Gabriella Esposito di Maturazioni Pizzeria approda su SkyTG24 con “VIP Social”

Dietro il personaggio social, la donna e l’imprenditrice: tra ironia, ideologia e visione

Il volto virale della pizza contemporanea si racconta come non aveva mai fatto prima. Gabriella Esposito, anima insieme ad Antonio Conza di Maturazioni Pizzeria, sarà protagonista di una puntata di VIP Social – storie di successo di persone comuni, il format di Sky TG24 che racconta i volti più interessanti del panorama digitale italiano. La messa in onda è prevista per venerdì 1 maggio, con pubblicazione sul sito ufficiale dell’emittente e pillole video che saranno rilanciate anche sui canali social e all’interno del telegiornale.

Un’intervista intensa, in videochiamata, costruita tra domande dirette e provocazioni intelligenti, che ha acceso i riflettori non solo sul personaggio ironico e irriverente che il pubblico social conosce, ma soprattutto sulla donna, sulla professionista e sulla visione imprenditoriale che guidano il progetto Maturazioni.

Perché dietro i video veloci, i salati sfornati in pochi secondi e le clip che fanno sorridere (e discutere), c’è una strategia chiara: alleggerire, intrattenere, incuriosire. E poi, passo dopo passo, fidelizzare. Un racconto che sui social è volutamente filtrato dal “personaggio”, ma che in questa intervista lascia spazio anche a ciò che di solito resta fuori campo: la scelta consapevole di separare vita privata e lavoro, la costruzione della sicurezza personale, il rapporto con il successo e con le critiche.

Non sono mancate le domande sulle collaborazioni con grandi nomi del settore, sulla coerenza nelle scelte professionali e sull’importanza di affiancarsi solo a realtà affini per valori e visione. Un posizionamento netto, identitario, che negli anni ha contribuito a costruire un brand riconoscibile e credibile.

«Il personaggio è uno strumento, non la persona – racconta Gabriella Esposito. Sui social scegliamo un tono leggero perché chi ci guarda ha bisogno anche di sorridere. Ma dietro ogni video c’è studio, lavoro e una visione precisa. Separare la mia vita privata da quella pubblica è una scelta consapevole: protegge me e rafforza il progetto.»

La redazione di SkyTG24 ha scelto Gabriella nonostante la sua presenza digitale sia più “giovane” rispetto ad altri creator intervistati dal format, proprio perché – come emerso durante il confronto – dietro ai contenuti si percepisce un percorso costruito, non improvvisato. Un caso interessante in un’epoca in cui l’oversharing è la norma e la vita privata diventa spesso merce narrativa.

L’intervista offrirà anche spunti e consigli per chi desidera intraprendere un percorso nel mondo dei social e dell’imprenditoria digitale: dalla gestione degli haters alla costruzione dell’identità, fino alla coerenza tra valori personali e scelte professionali.

Toscana – Un “sorso gustoso” tra i bianchi del borgo storico di Montepulciano

Montepulciano è una ridente cittadina posta a cavallo tra la Val d’Orcia e la Valdichiana in provincia di Siena. Rinomata per la produzione di grandi vini rossi, il vino principe è il Vino Nobile di Montepulciano, uno dei vini italiani più storici.

Anche a Vinitaly 2026 il Consorzio di Tutela Vino Nobile di Montepulciano ed i produttori presenti hanno dato luce ad un luogo dove la viticoltura affonda le sue radici nel lontano passato, risalente all’epoca degli Etruschi. In questo angolo di Toscana venivano e vengono coltivate anche varietà di uva a bacca bianca come Trebbiano e Malvasia, Grechetto o Pulcinculo, Chardonnay, Viognier, Sauvignon e Vermentino, le prime due utilizzate per la produzione del pregiato Vin Santo di Montepulciano Doc, ma anche per alcuni piacevoli vini bianchi fermi.

Riviviamo l’occasione avuta durante l’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano che ha avuto luogo nei giorni 14 e 15 febbraio 2025 all’interno della Fortezza Medicea con alcuni assaggi presso gli stand dei produttori focalizzandomi proprio sui vini bianchi. Per una volta lasciamo il posto ad una Toscana diversa e poco menzionata, produttrice come i primi tempi secoli fa, prima dello strapotere del Sangiovese, di ottimi vini bianchi.

La scelta perfetta per mangiare a pochi passi da uno dei tre laghi, Trasimeno, Chiusi e Montepulciano, con piatti a base del pescato d’acqua dolce locale.

Spumante Metodo Classico Brut Contucci – Sangiovese vinificato in bianco – Paglierino brillante, perlage finissimo e persistente, emana sentori di pera, fiori d’acacia, agrumi e crosta di pane, il sorso è vibrante, cremoso e sapido con chiusura lunga e duratura.

Il Bianco Toscana Bianco Igt 2023 Boscarelli – Viogner, Petit Manseng e Vermentino. Bel paglierino con riflessi dorati, sviluppa note di fiori di camomilla, pesca, albicocca e nuances agrumate, al gusto è fresco, pieno e lunghissimo.

Borbotta Viognier Toscana Bianco Igt 2024 Le Berne – Tonalità giallo paglierino, sprigiona sentori di mughetto, zagara, pesca e agrumi, la freschezza stimola il leggiadro e lungo sorso.

Brais Toscana Bianco Igt 2024 Palazzo Vecchio – Dal paglierino luminoso, rimanda sentori di biancospino, zagara, mela, ananas e vaniglia, al palato è piacevolmente fresco e saporito con finale duraturo.

Caduceo Toscana Igt Bianco 2022 Montemercurio – Canaiolo Bianco, Malvasia Bianca, Trebbiano e Pulcinculo. Giallo dorato, arrivano sentori di pompelmo, frutta tropicale e note di menta, il sorso è avvolgente e coerente, nonché persistente.

Maturato Toscana Bianco Igt 2024 Tiberini – Pulcinculo 100% – Giallo dorato, naso con frutta esotica, fiori di campo, pompelmo e mandorla, al palato è avvolgente, corrispondente e durevole.

Virginia Toscana Bianco Igt 2024 Manvi – Vermentino – Paglierino luminoso, rivela sentori di pesca, ananas, agrumi e fiori bianchi, fresco, verticale e lungo.

Trebbiano Toscana Bianco Igt 2023 Icario – Tonalità giallo paglierino, libera sentori di fiori di acacia, mela, pera, susina e pompelmo, sorso dinamico, pieno e duraturo. 

Toscana Bianco Igt 2025 Guidotti – Trebbiano, Malvasia e Grechetto. Bel paglierino, sviluppa note di fiori di camomilla, pesca, melone e ananas, al palato è fresco e sapido, lungo e coerente.

Campania Stories 2026: dalla Reggia di Caserta parte la scoperta delle nuove annate dei vini della regione

LA STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE ALLA SCOPERTA DELLE NUOVE ANNATE DEI VINI CAMPANI TRA PATRIMONIO UNESCO, IDENTITÀ E GRANDI TERRITORI DEL VINO AL VEGA PALACE DI CARINARO (CE)

CASERTA – Sarà la Reggia di Caserta, patrimonio UNESCO e simbolo universale della grandezza storica e culturale della Campania, il luogo di apertura dell’edizione 2026 di Campania Stories, la presentazione delle nuove annate dei vini prodotti nelle principali denominazioni regionali alla stampa specializzata nazionale e internazionale, in programma dal 23 al 27 aprile 2026.

Organizzato da Miriade & Partners con le cantine partecipanti, con il sostegno della Regione Campania, in partnership con AIS Campania e in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Caserta VITICA, l’evento si aprirà giovedì 23 aprile con la giornata inaugurale presso la Reggia di Caserta, in un contesto di straordinario valore storico e artistico, capace di rappresentare al meglio il dialogo tra cultura, territorio e vino.

Le degustazioni tecniche si svolgeranno nei giorni successivi e saranno articolate per tipologia, offrendo alla stampa nazionale e internazionale un’analisi approfondita delle nuove annate dei vini campani, con sessioni dedicate ai vini bianchi, rosati, rossi e spumanti, oltre a momenti di approfondimento e visite nei territori e nelle cantine di tutta la regione.

Come da tradizione, la manifestazione si concluderà con l’attesissimo Campania Stories Day, in programma lunedì 27 aprile presso il Vega Palace di Carinaro (Caserta), giornata aperta a operatori e appassionati del settore, con accesso su prenotazione e suddivisione in fasce orarie (info eventi@miriadeweb.it).

L’edizione 2026 di Campania Stories si svolge con il sostegno della Regione Campania, in partnership con AIS Campania e Consorzio Tutela Vini Caserta VITICA e in collaborazione con Reggia di Caserta, Assoenologi Campania, Marìcan, Vega Palace, Daman Ristorazione, APN – Associazione Pizzaioli Napoletani, Authentic Journey 54, Azzurra Comunicazione, Che Pasticcio, Distretto delle Castagne e dei Marroni della Campania, con la media partnership di Luciano Pignataro Wine Blog.

Campania Stories si conferma un appuntamento centrale per la promozione delle eccellenze vinicole della regione, attraverso tasting dedicati alla stampa internazionale, contenuti tecnici, attività digitali e momenti di approfondimento, contribuendo a valorizzare e raccontare, durante tutto l’anno, la Campania del vino sui mercati internazionali.

Le cantine partecipanti all’edizione 2026 di Campania Stories sono: per la provincia di Avellino Antica Hirpinia, Benito Ferrara, Borgodangelo, Cantine di Marzo, Ciro Picariello, Colli di Lapio, Contrade di Taurasi – Cantine Lonardo, De’ Gaeta, Di Meo, Di Prisco, Donnachiara, Giovanni Carlo Vesce, I Capitani, Laura De Vito, Luigi Tecce, Macchie Santa Maria, Nardone Nardone Domenico, Perillo, Pietracupa, Rocca del Principe, Tenuta Cavalier Pepe, Tenuta De Gregorio, Tenuta del Meriggio, Tenuta Scuotto, Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio, Torricino, Traerte, Vesevo e Villa Raiano; per laprovincia di Benevento Aia dei Colombi, Cantina del Taburno, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, I Colli del Sannio 1976, La Fortezza, La Guardiense, Nifo Sarrapochiello, Ocone 1910 Taburno Wine County e Terre Stregate; per la provincia di Caserta Alois, Cantina di Lisandro, Cantina Trabucco, Caputo 1890, Tenuta Selvanova, Fattoria Pagano, Gennaro Papa, Il Verro, La Masseria di Sessa, Masseria Felicia, Masseria Piccirillo, Porto di Mola, Scaramuzzo, Sclavia, Tenuta Fontana, Vigne Chigi, Villa Matilde Avallone e Viticoltori del Casavecchia; per la provincia di Napoli Agnanum, Bosco de’ Medici, Cantina Tizzano, Cantine Antonio Mazzella, Cantine Astroni, Cantine del Mare, Cantine Olivella, Carputo Vini, Casa Setaro, Cenatiempo Vini d’Ischia, Contrada Salandra, La Sibilla, Salvatore Martusciello, Sorrentino Vini, Tenuta Augustea e Tenuta Loffredo; per la provincia di Salerno Cantina dei Quinti, Cantina Polito, Ettore Sammarco, Guerritore, Marisa Cuomo, Montevetrano, San Salvatore 19.88, Viticoltori Lenza e Vuolo.

Per altre informazioni www.campaniastories.com

Terre de la Custodia, quando l’arte dell’accoglienza conquista Vinitaly

C’è un momento, durante le grandi fiere del vino, in cui il racconto supera il calice. È lì che si inserisce Terre de la Custodia, protagonista di un’esibizione che al Vinitaly non è stata solo presenza, ma esperienza.

Alla 58ª edizione del Vinitaly, la cantina umbra ha scelto di esordire con un evento capace di lasciare il segno: l’Exubera Party, andato in scena nella splendida cornice di Palazzo della Gran Guardia, affacciato su Piazza Bra a Verona. Un salto indietro nel tempo, negli anni Cinquanta, tra eleganza, musica e leggerezza, dove il vino è diventato parte di una narrazione più ampia, fatta di convivialità e stile.

Protagonista assoluto della serata, Exubera, vino simbolo della produzione, espressione di un’identità precisa e contemporanea. Non solo un’etichetta, ma un manifesto: dinamico, coinvolgente, pensato per un pubblico che cerca nel vino anche emozione e condivisione.

L’intuizione porta la firma di Giampaolo Farchioni, che ancora una volta dimostra una qualità rara nel panorama vitivinicolo italiano: la capacità di coniugare eccellenza produttiva e autentico senso dell’ospitalità. L’evento ha coinvolto centinaia di invitati in una festa curata nei dettagli, dove nulla è stato lasciato al caso e tutto ha contribuito a creare un’atmosfera memorabile.

Ma il racconto non si è fermato alla sera inaugurale. Nei giorni di fiera, al padiglione 7 stand D8, Terre de la Custodia ha accolto operatori e appassionati in uno spazio vivo e accogliente, dove i vini della cantina si sono espressi in abbinamento ai prodotti umbri. Un percorso gustativo che ha restituito il senso più autentico del progetto: la filiera, il territorio, la cultura materiale che diventa esperienza.

Tra calici e sorrisi, si è respirata un’energia sincera, quella di chi crede nel proprio lavoro e sa trasmetterlo. Ed è forse proprio questa la cifra distintiva di Terre de la Custodia: non solo produrre vino, ma costruire relazioni, raccontare storie, creare momenti.

Un ringraziamento speciale va anche alle ragazze dell’ufficio stampa, presenza discreta ma fondamentale, capaci di accompagnare e valorizzare ogni istante con professionalità e passione.

In un Vinitaly sempre più affollato di stimoli, Terre de la Custodia ha scelto la via dell’identità e dell’esperienza, e ha lasciato il segno.

Vinitaly 2026: il Premio Angelo Betti celebra l’anima territoriale del vino italiano

Nella giornata inaugurale di Vinitaly 2026, tra i momenti più attesi del calendario istituzionale si conferma la cerimonia del Premio Angelo Betti, Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana, riconoscimento simbolo della manifestazione e tra i più identitari del settore.

Alla presenza del presidente di Veronafiere Federico Bricolo, del presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas e dell’amministratrice delegata Barbara Ferro, la cerimonia ha ribadito il valore di un premio che affonda le proprie radici nella storia stessa della manifestazione.

Istituito nel 1973 e intitolato al fondatore di Vinitaly, Angelo Betti, il riconoscimento rappresenta uno dei più longevi del panorama vitivinicolo italiano. La sua peculiarità risiede nella dimensione territoriale: ogni regione individua il proprio “benemerito”, restituendo così una fotografia corale e autentica del comparto nazionale.

La cerimonia si inserisce in un programma più ampio di premi che, già nella mattinata inaugurale, ha visto protagonisti nomi di primo piano come Lamberto Frescobaldi, insignito del Vinitaly International Award Italia, e Attilio Scienza, premiato alla carriera. Un dialogo continuo tra tradizione, ricerca e visione imprenditoriale che rappresenta oggi una delle chiavi di lettura del successo del vino italiano nel mondo.

È tuttavia nel Premio Angelo Betti che si esprime con maggiore forza il legame tra vino e territorio: un riconoscimento che non celebra soltanto il successo individuale, ma valorizza l’impegno quotidiano di produttori, tecnici e ambasciatori del vino italiano. Figure spesso silenziose, ma fondamentali, custodi di saperi locali e interpreti di un patrimonio culturale condiviso.

«Il contributo dei territori è fondamentale per intercettare tutte le esperienze rappresentative del percorso di crescita del vino italiano, ha sottolineato Federico Bricolo. Questo premio non è solo un riconoscimento individuale, ma uno strumento per raccontare il lavoro diffuso a sostegno della qualità e dell’evoluzione dei territori vitivinicoli». Un ringraziamento è stato inoltre rivolto agli assessori regionali all’Agricoltura, protagonisti nell’individuazione delle candidature piùrappresentative per identità e visione.

Entrano così nell’Albo d’Oro del Premio Angelo Betti 2026: Paolo Simoni (Abruzzo), Stefano Del Lungo (Basilicata), Vincenzo Letizia (Campania), Tenuta del Travale (Calabria), Pierluigi Zama (Emilia-Romagna), Cristian Specogna e Michele Specogna (Friuli Venezia Giulia), Stefano Matturro (Lazio), Azienda Agricola Laura Aschero (Liguria), Giovanna Prandini (Lombardia), Azienda Agricola Alberto Quacquarini (Marche), Nicola Japalucci (Molise), Giovanni Negro (Piemonte), Franz Graf Von Pfeil (Provincia Autonoma di Bolzano), Walter Webber (Provincia Autonoma di Trento), Marilina Nappi (Puglia), Giuseppe Gabbas (Sardegna), Franco Motisi (Sicilia), Ivangiorgio Tarzariol (Toscana), Nicola Chiucchiurlotto (Umbria), Nicolas Bovard (Valle d’Aosta) e Sandro Gini (Veneto).

In un’edizione sempre più orientata ai mercati internazionali e alla promozione integrata del Made in Italy, il Premio Angelo Betti si conferma dunque un momento di sintesi tra memoria e futuro, capace di raccontare, anno dopo anno, l’identità profonda del vino italiano e il suo legame inscindibile con i territori.

Campania: parte il ciclo di incontri “The Wine Table” nell’ambito di Wine&TheCity

A tavola con il vignaiolo Livio Felluga nel primo appuntamento all’interno del chiostro del millenario Convento Francescano

A Cuccaro Vetere, nel cuore del Cilento, 6 appuntamenti e 6 cantine d’eccellenza per una narrazione intima e autentica del vino e dei territori vitivinicoli d’Italia.

Un progetto di Convento Francescano e Wine&Thecity

A Cuccaro Vetere, nel cuore del Cilento più autentico e schivo, torna The Wine Table, il format ideato da Convento Francescano Experience Hotel e realizzato in partnership con Wine&Thecity. Sei appuntamenti per un’esperienza di condivisione più intima e autentica, dove il vino diventa racconto dalla voce stessa del produttore. Dal 18 aprile al 12 settembre, nel chiostro del millenario Convento Francescano, primo Small Luxury Hotels of the World del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sei tavolate d’autore – riservate a soli 50 ospiti – accompagneranno il pubblico in un viaggio sensoriale attraverso l’Italia del vino: dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia.

The Wine Table nasce da una sinergia precisa: da un lato la location d’eccezione del Convento Francescano, experience hotel dal fascino unico, dall’altro la curatela di Wine&Thecity, dal 2008 brand iconico della comunicazione del vino, sinonimo di eleganza e cura. Ogni serata è dedicata a un territorio e ad una cantina: cinque vini e cinque piatti creati di volta in volta dalla cucina dell’Osteria del Convento guidata da Patrizia Portolano. Un dialogo tra calice e piatto, sapori e territorio, racconto e scoperta. Il calendario celebra il meglio dell’Italia del vino, alternando cantine storiche e innovative ciascuna con un patrimonio unico che arricchisce il valore culturale e gastronomico di The Wine Table.

Si comincia Sabato 18 aprile con il Friuli Venezia Giulia e Livio Felluga, icona assoluta dei bianchi friulani del Collio, dal 1956 sinonimo di eleganza minerale e longevità, con vini puri dal terroir ponca come il Pinot Grigio e il Sauvignon.

Sabato 9 maggio la Toscana sarà protagonista con Frescobaldi: con oltre 700 anni di storia e più di trenta generazioni, i Marchesi de’ Frescobaldi sono tra le dinastie del vino più celebri in Italia, il vertice della tradizione vinicola toscana. Da Nipozzano a Castelgiocondo, passando per il leggendario Tenuta Luce, producono vini iconici come il Mormoreto e l’Ornellaia, simbolo di eleganza e potenza.

Sabato 6 giugno Casale del Giglio, pioniere dell’enologia moderna del Lazio, porta nel calice i vini dell’Agro pontino, da vitigni storici come il Cesanese e il Bellone, conquistando riconoscimenti internazionali. Fondata negli anni ’90 da Dino Santarelli, è oggi guidata dal figlio Antonio.

Sabato 18 luglio Villa Raiano racconta la Campania e l’Irpinia delle Docg. Maestri del Fiano di Avellino DOCG e dell’Aglianico Irpinia DOC, Villa Raiano valorizza uve autoctone irpine su 30 ettari biologici. Fondata nel 1996 dalla famiglia Basso negli antichi opifici di Raiano (San Michele di Serino, AV), unisce radici storiche e tecnologia moderna, dando vita a vini di mineralità e struttura.

Sabato 8 agosto Leone de Castris porta l’eccellenza pugliese del Negroamaro e del Primitivo tra le montagne del Cilento. Storica cantina del Salice Salentino DOC, celebre per aver prodotto la prima bottiglia di rosato italiano, Five Roses, vendemmia 1943, Leone de Castris è un pilastro pugliese fondato nel 1665 a Salice Salentino (Lecce) dal Duca Oronzo Arcangelo Maria Francesco dei Conti di Lemos. Oggi Piernicola Leone de Castris, sedicesima generazione, guida l’azienda con 300 ettari e 2.5milioni di bottiglie l’anno, con new entry come Five Roses Metodo Classico.

L’ultima serata – sabato 12 settembre – è dedicata alla Sicilia di Donnafugata. Con i suoi vini simbolo — dal Ben Ryé, passito di Pantelleria tra i più celebri al mondo, ai rossi di Contessa Entellina e dell’Etna — l’azienda della famiglia Rallo racconta la Sicilia attraverso luoghi, uve e interpretazioni diverse ma sempre coerenti, sostenute da un lavoro attento sui vigneti e sulla valorizzazione delle specificità dei territori. Quello di Donnafugata è un progetto articolato su più aree dell’isola, con vigneti a Contessa Entellina, Pantelleria, Vittoria ed Etna, e un approccio che unisce qualità, sostenibilità e cura sartoriale delle piccole produzioni. Una presenza importante che conferisce a The Wine Table una chiusura di grande fascino, tra eleganza, autenticità e racconto del paesaggio siciliano.

<<The Wine Table è molto più di una cena: è un’esperienza di relazione, ascolto e bellezza, costruita attorno al vino e alla cucina del Convento. Sono momenti immersivi, occasioni preziose di incontro e conoscenza, di piacevolezza e convivialità>>, dichiarano Alberto Carrato e Maria Chiara Faganel, volto e anima del Convento Francescano.

<<Le cantine sono state scelte con cura, non solo per l’eccellenza delle loro produzioni, ma soprattutto per la capacità di emozionare e incantare gli ospiti. Non sono solo produttori, ma ambasciatori di regioni e terroir, sono incredibili storie di famiglie e intere generazioni votate al vino>>, precisa Irene Bernabò Silorata, co-founder di Wine&Thecity.

Convento Francescano Experience Hotel nasce dal restauro del trecentesco Convento di Cuccaro Vetere, piccolo borgo di 600 abitanti tra le montagne del Cilento. Aperto ad aprile 2025 è un luogo dal fascino raro, per chi cerca ispirazione, silenzi e bellezza: 7 suite tutte diverse, una piscina panoramica tra gli ulivi, l’Osteria del Convento, il Bar dell’Orto e una serie di spazi ed esperienze per vivere una connessione profonda con la natura e la cultura locale.

Il lusso qui è la quiete, l’aria che profuma di bosco, la storia che si respira ad ogni passo, l’ospitalità autentica fatta di persone, cura e passione: il progetto nasce con Alberto Carrato, 29 anni, che dalla Brianza è tornato al paese di origine di suo padre Dante, insieme alla sua compagna Maria Chiara Faganel, sustainability manager che ha lasciato il Friuli per iniziare una nuova vita nel Cilento all’insegna del turismo lento, autentico e sostenibile.

Convento Francescano

Via Convento – Cuccaro Vetere (SA) 84050 |Tel. 3515225397 – 3318632205

www.conventofrancescano.com

Wine&Thecity

Associazione Culturale per la promozione e cultura del vino

www.wineandthecity.it

Torna SorrentoGnocchiDay: gnocchi, territorio e ospiti stellati per la quinta edizione

Quinta edizione per SorrentoGnocchiDay.

La kermesse, nata per celebrare un grande classico della tradizione gastronomica locale, quest’anno rafforza il proprio legame con il territorio e, al contempo, si apre a nuovi orizzonti, inaugurando un gemellaggio con l’Emilia-Romagna, terra simbolo della pasta fresca italiana.

Ideata e organizzata dalla Dieffe Comunicazione, con il sostegno del Comune di Sant’Agnello e il patrocinio morale  di Federalberghi Penisola Sorrentina, la manifestazione si svolgerà dal 20 al 23 aprile per poi proseguire con la rassegna “Gnocchi in Tour”: un itinerario di interpretazioni inedite e originali di gnocchi, firmate da ristoratori della Penisola sorrentina, in programma fino alla fine di maggio.

SorrentoGnocchiDay si avvale della collaborazione di: Mulino CaputoLatteria SorrentinaLa FiammanteAcqua S.PellegrinoFrantoio TorrettaWorkline Divise e Antica Sartoria.

Tra chef stellati, giovani talenti, maestri pasticceri, artigiani dell’arte bianca e pizzaioli, il calendario si arricchisce di appuntamenti che ampliano il focus dagli gnocchi ad altre eccellenze del territorio, tra degustazioni, laboratori e creazioni contemporanee

Ad aprire il programma, il 20 aprile, dalle 15.00 alle 17.00, una cooking class organizzata in sinergia con l’Istituto Polispecialistico San Paolo di Sorrento, condotta dallo chef Danilo Di Vuolo e dedicata alla realizzazione della Pizza di Sant’Antonino, tradizionale torta di crema, realizzata con pasta frolla, crema pasticcera, crema al cioccolato e amarene.

La lezione è aperta al pubblico, fino ad esaurimento posti, previa prenotazione, da inviare alla mail: info@dfcomunicazione.it

Cuore della manifestazione sarà la cena evento, del 22 aprile,  ospitata presso l’Aqua Pool Lounge dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello, hotel cinque stelle affacciato sul Golfo di Napoli, condotta da Veronica Maya.

La serata si aprirà con l’assegnazione del Premio Aldo Guida, riconoscimento al Miglior Maître dell’anno, a cura di AnnaMaria Lauritano ed Oreste Pezzella dell’azienda WorkLine.

A seguire, spazio alla tradizione, con la preparazione delle pizze fritte, affidata ai maestri pizzaioli Mauro Espedito (Pizzeria Owap, Napoli) e Raimondo De Crescenzo (Pizzeria Magma Sakura, Torre del Greco), in abbinamento con l’Asprinio d’Aversa Brut di Salvatore Martusciello.

L’evento, plastic free, prevede l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili, grazie alla consueta collaborazione con Penisolaverde.

In attesa delle degustazioni, il pubblico potrà assistere alla lavorazione artigianale degli gnocchi e dei tortelli, a cura di: Cristiano e Giuliana De Stefano del laboratorio sorrentino Mamma che Pasta e  di Rina Poletti, sfoglina dal 1979 nonché direttrice dell’Accademia della Sfoglia.

Entrando nel vivo della serata, 14 chef saranno chiamati a reinterpretare la tradizione, con piatti originali.

In particolare, quest’anno si potrà contare sulla creatività e la tecnica di: Nino Di Costanzo, del bistellato Danì Maison di Ischia, affiancato da Antonio Autiero, resident chef del DesChevaliers, dell’hotel De Bonart NaplesAntonino Montefusco, della Terrazza Bosquet, stella Michelin del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, coadiuvato da Fortunato Ranieri junior, suo sous chef; Andrea Vezzani, dello stellato Ca’ Matilde di Rubbianino, in provincia di Reggio Emilia sarà accompagnato da Emanuele Ioio, chef del Ristorante Zi’ Teresa di Napoli; Vincenzo Guarino de La Corte degli Dei di Agerola, in coppia con Vincenzo Politelli, dell’Ostaria Pignatelli  di Napoli; Peppe Aversa, dello stellato sorrentino Il Buco, affiancato da Nicola Celentano, chef del Vesuvio Panoramic Restaurant, al 5° piano dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello; Ciro Sicignano, chef della stella Michelin di Sorrento, Ristorante Lorelei, in postazione assieme a Giuseppe Vanacore del Ristorante Casa Scarica di Gragnano e, infine, Luigi Lionetti del Cora Bistrot dell’Hotel Ara Maris di Sorrento assieme ad Alessandro Bisconti, della Terrazza Mediterraneo Italian bistrot dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello.

Il percorso di degustazione si concluderà con le reinterpretazioni della Pizza di Sant’Antonino, ideate e realizzate, per l’occasione, dai maestri pasticceri  Pasquale Pesce, dell’omonima pasticceria di Avella, e Salvatore Gabbiano, di Dulcis in Pompei, servite in abbinamento con i rosoli dell’azienda Piemme – Piacere Mediterraneo.

A partire da questa edizione, SorrentoGnocchiDay dà il via a una collaborazione con Gli Aquiloni, Centro polifunzionale gestito dalla cooperativa sociale Proodos, in sinergia con l’ASPS Penisola Sorrentina, con l’obiettivo di rafforzare il legame con il tessuto imprenditoriale locale, sperimentando forme di inclusione lavorativa.

Al centro del progetto ci sono persone con disabilità, già protagoniste di laboratori artigianali dedicati alla realizzazione di componenti per la mise en place, per eventi e banchetti, valorizzando, così, competenze e creatività in contesti professionali di eccellenza.

Il 23 aprile la location si sposta presso ristorante Terrazza Vittoria dell’Hotel Continental di Sorrento, dove l’executive chef, Eugenio Cuomo, proporrà un menù ispirato all’evento; prenotazioni allo 081 807 2608

Tutte le novità e i contenuti sono disponibili sulla pagina FB Sorrento Gnocchi Day, dove sarà anche possibile consultare l’elenco dei ristoranti aderenti all’iniziativa Gnocchi in Tour, attiva dal  al 31 maggio.

Sponsor tecnici dell’evento sono: Laboratorio Floreale AielloMamma che pastaEmmanuel sound and lightingMagno Food 1973 e Corte degli Dei.

Vini campani ‘a gonfie vele’: grande successo della Regione Campania al Vinitaly 2026

I numeri della Campania: spazio espositivo di 5.600 metri quadrati ispirato all’America’s Cup; 2.000 etichette in degustazione; 170 aziende vitivinicole campane; 4 masterclass declinate al femminile; oltre 20 eventi di approfondimento

Un primo bilancio positivo arriva dalla partecipazione della Campania al Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), con un’ampia presenza di operatori, buyer e giornalisti. 170 aziende, 2.000 etichette, in uno spazio espositivo di 5.600 mq ispirato all’America’s Cup, e curato dall’Assessorato all’Agricoltura e dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione, in collaborazione con Unioncamere Campania e la Camera di Commercio di Napoli.

Numerose le iniziative già realizzate: dal grande successo del fuorisalone “Vinitaly and the City” al centro storico, alle masterclass sold out in fiera, fino agli incontri su export, sostenibilità ed enoturismo. Molto apprezzati anche i momenti di dialogo tra vino e cucina identitaria, la pizza napoletana 100% campana, in collaborazione con l’Associazione Verace Pizza Napoletana, e con la Mozzarella di Bufala Campana DOP, insieme al Consorzio di tutela.

In apertura della conferenza di questa mattina moderata da Luciano Pignataro, il videomessaggio di Leslie Ryan, Event Director della Louis Vuitton 38th America’s Cup, che ha sottolineato la visibilità internazionale della Campania e dei suoi prodotti. “Il prossimo anno – ha dichiarato – una vasta comunità avrà gli occhi puntati su Napoli e sulla Campania, che saranno al centro del mondo. I fan della vela, dello sport e degli eventi in generale si godranno le bellezze della città e della regione, con i suoi fantastici vini, che io stessa apprezzo molto”.

“Un viaggio nei vini della Campania – ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca– è anche un viaggio nelle bellezze dei territori che la compongono, ognuno con le proprie peculiarità. Abbiamo scelto di unire il mondo del vino a quello della vela, con un concept creativo fondato su un filo narrativo chiaro e potente, che interpreta i vitigni campani con metafore nautiche, in riferimento al grande evento velico nel Golfo di Napoli nel 2027. A Verona abbiamo inoltre valorizzato il contributo delle donne del vino, portatrici di una visione inclusiva e di un approccio sostenibile, e capaci di orientare la cultura enologica verso modelli sempre più innovativi: va in questa direzione anche la scelta di affidare le nostre masterclass a quattro wine experts donne. Altro focus su cui abbiamo deciso di puntare è la valorizzazione della presenza dei vini campani nella ristorazione italiana. Tra gli appuntamenti in programma, il concorso per la Migliore Carta dei Vini Campani nelle Trattorie d’Italia: lunedì 13 avrò il piacere di premiare 21 taverne, una per ogni regione e provincia autonoma, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei nostri vini su tutto il territorio nazionale. Inoltre, oggi ho avuto il piacere di conferire il prestigioso Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivicoltura (Gran Medaglia di Cangrande) alla cantina Vitematta di Casal di Principe, esempio di riscatto sociale, sia per il recupero di terreni confiscati alla criminalità organizzata che per l’inclusione lavorativa di persone fragili o svantaggiate”.

“In un contesto internazionale sempre più complesso per il comparto – ha dichiarato l’assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola – abbiamo voluto mettere in evidenza le nuove strategie e le nuove rotte dell’export dei vini campani, che puntano con decisione su unicità e forte radicamento territoriale. Oggi più che mai, infatti, la competitività sui mercati esteri si gioca sulla capacità di valorizzare l’identità dei vitigni autoctoni, investire nella qualità, nella sostenibilità e nel racconto autentico dei territori, elementi distintivi sempre più richiesti anche dai mercati internazionali. In questa direzione si inserisce un lavoro strutturato che guarda non solo ai mercati tradizionali, come gli Stati Uniti, ma anche all’apertura verso nuove destinazioni e alla diversificazione dei canali commerciali. Oggi più che mai – ha aggiunto – la crescita dell’export passa anche dall’apertura verso nuovi mercati, dall’Asia all’America Latina, dove aumenta la domanda di vini autentici e identitari, capaci di raccontare in modo distintivo il territorio da cui nascono. Con la partecipazione al Vinitaly intendiamo offrire una vetrina importante alle nostre aziende, rafforzandone la visibilità sui mercati internazionali e sostenendo un percorso di promozione che unisce qualità, identità e capacità di competere a livello globale”.

Tra i prossimi appuntamenti, il report “Donne, vino e futuro”, realizzato dall’Associazione Donne del Vino Campania con Rural Hack, che analizza l’innovazione nelle imprese vitivinicole femminili, con focus sull’intelligenza artificiale, confermando il ruolo centrale dell’imprenditoria femminile. Focus anche sull’enoturismo, con approfondimenti specifici, organizzati dall’Assessorato al Turismo. Lunedì pomeriggio il convegno “Praesentia – Campania Divina”, in cui sarà presentato il calendario degli eventi enogastronomici per la valorizzazione del territorio, con la partecipazione dell’assessore al Turismo Vincenzo Maraio. I sei Consorzi di tutela vini continueranno ad animare la “Piazza Campania” con degustazioni e momenti di racconto dedicati alle eccellenze dei diversi territori.

Il vino nell’arte

I musei sono sempre stati il mio punto di partenza. Prima di ogni viaggio studio le collezioni, le storie, i percorsi degli artisti. Ad un certo punto, quasi senza accorgermene, ho iniziato a vedere il vino comparire ovunque: nei dipinti, nelle sculture, nei reperti archeologici. Il vino è diventato parte integrante del mio sguardo sull’arte.

È sicuramente uno dei motivi ricorrenti nella storia dell’arte. Compare nelle pitture dell’antico Egitto, nelle statue greche, nei mosaici e nei sarcofagi romani, nei dipinti rinascimentali e barocchi, fino ad arrivare alla modernità, dove cambia ancora significato. Da Dioniso ai baccanali, dai miracoli biblici ai bevitori solitari del Novecento, il vino racconta il rapporto dell’uomo con il sacro, con il piacere, con il tempo.

L’ANTICO EGITTO: VINO, SACRO E RITO

Le prime rappresentazioni del vino nell’arte risalgono all’antico Egitto, una delle civiltà più antiche, precedente al IV millennio a.C. Bassorilievi e pitture parietali mostrano un rapporto profondo con il vino, considerato non solo una bevanda, ma un elemento sacro, curativo e rituale.

Il vino accompagnava feste religiose e banchetti dedicati a Osiride, divinità legata alla rinascita e alla fertilità, ed era presente anche nel corredo funebre, come dimostrano i vinaccioli d’uva ritrovati nelle tombe. L’arte egizia è inoltre la prima a rappresentare scene di coltivazione della vite, vendemmia e vinificazione, trasformando il vino in un soggetto visivo stabile e riconoscibile.

GRECIA ANTICA: DIONISO E L’EBBREZZA SACRA

Con la Grecia il vino assume una dimensione ancora più complessa. Dioniso, dio dell’ebbrezza e della vitalità, è una figura ambivalente: unisce gioia e sofferenza, vita e morte, ordine e caos. Figlio di Zeus e della mortale Semele, è insieme divino e umano.

Nell’arte antica Dioniso appare talvolta come un uomo adulto, barbuto e ubriaco, circondato da satiri e menadi; altre volte come un giovane dai tratti delicati, imberbe, con capelli ricci e pelle luminosa. Questa doppia rappresentazione ne rafforza il carattere contraddittorio e affascinante.

Un esempio emblematico è il Dioniso del Partenone, parte del programma scultoreo realizzato da Fidia e dalla sua bottega tra il 447 e il 432 a.C. Il dio è raffigurato sdraiato, rilassato, spettatore divino dell’evento centrale del frontone. La scultura originale, come molti rilievi del Partenone, è oggi conservata al British Museum tra i Marmi di Elgin.

ROMA: TRA ALDILÀ ED ECONOMIA

Nel mondo romano, il rapporto con Dioniso, identificato con Bacco, continua e si moltiplica. I sarcofagi con scene di baccanali (II–III secolo d.C.) mostrano feste sfrenate con menadi, satiri e lo stesso dio. Non erano semplici decorazioni: alludevano a una vita oltre la morte felice e liberata, dove il baccanale diventava allegoria della liberazione dell’anima.

Ma accanto al valore simbolico e religioso, il vino era anche un prodotto concreto e centrale nell’economia romana. Veniva coltivato, vinificato, conservato e distribuito su larga scala. Lo strumento fondamentale di questo sistema era l’anfora, il contenitore che permetteva al vino di essere stoccato, trasportato e commercializzato in tutto il Mediterraneo.

RINASCIMENTO E BAROCCO: IL VINO TRA UMANITÀ E IDEALE

Con il Rinascimento il vino rientra nell’arte come simbolo colto, ma anche come elemento umano.

Il Bacco di Caravaggio (1596–1597, Galleria degli Uffizi, Firenze) rappresenta una frattura netta con la tradizione. Il dio non è idealizzato: ha unghie sporche, guance arrossate, una presa incerta sul calice che increspa il vino. La frutta è imperfetta, bacata, già matura. È un Bacco terreno, quasi reale, più vicino a un ragazzo di strada che a una divinità classica.

Pochi anni dopo, Guido Reni riporta invece Bacco verso un ideale di grazia e compostezza. Nel Bacco fanciullo (circa 1622, Galleria Palatina, Firenze), il dio torna giovane, elegante, luminoso. È la versione armoniosa, controllata, ideale del vino.

VERONESE: IL VINO COME MIRACOLO E ABBONDANZA

Con Paolo Veronese, il vino diventa protagonista collettivo e simbolo religioso. Nelle Nozze di Cana (1563, Louvre), uno dei dipinti più grandi del mondo, il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino diventa celebrazione dell’abbondanza e della grazia divina.

Il vino rappresenta la gioia, il passaggio dalla Vecchia alla Nuova Alleanza e anticipa il significato eucaristico. Ambientando la scena in un fastoso banchetto veneziano, Veronese trasforma l’episodio evangelico in un’imponente affermazione di potere, fede e ricchezza.

MODERNITÀ: DAL RITO ALLA SOLITUDINE

Con Goya, alla fine del Settecento, il vino torna alla terra. Nella Vendemmia (1786, Museo del Prado) non è più metafora divina, ma gesto umano e stagionale: lavoro, festa, comunità.

Nel Novecento, con Picasso, l’alcol perde ogni aura celebrativa. Nei bevitori del Periodo Blu, come Absinthe Drinker (1901, Hermitage), il vino, o in questo caso l’assenzio, diventa rifugio, abitudine, solitudine. Compagno silenzioso della vita urbana e bohémienne.

Dopo Caravaggio, Veronese, Goya e Picasso, il vino continua ad attraversare la storia dell’arte assumendo significati sempre diversi, adattandosi ai linguaggi e alle sensibilità di ogni epoca.

I FIAMMINGHI: IL VINO COME VITA QUOTIDIANA

Nel Seicento fiammingo il vino entra nella pittura di genere. Artisti come Jan Steen e Adriaen van Ostade lo inseriscono in scene di taverna, bevute collettive, momenti domestici spesso ironici o moralizzanti.

Qui il vino non è sacro né mitologico: è un’abitudine, un eccesso, a volte una debolezza umana. Bicchieri rovesciati, volti arrossati, risate scomposte raccontano una quotidianità realistica e imperfetta.

CEZANNE: LA STRUTTURA DELLA NATURA MORTA

In Paul Cézanne, soprattutto nelle nature morte, il vino perde il suo valore narrativo: bottiglie e tavole non raccontano una scena, ma servono a costruire lo spazio pittorico attraverso forme, volumi e colori. Nell’opera I giocatori di carte (1890-1895, Musée d’Orsay, Parigi) la bottiglia al centro non è un semplice dettaglio rustico; funge da asse di simmetria e perno compositivo, dividendo la scena in due metà opposte ma speculari.

VAN GOGH: IL VINO E IL LAVORO

Per Vincent van Gogh il vino è legato alla terra e alla fatica. Nelle scene di vendemmia e nei riferimenti alla vigna, il vino rappresenta il ritmo delle stagioni, il lavoro contadino, una forma di spiritualità laica. Non c’è celebrazione, ma intensità emotiva. Nel dipinto La Vigna Rossa (1888, Museo Pushkin di Mosca) abbiamo l’esempio lampante di tale visione. Non è una celebrazione edulcorata della vendemmia, ma un’opera carica di intensità emotiva. Van Gogh concentra l’attenzione sui colori autunnali accesi, il giallo, il viola, il rosso e sul contrasto con le figure blu dei contadini, rappresentando la fatica dell’uomo immerso nella natura.

MICHELANGELO PISTOLETTO e la Vendemmia d’Artista

Nell’arte contemporanea il vino perde il suo valore simbolico tradizionale e assume nuove funzioni. Non racconta più miti o riti condivisi, ma viene usato come materiale, come traccia di consumo o come elemento legato a dinamiche sociali ed economiche. Nel lavoro di Michelangelo Pistoletto, il vino entra nell’arte contemporanea non come immagine o simbolo tradizionale, ma come oggetto sociale e culturale. Con il progetto Vendemmia d’Artista di Ornellaia (annata 2010), in occasione del 25° anniversario di Ornellaia, Il vino diventa supporto dell’opera e occasione di incontro tra arte e mercato. Per l’occasione ha realizzato etichette speciali e sculture in materiale specchiante per le grandi bottiglie, portando nel vino i temi centrali della sua ricerca: la relazione, la celebrazione e il coinvolgimento dello spettatore.

Le opere che raccontano il vino nell’arte sarebbero molte altre e ogni epoca aggiunge nuove sfumature a questa storia lunghissima. Questo percorso non vuole essere esaustivo, ma suggerire uno sguardo diverso. Un invito a guardare oltre il centro della scena.

Spero di avervi lasciato uno spunto, così che alla prossima visita museale possiate andare anche voi a caccia di un capolavoro di‑vino.

Prosit!

Venezia Wine Festival 2026: il mondo del vino si incontra a Forte Marghera

Venezia non è soltanto arte, storia e bellezza senza tempo. Per un fine settimana è diventata anche un punto di incontro internazionale per il mondo del vino. L’edizione 2026 del Venezia Wine Festival, svoltasi il 7 e 8 marzo negli spazi di Forte Marghera, si è da poco conclusa confermando il crescente interesse per una manifestazione giovane  che mette al centro il dialogo tra culture enologiche diverse.

L’evento è stato ideato e organizzato da Vanni Berna, imprenditore e promotore di iniziative dedicate al mondo del vino come anche “ bollicine in villa” e della cultura enogastronomica. Da anni impegnato nella creazione di eventi capaci di mettere in relazione produttori, operatori e appassionati, Berna ha costruito il Venezia Wine Festival con l’obiettivo di offrire non soltanto un momento di degustazione, ma anche uno spazio di confronto culturale tra territori vitivinicoli differenti.

Il suo lavoro si concentra in particolare sulla valorizzazione delle eccellenze enologiche internazionali e sulla diffusione di una cultura del vino accessibile ma allo stesso tempo approfondita, capace di coinvolgere sia professionisti del settore sia pubblico curioso e appassionato.

La location si è rivelata ancora una volta particolarmente suggestiva: Forte Marghera, antica fortificazione ottocentesca alle porte della laguna veneziana, oggi trasformata in spazio culturale e luogo di socialità, ha accolto centinaia di visitatori pronti a intraprendere un viaggio attraverso vini provenienti da numerosi Paesi.

Uno degli elementi distintivi del festival è proprio la sua formula: una fiera pensata non solo per gli operatori del settore, ma anche per il grande pubblico. Attraverso i diversi banchi d’assaggio, i visitatori hanno potuto degustare ottimi Champagne, vini di nicchia e nuove etichette emergenti.

Grazie al sistema delle Wine Card, ognuno ha potuto costruire il proprio percorso di degustazione scegliendo il numero di calici e le etichette da provare, rendendo l’esperienza accessibile sia ai neofiti sia ai degustatori più esperti.

Accanto alle degustazioni, uno spazio dedicato alla formazione e all’approfondimento culturale. Il programma ha incluso la masterclass con degustazione guidata, durante le quale il produttore ha raccontato un territorio forse poco conosciuto ai più come quello armeno.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 non sono mancati naturalmente gli Champagne francesi, ma accanto alle celebri bollicine d’Oltralpe hanno trovato spazio anche vini provenienti da Spagna, Germania, Austria, Slovenia e da numerosi Paesi del cosiddetto Nuovo Mondo, come Argentina e Cile. Una panoramica ampia che ha permesso ai visitatori di confrontare stili, vitigni e approcci produttivi molto differenti tra loro.

Non è mancato, naturalmente, il dialogo con la gastronomia. Alcune realtà artigianali italiane hanno affiancato le degustazioni con proposte gastronomiche pensate per valorizzare l’abbinamento tra cibo e vino, elemento fondamentale dell’esperienza enologica. La scelta di Mestre e del Forte Marghera rappresenta inoltre un segnale interessante anche dal punto di vista territoriale. L’evento contribuisce infatti ad ampliare l’offerta culturale dell’area veneziana, portando pubblico e operatori anche fuori dai percorsi più tradizionali del turismo lagunare.

Il bilancio dell’edizione appena conclusa è più che positivo. La partecipazione numerosa e la presenza di produttori provenienti da diversi Paesi dimostrano come il Venezia Wine Festival stia progressivamente costruendo una propria identità nel calendario degli eventi dedicati al vino.

In un contesto in cui il vino è sempre più strumento di racconto culturale oltre che prodotto agricolo, manifestazioni come questa offrono l’occasione per creare connessioni tra territori lontani, stimolare la curiosità del pubblico e favorire nuovi scambi tra operatori del settore. Venezia, da secoli crocevia di popoli e commerci, continua così a svolgere il suo ruolo naturale di ponte tra culture diverse. Questa volta, però, il dialogo passa attraverso un calice di vino.