In Alto I Calici: a Roma i vini chiamano a investimenti e collezioni con Finarte

Matteo Parrotto con il suo club “In Alto I Calici” ha avviato da tempo una serie di incontri tematici che guardano al cuore della relazione tra vini e cultura, approdando sovente a temi di forte attualità.

Con Finarte, il 28 maggio all’Amaranto in Villa Grazioli, ha presentato un incontro che introduce al pubblico degli enofili romani il tema dei vini da collezione, ponendo da subito il paradosso insito nell’oggetto: un bene di consumo può mai diventare una funzione del risparmio? Nel suo ragionamento, al centro c’è la materia nobile e trascendente del valore, ossia la eccellenza di specifiche “manifatture” del vino. 

Non è fuor di logica guardare a quelle eccellenze come generatori di valore nel tempo. Cosa rende una bottiglia, di vino o di distillati, preziosa? Qualità, costanza, notorietà. Perché mai un vino noto per qualità, ovvero appetibile, con grande reputazione che annata dopo annata non cala ma cresce, e la cui etichetta e il cui brand salgono oltre la soglia di dubbio su valore nel tempo, non dovrebbe essere stimato come bene rifugio?

Secondo il primo “Fine Wines and Restaurants Market Monitor” di Bain & Company e Altagamma, presentato a Vinitaly nell’aprile 2025, il mercato del “fine wine” (ovvero quel che i collezionisti definiscono _investment grade_ ) ha raggiunto un valore stimato di 30 miliardi di euro nel 2024, con proiezioni di crescita verso i 35–40 miliardi entro il medio termine. I numeri da comparare sono facili: 813 mld euro è il valore globale del mercato mondiale dei vini, mentre 1480 mld euro è il valore globale del mercato del lusso.

Inoltre, c’è un paradosso nei volumi: nonostante il calo dei prezzi, il numero di transazioni in “fine wines” nel 2024 ha superato quello del 2023 del 7,9%  — segnale che la domanda non si è contratta, ma ha semmai colto l’opportunità di acquistare a prezzi più accessibili. I volumi di trading sono ulteriormente cresciuti del 6,3% nel 2025, con una media mensile di 2.234 operazioni rispetto alle 2.100 del 2024. 

Le tendenze dei mercati sono oltremodo incoraggianti. Se il Liv-ex 100 (indice del valore dei primi 100 vini al mondo per prezzo) ha attraversato il 2025 con non poche flessioni, nel quarto trimestre 2025 gli indici Liv-ex hanno mostrato una ripresa, con i First Growth di Bordeaux in crescita del 10% e una domanda in risalita sia dagli Stati Uniti — ormai prossimi al 30% del totale delle transazioni — che dall’Asia, in particolare per Champagne e Borgogna. 

Sarà il caso di precisare che la Francia rappresenta 207 dei 332 vini classificati, pari al 62% del totale. Bordeaux contribuisce da sola 106 vini — circa un terzo dell’intero elenco — mentre la Borgogna ne conta 67. 

Ma il suddetto rapporto Bain-Altagamma evidenzia il potenziale di crescita italiano, che può contare su 20 regioni vitivinicole e circa 1.000 vitigni autoctoni, a fronte delle 13 regioni e 250 varietà della Francia. 

C’è da registrare perciò un peso crescente su Liv-ex: l’Italia ha fatto un salto significativo, passando da 65 vini classificati nel 2023 a 86 nel 2025 — seconda nazione per numero di etichette dopo la Francia, davanti alla California e alla Spagna. 

Guardiamo alle etichette guida:

— Toscana:

• Sassicaia 2016, uscita a circa £1.500 a cassa, viene scambiata oggi intorno a £3.500. 

• Masseto 2006, prezzato a 280 dollari al rilascio, ha superato i 1.000 dollari nel 2024, con un ROI del 257% per gli investitori early-stage. 

• Tignanello 2010, acquistabile per 90–100 dollari, quota oggi 280–300 dollari in condizioni ottimali — una triplicazione in poco più di un decennio. 

— Piemonte:

• Giacomo Conterno Monfortino 2013, scambiato intorno a £6.000 al rilascio, raggiunge oggi circa £10.000 a cassa. 

• A New York, la domanda per Barolo e Barbaresco è descritta come robusta, con le annate storiche 2010 e 2016 — e bottiglie risalenti agli anni ’60 e ’70 — che si muovono con sicurezza sul mercato secondario. 

Le conclusioni degli operatori sono perciò degne di attenzione: secondo il Golden Vines Report 2024, il 64% degli operatori del settore anticipa crescita per i vini italiani di alta fascia come Barolo e Barbaresco, sempre più visti come alternativa alla Borgogna. 

Durante l’evento, Guido Groppi di Finarte/Vini e Distlillati ha avuto gioco facile, pertanto, a presentare le opportunità che il mercato delle aste offre a chiunque voglia allocare risorse in asset come le collezioni di vini “investment grade” o meglio detti Fine Wines.

Su quelli, il valore stimato nel tempo è ancora appannaggio dei Francesi, come visto, dalla produzione di Romanee Conti in giù. Ma la capacità produttiva piemontese (e potremmo guardare anche alla Toscana di Montalcino e di Bolgheri) raggiunge volumi che, se stimati per cassa come unità di misura, generano nel tempo un valore economico non comune e apprezzabile per incremento.

In fondo, è la stessa lettura che Camillo Benso Conte di Cavour fece delle colline delle Langhe e della loro relativa comparazione al terroir bordolese in Francia. Il suo obiettivo personale era diventare un produttore il cui vino moltiplicasse il valore di se stesso nel tempo, ma soprattutto del territorio e del suo valore immobiliare. Inutile ricordare che le Langhe sono diventate il territorio agricolo a maggior valore nel mondo, più di ogni denominazione francese, superando la media dei 5mln di euro per ettaro.

Ed è a questo punto, nella comparazione tra le aste di

vini in Francia, che l’evento trova il suo momento più interessante, perché introduce a un percorso storico già vissuto dalle opere pittoriche francesi degli ultimi 200 anni.

Ora che alle aste francesi iniziano a comparire da protagonisti anche altri areali, come il Rodano ad esempio, il parallelo con areali italiani diventa immediato ai fini della percezione del valore e dei possibili investimenti.

Investire in casse di vini celebratissimi e italiani può essere una forma di incremento dei propri asset, perché vengono proposti anche in case d’asta estere. Nomi come Conterno Monfortino, o Gaja, o Giacosa, solo per citare superstar piemontesi, attraggono già gli investimenti in Europa e in Nord America. 

O per rimanere in Toscana, da Biondi Santi a Tenuta San Guido e il suo Sassicaia, ad Argiano o Banfi, quei nomi e quei vini rappresentano oggetti da collezione classificati in verticali protocollate alla vendita all’asta come “gruppo di valore”. 

La naturale conseguenza di ciò è l’ulteriore accrescimento del valore in funzione della progressiva riduzione, per consumo, di tali “oggetti d’investimento”. 

Ne consegue una spirale virtuosa sul piano finanziario, con fondi d’investimento che dagli USA esprimono ormai capitali allocabili in intere collezioni di vini italiani.

Se si guarda perciò a nuovi settori di allocazione del risparmio, si deve notare che le caratteristiche anti-inflazionistiche del vino derivano dalla scarsità tangibile — ogni bottiglia consumata riduce l’offerta — dall’aumento dei costi di produzione che tende a muoversi con l’inflazione, e da una domanda globale di collezionisti che opera in modo sostanzialmente indipendente dalla politica monetaria domestica. 

Nel venire invitato alla degustazione di selezioni di vini di casa Aneri, notissimo produttore di Amarone della Valpolicella le cui verticali sono già oggetto d’asta, Guido Groppi ci consiglia una visita introduttiva a una delle aste che si tengono presso Finarte a Roma. L’intento è di comprenderne le opportunità che offrono, come lotti o verticali provenienti da collezioni incluse in ben più ampi perimetri di eredità messe all’asta. 

Matteo Parrotto sottolinea, infine, l’utilità di promuovere la partecipazione ad aste a Roma, nel quadro di eventi selezionati e talvolta riservati in particolare agli iscritti al club “In Alto I Calici”.

Con Finarte il percorso non si conclude con questo evento, perciò, e si rimanda la platea a nuovi appuntamenti a Roma e a seguire le informazioni sugli eventi prossimamente in programma.

Capri, “Dinner under the stars” con lo chef Rocco De Santis per i 120 anni di The Luxury Collection

Capri, sabato 13 giugno “Dinner under the stars” per i 120 anni di The Luxury Collection

Lo chef Rocco De Santis al Ristorante Campanella accolto dal resident chef Angelo Fumeto

Gusto, eleganza e tradizione insieme per celebrare il 120° anniversario di The Luxury Collection: oltre un secolo di storie straordinarie, ospitalità d’eccellenza e destinazioni capaci di lasciare un segno nel cuore di ogni ospite.

Per rendere omaggio a questo importante traguardo sabato 13 giugno dalle ore 20.00 il Ristorante Campanella Capri all’interno di Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri, è pronto ad offrire un’esperienza sensoriale unica con “Dinner under the stars”. A fare gli onori di casa sarà lo chef Angelo Fumeto, che accoglierà per questa speciale cena Rocco De Santis, chef pluristellato e recentemente nominato executive chef del Grand Hotel Flora di Roma.

Dall’incontro tra la cucina identitaria di Angelo Fumeto e la visione creativa di Rocco De Santis nasce una sinergia che unisce tradizione isolana e avanguardia gastronomica in un dialogo autentico tra territorio, tecnica e innovazione. Una serata esclusiva, ideata per celebrare l’eredità di The Luxury Collection e i suoi valori di eccellenza, autenticità e raffinatezza, attraverso un’esperienza gastronomica irripetibile.

Ecco il menu:

Gambero Rosso, Guacamole, Gel di Limone e Ricotta di Bufala

Mezzo Pacchero con bolognese di Polpo, Olive nere ed Essenza di Prezzemolo

Trancio di pescato del giorno, Pappa al Pomodoro, intensità di Mare con Vongole e Pesto di basilico

Tartelletta con Ricotta di bufala, Gel di albicocca e salsa al Basilico dolce

Costo: 160 euro, bevande escluse

Pazziella Capri Fotografia di Alessandra Farinelli – © tutti i diritti riservati

Info e prenotazioni

PAZZIELLA, A LUXURY COLLECTION HOTEL, CAPRI

VIA FUORLOVADO 36,

80073 CAPRI, ITALIA

T  +39 081.837.0044

Vini Bagnanti 2026 torna protagonista a Riva degli Etruschi: il grande evento del vino con un grande percorso di degustazione affacciato sul mare

La spiaggia privata del resort Riva degli Etruschi torna a trasformarsi in un grande palcoscenico del vino artigianale con la terza edizione di “Vini Bagnanti”, in programma sabato 20 giugno 2026 dalle 18.30 alle 23.30.

L’evento, presentato nei giorni scorsi presso Riva degli Etruschi, si conferma tra gli appuntamenti più significativi della costa toscana dedicati al vino e alla cultura enogastronomica. Nato dalla collaborazione tra Riva degli Etruschi e il progetto Vini Migranti ideato da Teseo Geri, con il contributo di Slow Food Italia, Slow Wine e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il format combina degustazioni e gastronomia in un chilometro di spiaggia privata, arricchito dal racconto diretto dei produttori, offrendo un’esperienza immersiva e fortemente legata al territorio.

Dopo le oltre 1.200 presenze delle precedenti edizioni, Vini Bagnanti consolida un modello che interpreta il vino come linguaggio culturale e strumento di relazione tra territori, produttori e pubblico.

Nel presentare il progetto, gli organizzatori hanno sottolineato la dimensione culturale e relazionale dell’evento.

Teseo Geri ha posto l’accento sulla grande “ aspettativa per questa nuova edizione dei Vini Bagnanti, soprattutto per la selezione dei vignaioli, che vede la partecipazione perfino di un’azienda libanese, aziende dalla Champagne, conferme dall’Ungheria, Spagna e, ovviamente, tanta Italia, costituendo una rara occasione, per gli amanti del vino e non solo, di relazionarsi con i produttori, assaggiare buon vino, divertirsi godendo del mare e della bella energia che la manifestazione genera…..

Vieri Mantelli Direttore di Riva degli Etruschi : Vini Bagnanti raggiunge la sua terza edizione e lo fa con la consapevolezza di chi non vuole solo organizzare un evento, ma riscrivere le regole dell’accoglienza.

Tre anni fa abbiamo deciso di sfidare il ‘non detto’ dell’Hospitality tradizionale, superando quel concetto di struttura intesa come luogo esclusivo e separato dal territorio. Abbiamo scelto di essere un ecosistema aperto, un laboratorio di eccellenze dove la sostenibilità non è uno slogan, ma l’unico linguaggio possibile.

Abbiamo selezionato produttori e partner non in base a logiche di mercato, ma per affinità elettiva con il nostro universo valoriale. In questo contesto, il vino smette di essere il fine e diventa il mezzo: un veicolo potente, quasi ancestrale, per lanciare messaggi forti. Grazie alla sinergia con Slow Food e l’Università di Pollenzo, quest’anno portiamo in scena il concetto di “Giusto” che va oltre il calice. Non aspettatevi una masterclass accademica: il vino sarà la voce che racconta una lunga e profonda storia di riscatto sociale e rispetto ambientale.

Vini Bagnanti, nel suo complesso, è una manifestazione che grida la propria identità: quella di un territorio che non accetta compromessi sui valori. Per l’edizione 2026 puntiamo a superare le presenze del 2025 non per una questione di numeri, ma perché vogliamo che il nostro messaggio arrivi il più lontano possibile.”

Cinquanta sono i vignaioli  presenti  per l’edizione 2026, selezionati per identità produttiva, sostenibilità e coerenza con il territorio.

aziende partecipanti dall’Italia  e dall’Estero:

Tenuta Guardamare – Toscana

Fattoria di Montemaggio – Toscana

Clivo Altura – Toscana

Tenuta di Carleone – Toscana

Sant’Agnese – Toscana

Castagnoli – Toscana

Podere Dell’Anselmo – Toscana

Belvedere 1 – Toscana

Acquabona – Toscana

Demetervin – Ungheria

Vignaioli Urbani Mistici – Toscana

Fattoria Le Masse – Toscana

VenticinqueDieci – Trentino-Alto Adige

Campo alle Comete – Toscana

Champagne Goutorbe Bouillot – Francia

Mersel & Il Lebbio – Libano & Toscana

Borgo Pancoli – Toscana

Petrolo – Toscana

Castaldi Francesca Azienda Agricola – Piemonte

Fondazione Apri Le Braccia – Piemonte

Gustin – Slovenia

Alberelli di Giodo – Toscana

Vignamaggio – Toscana

Incandia Bio – Toscana

Case d’Alto – Campania

Bodega Piedra – Spagna

Pares Baltà – Spagna

La Lupinella – Toscana

Domaine de Cocagne – Toscana

Wageck – Germania

Tenuta La Gigliola – Toscana

Castelsimoni – Abruzzo

Zonzo – Toscana

Rivalta – Veneto

Melly’s Kombucha – Piemonte

Poderi Cellario – Piemonte

Cantina Andrea Paffarini – Umbria

Deposito Clandestino – Umbria

Vini Laluce – Basilicata

Albamora – Toscana

Fortebrezza – Toscana

La Macchia – Toscana

Antiche Rive – Friuli-Venezia Giulia

Bronzato Wine – Veneto

Tikal Natural – Argentina

Domaine Paterianakis – Grecia

Almarea Botaniche Di Mare – Lazio

Terre del Cima – Veneto

Maffione – Puglia

Podere La Botta – Toscana

Il format dell’evento

Il biglietto d’ingresso avrà un costo di 20 euro e comprenderà il calice ufficiale dell’evento, la tracolla personalizzata, degustazioni illimitate e l’accesso ai laboratori in programma. Il “Laboratorio del Giusto” dedicato all’etica del calice, curato da Slow Wine e dalla Banca del Vino di Pollenzo, sarà invece a numero chiuso e accessibile con biglietto separato.

Oltre al percorso di degustazione, l’evento offrirà un ricco programma di attività collaterali dedicate all’approfondimento del rapporto tra vino, ambiente e cultura gastronomica.  Attraverso i laboratori sensoriali e degustativi curati dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e il già citato “Laboratorio del Giusto”, il pubblico sarà coinvolto in esperienze pensate per andare oltre la semplice degustazione, affrontando anche i temi etici e sociali della produzione vinicola. A completare l’esperienza, un’area food affiancherà i cinque ristoranti con una selezione di proposte curate da Slow Food Costa degli Etruschi, dedicate alla valorizzazione dei prodotti locali e di qualità; diverse aree tematiche dedicate all’incontro diretto tra produttori e visitatori, con l’obiettivo di valorizzare storie, territori e identità produttive.

Un evento dentro un sistema vivo di ospitalità e paesaggio

Vini Bagnanti non si inserisce semplicemente all’interno di un resort, ma nasce dentro un sistema complesso in cui ospitalità, produzione agricola e cultura gastronomica convivono in modo organico. Il paesaggio non fa da sfondo, ma diventa parte attiva dell’esperienza.

Un modello di ospitalità diffusa tra mare e pineta

Il cuore di questo sistema è Riva degli Etruschi, un resort diffuso immerso in un parco mediterraneo di 35 ettari affacciato direttamente sul mare, con oltre 60 anni di storia e un chilometro di spiaggia.

L’ospitalità non è concentrata in un unico edificio, ma distribuita tra pineta e costa, in un equilibrio costante tra natura e accoglienza. Il paesaggio, caratterizzato da oltre 8.000 alberi e arbusti, cinque ristoranti e una tenuta agricola biologica insieme definiscono un sistema integrato fondato sul rispetto dell’ambiente e sulla valorizzazione del territorio.

Le produzioni interne di Riva degli Etruschi includono ortaggi, cereali antichi e il Carciofo Violetto della Val di Cornia, presidio Slow Food. A ciò si aggiunge anche l’olio evo della Tenuta Biliotto appartenente alla stessa proprietà.

Alla base del progetto c’è la Tenuta Guardamare, cuore agricolo del resort, dove nascono non solo olio e produzioni biologiche, ma anche vini biologici, nati con la consulenza di Michele Satta, con un’attenzione costante alla biodiversità del suolo e al rispetto dell’equilibrio naturale del paesaggio. Un sistema fondato su relazione diretta con il territorio e valorizzazione della biodiversità.

Il progetto vitivinicolo si articola in una gamma di etichette che interpretano il legame tra mare e Maremma Toscana, restituendo una chiara identità territoriale. Tra queste, la linea Marittimo rappresenta il fulcro della produzione nelle sue declinazioni bianco e rosso.

Il Marittimo Bianco, ispirato ai panorami dell’Arcipelago Toscano, è un vino ampio e solare, di grande piacevolezza e intensità, ottenuto da uve Vermentino e Viognier, che ne definiscono il profilo mediterraneo e sfaccettato.

Il Marittimo Rosso nasce invece dall’osservazione delle colline costiere e si basa sul Sangiovese, arricchito da Syrah, con note di frutti rossi maturi che ne esaltano la vocazione toscana.

La produzione si completa con altre etichette e interpretazioni contemporanee, tra cui Energia, un vino dal carattere vivace e dinamico, che propone una lettura più diretta del territorio e ne amplia la visione enologica complessiva.

Le sue oltre 400 sistemazioni tra camere, ville e residence, immerse nella natura, si integrano nel paesaggio senza alterarlo e rappresentano una vera geografia dell’ospitalità; 5 ristoranti, un centro piscine e un’ampia offerta sportiva, che include campi da tennis, padel e beach volley. La struttura propone inoltre noleggio biciclette e attrezzature per sport acquatici, attività per adulti e bambini e servizi pet-friendly con aree dedicate e una spiaggia riservata agli animali domestici.

Le camere d’hotel costituiscono il primo livello: ambienti essenziali ma curati, suddivisi tra Classic, Standard, Comfort e Junior Suite. La loro identità non è definita dalla sola funzione ricettiva, ma dal rapporto diretto con l’ambiente naturale: alcune si trovano a pochi passi dal mare, altre sono immerse nella pineta mediterranea, mantenendo sempre una continuità visiva e sensoriale con il paesaggio.

Le Junior Suite ampliano la dimensione abitativa con spazi più generosi e una maggiore apertura verso l’esterno, mentre le categorie Standard e Classic privilegiano una dimensione più raccolta e immersiva.

Il sistema delle ville e dei residence completa l’offerta con unità indipendenti dotate di cucina e spazi esterni privati, pensate per soggiorni più lunghi o autonomi.

Ne emerge un modello di ospitalità in cui il soggiorno non è separato dal paesaggio, ma lo attraversa.

Cinque ristoranti e una proposta gastronomica integrata nel paesaggio

La ristorazione rappresenta uno degli elementi più identitari del sistema di Riva degli Etruschi e si sviluppa come una narrazione gastronomica articolata, attraverso cinque ristoranti.

Il Mariva Dune Restaurant è il fine dining del resort: una cucina contemporanea che interpreta la tradizione toscana attraverso una selezione rigorosa di materie prime. Una proposta essenziale nell’impiattamento, ma complessa nella costruzione dei sapori, profondamente legata al ritmo delle stagioni.

La struttura, interamente realizzata in legno e costruita su una duna naturale, è stata progettata per integrarsi armoniosamente nel paesaggio senza alterarne l’equilibrio ambientale, tra pineta, macchia mediterranea e percorsi immersi nel verde, in continuità con l’ambiente circostante.

Guidato dallo chef Ennio Fedi, il ristorante propone una cucina mediterranea attuale basata su ingredienti stagionali, pescato locale e prodotti del territorio con gli ortaggi biologici e i prodotti della Tenuta Guardamare. Il menu reinterpreta la tradizione toscana con preparazioni leggere ed equilibrate, attente alla purezza dei sapori e alla qualità della materia prima.

Il Nautico, è dedicato alla cucina di mare e al pescato del giorno, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ittica e alla selezione delle specie, con utilizzo di pesce fresco locale. La sua posizione strategica, con vista sull’Arcipelago Toscano, offre uno scenario ideale per ammirare i tramonti sul mare.

Il Mistral, propone una cucina arricchita dai profumi della macchia mediterranea, che valorizzano la freschezza e la qualità degli ingredienti locali, dando vita a un equilibrio armonico di sapori. Affacciato sul mare, offre un’esperienza gastronomica profondamente legata al paesaggio e alla sua identità.

All’Orto è il ristorante agricolo del resort, dedicato alla colazione e alla mezza pensione,  quotidianamente arrivano  le produzioni dell’orto biologico interno: una cucina che segue rigorosamente la stagionalità e riflette il lavoro agricolo.

Il Magù è uno spazio conviviale dall’atmosfera accogliente, pensato per un’esperienza informale e rilassata. La proposta si concentra su pizza e birra artigianale, valorizzando ingredienti di qualità e lavorazioni curate, con la guida di un pizzaiolo campano originario di Salerno che ne definisce l’identità e lo stile.

La proposta gastronomica di Riva degli Etruschi si configura così come un ecosistema coerente, in cui ogni ristorante diventa un punto di osservazione sul paesaggio. Non una somma di insegne, ma un sistema unitario che traduce il territorio in linguaggi diversi, mantenendo una regia comune. Il valore risiede nella capacità di integrare filiera corta, produzione interna e identità culinarie autonome, costruendo un equilibrio tra alta cucina, cucina di costa e dimensione agricola.

Chianti DOCG Vista Mare – dalle Colline Toscane al Golfo più bello del mondo, l’evento per celebrare il vino toscano d’eccellenza

A Napoli sabato 6 giugno presso Villa Floridiana dalle 19:30 alle 1:00

Una serata imperdibile con 150 etichette della denominazione. Il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi: “Portiamo il carattere e l’identità dei nostri territori in una delle capitali italiane della convivialità” e il direttore di VitignoItalia Maurizio Teti “Continua la nostra mission di divulgare le eccellenze del vino italiano presso uno dei mercati più vivi e interessanti del Paese”

Le colline toscane che incontrano il mare di Partenope, i calici di Chianti affacciati sul Golfo e una serata pensata per celebrare il gusto, la convivialità e il legame tra territori simbolo dell’eccellenza italiana. Sabato 6 giugno, a partire dalle 19.30 con chiusura all’1:00, Villa Floridiana, tra le location più suggestive del capoluogo campano nel cuore del Vomero, ospiterà “Chianti DOCG Vista Mare – dalle Colline Toscane al Golfo più bello del mondo”, l’evento promosso dal Consorzio Vino Chianti e da VitignoItalia con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che porterà a Napoli un grande percorso di degustazione dedicato alla denominazione.

“Abbiamo voluto creare un appuntamento capace di unire paesaggio, vino e cultura dell’accoglienza. Il Chianti DOCG è espressione di territori diversi, di storie e tradizioni che dialogano perfettamente con una città viva e autentica come Napoli – spiega il Presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi – Stiamo parlando di una città in cui il Chianti è molto apprezzato e consumato, anche grazie a una forte presenza turistica internazionale. Per questo motivo eventi come quello del 6 giugno sono occasioni utili per raccontare cosa è oggi il Chianti DOCG, un vino contemporaneo, dinamico e sempre più vicino ai gusti dei consumatori. Vogliamo offrire un’esperienza che metta insieme vino, emozioni e bellezza”.

L’iniziativa porterà nel capoluogo campano 150 etichette in rappresentanza dei terroir più autentici della denominazione, con un percorso degustativo dedicato alle diverse interpretazioni del Sangiovese e alle molte sfumature produttive del Chianti DOCG. Tra i viali storici della Villa e la vista sul mare, il vino diventerà racconto di uomini, territori e passione, A ribadire la liaison tra il territorio del Chianti e le eccellenze campane, l’iniziativa vedrà una parte gastronomica con i prodotti dell’azienda Sorì, realtà casearia di Teano, leader nella produzione di mozzarella di bufala e fior di latte dal 1868 e Pulcinella Gourmet con la proposta gastronomica “La frittata ‘e Pulcinella”.

“Si è da poco chiusa l’edizione 2026 di VitignoItalia – commenta il Direttore di VitignoItalia Maurizio Teti – nel corso della quale abbiamo celebrato i nostri primi 20 anni di storia. Un percorso lungo e ricco di soddisfazioni che ci ha visto dialogare non solo con le aziende campane ma con i grandi terroir del vino italiano. In tal senso la serata con il Chianti DOCG rappresenta un altro momento di fondamentale importanza nei nostri due decenni di attività”. La serata, in collaborazione con Drop eventi, sarà caratterizzata inoltre da un sottofondo musicale per sottolineare l’idea di festa e convivialità.

Vinaltum 2026: in un calice tutta la grande bellezza dell’Alto Adige

Vinaltum è stato un successo annunciato: il 17 e 18 maggio, nel suggestivo Castello di Mareccio a Bolzano, si è svolta la terza edizione. 

Un parterre composto da oltre 80 aziende vitivinicole accuratamente selezionate e provenienti da ogni regione d’Italia con un focus ovviamente sui vini altoatesini e una nutrita compagine provenienti dall’estero, in particolare dai cugini d’Oltralpe francesi. Evento ben organizzato da Danilo D’Ambra e Luciano Rappo e coadiuvato dall’ufficio stampa Federica Schir che ha visto la partecipazione di molti appassionati, operatori e stampa di settore. 

Luogo ideale il castello di Mareccio, di origine medievale, che conserva magnifici affreschi ed è immerso tra splendidi vigneti di Lagrein in uno scenario di rara bellezza circondato dalle montagne con alcune cime ancora innevate. I produttori presenti ai banchi d’assaggio sono stati suddivisi in 5 sale distinte. In programma varie interessanti masterclass condotte da esperti del settore e Wine Talk. Oltre 1000 avventori hanno varcato la soglia del castello e visto il crescente successo della kermesse, che comunque vuole mantenere un numero limitato di cantine di nicchia, gli organizzatori hanno già svelato le date della prossima edizione che andrà in scena il 23 e 24 maggio 2027.

Molti gli assaggi ai banchi, approfondendo la conoscenza di vecchie e nuove  realtà; superba la masterclass di Champagne Le Mesnil che si è svolta al Castel Hortenberg a due passi da Castel Mareccio. In degustazione tre tipologie di champagne provenienti dall’omonima Maison posta a Le Mesnil-sur-Orger all’interno della Côte des Blancs, zona  vocata per l’allevamento dello Chardonnay, classificata interamente come Grand Cru. Circa 800 soci della Cooperativa conferiscono le uve da 300 ettari di vigne del celebre comune.

Una nota di merito va al Coeur des Mesnil Millesimato 2012 con 91 mesi di permanenza sui lieviti ed un dosaggio di 7,8 g/l.
Molto interessante il Wine Talk dedicato all’Unione Viticoltori di Fiè allo Sciliar. Un gruppo di 6 persone ha dato vita a questa piccola e interessante realtà di montagna: le aziende Prackfolerhof, Bessererhof, Gumphof, Wassererhof, Fronthof e Grottnerhof. I vitigni coltivati sono vari, dal Sauvignon Blanc al Pinot Bianco, Pinot Nero e Zweigelt.

Vini decisamente freschi e dotati di buona piacevolezza di beva, con una nota di merito che va allo Zweigelt 2021 di Fronthof.
In sala Castel Mareccio vi erano i produttori del Collio, oltre ad un banco collettivo con piacevoli assaggi di Friulano e di Collio Bianco; vini molto vibranti, persistenti, alcuni dei quali contraddistinti da una spiccata trama sapida e lunga.  Nelle altre sale il viaggio è proseguito tra le principali denominazioni italiane da nord a sud, isole comprese: due giornate molto immersive con il calice in mano. Un evento appassionante e se è vero che tutte le strade portano a Roma, quella di Vinaltum porterà nel 2027 ancora una volta a Castel Mareccio.

Buonissimi 2026 – Presentata l’ottava edizione alla stampa di settore nel segno della continuità e dell’amore per la ricerca

Il 25 maggio a Le Parùle – Marina d’Arechi Port Village Salerno – è avvenuta la presentazione di Buonissimi, l’evento organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella, con i protagonisti del mondo enogastronomico: chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, maestri pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender con attenzione in particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

Saranno oltre 250 gli stand a disposizione per il pubblico, con il supporto dei tanti sostenitori che hanno regalato la propria presenza per aiutare il prossimo senza scopi di lucro. Anche quest’anno, infatti, Buonissimi ha come obiettivo quello di sostenere il progetto Editor. Grazie al finanziamento dell’Associazione OPEN OdV, il CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, potrà effettuare il sequenziamento di nuova generazione ed editing genomico per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici.

Anna Maria Alfani, presidente dell’Associazione OPEN OdV, ha ringraziato tutti i presenti, in particolare Agostino Gallozzi presidente di Marina d’Arechi Port Village, per aver messo a disposizione, per il terzo anno consecutivo, l’intera darsena. “I veri eroi non sono soltanto i bambini e i ragazzi che soffrono assieme ai propri cari, ma tutti i ricercatori che dedicano la propria vita a trovare le risposte per sconfiggere il dolore” afferma la Alfani.

Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Mario Capasso ed il Professore Emerito di Genetica Medica del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Achille Iolascon, hanno ricordato gli inizi della loro attività di ricerca quando le speranze di una cura erano bassissime in confronto agli attuali progressi medici.

“Oggi riusciamo a comprendere meglio i meccanismi genetici alla base dello sviluppo di malattie oncologiche pediatriche, come la leucemia linfoblastica acuta ed il neuroblastoma, ma sappiamo che c’è ancora molto lavoro da svolgere per colmare quel gap che ci separa dalla completa guarigione nel 100% dei casi”.

Anche Agostino Gallozzi, presidente di Marina d’Arechi, rinnova il sostegno all’iniziativa: “Buonissimi è uno spunto di riflessione per capire cosa significhi realmente il concetto di solidarietà: offrire aiuto da parte di chi ha di più nei confronti di chi ha meno e soffre”.

Paola Pignataro e Silvana Tortorella concludono: “L’impegno nel convincere i nostri partner ed amici sostenitori è relativo, perché ogni anno le adesioni superano ormai di gran lunga le disponibilità dei nostri spazi a disposizione. Ma Buonissimi non potrebbe esistere ed andare avanti senza un lavoro di squadra che serve a realizzare, ogni anno da ben 8 edizioni, un piccolo miracolo di bontà”.

L’elenco completo dei partner e dei sostenitori è disponibile sul sito www.buonissimi.org.

Per informazioni e partecipazione: info@buonissimi.org | www.buonissimi.org

100 Best Italian Rosé 2026: trionfa “Dandy” Nero di Troia IGP2025 di Mazzone

Sul podio anche “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo e “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Presentati alla 20ª edizione di Vitigno Italia i risultati della sesta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida online e gratuita dedicata ai migliori vini rosati fermi italiani e dei territori di confine. La guida è curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri ed è edita da Luciano Pignataro Wine Blog, con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio.

La selezione delle cento etichette è avvenuta attraverso un sondaggio nazionale e degustazioni alla cieca di oltre 200 vini, svolte in assoluto anonimato. “Siamo davvero entusiasti di osservare come, nell’arco di sei anni dalla nascita di 100 Best Italian Rosé, l’interesse attorno a questa realtà sia cresciuto in modo significativo, non solo da parte della critica, ma soprattutto dei produttori, sempre più impegnati a proporre vini identitari e di grande personalità, capaci di meritare un posto in guida e di conquistare l’attenzione del pubblico”, dichiarano le coautrice della guida.

In occasione dello speciale appuntamento di Vitigno Italia, presso la Stazione Marittima di Napoli, sono stati svelati i tanto attesi risultati della Top 10 nel corso di una degustazione riservata alla stampa e agli operatori del settore. Contestualmente, nei tre giorni della kermesse nazionale, il tasting alla postazione di 100 Best Italian Rosé ha anticipato tutti i rosati della Top 50 della classifica. La lista completa, comprensiva dei vini “Eccellenti”, è disponibile sul sito ufficiale.

Per l’edizione 2026 della guida, il titolo di miglior rosato italiano è stato assegnato a “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 di Mazzone. Al secondo posto si classifica “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo, mentre il terzo gradino del podio va a “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Sardegna e Toscana conquistano la Top 10. A confermarsi protagoniste del panorama del rosato italiano sono ancora una volta Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo, mentre Toscana e Campania emergono come aree in forte crescita, grazie a interpretazioni sempre più autorevoli. Tra gli elementi più interessanti di questa edizione spicca il numero crescente di cantine che si avvicinano alla produzione di vini rosati con risultati di grande qualità. Particolarmente significativa la partecipazione della Sardegna, regione che ha registrato il maggiore incremento di etichette rosé nel sondaggio nazionale rispetto agli anni precedenti, segnale di un dinamismo produttivo sempre più evidente.

Il rosato italiano continua così a raccontare, attraverso territori, vitigni e stili differenti, una delle espressioni più dinamiche e contemporanee del vino italiano.

Segue la classifica completa, disponibile sul sito ufficiale della guida:
https://www.100bestitalianrose.it/

  1. “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 – Mazzone
  2. “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 – Vignamadre, Famiglia Di Carlo
  3. “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 – Tenuta La Sabbiosa
  4. “Danze della Contessa” Nardò DOC 2025 – Bonsegna
  5. “Vignazza” Etna Rosato DOC 2023 – Generazione Alessandro
  6. Costa d’Amalfi Rosato DOC 2025 – Cantine Giuseppe Apicella
  7. “Il Bandolo della Matassa” Lazio IGP Rosato 2025 – Cantina Le Macchie
  8. “Il 150” Salento Susumaniello IGT Rosato 2025 – Apollonio
  9. “Pietramontis” Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti IGT 2024 – Villa Corniole
  10. Syrah Rosa Toscana IGT 2025 – Stefano Amerighi
  11. “Metiusco” Salento Negroamaro Rosato IGT 2025 – Palamà
  12. “Tuttovaben” Nocera Rosato Terre Siciliane IGT 2025 – Centopassi
  13. “Furano” Paestum Rosato IGT 2025 – Il Colle del Corsicano
  14. “Baldovino” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Tenuta I Fauri
  15. “Ros’aresta” Cannonau di Sardegna DOC 2025 – Tenute Vignola
  16. “Scalunera” Etna Rosato DOC 2025 – Terre Mora
  17. “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Fontefico
  18. Irpinia Rosato DOC 2025 – Bellaria
  19. “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Faraone
  20. “Pian di Stelle” Lazio Rosato IGT 2024 – Antonella Pacchiarotti
  21. “Fosso Cancelli” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2024 – Ciavolich
  22. “Rosato d’Istine” Toscana IGT Rosato 2025 – Istine
  23. “Scirocco” Terre del Volturno IGT 2025 – Sclavia
  24. “Il Rogito” Basilicata IGT Rosato 2024 – Cantine del Notaio
  25. “QX” Toscana IGT Rosato 2024 – Avignonesi
  26. “Nasciolo” Umbria IGT Rosato 2025 – Annesanti
  27. Terre Siciliane IGT Rosato 2025 – Bonavita
  28. “Celeste” Calabria IGP Rosato 2025 – Cantine Benvenuto
  29. “Volcei” Campania IGT Rosato 2024 – Cantina dei Quinti
  30. “Neolitico” Puglia IGP Rosato Primitivo 2025 – Terre di Maria
  31. “Grayasusi Etichetta Argento” Calabria IGT Rosato 2025 – Ceraudo
  32. “15 Primavere” Toscana IGT Rosato 2025 – Fattoria Sardi
  33. Rosé Kakovostno vino ZGP 2025 – Štoka
  34. “Impressioni Rosato” 2025 – Impressioni di Gianni Sinesi
  35. “Sorelle” Lazio IGP Rosato 2025 – Famiglia Cotarella
  36. “Rosa” Sicilia DOC Rosato 2025 – Donnafugata
  37. “Chiaro di Stelle” Isola dei Nuraghi IGT Rosé 2025 – Pala
  38. “Furia di Calafuria” Salento IGT Rosato 2025 – Tormaresca
  39. “Preaféte” Valtenesi DOC Rosé del Lago di Garda 2025 – Podere dei Folli
  40. Cirò DOC Rosato 2025 – Cataldo Calabretta
  41. “Girofle” Salento IGP Rosato Negramaro 2025 – Severino Garofano
  42. Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2025 – ‘A Vita
  43. “Mattj” Valdadige Terradeiforti DOC Pinot Grigio 2022 – Cantina Roeno
  44. “Fallwind” Pinot Noir Rosé Sud Tirol – Alto Adige DOC 2025 – St. Michael Eppan
  45. “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2025 – Ippolito 1845
  46. “Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda DOC 2025 – Costaripa
  47. “Rosato di Ampeleia” Toscana IGT Rosato 2023 – Ampeleia
  48. “Amore” Umbria IGT Rosato 2025 – Barberani
  49. “Rosa” Terre Siciliane IGT Rosato 2023 – Eolia
  50. “Giochi” Puglia IGT Rosato 2023 – Giovanni Aiello

VINI ECCELLENTI
“Solerose” Langhe DOC Rosato 2025 – Fontanafredda
“Sud Est” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Zappacosta
“Primula Rosa” Paestum IGP Rosato 2024 – Cantine Barone
“Froris” Carignano del Sulcis DOC Rosato 2024 – Cantina Santadi
“Grué” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Cerulli Spinozzi
“A” Toscana IGT Rosato 2025 – Antinori
“Nudo” Colli del Limbara IGT Rosato 2025 – Siddura
Bolgheri Rosato DOC 2025 – Donna Olimpia 1898
“Puntalice Bio” Cirò DOP Rosato 2025 – Senatore Vini
“Rosadea” Paestum IGP 2025 – Tenuta Macellaro
“Vetere” Paestum Rosato IGP 2025 – San Salvatore
“Campo Delle Rose” Chiaretto Di Bardolino DOC 2025 – Cà dé
Rocchi Tinazzi
“La Grazia” Coste della Sesia Rosato DOC 2025 – Delsignore
“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2025 – Colli di Castelfranci
“Carpiano” IGT Toscana 2025 – Castello Boncompagni Viscogliosi
“Rosé” Roccamonfina Rosato IGT 2025 – Fattoria Pagano
“Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2025 – Cantine Olivella
“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2025 – Cantina Coppola 1489
“Vigna Lapillo” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 –
Sorrentino
“PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2024 – Ferlat
“Thesan” Umbria Rosato IGT 2025 – Cantina Goccia
“Munazei” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 – Casa
Setaro
“Manyarì” Ciró Rosato DOC 2025 – Brigante Vigneti & Cantina
“Vela Vento Vulcano” Irpinia Rosato DOC 2025 – Tenuta Cavalier
Pepe
“Le Cicale” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi
Ciliegiolo Umbria Rosato IGP 2025 – Montemelino
“Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2025 – Terra di Balbia
“Julì” Umbria Pinot Nero Rosato IGP 2025 – Cantina La Madeleine
“Rosé D’Amour” vino Rosato L. 2025 – Possa
“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2025 – Cantina
Bello
“Ma’rosa” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Nifo
Sarrapochiello
“Idea” Salento IGT 2025 – Varvaglione
“Rosa Chiara” Rosato IGT 2025 – La Scolca
“Rosaluce” Riviera del Garda DOC Valtenesi 2025 – Pasini San
Giovanni
“Core” Campania Rosato IGT 2025 – Montevetrano
“Mun” Conero Rosato DOCG 2025 – La Calcinara
“Manaresi” Emilia Rosato IGT 2024 – Manaresi Agricoltura e Vini
“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2025 –
Fontanavecchia
“F&L” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2025 – Le Tende
“Pompeii” Pompeiano Rosato IGT 2024 – Bosco De’ Medici
Lagrein Rosato Alto Adige DOC 2025 – Muri-Gries
“Traccia Di Rosa” Bardolino Chiaretto DOC 2022 – Le Fraghe
“Coordinate” Friuli Grave Rosato 2025 DOC – Piera 1899
“Velca” Lazio Rosato IGT 2025 – Muscari Tomajoli
“Titolo” Pink Edition Basilicata Rosato IGP 2025 – Elena Fucci
“Hékos” Lazio DOC 2024 – Colle Picchioni
“Lady Pink” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Cantine Tora
“Raiz” Langhe Rosato DOC 2025 – Carlo Casetta
“Rosavero” Valtenesi Chiaretto Riviera del Garda Classico DOC
2025 – Avanzi
“Cab” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Abbazia di Propezzano

Vesuvio Wine Day 2026

Grande successo per l’evento dedicato ai Vini del Vesuvio

Vesuvio Wine Day 2026, che si è tenuto il 10 e 11 maggio nel cuore di Napoli, presso il Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, si è chiuso con un grande successo di pubblico e addetti ai lavori. Le magnifiche Sala Sisto V e Sala Capitolare hanno ospitato le attività delle due giornate, arricchendo la manifestazione con una cornice artistica di grande fascino.

Organizzato dal Consorzio Tutela Vini Vesuvio, l’evento è nato dal desiderio di valorizzare il territorio, la storia, la cultura e i vini del Vesuvio, con oltre 120 etichette in degustazione. Tutte sold out le Masterclass e grande interesse per le degustazioni ai banchi d’assaggio delle aziende del territorio Vesuviano che hanno partecipato a Vesuvio Wine Day 2026. Le quattro Masterclass hanno visto la partecipazioni di numerosi giornalisti della stampa nazionale di settore, che attraverso il calice e il racconto dei relatori, hanno potuto scoprire e apprezzare le eccellenze dell’area vesuviana.

La Masterclass Quattro quadranti, quatro calici per raccontare le nostre eccellenze culinarie, condotta da Chiara Giorleo e Luciano Pignataro, ha messo in luce le differenze dei vini provenienti dalle diverse aree del territorio vesuviano, caratterizzate da esposizione e microclima differenti. Gli interventi di Salvatore Schiavone, Direttore dell’ICQRF Campania-Molise e autore del libro A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema, e di Francesco Maria Spanò, Direttore della Luiss di Roma e autore del libro In principio fu lo stoccafisso, hanno posto l’accento sulla stretta relazione tra le tradizioni gastronomiche e i vini del Vesuvio, un connubio tra arte culinaria e vino, che trova a tavola la massima espressione.

Le due Masterclass condotte domenica pomeriggio da Chiara Giorleo, Come riconoscerli davvero: i bianchi del Vesuvio tra vitigno, quadranti e interpretazioni e Chi comanda davvero: il vitigno o il territorio? Rossi e rosati del Vesuvio, hanno evidenziato le varie sfaccettature dei vini vesuviani, veri interpreti di un terroir dalle caratterisGche uniche, che ospita vigne centenarie ancora a piede franco e vitigni autoctoni di grande pregio.

Infine, la Masterclass Dialogo tra Vesuvio ed Etna: grammatica vulcanica comune, lingue diverse: 10 vini per riconoscere il territorio oltre il vitigno, condotta da Chiara Giorleo insieme a Ciro Giordano, Presidente del Consorzio Tutela Vini del Vesuvio, e Maurizio Lunetta, Direttore del Consorzio di Tutela dei Vini dell’Etna, è stata l’occasione per degustare in parallelo le massime espressioni dei due vulcani più famosi d’Italia; diversi, ma uniti dall’antica tradizione della viticoltura e da una produzione di vini di alto livello qualitativo.

Hanno partecipato a Vesuvio Wine Day 2026 In Città i seguenti produttori:
Antiche Radici, Bosco de’ Medici, Fioravante Romano Vini, Fuocomuorto, Montesommavesuvio, Cantina del Vesuvio, Cantine Villa Regina, Casa Setaro, De Angelis 1930, De Falco Vini, Enodelta, La Cantina del Vulcano, Le Lune del Vesuvio, Tenuta Augustea, Romano Michele Vini, Cantine Olivella, Masseria dello Sbirro, Villa Dora, Sorrentino Vini, Tenuta La Mura.

Terre di Toscana, il vino come racconto corale tra identità e cambiamento

A Lido di Camaiore, lontano dalla stagione turistica, la Toscana del vino si ritrova per raccontarsi. Un evento ormai a cui non posso mancare, dove noto anno dopo anno, un incremento di presenze. Per me ogni volta, è l’occasione di incontrare molti produttori e provare sia le novità, che qualche vecchia annata interessante. La manifestazione andata in scena domenica 22 e lunedì 23 marzo al UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore, che è stata la cornice elegante e luminosa, che ha reso perfetta la manifestazione organizzata dalla rivista L’Acquabuona in collaborazione con Roberta Perna Comunicazione.

Facendo due chiacchiere con Fernando Pardini tra i banchi d’assaggio, mi ha confermato che Terre di Toscana, anche in questa edizione, è uno degli osservatori più lucidi sullo stato di salute della regione. Due giornate intense, scandite da degustazioni serrate, incontri e confronti diretti con i produttori, in un contesto che privilegia la sostanza rispetto alla spettacolarizzazione. Quest’anno infatti è aumentato il numero degli operatori di settore e soprattutto di qualità.

Perché piace molto? Perché girare tra i banchi d’assaggio significa attraversare idealmente tutta la Toscana. Forse la regione con il maggior numero di denominazioni importanti e conosciute in tutto il mondo, dalle colline del Chianti Classico, , alle profondità del Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, Bolgheri e la costa maremmana, la vasta area dei Chianti, il Carmignano, Montecucco, Morellino di Scansano, fino alle aree più defilate, spesso meno raccontate ma non meno interessanti e che celano piccoli scrigni enologici.

La forza della manifestazione sta proprio qui: non nella celebrazione dei nomi già affermati, ma nella capacità di mettere sullo stesso piano realtà diverse per dimensione, storia e approccio produttivo. Ne emerge un quadro articolato, dove la Toscana smette di essere un blocco compatto e si rivela per ciò che è realmente: un insieme di identità territoriali in continua evoluzione.

Se c’è un filo conduttore emerso chiaramente nei calici, è la ricerca di equilibrio. Meno estrazione forzata, meno legno invasivo, maggiore attenzione alla bevibilità e alla definizione del frutto. Non è una rivoluzione dichiarata, ma un cambio di passo percepibile. Accanto a interpretazioni più classiche e strutturate, si fanno spazio vini che puntano su tensione acida, precisione aromatica e trasparenza territoriale. Rivedendo i miei appunti di degustazione, mi rendo conto di aver assaggiato grandi vini. Non tutti, però. 140 aziende e circa 700 etichette rappresentano un vero esercizio degustativo.

La giornata dedicata alle vecchie annate si è confermata uno dei momenti più significativi dell’evento. In un contesto spesso dominato dall’urgenza del nuovo, poter assaggiare vini con anni di evoluzione alle spalle permette una lettura più profonda. È qui che emergono le differenze più nette tra visioni e approcci, ma anche la capacità della Toscana di esprimere vini longevi, complessi e dinamici.

Molto interessante anche l’angolo del food che ha riunito in una sala, alcuni operatori gastronomici toscani famosi per le i loro prodotti di grande qualità.

Uno degli aspetti che rendono Terre di Toscana particolarmente efficace è il rapporto diretto con i produttori. Non ci sono filtri, né mediazioni: il racconto passa dalle parole di chi il vino lo fa. Ne derivano conversazioni spesso tecniche, ma anche riflessioni più ampie su andamento climatico, scelte agronomiche, sostenibilità e prospettive future. Un confronto diretto che giova nei rapporti tra produttore e chi il vino lo vende. Per chi lavora nel settore, è un momento di aggiornamento e di confronto concreto, oltre che di degustazione.

In un panorama sempre più affollato di eventi enologici, Terre di Toscana mantiene una sua identità precisa. Non rincorre le mode, non cerca effetti scenici, ma continua a puntare sulla qualità della selezione e sulla profondità dell’esperienza. La Versilia fuori stagione contribuisce a questo equilibrio: meno distrazioni, più concentrazione, più spazio per l’ascolto e per l’analisi.

Quello che emerge, a fine degustazione, è un’immagine della Toscana in movimento. Consapevole del proprio passato, ma sempre più orientata a ridefinire il proprio linguaggio. Non si tratta di una rottura con la tradizione, ma di una sua rilettura più attenta alla misura, più sensibile al contesto, più aperta al cambiamento. Un cambiamento che attualmente spaventa i produttori anche se sono consapevoli di avere radici salde che gli permettono di affrontare i momenti di crisi con grande determinazione. È proprio in questa tensione tra identità e cambiamento che si gioca oggi il futuro del vino toscano. Un evento che, ancora una volta, non si limita a mostrare il vino toscano, ma lo mette in discussione, lo confronta e, soprattutto, lo fa evolvere.

Caserta – “I santi Giusti”: gli abbinamenti originali tra aceto balsamico di Modena e mixology proposti da Stile Raro

Combinate insieme un ristorante con le sembianze di un art gallery, uno dei prodotti alimentari più tipici e complessi del Belpaese e un’attenta selezione di cocktail. Il risultato è un mix originale che va ben oltre la classificazione di food and drink pairing.

I Santi Giusti è la serata evento tenutasi in un’originale location: il ristorante Stile Raro di Caserta, una galleria di opere contemporanee dove è possibile acquistare ogni pezzo esposto. Protagonista assoluto del menù della serata è stato l’aceto balsamico di Modena dell’Acetaia Giusti, accompagnato da cocktail creati ad hoc per esaltarne le caratteristiche.

Una formula che approda per la seconda volta in Campania in una sorta di degustazione itinerante.

“L’aceto balsamico fa parte della cultura culinaria di Modena: dagli abbinamenti classici su carni e verdure a quelli più inconsueti come fragole e gelato”, ci spiega Pietro Zanni, Responsabile Commerciale di Giusti, “ma fuori dalla nostra città è un prodotto poco conosciuto nella propria versatilità.”

“L’aceto balsamico nasce in un territorio senza una tradizione vitivinicola forte”, continua Zanni, “in passato le uve venivano vinificate allo scopo di fare l’aceto e ogni famiglia aveva la propria batteria di botticelle per l’invecchiamento.” Compresa la famiglia Giusti.

L’Acetaia storica è attiva sin dal 1605: è la più antica di Modena e nel periodo della Bella Epoque, grazie all’intraprendenza di Pietro e Giuseppe Giusti, è stata insignita alle Esposizioni Universali di numerose onoreficenze. Dal più giovane al più invecchiato, dal più liquido al più denso, dal più dolce al meno dolce, fino a cinque sono le medaglie che ancora oggi costituiscono la scala qualitativa per classificare le varie etichette Giusti.

Dal 2017, Giusti 1605 ha messo in campo in varie località del Paese un progetto di sinergia con partner in grado di interpretare il sapore distintivo dell’aceto balsamico, anche attraverso la contaminazione della cucina tradizionale.

L’incontro con Stile Raro e i suoi patron Luca Cepollaro e Nicoletta Cappuccitti, è avvenuto circa due anni e mezzo fa, quando è iniziata una collaborazione volta non solo volta a esaltare un’eccellenza del Made in Italy con un menù studiato ad arte. Stile Raro infatti, insieme a Romeo cocktail bar a Verona, è l’unico ristorante ad aver affinato all’interno di una botticella utilizzata in precedenza per l’aceto un proprio cocktail.

“L’aceto è la massima espressione dell’acidità”, commenta lo chef di Stile Raro, Vincenzo Natale, “bisogna quindi lavorare con prodotti a tendenza dolce per bilanciarla.”

Non a caso, alla base della cucina tradizionale modenese, ci sono cibi con un’importante componente grassosa.

“Noi a menù proponiamo l’abbinamento con piatti anche a base di pesce”, continua Natale, “come lo storione bianco e il caviale Calvisius.”

Il menù ideato per la serata degustazione ha visto sfilare cinque portate –  dall’amuse bouche al dolce – espressamente create per valorizzare l’aceto. Ciascuno dei piatti è stato battezzato col nome di un santo, riconducibile al territorio o alla tradizione gastronomica. Così il San Felice dell’amuse bouche, si riferisce a San Felice a Cancello e alla sua mozzarella di bufala, mentre il San Gennaro deve il suo nome all’emulsione di Sangue di Giuda a condimento della tartare di bufala.

Ogni piatto è stato accompagnata dai cocktail di Amerigo Baldassarra. Nato nel mondo della moda, Baldassarra ha riconvertito la propria creatività nella mixology e in occasione della serata evento ha presentato grandi classici rivisitati con l’aggiunta di prodotti dell’acetaia, come il Vermouth o gli agrodolci alla frutta.

Questi ultimi,  nati dal cosiddetto agrodolce bianco, sono un mix di frutta in succo, aceto e mosto di vino che, non subendo cottura, rimane chiaro, preservando la componente zuccherina, e diventando così la base ideale per molti cocktail. Il Vermouth invece viene introdotto in casa Giusti nel 2018 per affinità con il mondo delle speziature tipico della palette odorosa dell’aceto. Ma ancor di più a legare questi due prodotti è la comune origine da un vino di base umile.

Oltre all’abbinamento con le singole portate, la successione dei cocktail è stata dettata da un crescendo di tenore alcolico: abbiamo iniziato  con una fresca tequila impreziosita da agrodolce di lampone, succo di lime e pompelmo e,  passando per il limoncello profumato alle foglie di basilico shakerate o il whiskey affumicato alla cannella, siamo arrivati fino al Negroni invecchiato 19 mesi in botte di aceto, passaggio che ha conferito non solo acidità ma anche screziature ossidative al cocktail.

Completiamo la serata con la degustazione di Giusti 100, stillato direttamente sulla mano: un prezioso elisir dolce e complesso, capace di concentrare in poche gocce l’emozione per un prodotto che affina nelle botti più antiche dell’acetaia, addirittura risalenti al 1600.

STILE RARO

Via del Redentore, 15

81100 Caserta

GIUSTI 1605

Strada delle Quattro Ville, 52

41123 Modena