patch vuole celebrare la più popolare festività statunitense, Halloween, ricreandone l’atmosfera all’interno di un tipico villaggio rurale dell’entroterra americano.

Emily, di madre americana e padre italiano, dopo aver vissuto a lungo negli Stati Uniti, ha voluto portare in provincia di Caserta il tratto più autentico della tradizione americana. Casa Turino, maestoso edificio bianco nello stile coloniale del New England, si trova al centro del grande parco che in periodo autunnale si riempie di zucche. Nella versione estiva alle zucche si sono sostituiti i cocomeri, ma l’intento è rimasto lo stesso: un luogo stregato, dove bambini e adulti hanno potuto divertirsi nel corso di un intero pomeriggio.

Accolti dal grande albero di cocomeri, circondati da scheletri e fantasmi, si poteva passeggiare tra i viali del giardino o mangiare all’ombra del grande patio. Come sottofondo le musiche dei più celebri film di genere: da Beetlejuice, spiritello porcello a La Famiglia Adams. Nel Pumpkin patch poi la ricerca del cocomero ideale: decine di meloni sparsi sul prato, il classico carretto per caricarli e a seguire laboratori d’intaglio e di pittura, infine, al calare della sera, il cinema con proiezioni di film horror, lo studio delle stelle con un astronomo e i fuochi d’artificio come gran finale di serata.

Non è mancata la parte food a tema, ricca di scelte plant based come gli hamburger di melanzana, insalata e mayo alla zucca o la multiforme proposta del fruit bar di Emanuele Frigenti – fruit designer, con le sontuose bowl di frutta o l’originale anguria gialla, ibrido tra l’anguria classica e l’ananas, una dolcezza piacevolmente acidula. Tra i classici a menù pannocchie al burro, brownies e gli smore’s dolci e salati, marshmellow o formaggio babybell scaldato, come nelle rappresentazioni più tipiche degli scout americani.

Un unico lungo pomeriggio dedicato alle angurie, per aprire la prossima stagione autunnale, quando, a partire dal 26 settembre, più giornate saranno dedicate alla raccolta delle zucche, dei tagete, o del Thanksgiving and tree patch per celebrare la magia dell’autunno con un autentici momenti in famiglia in stile tutto americano.

IL GIARDINO DELLE ZUCCHE

Via Giancarlo Siani, 2

81052 Pignataro Maggiore (CE)

A Castellammare di Stabia l’incontro di gusto sul tema della ristorazione in Penisola Sorrentina

Villa Grande al Belvedere, sulla collina di Quisisana a Castellammare di Stabia, ospiterà “Radici e traiettorie – La ristorazione della Penisola Sorrentina tra memoria e futuro”, evento ideato e organizzato da MEatingNews – Incontri di cibo e culture.

Da sempre la ristorazione è fatta di cultura, ma anche di storie personali e familiari di forte impatto. La crescita di un territorio prevede la sinergia tra vari attori in gioco, istituzioni in primis, a difendere attività produttive e desiderio di turismo di alto livello.

La Penisola Sorrentina rappresenta uno dei territori simbolo dell’eccellenza gastronomica italiana, con una straordinaria concentrazione di ristoranti di qualità, insegne storiche e realtà premiate a livello internazionale. Dietro molte di queste esperienze si trovano famiglie che, nel corso delle generazioni, hanno saputo trasmettere competenze, valori, cultura dell’ospitalità e capacità imprenditoriale.

Illustri le presenze alla conferenza stampa con:

Alfonso e Livia Iaccarino – Don Alfonso 1890
Alfonso Caputo – Taverna del Capitano
Peppe Guida – Antica Osteria Nonna Rosa
Nicoletta Gargiulo – O Me O Il Mare
Michele Izzo – Piazzetta Milù• Mario Manniello – Grand Hotel La Favorita di Sorrento
Giorgio Scarselli – Il Bikini

E ospiti speciali:

Angelo Agnelli – Baldassare Agnelli
Alessandro Condurro – L’Antica Pizzeria Da Michele in the World

Il giornalista e scrittore enogastronomico Luciano Pignataro ha offerto la propria visione della ristorazione e delle ricette storiche campane, frutto della sua esperienza in giro per il mondo ma con un occhio puntato sull’amata Campania.

Ai banchi d’assaggio presenti le creazioni di Vega Restaurants i due poli enogastronomici del Gruppo Marican a Carinaro e Frattamaggiore, con l’executive chef Agostino Malapena e il Maestro pasticciere Marco Piccirillo a deliziare gli ospiti tra la rivisitazione della classica caprese in monoporzione e la ricetta di casa Vega Vegayola, la crostata con pastafrolla agli agrumi e crema vellutata di limoni.

Due momenti di gusto per vivere lo stato dell’arte della ristorazione regionale. Puntare sulle eccellenze agroalimentari e su ingredienti di prim’ordine è il vero segreto per sconfiggere crisi, cambi di mode e gusti e tensioni geopolitiche che rischiano di riportare all’anno zero un intero settore in piena espansione turistica.

L’estate flegrea si accende di perlage: al Nabilah di Bacoli torna “Te le do io le bollicine” per un’edizione da record

Il tramonto che si tuffa nel mare di Bacoli, il suono dei calici che si incontrano e l’atmosfera vibrante del beach club più esclusivo del litorale: lunedì 20 luglio 2026, a partire dalle 19.30, il Nabilah torna a essere il palcoscenico di “Te le do io le bollicine”. Giunta alla sua XVI edizione, la kermesse firmata dall’AIS Napoli celebra la chiusura dell’anno sociale in un crescendo di stile, gusto e convivialità.

Torniamo al Nabilah per la sedicesima edizione di Te le do io le bollicine, ma stavolta lo facciamo con la commozione di vivere questo evento senza la presenza di Luca Iannuzzi. Ma Luca mancherà solo fisicamente perché sarà sempre con noi e tra noi, e a lui vogliamo dedicare questo momento di gioia e di condivisione, che conclude le attività della delegazione AIS Napoli celebrando, in questo bellissimo contesto, la consegna dei diplomi dei neo sommelier AIS e degli champagne specialist che hanno concluso il loro percorso di formazione, dichiara Tommaso Luongo, presidente AIS Campania.

Il percorso degustazione di quest’anno è un’esperienza immersiva che rifugge l’ordinario, strutturato per offrire un itinerario gastronomico che vede protagoniste le firme più prestigiose del panorama campano. L’esperienza inizia con l’energia di un aperitivo d’autore per poi addentrarsi in un viaggio tra sapori e profumi d’eccellenza. La prima parte del percorso è un inno alla raffinatezza: dalle visioni gourmet alle suggestioni stellate e mediterranee, fino all’eleganza della cucina fusion e internazionale. La maestria flegrea e la tradizione partenopea si nobilitano attraverso sapori autentici, mentre l’arte della pizza e la qualità dei prodotti caseari d’eccellenza completano l’offerta.

Il racconto prosegue attraverso un vero e proprio “salotto del gusto”, dove la tradizione convive con l’internazionalità e la freschezza dei prodotti della terra. L’esplorazione culinaria spazia dalle ricercate proposte di mare alle carni più pregiate, abbracciando realtà uniche per sapore e stile. Ogni assaggio è accuratamente studiato dai sommelier per esaltare le oltre 100 etichette di spumanti e champagne in degustazione.

Il percorso si arricchisce con l’eccellenza dell’arte bianca dei maestri panificatori, per poi concludersi in pura dolcezza. Un’area dedicata vedrà all’opera maestri pasticceri e specialisti del cake design, offrendo un finale degno dei grandi eventi internazionali. Il cuore della serata resta la vocazione educativa dell’AIS Napoli: i sommelier della delegazione partenopea guideranno gli ospiti alla scoperta del pairing perfetto, trasformando ogni calice in un racconto. La serata sarà anche l’occasione per celebrare i nuovi professionisti del settore con la consegna dei diplomi per i corsi Sommelier e per il primo corso Champagne Specialist.

Il tutto sarà avvolto da una cornice lifestyle d’eccezione: ad accompagnare il pubblico fino a notte fonda, oltre alle selezioni del DJ resident Coscia, ci sarà l’energia del gruppo Malanotte, tra musica, performance e sorprese.

TE LE DO IO LE BOLLICINE – Elenco partecipanti

RISTORANTI E LOCALI

1. NABILAH 2. VILLA RAIANO EVENTI 3. WHITE CHILL OUT LUNGOMARE 4. LIV EVENTI 5. APERIMOZZ EVENTI 6. AIS 7. CARACOL 8. BERTIE’S BISTROT 9. EGO SUSHI 10. ESSENCIA 11. KONHOA 12. REIWA SUSHI 13. CARGO in collaborazione con Ristorante IL RICCIO 14. FUCINA FLEGREA 15. AGUGLIA 16. CARNOSO DIVINO 17. A CASA VOST 18. CAM CAFE in collaborazione con GUTE RESTAURANT 19. EUFORIA 14 20. VEGA RESTAURANT 21. CORBISIERO 22. BRACERIA CARBONE’ 23. AMARCORD 24. DOGANA GOLOSA 25. LA CUCINA DI VENERE 26. LE DUE TORRI AGRISTOR 27. MAGMA BISTROT 28. NUNU TRATTORIA MODERNA 29. ‘O CUZZETIELLO NAPOLETANO 30. SFIZI NAPOLETANI 31. IL CANNOLARO SICILIANO PIZZERIE 32. KUMA 65 33. IMPASTO VIVO PASTICCERIE, CAKE DESIGN E PASTRY CHEF 34. KOLIBRI PASTICCERIA 35. DAVIDE BOTTI – Pastry Chef 36. VELIOL – Cake Design Pasticceria 37. CIRO MAIORANO – Pastry Chef 38. NAPOLITANO PASTICCERIA CASEIFICI, SALUMI E SPECIALITA GASTRONOMICHE 39. CASEIFICIO FRANZESE 40. CASEIFICIO S. PIETRO E PAOLO 41. LA CAVALLARA e MALAFRONTE – Panifici BIRRE 42. KBIRR 43. BALADIN 44. BIRRA SALENTO 45. SERROCROCE 46. INCANTO AZIENDE VITIVINICOLE, CANTINE E BOLLICINE 47. PROPOSTA VINI / TENUTA DEL MERIGGIO 48. TENUTA ULISSE / TENUTA MIRABELLA 49. CANTINA SALOPACA 50. CANTINA BERTIOLO 51. CANTINA GUALTIERI 52. MASTRO BERARDINO / FOSS MARAI 53. MASSERIA PICCIRILLO / LA MURA 54. BARBATO / VITIS AURUNCA 55. REVI TRENTO DOC 56. STOCCO 57. MOSCONE 58. JOSETTA SAFFIRIO 59. REGUTA WINE 60. VILLA RAIANO 61. FONTANAVECCHIA 62. LES CRETES 63. FERRARI F.LLI LUNELLI 64. CASASETARO 65. FERGHETTINA 66. CONTE LURENA 67. BRAIDA DI G. BOLOGNA 68. CANTINE DEL MARE 69. FRANZ HAAS 70. CA’ DEL BOSCO 71. CUZZIOL GRANDIVINI 72. MONSUPELLO 73. LA SIBILLA 74. SALVATORE MARTUSCIELLO DISTRIBUZIONE, BEVERAGE E SERVIZI 75. MOSCARELLA WINE MERCHANDS distribuzione 76. INWINE DISTRIBUZIONE 77. UGO UMD MEZCALERIA BISTROT 78. WHALE acque 79. ZESPRI – Kiwi ALTRI PARTECIPANTI 80. DOMINIO IBERICO 81. CARNOSO DIVINO

    Vinammare 2026, il festival dei vini della costa

    Ad Acciaroli nasce un nuovo racconto del Mediterraneo del vino tra territorio, cultura e visione.

    Nelle terre in cui il mito mediterraneo continua a dialogare con la salsedine e con la memoria dei luoghi, il porto di Acciaroli si è trasformato nel teatro di una manifestazione destinata ad aprire una nuova riflessione sul rapporto tra vite, mare e identità territoriale. Vinammare 2026 non si è configurato come una semplice rassegna di etichette, bensì come un autentico festival des vins de côte, un progetto culturale e territoriale che ambisce a ridefinire il racconto enologico delle terre affacciate sul Mediterraneo.

    Fortemente sostenuta dall’amministrazione comunale di Pollica guidata dal sindaco Stefano Pisani, questa edizione zero ha assunto il valore di un vero e proprio manifesto programmatico: un primo passo, certamente perfettibile, ma già capace di delineare una visione chiara per il futuro dell’enoturismo cilentano.

    Una Sinfonia di Territori e Sensazioni

    L’atmosfera che ha avvolto il molo dominato dalla storica torre costiera è stata quella di un’eleganza informale, vibrante e partecipata. Un percorso degustativo ha accompagnato gli avventori lungo le coste del Mediterraneo, attraversando idealmente il sole e la mineralità della Sicilia, la raffinata sapidità della Toscana, la freschezza adriatica delle Marche e l’identità profonda del Cilento, con incursioni francesi a confermare il respiro internazionale della manifestazione. Un vero voyage sensoriel nel quale il vino si è fatto linguaggio comune e strumento di dialogo tra territori differenti ma accomunati dalla medesima vocazione marittima.

    Parte del successo dell’evento è certamente riconducibile alla professionalità e alla disponibilità dello staff organizzativo, che ha garantito fluidità e accoglienza durante tutte le fasi della manifestazione. Sullo sfondo, i DJ set hanno costruito una raffinata soundscape experience, accompagnando gli assaggi con discrezione e armonizzandosi con il ritmo naturale del mare. A completare l’esperienza, gli stand gastronomici hanno celebrato la cucina cilentana, autentico chef-d’œuvre della Dieta Mediterranea.

    Il Rigore Tecnico dell’Edizione Zero

    Pur con le inevitabili imperfezioni di un debutto, Vinammare ha rivelato fin da subito una solida impostazione culturale. Protagoniste sono state le masterclass, occasioni di approfondimento sul “vino di costa”. «Composizioni», guidata da Alfredo Capasso, ha introdotto i partecipanti all’arte dell’assemblage, culminando nella creazione di cuvée abbinate ai formaggi locali. Con «Latitudini», il sindaco Stefano Pisani ha raccontato l’identità vitivinicola di Pollica attraverso il progetto Serre di Molino a Vento e l’esperienza «Underwater», dedicata all’affinamento subacqueo.

    Questi incontri hanno arricchito il dibattito sulla viticoltura mediterranea, evidenziando il mare come elemento identitario capace di influenzare paesaggio, cultura e stile produttivo.

    L’Origine e l’Emozione: Peppino Pagano si racconta

    Uno dei momenti più intensi dell’intera manifestazione si è consumato durante la masterclass Origine, nel corso della quale Peppino Pagano, fondatore di San Salvatore, si è raccontato in dialogo con Vincenzo Pagano.

    L’incontro ha rapidamente superato i confini della narrazione aziendale per assumere il tono di una riflessione profonda sul senso dell’appartenenza e sul valore del ritorno alle radici. Con evidente partecipazione emotiva, Pagano ha ripercorso il cammino che lo ha condotto dall’ospitalità di alto livello alla viticoltura, spiegando come il vino rappresenti il più potente ambasciatore di un territorio, capace di raggiungere ogni angolo del mondo portando con sé la storia, il paesaggio e l’anima del Cilento: “un vino buono viene solo nei posti belli e lo producono le belle persone”!

    Particolarmente suggestivo il passaggio dedicato alle bufale, presenza iconica dell’universo San Salvatore. Non semplici elementi distintivi dell’immagine aziendale, ma autentiche protagoniste di un progetto agricolo che, fin dalle origini, ha sostenuto economicamente lo sviluppo dei vigneti e contribuito al mantenimento della fertilità dei terreni attraverso un modello virtuoso di integrazione tra allevamento e agricoltura. Particolarmente toccante è stata la rievocazione del legame con le proprie bufale. Questi nobili animali, la cui effigie domina con fiero éclat le etichette aziendali, furono le “mecenati” silenziose dei vigneti, finanziandone l’impianto e rigenerando l’humus della terra.

    Non meno significativo il ricordo di Gillo Dorfles, il grande intellettuale e critico d’arte che ha lasciato un’impronta indelebile nell’identità visiva delle etichette San Salvatore, trasformando ogni bottiglia in un oggetto capace di coniugare estetica, pensiero e memoria.

    Il Trionfo del Pian di Stio: Un Campione di Razza

    Durante la chiacchierata, il protagonista nel bicchiere è stato il Pian di Stio 2022, degustato per l’occasione nel prestigioso formato Magnum. Questo Fiano in purezza, proveniente dalle vigne d’altura di Stio adagiate oltre i cinquecento metri tra boschi e correnti montane, ha mostrato una straordinaria capacità espressiva. Il profilo aromatico, caratterizzato da richiami di finocchio selvatico, menta e macchia mediterranea, si è sviluppato con progressione e profondità, sostenuto da una trama gustativa di grande equilibrio.

    Il formato Magnum ha ulteriormente valorizzato l’evoluzione del vino, esaltandone precisione, armonia e potenziale di affinamento. Una dimostrazione concreta di come il grande bianco cilentano possa ambire a un affinage capace di sfidare il tempo con autorevolezza e grazia, raggiungendo livelli di complessità degni delle più importanti espressioni del panorama nazionale.

    La Promessa: Verso il “Lazzaruolo”

    Nel finale della manifestazione è emerso uno degli spunti più affascinanti per il futuro. Il sindaco Stefano Pisani, con la sua nota ed esigente lungimiranza, ha “strappato” a Peppino Pagano una promessa: progettare la realizzazione di un vino che sia l’ode definitiva ad Acciaroli. Il progetto, accolto con interesse, potrebbe dar vita a una nuova etichetta la cui etimologia araba (pianta selvatica) o greca (rifugio senza tempesta), lascia sospeso il luogo tra la linfa dei campi e la quiete del mare. Se realizzato, rappresenterebbe un forte simbolo di legame tra territorio, storia e visione contemporanea.

    Uno Sguardo al Futuro

    Se questa edizione zero ha rappresentato il seme, il terreno sul quale è stato affidato appare straordinariamente fertile. Vinammare ha dimostrato di possedere una forte identità narrativa, una visione territoriale riconoscibile e una capacità di coinvolgimento che meritano attenzione e continuità.

    Al tempo stesso, proprio la natura pionieristica dell’iniziativa invita a una riflessione approfondita. Le intuizioni emerse, i punti di forza consolidati e le inevitabili criticità organizzative costituiscono oggi un patrimonio prezioso sul quale lavorare con lucidità e ambizione.

    Molto resta da analizzare e da ripensare affinché l’edizione del prossimo anno possa compiere un deciso salto di qualità. Sarà necessario affinare il format, ampliare ulteriormente il respiro internazionale, rafforzare la proposta culturale e valorizzare ogni dettaglio della customer experience, trasformando un promettente debutto in un appuntamento di riferimento nel calendario enologico mediterraneo. La sfida è affascinante e il potenziale è evidente. Perché Vinammare non è soltanto un evento: è un’idea, una visione, un racconto ancora in divenire.

    E proprio per questo, l’edizione Giugno 2027 dovrà avere il coraggio di essere non solo più grande, ma più incisiva, più autorevole, più sorprendente. In una parola, sbalorditiva.

    Il Capodanno del Mugnaio compie 10 anni: la celebrazione del territorio e della filiera agricola di Mulino Caputo

    Mulino Caputo valorizza la filiera del grano dal 1924, ed è proprio per celebrare questo impegno che, dieci anni fa, è nato il Capodanno del Mugnaio: una ricorrenza che trasforma il momento della trebbiatura in una vera e propria festa contadina.

    Il 6 luglio si rinnova, dunque, il rito che celebra il valore del ‘buono e del bello’, nato dal profondo rispetto per la natura e per la cultura contadina. Come da tradizione, in occasione del Capodanno, il Mulino apre le porte a una riflessione sul valore del chicco di grano: dalla selezione delle sementi alla macinazione lenta che ne preserva le caratteristiche organolettiche. Ogni sacco di farina Caputo rappresenta il compimento di questo “nuovo anno” che inizia con la mietitura.

    Il Capodanno del Mugnaio è per noi il momento in cui la terra ci restituisce il frutto di un anno di lavoro” dichiara Antimo Caputo “Festeggiarlo è  il nostro modo di ringraziare la filiera, dal campo al forno e di rinnovare il patto di fiducia tra Mulino Caputo e gli agricoltori.”

    Le celebrazioni si terranno presso l’azienda agricola di Francesco D’Amore; il momento culminante sarà la trebbiatura, accompagnata da dimostrazioni di antichi mestieri e momenti di condivisione che vedranno protagonisti produttori, pizzaioli, chef, pasticceri e appassionati. Attualmente il Mulino conta su una rete di circa 3.000 ettari, distribuiti tra Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Molise, in grado di garantire una collaborazione virtuosa basata sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle specificità territoriali.

    Per noi il grano non è solo una preziosa materia prima, ma è ricerca e identità” aggiunge Caputo “Grazie anche alla preziosa collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinato dal professor Mauro Mori, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee, che da sempre sostiene la nostra attività di ricerca, abbiamo intrapreso un percorso fondamentale verso coltivazioni biologiche e sempre più sostenibili.”

    Mulino Caputo guarda al futuro con la consapevolezza di chi ha saputo trasformare una tradizione in un modello di innovazione agricola, mantenendo sempre al centro il rispetto per la terra. 

    Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro nell’evento di beneficenza legato alla lotta ai tumori pediatrici

    Una cifra che conferma il risultato straordinario in Campania per l’evento Buonissimi dell’Associazione OPEN OdV, organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella in favore della ricerca scientifica.  Il 22 giugno la lunga darsena ha vissuto l’arrivo di migliaia di presenze per conoscere i protagonisti della manifestazione, uniti dalla solidarietà verso i più piccoli e indifesi: quasi 300 postazioni tra cuochi e chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender e un’attenzione  particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

    Il risultato di 268.845 euro raccolti riconferma il grande successo di incassi già registrato nella scorsa edizione. Un motivo di orgoglio per tutti, soprattutto perché conseguito in Campania, a testimonianza della straordinaria sensibilità e partecipazione del territorio. Prezioso il supporto del presidente Agostino Gallozzi e di tutti collaboratori  del Marina D’Arechi Port Village. 

    La presidente dell’Associazione OPEN OdV, Anna Maria Alfani, commossa sul palco durante i ringraziamenti di rito, ha ufficializzato la conclusione del progetto Editor in collaborazione con il  CEINGE, l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che quest’anno avrà a disposizione tutti i fondi necessari per completare l’attività di sequenziamento genomico volto alla prevenzione e cura dei tumori pediatrici. 

    Determinante anche il sostegno della Camera di Commercio I.A.A. di Salerno che ha svolto un ruolo significativo nel supportare “Buonissimi”, favorendo il dialogo e l’incontro tra le eccellenze del territorio. Un’azione che ha consentito di avvicinare aziende e produttori agli ospiti e agli chef protagonisti della manifestazione, creando una preziosa rete di relazioni, collaborazioni e nuove opportunità di crescita condivisa.

    Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE, Mario Capasso, ha descritto con minuzia la ricerca su oltre 800 pazienti per le mutazioni del DNA presenti in oltre il 12% dei casi e che predispongono i portatori inconsapevoli allo sviluppo successivo della malattia.

    Durante la serata è stato consegnato il premio “Franco Ricciardi” alla dott.ssa Fabiola De Gregorio, quale esempio di collaborazione tra clinica e ricerca per l’oncologia pediatrica tra due eccellenze campane come il CEINGE di Napoli e il centro di cura Pausilipon. Roberto Jannelli, Rosario Augusto ed Emiliano Esposito hanno animato sulla Terrazza, tra musica live, cocktail e tanta voglia di divertirsi. Per Paola Pignataro e Silvana Tortorella “Buonissimi 2026 è stato un grande successo, ma la vera soddisfazione è aver visto tanta gente sorridere e stare bene in famiglia in una splendida serata d’amore e gusto”.

    Tutte le informazioni e l’elenco completo dei partner e dei sostenitori presenti sono disponibili sul sito www.buonissimi.org.

    L’hub innovativo di Picariello Arredo Design con area demo per formazione operatori Horeca

    Un punto d’incontro tra cultura del design, innovazione tecnologica e competenza tecnica. Picariello Arredo Design, azienda storica nel settore dell’arredo professionale e contract, si prepara ad aprire la sua nuova avveniristica sede su due livelli in Via Torone a Mercogliano (AV), per ospitare uffici, showroom, aree espositive e una moderna Area Demo & Formazione di oltre 200 metri quadrati, concepita come centro di eccellenza per l’aggiornamento professionale degli operatori del settore Horeca.

    Fondata nel 1958 ad Avellino, Picariello Arredo Design è oggi un punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di arredi su misura destinati al mondo hospitality e retail. Con oltre sessant’anni di esperienza e tre generazioni alla guida, l’azienda ha saputo evolversi mantenendo saldi i propri valori fondanti: qualità, affidabilità, attenzione al dettaglio e visione strategica.

    Il nuovo hub rappresenta un passaggio fondamentale in questo percorso di crescita. Non si tratta soltanto di una nuova sede operativa, ma di un vero e proprio showroom esperienziale dove architetti, interior designer, imprenditori e clienti potranno conoscere da vicino l’approccio integrato dell’azienda: dalla progettazione alla realizzazione, fino all’installazione e all’assistenza post-vendita.

    Elemento distintivo della nuova struttura sarà la grande Area Demo & Formazione, uno spazio altamente specializzato pensato per ospitare dimostrazioni tecniche, corsi professionali, workshop e masterclass dedicati a chef, pizzaioli, pasticcieri, gelatieri, bar tender e operatori della ristorazione. Le sale demo saranno il luogo in cui tecnologia, formazione e confronto diretto con i professionisti si incontreranno per dare vita a esperienze pratiche e ad alto valore aggiunto.

    L’area cucina sarà equipaggiata con una completa linea professionale Electrolux, comprendente forno SkyLine, abbattitore, sistemi di cottura a induzione, cuocipasta, friggitrice, zona lavaggio e postazioni dedicate alle tecniche di cottura sottovuoto. Uno spazio progettato per consentire agli operatori di sperimentare le più avanzate soluzioni professionali in condizioni reali di utilizzo.

    Particolare rilievo avrà anche la presenza del prestigioso forno Josper, attrezzatura professionale che unisce griglia e forno a carbone in un’unica soluzione. Grazie alle alte temperature raggiunte, garantisce cotture rapide e uniformi, esaltando sapori e succosità degli alimenti. Questo particolare forno sarà protagonista di sessioni dimostrative guidate da chef specializzati Josper, inviati direttamente dall’azienda madre, dedicate alle tecniche di cottura che hanno reso questo brand un punto di riferimento internazionale nel settore della ristorazione.

    L’hub ospiterà inoltre un’area dedicata alla pasticceria professionale, completa di impastatrice, fermolievitatore e forno per la cottura, dove saranno organizzati corsi e dimostrazioni per professionisti e operatori del settore.

    Per il mondo pizza, la struttura sarà dotata del forno Moretti Forni Neapolis  e Serie S, tecnologia d’eccellenza per la preparazione di pizza napoletana, pizza al taglio e pizza in teglia. Le attività formative consentiranno ai partecipanti pizzaioli di approfondire tecniche, processi e innovazioni legate a uno dei comparti più dinamici del food service.

    Ampio spazio sarà riservato anche alla gelateria artigianale grazie alla collaborazione con Carpigiani. L’area dedicata  in fase di dimostrazione e formazione comprenderà mantecatore, pastorizzatore e macchina soft, offrendo un percorso completo di formazione sulle moderne tecniche di produzione del gelato.

    La formazione coinvolgerà anche il comparto beverage. L’Area Bar sarà attrezzata con una selezione delle migliori macchine professionali La San Marco e ospiterà corsi di Caffetteria e Latte Art tenuti da maestri specializzati. Completa l’offerta una postazione cocktail dedicata a dimostrazioni e percorsi formativi per bartender professionisti, in collaborazione con Ciam, azienda specializzata in progettazione e realizzazione di soluzioni espositive di design per il food retail.

    All’interno della struttura, Picariello Arredo Design presenterà, inoltre, soluzioni complete per hotel, ristoranti, bar, negozi e residenze private, con ambienti progettati per coniugare estetica, funzionalità ed efficienza operativa. Ogni progetto nasce da un’analisi approfondita degli spazi e delle esigenze del cliente, sviluppata attraverso rendering 3D e simulazioni realistiche, per garantire risultati coerenti e distintivi.

    Elemento centrale della proposta è l’integrazione tra arredo e tecnologia. L’azienda collabora con brand leader del settore per offrire cucine professionali e sistemi di refrigerazione ad alte prestazioni, capaci di rispondere alle esigenze operative più complesse senza rinunciare al design.

    Questa nuova sede rappresenta la sintesi della nostra storia e della nostra visione futura – afferma Carlo Picariello, CEO dell’azienda –. Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse al tempo stesso operativo e ispirazionale, in grado di raccontare il nostro modo di progettare: un equilibrio tra artigianalità e innovazione, tra estetica e funzionalità. La nuova Area Demo & Formazione sarà un luogo di incontro e crescita per tutto il settore Horeca, un laboratorio permanente dove professionisti, partner e clienti potranno confrontarsi sulle evoluzioni del mercato e sulle tecnologie più innovative”.

    Picariello Arredo Design si distingue per la gestione completa dei progetti contract “chiavi in mano”, offrendo un servizio che include progettazione architettonica, interior design, fornitura di attrezzature professionali, impiantistica e assistenza continuativa. Un approccio che garantisce coerenza, qualità e ottimizzazione dei tempi e dei costi.

    Certificata ISO 9001, ICIM e F-GAS, l’azienda opera secondo standard qualitativi elevati, assicurando sicurezza, conformità normativa e affidabilità tecnica in ogni fase del progetto. Con questa nuova sede, Picariello Arredo Design rafforza il proprio posizionamento come partner strategico per imprenditori, architetti e operatori del settore Horeca, confermando la propria missione: trasformare gli spazi in ambienti funzionali, eleganti e durevoli, capaci di esprimere al meglio l’identità del brand e migliorare l’esperienza dell’utente finale.

    Orvieto DOC: le mille sfaccettature di una delle Denominazioni più storiche d’Italia

    Orvieto è un luogo capace di raccontare secoli di storia, attraversando epoche e protagonisti che ne hanno segnato il destino, dai Papi ai Re. Arroccata su una suggestiva rupe di tufo, la città umbra incanta con i suoi vicoli, dove il tempo sembra essersi fermato, e con il maestoso Duomo, autentico capolavoro del gotico italiano.

    La sua facciata riccamente decorata rappresenta uno degli elementi architettonici più iconici, mentre all’interno si trovano cicli di affreschi di Luca Signorelli e del Beato Angelico, tra i più alti esempi della pittura rinascimentale. Proprio durante il press tour abbiamo avuto modo di visitarlo da vicino, apprezzandone non solo la bellezza artistica, ma anche il forte legame con la città.

    In questo contesto unico, il vino non è soltanto un prodotto agricolo, ma parte integrante della cultura e della storia del territorio. L’Orvieto DOC, una delle denominazioni più antiche e rappresentative d’Italia, affonda le proprie radici in una tradizione secolare, capace di adattarsi nel tempo senza perdere il proprio carattere distintivo.

    Proprio il vino di Orvieto è stato al centro dell’evento “Orvieto DOC, pluralità di anime”, svoltosi il 24 e 25 maggio 2026 nella sala expo del Palazzo del Capitano del Popolo. Due giornate di confronto e approfondimento che hanno riunito giornalisti, tecnici, produttori e operatori del settore, con l’obiettivo di raccontare il passato, descrivere il presente e delineare le prospettive future della denominazione.

    L’iniziativa si è aperta la sera del 24 maggio con una cena di benvenuto presso il Malandrino Bistrot, durante la quale gli ospiti hanno potuto scoprire i piatti della tradizione locale accompagnati da una prima selezione di vini.

    Un’introduzione che ha trovato il suo pieno compimento il giorno successivo, durante la masterclass del 25 maggio, dedicata all’identità territoriale, al ruolo della ricerca scientifica e alle nuove opportunità di mercato.

    La giornata di studio si è aperta con il saluto istituzionale della Sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, seguito dagli interventi di Vincenzo Cenci, Presidente del Consorzio Vini di Orvieto, e di Riccardo Cotarella, Presidente della Commissione Tecnica, che ha guidato la degustazione. Insieme a loro sono intervenuti Paolo Nardo, Pier Paolo Chiasso e Massimiliano Pasquini, componenti della Commissione Tecnica.

    Nel suo intervento introduttivo, Vincenzo Cenci ha ripercorso il ruolo del Consorzio, che oggi rappresenta oltre trenta cantine del territorio e l’intera filiera produttiva. La sua missione è quella di tutelare, custodire e valorizzare un patrimonio collettivo fatto di paesaggio, cultura agricola, competenze tecniche e identità territoriale, attraverso la promozione della qualità, il sostegno alla ricerca e il rafforzamento della riconoscibilità della denominazione.

    Istituita nel 1971, la DOC Orvieto è tra le prime denominazioni italiane

    La masterclass ha offerto una lettura contemporanea della denominazione attraverso la degustazione di quattro vini, espressione di altrettante anime distintive.  I vini sono stati degustati in forma anonima con etichette coperte, per mettere al centro non il singolo produttore, ma il territorio, il disciplinare e l’identità collettiva che la Doc Orvieto rappresenta.

    Il primo vino, Orvieto Doc Low Alcohol, ha rappresentato l’evoluzione più recente del disciplinare, ufficialmente riconosciuto nel 2025, con una gradazione minima di 10 gradi. Questo aggiornamento amplia il potenziale espressivo della denominazione e apre nuove opportunità interpretative per i produttori. Non si tratta semplicemente di un adeguamento alle tendenze di mercato, ma del risultato di un lavoro scientifico sviluppato dal comitato tecnico del Consorzio, presieduto da Riccardo Cotarella, in collaborazione con l’Università della Tuscia.

    Il secondo vino ha ripercorso una tappa fondamentale della storia recente: l’introduzione, negli anni Novanta, della tipologia Orvieto Doc Classico Superiore. Questa scelta ha contribuito a elevare il profilo qualitativo della DOC, valorizzandone struttura ed eleganza. Prodotto nella sottozona storica, il Classico nasce principalmente da Grechetto e Procanico (clone locale del Trebbiano Toscano), dando origine a vini equilibrati, freschi e versatili, con una buona capacità evolutiva e apprezzati sia in Italia sia all’estero.

    Il terzo vino, Orvieto Doc Old Vintage, ha offerto un viaggio nel tempo, mettendo in luce la straordinaria capacità evolutiva dell’Orvieto, in grado di mantenere equilibrio, complessità e riconoscibilità anche con l’affinamento.

    Il quarto vino, Orvieto Doc Muffa Nobile, è stato dedicato appunto alla Muffa Nobile (Botrytis cinerea), introdotta nel disciplinare nel 2011. Si tratta di un elemento distintivo di assoluta unicità nel panorama italiano: l’Orvieto è infatti l’unica DOC a prevedere esplicitamente questa tipologia, dando vita a vini complessi, eleganti e di grande profondità aromatica.

    A definire l’identità dell’Orvieto DOC contribuisce in modo determinante anche lo stile delle singole cantine. Ogni produttore interpreta il territorio secondo la propria visione, dando forma a una pluralità espressiva che rappresenta uno dei principali punti di forza della denominazione: un vero mosaico di interpretazioni che racconta la ricchezza del territorio.

    La vocazione viticola dell’area affonda le sue radici nel tempo. Già nel 1931, l’agronomo professor Garavini fu incaricato dal Ministero dell’Agricoltura di effettuare una prima zonazione del territorio, individuando le aree più vocate alla produzione vitivinicola.

    Ne risultò una mappatura precisa, che individuava vigneti situati tra i 150 e i 500 metri sul livello del mare: una suddivisione che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento. Non a caso, oggi la storica area dell’Orvieto Classico coincide con quella delineata allora. Garavini individuò inoltre tre tipologie principali di vino: abboccato, secco e dolce, evidenziando fin da subito la versatilità della denominazione.

    Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla natura del suolo. Circa 10 milioni di anni fa, questa area era ricoperta dal mare: un’origine sedimentaria e marina che lascia ancora oggi tracce evidenti, come la presenza di fossili nei vigneti. È proprio da questa storia geologica che derivano alcune delle caratteristiche più riconoscibili dell’Orvieto: la sapidità e la mineralità che emergono nel calice, sorprendenti in una regione priva di sbocchi sul mare.

    L’areale dell’Orvieto DOC è piuttosto ampio e comprende principalmente la provincia di Terni, estendendosi anche ad alcuni comuni della provincia di Viterbo. All’interno di questo territorio si distingue però una zona più ristretta e storica, l’Orvieto Classico, che abbraccia i vigneti attorno alla rupe della città. Qui nasce anche l’Orvieto Classico Superiore, prodotto nella stessa area ma con requisiti qualitativi più elevati e un’uscita in commercio posticipata almeno al 1° marzo successivo alla vendemmia.

    Per quanto riguarda la composizione delle uve, il disciplinare prevede una base composta da Procanico e Grechetto per almeno il 60%, mentre il restante 40% può comprendere varietà locali come Drupeggio, Verdello e Malvasia, ma anche vitigni internazionali quali Chardonnay, Sémillon e Sauvignon Blanc. Negli ultimi anni, alcuni produttori stanno sperimentando anche l’introduzione del Vermentino, a dimostrazione della continua evoluzione della denominazione.

    L’evento dedicato all’Orvieto DOC ha messo in luce la capacità della denominazione di coniugare tradizione e innovazione. In un contesto complesso per il settore, segnato da dazi, calo dei consumi e una comunicazione spesso penalizzante, il lavoro del Consorzio, il supporto della ricerca scientifica e l’attenzione al mercato confermano l’Orvieto come una realtà attuale, con concrete prospettive di sviluppo e posizionamento.

    Prosit!

    Napoli, la giornalista Chiara Giorleo presenta il suo libro “Vino, Donna”

    90 PROTAGONISTE RACCONTANO IL VINO ITALIANO CONTEMPORANEO. UNA FOTOGRAFIA ECCEZIONALE DEL MONDO ENOLOGICO NAZIONALE

    Vino, Donna” sarà presentato al pubblico giovedì 11 giugno alle ore 19.30 presso la Sala Calipso della Stazione Marittima di Napoli, nell’ambito del Salone della Dieta Mediterranea (DMED).

    Intervengono:

    – Chiara Giorleo, autrice  

    – Gilda Guida, delegata Campania dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino

    – Luciano Pignataro, giornalista
    modera: Diana Cataldo, giornalista e imprenditrice

    Novanta donne, novanta storie, un racconto corale che fotografa il presente e il futuro del vino italiano attraverso le voci delle sue protagoniste.

    “Vino, Donna”, è il nuovo libro di Chiara Giorleo, critica del vino e formatrice bilingue, pubblicato da Luciano Pignataro Wine Blog con il sostegno di Latteria Sorrentina.
    Pagine: 320. Prezzo di copertina: 35 euro.

    Frutto di oltre cinque anni di lavoro, il volume raccoglie 90 interviste a professioniste di riconosciuta autorevolezza che operano nel mondo del vino italiano. Un progetto editoriale che può essere considerato la prima grande raccolta organica di testimonianze femminili dedicate al vino italiano contemporaneo, offrendo una fotografia inedita di un settore in continua evoluzione attraverso il punto di vista delle sue protagoniste.

    Le conversazioni, pubblicate su Luciano Pignataro Wine Blog, hanno riscosso un crescente interesse fino a trasformarsi in un’opera che riunisce produttrici, enologhe, giornaliste, degustatrici, sommelier e professioniste della comunicazione, del marketing, dell’ospitalità e della consulenza, restituendo un affresco autentico e trasversale del comparto vitivinicolo nazionale.

    Organizzato in tre sezioni – produttrici ed enologhe, giornaliste e degustatrici, e altre figure professionali coinvolte nel settore – il volume raccoglie le esperienze, le visioni e le storie personali di donne che, con competenza e determinazione, stanno contribuendo a definire il presente e il futuro del vino italiano.

    Ad arricchire ulteriormente il progetto sono alcuni contributi di assoluto prestigio internazionale. La prefazione è firmata da Jane Hunt MW, tra le prime donne al mondo a conseguire il titolo di Master of Wine. In quarta di copertina compaiono gli endorsement di Jancis Robinson MW, una delle voci più autorevoli della critica enologica mondiale, e del professor Vincenzo Russo, docente di Psicologia dei Consumi e coordinatore del Centro di Ricerca di Neuromarketing dell’Università IULM.

    La fotografia di copertina di copertina è stata realizzata da Guido Harari, autore di alcuni degli scatti più iconici della cultura contemporanea. “Vino, Donna” è una fotografia del vino italiano contemporaneo attraverso lo sguardo e l’esperienza delle sue protagoniste. Un libro che racconta il cambiamento già in atto nel settore e che si propone come fonte di ispirazione per le nuove generazioni, testimoniando il ruolo sempre più centrale delle donne nel mondo del vino.

    Vinitaly corre avanti (e noi di 20Italie scattiamo)

    Un’edizione davvero articolata quella di Vinitaly 2026 che riserva, da qualche anno a questa parte, colpi di scena imprevedibili. Quando tutto sembra scontato, con il settore fieristico in un momento delicato per via delle tensioni internazionali geopolitiche ed economiche, ripartire dalla semplicità e dalla cura del dettagliato è stata l’ennesima dimostrazione di saggezza stilistica del nostro comparto vitivinicolo.

    Parlar male di quanto creiamo di buono è una cultura tipicamente nostrana, quella radicata al proprio orticello, all’invidia per il prossimo e all’autodistruzione. Un Vinitaly “in forma ridotta” non per tutti? Assolutamente falso, anzi. Un evento che ha visto la soddisfazione della stragrande maggioranza dei presenti, testimoniata in video ai nostri microfoni. Anche dai piccoli produttori, che hanno almeno avuto il respiro per poter parlare in serenità con i numerosi buyer presenti.

    Di sicuro il vero scopo della fiera, tra le più grandi d’Europa assieme all’astro nascente Wine Paris, non deve mai perdere di vista il rapporto di fedeltà tra chi produce e chi vende. Per gli assaggiatori seriali ci saranno altri contesti dove poter sbizzarrire la fantasia; qui al netto del prezzo elevato del ticket d’ingresso e delle limitazioni negli eccessi, si parla la lingua del mercato. Comunque 90 mila presenze in quattro giorni sono egualmente un numero considerevole, fatto più di qualità e meno di quantità.

    Ridisegnate le architetture di padiglioni e stand, alcuni accoglienti e di ottima fattura. Un immenso salotto enologico che ha visto la partecipazione attiva di numerosi consorzi di tutela, cooperativa vitivinicole, singoli produttori provenienti da ogni angolo d’Italia. E poi le masterclass a cui abbiamo partecipato, alcune esclusive ed uniche nel loro genere come quella sul confronto tra vecchie e nuove annate di Brunello di Montalcino grazie al presidente Giacomo Bartolommei del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino o la verticale dello storico Montepulciano d’Abruzzo Riserva “Caroso” di Citra, raccontata dalle parole sincere ed emozionate di Riccardo Cotarella, il guru dell’enologia italiana nel mondo.

    Anche il Padiglione Campania ha detto la sua, con il presidente Tommaso Luongo di AIS Campania a presiedere soddisfatto i numerosi eventi tematici, dai bianchi vulcanici con la Master of Wine Cristina Mercuri ai grandi rosati descritti dalla giornalista e wine consultant Chiara Giorleo.

    Il supporto silenzioso nel dietro le quinte dei sommelier e la classica accoglienza genuina che contraddistingue il meridione hanno fatto la differenza. Abbiamo dato voce anche a loro, il braccio operativo, i sommelier di servizio Andrea Cerino e Mino Perrotta: “essere qui a Vinitaly è per noi motivo di orgoglio. Possiamo fungere, attraverso il calice, da comunicatori dei territori d’appartenenza, un’esperienza adrenalica che ci aiuta a superare le tante ore di lavoro”. Conclude il capo servizio regionale Enzo Di Donna: “siamo una squadra fortissima perché perseguiamo un obbiettivo comune a favore del pubblico presente”.

    Infine le storie, i volti di chi sta sui campi in attesa del raccolto che verrà. Chi offre il sacrificio quotidiano in cambio della libertà d’azione e dell’amore per la terra. I produttori intervistati nella nostra lunga playlist su youtube, anima indispensabile alla riuscita di Vinitaly, che sopportano crisi climatiche e di settore, rincari dei prezzi e posizionamenti globali difficili. Eppure alla lunga l’agricoltura resta sempre l’arma vincente per un Paese a forte vocazione come l’Italia. Vinitaly corre in avanti, ma noi di 20Italie saremo sempre dietro a sostenere idee, progetti imprenditoriali e iniziative visionarie di cultura e fatica contadina.