Napoli: al Gran Caffè Gambrinus si festeggia il World Cocktail Day

Il 13 maggio pomeriggio di degustazioni e dimostrazioni con i barmen Aibes.

Comunicato Stampa

Martedì 13 maggio dalle ore 18 al Gran Caffè Gambrinus si festeggia il World Cocktail Day. Ingresso gratuito con dimostrazioni e degustazioni promosse dal Gran Caffè Gambrinus e dalla sezione campana di Aibes, l’Associazione Italiana Barman. 

Di scena i drink classici con “incursioni” di ingredienti e quindi sapori tipici campani. E così ecco l’Espresso Martini che si realizza con la miscela utilizzata al Gambrinus, poi c’è il drink New York Sour con aglianico del territorio e tanti altri abbinamenti creativi. Tra dimostrazioni, focus e degustazioni (sarà offerto 1 drink a persona) protagonisti anche i barmen del Gambrinus Domenico Lucarelli e Francesco Oliviero. 

Un pomeriggio che intende porsi come un “open day” per valorizzare la cultura del drink utilizzando ingredienti “local” e il lavoro di chi attraverso l’associazione e strutture come il Gran Caffè Gambrinus valorizza sempre più la figura del bartender.

Viti a piede franco: eredità storica da salvaguardare

Domenica 4 maggio al Centro Congressi Medioevo di Olgiate Comasco (CO) si è svolta la manifestazione Calici al Medioevo: Giornata di sensibilizzazione a tutela del Piedefranco.

In un’epoca dominata dall’innovazione e dalla standardizzazione, l’iniziativa si era proposta di mantenere viva la memoria storica e le pratiche vitivinicole sostenibilie più autentiche, che caratterizzano le viti franche di piede. Vitigni considerati un patrimonio genetico di inestimabile valore, poiché rappresentano un collegamento diretto con le tradizioni agricole ed enologiche del passato.

Il Comitato Italiano per la tutela del Piedefranco, nato ad aprile 2024 e presieduto da Silvano Ceolin, svolge un ruolo fondamentale nella tutela e valorizzazione di una tradizione vitivinicola unica nel suo genere. Prima e unica associazione in Italia dedita alla protezione del patrimonio ampelografico storico, per preservare un valore culturale e identitario spesso poco conosciuto o addirittura dimenticato.

Un team composto da sommelier, storici, viticoltori e appassionati del mondo del vino, si impegna a promuovere e sviluppare iniziative che rilancino il patrimonio vitivinicolo prefillossera, valorizzando la sua unicità e contribuendo alla sua diffusione sia a livello locale che nazionale.

La passione e la dedizione di Silvano Ceolin sono palpabili; l’Associazione nasce quasi per caso, quando Silvano, in visita all’azienda Cantine Roeno in Trentino, assaggia un vino dal nome evocativo: Enantio. Nome che riporta indietro a Plinio il Vecchio e alla sua De Naturalis Historia. Tra le caratteristiche uniche e distintive dell’Enantio c’è la sua resistenza alla fillossera, e qui, Silvano, per la prima volta sente parlare di piede franco.

A novembre dello stesso anno si ritroverà alla Corte del Principato di Monaco, invitato alla convention organizzata dall’associazione internazionale Francs de Pied, l’Organizzazione sostenuta da Alberto di Monaco che riunisce appassionati, aziende e enologi del mondo di questo tipo di viticoltura. Il Principe è anche un sostenitore della candidatura dei vigneti a piede franco come patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Accanto a Silvano, Marta De Toni, ricercatrice, scrittrice e divulgatrice del mondo vitivinicolo ci offre un excursus storico e scientifico dell’affaire fillossera. Marta riesce a trasmettere concetti complessi in modo semplice e accessibile, il racconto scorre in modo chiaro e coinvolgente.

L’avvento della fillossera in Europa, arrivata dall’America del Nord, rappresentò una delle crisi agricole più gravi della fine del XIX secolo, con conseguenze profonde sulla viticoltura e sull’economia di molte regioni vinicole. Intere campagne vennero abbandonate e il paesaggio mutò per sempre.

Il primo caso documentato di infestazione in Europa si registrò in Francia nel 1863 e in seguito la fillossera si diffuse rapidamente in altre nazioni come Italia, Spagna, Germania e Portogallo. La sua diffusione fu accelerata dal fatto che le radici delle viti europee, non avendo sviluppato resistenze naturali, erano particolarmente vulnerabili al parassita.

Le radici delle viti sono molto di più di semplici ancore che le tengono saldamente al suolo. Veri e propri laboratori di vita, custodi di segreti antichi, protagoniste di un’energia invisibile che alimenta tutto il ciclo della natura. Il loro ruolo non si limita al nutrimento della pianta: le radici sono anche le sentinelle del suolo, capaci di comunicare tra loro, creando una rete di scambi che rafforza la comunità vegetale.

Questa premessa sull’importanza delle radici, racconta Marta, è necessaria per capire come l’impatto della fillossera sia stato devastante. Le lesioni che provoca impediscono il flusso della linfa alla pianta portandola a marcire.

Per contrastare la diffusione della fillossera, si sperimentarono numerosi rimedi iniziali, anche se nessuno si rivelò efficace. Tra le misure adottate ci furono l’iniezione di solfuro di carbonio nel terreno, con l’obiettivo di disinfettare i suoli dopo aver estirpato le viti malate, e uccidere gli insetti nocivi. Si tentò anche di allagare i vigneti, in modo da soffocare gli insetti, o l’insabbiamento delle vigne, con la speranza di eliminare l’infestazione. Tuttavia, nonostante questi tentativi, la fillossera continuò a diffondersi in modo inarrestabile.

Alla fine, si arrivò alla tecnica che oggi conosciamo: le varietà europee di Vitis vinifera venivano innestate su radici americane resistenti, permettendo alle piante di sopravvivere e prosperare nonostante la minaccia del parassita. Marta ci lascia uno spunto di riflessione: si arrivò a una soluzione o a un compromesso?

Ma torniamo alla nostra cara vite a piede franco, di seguito i fattori ambientali che ne hanno determinato la sopravvivenza:

  • suoli: sabbiosi, vulcanici, o con strutture che ostacolano il passaggio del parassita;
  • altitudine: vigneti ad alta quota hanno maggiori possibilità di resistenza;
  • microclima: condizioni ambientali meno favorevoli alla diffusione della fillossera;
  • isolamento: zone isolate come Pantelleria sono meno esposte al parassita.

I vigneti con piede franco sono piuttosto rari sia in Italia che nel resto d’Europa; vi sono alcune aree dove si registra la presenza di tali piante, come nelle zone di alta quota della Valle d’Aosta, o in Sardegna, in particolare sui terreni sabbiosi del Sulcis e nella zona di Oristano e sull’Isola di Pantelleria, grazie alla sua posizione isolata e alla distanza dal continente. In Sicilia, invece, i vigneti con piede franco si trovano sui terreni vulcanici dell’Etna, dove le condizioni del suolo favoriscono la crescita di queste viti più resilienti.

Ricordiamo anche l’Enantio a piede franco, citato prima, un vitigno autoctono diffuso unicamente in Vallagarina tra la provincia di Trento e quella di Verona, lungo le rive dell’Adige su terreni sabbiosi, che proprio per questo lo hanno preservato. E, scoperta recentissima, le prime due viti a piede franco in Lombardia, per la precisione in Valtellina, con tanto di certificazione del CREA:

Con la presente la Fondazione Fojanini di Studi Superiori informa che le viti sottoposte ad indagine genetica presso il CREA (Centro di ricerca per la Viticoltura e l’Enologia) con sede Conegliano (TV) sono franche di piede.

Di seguito alcune degustazioni ai banchi d’assaggio, non solo piede franco:

  • Enantio Terradeiforti DOC – Cantina Roeno – 100% Enantio, colore rosso rubino intenso e grande complessità con note che spaziano dai piccoli frutti di bosco a quelle di tabacco e spezie. Buon equilibrio tra acidità e tannini, dotato di spiccata persistenza.
  • Lazio IGT Biancolella – Azienda Agricola Cantine Migliaccio – 100% Biancolella. Siamo sull’isola di Ponza. Sentori di macchia mediterranea, agrumi, frutta matura e ginestra. Ottima la sapidità e lo spunto minerale finale.
  • Il Lunatico – Cantina I Germogli di San Colombano al Lambro – 100% Merlot. Affina in anfora per 18 mesi, dal colore rosso intenso, quasi impenetrabile. Olfatto che richiama le spezie e la frutta rossa matura. Gusto pieno e persistente. Una particolarità, tutti i vini della cantina hanno nomi particolari: Galeotto, Ricercato, Malandrina, l’Esuberante un metodo classico che affina 30 mesi.
  • Aria di Mari Isola dei Nuraghi IGT – Cantina Li Seddi – Siamo in Sardegna, i vigneti si trovano sulle sabbie dunali di Badesi. 100% Cannonau, affinamento per un minimo di 24 mesi. Rosa cerasuolo brillante, bollicine fini e persistenti. Il profumo ricorda proprio la frutta rossa appena colta.
  • Riesling Terre Lariane – Cantina Bellesina – Giallo dorato. Intenso al naso, rinfrescante e minerale in bocca con buona persistenza sul finale e note che richiamano gli agrumi e gli idrocarburi.

Alla manifestazione era presente anche un gruppo di figuranti in costumi romani, che hanno intrattenuto il pubblico con spiegazioni sull’alimentazione e il consumo di vino ai tempi di Roma, offrendo un affascinante viaggio nel passato e arricchendo l’evento di un momento storico e culturale.

Nel pomeriggio una interessante conferenza sui Vini di Confine, che sarà raccontata in un prossimo articolo.

Alle 18 chiusura dell’evento con l’esibizione del coro polifonico Castelbarco di Avio che ha tenuto un concerto dal titolo “FRANC DE PIED”, risultato di mesi di studio e ricerca, con l’obiettivo di esplorare la tematica del vino attraverso composizioni dedicate.

Prosit!

Cantine Ferrari e la famiglia Lunelli: la dinastia del Trento Doc nel mondo

Il 1902 è l’anno in cui Giulio Ferrari inizia a dar vita ad un sogno: ricreare le bollicine tanto apprezzate in Francia, durante i suoi studi primordiali a Montpellier. La spumantistica italiana era praticamente inesistente, eccezion fatta per alcune produzioni artigianali – o per meglio dire casalinghe – che poco o nulla avevano a che fare con quelle celebri d’Oltralpe.

La lunga storia delle cantine Ferrari

I fatti raccontati così sembrerebbero semplici; in realtà Ferrari ha vissuto tante vite come le catene effervescenti che caratterizzano i suoi Metodo Classico. Da Calceranica (TN), antico borgo sulle rive del Lago di Caldonazzo, si sposta a Montpellier per gli studi in agraria. Quindi Geisenheim in Germania, luogo ideale per l’approfondimento formativo sulle barbatelle di vite e le varietà d’uva. Infine Épernay nel cuore del distretto della futura AOC Champagne, ancora neppure in embrione dal punto di vista legislativo ed il successivo rientro in patria, con tanta esperienza e alcuni ceppi di Chardonnay da impiantare sulle colline di Lavis (TN).

Sperimentazione, ricerca e voglia di realizzare in Trentino, su suoli dolomitici di origine glaciale, quanto avveniva da secoli tra le pianure della Francia. Vigne lavorate ad altitudini superiori a quanto prevedeva l’usanza dell’epoca e, soprattutto, la valorizzazione per primo in Italia dello Chardonnay, quando nessuno ne conosceva il potenziale per la spumantizzazione. Subito 2 medaglie d’oro conseguite all’Esposizione Internazionale nel 1906 e nel 1936, prima dell’abbandono dell’attività con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la fuga in Svizzera.

L’antica sede di Via Belenzani a Trento e il futuro del Metodo Classico in Italia

Il nuovo colpo di scena nella vita di Giulio è stata la sorpresa di trovare intatta la sede storica di Via Belenzani, in una Trento distrutta dai bombardamenti. Celate all’interno ancora 6 bottiglie, integre dopo anni di silenzio e oscurità, che hanno acceso in lui l’idea della lunga sosta sui lieviti come mantra produttivo. Un compito proseguito con successo da Bruno Lunelli, scelto quale degno successore per il prosieguo del brand, dopo un’accurata selezione di candidati in assenza di eredi diretti.

Lunelli, noto per la gestione di un’antica enoteca in città, riceve questo dono inestimabile dietro pagamento di un corrispettivo di vendita pari a 30 milioni di lire, indebitandosi fino al collo. Una scelta di cuore e di testa, supportato dai familiari da subito uniti nel progetto. I suoi figli Franco, Gino e Mauro ripagano totalmente il sacrificio del padre portando la casa Ferrari ai vertici dell’eccellenza enologica mondiale, icona di stile e gusto del Made in Italy.

Inizia così l’era della Famiglia Lunelli, proseguita negli anni ’80 con l’altrettanto fondamentale epoca dell’enologo Ruben Larentis, che li accompagnerà fino al 2023, per oltre 37 anni, contribuendo al mito del Trento Doc nel mondo. La parte sotterranea in stile “Cave” di riposo della nuova cantina ospita l’intera produzione aziendale prima dell’immissione in commercio. Quasi 8 milioni di bottiglie ambite in ogni angolo del goblo e dai main sponsor sportivi e automobilistici. Il simbolo della vittoria e della conquista del primato assoluto per identità e storia.

Quasi 700 ettari vitati (la metà di quelli censiti per la Denominazione) suddivisi tra 700 conferitori totali ed un marchio che non teme paure per dazi e oscillazioni geopolitiche. Ciò lo si deve all’estrema differenziazione delle aree di vendita e all’importante percentuale – circa due terzi di fatturato – ricavata da ristorazione, hotel e grandi distributori in Italia, come voluto dall’impegno dei cugini Alessandro, Camilla, Marcello e Matteo, terza generazione dirigenziale.

Maso Pianizza è il vigneto storico di Chardonnay da 12 ettari piantati a pergola a metà degli anni Sessanta, attorno a un maso situato tra i 500 e i 600 metri d’altitudine, sulla collina a Est di Trento. Qui nel 1972 prende forma l’etichetta Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, dedicata alla scomparsa del visionario personaggio dell’enologia trentina. Mauro Lunelli, all’insaputa dei fratelli Gino e Franco, decide di scegliere e conservare in un luogo nascosto della cantina alcune migliaia di bottiglie ricavate dalle migliori uve provenienti proprio da Maso Pianizza e di informare i parenti solo nel 1980 dopo 8 anni di stoccaggio.

Sembra un sogno utopico eppure diventerà rapidamente una splendida realtà, superata negli anni ’90 dal Bruno Lunelli e dal Giulio Ferrari Collezione che arrivano rispettivamente a 16 e 18 anni di sosta sur lie.

La straordinaria degustazione delle Riserve

Ferrari Perlé Nero Riserva 2017 – un Blanc de Noir, da Pinot Nero in purezza, cremoso, tropicale, con sfumature di vaniglia e zenzero. Controllo perfetto delle asperità aggressive del varietale, di grande eleganza gastronomica e da sbuffi di torrefazione sul finale.

Ferrari Riserva Lunelli 2015 – una delle 2 etichette a riportare entrambi i cognomi storici della cantina. Extra Brut come il precedente, gioca su nuance gessose, agrumi gialli, sandalo e albicocca. Cala lievemente nella persistenza di chiusura su frutta a guscio essiccata, complice una vintage molto muscolare e meno delicata.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2015 – spinge rapido su bergamotto, erbe officinali e miele di millefiori. Sorso cremoso e lunghissimo, sboccato nel 2024 dimostra lunga vita ancora davanti. Preferita la fermentazione in acciaio rispetto al secondo campione.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé 2012 – blend per il 60% da uve Chardonnay e 40% Pinot Nero vira su tocchi lievi di pasticceria e scie floreali con allungo tra fragoline di bosco e arancia sanguinella. Color rosa antico è uno dei prodotti più recenti e contemporanei studiato dai Lunelli di casa Ferrari.

Franciacorta e Maremma si incontrano al Vinitaly: un viaggio tra eleganza e identità

Verona si è trasformata ancora una volta nella capitale mondiale del vino con Vinitaly 2025, l’appuntamento imperdibile per produttori, buyer, appassionati e operatori del settore. Tra padiglioni gremiti, calici alzati e nuove tendenze da scoprire, l’edizione di quest’anno ha confermato – e forse superato – le aspettative: innovazione, sostenibilità e storytelling si sono intrecciati in un viaggio sensoriale che ha messo al centro il valore culturale e identitario del vino. Un evento che non si limita alla degustazione, ma che racconta territori, visioni e il futuro stesso del comparto vitivinicolo.

Tra le realtà che hanno brillato sotto i riflettori, due aziende seguite dall’Agenzia di Comunicazione Affinamenti si sono distinte: Corte Aura, nel cuore della Franciacorta e Poggio Levante, perla enologica immersa nella Maremma toscana. Ho avuto il privilegio di visitarne gli stand insieme a Marina Ciancaglini, raccogliendo impressioni autentiche e calici memorabili.

Corte Aura – Franciacorta (BS)

Corte Aurea incarna l’eleganza e la precisione dello stile franciacortino, con bollicine che raccontano un territorio di vocazione e di scelte consapevoli. Le etichette proposte a Verona hanno mostrato coerenza, finezza e una ricerca costante dell’equilibrio: ogni bottiglia sembra voler celebrare il tempo, l’attesa, la misura. L’incontro con Federica Massagrande e il figlio Federico Fossati, ha rivelato una visione contemporanea del metodo classico, dove la sostenibilità è parte integrante della filosofia produttiva, senza mai sacrificare l’identità sensoriale.

Altra persona di spicco è Pierangelo Bonomi, decano e tecnico di cantina, entusiasmante e coinvolgente, una persona che trasmette energia positiva. La stessa energia che caratterizza Corte Aura che è rappresentata graficamente da una tartaruga stilizzata creata da Giacomo Bersnetti e rappresenta l’animale ritenuto sacro in molte civiltà.

Così i vini rappresentano un’esperienza sensoriale dove l’energia positiva viene convogliata nelle eleganti bottiglie, che contengono spumanti millesimati che vengono prodotti solamente nelle migliori annate e, come la tartaruga, affinano lentamente e hanno bisogno di tempo per esprimere pienamente il loro potenziale. Eleganza, precisione, identità territoriale.

Una produzione annua di 120.000 bottiglie di cui il 50% viene esportato mediamente in 26 paesi. La scelta iniziale è stata infatti quella di puntare sul mercato estero dove la bolla italiana riscuote molto successo

Note di degustazione:

  • Corte Aura Franciacorta DOCG Brut – Un Franciacorta dall’equilibrio classico e dal carattere raffinato: il Corte Aura Brut esprime appieno lo stile del territorio con slancio e precisione, finezza olfattiva con sentori di crosta di pane, agrumi canditi e nocciola; al palato è verticale, cremoso e con una chiusura minerale persistente.
    • Satèn Millesimato 2018 – 5 anni di affinamento sui lieviti, Chardonnay in purezza. Al naso delicato e floreale, in bocca si presenta fresco con note di mandorle e frutta bianca fresca e croccante.
    • Blau Millesimato 2016 – Extra Brut Blanc de Noir | Franciacorta DOCG. – Nel calice brilla di un colore dorato luminoso, attraversato da un perlage fine e continuo. Al naso è complesso e coinvolgente: si apre con note di frutta a polpa gialla matura, agrumi canditi e fiori secchi, per poi virare verso sfumature di pane tostato, nocciola, spezie dolci e leggere tostature che raccontano il lungo affinamento sui lieviti.

    • L’INSE’ Pas Dosé 2015 – è un Franciacorta che colpisce per raffinatezza, profondità ed essenzialità espressiva. Frutto di una vendemmia selezionata e di un lungo affinamento sui lieviti, questo spumante racconta la Franciacorta più autentica e rigorosa. Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino intenso, attraversato da un perlage fine e continuo che testimonia la qualità della presa di spuma e la lunga maturazione in bottiglia. emergono note di agrumi canditi, fiori bianchi secchi, mandorla e pietra focaia, con sfumature evolute di crosta di pane, burro fresco e spezie leggere. Una complessità sobria, mai urlata, che invoglia alla beva.
    • RARAMÈ 2012 – Franciacorta DOCG Riserva – di rara finezza, capace di esprimere tutto il potenziale evolutivo del metodo classico quando affidato al tempo e alla pazienza. Frutto di una vendemmia eccezionale e di una lunga permanenza sui lieviti, si presenta come un grande vino da meditazione, ma anche come compagno ideale per una tavola di alto profilo. giallo oro brillante, solcato da un perlage finissimo e persistente. Sin dal primo impatto olfattivo, rivela un profilo maturo e complesso: note di frutta secca, scorza d’arancia candita, miele di castagno, spezie orientali e lievi accenti affumicati creano un bouquet avvolgente e stratificato. In bocca è ampio, strutturato, profondo. La cremosità della bollicina si intreccia a una freschezza ancora viva e una sapidità che dona slancio al sorso. Il finale è lunghissimo, con richiami di nocciola, pane integrale e agrumi maturi che restano a lungo in memoria.

    “Non rincorriamo mode: la nostra Franciacorta nasce dal tempo e dal rispetto. È la voce del nostro terroir, tradotta in bollicine.” Pierangelo Bonomi.

    Poggio Levante – Maremma (GR)

    Piccola realtà all’interno della Maremma a ridosso del Monte Amiata, scoperta da Alberto Facco, un padovano appassionato di vino che ha trovato in questo territorio la chiave di volta per fare un vino artigianale. Produce due referenze, un bianco da uve Vermentino e un rosso da uve Sangiovese.

    Immergersi in un calice di Poggio Levante significa accogliere un pezzo di Maremma: un territorio selvaggio e generoso che in queste bottiglie trova voce e corpo. La cantina, pur non vantando una certificazione biologica, vive un legame profondo con la propria terra: ogni filare è curato con rispetto, ogni acino raccolto a mano racconta l’amore per un paesaggio che unisce mare e collina.

    Il vero segreto di Poggio Levante è la ricerca continua di qualità a ogni tappa: dalla vigna alla cantina, dove l’intervento enologico si limita al minimo indispensabile, lasciando che sia il vino a imporre i suoi tempi. Ed è proprio questa pazienza a restituirci vini dallo spirito autentico, capaci di evolvere lentamente in bottiglia fino a conquistare il palato con armonia e finezza.

    Le etichette e le bottiglie moderne, dal design raffinato e riconoscibile, anticipano la personalità dei vini: sono un invito a scoprire un’esperienza sensoriale che affonda le radici nella tradizione, ma guarda al futuro con consapevolezza. In Poggio Levante ogni bottiglia è davvero una piccola filosofia di vita: semplice nella sua purezza, profonda nella carica emozionale.

    Limitata a appena 13.000 esclusive referenze l’anno, la produzione evita ogni compromesso quantitativo, privilegiando l’eccellenza che nasce dalla lentezza e dalla cura artigianale. Il risultato sono vini che non passano inosservati, veri ambasciatori della Maremma, capaci di unire struttura e freschezza, tradizione e modernità.

    Note di degustazione:

    • UNNÈ – Maremma Toscana DOC Vermentino – Tappo a vite e bottiglia renana, rendono questo vino identificabile come un bianco nordico molto espressivo. Di pura eleganza color giallo paglierino intenso, punteggiato da riflessi dorati e da un perlage vibrante che ne sottolinea la sostanza. Al naso esplode in un bouquet generoso, dove sfumature floreali si intrecciano a sentori di agrumi freschi e note erbacee di primavera. Nel finale, un delicato accenno di pietra focaia aggiunge un tocco minerale che arricchisce ulteriormente il profilo aromatico. Al palato, l’impronta è dominata da una fresca sapidità che sostiene un finale lunghissimo e memorabile.
      • OVVÌA – Maremma Toscana DOC Sangiovese – Dopo la raccolta a maturazione ottimale, le uve vengono subito avviate a vinificazione: fermentano a temperatura controllata con oltre quindici giorni di macerazione sulle bucce, seguiti dal regolare svolgimento della fermentazione malolattica. Il vino riposa quindi per sei mesi tra serbatoi d’acciaio inox e cemento, dove affina la sua personalità. Il risultato è un rosso giovane e vivace, firmato “Toscanaccio DOC”, dal profilo aromatico fragrante di frutti rossi e macchia mediterranea. Al palato il sorso è avvolgente e morbido, mentre tannini vibranti ne garantiscono slancio e facilità di beva.

      “Coltivare in Maremma è un privilegio che richiede ascolto e pazienza. Ogni bottiglia è un omaggio alla forza gentile di questa terra.” – Alberto Facco.

      Lombardia: prende il via la manifestazione Calici al Medioevo

      Oggi, domenica 4 maggio al Centro Congressi Medioevo di Olgiate Comasco (CO), si terrà la manifestazione Calici al Medioevo: Giornata di sensibilizzazione a tutela del Piedefranco.

      La vite a piede franco è una tecnica di coltivazione della vite in cui le piante vengono messe a dimora senza un piede di portainnesto, sono quelle viti le cui radici hanno resistito all’invasione della fillossera,
      proveniente dall’America del Nord, che rappresentò una minaccia devastante per le viti europee nel XIX
      secolo.

      Questo piccolo afide attaccava le radici delle viti, causando il loro disseccamento e portando alla
      crisi della viticoltura in molte regioni europee. La soluzione adottata, pur non essendo semplice né
      immediata, consistette nell’innestare una vite europea su una vite americana. Una strategia messa in
      atto perché la vite americana si mostrava resistente all’attacco della fillossera, almeno nella parte radicale.

      Oggi, la vite a piede franco rappresenta un patrimonio genetico e culturale di grande valore, oltre che un
      elemento raro e prezioso. Questa manifestazione mira a sensibilizzare il pubblico, i produttori e le istituzioni sulla sua importanza.

      L’evento offrirà un programma ricco di attività con l’apertura al pubblico alle ore 10.

      • alle ore 11 apertura della conferenza sul Piedefranco tenuta da Silvano Ceolin, Presidente del
        Comitano Italiano per la tutela del Piedefranco e da Marta De Toni, ricercatrice, scrittrice e
        divulgatrice del mondo vitivinovolo;
      • alle ore 14.30 entrano in scena i Vini di Confine, conferenza tenuta da Pierfranco Midali vice
        presidente Comitato Italiano per la tutela del piede franco, Ivano Foianini Fondazione Foianini
        Sondrio, Micaela Stipa Delegato Onav Varese e Rocco Lettieri giornalista Freelance.
      • alle ore 18 Il coro polifonico Castelbarco di Avio si esibirà in un concerto dal titolo “FRANC DE
        PIED”, risultato di mesi di studio e ricerca, con l’obiettivo di esplorare la tematica del vino
        attraverso composizioni dedicate. In questa prima nazionale, si è voluto creare un connubio di
        sentimento tra canto, recitazione e viticoltura, fondamentali della nostra cultura.

      Un’occasione unica per immergersi in un viaggio sensoriale e culturale, celebrando l’arte e la tradizione legate al vino. ll servizio di ristoro sarà affidato ai gruppi alpini locali, garantendo un’accoglienza calda e organizzata per tutti i partecipanti. Le cantine partecipanti provengono da diverse zone d’Italia.

      Inoltre, durante tutta la manifestazione, sarà presente un gruppo di figuranti in costumi romani, che
      intratterranno il pubblico con spiegazioni sull’alimentazione e il consumo di vino ai tempi di Roma, offrendo un affascinante viaggio nel passato e arricchendo l’evento di un tocco storico e culturale.

      Centro Congressi Medioevo – Olgiate Comasco – Via Lucini, 4

      Farinati: Renato Ruggiero presenta alla stampa il nuovo menu

      Con il termine “calimma” in napoletano si rappresenta la confortevole sensazione di caldo che favorisce il sonno, uno stato d’animo in cui ci si sente sereni e a proprio agio. “Non potevo pigliare calimma”, recita Lucariello in Natale in Casa Cupiello, quando si lamenta con la moglie Concetta di non essere riuscito a prendere sonno per il freddo.

      Calimma è anche la parola chiave nel menù de Farinati Pizza & More, a indicare il luogo accogliente dove poter trascorrere qualche ora come sentendosi a casa. Nata da un’idea di Renato Ruggiero, Gennaro Del Buono e Giovanni Pianelli, la pizzeria Farinati si trova a Casavatore, periferia nord di Napoli, e ripropone nell’arredo e nel menù la tradizione della città partenopea. L’ambientazione pop ha infatti come tema principale le figure e i semi delle carte napoletane, mentre la proposta food rielabora in maniera moderna i classici della cucina dei monsù. Ne abbiamo scritto recentemente nell’articolo Farinati: fritti, pizza, sinergie, no waste, gluten free… and many more.

      Abbiamo avuto l’occasione di visitarla per la presentazione alla stampa del nuovo menù, che verrà lanciato a metà maggio; un menù che varia ogni quattro mesi su base stagionale, ma senza stravolgersi del tutto, ci spiega Renato Ruggiero, proprio per mantenere quel senso di familiarità alla base del concept del locale.

      Renato è considerato “il Re dei Fritti” avendo, per due anni consecutivi, guadagnato il podio per il Premio Frittatina dell’Anno dalla guida 50 Top Pizza. Come apertura dunque non poteva mancare una delle sue mitiche frittatine.

      Viene proposta la Crunch: fusilli al pesto di basilico e pomodorino semidry. La croccantezza, determinata da due tipi di pangrattato tra cui il panko, si sposa con la cremosità del ripieno e si arricchisce di una sferzata di freschezza grazie al pomodorino. Tocco finale, la foglia di basilico fritto.

      Proseguiamo con le proposte pizza, che per l’impasto utilizzano una biga al 50% con lievitazione di trentasei ore. Il risultato è una pasta soffice e alveolata, equilibrata nel gusto. L’assaggio della Paesana con fior di latte, champignon, pancetta paesana e pomodorini secchi, ha nell’equilibrio degli ingredienti la sua chiave della piacevolezza.

      Si prosegue con la Nerano al ruoto. Condita con un delicato pesto di zucchine e la doppia cremosità del parmigiano reggiano e del Provolone del Monaco, completa il topping con una manciata di chips di zucchine insaporite con olio alla menta, fiori di zucchina e qualche fogliolina di basilico.

      Una Nerano a modo suo, racconta Renato, che attinge sia alla tradizione in base alla quale la fonduta di formaggio di questo sugo era il parmigiano sia a quella che del Provolone del Monaco fa il proprio vessillo. Le zucchine, immancabili, sono in una versione originale alla menta, che regala al piatto una nota aromatica più intensa e ci richiama quelle alla scapece.

      Ultimo piatto una vera e propria sperimentazione: zola e zafferano, provola, salame Napoli e rucola selvatica, dalla delicatezza inaspettata, arricchita dal sapore del salame proveniente dal salumificio artigianale Ciarcia di Venticano e all’intensità aromatica della rucola selvatica. Promossa a pieni voti da tutti i presenti.

      Chiudiamo la serata con la Torta Lotus a base dei biscotti omonimi, caramello e panna. Un dolce scenografico e semplice. Renato conferma che è proprio questa la tipologia di dessert più scelta nel menù, come la torta Pan di Stelle e il tiramisù. Affondiamo la forchetta nella panna soffice e nel biscotto croccante e torniamo bambini, quando l’essere golosi era un vizio consentito.

      FARINATI PIZZA & MORE

      Via A. del Giudice, 17

      80020 Casavatore (NA)

      Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa: il lungo binario della storia del treno in Italia

      Il Mezzogiorno d’Italia conserva bellezze naturalistiche e paesaggistiche conosciute in tutto il mondo. Lo dimostrano i numeri esponenziali del turismo che ha visto premiare le regioni del Sud tra le mete preferite di chi cerca un’oasi di pace e buon cibo.

      Un territorio zavorrato negli anni bui del dopoguerra dalla piaga della criminalità e dell’arretratezza economica, oggi riscoperto e valorizzato come merita per cultura, enogastronomia e quale simbolo di calda accoglienza mediterranea: dal piccolo borgo contadino dell’entroterra ancora inesplorato a quello marinaro incastonato tra fiordi e spiagge di sabbia dorata e acque cristalline.

      La storia del treno in Italia

      La storia del Meridione ha radici che originano nella notte dei tempi quando popolazioni come Greci, Romani e poi le dinastie dei Saraceni, dei Normanni e degli Aragonesi, hanno trasformato per sempre il volto di ciò che era l’antica Magna Grecia.

      I sovrani borbonici del Regno delle Due Sicilie erano alla ricerca di continue migliorie e novità industriali. La prima ferrovia della Penisola venne costruita nel 1839 proprio in Campania, lungo la tratta Napoli-Portici, dalla società francese Bayard & De Vergès.

      La Ferrovia Napoli-Portici

      Il tratto iniziale, costituito da un binario unico che venne rapidamente raddoppiato nei mesi successivi, rappresentò lo spartiacque nel periodo della cosiddetta Rivoluzione Industriale. Una sola locomotiva a vapore in funzione, denominata “Vesuvio”, di costruzione inglese dalla Longridge e Co. di Newcastle e che sviluppava una potenza – oggi risibile – di appena 65 CV.

      Un successo senza precedenti con oltre 80 mila viaggiatori in poco più di un mese, che ha portato un’accellerazione consistente dei lavori in tutto il reame con un indotto in termini di occupazione e progresso incalcolabile. La prima conseguenza pratica fu proprio la trasformazione dell’industria siderurgica di Pietrarsa nel Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840, il primo nucleo industriale d’Italia con ben 1500 operai in piena attività.

      Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

      Lo stabilimento produttivo rimase operativo fino agli anni ’70 del ‘900, quando l’affermarsi delle locomotive elettriche e diesel determinò il declino dei mezzi a vapore. Nel 1977 le officine furono quindi destinate a diventare museo, inaugurato nel 1989 dopo i necessari lavori di adeguamento.

      Passeggiare tra i padiglioni del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è un po’ come tornare ai ricordi dell’infanzia, quando il gioco più bello e ambito era il trenino elettrico con le rotaie allungabili e i locomotori uniti ai vagoni diversi a seconda delle epoche e delle tipologie. Il 1 maggio appena trascorso rappresenta la Festa del Lavoro e mai lavoro più bello e usurante è stato quello dei primi ferrovieri, quando il carbone era il solo combustibile a disposizione.

      Un lavoro difficile e ricco di fascino, che elevava l’intera categoria (conducenti, operai, controllori e capo stazioni) al rango di lavoratori stimati e ammirati dalla popolazione.

      La storica collezione treni

      La collezione si compone di oltre 55 rotabili storici collocati negli antichi padiglioni dell’opificio borbonico che, un tempo,  ospitavano i reparti specializzati nelle varie lavorazioni del ciclo produttivo. Prima dell’avvento delle “Littorine”, infatti, vi erano i treni in cui si veniva avvolti dal vapore della locomotiva, quelli delle panche di legno e delle carrozze sovraffollate, la mitiche “Terrazzini” e  “Centoporte”.

      La carrozza del Re

      Negli anni venti del ‘900 fu commissionato alla Fiat un apposito treno per i viaggi del re e della sua famiglia che doveva essere dotato delle più moderne tecnologie disponibili. Consegnato nel 1929, il nuovo treno reale disponeva di tre carrozze, una per la regina, una per il re (perduta nel secondo conflitto mondiale) e la sala da pranzo.

      L’allestimento interno fu curato dal noto architetto Giulio Casanova, che progettò i tre interni in modo davvero fastoso, come testimoniato dalla vettura preservata in questo Museo. Con la fine della monarchia, vennero apportate alcune modifiche alle decorazioni, eliminando i riferimenti alla Casa reale e al regime fascista.

      Nacque così il nuovo treno presidenziale, consegnato nel 1948. Aveva in composizione la vettura salone Sz 1, già appartamento della regina, cui furono aggiunte altre tre nuove carrozze e, in seguito, il fastoso salone Sz 10, la vettura sala da pranzo del treno reale, oggi a Pietrarsa.

      Fondazione FS Italiane

      La Fondazione FS italiane è il custode e gestore del grande patrimonio storico delle Ferrovie italiane: costituita il 6 marzo 2013 riunisce sotto la sua tutela un parco di rotabili storici composto da 400 mezzi, i fondi archivistici e bibliotecari, i musei di Pietrarsa e Trieste Campo Marzio e le linee ferroviarie un tempo sospese, oggi recuperate ad una nuova vocazione turistica con il progetto «Binari senza Tempo».

      FS Treni Turistici Italiani è l’impresa Ferroviaria del Gruppo FS che gestisce i treni storici della Fondazione FS.

      Museo Nazionale Ferroviario di Petrarsa

      Via Petrarsa snc – Napoli (NA)

      CONTATTI:  Tel. 081 472003 | Mail: museopietrarsa@fondazionefs.it

      ORARI DI APERTURA
      • MERCOLEDÌ: solo su prenotazione
      • GIOVEDÌ: dalle 9:30 alle 20:00
      • VENERDÌ: dalle 9:00 alle 17:30
      • SABATO E DOMENICA: dalle 9:30 alle 19:30

      È possibile acquistare il biglietto di ingresso presso la biglietteria del Museo il giorno stesso della visita.

      Ingresso con visita libera

      • 9,00 € intero
      • 6,00 € ridotto (under 18 e over 65)
      • 20,00 € tariffa speciale per due adulti e un ragazzo di età compresa tra i 6 e i 17 anni
      • 25,00 € tariffa speciale per due adulti e due ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni

      Celiakè?!: il gusto gluten-free tra food truck, eccellenze artigianali e showcooking d’autore

      Celiakè?! Il gusto gluten-free tra artigianato gastronomico, street food e dolci sorprese.

      Dal 17 al 18 maggio 2025, il Borgo Boncompagni Ludovisi di Roma si trasformerà in un microcosmo di sapori senza glutine, dove tradizione e innovazione si incontrano, dialogano e si mescolano. Non una semplice rassegna gastronomica, ma un invito a riscoprire il piacere del cibo in tutte le sue forme, in un’esperienza collettiva che mette al centro la qualità, la creatività e l’inclusione. A Celiakè?! il gluten-free diventa un linguaggio universale che unisce, nutre e racconta.

      Il festival, ideato da Valentina Pagliuso e Josè Luis Lopez Ruggiero di Live Productions, nasce per restituire al pubblico un’immagine autentica e golosa della cucina senza glutine. Un villaggio diffuso, senza percorsi forzati né compartimenti stagni, dove ogni tappa è un’occasione per scoprire qualcosa di buono. E non solo da gustare.

      Pizza, supplì, fritti e sapori d’autore: tra tradizione e creatività

      Chi pensa che il gluten-free sia sinonimo di rinuncia dovrà ricredersi fin dal primo assaggio. A partire dalle proposte croccanti e irresistibili di Zero Glutine, realtà romana fondata da Maria Sole e Alessandro Giorgioni, che accoglieranno i visitatori con una pizza fragrante e saporita, impreziosita da abbinamenti unici e da una collaborazione esclusiva con Rovagnati. A rendere il tutto ancora più conviviale, la loro energia e passione.

      Tra i protagonisti dello street food ci sarà anche Pizzeria Teresina, che con i suoi supplì rigorosamente senza glutine, senza lattosio e vegetariani, porterà a Celiakè?! un’icona del cibo di strada romano, rivisitata con attenzione e gusto.

      Appetitoso, laboratorio artigianale capitolino dall’anima verace, servirà invece panini con porchetta, maritozzi con la panna e birra alla spina, un trionfo di golosità pensato per chi cerca sapori autentici da gustare passeggiando.

      Il Mondo senza Glutine, attivissima realtà campana, proporrà un ricco ventaglio di delizie: dalle pizzette alle crocchette, passando per arancini, fritti misti e polpette di melanzane, fino a una selezione di biscotteria artigianale pensata per ogni momento della giornata.

      Dalla storica città di Ascoli Piceno arriva Migliori, con il suo truck che servirà uno dei simboli più amati dello street food italiano: le celebri olive all’ascolana, ovviamente in versione gluten-free, affiancate da mozzarelline impanate e patatine fritte croccanti, per un assaggio che sa di festa e convivialità.

      Sempre in chiave street food ma con un tocco internazionale, da Latina farà tappa a Celiakè?! La Rueda, con le sue specialità spagnole: dalla paella alle patatas bravas, passando per le croquetas de jamon e l’immancabile sangria. Il gusto sudamericano si farà sentire grazie a Latina’s che proporrà empanadas farcite con pollo, vitello, verdure e patate, realizzate con prodotti della sua linea Pandilù.

      Da Frosinone, Piubbuono Bakery proporrà due versioni del suo “Sorriso”: uno con parmigiana di melanzane, profumato e filante, e uno con polpette di carne, autentico comfort food gluten-free. E per chiudere il cerchio con dolcezza, gli amaretti di mandorla: croccanti fuori e teneri dentro.

      A completare il panorama della cucina da passeggio, anche Maya Senza Glutine  proporrà nel suo food truck preparazioni semplici ma golose, come hot dog e panino con polpetta, in una versione accessibile e inclusiva, grazie ai prodotti di Agluten, sponsor della manifestazione.

      Pasta, farine e identità: tra comfort food e tradizione

      Per chi ama la pasta, la proposta sarà altrettanto ricca e sfaccettata. Fuori di Glutine, con il suo food truck, porterà in scena la tradizione emiliana in versione gluten-free. Pasta ripiena, formati trafilati e i mitici “chisoli” con salumi racconteranno al pubblico come anche i sapori più radicati possano essere reinterpretati con cura e competenza.

      Pasta in Corso, uno degli sponsor dell’evento, porterà invece in degustazione i quattro pilastri della tradizione gastronomica romana: carbonara, amatriciana, gricia e cacio e pepe, tutti rigorosamente senza glutine. Un modo per ricordare che la storia della cucina può continuare anche su nuove strade, senza perdere nulla in sapore.

      New Food Experience, ristorante 100% gluten-free di Roma, porterà un assaggio della sua cucina d’autore  in formato festival: primi piatti, fritti e dolci confezionati pensati per accompagnare i visitatori lungo tutto il percorso della giornata, dalla pausa pranzo al dessert.

      D’Alessio Gluten Free, pastificio ardeatino, sarà presente con una proposta di primi piatti, pasta confezionata e altri prodotti gluten-free pensati per tutti i giorni, capaci di coniugare praticità e bontà.

      Triticum, altra realtà di riferimento nella Capitale, porterà invece la pizza al taglio, i fritti e il tiramisù, per raccontare una cucina gluten-free urbana e accattivante, senza compromessi.

      Tra i forni artigianali presenti, la Panetteria Citro, direttamente dalla Campania, presenterà le sue creazioni più amate: pane fresco e pane biscottato, freselle ai cereali ricche di fibre, biscotteria da tè e una combinazione intramontabile che sa di casa e convivialità: pane fresco con mozzarella di bufala dop e prosciutto di Parma.

      Le Eccellenze Senza Glutine, distributore per la ristorazione di prodotti d’artigianato senza glutine proporranno invece una gamma variegata di primi piatti, dolci artigianali e prodotti da forno, perfetti per accompagnare un pasto completo e gustoso.

      A sigillare l’incontro tra artigianato, qualità e cultura enogastronomica ci penserà Cibalia, giovane e-commerce laziale, tra i partner dell’evento, che seleziona con cura prodotti artigianali italiani: a Celiakè?! sarà presente con i prodotti di diverse piccole realtà di artigiani italiani del gusto, in un viaggio tra i sapori autentici della nostra penisola, tutto “dal produttore al consumatore”.

      Dolci, torte e gelati: la festa continua

      Nel regno del dolce, le suggestioni non mancheranno. Napoleoni Gluten Free, storico laboratorio romano e sponsor dell’evento, sarà presente con una selezione delle sue specialità di pasticceria e con la linea “Dolce & Salato”, vera sintesi di tradizione e ricerca.

      Delishia American Cakes, da Aversa, offrirà una suggestiva incursione nel mondo delle bakery americane: Red Velvet, Angel Cake, Banana Bread, tutti rigorosamente senza glutine.

      Amaranto, dalla Tuscia, porterà in scena dolci gluten-free e senza lattosio, realizzati con ingredienti biologici e locali.

      A garantire un tuffo rinfrescante nei sapori genuini ci penseranno Gelasio, giovane stella della scena romana del gelato che porterà a Celiakè?! i suoi gelati naturali e artigianali, le crepes, il poké dolce e le brioches e il Fico Rosso con i gelati, semifreddi, granite e cremolati.

      Non mancheranno le occasioni per spegnere la sete dei partecipanti a questa prima edizione di Celiakè?!: sarà infatti possibile gustare cocktail e aperitivi pensati per accompagnare le degustazioni e creare momenti di relax nel cuore del Borgo, mentre a raccontare il territorio attraverso la lente dell’eccellenza ci penserà Amor Vitae, cantina laziale che porterà in degustazione i suoi vini biologici, veri interpreti della biodiversità e della sostenibilità del Lazio. E per chi preferisce la birra, spazio alle creazioni artigianali di Eternal City Pub, e a quelle di Brouwerij Klein Duimpje, birrificio olandese che presenterà le sue birre olandesi glutine, già apprezzate a livello internazionale.

      La birra, rigorosamente gluten free, sarà la regina delle bevande di Celiakè?! perché oltre ad essere presente in diversi stand per accompagnare le preparazioni di alcuni espositori, sarà anche protagonista di un workshop dedicato agli abbinamenti con le specialità gluten free curato dal giornalista ed esperto Alfonso Del Forno.

      Olio e miele: oro liquido e dolcezza naturale

      Tra gli appuntamenti più affascinanti ci sarà la degustazione dedicata al miele: un avvicinamento all’analisi sensoriale a cura di Buono APS, curata dalla dottoressa Marialba Ventricelli, pensata per avvicinare il pubblico al mondo di questo ingrediente prezioso fatto di mieli monoflorali, millefiori, cristallizati e fermentati.

      Grande spazio anche all’olio extravergine di oliva, grazie a UNTO – Evo Fest, tra i partner dell’evento. Sei produttori di oro verde racconteranno le sfumature del loro lavoro e dei territori di provenienza: Burgus Vitae (Abruzzo), Frantoio di San Lazzaro  e Frantoio Gaudenzi (Umbria), Tenute Donna Vittoria (Puglia), Marchesi Cavalletti (Sabina) e Villa Cavalletti (Castelli Romani).

      Tra gli appuntamenti dedicati alla valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva, il programma di Celiakè?! propone inoltre due iniziative che uniscono divulgazione e sperimentazione gastronomica. Un’interpretazione originale fra tradizione e innovazione dell’“oro verde” in una veste dolce e inaspettata con Gelasio – Oltre il gelato, che presenterà un gelato artigianale realizzato con olio EVO.

      A fianco dell’esperienza gastronomica, spazio anche alla formazione con “EVOkè? Come conoscere e riconoscere un olio EVO di qualità”, incontro di avvicinamento curato dalla Fondazione EvooSchool, punto di riferimento nella didattica dell’olio extravergine. Il percorso offrirà ai partecipanti nozioni tecniche e sensoriali utili per orientarsi nel mondo dell’olio, con un approccio accessibile ma rigoroso.

      Esperienze e incontri con il gusto

      Al fianco degli espositori ci saranno anche attività esperienziali, come gli showcooking con Silvia Visconti, alias Pasticcerando Senza Glutine, che mostrerà dal vivo le sue preparazioni con farine naturali e presenterà il suo libro “La mia cucina naturale senza glutine”, e quelli dedicati ai “Dolci da colazione” e alla “Focaccia al formaggio” di Sissi Bellinghieri di Golosi senza glutine.

      Monica Bellin, foodblogger, autrice e divulgatrice di cucina naturale, guiderà il pubblico tra consigli, ricette e divertimento nel suo showcooking ispirato alle farine in purezza e al suo volume “Senza glutine con amore” che sarà presentato a Celiakè?!

      Tra le attività pensate per i più piccoli, anche un laboratorio di cucina dedicato ai bambini, guidato da Maya Belen Mejìas (Maya Senza Glutine) e da Rossanina Del Santo,meglio nota come Maga Merletta, formatrice e “maga” della cucina free from, capace di trasformare ogni ricetta in un momento di scoperta e divertimento. Insieme, coinvolgeranno i piccoli partecipanti in un’attività ludico-didattica pensata per educare al gusto e all’alimentazione consapevole attraverso il gioco, l’esperienza diretta e un pizzico di magia.

      Due appuntamenti da non perdere saranno quelli proposti da AIC Lazio – Associazione Italiana Celiachia – che porterà in scena lo chef Andrea Palmieri, volto noto della ristorazione italiana e apprezzato formatore con una lunga esperienza anche in ambito televisivo, che sabato 17 guiderà il pubblico attraverso due showcooking tematici. La domenica sarà la volta di Alessandro Basciu sushi chef di Ramé, realtà giovane e già affermata della scena capitolina che a Monteverde propone cucina nipponica in salsa territoriale con ingredienti italiani.

      Un festival che celebra la cultura del cibo senza glutine

      Celiakè?! non è solo un viaggio nel gusto, ma un’esperienza completa, che intreccia cultura alimentare, convivialità e consapevolezza. Tra laboratori sensoriali, showcooking, degustazioni, masterclass e momenti di incontro con artigiani, produttori e chef, il festival racconterà la ricchezza e la varietà del mondo gluten-free. Ma sarà anche teatro di seminari divulgativi, racconti di vita vissuta, spettacoli e attività pensate per coinvolgere pubblici diversi, in un’atmosfera inclusiva e accogliente.

      Un progetto reso possibile anche grazie al sostegno di sponsor come Napoleoni Gluten Free, Pasta in Corso, Tekno 4 Beta, Garage Eventi e Agluten, che condividono la visione di un mondo senza glutine capace di unire innovazione, qualità e accessibilità.

      Dal 17 al 18 maggio 2025, il Borgo Boncompagni Ludovisi si trasformerà in un piccolo universo senza glutine e senza compromessi, dove il gusto sarà protagonista e il piacere della scoperta si fonderà con l’attenzione alla salute e al benessere. Perché mangiare bene, in fondo, è anche un modo per sentirsi a casa.

      Celiakè?! | Il villaggio gluten-free   –      Festival itinerante

      Sito web: www.celiake.it    Per info:  info@celiake.it

      Valentina Pagliuso 347 3220149 / Josè Luis Lopez Ruggiero 393 9915850

      Ufficio Stampa:Donato Notarachille  345 3114344   donato.notarachille@gmail.com

      Pazziella Garden & Suites di Capri: accordo raggiunto con lo chef Fabrizio Mellino, Tre Stelle Michelin con Quattro Passi di Nerano

      Si apre una nuova pagina del turismo di lusso in Campania: le tre stelle Michelin del ristorante Quattro Passi di Nerano si uniscono alle cinque stelle del boutique hotel Pazziella Garden & Suites di Capri per una importante avventura: si chiama Campanella by Quattro Passi il nuovo ristorante che aprirà il 15 giugno nel giardino di Pazziella.

      Il Ceo di Pazziella Francesco Naldi e lo chef Fabrizio Mellino hanno deciso di unire le loro esperienze in una partnership che porterà la filosofia di cucina autentica dei Quattro Passi – che parla di territorio, tradizione, memoria, ricerca e futuro – nel giardino mediterraneo del luxury hotel di Capri.

      Entrambi giovani, impegnati con successo nelle reciproche aziende, Naldi e Mellino vengono da solida tradizione familiare nel campo rispettivamente dell’hotellerie e della ristorazione e hanno visto nel ristorante del boutique hotel Pazziella lo spazio giusto per creare Campanella by Quattro Passi.    

      Il giovane tre stelle Michelin Fabrizio Mellino costruirà con Pazziella una sinergia per far vivere agli ospiti un’esperienza gastronomica a trecentosessanta gradi nell’oasi mediterranea che circonda Pazziella Garden & Suites.  

      Giuseppe Pignalosa raddoppia Le Parùle e apre a Salerno, al Porto Marina d’Arechi

      Una location privilegiata con il mare e le barche a fare da sfondo. Un manifesto scritto con acqua, farina e sale. La pizzeria è la rivoluzione semplice di Pignalosa: la pizza come atto agricolo e pop.

      In attesa della rinnovata sede a Ercolano, Giuseppe Pignalosa raddoppia Le Parùle e il 1 Maggio apre a Salerno, al Porto Marina d’Arechi, una location  privilegiata con  il mare e le barche a fare da sfondo. Il maestro dell’impasto ha fatto della tradizione vesuviana un terreno fertile per far prosperare la sua idea radicale di pizza, come giardino mediterraneo: un paesaggio commestibile coltivato con passione.

      Il nome Parùle – che in dialetto napoletano indica gli orti coltivati con pazienza e saper fare – è una dichiarazione d’intenti: qui ogni pizza nasce come un atto agricolo, popolare, condiviso. La stagionalità è il principio guida, l’impasto il cuore di una visione che ha fatto scuola e continua a insegnare. Le verdure sono la voce di uno stile di vita non una decorazione e provengono da un sistema reale, da un patto con i piccoli produttori, per amore della genuinità.

      Una pizza unica perchè quando l’assaggi ricordi qualcosa che non sapevi di aver dimenticato.

      Un’idea che mette radici: l’orto come manifesto

      Le Parùle si distingue per visione, identità e radici profonde nella terra. Una terra che non è solo metafora ma sostanza, grazie a una rete di piccoli produttori che affiancano Giuseppe Pignalosa nella ricerca quotidiana di sapori autentici.  È intorno agli orti vulcanici dove, da generazioni, si coltivano verdure, frutti e aromi che profumano di Mediterraneo che nasce il sogno di Pignalosa: una pizza che ha una storia da raccontare, una pizza generosa che al marketing preferisce un’alleanza viva con la sua gente, che parla con il Pomodoro del piennolo, San Marzano, provola di latte 100% campano, fior di latte e olio extravergine di oliva cilentano, basilico fresco.

      “Molti pizzaioli oggi puntano sul topping creativo o sul “wow visivo”. Nella mia pizzeria la pizza si spoglia per tornare nuda e potente – dice Giuseppe Pignalosa – Ho costruito un’identità forte sulla semplicità, con un impasto che si racconta da solo: lavorato con criterio scientifico e amore artigianale”.

      L’impasto, l’arte e il tempo

      La semplicità si fa scienza nelle mani di Pignalosa. L’impasto – preparato con un blend selezionato di farine monomolino a basso impatto glicemico, certificato Veronesi – è una materia viva, il risultato di anni di studio, sperimentazione e passione.

      La pizza tradizionale si distingue per un’idratazione del 63% e un riposo di 12 ore; quella contemporanea arriva al 70% di idratazione con 24 ore di maturazione. Il lievito fresco, la camera di lievitazione a temperatura controllata e l’attenzione a ogni fase del processo assicurano un risultato sorprendente: una pizza leggera, digeribile, che si scioglie in bocca, scompare e diventa memoria, lasciando una sensazione di leggerezza e appagamento.

      Pignalosa smonta così uno dei più grandi pregiudizi sulla pizza: non è il lievito a causare la cattiva digestione, ma una lavorazione frettolosa e scorretta. Il suo metodo, invece, è una carezza al palato e allo stomaco.

      Pizze come racconti

      Ogni pizza nel menu de Le Parùle è un racconto del territorio.
      Pignalosa ama definire la tradizione come una forma di innovazione continua. E in questa visione convivono le radici e le ali, la memoria e l’intuizione, la famiglia e l’arte.

      Una famiglia, una missione, una scuola

      Tre generazioni, un figlio di 14 anni e cinquant’anni di impasti. Tutto nasce con Leopoldo Pignalosa, che nel 1973 apre la prima pizzeria a Portici. Da lì, un viaggio che passa per Milano, San Giorgio a Cremano ed Ercolano, fino alla nuova apertura salernitana. Oggi Giuseppe guida il figlio, che a soli 14 anni è già un giovane pizzaiolo.

      I riconoscimenti

      Nel 2019, l’apertura di Le Parùle a Ercolano viene premiata come miglior nuova apertura dell’anno agli Awards di Roma e conquista il 36° posto nella guida 50 Top Pizza.
      Nel 2020, Gina Pizza raggiunge il 5° posto nella stessa guida.
      Nel 2021, arrivano i Tre Spicchi del Gambero Rosso.
      A Venezia, durante il Festival del Cinema, Pignalosa riceve l’International Starlight Cinema Award per il suo impegno nell’educare alla buona tavola e nella promozione della biodiversità.

      La nobiltà della semplicità

      C’è una grandezza silenziosa nelle pizze “povere” di Giuseppe Pignalosa. Ricette nate dalla fame e diventate patrimonio. Preparazioni essenziali che parlano una lingua antica, fatta di pochi ingredienti e di tanta sapienza.

      Come la pizza di scarole, con provola e alici, omaggio a una cucina che ha saputo trasformare la mancanza in invenzione, la necessità in gusto.
      È la pizza che sfamava i lavoratori, che si preparava con quello che c’era, che univa le famiglie intorno al fuoco.

      Oggi, Pignalosa la riporta in tavola con lo stesso spirito: offrire una pizza popolare, accessibile, sincera. Una pizza per tutti, come è sempre stata.
      Perché la vera rivoluzione è ricordare che la pizza nasce povera tra i poveri, e proprio per questo è diventata ricchezza di tutti.

      Comunicazione:

      Hubitat: info@wearehubitat.com

      Referente: Diletta De Sio, cell. 328 1038018 – dilettadesio@ gmail.com