Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri “Una Notte Stellata a Ferragosto!” con lo chef stellato Rocco De Santis

Rocco De Santis al Campanella Restaurant, dj set e atmosfera coinvolgente per una serata tra tradizione culinaria e innovazione

Un’esperienza gastronomica tutta da vivere nel giardino di Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri: il 15 agosto alle ore 20.30 Campanella Restaurant ospiterà lo chef stellato Rocco De Santis per una cena di Ferragosto tra musica e piatti raffinati, in un’atmosfera intima e al tempo stesso molto coinvolgente.

Un viaggio sensoriale, “Una Notte Stellata a Ferragosto”, dove la tradizione incontra l’innovazione culinaria con un menu esclusivo firmato interamente dallo chef del Rome Marriott Grand Hotel Flora, Rocco De Santis. Costo menu 160 euro bevande escluse. Info e prenotazioni: 081.8370044 – info@campanellacapri.it. 

Via Fuorlovado, 36 / Via Camerelle 49A, Capri. 

Il menù della serata: Seppia scottata e sedano in doppia consistenza, Compressione di polpo, pomodoro bruciato, scapece di zucchine e gel di teriyaki, Raviolo caprese con scarpariello, gamberi rossi, vongole e ricci di mare, Sandwich di triglia, melanzane all’isolana, gel di limone e ristretto all’acqua pazza, Ricotta e pera scomposta con gel di passion fruit.

Il Grechetto nell’evento che ne celebra il legame indissolubile con il centro Italia

Per tre giorni, dal 24 al 26 luglio, Civitella d’Agliano, nel cuore della Tuscia viterbese, si è trasformata nella capitale del Grechetto. La ventitreesima edizione di Nelle Terre del Grechetto, organizzata dal Comune di Civitella d’Agliano con la collaborazione della Pro Loco e di Carlo Zucchetti, l’Enogastronomo con il Cappello, ha celebrato uno dei vitigni bianchi più rappresentativi dell’Italia centrale attraverso degustazioni, incontri con i produttori e momenti di approfondimento dedicati alla sua storia e alla sua evoluzione.

Il suggestivo borgo medievale, terra di confine tra Lazio, Umbria e Toscana, ha offerto ancora una volta la cornice ideale per un viaggio tra vino, cultura e paesaggio. Le sue terrazze affacciate sulla Valle dei Calanchi e le antiche vie del centro storico hanno ospitato un itinerario enogastronomico con oltre cinquanta cantine, dove il pubblico ha potuto degustare le diverse interpretazioni del Grechetto grazie al servizio curato dalla FISAR.

Ci sono vitigni che conquistano al primo sorso e altri che chiedono tempo, attenzione e curiosità; il Grechetto appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Storicamente legato all’Umbria, dove trova la sua massima espressione, questo antico vitigno a bacca bianca si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama enologico italiano grazie a una personalità ben definita, fatta di equilibrio, struttura e sorprendente capacità evolutiva. Dietro il suo nome, che richiama suggestioni elleniche, si cela una storia profondamente radicata nei territori dell’Italia centrale, tra colline, suoli ricchi di minerali e una tradizione vitivinicola secolare.

Dal comprensorio di Orvieto alle campagne di Todi, fino alla Tuscia laziale e ad alcune zone della Toscana, il Grechetto racconta un’identità autentica, capace di coniugare freschezza, sapidità e quella caratteristica nota finale di mandorla che lo rende immediatamente riconoscibile. Un vitigno che oggi, grazie al lavoro di tanti produttori, continua a dimostrare una straordinaria versatilità, confermandosi tra i grandi bianchi del Centro Italia.

Uno dei momenti più interessanti della manifestazione è stata la degustazione tecnica riservata a giornalisti e produttori, ospitata presso il Salone della Cultura di Civitella d’Agliano. In assaggio ben 65 vini provenienti da Lazio, Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna, quest’ultima rappresentata dal Pignoletto, vitigno geneticamente imparentato con il Grechetto.

Il banco d’assaggio ha offerto una fotografia estremamente rappresentativa delle diverse espressioni territoriali del vitigno. Pur nelle inevitabili differenze dovute ai terroir e alle scelte produttive, è emerso un filo conduttore ben definito: vini caratterizzati da freschezza, struttura e una marcata identità territoriale. Al naso si sono alternati profumi di agrumi, pesca, mela e pera, accompagnati da fiori di campo, erbe aromatiche e interessanti sfumature minerali. Nei campioni più maturi sono affiorate eleganti note di idrocarburo, miele e frutta secca. Al palato il Grechetto ha confermato la sua cifra stilistica fatta di vivace sapidità, equilibrio e persistenza, con il tipico finale di mandorla che rappresenta una delle sue firme più riconoscibili.

Tra gli appuntamenti più significativi della manifestazione merita una menzione speciale la visita alla cantina Sergio Mottura, una delle aziende simbolo del Grechetto italiano e protagonista nella valorizzazione di questo vitigno. La visita ha permesso di conoscere più da vicino la filosofia produttiva della famiglia Mottura e di comprendere il lavoro svolto negli anni per esaltare le potenzialità di un’uva spesso sottovalutata.

Il momento più emozionante è stato senza dubbio la degustazione di alcune vecchie annate, una vera e propria dimostrazione del potenziale evolutivo del Grechetto. I vini hanno conservato una straordinaria freschezza e un’invidiabile integrità aromatica, sviluppando nel tempo complessi sentori di idrocarburo, miele, erbe officinali, pietra focaia e frutta secca, sostenuti da una trama sapida ancora viva e da una sorprendente eleganza. Un assaggio che ha confermato come il Grechetto, quando nasce da vigneti vocati e viene interpretato con sensibilità e rigore, possa affrontare il tempo con la stessa autorevolezza dei più grandi bianchi italiani. Nelle Terre del Grechetto si conferma così molto più di una semplice manifestazione dedicata al vino.

È un evento capace di raccontare un territorio attraverso il suo vitigno simbolo, mettendo in dialogo produttori, appassionati e professionisti del settore. Un’occasione preziosa per comprendere come il Grechetto stia vivendo una stagione di rinnovata consapevolezza, grazie a vini sempre più identitari e capaci di coniugare piacevolezza immediata, profondità e straordinarie prospettive di longevità.

Calici di Stelle 2026 a Sorrento brinda alla vita nella Vigna delle Sirene

Lunedì 10 agosto alle ore 19 si alzerà il sipario sulla serata Calici di Stelle organizzata da Cantine De Angelis in collaborazione con il Relais Regina Giovanna e andrà in scena un’esperienza sensoriale a tutto tondo tra natura, storia, artigianato e sapori d’eccellenza.

La serata inizierà con la suggestiva passeggiata al tramonto nella Vigna delle Sirene e la visita a una delle cisterne di epoca romana afferenti alla Villa di Pollio Felice.

L’anima dell’evento sarà invece il buffet all’aperto con cibo e vino a chilometro zero. Protagonisti la cucina del Ristorante Pane & Olio con i suoi angoli gastronomici espressione della tradizione territoriale e i vini di Cantine De Angelis: dalle DOP Penisola Sorrentina e Vesuvio, alle IGP Campania Bianco e Nero del Tasso sarà possibile degustare tutti i vini prodotti dall’unica Urban Winery di Sorrento, compresa l’anteprima di Kalliope 2023.

Ad allietare la serata ci saranno anche i gelati di Marco Casa e Ikigai, la gelateria di Monticchio due coni Gambero Rosso.

CALICI DI STELLE

L’evento Calici di Stelle è un format originale del Movimento Turismo del Vino, proposto ogni estate dalle cantine associate.

Il tema di quest’anno “Brinda alla Vita!” invita le cantine a raccontare il vino come espressione di cultura, territorio, convivialità e responsabilità. Non una lezione sul consumo, ma un invito a conoscere il vino, assaporarlo con tempo e curiosità e a vivere il piacere dello stare insieme prendendosi cura anche degli altri.

Ospiti della serata organizzata da Cantine De Angelis al Relais Regina Giovanna saranno artigiani e artisti locali che animeranno l’evento con le loro opere e creazioni.

E per chi vorrà esprimere i propri desideri nella notte di San Lorenzo, un angolo del giardino verrà riservato per l’osservazione delle stelle a occhio nudo.

Calici di Stelle 2026, una serata immersiva tra degustazioni enogastronomiche, arte, archeologia e osservazione astronomica nella notte di San Lorenzo.

L’evento gode del patrocinio di AIS Campania – Penisola Sorrentina e Capri.

Programma completo e Prevendite online: 🔗 www.cantinedeangelis.com/calici-di-stelle-sorrento

A Vico Equense il Bikini e il suo ristorante L’Atollo restano un punto fermo dell’accoglienza in Campania

Nell’ambito della seconda tappa di Praesentia. Gusto di Campania Divina – il format della Regione Campania ideato per promuovere il turismo attraverso patrimonio culturale, produzioni agroalimentari, ristorazione e identità locali- scopriamo un luogo che  conosciamo da sempre: Il Bikini, storico stabilimento balneare di Vico Equense, con annesso ristorante L’Atollo, una realtà imprenditoriale ben consolidata sul territorio. Nato nel 1952 per volontà di Franco Scarselli, quest’anno festeggia i suoi 75 anni di attività. L’Atollo invece vede i suoi natali nel 1983 e dallo scorso anno vanta come Executive chef Pasquale Rinaldo, nello stesso ruolo già al ristorante D’Amore di Capri.

“Rispetto alla cucina di Capri, rivolta a un pubblico di carattere più internazionale, a Vico Equense posso proporre una cucina identitaria basata sulla varietà degli ingredienti provenienti dai Monti Lattari, dal mare oltre alla grande quantità di erbe aromatiche”, ci racconta lo chef parlando della sua esperienza a L’Atollo.

È invece il patron Giorgio Scarselli, nipote di Franco, ad introdurci il suggestivo menù proposto per la cena degustazione. Intitolato Mare, brace e fumo, vuole essere la sintesi del territorio in cui ci troviamo “raccontato attraverso i suoi elementi essenziali: il mare, il fuoco della brace, il fumo, le erbe mediterranee e la tradizione della pizza di Vico Equense.”

Elementi ancestrali, ispirati dalla particolare conformazione del territorio vicano, felice connubio di mare e collina, cucina di tradizione marinara e contadina. A questo proposito riattivato, dopo quindici anni, lo storico forno del locale, la cui brace viene mantenuta sempre viva.  Da qui escono il pane bianco all’acqua di mare e la focaccia alle alghe, ma non solo. A tutto pasto viene servito Fiano Campania IGT Corridore bianco 2024 de I Favati, la cui nota materica e fumé ben si accompagna allo spirito della serata.

L’entrée è una conchiglia in condivisione, riempita di erbe di mare e di terra per un pinzimonio fuori dai canoni: foglie di cappero con il frutto, basilico, salicornia e foglia d’ostrica da intingere in una citronette a base di olio EVO DOP Penisola Sorrentina e limone di Sorrento.

Proseguiamo con la selezione di pescato servito crudo e affumicato con legno di mandorlo e timo limonato: una tartare che gioca con gli aromi del fumo e delle erbe aromatiche in un matrimonio dove la freschezza del mare si sposa con la terrosità delle erbette.

La mazzamma è il mix di pesci di scoglio alla base del piatto successivo. Arrostiti sotto le braci del forno, vengono poi sfumati con vino bianco e uniti a pomodorini datterini per la preparazione di un fondo di pesce in cui vengono cotti gli spaghettini spezzati, guarniti in uscita con una fettina di pesce crudo. Maggiorana fresca e basilico a profumare il piatto.

Chef Rinaldo si trova a suo agio con le erbe aromatiche: dietro la cucina ne ha circa una settantina che usa con disinvoltura, data la profonda conoscenza della materia ereditata dal padre, di professione vivaista.

La commistione terra e mare torna anche nel piatto successivo: il centrolofo cotto a vista su legna arsa.

Cernia di profondità, tipica del territorio, il centrolofo, pulito e squamato, viene adagiato su una foglia di limone e cotto su un piccolo fornello alimentato con la brace del forno a legna. Cottura tipica della Penisola Sorrentina, sfrutta l’aromaticità della foglia di limone per conferire una vena agrumata al piatto e impreziosirne i sentori affumicati. Il pesce viene poi servito su una salsa di alici di Cetara.

Originale e controtendenza il pre-dessert proposto: ziti cotti in estrazione a freddo di cipolla di Montoro sotto cenere. La cipolla intera viene lasciata sotto le ceneri calde del forno per oltre due ore, successivamente estratta a freddo e usata per cuocere gli ziti, conditi infine con pomodori secchi e parmigiano. Una genovese senza carne, che sfruttando la tendenza dolce della pasta e della cipolla, accompagna il palato al dessert, anch’esso giocato sul contrasto sapidità-dolcezza. Sale e salicornia è infatti una tartelletta di frolla, riempita con crema pasticcera aromatizzata al mandarino, lime e arancia e decorata con salicornia di mare e fior di sale.

Chiudiamo la cena con la piccola pasticceria territoriale: il pansquale, panettone estivo all’albicocca pellecchiella, la caprese, la frolla e la riccia. “Ci tengo a ringraziare il mio sous-chef Francesco Starace, con cui lavoro da sette anni”, conclude lo chef, “e tutta la squadra di cucina:  Marika Todisco, Pasquale Auricchio, Mattia Formisano, Luigi Grasso, Alessandro Quagliozzi e Sebastiano di Vuolo.”

La vera chiusura, però,  è l’ultimo sguardo dalla terrazza affacciata sul mare, sulla Penisola e sulla maestosità del Vesuvio – che da qui si mostra nel suo profilo sorrentino – a suggellare la ricchezza di un territorio ricco e variegato nella propria identità.

IL BIKINI E IL SUO RISTORANTE L’ATOLLO

Strada Statale 145 Sorrentina

Vico Equense (NA)

Il tour di “Praesentia. Gusto di Campania Divina” giunge a Castellammare di Stabia con una bellissima sorpresa

Per una volta, una sola volta, mettiamo da parte il discorso sull’enogastronomia e sull’agricoltura che verrà affrontato in un prossimo articolo. Restiamo ancorati al territorio di Castellammare di Stabia e alle tante bellezze tutte da scoprire grazie al tour di Praesentia. Gusto di Campania Divina organizzato dalla Regione Campania per valorizzare aree turistiche in via di espansione.

Sospesa tra l’azzurro del mare e il verde dei Monti Lattari, Castellammare di Stabia è una terra dal patrimonio storico, naturalistico e industriale unico in Italia. Antica terra d’elezione dei patrizi romani, l’allora Stabiae condivise il tragico destino di Pompei nell’eruzione  del 79 d.C. Oggi, le sue imponenti ville d’otium – Villa San Marco e Villa Arianna che, affacciate dalla collina di Varano svelano il volto più esclusivo e sfarzoso dell’Impero. Questo legame indissolubile con l’archeologia è custodito nel Museo “Libero D’Orsi”, ospitato nella splendida cornice della settecentesca Reggia di Quisisana, antica dimora estiva dei Borbone.

Nota storicamente come “Metropoli delle Acque” per le sue ben 28 sorgenti idrominerali, la città ha fra i suoi  simboli più eleganti la Cassa Armonica, gioiello Liberty nel cuore del lungomare. Castellammare è una delle città più importanti della marineria italiana: nel Cantiere Navale, fondato nel 1783 e ancora attivo, sono state progettate, costruite e varate le navi più iconiche del Paese, prima tra tutte la nave scuola Amerigo Vespucci, nel 1931.

Immersa in un monumentale parco secolare alle pendici del Monte Faito, la Reggia di Quisisana è una delle  dimore reali più antiche e affascinanti della Campania. Il suo stesso nome ne svela la vocazione originaria: un luogo eletto “qui si sana”, scelto fin dal Trecento dai sovrani d’Angiò e d’Aragona per la salubrità dell’aria, la  ricchezza delle sorgenti e la vista panoramica sul Golfo di Napoli. Il complesso ha vissuto il suo massimo splendore nel Settecento durante il regno dei Borbone. Fu Re Carlo III a trasformarlo in una sontuosa reggia barocca, vera e propria oasi di caccia e villeggiatura estiva della corte,  circondata da splendidi giardini all’italiana con fontane e terrazze panoramiche.

Dopo un attento restauro, la Reggia è tornata al centro della vita culturale internazionale. Al terzo piano ospita il nuovo Museo Civico comunale che completa idealmente il racconto storico della città. Con il Museo “Libero  D’Orsi” celebra i fasti archeologici dell’epoca romana, il Museo Civico è uno spazio espositivo 4.0, digitale e  interattivo, progettato per narrare l’identità profonda e la storia contemporanea del territorio stabiese. Organizzato attorno ai quattro elementi naturali: acqua, terra, aria e fuoco, il percorso multimediale offre un’esperienza immersiva unica.

Raccontare il patrimonio artistico e museale italiano significa raccontare la storia del territorio, fatta di bellezza inestimabile ambita nelle scelte turistiche di molti Paesi nel mondo. Le tradizioni locali, anche povere che rappresentano un passato sociale denso di sofferenza e di voglia di riscatto, arricchiscono il cuore di emozioni forti. Immaginare l’arte dell’arrangiarsi, la resistenza di un popolo e la crescita radicata in un tessuto comune serve da monito alle future generazioni in un mondo troppo veloce e poco concreto.

L’estate flegrea si accende di perlage: al Nabilah di Bacoli torna “Te le do io le bollicine” per un’edizione da record

Il tramonto che si tuffa nel mare di Bacoli, il suono dei calici che si incontrano e l’atmosfera vibrante del beach club più esclusivo del litorale: lunedì 20 luglio 2026, a partire dalle 19.30, il Nabilah torna a essere il palcoscenico di “Te le do io le bollicine”. Giunta alla sua XVI edizione, la kermesse firmata dall’AIS Napoli celebra la chiusura dell’anno sociale in un crescendo di stile, gusto e convivialità.

Torniamo al Nabilah per la sedicesima edizione di Te le do io le bollicine, ma stavolta lo facciamo con la commozione di vivere questo evento senza la presenza di Luca Iannuzzi. Ma Luca mancherà solo fisicamente perché sarà sempre con noi e tra noi, e a lui vogliamo dedicare questo momento di gioia e di condivisione, che conclude le attività della delegazione AIS Napoli celebrando, in questo bellissimo contesto, la consegna dei diplomi dei neo sommelier AIS e degli champagne specialist che hanno concluso il loro percorso di formazione, dichiara Tommaso Luongo, presidente AIS Campania.

Il percorso degustazione di quest’anno è un’esperienza immersiva che rifugge l’ordinario, strutturato per offrire un itinerario gastronomico che vede protagoniste le firme più prestigiose del panorama campano. L’esperienza inizia con l’energia di un aperitivo d’autore per poi addentrarsi in un viaggio tra sapori e profumi d’eccellenza. La prima parte del percorso è un inno alla raffinatezza: dalle visioni gourmet alle suggestioni stellate e mediterranee, fino all’eleganza della cucina fusion e internazionale. La maestria flegrea e la tradizione partenopea si nobilitano attraverso sapori autentici, mentre l’arte della pizza e la qualità dei prodotti caseari d’eccellenza completano l’offerta.

Il racconto prosegue attraverso un vero e proprio “salotto del gusto”, dove la tradizione convive con l’internazionalità e la freschezza dei prodotti della terra. L’esplorazione culinaria spazia dalle ricercate proposte di mare alle carni più pregiate, abbracciando realtà uniche per sapore e stile. Ogni assaggio è accuratamente studiato dai sommelier per esaltare le oltre 100 etichette di spumanti e champagne in degustazione.

Il percorso si arricchisce con l’eccellenza dell’arte bianca dei maestri panificatori, per poi concludersi in pura dolcezza. Un’area dedicata vedrà all’opera maestri pasticceri e specialisti del cake design, offrendo un finale degno dei grandi eventi internazionali. Il cuore della serata resta la vocazione educativa dell’AIS Napoli: i sommelier della delegazione partenopea guideranno gli ospiti alla scoperta del pairing perfetto, trasformando ogni calice in un racconto. La serata sarà anche l’occasione per celebrare i nuovi professionisti del settore con la consegna dei diplomi per i corsi Sommelier e per il primo corso Champagne Specialist.

Il tutto sarà avvolto da una cornice lifestyle d’eccezione: ad accompagnare il pubblico fino a notte fonda, oltre alle selezioni del DJ resident Coscia, ci sarà l’energia del gruppo Malanotte, tra musica, performance e sorprese.

TE LE DO IO LE BOLLICINE – Elenco partecipanti

RISTORANTI E LOCALI

1. NABILAH 2. VILLA RAIANO EVENTI 3. WHITE CHILL OUT LUNGOMARE 4. LIV EVENTI 5. APERIMOZZ EVENTI 6. AIS 7. CARACOL 8. BERTIE’S BISTROT 9. EGO SUSHI 10. ESSENCIA 11. KONHOA 12. REIWA SUSHI 13. CARGO in collaborazione con Ristorante IL RICCIO 14. FUCINA FLEGREA 15. AGUGLIA 16. CARNOSO DIVINO 17. A CASA VOST 18. CAM CAFE in collaborazione con GUTE RESTAURANT 19. EUFORIA 14 20. VEGA RESTAURANT 21. CORBISIERO 22. BRACERIA CARBONE’ 23. AMARCORD 24. DOGANA GOLOSA 25. LA CUCINA DI VENERE 26. LE DUE TORRI AGRISTOR 27. MAGMA BISTROT 28. NUNU TRATTORIA MODERNA 29. ‘O CUZZETIELLO NAPOLETANO 30. SFIZI NAPOLETANI 31. IL CANNOLARO SICILIANO PIZZERIE 32. KUMA 65 33. IMPASTO VIVO PASTICCERIE, CAKE DESIGN E PASTRY CHEF 34. KOLIBRI PASTICCERIA 35. DAVIDE BOTTI – Pastry Chef 36. VELIOL – Cake Design Pasticceria 37. CIRO MAIORANO – Pastry Chef 38. NAPOLITANO PASTICCERIA CASEIFICI, SALUMI E SPECIALITA GASTRONOMICHE 39. CASEIFICIO FRANZESE 40. CASEIFICIO S. PIETRO E PAOLO 41. LA CAVALLARA e MALAFRONTE – Panifici BIRRE 42. KBIRR 43. BALADIN 44. BIRRA SALENTO 45. SERROCROCE 46. INCANTO AZIENDE VITIVINICOLE, CANTINE E BOLLICINE 47. PROPOSTA VINI / TENUTA DEL MERIGGIO 48. TENUTA ULISSE / TENUTA MIRABELLA 49. CANTINA SALOPACA 50. CANTINA BERTIOLO 51. CANTINA GUALTIERI 52. MASTRO BERARDINO / FOSS MARAI 53. MASSERIA PICCIRILLO / LA MURA 54. BARBATO / VITIS AURUNCA 55. REVI TRENTO DOC 56. STOCCO 57. MOSCONE 58. JOSETTA SAFFIRIO 59. REGUTA WINE 60. VILLA RAIANO 61. FONTANAVECCHIA 62. LES CRETES 63. FERRARI F.LLI LUNELLI 64. CASASETARO 65. FERGHETTINA 66. CONTE LURENA 67. BRAIDA DI G. BOLOGNA 68. CANTINE DEL MARE 69. FRANZ HAAS 70. CA’ DEL BOSCO 71. CUZZIOL GRANDIVINI 72. MONSUPELLO 73. LA SIBILLA 74. SALVATORE MARTUSCIELLO DISTRIBUZIONE, BEVERAGE E SERVIZI 75. MOSCARELLA WINE MERCHANDS distribuzione 76. INWINE DISTRIBUZIONE 77. UGO UMD MEZCALERIA BISTROT 78. WHALE acque 79. ZESPRI – Kiwi ALTRI PARTECIPANTI 80. DOMINIO IBERICO 81. CARNOSO DIVINO

    Il Cilento conquista l’Ambasciatore del Messico: tra grandi vini, cucina d’autore e patrimonio mediterraneo

    Dal vino alla cucina d’autore, dall’archeologia al mare: il viaggio di Sua Eccellenza Genaro Fausto Lozano Valencia tra le specialità di un territorio che si candida a protagonista del Mediterraneo contemporaneo.

    Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati, ma chiedono di essere compresi. Terre che si rivelano con discrezione, concedendo la propria anima soltanto a chi sappia rallentare il passo e ascoltarne il respiro più autentico. Il Cilento appartiene a questa rara geografia dello spirito: epicentro del sapere magnogreco, scrigno di biodiversità e custode di una civiltà mediterranea che continua a esprimersi attraverso il paesaggio, il vino, la cucina e l’ospitalità.

    È proprio in questo scenario che si è svolta la visita di Sua Eccellenza Genaro Fausto Lozano Valencia, Ambasciatore del Messico in Italia, protagonista di un itinerario che ha travalicato il significato della semplice visita istituzionale per trasformarsi in un autentico viaggio culturale e sensoriale. Accademico, politologo e diplomatico di riconosciuto prestigio internazionale, Lozano Valencia ha scelto il Cilento per un pellegrinaggio laico nel cuore della civiltà mediterranea, nel segno di quei 152 anni di relazioni diplomatiche che legano Italia e Messico e che oggi trovano nuova linfa attraverso la cultura del gusto.

    A ideare e coordinare il Grand Tour è stato Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico, divulgatore del vino e fondatore dell’associazione Identità Mediterranea, da anni impegnato nella promozione delle eccellenze agroalimentari del Mezzogiorno e nella costruzione di relazioni culturali internazionali attraverso il linguaggio universale del gusto. È stata proprio la sua visione a riunire produttori, ristoratori, artigiani e istituzioni in un percorso capace di raccontare il Cilento nella sua dimensione più autentica.

    La visita, fortemente voluta dallo stesso Ambasciatore, assume anche un valore simbolico nel solco dei 152 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Messico, trasformando il patrimonio enogastronomico in uno strumento di dialogo tra due culture accomunate da profonde tradizioni agricole e gastronomiche.

    Il viaggio è iniziato a Salerno con una sosta al Giagiù di Ciro Pecoraro, nell’ex Sala Varese, dove l’Ambasciatore ha apprezzato una raffinata interpretazione della pizza napoletana in doppia cottura e una caprese con mozzarella di bufala campana, alimento per il quale ha confessato una particolare predilezione.

    Da qui il percorso si è spostato nel cuore del Cilento vitivinicolo, dove il vino è diventato il filo conduttore di un racconto fatto di paesaggi, persone e identità.

    Alla cantina Paola De Conciliis, la degustazione si è trasformata in un vero viaggio nella cultura del territorio. Da oltre trent’anni l’azienda rappresenta uno dei punti di riferimento dell’enologia campana, contribuendo in maniera determinante alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e alla definizione di una moderna identità del vino cilentano. Paola De Conciliis ha accompagnato personalmente l’Ambasciatore attraverso una degustazione che è stata anche una lezione di territorio, illustrando una filosofia produttiva fondata sul rispetto della biodiversità, sulla sostenibilità e sulla capacità di interpretare con autenticità il terroir cilentano.

    Nei calici il Selim, Spumante Brut da metodo Charmat, composto al 10% da uve Fiano e poi da Aglianico vinificato in bianco, il Fiano Donnaluna Cilento Doc e quindi Il Fiano Antece Igt Cilento, vinificato in anfore di terracotta; a seguire il vitigno Aglianicone con il Misterioso Rosato e il Misterioso Rosso (entrambi IGP Paestum) e infine l’Aglianico Naima Doc Cilento. Ciascuno espressione profonda di una diversa sfumatura del Cilento. Tra tutti, è stato proprio il Donnaluna a conquistare definitivamente il gusto dell’illustre ospite, distinguendosi per eleganza, equilibrio e straordinaria personalità.

    Nel borgo medievale di Giungano, l’Ambasciatore è stato accolto da Pietro Manganelli nella storica pizzeria La Panoramica, custode dell’antica pizza cilentana. Tra i forni accesi e la veracità della cucina rurale, è andato in scena un autentico omaggio alla gastronomia del territorio.

    La serata, coordinata da Gaetano Cataldo con Christian Cutino e Giovanni Molinari (Campania da Vivere), ha riunito illustri ospiti, tra cui l’onorevole Alfonso Pecoraro Scanio e il giornalista e assaggiatore di salumi Marco Contursi, che ha omaggiato i presenti con vini della sua cantina personale tra cui un apprezzato Nerello Mascalese.

    Il Cilento si è raccontato in tavola attraverso un percorso di eccellenze: Pizza cilentana al metro con pomodoro cotto e cacioricotta di capra, Fiori di zucca ripieni e ciambotta tradizionali, Patate fresche fritte e caponata di verdure, Parmigiana di melanzane e polpette al sugo, Pezzente alla brace e selezione di formaggi caprini

    Tra i momenti più significativi dell’intero Grand Tour si colloca la visita a San Salvatore 1988, realtà fondata da Peppino Pagano e oggi considerata una delle aziende simbolo dell’enologia del Mezzogiorno. Più che una cantina, San Salvatore è un modello di agricoltura contemporanea nel quale vigneti, allevamento bufalino, sostenibilità ambientale e innovazione convivono armoniosamente. Guidando l’Ambasciatore tra la bottaia, i filari e gli impianti alimentati da biogas e pannelli fotovoltaici, Pagano ha illustrato una filosofia imprenditoriale nella quale il rispetto della natura rappresenta il principio ispiratore di ogni scelta produttiva.

    Una visione che trova la propria sintesi nell’antico ideale greco della kalokagathìa (kalokagathía), termine che unisce kalós (bello) e agathós (buono), esprimendo l’aspirazione all’armonia tra etica, bellezza e virtù. Un concetto che Pagano sente profondamente affine alla propria idea di impresa agricola: produrre qualità significa prima di tutto coltivare il bene, custodire il paesaggio, rispettare gli animali e lasciare alle future generazioni un territorio migliore di quello ricevuto.

    Particolarmente emozionante è stato l’incontro con le giovani bufale, allevate secondo rigorosi criteri di benessere animale, che Sua Eccellenza ha voluto accarezzare e osservare da vicino, rinnovando l’entusiasmo già manifestato per la mozzarella di bufala campana. La degustazione dei rosati Gioì (Spumante Brut Rosé Metodo Classico) e Vetere 2024 IGP Paestum Rosato, entrambi da Aglianico, ha confermato l’eleganza stilistica della produzione aziendale, con il Vetere che ha raccolto il maggiore apprezzamento dell’Ambasciatore. A impreziosire ulteriormente il racconto è stato il legame tra Peppino Pagano e Gillo Dorfles, le cui opere impreziosiscono le etichette aziendali, suggellando il dialogo tra arte contemporanea e cultura del vino che caratterizza l’identità di San Salvatore 1988.

    La cucina ha rappresentato un ulteriore strumento di dialogo interculturale

    Lo chef Alessandro Feo ha proposto una cucina contemporanea capace di unire Mediterraneo e Oriente, con piatti come i buñuelos al pomodoro e il celebre “Risotto tra Osaka e Casal Velino”, nel quale la colatura di alici di menaica incontra l’alga kombu in un equilibrio di grande eleganza, rendendo omaggio tanto alle radici messicane dell’ospite quanto alla creatività della cucina italiana.

    Più legata alla tradizione marinara è stata invece la proposta di Pasquale Tarallo, al ristorante Paisà, con gamberi rossi alla griglia, tortino di patate e alici e gli immancabili paccheri al ragù di tonno con cacioricotta, autentica espressione della gastronomia cilentana.

    Il racconto delle eccellenze territoriali è proseguito al Caseificio Barlotti, dove Raffaele Barlotti ha illustrato la qualità delle produzioni bufaline e il valore della filiera corta, mentre presso Acqua Pazza, Gennaro Castiello ha accompagnato l’Ambasciatore alla scoperta dell’antico e paziente processo produttivo della colatura di alici di menaica, autentico patrimonio gastronomico del Cilento, capace di trasformare un sapere secolare in uno dei condimenti più preziosi della cucina mediterranea.

    Accanto al gusto, spazio anche alla storia

    La visita al Parco Archeologico di Paestum ha restituito all’ospite tutta la forza evocativa della Magna Grecia, ricordando come il Cilento sia non soltanto terra di eccellenze gastronomiche, ma anche una delle culle della civiltà mediterranea.

    Il Grand Tour si è concluso dal mare con una navigazione da Baia Trentova a Punta Licosa guidata da Giorgio Vergona, skipper e produttore vitivinicolo, offrendo una prospettiva privilegiata su una delle coste più affascinanti d’Italia. Tra acque cristalline, promontori e macchia mediterranea, il paesaggio ha completato un’esperienza che ha saputo raccontare il territorio attraverso tutti i sensi.

    Questo intenso fine settimana non rappresenta soltanto il racconto di una visita diplomatica, ma diviene metafora di un territorio che attraverso il vino, la cucina, l’agricoltura, il patrimonio archeologico e il paesaggio continua a costruire relazioni internazionali fondate sulla cultura e sulla bellezza.

    Pozzuoli protagonista del gusto: la Live Cooking Experience al White Chill Out Lungomare celebra l’eccellenza tra cucina, mare e grandi collaborazioni

    Una serata esclusiva tra alta gastronomia, cooking experience e valorizzazione del territorio con chef, aziende e professionisti dei Campi Flegrei. Il fascino del mare, l’eleganza degli eventi e la ricerca gastronomica sono stati i protagonisti della Live Cooking Experience andata in scena il 17 giugno al White Chill Out Lungomare Pozzuoli.

    Come parlare di gusto e territorio grazia alla sinergia tra gli attori del panorama enogastronomico puteolano, con banchi dedicati alle ostriche e mitili nostrani, cocktail esclusivi curati dai bartender del momento e piccoli morsi alla brace o fritti sempre a base del miglior pescato locale.

    Una serata riservata alla stampa e agli ospiti selezionati che ha raccontato una nuova idea di ospitalità: un’esperienza capace di unire cucina, atmosfera e cura dei dettagli, valorizzando le eccellenze del territorio attraverso un percorso sensoriale completo. Nel menu hanno trovato spazio il Roll bun crostacei, il Baccalà fritto con pomodoro datterino e Parmigiano 24 mesi, il Fish & Chips di tonno, i Tagliolini al battuto di gamberi, burro e limone e lo Zito con pescato del giorno e datterini, fino al dessert Plateau Dolce Vita.

    “Il White Chill Out Lungomare nasce con l’idea di creare momenti che restano nel tempo – racconta Nicola Scarmadella, proprietario del White Chill Out Lungomare –. La Live Cooking Experience è stata la dimostrazione di quanto sia importante fare rete con professionisti e realtà che condividono la stessa attenzione per qualità, bellezza e accoglienza. Vogliamo continuare a raccontare Pozzuoli attraverso eventi capaci di unire il territorio alle eccellenze che lo rappresentano.”

    La serata ha visto anche protagonista il mondo del vino grazie agli abbinamenti curati dal Sommelier Guido Del Vecchio, con le etichette di Cantine Palazzo Marchesale, Carputo Vini e Cantine Federiciane, selezionate per accompagnare ogni portata e valorizzare il percorso gastronomico. Fondamentale il contributo delle realtà legate al mare e alla qualità delle materie prime: Pastai Cacciapuoti, Ittica Albi e Ittica D’Isanto Pozzuoli hanno supportato la valorizzazione del pescato, mentre Magno Food, MARR Home, Legami D’Amore hanno contribuito alla riuscita dell’organizzazione e alla cura dei dettagli.

    L’esperienza è stata completata dalla proposta sushi dello Chef Romerson Cohelo che ha portato in tavola l’eleganza della tradizione giapponese, e dai Signature Cocktails di Luigi Scarmella Bartender, insieme alla selezione di Caffè Kremoso per il finale dedicato agli ospiti.

    La Live Cooking Experience conferma il ruolo del White Chill Out Lungomare Pozzuoli come luogo di riferimento per eventi, lifestyle e alta cucina nei Campi Flegrei, dove il mare diventa la cornice naturale di esperienze uniche.

    Il Capodanno del Mugnaio compie 10 anni: la celebrazione del territorio e della filiera agricola di Mulino Caputo

    Mulino Caputo valorizza la filiera del grano dal 1924, ed è proprio per celebrare questo impegno che, dieci anni fa, è nato il Capodanno del Mugnaio: una ricorrenza che trasforma il momento della trebbiatura in una vera e propria festa contadina.

    Il 6 luglio si rinnova, dunque, il rito che celebra il valore del ‘buono e del bello’, nato dal profondo rispetto per la natura e per la cultura contadina. Come da tradizione, in occasione del Capodanno, il Mulino apre le porte a una riflessione sul valore del chicco di grano: dalla selezione delle sementi alla macinazione lenta che ne preserva le caratteristiche organolettiche. Ogni sacco di farina Caputo rappresenta il compimento di questo “nuovo anno” che inizia con la mietitura.

    Il Capodanno del Mugnaio è per noi il momento in cui la terra ci restituisce il frutto di un anno di lavoro” dichiara Antimo Caputo “Festeggiarlo è  il nostro modo di ringraziare la filiera, dal campo al forno e di rinnovare il patto di fiducia tra Mulino Caputo e gli agricoltori.”

    Le celebrazioni si terranno presso l’azienda agricola di Francesco D’Amore; il momento culminante sarà la trebbiatura, accompagnata da dimostrazioni di antichi mestieri e momenti di condivisione che vedranno protagonisti produttori, pizzaioli, chef, pasticceri e appassionati. Attualmente il Mulino conta su una rete di circa 3.000 ettari, distribuiti tra Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Molise, in grado di garantire una collaborazione virtuosa basata sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle specificità territoriali.

    Per noi il grano non è solo una preziosa materia prima, ma è ricerca e identità” aggiunge Caputo “Grazie anche alla preziosa collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinato dal professor Mauro Mori, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee, che da sempre sostiene la nostra attività di ricerca, abbiamo intrapreso un percorso fondamentale verso coltivazioni biologiche e sempre più sostenibili.”

    Mulino Caputo guarda al futuro con la consapevolezza di chi ha saputo trasformare una tradizione in un modello di innovazione agricola, mantenendo sempre al centro il rispetto per la terra. 

    Toscana, il racconto delle “2 sponde d’Arno”

    Presso L’Osteria Cantagallo di Capraia e Limite (FI) è stata presentata alla stampa e alle autorità locali la nuova associazione di produttori “2 Sponde d’Arno“.

    In passato era un’area che faceva parte del rinomato Consorzio Chianti Putto. Le due sponde dell’Arno uniscono questo gruppo di produttori per dare impulso, valorizzare e far conoscere questo incantevole lembo di Toscana, territori profondamente legati da un’antica tradizione vitivinicola. Un gruppo di amici, coesi e uniti negli intenti,  pronti a sostenersi ed aiutarsi a vicenda con il comune denominatore di produrre vini di qualità. 

    Un’area vocata per la produzione di vino che affonda le sue radici ai tempi degli Etruschi, il vino che beveva a tavola anche la famiglia dei Medici, coloro che hanno contribuito alla sua fama. Già nel 1716, con il Bando emanato da Cosimo III de’ Medici, vennero individuate e tutelate alcune delle zone più vocate alla produzione di vino in Toscana, tra cui territori lambiti dall’Arno, Carmignano, Chianti, Pomino e Valdarno di Sopra.

    Un territorio noto e conosciuto,  che meriterebbe una maggiore valorizzazione, anche tramite la strada giusta dell’associazionismo.

    Le aziende che fanno parte del progetto “2 Sponde d’Arno” sono: Canneta I Mori di Lastra a Signa, Fattoria Castellina di Capraia e Limite, Fattoria di Piazzano di Empoli, Fattoria Sammontana di Montelupo Fiorentino, Impresa Agricola Colle Paradiso di Limite sull’Arno, Petrognano di Montelupo Fiorentino, Podere La Botta di Limite sull’Arno, Tenuta Cantagallo di Capraia e Limite, Tenuta San Vito di Montelupo Fiorentino e Caffè Negro di Limite sull’Arno. I comuni di produzione ricadono nelle denominazioni Chianti,  Chianti Montalbano e Chianti Colli Fiorentini,  tuttavia si producono anche altri vini sia bianchi,  rosati e rossi con la denominazione Toscana Igt.

    Un pranzo servito con prodotti dei vari comuni e piatti territoriali accompagnato da tutta la gamma dei loro vini, disponibili in un unico grande tavolo ha anticipato la degustazione ai tavoli di assaggio.

    Ecco alcune brevi nozioni delle aziende ed almeno 1 vino selezionato

    Canneta – I Mori si trovano a Lastra a Signa, si estendono su una superficie di 120 ettari  di cui 50 sono vitati e 15 occupati da oliveti. Di proprietà della famiglia Giannelli. Il vino che ho apprezzato di più è: Chianti Riserva I Mori 2021.

    Fattoria di Castellina posta a pochi km da Firenze alle pendici del Monte Albano, la superficie complessiva è di 110 ettari di cui 10 di vigneto e 30 di oliveti.  Di proprietà della famiglia Montomoli, oggi alla Guida ci sono Eleonora e Francesco.  Il vino che mi ha colpito di più è:  Chianti Montalbano Riserva 2020.

    Fattoria di Piazzano è immersa nella campagna attorno ad Empoli sulla sommità di una collina. La famiglia Bettarini coltiva la vite dal 1948. Giunta alla terza generazione con 34 ettari di vigneto.  Il vino che ho apprezzato di più è:  Chianti Riserva Piazzano 2021.

    Fattoria Sammontana di Montelupo Fiorentino, già appartenuta alla famiglia Medici, i vigneti su cui affondano le radici di varietà autoctone ed internazionali e condotte in biologico sono 13.  Il vino che mi è piaciuto di più è: Chianti Superiore Sanfirenze 2022.

    Colle Paradiso Impresa Agricola si trova nel Comune di Capraia e Limite sulla riva destra del fiume, i vigneti occupano una superficie di 14 ettari sui complessivi 32. Di proprietà delle famiglie Chiarugi e Priori. La cantina è stata recentemente ristrutturata. Il vino a me più gradito: Chianti Riserva 2021.

    Fattoria Petrognano posta nel Comune di Montelupo Fiorentino,  si estende su una superficie di circa 85 ettari, di cui 25 sono vitati. Di proprietà della famiglia Pellegrini,  oggi al timone ci sono Emanuele Pellegrini e Monica Rossetti. Dal 2017 sono certificati biologici. Il vino che maggiormente mi ha colpito: Meme Chianti Superiore 2024.

    La Botta a Limite e Capraia produce vini biologici da vitigni autoctoni in una superficie di 3 ettari. Di proprietà della  famiglia Bartolini, oggi gestita da Andrea e Mauro Pagnini.   Il vino maggiormente apprezzato è: Crono 62 Orange ottenuto da Trebbiano.

    Tenuta Cantagallo di Capraia e Limite, l’azienda che ci ha ospitato vanta 200 ettari, di cui 30 sono dedicati alla vite. Dal 1970 è di proprietà della famiglia Pierazzuoli. Il vino che ho apprezzato di più è: Chianti Montalbano Riserva Il Fondatore 2020.

    Tenuta San Vito di Montelupo Fiorentino vanta 30 ettari di vigneto in una superficie totale di 130. Al timone dell’azienda c’è Neri Gazzulli  nipote del fondatore Roberto Drighi. Fondata nel 1960 e dal 1985 è biologica.Il vino da me molto apprezzato: Madiere Chianti Colli Fiorentini Riserva 2021. 

    Caffè Negro è una torrefazione di caffè di Limite sull’Arno. Da 70 anni vengono accuratamente selezionate le miscele. Fondata dai fratelli Negro che ancora oggi porta il loro nome.