Anteprime di Toscana: i migliori assaggi del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”

“Tanto tuonò che piovve!” Sono finalmente giunte le Pievi alla valutazione per la stampa. Ne abbiamo parlato in diversi articoli tra cui Vino Nobile di Montepulciano: un viaggio attraverso le 12 Pievi durante Vinitaly 2024.

Scriviamolo subito a scanso di equivoci: promosse a pieni voti, senza riserve. Per la lode bisognerà attendere ancora del tempo, essendo numerosi i campioni di vasca ed en primeur (14 sul totale di 27) presenti durante l’assaggio.

Resta comunque l’idea riuscita di elevare la qualità complessiva del Sangiovese di Montepulciano, articolato in una valida differenziazione tra Pieve e Pieve (mancava solo Badia all’appello).

Ciò che conterà davvero, al di là dei buoni inizi, è il traino che potrà fungere verso le altre versioni presenti nel Disciplinare. Ancora aperti i dubbi sulle numerose proposte per il mercato: dall’agile Rosso di Montepulciano fino al Vino Nobile di Montepulciano Pieve, passando per Nobile d’annata, Riserva e Selezioni varie.

Da sinistra Dario Nardella europarlamentare e Andrea Rossi presidente del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Così parimenti la gestione delle uve scelte, che potrà avvantaggiare o meno i produttori nel conto finale. È di certo un momento di grande opportunità e come tale va vissuto, con ottimismo e con un pizzico di beneficio d’inventario.

L’impegno continuo del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano e degli attori in gioco, rappresentati dai piccoli e grandi vitivinicoltori del territorio, non mancherà di riservare delle sorprese in futuro.

I migliori assaggi sono stati valutati alla cieca, in ordine di preferenza, in un panel di degustazione composto dal sottoscritto, da Adriano Guerri redattore di 20Italie e da Maurizio Valeriani direttore della testata giornalistica Vinodabere.

Migliori Assaggi Vino Nobile Montepulciano Pievi

Pieve Valardegna – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Il Molinaccio

Pieve Sant’Ilario – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Vecchia Cantina di Montepulciano

Pieve Cerliana – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – La Ciarliana

Pieve Cervognano – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2021 – Guidotti

Pieve Caggiole – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2022 – Poliziano

Pieve Cervognano – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Le Bèrne

Pieve Gracciano – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2021 – Tenuta Gracciano della Seta

Pieve Le Grazie – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Talosa

Pieve Ascianello – Vino Nobile di Montepulciano (campione di botte/vasca) 2023 – De’ Ricci

Pieve Sant’Ilario – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Poggio alla Sala

Pieve Valiano – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2021 – Tenuta Trerose

Anteprime di Toscana 2025: Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, i nostri migliori assaggi

C’è grande fermento in seno al Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano per la presentazione ufficiale, alla stampa di settore, del progetto riguardante la nuova tipologia Vino Nobile di Montepulciano Pieve.

Nell’attesa pubblichiamo il consueto report sulle nuove annate del Vino Nobile di Montepulciano, che presenta elementi confortanti accanto a potenzialità ancora parzialmente inespresse.

Il Sangiovese di queste terre gode di miglior maturità soprattutto nelle annate calde e l’areale se ne avvantaggia nel complesso. Un areale considerato ancora tra i pochi, in Toscana e non solo, a godere di climi freschi e buone escursioni termiche.

Resta dunque l’aspettativa, in parte disattesa, che si poteva fare qualcosa in più anche nei vini, per valorizzare un aspetto positivo – per una volta – del cambiamento climatico. Tanti i produttori che ci hanno provato con successo, anticipando pure il rischio concreto di eccessive maturazioni del frutto e mettendo nel calice eleganza ed espressività.

Una piacevole tendenza a cui siamo ormai abituati a Montepulciano, in continuità positiva con gli assaggi delle passate edizioni. Per altri invece, ormai minoritari, resta il rebus di come gestire tanta materia, spesso non ben coadiuvata dall’utilizzo del legno in fase di maturazione.

Menzione particolare merita la commovente Selezione 2022 di Tenuta Valdipiatta “Vigna d’Alfiero” che ha conquistato il vertice dei giudizi nel panel alla cieca composto dal sottoscritto, dal redattore di 20Italie Adriano Guerri e da Maurizio Valeriani, direttore della testata giornalistica Vinodabere.

Troppo esigui i campioni in degustazione per quanto concerne la Riserva 2021: solo 8 vini che hanno dimostrato comunque un’ottima performance complessiva, frutto di un’annata in perfetto equilibrio.

Di seguito i nostri migliori assaggi valutati per tipologia, con una sezione dedicata alle annate precedenti.

Migliori Assaggi Vino Nobile di Montepulciano 2022 (sia Annata che Selezione)

Vino Nobile di Montepulciano Selezione – Vigna d’Alfiero 2022 – Tenuta Valdipiatta

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Tenuta Valdipiatta

Vino Nobile di Montepulciano Arya 2022 – Manvi

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Poggio alla Sala

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Poliziano

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – Guidotti

Vino Nobile di Montepulciano La Spinosa 2022 – Il Molinaccio

Vino Nobile di Montepulciano 2022 – La Ciarliana

Migliori Assaggi Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Quercione 2021 – Lunadoro

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021 – Tenuta di Gracciano della Seta

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021 – Boscarelli

Migliori Assaggi Vino Nobile di Montepulciano Annate Precedenti

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Il Macchione

Vino Nobile di Montepulciano Selezione Vigna Scianello 2020 – La Ciarliana

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – De’ Ricci

Vino Nobile di Montepulciano Selezione Antica Chiusina 2019 – Fattoria del Cerro

PRIMANTEPRIMA: IL FUTURO DEL VINO TOSCANO TRA IDENTITÀ, MERCATI E SOSTENIBILITÀ

Firenze, 14 febbraio – L’elegante cornice di Palazzo Medici Riccardi ha ospitato oggi PrimAnteprima, l’evento che segna l’inizio delle Anteprime di Toscana, il prestigioso appuntamento dedicato al mondo del vino toscano. Organizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, con il patrocinio della Regione Toscana, della Camera di Commercio di Firenze e della Provincia di Firenze, la manifestazione si conferma un punto di riferimento per produttori, buyer, istituzioni e appassionati del settore.

L’evento si è aperto nella maestosa Sala Luca Giordano, con un workshop intitolato “Il vino toscano di fronte alle sfide globali: identità, mercati e sostenibilità”. Il dibattito ha messo in luce la crescente importanza di una viticoltura sostenibile, in grado di coniugare tradizione e innovazione per rispondere alle sfide dei mercati internazionali.

Toscana, terra di eccellenza vitivinicola

Da secoli la Toscana è sinonimo di qualità ed eccellenza nel mondo del vino. Un patrimonio fatto di tradizione, ma anche di capacità di innovare e adattarsi ai cambiamenti globali. Il concetto di identità è fondamentale: il vino toscano non è solo un prodotto, ma un’espressione culturale, un simbolo di una terra e della sua storia. Allo stesso tempo, la sostenibilità gioca un ruolo chiave per garantire il futuro della viticoltura, puntando su pratiche biologiche e su un’accoglienza turistica sempre più attenta alla valorizzazione del territorio.

Non a caso, la regione sta investendo sempre più risorse per migliorare l’offerta e l’accoglienza, con l’obiettivo di attrarre non solo appassionati di vino, ma anche buyer internazionali, fondamentali per l’espansione dei mercati. I consorzi vitivinicoli, in questo scenario, rivestono un ruolo strategico nello sviluppo e nel controllo della qualità del settore.

Dopo i saluti istituzionali di Carlo Boni per la Città Metropolitana di Firenze, è stato il giornalista Rai Marcello Masi ad aprire la giornata con un intervento sulle radici profonde della viticoltura toscana e sulle sfide future. A seguire, un panel di alto livello ha visto la partecipazione di figure di spicco, tra cui il presidente della Regione Eugenio Giani, la vicepresidente e assessora all’Agroalimentare Stefania Saccardi e il presidente di AVITO (Associazione Vini Toscani DOCG), Francesco Mazzei. Importanti anche i contributi del presidente della Camera di Commercio di FirenzeMassimo Manetti, e del direttore di Fondazione Sistema ToscanaFrancesco Palumbo.

Uno degli interventi più attesi è stato quello di Fabio Del Bravo, dirigente di ISMEA, che ha presentato il report realizzato appositamente per PrimAnteprima, illustrando numeri, trend e scenari per il vino toscano nel mercato globale.

Numeri e tendenze: la ripresa del settore vitivinicolo

Il 2023 è stato un anno di sfide per il settore vitivinicolo, ma i dati presentati da ISMEA confermano una decisa ripresa. La Toscana si distingue ancora una volta come la terra del biologico, con 23.534 ettari coltivati a bio, pari al 38% della superficie vitata regionale e al 17% di quella nazionale. Un dato che conferma il forte impegno della regione verso la sostenibilità, superando ampiamente l’obiettivo del 25% di superficie bio fissato dal New Green Deal dell’Unione Europea e dall’Agenda ONU 2030.

A dimostrazione del sostegno concreto al settore, la Regione Toscana ha recentemente stanziato 11 milioni di euro di risorse comunitarie per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, con l’obiettivo di rendere i produttori più competitivi sui mercati internazionali. La Toscana, inoltre, si distingue per la giovane età dei suoi vigneti, con il 55% delle vigne che ha meno di vent’anni, un dato superiore alla media nazionale.

Altro elemento chiave è la forte presenza di vini a denominazione d’origine, con quasi il 95% della produzione destinata a DOC e DOCG, a fronte di una media nazionale del 65%. Questo dato riflette l’attenzione del territorio alla qualità e alla valorizzazione delle proprie eccellenze.

Innovazione e certificazioni: le chiavi del successo

L’innovazione è un fattore determinante per il futuro della viticoltura toscana. Durante l’evento, è stato presentato un video con le testimonianze di ColdirettiCIA e Confagricoltura Toscana, che hanno affrontato temi cruciali come i cambiamenti climatici, l’export e le nuove tecnologie applicate al settore vitivinicolo.

Un focus particolare è stato dedicato ai controlli e alle certificazioni di qualità, con l’intervento di ICQRF (Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi) e Valoritalia, realtà che garantiscono la trasparenza e la sicurezza nel mercato del vino. Un altro primato toscano è stato evidenziato dalla testimonianza di ARTEA, prima agenzia regionale in Italia ad adottare un schedario viticolo basato su immagini aeree e grafiche, uno strumento innovativo per monitorare e certificare i vigneti con precisione.

Sul fronte della sostenibilità, la Toscana conferma la sua leadership anche nella produzione di vini biologici, un settore in forte crescita che continua a registrare una domanda stabile sui mercati internazionali. Come sottolineato dalla presidente di FederbioMaria Grazia Mammuccini, la regione è un punto di riferimento per l’intero comparto biologico.

Infine, l’intervento di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, ha ribadito l’importanza della qualità come elemento distintivo dell’identità toscana.

Conclusioni

PrimAnteprima ha confermato ancora una volta il ruolo centrale della Toscana nel panorama vitivinicolo mondiale. Con una produzione in crescita – 2,6 milioni di ettolitri nel 2024, che la collocano al settimo posto a livello nazionale – e una forte vocazione all’export, il vino toscano guarda al futuro con ambizione.

Identità, sostenibilità e innovazione sono le tre parole chiave su cui si baserà la crescita del settore nei prossimi anni. La sfida è quella di continuare a coniugare la tradizione con le nuove tendenze di mercato, valorizzando il territorio e garantendo ai consumatori un prodotto d’eccellenza.

Il viaggio nelle Anteprime di Toscana è appena iniziato, e con esso la promessa di un futuro all’insegna della qualità e dell’innovazione per il vino toscano.

Napoli: gusto e arte si incontrano da Riserva Rooftop

Riserva Rooftop e Galleria Morra Arte Studio presentano “Vernissage sensi in mostra”: Otto esperienze immersive nella bellezza visiva, nell’arte, nel gusto. 

Sarà capitato a molti di voi di cenare in uno dei tanti art-restaurant presenti nel panorama enogastronomico. Un concetto avveniristico di accoglienza sempre più ricercato al posto delle visioni minimaliste stereotipate di qualche anno fa. Il calore dato dai colori di un’opera d’arte, dalle forme sinuose di una scultura e da una scelta contemporanea in linea con gli arredi del locale non stona, anzi.

Esistono poi le piacevoli eccezioni alla regola, quando ti avvicini a luoghi iconici come Riserva Rooftop a Napoli, dove il panorama dalla collina di Posilippo varrebbe già il prezzo della piacevole sosta. Ad aggiungere valore le creazioni del giovane chef Davide Cannavale che propone nel menù i classici rivisitati della tradizione ed uno speciale angolo a tema riguardante alcune ricette storiche delle regioni italiane, variabili in funzione della stagionalità degli ingredienti.

Ciò che stupisce, però, è l’idea assolutamente geniale di stuzzicare le menti degli avventori con una rassegna da vera pinacoteca, creata da Salvatore “Sasy” Maresca, Roberto Bianco (titolari del ristorante) e dalla celebre galleria Morra Arte Studio fondata nel 1980 da Vincenzo Morra ed oggi aiutato dai figli Ivan e Raffaele. Due mondi che si incontrano – spiega Maresca– creando momenti immersivi in cui gli ospiti possono assaporare piatti  ispirati al file rouge della serata. Ogni appuntamento segue infatti un tema artistico e gastronomico diverso, curato nei minimi dettagli.

Ovviamente, nel giorno di San Valentino dedicato a tutti gli innamorati, non poteva mancare il tema dell’amore e della passione. Otto appuntamenti che metteranno al centro dell’attenzione la bellezza ed il gusto: si comincia con le opere della mostra collettiva realizzata dagli artisti Dario Tironi, Marco Lodola, Giuliano Grittini, Ugo Nespolo, affiancati alla nuova scuola, rappresentata da, Francesco Pezzuco, Daniela Lupi, che mettono al centro anche l’ecologia e l’ambiente.

Un rilancio del territorio in chiave culturale, per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea e dell’enogastronomia moderna. Attraverso collaborazioni mirate, si creano opportunità uniche per artisti, emergenti e affermati, di esporre le proprie opere a un pubblico più ampio.

«È un evento creato per chi ama l’arte in ogni sua forma – ribadisce Bianco – perché in fondo anche la cucina non è altro che arte. Ogni dettaglio è pensato per emozionare e stupire; gli ospiti saranno accolti da artisti, esperti d’arte, chef, sommelier, bar mixologist, che li guideranno in un viaggio sensoriale tra forme, colori e sapori».

Proprio con quest’ultimo, che ricopre il ruolo, nella struttura, di manager di sala, abbiamo analizzato anche la versatilità delle proposte culinarie di Riserva Rooftop. Si cerca di soddisfare ogni esigenza, pur mantenendo un’impostazione di clientela selezionata. Esclusività che non significa necessariamente esclusione, con prodotti ricercati di elevata qualità, ma anche scelte a portata di tasca per garantire l’esperienza sensoriale anche ai più giovani.

La brace, in aggiunta alle proposte gourmet di Cannavale, amplia l’offerta consentendo l’accompagnamento al cibo con una vasta scelta dalla carta dei vini, tra cui alcune chicche senza tempo. O, perché no, un cocktail come quelli realizzati dal talentuoso barman Mickael Reale presente alla serata per la stampa. Manca un vero e proprio percorso degustazione, preferendo dare libertà di iniziativa al cliente, affidandolo nelle mani degli esperti Sasy e Roberto e al loro staff.

Ovviamente allietati nell’attesa dalle opere d’arte di “Vernissage Sensi in mostra” a cura di Galleria Morra Arte Studio. Un grazie, infine, alla giornalista Federica Riccio ed all’Agenzia Visivo Comunicazione per l’ottima organizzazione. Ultima considerazione importante: tutte le opere sono acquistabili anche in loco, come da catalogo.

Riserva Rooftop

Via Manzoni, 308 – Napoli

Aperti dal lunedì al sabato 19:30 – 01:00

Domenica: 12:30 – 01:00

info: 081 6125267

UN SUCCESSO RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025

Il primo degli eventi annuali organizzati in collaborazione con Adra Srl, di Atena Lucana (SA), azienda specializzata nella produzione e commercio di surgelati, è stato un successo di consensi tra il pubblico degli operatori di settore.

RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025 voleva essere ed è stata la vetrina di numerose realtà nostrane, per presentarsi a chi vive il mondo della ristorazione dietro le barricate del proprio bar, pasticceria, ristorante ed hotel. Caratteristiche essenziali le materie prime offerte di elevata qualità, che si prestano agli usi più vari: dalla pietanza già pronta da scaldare, a parte degli ingredienti stessi di una ricetta vincente.

Un occhio anche ai produttori di macchinari ed elettrodomestici utili per l’attività tra cucine industriali, abbattitori, forni e vetrine frigo. Si è davvero scritta la storia del food in Campania nei giorni del 11 e 12 febbraio 2025, alla presenza delle più importanti Autorità comunali rappresentate da Mario Conte, sindaco di Eboli.

Ripagati gli sforzi di Peppino Cirigliano, uno dei titolari di Adra Srl e del suo responsabile marketing Emiliano Perillo: <<l’occasione per far conoscere e connettere diversi intermediari al fine di raggiungere un vantaggio competitivo per l’intero comparto. Una selezione ampia dei nostri Partner strategici nella commercializzazione dei surgelati freschi di alta gamma. Un passo avanti nel comprendere l’opportunità di rivedere il concetto stesso di cucina tradizionale e gourmet, con l’accesso a materie prime spesso difficili da rinvenire non solo neii punti vendita italiani, ma anche esteri>> dichiara il founder Peppino Cirigliano.

<<Quattro mesi di duro impegno alla ricerca della giusta location come il Palasele di Eboli e del supporto di chef famosi arrivati a testare i prodotti con la propria inventiva durante gli show-cooking organizzati per la platea. Presentate novità e tendenze di mercato, per costruire insieme relazioni e far crescere insieme il fatturato con un occhio indispensabile al consumatore finale>> rincara Perillo.

Colori, profumi e sapori che hanno pervaso i corridoi della fiera, tra banchi d’assaggio con marchi blasonati dell’agroalimentare e dell’enogastronomia d’Italia. La speranza, per il futuro, di ripetere eventi di tale portata, comprendendo anche una sezione per gli abbinamenti tra cibo e vino, richiesta fortemente dal mercato.

Restare sempre connessi e all’avanguardia significa Resto al Food Ho.Re.Ca. Expo 2025. Arrivederci al prossimo anno ed alle prossime iniziative di Adra Srl.

Fuori di Taste 2025

Lo scorso 9 febbraio al Teatro del Sale di Firenze in occasione dell’evento fiorentino “Taste” è stata organizzata una serata celebrativa, con spettacolo e a seguire una cena a base di piatti marchigiani e “rossiniani”. Un tributo a Gioacchino Rossini, noto compositore di Pesaro, che oltre ad aver dato origine a opere memorabili, è stato un grande appassionato di enogastronomia e amante del buon cibo, il più grande buongustaio tra tutti i musicisti.

Evento organizzato da LINFA, Azienda Speciale della Camera di Commercio delle Marche promotrice di 31 realtà enogastronomiche che hanno partecipato alla XVII edizione di Taste, in collaborazione con i giornalisti Roberta Perna e Leonardo Romanelli.

Gli interpreti della rappresentazione sono stati il soprano Valentina Corradetti, il baritono Giacomo Medici e il pianista Massimiliano Caporale, con la partecipazione straordinaria di Leonardo Romanelli, in un dialogo tra note liriche, teatro e suggestioni gastronomiche. Sono seguiti applausi scroscianti per tutti a fine esibizione. 

Taste è andato in scena dall’8 al 10 di febbraio presso la Fortezza da Basso di Firenze. Oltre 750 espositori hanno partecipato a questa appassionante tre giorni dedicata alle eccellenze del settore agro-alimentare italiano. Numerosi eventi si sono svolti all’esterno della Fortezza Medicea, appunto, “Fuori di Taste”.

Il Teatro del Sale si trova di fronte al prestigioso Ristorante Cibrèo di Firenze ed ospita circa 240 spettacoli all’anno. Fu fondato da Maria Cassi e dal compianto e creativo Chef Fabio Picchi. Il format prevede lo spettacolo e a seguire la cena a buffet, come nella giornata dedicata a Rossini. Il nostro menù era composto da piatti tipici marchigiani e rossiniani, non poteva mancare il celeberrimo “Filetto alla Rossini” davvero molto ben preparato e gustoso. La cena è stata accompagnata con ottimi vini in abbinamento.

Tra le opere più celebri di Rossini ci sono: Il Barbiere di Siviglia, la Gazza ladra, Guglielmo Tell, La Cenerentola, Semiramide, Tancredi, solo per citarne alcune e molte altre ancora. Tra i suoi piatti più conosciuti, il Filetto di manzo alla Rossini (Filetto con scaloppa di foie gras di oca, demi glace e tartufo), piatto a lui dedicato dal famoso Chef dell’epoca Marie-Antoine Carême. Uno dei suoi piatti preferiti era il tacchino ripieno. Un’ altro piatto da lui elaborato sono i maccheroni alla Rossini conditi con tartufo,  funghi, prosciutto crudo,  panna e champagne.  Era anche un grande esperto di vini.

Dulcis in fundo, prima del dessert, la serata è stata arricchita da un collegamento in diretta con uno chef marchigiano per esplorare il legame tra cucina e territorio, ha moderato il collegamento il giornalista Leonardo Romanelli.

Concludo e ringrazio con le celebri frasi del sommo compositore:
“Non conosco un’occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni….
Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d’una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo.”

Intervista a Fausto Bulgarini, viticoltore d’altri tempi

La splendida cantina, le cui fondamenta furono gettate nel 1930 da Emilio Bulgarini, è tutt’oggi incastonata in un territorio cerniera tra Lombardia e Veneto, nel borgo bresciano di Pozzolengo, da sempre crocevia tra le province di BresciaMantova e Verona, una cittadina con quasi 3600 abitanti, situata tra il lago di Garda e le sue colline moreniche.

Pozzolengo è un luogo affascinante, dalla storia millenaria, con un territorio prevalentemente collinare, ricco di acque e torbiere, attraversato dal torrente Redone: un vero e proprio ecosistema caratterizzato da una  biodiversità  piuttosto caratteristica delle aree umide. Un tempo il paese vedeva una profusione di pozzi su tutto il territorio comunale, tanto che l’antico toponimo cittadino era Pocelengo, appunto paese dei pozzi. Questo incantevole luogo costituisce la terrazza naturale esposta direttamente sul lago e una tra le zone vitivinicole più ampie e vocate del Lugana.

Dopo gli esordi agli inizi del ‘900 del padre, vinificando le uve dei vigneti familiari per condividerlo tra parenti e amici, sarà Bruno Bulgarini a contribuire all’ampliamento produttivo della cantina e darvi l’impronta commerciale che contribuirà al successo economico e alla fama del territorio.

Oggi, al timone della Cantina Bulgarini, vi è Fausto Bulgarini e sua moglie Virginia, eredi e al tempo stesso innovatori. Una tradizione vitivinicola familiare che hanno saputo proiettare verso la modernità e l’internazionalizzazione, lasciando intatta l’autenticità dei loro vini e contribuendo a dare maggior caratterizzazione al vitigno Turbiana.

Interpreti fedeli dei grandi vini di tradizione veneta, come ad esempio l’Amarone della Valpolicella, prodotto soltanto con uve provenienti dai tenimenti aziendali di San Pietro in Cariano in provincia di Verona.

Per Fausto Bulgarini, persona riservata e introspettiva, non è semplice parlare di sé stesso, anche perché totalmente estraneo all’aria da viticoltore parificato ad attore hollywoodiano tanto in voga oggi. Fausto è coerente con la sua personalità e i suoi valori, cresciuto in un ambiente contadino. Si definisce, molto semplicemente, una persona che ama profondamente il suo lavoro. Classe 1968, figlio di un’epoca tumultuosa di grande cambiamento, un’epoca in cui c’era poco spazio per lo studio e il divertimento e la gente si limitava a lavorare per vivere.

Ha avuto la possibilità di studiare fino ai 15 anni, poi la vita ha preso il sopravvento e ha lasciato la scuola, senza spegnere la curiosità, sempre viva e grande motore per approfondire tutto ciò che per lui costituisce interesse e meraviglia. Non gli è facile parlare di aforismi, libri preferiti o cose simili, reputandoli aspetti che fanno parte della sua intimità; preferisce invecr il riserbo e l’autenticità.

Ha visto mutare il volto del territorio in cui è vissuto nel corso degli anni, lungo le sponde del Garda, ove il turismo ha preso il sopravvento, ecco perché, al fine di ritrovare quella genuinità contadina, consiglia di spingersi nell’entroterra, dove il tempo sembra scorrere ancora a un ritmo diverso, un ritmo a misura d’uomo.

Testimone di questi cambiamenti, persona pragmatica, riconosce che fare vino oggi è molto diverso rispetto a un tempo: non basta essere un buon contadino che ama e lavora la sua terra, ma occorre essere anche un po’ avvocato, un buyer, un commercialista, un fiscalista. Insomma, per Fausto Bulgarini il mestiere del vino è un percorso difficile e faticoso di cui si parla davvero poco e significa dover indossare un’armatura con la calcolatrice in mano e un sacco pieno di pazienza, senza mai smarrire l’ardente passione con la quale si è cominciato.

Bulgarini, una storia di famiglia. Ce ne parlerebbe?

Provengo da una famiglia contadina, umile, che ha sempre vissuto dei frutti della terra. I ricordi di famiglia risalgono agli anni ’30, quando vennero acquistati i primi casali e terreni. Per molti anni ci siamo dedicati all’allevamento di bestiame, in particolare mucche da latte, e alla coltivazione di cereali. Ricordo che abbiamo sempre avuto anche vigneti per produrre il vino destinato al consumo familiare. In quegli anni, la sopravvivenza dipendeva dall’autoproduzione delle risorse essenziali, e possedere terreni significava garantire un futuro sicuro. Tuttavia, fu grazie alla passione di mio nonno che la coltivazione della vite assunse un ruolo sempre più centrale. Ben presto, la domanda superò la nostra produzione domestica e, quasi per destino, ci trovammo a dover aumentare la produzione anno dopo anno.

Quali sono le ragioni che l’hanno spinta a perseguire il mestiere di produttore?

A volte il retaggio familiare e l’eredità della terra non sono abbastanza: devo tutto a mia moglie Virginia che mi ha sostenuto nelle scelte che mi hanno portato a diventare un produttore affermato.

La peculiarità di un territorio che imbriglia due regioni del vino a suo dire…

Potremmo discutere a lungo su questo argomento, ma in tutta onestà sono grato alla vita. Sono nato e vivo in un luogo che racconta millenni di storia, un territorio ricco di laghi e montagne, con un clima ideale per molteplici coltivazioni. Il terroir è straordinariamente ricco di minerali e falde acquifere, un elemento fondamentale per la viticoltura di qualità. Certo, i cambiamenti climatici ci stanno mettendo a dura prova, ma credo che siano il monito della terra nei confronti dell’umanità. La storia ci insegna che l’uomo ha sempre bisogno di essere scosso per apportare cambiamenti e trovare nuovi equilibri.

Il suo personale modello agronomico, la sua filosofia produttiva e le peculiarità di Vini Bulgarini…

La mia vita si svolge nei vigneti. La nostra filosofia produttiva si basa sul rispetto dell’equilibrio tra terra e pianta, promuovendo sinergie ecosistemiche con le erbe spontanee, la fauna locale e le vigne. Abbiamo la fortuna di possedere vigneti di Turbiana con oltre 50 anni di età, piante robuste e di elevata qualità produttiva. Un focus sulle varietà autoctone ad alta tipicità territoriale, in particolare il Lugana DOC in tutte le sue espressioni. Negli ultimi anni, abbiamo intrapreso importanti ricerche enologiche sul metodo classico, con affinamenti sui lieviti fino a 40 e 60 mesi, ottenendo risultati straordinari. Il Trebbiano di Lugana, in combinazione con il terroir argilloso, conferisce ai nostri vini una straordinaria mineralità, freschezza e finezza, che permettono un eccellente potenziale di invecchiamento.

Cosa attende al winelover che sceglie di fare una visita alla sua cantina?

La nostra cantina oggi è completamente trasformata rispetto al passato. Abbiamo realizzato una barricaia scavata nel cuore della terra e una moderna area di vinificazione dotata delle più avanzate tecnologie. Inoltre, ci siamo orientati verso la sostenibilità, con impianti di autoproduzione energetica a basso impatto ambientale. Sebbene io sia profondamente legato alla tradizione, credo che essa debba rappresentare una solida base per sviluppare nuovi concetti e visioni. Gli ospiti che visitano la nostra cantina possono vivere un’esperienza completa, con un tour che illustra l’intero processo produttivo, culminando in una degustazione dei nostri vini abbinati a specialità gastronomiche regionali. Vi aspettiamo con piacere per condividere con voi la nostra passione e la nostra storia.

Passato, presente e futuro nei vini dei Campi Flegrei

Non capita tutti i giorni di trovarsi seduti a fianco di Vincenzo Di Meo, patron  de La Sibilla Vini, durante una degustazione alla cieca di Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei e apprezzarne l’impegno e la cura nel riconoscere alla cieca vini di cantine “concorrenti”.

È quanto accaduto a Passato, presente e futuro dei vini flegrei, una fotografia sullo stato dell’arte di questo areale a trent’anni dalla DOP. L’evento, organizzato lo scorso gennaio dalla Condotta Slow Food Campi Flegrei, ha visto coinvolti la Slow Wine Coalition e alcuni vignaioli produttori del territorio. Il fiduciario della condotta Campi Flegrei, Cosimo Orlacchio, ha fatto gli onori di casa; Elena Martusciello in un prologo appassionato ha ricordato la figura del cognato Gennaro e il suo ruolo pionieristico nell’enologia non solo del territorio flegreo ma della Campania tutta. Alessandro Marra, responsabile Campania Puglia e Basilicata per la Guida Slow Wine, ha moderato gli interventi di produttori, stampa e professionisti del settore.

Dieci i vini in degustazione, cinque da uve Falanghina e cinque da Piedirosso, declinati in diversi millesimi che, lungi dall’essere esaustivi nel racconto di un territorio, hanno piuttosto acceso spunti di riflessione tra i produttori presenti in sala. Il filo che ha intessuto la trama dell’intera serata è stata infatti la ricerca dell’identità territoriale attraverso i suoi vitigni principe e la visione del futuro prossimo per la denominazione.

La prima batteria di vini falanghina dei Campi Flegrei ci ha fatto viaggiare dal 2021 indietro fino al 2016. Punto di coerenza fermo per tutti i calici il carattere salino minerale, che, nelle diverse sfumature di ciascun vino, si esprimeva in alcuni bicchieri con maggior verticalità di palato, in altri con più succosità.

“Un filo conduttore che parla di riconoscibilità, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche”, ha commentato Vincenzo Di Meo.

Più articolato invece il quadro dei cinque vini a base Piedirosso che, ancor più della Falanghina, può essere considerato il vitigno identitario dei Campi Flegrei. Possiamo leggere in questa varietà di espressioni la complessità del vitigno sia a livello agronomico che enologico.

Cinque calici, cinque vini completamente diversi, giocati tra varie gradazioni, dalle succose note fruttato-floreali fino alle nuance più terrose e ferrigne. In questo caso il tratto distintivo è determinato dalle caratteristiche stesse del piedirosso, da cui derivano vini di grande bevibilità, leggerezza alcolica e moderata tannicità, che attraggono il sorso già a partire dalle sfumature rubino o carminio brillante. Caratteristiche che rendono il piedirosso dei Campi Flegrei un vino contemporaneo e quindi, a ragion veduta, si rende necessario un’opera di promozione uniforme. In tal senso è intervenuta anche Mariangela Scotti, Presidente Associazione Ristoratori Flegrei che ha posto l’accento sull’importante lavoro di “localizzazione” di molte carte dei vini.

Le annate presenti di piedirosso andavano dalla 2021 alla 2015.

“È stata una sorpresa. Si tratta di poche bottiglie che non erano nate con l’intenzione di durare nel tempo”, ha parlato così Salvatore Martusciello del suo Sette Vulcani 2017.

Commento che porta a una riflessione ulteriore: la valutazione se uscire sul mercato a due anni dalla vendemmia.

Infine un punto è emerso con chiarezza da più voci: l’esigenza di fare squadra per consolidare e posizionare in maniera ferma l’immagine del territorio. Tuttavia la coesione necessaria a emergere la intravediamo già nel confronto condiviso, fatto non solo di parole ma di gesti concreti, come quello di assaggiare e riconoscere alla cieca i vini dei propri vicini di vigna.

Non possiamo dunque che condividere le parole di Cristina Varchetta di Cantine degli Astroni: “Con questa degustazione, una delle più belle sotto il profilo della longevità, i Campi Flegrei hanno raggiunto la maggiore età. In ogni calice il territorio è presente nella sua pienezza e interezza. Affermare il territorio Campi Flegrei è la strada da percorrere, come fatto da tempo in altri comparti vinicoli, nazionali e internazionali.”

I VINI IN DEGUSTAZIONE E  I PRODUTTORI PRESENTI ALLA SERATA

A etichette coperte abbiamo apprezzato, insieme con i produttori:

Falanghina 2021 Il IV Miglio – millesimo che anticipa note evolute, intrecciate ai tipici caratteri citrini

CRUna DeLago 2020 La Sibilla – esprime finezza nei sentori olfattivi e sorso equilibrato di freschezza agrumata

Vigna Astroni 2019 – di chiara impronta vulcanica e consolidata eleganza

Falanghina 2017 Agnanum – naso maturo e compiuto ma freschezza ancora prorompente

Falanghina 2016 Cantine Babbo – opulento con sprazzi balsamici

Vigna Solfatara 2021 Iovino – profumato, scorrevole, giocoso

Piedirosso 2019 Contrada Salandra – compatto nei sentori di piccoli frutti scuri e macchia mediterranea

Terra del Padre 2018 Cantine del Mare – elegante, speziato, succoso

Sette Vulcani 2017 – Salvatore Martusciello – note empireumatiche calde e speziature avvolgenti

Piedirosso 2015 Mario Portolano – Scuro, terroso, intrigante

Grandi Langhe 2025 – Atto Secondo

Si è appena conclusa la nona edizione di Grandi Langhe 2025 tenuta nel bellissimo complesso OGR – Officine Grandi Riparazioni Torino. Questo stupendo edificio fu costruito a fine ottocento come complesso industriale e adibito alle riparazione di grandi mezzi, come locomotive dei treni e altro, rappresentando l’eccellenza in questo settore, oggi dopo che è stata fatta una grande opera di recupero di questa immensa infrastruttura, è diventata così un vero e proprio hub della creatività e dell’innovazione. Qui si fa comunicazione culturale, progettazione e formazione, dai temi che vanno dall’arte contemporanea, alla musica e letteratura, tenendo conto dell’inclusione sociale.

Le presenze in questa edizione a Grandi Langhe sono state di grande crescita oltre 5.000 presenze, ed è stato dedicato ampio spazio al trade che indica un 20% di presenze dall’estero. L’evento è stato organizzato da: il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani con il Consorzio di Tutela Roero e in collaborazione con PiemonteLand of Wine, con il supporto della Regione Piemonte, la Città di Torino e Banca d’Alba.

Le cantine presenti sono state 500 di cui 380 da Langhe e Roero e 120 dal resto del Piemonte che hanno presentato più di 3000 referenze di tutte le DOC e DOCG piemontesi. Le degustazioni erano suddivise in due giorni, dando così il via a tutte le “Anteprime Italiane del vino”.

Negli assaggi ci sono state alcune nuove scoperte e delle splendide conferme.

Inizio così il mio giro di degustazioni con la Cantina Sant’Anna dei Bricchetti che si trova a Costigliole d’Asti, qui si lavorano solo due uve: barbera e moscato. I proprietari sono Ruggero e Orsetta Lenti, innamorati delle colline del Monferrato decidono di acquisire nel 2012 questa azienda, dove hanno coniugato sia la passione per il vino che per questo territorio. Oggi lavorano in azienda anche i figli Giulia e Giacomo.

L’azienda è composta da 5 ettari di vigneto e fin da subito la scelta è stata quella di produrre vini che avessero grande identità territoriale. L’etichette proposte sono un metodo Charmat, due metodo classico, un moscato secco, tre versioni di barbera, un moscato d’Asti e un passito naturale, per una produzione di circa 20.000 bottiglie annue.

L’uva Barbera

Da un punto di vista enologico la Barbera è caratterizzata da una grande duttilità: le sue uve, dotate di elevata acidità fissa, trovano impiego in una vasta gamma di vini. Vengono utilizzate per la produzione di spumanti, per rossi giovani e frizzanti, per vini tranquilli di medio corpo e, infine, con uve ben mature ed affinamento più o meno prolungato nel legno, per rossi ricchi e generosi, e di grande eleganza. Da questa uva in genere si produce un vino rosso color rubino carico, dai profumi intensi, vinosi e fruttati. Nelle zone più adatte è possibile ottenere un vino ricco di struttura e di corpo adatto anche a sopportare un lungo invecchiamento.

L’uva Moscato

Le sfumature che contraddistinguono il vino prodotto con queste uve sono l’intensità della componente aromatica e l’armoniosa dolcezza della componente zuccherina, accompagnata da un basso tenore alcolico.

Storicamente in Piemonte viene utilizzata per fare due fra i vini italiani più conosciuti al mondo, e le differenze nella produzione fra Asti Spumante Docg e il Moscato d’Asti Docg, si riscontrano soprattutto a livello di vinificazione, nel primo si usa il metodo Charmat, mentre nel secondo la fermentazione viene arrestata al raggiungimento della gradazione alcolica di circa 5 % vol. Inoltre il Moscato d’Asti, pur non essendo uno spumante (non viene sottoposto a presa di spuma durante le fasi finali della fermentazione alcolica) mantiene una vivacità che lo rende tipico ed unico.

I profumi del moscato ci ricordano generalmente il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca e sentori di erbe aromatiche con sentori di salvia, limoni e fiori d’arancio. Oggi la versione del moscato secco, ci offre notevoli opportunità di bere in modo diverso, regalandoci così abbinamenti inconsueti, come per esempio con la cucina orientale.

Gli assaggi:

Incanto rose è un Metodo Classico Extra Brut 2017, 60 mesi sui lieviti, sboccatura febbraio 2024. Fatto con barbera per il 90% e moscato per un 10% che viene aggiunto al momento del tiraggio. Color buccia di cipolla, molto delicato. Il naso verte su floreale di rosa e piccoli frutti rossi, con accenni di erbe aromatiche. In bocca risulta succoso e cremoso allo stesso tempo lasciando una bocca fresca e appagata. Il perlage è fine e persistente e la sensazione finale è aggraziata e piacevole

Incanto Pas Dosé

Le uve sono le stesse, questa volta la barbera è vinificata in bianco, il procedimento è lo stesso, annata 2017 e sboccatura 2014 con 60 mesi sui lieviti, il risultato però è molto diverso: colore giallo paglierino brillante, i profumi sono più definiti su crosta di pane, pan brioche, poi arriva una marcata nota di agrumi, cedro e erbe aromatiche come la salvia. Olfatto complesso e elegante. Il sorso è appagante, regala cremosità alternato a grande verticalità grazie alla vena acida presente che lo rende molto fresco. Perlage elegante e persistente.

Suggestioni – Piemonte Doc Moscato secco 2023

Questa espressione di moscato secco ci regala un bel momento di degustazione, fermentato in barrique, viene poi filtrato e rimane successivamente in legno per altri sei mesi. La cantina è termo condizionata ad una temperatura costante di circa 16°per preservare i profumi. Bel giallo paglierino con leggeri riflessi dorati. Mantiene tutti i profumi primari del moscato, è elegante con il legno che è dosato in modo equilibrato. In bocca ha un ottimo equilibrio fra acidità e sapidità, regala così un sorso strutturato e fresco.

Vivace – Piemonte Doc Barbera 2021

Questo vino rappresenta la tradizionale barbera frizzante che fa solo acciaio. Il colore è un rosso rubino con riflessi violacei, ricorda la viola e un fruttato di prugna, molto varietale. Un vino diretto senza fronzoli, con una bollicina aggraziata e un sorso succoso e piacevole.

Ricordi – Barbera d’Asti Docg 2021

Una produzione di 40 ql/h che vinifica e rimane in acciaio fino a giugno, segue l’imbottigliamento e rimane in affinamento in cantina per circa due anni. Colore rosso rubino brillante, al naso molto espressivo e elegante, frutto pieno di more, poi arrivano sentori terziari con nuance di inchiostro e grafite, chiodi di garofano e leggero sentori di radici di bosco. All’assaggio risulta succoso e ampio, ottimo equilibrio, persistente con tannini eleganti e vivaci.

Vigna dei Bricchetti – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2019

Le uve arrivano da un solo vigneto con una produzione di circa 70 ql/h, dopo la vinificazione in acciaio rimane per circa un anno in tonneau di rovere francese. Rosso rubino intenso e brillante con riflessi granato. Al naso arrivano prima i sentori terziari come inchiostro, tabacco, e chiodi di garofano per poi evolvere sul frutto scuro, leggeri accenni di radici di liquirizia nel finale che risulta essere complesso. Il sorso è profondo e molto elegante con un tannino setoso e intrigante. Persistente e sapido nel finale.

Interessante anche l’assaggio del Moscato d’Asti Docg 2024 che si esprime sul floreale, molto tipico con un ottimo equilibrio fra gli zuccheri/acidità risultando fresco. Infine chiudo la degustazione con Destino, vino da uve stramature appassite sul tralcio per oltre due mesi, in questa versione del 2016, si esprime con un colore ambrato, un naso complesso che verte su datteri, fico secco, agrumi canditi e profumo di miele millefiori, con una bocca aggraziata, equilibrata e gustosa.

DOPO LA BARBERA MI SPOSTO NEL MONDO DEL GRIGNOLINO…

Questa uva ci regala un vino degno della tradizione piemontese, il vino di solito risulta essere quasi un rosso atipico, che si caratterizza per delicatezza, freschezza e raffinatezza, piuttosto che per potenza e intensità aromatica.

Questo vitigno, difficile da coltivare, produce un acino molto piccolo con abbondante presenza di vinaccioli, quindi la maturazione fenolica è molto importante. Il vino si presenta dal carattere elegante e schivo, c’è da dire però che negli ultimi decenni è stato riscoperto da molti produttori, che ne propongono versioni in purezza di notevole interesse e qualità. Il Grignolino ha un colore rosso rubino tendente al granato piuttosto scarico, quasi da risultare trasparente.  Al naso si apre con un bouquet dai delicati profumi di rosa e fiori secchi a cui si aggiungono note di piccoli frutti di bosco e nuances speziate. Al palato è piacevolmente scorrevole, di medio corpo con fine trama tannica e buona acidità. Sul finale chiude con una caratteristica nota amarognola.

Continuo gli assaggi con l’azienda Vicara di Rosignano Monferrato (AL).

Il progetto di Vicara nasce nel 1992 dall’amicizia di tre famiglie che sono:i Visconti custodi del territorio fin dal xv sec., i Cassinis maestri della comunicazione e i Ravizza, instancabili vignaioli, il nome appunto prende forma con le iniziali delle tre famiglie. Le uve che vengono coltivate in azienda sono da sempre quelle che hanno le radici più profonde in questo territorio: il grignolino, la barbera e la freisa. I vigneti sono adagiati su dolci colline con terreni diversi fra loro e si esprimono principalmente su tre zone: Vadmon, Crosia e Bricco Uccelletta. Trentatre gli ettari di vigneto suddivisi in queste tre zone che differiscono sia per composizione che per età, che risale a circa 30 milioni di anni fa, qui si producono circa 55.000 bottiglie annue. Dal 2022 Giuseppe e Emanuele Visconti guidano questa azienda, con profonde radici nella tradizione del Monferrato, in una fra quelle più contemporanee del momento

Domino – Spumante Brut Rosè – Metodo Martinotti 2023

Questo vino fatto con grignolino e chardonnay ci regala un esplosione di fiori di rosa e zagare, pompelmo rosa, sorso piacevole e aggraziato con una bollicina elegante.

.G  – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2023

Questa è la prima annata certificata Bio, anche se di fatto in campagna lavorano da sempre con un occhio di riguardo a tutta la filiera produttiva in modo sostenibile. .G ha un significato ben preciso dato da Domenico Ravizza che è stato uno degli enologi più rispettati e conosciuti del territorio, cioè portare l’attenzione su questo “vitigno complesso, fiero e testardo allo stesso tempo, che rappresenta l’anima delle genti di questo territorio”(cit.).

Vinificazione in acciaio e affinamento per sei mesi circa in bottiglia. Il naso è definito sulla rosa canina e frutti come il ribes rosso, ma anche accenni di terziari come l’inchiostro. Ottimo equilibrio fra sapidità e acidità, che ci regalano così freschezza ad ogni bicchiere, il tannino è ben presente, vivace e croccante.

Uccelletta I Monferace – Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2020

Il vino si ottiene da una fermentazione spontanea con “pied de cuve” svolta dai lieviti indigeni, vinificazione in cemento per poi affinare in tonneau metà di rovere e metà di acacia per circa 24 mesi, ulteriore affinamento in bottiglia per altri due anni. Si presenta con rosso rubino scarico con riflessi aranciati, molto brillante. Sentori di frutti scuri e nuance floreali, cioccolato e note balsamiche rendono il naso complesso e elegante. In bocca è ampio, lungo e persistente con tannini dinamici e eleganti.

Volpuva – Barbera del Monferrato Doc 2023

Barbera 100% segue una vinificazione in acciaio e affinamento per circa 4 mesi in bottiglia. Un vino definito: essenziale e versatile, e io aggiungerei gastronomico. Colore rosso rubino intenso, sentore di more e frutti scuri, note di cioccolato e accenno di inchiostro. Bocca ampia, succosa e fresca.

Cantico della Crosia Barbera del Monferrato Superiore Docg 2020

L’areale Crosia racchiude una complessità di terreni che vanno da 7 a 30 milioni di anni come formazione, e in questo anfiteatro naturale si può immaginare davvero la vita come un’esplosione di gioia, la bellezza è quella di visitare questi vigneti e “camminarci dentro” come ci insegnava Luigi Veronelli, per capire effettivamente come la natura possa davvero gratificare la nostra vita.

Vinifica in modo spontaneo in acciaio per poi fare un affinamento di sei mesi di barrique e un anno di botte grande, segue un anno di bottiglia. Granato intenso e profondo. Al naso si percepiscono frutti scuri, note di cioccolato, tabacco, inchiostro e china, balsamico e minerale. Il sorso è ampio e persistente con un tannino scattante e rotondo. Esprime grande eleganza gustativa.

Comune di Treville 33 Cascina Rocca – Barbera del Monferrato Doc 2021

Prodotto solo nelle annate migliori, qui hanno voluto evidenziare la potenza della barbera unita all’eleganza, ma soprattutto alla freschezza del frutto, per questo motivo questo vigneto, uno fra i migliori dell’azienda, iscritto in precedenza alla Docg è stato declassato a Doc per avere così la possibilità di fare meno legno durante le fasi di affinamento. Inizia la fermentazione spontanea in acciaio per poi fare un affinamento di otto mesi in tonneau e altri dodici in bottiglia.

Rosso rubino profondo, si esprime inizialmente sui terziari: inchiostro, balsamico, china, poi arriva l’esplosione del frutto scuro come la prugna. Il sorso è ampio e rotondo, persistente con una trama tannica importante, fitta, vivace e vellutata allo stesso tempo. Interessante la retrolfattiva che ci ricorda un bosco pieno di violette appena sbocciate. Elegante e fine.

NON POTEVA MANCARE UN PASSAGGIO A BARBARESCO…

Un piccolo accenno all’andamento climatico:

L’annata 2021 è stata definita come “un’ottima annata”, anche se è stata un po’ più calda rispetto ad altre, ma le piogge arrivate nel periodo invernale, anche se in modo anomalo, hanno garantito le riserve idriche necessarie, facendo si che la maturazione del frutto arrivasse senza problemi. La quantità delle uve è stata inferiore rispetto alla 2020 a causa delle gelate primaverili, producendo così acini più piccoli, ma il risultato è stato ottimale poiché avevano equilibrio e un apporto poli fenolico ricco, importante per la produzione di vini di struttura e equilibrati.

La 2020 è partita con un inverno nella media, senza grosse criticità. Durante i mesi di marzo e aprile ci sono state poche precipitazioni, facendo così intravedere una vendemmia precoce, fortunatamente a maggio sono arrivate le piogge che hanno consentito di riequilibrare tutto il processo vegetativo, per arrivare così ad una vendemmia nei tempi e senza stress per la maturazione del frutto.

Produttori di Barbaresco Società Agricola Cooperativa

Questa cantina è stata fondata nel 1958, ed è il cuore pulsante di questo paese, oggi i membri sono circa una cinquantina e coltivano 120 ettari di vigneto a Nebbiolo. La produzione si attesta in circa 650.000 bottiglie annue, ed è un grande esempio a livello nazionale, di come le cantine cooperative dovrebbero funzionare. Negli anni questi vini hanno sempre regalato assaggi di grande espressione territoriale e maestria nel valorizzare i Cru da dove provengono, oltre ad avere un ottimo rapporto qualità/prezzo.

I Cru che rappresentano i Produttori di Barbaresco sono: Asili, Montefico, Montestefano, Muncagota, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà e Rio Sordo. In cantina seguono una vinificazione tradizionale, con macerazioni lunghe e affinamento in botte grande: circa 20 mesi per il Barbaresco DOCG e circa 30 per i Barbaresco Riserva.

Barbaresco Docg 2021 – Produzione circa 300.000 bottiglie

Il vino si presenta di un rosso rubino brillante, naso molto floreale con apertura su piccoli frutti a bacca rossa, note balsamiche e accenno di terziari. Il sorso è ampio e profondo con una trama tannica fitta e allo stesso tempo delicata, chiude con grande sapidità, regalandoci un finale fresco ed elegante.

Barbaresco Cru Muncagota – credito fotografico dal sito dei Produttori di Barbaresco

L’esposizione del vigneto è a Sud-Est risultando più fresco rispetto agli altri Cru, questo fa si che all’assaggio si esprima più su note floreali e balsamiche. Il suolo è ricco di calcio e dona carattere e tannini potenti. Questa è una delle zone più storiche dei Cru dei Produttori di Barbaresco, la prima vinificazione risale al 1967, con il nome di Moccagatta. Nel 2007 a seguito della classificazione ufficiale delle MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive), il nome è stato sostituito con Muncagota.

Barbaresco Muncagota Riserva 2020 – Produzione 13.300 bottiglie

Di un rosso rubino brillante con leggeri accenni granato. Al naso ci entusiasmano i sentori floreali di rosa e frutti rossi, balsamico di eucalipto e note diffuse di inchiostro e grafite. Al gusto è appagante, profondo e persistente con tannini di grande spessore in evoluzione, interessante sarà assaggiarlo fra qualche anno!

RIMANIAMO ANCORA UN PO’ A BARBARESCO…

Azienda Agricola PAITIN – Neive (CN)

Questa azienda ha radici secolari e oggi la conduzione viene portata avanti dall’ottava generazione della Famiglia Pasquero Elia. Luca il più giovane, è entrato in azienda dopo gli studi, affiancando il padre Giovanni e lo zio Silvano.

La loro storia è fitta di importanti passaggi, ma quello che conta oggi è che qui si continua a portare avanti la produzione dei vini partendo da un territorio unico e inconfondibile. Le colline dell’azienda sono caratterizzate da una grande biodiversità, facendo si che già dagli anni 2000 si potesse lavorare in un ambiente sano, teso a valorizzare la vigna, per arrivare alla certificazione biologica nel 2015. L’azienda conta circa diciannove ettari di vigneto per una produzione di circa 90.000 bottiglie annue.

Starda – Langhe Nebbiolo Dop 2023

Vino gastronomico, con un naso che si esprime su fiori e frutti rossi, ci regala un sorso agile e succoso.

Barbaresco Faset Dop 2021

Questo barbaresco nasce come prima annata nel 2019 da due appezzamenti: uno esposto a pieno Sud e uno che curva verso Sud- Ovest. Il terreno è composto da marne di colore grigio-blu e limo che può variare a seconda della ripidità della collina, originando così vini con aspetti organolettici diversi, anche se la caratteristica principale è quella di offrire vini immediati alla beva. Dal colore rosso rubino brillante, si esprime con sentori floreali e di frutta scura, il sorso è ampio e elegante, il tannino vivace gioca un ruolo importante per renderlo godibile fin da subito.

Barbaresco Basarin Dop 2021

Il vigneto da cui proviene questo vino è stato acquistato di recente nel 2018, e al momento solo i vigneti più vecchi sono dedicati alla produzione di Barbaresco. Esposto in pieno Sud, da cui deriva appunto il suo nome che significa “baciato dal sole”. La collina è molto erta e i suoli sono eterogenei con presenza di argille fini e una componente sabbiosa importante. Qui si incontrano le tre denominazioni di Neive, Treiso e Barbaresco. All’olfatto risulta complesso, elegante e fine con leggere note vegetali e balsamiche, al gusto è ampio e di ottima struttura con un tannino leggermente più marcato, ben integrato e in evoluzione.

Barbaresco Albesani Dop 2021

I terreni sono più strutturati, specialmente nelle parti alte che acquistano una struttura argillosa-calcarea importante. «Le vigne sono poco ventilate durante il giorno, ma dalle ore 5 del pomeriggio si potrebbe rimettere l’orologio, poiché arriva il “Marino” e calano le temperature» mi racconta Luca durante l’assaggio. Sicuramente l’influenza del fiume Tanaro aiuta a creare un microclima adatto alle escursioni termiche durante le giornate più calde. Forse questi sono fra i vigneti più celebri della zona, un tempo monopolio del Castello di Neive e vinificato sapientemente per decenni da Bruno Giacosa.

Il vino si presenta di un rosso rubino intenso e brillante. Al naso si percepiscono più sentori di frutta scura e arancia sanguinella, che note floreali, chiudono nuance di inchiostro e sottobosco. In bocca si percepisce una struttura equilibrata e di spessore quasi austera, tannino giovane e vibrante.

Piccolo approfondimento

La collina di Serraboella si estende in lunghezza con un versante esposto a Ovest che diventa più ripido in altezza e volge lentamente verso Sud, i venti caldi vengono incanalati verso il villaggio di Neive riscaldando i vigneti durante il giorno. La valle essendo molto estesa però riesce a rinfrescarsi altrettanto velocemente durante la notte. I terreni in questa collina si dividono essenzialmente in tre grandi espressioni:

  1. La parte più limosa, produce vini più rotondi
  2. La parte leggermente più argillosa-sabbiosa identificata come Sorì, regala vini di maggiore profondità e struttura.
  3. La parte più sabbiosa, offre vini più magri e nervosi, con espressioni però sempre molto affascinanti.

Il Barbaresco Serraboella nasce da una cuvée dei terreni limosi-sabbiosi, mentre per il Sorì Paitin si utilizzano i vigneti della parte centrale del Cru.

Barbaresco Serraboella Dop 2021

Il colore acquisisce una sfumatura più profonda anche seppur sempre molto brillante. Un naso complesso e elegante ci ricorda: inchiostro, china, frutti rossi e agrumi canditi, balsamico e sanguigno, minerale. Si esprime con un sorso complesso e fine, sapido, persistente e profondo. Il tannino è aggraziato e setoso.

Sorì Paitin Barbaresco Serraboella Dop 2021

Questo vino viene prodotto dall’azienda dal 1893 e i vigneti sono nel cuore del Cru Serraboella.

Si presenta con un rosso rubino profondo con riflessi granato. Qui si gioca con i profumi delicati e eleganti e allo stesso tempo complessi che vanno dal floreale ai frutti scuri, note di inchiostro e grafite, con un tocco balsamico. La bocca esprime perfetto equilibrio, centrata e appagante. L’acidità ci regala freschezza, fine e persistente, grande struttura che al tempo stesso esprime agilità nel sorso. Il tannino è giovane, vibrante con una trama fitta in evoluzione.

PER L’ULTIMO ASSAGGIO ANDIAMO A BAROLO

Le Langhe si sono formate a seguito del sollevamento della terra (Arco Alpino) dovuto ad assestamenti delle placche europea e africana, nel periodo miocenico terziario (Miocene da 25 Ma a 5 Ma) e sono ricche di calcare, le rocce sono di origine sedimentaria e la composizione del terreno è varia a seconda del periodo di formazione. Alcuni periodi di riferimento sono il Tortoniano e l’Elveziano (questi nomi si riferiscono ad un’età ben precisa del terreno) con la risultanza di avere caratteristiche del terreno ben distinte e di conseguenza i vini che sono prodotti su questi terreni hanno caratteristiche molto diverse (qui sotto ho provato a suddividere i Cru di Barolo in riferimento alla loro età di formazione):

  • al periodo Elveziano (da 13 a 11 Ma), corrispondono terreni ricchi di marne grigie-brune molto compatte e vi appartengono i comuni di Serralunga d’Alba, Monforte e Castiglione Falletto.
  • al periodo Tortoniano (da 11 a 7 Ma), ricco di marne azzurre, meno compatte, appartengono i comuni di La Morra e Barolo.

Azienda Agricola Giovanni Rosso – Serralunga d’Alba

Anche questa è un’azienda storica langarola, siamo alla quarta generazione e dal 2001 subentra alla guida l’enologo Davide Rosso, portando tutte le sue esperienze maturate all’estero, per una conduzione dinamica e attuale, senza mai perdere di vista la territorialità. L’azienda è composta da ventun ettari dislocati fra le più importanti MGA delle Langhe. Si producono circa 320.000 bottiglie annue.

Barbera d’Alba Doc 2023

Colore rosso rubino brillante con un naso che si esprime su frutti scuri e piccoli frutti rossi, in bocca è agile, gustoso e fresco, con tannini setosi e vivaci.

Langhe Nebbiolo Doc 2022

Colore rosso rubino brillante. Il naso verte sul floreale di rosa e ciliegia, balsamico, potrei definirlo classico! Il sorso regala freschezza data dalla grande acidità espressa, rendendo il vino godibile. Ottima struttura e persistenza con tannini fini e aggraziati.

Barolo Docg 2021

Questo vino è un blend da vari vigneti, per la precisione: otto vigne da Serralunga, una da Barolo, e una da Castiglione Falletto. Il colore è rosso rubino con leggeri accenni granato. Sentori di fiori poi il frutto di ciliegia, inchiostro, china e nuance di bacche di bosco. Il sorso è ampio e con grande spessore, ottima sapidità che allunga in profondità, tannino giovane e vivace.

Barolo Cerretta Docg 2021

Si trova nella parte settentrionale del comune di Serralunga d’Alba con esposizione a Sud-Est, il suolo è tipicamente argilloso-calcareo. Floreale di violetta è la prima cosa che si percepisce, poi arriva la ciliegia e altri frutti rossi, vira poi su inchiostro e grafite, accenno di pepe bianco e note di mentuccia. In bocca è ampio ma composto, arriva piano piano esprimendo equilibrio e estrema eleganza, tannino avvolgente e ben integrato.

Barolo Serra Docg 2021

Questo Cru si trova nel comune di Serralunga ed è fra i più elevati, trovandosi a 370 metri di altitudine, adagiato su un terreno di colore bianco, indice di grande presenza di calcare.

Frutti scuri e note di tabacco, radici di liquirizia e note di tabacco, humus e balsamico, molto complesso ma credo anche che fosse in grande evoluzione olfattiva al momento dell’assaggio! Ottimo equilibrio gustativo, struttura e corpo, tannini fitti e graffianti con un grande spettro evolutivo davanti, accompagnano il sorso in profondità regalando una grande persistenza e sapidità finale.

Mi sto già preparando per l’anno prossimo, magari con tempi meno stringati!!!

Fonti:

https://www.grandilanghe.comhttps://ogrtorino.it

Il Museo Diocesano di Genova ha ospitato la quarta edizione dell’evento “I Vini del Cuore”

Grande successo di pubblico ed operatori del settore.

l 2 e 3 Febbraio, il Museo Diocesano di Genova ha accolto con entusiasmo l’evento “I Vini del Cuore”, un’esperienza unica dedicata agli amanti del buon vino e della cultura enologica, che ha visto riconosciuto il patrocinio da Regione Liguria. Un record di presenze, più del doppio dello scorso anno.

L’evento ha offerto ai partecipanti un’opportunità senza pari di immergersi nel mondo affascinante dei vini pregiati, esplorando una vasta gamma di etichette provenienti da rinomate cantine italiane selezionate nelle quattro edizioni della guida social e da altre, invitate appositamente dagli organizzatori e di ospitare 5 cantine della Georgia e una cantina del Sud Africa, dal cuore italiano.

La manifestazione è stata inaugurata domenica 2 Febbraio alle ore 12 alla presenza del Console della Georgia Natalia Kordzaia e allietata da alcuni brani suonati alla viola classica da Giulia Ermirio.

“I Vini del Cuore” non è stato solo un’occasione per degustare grandi vini, ma anche per approfondire la conoscenza sulle diverse varietà, le tecniche di produzione e le tradizioni vinicole. Gli appassionati hanno avuto l’opportunità di interagire direttamente con esperti del settore, scambiare opinioni e scoprire segreti nascosti dietro ogni bottiglia.

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi produttori, sommelier e appassionati di vino, creando un vivace e coinvolgente scambio di esperienze e conoscenze. Ogni sorso è stato un viaggio sensoriale attraverso terre lontane e sapori unici, arricchendo il palato e lo spirito di tutti i presenti.

“I Vini del Cuore” si è distinto per la sua atmosfera accogliente e raffinata, dove la passione per il vino è stata celebrata in tutte le sue sfumature. Gli ospiti hanno potuto godere di degustazioni guidate, masterclass e momenti di convivialità, creando legami e ricordi indimenticabili.

Tamar  Tchitchiboshvili, Wine Ambassador della Georgia, ha affascinato con tre tipologie di vini in anfora in degustazione alla masterclass di domenica alle 13; Thomas Niedermayr insieme al maestro assaggiatore Onav Emanuele Omodei hanno fatto il punto e chiarezza sui vitigni PIWI e sulle potenzialità dei vini che si possono ottenere. L’ultima masterclass della giornata di domenica è stata tenuta dagli Ambassador Antonio e Annamaria Iaccarino della Enoteca Parliamo di Vino di Latina: hanno saputo coinvolgere i presenti raccontando l’avventura di un gruppo di amici italiani che hanno iniziato a produrre vino in Sud Africa e più precisamente nella zona di Paarl.

Domenica 2 Febbraio inoltre abbiamo insignito dell’onorificenza “Premio Paolo Revello 2025” il vino della cantina Podere Sabbioni ottenuto da Maceratino di ribona: il premio è dedicato a una figura importante del mondo del vino genovese e questo il riconoscimento vuole premiare un vino emozionante, sostenibile e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Una targa speciale, in ricordo della giornalista Suzanne Branciforte, è stata consegnata al grande enogiornalista ligure Virgilio Pronzati, comunicatore che ha promosso il territorio e le eccellenze enogastronomiche della Liguria.

I partecipanti hanno avuto l’opportunità di votare il proprio “vino del cuore” tramite apposita cartolina e a breve verranno annunciate le cantine che andranno di diritto nella quarta edizione della guida stessa, prevista per l’autunno 2025.

L’appuntamento con la manifestazione I Vini del Cuore è già stato indicativamente fissato per il prossimo 1 e 2 Febbraio 2026 a Genova.

L’evento si è appena concluso con grande successo, lasciando un’impronta indelebile nel cuore di tutti coloro che vi hanno partecipato. I VINI DEL CUORE-ASSOCIAZIONE AMPELOS ringraziano tutti gli intervenuti, i partner e i collaboratori che hanno reso possibile questo straordinario viaggio nel mondo del vino.

Ringraziamo la Regione Liguria per il sostegno e in particolare modo il Vice Presidente Alessandro Piana e tutto il suo staff, al nostro partner Ice Store, A Veeno e ad Accessori da Vino.

Per ulteriori informazioni su eventi futuri e iniziative della guida I VINI DEL CUORE si prega di visitare il sito web ufficiale all’indirizzo ivinidelcuore.it o contattare direttamente l’ufficio stampa.