Campania: “‘A capa è ‘na sfoglia ‘e cipolla” ramata di Montoro

L’abbiamo sempre vista come il cibo dei poveri, quel “pane e cipolla” che mangiavano le persone quando non potevano permettersi altro. Lo stesso compositore Giacomo Puccini, ai tempi della povertà più nera, quando le sue opere liriche erano solo un abbozzo nella mente, ne faceva uso smodato per sfamarsi. Le popolazioni dei piccoli borghi e delle campagne si nutrivano da sempre con i bulbi di questa pianta ancestrale, che ha un ciclo vegetativo biennale, fragile e generosa al contempo.

In Campania esiste un piccolo polo produttivo che è riuscito a selezionare, con abilità e sacrificio, una forma particolare di ortaggio: la cipolla ramata di Montoro. L’aggettivo lo si deve al particolare colore della sfoglia, che presuppone la presenza di quercitina e flavonoidi, utili nella nutraceutica come antiossidanti naturali. Non soltanto: l’Università di Salerno – Dipartimento di Ingegneria Alimentare – in collaborazione con il CNR, ne ha dimostrato la maggior dolcezza rispetto alle altre tipologie, pur con un basso indice glicemico e un ridotto contenuto di solfuri.

I catafilli carnosi e succulenti consentono la cottura della cipolla ramata di Montoro “nella propria acqua” (parafrasando un proverbio locale), come nella lunga stufatura della Genovese napoletana. La Gb Agricola di Nicola Barbato ha creduto fortemente nel prodotto e nella sua duttilità d’uso. Tante le preparazioni ideate dalla famiglia e dallo chef Rinaldo Ippolito, pensate per essere degustate sia seduti comodi tra i tavoli dell’agriturismo, sia tra i fornelli di casa in confezioni facili da impiegare.

Ciò che trovate nel piatto nasce però 2 anni prima, dai fiori impollinati e dal bulbo che cresce sottostante. Il fiore è importante per dare origine ai semi, senza i quali non si potrebbe replicare l’intero processo produttivo. La successiva raccolta ed essiccatura delle cipolle in celle frigo richiede tempi biblici, utili ad addolcire le note odorose più pungenti e rendere il sapore equilibrato. La selezione viene fatta rigorosamente a mano da personale esperto, formatosi sulle antiche tradizioni contadine delle donne anziane del paese. Tutto si recupera e ricicla, comprese le tuniche per l’estrazione dei colori da utilizzare come inchiostro industriale.

La tracciabilità, infine, è l’elemento essenziale di qualità e garanzia: ogni passaggio viene registrato e sottoposto a verifiche quotidiane per offrire al consumatore finale il meglio di Natura. Quanto dovrebbe costare un prodotto che necessita di una catena operaia coordinata, con tecnologie all’avanguardia e controllo costante delle procedure? In realtà il discorso è identico per tante realtà d’eccellenza dell’enogastronomia italiana. Il riconoscimento economico, infatti, non segue sempre lo sforzo realizzativo.

L’immaginario collettivo non è ancora pronto ad accettare ciò che è veramente buono e salutistico da ciò che è semplicemente “fuffa artefatta”. I passi in avanti ci sono grazie anche all’impegno dei Barbato e di tanti come loro che portano alto il vessillo del km zero. Mille gli utilizzi possibili, dalla parmigiana, alla frittura, per passare ai sughi ed alle conserve e, perché no, concepire un dessert a base di cipolla ramata di Montoro.

Per chi voglia saperne di più, qui il Disciplinare di Produzione.

La nostra intervista al produttore 👇🏻

Personalità, sapore, basso impatto calorico e facile digeribilità, la ricetta perfetta per vivere bene.

Gb Agricola – casa Barbato Agriturismo e Agripizzeria

Via Padula – Montoro Inferiore (AV)
Telefono  0825 1728592
Whatsapp 349 860 0929
e-mail: info@gbagricola.it

Officina 83 a Sala Consilina: un viaggio in moto custom nello stile american fast food e braceria selezionata

Marco Marrocco è una forza della natura, con i suoi 40 anni vissuti intensamente e le mille idee ancora da realizzare. Officina 83 è solo l’ultimo dei suoi nati, un locale in stile drive in anni ’60, con tanto di camioncino delivery all’esterno e Harley-Davidson da collezione all’interno.

Perché Marco ha la passione smodata per i cavalli a motore, il vento del mare e la buona cucina, magari con una valida proposta vini in abbinamento. Ho sempre ammirato la concretezza di chi svolge da anni l’attività di ristoratore. Agli inizi (nel 2011) non esisteva che un unico bancone dove i clienti potevano selezionare gli ingredienti di qualità per la composizione del piatto, potendo usufruire di uno spazio limitato per sedersi comodi.

Da allora le cose sono ben diverse, mentre il luogo, Sala Consilina, è rimasto quello di una volta, ancora bisognoso di aprire le menti verso le novità e le sirene provenienti dalle grandi metropoli. Marrocco cerca quotidianamente di essere avanti anni luce con i tempi: tra i primi a portare l’esterofilia del concept e del gusto nei propri locali, inclusa una ricca selezione di carni servite tra tartare, bun con hamburger, tagliate e costate di “varie metrature”.

E poi la ripartenza nei mesi della pandemia con un servizio impeccabile di consegne porta a porta. Tutto facile? Non sembra a giudicare dall’impegno continuo che lo vede coinvolto nell’ampliare la gamma delle pietanze e la carta dei vini giunta ad oltre 50 referenze italiane ed internazionali.

Marco Marrocco

In cucina il giovanissimo chef Giovanni Rocco, appena ventenne, sa coniugare energia e talento anche nell’impiattamento. Proveniente dall’Istituto Alberghiero ha davanti a sé un brillante futuro che ne smusserà alcuni angoli ancora acerbi; d’altro canto quando la mela è buona vale la pena coglierla direttamente dall’albero piuttosto che sceglierla dal cesto.

Il piatto firma di Officina 83, la tartare di manzo ai frutti di bosco è semplicemente perfetta. Realizzata alla moda francese, con quei richiami di senape anche nelle salse in accompagnamento ai bordi, resta ancorata nei ricordi dei miei migliori assaggi.

La picanha di Swamy, lavorata e frollata dallo staff a partire dalla mezzena, cosa rara solo in carta alle migliori steak house, ha subito un’affumicatura ai trucioli di Jack Daniel’s Tennessee Whiskey. Un carpaccio sottile e saporito con 3 diverse varietà di pepe in grani, burrata e scaglie di tartufo nero.

In ultimo, la classica tagliata di Angus U.S.A. con cardoncelli e parmigiano e la guancia di maialino cotta a bassa temperatura, servita con misticanza e broccoli saltati. Tenera al taglio, non eccessiva nelle componenti gelatinose e grasse che possono talora stancare il palato. Un viaggio tra sapori semplici, essenziali, senza trucco e senza inganno, nel cuore del Vallo di Diano.

Tra un Benvenuto, un’alice di Acquapazza e un calice, ci è scappato un Prosit. A Cetara, Golosità che scaldano il cuore con Ambientarti e Grapee.

Torre di Cetara colma di avventori, venerdì 1 settembre, nel pieno dell’affluenza turistica dell’alta stagione. Scusate mi correggo, la data esatta è venerdì 1 dicembre. Ebbene sì, a Cetara si possono trascorre momenti fantastici anche in autunno inoltrato, quasi inverno.

A coccolarci ci sono le agenzie Ambientarti e Grapee che organizzano una rassegna culturale dal sapore leggero, per dare lustro a tutto ciò che il terroir sa offrire, (come direbbero gli esperti del vino).

Il titolo è un voluto rimando all’unione di intenti e di realtà diverse, ognuna col suo stile, ognuna costituente un piccolo tassello nel mosaico enogastronomico della Campania. Dei fratelli Vicinanza, ad esempio, abbiamo già accennato nell’articolo Salerno: Hippocratica Civitas tra santi, tradizioni, luci d’artista ed attrazioni enogastronomiche.

Ma a noi non bastava e quindi torniamo sul loro vino bianco, blend alla pari tra Fiano e Bombino ed il rosso, invece, 70% Aglianico e 30% Merlot dalle immediate colline di Salerno. Tenuta San Benvenuto ha curato quindi la “parte liquida” dell’evento, che ha accompagnato l’entrée a cura realizzato a cura di Prosit e Golosità e la successiva degustazione a cura del ristorante Acquapazza a Cetara.

I ragazzi di Grapee hanno raccontato, a modo loro, le eccellenze del golfo: i vini salernitani e i prodotti cetaresi che ogni giorno si guardano e si fanno l’occhiolino portando lustro alla regione nel mondo intero.

Un ottimo lavoro di comunicazione e cultura del Made in Italy, nell’attesa di rivederci anche il 19 gennaio per l’ultimo degli appuntamenti programmati. 

A voi un piccolo estratto della serata nella Torre Vicereale di Cetara.

Genova: da “Etra” il connubio tra arte e ristorazione nella città della Lanterna

Siamo in piazza De Ferrari a Genova, circondati dalla bellezza degli edifici Ottocenteschi, del teatro Carlo Felice, di Palazzo Ducale, al piano terra di Palazzo Doria De Fornari: Etra, “ la Galleria Gastronomica” ha aperto i battenti a inizio novembre 2023.

Nata da un’idea di Iacopo Briano e Alessandro Ferrada, titolari della BF Gallery, il nuovo ristorante vuole coniugare il concetto di arte nelle sue diverse espressioni e affida allo chef genovese Davide Cannavino il compito di stupire con le sue creazioni in cui le materie prima, di primissima scelta, vengono composte in forme e gusti straordinari. “ Se si pensa bene, si cucina bene” come afferma Ferran Adrià.

Il locale avvolge nell’atmosfera creata dal colore nero delle pareti, dalle luci disposte come in una galleria d’arte a mettere in evidenza le opere dell’artista Lorenzo Puglisi: la cucina è a vista, il laboratorio di Idee dove Chef Cannavino e il sous-chef Luca Satta si muovono, con gesti precisi e misurati, quasi una danza, per comporre i piatti che vengono presentati in due menù, rispettivamente da 5 -Synthesis – e 7 portate – Tabula Rasa.

Tra i piatti spiccano sicuramente la lepre à la royale, il fois gras di mare, radici e tuberi liguri, limone nero, il risotto fondo bruno e tartufo bianco, i pani e la focaccia e i dolci. Il tempo che scorre tra una portata e l’altra è misurato, per approfondire le sensazioni regalate dal cibo e per conversare amabilmente: una decina di tavoli e una sala al piano inferiore, dedicata a eventi speciali.

In sala il servizio è impeccabile, attento e garbato, coordinato dal maitre Luca Ghiani, con Giulia Colombini , chef de rang: per quanto riguarda la carta dei vini, sono state selezionate etichette molto interessanti. Vini che provengono dal mondo, dal Sud Africa al Giappone, rappresentanza importante di vini francesi, soprattutto Champagne e Borgogna e scelte mirate per quello che riguarda i vini liguri e italiani. Affidarsi alla sommelier Chiara Campora per gli abbinamenti è la regola, per completare l’esperienza al tavolo che coinvolge tutti i cinque sensi: un viaggio che può iniziare con una bollicina di Larmadier, a seguire il Rosè d’Amour della azienda della Cinque Terre Possa, un Kartli Georgian Qveri Crazy Amber 2020 e perché no, un sake.

Come si legge nella presentazione “ Etra non può essere classificato né come un tradizione ristorante fine dining, né come una classica galleria d’arte”: è un inno alla ricerca della bellezza, dell’armonia attraverso l’esperienza immersiva nell’incanto delle opere esposte e nei suoni e nella musica della cucina che viene proposta dallo chef Cannavino e da tutta la sua brigata.

Il panorama della ristorazione genovese si amplia, arricchendosi di un locale assolutamente fuori dallo schema, dove l’estro e il rigore di Davide Cannavino promettono una luminosa ascesa per Etra verso… le Stelle gourmet.

Team Costa del Cilento: chef Alfonso Ferrigno presenta le sue ricette col pescato del Cilento

Coniugare cucina d’autore con l’esigenze di ristorante all’interno di un Resort di lusso a 5 stelle è un compito che richiede carattere e personalità. Quella riservata e pragmatica di Alfonso Ferrigno, Chef Executive dell’Ambrosia Stylish Restaurant de L’Araba Fenice ad Altavilla Silentina (SA), che in una location a dir poco “onirica”, quasi il mosaico di una scacchiera a marmi policromi bianchi e neri, dispensa colori e sapori nelle sue preparazioni.

Due ricette, due modi opposti di intendere il pescato del Cilento. Nella prima, la terrina di branzino pescato a lenza con zuppetta di crostacei, frutti di mare e alga wakame, rientra il concetto di fusion, di contaminazione tra materie prime d’estrazione eterogenea, legate dal fil rouge del ritorno al mare. L’idea di spingere quasi sui ricordi d’infanzia, quando preparare le terrine (di carne) era un momento di convivialità familiare nei momenti di festa.

Apparentemente più classica e tradizionale la ricetta del risotto con gambero rosso del Cilento, crema di peperoncino di fiume, yuzu e katsuobushi. Le sensazioni agrumate e sapide degli ingredienti orientali in realtà richiamano molto la nostra mentalità di mantecatura del riso, che deve fungere da perfetto amalgama tra le varie componenti del piatto.

Alfonso Ferrigno, associato al Team Costa del Cilento, pone la sua concentrazione proprio sull’equilibrio complessivo, stimolando vivacità e lunghezza al palato e raccontando, con bravura e tecnica, il territorio e le sue mille espressioni gastronomiche.

Panettone Maximo: a Roma la quinta edizione del Festival del panettone artigianale

Che Natale sarebbe senza il panettone? Nel giorno dell’Epifania, che “tutte le feste porta via”, vi raccontiamo di un evento giunto ormai alla quinta edizione: Panettone Maximo.

La città madre del panettone è indiscutibilmente Milano, anche se oggi, numerose pasticcerie d’Italia hanno sviluppato le proprie tradizioni, offrendo esperienze gastronomiche uniche che solo un panettone artigianale può regalare. Sebbene i laboratori artigianali siano stati influenzati dalle modifiche apportate ai panettoni industriali, hanno saputo preservare la nobiltà della tradizione di un tempo. Panettoni alti e bassi coesistono oggi nelle pasticcerie, entrambi distanti dalla produzione di massa. La tradizione si è evoluta, perfezionata e ha ampliato i suoi confini.

L’evento

Roma è stata il palcoscenico di una vera e propria festa per i buongustai con la quinta edizione del Festival del Panettone Artigianale, tenuta al Salone delle Fontane. Un tripudio di golosità ha invaso l’animo dei presenti, con migliaia di visitatori giunti ad assaporare le creazioni delle 42 pasticcerie e forni provenienti da diverse regioni d’Italia. Un evento organizzato da Fabio Carnevali e Stefano Albano con la collaborazione di Ristoragency e VERO Events.

Le delizie dei grandi lievitati hanno animato i banchi di degustazione, trasformando l’evento in una celebrazione gastronomica senza pari. Le pasticcerie hanno gareggiato in un prestigioso contest, mettendo in mostra la loro abilità nell’arte del panettone artigianale. Il grande trionfatore dell’edizione è stata la premiata pasticceria Vizio di Roma, che si è classificata al primo posto in entrambe le categorie regine: Miglior Panettone Tradizionale e Miglior Panettone al Cioccolato. La pasticceria ha dimostrato un’eccellenza culinaria indiscutibile, conquistando i palati dei giudici e degli appassionati presenti.

Gli spettacoli culinari hanno aggiunto un tocco di glamour all’evento, con show-cooking condotti da maestri gelatai di grido e grandi pastry Chef da noti ristoranti stellati. Le dimostrazioni culinarie hanno offerto agli spettatori un’occasione unica per apprezzare l’arte e la maestria di coloro che elevano il panettone a un’autentica opera d’arte gastronomica. Oltre ai panettoni, presenti numerose golosità come miele, dolci, birre artigianali e vino, per sottolineare l’importanza della ricchezza gastronomica che l’Italia offre in ogni festività della tradizione, con il supporto del Consorzio Tutela Roma DOC ed i vini del territorio.

L’affluenza massiccia e l’entusiasmo dimostrato dai partecipanti confermano il crescente interesse e l’amore degli italiani per il panettone artigianale. Il Festival del Panettone Artigianale si conferma così non solo come una competizione culinaria di alto livello, ma anche come un appuntamento imperdibile per gli amanti della tradizione dolciaria italiana.

I premi

Miglior Packaging

Pasticceria Panzini – Tolfa (RM)

Miglior Comunicazione Digitale

Il Frantoio – Roma

Premio del Pubblico

Spiga d’Oro Bakery – Roma

Premio Stampa Estera

Solo da Manduca – Roma

A Natale un brindisi a tutta Puglia

Piatti tipici e calici di vino che non possono mancare sulle vostre tavole

Natale è davvero alle porte e il tempo per stilare il perfetto menu per pranzo e cena, stringe. In Puglia – e chi vi scrive è piuttosto di parte – ci si sta già dando da fare per rispettare appieno le tradizioni senza alcuna sbavatura. Tra le variazioni sul classico plateau di crudo di mare o sul “sopratavola” fatto di cruditè di verdure, senza farsi mancare i dolcetti fritti o di pasta di mandorla in ogni declinazione, da Nord a Sud andiamo alla scoperta di tutta la tipicità del buon mangiare e di abbinamenti “enoici” 100% pugliesi per festeggiare davvero al meglio.

Fritto e bollicine

Che Natale è senza la frittura? Certamente non il tipico Natale pugliese! Sulle tavole del tacco d’Italia dall’8 dicembre fino all’Epifania non possono e non devono mai mancare le frittelle di pasta cresciuta. Focaccine, pettole, scorpelle, tutte gustose declinazioni che “aprono lo stomaco” prima di grandi battaglie a tavola. Le frittelle, rigorosamente vuote o al massimo aromatizzate al pomodoro o al rosmarino, sono perfette sempre e si accompagnano con una bollicina, magari a km zero. Tra le referenze che abbiamo amato di più e a cui non vogliamo rinunciare, c’è il metodo classico da Bombino Bianco.

Un vitigno autoctono, ben radicato in Capitanata foggiana e lavorato finemente a San Severo, dove la tradizione spumantistica è storica. Una referenza raffinata, che mette tutti d’accordo in tavola la firma D’Araprì – RN spumante da Bombino Bianco che nasce da una prima fermentazione in tonneaux, svolge una permanenza sur lie, senza farsi mancare ripetuti bâtonnage. L’affinamento sui lieviti  e bottiglia poi, va avanti per 36 mesi. Accompagna egregiamente un aperitivo festoso tutto pugliese, a cui si aggiunge sempre qualcosa in più prima di passare davvero al pezzo forte.

Quando si va di bianco

La natura contadina di Puglia è sempre ben nota, ma tra le ricette che non devono assolutamente mancare per il 26 dicembre, il detox day per intenderci, è la minestra di verdure o la cosiddetta fògghja mìsche. Uno sformato di verdure di stagione ripassate in forno, condito con brodo e con un po’ di carne sfilacciata, il tutto tenuto insieme da mozzarella e formaggio grattugiato. Una teglia che arriva in tavola trionfante e si accompagna con focaccine fritte da riempire semppre con la verdura o con un po’ di pane. Un piatto che simboleggia in pieno il detto “Natale al pomodoro, Santo Stefano in brodo”.

Il perché sta nella riscoperta della tradizione, o anche nell’illusione che mangiare verdura, in qualche modo, serva per alleggerirsi dai troppi sensi di colpa di precedenti pranzi. Ma cosa scegliere in abbinamento? La Falanghina in regione sta riscoprendo la sua stagione felice e quella Cortecampana di D’Alfonso del Sordo è un ottimo compromesso per chi cerca un vino di carattere, perfetto per reggere piatti di questa portata, frittura compresa.

Vigilia al sugo

La vigilia è pesce, certo, ma un piatto di pasta bisogna pure mangiarlo, meglio se al sugo. Allora ecco trionfare il baccalà al pomodoro da servire con le amate lagane, un tipo di pasta che ben si presta a trattenere il saporito sugo di pesce. Da Nord a Sud questo è un piatto trasversale, che piace a tutti ed è piuttosto semplice da preparare. Bastano un po’ di sponsali, pomodori, baccalà già spinato e una padella pronta a fare faville. In qualche minuto il sugo è già pronto per tuffarci dentro le lagane da risottare e da portare a tavola.

Si presta bene per terminare quest’impresa un rosato da Bombino Nero e con quel po’ di Nero di Troia quanto basta. Direttamente da Castel del Monte è indicato per i suoi sentori non scontati, freschi e fragranti, con dei ricordi di frutta di bosco. Fiore di Ribes di Cantina Santa Lucia è un’espressione di Puglia di cui proprio non si può fare a meno, nemmeno per le feste.

Non è Natale senza dolcetti

Il periodo che precede il 25 Dicembre in Puglia è tutto un fabbricare dolci di ogni misura e gusto, per i più piccoli, ma anche per gli adulti golosi. Tra i grandi classici a base di mandorle spiccano i sasamelli. Tipici della piccola Gravina in Puglia, hanno saputo conquistare proprio tutti per il sapore inconfondibile che ci fa dire subito “Ora è Natale”. Preparati con mandorle tritate, rigorosamente di Toritto, farina, cacao amaro, cannella vin cotto, chiodi di garofano e olio evo, chiudono in bellezza il pranzo delle feste.

Per accompagnarli il Primitivo di Manduria Dolce Naturale è la giusta scelta e fa sempre bella figura. Il suo livello di zucchero non è mai troppo invadente o stucchevole, in grande equilibrio con tannicità e acidità. Il Chicca di Varvaglione 1921, sposa perfettamente l’atmosfera avvolgente del Natale con tutti i suoi profumi.

Mai dire no al panettone

Se il panettone non è figlio della tradizione di Puglia, bisogna dire che molte cose sono cambiate e le tavole di casa, ormai, si sono aperte alle declinazioni più fantasiose del gran lievitato milanese. Sono molti i mastri panificatori che in questi anni si sono cimentati a trovare la ricetta del panettone pugliese per eccellenza, ma Eustachio Sapone ha trovato la formula perfetta con il suo Pugliettone. Realizzato interamente con ingredienti regionali, omaggia la regione così, arrivando in tavola con un concept ben definito. “Arancia candita del Golfo di Taranto, finocchietto selvatico e odori della Murgia, Burro di Turi, fichi dottati del Salento e la tipica glassa realizzata con le mandorle di Toritto.

Una cottura in contenitore d’argilla con dei fori praticati per liberare il vapore in eccesso durante la cottura”. Una formula semplice, però di sostanza. Inutile dire che è un’armonia di sapori che piacerà anche agli haters del candito. Il Moscato di Trani è la scelta per eccellenza, con le sue inconfondibili note fruttate che ricordano gli agrumi canditi e che vanno a intersecarsi perfettamente con le arance tarantine e la mandorla di Toritto utilizzata per il topping del Pugliettone. Un abbinamento ben riuscito, quello del Moscato di Trani di Villa Schinosa, in ogni singolo dettaglio.

Buone Feste a tutti e che Natale pugliese sia!

Team Costa del Cilento: lo Chef Gianluca Calabrese e i suoi piatti tra presente e futuro

Alla corte dell’Executive Chef Matteo Sangiovanni, del Ristorante Gourmet Experience a Battipaglia, crescono giovani dal futuro radioso come il suo attuale aiuto chef Gianluca Calabrese. Appena 37 anni, ma dotato di grande abilità e tecnica in cucina, acquisita anche con stagioni tra Milano e Londra in attesa del ritorno a casa, al Savoy Hotel di Paestum.

Poi il definitivo salto di qualità nello staff del progetto Le Radici a Battipaglia (SA), ristorante a servizio dell’Hotel Commercio appartenente alla famiglia Adinolfi, i re della produzione ortofrutticola di quarta gamma. Alle telecamere di 20Italie Gianluca racconta la sua idea di terrina di scampi cotti a vapore su tagliatella di cetriolo, gazpacho di cetrioli, yogurt e tabasco su riduzione di scampi e insalatina.

Elegante, appetitoso e degno di nota anche il tortello fatto a mano con ripieno di pollo, su ristretto di pollo e spuma di patate e prezzemolo. Una ricetta apparentemente semplice, ma ricca di insidie a cominciare dalla sfoglia del tortello che deve essere sottile e liscia. Lo chef Calabrese la esegue alla perfezione, nobilitando la carne di pollo ed i suoi succhi in accompagno alla pasta.

Un piatto che riesce a farsi mangiare con gli occhi prima ancora dell’assaggio. Presente e futuro uniti in perfetto connubio, quanto di meglio si possa augurare ad un giovane talento che già guarda al mondo della ristorazione gourmet.

Secondo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival: i video di 20Italie

La Gourmet Arena del 32° Merano Wine Festival ha rappresentato l’evento nell’evento, con un patrimonio di eccellenze della gastronomia italiana unico nel suo genere. Abbiamo già offerto un ricco antipasto con il precedente articolo curato dalla collega di redazione Olga Sofia Schiaffino Primo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival.

Quest’oggi, invece, andiamo in scena con le interviste video e con i protagonisti che possono spiegare a voce, meglio di quanto riusciamo a fare con le parole scritte, l’emozione, il progetto e le visioni a lungo raggio del lavorare materie prime semplicemente eccellenti.

Un panorama in cui l’Italia veste il ruolo da protagonista indiscusso, ammirata (e invidiata) dai concorrenti esteri che non hanno le stesse tradizioni in settori così diversi tra loro. Non solo formaggi, ma anche salumi, pasta e riso, pesce, dolci e tecniche di produzione secolari.

Parlare di colatura di alici, ad esempio, significa descrivere una metodologia antichissima, quando si recuperava ogni parte di un cibo, compresi i succhi delle alici sottoposte a pressatura e salagione. Nasce un ingrediente che fa pietanza a sé stante, ricco di aromi e di sapore. Un rafforzativo per qualsiasi ricetta, a patto di essere molto morigerati con l’aggiunta extra di sale. Gennaro Castiello e lo chef Gennaro Marciante con il loro ristorante Acquapazza a Cetara sono tra i detentori di questo segreto campano conosciuto ovunque.

Usi, costumi e tanta sperimentazione. L’idea di una nuova varietà di riso, il Riso Magnum proposto da Hera nei Campi in collaborazione con l’Università degli Studi Federico II° di Napoli restituisce lustro al Principato di Salerno di arcaica memoria. La famiglia Bifulco ha ridato vita, nei terreni della Piana del Sele, alla coltivazione di uno dei cereali più diffusi al mondo, sfruttando le serre fredde destinate alla coltivazione delle eccellenti baby leaf (le giovani foglie e i piccioli di qualsiasi prodotto del gruppo “ortaggi a foglia”) e inserendosi naturalmente nella rotazione colturale dei terreni.

E poi Cristina Nonino, quinta generazione di distillatori di Grappa Nonino, una famiglia che in fatto di conservazione del patrimonio culturale italiano non ha nulla da invidiare. Distillare, che sia per grandi produzioni o in maniera più artigianale, è un’arte e richiede competenza e scelta delle materie prime. Le vinacce devono essere freschissime, quasi appena lavorate, per evitare sgradevoli devianze gusto-olfattive. Una nota a margine anche nel Disciplinare, considerato da molti troppo elastico per difendersi da imitazioni o versioni “al ribasso” di una tipologia identitaria delle regioni del Nord del BelPaese.

Al Sud, nascosto tra i vicoli di San Giorgio a Cremano, c’è il laboratorio di Alma de Lux con i suoi premiatissimi liquori artigianali, confezionati in un brand elegante e di immediato impatto. La proposta di quest’anno è la Marinara, con sentori di origano e pomodoro a rimembrare la pizza storica partenopea. Gianni Onorato e la moglie Luisa Matarese sono partiti dal nulla con le proprie forze ed eccoli, adesso, al vertice dell’eccellenze di categoria.

Last but not least un dietro le quinte con chi aiuta ogni giorno nell’ottima realizzazione di eventi di tale portata, come il Merano Wine Festival. Ce ne parla, in chiusura articolo, Mauro Pelacani dell’azienda P&B Line S.a.S. rivenditori di ghiaccio a lunga conservazione, indispensabile per gli stand di vino e prodotti facilmente deperibili.

Perché una manifestazione che si rispetti non può esistere senza il supporto di tutti gli attori in gioco.

Primo appuntamento con le eccellenze enogastronomiche della Gourmet Arena al 32° Merano Wine Festival

Inauguriamo, oggi, il primo di due articoli che ci ha visto protagonisti come 20Italie alla Gourmet Arena del Merano Wine Festival edizione 2023. Iniziamo con il nostro autore Olga Sofia Schiaffino, per procedere con un ulteriore supplemento completo di video nei prossimi giorni.

Ogni anno si ripete la magia del festival che ha conquistato il cuore di winelovers, operatori, giornalisti per la qualità delle aziende rappresentate e la ricchezza degli eventi proposti dal poliedrico Helmuth Köcher.

Dal 3 al 6 Novembre a Merano, presso la Gourmet Arena, è stato possibile incontrare persone che credono prima di tutto nella bontà e unicità delle materie prime che trasformano e lavorano con passione e che sono state premiate con i The WineHunter Awards.

L’azienda Flamigni, attiva dal 1930 e famosa per la produzione di pasticceria artigianale, ha ideato una linea dal nome evocativo – L’APERITIVO ITALIANO – che propone una gamma di 12 pasticcini salati, ispirati alla tradizione, ai profumi e alle ricette tipiche delle varie regioni italiane.

Le combinazioni sono raffinate e deliziose e vengono proposte in abbinamento ai cocktail, al vino e alla birra. Ecco alcuni esempi, provati con un cocktail a base di gin: Il Fiore di riviera (frollino salato con olive taggiasche e basilico), Gorgonzola (ripieno di Gorgonzola Dop) e Acciuga, un pasticcino ripieno di Acciughe del Cantabrico.

Mattia Vezzola, enologo di fama internazionale, ha collaborato con Flamigni per il biscotto neutro da degustazione RESET: un prodotto che permette di non stancare il palato e di mantenere il focus sul vino.

Tenuta Principe Mazzacane sorge nel parco nazionale del Cilento ed è nata dalla passione e dal progetto di Annacarla Tredici e Andrea Giuliano di produrre formaggi con il latte della Capra Cilentana. Sono davvero squisiti, l’erborinato, la cui forma ricorda quella del Monte Stella, è veramente strepitoso!

Nella campagna cilentana l’azienda agrituristica Salella produce olio di oliva dalla cultivar locale Salella che ha sentori particolari, di erba falciata, foglia di uliva e mandorla; inoltre sono impegnati nella produzione artigianale di conserve, di paté e di confetture.

La Dispensa a Paestum dell’azienda agricola San Salvatore, famosa per i vini, elegante espressione del territorio, grazie alle massaie, custodi delle antiche ricette, producono pasta fatta in casa, freselle e piatti della tradizione contadina cilentana; si aggiungono le mozzarelle di bufala prodotte con il latte da capi allevati in azienda e l’olio Evo.

Upstream è nato dal desiderio di Claudio Cerati di offrire un salmone selezionato e preparato direttamente da lui, per rendere l’assaggio qualcosa di prezioso. Una affumicatura delicata con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano, che esalta senza coprire il gusto del pescato, riesce a regalare sorprendenti emozioni gustative.

Azienda Agricola Ramo di Mandorlo è una azienda tutta al femminile nata a L’Aquila in Abruzzo, che produce zafferano, pasta e biscotti con la farina di lenticchie: antichi sapori, da alimenti sani, coltivati e trasformati come si usava fare una volta.

Il Consorzio di Tutela della Coppa di Parma Igp, che raccoglie circa 21 realtà produttive, ha portato in assaggio questo pregiato salume dal profumo delicato, la consistenza morbida e dalla sapidità non troppo pronunciata. Squisita come antipasto ma perfetta per aggiungere personalità a panini, finger food e insalate. Anche in questa edizione di Merano Wine Festival, la ricchezza di proposte enogastronomiche nella Gourmet Arena è stata vincente e ha richiamato moltissimi visitatori, altamente soddisfatti per la varietà e la articolarità dei prodotti presentati.