Vinitaly 2026: il Premio Angelo Betti celebra l’anima territoriale del vino italiano

Nella giornata inaugurale di Vinitaly 2026, tra i momenti più attesi del calendario istituzionale si conferma la cerimonia del Premio Angelo Betti, Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana, riconoscimento simbolo della manifestazione e tra i più identitari del settore.

Alla presenza del presidente di Veronafiere Federico Bricolo, del presidente di ICE Agenzia Matteo Zoppas e dell’amministratrice delegata Barbara Ferro, la cerimonia ha ribadito il valore di un premio che affonda le proprie radici nella storia stessa della manifestazione.

Istituito nel 1973 e intitolato al fondatore di Vinitaly, Angelo Betti, il riconoscimento rappresenta uno dei più longevi del panorama vitivinicolo italiano. La sua peculiarità risiede nella dimensione territoriale: ogni regione individua il proprio “benemerito”, restituendo così una fotografia corale e autentica del comparto nazionale.

La cerimonia si inserisce in un programma più ampio di premi che, già nella mattinata inaugurale, ha visto protagonisti nomi di primo piano come Lamberto Frescobaldi, insignito del Vinitaly International Award Italia, e Attilio Scienza, premiato alla carriera. Un dialogo continuo tra tradizione, ricerca e visione imprenditoriale che rappresenta oggi una delle chiavi di lettura del successo del vino italiano nel mondo.

È tuttavia nel Premio Angelo Betti che si esprime con maggiore forza il legame tra vino e territorio: un riconoscimento che non celebra soltanto il successo individuale, ma valorizza l’impegno quotidiano di produttori, tecnici e ambasciatori del vino italiano. Figure spesso silenziose, ma fondamentali, custodi di saperi locali e interpreti di un patrimonio culturale condiviso.

«Il contributo dei territori è fondamentale per intercettare tutte le esperienze rappresentative del percorso di crescita del vino italiano, ha sottolineato Federico Bricolo. Questo premio non è solo un riconoscimento individuale, ma uno strumento per raccontare il lavoro diffuso a sostegno della qualità e dell’evoluzione dei territori vitivinicoli». Un ringraziamento è stato inoltre rivolto agli assessori regionali all’Agricoltura, protagonisti nell’individuazione delle candidature piùrappresentative per identità e visione.

Entrano così nell’Albo d’Oro del Premio Angelo Betti 2026: Paolo Simoni (Abruzzo), Stefano Del Lungo (Basilicata), Vincenzo Letizia (Campania), Tenuta del Travale (Calabria), Pierluigi Zama (Emilia-Romagna), Cristian Specogna e Michele Specogna (Friuli Venezia Giulia), Stefano Matturro (Lazio), Azienda Agricola Laura Aschero (Liguria), Giovanna Prandini (Lombardia), Azienda Agricola Alberto Quacquarini (Marche), Nicola Japalucci (Molise), Giovanni Negro (Piemonte), Franz Graf Von Pfeil (Provincia Autonoma di Bolzano), Walter Webber (Provincia Autonoma di Trento), Marilina Nappi (Puglia), Giuseppe Gabbas (Sardegna), Franco Motisi (Sicilia), Ivangiorgio Tarzariol (Toscana), Nicola Chiucchiurlotto (Umbria), Nicolas Bovard (Valle d’Aosta) e Sandro Gini (Veneto).

In un’edizione sempre più orientata ai mercati internazionali e alla promozione integrata del Made in Italy, il Premio Angelo Betti si conferma dunque un momento di sintesi tra memoria e futuro, capace di raccontare, anno dopo anno, l’identità profonda del vino italiano e il suo legame inscindibile con i territori.

Torna SorrentoGnocchiDay: gnocchi, territorio e ospiti stellati per la quinta edizione

Quinta edizione per SorrentoGnocchiDay.

La kermesse, nata per celebrare un grande classico della tradizione gastronomica locale, quest’anno rafforza il proprio legame con il territorio e, al contempo, si apre a nuovi orizzonti, inaugurando un gemellaggio con l’Emilia-Romagna, terra simbolo della pasta fresca italiana.

Ideata e organizzata dalla Dieffe Comunicazione, con il sostegno del Comune di Sant’Agnello e il patrocinio morale  di Federalberghi Penisola Sorrentina, la manifestazione si svolgerà dal 20 al 23 aprile per poi proseguire con la rassegna “Gnocchi in Tour”: un itinerario di interpretazioni inedite e originali di gnocchi, firmate da ristoratori della Penisola sorrentina, in programma fino alla fine di maggio.

SorrentoGnocchiDay si avvale della collaborazione di: Mulino CaputoLatteria SorrentinaLa FiammanteAcqua S.PellegrinoFrantoio TorrettaWorkline Divise e Antica Sartoria.

Tra chef stellati, giovani talenti, maestri pasticceri, artigiani dell’arte bianca e pizzaioli, il calendario si arricchisce di appuntamenti che ampliano il focus dagli gnocchi ad altre eccellenze del territorio, tra degustazioni, laboratori e creazioni contemporanee

Ad aprire il programma, il 20 aprile, dalle 15.00 alle 17.00, una cooking class organizzata in sinergia con l’Istituto Polispecialistico San Paolo di Sorrento, condotta dallo chef Danilo Di Vuolo e dedicata alla realizzazione della Pizza di Sant’Antonino, tradizionale torta di crema, realizzata con pasta frolla, crema pasticcera, crema al cioccolato e amarene.

La lezione è aperta al pubblico, fino ad esaurimento posti, previa prenotazione, da inviare alla mail: info@dfcomunicazione.it

Cuore della manifestazione sarà la cena evento, del 22 aprile,  ospitata presso l’Aqua Pool Lounge dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello, hotel cinque stelle affacciato sul Golfo di Napoli, condotta da Veronica Maya.

La serata si aprirà con l’assegnazione del Premio Aldo Guida, riconoscimento al Miglior Maître dell’anno, a cura di AnnaMaria Lauritano ed Oreste Pezzella dell’azienda WorkLine.

A seguire, spazio alla tradizione, con la preparazione delle pizze fritte, affidata ai maestri pizzaioli Mauro Espedito (Pizzeria Owap, Napoli) e Raimondo De Crescenzo (Pizzeria Magma Sakura, Torre del Greco), in abbinamento con l’Asprinio d’Aversa Brut di Salvatore Martusciello.

L’evento, plastic free, prevede l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili, grazie alla consueta collaborazione con Penisolaverde.

In attesa delle degustazioni, il pubblico potrà assistere alla lavorazione artigianale degli gnocchi e dei tortelli, a cura di: Cristiano e Giuliana De Stefano del laboratorio sorrentino Mamma che Pasta e  di Rina Poletti, sfoglina dal 1979 nonché direttrice dell’Accademia della Sfoglia.

Entrando nel vivo della serata, 14 chef saranno chiamati a reinterpretare la tradizione, con piatti originali.

In particolare, quest’anno si potrà contare sulla creatività e la tecnica di: Nino Di Costanzo, del bistellato Danì Maison di Ischia, affiancato da Antonio Autiero, resident chef del DesChevaliers, dell’hotel De Bonart NaplesAntonino Montefusco, della Terrazza Bosquet, stella Michelin del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, coadiuvato da Fortunato Ranieri junior, suo sous chef; Andrea Vezzani, dello stellato Ca’ Matilde di Rubbianino, in provincia di Reggio Emilia sarà accompagnato da Emanuele Ioio, chef del Ristorante Zi’ Teresa di Napoli; Vincenzo Guarino de La Corte degli Dei di Agerola, in coppia con Vincenzo Politelli, dell’Ostaria Pignatelli  di Napoli; Peppe Aversa, dello stellato sorrentino Il Buco, affiancato da Nicola Celentano, chef del Vesuvio Panoramic Restaurant, al 5° piano dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello; Ciro Sicignano, chef della stella Michelin di Sorrento, Ristorante Lorelei, in postazione assieme a Giuseppe Vanacore del Ristorante Casa Scarica di Gragnano e, infine, Luigi Lionetti del Cora Bistrot dell’Hotel Ara Maris di Sorrento assieme ad Alessandro Bisconti, della Terrazza Mediterraneo Italian bistrot dell’Hotel Mediterraneo di Sant’Agnello.

Il percorso di degustazione si concluderà con le reinterpretazioni della Pizza di Sant’Antonino, ideate e realizzate, per l’occasione, dai maestri pasticceri  Pasquale Pesce, dell’omonima pasticceria di Avella, e Salvatore Gabbiano, di Dulcis in Pompei, servite in abbinamento con i rosoli dell’azienda Piemme – Piacere Mediterraneo.

A partire da questa edizione, SorrentoGnocchiDay dà il via a una collaborazione con Gli Aquiloni, Centro polifunzionale gestito dalla cooperativa sociale Proodos, in sinergia con l’ASPS Penisola Sorrentina, con l’obiettivo di rafforzare il legame con il tessuto imprenditoriale locale, sperimentando forme di inclusione lavorativa.

Al centro del progetto ci sono persone con disabilità, già protagoniste di laboratori artigianali dedicati alla realizzazione di componenti per la mise en place, per eventi e banchetti, valorizzando, così, competenze e creatività in contesti professionali di eccellenza.

Il 23 aprile la location si sposta presso ristorante Terrazza Vittoria dell’Hotel Continental di Sorrento, dove l’executive chef, Eugenio Cuomo, proporrà un menù ispirato all’evento; prenotazioni allo 081 807 2608

Tutte le novità e i contenuti sono disponibili sulla pagina FB Sorrento Gnocchi Day, dove sarà anche possibile consultare l’elenco dei ristoranti aderenti all’iniziativa Gnocchi in Tour, attiva dal  al 31 maggio.

Sponsor tecnici dell’evento sono: Laboratorio Floreale AielloMamma che pastaEmmanuel sound and lightingMagno Food 1973 e Corte degli Dei.

Il vino nell’arte

I musei sono sempre stati il mio punto di partenza. Prima di ogni viaggio studio le collezioni, le storie, i percorsi degli artisti. Ad un certo punto, quasi senza accorgermene, ho iniziato a vedere il vino comparire ovunque: nei dipinti, nelle sculture, nei reperti archeologici. Il vino è diventato parte integrante del mio sguardo sull’arte.

È sicuramente uno dei motivi ricorrenti nella storia dell’arte. Compare nelle pitture dell’antico Egitto, nelle statue greche, nei mosaici e nei sarcofagi romani, nei dipinti rinascimentali e barocchi, fino ad arrivare alla modernità, dove cambia ancora significato. Da Dioniso ai baccanali, dai miracoli biblici ai bevitori solitari del Novecento, il vino racconta il rapporto dell’uomo con il sacro, con il piacere, con il tempo.

L’ANTICO EGITTO: VINO, SACRO E RITO

Le prime rappresentazioni del vino nell’arte risalgono all’antico Egitto, una delle civiltà più antiche, precedente al IV millennio a.C. Bassorilievi e pitture parietali mostrano un rapporto profondo con il vino, considerato non solo una bevanda, ma un elemento sacro, curativo e rituale.

Il vino accompagnava feste religiose e banchetti dedicati a Osiride, divinità legata alla rinascita e alla fertilità, ed era presente anche nel corredo funebre, come dimostrano i vinaccioli d’uva ritrovati nelle tombe. L’arte egizia è inoltre la prima a rappresentare scene di coltivazione della vite, vendemmia e vinificazione, trasformando il vino in un soggetto visivo stabile e riconoscibile.

GRECIA ANTICA: DIONISO E L’EBBREZZA SACRA

Con la Grecia il vino assume una dimensione ancora più complessa. Dioniso, dio dell’ebbrezza e della vitalità, è una figura ambivalente: unisce gioia e sofferenza, vita e morte, ordine e caos. Figlio di Zeus e della mortale Semele, è insieme divino e umano.

Nell’arte antica Dioniso appare talvolta come un uomo adulto, barbuto e ubriaco, circondato da satiri e menadi; altre volte come un giovane dai tratti delicati, imberbe, con capelli ricci e pelle luminosa. Questa doppia rappresentazione ne rafforza il carattere contraddittorio e affascinante.

Un esempio emblematico è il Dioniso del Partenone, parte del programma scultoreo realizzato da Fidia e dalla sua bottega tra il 447 e il 432 a.C. Il dio è raffigurato sdraiato, rilassato, spettatore divino dell’evento centrale del frontone. La scultura originale, come molti rilievi del Partenone, è oggi conservata al British Museum tra i Marmi di Elgin.

ROMA: TRA ALDILÀ ED ECONOMIA

Nel mondo romano, il rapporto con Dioniso, identificato con Bacco, continua e si moltiplica. I sarcofagi con scene di baccanali (II–III secolo d.C.) mostrano feste sfrenate con menadi, satiri e lo stesso dio. Non erano semplici decorazioni: alludevano a una vita oltre la morte felice e liberata, dove il baccanale diventava allegoria della liberazione dell’anima.

Ma accanto al valore simbolico e religioso, il vino era anche un prodotto concreto e centrale nell’economia romana. Veniva coltivato, vinificato, conservato e distribuito su larga scala. Lo strumento fondamentale di questo sistema era l’anfora, il contenitore che permetteva al vino di essere stoccato, trasportato e commercializzato in tutto il Mediterraneo.

RINASCIMENTO E BAROCCO: IL VINO TRA UMANITÀ E IDEALE

Con il Rinascimento il vino rientra nell’arte come simbolo colto, ma anche come elemento umano.

Il Bacco di Caravaggio (1596–1597, Galleria degli Uffizi, Firenze) rappresenta una frattura netta con la tradizione. Il dio non è idealizzato: ha unghie sporche, guance arrossate, una presa incerta sul calice che increspa il vino. La frutta è imperfetta, bacata, già matura. È un Bacco terreno, quasi reale, più vicino a un ragazzo di strada che a una divinità classica.

Pochi anni dopo, Guido Reni riporta invece Bacco verso un ideale di grazia e compostezza. Nel Bacco fanciullo (circa 1622, Galleria Palatina, Firenze), il dio torna giovane, elegante, luminoso. È la versione armoniosa, controllata, ideale del vino.

VERONESE: IL VINO COME MIRACOLO E ABBONDANZA

Con Paolo Veronese, il vino diventa protagonista collettivo e simbolo religioso. Nelle Nozze di Cana (1563, Louvre), uno dei dipinti più grandi del mondo, il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino diventa celebrazione dell’abbondanza e della grazia divina.

Il vino rappresenta la gioia, il passaggio dalla Vecchia alla Nuova Alleanza e anticipa il significato eucaristico. Ambientando la scena in un fastoso banchetto veneziano, Veronese trasforma l’episodio evangelico in un’imponente affermazione di potere, fede e ricchezza.

MODERNITÀ: DAL RITO ALLA SOLITUDINE

Con Goya, alla fine del Settecento, il vino torna alla terra. Nella Vendemmia (1786, Museo del Prado) non è più metafora divina, ma gesto umano e stagionale: lavoro, festa, comunità.

Nel Novecento, con Picasso, l’alcol perde ogni aura celebrativa. Nei bevitori del Periodo Blu, come Absinthe Drinker (1901, Hermitage), il vino, o in questo caso l’assenzio, diventa rifugio, abitudine, solitudine. Compagno silenzioso della vita urbana e bohémienne.

Dopo Caravaggio, Veronese, Goya e Picasso, il vino continua ad attraversare la storia dell’arte assumendo significati sempre diversi, adattandosi ai linguaggi e alle sensibilità di ogni epoca.

I FIAMMINGHI: IL VINO COME VITA QUOTIDIANA

Nel Seicento fiammingo il vino entra nella pittura di genere. Artisti come Jan Steen e Adriaen van Ostade lo inseriscono in scene di taverna, bevute collettive, momenti domestici spesso ironici o moralizzanti.

Qui il vino non è sacro né mitologico: è un’abitudine, un eccesso, a volte una debolezza umana. Bicchieri rovesciati, volti arrossati, risate scomposte raccontano una quotidianità realistica e imperfetta.

CEZANNE: LA STRUTTURA DELLA NATURA MORTA

In Paul Cézanne, soprattutto nelle nature morte, il vino perde il suo valore narrativo: bottiglie e tavole non raccontano una scena, ma servono a costruire lo spazio pittorico attraverso forme, volumi e colori. Nell’opera I giocatori di carte (1890-1895, Musée d’Orsay, Parigi) la bottiglia al centro non è un semplice dettaglio rustico; funge da asse di simmetria e perno compositivo, dividendo la scena in due metà opposte ma speculari.

VAN GOGH: IL VINO E IL LAVORO

Per Vincent van Gogh il vino è legato alla terra e alla fatica. Nelle scene di vendemmia e nei riferimenti alla vigna, il vino rappresenta il ritmo delle stagioni, il lavoro contadino, una forma di spiritualità laica. Non c’è celebrazione, ma intensità emotiva. Nel dipinto La Vigna Rossa (1888, Museo Pushkin di Mosca) abbiamo l’esempio lampante di tale visione. Non è una celebrazione edulcorata della vendemmia, ma un’opera carica di intensità emotiva. Van Gogh concentra l’attenzione sui colori autunnali accesi, il giallo, il viola, il rosso e sul contrasto con le figure blu dei contadini, rappresentando la fatica dell’uomo immerso nella natura.

MICHELANGELO PISTOLETTO e la Vendemmia d’Artista

Nell’arte contemporanea il vino perde il suo valore simbolico tradizionale e assume nuove funzioni. Non racconta più miti o riti condivisi, ma viene usato come materiale, come traccia di consumo o come elemento legato a dinamiche sociali ed economiche. Nel lavoro di Michelangelo Pistoletto, il vino entra nell’arte contemporanea non come immagine o simbolo tradizionale, ma come oggetto sociale e culturale. Con il progetto Vendemmia d’Artista di Ornellaia (annata 2010), in occasione del 25° anniversario di Ornellaia, Il vino diventa supporto dell’opera e occasione di incontro tra arte e mercato. Per l’occasione ha realizzato etichette speciali e sculture in materiale specchiante per le grandi bottiglie, portando nel vino i temi centrali della sua ricerca: la relazione, la celebrazione e il coinvolgimento dello spettatore.

Le opere che raccontano il vino nell’arte sarebbero molte altre e ogni epoca aggiunge nuove sfumature a questa storia lunghissima. Questo percorso non vuole essere esaustivo, ma suggerire uno sguardo diverso. Un invito a guardare oltre il centro della scena.

Spero di avervi lasciato uno spunto, così che alla prossima visita museale possiate andare anche voi a caccia di un capolavoro di‑vino.

Prosit!

Nasce Somnium a Eboli, la “cucina darwiniana” di Pasquale Trotta

Vi siete mai chiesti come sarebbe stato un pranzo al periodo delle antiche civiltà, dal Paleolitico al Neolitico, passando per Etruschi, Greci e Romani, senza dimenticare i contributi sostanziali nella gastronomia di Angioini ed Aragonesi?

Da Somnium a Eboli si viaggia al centro della terra e dei sapori con le tecniche più innovative, necessarie alla trasformazione delle materie prime ridisegnate come la tela di un quadro manierista. Pasquale Trotta, mille esperienze da giramondo prima di tornare in Italia nella “sua” Campania con un concept assolutamente innovativo ha eliminato la carta, con un menù unico da 17 portate suddiviso per tappe storiche.

Si comincia proprio dalla preistoria con un tunnel interattivo di lava stratificata e sonorità selvatiche fino a giungere al salottino denominato “Thermopolium” in stile cyberpunk, con atmosfere distopiche e fantascientifiche dei libri di Azimov e Lem o delle sceneggiature alla Blade Runner: immagini di macchine volanti, pioggia e automi in movimento. Ai tavoli invece i calchi fossili marini, presenza “vivente” della fertilità delle terre del Sele, ai confini con la Lucania.

Nessuno schema precostituito neppure tra cucina e sala, con Mattia Besana a curare l’ampia carta vini da 511 referenze e alcune verticali importanti e l’intera brigata ai fornelli pronta a coccolare l’ospite a rotazione. «L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella mia visione di Somnium – afferma Trotta – Nato da un sogno, costruito passo dopo passo in tre anni, sono adesso pronto alla rivelazione al pubblico e alla stampa di settore a cominciare da questa sera».

Ricostruzioni al computer, che supporta anche le giuste proporzioni e grammature nell’ideazione delle ricette visionarie di Pasquale, ma il restante 99% è tutto umano, ecosostenibile dal punto di vista energetico e basato sulla filosofia strettamente attuale del zero spreco. «Siamo stati troppo a lungo legati, costretti ad atavici clichè; abbiamo immaginato una realtà di fantasia al ribasso, perdendo di vista il contatto con gli ingredienti. Il cucchiaio non esiste è inutile cercare di piegarlo, parafrasando uno dei miei caposaldo del cinema come Matrix».

La sfida vera sarà trasmettere il binomio inscindibile tra evoluzione e tradizione. Ogni proposta è frutto infatti delle contaminazioni tra epoche storiche differenti, preparazioni antichissime come garum e mulsum unite ai ricordi d’un tempo ancora vivo nella memoria. La mano si sente nei gusti forti, densi e ricchi del menù, dal sale alle cotture alla creatività ben dosata. Le carte da gioco fantasy, con la spiegazione dei piatti in uscita, presenti nel secondo angolo di degustazione denominato “popina” come le bettole mal frequentate romane, sono l’unica testimonianza cartacea utile al racconto.

L’ultima parte è il “laboratorio 2126” che guarda al futuro, dall’unica seduta per 16 posti totali. Tre i turni massimi per serata, scanditi dalla partenza ogni 30 minuti dalle ore 20. In inverno si apre dal mercoledì al sabato e in estate dal lunedì al giovedì. In questa sezione si affrontano anche le tematiche della sostenibilità, del cibo spazzatura e del riscaldamento globale, sempre con un’aria scanzonata e ironica per non appesantire gli animi lanciando comunque un messaggio positivo.

Quattro gli abbinamenti proposti dal “Sine ebrietate” (analcolico) o il “Transumatio” per 75 euro dove i cocktail del bartender e la selezione vini di Besana la fanno da padrone, per poi innalzare l’asticella con “Iter” ed “Aeternitas” a 150 euro con bottiglie rarissime e vecchie annate grazie al servizio Coravin, presente in tantissime scelte al calice.

Sogno o son desto? Somnium o realtà? le domande esistenziali della nuova esperienza ebolitana nata da un figliol prodigo del territorio che cerca di portare un vento di evoluzione della specie gourmand.

Ascolta l’intervista integrale a Pasquale Trotta.

Campania, Premio Olio delle Sirene a Sorrento il 10 e 11 aprile 2026, organizzato da EWS European Workshop Sorrento

“L’alleanza strategica per il rilancio degli oli extravergini di oliva in Italia”. È questo il titolo scelto da EWS, European Workshop Sorrento, per il convegno che venerdi 10 giugno alle 16.30 nella esclusiva Villa Zagara a Sorrento aprirà la due giorni conclusiva dell’evento e che vedrà protagonisti i presidenti delle IGP italiane – Puglia, Campania, Roma, Toscana, Marche e Calabria – insieme agli organizzatori del Premio Olio delle Sirene e ai parlamentari Annarita Patriarca e Marco Cerreto.

Il prestigioso riconoscimento proseguirà sabato 11 aprile alle ore 10 alla Terrazza delle Sirene (in via De Maio 35 a Sorrento) con la premiazione degli oli vincitori. Una cerimonia alla quale parteciperanno – insieme ai promotori dell’iniziativa Roberto Dante Cogliandro e Nino Apreda, presidente e segretario di EWS – il presidente del Comitato scientifico Tullio Esposito, il presidente di Coldiretti Napoli Valentina Stinga, il presidente di Oleum Domenico Cosimato, l’europarlamentare Dario Nardella, il consigliere regionale Gennaro Sangiuliano, il prefetto di Napoli Michele di Bari, l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia monsignor Francesco Alfano, con le conclusioni dell’onorevole Annarita Patriarca e dell’onorevole Marco Cerreto.

Tantissimi saranno soprattutto i produttori provenienti da tutta Italia e da altri quattro paesi del Mediterraneo.

“Tale iniziativa, fortemente voluta da European Workshop Sorrento, si inserisce nel più ampio obiettivo di incentivare la crescita socio-economica del territorio, promuovendo le nostre eccellenze come motore trainante per il benessere collettivo. La cultura e la coltura dell’olio rappresentano infatti un elemento fortemente caratterizzante le nostre città da millenni”, hanno spiegato Roberto Dante Cogliandro e Nino Apreda, presidente e segretario di EWS che hanno organizzato l’iniziativa, moderata dal giornalista Angelo Cirasa, insieme a Coldiretti Napoli, Associazione Oleum, Fondazione Sorrento.

Sono stati annunciati i vincitori del Premio Internazionale Sorrento Olio delle Sirene 2026, organizzato da EWS – European Workshop Sorrento, in collaborazione con Coldiretti Campania e Oleum – Associazione Internazionale Assaggiatori Oli di Oliva, con il patrocinio del Comune di Sorrento e della Fondazione Sorrento.

Il concorso si conferma come uno degli appuntamenti più autorevoli nel panorama oleario internazionale, capace di valorizzare eccellenze provenienti da diverse aree del Mediterraneo e non solo, premiando qualità, identità territoriale e innovazione.

Oli vincitori

Categoria DOP e IGP

🥇 Romano Vincenzo, Monte Etna DOP
🥈 Azienda Agricola Di Martino, “Stellare” IGP Olio di Puglia
🥉 Alfredo Cetrone, DOP Colline Pontine – Sonnino (LT)

A seguire tra i migliori classificati: Soc. Valle del Cedrino (Sardegna DOP), Agrestis Nettaribleo (Monti Iblei DOP), Colle d’Oro (Lago di Garda), Le Tre Colonne (Terra di Bari DOP), FAM (Irpinia Colline dell’Ufita DOP), Tenuta Miraglia (Monte Etna DOP), Podere Ricavo (Terre di Siena DOP).

Categoria Biologici

🥇 Intini, Bio – Valle d’Itria, Alberobello (BA)
🥈 San Salvatore
🥉 Podere Ricavo Biologico – Colline Senesi, Cetona

Tra gli altri finalisti: Cioccolini Bio (Tuscia Viterbese), Marco Rizzo (Talismano e Impronta), Frantoio Franci (IGP Toscano), Olio della Valle Coratina, Marfuga Sassente (Umbria), Radano Valentina Stella (Cilento).

Categoria Monovarietali

🥇 Frantoio Franci, “Bella” – Montenero d’Orcia (GR)
🥈 Amore Coltivato, Coratina – Bitonto
🥉 Masoni Becciu, “Ispiritu Sardu” – Villacidro (SU)

Completano la classifica: Le Sciare 900 (Romano Vincenzo), Pozzo Serpi Coratina (Alta Murgia), Alfredo Cetrone (Sonnino), Cioccolini Itrana Monocultivar (Vignanello), Olio della Valle Ogliarola Garganica, Marfuga Moraiolo Affiorante (Umbria), Intini Coratina.

Premi speciali

Premio Speciale Minucciola “Osvaldo Galano
Villa Zagara – qualità oro

Premio Speciale Campania
Azienda Agricola Madonna dell’Olivo, Itrans – Serre (SA)

Premi speciali internazionali

Premio Speciale Croazia

🥇 Damaval Selection
🥈 Val Vida Cuvée
🥉 Stefanic Bianchera

Premio Speciale Slovenia

🥇 Kandus
🥈 Kante Cuvée
🥉 5K

Premio Speciale Grecia

🥇 Papadopoulos Master Miller Organic Blend
🥈 MB Ootopia Organic Koroneiki
🥉 Papadopoulos Omphacium Organic

Premio assoluto Gaetano Avallone
Il riconoscimento più prestigioso dell’edizione 2026 è stato assegnato ad Aziende Agricole Di Martino per la Coratina, espressione di eccellenza assoluta nel panorama internazionale.

L’edizione 2026 ha confermato il crescente respiro internazionale del Premio Olio delle Sirene, con la partecipazione di aziende provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi europei. La qualità media degli oli in concorso si è dimostrata estremamente elevata, evidenziando una sempre maggiore attenzione alla sostenibilità, alla valorizzazione delle cultivar autoctone e all’innovazione nei processi produttivi.

Wine&Siena 2026: focus sul Sangiovese

L’11ª edizione di “Wine & Siena – Capolavori del Gusto” ha avuto luogo dal 31 gennaio al 2 febbraio nell’incantevole scenario del Complesso Museale Santa Maria della Scala e di Palazzo Squarcialupi a Siena.

Un’edizione molto partecipata, che ha registrato subito il  tutto esaurito, il primo dei vari eventi dell’anno firmato da The Wine Hunter Helmuth Köcher, nonché Presidente di Merano WineFestival, da lui ideato assieme al compianto senese Andrea Vanni, a Stefano Bernardini, Presidente di Confcommercio Siena, e a Gianpaolo Betti di Enotempora.

Undici anni di Wine&Siena: oltre 160 espositori tra produttori di vino, cibo, birra e spirits, circa 3 mila gli ingressi. Questi i numeri della manifestazione, con in programma numerose masterclass e varie tavole rotonde. L’ultimo giorno è stato dedicato interamente agli operatori professionali.

Siena è il baricentro di importanti Docg e Doc aventi come protagonista sua maestà il “Sangiovese”. Di seguito gli assaggi più interessanti:

Chianti Classico Gran Selezione 2021 Chigi Saracini – Sangiovese 100 % – Rubino intenso, al naso rivela sentori persistenti di amarena, viola, tabacco, prugna, liquirizia e spezie dolci. al palato è avvolgente, con tannini setosi, sostenuti da una spalla fresca, coerente e lungo.

Chianti Classico Gran Selezione Vinea nel Bosco 2020 Vecchie Terre di Montefili – Sangiovese 100 % – Rubino trasparenteal naso sprigiona note di marasca, mirtillo, rosa, spezie dolci e nuances balsamiche; il sorso è avvolgente, pieno, suadente e persistente.

Chianti Classico Gran Selezione La Pieve 2022 San Felice – Sangiovese 97%, Pugnitello 3% – Rubino intenso, emana sentori di mammola, ribes, bacche di ginepro, liquirizia e tabacco. Al gusto è vellutato, saporito e duraturo.

Chianti Classico Gran Selezione Sasso del Borro 2022 Borratella – Sangiovese 100%- Rosso rubino intenso, i sentori sono quelli di frutti di bosco, mora, erbe aromatiche, arancia sanguinella e spezie dolci, al palato risulta setoso, pieno, appagante e duraturo.

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Sant’Albino Vigneto Poggio Sant’Enrico 2021 Carpineto – Sangiovese 100 % – Rosso rubino vivace, libera sentori di frutti di bosco, erbe aromatiche, spezie orientali e sottobosco. Avvolgente, equilibrato, ricco e lunghissimo.

Vino Nobile di Montepulciano Pieve Caggiole 2021 Tiberini – Prugnolo Gentile 90% – Canaiolo Nero 5% – Mammolo 5% -Rosso rubino, con note di violetta, ciliegia, susina, melagrana e un accenno balsamico, al gusto è avvolgente, pieno e di pregevole piacevolezza di beva.

Brunello di Montalcino Poggio degli Olivi 2019 Poggio degli Olivi – Rosso granato trasparente, emergono sentori di petali di rosa, arancia sanguinella, amarena, mora di rovo, sottobosco e spezie dolci, attacco tannico poderoso ma setoso, avvolgente, suadente e persistente.

Brunello di Montalcino 2020 Podernuovo Vini – Rosso granato intenso, al naso arrivano sentori di violacciocca, lampone e marasca, ibisco impreziositi da spezie, al gusto è delicato con tannini nobili, è sapido e di buona lunghezza.

Montecucco Riserva Sangiovese Il Viandante 2018 Tenuta L’Impostino – Sangiovese 100% – Rosso rubino, con riflessi granata, al naso sviluppa sentori di violacciocca, ribes, mora, lampone, tabacco e chiodi di garofano, al palato è rotondo, fresco, elegante e incredibilmente persistente.

Orcia Doc Sangiovese Giovesone 2021 La Nascosta – Sangiovese 100% – Rosso rubino intenso, dipana sentori di giaggiolo, ciliegia, ribes, mirtillo che si alternano a tocchi più speziati, scivola in bocca setoso, armonioso ed elegante, dotato di una lunga persistenza.

Napoli – “Primavera inVita” alla Sanità

Aspettando Leguminosa a La Tenda Dalle 10.00 alle 15.00

Un evento, con tavoli espositivi e Laboratori, per festeggiare la Primavera a La Tenda in collaborazione con Slow Food, Slow Food Napoli, ComunitàSlow Food Napoli Extra Moenia, il progetto di comunicazione sociale e rigenerativa VVVita.  Non solo il Mercato della Terra di Slow Food ma una mattinata per celebrare la fine dell’inverno, camminare, acquistare, donare, visitare, scoprire, leggere, giocare e assaggiare.

La prima edizione, a La Tenda, il prossimo sabato 28 marzo, di “Primavera inVita alla Sanità” si inserisce in Aspettando Leguminosa di Slow Food 2026, forte della felice esperienza di questi mesi dei Piatti della Amicizia con i Fagioli Dente di Morto, I Ceci di Teano e, per il prossimo 28 marzo, i Piselli Centogiorni. Tutti Presidi Slow Food e tutti semi che saranno protagonisti, appunto a Leguminosa in programma a Napoli, alla Stazione Marittima, l’11 e 12 aprile.

Leguminosa è un progetto e un evento di Slow Food Campania volto a promuovere la biodiversità dei legumi, salvaguardando antiche varietà locali e incentivandone il consumo per la sostenibilità ambientale e la salute. Valorizza le produzioni locali (fagioli, ceci, cicerchie, ecc.) e sostiene la rete dei produttori, cuochi e attivisti. I momenti della giornata – che inizia alle 10.00 con la apertura del Mercato della Terra e si conclude alle 15.00 dopo l’assaggio di Pasta e Piselli Centogiorni Presidio Slow Food con la partecipazione dello chef Mario Avallone, il Kuoko Mercante – saranno i seguenti:

****Il MERCATO DELLA TERRA e e E ASSAGGI con Slow Food Napoli

Dalle 10.00 Incontro con i produttori Slow Food per una spesa di stagione buona, pulita e giusta per tutti.
****BENVENUTA PRIMAVERA. La Tenda al Cambio di Stagione

In collaborazione con Liberty Market Dalle 10.00 Portar a casa un capo per  i mezzi tempi. L’Armadio di famiglia de La Tenda, in collaborazione con il Liberty Market, si colora dei colori di Primavera e si apre al pubblico. Rosa fiore di pesco, giallo tarassaco, verde tenero pisello Centogiorni, azzurro cielo di Primavera, multicolore abbraccio di Primavera.Uno stand, con i colori della solidarietà per una giusta raccolta fondi.

****LUCE AI PROGETTI Le candele dei ragazzi delle Educative La Tenda

Dalle 10.00 Le candele del Laboratorio de  “I Tuffatori” delle Educative del Centro La Tenda tornano a illuminare un fare manuale capace di attivare il sapere pratico e tutti e cinque i sensi: dalla vista al tatto, fino all’olfatto, protagonista attraverso le fragranze scelte dai ragazzi.

****Camminata dei CarmelitaniUn cammino di meditazone sulle tracce dei Carmelitani alla Sanità

Ore 10.30/12.00 Il Complesso di 9000 mq che ospita il Centro La tenda, fondato negli anni Ottanta, nel cuore del Rione Sanità, da Don Antonio Vitiello per contrastare la povertà estrema ed educativa. Dalla primavera 2025, attraverso il progetto VVVita delle giornaliste Monica Piscitelli e Laura Guerra, si apre periodicamente alla città, rigenera i suoi luoghi e si racconta. Si inizia, in questa giornata di festa del 28 marzo, con la inedita passeggiata sul Sentiero di meditazione dei carmelitani verso la Tenuta Vita della famiglia Zenga per tornare nella Chiesa di Santa Maria alla Vita.

A guidarle gli esperti Marinella di Martino e Carmine Maturo con la presenza del volontario de La tenda Gaetano Burrattini. 

A seguire un intervento di Ornella Zerlenga, Direttore del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale Università Vanvitelli e dell’architetto Renato Carrelli. 

****LABORATORIO

Ore 10.30 – 12.00″Andiamo Diritti alle Storie! “Lo spazio ideato da Nati per Leggere con letture a cura delle volontarie di NapoliPosti limitati. Prenotazione consigliata. 

LABORATORI Ore 10.30 – 12.00
Due proposte per ragazzii e adulti curiosi e creativi a cura dell’IS del Rione Sanità “Della Porta Porzio Colosimo” Posti limitati. Prenotazione consigliata. 

1. “DISEGNA IL FUTURO… in 3D!”con gli allievi dell’indirizzo C.A.T. Costruzioni Ambiente e Territorio 
Un laboratorio per sperimentare un modo nuovo e creativo di dare forma alle idee.

2. “TRAME DI PRIMAVERA”con gli allievi dell’indirizzo Moda 
Un laboratorio tessile fiori tra le dita e ago alla mano per piccoli capolavori di artigianato.: 

****GIROTONDO DI LIBRI. Il BOOKMob de La Tenda

Con il Patrocinio del  “Patto per la Lettura della Città di Napoli”Ore: 13.00. Un momento per la consultazione e la condivisione gratuita di libri e di emozioni. Ridare una seconda chance, una seconda vita, una seconda lettura, a un libro.Un gioco: ogni partecipante porta un libro incartato come un regalo, ci si dispone in circolo e lo si scambia. Una volta che il giro dei libri si è concluso di scarta i libro e ognuno legge una frase.Il tema: Primavera, Rinascita, Rigenerazione.

****PIATTO DELLA AMICIZIA La Tenda

Ore 13.30 I volontari de La Tenda, VVVita e Slow Food Napoli insieme propongono una degustazione gratuita di Pasta e Piselli Centogiorni Presidio Slow Food di stagione.Con la partecipazione dello chef Mario Avallone, il Kuoko Mercante.  È un evento nato dalla collaborazione del Centro La Tenda Ets, del progetto VVVita delle giornaliste Monica Piscitelli e Laura Guerra, con Slow Food, Slow Food Napoli e con La Comunità Slow Food Napoli Extra Moenia ed il il Patrocinio del  “Patto per la Lettura della Città di Napoli”.

Prenotazione Laboratori per adulti e ragazzi (10.30-12.00): 3480063619 (Whatsapp)  Prenotazione visita guidata (percorso a piedi e chiesa con scarpe comode): 347 635 5343 (Whatsapp)

Napoli, al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo – Roof Top Vibes Easter Edition: musica, cibo e drink aspettando Pasqua

Roof Top Vibes Easter Edition: musica, cibo e drink aspettando Pasqua. Sabato 4 aprile al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo evento in terrazza.

Apericena in terrazza con vista panoramica e djset. Sabato 4 aprile dalle ore 18 alle ore 21 il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo apre il Roof Garden Angiò, all’undicesimo piano dell’albergo nel cuore di Napoli, per un appuntamento esclusivo aspettando la Pasqua.

La formula prevede al costo di 30 euro su prenotazione (081.7970001), un calice di vino o un drink a scelta tra cui il “From Naples to Capri”, a base di limoncello, gin, prosecco e succo di limone, signature del bartender Farncesco Amato e una ricca selezione di food ideata dall’executive chef Pasquale De Simone.

Disponibile menu bar con ulteriori cocktail, anche no alcol, da consumare dall’ora del tramonto in poi, accolti dallo staff guidato dall’f&b manager Giovanni Botta. 

Tra le proposte che accompagneranno i drink tranci di quiche con pancetta croccante, crostini di pane ai cereali con salmone, con fave e pancetta o con maionese, uova sode e taccole, tocchetti di tortano classico e casatiello, trancini di pizze rustiche con ricotta, provola e salame.

Il tutto accompagnato dalla musica del dj Gianluca De Divitiis e dal panorama sul Golfo di Napoli che riserva la terrazza del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo. In occasione del weekend di Pasqua disponibili pacchetti soggiorno che includono il pernottamento. 

Salvatore Catapano conquista la giuria del contest Mille&UnBabà con il suo “Partenope in fiore”

Ma a sorprendere gran parte della stampa di settore presente all’Hotel Vesuvio di Napoli, per la consueta gara tra pasticceri promossa da Mulino Caputo, è stato il giovane “figlio d’arte” Angelo Guarino de La Corte degli Dei di Agerola.

La giuria, composta da nomi di primo piano come: Salvatore CapparelliSal De RisoGennaro EspositoSabatino Sirica e Antimo Caputo, CEO del Mulino Caputo, ha sottolineato l’elevato livello qualitativo delle proposte, in un’edizione che si è distinta per la ricerca di forme e abbinamenti originali ma, soprattutto, per l’utilizzo di ingredienti di assoluta qualità.

Salvatore Catapano, pastry chef del Giardini Poseidon Terme di Ischia, l’ha spuntata vincendo grazie al rispetto per la tradizione e all’omaggio alla semplicità. Un dolce che reinterpreta il grande classico napoletano, con un profilo agrumato, Partenope in fiore: impasto diretto agli agrumi, farcito con una crema alla ricotta di bufala, arricchito di una composta di arance ischitane e finito con un bocciolo realizzato con salsa agli agrumi gelificata.

A soli 32 anni, Catapano vanta esperienze di grande prestigio, maturate in Italia e all’estero: da Pascal Lac a Nizza, al Belgio, con Darcis Jean-Philippe, fino alla celebre Pasticceria Veneto di Iginio Massari.

Angelo Guarino, già attenzionato nelle cronache recenti di 20Italie con l’Intervista ad Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola ha invece stupito per originalità e inventiva con il dolce Sua Maestà il Babà: un impasto alla cannella dalla forma di mela, con un cuore realizzato con crema di mela e mela annurca a cubetti.

Accanto al vincitore, che si è aggiudicato una fornitura di 1000 chilogrammi di farina Mulino Caputo e un premio di 1000 euro, tutti i concorrenti hanno tenuto alta l’asticella della competizione, con proposte innovative, caratterizzate da ricerca creativa.

Una competizione che ha celebrato non solo la tradizione partenopea, ma anche la sua continua evoluzione, tra tecnica, creatività e identità territoriale.

Napoli: Pasticceria Pintauro 1785 inaugura il 26 marzo

Grande attesa per il ritorno di un patrimonio identitario della città di Napoli

Pasticceria Pintauro 1785 riapre e con essatorna a vivere uno dei luoghi simbolo della tradizione dolciaria napoletana. Il prossimo 26 marzo riaprirà al civico 275 di via Toledo, lo storico templio della sfogliatella che, da oltre due secoli, rappresenta un presidio identitario della cultura gastronomica partenopea.

L’inaugurazione, riservata alle Istituzioni, si terrà il 26 marzo alle ore 18.00, segnando l’avvio di una nuova fase per uno dei nomi più longevi e rappresentativi della gastronomia partenopea. A partire da venerdì 27 marzo, il luogo di Napoli, dove la memoria ha il profumo della sfoglia calda e dello zucchero a velo, riaprirà al pubblico, con orario continuato dal lunedì a domenica, dalle 9.00 alle 21.00.

La riapertura, promossa dall’imprenditore napoletano Francesco Bernardo, insieme al socio Davide Piterà, nasce da un progetto di recupero e valorizzazione orientato alla tutela di un bene che può essere considerato parte integrante del patrimonio culturale immateriale cittadino: un insieme di competenze artigianali, tradizioni produttive e significati simbolici che superano la dimensione del singolo esercizio.

Una piccola parte di Napoli riprende a vivere, e ne sono profondamente orgoglioso – dichiara Francesco Bernardo –. Il nostro obiettivo è ridare alla città un’eccellenza storica, tutelandone l’anima artigianale e proiettandola nel presente. Preservare la storicità del luogo e dei suoi prodotti, a partire dalla sfogliatella nata proprio qui oltre duecento anni fa, significa custodire un patrimonio di saperi che appartiene alla comunità”.

Particolare attenzione è stata, infatti, dedicata alla continuità delle competenze e alla trasmissione della memoria professionale: accanto a nuove figure, torna il banconista Peppe Tomei, coordinato da Davide Piterà, a testimonianza di una filiera di conoscenze che si rinnova senza interrompersi. L’intervento ha preservato, inoltre, gli elementi storici del locale, dall’effigie della Madonna Addolorata all’antica lampada settecentesca, fino agli arredi in legno e marmo, in un equilibrio consapevole tra conservazione e aggiornamento funzionale, nel rispetto dell’identità originaria del sito.

Fondata nell’Ottocento dal pasticciere Pasquale Pintauro, la pasticceria ha attraversato generazioni, trasformazioni urbane e mutamenti sociali, mantenendo intatto il proprio valore simbolico. In questo luogo ha preso vita la tradizionale sfogliatella, divenuta emblema della città nel mondo, contribuendo a definire un patrimonio di saperi, gesti e ritualità che appartengono alla memoria collettiva di Napoli.

Nel solco dei grandi classici dell’arte dolciaria napoletana, Pasticceria Pintauro 1785 affiancherà alle specialità storiche nuove proposte e collaborazioni con professionisti di rilievo, con l’obiettivo di valorizzare la cultura gastronomica locale in chiave contemporanea, rafforzandone il riconoscimento nel panorama nazionale e internazionale.

La riapertura di Pasticceria Pintauro 1785 si configura così come un’opera di rigenerazione culturale: un progetto che riafferma il valore dei luoghi storici come presìdi identitari e come elementi vivi del patrimonio della città.