A Capri riapre Pazziella, a Luxury Collection Hotel

 Apre sabato 25 aprile l’albergo del brand THE LUXURY COLLECTION

Un rifugio esclusivo nel cuore dell’isola. Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri apre le sue porte sabato 25 aprile in una veste nuova, legata al brand del gruppo Marriott International. Pazziella quindi entra a far parte di questo prestigioso portfolio di strutture di lusso che si distinguono per la loro esclusività, per le esperienze autentiche da vivere e che valorizzano la destinazione scelta e le aspettative dell’ospite, tra cura dei dettagli e programmi personalizzati. Chief Operating Officer del gruppo Sng Hotels è Francesco Naldi, General Manager della struttura è Alfonso Saraco.

L’hotel

La struttura che rientra nella Sng Hotels – Salvatore Naldi Group – incarna lo spirito più profondo dell’isola, combinando il fascino senza tempo di Capri con un servizio d’eccellenza, in linea con gli standard di The Luxury Collection. Si presenta agli ospiti come una villa circondata da giardini mediterranei in cui è incastonata la piscina e dove trovano posto anche l’intimo ristorante e il lounge bar.

La location

L’isola di Capri si scopre a partire dal soggiorno in struttura: un’oasi di pace a pochi metri dalla celebre piazzetta, dalle vie dello shopping e dagli scorci autentici che l’isola riserva ai viaggiatori di tutto il mondo. Un albergo di lusso che combina il fascino tradizionale caprese con un design contemporaneo, garantendo comfort e tranquillità.

La bellezza in stile autentico, l’esclusività di un servizio personalizzato in ogni minimo dettaglio fa la differenza e rende Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri una vera e propria “destinazione di viaggio”.

Le suite

Luminose e spaziose le 25 suite rendono ogni momento unico e irripetibile: la dimensione da cui partire a costruire emozioni. Alcune impreziosite da una piscina privata o da una vasca idromassaggio esterna, le diverse tipologie di suites sono tutte pervase da uno stile inconfondibile che si amalgama perfettamente con l’architettura del paesaggio insulare: dai colori dei tessuti alle ceramiche fino agli elementi d’arredo, tra design contemporaneo e pregiati pezzi restaurati.

Il ristorante

Campanella Restaurant celebra la cucina mediterranea con raffinata semplicità, con ingredienti di stagione sapientemente lavorati dallo chef Angelo Fumeto. Atmosfera elegante nel cuore dell’isola di Capri per scoprire piatti autentici attraverso un viaggio esperienziale tra food & beverage che valorizza le eccellenze del territorio. Ad accompagnare le proposte in menu, infatti, etichette campane, nazionali e internazionali e drink preparati dai bartender della struttura.

Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri

via Fuorlovado 36

081.8370044

Toscana – Un “sorso gustoso” tra i bianchi del borgo storico di Montepulciano

Montepulciano è una ridente cittadina posta a cavallo tra la Val d’Orcia e la Valdichiana in provincia di Siena. Rinomata per la produzione di grandi vini rossi, il vino principe è il Vino Nobile di Montepulciano, uno dei vini italiani più storici.

Anche a Vinitaly 2026 il Consorzio di Tutela Vino Nobile di Montepulciano ed i produttori presenti hanno dato luce ad un luogo dove la viticoltura affonda le sue radici nel lontano passato, risalente all’epoca degli Etruschi. In questo angolo di Toscana venivano e vengono coltivate anche varietà di uva a bacca bianca come Trebbiano e Malvasia, Grechetto o Pulcinculo, Chardonnay, Viognier, Sauvignon e Vermentino, le prime due utilizzate per la produzione del pregiato Vin Santo di Montepulciano Doc, ma anche per alcuni piacevoli vini bianchi fermi.

Riviviamo l’occasione avuta durante l’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano che ha avuto luogo nei giorni 14 e 15 febbraio 2025 all’interno della Fortezza Medicea con alcuni assaggi presso gli stand dei produttori focalizzandomi proprio sui vini bianchi. Per una volta lasciamo il posto ad una Toscana diversa e poco menzionata, produttrice come i primi tempi secoli fa, prima dello strapotere del Sangiovese, di ottimi vini bianchi.

La scelta perfetta per mangiare a pochi passi da uno dei tre laghi, Trasimeno, Chiusi e Montepulciano, con piatti a base del pescato d’acqua dolce locale.

Spumante Metodo Classico Brut Contucci – Sangiovese vinificato in bianco – Paglierino brillante, perlage finissimo e persistente, emana sentori di pera, fiori d’acacia, agrumi e crosta di pane, il sorso è vibrante, cremoso e sapido con chiusura lunga e duratura.

Il Bianco Toscana Bianco Igt 2023 Boscarelli – Viogner, Petit Manseng e Vermentino. Bel paglierino con riflessi dorati, sviluppa note di fiori di camomilla, pesca, albicocca e nuances agrumate, al gusto è fresco, pieno e lunghissimo.

Borbotta Viognier Toscana Bianco Igt 2024 Le Berne – Tonalità giallo paglierino, sprigiona sentori di mughetto, zagara, pesca e agrumi, la freschezza stimola il leggiadro e lungo sorso.

Brais Toscana Bianco Igt 2024 Palazzo Vecchio – Dal paglierino luminoso, rimanda sentori di biancospino, zagara, mela, ananas e vaniglia, al palato è piacevolmente fresco e saporito con finale duraturo.

Caduceo Toscana Igt Bianco 2022 Montemercurio – Canaiolo Bianco, Malvasia Bianca, Trebbiano e Pulcinculo. Giallo dorato, arrivano sentori di pompelmo, frutta tropicale e note di menta, il sorso è avvolgente e coerente, nonché persistente.

Maturato Toscana Bianco Igt 2024 Tiberini – Pulcinculo 100% – Giallo dorato, naso con frutta esotica, fiori di campo, pompelmo e mandorla, al palato è avvolgente, corrispondente e durevole.

Virginia Toscana Bianco Igt 2024 Manvi – Vermentino – Paglierino luminoso, rivela sentori di pesca, ananas, agrumi e fiori bianchi, fresco, verticale e lungo.

Trebbiano Toscana Bianco Igt 2023 Icario – Tonalità giallo paglierino, libera sentori di fiori di acacia, mela, pera, susina e pompelmo, sorso dinamico, pieno e duraturo. 

Toscana Bianco Igt 2025 Guidotti – Trebbiano, Malvasia e Grechetto. Bel paglierino, sviluppa note di fiori di camomilla, pesca, melone e ananas, al palato è fresco e sapido, lungo e coerente.

Vini campani ‘a gonfie vele’: grande successo della Regione Campania al Vinitaly 2026

I numeri della Campania: spazio espositivo di 5.600 metri quadrati ispirato all’America’s Cup; 2.000 etichette in degustazione; 170 aziende vitivinicole campane; 4 masterclass declinate al femminile; oltre 20 eventi di approfondimento

Un primo bilancio positivo arriva dalla partecipazione della Campania al Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), con un’ampia presenza di operatori, buyer e giornalisti. 170 aziende, 2.000 etichette, in uno spazio espositivo di 5.600 mq ispirato all’America’s Cup, e curato dall’Assessorato all’Agricoltura e dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione, in collaborazione con Unioncamere Campania e la Camera di Commercio di Napoli.

Numerose le iniziative già realizzate: dal grande successo del fuorisalone “Vinitaly and the City” al centro storico, alle masterclass sold out in fiera, fino agli incontri su export, sostenibilità ed enoturismo. Molto apprezzati anche i momenti di dialogo tra vino e cucina identitaria, la pizza napoletana 100% campana, in collaborazione con l’Associazione Verace Pizza Napoletana, e con la Mozzarella di Bufala Campana DOP, insieme al Consorzio di tutela.

In apertura della conferenza di questa mattina moderata da Luciano Pignataro, il videomessaggio di Leslie Ryan, Event Director della Louis Vuitton 38th America’s Cup, che ha sottolineato la visibilità internazionale della Campania e dei suoi prodotti. “Il prossimo anno – ha dichiarato – una vasta comunità avrà gli occhi puntati su Napoli e sulla Campania, che saranno al centro del mondo. I fan della vela, dello sport e degli eventi in generale si godranno le bellezze della città e della regione, con i suoi fantastici vini, che io stessa apprezzo molto”.

“Un viaggio nei vini della Campania – ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca– è anche un viaggio nelle bellezze dei territori che la compongono, ognuno con le proprie peculiarità. Abbiamo scelto di unire il mondo del vino a quello della vela, con un concept creativo fondato su un filo narrativo chiaro e potente, che interpreta i vitigni campani con metafore nautiche, in riferimento al grande evento velico nel Golfo di Napoli nel 2027. A Verona abbiamo inoltre valorizzato il contributo delle donne del vino, portatrici di una visione inclusiva e di un approccio sostenibile, e capaci di orientare la cultura enologica verso modelli sempre più innovativi: va in questa direzione anche la scelta di affidare le nostre masterclass a quattro wine experts donne. Altro focus su cui abbiamo deciso di puntare è la valorizzazione della presenza dei vini campani nella ristorazione italiana. Tra gli appuntamenti in programma, il concorso per la Migliore Carta dei Vini Campani nelle Trattorie d’Italia: lunedì 13 avrò il piacere di premiare 21 taverne, una per ogni regione e provincia autonoma, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei nostri vini su tutto il territorio nazionale. Inoltre, oggi ho avuto il piacere di conferire il prestigioso Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivicoltura (Gran Medaglia di Cangrande) alla cantina Vitematta di Casal di Principe, esempio di riscatto sociale, sia per il recupero di terreni confiscati alla criminalità organizzata che per l’inclusione lavorativa di persone fragili o svantaggiate”.

“In un contesto internazionale sempre più complesso per il comparto – ha dichiarato l’assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola – abbiamo voluto mettere in evidenza le nuove strategie e le nuove rotte dell’export dei vini campani, che puntano con decisione su unicità e forte radicamento territoriale. Oggi più che mai, infatti, la competitività sui mercati esteri si gioca sulla capacità di valorizzare l’identità dei vitigni autoctoni, investire nella qualità, nella sostenibilità e nel racconto autentico dei territori, elementi distintivi sempre più richiesti anche dai mercati internazionali. In questa direzione si inserisce un lavoro strutturato che guarda non solo ai mercati tradizionali, come gli Stati Uniti, ma anche all’apertura verso nuove destinazioni e alla diversificazione dei canali commerciali. Oggi più che mai – ha aggiunto – la crescita dell’export passa anche dall’apertura verso nuovi mercati, dall’Asia all’America Latina, dove aumenta la domanda di vini autentici e identitari, capaci di raccontare in modo distintivo il territorio da cui nascono. Con la partecipazione al Vinitaly intendiamo offrire una vetrina importante alle nostre aziende, rafforzandone la visibilità sui mercati internazionali e sostenendo un percorso di promozione che unisce qualità, identità e capacità di competere a livello globale”.

Tra i prossimi appuntamenti, il report “Donne, vino e futuro”, realizzato dall’Associazione Donne del Vino Campania con Rural Hack, che analizza l’innovazione nelle imprese vitivinicole femminili, con focus sull’intelligenza artificiale, confermando il ruolo centrale dell’imprenditoria femminile. Focus anche sull’enoturismo, con approfondimenti specifici, organizzati dall’Assessorato al Turismo. Lunedì pomeriggio il convegno “Praesentia – Campania Divina”, in cui sarà presentato il calendario degli eventi enogastronomici per la valorizzazione del territorio, con la partecipazione dell’assessore al Turismo Vincenzo Maraio. I sei Consorzi di tutela vini continueranno ad animare la “Piazza Campania” con degustazioni e momenti di racconto dedicati alle eccellenze dei diversi territori.

Nasce Somnium a Eboli, la “cucina darwiniana” di Pasquale Trotta

Vi siete mai chiesti come sarebbe stato un pranzo al periodo delle antiche civiltà, dal Paleolitico al Neolitico, passando per Etruschi, Greci e Romani, senza dimenticare i contributi sostanziali nella gastronomia di Angioini ed Aragonesi?

Da Somnium a Eboli si viaggia al centro della terra e dei sapori con le tecniche più innovative, necessarie alla trasformazione delle materie prime ridisegnate come la tela di un quadro manierista. Pasquale Trotta, mille esperienze da giramondo prima di tornare in Italia nella “sua” Campania con un concept assolutamente innovativo ha eliminato la carta, con un menù unico da 17 portate suddiviso per tappe storiche.

Si comincia proprio dalla preistoria con un tunnel interattivo di lava stratificata e sonorità selvatiche fino a giungere al salottino denominato “Thermopolium” in stile cyberpunk, con atmosfere distopiche e fantascientifiche dei libri di Azimov e Lem o delle sceneggiature alla Blade Runner: immagini di macchine volanti, pioggia e automi in movimento. Ai tavoli invece i calchi fossili marini, presenza “vivente” della fertilità delle terre del Sele, ai confini con la Lucania.

Nessuno schema precostituito neppure tra cucina e sala, con Mattia Besana a curare l’ampia carta vini da 511 referenze e alcune verticali importanti e l’intera brigata ai fornelli pronta a coccolare l’ospite a rotazione. «L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella mia visione di Somnium – afferma Trotta – Nato da un sogno, costruito passo dopo passo in tre anni, sono adesso pronto alla rivelazione al pubblico e alla stampa di settore a cominciare da questa sera».

Ricostruzioni al computer, che supporta anche le giuste proporzioni e grammature nell’ideazione delle ricette visionarie di Pasquale, ma il restante 99% è tutto umano, ecosostenibile dal punto di vista energetico e basato sulla filosofia strettamente attuale del zero spreco. «Siamo stati troppo a lungo legati, costretti ad atavici clichè; abbiamo immaginato una realtà di fantasia al ribasso, perdendo di vista il contatto con gli ingredienti. Il cucchiaio non esiste è inutile cercare di piegarlo, parafrasando uno dei miei caposaldo del cinema come Matrix».

La sfida vera sarà trasmettere il binomio inscindibile tra evoluzione e tradizione. Ogni proposta è frutto infatti delle contaminazioni tra epoche storiche differenti, preparazioni antichissime come garum e mulsum unite ai ricordi d’un tempo ancora vivo nella memoria. La mano si sente nei gusti forti, densi e ricchi del menù, dal sale alle cotture alla creatività ben dosata. Le carte da gioco fantasy, con la spiegazione dei piatti in uscita, presenti nel secondo angolo di degustazione denominato “popina” come le bettole mal frequentate romane, sono l’unica testimonianza cartacea utile al racconto.

L’ultima parte è il “laboratorio 2126” che guarda al futuro, dall’unica seduta per 16 posti totali. Tre i turni massimi per serata, scanditi dalla partenza ogni 30 minuti dalle ore 20. In inverno si apre dal mercoledì al sabato e in estate dal lunedì al giovedì. In questa sezione si affrontano anche le tematiche della sostenibilità, del cibo spazzatura e del riscaldamento globale, sempre con un’aria scanzonata e ironica per non appesantire gli animi lanciando comunque un messaggio positivo.

Quattro gli abbinamenti proposti dal “Sine ebrietate” (analcolico) o il “Transumatio” per 75 euro dove i cocktail del bartender e la selezione vini di Besana la fanno da padrone, per poi innalzare l’asticella con “Iter” ed “Aeternitas” a 150 euro con bottiglie rarissime e vecchie annate grazie al servizio Coravin, presente in tantissime scelte al calice.

Sogno o son desto? Somnium o realtà? le domande esistenziali della nuova esperienza ebolitana nata da un figliol prodigo del territorio che cerca di portare un vento di evoluzione della specie gourmand.

Ascolta l’intervista integrale a Pasquale Trotta.

Venezia Wine Festival 2026: il mondo del vino si incontra a Forte Marghera

Venezia non è soltanto arte, storia e bellezza senza tempo. Per un fine settimana è diventata anche un punto di incontro internazionale per il mondo del vino. L’edizione 2026 del Venezia Wine Festival, svoltasi il 7 e 8 marzo negli spazi di Forte Marghera, si è da poco conclusa confermando il crescente interesse per una manifestazione giovane  che mette al centro il dialogo tra culture enologiche diverse.

L’evento è stato ideato e organizzato da Vanni Berna, imprenditore e promotore di iniziative dedicate al mondo del vino come anche “ bollicine in villa” e della cultura enogastronomica. Da anni impegnato nella creazione di eventi capaci di mettere in relazione produttori, operatori e appassionati, Berna ha costruito il Venezia Wine Festival con l’obiettivo di offrire non soltanto un momento di degustazione, ma anche uno spazio di confronto culturale tra territori vitivinicoli differenti.

Il suo lavoro si concentra in particolare sulla valorizzazione delle eccellenze enologiche internazionali e sulla diffusione di una cultura del vino accessibile ma allo stesso tempo approfondita, capace di coinvolgere sia professionisti del settore sia pubblico curioso e appassionato.

La location si è rivelata ancora una volta particolarmente suggestiva: Forte Marghera, antica fortificazione ottocentesca alle porte della laguna veneziana, oggi trasformata in spazio culturale e luogo di socialità, ha accolto centinaia di visitatori pronti a intraprendere un viaggio attraverso vini provenienti da numerosi Paesi.

Uno degli elementi distintivi del festival è proprio la sua formula: una fiera pensata non solo per gli operatori del settore, ma anche per il grande pubblico. Attraverso i diversi banchi d’assaggio, i visitatori hanno potuto degustare ottimi Champagne, vini di nicchia e nuove etichette emergenti.

Grazie al sistema delle Wine Card, ognuno ha potuto costruire il proprio percorso di degustazione scegliendo il numero di calici e le etichette da provare, rendendo l’esperienza accessibile sia ai neofiti sia ai degustatori più esperti.

Accanto alle degustazioni, uno spazio dedicato alla formazione e all’approfondimento culturale. Il programma ha incluso la masterclass con degustazione guidata, durante le quale il produttore ha raccontato un territorio forse poco conosciuto ai più come quello armeno.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 non sono mancati naturalmente gli Champagne francesi, ma accanto alle celebri bollicine d’Oltralpe hanno trovato spazio anche vini provenienti da Spagna, Germania, Austria, Slovenia e da numerosi Paesi del cosiddetto Nuovo Mondo, come Argentina e Cile. Una panoramica ampia che ha permesso ai visitatori di confrontare stili, vitigni e approcci produttivi molto differenti tra loro.

Non è mancato, naturalmente, il dialogo con la gastronomia. Alcune realtà artigianali italiane hanno affiancato le degustazioni con proposte gastronomiche pensate per valorizzare l’abbinamento tra cibo e vino, elemento fondamentale dell’esperienza enologica. La scelta di Mestre e del Forte Marghera rappresenta inoltre un segnale interessante anche dal punto di vista territoriale. L’evento contribuisce infatti ad ampliare l’offerta culturale dell’area veneziana, portando pubblico e operatori anche fuori dai percorsi più tradizionali del turismo lagunare.

Il bilancio dell’edizione appena conclusa è più che positivo. La partecipazione numerosa e la presenza di produttori provenienti da diversi Paesi dimostrano come il Venezia Wine Festival stia progressivamente costruendo una propria identità nel calendario degli eventi dedicati al vino.

In un contesto in cui il vino è sempre più strumento di racconto culturale oltre che prodotto agricolo, manifestazioni come questa offrono l’occasione per creare connessioni tra territori lontani, stimolare la curiosità del pubblico e favorire nuovi scambi tra operatori del settore. Venezia, da secoli crocevia di popoli e commerci, continua così a svolgere il suo ruolo naturale di ponte tra culture diverse. Questa volta, però, il dialogo passa attraverso un calice di vino.

La zuppa di cozze “torrese” da Nunù Trattoria Moderna

Nel cuore di Torre del Greco, a pochi passi dal mare, c’è un indirizzo che negli ultimi anni ha conquistato gli amanti della cucina partenopea.

Da Nunù Trattoria Moderna la tradizione incontra una sensibilità contemporanea grazie allo chef e patron Nunzio Spagnuolo, talento vesuviano che ha riportato a casa un bagaglio di esperienze maturate tra ristoranti internazionali e grandi maestri della cucina italiana.

Tra i piatti che meglio raccontano l’anima del locale c’è la “zuppa di cozze napoletana al Kg”, una preparazione che profuma di mare, devozione e memoria. A Napoli, infatti, questo piatto non è solo ricetta, bensì un rituale che si rinnova ogni anno durante la Settimana Santa, soprattutto la sera del giovedì, quando sulle tavole dei napoletani compare immancabilmente “’a zupp’ ’e cozze”.

La storia di questo piatto affonda le radici nel Settecento e viene spesso collegata al gusto del re borbonico Ferdinando I di Borbone, grande amante dei frutti di mare, che contribuì a diffondere una versione più elaborata della ricetta con pomodoro e olio piccante.

Da Nunù, questa tradizione prende forma con equilibrio e rispetto per la materia prima. Le cozze freschissime si aprono in un brodo ricco di profumi, accompagnato da altri frutti di mare come vongole, tartufi, fasolari, lumachine, da polpo e crostacei, mentre il vero protagonista resta il forte, l’olio “santo” rosso piccante che dona carattere al piatto.

Sul fondo poi non manca mai la fresella, che assorbe lentamente il sugo e diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica insieme al tarallo con le mandorle d’accompagnamento.

Il risultato è una zuppa intensa e generosa, che racchiude tutta la forza della cucina di mare torrese. In un locale menzionato anche in Guida Michelin per la qualità della sua cucina tradizionale reinterpretata con personalità, ogni piatto diventa un racconto di territorio.

Ed è proprio questo il segreto della zuppa di cozze di Nunù: non solo un grande piatto di mare, ma un viaggio nei sapori autentici di Torre del Greco, dove tradizione e contemporaneità si uniscono in un cucchiaio di brodo rosso come il corallo simbolo della città.

Il 5 e 6 aprile il pranzo di Pasqua e Pasquetta al Vega Restaurant di Carinaro e al Vega Cafè di Frattamaggiore con la tradizione dello stare a tavola in famiglia

I classici salumi delle feste, accompagnati da casatiello artigianale, sartù di riso, grigliata di carne e l’immancabile pastiera in versione contemporanea. Con un’attenzione speciale ai gusti dei più piccoli.

L’executive chef Agostino Malapena introduce il territorio e le antiche usanze di una volta nella proposta gastronomica per Pasqua e Pasquetta al Vega Restaurant di Carinaro e al Vega Cafè di Frattamaggiore. Sapori da sempre presenti nella memoria, quando sedersi a tavola era un piacere senza tempo.

Si inizia dalla “fellata” campana, l’antipasto a base di una ricca selezione di salumi locali a chilometro zero, con ricottina salata, uova fresche, pizza rustica e casatiello home made. Tra i primi, il sartù della tradizione e il tortello fresco ripieno di ricotta, mantecato agli asparagi omaggio alle origini da coltivatori di prodotti di qualità della famiglia Canciello, proprietari di entrambi i poli enogastronomici.

E poi la grigliata mista di carne ai carboni, con patate sotto cenere che anticipa le coccole dolci finali di Agostino Malapena con il ricordo rivisitato della pastiera in versione semifreddo. Oltre ai dessert saranno disponibili le creazioni dolciarie del pastry chef Marco Piccirillo, che si occupa del laboratorio con le “dolcezze di Nonna Maria” – gruppo Vega World.

In sala regna il garbo e l’eleganza dello staff diretto da Massimo Turco, con l’aiuto sommelier Bohdan a suggerire il corretto abbinamento dei piatti al vino tra una selezione di oltre 400 referenze in carta. Previsto un menù speciale bambini, per tutti i gusti, accompagnato da animazione per rendere la loro giornata un’esperienza di festa e di gioia.

Grande attenzione, infine, per le intolleranze alimentari, le allergie e la dieta con pietanze dedicate dal corretto equilibrio nutrizionale, previo avviso telefonico in fase di prenotazione.

Vega Restaurant e Vega Cafè

Per info e prenotazioni: +393935561573

La Gemma Cafè del Boutique Hotel La Gemma a Firenze – ogni domenica cocktail d’autore e degustazioni tematiche

La domenica fiorentina si arricchisce di un nuovo appuntamento dedicato al gusto e alla convivialità. A La Gemma Cafè, il lounge informale e contemporaneo del Boutique Hotel La Gemma (5 stelle), nel pieno centro di Firenze, all’interno di Palazzo Paoletti edificato a fine 800, a pochi passi da Piazza della Signoria,  prende il via un format di aperitivi tematici, che accompagnerà la stagione primaverile con cocktail d’autore, degustazioni, incontri con produttori e bartender d’eccezione.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aprire sempre di più le porte dell’hotel alla città, trasformando la domenica in un momento di incontro tra fiorentini, appassionati di mixology e curiosi alla ricerca di nuove esperienze.

Il progetto si inserisce in un momento importante per la realtà gastronomica dell’hotel. Dopo il recente riconoscimento della prima Stella Michelin al ristorante Luca’s, guidato dallo chef pluristellato Paulo Airaudo, la struttura ha avviato una nuova fase di consolidamento del proprio percorso culinario, rafforzando la brigata di cucina e la squadra di sala. Tra i nuovi ingressi figurano il Resident Chef Vittorio De Palma, il Restaurant Manager Giovanni Meraviglia e Marco Viola nel ruolo di Sommelier & Maître, mentre il coordinamento dell’intero comparto Food & Beverage è affidato al Corporate F&B Manager Giovanni Pugliese.

In questo contesto prende forma anche il nuovo  calendario di aperitivi di La Gemma Cafè, attraverso il  nuovo format.  Il  primo appuntamento  si è svolto domenica 15 marzo con “Stone & Spirit – Where Baroque meets Renaissance”, una serata dedicata ai sapori del Salento, che ha portato a Firenze profumi e suggestioni del Sud Italia.

Protagonisti dietro al bancone sono stati Marta De Dominicis, resident bartender del Gemma Cafè, e Igor Lahaine del Bar CuBi di Maglie (LE), ospite per l’occasione. I due bartender hanno firmato sei cocktail originali, serviti in abbinamento ad assaggi della tradizione salentina, costruendo un percorso gustativo che ha accompagnato gli ospiti per tutta la serata.

Tra i drink proposti da Igor Lahaine, “Scopone Scientifico” ha combinato note amare e agrumate grazie a Select Bitter e Cynar, bilanciati da Succo di Arancia e di Limone e Sciroppo di Zucchero; “Selfie Fish” ha invece giocato su profumi più freschi e fruttati con Vodka, Nolly Pratt Vermouth dry, soluzione agrumata mela Stark. Più intenso e avvolgente “Old Kyma”, con Rye Whiskey, Giocondo Amaro al caffè, Liquore alla Banana e Bitter al Cioccolato.

I cocktail di Marta De Dominicis hanno esplorato altre sfumature aromatiche. “What Is Real” ha unito caffè, vodka e liquore al caffè Negro con la morbidezza dello sciroppo del latte di mandorla e il profumo della fava tonka. “Ohana” ha proposto un equilibrio tra il carattere affumicato del Mezcal Picaflor Espadin, la freschezza dello Shrub ai lamponi, Lime, Amaro Assedio Du It, e una delicata schiuma alla Pesca Bianca. A chiudere la selezione “Droog Penicillin”, Honey Mix Zenzero e Miele, Bulleit Bournon, Liquore alla foglia di fico e un top di Ginger Beer.

Ad accompagnare i cocktail, una serie di assaggi ispirati alla cucina salentina: crocchette con menta e pecorino, panzerotti pugliesi con mozzarella e pomodoro e una cheesecake salata con taralli, ricotta e pomodoro. La serata si è svolta in un clima conviviale e rilassato, animato dal DJ set di Remo Giugni.

Dopo il debutto dedicato al Salento, il calendario degli appuntamenti proseguirà nelle prossime settimane con nuove combinazioni gastronomiche, il 22 marzo Perle e Bollicine – Un affaire di ostriche e Franciacorta,  il 29 marzo Caviale Chablis e Sancerre, il 12 aprile L’altra faccia del Pecorino Toscano – Corzano e Paterno, il 19 aprile UpStrem Salmon e Champagne, il 26 aprile dedicato a una selezione di pintxos firmati dallo chef pluristellato Paulo Airaudo: piccoli bocconi ispirati alla tradizione basca e reinterpretati con un tocco di italianità, accompagnati dai cocktails della casa.

Seguiranno altre serate con date da definire.

La Gemma Cafè HOTEL LA GEMMA

Via Dei Cavalieri, 2C, 50123, Firenze (IT)

www.lagemmahotel.com

Instagram: @lucasrestaurant_firenze

Facebook: @La Gemma Hotel Firenze

Casa Brisa a Bacoli, l’aperitivo al centro di tutto

Una terrazza sul Lago Fusaro da godere appieno durante i tramonti estivi e la sala accogliente all’interno per una visione d’ospitalità che comprenda le quattro stagioni senza fermarsi mai. Da uno dei luoghi più belli della Campania, incastonato tra la baia degli imperatori di Bacoli e la quiete della laguna verde, prende vita Casa Brisa, a pochi metri dalla Casina Vanvitelliana, costola dello storico complesso Villa Edelweiss. 

La terrazza sul lago Fusaro

Il sogno di Anna Marotta e Giuseppe Forlizzi era quello di smarcarsi dalle proposte gastronomiche per eventi e ricevimenti, recuperando quell’aspetto più intimo e personalizzato con l’idea di un “aperitivo diffuso” da consumare tra una selezione cocktail di Gianpiero Tesorio e vari appetizer stuzzicanti.

L’accogliente sala con tavoli in legno

“Io napoletana, lui romano, il nostro sogno è stato sempre quello di aprire un ristorante assieme. Abbiamo puntato prima su Roma, con la pizzeria Arrecreate, e poi abbiamo deciso di ampliare l’offerta del complesso Villa Edelweiss che mio padre con grandi sacrifici ha costruito, ristrutturandone una parte e dando così vita a Casa Brisa. Con questa location vogliamo dunque abbracciare anche quella fetta di persone che vuole venir qui non solo per un evento importante ma  semplicemente per bere o mangiare qualcosa. Un lounge bar dunque dove ognuno può far ciò che vuole, in totale libertà” dice Anna Marotta. 

Il classico “old fashioned”

“Fragola e peperoncino smash” con rum bianco, fragole, succo di lime e peperoncino fresco

L’idea di drink analcolico

La cucina si sviluppa attorno a una selezione di ingredienti accuratamente ricercati, uno ad uno dallo stesso Giuseppe, riletti con estro contemporaneo. Largo spazio alle fritture, zeppoline, supplì, frittatine, ma anche mini bun al pulled pork e polpettine di bollito. Maniacale è l’attenzione per i salumi e formaggi, tutti artigianali e tutti di alta fascia che vengono serviti al piatto o utilizzati per la composizione di taglieri stuzzicanti. 

Patatine home made

I crocchè

La tartare

La selezione salumi

Il risultato è un’offerta gastronomica dinamica, pensata per accompagnare diversi momenti della giornata, dall’aperitivo informale con gli amici agli appuntamenti più galanti, serali, magari accompagnati con dell’ottima musica. 

Genova – I Vini del Cuore 2026: emozioni, territori e storie nella monumentale Sala delle Grida

La quinta edizione de I Vini del Cuore si è svolta l’8 e 9 marzo nella suggestiva Sala delle Grida del Palazzo della Borsa di Genova, confermando la natura profondamente umana e partecipativa di questa manifestazione unica nel panorama italiano.
Nata da un’idea di Olga Schiaffino, la guida social I Vini del Cuore si distingue per un approccio che mette al centro l’emozione, il racconto sincero dei produttori e l’esperienza reale del vino, lontana da tecnicismi eccessivi e vicina alla gente.

Un evento che parla al cuore dei winelovers

La manifestazione ha riunito 45 cantine selezionate tra quelle presenti nelle diverse edizioni della guida e altre tra quelle raccontate dai wine expert per essere scoperte e valutate dalla community di operatori del settore, stampa e appassionati.

Il vino, del resto, è parte della nostra storia collettiva: accompagna momenti felici, convivialità, memoria. Promuoverlo significa anche ricordare l’importanza di un consumo responsabile, attento e rispettoso.

Una selezione degna di nota per autenticità, identità e qualità espressiva:

Lombardia:

  • Montelio – Metodo Classico da Pinot Nero: finezza, precisione, identità.

Trentino-Alto Adige:

  • Tenuta Tröpfltalhof – Viognier: un bianco sorprendente, vibrante, di rara personalità.

Marche:

  • Podere Sabbioni – Ribona della Famiglia e Metodo Classico: da un raro vitigno autotcono tradizione e innovazione che dialogano con eleganza.

Toscana:

  • Vigna delle Sanzioni – Trebbiano Riserva
  • La Salceta – Rosato
  • Casale Bio – Trebbiano Toscano
  • Castello Viscogliosi – Carpiano Rosato
    Una Toscana che si racconta attraverso piccoli produttori, vitigni storici, interpretazioni contemporanee e un forte legame con la terra.

Basilicata:

  • Camarlengo – Accamilla: un macerato di nicchia da vitigni autoctoni, Malvasia, Santa Sofiae Cinguli

La Georgia protagonista: un ritorno alle origini del vino

Tra i momenti più significativi dell’evento, la masterclass dedicata ai vini della Georgia, condotta dalla wine ambassador Tamar Tchitchiboshvili e dal sommelier Jaba Dzimistarishvili.
Un viaggio affascinante nella culla della viticoltura mondiale, dove la tradizione delle anfore (qvevri) risale a oltre 6.000 anni a.C.

La masterclass ha esplorato:

  • la posizione strategica del Paese tra Caucaso e Mar Nero
  • le principali regioni vinicole, tra Occidente e Oriente
  • le due grandi tipologie di vinificazione
  • l’incredibile patrimonio di 525 vitigni autoctoni, di cui tre particolarmente diffusi
  • la produzione dei celebri vini ambrati (orange wine), ottenuti da uve bianche con lunghissime macerazioni sulle bucce

Un approfondimento che ha mostrato come da un’unica anfora possano nascere tre vini diversi — superiore, centrale e inferiore — e come alcune produzioni, limitate a poche centinaia di bottiglie, rappresentino un patrimonio culturale oltre che enologico.

Un evento che unisce emozione, cultura e comunità

“I Vini del Cuore” non è solo una guida o un evento di degustazione: è un luogo di incontro tra produttori, professionisti e appassionati, un laboratorio di ascolto e di scambio, un invito a vivere il vino come cultura, emozione e relazione. E il vino, quando raccontato con sincerità, ha ancora la forza di creare connessioni autentiche e di avvicinare le persone alla bellezza dei territori e delle storie che custodisce.