Monserrato 1973: vini nati tra i monti del Sannio

Il Monte Serrato è una vasta e dolce collina, esposta a mezzogiorno, che sorge nel territorio del Comune di Benevento in località “La Francesca”. Chiunque percorra la strada che dal capoluogo sannita conduce ai luoghi natali di San Pio, a Pietrelcina, non può fare a meno di notarne l’ampiezza e la vocazione olivicola e viticola.

Deve essere stata la sua vista ad ispirare il compianto Francesco Zecchina, imprenditore edile mantovano, partigiano del C.L.N. virgiliano, trapiantato a Napoli sin dai primi anni ’50, che decide di acquistarne nel 1973 una consistente porzione. Il Cavaliere del lavoro Zecchina vi trova un’arida pietraia e un vecchio rudere abbandonato ma, con l’aiuto del giovanissimo e fidato Peppino Bibbò, dopo pochi mesi e molte tonnellate di pietrame rimosso, fonda l’azienda agricola Fattoria Monserrato.

In epoca la zona era massivamente dedita alla coltivazione del rinomato tabacco “riccio beneventano” di cui Fattoria Monserrato, per i primi decenni ne fu qualificata interprete. Poi a fine anni ‘90 la svolta, ispirata dalla antica passione di Francesco Zecchina per i vini di qualità, di affiancare ai 6 ettari di olivi anche l’allevamento della vite. Oggi Monserrato 1973 è una solida e variegata realtà di oltre 50 ettari, tutti condotti in regime biologico, amministrata da Lucio Murena, nipote di Francesco, subentrato nel 2018 alla gestione di sua mamma Paola Zecchina.

Alla varietà autoctona Ortice è riservata una parte dell’oliveto dalla quale si estrarre un olio extravergine di oliva da monocultivar, tutto giocato su marcatori olfattivi tipici e gusto piccante ed amaro, mentre il Satanasso è l’EVO blend della casa a base Pampagliosa, Itrana, Frantoiana e Racioppella. La vigna aziendale, invece, si estende per 14 ettari lasciando tutto il residuo spazio seminativo alle colture annuali cerealicole, leguminose e foraggere tutte prodotte in regime di rotazione annuale biologica.

Due i principali vitigni prescelti, rigorosamente appartenenti alla tradizione beneventana: la Falanghina per la bacca bianca e la Camaiola per quella rossa. A questi si aggiungono Merlot, Piedirosso e Fiano non potendo mancare, infine, l’Aglianico, portabandiera sannita tra le uve rosse. Prima vendemmia e vinificazione nel 2000 col nome Fattoria Monserrato; poi 2018 la svolta verso l’alta gamma sia per i protocolli di campo e in cantina sia per le scelte distributive e di target delle etichette prodotte, con il nuovo, attuale nome di Monserrato 1973.

Nuovi impianti in cantina con il prevalente uso di anfore di argilla a cui si affianca la piccola bottaia di pochissime barrique ed un solo tonneau (solo per l’Aglianico) per i protocolli di fermentazione, affinamento e maturazione dei vini, redatti e controllati dall’enologo consulente Fortunato Sebastiano.

Tre i vini assaggiati per 20Italie, i cui nomi in etichetta intrecciano l’antropologia fiabesca dei luoghi, ovvero la leggenda delle streghe di Benevento.

L’abbrivio iniziale spetta al “Levata” IGP Campania, evocativo della fuga – a gambe levate – delle streghe all’alba, dopo una intera notte di danze attorno al noce beneventano. Prodotto con sole uve Falanghina parte delle quali restano alcuni giorni in anfora a contatto con le bucce con successivo stazionamento sulle polveri fini per alcuni mesi. Circostanza, quest’ultima, ravvisata nel calice dalla trama di colore paglierino fitto ed intenso che vira nettamente al dorato. Apre al palato la sua prorompente tensione acida rincorsa dalle caratterizzanti note sapide. Gli aromi di retronaso confermano ed esaltano i profumi avvertiti di fiori ginestra e frutta croccante a pasta gialla, in primis melone cantalupo. Chiude in media lunghezza con affioranti note agrumate e lontani, soffusi sbuffi vanigliati.  

L’uvaggio della IGT Campania “Murate di Sopra” 2022, si avvale dell’apporto di uve Fiano con cui i grappoli di Falanghina condividono il blend alla pari. Un terzo delle masse fermenta e affina in barrique per sei mesi mentre il resto della selezione fermenta in acciaio con pari tempistica. La livrea di Murate di Sopra risente dello scambio osmotico con il legno presentandosi in una elegante aura dorata con l’orlo del calice a proiettare una leggerissima luce smeraldina. Ampio l’olfatto non si nega ai marcatori varietali di frutta esotica matura e fieno secco ma evolve verso gli erbaggi aromatici di aneto e timo. Ancora una volta sferzante e fresca la tensione del primo sorso mentre il centro bocca, succoso e fine allo stesso tempo, apre agli agrumi dolci di cedro e bergamotto. L’imprinting finale è terra di conquista del sapido corredo minerale che conferisce lungo ricordo al sorso.

Per chi non volesse credere alla particolare predilezione per l’uva Camaiola da parte della Maison beneventana osservi bene l’etichetta… “urlata” della IGP Campania Barbera 2022, che, una volta ancora, evoca le gesta delle fattucchiere sannite le cui grida propiziatorie procuravano fatture e malocchi ai malcapitati. In cantina il vino osserva un protocollo scarno e rispettoso della natura della materia prima: soli 5 giorni di contatto con le bucce durante la fermentazione in acciaio e poi il lungo riposo in anfora prima dell’imbottigliamento. Allo stesso modo del nero dei cappelli conici a falde delle streghe, così il calice si tinge di un impenetrabile e vivace materia pigmentale, dal fitto colore rubino. Frutta e ancora frutta è il regalo olfattivo che fuoriesce dal bevante: mirtilli, gelso nero, more, ribes nero e ramassin (la piccola susina piemontese) ultramaturo a farla da padrone, salvo concedere agli aromi di retronaso l’onore di presenza con percezioni di macchia mediterranea e distanti aliti balsamici.

Tannini ben gestiti, senza graffio e spalla acida invidiabile fanno da contraltare alla morbidezza – mai zuccherina – che rende il sorso denso e appagante per un vino la cui schiettezza favorisce un pairing con gastronomia semplice, tradizionale e di elevata genuinità: un esempio? La “scarpella” di Castelvenere.

Campania Stories 2025: il lungo giorno dei bianchi campani e i migliori assaggi

“Mangia, prega, ama” recitava il titolo di un noto film. Si potrebbe aggiungere che pensare in positivo alla fine aiuti a vivere meglio, per resistere ai colpi del destino. Esattamente come hanno fatto i viticoltori della Campania che hanno dovuto sopportare il peso di una convergenza storica davvero impegnativa. Eppure la resistenza imposta dal coraggio e dalla voglia di non affondare, qualche radice forte l’ha innestata.

Non tanto nelle piante, quanto piuttosto nell’animo degli uomini che le coltivano con passione, audaci testimoni delle tradizioni enologiche senza tempo, tramandate di generazione in generazione. Le giovani leve ed i nuovi attori in gioco riescono ad ascoltare meglio le esigenze del mercato e del cambiamento climatico. Ne emergono vini, in linea generale, dotati di eccellente beva, meno pomposi e articolati d’un tempo e soprattutto puliti, ovvero eleganti.

Si assottigliano le differenze tra territori e annate; ciò che veniva visto come un principio intoccabile – le suddivisioni tecniche tra varietà e denominazioni – è stato scardinato dall’esigenza di proporsi non soltanto in Campania, ma al mondo intero. Cominciando proprio in casa, dal boom dell’enoturismo che vive l’intero comparto, oggi come non mai posto sotto i riflettori mediatici.

Accoglienza e gestione di rischi e potenzialità fanno parte della genetica di un produttore moderno, che porge lo sguardo lontano senza accontentarsi degli spiccioli facili. Il percorso fatto sin qui prevede ancora qualche pendenza da battere con sacrificio e sudore, ma la strada intrapresa non contempla retromarce. In tale contesto l’annata 2024 convince un po’ ovunque per la sua espressione fruttata intensa e la lunghezza del sorso.

Giova particolarmente ai campioni di Greco di Tufo, qualitativamente imbattibili (tra le migliori versioni di sempre) e al Fiano di Avellino inaspettatamente pronto e godibile già nell’immediato. Seguono a ruota la Falanghina targata Sannio e il Vesuvio nelle diverse tipologie presenti. Difficile comunque trovare pecche tra gli oltre 150 campioni degustati rigorosamente alla cieca, segno di un progresso che lascia ben sperare per l’avvenire. Di seguito l’elenco dei selezionati che si aggiungono ai rossi valutati ieri durante Campania Stories 2025: si parte dai migliori assaggi dei rossi campani, evento organizzato da Regione Campania e curata dall’agenzia di comunicazione Miriade & Partners.

Migliori Spumanti da uve bianche (Asprinio, Caprettone, Greco, Falanghina, Pallagrello Bianco, Fiano)

Asprinio D’Aversa Doc Metodo Martinotti Brut 2024 “Trentapioli” – Salvatore Martusciello

V.S.Q. Metodo Classico Extra Brut “Mata Bianco” – Villa Matilde Avallone

Migliori Bianchi Monovarietali e Blend Misti

Campi Flegrei Doc Bianco 2021 “Tenuta Jossa” – Astroni

Migliori bianchi a base Coda di Volpe

Sannio Doc Coda di Volpe 2024 – Fattoria La Rivolta

Irpinia Doc Coda di Volpe 2024 – Antica Hirpinia

Migliori bianchi del Vesuvio

Catalanesca del Monte Somma IGT 2024 “Katà” – Cantine Olivella

Pompeiano IGT Bianco 2024 “Pompeii Bianco” – Bosco De’ Medici

Lacryma Christi del Vesuvio Doc 2024 “Munazei Bianco” – Casa Setaro

Vesuvio Doc Caprettone 2022 “Eusebia” – Masseria dello Sbirro

Migliori bianchi dell’Isola d’Ischia

Ischia Bianco Doc Biancolella 2024 “Vigna del Lume” – Cantine Antonio Mazzella

Migliori Bianchi della Costiera Amalfitana

Costa D’Amalfi Doc Ravello Bianco 2024 “Selva delle Monache” – Ettore Sammarco

Costa D’Amalfi Doc Furore Bianco “Fiorduva” 2023 – Marisa Cuomo

Migliori bianchi a base Pallagrello Bianco

Terre del Volturno IGT Pallagrello Bianco 2024 “La Luna e il ventaglio” – Teresa Mincione

Terre del Volturno IGT Pallagrello Bianco 2023 “Morrone” – Alois

Migliori bianchi a base Falanghina

Falerno del Massico Doc Bianco 2022 “Crono” – La Masseria di Sessa

Roccamonfina IGT 2021 “Acquamara” – Porto di Mola

Migliori Irpinia Doc

Irpinia Doc Falanghina 2024 – Antica Hirpinia

Migliori bianchi a base Falanghina

Falanghina del Sannio Doc Taburno 2024 “Fluusa” – Nifo Sarrapochiello

Falanghina del Sannio Doc Vendemmia Tardiva 2024 “Alenta” – Nifo Sarrapochiello

Falanghina del Sannio Doc Taburno 2024 “Enzo Rillo” – La Fortezza

Falanghina del Sannio Doc 2024 “Anima Lavica – La Guardiense

Falanghina del Sannio Doc Guardia Sanframondi 2024 “Vignasuprema” – Aia dei Colombi

Falanghina IGT Beneventano 2020 “Cara Cara” – Terre Stregate

Campi Flegrei Doc Falanghina 2024 “Colle Imperatrice” – Astroni

Campi Flegrei Doc Falanghina 2023 “Terrazze sui Campi” – Tenute Loffredo

Campi Flegrei Doc Falanghina 2023 “Coste di Cuma” – Salvatore Martusciello

Campi Flegrei Doc Falanghina 2022 “Collina Viticella” – Cantine Carputo

Migliori bianchi a base Fiano

Cilento Doc Fiano 2024 “Saracé” – Cantina Polito

Cilento Doc Fiano 2023 “Kratos” – Luigi Maffini

Migliori Fiano di Avellino Docg

Fiano di Avellino Docg 2024 – Di Meo

Fiano di Avellino Docg 2024 “Sequenzha” – Benito Ferrara

Fiano di Avellino Docg 2024 – Colli di Lapio

Fiano di Avellino Docg Riserva 2023 “Pietracalda” – Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio

Fiano di Avellino Docg 2023 – Rocca del Principe

Fiano di Avellino Docg 2023 – Tenuta del Meriggio

Fiano di Avellino Docg 2022 “Ciro 906” – Ciro Picariello

Fiano di Avellino Docg 2019 “Colle delle Ginestre” – Tenuta del Meriggio

Migliori Greco di Tufo Docg

Greco di Tufo Docg 2024 – Vesevo

Greco di Tufo Docg 2024 – Di Meo

Greco di Tufo Docg “Serume” 2024 – I Capitani

Greco di tufo Docg 2024 “Le Arcaie” – Passo delle Tortore

Greco di Tufo Docg 2024 “I Classici” – Torricino

Greco di Tufo Docg 2024 “Vigna Cicogna” – Benito Ferrara

Greco di Tufo Docg Riserva 2023 “Vigna Ortale” – Cantine di Marzo

Greco di Tufo Docg Riserva 2023 “Vigna Laure” – Cantine di Marzo

Greco di Tufo Docg 2022 “Pietrarosa” – Cantine di Prisco

Regina Ribelle Wine Fest: passeggiare tra le dolci colline della Vernaccia di San Gimignano

Nel cuore della Toscana, dove le colline si inseguono come onde verdi e le torri di pietra svettano verso il cielo, San Gimignano si conferma scrigno di storia e di vino. Regina Ribelle, l’evento che celebra la Vernaccia di San Gimignano, è andato in scena con un’edizione che ha brillato per organizzazione, contenuti e suggestione.

Dal momento in cui Irina Strozzi ha assunto la presidenza del Consorzio, si è respirato subito un’aria nuova: visione strategica, pragmatismo e attenzione alla comunicazione, merito anche del lavoro puntuale dell’agenzia stampa Affinamenti. Nonostante il vento fresco che ha messo a rischio la cena di gala, tutto si è svolto alla perfezione, superando le aspettative.

Unico appunto: nella concitazione degli appuntamenti è mancato un momento di vero confronto collettivo sul futuro della denominazione, per comprendere le direzioni della Vernaccia di San Gimignano oggi, tra tradizione e innovazione. L’inaugurazione, fissata alle 9:00, ha visto una partecipazione ridotta, mentre la degustazione tecnica di 80 campioni tra annate 2024 e Riserva, ha dato voce alle molte anime di questo vino storico, come indicato nell’articolo sui nostri migliori assaggi della versione annata 2024 e Riserva 2023.

Degustazione alla cieca: la Vernaccia di San Gimignano si racconta nei calici

Nelle bellissime sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea R de Grada, ogni calice diventa racconto: vini giovani, freschi e fragranti accanto a riserve più profonde e strutturate. L’eccellenza non è mancata: molti i campioni che si sono distinti con punteggi tra 92 e 95, per eleganza, equilibrio e longevità. Un vino in particolare ha toccato la vetta con 95 punti, grazie a una struttura solida e armoniosa.

Arte e territorio: Galleria Continua e Vernaccia & Pizza

Dopo la degustazione, spazio all’arte con la mostra presso Galleria Continua, dove opere di Shilpa Gupta, Arcangelo Sassolino e José Antonio Suárez Londoño hanno ampliato l’orizzonte sensoriale dell’esperienza. A seguire, cena all’“Lunaria Tuscany” con un inedito abbinamento Vernaccia e pizza d’autore, firmata da tre grandi nomi: Massimo Giovannini (Apogeo), Giovanni Santarpia (Pizzeria Santarpia Firenze) e Tommaso Vatti (La Pergola).

Tour nelle cantine: tre identità, un unico territorio

Il giorno successivo è stato dedicato alla scoperta di tre cantine del Consorzio, ognuna con una visione diversa ma complementare.

Palagetto – Il vino come espressione sostenibile del territorio

Fondata nel 1978, con la sua prima vendemmia nel 1993, Palagetto è oggi una delle realtà biologiche più solide e dinamiche di San Gimignano. Con una produzione annua di circa 600.000 bottiglie, l’azienda ha scelto di intraprendere un percorso di sostenibilità certificata (VSQNP), ponendo al centro il rispetto del territorio e la valorizzazione delle sue varietà autoctone.

Protagonista della degustazione è Arianna, interprete sensibile dell’identità vinicola aziendale. Il viaggio parte dalla freschezza delle Vernaccia di San Gimignano di annata, dove la 2024 si distingue per fragranza e immediatezza: un naso delicato di pera e mela verde, accompagnato da una beva equilibrata e un tipico finale ammandorlato. Interessante la scelta del doppio tappo (vite e sughero), pensata per incontrare gusti diversi, dal mercato americano a quello più tradizionale.

Tra le selezioni, spicca la Vernaccia di San Gimignano Arianna 2023, che unisce equilibrio e precisione aromatica. La Riserva 2022 si presenta invece come un vino ampio e gastronomico, capace di coniugare morbidezza e freschezza, con una struttura adatta a piatti più complessi.

La linea “Uno di Quattro” racconta il lato più moderno della cantina: il Merlot 2021 è morbido e speziato, il Syrah fresco e dinamico, il Sangiovese lineare e territoriale, mentre il Cabernet Franc è ancora in evoluzione, con un legno da domare.

Chiude la degustazione il Sottobosco 2019, un blend maturo che richiama lo stile bordolese con toni vegetali, frutta nera e spezie, e il prezioso Vinsanto del Chianti 2010, vera memoria liquida della Toscana. Con i suoi aromi di frutta candita, erbe officinali e una freschezza ancora viva, è un vino che emoziona e invita alla riflessione.

Fattoria Cusona – Tra storia, identità e visione

A San Gimignano, tra le colline dorate della Toscana, la Fattoria Cusona è molto più di un’azienda vinicola: è un salto nel passato, dentro una storia millenaria custodita dalla famiglia Guicciardini Strozzi. Fondata nel 994, la tenuta oggi si estende per 520 ettari, di cui un centinaio dedicati alla vite, ed è guidata da Irina Strozzi, attuale presidente del Consorzio Tutela della Vernaccia di San Gimignano, affiancata dalla sorella Natalia.

La visita è un percorso affascinante tra le sale storiche e le antiche grotte della tenuta, dove cimeli rari raccontano secoli di storia italiana ed europea. È qui che la Vernaccia trova la sua culla originaria e diventa, vino dopo vino, un simbolo identitario del territorio.

L’esperienza culmina in un pranzo elegante, pensato per esaltare la gamma di vini aziendali, con un tocco di rarità che lascia il segno. La pappa al pomodoro apre il pasto, accompagnata dalla Vernaccia di San Gimignano Titolato Strozzi 2024, seguita da gnocchi di spinaci burro e salvia in abbinamento a tre etichette straordinarie: la Riserva 2020, la Riserva 2019 e una sorprendente Vernaccia di San Gimignano 1986. Quest’ultima, vera protagonista della giornata, brilla ancora per freschezza, con note di confettura di pesca, albicocca e agrumi canditi. In bocca, colpisce per la sua longevità elegante e composta, aprendo la domanda: anche i vini di oggi sapranno sfidare il tempo così?

Chiusura di pasto con Vinsanto di San Gimignano 2015; altra sorpresa è il Vin Santo di San Gimignano DOC 1968: una esplosione di freschezza, frutta matura e candita e aromaticità che dona tanta eleganza e piacevolezza di beva a dispetto degli anni trascorsi in bottiglia.

Il peposo al Chianti, piatto forte della tradizione, chiude l’esperienza abbinato a due rossi di carattere: Sodole IGT Toscana 2020 e Millanni IGT Toscana 2017, a testimoniare l’anima più moderna della tenuta.

Presente anche Ivaldo Volpini, storico enologo della cantina da oltre cinquant’anni, che con la sua esperienza ha contribuito a costruire un ponte tra il passato e il futuro del vino toscano.

Abbazia di Monteoliveto – Dove il vino incontra la spiritualità

A pochi passi dal centro storico di San Gimignano, immersa nella quiete della campagna toscana, sorge l’Abbazia di Monte Oliveto Minore, uno scrigno di storia e spiritualità. Fondata nel 1340 dai monaci olivetani e ampliata nel 1458, l’abbazia ha attraversato i secoli mantenendo intatta la sua importanza culturale e architettonica.

Oggi questa realtà sacra rivive una nuova stagione come cuore pulsante della Fattoria Abbazia Monte Oliveto, azienda agricola di 35 ettari — 20 dei quali coltivati a Vernaccia di San Gimignano. Acquisita dalla famiglia Zonin, la tenuta unisce agricoltura, accoglienza e produzione vinicola, offrendo anche ospitalità in eleganti appartamenti immersi nel verde.

Due le etichette prodotte: la Vernaccia di San Gimignano DOCG, fragrante e fresca, dal profilo immediato e beverino, e la selezione Gentilesca, un vino più strutturato e complesso, pensato per palati più esperti e curiosi.

Il Gran finale in Piazza Duomo

La cena di gala si è svolta nella cornice mozzafiato di Piazza Duomo, firmata dallo chef Gaetano Trovato di Arnolfo Ristorante due stelle Michelin. Il menù, raffinato e territoriale, ha proposto:

  • Riso Riserva San Massimo, zafferano, ossobuco e zucchina in fiore
  • Cinta Senese con asparagi e cipollotto primaverile
  • Fragola, caramello e vaniglia
  • Piccola pasticceria e la celebre Crema di Santa Fina del gelatiere Sergio Dondoli

Protagonisti della serata ovviamente la Vernaccia di San Gimignano serviti dai Sommelier FISAR, le note jazz dell’Accademia Siena Jazz e la presentazione della scultura di Andrea Roggi, simbolo di Regina Ribelle Wine Fest, alla presenza delle autorità locali. San Gimignano continua a dimostrare che la Vernaccia è viva, plurale e in piena evoluzione. Manca ancora un po’ di coraggio nel raccontare questa evoluzione con maggiore coesione, ma il fermento è tangibile.

E questo è già tanto.

Campania Stories 2025: si parte dai migliori assaggi dei rossi campani

Il Vesuvio ospita l’edizione del 2025 di Campania Stories, evento organizzato da Miriade & Partners con il sostegno di Regione Campania, in collaborazione con AIS Campania e con la partecipazione di oltre 90 cantine provenienti da tutta la regione.

Tra i numerosi partner che rendono possibile Campania Stories, ci sono: Consorzio Tutela Vini Vesuvio, Assoenologi Campania, Palazzo Mediceo (Ottaviano), Villa Signorini (Ercolano), Hotel Sakura (Torre del Greco), Viaggi Di Maio, Distretto della Castagna e del Marrone della Campania, Lunadimiele.it, Che Pasticcio e Azzurra Comunicazione. Media partner dell’evento è Luciano Pignataro Wine Blog.

Ed è proprio nella splendida location di Villa Signorini ad Ercolano che ha inizio la canonica due giorni di assaggi, partendo stavolta dai vini rossi anziché dai bianchi, selezionati tra le numerose denominazioni IGT – DOC e DOCG. In passato era più evidente l’anima bianchista della Campania, mentre perplessità provenivano da alcune zone e stili profondamente differenti. Il livello medio dei campioni post pandemia ha visto un livellarsi al rialzo della qualità, pur mantenendo alcune espressioni anacronistiche, super estrattive e ricche di materia glicerica.

Ciò che cattura l’attenzione, invece, sono i passi in avanti verso i vertici della categoria compiuti dai più, anche grazie ad accurate consulenze enologiche e migliori studi sia in vigna che in cantina. Alla fine il vino, per quanto possa sembrare naturale e radicato al terreno e al territorio, è pur sempre un prodotto che necessita delle giuste cure. Va sfatato il tabù che “moderno” non significhi emozione.

Abbiamo optato per non degustare i pochi esemplari in rosa o da areali che non offrissero la consona quantità per poter ricavare un giudizio complessivo del percorso svolto dai vitivinicoltori. Il risultato di 92 assaggi residui evidenzia un balzo in avanti illuminante per l’Aglianico del Taburno, specie se targato 2019 e del Taurasi vintage 2020, che dimostrano prontezza di riflessi e tanto succo quasi commovente.

Bene dunque ciò che proviene dall’Aglianico, il vero motore campano; meno soddisfazioni dal Piedirosso e da altre varietà autoctone, pur con qualche spiraglio di luce e sussulto rispetto al passato. Di seguito i migliori rappresentanti in ordine alfabetico, selezionati alla cieca senza conoscenza del produttore di riferimento. Servirebbe uno sforzo ulteriore da parte di tutti gli attori in gioco, per rimpinguare il numero esiguo delle presenze, agevolando il nostro lavoro di cronisti.

Un plauso, infine, va ai sommelier di AIS Campania per la rapidità e la professionalità nel servizio, nonostante la mancanza di cestelli per bottiglie e di salvagocce, che avrebbero aiutato di gran lunga il compito.

Migliori rossi a base Piedirosso

Vesuvio Doc Piedirosso 2023 “Pietranera” – De Falco Vini

Ischia Doc Per’ e Palummo 2021 “Mille Anni” – Casa D’Ambra

Campania IGT Piedirosso 2024 “Sabbia Vulcanica” – Agnanum

Campi Flegrei Piedirosso 2021 – Contrada Salandra

Migliori rossi Vesuvio

Lacryma Christi del Vesuvio DOC Rosso Superiore 2023 – Cantina del Vesuvio Winery Russo Family since 1930

Lacryma Christi del Vesuvio DOC 2024 “Munazei Rosso” – Casa Setaro

Migliori rossi a base Casavecchia

Terre del Volturno IGT Casavecchia 2024 – Vigne Chigi

Migliori rossi a base Pallagrello Nero

Terre del Volturno IGT Pallagrello Nero 2021 “Murella” – Alois

Migliori rossi Alto Casertano

Falerno del Massico Doc Rosso 2019 “Quaestio” – La Masseria di Sessa

Migliori rossi Colli Salernitani e Cilento

Campania IGT Aglianico 2022 “Core Rosso” – Montevetrano

Cilento Doc Aglianico 2022 “Cenito” – Luigi Maffini

Migliori rossi a base Aglianico

Aglianico del Taburno Docg 2019 “Enzo Rillo” – La Fortezza

Aglianico del Taburno Docg 2019 “Pontius” – Nifo Sarrapochiello

Aglianico del Taburno Docg Riserva 2018 “Terra di Rivolta” – Fattoria La Rivolta

Migliori Doc Irpinia Campi Taurasini – Irpinia Doc Aglianico – IGT Campania Aglianico

Irpinia Doc Aglianico 2021 “Audeno” – Masseria Della Porta

Irpinia Doc Campi Taurasini 2020 “Ion” – Stefania Barbot

Irpinia Doc Campi Taurasini 2020 “Case Arse” – Giancarlo Vesce

Migliori Taurasi Docg e Taurasi Riserva Docg

Taurasi Docg 2021 – Tenute Capaldo – Feudi di San Gregorio

Taurasi Docg 2020 – Tenuta Scuotto

Taurasi Docg 2020 “Bosco Faiano” – I Capitani

Taurasi Docg Riserva 2019 “Evocatus” – Macchie Santa Maria

Taurasi Docg 2018 “Vigne d’Alto” – Contrade di Taurasi Cantine Lonardo

Taurasi Docg 2017 “Opera Mia” – Tenuta Cavalier Pepe

Taurasi Docg 2012 – Perillo

Regina Ribelle Vernaccia di San Gimignano Wine Fest: i nostri migliori assaggi dell’annata 2024 e delle Riserva 2023

Ogni anno a San Gimignano si celebra il suo vino di punta: la Vernaccia, croce e delizia di un areale che da tempo prova a tirare fuori la testa dalla sabbia. Un bianco reso più intrigante proprio dai ricordi marini pliocenici, oltre ad altri tipi di suolo e differenti stili.

Per il Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, l’annata 2024 è stata complessa da un punto di vista climatico, anche se questa complessità non può più essere considerata eccezionale o episodica. All’inverno senza picchi di basse temperature è seguita una primavera fresca con piogge nella media che hanno rallentato il germogliamento della vite che sarebbe risultato anticipato per le miti temperature dei mesi invernali. Le piogge si sono alternate a periodi asciutti fino a tutto giugno.

Da luglio è subentrato l’anticiclone africano che ha fatto innalzare le temperature. Il gran caldo è durato fino al 20 di agosto, con l’arrivo di un forte temporale. Da allora il meteo non si è più stabilizzato, portando episodi di pioggia per tutto il mese di settembre; fattore che ha rallentato i tempi della vendemmia. L’annata è stata mediamente produttiva, dopo il calo di circa il 30% della 2023.

Note stagionali che non modificano l’attuale asset territoriale, spesso sacrificato dalla proposizione di prodotti con i quali manca un collegamento precipuo. Cosa sia in effetti un calice di Vernaccia di San Gimignano resta ancora un dilemma senza apparente risoluzione. Definirlo, in modo banale, “un rosso vestito da bianco” rischia invece di comprometterne per sempre la vera identità, creando falsi miti e speranze eccessive.

I canoni della Vernaccia di San Gimignano devono essere blindati al concetto di contemporaneità e carattere, due facce inseparabili della stessa medaglia. Contemporaneità perché il pubblico consumatore preferisce la semplificazione: di verbo, di gusto, di effetto. Meno giri di parole, meno alleggerimenti e meno appesantimenti. Il giusto equilibrio tra componenti mielose, balsamiche e speziate, di cui la Vernaccia di San Gimignano è ricca, con la frutta polposa, tra essiccata e tropicale, meglio comprensibile ai più. E un ulteriore allungamento dei tempi di immissione sul mercato, come si fa per altre tipologie, pur rispettando le esigenze economiche di ogni singolo produttore.

La 2024 racchiude in sé la paura di sbagliare, cercando di giocare in zona comoda, Una zona che rischia però di diventare quella Cesarini del calcio. Infatti, le mille problematiche del mondo del vino non consentono tempi biblici per comprendere appieno la situazione; l’augurio è che la rivoluzione a San Gimignano venga compiuta non festina lente come dicevano gli antichi romani, ma con passo spedito e sicuro pena lo spreco delle risorse impiegate e la sconfitta nei confronti dei mercati che contano. Quelli che poi sono davvero redditizi.

Poche le punte di assoluta bellezza, ancora in evoluzione. Un qualcosa (ed è davvero la novità di quest’anno), che mancava nelle edizioni precedenti. Non soltanto il livello medio si è elevato ovunque, ma oggi è possibile menzionare alcuni campioni che raggiungono e persino superano i 95 centesimi, dimostrando buona prontezza di riflessi con ovvi margini di prospettiva.

Non di pari emozione le versioni Riserva 2023, figlie di una vintage aspra che ha impegnato, non poco, i vitivinicoltori nel lavoro in campo ed in cantina. Vale la pena spezzare per loro una lancia, avendoci comunque ben impressionato per le medesime versioni d’annata, nell’articolo della scorsa edizione di Anteprima Vernaccia di San Gimignano Wine Fest “Regina Ribelle”.

La degustazione è stata effettuata rigorosamente alla cieca, selezionando i migliori punteggi elencati in ordine alfabetico e non di preferenza. Ecco i migliori assaggi su 44 campioni della 2024 e 10 campioni testati della Riserva 2023.

Vernaccia di San Gimignano Docg 2024

Cantine Vivito – “Badia”

Casa alle Vacche

Collina dei Venti – “Giadra”

Fattoria La Torre

Fattoria Poggio Alloro – “Il Nicchiaio”

Fornacelle

La Lastra

Melini – “Conti Serristori”

Poderi Arcangelo – “Primo Angelo”

Vagnoni

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2023

Collemucioli

La Lastra

Macinatico – “Macinatico 1332”

Signano – “La Ginestra”

Salerno: Michele Orsini è il Miglior Sommelier Junior 2025 per AIS Campania

L’Istituto Professionale di Stato per i Servizi dell’Enogastronomia e dell’Ospitalità Alberghiera – in sigla IPSEOA – R. Virtuoso di Salerno (SA) è stata la sede prescelta per l’edizione 2025 del Miglior Sommelier Junior di AIS Campania.

A spuntarla sui tre finalisti è Michele Orsini, proprio di Salerno con una prova che ha lasciato poco spazio a dubbi. Michele si è distinto in una selezione scritta in mattinata, con un compito che prevedeva risposte vero-falso e a scelta multipla oltreché la degustazione di due campioni di vino alla cieca, ovvero senza conoscerne l’etichetta di riferimento.

Tra i 45 partecipanti iscritti, provenienti da ben 15 Istituti Alberghieri della Campania, un vero record, solo 3 hanno avuto accesso alla fase finale con esibizione pubblica sul palco, tra stappatura di un Metodo Classico, degustazione emozionale e domande tratte da slide di riferimento proiettate sul maxi schermo.

Michele Orsini dell’IPSEOA R. Virtuoso di Salerno ha dunque prevalso su Antonio Chiariello dell’IIS Minzoni di Giugliano in Campania e su Ada La Sala dell’IPSEOA Duca di Buonvicino di Napoli, giunti rispettivamente al secondo e terzo posto. Al Campione un premio consistente nel corso completo (ben 3 livelli) per diventare ufficialmente un Sommelier AIS e uno stage di perfezionamento presso la Scuola Internazionale di Cucina Alma. Riconoscimenti anche per gli altri due candidati finalisti.

La Giuria esaminatrice era composta dal presidente Antonio Riontino responsabile Area Concorsi AIS Puglia, da Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania, Franco De Luca, responsabile didattica AIS Campania, Vincenzo Di Donna, responsabile Gruppo Servizi AIS Campania, Stella Marotta, miglior sommelier AIS Campania 2023, Mino Perrotta, responsabile Gruppo Servizi Delegazione AIS Salerno.

Il Dirigente Scolastico Ornella Pellegrino dell’IPSEOA R. Virtuoso di Salerno ha commentato a caldo con estrema soddisfazione: <<un concorso interessante e sentito: i ragazzi hanno partecipato con grande entusiasmo e professionalità e sono state offerte opportunità per accrescere le proprie competenze nella nobile arte della sommelerie oltre a dare prestigio all’evento e al Virtuoso che ha ospitato il concorso. Appassionare i ragazzi è stato il leitmotiv di tutta la gara grazie ai professionisti impegnati che hanno accompagnato gli studenti con dedizione dando loro dritte per  riuscire con successo. Per l’Ipseoa Virtuoso è stato un doppio successo: il privilegio di accogliere un concorso così prestigioso e la vittoria di Michele Orsini alunno della V sala che ha gareggiato con passione e doti tecniche frutto di studio metodico. Un ringraziamento speciale ai professori Napoli e Di Donna per il continuo supporto nell’attività organizzativa>>.

Anche il Presidente di AIS Tommaso Luongo rimarca con gioia: <<la splendida giornata di oggi ha radici molto lontane. Da mesi l’intero Consiglio Direttivo, che ho la fortuna di presiedere, ha dato prova di unità e spirito di gruppo; ma un plauso enorme va agli sforzi di Vincenzo, per noi tutti “Enzo”, Di Donna per aver impegnato ogni risorsa a convincere 15 Istituti Alberghieri ad esser qui presenti con i propri ragazzi. Un record assoluto che speriamo presto di poter eguagliare e superare nella prossima edizione e che farà da volano ad una futura selezione nazionale, per decretare il Miglior Sommelier Junior AIS Italia scelto tra tutti i vincitori regionali>>.

Le Masterclass straordinarie di Summa 2025

“Attraversare terre lontane è come sfogliare le pagine di un libro infinito, dove l’anima ritrova la sua voce.” È con questo spirito che ho vissuto la SUMMA 2025 non solo come cronista, ma come viaggiatore del gusto e dell’emozione. Il collega Adriano Guerri ha descritto minuziosamente l’evento nel precedente articolo Alois Lageder e l’idea di Summa: la somma delle eccellenze vitivinicole. In un giorno di sole radioso, tra le stradine curate di Magrè, in Alto Adige, ogni istante è stato un sorso di bellezza. Accolto con calore dallo staff della Tenuta Alois Lageder, e con il sorriso sincero di Ylenia Steiner, ho riscoperto il senso più autentico del raccontare: esserci, vivere, sentire.

La Cantina Lageder

La Cantina Alois Lageder, fondata nel 1823 a Magrè sulla Strada del Vino in Alto Adige, è una storica azienda vitivinicola a conduzione familiare, oggi guidata dalla sesta generazione della famiglia Lageder: Alois Clemens, Helena e Anna . Con una superficie vitata di 55 ettari coltivati secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, la cantina collabora con circa 60 viticoltori partner che adottano metodi biologici o biodinamici .

L’architettura della cantina, progettata nel 1995, riflette l’approccio ecologico dell’azienda, con una struttura a basso consumo energetico costruita con materiali naturali come legno e pietra, e dotata di impianti fotovoltaici e sistemi di recupero del calore .

Oltre alla produzione vinicola, la Tenuta Alois Lageder si distingue per iniziative come il progetto “buoi nei vigneti”, che integra l’allevamento di animali nei cicli agricoli per promuovere un ecosistema sostenibile .

SUMMA non è solo un evento: è un’esperienza.

Anche quest’anno la manifestazione ha confermato il suo ruolo di riferimento nel mondo vinicolo internazionale. Dal 5 al 6 aprile 2025, oltre 2.400 visitatori da 44 Paesi – tra appassionati, sommelier, giornalisti e operatori – hanno popolato gli spazi della Tenuta Lageder. 112 produttori da 8 nazioni, tra cui Libano, Portogallo, Austria, Germania e Svizzera, hanno portato la loro visione, il loro terroir, la loro passione.

Grandi nomi, grandi vini, grandi storie. Ve ne racconterò alcune vissute nelle memorabili Masterclass. Tra i protagonisti: Château Musar, Dr. Bürklin-Wolf, Franz Keller, Tement, Cà La Bionda, Tenuta delle Terre Nere e Giulia Negri. Ma anche realtà più piccole, che portano nel calice un racconto intimo e coraggioso.

Due le verticali imperdibili

Iconic Wine – 10 anni dopo: Barolo Marassio 2015–2020, Giulia Negri (Serradenari)

Dalla vigna più alta del Barolo, a Serradenari,

Nella zona più alta del Barolo con una altitudine che va dai 420 ai 546 metri sul mare, Serradenari è una azienda di 6 ettari vitati immersa tra 12 ettari di boschi, con una biodiversità unica. Altitudine ed escursioni termiche, insieme alla natura che circonda i vigneti, caratterizzano vini contraddistinti da eleganza e freschezza. Da Marassio, il vigneto più in alto un racconto in sei annate dove l’eleganza dell’altitudine incontra la potenza della materia.

· Barolo Marassio 2015

Fresco, intenso e balsamico, si presenta diretto e verticale. Nonostante l’evoluzione, mantiene una straordinaria giovinezza, con un profilo teso e vibrante.

· Barolo Marassio 2016

Grande freschezza, dominata da frutti rossi croccanti. La trama è fine, con una sensazione polverosa e un’ottima ricchezza estrattiva. Emergono eleganti sfumature balsamiche e accenni mentolati.

· Barolo Marassio 2017

La freschezza sostiene una beva agile e piacevole. Al naso e al palato si intrecciano note minerali e speziate, con un frutto più maturo e intenso rispetto alle annate precedenti.

· Barolo Marassio 2018

Oltre alla consueta freschezza, si percepiscono maggiore concentrazione e struttura. I tannini, presenti ma finemente setosi, avvolgono aromi di frutti rossi di sottobosco.

· Barolo Marassio 2019

Un’espressione di grande eleganza e struttura, in cui il frutto è accompagnato da note complesse di china e agrumi maturi, come il chinotto. In chiusura, emergono lievi sfumature vegetali.

· Barolo Marassio 2020

Il tannino è ancora ben presente, ma integrato. Il profilo è arricchito da fresche note vegetali ed erbacee, con una beva viva e dinamica che si conclude con un finale leggermente sapido e amaricante.

25 anni di Château Musar – con Marc Hochar

Ci troviamo in Libano nella valle della Bekaa. È una lunga pianura che si estende da nord a sud tra due catene montuose: il Monte Libano a ovest e l’Anti-Libano a est, al confine con la Siria. Qui si trovano alcune delle più antiche aziende vinicole della regione, come Château Musar e grazie al suo clima mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freschi, la Bekaa è ideale per la coltivazione di uva di qualità.

Château Musar Rosso, simbolo della Valle della Bekaa (Libano).

Un blend raffinato di Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignano, proveniente da vigneti di 40 anni su suoli ghiaiosi e calcarei. Fermentazione spontanea, affinamento in rovere e cemento, e lunghissimo invecchiamento in bottiglia: un vino ispirato ai grandi Bordeaux, ma con anima mediorientale. Potenza, mineralità, note di frutta, spezie, cuoio e accenti balsamici. Note positive ma anche una leggermente negativa visto che in generale sono vini che non si esprimono in lunghezza, chiudendo precocemente le sensazioni iniziali.

· Château Musar 2018

Fresco e vivace, con una discreta morbidezza che bilancia un corpo di buona struttura. Al naso e al palato emergono nitide sensazioni fruttate di ciliegia, mora e ribes.

· Château Musar 2015

Un vino ampio e complesso, ricco di sfumature speziate e aromatiche. Il frutto, più delicato, accompagna il sorso con eleganza, in un perfetto equilibrio tra intensità e finezza.

· Château Musar 2008

Espressione in cui si evidenziano le caratteristiche tipiche del Cabernet Sauvignon, arricchite da note di ciliegia matura e amarena. Fresco e morbido al tempo stesso, regala un sorso dinamico e avvolgente.

· Château Musar 2003

Dal colore rosso rubino intenso tendente al granato, rivela segni evidenti di evoluzione. L’ingresso è fresco, ma rapidamente lascia spazio a note terziarie di frutta rossa matura e confettura di prugne, in un profilo ampio e avvolgente.

· Château Musar 1999

Al naso si percepisce un calore avvolgente con note eteree e una leggera sfumatura volatile. In bocca è moderatamente fresco all’ingresso, per poi esprimere toni ricchi di confettura di ciliegie, cacao e accenti tostati. Il finale si chiude su eleganti note di prugna essiccata.

· Château Musar White 2010

Uno Chardonnay classico, dal profilo raffinato, con profumi di fiori dolci, mandorle e albicocche mature. Sul finale emerge una delicata nota di vaniglia che dona rotondità e charme.

La manifestazione ha rinnovato anche il suo spirito solidale, sostenendo la rivista di strada zebra., offrendo opportunità a persone in condizioni di marginalità. Un gesto concreto che dimostra come la cultura del vino possa tradursi in cultura dell’umanità.

La prossima edizione di SUMMA si terrà l’11 e 12 aprile 2026.

Segnatela già in agenda. Perché SUMMA non è solo una fiera: è un viaggio. E come ogni grande viaggio, lascia un segno.

Summa 2025 – Un brindisi tra le dolomiti.

“Attraversare terre lontane è come sfogliare le pagine di un libro infinito, dove l’anima ritrova la sua voce.” È qui che ho ritrovato il vero piacere di essere in un luogo non soltanto per poter raccontare un evento, ma per la vera gioia di esserci. Un giorno in cui ho assaporato ogni cosa che mi circondava, con gli occhi curiosi e gioiosi di un bambino che ormai tanto bimbo non è più.

Una fantastica giornata di sole che ha reso tutto ancora più bello, tra le stradine di un paesino tirolese in cui tutto è stato organizzato alla perfezione, l’accoglienza da parte dei collaboratori di Alois Lageder, in particolare Ylenia Steiner mi ha accolto con un gran sorriso. Summa, sembra più una festa che un evento, dove si cammina per il bellissimo borgo di Magrè, da un edificio all’altro all’interno di sale raffinate in un contesto elegante e piacevole che fa apprezzare in modo particolare i vini in degustazione. Grandi e piccole aziende, attentamente elezionate da Alois, tra le quali si possono sempre scoprire interessanti novità.

Il 2025, per la fiera enologica SUMMA è stato un grande successo, rafforzando il suo ruolo come uno degli appuntamenti di riferimento nel panorama vinicolo internazionale. Dopo più di 25 anni, la SUMMA continua a rappresentare un evento di grande valore nel panorama vinicolo internazionale. Dal 5 al 6 aprile 2025, circa 2.400 appassionati di vino, sommelier, ristoratori e giornalisti provenienti da 44 paesi si sono riuniti presso la Tenuta Alois Lageder a Magrè, in Alto Adige, per essere ispirati dalla diversità e dalla qualità dei vini esposti.

L’evento, che si svolge da oltre 25 anni, è una piattaforma per lo scambio e l’innovazione nel campo del vino e dell’agricoltura sostenibile. Quest’anno hanno partecipato 112 produttori di vino provenienti da otto paesi, tra cui cantine dall’Italia, Germania, Austria, Svizzera, Portogallo e Libano.

„È stato un weekend incredibilmente arricchente “, afferma Alois Clemens Lageder. „Le conversazioni con i produttori internazionali e gli ospiti, lo scambio di idee e nuove prospettive – tutto questo dimostra quanto sia importante avere una piattaforma come la nostra. La SUMMA per noi è uno dei momenti più importanti dell’anno e ci fa sempre piacere vedere quanto lo scambio e l’interesse per la viticoltura sostenibile coinvolgano le persone. La SUMMA celebra il vino in un modo che, in questi tempi difficili, risulta particolarmente positivo.“

Tra i partecipanti della SUMMA 2025 figurano produttori di fama come Dr. Bürklin-Wolf, Bernhard Huber, Franz Keller, Tement, Cà La Bionda, Podversic Damijan, Tenuta delle Terre Nere e Chateau Musar dal Libano. La varietà dei produttori partecipanti si è riflessa nelle numerose degustazioni.

Oltre alle tradizionali degustazioni, l’evento ha offerto un ampio programma con esperti di alto livello e attività interessanti. Tra le altre cose, si sono svolte degustazioni con rinomati sommelier e giornalisti del vino come Willi Schlögl della Bar Freundschaft di Berlino, Lukas Gerges, Head Sommelier dell’Atelier Moessmer, Sascha Speicher, caporedattore di Meiningers Sommelier, e Isacco Giuliani del Ristorante Makorè di Ferrara, nonché Miglior Sommelier d’Italia 2024. Un highlight è stato il seminario della tenuta Heitlinger sul tema “Droni in viticoltura “, che ha trattato la tecnologia innovativa e le sue applicazioni nel settore vinicolo.

Le Masterclass

Tra le masterclass, ne racconto due che ho trovato particolarmente interessanti:

ICONIC WINE – 10 ANNI DOPO…BAROLO MARASSIO 2015 – 2020 Serradenari Giulia Negri

ICONIC WINE – 25 ANNI DI CHATEAU MUSAR – con Marc Hochar

Ci troviamo in Libano nella valle della Bekaa. È una lunga pianura che si estende da nord a sud tra due catene montuose: il Monte Libano a ovest e l’Anti-Libano a est, al confine con la Siria. Qui si trovano alcune delle più antiche aziende vinicole della regione, come Château Musar e grazie al suo clima mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freschi, la Bekaa è ideale per la coltivazione di uva di qualità.

Château Musar Rosso, simbolo della Valle della Bekaa (Libano).

Un blend raffinato di Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignano, proveniente da vigneti di 40 anni su suoli ghiaiosi e calcarei. Fermentazione spontanea, affinamento in rovere e cemento, e lunghissimo invecchiamento in bottiglia: un vino ispirato ai grandi Bordeaux, ma con anima mediorientale. Potenza, mineralità, note di frutta, spezie, cuoio e accenti balsamici. Note positive ma anche una leggermente negativa visto che in generale sono vini che non si esprimono in lunghezza, chiudendo precocemente le sensazioni iniziali.

· Château Musar 2018

Fresco e vivace, con una discreta morbidezza che bilancia un corpo di buona struttura. Al naso e al palato emergono nitide sensazioni fruttate di ciliegia, mora e ribes.

· Château Musar 2015

Un vino ampio e complesso, ricco di sfumature speziate e aromatiche. Il frutto, più delicato, accompagna il sorso con eleganza, in un perfetto equilibrio tra intensità e finezza.

· Château Musar 2008

Espressione in cui si evidenziano le caratteristiche tipiche del Cabernet Sauvignon, arricchite da note di ciliegia matura e amarena. Fresco e morbido al tempo stesso, regala un sorso dinamico e avvolgente.

· Château Musar 2003

Dal colore rosso rubino intenso tendente al granato, rivela segni evidenti di evoluzione. L’ingresso è fresco, ma rapidamente lascia spazio a note terziarie di frutta rossa matura e confettura di prugne, in un profilo ampio e avvolgente.

· Château Musar 1999

Al naso si percepisce un calore avvolgente con note eteree e una leggera sfumatura volatile. In bocca è moderatamente fresco all’ingresso, per poi esprimere toni ricchi di confettura di ciliegie, cacao e accenti tostati. Il finale si chiude su eleganti note di prugna essiccata.

· Château Musar White 2010

Uno Chardonnay classico, dal profilo raffinato, con profumi di fiori dolci, mandorle e albicocche mature. Sul finale emerge una delicata nota di vaniglia che dona rotondità e charme.

Come negli anni precedenti, la SUMMA ha anche nel 2025 sostenuto un’organizzazione benefica: una parte dei ricavi è stata destinata quest’anno alla rivista di strada zebra., un progetto dell’OEW – Organizzazione per un Mondo Solidale, che offre a persone in condizioni di marginalità un’attività dignitosa e la possibilità di ottenere un piccolo guadagno.La prossima SUMMA si terrà l’11 e 12 aprile 2026.

BEREBIANCO 2025

Una popolarissima schiera di amatori ha accolto a Roma I tanti produttori di vini bianchi italiani nella terza edizione di Berebianco. banchi d’assaggio e ben 8 Masterclass, ma il cuore del programma è stata la cultura dell’invecchiamento dei vini bianchi fermi, guardando a particolari processi di vinificazione di varietà diversissime, note e meno note.

Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini, e Antonio Di Spirito, affermato autore enogastronomico, hanno saputo costruire un evento ricco di spunti di studio combinato a grande popolarità nello stile.

La scommessa degli autori è stata riposta nell’obiettivo di espandere la cultura e la consapevolezza dei consumatori verso i vini bianchi di qualità, orgogliosi già delle evoluzioni dei nostri rossi. Non è casuale che i valori sul mercato tra le due categorie vedano un gap più accentuato nel nostro paese rispetto ad altri.

Si è anche celebrato e condiviso coi partecipanti un orgoglio italiano da scoprire e far crescere come parte dell’identità vitivinicola del nostro paese, integrando tutte le regioni. Inoltre è affermato ormai che il valore commerciale segue lo stimolo dei mercati internazionali, con attuale tendenza verso la crescita dei bianchi.

Ma partiamo dal Sud Italia, con l’Etna DOC Superiore di Federico Curtaz: sapidità e fragranza si spalleggiano l’un l’altra a ottenere un Carricante in purezza di chiara e distinta eleganza, con aromi primari ricchissimi e sapori ottenuti a combinare varietà ed eleganza quasi austera, come solo un piemontese potrebbe fare.

La Basilicata di Cantine del Notaio offre, da istrionici, un Aglianico vinificato in bianco che segna una tendenza in espansione anche in Campania: “La Parcella” esige rispetto reciproco e un compiuto scambio di complimenti tra il degustatore e il produttore.

La Campania con Casa Setaro e il suo “Contrada 61.37” si presenta con una originale espressione non solo del blend tra Caprettone, Greco e Fiano, ma dell’ironia della Smorfia Napoletana che nei due numeri identifica “Bosco” e “Monaco”: ciò serve a comunicare la zona di produzione “Bosco del Monaco” che il disciplinare del Vesuvio DOC non riesce ancora a consentire sull’etichetta. Bel gioco, di elegante ironia e sapori lunghi e indimenticabili. 

E non si fermano qui: il loro Lachrima Christi, Caprettone in purezza e affinato in anfora dopo un breve passaggio in legno scarico, sposa eleganza e intensità minerale sorprendendo il naso prima del palato.  Il coraggio si spinge al rosato di Piedirosso, dove Lachrima Christi si qualifica col nome della vigna “Munazei” e offre spunti tannici elegantemente domati dalla singolare mineralità marittima.

Una bella elaborazione di Alois del Pallagrello Bianco, che inizia a essere conosciuto anche sul mercato americano, vede il Pallagrello Bianco “Morrone” come antesignano di versioni a maturazione spinta e da selezioni cru di uve con caratteristiche rare anche per i Monti Trebulani nel Matese: profumi complessi e suadenti, d’una tessitura barocca più che eloquente anche al palato più fine. 

Concludiamo l’escursione in Campania con una nota eccellenza, Marisa Cuomo e i suoi blend di Falanghina e Biancolella della Costa d’Amalfi. “Furore” e “Ravello” sono un omaggio all’eleganza e alla raffinatezza di quelle coste mozzafiato, in cui a diverse altitudini si esplicitano, con la stessa combinazione 60% Falanghina e 40% Biancolella, diversi sentori floreali e diverse mineralità spinte ad albergare nella splendida leggerezza delle morbidezze di questi vini, votati a grande gastronomicità.

L’Abruzzo di Marramiero, protagonista indiscusso nell’ultima Masterclass, presenta ai banchi “Altari” 2018, un Trebbiano particolarissimo per sentori di miele e spezie bianche, con accento fumé di particolare pregio gustativo. 

Iniziamo la visita nel Lazio a Casale del Giglio con il “Faro della Guardia” ossia una Biancolella di Ponza estremamente piacevole e fresca, il cui corredo gustativo abbraccia fiori e mineralità unici. “Anthium” è invece il loro Bellore canonico, atteso da chi ne conosce già le peculiarità gustative di estrema piacevolezza e suadenza. “Antinoo” è invece la loro sfida a combinare Chardonnay e Viognier, vincendola nel nome di una immediata piacevolezza e versatilità gastronomica. Di loro abbiamo già scritto nell’articolo Napoli: a Palazzo Cappuccini si ripercorre la storia dell’Agro Pontino con i vini di Casale del Giglio.

Degustare il Frascati Superiore di Fontana Candida è come una passeggiata in una vacanza tra i colli, trasportando la mente in un luogo dove la leggerezza si alterna a tradizioni antiche e scevre di ogni sofisticazione.  L’originalità nel viaggio, però, la troviamo in una cantina che si staglia alle spalle di Sperlonga, estendendosi tra un mare incontaminato e le ripide colline a ridosso dei Monti Cecubi che danno il nome alla cantina stessa. Il loro “Caecubum”, un blend di Fiano al 70% e di Falanghina al 30%, esprime l’ampiezza olfattivo-gustativa dei vini di un piccolo areale di antichissime tradizioni e dal prodotto originale per la sua mineralità.

La Sardegna di Alghero è presente con Podere Guardia Grande ed il “Saldenya”, un Vermentino di Gallura ricco in sapidità e denso di aromi floreali inconsueti per il suo territorio. 

Saliamo in Umbria a visitare Antonelli San Marco, noto per il suo Montefalco Sagrantino, qui con le versioni del Trebbiano Spoletino, “Trebium” e la riserva “Vigna Tonda”, che risaltano per freschezza e ampiezza dei sentori primari come i floreali di mandorla e biancospino misti ad agrumi e frutta tropicale.

Il Veneto de La Tordera presenta un Incrocio Manzoni di particolare fattura: “Il Preciso” mira all’equilibrio tra complessità di fiori bianchi ed eleganza grazie al “papà” Riesling, saldo su una struttura di tutto rispetto per un bianco.

Roccolo Grassi produce Garganega elaborata su terreni calcarei, non vulcanici come nell’area di Monteforte, perciò leggera e lunga di sapore per un vino bianco incentrato sull’equilibrio e sulla scelta di una spinta maturazione a generare sapori lunghi per intensità e persistenza.

In un salto verso le Alpi approdiamo in Friuli, dove le escursioni termiche regalano da sempre corredi aromatici originalissimi. Zorzettig e i suoi Friulano, Ribolla Gialla, Pinot Grigio, fino all’espressione di uno Chardonnay allontanato dalla fragranze e avvicinato a maggior mineralità, ha contribuito a far conoscere i vini del Friuli, riservando la consueta accoglienza ai palati di tutti gli astanti.

L’Alto Adige di Cantina Terlano ricorda che questa splendida terra di spumanti è anche generosa di eccellenti bianchi fermi: il loro Gewürztraminer è davvero esemplare e apre la strada ai Pinot Grigio e Bianco, più leggeri ma egualmente capaci di stupire per eleganza sia il naso che il palato.

La Liguria di Lunae rappresenta uno spettacolare esempio di Vermentino, per corredo aromatico e per equilibrio tra sentori primari e mineralità.

Il Piemonte presenta il Timorasso dei Colli Tortonesi di Vietti, subito distinto per sentori di albicocca e agrumi misti a un senso d’insorgente idrocarburo. Tratti tipici del varietale scoperto solo quarant’anni fa. dopo secoli di desuetudine nella coltivazione.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Un Piano nel Cielo by Casa Angelina

Ci sono luoghi in Costiera Amalfitana dove le lancette del tempo si fermano. Paesaggi immersi nella bellezza di una natura a tratti ancora incontaminata. Guardando in giro, si scorgono i fiordi e la macchia mediterranea tipica, con i suoi profumi di zagara fresca ed erbe aromatiche. Il verde di alberi e arbusti mescolato con il grigio della roccia granitica ricoperta dalle pomici vulcaniche ed il blu del mare, che vira verso un candido azzurro quando sfiora il cielo all’orizzonte.

Un Piano nel Cielo, il ristorante una Stella Michelin di Casa Angelina a Praiano, non poteva avere nome più evocativo. La struttura luxury, dotata di incantevoli camere e suite vista mare, oltre una SPA moderna, è a basso impatto ambientale e si cela perfettamente nell’insenatura di una piccola baia sottostante. Un percorso a più livelli che dalla spiaggetta privata risale con una lunga scalinata verso il grande orto botanico e frutetto, fortemente voluto dall’Executive Chef Leopoldo Elefante.

Il buen retiro, dove coltivare ortaggi e primizie da inserire nei piatti del menu o semplicemente per accogliere l’ospite incuriosito dall’approccio romantico che sempre ispira l’amore per la terra. Il rooftop dell’Hotel accoglie invece la sala interna e la magnifica terrazza estiva per poter godere delle meraviglie del tramonto, a lume di candela, assaggiando le proposte in carta.

Sala curata in ogni dettaglio dal manager Andrea Confessore coadiuvato da uno staff professionale e competente, in grado di offrire il miglior abbinamento con il cibo tra una selezione vini ampia ed esaustiva. Corretto il ricarico rispetto al turismo d’élite, che sceglie questo angolo paradisiaco per vacanze all’insegna dell’esclusività e della privacy dal mondo esterno.

Brigata di cucina giovane e con tanta voglia di imparare, che segue i consigli e la filosofia dello chef Leopoldo, amante di ciò che è a chilometro zero da pochi ingredienti e grande esaltazione della materia prima, magari condita con spezie ed erbe officinali. Delicatissimi gli ingressi d’avvio, con un bun dal gusto di montanarina e la ventresca in acqua di pomodoro dell’orto.

Si prosegue con merluzzo ed emulsione di peperoni friggitelli e pomodorini gialli. Piatto bello agli occhi e di forte impatto al palato.

Il risotto con blu di bufala e baccalà rappresenta un classico della cucina partenopea contemporanea, cui segue la linguina di Gragnano con ragù di ricciola, pomodoro e susato amalfitano.

Per la pasta fresca il tortello con cappone, provolone del Monaco e chips di patate viola con riduzione di brodo. L’assaggio migliore della serata, prima dell’arrivo dei secondi e della chiusura con i dessert curati dal talentuoso chef de patisserie Michele di Leva.

Il tempo di provare i lievitati come la focaccia con patate, olio extravergine di oliva di Agerola e origano ed ecco il filetto di pesce San Pietro e salsa di mandorla ed il piccione in tre consistenze (carpaccio, spalla, petto) con funghi, aromatizzato con un formaggio al caffè straordinario per estro e visione.

Duetto di dolcezza con il soufflé alla vaniglia ripieno di salsa d’albicocca e con un gelato oleoso, fichi, noci e polvere di Provolone del Monaco, sempre per rispettare la gastronomia del territorio.

Da poco Un Piano nel Cielo ha riaperto i battenti in vista della nuova stagione dopo la sosta invernale: l’occasione ideale per respirare aria di Paradiso.

Alla Stazione Marittima di Napoli ritorna VitignoItalia

Al via VitignoItalia: l’Italia del vino va in scena a Napoli con un parterre di 2000 etichette e un programma di attività inedite

Tre giorni di degustazioni top level, esperienze sensoriali tra vino e musica con Coravin e 100 Best Italian Rosé e percorsi virtuali con il VR Winestour

Spazio anche all’educational tour dedicato ai buyer internazionali nei territori dell’Irpinia-Sannio

Parte il countdown per la nuova edizione di VitignoItalia, il grande evento del vino italiano che, a Napoli da domenica 11 a martedì 13 maggio, animerà gli spazi della Stazione Marittima. Anche quest’anno produttori, stampa, professionisti del settore e amanti del vino si danno appuntamento nel capoluogo campano per celebrare le eccellenze e i terroir dell’Italia del vino. 200 le cantine presenti per un totale di oltre 2000 etichette che daranno vita a un percorso di degustazione alla scoperta delle storie dei produttori e dei loro territori.

“Quest’anno vogliamo davvero andare oltre – sottolinea Maurizio Teti, Direttore di VitignoItalia – Ci stiamo avvicinando sempre di più al 20esimo anniversario della nostra manifestazione e, edizione dopo edizione, aumenta il desiderio di costruire un calendario sempre più trasversale, in grado di coinvolgere settori e professionisti diversi. Il tutto per dimostrare quanto il vino sia un prodotto duttile e complesso, capace di dialogare con le varie espressioni culturali, dalla musica alle nuove tecnologie. Un programma di incontri di altissimo livello reso possibile dal prezioso contributo dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e di partner storici come UniCredit, nonché grazie alla grande partecipazione delle cantine che, nel corso di questi anni, hanno creduto sempre di più nel nostro evento, non solo come vetrina di grandi eccellenze ma anche come spazio di dialogo e networking con buyer e operatori del settore.”

Il parterre di cantine di altissimo livello sarà completato dalla presenza di grandi Consorzi del territorio come il Consorzio Vita Salernum Vites e il Vesuvio Consorzio Tutela Vini, ma anche da importanti realtà del sud Italia, tra cui l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’agricoltura Calabrese e l’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia, e del settentrione come il Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e il Consorzio DOC Friuli.

VitignoItalia come ogni anno mette in scena un palinsesto di incontri per approfondire il dialogo tra il vino e diversi ambiti, partendo dalla musica con il percorso degustazione in collaborazione con Coravin e la guida ai migliori rosati d’Italia 100 Best Italian Rosé in programma per tutta la giornata di martedì 13. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di scegliere la composizione musicale in grado di esaltare al meglio le caratteristiche di ciascun vino, dando vita a una vera e propria liaison sensoriale che apre nuove prospettive in termini di abbinamento. Tra le novità più attese di questa edizione c’è anche il Winestour, il percorso immersivo che offrirà ai visitatori la possibilità di esplorare i luoghi del vino più interessanti d’Italia indossando il VR. Un’esperienza che, grazie alla magia della realtà virtuale, trasporterà all’interno delle cantine, darà la possibilità di camminare tra i vigneti e ammirare gli scorci più suggestivi di ogni territorio.

“In questa edizione abbiamo deciso di portare il nostro evento a un livello ancora più alto, non solo in termini di contenuti ma anche di qualità della degustazione – continua Maurizio Teti – con l’introduzione dei calici Privé35 di Anima Cerve group. Un’ulteriore cura riservata ai nostri visitatori per valorizzare al meglio i vini in degustazione, sia ai banchi d’assaggio che durante le masterclass. Allo stesso tempo continuiamo a lavorare anche sul fronte business con l’organizzazione dell’educational tour dedicato ai buyer internazionali organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio Irpinia-Sannio. Un’iniziativa che porta avanti la nostra collaborazione con ICE che ogni anno contribuisce ad alzare lo status della nostra manifestazione grazie a una selezione dei migliori professionisti del settore provenienti da tutti i continenti.”

Oltre agli appuntamenti inediti, in programma numerose masterclass dedicate alle realtà del vino più interessanti, da nord a sud del Paese: si parte domenica 11 con protagonisti i vini siciliani, alle ore 15.00 con “Sicilia enologica: vini e territori” e, alle 16.30, con l’incontro “Le Bollicine di Sicilia”, che lascerà poi spazio, alle 18.00, alle bollicine venete con la masterclass “Conegliano Valdobbiadene Prosecco: le potenzialità del vitigno Glera”. Ad aprire la giornata di lunedì 12, alle 10.30, la degustazione dedicata alle denominazioni della Calabria; ore 15.00 sarà il momento dei vini subacquei con l’incontro “Jamin – la tradizione terrestre incontra l’innovazione del mare: UnderWater Wines, la caratterizzazione positiva”. Si arriverà poi in Campania con i vini della Cantina del Taburno e la degustazione “Bue Apis, alle radici dell’Aglianico del Taburno” alle 16.30, e poi ancora in Sicilia per celebrare le nozze di smeraldo della cantina Tasca d’Almerita, 1985-2025 “Da quarant’ anni con amore immenso”.

Martedì 13 alle 10.30 si inizia con la masterclass “Cosa bolle in Campania” incentrata sulle bollicine della regione, poi l’appuntamento vis à vis tra i vini campani e friulani con l’incontro “Refosco dal peduncolo rosso DOC Friuli e Piedirosso dei Campi Flegrei DOP: racconti autoctoni di antiche origini dal Friuli alla Campania”.

L’ultima giornata si conclude alle 17.30 con il talk “Il futuro del vino Campano: sostenibilità, climate change e sviluppo”, che vedrà inoltre la presentazione della guida edita dal Corriere del Mezzogiorno “50 vini di nicchia (ma non troppo)”.

Programma VitignoItalia 2025

Domenica 11 maggio

15:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Sicilia enologica: VINI & TERRITORI

Saluti: Vito Bentivegna – Direttore Generale IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

Conduce: Gianni Giardina – Enologo IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

In degustazione: DOCG Cerasuolo di Vittoria – DOC Sicilia – DOC Etna – DOC Marsala,

Nero d’Avola – Frappato – Perricone – Grillo – Catarratto – Carricante – Nerello Mascalese

16:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Bollicine di Sicilia: una realtà consolidata

Saluti:  Vito Bentivegna – Direttore Generale IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

Conduce: Gianni Giardina – Enologo IRVO Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Sicilia

In degustazione:  Spumanti metodo Classico – Spumanti metodo Charmat – DOC Etna – DOC Sicilia – IGT Terre Siciliane

Catarratto – Grillo – Frappato – Nerello Mascalese

18:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Conegliano Valdobbiadene Prosecco: le potenzialità del vitigno Glera

Conducono: Diego Tomasi – Direttore Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Francesco Continisio – Presidente Scuola Europea Sommelier, Luciano Pignataro – Giornalista

In degustazione: Rebuli Angelo – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Fonso Rebuli Rive di San Pietro di Barbozza 2024, Masottina – Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Rive di Ogliano 2024, Masottina – Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut Rive di Ogliano 2020, Le Volpere – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Còl Miliane Extra Brut Rive di Premaor 2022, Le Volpere – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Còl Miliane Extra Brut Rive di Premaor 2020, Borgo Col – Valdobbiadene Prosecco Superiore sui lieviti Brut nature 2023, Drusian – Valdobbiadene Prosecco Superiore sui lieviti Brut nature 2021, Ca’ dei Berti – Valdobbiadene Prosecco Superiore sui lieviti Brut nature Ippo 2021

Lunedì, 12 Maggio 2025

10:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Calabria

Conducono: Luciano Pignataro – Giornalista, Gennaro Convertini – Presidente Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’ Agricoltura Calabrese

In degustazione: A vita – ‘A vita rosato Cirò DOC, L’Arciglione di Cataldo Calabretta – IGP Calabria Rosato Alicante, Cantine Benvenuto – Celeste Calabria IGT, Cantine Viola – Rossoviola Calabria IGT, Antonella Lombardo – Ichò Calabria IGT, Librandi – Duca san Felice Cirò Rosso Superiore Riserva, Ippolito – Ripe del Falco Cirò Rosso, Terre di Balbia – Fervore Calabria IGP

15:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Jamin, La tradizione terrestre incontra l’innovazione del mare: UnderWaterWines la caratterizzazione positiva

Conducono: Emanuele Kottakhs – Cofounder Jamin Portofino UnderWaterWines, Tommaso Luongo – Presidente AIS Campania, Marco Starace – Presidente Jamin Ischia UWW, Luciano Pignataro – Giornalista

I produttori: Lucia Monticelli – Az. La Pietra di Tommasone, Luca Parenti – Az. Tenuta Campo al Signore

In degustazione: La Pietra di Tommasone – Ischia Bianco Metodo classico DOC Dedicato al fondatore e Aphrodite Ischia Bianco Spumante Metodo classico UWW, Tenuta Campo al Signore – Volante DOC Bolgheri 2020 e Volante DOC Bolgheri 2020 UWW, Tenuta del Paguro – Ostrea Rosato e Ostrea Rosato in fundo

16:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Cantina del Taburno: Bue Apis, alle radici dell’Aglianico del Taburno

Conducono: Luciano Pignataro – Giornalista, Raffaele Di Marco – Enologo Cantina del Taburno

In degustazione: BUE APIS DOCG AGLIANICO DEL TABURNO, Annate 2004 2008 2013 2015

18:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Tasca d’Almerita, Nozze d’oro 1985-2025 “Da quarant’ anni con amore immenso”

Conducono: Ivo Basile, Leonardo Vallone – Direttore commerciale Tasca d’Almerita, Luciano Pignataro – Giornalista

In degustazione: NOZZE D’ORO BIANCO DOC SICILIA, Annate 2023 2021 2017 2012 2008 2004

Martedì, 13 Maggio 2025

10:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

“Cosa bolle in Campania”

Conducono: Tommaso Luongo – Presidente AIS Campania, Luciano Pignataro – Giornalista

In degustazione: La Pietra di Tommasone – Ischia Bianco Spumante DOC, San Salvatore 19.88 – Gioì Spumante Brut Rosé Millesimato, Masseria Piccirillo – Prima gioia Vino spumante di qualità brut nature 2021 32 mesi sui lieviti, Il Verro – Metodo Classico Extra Brut Sheep 30 Mesi, Cantine Di Marzo – 1930 Spumante Metodo Classico di Greco di Tufo Millesimato Brut Nature, Fattoria la Rivolta – Ellenikos Spumante Rosato Brut

15:00 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Refosco dal peduncolo rosso DOC Friuli e Piedirosso dei Campi Flegrei DOP. Racconti autoctoni di antiche origini dal Friuli alla Campania

Conducono: Francesco Continisio – Presidente Scuola Europea Sommelier, Barbara Rosso – Consorzio DOC Friuli

Modera: Giulia Cannada Bartoli – Giornalista enogastronomica

In degustazione: Annalisa Zorzettig – Refosco dal peduncolo rosso 2023 DOC Friuli, Obiz – Refosco dal peduncolo rosso 2022 DOC Friuli, Pitars – Refosco dal peduncolo rosso 2022 DOC Friuli, Vendrame Vignis del Doge – Refosco dal peduncolo rosso 2022 DOC Friuli, La Sibilla vini – Piedirosso Campi Flegrei DOC 2023, Vitivinicola Iovino – Vigna Solfatara Piedirosso Campi Flegrei DOP 2022, Cantine Astroni – Colle Rotondella Piedirosso Campi Flegrei DOP 2024, Contrada Salandra – Campi Flegrei Piedirosso DOP 2021

17:30 – Sala Calipso (Stazione Marittima)

Il futuro del vino Campano. Sostenibilità, climate change e sviluppo

Saluti introduttivi  Maurizio Teti – Direttore VitignoItalia

Le nuove frontiere della produzione fra sostenibilità ambientale e climate change. Panel dedicato all’economia del settore, ai temi che oggi impattano sulle scelte produttive sia in chiave ambientale che in chiave strategica

Ferdinando Natali – Regional Manager Sud di UniCredit, Stefano Carboni – Docente di Sociologia dei Consumi e dei Comportamenti Alimentari Università Tor Vergata-Roma Modera, Simona Brandolini – Giornalista del Corriere del Mezzogiorno

Il territorio e le sue eccellenze: presentazione della guida 50 vini di nicchia (ma non troppo) a cura di Gimmo Cuomo. Presentazione della guida vini del Corriere del Mezzogiorno a cura di Gimmo Cuomo

Gimmo Cuomo – Giornalista e critico enogastronomico del Corriere del Mezzogiorno,Vincenzo Mercurio – Enologo, Franco Continisio – Presidente Scuola Europea Sommelier, Tommaso Luongo – Presidente AIS Campania

Modera: Simona Brandolini – Giornalista del Corriere del Mezzogiorno

VITIGNOITALIA, Il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani

Stazione Marittima di Napoli

Domenica 11 Maggio: ore 14.30 – 21

Lunedì 12 Maggio: ore 14.30 – 21

Martedì 13 Maggio: ore 14.30 – 20

www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

Ufficio Stampa MG Logos di Stefano Carboni – Tel. 335 5277431 – comunicazione@mglogos.it