L’estate flegrea si accende di perlage: al Nabilah di Bacoli torna “Te le do io le bollicine” per un’edizione da record

Il tramonto che si tuffa nel mare di Bacoli, il suono dei calici che si incontrano e l’atmosfera vibrante del beach club più esclusivo del litorale: lunedì 20 luglio 2026, a partire dalle 19.30, il Nabilah torna a essere il palcoscenico di “Te le do io le bollicine”. Giunta alla sua XVI edizione, la kermesse firmata dall’AIS Napoli celebra la chiusura dell’anno sociale in un crescendo di stile, gusto e convivialità.

Torniamo al Nabilah per la sedicesima edizione di Te le do io le bollicine, ma stavolta lo facciamo con la commozione di vivere questo evento senza la presenza di Luca Iannuzzi. Ma Luca mancherà solo fisicamente perché sarà sempre con noi e tra noi, e a lui vogliamo dedicare questo momento di gioia e di condivisione, che conclude le attività della delegazione AIS Napoli celebrando, in questo bellissimo contesto, la consegna dei diplomi dei neo sommelier AIS e degli champagne specialist che hanno concluso il loro percorso di formazione, dichiara Tommaso Luongo, presidente AIS Campania.

Il percorso degustazione di quest’anno è un’esperienza immersiva che rifugge l’ordinario, strutturato per offrire un itinerario gastronomico che vede protagoniste le firme più prestigiose del panorama campano. L’esperienza inizia con l’energia di un aperitivo d’autore per poi addentrarsi in un viaggio tra sapori e profumi d’eccellenza. La prima parte del percorso è un inno alla raffinatezza: dalle visioni gourmet alle suggestioni stellate e mediterranee, fino all’eleganza della cucina fusion e internazionale. La maestria flegrea e la tradizione partenopea si nobilitano attraverso sapori autentici, mentre l’arte della pizza e la qualità dei prodotti caseari d’eccellenza completano l’offerta.

Il racconto prosegue attraverso un vero e proprio “salotto del gusto”, dove la tradizione convive con l’internazionalità e la freschezza dei prodotti della terra. L’esplorazione culinaria spazia dalle ricercate proposte di mare alle carni più pregiate, abbracciando realtà uniche per sapore e stile. Ogni assaggio è accuratamente studiato dai sommelier per esaltare le oltre 100 etichette di spumanti e champagne in degustazione.

Il percorso si arricchisce con l’eccellenza dell’arte bianca dei maestri panificatori, per poi concludersi in pura dolcezza. Un’area dedicata vedrà all’opera maestri pasticceri e specialisti del cake design, offrendo un finale degno dei grandi eventi internazionali. Il cuore della serata resta la vocazione educativa dell’AIS Napoli: i sommelier della delegazione partenopea guideranno gli ospiti alla scoperta del pairing perfetto, trasformando ogni calice in un racconto. La serata sarà anche l’occasione per celebrare i nuovi professionisti del settore con la consegna dei diplomi per i corsi Sommelier e per il primo corso Champagne Specialist.

Il tutto sarà avvolto da una cornice lifestyle d’eccezione: ad accompagnare il pubblico fino a notte fonda, oltre alle selezioni del DJ resident Coscia, ci sarà l’energia del gruppo Malanotte, tra musica, performance e sorprese.

TE LE DO IO LE BOLLICINE – Elenco partecipanti

RISTORANTI E LOCALI

1. NABILAH 2. VILLA RAIANO EVENTI 3. WHITE CHILL OUT LUNGOMARE 4. LIV EVENTI 5. APERIMOZZ EVENTI 6. AIS 7. CARACOL 8. BERTIE’S BISTROT 9. EGO SUSHI 10. ESSENCIA 11. KONHOA 12. REIWA SUSHI 13. CARGO in collaborazione con Ristorante IL RICCIO 14. FUCINA FLEGREA 15. AGUGLIA 16. CARNOSO DIVINO 17. A CASA VOST 18. CAM CAFE in collaborazione con GUTE RESTAURANT 19. EUFORIA 14 20. VEGA RESTAURANT 21. CORBISIERO 22. BRACERIA CARBONE’ 23. AMARCORD 24. DOGANA GOLOSA 25. LA CUCINA DI VENERE 26. LE DUE TORRI AGRISTOR 27. MAGMA BISTROT 28. NUNU TRATTORIA MODERNA 29. ‘O CUZZETIELLO NAPOLETANO 30. SFIZI NAPOLETANI 31. IL CANNOLARO SICILIANO PIZZERIE 32. KUMA 65 33. IMPASTO VIVO PASTICCERIE, CAKE DESIGN E PASTRY CHEF 34. KOLIBRI PASTICCERIA 35. DAVIDE BOTTI – Pastry Chef 36. VELIOL – Cake Design Pasticceria 37. CIRO MAIORANO – Pastry Chef 38. NAPOLITANO PASTICCERIA CASEIFICI, SALUMI E SPECIALITA GASTRONOMICHE 39. CASEIFICIO FRANZESE 40. CASEIFICIO S. PIETRO E PAOLO 41. LA CAVALLARA e MALAFRONTE – Panifici BIRRE 42. KBIRR 43. BALADIN 44. BIRRA SALENTO 45. SERROCROCE 46. INCANTO AZIENDE VITIVINICOLE, CANTINE E BOLLICINE 47. PROPOSTA VINI / TENUTA DEL MERIGGIO 48. TENUTA ULISSE / TENUTA MIRABELLA 49. CANTINA SALOPACA 50. CANTINA BERTIOLO 51. CANTINA GUALTIERI 52. MASTRO BERARDINO / FOSS MARAI 53. MASSERIA PICCIRILLO / LA MURA 54. BARBATO / VITIS AURUNCA 55. REVI TRENTO DOC 56. STOCCO 57. MOSCONE 58. JOSETTA SAFFIRIO 59. REGUTA WINE 60. VILLA RAIANO 61. FONTANAVECCHIA 62. LES CRETES 63. FERRARI F.LLI LUNELLI 64. CASASETARO 65. FERGHETTINA 66. CONTE LURENA 67. BRAIDA DI G. BOLOGNA 68. CANTINE DEL MARE 69. FRANZ HAAS 70. CA’ DEL BOSCO 71. CUZZIOL GRANDIVINI 72. MONSUPELLO 73. LA SIBILLA 74. SALVATORE MARTUSCIELLO DISTRIBUZIONE, BEVERAGE E SERVIZI 75. MOSCARELLA WINE MERCHANDS distribuzione 76. INWINE DISTRIBUZIONE 77. UGO UMD MEZCALERIA BISTROT 78. WHALE acque 79. ZESPRI – Kiwi ALTRI PARTECIPANTI 80. DOMINIO IBERICO 81. CARNOSO DIVINO

    Il Cilento conquista l’Ambasciatore del Messico: tra grandi vini, cucina d’autore e patrimonio mediterraneo

    Dal vino alla cucina d’autore, dall’archeologia al mare: il viaggio di Sua Eccellenza Genaro Fausto Lozano Valencia tra le specialità di un territorio che si candida a protagonista del Mediterraneo contemporaneo.

    Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati, ma chiedono di essere compresi. Terre che si rivelano con discrezione, concedendo la propria anima soltanto a chi sappia rallentare il passo e ascoltarne il respiro più autentico. Il Cilento appartiene a questa rara geografia dello spirito: epicentro del sapere magnogreco, scrigno di biodiversità e custode di una civiltà mediterranea che continua a esprimersi attraverso il paesaggio, il vino, la cucina e l’ospitalità.

    È proprio in questo scenario che si è svolta la visita di Sua Eccellenza Genaro Fausto Lozano Valencia, Ambasciatore del Messico in Italia, protagonista di un itinerario che ha travalicato il significato della semplice visita istituzionale per trasformarsi in un autentico viaggio culturale e sensoriale. Accademico, politologo e diplomatico di riconosciuto prestigio internazionale, Lozano Valencia ha scelto il Cilento per un pellegrinaggio laico nel cuore della civiltà mediterranea, nel segno di quei 152 anni di relazioni diplomatiche che legano Italia e Messico e che oggi trovano nuova linfa attraverso la cultura del gusto.

    A ideare e coordinare il Grand Tour è stato Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico, divulgatore del vino e fondatore dell’associazione Identità Mediterranea, da anni impegnato nella promozione delle eccellenze agroalimentari del Mezzogiorno e nella costruzione di relazioni culturali internazionali attraverso il linguaggio universale del gusto. È stata proprio la sua visione a riunire produttori, ristoratori, artigiani e istituzioni in un percorso capace di raccontare il Cilento nella sua dimensione più autentica.

    La visita, fortemente voluta dallo stesso Ambasciatore, assume anche un valore simbolico nel solco dei 152 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Messico, trasformando il patrimonio enogastronomico in uno strumento di dialogo tra due culture accomunate da profonde tradizioni agricole e gastronomiche.

    Il viaggio è iniziato a Salerno con una sosta al Giagiù di Ciro Pecoraro, nell’ex Sala Varese, dove l’Ambasciatore ha apprezzato una raffinata interpretazione della pizza napoletana in doppia cottura e una caprese con mozzarella di bufala campana, alimento per il quale ha confessato una particolare predilezione.

    Da qui il percorso si è spostato nel cuore del Cilento vitivinicolo, dove il vino è diventato il filo conduttore di un racconto fatto di paesaggi, persone e identità.

    Alla cantina Paola De Conciliis, la degustazione si è trasformata in un vero viaggio nella cultura del territorio. Da oltre trent’anni l’azienda rappresenta uno dei punti di riferimento dell’enologia campana, contribuendo in maniera determinante alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e alla definizione di una moderna identità del vino cilentano. Paola De Conciliis ha accompagnato personalmente l’Ambasciatore attraverso una degustazione che è stata anche una lezione di territorio, illustrando una filosofia produttiva fondata sul rispetto della biodiversità, sulla sostenibilità e sulla capacità di interpretare con autenticità il terroir cilentano.

    Nei calici il Selim, Spumante Brut da metodo Charmat, composto al 10% da uve Fiano e poi da Aglianico vinificato in bianco, il Fiano Donnaluna Cilento Doc e quindi Il Fiano Antece Igt Cilento, vinificato in anfore di terracotta; a seguire il vitigno Aglianicone con il Misterioso Rosato e il Misterioso Rosso (entrambi IGP Paestum) e infine l’Aglianico Naima Doc Cilento. Ciascuno espressione profonda di una diversa sfumatura del Cilento. Tra tutti, è stato proprio il Donnaluna a conquistare definitivamente il gusto dell’illustre ospite, distinguendosi per eleganza, equilibrio e straordinaria personalità.

    Nel borgo medievale di Giungano, l’Ambasciatore è stato accolto da Pietro Manganelli nella storica pizzeria La Panoramica, custode dell’antica pizza cilentana. Tra i forni accesi e la veracità della cucina rurale, è andato in scena un autentico omaggio alla gastronomia del territorio.

    La serata, coordinata da Gaetano Cataldo con Christian Cutino e Giovanni Molinari (Campania da Vivere), ha riunito illustri ospiti, tra cui l’onorevole Alfonso Pecoraro Scanio e il giornalista e assaggiatore di salumi Marco Contursi, che ha omaggiato i presenti con vini della sua cantina personale tra cui un apprezzato Nerello Mascalese.

    Il Cilento si è raccontato in tavola attraverso un percorso di eccellenze: Pizza cilentana al metro con pomodoro cotto e cacioricotta di capra, Fiori di zucca ripieni e ciambotta tradizionali, Patate fresche fritte e caponata di verdure, Parmigiana di melanzane e polpette al sugo, Pezzente alla brace e selezione di formaggi caprini

    Tra i momenti più significativi dell’intero Grand Tour si colloca la visita a San Salvatore 1988, realtà fondata da Peppino Pagano e oggi considerata una delle aziende simbolo dell’enologia del Mezzogiorno. Più che una cantina, San Salvatore è un modello di agricoltura contemporanea nel quale vigneti, allevamento bufalino, sostenibilità ambientale e innovazione convivono armoniosamente. Guidando l’Ambasciatore tra la bottaia, i filari e gli impianti alimentati da biogas e pannelli fotovoltaici, Pagano ha illustrato una filosofia imprenditoriale nella quale il rispetto della natura rappresenta il principio ispiratore di ogni scelta produttiva.

    Una visione che trova la propria sintesi nell’antico ideale greco della kalokagathìa (kalokagathía), termine che unisce kalós (bello) e agathós (buono), esprimendo l’aspirazione all’armonia tra etica, bellezza e virtù. Un concetto che Pagano sente profondamente affine alla propria idea di impresa agricola: produrre qualità significa prima di tutto coltivare il bene, custodire il paesaggio, rispettare gli animali e lasciare alle future generazioni un territorio migliore di quello ricevuto.

    Particolarmente emozionante è stato l’incontro con le giovani bufale, allevate secondo rigorosi criteri di benessere animale, che Sua Eccellenza ha voluto accarezzare e osservare da vicino, rinnovando l’entusiasmo già manifestato per la mozzarella di bufala campana. La degustazione dei rosati Gioì (Spumante Brut Rosé Metodo Classico) e Vetere 2024 IGP Paestum Rosato, entrambi da Aglianico, ha confermato l’eleganza stilistica della produzione aziendale, con il Vetere che ha raccolto il maggiore apprezzamento dell’Ambasciatore. A impreziosire ulteriormente il racconto è stato il legame tra Peppino Pagano e Gillo Dorfles, le cui opere impreziosiscono le etichette aziendali, suggellando il dialogo tra arte contemporanea e cultura del vino che caratterizza l’identità di San Salvatore 1988.

    La cucina ha rappresentato un ulteriore strumento di dialogo interculturale

    Lo chef Alessandro Feo ha proposto una cucina contemporanea capace di unire Mediterraneo e Oriente, con piatti come i buñuelos al pomodoro e il celebre “Risotto tra Osaka e Casal Velino”, nel quale la colatura di alici di menaica incontra l’alga kombu in un equilibrio di grande eleganza, rendendo omaggio tanto alle radici messicane dell’ospite quanto alla creatività della cucina italiana.

    Più legata alla tradizione marinara è stata invece la proposta di Pasquale Tarallo, al ristorante Paisà, con gamberi rossi alla griglia, tortino di patate e alici e gli immancabili paccheri al ragù di tonno con cacioricotta, autentica espressione della gastronomia cilentana.

    Il racconto delle eccellenze territoriali è proseguito al Caseificio Barlotti, dove Raffaele Barlotti ha illustrato la qualità delle produzioni bufaline e il valore della filiera corta, mentre presso Acqua Pazza, Gennaro Castiello ha accompagnato l’Ambasciatore alla scoperta dell’antico e paziente processo produttivo della colatura di alici di menaica, autentico patrimonio gastronomico del Cilento, capace di trasformare un sapere secolare in uno dei condimenti più preziosi della cucina mediterranea.

    Accanto al gusto, spazio anche alla storia

    La visita al Parco Archeologico di Paestum ha restituito all’ospite tutta la forza evocativa della Magna Grecia, ricordando come il Cilento sia non soltanto terra di eccellenze gastronomiche, ma anche una delle culle della civiltà mediterranea.

    Il Grand Tour si è concluso dal mare con una navigazione da Baia Trentova a Punta Licosa guidata da Giorgio Vergona, skipper e produttore vitivinicolo, offrendo una prospettiva privilegiata su una delle coste più affascinanti d’Italia. Tra acque cristalline, promontori e macchia mediterranea, il paesaggio ha completato un’esperienza che ha saputo raccontare il territorio attraverso tutti i sensi.

    Questo intenso fine settimana non rappresenta soltanto il racconto di una visita diplomatica, ma diviene metafora di un territorio che attraverso il vino, la cucina, l’agricoltura, il patrimonio archeologico e il paesaggio continua a costruire relazioni internazionali fondate sulla cultura e sulla bellezza.

    Pozzuoli protagonista del gusto: la Live Cooking Experience al White Chill Out Lungomare celebra l’eccellenza tra cucina, mare e grandi collaborazioni

    Una serata esclusiva tra alta gastronomia, cooking experience e valorizzazione del territorio con chef, aziende e professionisti dei Campi Flegrei. Il fascino del mare, l’eleganza degli eventi e la ricerca gastronomica sono stati i protagonisti della Live Cooking Experience andata in scena il 17 giugno al White Chill Out Lungomare Pozzuoli.

    Come parlare di gusto e territorio grazia alla sinergia tra gli attori del panorama enogastronomico puteolano, con banchi dedicati alle ostriche e mitili nostrani, cocktail esclusivi curati dai bartender del momento e piccoli morsi alla brace o fritti sempre a base del miglior pescato locale.

    Una serata riservata alla stampa e agli ospiti selezionati che ha raccontato una nuova idea di ospitalità: un’esperienza capace di unire cucina, atmosfera e cura dei dettagli, valorizzando le eccellenze del territorio attraverso un percorso sensoriale completo. Nel menu hanno trovato spazio il Roll bun crostacei, il Baccalà fritto con pomodoro datterino e Parmigiano 24 mesi, il Fish & Chips di tonno, i Tagliolini al battuto di gamberi, burro e limone e lo Zito con pescato del giorno e datterini, fino al dessert Plateau Dolce Vita.

    “Il White Chill Out Lungomare nasce con l’idea di creare momenti che restano nel tempo – racconta Nicola Scarmadella, proprietario del White Chill Out Lungomare –. La Live Cooking Experience è stata la dimostrazione di quanto sia importante fare rete con professionisti e realtà che condividono la stessa attenzione per qualità, bellezza e accoglienza. Vogliamo continuare a raccontare Pozzuoli attraverso eventi capaci di unire il territorio alle eccellenze che lo rappresentano.”

    La serata ha visto anche protagonista il mondo del vino grazie agli abbinamenti curati dal Sommelier Guido Del Vecchio, con le etichette di Cantine Palazzo Marchesale, Carputo Vini e Cantine Federiciane, selezionate per accompagnare ogni portata e valorizzare il percorso gastronomico. Fondamentale il contributo delle realtà legate al mare e alla qualità delle materie prime: Pastai Cacciapuoti, Ittica Albi e Ittica D’Isanto Pozzuoli hanno supportato la valorizzazione del pescato, mentre Magno Food, MARR Home, Legami D’Amore hanno contribuito alla riuscita dell’organizzazione e alla cura dei dettagli.

    L’esperienza è stata completata dalla proposta sushi dello Chef Romerson Cohelo che ha portato in tavola l’eleganza della tradizione giapponese, e dai Signature Cocktails di Luigi Scarmella Bartender, insieme alla selezione di Caffè Kremoso per il finale dedicato agli ospiti.

    La Live Cooking Experience conferma il ruolo del White Chill Out Lungomare Pozzuoli come luogo di riferimento per eventi, lifestyle e alta cucina nei Campi Flegrei, dove il mare diventa la cornice naturale di esperienze uniche.

    Il Capodanno del Mugnaio compie 10 anni: la celebrazione del territorio e della filiera agricola di Mulino Caputo

    Mulino Caputo valorizza la filiera del grano dal 1924, ed è proprio per celebrare questo impegno che, dieci anni fa, è nato il Capodanno del Mugnaio: una ricorrenza che trasforma il momento della trebbiatura in una vera e propria festa contadina.

    Il 6 luglio si rinnova, dunque, il rito che celebra il valore del ‘buono e del bello’, nato dal profondo rispetto per la natura e per la cultura contadina. Come da tradizione, in occasione del Capodanno, il Mulino apre le porte a una riflessione sul valore del chicco di grano: dalla selezione delle sementi alla macinazione lenta che ne preserva le caratteristiche organolettiche. Ogni sacco di farina Caputo rappresenta il compimento di questo “nuovo anno” che inizia con la mietitura.

    Il Capodanno del Mugnaio è per noi il momento in cui la terra ci restituisce il frutto di un anno di lavoro” dichiara Antimo Caputo “Festeggiarlo è  il nostro modo di ringraziare la filiera, dal campo al forno e di rinnovare il patto di fiducia tra Mulino Caputo e gli agricoltori.”

    Le celebrazioni si terranno presso l’azienda agricola di Francesco D’Amore; il momento culminante sarà la trebbiatura, accompagnata da dimostrazioni di antichi mestieri e momenti di condivisione che vedranno protagonisti produttori, pizzaioli, chef, pasticceri e appassionati. Attualmente il Mulino conta su una rete di circa 3.000 ettari, distribuiti tra Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Molise, in grado di garantire una collaborazione virtuosa basata sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle specificità territoriali.

    Per noi il grano non è solo una preziosa materia prima, ma è ricerca e identità” aggiunge Caputo “Grazie anche alla preziosa collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinato dal professor Mauro Mori, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee, che da sempre sostiene la nostra attività di ricerca, abbiamo intrapreso un percorso fondamentale verso coltivazioni biologiche e sempre più sostenibili.”

    Mulino Caputo guarda al futuro con la consapevolezza di chi ha saputo trasformare una tradizione in un modello di innovazione agricola, mantenendo sempre al centro il rispetto per la terra. 

    Toscana, il racconto delle “2 sponde d’Arno”

    Presso L’Osteria Cantagallo di Capraia e Limite (FI) è stata presentata alla stampa e alle autorità locali la nuova associazione di produttori “2 Sponde d’Arno“.

    In passato era un’area che faceva parte del rinomato Consorzio Chianti Putto. Le due sponde dell’Arno uniscono questo gruppo di produttori per dare impulso, valorizzare e far conoscere questo incantevole lembo di Toscana, territori profondamente legati da un’antica tradizione vitivinicola. Un gruppo di amici, coesi e uniti negli intenti,  pronti a sostenersi ed aiutarsi a vicenda con il comune denominatore di produrre vini di qualità. 

    Un’area vocata per la produzione di vino che affonda le sue radici ai tempi degli Etruschi, il vino che beveva a tavola anche la famiglia dei Medici, coloro che hanno contribuito alla sua fama. Già nel 1716, con il Bando emanato da Cosimo III de’ Medici, vennero individuate e tutelate alcune delle zone più vocate alla produzione di vino in Toscana, tra cui territori lambiti dall’Arno, Carmignano, Chianti, Pomino e Valdarno di Sopra.

    Un territorio noto e conosciuto,  che meriterebbe una maggiore valorizzazione, anche tramite la strada giusta dell’associazionismo.

    Le aziende che fanno parte del progetto “2 Sponde d’Arno” sono: Canneta I Mori di Lastra a Signa, Fattoria Castellina di Capraia e Limite, Fattoria di Piazzano di Empoli, Fattoria Sammontana di Montelupo Fiorentino, Impresa Agricola Colle Paradiso di Limite sull’Arno, Petrognano di Montelupo Fiorentino, Podere La Botta di Limite sull’Arno, Tenuta Cantagallo di Capraia e Limite, Tenuta San Vito di Montelupo Fiorentino e Caffè Negro di Limite sull’Arno. I comuni di produzione ricadono nelle denominazioni Chianti,  Chianti Montalbano e Chianti Colli Fiorentini,  tuttavia si producono anche altri vini sia bianchi,  rosati e rossi con la denominazione Toscana Igt.

    Un pranzo servito con prodotti dei vari comuni e piatti territoriali accompagnato da tutta la gamma dei loro vini, disponibili in un unico grande tavolo ha anticipato la degustazione ai tavoli di assaggio.

    Ecco alcune brevi nozioni delle aziende ed almeno 1 vino selezionato

    Canneta – I Mori si trovano a Lastra a Signa, si estendono su una superficie di 120 ettari  di cui 50 sono vitati e 15 occupati da oliveti. Di proprietà della famiglia Giannelli. Il vino che ho apprezzato di più è: Chianti Riserva I Mori 2021.

    Fattoria di Castellina posta a pochi km da Firenze alle pendici del Monte Albano, la superficie complessiva è di 110 ettari di cui 10 di vigneto e 30 di oliveti.  Di proprietà della famiglia Montomoli, oggi alla Guida ci sono Eleonora e Francesco.  Il vino che mi ha colpito di più è:  Chianti Montalbano Riserva 2020.

    Fattoria di Piazzano è immersa nella campagna attorno ad Empoli sulla sommità di una collina. La famiglia Bettarini coltiva la vite dal 1948. Giunta alla terza generazione con 34 ettari di vigneto.  Il vino che ho apprezzato di più è:  Chianti Riserva Piazzano 2021.

    Fattoria Sammontana di Montelupo Fiorentino, già appartenuta alla famiglia Medici, i vigneti su cui affondano le radici di varietà autoctone ed internazionali e condotte in biologico sono 13.  Il vino che mi è piaciuto di più è: Chianti Superiore Sanfirenze 2022.

    Colle Paradiso Impresa Agricola si trova nel Comune di Capraia e Limite sulla riva destra del fiume, i vigneti occupano una superficie di 14 ettari sui complessivi 32. Di proprietà delle famiglie Chiarugi e Priori. La cantina è stata recentemente ristrutturata. Il vino a me più gradito: Chianti Riserva 2021.

    Fattoria Petrognano posta nel Comune di Montelupo Fiorentino,  si estende su una superficie di circa 85 ettari, di cui 25 sono vitati. Di proprietà della famiglia Pellegrini,  oggi al timone ci sono Emanuele Pellegrini e Monica Rossetti. Dal 2017 sono certificati biologici. Il vino che maggiormente mi ha colpito: Meme Chianti Superiore 2024.

    La Botta a Limite e Capraia produce vini biologici da vitigni autoctoni in una superficie di 3 ettari. Di proprietà della  famiglia Bartolini, oggi gestita da Andrea e Mauro Pagnini.   Il vino maggiormente apprezzato è: Crono 62 Orange ottenuto da Trebbiano.

    Tenuta Cantagallo di Capraia e Limite, l’azienda che ci ha ospitato vanta 200 ettari, di cui 30 sono dedicati alla vite. Dal 1970 è di proprietà della famiglia Pierazzuoli. Il vino che ho apprezzato di più è: Chianti Montalbano Riserva Il Fondatore 2020.

    Tenuta San Vito di Montelupo Fiorentino vanta 30 ettari di vigneto in una superficie totale di 130. Al timone dell’azienda c’è Neri Gazzulli  nipote del fondatore Roberto Drighi. Fondata nel 1960 e dal 1985 è biologica.Il vino da me molto apprezzato: Madiere Chianti Colli Fiorentini Riserva 2021. 

    Caffè Negro è una torrefazione di caffè di Limite sull’Arno. Da 70 anni vengono accuratamente selezionate le miscele. Fondata dai fratelli Negro che ancora oggi porta il loro nome.

    Torna Mytilus Fest a Bacoli, tre giorni dove la cozza è regina!

    Da venerdì 3 a domenica 5 luglio a Bacoli (Na), sul porto di Baia, ritorna Mytilus Fest, l’appuntamento dedicato ai mitili, la mitilicoltura e il territorio dei Campi Flegrei. Come recuperare credibilità per un intero settore sconvolto dalla ferita ancora aperta dalla Settimana Santa? Facendo avvicinare la gente, in particolare famiglie e bambini con un evento giunto alla terza edizione, promosso e organizzato dall’Associazione Culturale MSP, guidata da Bruna Manfredonia, in sinergia e collaborazione con il Comune di Bacoli e con il sostegno della Città Metropolitana di Napoli.

    L’iniziativa, dedicata alla memoria di Tony Scotto si avvale, inoltre, della preziosa collaborazione di Mitilflegrea e Mytilus Campaniae Organizzazione Produttori, Gal Parthenope e Feampa Regione Campania. Durante i tre giorni si potranno, ad esempio, ammirare le meraviglie della Baia, con laboratori dedicati ai più piccoli e tour dell’imbarcazione Athena Pescaturismo per esplorare i fondali e i resti dell’antica città sommersa.

    E poi spettacoli di musica dal vivo che accompagneranno le degustazioni di piatti a base di mitili, dall’antipasto al dolce, proposti da ristoranti e produttori di eccellenza. Bacoli era in passato un punto di stazionamento per fonti termale famose in tutto l’Impero Romano, proprio accanto al porto di Pozzuoli. L’attività del bradisismo, un problema da sempre presente in queste terre fertili, ha comportato lo slittamento sott’acqua di parte delle case antiche, osservabili adesso con apposite navi dal fondo trasparente. Un’emozione unica pensando ai vari mosaici ancora perfettamente integri e alla dimensione del sito archeologico subacqueo in parte inesplorato.

    In mezzo, la storia millenaria del mitilo mediterraneo (Mytilus Galloprovincialis) rappresentato persino in alcune monete dell’epoca. Leggende popolari pongono le cozze quale elemento afrodisiaco utile nei rapporti di coppia; in realtà i grandi “spazzini” del mare sono un elemento prezioso e fragile, da tutelare dalle speculazioni e dalla sconsiderata azione dell’uomo. Ogni singolo esemplare è in grado di filtrare fino a 4 litri di acqua marina ogni ora, da cui l’importanza (e anche i rischi) di preservare il più possibile l’habitat naturale dove vengono posti in allevamento.

    Presto arriverà il Disciplinare dell’IGP per tutelare i produttori da frodi e conseguente timore del pubblico consumatore. Due i metodi di coltivazione: il primo dai semi legati ad apposite cime, che dura circa 12 mesi ma riesce a fornire un prodotto di qualità superiore; il secondo dall’acquisto esterno di cozze già semilavorate, logicamente con certificato di sanità microbiologica e assenza di patologie dannose per l’essere umano.

    Ecco il ricco programma del Mytilus Fest dal 3 al 5 luglio e le indicazioni per partecipare:

    Musica live (direzione artistica Andrea Tartaglia)

    Venerdì 3 luglio dalle 21.00

    Aprono il concerto gli Zerofiltro; a seguire l’esibizione di un collettivo pensato proprio per il Festival: Mytilus All Stars: Jovine, Caso, Tartaglia con Special guest Dario Sansone e ‘O Zulù

    Sabato 4 luglio dalle 21.00

    Apre il concerto Amy Leah.

    Attesissimo concerto di Tommaso Primo con il suo nuovo disco e a seguire si ballerà con la musica di Funkool Orchestra.

    Domenica 5 luglio dalle 21.00

    Apre il concerto il rapper Mattewh

    A chiudere la tre giorni l’energia esplosiva di Ciccio Merolla

    Presentano: Francesco Albanese e Margherita Salemme

    Area bambini e ragazzi

    Laboratori creativi sul riutilizzo dei gusci di cozze, educazione all’economia circolare applicata al mare, narrazioni sulla sostenibilità e consegna ai bambini dell’attestato di ‘Piccolo Ambasciatore del Mare’ certificato FEAMPA Campania. Giochi di un tempo con il Ludobus, divertimento ed animazione con Arcobaleno Animation, villaggi della sicurezza e percorsi ludici con la Fondazione Domenico Cirillo. Trasformazione dei prodotti locali in gustose marmellate a cura di Spicchi Flegrei.

    Porto di Baia dalle 18.00

    Area Food dove si utlizzerà la pasta del Ventigrani un’eccelenza del territorio

    Proposte gastronomiche presentate da: A casa vost, Aguglia, Armonì, Bajos, Borgo 50, Capo blu, Cargo, Essencia, Favorite, Da Fefè, Home PoA, Hosteria Bugiarda, Kuma 65, Il Cantuccio, Il Testardo, La cucina di Venere, La Dimora di Gea, La Dragonara, La Tortuga, Locanda dei re, Mar Limone, Molo Sud, Monkey, Nudibranko, Origini, Paccasassi, Poliphemos, Riccio, Sazio, Sciardac e Tribus. Inoltre le proposte dolci di Blamangieri, Guantiera e Materia Prima.

    Area Drink

    A cura di N’Artigiana del Birrificio Artigianale Napoletano, Pepsi, Marabà, Consorzio tutela vini dei Campi Flegrei e cantine Carannante

    Durante le giornate del 3 – 4 e 5 luglio:

    TOUR alla scoperta della Città Sommersa di Baia e del mare di Bacoli

    Emozionante giro sulla barca con fondo di vetro di Lomar Dreams, alla scoperta di storie, miti e leggende del mare osservando la splendida costa dei Campi Flegrei e le meraviglie di Baia sommersa. Durante il giro sarà possibile osservare gli impianti di mitilicoltura di cozze e ascoltarne la storia.

    Prenotazione Obbligatoria. Info, costi e prenotazioni: 379.24.26.496.

    Escursione in SUP (Stand Up Paddle)

    Esperienza adatta sia a chi si avvicina per la prima volta al SUP sia a chi ha già dimestichezza con la tavola. Dopo una breve introduzione tecnica e alcuni consigli pratici per acquisire sicurezza e stabilità, si partirà dalla spiaggia di Marina Grande di Bacoli per una suggestiva pagaiata lungo la costa.

    La destinazione sarà lo Schiacchetiello, una delle baie più affascinanti e tranquille della zona, dove sarà possibile concedersi una pausa tra un bagno rigenerante e momenti di relax immersi nella natura. Durante il percorso è prevista una sosta nei pressi degli impianti di mitilicoltura, con l’opportunità di conoscere da vicino la tradizione degli allevamenti di cozze che caratterizza il territorio flegreo.

    A cura di Spass. Info e prenotazioni: 351.50.44.059.

    Visita guidata ai centri di depurazione e spedizioni di Bacoli: Mitiliflegrea e Latomare (Eurofish)

    Un viaggio alla scoperta delle cozze di Bacoli, delle loro caratteristiche e delle diverse fasi che ne accompagnano la crescita e la lavorazione. Un’esperienza coinvolgente per approfondire la tradizione della mitilicoltura locale, conoscere i segreti di questa antica attività e ripercorrere la storia del celebre “oro nero” che da generazioni rappresenta una delle eccellenze del territorio.

    Mitiliflegrea: Via Cuma 218, 80070 Bacoli (NA). Info e prenotazioni: 328.44.21.592;

    Latomare (Eurofish): Via Lucullo 57, 80070 Bacoli (NA). Info e prenotazioni: 335. 52.94.887

    Baia Experience

    Un’immersione virtuale nella storia dell’antica Baia grazie a 27 visori 4K con contenuti a 360°, disponibili in italiano, inglese e tedesco. I visitatori potranno esplorare le suggestive Terme Sommerse di Punta dell’Epitaffio e vivere un’esperienza coinvolgente tra archeologia, tecnologia e mare.

    Durata dell’esperienza: circa 25 minuti.

    Prevista una tariffa agevolata dedicata ai partecipanti del Mytilus Fest.

    Luogo: Piazza De Gasperi, Baia – Bacoli

    Informazioni: baiaexperience.it

    Prenotazione: non necessaria.

    Tour in barca lungo la costa di Baia

    Un’affascinante escursione in mare a bordo dell’imbarcazione Athena Pescaturismo per esplorare i fondali e i resti dell’antica città sommersa di Baia. Durante la navigazione sarà possibile conoscere da vicino gli impianti di mitilicoltura e le tecniche tradizionali utilizzate per l’allevamento delle cozze nel mare flegreo. L’esperienza si concluderà con una degustazione di cozze accompagnata da vino del territorio, per assaporare una delle eccellenze locali. Attività realizzata in collaborazione con la Pro Loco di Bacoli e l’Associazione Guide Flegree.

    “Le ricette del Cuoncio Cuoncio”, il nuovo libro di Luciano Pignataro pubblicato dagli Oscar Mondadori

    Verrà presentato il 2 luglio alle ore 18, presso le Librerie Feltrinelli a Salerno, il nuovo saggio del giornalista enogastronomico Luciano Pignataro che tratta delle usanze e ricette tipiche del Cilento.

    Qual è l’ingrediente segreto della Dieta Mediterranea? Il Cuoncio Cuoncio. Questa espressione meridionale significa “piano piano”, ossia dare e prendersi il tempo giusto per coltivare, cuocere e mangiare senza l’ansia di fare tutto in fretta. Spesso e volentieri La Dieta Mediterranea, codificata per primo dal dottor Ancel Keys proprio nel Cilento dove soggiornò per oltre 40 anni viene spiegata parlando di fibre, proteine vegetali, carboidrati. Ma che cosa è, in realtà la Dieta Mediterranea? Cosa significa nella pratica concreta. Luciano Pignataro, giornalista professionista e scrittore di origine cilentana nel corso degli anni ha raccolto le ricette della tradizione spesso mai scritte ascoltandole dai contadini, le donne che cucinavano, le trattorie di paese.

    Il risultato è un quadro completo, autentico, delle ricette del Cilento, ossia le ricette del Cuoncio Cuoncio dove è l’attesa della cottura il fattore determinante insieme alla qualità dei prodotti. Il libro è appena uscito pubblicato dalla Mondadori dopo il successo del precedente, Il Metodo Cilento, scritto con il professore Giancarlo Vecchio nella collana Oscar per renderlo accessibile a tutti.

    La prima ricerca sulla grande cultura gastronomica cilentana attraverso la raccolta della tradizione orale dei contadini, i segreti delle famiglie, la qualità dei migliori ristoranti, osterie e agriturismi da Paestum a Palinuro, dagli Alburni al Vallo di Diano, dall’Alto Sele al Golfo di Policastro.

    Sicuramente la raccolta più completa, con quasi 600 ricette, tra pane e pizza, pasta e riso, verdure e ortaggi, pesce, carne, dolci e preparazioni. Non un semplice ricettario, ma la fotografia di un mondo gastronomico che rischia di scomparire dopo essere stato tramandato per generazioni.

    Luciano Pignataro, giornalista professionista del Mattino, è autore di guide enogastronomiche su Napoli e il Mezzogiorno. Cura dal 2004 il blog www.lucianopignataro.it. Nel 2008 ha vinto il Premio Veronelli, nel 2024 è stato nominato giornalista dell’anno da Assoenologi. E’ ambasciatore della Dieta Mediterranea.

     “Il Parco del Cilento da mangiare entra nella collana degli Oscar Mondadori. Per me, giornalista di origini cilentane, è un orgoglio firmare questa ricerca maturata negli anni e che segue al fortunato libro “Il Metodo Cilento” scritto con il professore Giancarlo Vecchi e sempre edito da Mondadori”.

    Il libro sarà presentato in anteprima il 2 luglio alle 18 alla libreria Feltrinelli di Salerno da Valerio Calabrese, direttore del Museo della Dieta Mediterranea a Pioppi, Sabrina Prisco titolare della Osteria Canali, Alfonso Sarno, responsabile Cultura Fondazione De Stefano e dall’assessore regionale al Turismo Enzo Maraio. Al termine, brindisi con il vino di San Giovanni a Punta Tresino di Mario Corrado

    Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro nell’evento di beneficenza legato alla lotta ai tumori pediatrici

    Una cifra che conferma il risultato straordinario in Campania per l’evento Buonissimi dell’Associazione OPEN OdV, organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella in favore della ricerca scientifica.  Il 22 giugno la lunga darsena ha vissuto l’arrivo di migliaia di presenze per conoscere i protagonisti della manifestazione, uniti dalla solidarietà verso i più piccoli e indifesi: quasi 300 postazioni tra cuochi e chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender e un’attenzione  particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

    Il risultato di 268.845 euro raccolti riconferma il grande successo di incassi già registrato nella scorsa edizione. Un motivo di orgoglio per tutti, soprattutto perché conseguito in Campania, a testimonianza della straordinaria sensibilità e partecipazione del territorio. Prezioso il supporto del presidente Agostino Gallozzi e di tutti collaboratori  del Marina D’Arechi Port Village. 

    La presidente dell’Associazione OPEN OdV, Anna Maria Alfani, commossa sul palco durante i ringraziamenti di rito, ha ufficializzato la conclusione del progetto Editor in collaborazione con il  CEINGE, l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che quest’anno avrà a disposizione tutti i fondi necessari per completare l’attività di sequenziamento genomico volto alla prevenzione e cura dei tumori pediatrici. 

    Determinante anche il sostegno della Camera di Commercio I.A.A. di Salerno che ha svolto un ruolo significativo nel supportare “Buonissimi”, favorendo il dialogo e l’incontro tra le eccellenze del territorio. Un’azione che ha consentito di avvicinare aziende e produttori agli ospiti e agli chef protagonisti della manifestazione, creando una preziosa rete di relazioni, collaborazioni e nuove opportunità di crescita condivisa.

    Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE, Mario Capasso, ha descritto con minuzia la ricerca su oltre 800 pazienti per le mutazioni del DNA presenti in oltre il 12% dei casi e che predispongono i portatori inconsapevoli allo sviluppo successivo della malattia.

    Durante la serata è stato consegnato il premio “Franco Ricciardi” alla dott.ssa Fabiola De Gregorio, quale esempio di collaborazione tra clinica e ricerca per l’oncologia pediatrica tra due eccellenze campane come il CEINGE di Napoli e il centro di cura Pausilipon. Roberto Jannelli, Rosario Augusto ed Emiliano Esposito hanno animato sulla Terrazza, tra musica live, cocktail e tanta voglia di divertirsi. Per Paola Pignataro e Silvana Tortorella “Buonissimi 2026 è stato un grande successo, ma la vera soddisfazione è aver visto tanta gente sorridere e stare bene in famiglia in una splendida serata d’amore e gusto”.

    Tutte le informazioni e l’elenco completo dei partner e dei sostenitori presenti sono disponibili sul sito www.buonissimi.org.

    In Alto I Calici: a Roma i vini chiamano a investimenti e collezioni con Finarte

    Matteo Parrotto con il suo club “In Alto I Calici” ha avviato da tempo una serie di incontri tematici che guardano al cuore della relazione tra vini e cultura, approdando sovente a temi di forte attualità.

    Con Finarte, il 28 maggio all’Amaranto in Villa Grazioli, ha presentato un incontro che introduce al pubblico degli enofili romani il tema dei vini da collezione, ponendo da subito il paradosso insito nell’oggetto: un bene di consumo può mai diventare una funzione del risparmio? Nel suo ragionamento, al centro c’è la materia nobile e trascendente del valore, ossia la eccellenza di specifiche “manifatture” del vino. 

    Non è fuor di logica guardare a quelle eccellenze come generatori di valore nel tempo. Cosa rende una bottiglia, di vino o di distillati, preziosa? Qualità, costanza, notorietà. Perché mai un vino noto per qualità, ovvero appetibile, con grande reputazione che annata dopo annata non cala ma cresce, e la cui etichetta e il cui brand salgono oltre la soglia di dubbio su valore nel tempo, non dovrebbe essere stimato come bene rifugio?

    Secondo il primo “Fine Wines and Restaurants Market Monitor” di Bain & Company e Altagamma, presentato a Vinitaly nell’aprile 2025, il mercato del “fine wine” (ovvero quel che i collezionisti definiscono _investment grade_ ) ha raggiunto un valore stimato di 30 miliardi di euro nel 2024, con proiezioni di crescita verso i 35–40 miliardi entro il medio termine. I numeri da comparare sono facili: 813 mld euro è il valore globale del mercato mondiale dei vini, mentre 1480 mld euro è il valore globale del mercato del lusso.

    Inoltre, c’è un paradosso nei volumi: nonostante il calo dei prezzi, il numero di transazioni in “fine wines” nel 2024 ha superato quello del 2023 del 7,9%  — segnale che la domanda non si è contratta, ma ha semmai colto l’opportunità di acquistare a prezzi più accessibili. I volumi di trading sono ulteriormente cresciuti del 6,3% nel 2025, con una media mensile di 2.234 operazioni rispetto alle 2.100 del 2024. 

    Le tendenze dei mercati sono oltremodo incoraggianti. Se il Liv-ex 100 (indice del valore dei primi 100 vini al mondo per prezzo) ha attraversato il 2025 con non poche flessioni, nel quarto trimestre 2025 gli indici Liv-ex hanno mostrato una ripresa, con i First Growth di Bordeaux in crescita del 10% e una domanda in risalita sia dagli Stati Uniti — ormai prossimi al 30% del totale delle transazioni — che dall’Asia, in particolare per Champagne e Borgogna. 

    Sarà il caso di precisare che la Francia rappresenta 207 dei 332 vini classificati, pari al 62% del totale. Bordeaux contribuisce da sola 106 vini — circa un terzo dell’intero elenco — mentre la Borgogna ne conta 67. 

    Ma il suddetto rapporto Bain-Altagamma evidenzia il potenziale di crescita italiano, che può contare su 20 regioni vitivinicole e circa 1.000 vitigni autoctoni, a fronte delle 13 regioni e 250 varietà della Francia. 

    C’è da registrare perciò un peso crescente su Liv-ex: l’Italia ha fatto un salto significativo, passando da 65 vini classificati nel 2023 a 86 nel 2025 — seconda nazione per numero di etichette dopo la Francia, davanti alla California e alla Spagna. 

    Guardiamo alle etichette guida:

    — Toscana:

    • Sassicaia 2016, uscita a circa £1.500 a cassa, viene scambiata oggi intorno a £3.500. 

    • Masseto 2006, prezzato a 280 dollari al rilascio, ha superato i 1.000 dollari nel 2024, con un ROI del 257% per gli investitori early-stage. 

    • Tignanello 2010, acquistabile per 90–100 dollari, quota oggi 280–300 dollari in condizioni ottimali — una triplicazione in poco più di un decennio. 

    — Piemonte:

    • Giacomo Conterno Monfortino 2013, scambiato intorno a £6.000 al rilascio, raggiunge oggi circa £10.000 a cassa. 

    • A New York, la domanda per Barolo e Barbaresco è descritta come robusta, con le annate storiche 2010 e 2016 — e bottiglie risalenti agli anni ’60 e ’70 — che si muovono con sicurezza sul mercato secondario. 

    Le conclusioni degli operatori sono perciò degne di attenzione: secondo il Golden Vines Report 2024, il 64% degli operatori del settore anticipa crescita per i vini italiani di alta fascia come Barolo e Barbaresco, sempre più visti come alternativa alla Borgogna. 

    Durante l’evento, Guido Groppi di Finarte/Vini e Distlillati ha avuto gioco facile, pertanto, a presentare le opportunità che il mercato delle aste offre a chiunque voglia allocare risorse in asset come le collezioni di vini “investment grade” o meglio detti Fine Wines.

    Su quelli, il valore stimato nel tempo è ancora appannaggio dei Francesi, come visto, dalla produzione di Romanee Conti in giù. Ma la capacità produttiva piemontese (e potremmo guardare anche alla Toscana di Montalcino e di Bolgheri) raggiunge volumi che, se stimati per cassa come unità di misura, generano nel tempo un valore economico non comune e apprezzabile per incremento.

    In fondo, è la stessa lettura che Camillo Benso Conte di Cavour fece delle colline delle Langhe e della loro relativa comparazione al terroir bordolese in Francia. Il suo obiettivo personale era diventare un produttore il cui vino moltiplicasse il valore di se stesso nel tempo, ma soprattutto del territorio e del suo valore immobiliare. Inutile ricordare che le Langhe sono diventate il territorio agricolo a maggior valore nel mondo, più di ogni denominazione francese, superando la media dei 5mln di euro per ettaro.

    Ed è a questo punto, nella comparazione tra le aste di

    vini in Francia, che l’evento trova il suo momento più interessante, perché introduce a un percorso storico già vissuto dalle opere pittoriche francesi degli ultimi 200 anni.

    Ora che alle aste francesi iniziano a comparire da protagonisti anche altri areali, come il Rodano ad esempio, il parallelo con areali italiani diventa immediato ai fini della percezione del valore e dei possibili investimenti.

    Investire in casse di vini celebratissimi e italiani può essere una forma di incremento dei propri asset, perché vengono proposti anche in case d’asta estere. Nomi come Conterno Monfortino, o Gaja, o Giacosa, solo per citare superstar piemontesi, attraggono già gli investimenti in Europa e in Nord America. 

    O per rimanere in Toscana, da Biondi Santi a Tenuta San Guido e il suo Sassicaia, ad Argiano o Banfi, quei nomi e quei vini rappresentano oggetti da collezione classificati in verticali protocollate alla vendita all’asta come “gruppo di valore”. 

    La naturale conseguenza di ciò è l’ulteriore accrescimento del valore in funzione della progressiva riduzione, per consumo, di tali “oggetti d’investimento”. 

    Ne consegue una spirale virtuosa sul piano finanziario, con fondi d’investimento che dagli USA esprimono ormai capitali allocabili in intere collezioni di vini italiani.

    Se si guarda perciò a nuovi settori di allocazione del risparmio, si deve notare che le caratteristiche anti-inflazionistiche del vino derivano dalla scarsità tangibile — ogni bottiglia consumata riduce l’offerta — dall’aumento dei costi di produzione che tende a muoversi con l’inflazione, e da una domanda globale di collezionisti che opera in modo sostanzialmente indipendente dalla politica monetaria domestica. 

    Nel venire invitato alla degustazione di selezioni di vini di casa Aneri, notissimo produttore di Amarone della Valpolicella le cui verticali sono già oggetto d’asta, Guido Groppi ci consiglia una visita introduttiva a una delle aste che si tengono presso Finarte a Roma. L’intento è di comprenderne le opportunità che offrono, come lotti o verticali provenienti da collezioni incluse in ben più ampi perimetri di eredità messe all’asta. 

    Matteo Parrotto sottolinea, infine, l’utilità di promuovere la partecipazione ad aste a Roma, nel quadro di eventi selezionati e talvolta riservati in particolare agli iscritti al club “In Alto I Calici”.

    Con Finarte il percorso non si conclude con questo evento, perciò, e si rimanda la platea a nuovi appuntamenti a Roma e a seguire le informazioni sugli eventi prossimamente in programma.

    Capri, “Dinner under the stars” con lo chef Rocco De Santis per i 120 anni di The Luxury Collection

    Capri, sabato 13 giugno “Dinner under the stars” per i 120 anni di The Luxury Collection

    Lo chef Rocco De Santis al Ristorante Campanella accolto dal resident chef Angelo Fumeto

    Gusto, eleganza e tradizione insieme per celebrare il 120° anniversario di The Luxury Collection: oltre un secolo di storie straordinarie, ospitalità d’eccellenza e destinazioni capaci di lasciare un segno nel cuore di ogni ospite.

    Per rendere omaggio a questo importante traguardo sabato 13 giugno dalle ore 20.00 il Ristorante Campanella Capri all’interno di Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri, è pronto ad offrire un’esperienza sensoriale unica con “Dinner under the stars”. A fare gli onori di casa sarà lo chef Angelo Fumeto, che accoglierà per questa speciale cena Rocco De Santis, chef pluristellato e recentemente nominato executive chef del Grand Hotel Flora di Roma.

    Dall’incontro tra la cucina identitaria di Angelo Fumeto e la visione creativa di Rocco De Santis nasce una sinergia che unisce tradizione isolana e avanguardia gastronomica in un dialogo autentico tra territorio, tecnica e innovazione. Una serata esclusiva, ideata per celebrare l’eredità di The Luxury Collection e i suoi valori di eccellenza, autenticità e raffinatezza, attraverso un’esperienza gastronomica irripetibile.

    Ecco il menu:

    Gambero Rosso, Guacamole, Gel di Limone e Ricotta di Bufala

    Mezzo Pacchero con bolognese di Polpo, Olive nere ed Essenza di Prezzemolo

    Trancio di pescato del giorno, Pappa al Pomodoro, intensità di Mare con Vongole e Pesto di basilico

    Tartelletta con Ricotta di bufala, Gel di albicocca e salsa al Basilico dolce

    Costo: 160 euro, bevande escluse

    Pazziella Capri Fotografia di Alessandra Farinelli – © tutti i diritti riservati

    Info e prenotazioni

    PAZZIELLA, A LUXURY COLLECTION HOTEL, CAPRI

    VIA FUORLOVADO 36,

    80073 CAPRI, ITALIA

    T  +39 081.837.0044