Campi Flegrei: parco archeologico, meta ambita per ricevimenti e cultura del buon cibo a Punta Castello

Non si vive di solo bradisismo, è proprio il caso di dire. Capovolgiamo per un istante la delicata fase attuale ed immaginiamo i Campi Flegrei come sono, ovvero un luogo millenario di cultura, storia e tradizione, scelto come meta ambita dagli sposi di tutta Italia per le sue location mozzafiato.

Durante la decima edizione della manifestazione The Beach Wedding Party a Pozzuoli, sono stati analizzati i risultati incoraggianti del settore. «In generale – commenta l’imprenditore Alessandro Laringe – ogni anno nei Campi Flegrei si possono contare oltre 6 mila matrimoni, compresi quelli in spiaggia, e i riti LGBTQ+. Anche l’età degli sposi si è alzata: sono sempre di più i matrimoni tra persone over 40, che hanno figli. Riti per la maggiore: 40% coppie napoletane, che vivono stabilmente al nord Italia o in Europa (prevalgono Inghilterra, Germania, Svizzera e Belgio), coppie straniere 5% sopratutto Americani, Russi, Britannici».

Tanto amore e tanta cultura, per chi ha voglia di trascorrere qui non solo il giorno più bello della vita, ma anche uno scampolo di viaggio di nozze denso di momenti speciali. Magari in visita al Parco Archeologico dei Campi Flegrei, come racconta il direttore e archeologo Fabio Pagano: «bisogna rinegoziare ogni giorno il reale valore dato a ciò che è quotidiano e ringraziare persino il bradisismo per averci regalato la meraviglia unica del Parco Sommerso di Baia. Oltre 25 mila visitatori l’anno giungono ad osservare gli antichi resti di ciò che era considerato il luogo della dolce vita romana».

Nell’ambito dell’accoglienza e della ristorazione, lo stesso Alessandro Laringe, già proprietario del Kora di Pozzuoli, in collaborazione con Francesca Cozzolino, hanno ideato nella struttura di Punta Castello a Bacoli il format “The Cave Food Experience”, una serie di cene a tema su prenotazione, nate per vivere l’atmosfera romantica a lume di candela nelle antiche gallerie termali scavate nel tufo.

Lo chef Cristian Ascenzi guiderà i convenuti in un percorso tra ricette tipiche e grandi piatti contemporanei. A giugno previste tre tappe nei giorni 11, 13 e 25; in particolare la seconda data prevederà una vera “Secret Dinner – Cena Multisensoriale” da scoprire al momento.

In attesa, dunque, che i timori sull’energia vulcanica sottomarina si plachino, come peraltro già avvenuto in passato, non resta che pensare in positivo al cambiamento virtuoso di un’area ormai ai primi posti nelle preferenze di turisti ed innamorati.

Salerno: a Le Parùle debutta l’alleanza dei contadini, dal Vesuvio al Cilento, per la pizza mediterranea

Il 3 giugno 2025, l’incontro riservato al mondo dell’informazione e della comunicazione

Dagli orti del Parco del Cilento a quello del Vesuvio, a Le Parùle debutta la rete di contadini che nutre la pizza mediterranea di Salerno

Il prossimo 3 giugno 2025 alle ore 20:00, presso la suggestiva cornice di Le Parùle a Marina d’Arechi, si terrà un incontro riservato a stampa, blogger, influencer, professionisti dei media, produttori ed esperti del settore per la presentazione ufficiale del nuovo progetto e della visione che unisce tradizione, territorio, sostenibilità e comunità.

Partecipare a questo evento esperienziale, significa immergersi in uno spazio sensibile e generativo, dove la filosofia di Giuseppe Pignalosa si fa narrativa viva con una food experience memorabile.

Attraverso una rete di piccoli produttori e contadini degli orti condivisi del Parco Nazionale del CilentoAlburni e Vallo di Diano, insieme a quelli vesuviani, Le Parùle valorizza la dimensione agro artigiana di chi coltiva la terra con passione e fatica.

Con questa iniziativa, Giuseppe Pignalosa porta Le Parùle ben oltre la pizzeria: compie una piccola rivoluzione simbolica che rende il suo locale un ingranaggio attivo nel processo di cambiamento positivo verso la vita di comunità, coinvolgendo aspetti profondi della ritualità collettiva e individuale.

Questo progetto assume una forte valenza educativa e pedagogica, perché ricongiunge non solo idealmente ma anche fisicamente chi coltiva un orto con dedizione a chi, nelle città, è alla ricerca di una degustazione autentica di prodotti genuini, che non provengono da agricoltura intensiva né dalla grande distribuzione.

Giuseppe Pignalosa disegna così uno spazio di scambio, di conservazione di biodiversità e pratiche millenarie, una geografia di relazionisaperi e tradizioni, creando un’alleanza di territorio che rende giustizia alla terra e alle persone.

La pizza di Le Parùle è un panorama da gustare, coltivato con cura e attenzione per la stagionalità, secondo la buona regola della Dieta Mediterranea – Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2010 – e si fonde con l’Arte tradizionale del pizzaiolo napoletano, espressione viva di identità e creatività collettiva, anch’essa riconosciuta dall’UNESCO dal 2017.

Un dialogo tra cultura e sapori che si abbraccia e prende vita nel piatto.

Questo rituale antico coinvolge ogni fase: dall’impasto lavorato a mano, al movimento rotatorio delle mani esperte, fino alla cottura.

La proposta di Le Parùle si arricchisce inoltre della forte connessione con il mare e con il porto turistico di Marina d’Arechi, uno dei più importanti del Mediterraneo, dove il mare diventa ingrediente prezioso e naturale, da valorizzare insieme ai prodotti degli orti.

Le Parùle rappresenta così un’esperienza gastronomica autentica che va oltre la pizza intesa come semplice somma di acqua e farina: è un viaggio che celebra il legame profondo della gente del Golfo di Salerno con il suo territorio.


Dettagli evento:

📅 Data: 3 giugno 2025
📍 Location: Le Parùle – Porto Marina d’Arechi, Salerno
⏰ Orario: dalle 20:00

Comunicazione:
Hubitat – ✉️ info@wearehubitat.com
Referente: Diletta De Sio – 📱 328 1038018 – ✉️ dilettadesio@gmail.com

Lazio: inaugurata la nuova cantina di Eredi dei Papi

A Montecompatri (RM), è stata inaugurata la nuova cantina di Eredi dei Papi alla presenza del sindaco Francesco Ferri. Il taglio del nastro è stato pieno di emozioni, con i titolari Chiara e Lorenzo Iacoponi che hanno ripercorso il loro cammino fino ad oggi, interessato anche da eventi dolorosi in cui si sono fatti forza a vicenda per andare avanti. L’inaugurazione della cantina è stata dedicata a tutti gli amici, ma soprattutto ai genitori che purtroppo non ci sono più e che hanno creduto nel loro nuovo percorso.

Lorenzo, trascorsi da avvocato, mentre Chiara manager di successo per una famosa azienda americana. Lorenzo non si vedeva a suo agio con la cravatta tra sale di tribunale e il richiamo delle origini era forte. Così decide di cambiare rotta e intraprendere gli studi di enologia.

Il loro nonno aveva alcuni ettari vitati che erano rimasti alla famiglia, ma gestiti da altri. Un problema di salute dei genitori fa capire a Lorenzo che è il momento di fare una scelta, e quella che gli viene naturale è passare dalla facoltà di giurisprudenza a enologia. Diventato un giovane enologo pieno di passione e con tanti progetti, Lorenzo decide di riprendere i vigneti che gli aveva lasciato il nonno “Papi”.

Ma anche Chiara capisce che non poteva mancare dagli affetti familiari e ritorna per aprire, con il germano, una Cantina vinicola come desiderava il nonno. Loro due eredi di un vignaiolo non potevano che chiamarsi Eredi dei Papi.

Iniziamo gli assaggi insieme a Chiara, con le bollicine del rosato “Fuori Onda”, metodo classico a base Montepulciano dal color rame brillante, versatile e complesso allo stesso tempo.

A seguire entrano in gioco gli autoctoni laziali come la Malvasia Puntinata e il Cesanese, accompagnati da alcune varietà internazionali. In ordine Albagia, Caparbio e Schietto sono i bianchi di annata e Composto il rosso che unisce il Syrah a altre uve a bacca rossa. Poi ci sono le Edizioni limitate rappresentate da un bianco “Galatea” e un rosso, il “Neralbo”. Le etichette sono dei disegni moderni in rilievo, molto piacevoli alla vista e al tatto, impreziosite da elementi lucenti, attraverso quel concetto che per i designer si chiama Family Look.

  • Galatea – IGT Lazio Malvasia Puntinata. Galatea è un’etichetta dell’azienda prodotta esclusivamente nelle annate in cui la natura regala le migliori espressioni di Malvasia Puntinata. Le uve, accuratamente selezionate e raccolte a mano con una vendemmia leggermente tardiva, vengono messe a fermentare in botti di castagno da 350 litri. Segue un affinamento nelle stesse botti per 9 mesi e in acciaio per ulteriori 3 mesi. Al centro dell’etichetta una stella blu che brilla d’oro. Esplosione di frutta gialla matura, con note speziate di vaniglia e cannella unite a note dolci come il caramello e il miele. Una morbidezza accompagnata da una leggera freschezza che ne invoglia la beva, un sorso ricco e un finale lungo che torna con note di frutta secca, mandorla.
  • Neralbo – IGT Lazio Syrah, Uve di Syrah vinificate in purezza, frutto di una selezione estrema dei migliori grappoli che danno vita ad una tiratura limitata di bottiglie. Un affinamento di 12 mesi in acciaio e una permanenza di altri 12 mesi in barrique hanno reso Neralbo un vino in continua evoluzione, possente ed equilibrato, sensuale e puro al naso e al palato, elegante e austero nella sua complessità. Quindi la caratteristica della speziatura e del pepe, sono armonizzate con note fruttate e meno austere.

Degustazione verticale del Syrah “Neralbo”

Una degustazione affascinante e rivelatrice quella dei Syrah Neralbo della Cantina Eredi dei Papi, che ci ha permesso di esplorare tre annate (2018, 2019, 2020) e di confrontare il comportamento del vino nei formati classici da 0,75 l e magnum. Un viaggio sensoriale che racconta la mano del produttore, la voce del territorio e l’influenza decisa delle annate.

Neralbo 2020 – Formato 0,75 l

Annata calda e poco piovosa, e si sente: il vino si presenta con una spiccata nota speziata, un mosaico di spezie dolci e orientali, affiancate da un profilo erbaceo che richiama le erbe mediterranee. In chiusura, emerge un’interessante nota ferrosa, quasi ematica, che conferisce carattere e profondità al sorso. Un vino intrigante, diretto e sincero, che riflette bene l’annata.

Neralbo 2020 – Formato Magnum

Il formato più grande amplifica la complessità aromatica: oltre alle note già presenti nella versione standard, si avverte una leggera ma seducente sfumatura affumicata e un tocco di liquirizia che aggiunge profondità. Al palato, la struttura risulta più coesa, con una persistenza decisamente superiore. La maturazione in magnum sembra regalare un’espressione più elegante e stratificata di questo Syrah.

Neralbo 2019 – Formato 0,75 l

Un’annata felice, con un buon equilibrio climatico, che si riflette in un vino di grande armonia. Al naso e in bocca, si impone con eleganza e complessità: le componenti fruttate, speziate e vegetali sono perfettamente fuse in un corpo strutturato ma sempre equilibrato. Il tannino è setoso, integrato, senza spigoli. Un vino rotondo, pieno, che mostra una maturità stilistica evidente.

Neralbo 2019 – Formato Magnum

Rispetto alla bottiglia da 0,75 l, questa versione magnum rivela una maggiore freschezza, con note vegetali più vivaci che alleggeriscono la beva e prolungano il sorso. L’equilibrio resta impeccabile, ma con un tocco più “verde” che lo rende potenzialmente ancora più longevo. Un vino che riesce a unire forza e slancio.

Neralbo 2018 – Formato 0,75 l (prima annata)

L’esordio di Neralbo avviene in una delle annate più difficili: la pioggia a intermittenza e la vendemmia scarsa hanno portato a una selezione quasi maniacale delle uve. Il risultato è un vino sorprendente per bevibilità e carattere. Frutto in primo piano, accompagnato da note aromatiche di erbe e spezie che lo rendono coinvolgente e piacevole. Un Syrah ancora “giovane” nella visione produttiva, ma già ricco di personalità.

Il Neralbo si conferma un Syrah dal carattere deciso, capace di interpretare in modo autentico le annate e il territorio. Il confronto tra i formati rivela chiaramente come il magnum offra maggiore profondità, freschezza e potenziale evolutivo. Le annate 2019 e 2020 spiccano per completezza e finezza, mentre il 2018 rappresenta un debutto coraggioso, che già lasciava intravedere una direzione precisa.

Milano: Best Wine Stars 2025 – curiosità, assaggi e racconti di vino all’ombra della Madonnina

Dal 17 al 19 maggio l’evento Best Wine Stars ha confermato il suo ruolo di protagonista nel panorama enogastronomico internazionale, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire oltre 1200 etichette e partecipare a numerosi momenti di approfondimento. La manifestazione si è consolidata come uno degli appuntamenti più attesi e dinamici nel settore.

Un elemento chiave del successo è stata la nuova Piattaforma Ufficiale visit.bestwinestars.com, che ha facilitato importanti occasioni di networking tra aziende partecipanti e operatori del settore. Il sistema di messaggistica interna ha registrato oltre 17.500 messaggi inviati, evidenziando un elevato livello di interazione e l’efficacia del sistema di matching tra visitatori ed espositori.

Durante la manifestazione, gli espositori hanno incontrato operatori provenienti da 45 Paesi, tra cui stampa, buyer, distributori, importatori, enotecari, ristoratori e appassionati, sottolineando il valore internazionale di Best Wine Stars. Gli incontri si sono svolti prima e durante la fiera, creando numerose opportunità di business.

Enzo Carbone, Fondatore di Prodes Italia, azienda ideatrice dell’evento, ha dichiarato:

“Siamo molto soddisfatti della qualità dei visitatori, ancora superiore rispetto all’edizione precedente, e della conseguente crescita delle opportunità di business generate durante l’evento. Sono orgoglioso di aver messo a punto un ottimo sistema di matching tra visitatori ed espositori, che sarà ulteriormente potenziato per il 2026, anno in cui Best Wine Stars è stata ufficialmente riconosciuta come fiera internazionale.”

Grande affluenza e apprezzamento anche per le masterclass, seminario e tasting room che si sono svolti nelle giornate del 17 e 18 Maggio nella Sala Piranesi, registrando il tutto esaurito.

Passeggiando tra i banchi di assaggio c’è stata l’occasione per parlare con i tanti produttori presenti e fare il punto della situazione con interessanti scoperte. Eccone alcune:

Cantina Delaiti – Overture spumante Metodo Classico 100% Chardonnay di intenso giallo paglierino. Al naso rivela un frutto elegante con richiami di mela e note minerali. Cremoso, con una bollicina elegante e persistente. Permanenza sui lieviti 15-24 mesi. Il racconto della Cantina Delaiti si sviluppa a partire dagli inizi del Novecento, grazie all’incontro tra Giuseppina Borgognoni, ultima erede di una famiglia di proprietari terrieri di Aldeno (Trento), e Gino Delaiti, contadino che lavorava come mezzadro sui terreni della famiglia Borgognoni. Nel corso degli anni gran parte dei terreni è passata ad altri proprietari, e negli anni Ottanta della grossa proprietà Borgognoni rimaneva ormai poco. Guido Delaiti, uno dei figli di Giuseppina e Gino, in questo periodo cominciò a recuperare i vecchi terreni di famiglia, iniziando a produrre vino per soddisfare il bisogno personale. Nel 2016 la svolta che puntò ad una produzione destinata ad una clientela più ampia, arrivando così l’imbottigliamento di vini di alta qualità.

Cantina Lurani Cernuschi  – ELLE CI un vino spumante secco, prodotto con uve Chardonnay in purezza. La presa di spuma avviene con Metodo Charmat lungo in autoclave per alcuni mesi. Le uve sono raccolte prematuramente, per ottenere una base più acida. Profumo di agrumi e mela verde con bollicine fini e persistenti. Particolare la sede della Cantina all’interno dell’ex convento di S.Maria della Consolazione: siamo ad Almenno San Salvatore, in Valcalepio e sin dai tempi dei frati, ai piedi del campanile, veniva coltivata la vite. Dalla metà degli anni ’70, l’attività dell’azienda si è rivolta alla produzione di vini da bottiglia. Gli ettari vitati sono 11 e sono disposti ai piedi del campanile del monastero.

Azienda Casigliano – ci troviamo nelle Langhe. La cantina si occupa di produzione e vendita di vini aromatizzati, seguendo metodi di lavorazione esclusivamente naturali, rispettosi della tradizione e dell’uomo. Il loro primo intento è quello di valorizzare un nobile prodotto quale il Barolo Chinato. Molto interessante però è anche il loro Brut Metodo Classico, un vino a cui viene aggiunta una liqueur estratta dall’infuso del Barolo Chinato. Con una base di 70% di Chardonnay e 30% di Pinot nero rimane per 24 mesi a maturare in bottiglia. Un sapore ed un aroma non comuni per le bollicine.

Cantine Risveglio – Virgilio Metodo Classico Pas Dosè – spuma briosa e perlage fine e persistente. Al naso note di agrumi e crosta di pane. Fresco e sapido; affina 36 mesi sui lieviti. Cantine Risveglio è una società cooperativa per azioni fondata nel 1958 da un gruppo di viticoltori brindisini. In quegli anni veniva incentivata la realizzazione di imprese in forma collettiva allo scopo di concentrare l’offerta e migliorare il potere contrattuale dei coltivatori sui mercati nazionali. Negli ultimi tempi Cantine Risveglio ha deciso di investire le proprie energie sulla valorizzazione della produzione enoica in bottiglia.

Cantine del Maresciallo – Quintus Benevento Falanghina IGP – bella espressione di Falanghina in purezza con profumi fruttati e floreali ed un sorso che richiama la sapidità e una buona acidità.  L’azienda vinicola è situata in contrada Pontefinocchio, a Torrecuso, nel cuore del Sannio. Prende il nome dal nonno Antonio Iannella, maresciallo dei carabinieri, che aveva una grande passione per i terreni e il vino.

Vigne Centro Sardegna – Krabone Mandrolisai DOC dal colore rosso rubino intenso, olfatto con note di vaniglia e spezie, al palato caldo e persistente. Un vero approfondimento dei vini di questa DOC, nata nel 1981, prodotti nella regione storica del Mandrolisai, tra le province di Nuoro e Oristano. Vitigni menzionati nel disciplinare: Bovale min. 35%, Cannonau dal 20-35%, Monica dal 20-35%. Un tuffo nella Sardegna più autentica, in uno degli altipiani più occidentali della Barbagia.

Tenute Pinna – Lentischio Cannonau di Sardegna DOC – tutta la potenza nel calice. Il nome fa riferimento alle bacche rosse del lentisco che cresce rigoglioso tra i vigneti. Un vino che rispecchia il carattere mediterraneo dell’isola. Frutta matura con richiami speziati e vegetali, dal gusto pieno, molto caldo, con un ottimo equilibrio tra freschezza e morbidezza dei tannini. TP è l’acronimo di Tenute Pinna, una realtà nata nel 2020 in piena pandemia, quando quelle che erano state idee astratte portate avanti da tempo pian piano si sono concretizzate.

Azienda Vitivinicola Bulfon – Piculit Neri IGP. Un vino dal colore rosso rubino intenso e dai sentori di frutta rossa matura e frutti di bosco; aromi finali floreali di violetta e rosa. Rotondo e morbido al gusto, acidità e tannini morbidi creano un grande equilibrio. Questa cantina ha dato uno slancio al recupero di antichi vitigni friulani che fino a trenta anni fa sembravano scomparsi: Ucelut, Piculit-Neri, Sciaglin e Forgiarin. Il cuore del lavoro di Emilio Bulfon, scopritore di queste varietà autoctone, è rappresentato dalla volontà di valorizzare e tutelare questi vitigni.

Non resta che attendere con trepidazione la prossima edizione.

Prosit!

VitignoItalia 2025: il focus sui processi di internazionalizzazione del vino

A due settimane dalla chiusura della XIX edizione di Vitigno Italia, si guarda con grande ottimismo a una manifestazione che negli anni ha mantenuto costante il suo trend di crescita. Quest’anno, nelle giornate 11-13 Maggio, hanno esposto alla stazione marittima di Napoli oltre 200 cantine con 2000 etichette per un record di 12.000 visitatori, tra cui una delegazione di diciannove buyer stranieri.

Da sempre la manifestazione concentra i suoi sforzi per attivare politiche volte a sostenere l’internazionalizzazione delle cantine presenti all’evento.

“Vitigno Italia ha portato negli anni oltre 600 buyers a Napoli e nelle precedenti edizioni almeno il 30% delle cantine ha aperto un canale estero”, ci ha confermato Maurizio Teti, direttore della manifestazione.

“D’altronde Vitigno Italia”, continua Teti, “è l’unica manifestazione del Sud Italia con cui l’ICE collabori”.

Diversi mesi prima dell’evento, viene attivata, in concerto con l’Istituto per il Commercio Estero, una vera e propria campagna volta prima a selezionare i paesi e successivamente a raccogliere le adesioni di quei soggetti economici interessati ad ampliare il proprio portfolio nel nostro Paese.

Per la XIX edizione della manifestazione è stata rivolta un’attenzione particolare alla Germania, ai paesi scandinavi e all’Inghilterra. Anche gli Stati Uniti, nonostante il momento di tensione economica, rimangono un mercato imprescindibile e due erano i buyer presenti. Rappresentato anche il Giappone con due piccoli importatori. Tutte le categorie rappresentate: dai più classici importatori e distributori, fino a enoteche e negozi al dettaglio.

“Sempre di stimolo il confronto con professionisti impegnati su mercati con regole molto diverse ma accomunati dalla tipica fascinazione alimentata dalla difficoltà di comprendere le tante sfumature del vino italiano. Ancora di più se si tratta di Sud, territorio emergente che sorprende i più e che, facendo leva su Vitigno Italia a Napoli, riferimento nazionale di tutto il centro-Sud, può ben sperare in una sempre migliore penetrazione” interviene Chiara Giorleo, giornalista ed esperta di comunicazione del vino.

Novità di quest’anno, rispetto alle edizioni precedenti, le modalità con cui aziende vinicole e buyer sono entrati in contatto: non più incontri BtoB preventivamente programmati in base agli interessi di ciascuna delle parti, ma un lungo lavoro di concerto che ha permesso la conoscenza approfondita dei players coinvolti. Alcune settimane prima della manifestazione, grazie a un webinar, alcuni delegati esteri hanno potuto incontrare preventivamente le aziende vinicole coinvolte. Il webinar è stata l’occasione per presentare i singoli mercati esteri con le proprie caratteristiche, per raccogliere informazioni dettagliate sulle cantine e sui vini prodotti.

“In questo modo abbiamo favorito possibilità di incontro e dialogo tra soggetti che magari in prima battuta e sulla base di conoscenze generiche non si sarebbero presi in considerazione”, continua Maurizio Teti. Vitigno Italia è una manifestazione aperta a tutte le cantine italiane ma di fatto è una vera e propria leva per il settore vinicolo della Campania.

Durante la manifestazione abbiamo incontrato Cesarino Gobbi. Italiano di origine marchigiana, Gobbi vive in Svezia da vent’anni e da diciotto conduce una propria attività d’importazione vini. Ci spiega che Vitigno Italia è una manifestazione di grande rilievo per attività come la sua: spesso sollecitati dalla presenza di prodotti più noti all’estero, molti compratori hanno poi la possibilità di venire in contatto su questa piazza con piccole realtà vinicole altrimenti sconosciute.

Inoltre, l’organizzazione dedicata da Vitigno Italia alla delegazione dei buyer si spinge oltre la partecipazione all’evento in Stazione Marittima, durante la quale vengono anche organizzate svariate masterclass. Nell’ultimo giorno di permanenza infatti la delegazione viene accompagnata in un territorio vinicolo campano e guidato in diverse cantine, selezionate dai consorzi e dalle Camere di Commercio locali. Quest’anno si è trattato di Sannio-Irpinia, con la visita a I Capitani a Torre Le Nocelle, Petrillo Vini a Pietredifusi e La Guardiense a Guardia Sanframondi.

In questo modo dunque Vitigno Italia, rimanendo una manifestazione di respiro nazionale, riesce a catalizzare l’interesse dei buyers stranieri in maniera specifica sul territorio campano. Ci vorranno non meno di sei mesi affinché si abbiano dei riscontri concreti su questa edizione di Vitigno Italia, in un momento in cui il mondo del vino è sotto scacco da diversi fronti. Ciò non di meno non bisogna perdere di vista l’elemento principale di questo settore, ha concluso Maurizio Teti, ossia che il vino è principalmente veicolo di cultura e solo attraverso questa lettura possiamo sperare che il settore continui a prosperare a tutti i livelli.

L’evento “Generosa Barbera” ai blocchi di partenza

Il 9 giugno 2025 dalle ore 12:00 presso la cantina Monserrato 1973 – Contrada La Francesca Via Monte Serrato 60 – 82100 Benevento prende il via l’evento “Generosa Barbera”

“Bevendola ci pare d’esser soli in mare sfidanti una bufera” – Giosuè Carducci

Blend 75 in collaborazione con Monserrato 1973 presenta “Generosa Barbera”, evento dedicato al vitigno Barbera.

“Vino possente, sempre piuttosto severo, ma ricco d’un profumo squisito, e d’un sapore che alla forza accoppia la finezza” (Sulla coltivazione della vite, Nuvolone, 1798). “Vitigno conosciutissimo ed una delle basi principali dei vini dell’Astigiano e del basso Monferrato, dove è indigeno e da lunghissimo tempo coltivato…” (Ampelografia della provincia di Alessandria, Carlo Leardi e Pier Paolo Demaria, 1875).

Storicamente considerata il “vino del popolo” per la sua versatilità, che va da espressioni fresche e fruttate a vini ben strutturati e adatti all’invecchiamento, e la sua elevata resa. La Barbera ha saputo conquistare un posto di prestigio grazie a una crescente attenzione qualitativa che ne ha esaltato il potenziale, diventando un pilastro della produzione vitivinicola italiana.

La Barbera è il terzo vitigno a bacca nera più coltivato in Italia, il più diffuso in Piemonte (nelle province di Asti, Alba e Monferrato), ma viene coltivato anche in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto, e in California nella Sierra Foothills, Napa Valley e Contea di Sonoma, in alcune regioni vinicole australiane, come le Adelaide Hills e McLaren Vale e nelle regioni vinicole dell’Argentina.

Esistono diverse espressioni di Barbera, ognuna legata al territorio di produzione, alle tecniche di vinificazione e alla tipologia di affinamento. Ed è proprio questo l’obiettivo della giornata dedicata alla Barbera con tanti produttori accomunati dal desiderio di valorizzarla al meglio nelle loro bottiglie.”

“Barbera, un tempo considerato vino popolare, da pasto, afferma Luigi Salvatore Scala, fondatore di Blend 75, senza troppe pretese, si distingue oggi per numerosi esempi di eccellenza vitivinicola e, grazie al lavoro dei produttori, è diventato un vino più elegante, strutturato, longevo.

In Italia esistono più di 32 cloni registrati di Barbera con caratteristiche differenti. Di territorio in territorio acquista caratteristiche differenti e più sono vecchie le piante, più questa differenziazione si fa profonda.
Come diceva Veronelli: “…ogni vitigno è apolide; prende cittadinanza nel momento stesso dell’impianto”. Nel caso della Barbera è immediatamente evidente, è un’uva capace di interpretare il territorio, anzi, il Terroir.

I vini ottenuti dalla Barbera sono caratterizzati da una piacevole acidità che rende ogni vino, anche il più strutturato, facile da bere.”

Il 9 giugno si celebra la Barbera presso l’azienda Monserrato 1973 a Benevento. Più di 50 aziende nazionali e tante più etichette in degustazione. Dalle ore 12.00 alle ore 20.00 un percorso di degustazione aperto al pubblico con banchi d’assaggio delle Barbera d’Italia, dal Piemonte alla Calabria, dalla Sardegna al Veneto, passando per l’Emilia Romagna, il Lazio, l’Umbria fino al Sannio, farà viaggiare lungo lo stivale nei diversi territori, tra Barbera dalle caratteristiche differenti, chiacchiere e racconti con i produttori presenti, visite in cantina e scoperte enogastronomiche.

Alessandro Marra, vice curatore guida Slow Wine, condurrà 2 Masterclass per soli 24
partecipanti. Alle ore 11.30 la Masterclass dal titolo “Sfumature di Barbera” destinata a giornalisti accreditati, preceduta da una visita in cantina, per conoscere territori, storie e curiosità. Alle ore 16 la Masterclass dal titolo “Viaggio nei terroir” per addetti di settore, sommelier e pubblico attento, appassionato e curioso desideroso di scoprire la Barbera fuori dai territori tradizionalmente vocati.

Servizio mescita banchi d’assaggio a cura dell’AIS Campania delegazione di Benevento
Biglietto d’ingresso:
Intero €25
Ridotto (soci AIS, FISAR, ASSOSOMMELIER, ONAV, SCUOLA EUROPEA SOMMELIER) €20
(chiedere codice sconto).

Il costo comprende:

  • degustazione di tutte le etichette presenti,
  • food del percorso enogastronomico offerto,
  • Masterclass “Viaggio nei terroir” fino ad esaurimento posti.
    Per info:
    Mail blend75@outlook.it;
    WA 340 7061414 – 349 6863302

Biagio Martinelli, una vita tra il dolce e il salato

Fare dolci è un’arte. Non sono ammesse scorciatoie né improvvisazioni di sorta. Lo studio delle proporzioni, in primis, e poi tanta manualità e passione. Biagio Martinelli non si è mai fermato; una vita spesa tra il dolce e il salato, cominciando da giovanissimo nel laboratorio di casa. Ormai prossimo a quella linea di confine che dalla metà dei trenta fa intravedere il cambio verso gli “anta”, ha accumulato una gavetta impressionante, perché ogni singola proposta deve rispettare i massimi canoni della qualità e del gusto.

Di lui e del suo nuovo concept targato Pasticceria Martinelli avevamo già scritto nell’articolo Aversa: Pasticceria Biagio Martinelli, bontà dolci e salate. Il focus precedente verteva sulla proposta degustazione, soprattutto in chiave salata per aperitivo ad ora di pranzo o al tramonto. Ora invece entriamo nel cuore della “viennoiserie”, ovvero le delizie da forno la cui tecnica di realizzazione si avvicina a quella del pane, distinguendosi dalla pâtisserie che produce dolci alle creme.

Biagio le racconta non senza un pizzico di amarezza per l’ancora scarsa cultura nel servire adeguatamente prodotti che hanno nelle delicate fragranze il loro marchio di fabbrica. Una temperatura sbagliata, l’utilizzo di materie prime inadeguate e le tecniche di lavorazione e cottura fanno realmente la differenza tra ciò che è standard, discrepante e ripetitivo, dal modello di lavorazione uniforme degno di competere con le eccellenze d’Oltralpe.

Un esempio: i croissant a sfoglia vanno serviti ad una temperatura massima oscillante tra i 12 ed i 15°C per non compromettere gli aromi della sfoglia. Sarà il tepore del palato ad amplificarne le scie più dolci ed intense senza sensazioni amarostiche poco eleganti, dato il punto di fusione del burro a circa 28°C. E poi la scelta stessa del burro, magari preferendo quello europeo con l’82% almeno di massa grassa e PH alto, in grado di garantire una buona trama alveolata all’interno del dolce.

Nel croissant classico di Martinelli c’è la sapienza di chi non agisce a caso. La sfoglia si sbriciola con delicatezza tra le mani, pur mantenendo un corpo compatto ed elastico. Il profumo è tipico della lievitazione, con ricordi di grano e di spezie dolci, quasi mielose. Nel pain au chocolate la ganascia al cioccolato è la chiave vincente, setosa e mai stucchevole.

Così come nel pan suisse alla caprese, terminando con la brioche “veneziana”, che va servita calda perché contiene una quantità maggiore di burro. Viene farcita con Cremino Dubai in pasta kataifi, sfogliata e riempita da salsa al pistacchio.

Vinifera 2025: nuova linfa vitale al format ormai inflazionato delle fiere enogastronomiche

Vinifera è un evento organizzato da Associazione Centrifuga, nata a Rovereto nel 2017 come strumento di ricerca, supporto e valorizzazione dello sviluppo sociale e culturale del territorio alpino, con particolare attenzione alla produzione sostenibile in campo agricolo e al consumo responsabile. Leggendo la citazione per le vie brevi, non si potrebbe neppure immaginare quale prezioso tesoro nasconda il lavoro infaticabile dei suoi protagonisti.

Organizzare una manifestazione con la presenza di tutti i produttori in prima persona e valorizzare la formula del mercato – afferma Manuela Barrasso presidente dell’Associazione Centrifuga che organizza l’evento – significa favorire l’incontro e il confronto diretto tra chi produce e chi consuma, il quale ha il diritto di sapere e il dovere di informarsi da chi, dove e come sono stati prodotti gli alimenti che sta acquistando“.

Nel verbo “acquistare”, pronunciato dalla Presidente Barrasso, risiede la nuova linfa vitale per il settore fieristico enogastronomico, che non sta sfuggendo alla crisi complessiva del comparto. In realtà Vinifera non è l’unico evento in Italia a permettere l’acquisto in loco dei prodotti assaggiati dagli avventori. Fondamentale non soltanto per consentire una sorta di piccolo recupero delle spese profuse dalle aziende partecipanti, quanto piuttosto per un rapporto immediato e diretto tra consumatore e rappresentante di filiera. In ulteriore specificazione bisognerebbe poi separare, nelle considerazioni, il settore vino da quello del food e dei prodotti artigianali, che camminano su percorsi paralleli, ma molto diversi tra di loro.

Il filo rosso di Arianna è stato proprio la volontà ferrea di comunicare un intero comparto merceologico, quello del mercato alpino e transalpino, con inserimento di graditi ospiti come una selezione di produttori delle isole minori del Mediterraneo, presenti con i loro vini ai banchi  dopo aver attraversato i mari di Pantelleria, Capraia, Ischia, Isola del Giglio, Ustica, Isola d’Elba, Salina ed uno spazio interamente dedicato ai sidri grazie alla collaborazione con APAS – Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro – e una selezione di birrifici agricoli.

In collaborazione invece con Slow Food Trentino è stato possibile assaggiare salumi, formaggi, confetture e altri prodotti tipici a chilometro zero, comprese le diverse sfumature che offrono i mieli alpini ed un’ampia sezione dedicata ai grani antichi e allo scambio semi, realizzata in sinergia con Coltivare Condividendo e con Rete Semi Rurali. “Il vino è un prodotto della terra, prima che un bene di consumo” – prosegue Manuela Barrasso – “in questa edizione abbiamo quindi scelto di mettere in risalto questo legame primario, dando spazio e visibilità anche agli altri coltivatori della terra, e a chi, nonostante tutto, continua a prendersene cura in maniera rispettosa“.

Nei padiglioni interni ed esterni di TrentoExpo, location accogliente nel capoluogo tridentino, oltre alla possibilità di assaggiare le specialità culinarie preparate dagli artigiani del gusto è stata garantita la partecipazione a masterclass enologiche ed a laboratori didattici promossi dai produttori stessi. Infine, musica, artigianato, un’esposizione fotografica a cura dell’Associazione Fotosintesi Avellana e lo splendido salottino di Baba Associazione Culturale. L’elenco completo dei produttori partecipanti è visionabile al link Mostra Mercato 2025 – Vinifera

La modalità interdisciplinare con cui si è rapportata la seconda edizione di Vinifera, nelle giornate del 22 e 23 marzo 2025, ha rappresentato essa stessa il segreto del suo successo, con l’augurio che possa replicarsi in futuro nell’ottica della cultura del cibo e del vino per gli appassionati e i professionisti del settore. Non poteva mancare, vista la nostra naturale inclinazione verso il mondo del vino, una carrellata di etichette che hanno colto l’attenzione per eleganza, stile e carattere.

Garlider A Velturno, poco sopra Chiusa, si trova l’Azienda vinicola Garlider, che gode di una vista magnifica sulla Valle Isarco e sull’imponente mondo alpino. Christian Kerschbaumer gestisce qui con i suoi genitori, la moglie Veronika ed i figli Anna, Elisa, Philipp e Manuela l’Azienda vinicola Garlider, producendo, su una superficie vitata di 4 ettari, cinque bianchi eccellenti oltre all’unico pinot nero di tutta la Valle Isarco. Nella regione vitivinicola più a nord d’Italia, sono circa 250 gli ettari coltivati a vite, i vini bianchi fanno la parte del leone, mentre fino al 1950 l’80% delle uve coltivate erano a bacca rossa.

Le estati calde vengono spesso accompagnate da condizioni notturne più fresche e ventilate, a volte non agevoli per le maturazioni, motivo per cui i vini di quest’areale hanno sempre nuance delicate e un’impronta minerale energica, quasi tagliente, con poca pomposità nella fase gustativa. Christian lavora col minor intervento possibile in cantina, privilegiando far esprimere al meglio le caratteristiche del varietale anche tramite lunghe soste in bottiglia. Il Müller Thurgau 2021 è ricco di scie fruttate fini e coinvolgenti, dalla mela golden ai richiami di litchi, per chiudere verso erbe officinali e iodio marino.

Nell’ottica dei vitigni autoctoni ereditati dalla dominazione asburgica, il Grüner Veltliner 2021 è polposo e tropicale, tra ananas maturo e mango, mentre il Sylvaner 2021 dimostra tutta la sua gioventù restando fermo su note citrine molto toniche, che evolvono nella selezione “Y” 2019 verso agrumi mediterranei, balsamicità e chiosa sapida lunghissima.

Azienda Agricola Ronco Daniele i suoi antenati coltivavano l’ulivo nel 1800 tra le colline nell’alta Valle Arroscia, nel comune di Ranzo e nell’alta Val Lerrone, più precisamente nel comune di Casanova Lerrone, estremo lembo occidentale della Liguria. Il frantoio andò perduto a causa dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Nei primi anni del Novecento, insieme ai numerosi ulivi, la famiglia iniziò a coltivare per uso personale una piccola vigna nei pressi di Ranzo, si trattava di un vitigno autoctono: il Pigato, che dal 2012 Daniele ha recuperato con amore su declivi esposti al Sud, paralleli al mare.

Dalla piovosa e altalenante 2024 ne emerge un Pigato pieno di polpa matura e calore, accompagnato dalle classiche sensazioni officinali, forse più presenti nella 2023 ma non con la stessa profondità d’assaggio. Eccellente il cru “Rosetum” 2023 al limite del salmastro, che sviluppa essenze idrocarburiche nella torrida 2022.

Interessante, infine, la Granaccia, per molti vista come il futuro dell’areale dati gli attuali cambiamenti climatici e che Ronco lavora solo in acciaio e vetro, al fine di non appesantire il frutto delicato al sapore di fragola e ciliegia matura della 2023, dotata però di maggiore complessità e freschezza in versione 2022.

La cantina Klinger Pilati, sulle colline di Pressano (TN) è circaondata da ettari di vigneti, rinomata per la coltivazione del Gewürztraminer. Nel 1921 il bisnonno Luigi Pilati acquistò Maso Clinga, appena sopra il paese, un maso fondato nel lontano 1500 dalla famiglia tedesca Klinger, nelle vicinanze delle miniere d’argento, che, per secoli, hanno caratterizzato l’area con il risuonare dei picconi (in tedesco risuonare si dice “klingen”, da cui, forse, il nome).

Oggi la famiglia possiede una piccola porzione di vigneti, disposti in questa terra storicamente apprezzata per composizione geologica, esposizione, ventilazione ed altitudine, e nei masi limitrofi, con un’altitudine che va dai 350 ai 500 mslm. Dal 2018 papà Felice, i figli Enzo, Lorena e Umberto, proseguono la tradizione viticola come Klinger Winery. Ma è dalle vigne storiche di Nosiola del 1925 che la famiglia Pilati riesce ad esprimere il grande potenziale del territorio in cui risiedono. Una varietà che ha vissuto momenti di entusiasmo, seguiti da altrettanti opachi, al limite del dimenticatoio. E dire che è l’uva cardine dell’antichissimo Vino Santo, dolce perla enologica trentina di infinita bellezza, ormai scomparsa dai radar della stampa di settore.

La Nosiola 2022 di Klinger Pilati è semplicemente pazzesca, con le sfumature gessose e golose che rimandano ad alcune espressioni magnifiche di Riesling tedeschi, con la differenza del finale quasi mieloso e floreale meglio aderente ai canoni della Nosiola. Note che si esaltano ulteriormente nella 2018 con inserimenti di cedro e arancia candita. Bene anche lo Chardonnay 2021 e il Gewürztraminer 2022 proposti in chiave moderna con breve passaggio in legno e, nel caso del secondo campione, con un residuo zuccherino inferiore ai 3 g/l che non inficia la personalità tropicale del vino.

Reyter ha sede nell’ultima isola di Lagrein rimasta nel quartiere Gries della città di Bolzano. La naturale base dei suoi vini è il particolare terreno alluvionale porfirico e morenico dei fiumi Talvera e Isarco. Rinunciano ad ogni tipo di fertilizzante, provvedendo ad un’attiva biodiversità con semine mirate, cosa che permette ai terreni di diventare autosufficienti.

La difesa del Lagrein e della Schiava è la forza di Reyter, che li presenta entrambi in uno stile misurato, mai ingombrante. Lakrez 2020, rosato 100% Lagrein, da vigne d’età fino a 60 anni, resta 20 ore a contatto con le bucce, con il tipico timbro di piccoli frutti di bosco e petali di violetta.

Straordinario lo Chardonnay 2022 in tonneau, tra sensazioni marine e affumicature da renderlo paragonabile ad alcuni grandi Vin de Reserve francesi. Termina il giro la Schiava 2018 da cloni differenti, ricca di verve agrumata e officinale. Succosa, immediata, gastronomica, tutto ciò che si desidera da una delle regine dell’Alto Adige.

Agricola MoS – dal 2018 Luca Moser e il cugino agronomo Federico iniziano l’attività di vitivinicoltori in Val di Cembra partendo da 6 varietà (Chardonnay, Riesling renano, Schiava, Müller Thurgau, Pinot Grigio e Pinot Nero) in 6 diversi appezzamenti tra Zambana e Lisignano per un totale di appena 1,5 ettari. Tra i terrazzamenti con muretti a secco patrimonio Unesco, se ne contano ben 700 chilometri, la vita del vigneron cembrano non è semplice, ma Luca e Federico riescono ad offrire prodotti di personalità.

Come l’appetitoso Tesadro 2023 da Chardonnay in purezza e sosta in legni nuovi e usati, con evidenzia di frutta secca, toni speziati e finale burroso o il Riesling (Renano) 2023, stuzzicante nelle sue vene d’arancia gialla e mela verde. Tripudio per il Pinot Nero 2023, da tre cloni diversi ed un passaggio per appena il 10% della massa in barrique. Ad un passo immaginario da Pommard, per la palpitazione tannica evidente e invitante, compresa la parte ferrosa di fine bocca.

L’azienda Colombo Sormani nasce da Lorenzo Colombo e Andrea Sormani, originari di Lecco, che hanno abbandonato le loro carriere per inseguire la passione per il vino. Lorenzo, ex elettricista, e Andrea, ex metalmeccanico, hanno iniziato la loro avventura nel mondo vinicolo nel garage, acquistando uve locali. 

Oggi si estende su circa 2 ettari e produce tre etichette. L’intero processo produttivo è improntato sull’agricoltura biologica, con un forte rispetto per la natura e il territorio della Valtellina. Il Rosso della Valtellina 2022 “Risc” è molto agile alla beva, giocando su visciole mature, humus, noce moscata e chiodi di garofano.

Il Valtellina Superiore Docg 2021 “Puntesel” è buono e moderno, con tipica affumicatura e ricordi boschivi del Nebbiolo (Chiavennasca) di queste terre. In edizione anche la loro prima annata de Valtellina Superiore Docg sottozona Sassella 2021 semplicemente unica per il carattere da amarene sotto spirito, spezie dolci, foglie di ribes ed eucalipto e scie ematiche eterne.

Appenninia Wine Festival 2025

La terza edizione di Appenninia Wine Festival, evento andato in scena all’interno dello Spazio Brizzolari di Scarperia e San Piero (Fi), è stata dedicata ai vini che vengono prodotti lungo l’arco appenninico. Una kermesse rivolta sia agli appassionati di vino che ad operatori professionali. Nutrita la presenza di produttori toscani ed emiliano-romagnoli e anche di alcuni provenienti da altre regioni dell’arco montuoso.

Interessante il convegno dalla Terra al Calice: il Valore unico dei vini Appenninici in un mercato in evoluzione. Condotto da Andrea Gori, wine expert nonché patron con il fratello Paolo della storica trattoria fiorentina Da Burde, sono intervenuti Alessandra Biondi Bartolini, giornalista e divulgatrice scientifica, Stefano Zaninotti, agronomo della “Vitenova Srl società di consulenza agronomica” di Ronchis, Udine, Emiliano Falsini, enologo e consulente vitivinicolo, Gennaro Giliberti, dirigente responsabile di settore Produzioni agricole, vegetali e zootecniche presso la Regione Toscana; Riccardo Tronci, esperto in comunicazione e strategie digitali presso l’azienda Dgnet. Importante l’intervento conclusivodi alcuni produttori presenti in sala.

Gli argomenti trattati sono stati molti, articolati e quelli più attuali, durante le due ore di tavola rotonda: il calo dei consumi, i cambiamenti climatici con conseguenti vantaggi in territori simili, la sostenibilità in tutte le sue accezioni, viticoltura eroica, comunicazione e mercati. Un territorio vasto, che presenta peculiarità variegate legate sia ai differenti vitigni, alle altitudini, ai suoli e microclima in ben 15 regioni dell’Appennino.

Problemi anche legati allo spopolamento di piccoli borghi, al dissesto idrogeologico, alla viabilità e servizi socio-sanitari carenti rispetto alla città. 

Una passerella, però, anche per 40 produttori ed i loro assaggi memorabili

Gigli Spumante Rosé MC Brut – 36 mesi sui lieviti,  ottenuto con uve di Barsaglina – Rosa tenue, bollicina fine, emana sentori di fragolina di bosco, melagrana, scorza d’agrumi e pan brioche,  scivola fresco e saporito nel suo sorso stimolante. Da Borgo a Mozzano (Lu).

Kar Rha Candia dei Colli Apuani Castagnini – Vermentino 80%, Albarola e Trebbiano Toscano 20% – Giallo paglierino luminoso,  sprigiona sentori di ananas, mela, pesca e fiori di campo. Al palato è vibrante,  armonioso e duraturo. Da Carrara.

Barasta Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico 2015  Casaleta – Giallo dorato, i sentori richiamano la frutta a polpa bianca, fiori di campo e miele impreziositi da note mentolate. Il sorso è pieno, avvolgente nonché persistente. Da Arcevia (An).

Montere’ Ravenna Bianco Igt 2022 Vigne dei Boschi – Albana – Giallo paglierino, sfumature dorate,  sviluppa note di frutta tropicale ed erbe mediterranee uniti a note agrumate. Dinamico e rinfrescante,  coerente e persistente. Da Solarolo (Ra)

Fraciélo 2020 Casetta dei Frati Modigliana – Chardonnay-  Giallo dorato brillante, presenta note di zagara, frutta esotica, pompelmo, burro e nocciola. Trasmette al palato una grande piacevolezza di beva e una buona avvolgenza. Modigliana (FC)  .

Pinot Nero Monteprimo 2022 Bacco del Monte – Rosso rubino trasparente, con note di ribes, rosa canina, ciliegia è sottobosco. Al gusto è setoso, pieno ed appagante. Da Vicchio (FI).

Chianti Rufina Riserva 2019 Fattoria del Lago – Sangiovese in purezza – Rubino con sfumature granate, rivela sentori di frutti di bosco rossi e neri, amarena, tabacco e spezie dolci. Il sorso è avvolgente, ricco e suadente. Da Dicomano (FI).

Syrah Toscana Igt 2022 Villa Magra – Rosso rubino profondo, al naso i sentori sono quelli di amarena, ribes, pepe nero è bacche di ginepro. In bocca arriva morbido con tannini poderosi e setosi e un finale lungo e saporito. Da Bibbiena (AR).

Vinsanto del Chianti Rufina Doc 2005 Frascole – Trebbiano e Malvasia – Giallo ambrato, spiccano al naso note intense di frutta candita, datteri, fichi, miele e nuance balsamiche. Piacevolmente dolce, leggiadro e coerente. Da Dicomano (FI).

Lavazza 1895 presenta il nuovo Specialty Coffee al Gran Caffè La Caffetteria di Napoli

In quale luogo, se non a Napoli, si può celebrare il rito del caffè?

Nella città che di questa bevanda ha fatto un vero e proprio culto, si è svolto il primo evento dedicato all’abbinamento tra caffè e cibo. A fare da sfondo lo storico Gran Caffè La Caffettiera di Piazza dei Martiri dove Guglielmo Campajola, patron del locale, Stefania Zecchi, coffelier e brand ambassador Lavazza 1895, e Gianluca D’Agostino, chef di Joca Restaurant, con la collaborazione di Tommaso Luongo, Presidente AIS Campania, hanno proposto un vero e proprio percorso sensoriale alla scoperta di un modo diverso di avvicinarsi al caffè, non solo nell’abbinamento al cibo, ma anche nelle tecniche di estrazione e servizio.

Una vera e propria scommessa vinta già sulla carta

“Non esiste il caffè napoletano, romano o milanese: il caffè è caffè”, ha esordito Guglielmo Campajola, “la qualificazione Espresso è solo una delle interpretazioni di questa bevanda. Dobbiamo imparare ad approcciarci al caffè con una curiosità ed un entusiasmo diversi a quella a cui siamo abituati”.

Protagonista il nuovo Specialty Coffee di Lavazza 1895: Sol de Yungas, caffè arabica monorigine proveniente da Yungas, in Bolivia, una foresta a 1600 metri sulle Ande, dove la coltivazione del prezioso chicco trova il suo habitat ideale.

Gli specialty coffee sono caffè di qualità eccellente sia per quanto concerne la scelta della materia prima sia nelle tecniche di lavorazione utilizzate lungo tutta la filiera, fino al consumatore finale. Il mercato a livello mondiale rappresenta solo il 5% della produzione di caffè, ma, ci spiega Stefania Zecchi, è una nicchia con un suo potenziale di crescita anche nel fine-dining, in un momento in cui l’attenzione ai danni causati da alcool e zucchero è a livelli di massima allerta.

La valorizzazione di un prodotto come Sol de Yungas avviene attraverso la scelta di  metodi di estrazione diversi da quelli a cui siamo tradizionalmente abituati. Si utilizza infatti la tecnica della percolazione, eseguita a freddo o a caldo, per ottenere una bevanda lunga, di corpo leggero, colore scarico e ricca in caffeina. D’altronde in origine il caffè – quello che secondo leggenda il pastore Kaldi scoprì in Etiopia nella notte dei tempi, osservando le sue capre eccitarsi dopo aver mangiato delle sgargianti bacche rosse – era verosimilmente consumato come una bevanda calda, che non in forma di espresso.

Gli abbinamenti con il caffè

Anche gli abbinamenti con il cibo non sono tra quelli canonici. Il caffè, ha spiegato Tommaso Luongo, non solo è privo di alcol ma presenta delle componenti aromatiche che gli permettono di essere abbinato per affinità a cibi che spesso non trovano un pairing ideale nel vino, come il carciofo, il radicchio o l’aceto. Anche il caffè, infatti, può essere descritto attraverso una ruota di oltre 1500 profili aromatici, che per immediatezza e comodità Lavazza ha ristretto a sei macro-famiglie: frutti dolci, agrumi, erbe e spezie, cioccolato, frutta secca, fiori.

La prima proposta di food – Tentazione mediterranea a base di melanzane con glassa al cioccolato – ha affiancato Sol de Yungas ottenuto in cold brew, da estrazione a freddo.

Questa tecnica prevede l’utilizzo di acqua fredda microfiltrata che, scorrendo goccia a goccia attraverso un rubinetto sul caffè macinato grossolanamente e posto all’interno di un filtro, permette di ottenere dopo circa sei ore, la bevanda.

Al naso e al palato si percepiscono immediatamente frutti di bosco; sentori agrumati invece arrivano in retrolfazione, dopo la deglutizione.  Il boccone di melanzana – disidratata, arrostita, cotta in acqua di pomodoro e glassata con cioccolato fondente 70% e un pizzico di peperoncino –  esalta la tostatura e a sua volta viene esaltato nella vena lievemente piccante.

Estrazione a caldo invece per le successive proposte dello chef D’Agostino. Per questa tecnica si utilizza il chemex, una caraffa in vetro con collo stretto rivestito da un anello in legno, brevettata negli anni ‘40 da un chimico tedesco e conservata anche al MoMA di NY. Il caffè macinato grossolanamente viene  posto in un filtro sulla bocca della caraffa e, con movimenti precisi, irrorato con acqua a 97°. L’estrazione dura circa tre minuti e serve ad aprire aromaticamente la bevanda. In questa seconda preparazione a spiccare sono gli aromi agrumati e le lievi nuance di ribes. Servito in calici da vino, è stato abbinato a due diversi finger food: il cuor di carciofo con neve di ricotta e il radicchio in sinfonia agrodolce.

In abbinamento al carciofo cotto a bassa temperatura, successivamente arrostito e glassato in un liquido ottenuto con le parti di scarto, si amplificavano le note amaricanti della bevanda e del piatto. Più equilibrato l’abbinamento con il radicchio, grazie alla glassatura in aceto, foglie di pepe rosa, dragoncello e arancio candito che hanno permesso nuovamente alla vena agrumata del caffè di emergere.

Il percorso è terminato con una nuova versione di Sol de Yungas, e un abbinamento indiscutibilmente più canonico. Per il cocktail Sol de Yungas, il caffè è stato messo in infusione per una notte. Eliminata la parte solida, il liquido ottenuto è stato miscelato con liquore al caffè, rum scuro invecchiato, sciroppo d’acero, gocce di bitter al cioccolato. L’abbinamento con una savarin con crema al caffè e zest di mandarino, scodellino al cioccolato con crema al caffè e amaretto, cioccolatino caffettiera ha incontrato i gusti dei palati più tradizionali.

“Una delle ironie del caffè”, ha scritto Mark Pendergrast, autore di Uncommon Grounds: the history of coffee, “è che fa pensare. Tende a creare luoghi egualitari, i bar dove le persone possano ritrovarsi, cosicché la rivoluzione francese e la rivoluzione americana furono organizzate nei caffè”.

Che l’approccio a un modo così diverso di bere il caffè proposto a La Caffettiera sia l’inizio di una rivoluzione proprio nella città che dell’espresso ha fatto il suo culto?

GRAN CAFFE’ LA CAFFETTERIA

Piazza dei Martiri, 26

80121 Napoli