Torna Mytilus Fest a Bacoli, tre giorni dove la cozza è regina!

Da venerdì 3 a domenica 5 luglio a Bacoli (Na), sul porto di Baia, ritorna Mytilus Fest, l’appuntamento dedicato ai mitili, la mitilicoltura e il territorio dei Campi Flegrei. Come recuperare credibilità per un intero settore sconvolto dalla ferita ancora aperta dalla Settimana Santa? Facendo avvicinare la gente, in particolare famiglie e bambini con un evento giunto alla terza edizione, promosso e organizzato dall’Associazione Culturale MSP, guidata da Bruna Manfredonia, in sinergia e collaborazione con il Comune di Bacoli e con il sostegno della Città Metropolitana di Napoli.

L’iniziativa, dedicata alla memoria di Tony Scotto si avvale, inoltre, della preziosa collaborazione di Mitilflegrea e Mytilus Campaniae Organizzazione Produttori, Gal Parthenope e Feampa Regione Campania. Durante i tre giorni si potranno, ad esempio, ammirare le meraviglie della Baia, con laboratori dedicati ai più piccoli e tour dell’imbarcazione Athena Pescaturismo per esplorare i fondali e i resti dell’antica città sommersa.

E poi spettacoli di musica dal vivo che accompagneranno le degustazioni di piatti a base di mitili, dall’antipasto al dolce, proposti da ristoranti e produttori di eccellenza. Bacoli era in passato un punto di stazionamento per fonti termale famose in tutto l’Impero Romano, proprio accanto al porto di Pozzuoli. L’attività del bradisismo, un problema da sempre presente in queste terre fertili, ha comportato lo slittamento sott’acqua di parte delle case antiche, osservabili adesso con apposite navi dal fondo trasparente. Un’emozione unica pensando ai vari mosaici ancora perfettamente integri e alla dimensione del sito archeologico subacqueo in parte inesplorato.

In mezzo, la storia millenaria del mitilo mediterraneo (Mytilus Galloprovincialis) rappresentato persino in alcune monete dell’epoca. Leggende popolari pongono le cozze quale elemento afrodisiaco utile nei rapporti di coppia; in realtà i grandi “spazzini” del mare sono un elemento prezioso e fragile, da tutelare dalle speculazioni e dalla sconsiderata azione dell’uomo. Ogni singolo esemplare è in grado di filtrare fino a 4 litri di acqua marina ogni ora, da cui l’importanza (e anche i rischi) di preservare il più possibile l’habitat naturale dove vengono posti in allevamento.

Presto arriverà il Disciplinare dell’IGP per tutelare i produttori da frodi e conseguente timore del pubblico consumatore. Due i metodi di coltivazione: il primo dai semi legati ad apposite cime, che dura circa 12 mesi ma riesce a fornire un prodotto di qualità superiore; il secondo dall’acquisto esterno di cozze già semilavorate, logicamente con certificato di sanità microbiologica e assenza di patologie dannose per l’essere umano.

Ecco il ricco programma del Mytilus Fest dal 3 al 5 luglio e le indicazioni per partecipare:

Musica live (direzione artistica Andrea Tartaglia)

Venerdì 3 luglio dalle 21.00

Aprono il concerto gli Zerofiltro; a seguire l’esibizione di un collettivo pensato proprio per il Festival: Mytilus All Stars: Jovine, Caso, Tartaglia con Special guest Dario Sansone e ‘O Zulù

Sabato 4 luglio dalle 21.00

Apre il concerto Amy Leah.

Attesissimo concerto di Tommaso Primo con il suo nuovo disco e a seguire si ballerà con la musica di Funkool Orchestra.

Domenica 5 luglio dalle 21.00

Apre il concerto il rapper Mattewh

A chiudere la tre giorni l’energia esplosiva di Ciccio Merolla

Presentano: Francesco Albanese e Margherita Salemme

Area bambini e ragazzi

Laboratori creativi sul riutilizzo dei gusci di cozze, educazione all’economia circolare applicata al mare, narrazioni sulla sostenibilità e consegna ai bambini dell’attestato di ‘Piccolo Ambasciatore del Mare’ certificato FEAMPA Campania. Giochi di un tempo con il Ludobus, divertimento ed animazione con Arcobaleno Animation, villaggi della sicurezza e percorsi ludici con la Fondazione Domenico Cirillo. Trasformazione dei prodotti locali in gustose marmellate a cura di Spicchi Flegrei.

Porto di Baia dalle 18.00

Area Food dove si utlizzerà la pasta del Ventigrani un’eccelenza del territorio

Proposte gastronomiche presentate da: A casa vost, Aguglia, Armonì, Bajos, Borgo 50, Capo blu, Cargo, Essencia, Favorite, Da Fefè, Home PoA, Hosteria Bugiarda, Kuma 65, Il Cantuccio, Il Testardo, La cucina di Venere, La Dimora di Gea, La Dragonara, La Tortuga, Locanda dei re, Mar Limone, Molo Sud, Monkey, Nudibranko, Origini, Paccasassi, Poliphemos, Riccio, Sazio, Sciardac e Tribus. Inoltre le proposte dolci di Blamangieri, Guantiera e Materia Prima.

Area Drink

A cura di N’Artigiana del Birrificio Artigianale Napoletano, Pepsi, Marabà, Consorzio tutela vini dei Campi Flegrei e cantine Carannante

Durante le giornate del 3 – 4 e 5 luglio:

TOUR alla scoperta della Città Sommersa di Baia e del mare di Bacoli

Emozionante giro sulla barca con fondo di vetro di Lomar Dreams, alla scoperta di storie, miti e leggende del mare osservando la splendida costa dei Campi Flegrei e le meraviglie di Baia sommersa. Durante il giro sarà possibile osservare gli impianti di mitilicoltura di cozze e ascoltarne la storia.

Prenotazione Obbligatoria. Info, costi e prenotazioni: 379.24.26.496.

Escursione in SUP (Stand Up Paddle)

Esperienza adatta sia a chi si avvicina per la prima volta al SUP sia a chi ha già dimestichezza con la tavola. Dopo una breve introduzione tecnica e alcuni consigli pratici per acquisire sicurezza e stabilità, si partirà dalla spiaggia di Marina Grande di Bacoli per una suggestiva pagaiata lungo la costa.

La destinazione sarà lo Schiacchetiello, una delle baie più affascinanti e tranquille della zona, dove sarà possibile concedersi una pausa tra un bagno rigenerante e momenti di relax immersi nella natura. Durante il percorso è prevista una sosta nei pressi degli impianti di mitilicoltura, con l’opportunità di conoscere da vicino la tradizione degli allevamenti di cozze che caratterizza il territorio flegreo.

A cura di Spass. Info e prenotazioni: 351.50.44.059.

Visita guidata ai centri di depurazione e spedizioni di Bacoli: Mitiliflegrea e Latomare (Eurofish)

Un viaggio alla scoperta delle cozze di Bacoli, delle loro caratteristiche e delle diverse fasi che ne accompagnano la crescita e la lavorazione. Un’esperienza coinvolgente per approfondire la tradizione della mitilicoltura locale, conoscere i segreti di questa antica attività e ripercorrere la storia del celebre “oro nero” che da generazioni rappresenta una delle eccellenze del territorio.

Mitiliflegrea: Via Cuma 218, 80070 Bacoli (NA). Info e prenotazioni: 328.44.21.592;

Latomare (Eurofish): Via Lucullo 57, 80070 Bacoli (NA). Info e prenotazioni: 335. 52.94.887

Baia Experience

Un’immersione virtuale nella storia dell’antica Baia grazie a 27 visori 4K con contenuti a 360°, disponibili in italiano, inglese e tedesco. I visitatori potranno esplorare le suggestive Terme Sommerse di Punta dell’Epitaffio e vivere un’esperienza coinvolgente tra archeologia, tecnologia e mare.

Durata dell’esperienza: circa 25 minuti.

Prevista una tariffa agevolata dedicata ai partecipanti del Mytilus Fest.

Luogo: Piazza De Gasperi, Baia – Bacoli

Informazioni: baiaexperience.it

Prenotazione: non necessaria.

Tour in barca lungo la costa di Baia

Un’affascinante escursione in mare a bordo dell’imbarcazione Athena Pescaturismo per esplorare i fondali e i resti dell’antica città sommersa di Baia. Durante la navigazione sarà possibile conoscere da vicino gli impianti di mitilicoltura e le tecniche tradizionali utilizzate per l’allevamento delle cozze nel mare flegreo. L’esperienza si concluderà con una degustazione di cozze accompagnata da vino del territorio, per assaporare una delle eccellenze locali. Attività realizzata in collaborazione con la Pro Loco di Bacoli e l’Associazione Guide Flegree.

Alejandro Bulgheroni Family Vineyards, un mosaico di terroir che conquista il Gambero Rosso

Da Chianti Classico a Montalcino, fino a Bolgheri: il gruppo internazionale di Alejandro Bulgheroni celebra a Roma il titolo di “Azienda dell’Anno 2026” assegnato dalla Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.

C’è una parola che ricorre spesso quando si parla di Alejandro Bulgheroni Family Vineyards: identità. Non quella di un singolo marchio o di un’unica denominazione, ma quella di territori diversi, interpretati con rispetto e valorizzati attraverso una visione imprenditoriale che mette al centro il terroir.

Quando si visita una cantina, il racconto ruota quasi sempre attorno alla figura del vignaiolo o del produttore e alla storia della sua famiglia. Nei grandi gruppi, invece, il proprietario diventa spesso una presenza lontana, quasi mitologica: una figura capace di muovere ingenti capitali ma che raramente si incontra. A parlare delle diverse realtà aziendali sono gli amministratori e le persone che ogni giorno lavorano in cantina. Un racconto certamente interessante, al quale però manca spesso la dimensione più intima e autentica: quella di chi vive il territorio e ne custodisce la memoria.

Fondato dall’imprenditore argentino Alejandro Bulgheroni, il gruppo rappresenta oggi una delle realtà vitivinicole più importanti a livello internazionale, con proprietà in Argentina, Uruguay, Stati Uniti, Australia, Francia e Italia. È proprio la Toscana a costituire uno dei capitoli più significativi della storia di ABFV, grazie a un percorso iniziato nel 2012 con l’acquisizione di Dievole, storica tenuta del Chianti Classico, e proseguito negli anni con investimenti a Montalcino e Bolgheri.

Un progetto che oggi riunisce cinque aziende: Dievole, Podere Brizio, Poggio Landi, Tenuta Le Colonne e Tenuta Meraviglia, accomunate dalla conduzione biologica dei vigneti e da una filosofia produttiva orientata all’espressione autentica dei rispettivi territori.

Una visione che ha trovato pieno riconoscimento nella Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, che ha assegnato ad Alejandro Bulgheroni Family Vineyards il prestigioso titolo di “Azienda dell’Anno 2026”.

Per celebrare il riconoscimento, il 4 giugno si è svolto a Roma un press lunch organizzato da ABFV, in collaborazione con Gambero Rosso e AB Comunicazione di Anna Barbon. La giornata si è aperta nella raffinata cornice di Idylio by Apreda con una masterclass guidata da Marco Sabellico, curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, e da Enrico Viglierchio, Direttore Generale del gruppo.

Ad introdurre la degustazione, insieme a Viglierchio, sono stati l’agronomo Lorenzo Bernini e lo stesso Sabellico, che hanno illustrato la filosofia produttiva del gruppo e le peculiarità dei diversi terroir toscani.

Il viaggio è iniziato nel Chianti Classico con il Dievole Campinovi 2023, Trebbiano che ha saputo sorprendere per complessità e personalità. Le note fruttate e floreali si intrecciano a sensazioni vegetali, richiami iodati e suggestioni di macchia mediterranea, accompagnate da una vibrante freschezza balsamica.

Con il Dievole Casanova 2023, il Sangiovese si è espresso invece in una chiave contemporanea e immediatamente godibile: ciliegia croccante, spezie leggere, tannino delicato e una beva agile che ne esalta l’eleganza.

Più articolato e profondo il Dievole Novecento Riserva 2021, ottenuto da Sangiovese, Cannaiolo e Colorino provenienti da una singola vigna. Al naso emergono fiori, frutta matura, sottobosco e spezie scure, mentre il sorso mette in evidenza la freschezza e la succosità del Sangiovese, accompagnate da sfumature balsamiche e mentolate.

Il passaggio a Montalcino ha evidenziato due interpretazioni differenti del Brunello.

Il Podere Brizio Brunello di Montalcino Riserva 2019, proveniente dai terreni calcarei della zona sud-occidentale, si distingue per il profilo aromatico ricco di erbe officinali, spezie e frutto rosso integro. Al palato è fresco, sapido e sostenuto da un tannino ben integrato.

Diversa l’impronta del Poggio Landi Brunello di Montalcino Riserva 2019, nato sui versanti settentrionali verso Torrenieri. Qui il Sangiovese assume tratti più raffinati e complessi: ciliegia matura, prugna, liquirizia, humus e radici si fondono in una trama gustativa profonda, fresca e balsamica.

Il percorso si è concluso a Bolgheri, territorio nel quale ABFV ha realizzato uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni.

Il Tenuta Le Colonne Bolgheri Superiore 2021, assemblaggio di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon provenienti da vigne affacciate sul mare, esprime un carattere mediterraneo ben definito. Mentuccia, peperone verde e spezie scure introducono un sorso equilibrato, sapido e di grande precisione.

Particolarmente affascinante la degustazione dei vini di Tenuta Meraviglia, azienda simbolo della nuova frontiera bolgherese del gruppo. Qui i vigneti sorgono nell’estremo lembo meridionale di Castagneto Carducci, su terreni caratterizzati dalla presenza di rocce vulcaniche e scheletro.

Il Vigna Pianali 2021, seconda annata prodotta, nasce da una piccola parcella di Cabernet Franc posta a 130 metri di altitudine. Il vino restituisce nel bicchiere tutta la forza del suo terroir: mineralità, freschezza, note iodate e balsamiche accompagnano un frutto avvolgente e maturo.

Apice della degustazione il Maestro di Cava 2020, ottenuto da una selezione delle migliori uve di Cabernet Franc provenienti dalla parte più alta della tenuta. Al naso emergono mora selvatica, grafite, macchia mediterranea ed erbe officinali; il sorso è vellutato, profondo e di straordinaria eleganza, capace di coniugare potenza e finezza.

La giornata è proseguita sulla terrazza panoramica del sesto piano del The Pantheon Iconic Rome Hotel, dove gli ospiti hanno potuto degustare una selezione di vecchie annate in abbinamento ai piatti firmati dagli chef Francesco Apreda e Cammertoni.

Il Carpaccio di Muggine con patate e zafferano ha trovato il suo ideale compagno nel Botro dei Fichi Vermentino 2024 di Tenuta Meraviglia.

Il Risotto alla cipolla rossa, ragù di cortile e foie gras è stato accompagnato dalla Vigna Sessina Chianti Classico Gran Selezione 2018 di Dievole.

Mentre l’Almone di Manzo Affumicato con indivia e prugne è stato proposto in abbinamento a due importanti interpretazioni del territorio: il Chiuso del Lupo Brunello di Montalcino 2016 di Poggio Landi e il Maestro di Cava Bolgheri Superiore 2017 di Tenuta Meraviglia.

Più che una semplice celebrazione, l’evento romano ha rappresentato la sintesi di un percorso che negli ultimi anni ha portato Alejandro Bulgheroni Family Vineyards a imporsi tra i protagonisti della viticoltura italiana. Un progetto capace di unire visione internazionale e radicamento territoriale, nel quale ogni azienda conserva la propria identità contribuendo al racconto di una Toscana ricca di sfumature, tradizioni e paesaggi diversi. Il riconoscimento di “Azienda dell’Anno 2026” appare così come il naturale approdo di una filosofia che non punta all’omologazione, ma alla valorizzazione delle differenze: un mosaico di terroir che trova proprio nella sua pluralità il tratto distintivo più autentico.

Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro nell’evento di beneficenza legato alla lotta ai tumori pediatrici

Una cifra che conferma il risultato straordinario in Campania per l’evento Buonissimi dell’Associazione OPEN OdV, organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella in favore della ricerca scientifica.  Il 22 giugno la lunga darsena ha vissuto l’arrivo di migliaia di presenze per conoscere i protagonisti della manifestazione, uniti dalla solidarietà verso i più piccoli e indifesi: quasi 300 postazioni tra cuochi e chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender e un’attenzione  particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

Il risultato di 268.845 euro raccolti riconferma il grande successo di incassi già registrato nella scorsa edizione. Un motivo di orgoglio per tutti, soprattutto perché conseguito in Campania, a testimonianza della straordinaria sensibilità e partecipazione del territorio. Prezioso il supporto del presidente Agostino Gallozzi e di tutti collaboratori  del Marina D’Arechi Port Village. 

La presidente dell’Associazione OPEN OdV, Anna Maria Alfani, commossa sul palco durante i ringraziamenti di rito, ha ufficializzato la conclusione del progetto Editor in collaborazione con il  CEINGE, l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che quest’anno avrà a disposizione tutti i fondi necessari per completare l’attività di sequenziamento genomico volto alla prevenzione e cura dei tumori pediatrici. 

Determinante anche il sostegno della Camera di Commercio I.A.A. di Salerno che ha svolto un ruolo significativo nel supportare “Buonissimi”, favorendo il dialogo e l’incontro tra le eccellenze del territorio. Un’azione che ha consentito di avvicinare aziende e produttori agli ospiti e agli chef protagonisti della manifestazione, creando una preziosa rete di relazioni, collaborazioni e nuove opportunità di crescita condivisa.

Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE, Mario Capasso, ha descritto con minuzia la ricerca su oltre 800 pazienti per le mutazioni del DNA presenti in oltre il 12% dei casi e che predispongono i portatori inconsapevoli allo sviluppo successivo della malattia.

Durante la serata è stato consegnato il premio “Franco Ricciardi” alla dott.ssa Fabiola De Gregorio, quale esempio di collaborazione tra clinica e ricerca per l’oncologia pediatrica tra due eccellenze campane come il CEINGE di Napoli e il centro di cura Pausilipon. Roberto Jannelli, Rosario Augusto ed Emiliano Esposito hanno animato sulla Terrazza, tra musica live, cocktail e tanta voglia di divertirsi. Per Paola Pignataro e Silvana Tortorella “Buonissimi 2026 è stato un grande successo, ma la vera soddisfazione è aver visto tanta gente sorridere e stare bene in famiglia in una splendida serata d’amore e gusto”.

Tutte le informazioni e l’elenco completo dei partner e dei sostenitori presenti sono disponibili sul sito www.buonissimi.org.

Vigneto Falconieri, il cru che riscrive il Frascati: verticale 2019–2021

Nel cuore dei Castelli Romani, tra le alture di Monte Porzio Catone, la Cantina Villa Simone continua a tracciare con coerenza e visione uno dei percorsi più interessanti della rinascita del Frascati Superiore DOCG. Un progetto che trova nel Vigneto Falconieri la sua espressione più ambiziosa: un cru pensato per dimostrare, senza compromessi, il potenziale evolutivo e identitario di questo grande bianco laziale.

Incontrare la famiglia Costantini è ogni volta un’esperienza autentica e coinvolgente. Lorenzo, enologo di grande sensibilità e profondo conoscitore della vite e del territorio, affonda le sue radici in una famiglia di vignaioli ed enotecari originari delle Marche. Insieme alla moglie Fulvia e alla figlia Sara, porta avanti con coerenza e passione una tradizione familiare che si traduce oggi nella produzione di vini di grande qualità e identità.

Un vigneto che nasce dalla storia

La storica Villa Falconieri è la protagonista di questa storia. La maggiore delle 12 Ville Tuscolane, fu realizzata per Monsignor Alessandro Rufini Vescovo di Melfi nel 1500, sopra i resti di una villa romana con il nome di Villa Rufina. In seguito, venduta ed ingrandita per volere di Papa Paolo III Farnese nel 1628 passa nelle disponibilità di Orazio Falconieri che la chiamò con il nome di famiglia. In seguito, la proprietà cambiò più volte fino al secolo scorso, dopo la Seconda guerra mondiale divenne edificio pubblico e dal 2016 è la sede dell’Accademia Vivarium Novum.

I terreni circostanti furono venduti e divennero un uliveto che però andò in rovina a causa dell’abbandono. L’acquisizione all’asta del terreno nel 2008 da parte di Lorenzo Costantini e dello zio segna l’inizio di un percorso lungo e complesso. Solo nel 2014, dopo un articolato iter burocratico, si avvia la bonifica di un’area vasta 18 ettari, di cui oggi circa 5,5 recuperati e 4,5 vitati.

Il vigneto è impiantato con una densità di circa 5.000 ceppi per ettaro e vede un dominio quasi assoluto della Malvasia del Lazio (Puntinata), che occupa il 98% della superficie. Il restante 2% è dedicato a un vigneto sperimentale che rappresenta un vero e proprio omaggio alla viticoltura antica: Malvasia di Candia, Trebbiano Toscano, Bellone, Bombino e Greco allevati con sistemi storici come alberello, conocchia e capretta.

Durante i lavori di bonifica, il ritrovamento di una strada romana ha suggellato simbolicamente il legame tra questo luogo e la millenaria storia vitivinicola del territorio.

Una filosofia produttiva controcorrente

La prima annata prodotta è la 2019. Fin dall’inizio, il progetto Falconieri si distingue per scelte tecniche radicali: raccolta manuale in cassetta, selezione accurata delle uve e, soprattutto, tempi di affinamento lunghi e inusuali per la denominazione.

Il vino matura inizialmente per circa due anni in legno, con un uso combinato di rovere e castagno, per poi affinare ulteriormente in bottiglia fino a raggiungere complessivamente cinque anni prima della presentazione. Una scelta che implica materia prima impeccabile e un controllo enologico rigoroso.

Le prime esperienze con il castagno, in particolare nella 2019, hanno portato a una riflessione importante sul ruolo del legno. Dalla 2020 si passa quindi a un approccio più misurato: fermentazione e affinamento in botti da 5 ettolitri in rovere e acacia, con l’obiettivo di esaltare il vitigno senza sovrastrutture.

La verticale: tre annate, un’identità che si definisce

La degustazione delle annate 2019, 2020 e 2021 attualmente non ancora in commercio, si configura come un racconto tecnico ed emozionale insieme, capace di restituire l’evoluzione stilistica del progetto.

2021 – L’equilibrio raggiunto

Annata di riferimento per il progetto Falconieri.

Nel calice, la 2021 segna un punto di arrivo. Il naso è ampio, stratificato, tra fiori e frutta gialla, con delicate sfumature speziate. In bocca è fresco, minerale, sapido, con una tensione che allunga la beva e una chiusura elegante, dove il legno accompagna senza mai sovrastare. È, nelle parole di Lorenzo, l’annata dell’equilibrio raggiunto. Il legno è perfettamente integrato, contribuendo alla complessità senza mai sovrastare il profilo varietale. È l’annata che rappresenta il punto di sintesi tra vitigno, territorio e tecnica.

2020 – L’annata della transizione

Un millesimo di passaggio, fondamentale per la definizione stilistica.

La 2020 racconta invece una fase di transizione. Elegante e fresca, con richiami alla frutta gialla matura, porta con sé una presenza del legno ancora evidente, quasi a testimoniare un momento di ricerca, di aggiustamento stilistico. Qui il legno risulta ancora percepibile, elemento che ha spinto la cantina a rivedere l’approccio nelle annate successive. Rimane però un vino armonico, che testimonia la fase di ricerca.

2019 – L’origine del progetto

La prima annata, il punto di partenza.

La 2019, prima annata, si presenta più opulenta, con una struttura importante e una sapidità che emerge con decisione, sostenuta da una buona freschezza. È il punto di partenza, il primo passo di un cammino che si sarebbe poi affinato negli anni successivi.

L’influenza del legno di castagno, si avverte inmodo più evidente, contribuendo a un profilo più ricco e materico. È un vino che racconta l’inizio del percorso, con tutte le sue scelte ancora in fase di definizione.

Due sorprese fuori degustazione

A completare l’esperienza, due vini che ampliano la prospettiva sul potenziale della cantina.

Vigneto Filonardi 2016


Da Malvasia del Lazio e Malvasia di Candia, con una piccola quota fermentata in barrique e successivamente riassemblata. Profondo e complesso, con eleganti note affumicate. Strutturato, armonico, capace di sorprendere per longevità e finezza.

Cannellino di Frascati 2014

Ambrato e luminoso, con profumi di cedro candito e fiori appassiti, capace di coniugare dolcezza e freschezza in un sorso armonico, attraversato da quella tipica mineralità vulcanica che è firma inconfondibile del Frascati.

Un nuovo racconto per il Frascati

La verticale del Vigneto Falconieri va oltre la semplice degustazione: è la testimonianza concreta di un cambio di paradigma. La famiglia Costantini, marchigiana d’origine ma profondamente legata a questo territorio, interpreta il Frascati non più come vino immediato, ma come espressione complessa, stratificata e capace di evolvere nel tempo. Un progetto che affonda le radici nella storia, fino a incontrare una strada romana, e che guarda avanti con lucidità. Perché oggi, nel calice, il Frascati può finalmente tornare a essere ciò che è sempre stato: un grande vino.

L’hub innovativo di Picariello Arredo Design con area demo per formazione operatori Horeca

Un punto d’incontro tra cultura del design, innovazione tecnologica e competenza tecnica. Picariello Arredo Design, azienda storica nel settore dell’arredo professionale e contract, si prepara ad aprire la sua nuova avveniristica sede su due livelli in Via Torone a Mercogliano (AV), per ospitare uffici, showroom, aree espositive e una moderna Area Demo & Formazione di oltre 200 metri quadrati, concepita come centro di eccellenza per l’aggiornamento professionale degli operatori del settore Horeca.

Fondata nel 1958 ad Avellino, Picariello Arredo Design è oggi un punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di arredi su misura destinati al mondo hospitality e retail. Con oltre sessant’anni di esperienza e tre generazioni alla guida, l’azienda ha saputo evolversi mantenendo saldi i propri valori fondanti: qualità, affidabilità, attenzione al dettaglio e visione strategica.

Il nuovo hub rappresenta un passaggio fondamentale in questo percorso di crescita. Non si tratta soltanto di una nuova sede operativa, ma di un vero e proprio showroom esperienziale dove architetti, interior designer, imprenditori e clienti potranno conoscere da vicino l’approccio integrato dell’azienda: dalla progettazione alla realizzazione, fino all’installazione e all’assistenza post-vendita.

Elemento distintivo della nuova struttura sarà la grande Area Demo & Formazione, uno spazio altamente specializzato pensato per ospitare dimostrazioni tecniche, corsi professionali, workshop e masterclass dedicati a chef, pizzaioli, pasticcieri, gelatieri, bar tender e operatori della ristorazione. Le sale demo saranno il luogo in cui tecnologia, formazione e confronto diretto con i professionisti si incontreranno per dare vita a esperienze pratiche e ad alto valore aggiunto.

L’area cucina sarà equipaggiata con una completa linea professionale Electrolux, comprendente forno SkyLine, abbattitore, sistemi di cottura a induzione, cuocipasta, friggitrice, zona lavaggio e postazioni dedicate alle tecniche di cottura sottovuoto. Uno spazio progettato per consentire agli operatori di sperimentare le più avanzate soluzioni professionali in condizioni reali di utilizzo.

Particolare rilievo avrà anche la presenza del prestigioso forno Josper, attrezzatura professionale che unisce griglia e forno a carbone in un’unica soluzione. Grazie alle alte temperature raggiunte, garantisce cotture rapide e uniformi, esaltando sapori e succosità degli alimenti. Questo particolare forno sarà protagonista di sessioni dimostrative guidate da chef specializzati Josper, inviati direttamente dall’azienda madre, dedicate alle tecniche di cottura che hanno reso questo brand un punto di riferimento internazionale nel settore della ristorazione.

L’hub ospiterà inoltre un’area dedicata alla pasticceria professionale, completa di impastatrice, fermolievitatore e forno per la cottura, dove saranno organizzati corsi e dimostrazioni per professionisti e operatori del settore.

Per il mondo pizza, la struttura sarà dotata del forno Moretti Forni Neapolis  e Serie S, tecnologia d’eccellenza per la preparazione di pizza napoletana, pizza al taglio e pizza in teglia. Le attività formative consentiranno ai partecipanti pizzaioli di approfondire tecniche, processi e innovazioni legate a uno dei comparti più dinamici del food service.

Ampio spazio sarà riservato anche alla gelateria artigianale grazie alla collaborazione con Carpigiani. L’area dedicata  in fase di dimostrazione e formazione comprenderà mantecatore, pastorizzatore e macchina soft, offrendo un percorso completo di formazione sulle moderne tecniche di produzione del gelato.

La formazione coinvolgerà anche il comparto beverage. L’Area Bar sarà attrezzata con una selezione delle migliori macchine professionali La San Marco e ospiterà corsi di Caffetteria e Latte Art tenuti da maestri specializzati. Completa l’offerta una postazione cocktail dedicata a dimostrazioni e percorsi formativi per bartender professionisti, in collaborazione con Ciam, azienda specializzata in progettazione e realizzazione di soluzioni espositive di design per il food retail.

All’interno della struttura, Picariello Arredo Design presenterà, inoltre, soluzioni complete per hotel, ristoranti, bar, negozi e residenze private, con ambienti progettati per coniugare estetica, funzionalità ed efficienza operativa. Ogni progetto nasce da un’analisi approfondita degli spazi e delle esigenze del cliente, sviluppata attraverso rendering 3D e simulazioni realistiche, per garantire risultati coerenti e distintivi.

Elemento centrale della proposta è l’integrazione tra arredo e tecnologia. L’azienda collabora con brand leader del settore per offrire cucine professionali e sistemi di refrigerazione ad alte prestazioni, capaci di rispondere alle esigenze operative più complesse senza rinunciare al design.

Questa nuova sede rappresenta la sintesi della nostra storia e della nostra visione futura – afferma Carlo Picariello, CEO dell’azienda –. Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse al tempo stesso operativo e ispirazionale, in grado di raccontare il nostro modo di progettare: un equilibrio tra artigianalità e innovazione, tra estetica e funzionalità. La nuova Area Demo & Formazione sarà un luogo di incontro e crescita per tutto il settore Horeca, un laboratorio permanente dove professionisti, partner e clienti potranno confrontarsi sulle evoluzioni del mercato e sulle tecnologie più innovative”.

Picariello Arredo Design si distingue per la gestione completa dei progetti contract “chiavi in mano”, offrendo un servizio che include progettazione architettonica, interior design, fornitura di attrezzature professionali, impiantistica e assistenza continuativa. Un approccio che garantisce coerenza, qualità e ottimizzazione dei tempi e dei costi.

Certificata ISO 9001, ICIM e F-GAS, l’azienda opera secondo standard qualitativi elevati, assicurando sicurezza, conformità normativa e affidabilità tecnica in ogni fase del progetto. Con questa nuova sede, Picariello Arredo Design rafforza il proprio posizionamento come partner strategico per imprenditori, architetti e operatori del settore Horeca, confermando la propria missione: trasformare gli spazi in ambienti funzionali, eleganti e durevoli, capaci di esprimere al meglio l’identità del brand e migliorare l’esperienza dell’utente finale.

La Genisia e il Classese hanno debuttato a Vinitaly 2026

A Vinitaly 2026 c’è stato un debutto che ha il sapore delle radici e lo sguardo rivolto al futuro. Al padiglione Palaexpo Lombardia di Veronafiere, dove ogni anno il vino italiano racconta sé stesso al mondo, fa il suo ingresso per la prima volta La Genisia. E lo fa portando con sé non solo le proprie bottiglie, ma una parola nuova-antica destinata a segnare un passaggio decisivo: Classese.

I nomi contano, soprattutto quando riescono a custodire un territorio intero. Con il nuovo disciplinare della Oltrepò Pavese DOCG, il Classese diventa ufficialmente la denominazione del Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese, riportando al centro una definizione che affonda le sue origini negli anni Ottanta. È un ritorno consapevole, che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con maggiore precisione identitaria.

Per La Genisia, cantina di Codevilla, questo passaggio rappresenta molto più di un adeguamento normativo: è il riconoscimento di una visione perseguita fin dalla nascita. Il Metodo Classico, qui, non è una semplice tipologia produttiva, ma una chiave di lettura del territorio, un linguaggio che trova nel Pinot Nero il suo interprete più autentico.

Non è un caso che proprio l’Oltrepò Pavese sia oggi la principale area italiana dedicata a questo vitigno, con oltre il 70% dei vigneti lombardi coltivati a Pinot Nero. Un legame che affonda nell’Ottocento, quando i primi esperimenti dimostrarono come queste colline potessero dialogare, per vocazione, con i grandi territori francesi.

“Abbiamo sempre lavorato con l’obiettivo di produrre Metodo Classico di alta qualità”, racconta Matteo Ghiara, presidente della cantina. “Il Pinot Nero è il centro di questo percorso, il vitigno su cui abbiamo scelto di investire con decisione. Il progetto Classese va esattamente in questa direzione: da un lato alza gli standard qualitativi, dall’altro costruisce un’identità chiara e riconoscibile per il mercato”.

E in effetti, il nuovo disciplinare non lascia spazio a compromessi: almeno l’85% di Pinot Nero, vendemmia manuale, selezione dai vigneti collinari e lunghi affinamenti sui lieviti — minimo 24 mesi, che diventano 36 per i millesimati e 48 per le riserve. Un tempo lento, necessario, che restituisce vini dalla trama fine, dal perlage persistente e da quella tensione minerale che è firma delle colline oltrepadane.

A Verona, La Genisia presenta per la prima volta le sue interpretazioni di Classese: Blanc de Noirs e Rosé de Noirs che raccontano eleganza e precisione, declinate nelle versioni Brut ed Extra Brut. Non semplici etichette, ma capitoli di un racconto più ampio, in cui il vino diventa espressione diretta del paesaggio.

Il nome Classese, nato dall’unione di “Classico” e “Pavese”, torna così al centro della scena, dopo un percorso di rilancio culminato nel 2025 con la revisione del disciplinare da parte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e l’avvio dell’iter per il riconoscimento ufficiale della DOCG. Un passaggio che sancisce il valore storico di questa denominazione e ne rafforza il posizionamento nel panorama spumantistico italiano. La presenza de La Genisia a Vinitaly, dunque, non è solo una prima partecipazione fieristica. È il segno tangibile di una convergenza: quella tra produttori, territorio e visione. Un momento in cui il racconto del vino si fa più nitido, più consapevole. E in cui anche un nome, Classese, torna a dire con forza, da dove tutto ha origine.

Capri, “Dinner under the stars” con lo chef Rocco De Santis per i 120 anni di The Luxury Collection

Capri, sabato 13 giugno “Dinner under the stars” per i 120 anni di The Luxury Collection

Lo chef Rocco De Santis al Ristorante Campanella accolto dal resident chef Angelo Fumeto

Gusto, eleganza e tradizione insieme per celebrare il 120° anniversario di The Luxury Collection: oltre un secolo di storie straordinarie, ospitalità d’eccellenza e destinazioni capaci di lasciare un segno nel cuore di ogni ospite.

Per rendere omaggio a questo importante traguardo sabato 13 giugno dalle ore 20.00 il Ristorante Campanella Capri all’interno di Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri, è pronto ad offrire un’esperienza sensoriale unica con “Dinner under the stars”. A fare gli onori di casa sarà lo chef Angelo Fumeto, che accoglierà per questa speciale cena Rocco De Santis, chef pluristellato e recentemente nominato executive chef del Grand Hotel Flora di Roma.

Dall’incontro tra la cucina identitaria di Angelo Fumeto e la visione creativa di Rocco De Santis nasce una sinergia che unisce tradizione isolana e avanguardia gastronomica in un dialogo autentico tra territorio, tecnica e innovazione. Una serata esclusiva, ideata per celebrare l’eredità di The Luxury Collection e i suoi valori di eccellenza, autenticità e raffinatezza, attraverso un’esperienza gastronomica irripetibile.

Ecco il menu:

Gambero Rosso, Guacamole, Gel di Limone e Ricotta di Bufala

Mezzo Pacchero con bolognese di Polpo, Olive nere ed Essenza di Prezzemolo

Trancio di pescato del giorno, Pappa al Pomodoro, intensità di Mare con Vongole e Pesto di basilico

Tartelletta con Ricotta di bufala, Gel di albicocca e salsa al Basilico dolce

Costo: 160 euro, bevande escluse

Pazziella Capri Fotografia di Alessandra Farinelli – © tutti i diritti riservati

Info e prenotazioni

PAZZIELLA, A LUXURY COLLECTION HOTEL, CAPRI

VIA FUORLOVADO 36,

80073 CAPRI, ITALIA

T  +39 081.837.0044

NAPOLI CAPITALE MONDIALE DELLA PASTA FATTA A MANO DALL’11 AL 13 GIUGNO

AL VIA LE FINALI DEL CAMPIONATO DELLA PASTA FATTA A MANO 2026

Dall’11 al 13 giugno la Stazione Marittima di Napoli ospiterà le finali della terza edizione del Campionato della Pasta fatta a mano, all’interno della quinta edizione del DMED – Salone della Dieta Mediterranea.

Le finali di Napoli rappresentano l’atto conclusivo di un tour che ha attraversato l’Italia coinvolgendo alcune delle principali realtà della gastronomia e della formazione professionale. Le tappe del tour 2026 si sono svolte presso gli store Eataly di Torino, Bologna, Firenze, Milano e Roma, oltre che nelle sedi delle scuole di alta formazione gastronomica Ad Horeca di Bari e InCibum di Salerno. A completare il tour, la tappa dedicata alla pasta fatta a mano senza glutine si è svolta nell’ambito di Celiakè!? Il villaggio Gluten Free, il più grande villaggio italiano dedicato alla cultura gluten free, ospitato a Roma.

Il Campionato della Pasta fatta a mano è un format originale realizzato dalla BTL Prod. in coproduzione con il Consorzio Edamus, grazie al supporto del Consorzio del Parmigiano Reggiano, della farine di Molini Pizzuti, degli oli extra vergine di oliva Olio Ortuso, delle attrezzature Made in italy  di Marcato Pasta, delle acque del gruppo Acqua Panna – S.Pellegrino, dei prodotti caseari di Sorì Italia, degli strumenti tecnici di Zwilling e Ballarini grazie alla partnership con De Luca Attrezzature per la Ristorazione, della Fondazione Vincenzo Agnesi per la promozione e valorizzazione delle paste alimentari italiane, del Consorzio di Recupero e Riciclo Imballaggi in Acciaio RICREA, del Gruppo Noviello S.p.A. e de La Tappezzeria di Modena per la realizzazione a tema pasta fatta a mano di alcuni degli arredi,  partner che contribuiscono alla realizzazione del Campionato e dei premi speciali assegnati durante le finali.

Ventidue finalisti provenienti da tutta Italia, dall’Europa e da altri continenti si sfideranno a Napoli per conquistare il titolo di Campione della Pasta fatta a mano 2026.

I 22 FINALISTI DEL CAMPIONATO DELLA PASTA FATTA A MANO 2026

Fatima Laouichi, pastaia marocchina cresciuta in Sardegna, titolare del pastificio in Costa Azzurra, in Francia.

Mario Furlanello, chef tedesco di chiari origini italiane, titolare del ristorante Bornheimer Ratskeller di Francoforte, in Germania.

Stefania Manzi, torinese e pastaia freelance.

Daniele Gaiani, bolognese fondatore della scuola di cucina “La Mia Bologna Cooking Class”.

Simona Spadafora, di Budrio (Bologna), impegnata presso il ristorante “Il Giardino”.

Martina Macchiavelli, titolare della gastronomia e pasta fresca “La Salumeria di Bruna e Franco” di Bologna.

Matteo Gialloreto, chef abruzzese oggi residente e attivo a Rosenheim, in Germania.

Giovanni Mannino, palermitano e pastaio presso il ristorante “Il Grano” di Dublino, in Irlanda.

Isabella Torchia, di Quarrata (Pistoia), titolare dell’azienda agricola “Podere Il Molinaccio”.

Francesca Diana, originaria di Ardauli (Oristano), cuoca oggi attiva a Hoogeveen, nei Paesi Bassi.

Raffaella Angeletti, di Carpaneto Piacentino (Piacenza), cuoca impegnata tra il laboratorio “Idee in Tavola” e la Locanda dei Briganti.

Samuele Cassinelli, originario di Pompébbà (Udine), cuoco oggi attivo presso l’Hotel Zurigo di Molveno, in Trentino.

Francesco Marcianò, di Bitonto, chef del ristorante “Maccaroni” di Monopoli.

Angelo Berardi, di Ruvo di Puglia, chef oggi impegnato nel suo hotel in Alto Adige.

Antonio Luigi Preite, di Ugento (Lecce), chef del ristorante “Il Vico degli Scettici” di Taviano, in Salento.

Daniela Cocilova, di Roma, cuoca e titolare di una società di consulenza gastronomica.

Silvia Sposini, di Bevagna (Perugia), titolare del pastificio artigianale “La Casereccia”.

Simone Quellerba, pastaio presso il “Pastificio Primavera” di Roma.

Dario Gallo, chef e titolare del ristorante “Essencia” di Napoli.

Carolina Campitelli, pastaia paganese e titolare del pastificio “Come tradizione” di Sant’Egidio del Monte Albino.

Mariella Citro, titolare della “Panetteria Citro Senza Glutine” di Salerno e vincitrice della tappa gluten free.

Salvatore Pezone, cuoco di Aversa, il più giovane finalista dell’edizione 2026.

Venerdì 12 giugno sarà la giornata dedicata alla finale della categoria Professionisti. I ventidue concorrenti si contenderanno il titolo assoluto del Campionato della Pasta fatta a mano 2026 e il “Pettorello”, un mattarello che si trasforma in sfoglia di pasta, l’opera in ceramica realizzata a mano dall’artista paganese Sasà Sorrentino.

Con l’ausilio del giudice tecnico Salvatore Bocchetti, chef napoletano e consulente per la ristorazione, a valutare i concorrenti sarà una giuria di qualità composta da:

  • Salvatore Elefante, executive chef del ristorante due stelle Michelin “L’Olivo” del Jumeirah Capri Palace di Anacapri;
  • Domenico Marotta, chef del ristorante una stella Michelin “Marotta Ristorante” nella frazione Squille di Castel Campagnano, in provincia di Caserta;
  • Luciano Pignataro, storico giornalista de Il Mattino e decano del giornalismo enogastronomico, fondatore delle guide 50 Top Pizza e 50 Top Italy e autore di uno dei più autorevoli blog italiani dedicati al food & beverage;
  • Anna Paola Merone, giornalista del Corriere della Sera e della rubrica enogastronomica Cook. La giuria sarà chiamata a premiare la proposta capace di distinguersi per identità, precisione tecnica, qualità dell’esecuzione e armonia dei sapori.

Tra le novità più importanti di questa edizione, il vincitore della categoria Professionisti registrerà la propria ricetta negli studi di GialloZafferano, mentre i primi cinque classificati saranno protagonisti di “Pasta Lab” digitali, i video di formazione ufficiale del Campionato della Pasta fatta a mano che saranno pubblicati sui canali YouTube della manifestazione.

Le attività prenderanno il via giovedì 11 giugno con una giornata aperta al pubblico dedicata alla cultura della pasta fatta a mano. Accanto alle masterclass saranno infatti organizzati i Pasta Lab, veri e propri laboratori pratici dedicati alla lavorazione della pasta fresca, pensati per coinvolgere visitatori, appassionati e curiosi.

Tra i protagonisti della giornata ci saranno Domenico Pastena, vincitore dell’edizione 2025 del Campionato della Pasta fatta a mano, con un laboratorio dedicato al raviolo caprese, Gerardo Bastardi, con un approfondimento sul cavatiello di Palomonte (riconoscimento PAT).

Sabato 13 giugno, infine, spazio invece alla categoria Amanti, dedicata a chi realizza pasta fatta a mano per passione tra le mura domestiche. Le iscrizioni sono ancora aperte.

Giudice tecnico per la categoria Amanti sarà il napoletano Erny Lombardo, dopo una lunga carriera come corporate chef, oggi autore del progetto “Pizza a Teatro” a Milano. A giudicare i piatti dei concorrenti del 13 giugno, invece, sarà una giuria di qualità composta da:

  • Francesca Fiore, giornalista siciliana direttrice di “Cookist.it”;
  • Cristiano Tomei, chef toscano e titolare del ristorante “L’Imbuto” di Lucca, 1 stella Michelin nel 2014, e volto noto della Tv per la sua partecipazione a programmi come “La prova del cuoco”, “Masterchef Magazine”, “I re della griglia” e di “Cuochi D’Italia”;
  • Leonardo Ciccarelli, giovane ma quotata penna napoletana di “Food & Wine”;
  • Francesco Corrado, seguitissimo creator campano con il suo canale “Campania Food Blog”;
  • Domenico Pastena, chef napoletano titolare di “PastéNA – Cucina e Pasta Fresca”, vincitore dell’edizione 2025 del Campionato della Pasta fatta a mano.

Oltre al titolo assoluto, saranno assegnati numerosi premi speciali grazie al supporto dei partner della manifestazione. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano metterà in palio il premio per il Miglior Formato di Pasta della Tradizione, il Consorzio RICREA il premio per il Piatto più Sostenibile, Molini Pizzuti il riconoscimento per il Miglior Impasto,  il Consorzio Edamus quello dedicato al Miglior Piatto della Dieta Mediterranea, Fondazione Vincenzo Agnesi dedicato alla Miglior Ricetta della tradizione.

Tre giorni di gare, incontri, laboratori e momenti di divulgazione che trasformeranno Napoli nella capitale mondiale della pasta fatta a mano.

Orvieto DOC: le mille sfaccettature di una delle Denominazioni più storiche d’Italia

Orvieto è un luogo capace di raccontare secoli di storia, attraversando epoche e protagonisti che ne hanno segnato il destino, dai Papi ai Re. Arroccata su una suggestiva rupe di tufo, la città umbra incanta con i suoi vicoli, dove il tempo sembra essersi fermato, e con il maestoso Duomo, autentico capolavoro del gotico italiano.

La sua facciata riccamente decorata rappresenta uno degli elementi architettonici più iconici, mentre all’interno si trovano cicli di affreschi di Luca Signorelli e del Beato Angelico, tra i più alti esempi della pittura rinascimentale. Proprio durante il press tour abbiamo avuto modo di visitarlo da vicino, apprezzandone non solo la bellezza artistica, ma anche il forte legame con la città.

In questo contesto unico, il vino non è soltanto un prodotto agricolo, ma parte integrante della cultura e della storia del territorio. L’Orvieto DOC, una delle denominazioni più antiche e rappresentative d’Italia, affonda le proprie radici in una tradizione secolare, capace di adattarsi nel tempo senza perdere il proprio carattere distintivo.

Proprio il vino di Orvieto è stato al centro dell’evento “Orvieto DOC, pluralità di anime”, svoltosi il 24 e 25 maggio 2026 nella sala expo del Palazzo del Capitano del Popolo. Due giornate di confronto e approfondimento che hanno riunito giornalisti, tecnici, produttori e operatori del settore, con l’obiettivo di raccontare il passato, descrivere il presente e delineare le prospettive future della denominazione.

L’iniziativa si è aperta la sera del 24 maggio con una cena di benvenuto presso il Malandrino Bistrot, durante la quale gli ospiti hanno potuto scoprire i piatti della tradizione locale accompagnati da una prima selezione di vini.

Un’introduzione che ha trovato il suo pieno compimento il giorno successivo, durante la masterclass del 25 maggio, dedicata all’identità territoriale, al ruolo della ricerca scientifica e alle nuove opportunità di mercato.

La giornata di studio si è aperta con il saluto istituzionale della Sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, seguito dagli interventi di Vincenzo Cenci, Presidente del Consorzio Vini di Orvieto, e di Riccardo Cotarella, Presidente della Commissione Tecnica, che ha guidato la degustazione. Insieme a loro sono intervenuti Paolo Nardo, Pier Paolo Chiasso e Massimiliano Pasquini, componenti della Commissione Tecnica.

Nel suo intervento introduttivo, Vincenzo Cenci ha ripercorso il ruolo del Consorzio, che oggi rappresenta oltre trenta cantine del territorio e l’intera filiera produttiva. La sua missione è quella di tutelare, custodire e valorizzare un patrimonio collettivo fatto di paesaggio, cultura agricola, competenze tecniche e identità territoriale, attraverso la promozione della qualità, il sostegno alla ricerca e il rafforzamento della riconoscibilità della denominazione.

Istituita nel 1971, la DOC Orvieto è tra le prime denominazioni italiane

La masterclass ha offerto una lettura contemporanea della denominazione attraverso la degustazione di quattro vini, espressione di altrettante anime distintive.  I vini sono stati degustati in forma anonima con etichette coperte, per mettere al centro non il singolo produttore, ma il territorio, il disciplinare e l’identità collettiva che la Doc Orvieto rappresenta.

Il primo vino, Orvieto Doc Low Alcohol, ha rappresentato l’evoluzione più recente del disciplinare, ufficialmente riconosciuto nel 2025, con una gradazione minima di 10 gradi. Questo aggiornamento amplia il potenziale espressivo della denominazione e apre nuove opportunità interpretative per i produttori. Non si tratta semplicemente di un adeguamento alle tendenze di mercato, ma del risultato di un lavoro scientifico sviluppato dal comitato tecnico del Consorzio, presieduto da Riccardo Cotarella, in collaborazione con l’Università della Tuscia.

Il secondo vino ha ripercorso una tappa fondamentale della storia recente: l’introduzione, negli anni Novanta, della tipologia Orvieto Doc Classico Superiore. Questa scelta ha contribuito a elevare il profilo qualitativo della DOC, valorizzandone struttura ed eleganza. Prodotto nella sottozona storica, il Classico nasce principalmente da Grechetto e Procanico (clone locale del Trebbiano Toscano), dando origine a vini equilibrati, freschi e versatili, con una buona capacità evolutiva e apprezzati sia in Italia sia all’estero.

Il terzo vino, Orvieto Doc Old Vintage, ha offerto un viaggio nel tempo, mettendo in luce la straordinaria capacità evolutiva dell’Orvieto, in grado di mantenere equilibrio, complessità e riconoscibilità anche con l’affinamento.

Il quarto vino, Orvieto Doc Muffa Nobile, è stato dedicato appunto alla Muffa Nobile (Botrytis cinerea), introdotta nel disciplinare nel 2011. Si tratta di un elemento distintivo di assoluta unicità nel panorama italiano: l’Orvieto è infatti l’unica DOC a prevedere esplicitamente questa tipologia, dando vita a vini complessi, eleganti e di grande profondità aromatica.

A definire l’identità dell’Orvieto DOC contribuisce in modo determinante anche lo stile delle singole cantine. Ogni produttore interpreta il territorio secondo la propria visione, dando forma a una pluralità espressiva che rappresenta uno dei principali punti di forza della denominazione: un vero mosaico di interpretazioni che racconta la ricchezza del territorio.

La vocazione viticola dell’area affonda le sue radici nel tempo. Già nel 1931, l’agronomo professor Garavini fu incaricato dal Ministero dell’Agricoltura di effettuare una prima zonazione del territorio, individuando le aree più vocate alla produzione vitivinicola.

Ne risultò una mappatura precisa, che individuava vigneti situati tra i 150 e i 500 metri sul livello del mare: una suddivisione che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento. Non a caso, oggi la storica area dell’Orvieto Classico coincide con quella delineata allora. Garavini individuò inoltre tre tipologie principali di vino: abboccato, secco e dolce, evidenziando fin da subito la versatilità della denominazione.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla natura del suolo. Circa 10 milioni di anni fa, questa area era ricoperta dal mare: un’origine sedimentaria e marina che lascia ancora oggi tracce evidenti, come la presenza di fossili nei vigneti. È proprio da questa storia geologica che derivano alcune delle caratteristiche più riconoscibili dell’Orvieto: la sapidità e la mineralità che emergono nel calice, sorprendenti in una regione priva di sbocchi sul mare.

L’areale dell’Orvieto DOC è piuttosto ampio e comprende principalmente la provincia di Terni, estendendosi anche ad alcuni comuni della provincia di Viterbo. All’interno di questo territorio si distingue però una zona più ristretta e storica, l’Orvieto Classico, che abbraccia i vigneti attorno alla rupe della città. Qui nasce anche l’Orvieto Classico Superiore, prodotto nella stessa area ma con requisiti qualitativi più elevati e un’uscita in commercio posticipata almeno al 1° marzo successivo alla vendemmia.

Per quanto riguarda la composizione delle uve, il disciplinare prevede una base composta da Procanico e Grechetto per almeno il 60%, mentre il restante 40% può comprendere varietà locali come Drupeggio, Verdello e Malvasia, ma anche vitigni internazionali quali Chardonnay, Sémillon e Sauvignon Blanc. Negli ultimi anni, alcuni produttori stanno sperimentando anche l’introduzione del Vermentino, a dimostrazione della continua evoluzione della denominazione.

L’evento dedicato all’Orvieto DOC ha messo in luce la capacità della denominazione di coniugare tradizione e innovazione. In un contesto complesso per il settore, segnato da dazi, calo dei consumi e una comunicazione spesso penalizzante, il lavoro del Consorzio, il supporto della ricerca scientifica e l’attenzione al mercato confermano l’Orvieto come una realtà attuale, con concrete prospettive di sviluppo e posizionamento.

Prosit!

Chianti DOCG Vista Mare – dalle Colline Toscane al Golfo più bello del mondo, l’evento per celebrare il vino toscano d’eccellenza

A Napoli sabato 6 giugno presso Villa Floridiana dalle 19:30 alle 1:00

Una serata imperdibile con 150 etichette della denominazione. Il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi: “Portiamo il carattere e l’identità dei nostri territori in una delle capitali italiane della convivialità” e il direttore di VitignoItalia Maurizio Teti “Continua la nostra mission di divulgare le eccellenze del vino italiano presso uno dei mercati più vivi e interessanti del Paese”

Le colline toscane che incontrano il mare di Partenope, i calici di Chianti affacciati sul Golfo e una serata pensata per celebrare il gusto, la convivialità e il legame tra territori simbolo dell’eccellenza italiana. Sabato 6 giugno, a partire dalle 19.30 con chiusura all’1:00, Villa Floridiana, tra le location più suggestive del capoluogo campano nel cuore del Vomero, ospiterà “Chianti DOCG Vista Mare – dalle Colline Toscane al Golfo più bello del mondo”, l’evento promosso dal Consorzio Vino Chianti e da VitignoItalia con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che porterà a Napoli un grande percorso di degustazione dedicato alla denominazione.

“Abbiamo voluto creare un appuntamento capace di unire paesaggio, vino e cultura dell’accoglienza. Il Chianti DOCG è espressione di territori diversi, di storie e tradizioni che dialogano perfettamente con una città viva e autentica come Napoli – spiega il Presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi – Stiamo parlando di una città in cui il Chianti è molto apprezzato e consumato, anche grazie a una forte presenza turistica internazionale. Per questo motivo eventi come quello del 6 giugno sono occasioni utili per raccontare cosa è oggi il Chianti DOCG, un vino contemporaneo, dinamico e sempre più vicino ai gusti dei consumatori. Vogliamo offrire un’esperienza che metta insieme vino, emozioni e bellezza”.

L’iniziativa porterà nel capoluogo campano 150 etichette in rappresentanza dei terroir più autentici della denominazione, con un percorso degustativo dedicato alle diverse interpretazioni del Sangiovese e alle molte sfumature produttive del Chianti DOCG. Tra i viali storici della Villa e la vista sul mare, il vino diventerà racconto di uomini, territori e passione, A ribadire la liaison tra il territorio del Chianti e le eccellenze campane, l’iniziativa vedrà una parte gastronomica con i prodotti dell’azienda Sorì, realtà casearia di Teano, leader nella produzione di mozzarella di bufala e fior di latte dal 1868 e Pulcinella Gourmet con la proposta gastronomica “La frittata ‘e Pulcinella”.

“Si è da poco chiusa l’edizione 2026 di VitignoItalia – commenta il Direttore di VitignoItalia Maurizio Teti – nel corso della quale abbiamo celebrato i nostri primi 20 anni di storia. Un percorso lungo e ricco di soddisfazioni che ci ha visto dialogare non solo con le aziende campane ma con i grandi terroir del vino italiano. In tal senso la serata con il Chianti DOCG rappresenta un altro momento di fondamentale importanza nei nostri due decenni di attività”. La serata, in collaborazione con Drop eventi, sarà caratterizzata inoltre da un sottofondo musicale per sottolineare l’idea di festa e convivialità.