Da Enoteca Pinchiorri a Firenze la premiazione dei Morellino del Cuore 2026

Lo scorso 10 luglio si è svolta la quarta edizione di “Morellino del Cuore”, come suggerisce il nome, dedicata al Morellino di Scansano,  quest’anno in un’ unica data. L’evento ideato dai giornalisti enogastronomici Roberta Perna e Antonio Stelli si è svolto a Firenze presso la prestigiosissima Enoteca Pinchiorri, si tratta di una degustazione di 10 vini selezionati da una commissione di esperti sommelier professionisti.

I vini selezionati sono quelli che al momento della degustazione, rigorosamente alla cieca hanno ottenuto un punteggio più altro rispetto ad altri campioni e sono più espressivi. Il panel si alterna di anno in anno tra giornalisti e sommelier professionisti. La degustazione  è stata organizzata da Roberta Perna e Antonio Stelli in collaborazione con il Consorzio Tutela Morellino di Scansano e presentata da Roberta Perna e Antonio Stelli con l’intervento di Bernardo Guicciardini Calamai e Alessio Durazzi, rispettivamente Presidente e Direttore del Consorzio Tutela Morellino di Scansano.

Ad ogni vino presentato sono intervenuti i 10 produttori presenti. La novità di quest’anno è l’ introduzione della tipologia “Superiore“. Prima di svelare i vini selezionati in questa edizione, lasciamo il tempo ad alcune nozioni su questo incantevole  comprensorio.

Il Morellino di Scansano è una perla enologica incastonata tra la costa Tirrenica  e l’antico vulcano del Monte Amiata in provincia di Grosseto. L’etimologia del termine si ipotizza che derivi dai cavalli bai detti morelli che trainavano le carrozze. La posizione privilegiata in prossimità del mare e della montagna dona  un microclima unico e ideale per l’allevamento della vite; nonostante, i suoli e le altimetrie variano nei comuni  ricadenti nella denominazione quali: Scansano,  Manciano, Magliano in Toscana, Semproniano, Roccalbegna, Campagnatico e Grosseto. La composizione dei terreni è di origine argillosa e sabbiosa con buona presenza di galestro ed alberese.

Il Morellino di Scansano per disciplinare deve essere prodotto con uve Sangiovese almeno per l’85%, possono concorrere al completamento nella misura massima del 15%: Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Tuttavia, principalmente i produttori prediligono lavorare  il Sangiovese in purezza che qui dona ai vini caratteristiche uniche. Nelle annate  migliori viene prodotta anche la tipologia Riserva. Dallo scorso febbraio con modifica del disciplinare si può produrre la  tipologia “Superiore” con un percorso di affinamento diverso che si è  posizionato tra l’ Annata e la Riserva. La Doc è nata nel 1978 e il meritato riconoscimento a Docg è arrivato nel 2007. Un vino molto apprezzato e presente nelle carte vini in molti ristoranti sia in Italia sia all’estero a fine degli anni ottanta. Dopo un breve intervallo, recentemente è tornato meritatamente nella cerchia dei grandi vini rossi italiani, un vino ottimo da giovane e longevo.

L’Enoteca Pinchiorri non ha bisogno di presentazioni, tuttavia, si trova nel cuore di Firenze in via Ghibelĺina. Un locale molto rinomato, da decenni vanta 3 stelle della prestigiosa guida Michelin.Un ambiente molto accogliente ed elegante con una cucina raffinata che propone piatti di alta cucina. La carta dei vini è ritenuta una delle più prestigiose al mondo con referenze da ogni parte del mondo. Servizio impeccabile, attento e curato.

Vini in degustazione, cliccando sul nome del vino si apre la scheda tecnica:

Categoria Annata
Tenuta Pietramora – Germile 2024 – Nata nel 1999 a Scansano, protagonista assoluta è Gaia Cerrito. Gli ettari vitati sono 53, di cui 11 dedicati unicamente al Morellino. Le vigne si trovano a 300 metri s.l.m.
Cantina 8380 – 8380 2024 – Si trova a Montemerano, fondata dai fratelli Jacopo e Filippo Rossi. Una delle Cantine più piccole della Maremma, il nome deriva dalle date di nascita dei 2 fratelli.
Doga delle Clavule – Doga delle Clavule 2024 – Si trova nel comune di Magliano in Toscana, di proprietà di Elisabetta Gnudi Angelini di Caparzo. Gli ettari vitati sono 57 e l’azienda nasce nel 2000.

Categoria Superiore
Roccapesta – Roccapesta 2023 – Situata nel comune di Scansano, precisamente in località Macereto con  vigneti di proprietà che si estendono su una superfice di 18,5 ettari di terreno al confine tra aree di origine vulcanica e sedimentaria.
Conte Guicciardini – I Massi 2023 – Risalente al 1999, appartiene ad una delle più importanti famiglie nobiliari toscane, vanta 56 ettari di vigneti posti ad altimetrie che vanno dai 200 ai 320 metri s.l.m.
Morisfarms – MDS 2023 – La tenuta si trova nel comune di Grosseto,  in località Poggio la Mozza, la superficie vitata si estende su 35 ettari. Acquistata nel 1971 da Gualtier Luigi Moris.

Categoria Riserva
Cantina Vignaioli di Scansano  Roggiano Riserva 2022 – Una cantina cooperativa fondata nel 1972, vanta oggi oltre 160 soci che operano in un ampia superficie di oltre 600 ettari.
Terenzi  Madrechiesa 2022 – Nata nel 2001 in località Montedonico, nel comune di Scansano, vanta oltre 60 ettari di vigneto. L’azienda è guidata da Balbino, Federico e Francesca Romana Terenzi.
Val delle Rose – Poggio al Leone 2022 – Di proprietà della storica famiglia Cecchi, innamorati di questo territorio e del vitigno Sangiovese. La tenuta si trova a 500 metri metri s.l.m. nel comune di Grosseto in località Poggio la Mozza.

Categoria Vecchia Annata
La Fattoria di Magliano – Heba 2009 – Di proprietà della famiglia Lenci, nasce nel 1997 nell’omonimo comune. Gli ettari vitati sono oltre 50 e condotti secondo i dettami dell’agricoltura biologica.

Dopo la degustazione delle 10 etichette è seguito aperitivo con bollicine M C accompagnate da stuzzichini  ed  un delizioso pranzo, con piatti ben preparati, equilibrati e ben presentati in abbinamento ai campioni degustati.

La Scottina Relais e Bistrot: ospitalità, territorio e sapori alle porte di Piacenza

Si dice che Piacenza sia l’Emilia che guarda la Lombardia senza mai smettere di sentirsi Emilia. Una terra di confine, sospesa tra Emilia e Lombardia, dove castelli, vigneti e poderi raccontano una storia antica di commerci, pellegrini e buon vivere. Non è un caso che queste campagne fossero attraversate dalla Via Francigena, la strada che per secoli ha condotto viaggiatori da tutta Europa verso Roma Per me il modo migliore di conoscere un territorio è viverlo da vicino, incontrare le persone che lo raccontano ogni giorno e scoprire i sapori che ne custodiscono l’identità.

Con questo spirito sono stata ospite de La Scottina Relais e Bistrot a Cadeo, immerso nella campagna piacentina, per conoscere una realtà che punta a fare dell’accoglienza il punto di partenza per raccontare l’intero territorio. Accompagnati da Anna Brugali, ho visitato gli spazi del resort, la cantina e le aree esterne che dialogano con il paesaggio circostante, prima di concludere la giornata con la cena firmata dallo chef Carlo Toscani e dalla sua brigata, interpreti contemporanei della tradizione locale.

La dimora, appartenente da generazioni alla famiglia Rossetti e oggi guidata da Diamante Rossetti, è diventata un relais circa vent’anni fa grazie a un accurato progetto di recupero di un’antica cascina seicentesca. L’intervento di ristrutturazione ha saputo preservarne l’anima rurale, reinterpretandola in chiave country chic: un equilibrio armonioso tra il fascino della tradizione, elementi di design contemporaneo e comfort ricercati. Gli ambienti interni, caratterizzati da un’eleganza sobria, sono arricchiti dalle opere di Bigitta Rossetti, artista contemporanea e figlia del patron, che ne esaltano l’identità e l’atmosfera, avvicinando la struttura al concetto di boutique hotel.

All’esterno domina la quiete della campagna, tra giardini curati e scorci immersi nel verde, frequentati da conigli e lepri. A catturare lo sguardo è soprattutto l’antico silo che campeggia nel cortile interno e che ritroviamo anche nel logo del relais: recuperato grazie a un accurato intervento di restauro, è stato trasformato in un’originale suite sviluppata su tre livelli.

Le 16 camere sono ampie e confortevoli, caratterizzate da colori caldi e da un’illuminazione morbida e rilassante. Gli ambienti sono arredati con eleganti mobili in legno naturale, dettagli artigianali e tessuti dai colori delicati. Ogni stanza è pensata per accogliere gli ospiti in un’atmosfera rilassata e discreta, ideale per chi cerca un soggiorno all’insegna del benessere, sia per lavoro sia per piacere.

Dopo la visita alla struttura, la serata è proseguita al ristorante del Relais, dove la proposta gastronomica rappresenta uno degli elementi distintivi dell’offerta della dimora. Alla guida della cucina c’è lo chef Carlo Toscani, che ha costruito un percorso culinario fondato sulla valorizzazione delle eccellenze del territorio piacentino e sull’attenta selezione delle materie prime.

Una cucina contemporanea, solida nei riferimenti alla tradizione locale ma capace di interpretarla con equilibrio e personalità, che contribuisce a definire l’identità del relais anche sul piano dell’ospitalità gastronomica. La filosofia dello chef trova concreta espressione nei piatti proposti durante la serata. Di seguito, le portate che hanno scandito l’esperienza di degustazione accompagnati da vini del territorio:

  • Il cestino del pane: tradizione e qualità, grissini artigianali ai sette cereali e pane preparato con farine italiane selezionate e lievito madre rinnovato ogni giorno, nel rispetto delle migliori tecniche di panificazione;
  • Antipasti piacentini: le 3 DOP Coppa, Pancetta e Salame, un viaggio nei sapori più autentici, dove qualità, storia e territorio si incontrano;
  • Cindarella, Cindarella. Cipolla alla brace con ripieno cremoso di formaggio;
  • Risotto Carnaroli mantecato con crema di pomodoro giallo, burrata e levistico. Un piatto che unisce la dolcezza del pomodoro giallo, la cremosità della burrata e la freschezza aromatica del levistico.

Bavetta di Black Angus USA alla brace. Un taglio molto saporito e marezzato, cotto alla brace per valorizzarne gusto e succulenza.

  • Il Panettone preparato interamente a mano, con lievito madre e ingredienti selezionati: burro di alta qualità, uova fresche, canditi profumati e lenta lievitazione naturale, qui accostato ad un fresco gelato, un’ottima accoppiata vista la stagione

Ogni piatto è stato accompagnato da un vino selezionato, in un percorso che ha reso evidente il profondo legame con il territorio:

  • Si è iniziato con il metodo classico piacentino Il Pigro di Romagnoli, un Dosaggio Zero ottenuto da Pinot Nero e Chardonnay, vitigni che uniscono struttura ed eleganza. Realizzato senza aggiunta di zuccheri dopo la sboccatura, deve il suo nome al lungo affinamento sui lieviti: ben 36 mesi che donano complessità e un perlage particolarmente fine;
  • a seguire, sempre firmato Romagnoli, Michelangelo di Caravaggio, Bianco Emilia IGT prodotto da uve 100% Malvasia di Candia Aromatica coltivate a Vigolzone. Un vino fresco e armonioso, capace di valorizzare al meglio le caratteristiche più autentiche del vitigno.
  • il percorso è proseguito con il rosso P188 Gutturnio Riserva di Tenute Nura, ottenuto da Barbera e Croatina. Il lungo affinamento tra legno e bottiglia dona equilibrio e profondità, dando vita a un vino di grande personalità che coniuga struttura, eleganza e persistenza.
  • a chiudere la degustazione, l’anima più dolce della Malvasia Aromatica di Candia con Le Rane della cantina Luretta. Frutto di una lenta maturazione delle uve, questo passito rappresenta una delle espressioni più eleganti del territorio. Apprezzato dalla critica e premiato in importanti concorsi nazionali, racconta con equilibrio e raffinatezza il valore di un vitigno simbolo della tradizione piacentina.

L’iniziativa ha rappresentato un’occasione preziosa per riscoprire sapori, vini e tradizioni del territorio, in un contesto che unisce eleganza e convivialità. La Scottina Relais e Bistrot conferma la propria vocazione a valorizzare le eccellenze locali e l’ospitalità di charme offrendo agli ospiti un’esperienza a 360 gradi.

Relais Cascina Scottina

Loc. La Scottina, Str. Comunale del Riglio

29010 Cadeo (PC)

Tel: +39 0523.504.150

Mob. +39 366.1033799

info@lascottina.it

Campania, la visita ad Abbazia di Crapolla a Vico Equense

In epoca medievale la grangia era l’azienda agricola che faceva capo a un’abbazia e non distava più di una giornata di cammino da essa. Non si sottrae a questa regola l’Abbazia di San Pietro, sita lungo il sentiero che da Torca raggiunge il Fiordo di Crapolla, di fronte all’Isola di Isca e a Li Galli, in costiera amalfitana.

Il toponimo Crapolla, che per estensione andò a identificare l’antica abbazia di epoca alto medievale, deriva dal fatto che in epoca antica in questo punto era ubicato un tempio dedicato ad Apollo. La grangia dell’Abbazia di Crapolla era situata invece lungo l’antico sentiero di Minerva che tagliando in due la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari giungeva in meno di una giornata di cammino su un pianoro che guarda il Golfo di Napoli e il Vesuvio, oggi in località San Salvatore di Vico Equense. E partendo proprio dai casolari ormai dismessi dell’antica grangia, Fulvio Alifano nel 2007 ha dato il via al suo progetto vinicolo: Abbazia di Crapolla.

Chiacchieriamo con il dottor Alifano – che di professione è medico anestesista ma per passione si dedica alla terra – in una sera d’estate, sorseggiando Poizzo davanti a un meraviglioso scenario: Il Golfo di Napoli, Il Vesuvio, Ischia e Capri.

Fulvio Alifano ci racconta la storia del suo progetto, in un territorio, quello di Vico Equense e della Penisola Sorrentina, prettamente agricolo ma con una propensione rivolta ad altre colture: ulivi e agrumi. Il suo racconto inizia dalla lunga trattativa – che non ha nulla da invidiare a quella che Angelo Gaja deve aver sostenuto per i terreni di Ca’Marcanda – per acquisire la terra e i manufatti dell’antica grangia: un luogo a lui caro perché qui suo padre, medico condotto, riceveva gli assistiti. “Non si possiede la terra, è la terra che possiede te”, prosegue Alifano, spiegando come abbia deciso di recuperare in questo luogo quello che i monaci facevano già nel Medioevo.

“Da un documento del 1526 in cui si parla di una lite tra la famiglia Carafa e l’Università di Vico Equense sul prezzo dei vini di Crapolla, emerge che già all’epoca qui si coltivava la vite. Anche lo storico greco Strabone chiama questo tratto di costa Sireos, ossia la terra adatta alla produzione del vino e al pascolo degli armenti”, prosegue Alifano.

Oggi i manufatti dell’antica grangia, sottoposti a vincolo della sovrintendenza archeologica, sono stati completamente recuperati, trasformati in locali di cantina e ospitalità, mentre i circa due ettari e mezzo di terreno intorno alla proprietà sono stati destinati alla vigna: principalmente fiano, falanghina, pinot nero e i ceppi originari, che già insistevano sulla proprietà, di uva di Sabato, specie autoctona precipua del territorio di Vico Equense.

La prima consulenza è stata quella del professor Luigi Moio che suggerisce impianti stretti a 9000 ceppi per ettaro per contrastare la forte vigoria determinata dal terreno fertile e propone l’impianto del pinot nero, come nella migliore tradizione dei vini d’abbazia.

Una sfida, ci spiega Fulvio, quella di vinificare questa uva in un territorio poco vocato, un vino, il Nireo, che ha accompagnato con la sua evoluzione il percorso di Abbazia di Crapolla: “Oggi Nireo ha raggiunto un suo equilibrio, lo definiamo un pinot mediterraneo da suolo vulcanico.” Ormai da qualche anno alla conduzione agronomica ed enologica troviamo Arturo Erbaggio, che ha portato avanti anche l’ultimo impianto di fiano risalente al 2022.

Abbazia di Crapolla ha all’attivo quattro etichette per un totale di poco meno di ventimila bottiglie: Sireo, Nireo, Poizzo, e Sabato.

“Tutti i nomi dei vini li ha ideati mio fratello e sono legati al mito e al territorio.”

Sireo, blend di falanghina e fiano, etichetta di punta della cantina, si ispira proprio al Sireos di Strabone. Imbottigliato per la prima volta nel 2010, è fine ed elegante, figlio di un territorio vulcanico e mediterraneo, non alza mai la voce e si esprime attraverso i profumi di quelle erbe aromatiche così presenti sul territorio.

Fuori dalla DOP Penisola Sorrentina per la scelta di utilizzare il fiano, è un Campania IGP.

Nireo, che identifica il pinot nero, è il figlio di Poseidone, omaggio al mare della mitologia, mentre Poizzo, è il nome locale del vento serale che soffia dal mare. Infine Sabato, che è vinificato con una percentuale di uva di sabato, i cui ceppi centenari a piede franco sono ancora presenti in alcuni punti della proprietà. La retroetichetta recita “secondo i Romani, le uve che maturavano in sesta epoca, si legavano al sesto giorno della settimana.” Questa è una delle interpretazioni legate al nome di questo vitigno, ma c’è chi giura che il nome derivi dal giorno in cui i monaci si recavano a Napoli a vendere il vino o addirittura al Fiume Sabato, spostandone l’origine in Irpinia.

I progetti futuri sono ambiziosi e importanti: a partire dalla bollicina metodo classico da pinot noir alla cantina ipogea, scavata nella roccia calcarea.

Nel frattempo Noemi e Antonio, i figli di Fulvio e Piera, muovono i primi passi nell’accoglienza enoturistica. E’ possibile infatti effettuare un percorso tra vigna e cantina, in un luogo ricco di fascino: lontano dal caos e dal turismo di massa perché localizzata al termine di un sentiero collinare percorribile solo con auto di piccole dimensioni, Abbazia di Crapolla offre uno dei panorami più emozionanti di Vico Equense e della Penisola Sorrentina. Sorseggiare qui un bicchiere di vino al tramonto non ha eguali. E noi lo abbiamo fatto.

POIZZO CAMPANIA BIANCO IGP 2024

Blend di falanghina, fiano e una piccola percentuale di malvasia. Vinificazione in acciaio. Il naso è invitante, profuma di fiori di campo e salvia, la beva è fresca e immediata; dopo qualche istante nel bicchiere si fa strada la salsedine e la nota iodata.

SABATO VINO ROSSO

Blend di merlot, pinot nero e uva di sabato. Vinificazione in acciaio.

Uva tardiva, il sabato si vendemmia a novembre inoltrato ed è caratterizzata dalla spiccata acidità, che in questo blend si ingentilisce grazie alla presenza del merlot.

Il naso è goloso di piccoli frutti rossi e rose, con screziature fumé. Al palato è un piacevole vino rosso da sorseggiare fresco in estate.

ABBAZIA DI CRAPOLLA

Via San Filippo, 3

80069 Vico Equense (NA)

Marche: Matelica Wine Festival 2026 – il Verdicchio di Matelica celebra il suo teritorio

Nel cuore dell’entroterra marchigiano, incastonata tra le dolci colline dell’Alta Valle dell’Esino, Matelica rappresenta una delle realtà vitivinicole più affascinanti d’Italia. Qui nasce il Verdicchio di Matelica DOC e la sua Riserva DOCG, un vino unico, figlio di un territorio straordinario caratterizzato dalla particolare conformazione della Sinclinale Camerte, una valle orientata da nord a sud che crea un microclima continentale, raro nelle Marche. L’importante escursione termica tra giorno e notte regala ai vini una spiccata freschezza, eleganza e una sorprendente capacità di evoluzione nel tempo, rendendo il Verdicchio di Matelica, una delle più autorevoli espressioni dei grandi bianchi italiani.

È in questo scenario che il 10 e l’11 luglio si è svolta l’undicesima edizione del Matelica Wine Festival, appuntamento ormai imprescindibile per produttori, operatori del settore e appassionati, una manifestazione capace di raccontare il territorio attraverso il vino, la cultura, la gastronomia e il senso di appartenenza di un’intera comunità.

La manifestazione si è aperta con un interessante convegno ospitato nello storico Teatro Piermarini, durante il quale si è discusso della straordinaria importanza geologica della Sinclinale Camerte e del percorso avviato per la sua candidatura a Patrimonio Mondiale UNESCO. Un progetto ambizioso che punta a valorizzare un paesaggio unico, nel quale natura, storia e viticoltura convivono da secoli in perfetta armonia.

Al termine del convegno gli ospiti si sono ritrovati presso il suggestivo Museo Piersanti per un brindisi dedicato naturalmente al Verdicchio di Matelica DOC, preludio alla tradizionale cena di gala che ha animato la splendida Piazza Enrico Mattei, trasformata per una sera in un elegante salotto a cielo aperto.

Protagonista assoluta della serata è stata la cucina del Ristorante Marchese del Grillo, che ha proposto un menu capace di valorizzare le eccellenze gastronomiche locali attraverso piatti raffinati e perfettamente armonizzati con i vini del territorio. Il percorso gastronomico ha preso il via con un Tonnone di coniglio accompagnato da giardiniera di verdure e da una crocchetta fritta di pappa al pomodoro con burrata, alici e olive taggiasche. È seguito un originale primo piatto di cannaccia di brasato di scottona con crema alle verdure, prima della faraona con fondo al Verdicchio servita con millefoglie di patate. A chiudere il menu, una selezione di tre formaggi.

Ad accompagnare ogni portata sono stati ben ventuno Verdicchio di Matelica prodotti dalle cantine aderenti al Consorzio Matelica DOC, offrendo agli ospiti un autentico viaggio attraverso le diverse interpretazioni di un vino che continua a distinguersi per personalità, eleganza e longevità.

La manifestazione ha visto la partecipazione delle principali istituzioni del territorio. A fare gli onori di casa è stato il sindaco Denis Cingolani, mentre il presidente del Consorzio Produttori Vitinicoli di MatelicaAlberto Grimaldi, ha rivolto un sentito ringraziamento al presidente uscente Umberto Gagliardi per il prezioso lavoro svolto negli anni alla guida del Consorzio e, soprattutto, per aver ideato e dato vita al Matelica Wine Festival, oggi divenuto uno degli eventi simbolo della denominazione.

Più che una semplice manifestazione enologica, il Matelica Wine Festival si conferma l’espressione autentica di una comunità operosa, accogliente e profondamente legata alle proprie radici. Una comunità fatta di persone genuine, che attraverso il vino raccontano la propria storia e il proprio territorio con passione e orgoglio.

L’evento si è concluso con una straordinaria masterclass ospitata presso la Cantina Cooperativa Belisario, guidata dall’enologo Roberto Potentini. Un’occasione rara e di grande valore tecnico che ha permesso ai partecipanti di degustare in verticale ben ventuno Verdicchio di Matelica DOC, dall’annata 2025 fino alla 2008. Un percorso emozionante che ha evidenziato la straordinaria capacità evolutiva di questo grande bianco marchigiano, confermandone struttura, complessità e longevità.

A rendere ancora più piacevole l’esperienza è stata la calorosa ospitalità della Country House Collepere, struttura immersa nel verde che ha accolto gli ospiti con l’eleganza e la cordialità tipiche di questa terra. Si torna da Matelica con la consapevolezza che il Verdicchio di Matelica DOC non è soltanto un’eccellenza enologica, ma il simbolo di un territorio capace di fare squadra, valorizzare la propria identità e guardare al futuro con ambizione.

Matelica Wine Festival ne rappresenta oggi la più autentica espressione: una festa del vino che è anche una festa della cultura, della gastronomia e dell’ospitalità marchigiana.

Campania, a Pignataro Maggiore il Giardino delle Zucche si veste d’anguria per il Summerween

Quando negli anni Sessanta Oreste Del Buono tradusse le celebri strisce dei Peanuts, adattò il termine pumpkin (zucca) in cocomero, consegnando alla storia dei fumetti un personaggio immaginario destinato a diventare mitico: Il Grande Cocomero, libera traduzione di The Great Pumpkin. Nell’immaginario del fumettista Charles M. Schulz The Great Pumpkin era una versione in stile Halloween di Babbo Natale, ma dato che il pubblico italiano dell’epoca non aveva ancora dimestichezza con questa tradizione, Del Buono pensò bene di sostituire la grande zucca con un ortaggio più vicino alla tradizione mediterranea.

Ecco perché non stupisce l’originale manifestazione organizzata da Emily Turino, ideatrice e mente creativa de “Il Giardino delle Zucche” a Pignataro Maggiore (CE): per una sera, il più grande giardino di zucche d’Europa si è trasformato in un campo di cocomeri stregati dando vita alla seconda edizione del Summerween, quando l’estate incontra Halloween.

Nato nel 2017, Il Giardino delle Zucche – Pumpkin patch vuole celebrare la più popolare festività statunitense, Halloween, ricreandone l’atmosfera all’interno di un tipico villaggio rurale dell’entroterra americano.

Emily, di madre americana e padre italiano, dopo aver vissuto a lungo negli Stati Uniti, ha voluto portare in provincia di Caserta il tratto più autentico della tradizione americana. Casa Turino, maestoso edificio bianco nello stile coloniale del New England, si trova al centro del grande parco che in periodo autunnale si riempie di zucche. Nella versione estiva alle zucche si sono sostituiti i cocomeri, ma l’intento è rimasto lo stesso: un luogo stregato, dove bambini e adulti hanno potuto divertirsi nel corso di un intero pomeriggio.

Accolti dal grande albero di cocomeri, circondati da scheletri e fantasmi, si poteva passeggiare tra i viali del giardino o mangiare all’ombra del grande patio. Come sottofondo le musiche dei più celebri film di genere: da Beetlejuice, spiritello porcello a La Famiglia Adams. Nel Pumpkin patch poi la ricerca del cocomero ideale: decine di meloni sparsi sul prato, il classico carretto per caricarli e a seguire laboratori d’intaglio e di pittura, infine, al calare della sera, il cinema con proiezioni di film horror, lo studio delle stelle con un astronomo e i fuochi d’artificio come gran finale di serata.

Non è mancata la parte food a tema, ricca di scelte plant based come gli hamburger di melanzana, insalata e mayo alla zucca o la multiforme proposta del fruit bar di Emanuele Frigenti – fruit designer, con le sontuose bowl di frutta o l’originale anguria gialla, ibrido tra l’anguria classica e l’ananas, una dolcezza piacevolmente acidula. Tra i classici a menù pannocchie al burro, brownies e gli smore’s dolci e salati, marshmellow o formaggio babybell scaldato, come nelle rappresentazioni più tipiche degli scout americani.

Un unico lungo pomeriggio dedicato alle angurie, per aprire la prossima stagione autunnale, quando, a partire dal 26 settembre, più giornate saranno dedicate alla raccolta delle zucche, dei tagete, o del Thanksgiving and tree patch per celebrare la magia dell’autunno con un autentici momenti in famiglia in stile tutto americano.

IL GIARDINO DELLE ZUCCHE

Via Giancarlo Siani, 2

81052 Pignataro Maggiore (CE)

L’estate flegrea si accende di perlage: al Nabilah di Bacoli torna “Te le do io le bollicine” per un’edizione da record

Il tramonto che si tuffa nel mare di Bacoli, il suono dei calici che si incontrano e l’atmosfera vibrante del beach club più esclusivo del litorale: lunedì 20 luglio 2026, a partire dalle 19.30, il Nabilah torna a essere il palcoscenico di “Te le do io le bollicine”. Giunta alla sua XVI edizione, la kermesse firmata dall’AIS Napoli celebra la chiusura dell’anno sociale in un crescendo di stile, gusto e convivialità.

Torniamo al Nabilah per la sedicesima edizione di Te le do io le bollicine, ma stavolta lo facciamo con la commozione di vivere questo evento senza la presenza di Luca Iannuzzi. Ma Luca mancherà solo fisicamente perché sarà sempre con noi e tra noi, e a lui vogliamo dedicare questo momento di gioia e di condivisione, che conclude le attività della delegazione AIS Napoli celebrando, in questo bellissimo contesto, la consegna dei diplomi dei neo sommelier AIS e degli champagne specialist che hanno concluso il loro percorso di formazione, dichiara Tommaso Luongo, presidente AIS Campania.

Il percorso degustazione di quest’anno è un’esperienza immersiva che rifugge l’ordinario, strutturato per offrire un itinerario gastronomico che vede protagoniste le firme più prestigiose del panorama campano. L’esperienza inizia con l’energia di un aperitivo d’autore per poi addentrarsi in un viaggio tra sapori e profumi d’eccellenza. La prima parte del percorso è un inno alla raffinatezza: dalle visioni gourmet alle suggestioni stellate e mediterranee, fino all’eleganza della cucina fusion e internazionale. La maestria flegrea e la tradizione partenopea si nobilitano attraverso sapori autentici, mentre l’arte della pizza e la qualità dei prodotti caseari d’eccellenza completano l’offerta.

Il racconto prosegue attraverso un vero e proprio “salotto del gusto”, dove la tradizione convive con l’internazionalità e la freschezza dei prodotti della terra. L’esplorazione culinaria spazia dalle ricercate proposte di mare alle carni più pregiate, abbracciando realtà uniche per sapore e stile. Ogni assaggio è accuratamente studiato dai sommelier per esaltare le oltre 100 etichette di spumanti e champagne in degustazione.

Il percorso si arricchisce con l’eccellenza dell’arte bianca dei maestri panificatori, per poi concludersi in pura dolcezza. Un’area dedicata vedrà all’opera maestri pasticceri e specialisti del cake design, offrendo un finale degno dei grandi eventi internazionali. Il cuore della serata resta la vocazione educativa dell’AIS Napoli: i sommelier della delegazione partenopea guideranno gli ospiti alla scoperta del pairing perfetto, trasformando ogni calice in un racconto. La serata sarà anche l’occasione per celebrare i nuovi professionisti del settore con la consegna dei diplomi per i corsi Sommelier e per il primo corso Champagne Specialist.

Il tutto sarà avvolto da una cornice lifestyle d’eccezione: ad accompagnare il pubblico fino a notte fonda, oltre alle selezioni del DJ resident Coscia, ci sarà l’energia del gruppo Malanotte, tra musica, performance e sorprese.

TE LE DO IO LE BOLLICINE – Elenco partecipanti

RISTORANTI E LOCALI

1. NABILAH 2. VILLA RAIANO EVENTI 3. WHITE CHILL OUT LUNGOMARE 4. LIV EVENTI 5. APERIMOZZ EVENTI 6. AIS 7. CARACOL 8. BERTIE’S BISTROT 9. EGO SUSHI 10. ESSENCIA 11. KONHOA 12. REIWA SUSHI 13. CARGO in collaborazione con Ristorante IL RICCIO 14. FUCINA FLEGREA 15. AGUGLIA 16. CARNOSO DIVINO 17. A CASA VOST 18. CAM CAFE in collaborazione con GUTE RESTAURANT 19. EUFORIA 14 20. VEGA RESTAURANT 21. CORBISIERO 22. BRACERIA CARBONE’ 23. AMARCORD 24. DOGANA GOLOSA 25. LA CUCINA DI VENERE 26. LE DUE TORRI AGRISTOR 27. MAGMA BISTROT 28. NUNU TRATTORIA MODERNA 29. ‘O CUZZETIELLO NAPOLETANO 30. SFIZI NAPOLETANI 31. IL CANNOLARO SICILIANO PIZZERIE 32. KUMA 65 33. IMPASTO VIVO PASTICCERIE, CAKE DESIGN E PASTRY CHEF 34. KOLIBRI PASTICCERIA 35. DAVIDE BOTTI – Pastry Chef 36. VELIOL – Cake Design Pasticceria 37. CIRO MAIORANO – Pastry Chef 38. NAPOLITANO PASTICCERIA CASEIFICI, SALUMI E SPECIALITA GASTRONOMICHE 39. CASEIFICIO FRANZESE 40. CASEIFICIO S. PIETRO E PAOLO 41. LA CAVALLARA e MALAFRONTE – Panifici BIRRE 42. KBIRR 43. BALADIN 44. BIRRA SALENTO 45. SERROCROCE 46. INCANTO AZIENDE VITIVINICOLE, CANTINE E BOLLICINE 47. PROPOSTA VINI / TENUTA DEL MERIGGIO 48. TENUTA ULISSE / TENUTA MIRABELLA 49. CANTINA SALOPACA 50. CANTINA BERTIOLO 51. CANTINA GUALTIERI 52. MASTRO BERARDINO / FOSS MARAI 53. MASSERIA PICCIRILLO / LA MURA 54. BARBATO / VITIS AURUNCA 55. REVI TRENTO DOC 56. STOCCO 57. MOSCONE 58. JOSETTA SAFFIRIO 59. REGUTA WINE 60. VILLA RAIANO 61. FONTANAVECCHIA 62. LES CRETES 63. FERRARI F.LLI LUNELLI 64. CASASETARO 65. FERGHETTINA 66. CONTE LURENA 67. BRAIDA DI G. BOLOGNA 68. CANTINE DEL MARE 69. FRANZ HAAS 70. CA’ DEL BOSCO 71. CUZZIOL GRANDIVINI 72. MONSUPELLO 73. LA SIBILLA 74. SALVATORE MARTUSCIELLO DISTRIBUZIONE, BEVERAGE E SERVIZI 75. MOSCARELLA WINE MERCHANDS distribuzione 76. INWINE DISTRIBUZIONE 77. UGO UMD MEZCALERIA BISTROT 78. WHALE acque 79. ZESPRI – Kiwi ALTRI PARTECIPANTI 80. DOMINIO IBERICO 81. CARNOSO DIVINO

    Alto Adige, visita alla cantina Rottensteiner

    In occasione della terza edizione di Vinaltum che ha avuto luogo a Bolzano a Castel Mareccio, ho avuto l’occasione per conoscere meglio la Cantina Rottensteiner

    Grazie a Federica Schir per averci accompagnato in questa splendida realtà altoatesina. La famiglia Rottensteiner coltiva la vite in Alto Adige da oltre 500 anni e risulta una delle più antiche. L’azienda si trova alle porte di Bolzano e possiede circa 20 ettari di vigne di proprietà suddivise in varie zone. Seleziona inoltre le uve da 45 fedeli conferitori i quali mediamente possiedono poco più di un ettaro  vitato. Fondata nel 1956 da Hans Rottensteiner,  portata avanti dal figlio Anton, oggi al timone dell’azienda c’è Hannes affiancato dalla moglie Judith, che ci ha mostrato l’azienda è raccontato la storia della famiglia.

    La produzione punta su varietà autoctone come il Lagrein e la Schiava per il Santa Maddalena, ma comprende anche un crescente interesse  al Pinot Bianco, che equivale attualmente a circa il 35% della produzione, un dato considerevole  per una realtà  bolzanina. La viticoltura in Alto Adige affonda le sue radici in tempi remoti, le condizioni sono propizie per l’allevamento della vite, gli autoctoni Schiava e Lagrein hanno trovato habitat ideale.

    La tenuta  vanta cinque masi storici che corrispondono ai nomi: Reiterhof, Hofmannhof, Kristplonerhof, Premstallerhof e Köfelehof, ognuno con un passato originale e un ruolo determinante nella produzione vinicola. L’etimologia del cognome deriva da pietra rossa, proprio la pietra porfidica tipica di questo areale. I vini ottenuti sono prevalentemente di monovarietà. La cantina di vinificazione e affinamento é completamente ipogea, gli affinamenti dei vini avvengono in acciaio, ma anche in cemento e botti di legno di varie dimensioni. La gamma dei vini è ampia e comprende varie linee, come, Kitz,  Classic, Cru e Select.

    Due passi nel vigneto hanno antipatico l’ingresso in cantina e la degustazione di alcuni dei loro capolavori enoici con verticale di 6 annate di Lagrein.
    Il nostro tour si è concluso con un aperitivo e light lunch nel vigneto del maso. Oltre ad apprezzare i vini e gli snacks, abbiamo beneficiato di una visita senza pari digradante verso la città di Bolzano e le montagne circostanti con le cime del Rosengarten innevate.

    Ecco i vini degustati

    Weissburgunder Classic Alto Adige Doc 2025 – Paglierino luminoso,  sprigiona sentori di mela,  pera, melone e nuances agrumate,  il sorso è fresco, fine, sapido e equilibrato.

    Carnol Cru Alto Adige Doc 2025 – Pinot Bianco 100% –  Paglierino brillante,  emana sentori di fiori di campo, mela golden, pesca, ananas e lime, vibrante,  coerente e persistente.

    Sylvaner Valle d’Isarco Alto Adige Doc Classic 2025 – Paglierino luminoso,  rivela sentori di fiori di montagna,  pera, susina bianca, mela e accenni agrumate, scivola in bocca fresco e sapido con chiusura lunga e duratura.

    Sauvignon Classic Alto Adige Doc 2025  – Paglierino luminoso,  sviluppa sentori di biancospino, fiori di sambuco, foglia di pomodoro  e pompelmo,  al palato è fresco e contraddistinto da una sapidità e lunga persistenza aromatica.

    Lagrein Rosé Classic Alto Adige Doc 2025 – Bel rosa tenue, rimanda sentori di Iris, fragolina di bosco, lampone e ciliegia, la freschezza stimola il sorso,  è gradevole e corrispondente.

    Premstallerhof Select  Santa Maddalena Classico Alto Adige Doc 2025 – Tonalità rosso rubino trasparente,  rivela note di frutti di bosco e violetta, al palato è armonioso, leggiadro e suadente.

    Premstallerhof Select Santa Maddalena Classico Alto Adige Doc 2024 – Rosso rubino intenso, libera sentori di ribes, ciliegia e lamponi,  sorso accattivante,  duraturo e fine.

    Kristplonerhof Cru Alto Adige Schiava Doc 2024 – Schiava 100% – Rubino trasparente, al naso arrivano sentori di viola, visciola e fragola, il sorso è fresco, saporito e persistente.

    Premstallerhof Select Santa Maddalena Classico Alto Adige Doc 2023 – Schiava 87%, Lagrein 13% –  Rubino intenso,  dipana note di frutti di bosco,  te e mandorla,  sorso vellutato,  tannino setoso, lungo e coerente. 

    Premstallerhof Select Santa Maddalena Classico Alto Adige Doc 2019 – Schiava 87%, Lagrein 13% – Rosso granato trasparente, con sfumature aranciate, rivela sentori di prugna,  spezie dolci e nuances balsamiche,  il sorso è pieno, appagante e lungo.

    Premstallerhof Select Santa Maddalena Classico Alto Adige Doc 2018 – Schiava 87%, Lagrein 13% – Granato luminoso, i sentori richiamano i frutti di bosco maturi,  prugna e spezie orientali,  al gusto è avvolgente con tannini nobili, suadente  e lunghissimo.

    Lagrein Gries Riserva Alto Adige Doc Select 2023 – Rubino vivace, al naso emergono sentori di ciliegia,  liquirizia e spezie dolci,  il sorso è vibrante e sapido con chiusura lunga e duratura.

    Lagrein Gries Riserva Alto Adige Doc Select 2022 – Rubino intenso, presenta note di arancia sanguinella, melagrana e spezie,  al palato è aggraziato,  durevole e corrispondente.

    Lagrein Gries Riserva Alto Adige Doc Select 2020 – Tonalità rosso rubino vivace,  al naso sprigiona sentori di amarena,  tabacco, liquirizia e pepe nero,  in bocca è armonico,  setoso e decisamente lungo.

    Lagrein Gries Riserva  Alto Adige Doc Select 2018 – Granato profondo,  emana sentori di arancia sanguinella,  rosa appassita, amarena e spezie,  attacco tannico vellutato,  fine, composito e lineare.

    Lagrein Gries Riserva Alto Adige Doc Select 2016 – Rosso granato intenso,  al naso esprime sentori di amarena, sottobosco, funghi, polvere di cacao e spezie,  al gusto è rotondo,  generoso ed armonioso.

    Lagrein Gries Riserva Alto Adige Doc Select 2014 –  Bel granato,  naso con sentori di frutta rossa matura,  pepe, liquirizia e nuances balsamiche,  gusto ricco, trama tannica setosa e spalla fresca saporita.

    Lagrein Gries Riserva Alto Adige Doc Trigon 2022  – Rosso rubino con sfumature violacee, al naso spiccano sentori di viola, frutti di bosco,  cacao, vaniglia e tabacco,  al palato risulta avvolgente pieno ed appagante.

    Hans Rottensteiner Srl

    Via Sarentino 1a – 39100 Bolzano

    Sito di riferimento: https://rottensteiner.wine/it/

    Il Cilento conquista l’Ambasciatore del Messico: tra grandi vini, cucina d’autore e patrimonio mediterraneo

    Dal vino alla cucina d’autore, dall’archeologia al mare: il viaggio di Sua Eccellenza Genaro Fausto Lozano Valencia tra le specialità di un territorio che si candida a protagonista del Mediterraneo contemporaneo.

    Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati, ma chiedono di essere compresi. Terre che si rivelano con discrezione, concedendo la propria anima soltanto a chi sappia rallentare il passo e ascoltarne il respiro più autentico. Il Cilento appartiene a questa rara geografia dello spirito: epicentro del sapere magnogreco, scrigno di biodiversità e custode di una civiltà mediterranea che continua a esprimersi attraverso il paesaggio, il vino, la cucina e l’ospitalità.

    È proprio in questo scenario che si è svolta la visita di Sua Eccellenza Genaro Fausto Lozano Valencia, Ambasciatore del Messico in Italia, protagonista di un itinerario che ha travalicato il significato della semplice visita istituzionale per trasformarsi in un autentico viaggio culturale e sensoriale. Accademico, politologo e diplomatico di riconosciuto prestigio internazionale, Lozano Valencia ha scelto il Cilento per un pellegrinaggio laico nel cuore della civiltà mediterranea, nel segno di quei 152 anni di relazioni diplomatiche che legano Italia e Messico e che oggi trovano nuova linfa attraverso la cultura del gusto.

    A ideare e coordinare il Grand Tour è stato Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico, divulgatore del vino e fondatore dell’associazione Identità Mediterranea, da anni impegnato nella promozione delle eccellenze agroalimentari del Mezzogiorno e nella costruzione di relazioni culturali internazionali attraverso il linguaggio universale del gusto. È stata proprio la sua visione a riunire produttori, ristoratori, artigiani e istituzioni in un percorso capace di raccontare il Cilento nella sua dimensione più autentica.

    La visita, fortemente voluta dallo stesso Ambasciatore, assume anche un valore simbolico nel solco dei 152 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Messico, trasformando il patrimonio enogastronomico in uno strumento di dialogo tra due culture accomunate da profonde tradizioni agricole e gastronomiche.

    Il viaggio è iniziato a Salerno con una sosta al Giagiù di Ciro Pecoraro, nell’ex Sala Varese, dove l’Ambasciatore ha apprezzato una raffinata interpretazione della pizza napoletana in doppia cottura e una caprese con mozzarella di bufala campana, alimento per il quale ha confessato una particolare predilezione.

    Da qui il percorso si è spostato nel cuore del Cilento vitivinicolo, dove il vino è diventato il filo conduttore di un racconto fatto di paesaggi, persone e identità.

    Alla cantina Paola De Conciliis, la degustazione si è trasformata in un vero viaggio nella cultura del territorio. Da oltre trent’anni l’azienda rappresenta uno dei punti di riferimento dell’enologia campana, contribuendo in maniera determinante alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e alla definizione di una moderna identità del vino cilentano. Paola De Conciliis ha accompagnato personalmente l’Ambasciatore attraverso una degustazione che è stata anche una lezione di territorio, illustrando una filosofia produttiva fondata sul rispetto della biodiversità, sulla sostenibilità e sulla capacità di interpretare con autenticità il terroir cilentano.

    Nei calici il Selim, Spumante Brut da metodo Charmat, composto al 10% da uve Fiano e poi da Aglianico vinificato in bianco, il Fiano Donnaluna Cilento Doc e quindi Il Fiano Antece Igt Cilento, vinificato in anfore di terracotta; a seguire il vitigno Aglianicone con il Misterioso Rosato e il Misterioso Rosso (entrambi IGP Paestum) e infine l’Aglianico Naima Doc Cilento. Ciascuno espressione profonda di una diversa sfumatura del Cilento. Tra tutti, è stato proprio il Donnaluna a conquistare definitivamente il gusto dell’illustre ospite, distinguendosi per eleganza, equilibrio e straordinaria personalità.

    Nel borgo medievale di Giungano, l’Ambasciatore è stato accolto da Pietro Manganelli nella storica pizzeria La Panoramica, custode dell’antica pizza cilentana. Tra i forni accesi e la veracità della cucina rurale, è andato in scena un autentico omaggio alla gastronomia del territorio.

    La serata, coordinata da Gaetano Cataldo con Christian Cutino e Giovanni Molinari (Campania da Vivere), ha riunito illustri ospiti, tra cui l’onorevole Alfonso Pecoraro Scanio e il giornalista e assaggiatore di salumi Marco Contursi, che ha omaggiato i presenti con vini della sua cantina personale tra cui un apprezzato Nerello Mascalese.

    Il Cilento si è raccontato in tavola attraverso un percorso di eccellenze: Pizza cilentana al metro con pomodoro cotto e cacioricotta di capra, Fiori di zucca ripieni e ciambotta tradizionali, Patate fresche fritte e caponata di verdure, Parmigiana di melanzane e polpette al sugo, Pezzente alla brace e selezione di formaggi caprini

    Tra i momenti più significativi dell’intero Grand Tour si colloca la visita a San Salvatore 1988, realtà fondata da Peppino Pagano e oggi considerata una delle aziende simbolo dell’enologia del Mezzogiorno. Più che una cantina, San Salvatore è un modello di agricoltura contemporanea nel quale vigneti, allevamento bufalino, sostenibilità ambientale e innovazione convivono armoniosamente. Guidando l’Ambasciatore tra la bottaia, i filari e gli impianti alimentati da biogas e pannelli fotovoltaici, Pagano ha illustrato una filosofia imprenditoriale nella quale il rispetto della natura rappresenta il principio ispiratore di ogni scelta produttiva.

    Una visione che trova la propria sintesi nell’antico ideale greco della kalokagathìa (kalokagathía), termine che unisce kalós (bello) e agathós (buono), esprimendo l’aspirazione all’armonia tra etica, bellezza e virtù. Un concetto che Pagano sente profondamente affine alla propria idea di impresa agricola: produrre qualità significa prima di tutto coltivare il bene, custodire il paesaggio, rispettare gli animali e lasciare alle future generazioni un territorio migliore di quello ricevuto.

    Particolarmente emozionante è stato l’incontro con le giovani bufale, allevate secondo rigorosi criteri di benessere animale, che Sua Eccellenza ha voluto accarezzare e osservare da vicino, rinnovando l’entusiasmo già manifestato per la mozzarella di bufala campana. La degustazione dei rosati Gioì (Spumante Brut Rosé Metodo Classico) e Vetere 2024 IGP Paestum Rosato, entrambi da Aglianico, ha confermato l’eleganza stilistica della produzione aziendale, con il Vetere che ha raccolto il maggiore apprezzamento dell’Ambasciatore. A impreziosire ulteriormente il racconto è stato il legame tra Peppino Pagano e Gillo Dorfles, le cui opere impreziosiscono le etichette aziendali, suggellando il dialogo tra arte contemporanea e cultura del vino che caratterizza l’identità di San Salvatore 1988.

    La cucina ha rappresentato un ulteriore strumento di dialogo interculturale

    Lo chef Alessandro Feo ha proposto una cucina contemporanea capace di unire Mediterraneo e Oriente, con piatti come i buñuelos al pomodoro e il celebre “Risotto tra Osaka e Casal Velino”, nel quale la colatura di alici di menaica incontra l’alga kombu in un equilibrio di grande eleganza, rendendo omaggio tanto alle radici messicane dell’ospite quanto alla creatività della cucina italiana.

    Più legata alla tradizione marinara è stata invece la proposta di Pasquale Tarallo, al ristorante Paisà, con gamberi rossi alla griglia, tortino di patate e alici e gli immancabili paccheri al ragù di tonno con cacioricotta, autentica espressione della gastronomia cilentana.

    Il racconto delle eccellenze territoriali è proseguito al Caseificio Barlotti, dove Raffaele Barlotti ha illustrato la qualità delle produzioni bufaline e il valore della filiera corta, mentre presso Acqua Pazza, Gennaro Castiello ha accompagnato l’Ambasciatore alla scoperta dell’antico e paziente processo produttivo della colatura di alici di menaica, autentico patrimonio gastronomico del Cilento, capace di trasformare un sapere secolare in uno dei condimenti più preziosi della cucina mediterranea.

    Accanto al gusto, spazio anche alla storia

    La visita al Parco Archeologico di Paestum ha restituito all’ospite tutta la forza evocativa della Magna Grecia, ricordando come il Cilento sia non soltanto terra di eccellenze gastronomiche, ma anche una delle culle della civiltà mediterranea.

    Il Grand Tour si è concluso dal mare con una navigazione da Baia Trentova a Punta Licosa guidata da Giorgio Vergona, skipper e produttore vitivinicolo, offrendo una prospettiva privilegiata su una delle coste più affascinanti d’Italia. Tra acque cristalline, promontori e macchia mediterranea, il paesaggio ha completato un’esperienza che ha saputo raccontare il territorio attraverso tutti i sensi.

    Questo intenso fine settimana non rappresenta soltanto il racconto di una visita diplomatica, ma diviene metafora di un territorio che attraverso il vino, la cucina, l’agricoltura, il patrimonio archeologico e il paesaggio continua a costruire relazioni internazionali fondate sulla cultura e sulla bellezza.

    Vittoria celebra il Cerasuolo: nasce l’Enoteca Regionale Sicilia Sud-Est

    La Sicilia è una terra dove il vino racconta la storia di un popolo. Dalle antiche colonie greche alle dominazioni romana, araba e normanna, la vite ha accompagnato nei secoli l’evoluzione culturale dell’isola, dando vita a un patrimonio vitivinicolo tra i più ricchi del Mediterraneo. Oggi questa tradizione continua attraverso denominazioni che hanno saputo coniugare storia, territorio e innovazione, tra cui spicca il Cerasuolo di Vittoria, l’unica DOCG siciliana, simbolo dell’enologia del Sud-Est dell’isola.

    Proprio a Vittoria, nel cuore del territorio del Cerasuolo, il 26 giugno scorso è stata inaugurata la nuova sede dell’Enoteca Regionale SiciliaSezione Sud-Est, la terza dell’isola dopo quelle di Catania e Alcamo. Un traguardo importante per la valorizzazione delle produzioni enologiche siciliane, celebrato alla presenza del Sindaco di Vittoria, dei primi cittadini dei comuni compresi nel disciplinare del Consorzio Cerasuolo di Vittoria Classico, delle istituzioni, dei produttori e della stampa specializzata.

    L’inaugurazione si è inserita nel programma della quindicesima edizione del Vittoria Jazz Festival Music & Wine, manifestazione che unisce musica, cultura e vino, confermando la vocazione della città a promuovere il proprio patrimonio enogastronomico attraverso eventi di respiro nazionale.

    A seguire, la masterclass dedicata al Cerasuolo di Vittoria, condotta con competenza e coinvolgimento da Nino Aiello, ha permesso di approfondire le caratteristiche di un vino che rappresenta un unicum nel panorama italiano. Nato dall’unione di circa il 60% di Nero d’Avola e del 40% di Frappato, due varietà che maturano generalmente in periodi differenti: il Nero d’Avola nella seconda metà di settembre e il Frappato nel mese di ottobre, e quindi il Cerasuolo di Vittoria trova il proprio equilibrio proprio nella complementarità dei due vitigni. Il primo conferisce struttura e profondità, il secondo dona freschezza, profumi floreali e una spiccata bevibilità.

    Contrariamente all’immagine spesso associata ai rossi siciliani, potenti e alcolici, il Cerasuolo di Vittoria si distingue per eleganza, equilibrio e una gradazione generalmente contenuta, caratteristiche che ne consentono il servizio anche a temperature leggermente inferiori rispetto ai tradizionali vini rossi, esaltandone così la componente aromatica e la piacevolezza di beva.

    La degustazione si è aperta con il Floramundi Cerasuolo di Vittoria DOCG 2023 di Donnafugata, vino che esprime immediatamente il volto più fragrante della denominazione. Al naso emergono intensi profumi floreali accompagnati da ciliegia, fragola, melograno e prugna. Il sorso è fresco, minerale, con tannini perfettamente integrati che rendono la beva dinamica e particolarmente piacevole.

    Di maggiore complessità il Sabuci Cerasuolo di Vittoria DOCG 2023 dell’Azienda Agricola Cortese, ottenuto da Nero d’Avola fermentato in barrique e Frappato vinificato in anfora. La combinazione delle due tecniche di affinamento restituisce un vino strutturato, dai tannini vellutati e avvolgenti, sostenuto da una vivace freschezza che dona slancio al sorso.

    Con il Cerasuolo di Vittoria DOCG 2022 di Santa Tresa il livello sale ulteriormente. Dopo l’affinamento in grandi botti e un anno in barrique, il vino si presenta con un’importante struttura e un corredo aromatico ampio che spazia dalla prugna ai mirtilli, dal cioccolato alle note balsamiche e di sottobosco. Non a caso Nino Aiello lo ha definito con una battuta “il Kamasutra del vino”, a sottolinearne la straordinaria complessità espressiva.

    Più essenziale nello stile Il Pittore Contadino Cerasuolo di Vittoria DOCG 2020 dell’azienda Horus. Dopo dodici mesi in acciaio e un successivo affinamento in bottiglia, offre un profilo elegante, con richiami vegetali e minerali che introducono un sorso succoso, dominato da melograno, prugna e ribes nero, confermando ancora una volta la naturale vocazione del Cerasuolo alla bevibilità. Ha colpito tutti i presenti proprio per la finezza e la piacevolezza di beva.

    Ha chiuso la degustazione il Maskarìa Cerasuolo di Vittoria DOCG 2020 di Terre di Giurfo. Più riservato all’olfatto, si apre lentamente verso leggere note vegetali e speziate. In bocca conquista per equilibrio e precisione esecutiva, con richiami al cioccolato, alla ciliegia sotto spirito e una piacevole freschezza che accompagna il finale. Un vino di impeccabile fattura, quasi didattico nella sua interpretazione della denominazione.

    La giornata si è conclusa nel migliore dei modi con una cena al Ristorante Cala Rittu, nel centro storico di Vittoria, dove i piatti della tradizione locale hanno trovato nel Cerasuolo di Vittoria il compagno ideale, a dimostrazione di quanto questo vino rappresenti non solo l’eccellenza vitivinicola del territorio, ma anche un autentico ambasciatore della cultura gastronomica siciliana. L’apertura della nuova sede dell’Enoteca Regionale Sicilia Sud-Est rappresenta un passo significativo per la promozione del Cerasuolo di Vittoria e delle eccellenze del comprensorio. Un luogo destinato a diventare punto di riferimento per produttori, operatori e appassionati, contribuendo a raccontare una Sicilia del vino sempre più consapevole del proprio valore e proiettata verso il futuro, senza dimenticare le proprie radici.

    Magma Bistrot tra i protagonisti di “Te le do io le Bollicine”: al Nabilah una focaccia fredda che guarda al Giappone

    Il 20 luglio Magma Bistrot sarà tra i protagonisti di “Te le do io le Bollicine”, l’atteso appuntamento estivo dedicato all’incontro tra alta gastronomia e grandi vini spumanti, organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier – Delegazione di Napoli nella suggestiva cornice del Nabilah di Bacoli. La manifestazione riunisce ogni anno alcuni tra i migliori interpreti della ristorazione campana, con banchi d’assaggio dedicati a spumanti italiani e Champagne, percorsi di degustazione e proposte gastronomiche pensate per esaltare l’arte dell’abbinamento tra cibo e bollicine.

    Per l’occasione, Magma Bistrot presenterà una variazione inedita del suo Aperitivo Sakura a cura del pizzaiolo Raimondo De Crescenzo, che interpreta l’estate attraverso equilibrio, freschezza e contaminazione gastronomica: una focaccia fredda con crema di avocado, salsa teriyaki, sesamo tostato e tartare di tonno rosso. Una proposta che unisce la leggerezza della panificazione contemporanea ai richiami della cucina giapponese, mantenendo al centro la qualità della materia prima e la ricerca di abbinamenti capaci di dialogare con le bollicine protagoniste della serata.

    La partecipazione all’evento rappresenta un’ulteriore tappa nel percorso di crescita di Magma Bistrot, sempre più orientato verso una cucina dinamica, capace di coniugare identità territoriale, creatività e apertura alle influenze internazionali. Un percorso che si accompagna anche a una crescente attenzione per la sostenibilità: il locale ha infatti recentemente completato l’installazione di un impianto fotovoltaico, confermando la volontà di ridurre il proprio impatto ambientale e di investire in un modello di ristorazione sempre più responsabile.

    “Siamo felici di prendere parte a una manifestazione che rappresenta un punto di riferimento per il panorama enogastronomico campano. Eventi come Te le do io le Bollicine sono occasioni preziose per confrontarsi, raccontare la nostra idea di cucina e valorizzare il dialogo tra cibo e vino. La focaccia che presenteremo nasce proprio da questo spirito: un prodotto fresco, contemporaneo e pensato per accompagnare al meglio le bollicine, senza rinunciare alla nostra identità”, afferma Ciro Di Giovanni, patron di Magma Bistrot. Tra ricerca gastronomica, impasti contemporanei e una visione sempre più attenta all’innovazione e alla sostenibilità, Magma Bistrot continua così il proprio percorso di crescita, portando al Nabilah una proposta che racconta l’evoluzione della sua cucina e la voglia di sperimentare nuovi linguaggi del gusto.