Abruzzo, la nuova DOCG Casauria

Casauria passa da sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC e diviene la terza Denominazione di origine controllata e garantita abruzzese.

Nel nome tutta l’ambizione di un marchio unico e distintivo; non viene infatti menzionato il montepulciano, vitigno alla base della denominazione per un minimo del 90% dando la massima importanza al territorio di riferimento.

Per l’Associazione Casauria DOCG si è trattato di un iter lungo, passato anche attraverso un primo fallimento nel 2017, terminato infine con la presentazione  della DOCG alla stampa lo scorso 9 maggio, presso l’Abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei luoghi simbolo di questi luoghi.

Il Presidente Concezio Marulli ha moderato l’evento in cui sono intervenuti il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vice Presidente con delega all’agricoltura Emanuele Imprudente, il Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, Lucio Cavuto, promotore Casauria DOCG. L’enologo Angelo Molisani ha presentato le caratteristiche tecniche dei vini Casauria DOCG.

Al momento sono diciannove le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto: queste potranno rivendicare come prima annata della DOCG la 2024.

CASAURIA: LA CULLA DEL VINO D’ABRUZZO

Già sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC a partire dal 2006, Casauria è parte di un territorio adagiato tra il massiccio della Majella e i Monti della Laga. L’etimologia del toponimo – verosimilmente di origine romana – è connessa alle caratteristiche di un territorio vocato alla coltivazione della vite: deriverebbe infatti dall’espressione Casa Aurea, per la sua ricchezza e fertilità o da Casa Urii, attinente a Giove Urios, antica divinità favorevole ai venti.

Ed è tutto qui il genius loci del terroir e del suo vino, una conca naturale costituita da sedimenti marini e suoli a struttura sabbioso-argillosa, circondata da dolci colline così ben esposte, soleggiate e ventilate da essere il luogo prescelto per la fondazione dell’Abbazia di San Clemente nell’ 871 dc, dove i monaci benedettini già praticavano la coltivazione della vite.

IL DISCIPLINARE CASAURIA DOCG

All’interno della DOCG sono ricompresi 18 comuni in provincia di Pescara.

La base ampelografica è costituita da Montepulciano per un minimo del 90% e altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Abruzzo. Come forma di allevamento, oltre alla spalliera, è prevista quella tradizionale della pergola abruzzese, con rese non superiori a 9 tonnellate per ettaro. La versione base della DOCG deve essere sottoposta a un invecchiamento non inferiore a diciotto mesi, la Riserva a ventiquattro mesi. Il titolo alcolometrico minimo è del 13%.

LE CARATTERISTICHE DEI VINI CASAURIA DOCG 

Durante la masterclass sono state presentate una serie di etichette prodotte dalle cantine che rivendicheranno la DOCG. Il primo obiettivo che l’Associazione ha indicato come prioritario per l’agenda di sviluppo della DOCG è quello di continuare a lavorare sull’interpretazione enologica attraverso un confronto serrato e costante tra i produttori.

Caratteristica comune a tutti i campioni il colore fitto e compatto e una gradazione alcolica mai inferiore a 14%.

AZIENDA AGRICOLA PETTINELLA – CASAURIA 2023

Necessita di tempo nel bicchiere per disperdere una lieve riduzione. Poi ciliegia e note speziate. Acidità citrina al palato e tannino grippante.

TENUTA ROSARUBRA – ROSARUBRA 2023

Braci sopite, sentori vegetali, di rosa e mora di rovo. Sorso disteso e balsamico.

ETTORE GALASSO – PANTHEON 2023 RISERVA

Naso vinoso, confettura di more e lamponi. Tannino austero, chiude presto su tostature di caffè.

CANTINE TERZINI – VIGNA VETUM 2022

Tostature di legno, poi canfora e cumino. Molto caldo al palato, controbilanciato da acidità sferzante e tannino di buona presenza. Da valutare nell’evoluzione.

PODERE CASTORANI – RISERVA 2021

Frutti rossi al naso. Al palato è polposo, di grande struttura, perfettamente integrato nella parte calorica. Chiude lungo su tostature di caffè.

DUCHI DI CASTELLUCCIO – PODERE CROSTA RISERVA 2022

Floreale, speziato, balsamico. Al sorso rivela corpo elegante, tannino polveroso e sottile, chiusura su sentori terrosi e di radice.

PASETTI VINI – HARIMANN 2020

Kirsch, liquirizia e tostature di cacao. Sorso denso e materico.

CHIUSAGRANDE – DNA D’EUSANIO 2020

Petali di rosa e fragola. Al palato scattante, snello, balsamico, cesellato da tannino che si fa strada e rimane senza invadere.

CANTINA ZACCAGNINI – RISERVA 2019

Gelso nero in confettura, liquirizia, cenere di camino. Sorso potente, speziato, tannino impalpabile ma presente.

GUARDIANI FARCHIONE – DI TE E DI ME RISERVA 2017

Viola scura e liquore di caffè. Succoso, tannico, chiude su cioccolata amara.

NIC TARTAGLIA – IO – SELVA DELLE MURA 2017

Esplosione di frutta rossa, petali rosa, tratti ematici e ferrosi. Sorso polposo, pieno, chiusura su fava di cacao.

TOCCO – ENISIO RISERVA 2015

Speziature dolci di anice e liquirizia. Al palato è disteso, di buona verve e leggere screziature ossidative.

Il fascino del tempo: Solengo di Argiano protagonista di una verticale d’autore al Jackie O’ di Roma

Roma ha luoghi che sembrano custodire la memoria delle sue notti migliori. Tra questi c’è senza dubbio il Jackie O’, storico salotto della capitale dove eleganza, gastronomia e mondanità convivono da decenni. Nato negli anni Settanta e divenuto rapidamente un punto di riferimento per artisti, imprenditori e appassionati del buon vivere, il locale conserva ancora oggi quell’atmosfera sofisticata che lo rende una cornice ideale per eventi dedicati al vino di alto profilo.

È proprio qui che Chiara Giannotti, tra le comunicatrici del vino più autorevoli e seguite in Italia, ha scelto di organizzare una nuova serata del suo Wine Club, format pensato per raccontare grandi etichette attraverso incontri intimi e approfonditi. Protagonista assoluto della degustazione è stato uno dei rossi iconici della Toscana: il Solengo della Argiano, presentato in una verticale di quattro annate – 2021, 2019, 2017 e 2013 – selezionate tra le migliori della storia recente della tenuta.

Situata a sud-ovest di Montalcino, Argiano è una delle proprietà storiche più affascinanti del territorio, con origini che risalgono al Rinascimento. Nel corso degli ultimi anni la tenuta ha intrapreso un percorso di forte valorizzazione qualitativa, guidato da una visione moderna ma profondamente rispettosa del territorio. A raccontare questa filosofia sono stati James Valentino, Hospitality General Manager, e Chiara Giannotti, giornalista, che hanno accompagnato gli ospiti nel viaggio attraverso le diverse espressioni del vino iconico di Argiano.

Nato nel 1995, Solengo, creatura di Giacomo Tachis, rappresenta l’anima più internazionale di Argiano: un grande rosso toscano basato su Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Sangiovese, capace di coniugare struttura e profondità con eleganza e capacità evolutiva.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2021

Il più giovane della verticale mostra già un profilo estremamente promettente. Il colore è intenso e brillante; al naso emergono frutti rossi croccanti, mora, cassis e delicate sfumature floreali. Seguono note di spezie dolci e una lieve tostatura. In bocca è vibrante, energico, con tannini ancora giovani ma di grande qualità. Il finale è fresco e persistente, lasciando intravedere un potenziale evolutivo significativo.

L’abbinamento ha visto protagonista un tomino d’alpeggio croccante con topinambur in doppia consistenza e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale, capace di giocare tra cremosità, croccantezza e acidità, valorizzando la freschezza e l’energia del vino più giovane della degustazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2019

Annata strepitosa, considerata tra le più eleganti degli ultimi anni a Montalcino. Il naso è raffinato e profondo: ciliegia nera, ribes, violetta e una sottile sensazione di grafite che si intreccia con richiami di erbe aromatiche. In bocca colpisce per equilibrio e tensione: la freschezza sostiene la struttura e rende il sorso dinamico, mentre i tannini sono fitti ma levigati. Il finale è lungo, preciso, con una chiusura sapida e minerale che promette un’evoluzione importante.

Il vino è stato abbinato a pappardelle di pasta fresca all’uovo con ragù di cinghiale a cottura lenta, un piatto intenso e avvolgente che ha trovato nel Solengo 2019 un partner capace di sostenere e al tempo stesso esaltare la complessità della preparazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2017

Vendemmia più calda e concentrata, che nel bicchiere si traduce in profumi intensi di prugna matura, ciliegia sotto spirito e liquirizia, con accenti di macchia mediterranea e pepe nero. Il sorso è ricco e avvolgente, sostenuto da una struttura importante e da tannini vigorosi ma ben integrati. Il finale è caldo e speziato, con una persistenza che richiama le note di frutta scura e cioccolato fondente.

L’abbinamento con il filet mignon di manzo in salsa al pepe verde ha valorizzato la struttura del vino, creando un dialogo perfetto tra la succulenza della carne e la speziatura del piatto.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2013

Annata di grande equilibrio, si presenta nel calice con un colore rubino profondo e ancora luminoso. Al naso esprime un bouquet complesso di frutti neri maturi, ribes e mora, accompagnati da eleganti note di tabacco, cacao e spezie dolci. In bocca è ampio e stratificato, con tannini setosi e una trama gustativa armoniosa che accompagna verso un finale lungo, balsamico e persistente. Un vino che mostra pienamente la sua maturità, mantenendo però energia e precisione.

Ad accompagnarlo, una selezione di formaggi stagionati di lunga maturazione, la cui intensità aromatica e la ricchezza gustativa hanno dialogato perfettamente con la profondità e la complessità evolutiva del vino.

La serata si è così trasformata in un vero viaggio nel tempo, capace di raccontare come Solengo sappia interpretare le diverse annate mantenendo una cifra stilistica riconoscibile: profondità, eleganza e grande vocazione alla longevità. Un racconto che, tra i tavoli del Jackie O, ha confermato ancora una volta quanto il vino possa diventare esperienza culturale e narrativa, oltre che sensoriale. Un viaggio tra annate, territorio e cucina, dove ogni calice ha raccontato una storia diversa e, aggiungo, esperienza unica.

L’Agro Sarnese Nocerino domina la scena mondiale dai Top 500 Bars all’oro di Londra

Non è solo una questione di bancone e somministrazione di alcolici, ma di visione: il progetto nato a Pagani da un’idea di Alfonso Califano e Natale Palmieri continua a bruciare le tappe, confermando che l’eccellenza italiana sa parlare al mondo partendo dalla provincia. E in Agro Sarnese Nocerino la provincia non è un everywhere, bensì uno scrigno di storia osca e romana, di cultura templare e di gastronomia d’eccellenza, quella dei prodotti della terra più fertile d’Italia.

Infatti, Cinquanta Spirito Italiano si è confermato una realtà d’élite globale, posizionandosi stabilmente nella classifica Top 500 Bars. Nel 2025 il locale ha raggiunto la 98ª posizione mondiale, un risultato che consolida la sua presenza dopo il debutto al 92º posto dell’anno precedente. Questo riconoscimento premia un concept capace di trasformare l’atmosfera del “bar sport” anni ’50 in un tempio della mixology contemporanea.

Ma la vera notizia è che l’energia nata dietro quel bancone è ora diventata “spirito” in bottiglia. Il brand Nazionale Spirito Italiano, creato dal team di Cinquanta insieme al Bar Manager Matteo Pocai e al Bar Supervisor Emanuele Primavera, ha trionfato alla prestigiosa London Spirits Competition.

Il medagliere parla chiaro:

Amaro Nazionale: Doppia Medaglia d’Oro con l’altissimo punteggio di 96/100. I giudici lo hanno premiato per l’equilibrio tra agrumi canditi, caffè e note complesse di carciofo.

Limoncello Nazionale: Medaglia d’Oro con 91/100, apprezzato per la sua pulizia aromatica e l’acidità vibrante. Come riportato anche dalle principali testate specializzate nel mondo del bartenting e della mixology, il successo di Nazionale non riguarda solo il contenuto, ma anche l’estetica. Nel 2025 il progetto di packaging ha fatto incetta di premi internazionali, tra cui il Gold Cube agli ADC Awards di New York e ben due ori ai Pentawards, confermando che l’eleganza italiana è un asset fondamentale per competere sui mercati globali.

Terre di Toscana, il vino come racconto corale tra identità e cambiamento

A Lido di Camaiore, lontano dalla stagione turistica, la Toscana del vino si ritrova per raccontarsi. Un evento ormai a cui non posso mancare, dove noto anno dopo anno, un incremento di presenze. Per me ogni volta, è l’occasione di incontrare molti produttori e provare sia le novità, che qualche vecchia annata interessante. La manifestazione andata in scena domenica 22 e lunedì 23 marzo al UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore, che è stata la cornice elegante e luminosa, che ha reso perfetta la manifestazione organizzata dalla rivista L’Acquabuona in collaborazione con Roberta Perna Comunicazione.

Facendo due chiacchiere con Fernando Pardini tra i banchi d’assaggio, mi ha confermato che Terre di Toscana, anche in questa edizione, è uno degli osservatori più lucidi sullo stato di salute della regione. Due giornate intense, scandite da degustazioni serrate, incontri e confronti diretti con i produttori, in un contesto che privilegia la sostanza rispetto alla spettacolarizzazione. Quest’anno infatti è aumentato il numero degli operatori di settore e soprattutto di qualità.

Perché piace molto? Perché girare tra i banchi d’assaggio significa attraversare idealmente tutta la Toscana. Forse la regione con il maggior numero di denominazioni importanti e conosciute in tutto il mondo, dalle colline del Chianti Classico, , alle profondità del Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, Bolgheri e la costa maremmana, la vasta area dei Chianti, il Carmignano, Montecucco, Morellino di Scansano, fino alle aree più defilate, spesso meno raccontate ma non meno interessanti e che celano piccoli scrigni enologici.

La forza della manifestazione sta proprio qui: non nella celebrazione dei nomi già affermati, ma nella capacità di mettere sullo stesso piano realtà diverse per dimensione, storia e approccio produttivo. Ne emerge un quadro articolato, dove la Toscana smette di essere un blocco compatto e si rivela per ciò che è realmente: un insieme di identità territoriali in continua evoluzione.

Se c’è un filo conduttore emerso chiaramente nei calici, è la ricerca di equilibrio. Meno estrazione forzata, meno legno invasivo, maggiore attenzione alla bevibilità e alla definizione del frutto. Non è una rivoluzione dichiarata, ma un cambio di passo percepibile. Accanto a interpretazioni più classiche e strutturate, si fanno spazio vini che puntano su tensione acida, precisione aromatica e trasparenza territoriale. Rivedendo i miei appunti di degustazione, mi rendo conto di aver assaggiato grandi vini. Non tutti, però. 140 aziende e circa 700 etichette rappresentano un vero esercizio degustativo.

La giornata dedicata alle vecchie annate si è confermata uno dei momenti più significativi dell’evento. In un contesto spesso dominato dall’urgenza del nuovo, poter assaggiare vini con anni di evoluzione alle spalle permette una lettura più profonda. È qui che emergono le differenze più nette tra visioni e approcci, ma anche la capacità della Toscana di esprimere vini longevi, complessi e dinamici.

Molto interessante anche l’angolo del food che ha riunito in una sala, alcuni operatori gastronomici toscani famosi per le i loro prodotti di grande qualità.

Uno degli aspetti che rendono Terre di Toscana particolarmente efficace è il rapporto diretto con i produttori. Non ci sono filtri, né mediazioni: il racconto passa dalle parole di chi il vino lo fa. Ne derivano conversazioni spesso tecniche, ma anche riflessioni più ampie su andamento climatico, scelte agronomiche, sostenibilità e prospettive future. Un confronto diretto che giova nei rapporti tra produttore e chi il vino lo vende. Per chi lavora nel settore, è un momento di aggiornamento e di confronto concreto, oltre che di degustazione.

In un panorama sempre più affollato di eventi enologici, Terre di Toscana mantiene una sua identità precisa. Non rincorre le mode, non cerca effetti scenici, ma continua a puntare sulla qualità della selezione e sulla profondità dell’esperienza. La Versilia fuori stagione contribuisce a questo equilibrio: meno distrazioni, più concentrazione, più spazio per l’ascolto e per l’analisi.

Quello che emerge, a fine degustazione, è un’immagine della Toscana in movimento. Consapevole del proprio passato, ma sempre più orientata a ridefinire il proprio linguaggio. Non si tratta di una rottura con la tradizione, ma di una sua rilettura più attenta alla misura, più sensibile al contesto, più aperta al cambiamento. Un cambiamento che attualmente spaventa i produttori anche se sono consapevoli di avere radici salde che gli permettono di affrontare i momenti di crisi con grande determinazione. È proprio in questa tensione tra identità e cambiamento che si gioca oggi il futuro del vino toscano. Un evento che, ancora una volta, non si limita a mostrare il vino toscano, ma lo mette in discussione, lo confronta e, soprattutto, lo fa evolvere.

Le Famiglie Storiche e l’Amarone: il tempo, la sala e la scelta in un viaggio in 3 annate e 13 interpretazioni

La masterclass organizzata dalle Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2026 è stata uno dei momenti intensi e partecipati della manifestazione. L’incontro è stato introdotto dal presidente Pierangelo Tommasi, che ha ricordato come il gruppo comprendente 13 famiglie della Valpolicella, nato 17 anni fa, sia impegnato nella tutela della qualità, nell’educazione ai mercati e nella valorizzazione dell’Amarone come patrimonio culturale della Valpolicella.

Il tema centrale della degustazione è stato il tempo, definito il linguaggio dell’Amarone, un linguaggio che si evolve. A condurre la sessione è stato Roberto Anesi, una delle figure più autorevoli della sommellerie italiana, capace di guidare il pubblico attraverso un percorso di lettura sensoriale e culturale del vino.

Un breve docu‑film ha introdotto la filosofia delle tredici famiglie, preparando la sala a un viaggio attraverso tre annate, 2021, 2016 e 2012 e tredici vini, ciascuno espressione di un diverso modo di interpretare la Valpolicella.

Annata 2021 – Freschezza, bevibilità, dinamismo

Annata fresca, bevibile e dinamica, una vendemmia che ha dato vini più agili, luminosi e immediati.

1. Tommasi Viticoltori – Valpolicella Classica

125 anni di storia, quarta generazione, un gruppo che comprende altre nove aziende. Profumi di ciliegia, cacao ed erbe aromatiche, tannino fine e sottile.

2. Torre d’Orti – Valle di Marcellise e Valle di Mezzo

Quindici ettari tra 250 e 400 m, terza generazione. Note di viola, rosa e liquirizia, palato dinamico e tannino croccante.

3. Guerrieri Rizzardi – Amarone della Valpolicella Classico 2021

Interpretazione equilibrata e contemporanea dell’annata 2021, con note di ciliegia in diverse sfumature, erbe e foglie secche. Al palato unisce eleganza e misura, con richiami al cacao e un frutto rosso sostenuto da tannini fini.

Annata 2016 – La complessità delle annate difficili

La 2016 è stata un’annata non facile e la vendemmia impegnativa.
In questa batteria rientravano cinque interpretazioni, tutte accomunate da una lettura rigorosa e profonda della Valpolicella.

4. Bertani

Fondata nel 1857. Vigneti tra la valle più orientale e Negrar. Forte artigianalità, legame alla tradizione, accenni ferrosi, tannino fine, lungo affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia.

5. Brigaldara

Prima generazione della famiglia Cesari. Cinque appezzamenti in tutte le vallate. Riserva con note di mirtillo, ribes e balsamicità.

6. Allegrini – Fumane

Settima generazione. Vigneti tra 250 e 550 m. Ciliegia sotto spirito, cioccolato, incenso, balsamicità. Bocca morbida, tannino maturo.

7. Zenato – Costalunga

Padre e figlia Nadia. Scelta di qualità contro quantità. Profumi di caffè tostato e liquirizia.

8. Tenuta Sant’Antonio – Valpolicella Orientale

Quattro fratelli, progetto nato nel 1995. Profilo balsamico, rotondità al palato. La 2016 è stata una prova di equilibrio e precisione.

Annata 2012 – Concentrazione e profondità

La 2012 è stata una grande annata, con una concentrazione straordinaria e la batteria ha confermato questa lettura.

9. Speri – Biologica

Sette generazioni, cinque etichette, nove membri della famiglia. Confettura, terziari moderati, sorprendente freschezza per un vino di 15 anni.

10. Musella – Biodinamica

Parco naturale, biodinamica dal 2009. Zona sud‑est. Naso complesso, chiusura lunga.

11. Masi – Costasera

Settima generazione Boscaini, dal 1772. Amarone simbolo, maestoso e complesso i cui vigneti sono esposti a sud‑ovest.

12. Begali

Terza generazione. Prime bottiglie nel 1986. Vino prodotto solo nelle annate migliori. Terra umida, oliva, complessità, componente umami.

13. Tedeschi – Monte Olmi

Cru storico acquistato nel 1918. Balsamico, liquirizia, struttura piena e avvolgente, chiusura amaricante e balsamica.

La masterclass delle Famiglie Storiche ha mostrato come l’Amarone sia un vino che vive nel tempo e del tempo. Le tre annate, 2021, 2016 e 2012, hanno offerto una lettura completa della Valpolicella: dalla freschezza contemporanea alla complessità delle annate difficili, fino alla profondità delle vendemmie più concentrate. Tredici interpretazioni, tredici storie familiari, un unico patrimonio culturale da custodire e tramandare.

Un viaggio che conferma, ancora una volta, la centralità dell’Amarone nel racconto del grande vino italiano.

Caserta – “I santi Giusti”: gli abbinamenti originali tra aceto balsamico di Modena e mixology proposti da Stile Raro

Combinate insieme un ristorante con le sembianze di un art gallery, uno dei prodotti alimentari più tipici e complessi del Belpaese e un’attenta selezione di cocktail. Il risultato è un mix originale che va ben oltre la classificazione di food and drink pairing.

I Santi Giusti è la serata evento tenutasi in un’originale location: il ristorante Stile Raro di Caserta, una galleria di opere contemporanee dove è possibile acquistare ogni pezzo esposto. Protagonista assoluto del menù della serata è stato l’aceto balsamico di Modena dell’Acetaia Giusti, accompagnato da cocktail creati ad hoc per esaltarne le caratteristiche.

Una formula che approda per la seconda volta in Campania in una sorta di degustazione itinerante.

“L’aceto balsamico fa parte della cultura culinaria di Modena: dagli abbinamenti classici su carni e verdure a quelli più inconsueti come fragole e gelato”, ci spiega Pietro Zanni, Responsabile Commerciale di Giusti, “ma fuori dalla nostra città è un prodotto poco conosciuto nella propria versatilità.”

“L’aceto balsamico nasce in un territorio senza una tradizione vitivinicola forte”, continua Zanni, “in passato le uve venivano vinificate allo scopo di fare l’aceto e ogni famiglia aveva la propria batteria di botticelle per l’invecchiamento.” Compresa la famiglia Giusti.

L’Acetaia storica è attiva sin dal 1605: è la più antica di Modena e nel periodo della Bella Epoque, grazie all’intraprendenza di Pietro e Giuseppe Giusti, è stata insignita alle Esposizioni Universali di numerose onoreficenze. Dal più giovane al più invecchiato, dal più liquido al più denso, dal più dolce al meno dolce, fino a cinque sono le medaglie che ancora oggi costituiscono la scala qualitativa per classificare le varie etichette Giusti.

Dal 2017, Giusti 1605 ha messo in campo in varie località del Paese un progetto di sinergia con partner in grado di interpretare il sapore distintivo dell’aceto balsamico, anche attraverso la contaminazione della cucina tradizionale.

L’incontro con Stile Raro e i suoi patron Luca Cepollaro e Nicoletta Cappuccitti, è avvenuto circa due anni e mezzo fa, quando è iniziata una collaborazione volta non solo volta a esaltare un’eccellenza del Made in Italy con un menù studiato ad arte. Stile Raro infatti, insieme a Romeo cocktail bar a Verona, è l’unico ristorante ad aver affinato all’interno di una botticella utilizzata in precedenza per l’aceto un proprio cocktail.

“L’aceto è la massima espressione dell’acidità”, commenta lo chef di Stile Raro, Vincenzo Natale, “bisogna quindi lavorare con prodotti a tendenza dolce per bilanciarla.”

Non a caso, alla base della cucina tradizionale modenese, ci sono cibi con un’importante componente grassosa.

“Noi a menù proponiamo l’abbinamento con piatti anche a base di pesce”, continua Natale, “come lo storione bianco e il caviale Calvisius.”

Il menù ideato per la serata degustazione ha visto sfilare cinque portate –  dall’amuse bouche al dolce – espressamente create per valorizzare l’aceto. Ciascuno dei piatti è stato battezzato col nome di un santo, riconducibile al territorio o alla tradizione gastronomica. Così il San Felice dell’amuse bouche, si riferisce a San Felice a Cancello e alla sua mozzarella di bufala, mentre il San Gennaro deve il suo nome all’emulsione di Sangue di Giuda a condimento della tartare di bufala.

Ogni piatto è stato accompagnata dai cocktail di Amerigo Baldassarra. Nato nel mondo della moda, Baldassarra ha riconvertito la propria creatività nella mixology e in occasione della serata evento ha presentato grandi classici rivisitati con l’aggiunta di prodotti dell’acetaia, come il Vermouth o gli agrodolci alla frutta.

Questi ultimi,  nati dal cosiddetto agrodolce bianco, sono un mix di frutta in succo, aceto e mosto di vino che, non subendo cottura, rimane chiaro, preservando la componente zuccherina, e diventando così la base ideale per molti cocktail. Il Vermouth invece viene introdotto in casa Giusti nel 2018 per affinità con il mondo delle speziature tipico della palette odorosa dell’aceto. Ma ancor di più a legare questi due prodotti è la comune origine da un vino di base umile.

Oltre all’abbinamento con le singole portate, la successione dei cocktail è stata dettata da un crescendo di tenore alcolico: abbiamo iniziato  con una fresca tequila impreziosita da agrodolce di lampone, succo di lime e pompelmo e,  passando per il limoncello profumato alle foglie di basilico shakerate o il whiskey affumicato alla cannella, siamo arrivati fino al Negroni invecchiato 19 mesi in botte di aceto, passaggio che ha conferito non solo acidità ma anche screziature ossidative al cocktail.

Completiamo la serata con la degustazione di Giusti 100, stillato direttamente sulla mano: un prezioso elisir dolce e complesso, capace di concentrare in poche gocce l’emozione per un prodotto che affina nelle botti più antiche dell’acetaia, addirittura risalenti al 1600.

STILE RARO

Via del Redentore, 15

81100 Caserta

GIUSTI 1605

Strada delle Quattro Ville, 52

41123 Modena

Vinaltum 2026: la terza edizione si rinnova e approda a Castel Mareccio

Bolzano si prepara ad accogliere la terza edizione di Vinaltum, l’evento dedicato al vino di alta qualità che quest’anno compie un deciso salto di livello. La manifestazione è stata presentata ufficialmente alla stampa il 28 aprile, nell’elegante cocktail bar del Park Hyatt Milano.

L’appuntamento è per il 17 e il 18 maggio, in una nuova location: Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano.

Nato da un’idea di Danilo D’Ambra e Luciano Rappo, con il contributo di Pietro Cormaci, Brand Ambassador, e di Rinaldo Hauser, sommelier di lunga esperienza e profondo conoscitore del territorio, Vinaltum continua il suo percorso di crescita, consolidandosi per qualità, partecipazione e visione.

Per la terza edizione, il festival sceglie una cornice di grande fascino: Castel Mareccio, maniero medievale del XIII secolo circondato dai vigneti, con un affaccio privilegiato sulla Valle dell’Adige.

Il trasferimento a Castel Mareccio rappresenta un deciso salto di qualità per Vinaltum. Il castello è da sempre un punto nevralgico nel commercio del vino, non solo altoatesino ma europeo, e incarna perfettamente il legame storico tra il territorio e la cultura vitivinicola.

Questa scelta rafforza ulteriormente l’identità della manifestazione, riconosciuta anche a livello istituzionale grazie al patrocinio del Comune di Bolzano e al supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo, inserendosi nella più ampia strategia di promozione di Bolzano come Città del Vino.

Partner ufficiale per l’ospitalità è il Goldenstern Townhouse Bolzano, mentre il supporto logistico è affidato ad Arco Spedizioni in qualità di main sponsor per valorizzare anche il tema logistico nel settore vitivinicolo. Completano il network dei partner Sophienwald – UNO Glassworks, Castel Hortenberg, Franz Kraler, Banca Alto Adige Südtirol, Cassa di Risparmio di Bolzano Sparkasse, con la collaborazione di FISAR.

L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di circa 60 aziende, tutte accuratamente selezionate. Un numero volutamente contenuto per garantire spazio, qualità e possibilità di confronto reale.

“La selezione è frutto di un lavoro corale – spiegano gli organizzatori – e di un’esperienza che complessivamente supera i quarant’anni nel mondo del vino”.

Il parterre di cantine offre un quadro rappresentativo del panorama enologico nazionale, dall’Alto Adige alla Sicilia, attraversando le principali regioni del vino italiano. La presenza di Roco Winery dall’Oregon (USA) conferma l’apertura e il respiro internazionale della manifestazione.

Vinaltum amplia il proprio format andando oltre la grande degustazione. Il programma prevede masterclass esclusive ospitate nelle location partner Goldenstern Townhouse e Castel Hortenberg, pensate per offrire esperienze più riservate e approfondite. Tra gli appuntamenti, anche una masterclass dedicata allo Champagne, con un focus su uno dei territori simbolo della spumantistica mondiale.

Le due giornate sono pensate per incontrare pubblici dalle anime diverse: domenica 17 maggio sarà dedicata ai wine lover, agli appassionati e ai curiosi, mentre il lunedì 18 sarà riservato principalmente agli operatori del settore. A chiudere la prima giornata, nella serata di domenica, torna uno degli appuntamenti più attesi: il “Big Bottle Party”, evento simbolo di Vinaltum dedicato ai grandi formati, diventato ormai un momento immancabile del programma.

Torna anche per questa edizione “Calice Maestro”, il progetto dedicato agli under 35 che offre l’accesso gratuito a degustazioni guidate da sommelier FISAR, in piccoli gruppi. Un’iniziativa pensata per avvicinare le nuove generazioni al vino in modo consapevole e coinvolgente.

«Non è un’attività collaterale, ma una scelta precisa», spiega Rinaldo Hauser, co-organizzatore di Vinaltum. «Vogliamo formare nuovi appassionati, offrendo un’esperienza accessibile, diretta e di qualità, perché la cultura del vino deve essere un punto di partenza, non un privilegio».

La filosofia della manifestazione è chiara: Vinaltum vuole essere un salotto del vino, lontano dalla confusione delle grandi fiere. Un luogo dove il pubblico incontra direttamente i produttori e dove il vino diventa racconto, cultura e relazione.

“Vinaltum non è un evento da grandi numeri o da bancali di vino – spiegano – qui si versa poco, ma si ottiene molto”.

VINALTUM 2026

Date: 17–18 maggio 2026

Orari: domenica 17 maggio ore 12.00–18.00 | lunedì 18 maggio ore 12.00–18.00

Big Bottle Party: domenica 17 maggio dalle ore 19.00

Location: Castel Mareccio / Schloss Maretsch, Bolzano

Info: https://www.vinaltum.it

Sicilia – Festival della filosofia in Magna Grecia: “KALLIPOLIS”, Magnifica Utopia Politica.

Protagonisti a Siracusa-Ortigia, Noto e Ragusa Ibla i filosofi Giuseppe Girgenti e Davide Navarria. Ma anche i profumi a tavola protagonisti dell’evento.

La magia del Festival della Filosofia in Magna Grecia – da un’idea della presidente Giuseppina Russo, organizzato insieme ai professori Annalisa Di Nuzzo  e Salvatore Ferrara ospita 600 studenti sulle tracce dei pensatori antichi e moderni in Sicilia. I filosofi Giuseppe Girgenti e Davide Navarria sono tra i protagonisti di questa edizione dedicata a “Kallipolis”, la città ideale. La Sicilia accoglie il Festival della Filosofia in Magna Grecia attraverso un percorso che da Siracusa a Noto, fino a Ragusa, ripropone territori tra i più cari ai colonizzatori ellenici. 

L’apertura del Festival della Filosofia in Magna Grecia si è svolta nel teatro Tina Di Lorenzo a Noto con una lezione spettacolo interpretata da Anna Mallamaci, insieme alla professoressa Annalisa Di Nuzzo e al regista Riccardo Marotta che hanno curato anche i testi della  passeggiata filosofico-teatrale che accoglie gli studenti a Siracusa a Ortigia. Momenti di confronto per le ragazze e i ragazzi veri protagonisti del Festival della Filosofia in Magna Grecia, ideato da Giuseppina Russo. 

A Ragusa si è conclusa la prima fase del Festival che ti parte lunedì 4 maggio e si concluderà l’8 maggio. Adolescenti che esplorano sé stessi nei luoghi filosofici, confrontandosi con i loro pari. L’obiettivo è proporre ai giovani occasioni e percorsi di educazione non formale, legati al “fare” filosofia. Dialoghi filosofici, passeggiate filosofico-teatrali, laboratori, AGON filosofici sono le proposte per i liceali, a cui si affianca l’agorà tra docenti a cura della presidente Giuseppina Russo referente del CRIF, Philosophy for Children. L’iniziativa ha consolidato una dimensione nazionale ed internazionale coinvolgendo circa ottantamila  liceali nelle precedenti edizioni, diffondendo la conoscenza del patrimonio culturale e archeologico dei territori della Grecia e della Magna Grecia. Il Festival della Filosofia esaltando il Genius Loci, in collaborazione con gli Enti Locali, le Istituzioni e tutti i soggetti impegnati nella valorizzazione del territorio, è un ponte ideale tra i luoghi rappresentativi del pensiero occidentale. I liceali provenienti da tutta Italia dissertano sul tema filosofico passeggiando tra le meraviglie delle aree archeologiche e partecipando aI laboratori di Filosofia Pratica coordinati da Alessio Ferrara ( TEATRO Ilaria Cecere, Jhonatan Ciccarelli, MOVIMENTO ESPRESSIVO Alessio Ferrara MUSICA Mario di Bonito, FANTASIOLOGIA Massimo G. Carrese, ESPRESSIONI VISIVE Danilo Piscopo, STREET ART Luigi Russo, YOGA Jessica Granato, Gianni Pisano, RADIOSOFIA Mario Migliaccio, DINAMICHE ESPRESSIVE Riccardo Motta, CANTO Gabriella Cascella, FOTOGRAFIA Gianluca Passarelli); Agon filosofico a cura di Danilo Piscopo è uno spazio per esprimere il proprio Daimon, uno stimolo a mettersi in gioco, le ragazze e  i ragazzi si confrontano con l’altro, in un’autentica e sana competizione, per riconoscere il valore reciproco. La Bottega dell’empatia è a cura del professore Salvatore Ferrara.

La conoscenza e l’incontro sono gli ingredienti principali del Festival dedicato agli adolescenti che non possono però non arricchire il proprio percorso attraverso le mille delizie dei luoghi: i profumi dei limoni, i carpacci di pesce e le arancine al pistacchio che inondano di profumi il mercato del pesce di Ortigia a Siracusa a due passi dal tempio di Apollo (da Burgio) – ma anche l’infinito gusto dei cannoli di Artale, la granita di gelso sotto la cattedrale di Noto (da Mangiafico) a conclusione di un pranzo aperto dalle tradizionali pasta alla norma o con le sarde (da Ducezio), il pane cunzato antipasto ideale degli spaghetti burro acciughe e limone di Ragusa (alla Bettola) innaffiato dall’antico vino Inzolia. Cibi che arricchiscono il gusto della filosofia.

Eletto il nuovo CdA di VITICA – Consorzio Tutela Vini Caserta – nel segno della continuità

Il Consorzio Tutela Vini Caserta – VITICA annuncia con soddisfazione la conferma del proprio Consiglio di Amministrazione, arricchito dall’ingresso di due nuovi consiglieri, che completano una compagine caratterizzata da piena solidità e coesione istituzionale.

Questa scelta riflette la volontà dei soci di dare seguito a un percorso strategico costruito con determinazione, guardando al futuro con rinnovato slancio e una visione ambiziosa. Il CdA confermato intende proseguire con un approccio orientato alla piena esaltazione delle denominazioni e dell’intero patrimonio vitivinicolo espresso dal territorio casertano: un ecosistema di straordinaria ricchezza, fatto di vitigni autoctoni, tradizioni radicate e paesaggi unici, che il Consorzio promuove con forza per garantirne la massima visibilità ben oltre i confini regionali.

Le priorità del mandato si concentrano sul consolidamento della qualità e sull’identità delle cinque denominazioni tutelate: Aversa Asprinio DOP, Falerno del Massico DOP, Galluccio DOP, Roccamonfina IGP e Terre del Volturno IGP. Attraverso un’azione costante di vigilanza e tutela, il Consorzio garantisce l’autenticità e la riconoscibilità dei vini casertani, posizionandoli come protagonisti d’eccellenza nel panorama enologico italiano.

Parallelamente, VITICA punta a intensificare le iniziative di promozione sia sul mercato nazionale che su quelli internazionali, dove la domanda di prodotti d’origine e di alta qualità rappresenta un’opportunità di sviluppo concreta per tutte le aziende del territorio. «La conferma della quasi totalità del Consiglio di Amministrazione è il segnale più chiaro della fiducia nel percorso intrapreso», sottolinea il Presidente Cesare Avenia.

«Siamo determinati a proseguire con coerenza il lavoro avviato, mettendo al centro la qualità dei prodotti e la passione dei produttori che, ogni giorno, interpretano questo territorio attraverso il vino. Il nostro obiettivo è far crescere la consapevolezza del valore del Casertano come terra di grandi eccellenze vitivinicole». Con questo rinnovato impegno, il Consorzio Tutela Vini Caserta – VITICA riafferma il proprio ruolo di guida e motore per lo sviluppo economico e culturale della provincia, valorizzando ogni singola etichetta come ambasciatrice dell’autenticità e del talento casertano.

Il nuovo Consiglio eletto:

Cesare Avenia (Società Agricola Il Verro SRL) – Presidente

Maria Ida Avallone (Villa Matilde S.S. Di Salvatore E Maria Ida Avallone) – Vicepresidente

Gilda Guida Martusciello (G.S.- Salvatore Martusciello) – Vicepresidente

Salvatore Avallone (Villa Matilde S.S. Di Salvatore E Maria Ida Avallone) – Consigliere

Amedeo Barletta (S.I.A. S.R.L. Vestini Campagnano) – Consigliere

Giuseppe Carusone (Az. Agr. La Masserie Di Carusone Giuseppe) – Consigliere

Piestro Ceparano (Vitis Aurunca SSA) – Consigliere

Raffale Magliulo (Soc. Agr. Magliulo Srl) – Consigliere

Carlo Menale (Menale Vini) – Consigliere

Angelo Pagano (Fattoria Pagano) – Consigliere

Antonio Papa (Az. Agr. Papa Gennaro Sas) – Consigliere

Tony Rossetti (Bianchini Rossetti) – Consigliere

Salvatore Sorbo (Villa Sorbo Di Sorbo Salvatore) – Consigliere

Massimo Telaro (Lavoro e Salute Vini Telaro s.c.a.r.l.) – Consigliere

Danilo Trabucco (Trabucco Vini) – Consigliere

Cinque idee gourmet di un piatto popolare per eccellenza durante l’evento Gnocchi Day a Sorrento

“Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa”, era il modo per scandire il calendario in cucina durante i tempi di guerra. Saggezza familiare rimasta impressa nella memoria delle tradizioni attualmente riprodotte nelle case degli italiani e che legano territori, culture e genti di ogni livello sociale. Gli gnocchi rappresentano per molti il piacere di stare a tavola, parlando del più e del meno, lasciando da parte le ansie quotidiane.

L’evento Gnocchi Day a Sorrento, organizzato da Dieffe Comunicazione e giunto ormai alla quinta edizione, è stato anche il momento giusto per fare il punto della situazione su alcune ricette storiche rivisitate in chiave contemporanea dalla maestria di chef rinomati a livello regionale e nazionale. La Campania e in particolare la Penisola Sorrentina sono tra i luoghi d’origine del piccolo e gustoso ingrediente composto soltanto da acqua, patate e farina.

Le tecniche fanno la differenza così come la qualità delle materie prime, che una volta venivano preferite per vie empiriche dalle massaie ed oggi richiedono conoscenza e ricerca continua, attinte dalla globalizzazione di mercati e prodotti. Cinque storie diverse con altrettante proposte da replicare con coraggio ai propri fornelli. Cinque modi per dire viva gli gnocchi e viva la cultura della cucina italiana patrimonio mondiale dell’Umanità.

Nino Di Costanzo, due stelle Michelin con il Danì Maison ad Ischia ed ora presente anche a Napoli con il Deschevaliers ristorante dell’hotel De Bonart dichiara: «Lo gnocco era unità e pace domestica. Mamma lo preparava all’ischitana con sugo di coniglio e olive.

Oggi il classico “alla sorrentina” resta inimitabile, ma si può osare sperimentando nuovi modi grazie alla duttilità negli usi più variegati. Magari gluten free e condimenti a base di selvaggina». La sua idea parte da una salsa alla carbonara con solo tuorlo d’uovo, crema di parmigiano e pecorino, tartufo e meringa».

Stessi ricordi per Antonino Montefusco, esperienze alla corte di Heinz Beck e ora una stella Michelin con Terrazza Bosquet dell’Hotel Excelsior Vittoria a Sorrento, quando a casa li preparava la mamma e il nonno, ex tassista.

«Gli gnocchi abbracciano tradizione e memoria; li ho scomposti e reinventati con una spuma sifonata di pomodoro cotto al forno leggermente gratinato, sfera di mozzarella e olio al basilico».

Cromaticamente perfetto il piatto di Ciro Sicignano, già sous chef al Quattro Passi e Nerano, oggi executiv chef del Lorelei a Sorrento, una stella Michelin.

«L’infanzia ed i sapori di quell’epoca spensierata mi hanno spinto a restituire semplicità e genuinità ai miei gnocchi, ripieni a mo’ di raviolo con sugo alla pizzaiola, salsa bianca di treccia sorrentina, aglio, olio e basilico».

Peppe Aversa è una vera istituzione con lo stellato Il Buco a Sorrento, tra i primi in Campania ad aver raggiunto l’ambito traguardo. «Lo gnocco è appartenenza profonda al territorio, è aria di casa – racconta lo chef Aversa – I gesti emblematici delle mani mentre impastano gli ingredienti, scegliendo al mercato le patate più vecchie, quelle ormai secche, sono tra le cose più dolci che rammento».

La cottura è stata ultimata su fiamma diretta per caramellizzare gli amidi, mentre la salsa sottostante al pomodoro resta densa e corposa.

Per concludere, ecco l’invenzione fuori dagli schemi di Luigi Tramontano, ospite illustre presente alla kermesse anche se “in borghese” e stella Michelin con il suo O me o il mare a Gragnano, gestito con amore assieme alla moglie Nicoletta Gargiulo. «Quando si tocca il mito bisogna stare attenti a non sbagliare e a non cadere nelle banalità. Mi intriga l’inversione delle materie prime: uno gnocco creato partendo dal pomodoro usando gli amidi del kudzu, su base di crema di patate e salsa di fiordilatte».

Le parole e gli occhi lucidi di Antimo Caputo, sponsor della manifestazione con Mulino Caputo, descrivono appieno la scena a tavola del formaggio filante tirato con i rebbi delle forchette, mescolato al pomodoro, il colore quasi rosa della salsa ed un sapore autentico, schietto come pochi altri, dipingono lo stato d’animo di un cibo senza tempo e senza confini