Lazio: il Frascati Superiore Riserva “Sesto Ventuno” di Casata Mergè

La storia di Casata Mergè ha inizio nel 1960 con Manlio Mergè, padre di Massimiliano, quando il vino ancora si portava sfuso a Roma con il carretto. Siamo nella Denominazione Frascati, un’azienda a conduzione familiare con il supporto di uno staff di professionisti che ha permesso di conseguire obbiettivi impensabili alle origini.

Grazie all’enologo Maurilio Chioccia i loro vini sono un riferimento nel panorama enologico laziale. Con Maddalena Mazzeschi, che ne cura le relazioni con la stampa abbiamo avuto modo di approfondire la qualità dei loro prodotti visitando la cantina.

Casata Mergè è particolarmente nota per la produzione di vini bianchi come il Frascati Superiore: il risultato di una meticolosa selezione di uve Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano e Bombino Bianco. La combinazione di tecniche di vinificazione moderne e tradizionali permette di ottenere un prodotto che rappresenta l’eccellenza della tradizione enologica dei Castelli Romani.

Oltre al Frascati Superiore, la cantina produce una gamma di altri vini bianchi e rossi, tra cui un Marino DOC e un Monteporzio Catone Rosso DOC. L’Enoturismo è uno dei punti cardine di Casata Mergè. La cantina apre le sue porte ai visitatori, grazie alla ristrutturazione del casale e della grotta, offrendo la possibilità agli appassionati e professionisti del settore, di partecipare a visite guidate dei vigneti e delle cantine. Queste visite si concludono con degustazioni dei vini, accompagnate da prodotti tipici locali, permettendo ai visitatori di scoprire i segreti della produzione vinicola dei Castelli Romani e di apprezzare la bellezza e l’autenticità del territorio.

Innovazione e Tradizione nei Vigneti Sesto Ventuno

All’interno dell’azienda i vigneti ultra cinquantenari rappresentano un patrimonio inestimabile, conferendo ai vini caratteristiche uniche. Gli ettari vitati sono 25 con un’esposizione ottimale e ventilata, che riduce al minimo i trattamenti. Le piante arboree mediterranee presenti fungono da antagonisti naturali, contribuendo a un equilibrio ecologico.

Una parte del vigneto è stata sovrainnestata con cloni di Sauvignon Blanc, grazie alla presenza di stratificazioni laviche e terreno basaltico ricco di silicio, ideale per questo vitigno. Per ottimizzare il lavoro in vigna, i vigneti sono suddivisi in quadri secondo le caratteristiche geologiche del terreno. Le potature corte a speroni con il sistema GDG (Geneve Double Courtin) sono perfette per piante con gemme basali molto fertili e varietà erette.

Oggi vi presentiamo il Frascati Superiore Riserva Sesto Ventuno di Casata Mergé, un vino che incarna l’eccellenza e la tradizione vitivinicola del Lazio. La degustazione ha riunito esperti del settore, giornalisti e appassionati, tutti accomunati dal desiderio di scoprire le peculiarità di questa etichetta in una strepitosa verticale dalla annata 2022 alla 2016.

Il vino si distingue per un carattere deciso; prodotto con un blend di Malvasia Bianca di Candia e Malvasia del Lazio, rivela subito eleganza al naso, con note floreali e fruttate (frutta bianca) che si intrecciano armoniosamente a sentori di miele e spezie dolci con un finale che ricorda la mandorla. Caratteristica predominante la brillantezza del colore paglierino dai riflessi dorati, segno di una maturazione ottimale e di una cura meticolosa in cantina. Al palato, il Sesto Ventuno si presenta avvolgente e strutturato, con una perfetta armonia tra freschezza e morbidezza, e un finale lungo e persistente che lascia una piacevole sensazione di mandorla e agrumi.

Da sinistra l’enologo Maurilio Chioccia e l’autore di 20Italie Alberto Chiarenza

La vinificazione avviene in acciaio inox a temperatura controllata, seguita da un affinamento in botti di rovere francese per almeno 12 mesi, che conferisce al vino una maggiore complessità e un bouquet aromatico ricco e variegato. Maurilio Chioccia, enologo di Casata Mergé, ha spiegato durante l’evento: <<Il Sesto Ventuno è il risultato di una ricerca continua della qualità e del rispetto delle tradizioni. Ogni fase della produzione è seguita con grande attenzione per ottenere un vino che possa rappresentare al meglio il territorio>>. Con la sua eleganza e complessità, questo vino promette di essere un ambasciatore del Lazio nel mondo, rappresentando al meglio l’eccellenza e la passione dei suoi produttori.

Campania Stories 2024: i nostri migliori assaggi dei vini bianchi

Poco convincente la 2023 proposta nella dodicesima edizione di Campania Stories, che segna un passo indietro rispetto alla crescita (anche emotiva) della qualità dei bianchi campani.

Non c’è dubbio che il millesimo abbia rappresentato ovunque un’annata non semplice da gestire, tra gelate, grandinate, malattie sistemiche e caldo assolato estivo. Non sono mancati neppure i cinghiali affamati, con i danni che ha creato la peronospora. Mancava solo il temuto asteroide dei film catastrofali americani ed il quadro sarebbe stato perfetto.

Ci si chiede, però, come mai alcune Regioni fatichino più di altre a mantenere dritta la barra, interrompendo il positivo cammino dei risultati conseguiti. L’opinione di 20Italie è che la paura si insinua in ciascuno di noi, negandoci la visione a lungo raggio del problema. Con il clima odierno non si può sperare molto, almeno nel breve. Il pessimismo arreca, però, soltanto sfiducia e conduce alla ricerca di facili soluzioni che mal cozzano con quanto dovrebbe presentare l’areale.

Vini non ancora pronti, nell’usanza poco saggia di essere imbottigliati pochi giorni prima delle manifestazioni d’assaggio, o stravolti nel profilo organolettico che li rende immediatamente riconoscibili. La saggezza presuppone una tranquillità d’animo solo in parte mitigata dal risvolto economico. I “nostri” produttori soffrono più di altri le avversità del mestiere e le ricette non sempre riescono come si vorrebbe: si beve ciò che si sente dentro.

Si salva la denominazione Greco di Tufo, che ha usufruito appieno dei ritardi di maturazione primaverili. Prodotti identitari, mordaci e favolosamente tipici che restituiscono il buonumore a chi li degusta. Il Fiano di Avellino resta costante sull’indecifrabilità di avere campioni troppo giovani per un giudizio completo, pur dimostrando minor polpa e “ciccia” del solito in molti casi. Bene il Sannio, non per picchi d’eccellenza, ma per una media qualitativa sempre in aumento; irripetibile e forse unica la Falanghina dei Campi Flegrei nella versione 2022, aderente come non mai al territorio di matrice vulcanica.

Visto l’apparente ripetersi di primavere pazze come quella dell’anno scorso, sarà meglio correre ai ripari senza indietreggiare di un millimetro. Ne va della stabilità stessa di un percorso che sta portando pian piano i bianchi della Campania ai vertici del settore, così come meritano i vitivinicoltori.

Di seguito l’elenco dei migliori assaggi effettuati alla cieca (senza conoscere le etichette), riportati poi al termine in ordine cronologico e non di preferenza. Un ringraziamento particolare a Miriade & Partners per la splendida organizzazione ed al servizio in sala curato dai sommelier di A.I.S. Campania.

Migliori Fiano di Avellino Docg 2023

Vesevo

Villa Raiano

Borgodangelo

Migliori Fiano di Avellino Docg 2022 – 2021

Pietracalda – Feudi di San Gregorio

Brancato – Tenuta Cavalier Pepe

Tenuta del Meriggio

Alimata – Villa Raiano

Elle – Laura De vito

Migliori Greco di Tufo Docg 2023

Vesevo

San Paolo di Claudio Quarta

Di Meo

Vigna Cicogna – Benito Ferrara

Migliori Greco di Tufo Docg 2022 – 2021

Contrada Epitaffio – Macchie Santa Maria

Tenuta del Meriggio

Pietracupa

Grancare – Tenuta Cavalier Pepe

Petilia

Kuris – Tenuta Scuotto

Migliori Falanghina del Sannio Dop – Beneventano Falanghina Igp 2023

Macére Bio – Torre del Pagus

Cantine Iannella

Identitas – Cantina di Solopaca

Anima Lavica – La Guardiense

Migliori Falanghina del Sannio Dop 2022 e 2020

Vigna Segreta – Mustilli

Libero “F” Particella 190 – Fontanavecchia

Migliori Falanghina dei Campi Flegrei Dop 2023

Colle Imperatrice – Astroni

Settevulcani – Salvatore Martusciello

Terrazze sui Campi – Tenute Loffredo

Dama del Sole – Cantavitae

Migliore Irpinia Coda di Volpe 2022

Tenuta del Meriggio

Migliori Terra del Volturno Pallagrello Bianco Igp 2023

Caiatì – Alois

Ventallegra – Scaramuzzo

“Resilience Vigna Didattica”: come le radici sanno consolidarsi nel territorio

Resilience Vigna Didattica: un progetto nato quando il Covid faceva sentire i suoi primi echi in Italia, una vigna strappata a un’area urbana degradata, un programma di formazione innovativo per scuole primarie e secondarie di primo grado, una collaborazione di successo tra istituzioni pubbliche e privati. Nato da un’idea di Cantina Radici Vive 891, in collaborazione con il Comune di Napoli, la Soprintendenza APAB per il Comune di Napoli e l’Università Federico II.

Alla presentazione sono intervenuti l’Assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Maura Striano, il Presidente della IX Municipalità di Pianura-Soccavo, Andrea Saggiomo, e la Vice-Presidente, Enza Varchetta; presenti anche la Soprintendente Rosalia D’Apice e Stefano Iavarone Funzionario della Soprintendenza APAB del Comune di Napoli.

Era il marzo 2020 quando l’onda del Covid a poco a poco raggiunse il nostro Paese e da Nord a Sud ci chiuse in casa. Ma era anche il momento ultimo per impiantare una nuova vigna rientrando nelle corrette fasi fenologiche, e dunque, dopo aver bonificato un’area verde di proprietà del Comune di Napoli in via Nelson Mandela, il suolo è stato preparato a questo scopo.

Vincenzo Varchetta ci racconta con entusiasmo questa avventura arrivata oggi all’ultimo stadio, ma pronta a ripartire, proponendosi come progetto pilota anche presso altri comuni del napoletano e della Campania. Enologo di Radici Vive 891, la cantina di famiglia che nel nome già racchiude il lungo legame con il territorio, insieme alla cugina Cristina Varchetta, responsabile dell’ospitalità di Cantine degli Astroni, sempre di proprietà della famiglia Varchetta, è il promotore di Vigna Resilience.

Questo progetto non avrebbe mai potuto diventare concreto senza la collaborazione fattiva del Comune e della IX Municipalità, che nell’ambito del servizio Area Verde hanno affidato il terreno permettendone il recupero, e della Sovrintendenza APAB del Comune di Napoli: nei pressi dell’area bonificata infatti insiste un mausoleo di età romana, parte di una necropoli più estesa, di cui sono state rinvenute almeno altre tredici tombe. Le scuole coinvolte sono quelle del quartiere di Pianura e in particolare la “Russo”, la “72esimo Palasciano”, la “Russolillo”, la “Cigno” e la “Risorgimento”.

I bambini hanno partecipato a tutti i momenti che, dall’impianto della vigna, hanno portato all’imbottigliamento del vino: dalla messa a dimora delle barbatelle, alle varie fasi della coltivazione e dei processi agronomici fino alla creazione delle etichette – non solo disegnate dai bambini, ma anche elaborate seguendo i più recenti riferimenti normativi- e alla fase di imbottigliamento e di marketing.

Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi e possiamo calpestare è una vigna di circa 3600 metri condotta in regime biologico. Un panorama quasi scontato per chi si muove quotidianamente nel mondo del vino, se non fosse che qui si è verificato un miracolo di sinergie che ha permesso ai bambini di portare avanti un progetto di lungo termine, di cui hanno visto e toccato l’obiettivo finale. Un’occasione unica per trasmettere alle generazioni dei giovanissimi il concetto che il vino è un prodotto qualificante del tessuto culturale, ambientale, sociale ed economico, piuttosto che demonizzarlo tout court.

Ci troviamo a Pianura, tra schiere di palazzine e la fermata della Circumflegrea, ad un’altitudine di circa 200 metri. La varietà piantata con allevamento a Guyot è la Falanghina, clone dei Campi Flegrei, in parte innestata, in parte a piede franco. La prima vendemmia risale allo scorso settembre mentre il vino è stato imbottigliato nella settimana precedente al 30 di Aprile.

Il risultato è una Falanghina piacevolmente fresca e godibile, ma non commercializzabile perché la vigna non è iscritta nel registro regionale. Vincenzo ci mostra come, grazie a un architetto paesaggista che si è prestato al progetto, tra i filari siano stati riprodotti il cardo e il decumano, le due arterie principali che si intersecavano a croce nelle antiche reti viarie romane. Il passo successivo è quello di aprire un varco nella siepe di alloro che chiude il decumano e dare libero accesso all’area del mausoleo romano, in modo da integrare, nei programmi di studio delle scuole aderenti all’iniziativa, l’attività legata alla vigna con attività didattiche di carattere storico-archeologico.

I bambini delle scuole coinvolte hanno testimoniato durante la manifestazione la loro partecipazione al progetto, mostrando attraverso disegni, poesie, storie come attivamente sono stati parte di un’esperienza, che ha permesso loro di interiorizzare valori e conoscenze del territorio.

Vigna Didattica Resilienza: nome più adatto non poteva essere scelto per questo progetto nato in uno dei periodi più bui della nostra storia, che ci consegna un risultato positivo sopra ogni aspettativa,

Alla vigna didattica quante cose abbiamo imparato
Dalla semina abbiamo incominciato
Ognuno ha piantato un seme
e l’abbiamo fatto a coppie insieme
Poi abbiamo vendemmiato
e del vino s’è creato
Poi abbiamo creato l’etichetta
insieme alla Signorina Varchetta
Infine c’è stato l’imbottigliamento
dove grandi macchinari stavano in concatenamento
Questo abbiamo imparato
speriamo che per voi questo vino di bontà sia fatato
Istituto paritario “Il Cigno”

RADICI VIVE 891
Via Nelson Mandela, 95 Lotto C
Napoli

IL SANNIO OSPITA L’EDIZIONE 2024 DI “CAMPANIA STORIES”

Comunicato Stampa

BENEVENTO – Il Sannio ospita l’edizione 2024 di Campania Stories. La stampa specializzata nazionale ed internazionale sarà in provincia di Benevento dal 21 al 25 maggio prossimi per la presentazione delle nuove annate dei vini prodotti nelle principali denominazioni campane. Oltre 90 le adesioni da tutta la regione alla rassegna organizzata da Miriade & Partners con le aziende partecipanti che celebra la sinergia tra tutte le componenti del mondo del vino: le cantine campane, l’indispensabile collaborazione di AIS Campania, il sostegno della Regione Campania, che anche quest’anno ha inserito la rassegna nell’elenco delle manifestazioni fieristiche e degli eventi di promozione a cui partecipa in via ufficiale, e la media partnership di Luciano Pignataro Wine Blog.

Anche questa edizione di Campania Stories vedrà la presenza sul territorio di autorevolissime firme della stampa di settore nazionale e internazionale, mentre durante l’anno verranno organizzati groupage internazionali dando la possibilità alle cantine di far assaggiare i propri vini alle più importanti testate mondiali, fornendo allo stesso tempo a giornalisti e operatori contenuti tecnici e aggiornamenti sui dati di produzione di filiera. Una rassegna, dunque, che dura 365 giorni, anche attraverso le attività digitali (e non solo) di promozione della Campania del vino nel mondo, presentando sul web e sui social denominazioni, territori e protagonisti del mondo del vino della regione, da seguire attraverso gli hashtag #campaniastories e #iobevocampano e sul sito www.campaniastories.com.
Campania Stories sarà come sempre strutturata con tasting riservati alla stampa e visite in cantina e ai territori della regione. Sede delle degustazioni dell’edizione 2024 sarà il Luxury Refuge “Tenute del Gheppio” di Dugenta (Benevento), mentre ad ospitare l’inaugurazione della rassegna, in collaborazione con il Sannio Consorzio Tutela Vini, sarà la storica Rocca dei Rettori di Benevento.

Venerdì 24 maggio, infine, a conclusione del programma per la stampa, l’atteso Campania Stories Day, degustazione per operatori e appassionati provenienti da tutta Italia, in programma sempre a Tenute del Gheppio di Dugenta (Benevento) su due fasce orarie (dalle ore 16.30 alle ore 18.30 e dalle ore 19.30 alle ore 21.30) con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti (per info: whastapp 379.1991513 – eventi@miriadeweb.it).

Ecco le cantine che parteciperanno all’edizione 2024 di Campania Stories: Irpinia (Avellino): Amarano, Barbot Stefania, Borgodangelo, Cantina del Barone, Cantine Dell’Angelo, Colli di Lapio, Contrade di Taurasi, De’Gaeta, De Vito Laura, Delite, Di Meo, Donnachiara, Ferrara Benito, Feudi di San Gregorio, I Capitani, I Favati, Il Cancelliere, Le Otto Terre, Macchie Santa Maria, Masseria Della Porta, Nativ, Perillo, Petilia, Pietracupa, Sanpaolo di Claudio Quarta Vignaiolo, Tenuta Cavalier Pepe, Tenuta De Gregorio, Tenuta del Meriggio, Tenuta Madre, Tenuta Pietrafusa di Villa Matilde Avallone, Tenuta Scuotto, Torricino, Traerte, Vernice, Vesce Giovanni, Vesevo, Villa Raiano; Sannio (Benevento): Cantina di Solopaca, Cantine Iannella, Catalano Elena, Fattoria La Rivolta, Fontana Reale, Fontanavecchia, La Fortezza, La Guardiense, Monserrato 1973, Mustilli, Ocone 1910 Taburno Wine County, Rossovermiglio, Terre Stregate, Torre del Pagus; Caserta: Alois, Cantina di Lisandro, Caputo 1890, Masseria Felicia, Masseria Piccirillo, Nugnes, Paparelli Luca, Porto di Mola, Scaramuzzo, Tenute Bianchino, Torelle, Vigne Chigi, Villa Matilde Avallone, Vitematta; Napoli: Abbazia di Crapolla, Agnanum, Astroni, Bosco de’ Medici, Cantavitae, Cantine Carputo, Cantine del Mare, Cantine Olivella, Casa D’Ambra, Casa Setaro, Contrada Salandra, Portolano Mario, RadiciVive, Salvatore Martusciello, Sorrentino Vini, Tenuta Loffredo; Salerno: Cantina dei Quinti, Cuomo Marisa, Fiasco Francesca, Montevetrano, Sammarco Ettore, San Salvatore 19.88, Tempa di Zoè.

Per altre informazioni www.campaniastories.com

UFFICIO STAMPA
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Massimo Iannaccone – tel. 392.9866587
Diana Cataldo – tel. 329.9606793
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Sito internet: www.campaniastories.com

Cibus 2024: un assaggio di Campania

Si è chiuso il salone di riferimento dell’agroalimentare italiano che si è svolto a Fiere di Parma, dal 7 al 10 maggio, la ventiduesima edizione di Cibus, con oltre 75mila presenze (+25% rispetto al 2022). Un’edizione da record per numero di brand (3.000) e buyer (3.000) presenti.

Tra i temi protagonisti della kermesse i prodotti Dop e IGP: nel corso dei 4 giorni del salone di riferimento dell’agroalimentare italiano sono state presentate più di mille novità prodotto, tra i quali i lecca-lecca musicali, l’uovo vegetale, il salame al tartufo con copertura di parmigiano e il chutney all’aceto balsamico di Modena. Tra le novità più interessanti anche l’applicazione dell’intelligenza artificiale per contrastare le contraffazioni alimentari, con il progetto “Nina”, promosso dal Consorzio delle Mozzarella di Bufala Campana Dop, per tutelare un’eccellenza del nostro agroalimentare (primo marchio Dop per importanza del Centro-Sud Italia e il terzo tra i formaggi Dop italiani) contro le fake-mozzarelle e contrastare il fenomeno dell’Italian sounding.

Food Made in Italy che guarda con sempre maggior interesse al mercato americano, che considerando retail e alcolici vale 1.500 miliardi di dollari. Made in Italy che il 94% degli italiani considera come il principale ambasciatore dell’italianità nel mondo, secondo la ricerca Federalimentare-Censis “L’industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali”.

Noi di 20Italie non potevamo mancare con la collega di redazione Maura Gigatti, di nuovo tra le corsie dei Padiglioni alla ricerca delle identità virtuose dell’agroalimentare italiano. Quest’anno il focus si è rivolto, in particolare, alla “nostra” Campania con alcuni capisaldi assoluti.

Caseificio Barlotti Paestum

L’Azienda Agricola Barlotti è immersa nel parco nazionale del Cilento, dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Le bufale vengono nutrite solo con prodotti naturali dei loro campi, tra erba medica, paglia, fieno e mais, in spazi e luoghi in cui vivere in armonia, favorendo il loro benessere fisico, mentale ed emotivo.

Viene lavorato solo latte crudo, intero e fresco, che permette un sapore decisamente genuino. La materia prima subisce un processo di controllo e trasformazione al massimo entro 15 ore dalla mungitura. Dai prodotti caseari freschi agli stagionati, il risultato è riconoscibile ad ogni palato. Un profumo delicato, una manifestazione cromatica, un’intensità olfattiva di sfumature di gusto che persistono ed esaltano i sensi.

Il marchio di Mozzarella di Bufala Campana Dop è il sigillo di garanzia, con la pasta formata da foglie sottili che nelle prime ore dalla lavorazione si presenta leggermente elastica, per poi diventare più fondente. Diverse le forme ottenute: trecce, bocconcini e cardinali.

In un gradevole spazio deputato alla degustazione seduti al tavolo, si potrà assaggiare, oltre alla mozzarella, la ricotta, i formaggi, la carne di bufalo e le verdure dell’orto in diverse preparazioni. E per un degno fine pasto torte, gelati e yogurt di latte di bufala tra la pace e la tranquillità dei Templi di Paestum.

Caseificio Barlotti Paestum

Via torre di paestum,1 – 84047 Capaccio Paestum (SA)

Tel +39 0828 811146 – email: info@barlotti.it

www.barlotti.it

Iasa dal mare con amore dal 1869

Francesco Di Mauro fin dall’infanzia cresce con un piede in barca ed uno in riva al mare di Cetara. Assapora, tra ami e reti da pesca, profumi e sapori tipici di quest’angolo di Costiera Amalfitana. Le maglie delle reti da pesca appaiono come strumenti di gioco, più che arnesi che ne anticipano il mestiere all’orizzonte della vita.

Francesco non si arrende, comunque, alle sfortune della guerra e tanto meno alle perdite che lo rendono presto adulto. Si imbarca su grandi pescherecci, lavora sodo, impara le tecniche e i segreti che solo un lupo di mare possiede. Il sale e il sole tatuato sulla pelle, la direzione dei venti, lo sguardo rivolto al cielo oscuro della notte, illuminato dalle sole stelle.

La passione per la pesca lo spinge oltre il suo piccolo borgo marinaro, esplorando nuovi confini lungo le rotte del mediterraneo. La Grecia è una di quelle mete che lo colpiscono di più: la culla dei grandi filosofi, il mare cristallino, le spiagge e i grandi banchi di pesce, lo trasportano verso nuovi orizzonti in cui coltiva e conserva un sogno: conservare il pesce, portandolo direttamente su tavole e convivi. Per questo motivo, ebbe un’idea originale, affidare a barattoli di vetro il compito di profumare piatti e pietanze marine.

Durante le tante traversate raccoglie fatica, esperienza e conoscenza per farne un tesoro, chiamato, nel 1969, IASA. Dall’anno della fondazione, altri ne seguiranno senza sosta, fino all’odierna eredità, lasciata in mano ai tre figli: Lucia, Vincenzo e Salvatore. Grazie al forte legame col territorio, riescono a riportare nel mercato prodotti di nicchia che conservano intatte antiche tradizioni: le alici e la colatura, il tonno pescato lungo le coste del mediterraneo tipo la specie alalunga (tonno bianco), il tonnetto del mediterraneo (alletterato) e il pregiatissimo tonno rosso (blufin).

Iasa S.r.l.

Via Nofilo, 25 – 84080 Pellezzano (SA)

Tel: 800 88 20 14 – email: info@iasa.it

www.iasa.it

Acetificio Andrea Milano

Quando nel 1889 Nicola Milano iniziò a produrre aceto, aveva chiara in mente la sua idea di qualità finale e suo figlio Andrea continuò l’opera paterna nel rispetto degli insegnamenti ricevuti. Fin dal 1889 l’Acetificio Andrea Milano ha raffinato le tecniche di produzione senza mai perdere di vista la grande tradizione vinicola italiana. I primi barili con trucioli di faggio hanno lasciato il posto ai moderni apparecchi acetificatori, ma nulla è stato sacrificato del patrimonio di tradizione e di esperienza maturata nel corso di più di cento anni.

Negli anni ’90 la quarta generazione, guidata da Andrea e Francesco, ha rappresentato una forte spinta per la crescita dell’azienda, puntando all’ internazionalizzazione ed acquisendo una storica acetaia di Modena, divenuta oggi il vanto e l’orgoglio dell’Azienda che ha consentito l’allargamento della gamma con la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. Giunta oggi alla quinta generazione, con l’ingresso in azienda di Fabio e Marcello, l’Acetificio Andrea Milano si posiziona come una delle più importanti realtà produttive del settore con tre stabilimenti in Italia ed un export in 65 paesi nel mondo.

Acetificio Andrea Milano

Viale Due Giugno 115/N – 80146 Napoli (NA)

+39 081 8446013 – email: info@acetomilano.it

www.acetomilano.it

Anteprima Vernaccia di San Gimignano Wine Fest “Regina Ribelle”

Ben 28 campioni giudicati con un punteggio oltre i 90 centesimi, sul totale di 88 etichette presenti all’Anteprima Vernaccia di San Gimignano Wine Fest “Regina Ribelle”.

Un numero impensabile qualche anno fa, che sorprende ancor di più per una 2023 scattante e ricca di fremiti, servita alle giuste condizioni di temperatura ed evoluzione.

L’atavico problema del servire alla stampa vini ancora difficili da comprendere nelle freddure invernali di febbraio, con l’aggravio dell’esser stati imbottigliati da pochi giorni, è stato in parte superato dal posticipare a maggio qualsiasi giudizio di merito.

Resta qualche perplessità stilistica, nell’eterna lotta tra “bene e male”, tra ciò che garantisce un commercio spicciolo e rapido e chi decide di puntare sul rischio, con opportune scelte agronomiche e produttive che prevedono rese bassissime, oculatezza dei contenitori e, soprattutto, tempo!

La Vernaccia di San Gimignano aleggia nel limbo di color che son sospesi alla ricerca della perfezione, ma il gradino non sembra più insormontabile e l’obbiettivo ormai è alla portata di mano. L’impegno del Consorzio Vernaccia di San Gimignano e delle Istituzioni politiche è encomiabile e sta dando i suoi frutti, ma l’attenzione deve restare alta senza cedere a dubbi e sbavature che riporterebbero l’areale alle tinte buie altalenanti del passato.

Agrumate e melliflue le 2023, scattanti rispetto alle 2022 e 2021. Quest’ultimi millesimi donano invece punte di bellezza infinite nelle versioni Riserva, con alcuni campioni che si ergono a principi della degustazione dai punteggi elevatissimi.

Di seguito l’elenco delle migliori valutazioni riscontrate negli assaggi alla cieca, in ordine cronologico da scheda per la stampa e non di preferenza.

Migliori Vernaccia di San Gimignano 2023

Gentilesca – Abbazia Monteoliveto

Casa alle Vacche

Fattoria La Torre

Fattoria Poggio Alloro

Fattoria San Donato

La Lastra

Le Postine – La Roccaia

Suavis – Mormoraia

Pietraserena

Primo Angelo – Poderi Arcangelo

Poggiarelli – Signano

Tenuta Le Calcinaie

Lunario – Tollena

Migliori Vernaccia di San Gimignano 2022

Rialto – Cappellasantandrea

Clamys – Cesani

Tenuta Sovestro

Fontabuccio – Vagnoni

Migliori Vernaccia di San Gimignano 2021

Angelica – Fattoria San Donato

Podere La Casa Rossa

Migliori Vernaccia di San Gimignano Riserva 2022

Le Mandorle – Fattoria Poggio Alloro

Ori – Il Palagione

La Lastra

La Ginestra – Signano

Migliori Vernaccia di San Gimignano Riserva 2021

Crocus – Casa alle Vacche

Benedetta – Fattoria San Donato

Assola – Terre di Sovernaja

Migliori Vernaccia di San Gimignano Riserva 2020

Guicciardini Strozzi

Signorina Vittoria – Tollena

Anteprima Vini Ad Arte 2024: Romagna Albana e Sangiovese alla prova dei fatti

Nella splendida cornice di Villa Abbondanzi a Faenza è andata in scena l’edizione 2024 di Vini Ad Arte, l’Anteprima per la stampa delle nuove annate di Romagna Albana e Sangiovese. Un ringraziamento al Consorzio Vini di Romagna guidato dal Presidente Roberto Monti ed all’Agenzia Wellcome con Marta e Alessandra per l’ottima organizzazione e accoglienza.

Veniamo alle considerazioni complessive sui vini degustati rigorosamente alla cieca: la 2023 sarà ricordata, per sempre, come l’annata dei record in negativo, con il dolore ancora vivo della pesante alluvione e le inclemenze primaverili che hanno portato ad un taglio netto della produzione d’uva. Evidenti i cambiamenti strategici e di marketing, cui le aziende sono state obbligate.

Non tutto viene per nuocere. Le poche quantità raccolte hanno dimostrato un grande potenziale corredato da buone maturazioni fenoliche, in sincronia con quelle zuccherine. Un vantaggio meglio gestito dai bianchi, in particolare le Albana di qualità davvero elevata, con i 21 campioni targati 2023, che pur dimostrando carattere non soffrono le volubilità tanniche dei rossi.

Il Sangiovese, nei pochi esemplari (solo 10) della vendemmia 2023 presenti all’Anteprima, resta ancora indecifrabile seppur gradevole in alcune espressioni leggere e meno ingombranti del passato. Lo stile del futuro porterà verso lo snellimento degli apporti calorici e strutturati ormai anacronistici. Chi saprà farlo non avrà snaturato né il territorio, né il magnifico animo del varietale: avrà semplicemente compreso la tendenza evidente nelle scelte e nei gusti del consumatore, cui spetta l’insindacabile giudizio finale.

Le copiose 2022 restano, invece, troppo ancorate ad estrazioni e surmaturazioni solo in parte compensate da una corretta trama tannica. La 2021, a tratti di maggior ruvidezza, conserva bellezza di frutto e fragranze speziate con alcuni picchi di rara eccellenza. Il dado è tratto ed è giunta l’ora, per i vini di Romagna, di varcare il Rubicone verso le carte dei migliori ristoranti italiani. Con maggior consapevolezza e spirito costruttivo si intende.

Un doveroso cenno ai capolavori firmati nelle versioni “passito”: la storia dell’Italia intera viaggia attraverso nicchie enologiche meravigliose come queste, dove l’Albana sa recitare un ruolo da protagonista assoluto specie quando interviene l’attacco della Botrytis Cinerea (Muffa Nobile).

Di seguito l’elenco delle nostre valutazioni indicate in ordine alfabetico e senza graduatoria di merito. Sono campioni che hanno conseguito una valutazione alla cieca superiore ai 90/100.

Migliori Romagna Albana Secco 2023

I Croppi – Celli

Bianco di Ceparano – Fattoria Zerbina

Neblina – Giovanna Madonia

Gioja – Giovannini

Alba Nuova – La Cantina di Cesena

Frangipane – Tenuta La Viola

Vigna Rocca – Tre Monti

Arlus – Trerè

Migliori Romagna Sangiovese Superiore 2023

Noelia Ricci – Il Sangiovese – Predappio – Pandolfa Noelia Ricci

Vigna Palazzina – Mercato Saraceno – Tenuta Casali

Campo di Mezzo – Serra – Tre Monti

Migliori Romagna Sangiovese 2022

Alcjone – Superiore Imola – Cantina Mingazzini

Chiara Condello – Predappio – Condè

Mammutus Oriolo – Oriolo – La Sabbiona

Cesco 1938 – Predappio – Piccolo Brunelli

Rondò – Superiore Bertinoro – Tenuta De Stefenelli

Colombarone – Bertinoro – Tenuta La Viola

Franco Villa Poggiolo – Superiore – Villa Poggiolo

Beccafico – Superiore Oriolo – Poderi Morini

Migliori Romagna Sangiovese Riserva 2021

Raggio Brusa – Predappio – Condè

Vigna del Pruno – Drei Donà

Predappio di Predappio Vigna del Generale – Fattoria Nicolucci

Palazzo di Varignana

Don Pasquale – Podere Palazzo

Petrignone – Tre Monti

Manano – Bioni

Migliori Romagna Albana Passito

Scaccomatto 2022 – Fattoria Zerbina

Giulia 2022 – La Sabbiona

Ombre di Luna 2022 – Merlotta

Soprano 2022 – Tenuta Uccellina

Volo d’Aquila 2020 – Cantina Forlì Predappio

Fattoria del Monticino Rosso 2020

AR 2019 – Riserva – Fattoria Zerbina

Burano l’isola dai mille colori

Nella parte nord est della laguna di Venezia, lontano dal fragore cittadino, l’isola di Burano vi accoglierà con i suoi mille colori ed il suo ritmo lento, regalandovi ore di pace e tranquillità.

Il modo più economico per arrivare a Burano dal centro di Venezia è prendere il vaporetto n. 12 in partenza da Fondamenta Nuove, a circa 2 km dalla stazione ferroviaria, il tragitto è di circa 45 minuti; è possibile raggiungere l’isola anche da Treporti in 15 minuti di navigazione (questa è la soluzione per cui abbiamo optato noi).

Una natura rigogliosa e incredibili scenari naturali accompagnano il viaggiatore durante la navigazione in laguna e l’arrivo lascia meravigliati, ci si rende conto di trovarsi in un luogo unico al mondo: le case colorate in lontananza ricordano la necessità dei pescatori di dipingere le proprie abitazioni con un colore identificativo in modo da poter far ritorno alle proprie dimore e non perdersi nelle notti buie e nebbiose. Colori sgargianti accostati tra loro senza un particolare senso cromatico ma così vividi che sembrano usciti da un libro di fiabe.

Accanto a Burano un insieme di isole minori a pelo d’acqua, come Torcello e Mazzorbo meritano una visita, un mondo minuscolo ma infinito. La leggenda narra che questo arcipelago fu abitato sin dal 639 d.C., anno in cui fu fondata la cattedrale di Santa Maria Assunta a Torcello ad opera degli Altinati, una popolazione in fuga dagli Unni di Attila. Prima di tale data in laguna l’uomo non esisteva ancora, e dove noi oggi vediamo le casette colorate, gli orti, e i palazzi antichi, c’erano solo fango e acqua.

La Venezia Nativa nacque proprio qui, sulle barene (bassi isolotti coperti da vegetazione erbacea) che ricoprivano circa l’80% della laguna, e dove fin da tempo immemore trovava spazio un’ampia varietà di specie animali e vegetali. Gli Altinati conficcarono migliaia di tronchi nelle barene per renderle stabili, e tutto ebbe inizio.

Girare oggi tra i vicoli è veramente suggestivo, le case colorate si specchiano nelle acque dei canali, e non è raro vedere gli abitanti abbarbicati su alte scale ridipingere le facciate e ammirare orgogliosi il risultato.

In via Galuppi dove si trovano le botteghe dei merletti, le donne continuano l’antica tradizione del tombolo, qui si possono ammirare collezioni antiche di inestimabile valore di quest’arte che fu praticata a Burano sin dal 1500, un passatempo per le mogli in attesa che i mariti tornassero dalla pesca. Tra le case colorate merita una sosta “la casa di Bepi”: decorata con le forme geometriche più disparate come cerchi, quadrati, triangoli, tinti di giallo, arancio, rosso, blu e di tutti i colori dell’arcobaleno. Bepi era un personaggio estroverso appassionato di cinema e di pittura, venditore di caramelle fino ai primi anni ottanta, amatissimo dai bambini del posto.

Sulle case variopinte si staglia il campanile storto dalle caratteristiche architettoniche rinascimentali e neoclassiche a pianta quadrata, costruito nel XVII secolo e situato a ridosso della Chiesa di San Martino. Già all’epoca della costruzione vennero registrati i primi cedimenti che hanno poi portato alla pendenza dell’intera struttura. Nel corso dei secoli il fenomeno di cedimento si è accentuato e ha portato ad un intervento di consolidamento che ha avuto inizio nel secondo dopoguerra e si è concluso nel 1970. E uno dei simboli di Burano, una delle prime cose che si avvista mentre si viaggia per raggiungere l’isola.

Ad est di Burano si trova l’isola di Mazzorbo, collegata da un ponte in legno chiamato dagli abitanti “Ponte Longo” (ponte lungo). Considerata quasi un prolungamento di Burano, dalla forma lunga e stretta è caratterizzata dalla presenza di varie aree coltivate: conosciutissime in tutta la zona sono le “castraure di Mazzorbo”, cioè il primo frutto della pianta dei carciofi, il cui sapore, già di per sé amarognolo, viene esaltato dalla salsedine di cui è impregnato il terreno di quest’isola.

Un’altra importante tradizione dell’isola è quella del vino. Qui si trova il regno dell’uva Dorona, un vitigno autoctono recuperato dalla famiglia Bisol, le vigne sono visitabili con una passeggiata all’interno della Tenuta Venissa dove si trovano l’Osteria Contemporanea e il Ristorante Venissa premiato con una stella Michelin.

Non lasciate Burano senza aver assaggiato i Bussolà, un dolce tipico dell’isola a forma di ciambella, conosciuto anche con il nome di buranelli. Esiste anche una sua variante, a forma di “esse”, detta appunto esse di Burano. In passato il dolce veniva preparato dalle mogli dei pescatori, i quali si allontanavano da casa per lunghi periodi di tempo. Nel caso in cui non potevano avere una buona alimentazione, il bussolà provvedeva a dare ai marinai tutte le energie sufficienti per affrontare la vita di mare.

Prosit!

Rewine Canavese 2024: la quarta edizione giunge ai nastri di partenza

Dal 17 al 19 maggio a Ivrea torna la quarta edizione di Rewine Canavese, l’evento rivolto agli appassionati di vino, agli operatori del settore professionale e alla stampa nazionale e internazionale.

Occasione ghiotta per scoprire e conoscere meglio i grandi vini del Canavese in tre giorni. Un programma ricco di interessanti masterclass e convegni organizzato dai Vignaioli Canavesani e dal Direttore Artistico Nello Gatti. Stampa e Operatori del settore si possono accreditare ad un apposito link, mentre per gli appassionati entro il 9 maggio vi è un’offerta speciale per l’acquisto di biglietti. Oltre 60 produttori saranno presenti ben lieti di farvi degustare oltre 300 etichette provenienti da uno straordinario lembo di Alto Piemonte.

Le dichiarazioni di Nello Gatti: <<Come ogni anno, anche questa edizione sarà caratterizzata da un tema sensibile al mondo vitivinicolo. Stavolta tocca al concetto di “artigianalità”, dimensione, secondo noi, fondamentale per poter esaltare al meglio il nostro lavoro ed i nostri prodotti. Sulla scia di un iniziativa importante di A.I.S. Piemonte, abbiamo scelto nell’ambito di “Erbaluce vitigno dell Anno”, di ospitare tutti i produttori che coltivano e vinificano Erbaluce, estendendo l’invito anche al di fuori del nostro perimetro. Saranno infatti presenti aziende dell’Alto Piemonte, della Valle d’Aosta e della Lombardia, occasione per scoprire questo vitigno raro e ricco di pregi nelle sue varie sfaccettature ed origini. Le intenzioni sono quelle di continuare ad essere punto di riferimento in Canavese in ambito vitivinicolo, aprendo il dialogo e le collaborazioni all’interno della nostra regione e non solo, continuando nel proprio intento di divulgazione, informazione e valorizzazione per i produttori, l’Associazione e la collettività del vino>>.

Tutte le info al seguente link:

https://rewine.gvc-canavese.it

MARCO FERRARI: da Monteverde a Cornas, la “monoposto” del vino in Valtellina

Pioveva a dirotto. Superata Sondrio percorrevo la Strada del Vino in Valtellina dove molti sfrecciavano in auto sfidando il tempo, quando qualche metro prima di un cartello che informava l’abbandono del comune di Montagna in Valtellina per entrare in quello di Poggiridenti, scorgo alla mia destra, a ridosso della montagna, una vetrata d’ingresso di una sorta di garage, composta di rettangoli colorati parzialmente coperti da una cascata di edera bagnata: eravamo arrivati alla nostra meta.

A fianco, due botti una sopra l’altra, a definire compiutamente l’entità del luogo, e appesa vicino a un caratteristico muro di pietre, una vecchia targa in metallo con il logo dell’Alfa Romeo. Sull’uscio, assieme al papà che appena mi presento saluta me e mia moglie per poi dileguarsi, ci attende Marco Ferrari, produttore di Nebbiolo delle Alpi come si usa chiamare qui il nobile vitigno per distinguerlo dal piemontese. Un’altra targa all’ingresso è quella con il logo dei Vignaioli Indipendenti.

Conoscendo il mio amore per la Valtellina e per i suoi vini, avevo seguito il consiglio datomi dall’amico e collega Sergio Vizzari, colto narratore enoico (e non solo), d’assaggiare i prodotti di Marco Ferrari dei quali ignoravo l’esistenza. Mi condusse dove trovarli, una piccola enoteca romana; subito rimasi sorpreso per la sobrietà e, soprattutto, per un’eleganza che difficilmente riscontro nei vini provenienti da questa terra, evocandomi alcune espressioni dei cugini d’oltralpe a cui non immaginavo il nebbiolo locale potesse giungere.

Decido pertanto di contattarlo e approfondire la questione: <<ciao Marco, qui corrono tutti, tu ti chiami Ferrari, e la prima cosa che noto è una targa dell’Alfa Romeo, come si spiegano tutte queste cose?>> debutto celiando.

<<Mio padre faceva i rally>>.

Interessante, rifletto, vale la pena di chiedergli di partire dall’inizio e raccontare la sua storia. Avvezzo come sono al suono del parlato dei valtellinesi ai quali sento di far parte, il suo accento non mi sembra affatto del luogo e glielo dico.

<<Sono bresciano, nato agli Spedali Riuniti, ma battezzato a Monteverde, a Santa Silvia>>.

Ammicco per aver indovinato e invito a proseguire.

Un romano non può non conoscere il quartiere di Roma come Monteverde, al momento molto in voga, e colmo di interesse per il vino. Il nonno materno lavorava in Alitalia, logico un suo trasferimento nella capitale dove nasce la mamma di Marco. Lui, invece, viene al mondo a Brescia sul finire del 1986, per poi trascorrere a Roma i primi cinque anni di vita, fino a quando i genitori tornano nella città celebre per essere stata il luogo di partenza e d’arrivo della storica Mille Miglia. Il legame con la terra è quello paterno, la cui famiglia si occupava di zootecnia legata alla produzione del latte da conferire al consorzio del Grana Padano. È un richiamo che anche Marco possiede, si avverte parlandoci, non a caso, a un certo della sua vita, decide di cambiarla.

La laurea in Scienze Politiche conseguita alla Lumsa di Roma non è quel che fa per lui, molto più appagante è un Master d’impresa agroalimentare che ottiene a Bologna, a cui seguirà un apprendistato di lavoro in Franciacorta, ma in ufficio. A forza di guardare dalla finestra quei vigneti scatta la scintilla, e abitando vicino all’azienda di Enrico Gatti inizia a lavorarci. Giovane e desideroso di conoscere, con una strada ancora non definita da percorrere, e perché no affermarsi, si reca in Francia.

Tenta di proporsi in Borgogna: effettua un colloquio al Domaine di Confuron, ma non ha fortuna, quindi si reca in Loira. Ma è nel Rodano che avverrà la seconda illuminazione della sua vita, dove resterà per quattro anni. Inizia a Mauves a lavorare per il Domaine Pierre et Jérôme Coursodon dove si vinifica per la denominazione Saint Joseph, e poi approda a uno dei grandi nomi della produzione di Cornas: Franck Balthazar. Segue pertanto in entrambi i casi la vinificazione di uve Syrah e oltre a conquistare l’amicizia di Balthazar frequenta altri nomi di rilievo del Cornas come Thierry Allemand e Guillaume Gilles. Impara molto in quel periodo, probabilmente sarà il più importante della sua carriera da autodidatta o perlomeno il più determinante per quella futura e di cui serba un piacevole ricordo. Apprende non solo sul vino: sarà una sorta di scuola di vita, poiché durante quegli incontri improntati sulla semplicità capisce l’importanza delle relazioni umane, e di come attraverso queste l’impossibile diventi possibile. Comprende inoltre che il ruolo del vigneron è d’essere unicamente un custode del terroir, concetto che chi produce vino dovrebbe sempre avere a mente.

Dopo quattro anni vuole mettersi in gioco, desidera un’espressione del vino interamente sua e a Cornas non è possibile. È giunta l’ora di tornare in Italia, ha dei risparmi, non molti in realtà, ma bisogna comunque provarci, ma dove? L’insegnamento sull’importanza del territorio fa sì che sia interessato più a quest’ultimo che a un vitigno in particolar modo. Parlando con Marco scopro che abbiamo gusti comuni: come vino bianco apprezza sopra ogni cosa il Verdicchio, ha poi una ossessione per Mamoiada (come biasimarlo?) e ama il nebbiolo preferendo quello proveniente da un luogo con un clima più rigido e nette escursioni termiche, rispetto a quel che avviene in Piemonte. La decisione è presa.

A febbraio 2018 incontra Emanuele Pelizzatti Perego (enologo di Arpepe) alla manifestazione Sorgente del Vino a Piacenza e gli manifesta l’intenzione di recarsi in Valtellina per produrre vino iniziando con vigneti in conduzione. Vuole al contempo anche lavorare finché il suo vino non sarà pronto, pertanto è fin dall’inizio cristallino quando il 3 dicembre 2018 comincia a collaborare con Arpepe dove rimane fino al proprio esordio enoico nel marzo 2021 con quattromila bottiglie di Rosso di Valtellina 2019. Inizia con 1 ettaro nel 2019, che diventano 1.6 l’anno successivo, e nel 2021 quasi 2 ettari. Oggi coltiva 2.7 ettari, dei quali 0.8 sono di proprietà nella sottozona della Sassella.

Dicevamo che la vinificazione avviene in un locale (mi è venuto spontaneo pensare ai vin de garage) che in precedenza ospitava un laboratorio di formaggi diviso in stanze, dove per i primi due anni, essendo un posto nuovo per questo genere di attività, per la fermentazione si è dovuto procedere all’inoculo con pied de cuve, ma a partire dal 2021 questa avviene spontaneamente, testimoniata dalle pareti di calce colorate da microrganismi del nuovo genius loci.

Si lavora in sottrazione, e senza ricorrere a filtrazioni e chiarifiche. La vinificazione si accomuna ai tre vini prodotti, Rosso di Valtellina, Valtellina Superiore Sassella e Valtellina Superiore Inferno, anche nel caso in cui vari a causa dell’annata. Il rapporto con gli amici del Cornas è rimasto vivo e spesso Marco si confronta con loro sull’andamento dei suoi vini (la nostra prima impressione su questi trova quindi una conferma, dipenderà da questo?).

Perché la finalità della bottiglia, ci rivela, è solo quella della condivisione con il prossimo, principio che sottoscriviamo e aggiungiamo di nostro, non dovrebbe essere sempre così e per chiunque?

La produzione totale è soggetta al comportamento dell’annata, ad ogni modo al massimo di 10.000 bottiglie, le quali per il 70% sono destinate all’estero, con Francia e U.S.A. con 1200 cadauna, a cui segue la Svizzera. Poche bottiglie rimangono quindi per il nostro paese, il che ci stimola la domanda di come fosse giunto a conoscere l’enoteca romana dove mi recai ad acquistarle, un piccolo ma gustoso negozio di quartiere. Ci risponde che l’enotecaria l’aveva contattato poiché un suo cliente che spesso si reca in Francia gliene aveva portato una bottiglia in assaggio trovata lì. Sappiamo di chi si tratta: il nostro amico!

I grappoli solo in parte sono diraspati, sempre decisione soggetta all’annata. Ad esempio nel 2023 il grappolo era intero al 100% della massa. La funzione del raspo in annate calde è quella di diluire, poiché al suo interno contiene acqua. Inoltre, oltre alla capacità drenante, si aggiunge quella di fornire i tannini, per estrarre i quali occorre fare attenzione al suo colore che deve tendere al giallo o al giallo/bruno.

Pigiatura con i piedi in cassette, soffice e leggera, per iniziare un lieve ammostamento, per poi caricare il contenitore in acciaio a strati alternati, come una torta millefoglie, di uva e ghiaccio secco azotato a – 80 °C  con un solo rimontaggio. Dopo 3/4 giorni, quando il cappello non bolle più, inizia con le follature, due volte al giorno, tramite un pilone di legno fabbricato da un falegname, che al termine del processo sarà sanificato col fuoco.

La macerazione, a seconda dell’annata, varia dagli 11 ai 18 giorni, e Marco, quotidianamente, alle ore 11 e alle ore 17, a pupille pulite, assaggia la massa, svinando solo quando i tannini gli seccano il palato, purché gli zuccheri siano interamente svolti. Segue malolattica in acciaio e passaggio in botti, tutte tonneau da 500 litri (ne abbiamo contate 23), senza effettuare travasi e con frequenti bâtonnage, e l’assaggio di una volta al mese. Permane nelle botti per 16/18 mesi, tranne che il Rosso di Valtellina per 8 mesi.

Osservazione a margine sull’etichetta della bottiglia, simile alle tre tipologie, bella e comunicativa, creazione dell’ex compagna di Marco e influenzata da un suo viaggio in Africa. È l’abbraccio di una mano alla montagna, le cui dita affusolate tipiche dell’arte senegalese si fondono stilisticamente nei terrazzamenti valtellinesi. Un’immagine fortemente evocativa e riuscita che nell’etichetta è stata leggermente modificata, rendendo differente l’altezza delle due cime della montagna, che nel bozzetto originale sono pari.

Durante la nostra visita, avvenuta nel tardo pomeriggio del 2 maggio anno corrente abbiamo avuto l’occasione di assaggiare quattro campioni da botte, di seguito le nostre impressioni.

ROSSO DI VALTELLINA 2023

Questo vino è frutto dei vigneti situati tra i 450 e i 600 metri di altitudine. L’annata calda non ha consentito la consueta produzione, ridotta a 3000 bottiglie. Piacevolmente fresco, elegante, con tannini ancora troppo evidenti e da arrotondare e con un leggero sentore amarognolo sul finale. C’è frutta a piccola bacca rossa ovviamente, come un acerbo lampone di bosco, ma anche molta spezia da pepe bianco.

VALTELLINA SUPERIORE INFERNO 2023

I vigneti dell’Inferno sono omogenei in altitudine, essendo situati tra i 460 e i 490 metri. La riduzione di produzione è stata decisamente più netta, passando dalle 4500 bottiglie del 2022 a 2500 dell’anno in questione. Si tratta di un vino più austero, importante, fresco ed elegante. Marco Ferrari paragona, come me, l’Inferno al territorio di Serralunga D’Alba del Piemonte, sua zona prediletta. Pur presenti, i tannini sono più delicati di quanto mi aspettassi. Ci spiega Marco che l’Inferno rispetto al Sassella appare pronto in tal senso molto prima. Vino materico, spezie quale il pepe verde e nell’ambito di queste la liquirizia. Ma soprattutto emergono note di genziana ed erbe alpine, ad esempio l’erba iva come qui in Valtellina è chiamata l’achillea muschiata, o di radice, la ruta.

VALTELLINA SUPERIORE SASSELLA 2023

Circa duemila bottiglie ottenute dal vigneto di proprietà situato a 480 metri d’altitudine. Si conferma meno pronto e tannico. All’inizio la Sassella ha tannini aggressivi, tuttavia, col tempo, supera in morbidezza e setosità l’Inferno. Insomma la prima è una maratoneta, mentre il secondo gareggia in pista. Molte spezie di meno ed erbe aromatiche del precedente, giusto un cenno di timo. Maggiore invece è l’apporto di frutta a piccola bacca rossa, ancora lampone poco maturo e fragolina di bosco acerba. Fiori, petali di rosa, in un vino dotato di freschezza e aromaticità. Il finale è centrato sui tannini.

VALTELLINA SUPERIORE SASSELLA 2022

L’annata ha consentito una composizione differente, con la percentuale di uva diraspata al 30%. Sorride Marco sull’andamento dell’annata, poiché ci dice di non avergli complicato la vita, quasi gli dispiaccia e che ami le sfide, anzi che è stata facile da lavorare e diverrà un vino che si lascerà bere con semplicità, per via dei sapidi tannini presenti nel vino che la richiamano. Agevole, tendente al morbido, materico e con decise note di fruttato di bosco, anche di ciliegia, e suggestioni di macchia mediterranea.

Marco è un curioso endemico e come San Tommaso deve provare per convincersi. Assieme ad altri due colleghi valtellinesi, Marino Lanzini e Pizzo Coca di Lorenzo Mazzucconi e Alessandro Aldisquarcina, entrambe aziende a Ponte in Valtellina, stanno sperimentando a vinificare in biodinamica. Ho come l’impressione che il futuro ci riserverà ulteriori sorprese.