Campania, presentato il Progetto Crescere BIO

Crescere Bio è il progetto promosso da A.S.A.Q.A., azienda operante nel settore analisi ambientali e microbiologiche nella provincia di Napoli, che si colloca all’interno del Fondo mense scolastiche biologiche, istituito nel 2017 dalL’allora Ministero delle Politiche Agricole e Forestali al fine di promuovere la conoscenza e l’utilizzo di prodotti biologici e ridurre i costi a carico dei beneficiari del servizio mensa  (Dlgs del 24 aprile 2017, n. 50; L. 21 giugno 2017 n. 96).

Viene rivolto non solo alle Scuole Primarie, attraverso una corretta educazione alimentare, ma anche agli Istituti Alberghieri al fine di formare operatori del settore che pongano particolare attenzione ai prodotti biologici e all’agroalimentare di qualità, contribuendo in questo modo anche alla tutela dell’ambiente e alla valorizzazione del territorio.

Il progetto è stato presentato presso l’Agriturismo Al Centimolo di Caianello (CE), durante il convegno Nutriamo il domani. Sostenibilità e qualità nella ristorazione scolastica, tenutosi lo scorso 30 gennaio e moderato da Marco Di Buono – conduttore RAI,durante il quale numerosi sono stati gli interventi sullo stato dell’arte dell’agricoltura biologica campana e sulla diffusione di una cultura realmente consapevole dell’alimentazione e dei benefici da essa derivanti.

La Campania in termini di produzione biologica ha compiuto passi da gigante, come accennato da Angelo Marino, Presidente Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, e successivamente ribadito da Flora Della Valle, Dirigente Ufficio Valorizzazione Assessorato Agricoltura Regione Campania: l’ultimo rapporto ISMEA BIO in cifre 2024 evidenzia come in questa regione gli operatori biologici siano passati da circa 2000 a quasi 7500 dal 2014 al 2023 mentre la SAU (Superficie Agricola Utilizzata) biologica sia quintuplicata nello stesso periodo passando da poco più che ventimila ettari a oltre centomila, circa il 20% della superficie totale contro il 18% della media nazionale, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 il 25% previsto dal Green Deal europeo.

È necessario creare valore nel mercato del biologico e attribuire il corretto surplus economico ai prodotti biologici. I fondi investiti nel biologico scolastico per questa annualità da parte della Regione Campania sono pari a 150.000,00 euro, di cui una parte è stata distribuita ai Comuni che hanno inserito nelle mense scolastiche prodotti biologici, mentre  80.000,00 euro sono stati destinati ad A.S.A.Q.A per il progetto Crescere Bio.

Iniziare dalle scuole è fondamentale, sottolinea Eduardo Cuoco Direttore IFOAM Organics Europe in diretta da Bruxelles, ma convertire le mense scolastiche da convenzionali a biologiche non comporta solo un cambiamento nel tipo di prodotti utilizzati bensì  l’attivazione di competenze che tengano conto della stagionalità dei prodotti e della loro territorialità, affinché si possa parlare di un sistema agroalimentare realmente sostenibile, anche da un punto di vista economico. Inoltre l’agricoltura biologica 4.0 oggi può servirsi dell’intelligenza artificiale per abbattere costi fino ad ora proibitivi e diventare cibo realmente democratico, ha specificato il prof. Gianni Cicia, Docente di Economia Agraria del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’intervento di Monica Matano, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, Ambito territoriale provincia di Caserta, ha posto l’accento sul dato allarmante emerso dall’indagine 2023 di Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza dell’ISS sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie.  Secondo il rapporto infatti la Campania ha in Italia il tasso più elevato di bambini obesi o in sovrappeso, il 45%. Questo dato deve indurre a modificare stili di vita scorretti e in tal senso l’istituzione scolastica ha un ruolo cruciale grazie ai meccanismi di interazione capace di generare (ciò che i ragazzi imparano a scuola lo portano in famiglia).

Sempre maggior attenzione dunque a iniziative quali la creazione di orti scolastici, attraverso cui educare ai cicli naturali e alla stagionalità dei prodotti, e l’educazione alla sana alimentazione nelle mense. Queste ultime devono proporre una dieta variegata, equilibrata e stagionale, in grado di tener conto delle diverse necessità alimentari, intolleranze e allergie comprese, ha aggiunto l’immunologo Mauro Minelli.

Crescere Bio, con un orizzonte temporale di due anni, si pone dunque in questo solco, spiega l’avvocato Simona Pelliccia coordinatrice del progetto per A.S.A.Q.A.

Due sono gli step previsti: A tu per tu con i prodotti del territorio, dedicato alle scuole primarie aderenti all’iniziativa, dove un gruppo di esperti insegnerà ai bambini, attraverso il gioco, che mangiare bene vuol dire stare bene e far bene all’ambiente. I bambini porteranno a casa un cestino di Mele Annurca bio IGP Campania oltre ad opuscoli informativi digitalizzati.

Il secondo step è la Sfida ai fornelli rivolta agli studenti degli istituti alberghieri aderenti all’iniziativa ai quali verrà richiesto di ideare e realizzare un piatto che valorizzi i prodotti dell’agroalimentare biologico campano, successivamente giudicati e premiati da una commissione di esperti.

E’ necessario creare cultura anche nelle mense scolastiche, ha concluso lo chef Giuseppe Daddio, per la scuola di alta formazione Dolce&Salato dove i ragazzi che parteciperanno alla Sfida ai Fornelli saranno chiamati a esibirsi.

L’assessore Nicola Caputo ha chiuso i lavori sottolineando che questa iniziativa è solo la prima di un programma intenso che vedrà direttamente coinvolta la Regione Campania nei protocolli di produzione agricola. L’agricoltura infatti deve essere sempre più funzionale alla corretta nutrizione e in tal senso il cambio di passo deve partire dalle generazioni dei giovanissimi.

In questa prospettiva ci torna in mente Feuerbach e quello che scriveva: “noi siamo quello che mangiamo”. Dobbiamo necessariamente passare per stili alimentari non solo più salutari ma anche più sostenibili per il pieno raggiungimento del benessere psico-fisico.

La “pizza sunset” da Regina Margherita risalta il momento d’oro del turismo a Napoli

Un cestino croccante di pane pizza, ripieno di patatine fritte, olive, frittatine e focaccia con pomodoro ed un limoncello spritz, drink a base di limoncello d’Amalfi, prosecco e soda. Davanti agli occhi il lungomare di Napoli e Castel dell’Ovo, resi ancor più splendidi dalla scelta ardita dell’Amministrazione di qualche anno fa, di creare un’isola pedonale turistica.

Da Regina Margherita i colori ed i sapori del capoluogo partenopeo vengono tradotti in esperienza gastronomica fuori dai canoni del sofisticato palato gourmet, meglio rappresentanti del concetto ancora democratico di divertirsi e stare bene senza spendere per forza un occhio della testa. Non significa, ovviamente, sacrificare sull’altare della quantità il giusto compromesso tra materie prime scelte e proposte di buona qualità.

I numeri hanno sempre incuriosito e talora spaventato la stampa di settore; spesso si pensa, con qualche pregiudizio, che ci possa essere un danno ad un certo tipo di ristorazione ormai standardizzata. Non tutto ciò che è fumo è però anche arrosto, per citare un famoso motto anglosassone. Di sicuro ci sono sempre margini di miglioramento e i chioschi o piccoli negozi angusti take away semi fantasma, la fanno a volte da padrone nell’immaginario godereccio dei giovani. Ma in tale contesto sociologico non semplice da analizzare, esistono realtà consolidate come trattorie, ristoranti e pizzerie che riescono a far numeri da capogiro, offrendo comunque pietanze di buon livello.

Davanti ai forni a legna di Regina Margherita troviamo Gennaro Verdini e Marco Corbi, in cucina gli chef Raffaele Sgueglia e Ferdinando Toscano, in sala i direttori sono Simona Di Vicino e Raffaele Muriello. Andrea Macchia, uno dei soci, commenta così il felice momento: «Ogni giorno registriamo una grande affluenza di turisti; adesso vogliamo aprirci ancora di più alla città, strizzando l’occhio ai giovani. Di qui l’idea di questo speciale aperitivo da gustare al tramonto, ma non solo, e da vivere in completo relax. Ci troviamo in un angolo d’oro, dove è possibile godere di momenti particolarmente affascinanti, approfittiamone».

A febbraio, mese dell’amore, è giunta in tavola la pizza margherita love is in the air a forma di cuore e, per i vegani, la speciale ortolana con pomodoro, peperoni, melanzane, friarielli. A Carnevale invece si potrà ordinare la pizza stella, colorata e multi gusto. «Il successo – ribadisce Macchia – non nasce solo dalla qualità degli ingredienti, ma anche dalle idee, dalla puntualità del servizio, dalla competenza dello staff, dall’accoglienza. Ammetiamo anche che  Napoli, con il suo meraviglioso lungomare, il Castello e il fascino del panorama, sotto questo punto di vista ci dà una bella mano»

Ad aggiungere valore alla crescita delle presenze in città è stato il cosiddetto “fattore C” come Calcio: quello dei successi conseguiti dalla squadra biancoazzurra del Napoli. Considerazioni fatte proprio con Simona Di Vicino e con i colleghi presenti, che hanno vissuto la trasformazione epocale rispetto agli anni del primo scudetto.

Allora, era il 1987, la gioia restò confinata solo in Campania; oggi esiste invece una consapevolezza, unita alla comunicazione globale, ben differente, che apporta beneficio all’intero comparto turistico. Inoltre i lavori pubblici realizzati e quelli in fase conclusiva, hanno abbellito e resi maggiormente accessibili, al visitatore italiano ed estero, quartieri che una volta erano preclusi alle visite, perché emblemi del disagio e della povertà. Quei luoghi sono adesso rinati e godono di luce riflessa, quella della legalità nel segno vincente dell’enogastronomia.

Chi l’avrebbe detto un tempo, eppure oggi siamo qui a brindare e godere delle eccellenze di uno dei posti più belli del mondo. Anche con una fetta di pizza simbolo del Made in Italy ed un cocktail a chilometro zero vista mare, da Regina Margherita.

FIVI: NUOVA PRESIDENZA E NUOVE SFIDE PER I VIGNAIOLI INDIPENDENTI

L’Assemblea di Imola ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo: Rita Babini alla guida della Federazione dei Vignaioli Indipendenti – FIVI. Un’energia vibrante ha animato l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari, teatro di un evento fondamentale per il futuro del vino artigianale italiano.

L’Assemblea degli associati FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) ha visto la partecipazione di oltre 800 Vignaioli e Vignaiole da tutta Italia, riuniti per approvare il bilancio e, soprattutto, per eleggere il nuovo Consiglio Direttivo per il triennio 2025-2028.

Alla fine delle votazioni, tra volti noti e nuovi ingressi, Rita Babini è stata nominata nuova Presidente della Federazione, raccogliendo il testimone da Lorenzo Cesconi, che dopo anni di impegno ha deciso di concentrarsi sulla sua azienda e sulla famiglia.

Rita Babini, classe 1971, non è un nome nuovo nel panorama FIVI: già segretaria nazionale negli ultimi due mandati, è una figura di riferimento per il mondo dei Vignaioli Indipendenti. Romagnola doc, guida con il marito la sua azienda agricola a Oriolo dei Fichi, sulle colline di Faenza.

Nel suo discorso d’insediamento, Babini ha subito delineato le sfide e gli obiettivi che attendono FIVI nei prossimi anni:

“L’ambizione dei nostri obiettivi è alta: vogliamo ottenere il riconoscimento giuridico del vignaiolo, garantire una maggiore rappresentatività nei consorzi di tutela e lavorare per una semplificazione normativa ed amministrativa che renda più agevole il nostro lavoro. Le sfide a livello europeo saranno ancora più complesse, ma con impegno e passione sapremo affrontarle.”

Le parole della nuova Presidente hanno subito trovato riscontro nell’entusiasmo dei Vignaioli presenti, consapevoli che la strada da percorrere è impegnativa, ma che la Federazione ha le competenze e la determinazione per affrontarla.

Il nuovo Consiglio Direttivo FIVI si presenta con una perfetta combinazione tra continuità e rinnovamento: 7 consiglieri uscenti confermati e 8 nuovi ingressi, a dimostrazione della capacità dell’associazione di valorizzare l’esperienza senza rinunciare a nuove visioni.

Ecco i 15 Vignaioli e Vignaiole eletti:

• Rita Babini (Romagna) – Presidente

• Clementina Balter (Trentino)

• Ludovico Maria Botti (Lazio)

• Fabio de Beaumont (Campania)

• Camillo Favaro (Piemonte)

• Francesco Mazzone (Puglia)

• Pietro Monti (Piemonte)

• Ninive Pavese (Valle d’Aosta)

• Désirée Pascon Bellese (Veneto)

• Andrea Pieropan (Veneto)

• Stefano Pizzamiglio (Emilia Romagna)

• Carmela Pupillo (Sicilia)

• Valeria Radici (Lombardia)

• Alessandro Starrabba (Marche)

• Stefan Vaja (Alto Adige/Südtirol)

Un gruppo eterogeneo, rappresentativo delle diverse anime del mondo FIVI, capace di affrontare le esigenze di vignaioli che lavorano in territori e condizioni molto differenti tra loro.

L’Assemblea FIVI 2025 ha dimostrato che il movimento dei Vignaioli Indipendenti è più forte che mai. Con una nuova leadership determinata, un Consiglio Direttivo equilibrato tra esperienza e rinnovamento e una comunità sempre più coesa, il futuro dell’associazione si prospetta entusiasmante.

Armonì, l’accento sulle proposte dello chef Mariano Armonia

Nel piacevole borgo marinaro di Pozzuoli, grazie al sogno realizzato di due amici, è assurto agli onori delle cronache un locale che non ha per niente fatto fatica ad affermarsi nel firmamento della gastronomia flegrea: il ristorante Armonì, dello chef Mariano Armonia e dell’imprenditore Giovanni Russo.

Con i suoi 80 coperti si presenta elegante già all’ingresso dalle pareti color pastello che richiamano alla mediterraneità tipicamente partenopea, visti i dettagli artistici vivacemente iconici che a tavola diventano elementi di attenzione al dettaglio per la mise en place.

Accolti dal personale con la premessa di un benvenuto genuino, caloroso e composto, si prende posto in un ambiente raffinato, disinvolto e ben organizzato, indicato sia per una cena romantica che per un pranzo di lavoro, piuttosto che per una rimpatriata tra amici desiderosi di condividere emozioni e trascorrere una bella serata.

Certo il ristorante Armonì è giovane, ma al timone della cucina c’è tutta l’esperienza di Mariano, classe ’88, dal curriculum ragguardevole: tanta gavetta tra il Capri Palace, il Riccio, il Quisisana e L’Altro Cocoloco, per poi aprire un locale tutto suo nel 2017, vantando anche consulenze di rilievo come quella per il ristorante “Pasta Fresca” dell’hotel 5 stelle Palace del Mar ad Odessa in Ucraina, ed esperienze televisive, più volte ospitato ad Alice Tv durante la trasmissione condotta da Francesca Barberini.

La serata celebrativa per la stampa, ben organizzata dalla giornalista Federica Riccio, è un vero inno all’apertura; dopo un brindisi conviviale con bollicine campane, si passa all’assaggio del fagottino croccante ripieno di ragù alla genovese, rigorosamente preparato con cipolla ramata di Montoro, accompagnato da un’intrigante Spritz Campari in versione solid cocktail.

L’interpretazione finger della genovese, perfettamente coerente col suo sapore e accompagnata dal drink al cucchiaio, ha dato croccantezza al morso senza togliere autenticità alla tradizione. Presente in tavola il pane multicereali preparato dallo chef unito all’ottimo burro fresco. Si prosegue con un Piedirosso dei Campi Flegrei e ancora una volta la cipolla montorese domina la scena: la frittata della nonna, nello stile fluffy della tortilla è un tuffo nel passato condito di eleganza, grazie al Crystal Bread e alla sua polvere bruciata.

Il primo piatto vuol essere una dedica ai trascorsi lavorativi dello chef sull’isola più glamour del mondo. “Made in Capri” è, infatti, l’interpretazione fatta raviolo di Armonì. Grande manualità nel sigillare la pasta, abbastanza consistente nello spessore, ripiena di caciotta e condita con sugo di pomodoro, maggiorana e salvia, su acqua di provola. Un gioco di tendenze dolci, il contrasto con l’aromaticità delle erbe e l’affumicato del latticino, con una certa acidità, è una carezza palatale grazie a quel velluto di pomodoro che ha ingolosito i presenti al punto da richiederne un supplemento di dose.

Il Nerino Casertano, pancia di maialino nero casertano cotta a bassa temperatura, ha dato il meglio di sé per la tenerezza delle carni e il suo fondo di cottura in agrodolce, quasi a ricordare il pork adobo filippino, eccetto che per le speziature e l’abbinamento con la mela annurca. Verve gustativa e territorialità a un piatto decisamente succulento e bilanciato.

Gran finale arriva con la solarità del color arancio a ricoprire una sfera di mousse dal cuore dolcissimo: Sweet Solfatara è un omaggio al mandarino dei Campi Flegrei, diventato PAT – prodotto agroalimentare tradizionale – grazie al lavoro assiduo di Domenico Ferrante e di alcune associazioni locali. La coccola pasticcera della crema, in contrasto con le note agrumate della marmellata e unita al crumble di cioccolato, è stato il coronamento di una cena di altissimo livello, oltre ogni aspettativa.

Abbiamo degustato il Prosum, l’amaro pompeiano frutto di un inedito criterio di estrazione a freddo degli oli essenziali delle erbe officinali preservando in maniera inalterata le proprietà; un digestivo d’altri tempi e di grande appeal, vincitore di ben due premi al World Liqueur Awards, con somma soddisfazione per l’ideatore Lorenzo Dimartino.

Sembra quasi banale dire che la cucina matura ed evoluta di Mariano, proposta in questo elegante format da trattoria urbana, ha raggiunto una personale “armonia”, ma è il caso di aggiungere che le vette di equilibrio delle portate sono state frutto di un gioco consapevole e niente affatto scontato di sapori e contrasti che diventano bilanciamento e piacevolezza, in linea con la filosofia di Armonì.

Ricordi di tradizioni familiari, di proposte autentiche combinate all’intuizione moderna, al concetto gourmet e alla passione per le cose ben fatte.

Roma: ristorante Checchino dal 1887

Ci sono luoghi a Roma che sono capitoli di storia, frammenti d’anima, custodi di un tempo che scorre senza svanire ed il ristorante Checchino dal 1887 ne è un fulgido esempio. Si trova nel Rione Testaccio, sotto l’ombra silenziosa e materna dell’ottavo colle della città, in romanesco detto anche Monte de’ cocci.

Qui la Città eterna nasconde i suoi segreti più antichi, grazie anche alla quiete del rione, orgoglioso della sua frastagliata identità. Resta forse uno degli ultimi spazi non omologati al turismo, che trova in questo ristorante l’inno alla romanità più autentica. La cucina di Checchino dal 1887, infatti, è una carezza ruvida, vera e intensa, che profuma di antiche usanze. Il regno delle frattaglie, dell’orgoglio popolare, del sapore pieno che racconta un’epoca lontana in cui nulla si buttava e tutto si celebrava con rispetto.

Non si viene solo per gustare piatti saporiti e appaganti, si viene per ascoltare anzitutto il respiro calmo di Testaccio, per sentire il calore di un’ospitalità che sa di casa, per affondare la forchetta nella tradizione più pura. Varcando la soglia ci si ritrova in una macchina del tempo che conduce in un viaggio attraverso i secoli e la storia, nel mito e nel cuore della Capitale.

Andiamo con ordine: il viaggio ha inizio tra il periodo augusteo e la metà del III sec. d.C. quando il Tevere rappresentava una via facilmente navigabile. Qui sorgeva uno dei tanti porti fluviali della Roma Imperiale, denominato Emporium, snodo importante per sostenere il rifornimento di una città di un milione di abitanti.

L’olio di oliva era una merce preziosa ed abbondante, proveniente in gran parte dalla Betica (l’attuale Andalusia) in anfore che, a causa della rapida alterazione dei residui e non essendo smaltate al loro interno, non potevano essere riutilizzate. L’ingegno in questa terra non è mai mancato e, con minuziosa laboriosità e precisione, i cocci – si stimano oltre 53 milioni di anfore – sono stati diligentemente impilati e sparsi di calce; nacque così quello che molti definiscono l’ottavo colle (artificiale) di Roma, o Monte Testaccio, dal latino “mons testaceus“, appunto “dei cocci”.

Il monte, alto 54 metri e con una circonferenza di circa 1 chilometro si estende su una superficie di 22.000 metri quadrati e costituisce un sito archeologico unico nel suo genere, che può considerarsi il più importante archivio di storia economica pervenuto dall’antichità grazie ai tituli picti sulle anfore, note scritte con la data consolare, la sigla dell’esportatore, il contenuto e persino i controlli eseguiti durante il viaggio.

Per secoli i romani sfruttarono le proprietà isolanti dell’argilla per ricavarne grotte al cui interno la temperatura media non supera i 10 °C. I locali divennero depositi, cantine, stalle e successivamente, a partire dal medioevo, sede di osterie. Proprio in questo periodo il quartiere si trasformò in un luogo di festa con giochi e manifestazioni popolari: dai più antichi Ludus Testacie (una sorta di corrida) alle note ottobrate romane dell’Ottocento.  

Lorenzo e Clorinda Mariani aprirono inizialmente un’osteria nel 1870, ma quando seppero della costruzione del grande mattatoio vicino, la trasformarono in Trattoria divenendo un punto di riferimento proprio per i lavoranti del mattatoio con una cucina a base di ricette sincere e robuste, nate dalla volontà di non sprecare nulla, nobilitando le parti che nella macellazione erano storicamente considerate meno nobili: il cosiddetto quinto quarto.

Entrando in sala oggi si viene immediatamente accolti dal calore del camino e avvolti da una sensazione di cura e serenità. Arrivano poi i profumi e infine le classiche pietanze: testina di vitella, trippa alla romana, coda alla vaccinara dalla ricetta antica della Sora Ferminia. La pajata coi rigatoni e gli immancabili bucatini cotti in vari modi.

I fratelli Elio, Francesco e Marina Mariani sono i titolari e gestori; Elio e Francesco sono anche sommelier professionisti e grandi appassionati di vino, hanno una cantina molto fornita e sin dagli anni ’50 già contava grandi vini francesi e internazionali, adatti ai sapori intensi e veraci della cucina romana.

Col tempo hanno introdotto negli anni ‘70 una lista delle grappe di fine pasto, che trovò subito l’entusiasmo di Luigi Veronelli ed i carrelli con un’impressionante selezione di formaggi, di cui l’Italia è uno scrigno ricchissimo.

Checchino dal 1887 non ha mai smesso di essere una famiglia, con sei generazioni che si sono avvicendate tra queste mura e la più giovane rappresentata da Simone Mina, figlio di Marina, che nel 2017 apre al primo piano il Cocktail Bar Ch 18 87, mosso da una bruciante passione e forte di vari titoli tra cui quello di Campione italiano AIBES (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori).

Il Bloody Mary alla vaccinara, preparato in modo espresso con sugo caldo, o il profumatissimo T-Tini (Rum Martinica con Cordiale Lime Menta e Bergamotto) in abbinamento alla Pajata Arrosto dal menu Angolo Creolo, specifico per AOC Rhum de Martinique, offrono agli ospiti un’esperienza gastronomica completa e sorprendente.

Numerosi i riconoscimenti negli anni: una stella Michelin dal 1991 al 2001, due volte in classifica per The World’s 50 Best Restaurants, nel 2003 e nel 2005. Fa parte dei ristoranti del Buon Ricordo ed è stato insignito del titolo di Bottega Storica. Tra i suoi clienti affezionati Luigi Einaudi e Aldo Fabrizi. Ultima curiosità: è qui che sono stati preparati i Rigatoni con la Pajata che la francese Olimpia assaggiò nella famosa scena del film Il marchese del Grillo.

Valdarno di Sopra Day chiude in bellezza le Anteprime di Toscana: una Doc giovane con radici antiche che pone al centro di ogni scelta il territorio

Terminiamo con Valdarno di Sopra Day il racconto delle Anteprime di Toscana iniziato con gli assaggi del Vino Nobile di Montepulciano e della nuova versione “Pieve” (Vino Nobile di Montepulciano annata e Vino Nobile di Montepulciano Pieve), delle varie tipologie di Chianti Classico (Chianti Classico annata e Chianti Classico Riserva e Gran Selezione), di Chianti lovers & Rosso Morellino (Migliori Assaggi) e di Anteprima l’Altra Toscana (L’Altra Toscana).

Oggi, presso l’incantevole struttura de Il Borro a San Giustino Valdarno erano presenti un centinaio di giornalisti provenienti da tutto il mondo, che hanno avuto l’opportunità di approfondire i progetti e la filosofia di questa denominazione, legata alla promozione della identità di un territorio da sempre acclamato come luogo di eccellenza per la coltivazione della vite e alla dimensione biologica e di sostenibilità.

La mattinata si è aperta con una tavola rotonda coordinata da Daniele Cernilli che ha visto dibattere gli illustri ospiti sul tema “ Il mondo del vino tra norme ed esigenze di cambiamento”. Sicuramente viviamo in un periodo dove l’alcol è considerato un pericolo per la salute e l’immagine del vino risulta un po’ appannata sia dalla divulgazione giornalistiche sulle reti nazionali che ha messo in cattiva luce disciplinari e produttori, sia dal trend giovanile che vede il consumo di vino in diminuzione.

Luca Sanjust di Teulada ed Ettore Ciancico hanno messo l’accento sul nuovo disciplinare del Valdarno di Sopra Doc, che partirà con la vendemmia 2024 con la menzione in etichetta Vigna, a sottolineare l’importanza dei piccoli territori nella possibilità di regalare grandi vini. Inoltre continua a essere portata avanti la battaglia a livello nazionale per il riconoscimento delle pratiche biologiche come essenziali nel disciplinare della denominazione.

Durante la mattina è stato consegnato il premio Beatrice Torrini al regista Lorenzo Di Dieco e agli autori del documentario Rai DiVine, in questa occasione proposto in anteprima il trailer: sarà in onda dal 28 febbraio e racconta la storia di 5 vignaiole.

A seguire, un focus sulle risposte concrete al cambiamento climatico: esperti del settore vitivinicolo e illustri giornalisti come Danielle Callegari e Aldo Fiordelli hanno portato il loro contributo in merito a resistenza delle viti, sostenibilità e la necessità di preservare la biodiversità nelle colture.

Prima del light lunch la tanto attesa masterclass condotta da Master of Wine Susan Hulme che ha condotto i presenti attraverso il riconoscimento in tutti gli assaggi di una forte identità territoriale.

Di seguito l’elenco dei vini assaggiati nella masterclass

Valdarno di Sopra Doc Vigna Ruschieto 2021 La Salceta: freschezza, frutto succoso, piacevole in bocca e finale sapido

Valdarno di Sopra Doc Vigna dell’Impero 2019 Tenuta Setteponti: naso complesso con note speziate dolci, frutta rossa matura e tannini levigati

Valdarno di Sopra Doc Vigna Polissena sangiovese 2020 Il Borro: al naso frutta rossa anche in confettura e lieve sensazione pesudocalorica. Ricco in bocca e tannino preciso.

Valdarno di Sopra Doc Vigna Mulino 2022 Tenuta San Jacopo: frutta nera matura, spezie, chiodi di garofano, note terziarie succose. Sorso potente con buona percezioni alcolica.

Valdarno di Sopra Doc Vigna delle Sanzioni sangiovese riserva 2023: bellissime sensazioni balsamiche, elicriso. Buona acidità e tannino integrato, ancora scalpitante. Lungo il finale.

Valdarno di Sopra Doc Boggina C Vigna Boggina 2021 Petrolo: ricco ma non pesante al sorso, interessante l’acidità e il tannino che bilanciano il tenore alcolico. Prevalenza di frutta a bacca nera, mora e mirtillo.

L’O vigna del Poggiolo (vitigno Orpicchio) meno di mezzo ettaro coltivato e recuperato dall’estinzione. Profumi netti di fiori bianchi e pesca bianca, con note ammandorlate. Grande piacevolezza nel sorso che presenta una buona struttura e una chiusura sapida.

Erboli – Tenuta Sette Ponti Toscana trebbiano Igt 2022: colore giallo dorato, con note di frutta a polpa gialla, nespola, menta e salvia. Gradevole al palato.

Vigna dell’Impero Toscana Igt Trebbiano 2023 Tenuta Sette Ponti: frutta e speziatura dolce importante che regala al vino una grande struttura.

Boggina B Tosca Igt Trebbiano 2022 Petrolo: dialogo interessante tra i profumi fruttati ed erbacei e il timbro speziato, perfettamente integrato nel vino. Si allunga nel finale su note sapide.

Boll di Borro Metodo Classico rosato 2018 Il Borro: bollicina fine e setose, dove si apprezza sentori succosi di fragolina di bosco. Cremoso, con buona freschezza e persistenza gusto olfattiva.

Nel pomeriggio Armando Castagno ha introdotto le caratteristiche e la valutazione dell’annata 2021 e 2022 presentate in anteprima. Molto diverse, la prima caratterizzata da primavera fredda e piovosa e da una gelata che ha colpito la zona nei giorni tra il 7 e il 9 aprile. Riduzione delle quantità, vendemmia perfetta grazie a un settembre equilibrato, con grandi escursioni termiche giorno e notte. Vini a volte ombrosi ma con una grande nitidezza e pulizia, sicuramente longevi grazie alle importanti acidità.

L’annata 2022 è stata invece definita come esuberante, con vini succosi ed estroversi, con buone acidità e apporto alcolico, ben bilanciato.

Di seguito i migliori assaggi della Doc Valdarno di Sopra

Valdarno di Sopra Doc L’O 2024 La Salceta

Toscana Igt Trebbiano Boggina B 2022 Petrolo

Valdarno di Sopra Doc Osato 2024 La Salceta

Valdarno di Sopra Doc Rosso 2023 Vertigine Ejamu

Toscana Igt Rosso Foglia Tonda Pipillo 2023 Fattoria Bellosguardo

Valdarno di Sopra Doc Vigna Polissena 2020 Il Borro

Toscana Rosso Igt Carnasciale 2022 Podere Il Carnasciale

Valdarno di Sopra Doc Vigna Ruschieto 2021 La Salceta

Toscana Rosso Igt Foglia Tonda 2020 Mannucci Droandi

Valdarno di Sopra Doc Merlot Vigna Galatrona 2022 Petrolo

Valdarno di Sopra Doc Pietraviva rosso Torrione 2022 Petrolo

Valdarno di Sopra Doc Sangiovese Vigna dell’impero 2020 Tenuta Sette Ponti VDS Doc Pratomagno Rosso riserva 2020 Campo del Monte

Anteprima l’Altra Toscana 2025: i nostri migliori assaggi

Le Anteprime di Toscana stanno per giungere al termine. Dopo aver scritto delle giornate sul Vino Nobile di Montepulciano e della nuova versione “Pieve” (Vino Nobile di Montepulciano annata e Vino Nobile di Montepulciano Pieve), delle varie tipologie di Chianti Classico (Chianti Classico annata e Chianti Classico Riserva e Gran Selezione) di Chianti lovers & Rosso Morellino (Migliori Assaggi), è il turno di Anteprima l’Altra Toscana.

I territori oggetto degli assaggi odierni riguardano Dop e Igp che abbracciano le denominazioni Maremma Toscana, Montecucco, Cortona, Chianti Rufina, Terre di Casole, Suvereto, Val di Cornia, Carmignano con varie tipologie inserite in disciplinare. Assenti quest’anno le Doc Orcia, Terre di Pisa e Montescudaio. Novità interessante per noi la lista della piccola Doc Terre di Casole su cui preferiamo però non esprimere un giudizio finale, visto l’esiguo numero di etichette, attendendo un eventuale consolidamento nella prossima edizione.

L’evento è utile a far conoscere proprio alcuni territori “nascosti”, dai prodotti interessanti seppur meno assurti all’onore delle cronache. Vermentino, Sangiovese le varietà locali meglio identificate nel viaggio, accompagnate da internazionali quali Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet e tante altre, segno che la Toscana sa essere un luogo accogliente per il vino.

Organizzazione a cura dell’Associazione L’Altra Toscana in collaborazione con: Consorzio di Tutela dei Vini di Carmignano, Consorzio Tutela Vini Montecucco, Consorzio Chianti Rufina, Consorzio Suvereto Val di Cornia, Consorzio Vini Cortona, Consorzio di Tutela Vini Terre di Casole, Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana e Consorzio Vino Toscana IGT.

L’impressione generale è di una crescita complessiva per qualità produttiva, anche se alcune proposte ricadono ancora in estrazioni eccessive con prodotti che meriterebbero miglior agilità di beva. I rappresentanti della Rùfina sono stati scelti dalla neo costituita versione Terraelectae, che si dimostra non ancora ben rodata e delineata, almeno nella degustazione tecnica.

Carmignano vive la sua storia secolare dovendo affrontare il cambiamento climatico e la necessaria fase di transizione da vini molto strutturati a versioni più delicate ed agevoli. La 2022 ha maggior equilibrio rispetto alla 2021, ma questo è stato il leitmotiv delle Anteprime. In linea con le attese i vini di Maremma e di Suvereto, che dimostrano una precisa identità stilistica e territoriale. Maggior omologazione e consapevolezza, ma c’è ancora molto da lavorare per alzare l’asticella.

Concreti i Syrah di Cortona in continua crescita qualitativa: primeggiano in Italia e sono ormai pienamente competitivi con quelli d’Oltralpe che vantano tradizioni secolari. Sotto traccia i Montecucco che hanno vissuto fasti migliori in passato, pur compressi da altri vicini blasonati. Altalenanti i vini IGT Toscana, un contenitore che racchiude in sé diverse componenti e per una moltitudine di fattori. I pochi bianchi in carta sono mediamente buoni e costanti; nell’anonimato i rosati troppo declinati su dolcezze, calore e bassa acidità, mentre per i rossi soffrono le versioni a base Sangiovese in confronto ai vari tagli bordolesi.

Siamo riusciti a degustare tutti i vini, grazie all’aiuto dell’Associazione Italiana Sommelier che ha gestito in maniera rapida il servizio. Il panel di assaggio alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dall’autore di 20Italie Adriano Guerri, suddividendo le zone con i migliori assaggi in ordine alfabetico.

Miglioro Carmignano e Barco Reale di Carmignano

Fabrizio Pratesi – Carmignano Carmione 2022

Fattoria Ambra – Carmignano Santa Cristina in Pilli 2022

Il Sassolo – Barco Reale di Carmignano Rosso 2024

Podere Le Poggiarelle – Carmignano Riserva Le Poggiarelle 2021

Tenuta di Capezzana – Carmignano Villa di Capezzana 2021

Migliori Chianti Rùfina Terraelectae

Colognole – Vigna Le Rogaie 2021

Frascole – Vigna alla Stele 2020

Frescobaldi – Vigna Montesodi 2021

I Veroni – Vigneto Quona 2021

Migliori Cortona Syrah

Az. Agr. Stefano Amerighi – Cortona Syrah 2022

Baldetti – Crano 2021

Dal Cero Tenuta Montecchiesi – Klanis 2021

Dionisio – Il Castagno 2022

Doveri – L’Usciolo 2022

Vinciarelli Chiara – Polluce 2022

Migliori Maremma Toscana

Arillo in Terrabianca – Maremma Toscana Bianco Bevobianco 2021

Azienda Agricola Bragaglia – Maremma Toscana Syrah Fonte di Bestiale 2023

Basile – Maremma Toscana Bio Comandante 2020

Belguardo Mazzei – Maremma Toscana Riserva Tenuta Belguardo 2021

Cantina Laselva – Maremma Toscana Ciliegiolo Satus 2022

Fattoria di Magliano – Maremma Toscana Syrah Bio Perenzo 2020

Mocali – Maremma Toscana Rosso Mirus 2022

Poggioargentiera – Maremma Toscana Poggioargentiera Viognier 2023

Tenuta Montauto – Maremma Toscana Ciliegiolo Silio 2023

Tenuta Moraia – Maremma Toscana Rosso Riserva Vesper 2020

Migliori Montecucco e Montecucco Sangiovese

Assolati – Montecucco Sangiovese Riserva 2019

Montenero – Montecucco Rosso 2021

Parmoleto – Montecucco Rosso 2021

Pierini e Brugi – Montecucco Rosso Riserva Sugherettaio 2018

Tenuta L’Impostino – Montecucco Sangiovese Riserva Viandante 2018

Migliori Suvereto Val di Cornia

Bulichella – Suvereto Montecristo 2019

La Fralluca – Suvereto Sangiovese Ciparisso 2020

Monte Solaio – Val di Cornia Cabernet Sauvignon Collevato 2021

Terradonnà – Suvereto Cabernet Sauvignon Okenio 2020

Migliori Terre di Casole

Caciorgna – Terre di casole Sangiovese Macchie 2014

Lisa Ammannati – Terre di Casole Sangiovese Estevan Etichetta Grigia 2022

Migliori Toscana IGT

Brancaia – Toscana Rosso Ilatraia 2021

Camporignano – Toscana Rosso Cerronero 2019

Cantine Ravazzi – Toscana Rosso Vigne Rosse 2020

Col d’Orcia – Toscana Rosso Nearco 2020

Dei – Toscana Rosso Sancta Catharina 2018

Gianni Moscardini – Toscana Ciliegiolo Sileno Ciliegiolo 2021

Il Borro – Toscana Chardonnay Il Borro 2022

La Banditaccia – Toscana Rosso 2019

La Regola – Costa Toscana Rosso La Regola Rosso 2020

Maestà della Formica – Toscana Riesling Maestà della Formica 2022

Morisfarms – Toscana Rosso Avvoltore 2019

Petra – Toscana Rosso 2022

Prima Pietra – Toscana Rosso 2021

Ricasoli – Toscana Rosso Casalferro 2020

Sassotondo – Toscana Bianco Isolina 2023

Tenuta Sette Ponti – Toscana Rosso Crognolo 2022

Colline Albelle – Toscana Rosso Inrosso 2021

Chianti lovers & Rosso Morellino 2025: i migliori assaggi giocano a nascondino

Durante la settimana di Anteprime di Toscana abbiamo già percorso il cammino dei migliori assaggi del Vino Nobile di Montepulciano e della nuova versione “Pieve” (Vino Nobile di Montepulciano annata e Vino Nobile di Montepulciano Pieve), delle varie tipologie di Chianti Classico (Chianti Classico annata e Chianti Classico Riserva e Gran Selezione).

Oggi è stato il turno dell’evento Chianti lovers & Rosso Morellino, con la presentazione ufficiale delle nuove annate tra base e relative sottozone del Chianti D.O.C.G. nonché del Morellino di Scansano D.O.C.G., e dell’annuncio ufficiale dell’avvio burocratico per il futuro inserimento in disciplinare di una versione “Superiore”.

Sui 148 assaggi complessivi di Chianti in Fortezza da Basso a Firenze, solo 30 erano vini da poco in commercio; il resto recava la menzione “campione da botte”. Anche più severa la proporzione nei conteggi del Morellino di Scansano tra annata e Riserva, con 3 vini regolarmente presenti sul mercato sui 35 totali. Segnaliamo, inoltre, una decina di aziende menzionate in lista che non sono arrivate a consegnare in tempo utile i prodotti, almeno durante la nostra presenza alle postazioni per la stampa e l’assenza dei consueti banchi d’assaggio utili per scambiare opinioni e chiarire eventuali dubbi con i produttori al termine della degustazione.

Prima di cominciare la risicata disamina alla ricerca di qualche spunto utile per il lettore, esprimiamo perplessità per la valutazione, giocata a mo’ di nascondino, su vini non pienamente compiuti e sulla scommessa obbligata che possano restare tali e quali fino alla definitiva immissione in commercio. La scelta dei nostri migliori assaggi, pertanto, ha subito forti limiti nella capacità reale di aderenza al racconto su quanto di buono offrano gli areali.

Ve ne diamo contezza ponendo le mani avanti sul come e sul quando si arriverà a vedere la completa realizzazione di ciò che oggi è in fase embrionale. A grandi linee e per sommi capi, sembrerebbe che la differenza tra la 2024 polposa e tesa tra eccessi di maturazione ed estrazione, faccia il pari con una 2023 elegante e delicata, di minor spinta e profondità.

Una 2024, ribadiamo da campione da botte, che ha visto il Morellino di Scansano dotarsi di maggior compostezza ed uniformità rispetto agli altalenanti esempi del Chianti, anche se il nerbo caratteriale del Sangiovese toscano giova maggiormente al secondi che al primo. Un sintomo di stili e visioni differenti e di un rapporto migliorato, finalmente, con la contemporaneità dei gusti del consumatore finale.

Da sinistra i redattori di 20Italie Adriano Guerri e Alberto Chiarenza

Una qualità media in ascesa per entrambi gli attori protagonisti della kermesse, se si pensa agli anni trascorsi, che manca ancora di positivi picchi al vertice, ma che vede barlumi di luce e speranza nel restare al passo coi tempi. Il panel d’assaggio rigorosamente alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dagli autori di 20Italie Adriano Guerri e Alberto Chiarenza. L’elenco è stato stilato in ordine alfabetico e non di preferenza: abbiamo solo tralasciato di valutare le versioni che non potevano fornire almeno 5 campioni, indispensabili per un minimo di confronto.

Migliori Chianti D.O.C.G. 2024

Cantina Gentili

Castello di Gabbiano

Fattoria I Sassoli

Salcheto

Tenuta San Vito

Migliori Chianti Colli Senesi 2024

Pietraserena

Tenuta Casabianca

Migliori Chianti Colli Fiorentini 2023

Le Querce

Malenchini

Valvirginio

Migliori Chianti Rufina 2023

Fattoria Lavacchio – Bio Winery

Villa Travignoli

Migliori Chianti Superiore 2023

Fattoria La Leccia

Melini

Piccini

Ruffino

Tenuta San Jacopo

Migliori Chianti Riserva 2022

Colognole

Fattoria Poggio Capponi

Tenuta di Morzano

Migliori Chianti Colli Fiorentini Riserva 2022

Castelvecchio in San Casciano Val di Pesa

Torre a Cona

Migliori Chianti Rufina Riserva 2022

Borgo Macereto

Marchesi Gondi

Migliori Morellino di Scansano 2024

Cantina Vignanioli

Fattoria Le Pupille

Poggio Argentiera

Provveditore

Migliori Morellino di Scansano Riserva 2022

Belguardo

Morisfarms

Val delle Rose

Chianti Classico Collection 2025 – i migliori assaggi delle tipologie Chianti Classico Riserva e Gran Selezione

Capire un vino è un compito non semplice, anche per il più esperto degustatore. Capire il Chianti Classico, in particolare, richiede concentrazione, analisi e comparazione con le proprie reminiscenze storiche. Un archivio che è forma stessa di cultura, di aneddoti avvincenti e qualche delusione inaspettata, soprattutto quando si assaggiano i vini alla cieca, senza conoscere il produttore di riferimento.

Ieri abbiamo scritto della versione Chianti Classico d’annata (https://www.20italie.com/anteprima-di-toscana-chianti-classico-collection-le-nostre-impressioni-sulla-tipologia-annata-2023-e-2022/) affrontando le tematiche dell’articolata 2023 rispetto a chi ha scelto di prendersi qualche tempo ai box ed uscire, invece, con le vendemmie 2022 e 2021. Potevamo segnalarvi qualche audace viticoltore che ha persino proposto, non senza sorprendenti sorprese, di giungere sul mercato con campioni oltre il lustro d’età; ma i numeri in lista erano troppo esigui per avere un quadro esaustivo della situazione. La libertà di scelta (e di stile) lasciata ai singoli protagonisti rimane uno dei tanti punti di forza dell’areale.

Iniziamo per gradi il resoconto della Riserva, versione che ha risentito nel tempo dell’impatto prorompente del nuovo arrivo Gran Selezione. Rispetto alle anteprime passate, però, sembra esserci un lieve riscatto con la 2022, ben distesa con prontezza di beva unita a stoffa ed eleganza. Poche chiacchiere, tanto gusto ed uno stacco rispetto alla 2021, dotata di magnificenze forse ineguagliabili ed altrettanti ripidi cali, come in un veloce saliscendi. Analizzando entrambi gli andamenti stagionali le differenze non sembrano rilevanti, eccezion fatta per alcune gelate tardive. Piogge primaverili, calura e poche precipitazioni estive con buoni escursioni termiche hanno garantito uve in piena salute.

La domanda perché non vi sia, dunque, una sorta di omologazione negli assaggi appartiene a quell’alone di mistero e bellezza di cui il mondo del vino, per fortuna, è ancora permeato. Sta di fatto che i tannini della 2021 sono in generale austeri, regalando al vino sussulti di giovinezza, ma anche maggior tensione.

Una nota a margine di tante considerazioni è stato il riconoscimento al redattore Ombretta Ferretto di 20Italie, già presente nei panel di degustazione alla cieca assieme al sottoscritto, al giornalista Paolo Valente ed agli autori Adriano Guerri ed Alberto Chiarenza, del premio quale Miglior Comunicatore al Master del Chianti Classico 2025 organizzato dal Consorzio Chianti Classico e dall’Associazione Italiana Sommelier.

Migliori Chianti Classico Riserva 2022 in ordine di preferenza

Castellare di Castellina – Castellare

Le Filigare – Maria Vitttora

Antinori – Villa Antinori

Banfi

Castello di Volpaia

Tregole

Capannelle

Castello di Vicchiomaggio – Agostino Petri

Migliori Chianti Classico Riserva 2021 in ordine di preferenza

Le Miccine

Podere Lecci e Brocchi – Il Chiorba

Castello di Ama – Montebuoni

Fattoria La Ripa

Tenute Selvolini

Castellinuzza e Piuca/Castellinuzza Paolo Coccia – Podere Castellinuzza

Arillo in Terrabianca

Il Contadino Cusano – Poggio Torselli

Montefioralle

Villa Rosa e Villa Cerna

Caparsa – Caparsino

Il divario analizzato in precedenza si amplifica nella Gran Selezione 2022 in confronto con la 2021 e la 2020. Nel primo caso le rassicuranti sensazioni fruttate tessono la tela di un quadro di generale morbidezza, sorretta da sfumature agrumate tipiche del Sangiovese ed in linea con i desideri sperati. Sapida e potente la seconda, meno profonda e vibrante la 2020, di sicuro la più fresca delle tre e con maturazioni antocianiche in chiaroscuro. La qualità media della tipologia è in continua crescita e sembra non arrestarsi neppure di fronte agli umori ballerini del mercato. Saremo curiosi di osservarla nella complicatissima 2023, durante la prossima edizione di Chianti Classico Collection.

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2022 in ordine di preferenza

Fèlsina – Rancia

Brancaia

Famiglia Zingarelli – Tenuta Fizzano – Il Crocino

Ricasoli – Castello di Brolio

Tenute di Arceno – Strada al Sasso

Antinori – Badia a Passignano

Castello di Vicchiomaggio – Agostino Petri

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2021 in ordine di preferenza

Riecine – Vigna Gittori

Istine – Vigna Istine

Nardi Viticoltori – Vigna del Pino

San Felice Toscana A.D. 714 – La Pieve

Luiano – Ottantuno

Fontodi – Vigna del Sorbo

Tenuta di Bibbiano – Vigna di Montornello

Migliori Chianti Classico Gran Selezione 2020 in ordine di preferenza

Le Miccine

Castello Monterinaldi

Le Cinciole – Aluigi

Cafaggio – Solatio

Vecchie Terre di Montefili – Vigna nel Bosco

Carpineta Fontalpino – Vigna Monteaperto

La Madonnina/Triacca – La Madonnina

Castello di Monsanto – Vigna Il Poggio

San Felice A.D. 714 – Poggio Rosso

Fattoria di Rignana – Villa di Rignana

Anteprime di Toscana: Chianti Classico Collection – le nostre impressioni sulla tipologia “annata” 2023 e 2022

Muhammad Ali suggeriva di pungere come un’ape e muoversi come una farfalla. La rappresentazione dell’annata 2023 proposta durante la Chianti Classico Collection alla Stazione Leopolda di Firenze, può essere la degna asserzione di una vendemmia complicatissima. In realtà trattasi più di piccole punture da spillo, che di pomfi veri e propri.

La qualità ottenuta contro grandini, tempeste primaverili, peronospora e siccità estiva è davvero encomiabile e merita grande considerazione da chi, come noi, deve fornire per mestiere un resoconto finale. La lunghezza espressiva di altri tempi ovviamente ne esce penalizzata, rivelando al contempo fragranze balsamiche delicate, di lontana memoria. Ci limitiamo ad un’analisi stringata senza particolari palpiti d’emozione, convinti che le differenze siano un valore aggiunto e l’omologazione appiattisca il lavoro di chi sa gestire con successo le difficoltà stagionali.

Altro discorso vale per la 2022, che rivela densità nel frutto e alcolicità a volte ingombrante. I picchi individuati tra i 100 campioni proposti sono la conferma di una vintage caratterizzata da polpa, arricchita di spezie forti e tannini ancora vibranti. Qualche ombra nella piacevolezza di beva che dovrebbe contraddistinguere la tipologia, schiacciata da maturazioni lievemente oltre le righe, che avvantaggiano comunque il posizionamento della stessa nei mercati oltre frontiera.

Il panel di assaggio dei vini alla cieca è stato formato dal sottoscritto e dai redattori di 20Italie Adriano Guerri, Alberto Chiarenza e Ombretta Ferretto. In calce all’articolo abbiamo inserito anche la 2021 a completamento delle valutazioni generali, in attesa della Riserva e della Gran Selezione di domani.

Migliori Chianti Classico Docg 2023 selezionati per ordine di gradimento

Riecine

Gagliole – Rubiolo

L’Erta di Radda – campione da botte

Poggerino

Castellinuzza e Piuca – campione da botte

Castello Vicchiomaggio – Guado Alto

Rocca delle Macìe

Casa Emma

Castello di Albola

Istine – campione di botte

Castello di Monsanto – campione da botte

Fèlsina

Principe Corsini – Villa le Corti

Ricasoli – Brolio – campione da botte

Viticcio

Migliori Chianti Classico 2022 in ordine alfabetico

Arillo in Terrabianca – Sacello

Badia a Coltibuono

Borgo Scopeto

Calcamura

Castagnoli

Castello La Leccia

Cinciano

Colle Bereto

Conte Guicciardini – Belvedere Campoli

Fattoria di Rignana

I Sodi

Isole e Olena

La Croce

Le Miccine

Ormanni

Podere Capaccia

Poggio al Sole

Pomona

San Fabiano Calcinaia

Tenuta di Bibbiano – Bibbiano

Tenuta Perano – Frescobaldi

Val delle Corti

Vallepicciola

Migliori Chianti Classico 2021 in ordine alfabetico

Borgo Casa al Vento

Caparsa

Castellinuzza – Claudia Cinuzzi – Cinuzzi

Fattoria Il Colombaio – Gaspero

Il Palagio di Panzano

Podere Ciona

Tenute Squarcialupi – Squarcialupi

Villa Trasqua