Don Carlo, l’amaro alle erbe che sfida la gastronomia

Se siete stanchi di cercare l’abbinamento perfetto, ecco arrivare serate originali in cui divertirsi con la fantasia in cucina. Novella Talamo, ufficio stampa dell’azienda Don Carlo, è riuscita nell’intento di proporre alla stampa un’idea innovativa con l’evento Taste Don Carlo “Very distinguished night”.

La cucina del Black Pearl a Campagna, ristorante – pub – braceria di Carmine Cacciottolo ha proposto una ricca serie di finger food, molti dei quali realizzati con Amaro Don Carlo. La fabbrica di liquori nasce ad Eboli nel 1994. dal lavoro e dall’impegno di Carlo Gargiulo e della moglie Angela Caliendo che da anni selezionano e propongono con competenza e passione prodotti di qualità nella attività storica di famiglia, l’Enoteca Gargiulo a Eboli.

La sfida dei coniugi non è stata affatto semplice, sia per la visione pionieristica nel selezionare personalmente erbe mediterranee, spezie e vari ingredienti che Madre Natura poteva offrire sul territorio, sia per gli investimenti economici che hanno dato, col tempo, occasione di lavoro a tante famiglie proponendo un prodotto unico e ricercato.

Poi, come accade in tutte le favole a lieto fine, la svolta è avvenuta per coincidenze fortuite, legate al lavoro incessante e alla voglia di emergere in un settore spesso inflazionato. Il merito ed il sacrificio alla fine pagano sempre, anche al Sud Italia dove la politica e le raccomandazioni hanno dettato regole e successi imprenditoriali. Spesso dalle rapide ascese e declini osservabili nei tanti stabilimenti e opifici chiusi, dagli (im)prenditori fuggiti con il bottino tra le mani, destinato invece a fornitori e lavoranti.

Carlo ed Angela sono sempre lì da dove hanno iniziato; non hanno potuto contare se non sulle proprie forze, con spirito di abnegazione e volontà di ricerca. Fermarsi, nel senso di accontentarsi o arrendersi davanti agli ostacoli, è un verbo che non hai mai trovato albergo nel loro animo.

Tanti i premi e i riconoscimenti ottenuti nel corso del tempo. Nel 2016 è stato tagliato il traguardo
dei 50 anni di attività dell’Enoteca Gargiulo con l’ingresso di Amaro Don Carlo nel Golosario, la
Guida di Paolo Massobrio. A gennaio 2020, in pieno periodo Covid, c’è stata la premiazione all’International Taste Awards con il Bronze Award. Per due anni consecutivi, 2022 e 2023, Amaro Don Carlo ha ottenuto la Grand Gold al Frankfurt International Trophy.

Sia nel 2023 che nel 2024 è stato assegnato ad Amaro Don Carlo The Wine Hunter Spirits Award
al Merano Wine Festival. Il 2024, poi, segna l’anno dei massimi riconoscimenti con il premio di Merano, appunto, e il Gold Award al Women’s International Trophy, al Concours International de Lyon e al Campania Food Awards. Nel 2025, nell’ambito degli Italy Food Awards, è stata assegnata a Gargiulo Coloniali la Menzione Speciale categoria Liquorifici per Amaro Don Carlo.

Nel corso del tempo le etichette hanno subìto una evoluzione pur conservando un sapore vintage. Grazie al contributo del grafico Mario Cavallaro e dell’illustratrice Valentina Grilli si è giunti all’etichetta attuale: la Macchina a Vapore a rappresentare il passato, le proprie origini. La bicicletta il presente di Carlo e Angela, prosecutori dell’attività di famiglia e la mongolfiera il futuro con i figli Antonio e Rosario.

Questa nuova etichetta è stata lanciata contemporaneamente all’introduzione di un cambiamento nella formula: un abbassamento del livello di zucchero per consentire un’ulteriore
valorizzazione delle potenzialità di profumo e gusto. Immaginare l’amaro come facile componente della mixology per cocktail e altre ricette non apporterebbe quindi nulla di nuovo ad uno scenario ormai consueto.

Perché, allora, non prendere spunto dai tanti ristoranti gourmet, che da tempo hanno introdotto nei piatti e negli abbinamenti un concetto fusion molto stimolante? Riduzioni d’amaro, perle liquide, gelatine e salse destrutturate e dealcolate, dove vengono conservate le fragranze officinali del liquore. A patto e condizioni di trovare la giusta quadra nei contrasti tra i vari caratteri in gioco.

Tratto dal menù degustazione della serata, abbiamo apprezzato il tentativo di rivisitare l’arancino allo zafferano con riduzione di Amaro Don Carlo e champignon tritati, così come il carpaccio di Black Angus su carciofi croccanti e burro alla nocciola e il Nighiri fritto con burrata e perle di Amaro Don Carlo.

In chiusura colomba al Don Carlo e cioccolatini ripieni di ganache al cioccolato, entrambi i dessert preparati dal pasticciere Angelo Grippa di Eboli, serviti con Amaro Don Carlo Chocolate. La nuova frontiera dell’assaggio è stata finalmente varcata. In Campania.

“Progetto TwoEu”, la valorizzazione dell’Aglianico del Vulture DOCG e dell’Olio DOP del Vulture

L’11 marzo, presso Palazzo Grazioli a Roma, sede della Stampa Estera, si è conclusa la conferenza stampa di presentazione del progetto TwoEu, il piano triennale di comunicazione promosso dai Consorzi di Tutela dell’Aglianico del Vulture e dell’Olio Extravergine di Oliva Vulture. Finanziato dall’Unione Europea, il progetto ha l’obiettivo di far conoscere e apprezzare l’unicità di queste eccellenze DOP sui mercati internazionali.

Questa iniziativa congiunta non celebra soltanto due pilastri della gastronomia lucana, ma rappresenta un omaggio alla ricchezza enogastronomica del Vulture e della Basilicata intera. L’Aglianico del Vulture, con i suoi 35 produttori distribuiti in oltre 15 comuni, è un vino di straordinaria longevità e complessità. Dall’altra parte, l’Olio Extravergine d’Oliva Vulture DOP, con la sua cultivar autoctona Ogliarola, porta con sé una storia millenaria, tramandata sin dal 65 a.C. quando il poeta latino Quinto Orazio Flacco ne decantava le qualità.

Il Vulture: una terra di storia e tradizione

Il Vulture, regione storica e vinicola della Basilicata situata ai piedi dell’omonimo vulcano spento, è un territorio plasmato dalla sua origine vulcanica. Qui, i terreni ricchi di minerali e un microclima unico creano condizioni ideali per la coltivazione della vite e dell’olivo.

Le origini del Vulture

Epoca preistorica: tracce di insediamenti risalgono al Neolitico.

Periodo greco e romano: i Greci introdussero la viticoltura, perfezionata poi dai Romani. Plinio il Vecchio e Orazio citavano il vino del Vulture tra i più pregiati dell’epoca.

Medioevo: castelli e monasteri favorirono la diffusione della viticoltura e dell’olivicoltura, con i monaci benedettini a custodire e tramandare le tecniche agricole.

Oggi, l’Aglianico del Vulture è riconosciuto tra i più grandi vini rossi d’Italia, spesso paragonato al Barolo per la sua struttura e capacità di invecchiamento. Accanto a questa eccellenza, l’Olio del Vulture DOP si distingue per il suo profilo sensoriale unico, che sta conquistando sempre più appassionati nel mondo.

La sfida della viabilità: un ostacolo da superare

Nonostante l’incredibile potenziale turistico ed enogastronomico, il Vulture soffre di una cronica carenza infrastrutturale. Le vie di comunicazione, in molti tratti, versano in uno stato di abbandono, limitando l’accessibilità al territorio e scoraggiando il turismo. Visitare queste terre straordinarie diventa un’impresa ardua, quasi come seguire una stella cometa, come fecero i Re Magi.

TwoEu: un progetto per promuovere e rilanciare il territorio

“Con il progetto TwoEu, intendiamo non solo valorizzare ma anche raccontare il nostro territorio e le sue eccellenze” ha dichiarato Antonietta Rucco, referente per il Consorzio Olio del Vulture DOP. “Vogliamo rafforzare la conoscenza e l’apprezzamento dei nostri prodotti nei mercati esteri.”

L’iniziativa punta a migliorare la competitività di questi prodotti DOP, con una strategia mirata a coinvolgere consumatori e professionisti in Italia e Germania. Nel corso della conferenza, Francesco Perillo, Presidente del Consorzio dell’Aglianico del Vulture, ha illustrato i pilastri del piano di comunicazione: campagne digitali, presenza nei principali eventi enogastronomici e attività di networking con la stampa internazionale.

“Il nostro obiettivo è che il progetto TwoEu non solo aumenti la visibilità dei nostri prodotti, ma rafforzi anche l’economia locale, creando nuove opportunità per la comunità” ha sottolineato Perillo. “Ogni bottiglia di Aglianico del Vulture e ogni goccia del nostro Olio EVO raccontano una storia di passione, dedizione e rispetto per la nostra terra. Con la strategia delineata oggi, vogliamo invitare il mondo a far parte di questa storia straordinaria.”

Un evento tra comunicazione e storytelling

L’evento, moderato da Stefano Carboni, esperto enogastronomico e docente all’Università di Roma Tor Vergata, ha visto anche la partecipazione di Gerardo Giuratrabocchetti, Vice Presidente del Consorzio Aglianico del Vulture, e di Giuseppe Calabrese, noto conduttore del programma Linea Verde su RaiUno. Un focus speciale è stato dedicato allo storytelling del Vulture, un territorio che, nonostante le sue difficoltà logistiche, continua ad affascinare e conquistare con la sua storia e i suoi prodotti d’eccellenza. Con il progetto TwoEu, il Vulture si prepara a conquistare nuove frontiere, portando le sue eccellenze enogastronomiche sulle tavole di tutto il mondo e rafforzando il legame tra tradizione, innovazione e identità territoriale

L’Enoturismo in Italia secondo i recenti dati analitici

Il 12 marzo è stata presentata a Palazzo Giustiniani, sede della Presidenza del Senato, in una cornice di ineguagliabile bellezza, la prima indagine a cura del CESEO (Centro Studi Enoturistico e Oleoturistico dell’Università LUMSA) che ha potuto fregiarsi dei dati provenienti dalle 237 cantine socie del Movimento Turismo del Vino.

Un evento di cui abbiamo già parlato nel precedente articolo Turismo del vino: crescita, sfide e nuove opportunità per le cantine italiane, destinato a segnare una svolta nel panorama enoturistico italiano. La scarsità di dati, infatti, ha rappresentato in passato un ostacolo nel sostegno e nello studio del fenomeno. La recente analisi ha, dunque, messo in luce i dati reali di un settore in fervente crescita e le sfide poste per il futuro.

L’atmosfera intrisa di entusiasmo e aspettative è stata amplificata dalla partecipazione di figure di spicco del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale, creando un contesto fertile per il dialogo e la collaborazione. Al tavolo tante personalità, tra di loro Anna Isabella Squarzina, presidente Corso Laurea Mediazione Linguistica e Culturale Università LUMSA, Dario Stefàno, presidente del CESEO e Donatella Cinelli Colombini (direttore CESEO), Violante Gardini Cinelli Colombini (presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino), Antonello Maruotti (professore ordinario di Statistica Università LUMSA) e Francesco Bonini (rettore dell’Università LUMSA).

I dati a doppia cifra hanno evidenziato l’imponente crescita del settore, che mostra uno sviluppo significativo considerando l’elevata numerosità delle cantine e dei territori su cui il Bel Paese può contare. Citando Donatella Cinelli Colombini “Le cantine italiane hanno il più grande potenziale enoturistico del mondo, ci sono cantine nei trulli, nei castelli e nelle valli, con vista sui templi greci e in ville Palladiane, per non dimenticare i luoghi storici come Florio in Sicilia o il Castello di Broglio che fu del Ministro Ricasoli, un patrimonio molto diversificato”.

L’audit può tracciare vere linee guida capaci di fornire una bussola verso una crescita sostenibile e possibilmente omogenea dei territori, dei loro attori e, al contempo, utile ad approntare programmi formativi capaci di plasmare figure e competenze necessarie per il comparto.

C’è stata una approfondita presentazione statistica dei numeri, raccolti ed elaborati, chiara e tecnicamente perfetta, che ha offerto un contributo prezioso. Fondamentale ora l’intreccio con le storie, le tendenze, la realtà del mercato e le esperienze; solo così da frammento singolo possono diventare visione comune, divenendo una guida.

Un valore aggiunto potrebbe essere una interpretazione in chiave di Marketing al fine di sviluppare strategie efficaci massimizzando il ruolo chiave nell’economia italiana. È emerso come la vendita del vino rappresenti ancora la fonte principale di fatturato delle aziende vinicole, costituendo la base economica su cui possono poggiare ulteriori asset strategici.

Gli investimenti devono quindi essere centrati sul miglioramento dell’accoglienza, dei servizi in cantina, leve fondamentali per incrementare il valore percepito del brand, generare engagement e fidelizzare i visitatori anche tramite Marketing esperienziale. Parallelamente emerge l’opportunità di sviluppare progettualità integrate con il tessuto locale (di certo più complesse), che richiedono maggior tempo ed energia, ma che possono dare vita a sinergie virtuose con settori affini come agricoltura, artigianato, cultura a arte, sport e wellness, in un’ottica di valorizzazione territoriale e ampliamento dell’ecosistema di business.

Attualmente i dati evidenziano che l’attenzione si concentra su visite e degustazioni, mentre si registra una crescita delle esperienze immersive e degli eventi esclusivi oltre ad una offerta gastronomica. Un’ evoluzione chiave sarà l’implementazione di strategie di personalizzazione di questi servizi, affinché l’esperienza enoturistica non sia un format rigido e standardizzato bensì un servizio tailor-made, capace di intercettare e soddisfare le specifiche esigenze e aspettative di target differenti di pubblico.

Sebbene i livelli essenziali di qualità – come parcheggi adeguati, sale attrezzate, servizi igienici e strutture inclusive – siano ormai consolidati, da soli non sono più sufficienti. L’esperienza enoturistica ha mostrato di richiede un valore aggiunto. Nel concreto: chi conduce la degustazione dovrebbe essere in grado di adattare il proprio linguaggio a diversi tipi di visitatori, modulando il livello di approfondimento necessario, utilizzando più lingue, per offrire esperienze scalabili e realmente coinvolgenti.

Eccellenti le iniziative presentate: di creare spazi dedicati ai bambini, fattorie didattiche, installazioni museali e attività sportive integrate nel paesaggio vitivinicolo. Tuttavia, resta un limite significativo: solo la metà delle cantine è aperta nel fine settimana e la domenica. Un vero peccato, perché è nel weekend che avviene la metamorfosi del consumatore, le persone da lavoratori diventano turisti, e quando cercano sulla mappa una cantina da visitare e trova quasi tutto chiuso, si perde una importante opportunità di accoglienza e di business.

Durante la presentazione sono stati sottolineati i crescenti costi di una buona gestione dell’enoturismo, meno spazio e risalto hanno avuto invece le difficoltà e lo spreco di energie che molti produttori lamentano per i tanti adempimenti burocratici, avanzare una proposta per diminuirli potrebbe essere un’ottima mossa oltre ad invocare fondi e sussidi per un sostegno concreto.

Anche la scarsa confidenza con gli strumenti informatici, a volte anche i più basilari, è un tallone d’Achille che mina la competitività e il raggiungimento di obiettivi importanti. Il sito web, uno strumento indispensabile, non è impiegato al meglio in termini di visibilità e fidelizzazione (il 42% delle cantine registra meno di 1.000 visite al mese), viene inoltre sottolineata la scarsità di attività proattive come le mailing list e ancor di più i Wine Club.

Nel mondo del vino il valore dell’esperienza e della narrazione è fondamentale e nonostante i social media rappresentino un canale potente il loro utilizzo rimane spesso superficiale o inefficace. I dati evidenziano una buona copertura e presenza online da parte delle cantine, tuttavia, faticano a trasformare i social in strumenti di marketing strategico.

Forse uno dei motivi è che per il 77% le aziende sono a conduzione familiare e si affidano questi mezzi a persone che spesso non hanno una preparazione specifica in comunicazione e marketing, e così amici, parenti e appassionati prendono le redini della comunicazione digitale. La conseguenza è evidente: le interazioni rimangono sterili, i follower non si trasformano in visite e soprattutto i contatti non si concretizzano in vendite.

Ora si apre una nuova sfida che è bene saper gestire: quella dell’Intelligenza Artificiale, che oltre ad agevolare e potenziare comunicazione e promozione, dove già trova applicazione, rappresenta un potente alleato in ogni fase. Dall’analisi dei dati alla customizzazione delle proposte fino al miglioramento dell’esperienza di ogni cliente, l’AI può fare davvero la differenza.

Il punto di partenza resta però imprescindibile, per sfruttare appieno il potenziale è necessario dotarsi di un CRM (Customer Relationship Management) un sistema che permette di gestire in modo strutturato tutte le interazioni con i clienti già acquisiti e potenziali, costruendo un Database.

L’adozione della tecnologia è ancora limitata, spesso per la percezione di costi elevati, ma anche per la natura fortemente tradizionale di molte cantine. Superare queste barriere non è solo una leva di crescita per la singola cantina ma un passo fondamentale per l’intero settore. 

La strada tracciata da questa indagine apre nuovi orizzonti, l’enoturismo italiano ha davanti a sé occasioni straordinarie perché le cantine non sono solo luoghi di produzione ma custodi di cultura, territori da vivere e porte aperte su storie da raccontare. I numeri sono utili e importanti, ma il futuro è scritto nella capacità di interpretarli e trasformarli in esperienze uniche ed appaganti, un modello di eccellenza da imitare.

Vinifera a Trento: 100 vignaioli provenienti da tutto l’arco alpino incontrano i produttori delle isole minori del Mediterraneo

Moltissime le novità per la prossima edizione della kermesse in programma sabato 22 e domenica 23 marzo a TrentoExpo: laboratori, incontri, ospiti e ampio spazio al food

Dopo due anni di preparazione, ritorna in formato extralarge e con tantissime novità Vinifera la manifestazione dedicata alle produzioni e ai produttori artigianali alpini.

Sabato 22 e domenica 23 marzo a TrentoExpo, i protagonisti dell’evento saranno come sempre gli oltre cento vignaioli provenienti da tutte le regioni alpine e transalpine (Francia, Svizzera, Austria e Slovenia) i quali, nella prossima edizione, troveranno al loro fianco anche una selezione di produttori delle isole minori del Mediterraneo, presenti con i loro vini ai banchi  dopo aver attraversato i mari di Pantelleria, Capraia, Ischia, Isola del Giglio, Ustica, Isola d’Elba, Salina,  e tanti altri.

Proseguendo nella prospettiva già intrapresa nelle precedenti edizioni, il Mercato Artigiano Alpino proporrà anche un desk interamente dedicato ai sidri grazie alla collaborazione con APAS – Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro – e una selezione di birrifici agricoli, in entrambi i casi con produttori provenienti dai territori alpini e transalpini.

Organizzare una manifestazione con la presenza di tutti i produttori in prima persona e valorizzare la formula del mercato – afferma Manuela Barrasso presidente dell’Associazione Centrifuga che organizza l’evento – significa favorire l’incontro e il confronto diretto tra chi produce e chi consuma, il quale ha il diritto di sapere e il dovere di informarsi da chi, dove e come sono stati prodotti gli alimenti che sta acquistando“.

Sarà totalmente rinnovato anche lo spazio dedicato al food, all’interno del quale – grazie alla collaborazione con Slow Food Trentino – sarà possibile assaggiare le diverse sfumature che offrono i mieli alpini e farsi incuriosire con la sezione dedicata ai grani antichi e allo scambio semi, realizzata in sinergia con Coltivare Condividendo e con Rete Semi Rurali: “Il vino è un prodotto della terra, prima che un bene di consumo“, prosegue Manuela. “In questa edizione abbiamo quindi scelto di mettere in risalto questo legame primario, dando spazio e visibilità anche agli altri coltivatori della terra, e a chi, nonostante tutto, continua a prendersene cura in maniera rispettosa“.

Molto atteso anche il programma delle masterclass che si terranno quasi interamente nella sala dedicata interna a TrentoExpo: si comincia sabato alle 11.30 con Alti due ettari– una degustazione dedicata alle storie e alla produzione di cinque piccoli/grandi produttori alpini con Jacopo Cossater. Si prosegue sabato alle ore 14.30 con Montagna vista mare, masterclass che metterà a confronto 5 produttori del ponente ligure con Matteo Circella. Domenica mattina alle ore 10.30 presso TrentoExpo si terrà la masterclass Vini Piwi: esperienze di viticoltura resistente seguita da un banco d’assaggio, mentre alle ore 11.00 presso il MUSE sarà il turno della masterclass REIS-ISTENZE Alpine sul tema del ripopolamento delle terre alte con Martina Francesconi, Enrico Ponza e Juri Chiotti. Domenica pomeriggio alle 14.30 infine Matteo Gallello accompagnerà i partecipanti in un viaggio tra sette isole del Mediterraneo, esplorando i mari, le comunità, i paesaggi e ovviamente i vini dei produttori ospiti 2025: Piccole isole / Sostanza mediterranea /. Tutti gli incontri saranno al costo agevolato di 10€, su prenotazione e fino a esaurimento posti.

Nell’area esterna di TrentoExpo, completamente rivista, oltre alla possibilità di assaggiare le specialità culinarie preparate dagli artigiani del gusto sarà inoltre possibile partecipare ai laboratori didattici promossi dai produttori stessi. Non mancheranno infine incontri, musica, artigianato, un’esposizione fotografica a cura dell’Associazione Fotosintesi Avellana e lo splendido salottino di Baba Associazione Culturale.

Per avere ulteriori informazioni e l’elenco completo dei produttori partecipanti: Mostra Mercato 2025 – Vinifera

INFO IN BREVE

Vinifera a Trento

Quando: sabato 22 e domenica 23 marzo 2025

Dove: TrentoExpo, in via Briamasco, 2

Orari di apertura al pubblico: dalle 11.00 alle 19.00. Ultimo ingresso entro le 17.00

Prezzo al calice: 25 euro 

Info: www.viniferaforum.it

Link prevendite: https://www.eventbrite.com/cc/vinifera-2025-3945273

Link accrediti stampa e operatori del settore (gratuito):

Stampa: https://bit.ly/3C22B8U 

Operatori: https://bit.ly/3PH54sw 

A Pistoia il Ristorante Enoteca Baldo Vino nella splendida cornice di Palazzo Cancellieri

Ristorante Enoteca Baldo Vino, nel centro storico di Pistoia, dallo scorso maggio è all’interno del suggestivo Palazzo Cancellieri, risalente al seicento e appartenuto ad una nobile famiglia toscana.

Molto raffinato ed elegante con tavoli in quattro sale magnificamente affrescate anche con splendidi lampadari. Varcando la soglia si percepiscono dettagli curati alla perfezione, sia nel Bibendum, bistrot e cocktail bar, accogliente e meno formale, sia nell’ala adibita a ristorazione.

In estate, ampi spazi esterni nel giardino dello storico palazzo accanto a piante secolari e alla cucina a vista. A breve, al piano superiore, saranno a disposizione alcune sale private per banchetti con un massimo di cento coperti.

Baldo Vino è stato fondato nel 1998 da Francesco Balloni originariamente in piazza San Lorenzo, diventando subito un punto di riferimento per gli amanti del buon vino e della buona cucina. Qui a Palazzo Cancellieri dispone di una cantina che vanta oltre 3000 etichette e circa 18.000 bottiglie. La giornalista Roberta Perna ci ha raccontato la passione che Francesco ha avuto nella ricerca dei dettagli: dall’arredamento in stile inglese fine ’800 alla mise en place con piatti Wedgwood e cristalli Baccarat.

La cucina è stata affidata al dinamico chef Andrea Ciottoli, diplomato all’ Istituto Professionale di Stato “F. Martini” per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Montecatini Terme. Gli ingredienti e i prodotti utilizzati in cucina  vengono accuratamente scelti secondo la stagione e sono di elevata qualità; i piatti rispettano la tradizione toscana, alcuni dei quali rielaborati per garantire un’esperienza gastronomica originale e appassionante.

Si possono assaporare preparazioni culinarie sia di mare che di terra. Il servizio in sala è professionale ad accogliente, capace di far sentire l’ospite a proprio agio. Si può scegliere alla carta o tra i vari menù degustazione e optare per il giusto numero di portate. In abbinamento anche vini al calice consigliati da un esperto sommelier.

Ecco i piatti degustati

Amuse-bouche: Gnocco fritto, farcito con baccalà.
1°Antipasto: Ostriche fine de Claire Francia.
2°Antipasto: Gambero al sale, salsa bouillabaisse, broccoli.
Primo piatto: Linguine , salsa ravigote, canocchie, cime di rapa.
Secondo Piatto: Branzino selvaggio, maruzzelle, cavolo romanesco.
Dessert: Biancomangiare alla robiola, pere acidule, pinoli.

Baldo Vino
Enoteca ristorante
Via curtatone e montanara 51 – Pistoia
0573 21591
Sito di riferimento: https://www.enotecabaldovino.it

Turismo del vino: crescita, sfide e nuove opportunità per le cantine italiane

Presentata al Senato la prima indagine sul settore enoturistico a cura del CESEO e dell’Università LUMSA

Il turismo del vino in Italia continua la sua crescita, confermandosi un settore chiave per l’economia nazionale. Lo testimonia la prima indagine “Turismo del Vino: tra nuove sfide e opportunità”, realizzata dal CESEO – Centro Studi Enoturistico e Oleoturistico dell’Università LUMSA, in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino (MTV). La ricerca, presentata a Palazzo Giustiniani, sede della Presidenza del Senato, ha fornito un quadro dettagliato sull’andamento del comparto, evidenziando trend, criticità e prospettive future.

Moderato da Massimiliano Ossini, l’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco del settore, tra cui Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente nazionale del MTV, Donatella Cinelli Colombini, direttore del CESEO, e Dario Stefàno, presidente dello stesso Centro Studi.

Un settore in crescita: i numeri dell’enoturismo

L’indagine ha analizzato un campione di 237 cantine aderenti al Movimento Turismo del Vino, offrendo una fotografia aggiornata del settore. I dati confermano una crescita significativa:

• Il 53% delle cantine ha registrato un aumento del fatturato, con un incremento del 24% per le attività legate all’ospitalità.

• Il 64% delle aziende è costituito da micro-imprese, seguite da piccole imprese (31%), con solo il 9% che supera i 2 milioni di euro di fatturato annuo.

• 2 produttori su 3 accolgono personalmente i visitatori in cantina, rendendo l’esperienza più autentica e coinvolgente.

• 9 cantine su 10 offrono prodotti tipici locali durante le degustazioni, valorizzando il legame tra vino e territorio.

Questi numeri dimostrano come l’enoturismo italiano stia diventando sempre più una leva strategica per la promozione del patrimonio enogastronomico nazionale, contribuendo alla valorizzazione dei territori.

Opportunità e criticità: l’ospitalità al centro

L’ospitalità si conferma un elemento chiave dell’esperienza enoturistica. Le cantine italiane stanno investendo per rendere l’accoglienza sempre più inclusiva e diversificata. L’85% delle aziende è visitabile tutto l’anno, mentre il 68% accoglie turisti anche senza prenotazione, segno di una crescente apertura al pubblico.

Le attività offerte sono sempre più variegate:

• 33% delle cantine organizza pic-nic tra i filari,

• 30% propone passeggiate tra i vigneti,

• 25% organizza cene con il produttore,

• 20% offre corsi di cucina,

• 38% prevede esperienze dedicate alle famiglie, con aree gioco e fattorie didattiche.

Tuttavia, il settore deve affrontare alcune sfide importanti. L’81% delle aziende segnala un aumento dei costi di gestione, con un impatto significativo sui margini di guadagno. Inoltre, solo il 38% delle cantine dispone di personale specializzato nell’hospitality, mentre nella maggior parte dei casi l’accoglienza è gestita direttamente dal titolare o da personale non specificamente formato.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale: una strada ancora da percorrere

Un aspetto cruciale dell’indagine riguarda l’uso della tecnologia nel settore enoturistico. Se da un lato la presenza sui social media è molto forte (Facebook al 97%, Instagram al 96%), dall’altro emerge una scarsa digitalizzazione della customer experience:

• Il 42% delle cantine registra meno di 1.000 visite mensili al proprio sito web,

• Il 33% invia comunicazioni via email solo tre volte l’anno,

• Solo il 21% utilizza un CRM per la gestione dei clienti,

• L’intelligenza artificiale è impiegata solo dal 20% delle aziende, soprattutto nel marketing e nella gestione delle prenotazioni.

L’adozione di strumenti digitali avanzati, come CRM, wine club e sistemi di prenotazione automatizzati, potrebbe rappresentare un fattore chiave per la crescita del settore, migliorando la fidelizzazione dei clienti e l’efficienza operativa.

Sostenibilità e nuove tendenze: il futuro dell’enoturismo

La ricerca ha evidenziato un crescente impegno per la sostenibilità, con il 43% delle aziende certificate BIO e il 38% che adotta pratiche di agricoltura sostenibile. Inoltre, il 26% delle cantine ha installato colonnine di ricarica per auto elettriche, segno di un’attenzione crescente verso un turismo più responsabile.

L’enoturismo si sta anche aprendo a nuovi target: non solo wine lovers, ma anche famiglie, sportivi e amanti della natura. L’offerta si sta diversificando per attrarre un pubblico sempre più ampio, con proposte che vanno oltre la semplice degustazione di vino.

Un settore in evoluzione tra tradizione e innovazione

L’enoturismo italiano è in piena evoluzione. Se da un lato si registra una crescita della qualità dell’offerta e dell’interesse dei visitatori, dall’altro emergono sfide legate ai costi di gestione, alla formazione del personale e alla digitalizzazione.

Il Movimento Turismo del Vino e il CESEO stanno lavorando per fornire alle cantine strumenti e competenze per affrontare queste sfide, tracciando le linee guida per un turismo del vino più sostenibile, digitale e orientato all’esperienza. L’Italia ha tutte le carte in regola per consolidare la propria leadership globale nel settore enoturistico. La chiave sarà trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione, valorizzando il territorio e rispondendo alle esigenze di un turismo sempre più esigente e diversificato.

Bacoli: Aguglia raddoppia tra Osteria di Mare ed Enoteca Brilla

Alessandro Costigliola ha un coraggio da leone per aver creduto fortemente in un territorio ricco di bellezza e altrettante asperità paesaggistiche. Siamo a Bacoli, sulla Marina Grande in un piccolo golfo marino dai colori tenui e patinati di un dipinto di Rembrandt.

Immersi nella quiete invernale, prima della calca festaiola d’estate, sembra di essere cullati dal silenzio intervallato dall’eterno sciabordio delle onde del mare e da quel vento di salsedine che predispone all’idea della tavola, accompagnati da una valida proposta di cucina di mare.

Alessandro con la sua Aguglia – Osteria di Mare è uno dei tanti autodidatta che ha deciso di cambiare la propria vita inseguendo il sogno di una gastronomia di qualità. Non poteva scendere a compromessi per evitare di veder sacrificato ogni impegno, diventando l’ennesimo improvvisato sulla scena dei ristoranti campani.

E di pari passo la carta dei vini doveva essere intrigante, originale e selezionata nell’etichette, differenti dai listoni dei rivenditori. Meno comfort zone e maggior accettazione del rischio d’impresa, offrendo ricette e rivisitazioni di piatti tipici, senza temere il giudizio di chi considera un sacrilegio toccare il “grande classico”.

Considerare il cibo come l’opera d’arte, nato dalle mani talentuose e dalla fantasia del proprio autore, significa rispetto anzitutto per le materie prime, per le contaminazioni e gli influssi positivi presi come spunto da altre mentalità fuori regione. “Dal km zero al km buono” afferma Costigliola fin dai tempi del Tuna, la precedente esperienza vissuta nel porticciolo bacolese.

Vale così per il saporito crostino e pesto di cozze, cromaticamente suadente, dal sapore concentrato di mitili in sauté. Contemporanea la tartare di orata con frutto della passione e ananas, accompagnata da una appagante tartare di tonno, crostini aromatizzati, aria di pomodoro e pesto di basilico e dal sashimi di pesce con erba cipollina, pomodorini e olive, costituenti il pilastro del “Non Menù”, 7/8 assaggi a tema libero in cui variare gli ingredienti volta per volta sulla base del pescato di stagione.

Dal crudo al caldo con gli antipasti composti da bracioletta di mare, salsiccia di tonno e friarielli con riduzione di aglianico, seppia con vellutata di piselli e guanciale croccante. Quei ricordi ricercati della trattoria di una volta, nella serenità di un prodotto fresco, abbattuto come da legge e cotto alla perfezione, seguendo tecniche moderne che ne amplificano aromi e gusto.

Prima del dolce il nuovo ingresso dedicato al mese del Carnevale: la lasagna di mare (strati di pasta fresca liscia, besciamella, mozzarella, parmigiano reggiano,leccia, ricciola e cefalo, su crema di basilico e fumetto di pesce). Gradevole l’insieme, magari pensando in futuro ad alzare l’asticella con un ragù ristretto di mare in futuro o altre sorprese ad effetto.

Cinque elementi di brigata in cucina, con a capo Francesco Fevola, possono essere il giusto brainstorming, dal pane e lievitati fino al dessert di chiusura. Come il TiramiSud, ad esempio, con ricotta di bufala e caffè. Scomposizione efficace della storica ricetta conosciuta in tutto il mondo.



I saluti di commiato avvengono tra gli spazi dell’Enoteca Brilla, che funge anche da cantina di Aguglia, con alcune chicche italiane ed estere tra le oltre 700 presenze degne della visita in un luogo incantevole e pieno di energia. Si nota dal bradisismo con cui gli abitanti convivono da sempre, si ravvisa nelle pietanze e nei calici di Alessandro Costigliola e del suo staff.

Damijan Podversic e la poesia dei vini friulani del Collio

L’appuntamento di Banca del Vino presso l’Enopanetteria di Stefano Pagliuca è stata dedicata a Damijan Podversic, in una serata in cui il vino, per una volta, faceva da attore comprimario ad un uomo che ha dato voce al proprio lavoro e al proprio sogno.

Il Friuli-Venezia Giulia, si sa, è terra di passaggio di culture e Damijan incarna perfettamente l’essenza di questo territorio, a cominciare dal momento in cui Gorizia fu annessa al Regno d’Italia nel 1919. Orgogliosamente contadino, ripercorre le difficoltà che la sua terra incontrò, dallo spopolamento delle campagne in favore delle fabbriche di città. Fu suo padre, proprietario di un’osteria, ad acquistare nel 1973 i primi due ettari di terreno per produrre il vinello da servire ai suoi avventori.

Ma è a Mario Schiopetto, Nicola Monferrari e Josko Gravner – assurto a padre spirituale- che deve la sua educazione enologica.  Tornato dal servizio di leva obbligatoria, Damijan inizia a dare vita al proprio sogno. La moglie Elena diviene subito il suo co-pilota in quello che egli stesso ha definito un viaggio verso la Luna. Nella fase di ritorno dal viaggio, ha affidato il timone alla figlia Tamara, sancendo di fatto, per il 2026, la sua ultima vendemmia col berretto da capitano.

Vitigni basali e aromatici e maturazione fenolica, sono i principi alla base della sua idea di viticoltura, in un territorio, quello del Collio, con altitudini comprese tra gli 80 e i 280 metri s.l.m., caratterizzato da argille e silici compresse. Un suolo ricco di scheletro e capace di trattenere l’acqua nei periodi estivi: la cosiddetta Ponca goriziana. I vitigni si chiamano Friulano, Malvasia, Ribolla Gialla, ben predisposti alla Muffa Nobile che determina la differenza tra un’annata calda e una fredda, tra un concerto rock o piuttosto la Nona Sinfonia di Beethoven.

Lo Chardonnay lo allontana dal padre per poi ricongiungerlo nella saggezza del lavoro in vigna e in cantina. Il vino deve racchiudere in sé tre caratteristiche: salinità, croccantezza, tensione; tre parimenti le fasi da rispettare: quella gestazionale, di circa tre mesi, durante i quali si svolge la fermentazione con macerazione sulle bucce ad una temperatura compresa tra 26° e 32° e la successiva malolattica. Segue poi la fase di svezzamento, durante la quale il vino trascorre non meno di tre anni in botti di rovere da 20 o 30 ettolitri ed, infine, la fase di maturità, ossia l’affinamento in bottiglia non inferiore a un anno.

Il vino può essere apprezzato sotto due aspetti, quello determinato dall’impatto olfattivo tipico dei vitigni aromatici, e quello della profondità gustativa, tipica dei vitigni basali. Un concetto che Damijan lega con una metafora alla bellezza esteriore e interiore di una persona. Il Collio Bianco Kaplija nasce quale unione dei due aspetti: l’aromaticità della Malvasia Istriana e del Friulano e la profondità dello Chardonnay. Proprio come predicato dal padre.

Diverso ragionamento spetta alla Ribolla Gialla, definito dal produttore come un vitigno autoctono privo di grande intensità aromatica. Si capisce subito che è il suo figlio prediletto, quello dei dolori e delle grandi soddisfazioni, tanto che, al di là di un convenzionale ordine di servizio, lo inserisce alla fine, dopo la verticale di quattro annate di Kaplija.

Iniziamo proprio dalle quattro annate di Collio Bianco Kaplija: 2020, 2019, 2018 e 2016

Il tratto comune risiede nel sorso caldo e avvolgente, equilibrato, masticabile e succoso, che richiama continuamente ad un successivo assaggio. Tutte e quattro le annate sono state classificate come calde, ma la 2020 e la 2018 hanno in comune una piccola percentuale di uve muffate. Kaplja 2020 ha naso ricco, ancora giovane, in cui si evidenziano sentori fruttati freschi ed erbe di montagna che si traducono in un sorso generoso e opulento. La 2019 evidenzia invece note resinose e di radice di liquirizia, più secco e dalla chiusura amaricante accentuata. Complesso ed evoluto il naso della 2018 dove spiccano confettura di pompelmo, caramella d’orzo e nocciolina americana in perfetta coerenza con l’assaggio denso che ricalca continuamente i sentori agrumati. Nella 2016 a prevalere sono il naso di arancia bionda, caramella gelée all’albicocca e un bouquet floreale ancora vivido, meno slanciato rispetto ai precedenti, ma dotato di maggiore equilibrio.

Tutt’altro che  priva di intensità aromatica la Ribolla Gialla 2020 si presenta su frutta gialla matura, miele d’acacia e caramella d’orzo; al palato comprendiamo appieno il senso del termine profondità che Damijan ha attribuito a questo vitigno. La stessa carezza dell’onda sul bagnasciuga, che ritorna ogni volta con rinnovata potenza ed energia.

Az. Agr. Podversic Damijan 

Via degli Eroi 33

34170 Gorizia (GO)

Indagine su come è cambiato il valore dei vigneti nel mondo nel 2024

Tra diversi indicatori disponibili sul mercato immobiliare, guardiamo alla puntualità del Knight Frank Luxury Investment Index, che rilascia in questi giorni una serie di dati destinati allo studio delle aziende vitivinicole.

L’indice attesta, per il 2024, una diminuzione del valore medio dei terreni dedicati alla coltivazione della Vitis Vinifera: abbiamo un -3,3% nel 2024 rispetto al 2023.

Una variabile dipendente di tale deprezzamento, ancorché minimo, può individuarsi nella decrescita del valore delle vendite nel mondo ( -9,1% nel 2024), con i distillati che seguono a ruota al -9,9%.

Ecco i valori medi di alcuni tra i maggiori areali, in relazione alle loro variazioni di prezzo per ettaro

1. Barolo: 2,08 MLN$/ha, +5%

2. Margaux, Bordeaux: 1,25 MLN$/ha, -4%

3. Ruthefort, Napa Valley: 1,2 MLN$/ha, 0%

4. Côte de Nuits, Borgogna: 1,09 MLN$/ha, 0%

5. Champagne: 1,04 MLN$/ha, +2%

6. Brunello di Montalcino: 0,91 MLN$/ha, +3,3%

7. Bolgheri: 0,81 MLN$/ha, +3%

8. Chianti Classico: 0,18 MLN$/ha, +2,2%

9. Essex, UK: 0,12 MLN$/ha, +20%

10. Marlborough, NZ: 0,11 MLN$/ha, -33%

Altre zone ad alta reputazione vedono decrementi, come Barossa Valley, in Australia, a -10%, intorno a 60.000 dollari ad ettaro, o la Côte de Provence a 100.000 dollari ad ettaro; mentre crescono del +5% i valori dei vigneti della Loira, a 90.000 dollari, e i vigneti dell’Oregon mediamente si attestano a 58.000 dollari.

Perdono, invece, il -10% i terreni della Côtes du Rhone, scesi a 30.000 dollari. Stabili sui 110.000 dollari i vigneti del Kent e del Sussex, nel Regno Unito. 

La prima considerazione da fare è che la curva della crescita del valore dei terreni dedicati a vigna, ha visto aumenti probabilmente sproporzionati lungo l’intero arco temporale dal 2010 al periodo della pandemia.

Proprio il fallout dei mercati in piena pandemia, seguito dal blocco dei porti della Cina e dalla scarsità di container prima e alla relativa chiusura de mercato cinese poi, hanno impattato sul costo dei terreni il cui valore, in particolare quelli francesi e australiani.

Guardando anche al continente americano, si attestano notevoli perdite di valore delle vigne californiane in conseguenza degli ormai ciclici incendi selvaggi, che falcidiano le viti non con le fiamme, fumo e ceneri disperse. Mentre si associa una relativa svalutazione dei terreni, appena mitigata dalla crescita costante dei valori delle vigne, in Sud America, specie in Cile e Argentina.

Un outlook possibile è tuttavia non collegato alla ripresa di un mercato del vino già afflitto da minori, seppur sensibili, tendenze “Low & No Alcohol”: nonostante l’ombra dei giganti mondiali delle bevande si stenda ormai anche sul mondo della vite e del vino, si registra da anni un costante incremento del valore medio delle bottiglie dei vini d’eccellenza. Il canale Ho.Re.Ca. influenza, insomma, più del canale G.D.O. (o “Retail”) il valore dei terreni vitati e l’indice KFLI delinea questa strada.

Per i produttori italiani di vino, insomma, la via del perfezionamento sarà intuibilmente foriera di un apprezzamento anche del loro valore capitale.

Aversa: Pasticceria Biagio Martinelli, bontà dolci e salate

Giovane e talentuoso pasticciere di Aversa, Biagio Martinelli si è fatto conoscere per le nuove proposte dell’indiscussa regina di Aversa, la Polacca Classica, rivisitata nelle versioni Rustica e con Mela Annurca.

Vari i riconoscimenti assegnati negli ultimi anni da riviste specializzate. Nel 2021 è stato definito miglior pasticciere dalla Guida “Mangia & Bevi” de “Il Mattino” di Napoli; nel 2022 ha fatto il suo ingresso nella sezione Giovani Lievitisti dell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano. Per la quattordicesima edizione della Guida “Pasticcieri & Pasticcerie” del Gambero Rosso gli sono stati attribuiti punteggi elevati a due sue torte e la sede storica di Via Paolo Riverso è menzionata nella guida “Bar & Pasticcerie”.

Figlio d’arte, lo scorso 19 febbraio, in occasione di una cena organizzata nei locali del suo nuovo laboratorio di pasticceria, aperto nel giugno 2024 in via Enrico Fermi 25 ad Aversa, ho avuto il piacere di conoscerlo e constatare che nei suoi occhi c’è ancora quell’entusiasmo iniziale e quella passione nata fin da piccolo, quando si aggirava tra i locali della pasticceria del padre e dello zio, storici pasticcieri di Aversa.

Biagio tiene a precisare che non intende assolutamente rinunciare alle proprie radici: la sua è una proposta innovativa, pur sempre legata alle tradizioni. Nei nuovi locali, con cinquanta coperti disponibili all’interno e circa trenta all’esterno, si è preferito concentrare tutta la produzione.

Un ambiente sobrio ed essenziale, dove recarsi per un aperitivo o per gustare una proposta varia tra primi e secondi scelti giorno per giorno per una pausa lavorativa di gusto. La proposta di pasticceria salata è stata oggetto della cena a cui ho avuto il piacere di partecipare. Un menù studiato per degustare creazioni appaganti, abbinate ad un calice di buon vino o a un cocktail dalla sua ampia drink list.

Equilibrato il “Maritozzo salato”, con il contrasto tra la sofficità della brioche e la texture del ripieno, e “Danubio”, esaltato a sua volta dalla piacevole aromaticità dell’agrume e l’affumicato del prosciutto cotto. Ho scelto un “Negroni Sbagliato”… ma perfetto in accompagnamento!

Altra citazione la merita il “Macaron”, per la composta unione tra tendenza dolce e sapidità del cremoso, e lo “Scarpariello”, preparato con scialatiello fresco (mai provato prima in abbinamento a questa ricetta storica e popolare), mantecato con ragù napoletano e cremoso al formaggio, rifinito poi su salsa al basilico. Da natio di Ercolano, cresciuto all’ombra dei pomodorini del Piennolo, è stata un’eccezionale ricetta di recupero.

La “Polacca rustica”, non poteva mancare; mi ha colpito la leggerezza della crema pasticcera salata (ma non troppo); la sapidità era data sia dal “Provolone del Monaco” che dal “Salame di maialino nero casertano”. Aggiungo un ulteriore nota di merito a Biagio per aver potuto scegliere un buon calice di spumante metodo classico da Asprinio di Aversa. Un esempio da seguire.

Quando tutto sembra volgere al termine, come nelle migliori occasioni, Martinelli tira fuori dal cilindro la sorpresa che non t’aspetti: con i suoi collaboratori organizza uno show-cooking per deliziarci con zeppoline da friggere e guarnire al momento. Una piacevole condivisione dove il maestro pasticciere è lì a spiegarti tutto per filo e ingrediente. Raggiunta la giusta temperatura dell’olio, ecco la manualità di Biagio all’opera: con paletta e sac à poche, le cala una ad una nell’olio bollente e le frigge. Pochi minuti ed eccole pronte per essere farcite di crema, anche nel cuore, e farcite di amarene.

Un’esperienza gustativa emozionante per il palato; avrei voluto assaggiare tante altre cose, come a volte si fa quando si è a casa senza freni e inibizioni. Perché, in fondo, è così che Biagio Martinelli mi ha fatto sentire.