Bollicine protagoniste a Wine&Siena 2024

Bollicine protagoniste di una masterclass durante la manifestazione Wine&Siena 2024: tradizioni consolidate e interpretazioni innovative.

Wine&Siena conferma il gradimento del pubblico per le eccellenze selezionate da TheWineHunter: una nona edizione che ha inaugurato il calendario degli appuntamenti enoici in Italia e che ha registrato un record di presenze, ben 2500 e la giornata di sabato con ticket sold out.

Nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 le sale del Grand Hotel Continental Siena – Starhotels Collezione sono state animate dalle interessanti masterclass, tra cui quella dedicata ai vini fatti in anfora magistralmente condotta da Helmuth Köcher.

Le sessioni del sabato si sono aperte nella mattinata con Bolle d’Italia: un viaggio sensoriale tra le eccellenze delle bollicine italiane. In apertura un Franciacorta Docg Extra Brut Arcadia 2019 Lantieri, 36 mesi sui lieviti, prevalenza Chardonnay con 15% di Pinot Nero e 5% di Pinot Bianco. Profilo olfattivo che regala note di agrumi, di panificazione, di zagara e di erbe di campo. La bollicina è fine e di media persistenza.

Franciacorta Docg dosaggio zero Dom riserva 2016 Mirabella è uno spumante Metodo Classico da 72 mesi sui lieviti; le basi fermentano in contenitori di cemento e si utilizza solitamente un 55% di Chardonnay mentre la parte restante è ugualmente divisa tra Pinot Bianco e Pinot Nero. Al naso si apprezza la frutta a polpa gialla, la nespola, il cedro, salvia e cera d’api, con sbuffi quasi sulfurei. Bollicina setosa e grande finezza. Il sorso denota una buona persistenza e l’abbinamento con il cibo un richiamo immediato.

VSQ Pinot Nero Metodo Classico pas dosè Monsupello: azienda che conduce circa 50 ettari vitati su terreni calcareo-gessosi in Oltrepò Pavese. Il vino affina in acciaio e non svolge la malolattica; in primavera vengono assemblati i vini ottenuti dalle diverse parcelle, segue la seconda fermentazione e una sosta di 40 mesi sui lieviti. Il colore di questo spumante è sempre luminoso ma sicuramente di intensità cromatica maggiore, i profumi ricordano la mela cotogna, la frutta candita, la renetta, il pan brioche e la pietra focaia. Vivace freschezza, che rende l’assaggio di squisita piacevolezza.

VSQ Metodo Classico Dosaggio Zero Montemercurio 2016 è ottenuto da sangiovese proveniente da una vigna di circa 60 anni. La sboccatura viene riportata a maggio 2023. Una piacevole nota di ossidazione lascia il passo alla scorza d’arancia candita, alla frutta, alla grafite. Preciso equilibrio gustativo, chiusura sapida.

VSQ Metodo Classico Astra 2020 UvaMatris ha affascinato la platea per il suo naso floreale, i sentori di acacia e biancospino, di crema pasticcera, erbe officinali, ceralacca; in bocca una freschezza guizzante e una lunga persistenza. L’enologo Gabriele Ronchi ottiene questa bollicina utilizzando il Nebbiolo, a dimora su suoli calcareo-argillosi ricchi di marna.

La masterclass si è conclusa con la degustazione di Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico Brut Collezione 2008 La Versa, una bollicina  ottenuta da Pinot Nero, che fermenta in acciaio, e da un saldo di Chardonnay in botti di legno di primo passaggio non tostate. Rimane ben 12 anni e mezzo sui lieviti. Terre d’Oltrepò è l’azienda che ha raccolto l’eredità di La Versa e che raccoglie il 45 % delle uve prodotte in questo territorio, rinomato nel mondo per la produzione di Pinot Nero. Il calice offre profumi di ananas, cedro, nocciola, una dolce speziatura, miele di acacia, zafferano, pasta frolla. Bollicine finissime, che salgono numerose in catenelle luminescenti, che al palato regalano sensazioni seriche. Infinita persistenza e una nota iodata sul finale.

Un viaggio attraverso le eccellenze italiane, proprio secondo i principi ispiratori di Merano Wine Festival, che ha affascinato il pubblico presente e lo ha stimolato al confronto, alla discussione e all’approfondimento di questi territori.

Campania: “‘A capa è ‘na sfoglia ‘e cipolla” ramata di Montoro

L’abbiamo sempre vista come il cibo dei poveri, quel “pane e cipolla” che mangiavano le persone quando non potevano permettersi altro. Lo stesso compositore Giacomo Puccini, ai tempi della povertà più nera, quando le sue opere liriche erano solo un abbozzo nella mente, ne faceva uso smodato per sfamarsi. Le popolazioni dei piccoli borghi e delle campagne si nutrivano da sempre con i bulbi di questa pianta ancestrale, che ha un ciclo vegetativo biennale, fragile e generosa al contempo.

In Campania esiste un piccolo polo produttivo che è riuscito a selezionare, con abilità e sacrificio, una forma particolare di ortaggio: la cipolla ramata di Montoro. L’aggettivo lo si deve al particolare colore della sfoglia, che presuppone la presenza di quercitina e flavonoidi, utili nella nutraceutica come antiossidanti naturali. Non soltanto: l’Università di Salerno – Dipartimento di Ingegneria Alimentare – in collaborazione con il CNR, ne ha dimostrato la maggior dolcezza rispetto alle altre tipologie, pur con un basso indice glicemico e un ridotto contenuto di solfuri.

I catafilli carnosi e succulenti consentono la cottura della cipolla ramata di Montoro “nella propria acqua” (parafrasando un proverbio locale), come nella lunga stufatura della Genovese napoletana. La Gb Agricola di Nicola Barbato ha creduto fortemente nel prodotto e nella sua duttilità d’uso. Tante le preparazioni ideate dalla famiglia e dallo chef Rinaldo Ippolito, pensate per essere degustate sia seduti comodi tra i tavoli dell’agriturismo, sia tra i fornelli di casa in confezioni facili da impiegare.

Ciò che trovate nel piatto nasce però 2 anni prima, dai fiori impollinati e dal bulbo che cresce sottostante. Il fiore è importante per dare origine ai semi, senza i quali non si potrebbe replicare l’intero processo produttivo. La successiva raccolta ed essiccatura delle cipolle in celle frigo richiede tempi biblici, utili ad addolcire le note odorose più pungenti e rendere il sapore equilibrato. La selezione viene fatta rigorosamente a mano da personale esperto, formatosi sulle antiche tradizioni contadine delle donne anziane del paese. Tutto si recupera e ricicla, comprese le tuniche per l’estrazione dei colori da utilizzare come inchiostro industriale.

La tracciabilità, infine, è l’elemento essenziale di qualità e garanzia: ogni passaggio viene registrato e sottoposto a verifiche quotidiane per offrire al consumatore finale il meglio di Natura. Quanto dovrebbe costare un prodotto che necessita di una catena operaia coordinata, con tecnologie all’avanguardia e controllo costante delle procedure? In realtà il discorso è identico per tante realtà d’eccellenza dell’enogastronomia italiana. Il riconoscimento economico, infatti, non segue sempre lo sforzo realizzativo.

L’immaginario collettivo non è ancora pronto ad accettare ciò che è veramente buono e salutistico da ciò che è semplicemente “fuffa artefatta”. I passi in avanti ci sono grazie anche all’impegno dei Barbato e di tanti come loro che portano alto il vessillo del km zero. Mille gli utilizzi possibili, dalla parmigiana, alla frittura, per passare ai sughi ed alle conserve e, perché no, concepire un dessert a base di cipolla ramata di Montoro.

Per chi voglia saperne di più, qui il Disciplinare di Produzione.

La nostra intervista al produttore 👇🏻

Personalità, sapore, basso impatto calorico e facile digeribilità, la ricetta perfetta per vivere bene.

Gb Agricola – casa Barbato Agriturismo e Agripizzeria

Via Padula – Montoro Inferiore (AV)
Telefono  0825 1728592
Whatsapp 349 860 0929
e-mail: info@gbagricola.it

Taurasi chiama Barolo

Ospitiamo con piacere nella rubrica L’editoriale del lunedì un articolo “appasionato” e appassionante del collega giornalista Gaetano Cataldo.

Buona lettura

È trascorsa qualche settimana da quando il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha diramato un importantissimo, rivoluzionario comunicato: il consiglio di amministrazione dell’ente vitivinicolo piemontese ha approvato alcune sostanziali modifiche ai disciplinari di competenza, diverranno effettive a patto che la maggioranza dei produttori voterà favorevolmente.

Menzioni comunali per il Barbaresco, utilizzo dei grandi formati, interscambiabilità tra le aree di Barolo e Barbaresco per vinificazione e imbottigliamento, sono alcuni dei temi. Tra le proposte di modifica c’è anche, nell’ottica di trovare valide soluzioni al cambiamento climatico, la rimozione del divieto di impiantare viti di Nebbiolo, atte a Barolo e Barbaresco, sui versanti esposti a Nord, senza però accrescere la superficie complessiva dei vigneti. Fin qui tutto bene ma, sostengono i vertici del Consorzio, a causa di un disciplinare obsoleto redatto negli anni ’60, occorre limitare il perimetro entro cui imbottigliare il Barolo e il Barbaresco, in quanto per legge deve coincidere con la zona di vinificazione, con l’obiettivo di tutelare le denominazioni da un punto di vista sia etico, che economico-commerciale.

Non è la prima volta che Matteo Ascheri, al timone del suddetto Consorzio di Tutela, propone soluzioni alternative: ricordiamo la decisione di fare passo al Vinitaly dopo il 2022, per impiegarne i costi risparmiati per far meglio in termini comunicativi per le cantine. Per il presidente Ascheri limitare l’imbottigliamento fuori dalle aree produttive è necessario perché scongiura frodi e risolve il gap fiscale inerente le esportazioni negli Stati Uniti: tali contromisure tengono conto del vigente Tree Tears System sul mercato americano, che diversifica il livello di tassazione tra importatore, distributore e dettagliante, implicando un maggior aggravio fiscale per chi esporta esclusivamente Barolo imbottigliato rispetto a chi esporta il vino sfuso, poi imbottigliato in loco.

In sostanza, se le riforme al disciplinare passeranno, si eviteranno alcuni salti nei vari passaggi tra la ricezione dello sfuso e l’imbottigliamento fuori zona, scoraggiando condizioni competitive troppo differenti tra gli attori posti a diversi livelli del mercato e si potranno prevenire le frodi e zone d’ombra.
“Devo considerare, chiedendo scusa ai miei Barolo e Barbera, che il Taurasi si deve considerare loro fratello maggiore” sosteneva l’on. Arturo Marescalchi, famoso enologo ed agronomo piemontese, nonché sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, agli inizi degli anni ’30.

Per mettere in connessione gli universi Barolo e Taurasi però, basta tagliare corto e stabilire che la congiungente, in questo caso, fuori dall’indiscussa qualità di entrambe le eccellenze enologiche, è una sola: riguarda proprio gli imbottigliatori fuori dall’area di produzione. È il caso di ricordare che la denominazione di origine controllata e garantita afferente al Taurasi, non certo la sola in Campania e come tante altre in Italia, è incernierata su un disciplinare aperto, ossia che consente l’imbottigliamento fuori zona di produzione, addirittura in aree extraregionali. Tali clausole non sono riconducibili anzitutto alla docg, entrata in vigore nel ’93, ma piuttosto rappresentano un retaggio della vecchia doc del 1970, assolvendo senz’altro a necessità e urgenze dell’epoca, va riconosciuto, ma che oggi si sono cementificati in diritti acquisiti inamovibili secondo certi soggetti, gli stessi che affermano l’Unione Europea non accetterebbe restrizione ai disciplinari di produzione e che, forse, non sono al corrente del precedente epocale che si intende mettere in atto su in Piemonte.

È impensabile che nella verde Irpinia, una delle province più ricche della Campania, ricchezza che trova fondamento attraverso la preesistenza di una grande Civiltà Contadina, vi sia un dilagante spopolamento, grosse carenze infrastrutturali ed alto tasso di disoccupazione. A dirlo la stessa Confindustria nel 2023. Evidentemente indicatori economici, come ad esempio il prodotto interno lordo, non rispecchiano sempre la realtà media vissuta dalle persone comuni, con il risultato che l’Irpinia sta morendo. Il bello è che Il 29 giugno del 2022, in presenza dello stesso Matteo Ascheri, ospitato dal neo insediato Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia presso l’Istituto Enologico “De Sanctis”, durante l’evento “Taurasi, the King of Southern Italy”, ci si riempiva abbondantemente la bocca a parlare di tali gravi problemi e del calo delle nascite persino in centri densamente abitati come Atripalda.

Tornando alla questione imbottigliatori, essa non getta certo ombre sulla rispettabilità e il livello qualitativo raggiunto dalle tantissime cantine avellinesi, ma apre certamente a delle considerazioni che il Consorzio di Tutela Vini d’Irpina, suo malgrado, dovrà affrontare. La situazione per la compagine consortile, insediatasi quasi due anni fa, è decisamente complessa da affrontare, considerando l’aver ereditato un ventennio scomodo, ma occorre lavorare per dare valore ai viticoltori, vero anello debole della catena, e favorire un ragionevole aumento del prezzo dell’uva, senza millantare reticenze da parte della comunità europea sulle variazioni di disciplinare ed evitando che il tacito ricatto di vedersi poi le uve invendute, per via delle auspicabili restrizioni a imbottigliare fuori, possano verificarsi. Occorre che il vino costituisca tangibilmente la prima base, in quanto prodotto più fortunato in agricoltura, e venga impiegato come mezzo di crescita per le economie di prossimità in seno alla comunità locale.

Wine in Venice 2024

Dopo il Carnevale e il Festival del Cinema, arriva Wine in Venice l’evento veneziano del mondo del vino

Venezia incanta con la sua architettura unica e i canali che raccontano storie millenarie. La città è un capolavoro artistico e culturale che affascina chiunque la visiti. La magia di Venezia risiede nella capacità di trasportarti in un’altra epoca, tra labirinti d’acqua e meraviglie architettoniche. È un luogo dove il tempo sembra sospeso e ogni angolo è un dipinto vivente di storia e bellezza. Gondole, merletti, meravigliose creazioni in vetro che brillano con i loro colori, l’atmosfera eternamente affascinante, fanno di questa città un luogo unico al mondo. 

Mancava qualcosa che potesse celebrare il vino in un contesto esclusivo e straordinario. L’evento “Wine in Venice” si distingue per aver selezionato aziende vinicole virtuose in termini di sostenibilità, innovazione ed etica. Le venti aziende prescelte partecipano alla manifestazione vitivinicola nelle maestose sale della Scuola Grande della Misericordia. Venezia è una città turistica, forse una delle più turistiche al mondo, che vive di turismo tutto l’anno e a Venezia ci sono una grande quantità di albergatori e ristoratori, interessati alle aziende vinicole e a inserire nei loro menu i vini di aziende considerate virtuose.

La prima edizione, svoltasi nel gennaio 2023, ha ottenuto un notevole successo, attraendo un pubblico di qualità. Ogni anno, il numero di aziende interessate a partecipare cresce, poiché Wine in Venice si afferma come un’icona capace di miscelare temi, degustazioni, wine talk e masterclass, con uno sguardo attento ai principi di etica, innovazione e sostenibilità, i tre pilastri attorno ai quali si sono sviluppate le tre giornate della kermess. Istituzioni, addetti ai lavori, imprenditoria, giornalismo e mondo del vino si fondono per ragionare insieme sul futuro del settore “Wine For Future”. 

I numeri dell’evento che è stato organizzato da Winetales, Beacon, The Media Company Store e Venezia Unica insieme al media partner “Il Gusto” la verticale Food&Wine del gruppo Gedi, vedono quindi la presenza di 8 paesi stranieri coinvolti, 4.653 visitatori, 40 cantine presenti, 15 ore di masterclass, 4 Wine Talks, 2 nuovi format “Vive la France” e “La Masterclass dei Campioni”, 13 consorzi presenti.

Intervista a Edoardo Cibin, ideatore e fondatore di Wine in Venice: <<Sono fiero di aver portato questo evento, perché mancava a Venezia un salotto del vino e, anche se soltanto alla seconda edizione, entra a far parte dei grandi eventi della città dopo il Carnevale e il Festival del Cinema. L’idea è nata quattro anni fa, durante il COVID, e in quel momento in cui eravamo tutti fermi, ho riflettuto sul fatto che tutte le città importanti hanno un evento del vino, perché non farlo anche qui a Venezia? Non volevo che fosse soltanto una vetrina, ma che avesse anche dei valori importanti di cui parlare e quindi ho pensato che i criteri fondamentali di questa manifestazione, fossero sostenibilità, etica e innovazione. Sono molto soddisfatto del format che prevede appunto, una selezione delle 20 migliori cantine, una per regione, scelte da una giuria composta da importanti figure del vino e dai giornalisti di Gusto e Repubblica. Oltre alle 20 cantine sono presenti al piano superiore i Consorzi e le 20 cantine dello scorso anno>>.

Una delle novità di questa edizione è stata la “Cerimonia della consegna dei diplomi di AIS” che ha segnato un momento memorabile per oltre 120 neo sommelier di AIS Veneto, celebrando non solo il loro impegno ma anche l’innovazione nel settore del food&beverage e della sostenibilità. Grazie alla sinergia con Gianpaolo Breda, giudice della manifestazione e presidente di AIS Veneto, l’evento ha offerto non solo la consegna dei celebri “Tastevin” e dei diplomi ufficiali, ma anche un programma ricco di masterclass.

Infine, l’introduzione del “Mediakey Venice Award”, un premio che ha riconosciuto i migliori progetti di marketing nel settore alimentare e della sostenibilità, con spettacolari presentazioni di campagne di importanti multinazionali come TIM, Basf, San Pellegrino e Redbull. Ma il momento clou è stata “La Masterclass dei Campioni”, condotta dai migliori sommelier eletti dall’Associazione Italiana Sommelier, Alessandro Nigro Imperiale e Cristian Maitan. Con soli sei etichette selezionate per una degustazione al buio, i due sommelier hanno rivoluzionato le regole coinvolgendo il pubblico con un approccio fresco e accessibile a tutti, dai principianti ai professionisti.

Il progetto “Selection Wine in Venice” promette di portare l’essenza di “Wine in Venice” nel cuore di Venezia per 365 giorni all’anno, offrendo selezioni enoiche ed esperienze esclusive. Nei prossimi giorni saranno svelati tutti i dettagli di questo entusiasmante percorso che culminerà con la terza edizione di “Wine in Venice”, prevista dal 31 Gennaio al 3 Febbraio 2025.

Anteprime di Toscana 2024: chiudiamo il sipario con Anteprima “L’Altra Toscana” e le sue Denominazioni d’Origine

La Toscana è nota per la sua vocazione vitivinicola con importanti areali ed alcuni Consorzi hanno già presentato le nuove annate. Anteprima “L’Altra Toscana” racchiude, in un unico evento, i vini delle DOP e IGP: Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Orcia, Cortona, Valdarno di Sopra, Terre di Pisa, Chianti Rufina, Terre di Casole, Grance Senesi, Montescudaio, Suvereto, Val di Cornia e Rosso della Val di Cornia, Carmignano, Barco Reale di Carmignano e Vin Santo di Carmignano e Toscana. Realtà che non hanno nulla da invidiare alle altre consorelle regionali.

La terza edizione dell’ Anteprima “L’Altra Toscana” si è  svolta nella giornata di lunedì 19 febbraio a Palazzo degli Affari a Firenze e ha chiuso i battenti delle Anteprime di Toscana. Kermesse ben organizzata in una struttura prestigiosa con ampi spazi e servizi adeguati. Il servizio è stato affidato alla Fisar (Federazione Italiana Sommelier Alberghi Ristoranti) con sommelier gentili ed efficienti, i quali hanno operato tra i tavoli di assaggio dedicati alla stampa con puntualità. Non dobbiamo, però, dimenticare l’impegno anche di A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier), impeccabile nell’assistenza ai tavoli della stampa ed ai banchi dei produttori. A poca distanza la cupola del Brunelleschi sembrava quasi di toccare il cielo con un dito.

L’Anteprima è  dedicata alle Denominazioni più piccole della Regione, anch’esse ricche di tradizioni e di storia, ove la vite affonda le sue radici da secoli, alcune delle quali figurano già nel Bando del Granduca di Toscana Cosimo III De’ Medici del 1716, la Doc ante litteram per eccellenza. Altre sono state costituite recentemente, splendide realtà poste tra la costa tirrenica e le pendici montane con microclima e aspetti pedoclimatici diversificati, con distanze notevoli lungo i 4 punti cardinali della Regione. I vitigni variano, trovando spazio sia autoctoni sia alloctoni, per vini di ogni tipologia tra scelte convenzionali, biologiche e biodinamiche.

Il paesaggio è variegato, non mancano scorci mozzafiato su dolci od erte colline, numerosi sono gli imponenti e suggestivi castelli, le splendide ville, i tipici poderi, le pievi, i caratteristici  borghi costruiti in pietra, i folti boschi, gli uliveti secolari, campi e cipressi in duplice filar o a forma di roccolo. Alcune di queste meravigliose enclave sono state inserite nella lista World Heritage UNESCO.

I vini “top” degustati 

Tenuta di Capezzana – Carmignano Riserva Docg – Villa Capezzana  Trefiano 2019 – Sangiovese 80% Cabernet Sauvignon 10% e Canaiolo 10%.  Rosso rubino intenso, sprigiona note di viola appassita, ciliegia, scorza d’arancia, liquirizia e cacao in polvere, dal sorso rotondo, generoso e decisamente persistente.

Fattoria Varramista Terre di Pisa Rosso Doc Frasca 2021- Syrah 50%, Merlot 50% – Color rubino intenso, rivela sentori di  liquirizia, pepe nero, bacche di ginepro e tabacco. I tannini sono copiosi ma setosi, coerente ed ampio.

Il Borro Val d’Arno di Sopra Sangiovese Doc Polissena 2020 – Sangiovese 100% – Rubino intenso,  emana note di marasca , prugna, e macchia mediterranea. Gusto pieno e vibrante dal finale lunghissimo.

Tenuta Di Vaira Toscana Rosso Igt 2019 – Cabernet Franc 100% – Rosso rubino vivace, emana sentori di pervinca, mora, cassis, sottobosco e piacevoli nuances di peperone. Armonioso e leggiadro del tannino nobile e longevo.

Basile Montecucco Sangiovese Docg Ad Agio 2018 –  Sangiovese 100% – Rosso rubino intenso, libera sentori di amarena, ribes rosso e mirtillo che ben si fondono con note di liquirizia. Palato accattivante e duraturo.

Tenuta Impostino Montecucco Sangiovese Riserva Docg Impostino  2018 – Sangiovese 80% Merlot,  Petit Verdot e Syrah 20% – Sfumature sul granato, dipanante note di lampone, mora, prugna e china accompagnate da sottili note speziate, sorso interminabile, coerente e sorprendente.

Castello di Fonterutoli Toscana Rosso Igt Siepi 2021 – Sangiovese 50%, Merlot 50% – Rubino profondo, si districa tra note di frutti di bosco, prugne, tabacco e lievi nuance di sandalo. Gusto ricco dalla scia finale salmastra avvolgente.

Castello di Vicchiomaggio Toscana Rosso Igt FSM 2019 – Merlot 100% –  Rubino impenetrabile, complesso e fine, amarena, lampone, chinotto, grafite e sottobosco. Composito e dotato di una straordinaria piacevolezza di beva su finale balsamico.

Tua Rita Toscana Sangiovese Igt Perlato del Bosco Rosso 2021 – Sangiovese 100% – Rubino vivace, rivela note di violacciocca, tanta frutta rossa, sottobosco e ginepro. Sorso fresco, al contempo morbido e durevole.

Sottolineiamo che non è  stato inserito alcun vino di altre Denominazioni semplicemente perché a breve avremo la possibilità di approfondire questi stupendi lembi di terra dedicando appositi articoli a tema.

Chianti Classico Collection 2024: “3 C scritte a 4 mani”

Abbiamo ancora nella mente le splendide emozioni suscitate dalle Anteprime di Toscana 2024 e dalla due giorni di Chianti Classico Collection alla Stazione Leopolda di Firenze. La culla del Rinascimento italiano per una settimana nell’anno diventa anche la culla del vino nel mondo. Pronunciare Chianti Classico significa raccontare territori incantevoli, dove la fatica dell’uomo è riuscita ad abbellire ciò che è già magnifico di per sé.

Un universo di meraviglie, un racconto diverso ogni volta. Tantissime le aziende presenti ai banchi di assaggio. Oltre 500 le referenze messe in degustazione per la stampa di settore, tra cui c’eravamo anche noi di 20Italie, con il direttore Luca Matarazzo ed i redattori Alberto Chiarenza, Adriano Guerri e Ombretta Ferretto. A loro il compito bellissimo e arduo di selezionare i migliori assaggi tra Chianti Classico Annata, Riserva e Gran Selezione, per poi intervistare alcuni tra i rappresentati di prestigio dell’areale.

Un ringraziamento particolare va alla Regione Toscana per l’organizzazione semplicemente perfetta della settimana di Anteprime di Toscana ed alle referenti Silvia Fiorentini e Caterina Mori del Consorzio Vino Chianti Classico per averci dato piena assistenza durante la kermesse.

Ma adesso è giunto davvero il momento di lasciare spazio e voce alle emozioni dei nostri autori, che sapranno trasmettere certamente lo spirito di gruppo e le vibrazioni dell’aver preso posto in un luogo dove si fa la storia del vino.

Alberto Chiarenza

La recente edizione del Chianti Classico Collection 2024 ha segnato un vero trionfo, con la partecipazione di rinomati giornalisti ed esperti del settore provenienti da buona parte del mondo. Le mie aspettative erano alte e la manifestazione non mi ha certamente deluso, con le degustazioni in anteprima che confermano un trend verso vini di altissima qualità. Un cambiamento significativo è stato notato nell’approccio alla vinificazione, con una diminuzione dell’uso del legno a favore di vini più freschi e verticali. Tuttavia, la tradizione non è stata abbandonata, ma rielaborata in modo da mantenere l’autenticità senza appesantire il palato con sentori eccessivi di legno. Bellissima esperienza condivisa con amici e colleghi di 20Italie come Adriano, Ombretta e il direttore Luca Matarazzo.

Ombretta Ferretto

Chianti Classico Collection 2024 è stata un’occasione avvincente per abbracciare in un unico colpo una denominazione complessa e apprezzarne le numerose sfaccettature del territorio. Grazie all’ottimo lavoro di squadra con il direttore Luca Matarazzo e i colleghi Alberto Chiarenza e Adriano Guerri, in due giorni sono stati passati al vaglio circa cinquecento campioni tra Annata, Riserva e Gran Selezione. Non mi è mancata occasione di approfondire in verticale specifici territori e la storia della denominazione attraverso importanti realtà produttive: Gaiole, con Ricasoli e Castello di Ama, entrambe impegnate in accurate zonazioni espressive degli specifici areali,  San Donato in Poggio, con Castello di Monsanto e il primo cru di Chianti.

Adriano Guerri

La Chianti Classico Collection suscita molto interesse da parte di noi amanti di Bacco. Questa edizione è stata ricca ed appassionante con amici di viaggio molto preparati e affabili. Momenti di confronto in degustazione molto costruttivi, senza lasciare nulla al caso. Ringrazierò sempre il direttore Luca Matarazzo per la possibilità, Ombretta Ferretto e Alberto Chiarenza per aver trascorso assieme due giornate emozionanti. La citazione musicale “Tu chiamale se vuoi emozioni”, del duo Battisti-Mogol, calza a pennello.

Luca Matarazzo (direttore)

Indubbiamente questo è “l’evento degli eventi”. Sono giunto all’ottava partecipazione e ogni volta è un’emozione diversa. Tanti colleghi ed amici da tutto il mondo pronti a confrontarsi con un mito del Made in Italy, che ha vissuto anche momenti delicati e cruciali. Dalla ripresa post scandalo al metanolo di metà anni ’80, il trend in positivo non ha mai smesso di arrestarsi. Adesso non si discute più di qualità, ma di sostenibilità ed i dilemmi imposti dal climate change rappresentano la vera sfida per il futuro. Per intanto però, godiamoci con un sorriso i primi 100 anni del Consorzio Vino Chianti Classico e del suo Gallo Nero, emblema di un vino unico e inimitabile.

Tutte le interviste le troverete cliccando sul seguente link di youtube.

Leggi anche le nostre impressioni 👇🏻

Anteprima Vino Nobile di Montepulciano: non assomigliare a nessuno può essere una carta vincente

Lo affermiamo a prova di smentita: non copiare può essere una carta vincente per qualsiasi Denominazione che si rispetti. Non copiare non significa improvvisare a sentimento; piuttosto mantenere una precisa identità, prendendo spunti positivi dagli altri territori dove qualità ed eleganza nei vini sono un marchio di fabbrica. Il Vino Nobile di Montepulciano prova da sempre a distinguersi, ma non tutte le sue espressioni (dalla “rivoluzione della famiglia Fanetti” nel secolo scorso), seppur realizzate in forma camaleontica, hanno raggiunto un punto fisso al quale aggrapparsi.

Nell’attesa gli anni sono trascorsi e gli sforzi di piccoli produttori e grandi cantine cooperative non hanno guadagnato la meta ambita, superati a distanza da altre realtà toscane confinanti. Gli attriti del passato neppure hanno aiutato l’areale a risolvere antiche questioni circa stili ed interpretazioni. Ora, sembra giungere finalmente una svolta con prodotti di gran lunga snelliti nell’asprezza tannica e nei richiami speziati dei contenitori di legno tanto cari per la moda di fine anni ’90.

La concentrazione è passata da potenze estrattive e scure di un tempo, alla nuova tipologia “Pievi” che vedrà l’arrivo in commercio a partire dal 2025. Nei campioni proposti della tipologia Vino Nobile di Montepulciano 2021, seppure in numero esiguo (26), abbiamo ravvisato il nerbo del frutto, con tannini per oltre la metà dei casi saporiti e ben integrati e da rivedere in futuro per i restanti.

La Riserva 2020, invece, è deliziosa nelle sfumature tenui tipiche del Sangiovese, con richiami floreali nitidi di grande finezza, su scatto finale salmastro. Un vino che dimostra la sua plenitude nell’assaggio con ulteriori spazi di crescita: l’immagine esatta di quanto sta vivendo l’intero comparto produttivo vitivinicolo locale.

Siamo certi che la strada intrapresa porterà a miglioramenti complessivi, a patto di non perdere la bussola nelle tante versioni offerte al consumatore e di non “demolire ad ogni costo il tannino”, imitando terroir estranei a quello meraviglioso di Montepulciano.

Il panel misto è stato composto dai redattori di 20 Italie Luca Matarazzo (direttore), Alberto Chiarenza e Adriano Guerri con il direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani. Di seguito i migliori assaggi per tipologia ed in ordine di preferenza.

Migliori Vino Nobile di Montepulciano e Vino Nobile di Montepulciano Selezione 2021

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Crociani

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Le Bèrne

Vino Nobile di Montepulciano Parceto 2020 – Tenuta Poggio alla Sala

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Tenuta Abbadia Vecchia

Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Tenuta Valdipiatta

Vino Nobile di Montepulciano   Redi 2021 – Vecchia Cantina di Montepulciano

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Il Macchione

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Lombardo

Vino Nobile di Montepulciano   Messaggero 2019 – Montemercurio

Vino Nobile di Montepulciano Pasiteo   2020 – Fassati

Migliori Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2020

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2020 – Tenuta Gracciano della Seta

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Ojas 2020 – Manvi

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2020 – Carpineto

Vino Nobile di Montepulciano Riserva   Vallocaia 2020   – Bindella – Tenuta Vallocaia

Vino Nobile di Montepulciano Riserva   Quercione 2020 – Lunadoro

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Mahti 2020 – Cantina Chiacchiera

Migliori Vino Nobile di Montepulciano Annate Precedenti

Vino Nobile di Montepulciano Parceto   2020 – Tenuta Poggio alla Sala

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Tenuta Abbadia Vecchia

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Il Macchione

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Lombardo

Vino Nobile di Montepulciano Messaggero 2019 – Montemercurio

Vino Nobile di Montepulciano Pasiteo 2020 – Fassati

Vino Nobile di Montepulciano 2020 – Podere Casanova

Vino Nobile di Montepulciano   Settecento 2018 – Podere Casanova

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Poldo 2016 – Villa S.Anna

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Viraroccia 2018 – Icario

Romagna: a Carnevale ogni ciambella e ciambellone vale

Siamo ancora nella stanza dell’inverno; le temperature rigide fino al mattino disegnano nuove forme, pizzi argentei appesi a rami spogli di alberi silenziosi. Osservare quell’atmosfera fuori dalla vetrata appannata crea emozioni rilassanti. Il caldo di una stufa a legna accesa nei periodi più freddi ha molteplici usi: per cucinare piatti a lunga cottura, spostando semplicemente il tegame in punti più o meno lontano dal fuoco più vivo.

Il forno è quello che più mi avvince, sempre pronto ad infornare cibi, sempre in temperatura! E allora preparare ciambelle e ciambelloni diventa una consuetudine. Le ricette sono quelle del popolo contadino, con quel poco che avevano creavano bontà, seppur semplici. Prodotti facilmente reperibili. I dolci sono immancabili in questo periodo di carnevale, specialmente i dolci fritti e come non gradire la loro fragranza, la loro friabilità. Dolcezza nel panorama delle castagnole, frappe, cenci, tortelli, tagliatelle… e una tira l’altra, non aspettando il domani perché non sarebbero altrettanto piacevoli. Così per Carnevale, nel forno sta cuocendo la ciambella romagnola che non deve mai mancare a fine pasto.

Ingredienti

500 gr di farina 0, 300 gr di zucchero semolato, n 3 uova medie, 100 gr di burro (a pomata) 100 gr strutto, scorza grattugiata di un limone non trattato (solo la parte gialla) un pizzico di sale, bustina di lievito per dolci.

Svolgimento

Si impastano tutti gli ingredienti partendo dalla farina, sulla spianatoia, al centro uova zucchero, burro, strutto, scorza di limone e lievito. Risulterà un impasto malleabile, aiutarsi con le mani si forma una ciambella allungata, da adagiare su carta da forno, una manciata di zuccherini bianchi sopra e si inforna. 180 gradi per 35 minuti. Sempre prova stecchino per capire la consistenza e la cottura.

Buona per giorni, a colazione o come base per la “zuppa inglese”, a merenda per essere intinta nel calice di vino. Un Romagna Doc sangiovese, preferito dai romagnoli, alle “azdore” Romagna docg albana versione amabile o passito, magari lo straordinario “Arrocco” di Fattoria Zerbina, con nuance intriganti date dalla muffa nobile.

Ciambellone romagnolo

Ingredienti: 300 gr farina 0, 200 gr zucchero semolato, 100 gr di strutto, 2 uova medie, 200 gr di latte intero, pz di sale, 1 bustina di lievito per dolci (sostituisce il cremor tartaro e bicarbonato). Si inizia sbattendo le uova con lo zucchero in una terrina, poi strutto, il pizzico di sale, farina e lievito. A questa base si può arricchire con ciò che piace, uvetta, canditi, noci, cioccolato; ogni volta un sapore diverso. Si unge bene uno stampo con al centro il buco, strutto e farina, versare l’impasto, livellare, infornate a 180 gradi per 10 minuti poi 170 gradi per 35 minuti.

Ogni qualvolta cerco una ricetta tra foglietti ingialliti, ritrovo sapori e persone che mi portano lontano. l’abbinamento? Romagna Doc spumante versione dolce.

Buon Carnevale!

Genova: torna l’evento “I Vini del Cuore”

TORNA A GENOVA – DOMENICA 3 E LUNEDI’ 4 MARZO – PRESSO IL MUSEO DIOCESANO LA TERZA EDIZIONE DELL’EVENTO COLLEGATO ALLA GUIDA SOCIAL I VINI DEL CUORE

Il chiostro medievale affrescato, al primo piano del Museo Diocesano di Genova, situato tra Palazzo Ducale e la Cattedrale di San Lorenzo, ospiterà la terza edizione dell’evento promosso da Associazione Ampelos a.p.s che presenterà alcune delle cantine selezionate nelle tre edizioni della guida social I VINI DEL CUORE.

L’evento si svolgerà nel cuore di Genova, proprio dietro a Piazza De Ferrari e poco distante dal Palazzo della Regione, dove Lunedì 26 febbraio alle 11, avrà luogo la conferenza stampa, presso la Sala Della Trasparenza, alla quale sarà presente il Vice Presidente della Regione Liguria Alessandro Piana.

Anche in questa occasione saranno presenti nuove cantine che vogliono farsi conoscere dalla community de I Vini del Cuore: alle persone che interverranno alla manifestazione sarà consegnata una cartolina, tramite le quale potranno esprimere un giudizio e scegliere il proprio vino del cuore. I dieci vini più votati andranno di diritto nella quarta edizione della guida, che uscirà nell’autunno 2024.

Il programma prevede l’inaugurazione Domenica 3 marzo alle 11 con la partecipazione del gruppo musicale Gilda Musicorum, che, in costume d’epoca,eseguirà melodie antiche.

Lunedì 4 marzo dalle 9 alle 14, il congresso organizzato dal Servizio di Salute Mentale  ASL 4 Chiavarese (responsabile scientifico Dottoressa Francesca Santi) presso la sala Auditorium dell’Ospedale Nostra Signora di Montallegro a Rapallo dal titolo “Vino e Salute. Tradizioni, Miti e Verita Scientifiche”

La dottoressa Olga Sofia Schiaffino, psichiatra e ideatrice della guida social, sarà tra i moderatori degli illustri relatori scelti quali Il Prof. Antonio Guerci, il Prof. Franco Manti, il Prof. Gianluca Serafini, il dott. Pietro Ciliberti e il Dott. Davide Prestia, il Dott. Davide Bianchi. L’evento è accreditato ECM (4, 3 crediti) per le figure professionali previste. (www.asl4.liguria.it)

Alle cantine partecipanti è offerta la partecipazione al progetto Wine Discover, ideato da Mihaela Cojocaru DipWSET, un’opportunità unica per far conoscere la produzione vinicola a livello internazionale: esso prevede l’incontro con i produttori, la creazione di video strutturati ad hoc per suscitare nei buyers interesse e fiducia nei confronti dei vini presentati e l’invio dei contatti delle aziende agli importatori.

L’ingresso alla manifestazione, che si terrà appunto domenica 3 e lunedì 4 marzo, dalle 10 alle 19 presso il Museo Diocesano di Genova, in via Tommaso Reggio 20r avverrà tramite la tessera associativa Ampelos, il cui costa è di 20 euro ed è acquistabile sul sito https://ivdc.ivinidelcuore.it

E’ previsto una tessera scontata a 15 euro per gli iscritti ad altre Associazioni del Vino ( Onav, Ais, Fis, Fisar, Donne del Vino, Assosommelier etc…)

Tessera Omaggio per giornalisti, Ho.Re.Ca., operatori di settore – sempre previa registrazione sul sito https://ivdc.ivinidelcuore.it

La tessera prevede la visita guidata su prenotazione del Museo Diocesano, per scoprire un vero tesoro artistico del capoluogo ligure.

E’ stato richiesto il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Genova; si ringrazia il Vice Presidente della Regione Liguria Alessandro Piana per il sostegno al progetto.

Un evento che vuole confermare Genova come luogo di cultura del bere consapevole e della sostenibilità, dando visibilità all’approccio alla degustazione del vino non solo tecnica ma anche emozionale, per guidare il consumatore e i winelovers verso uno stile di consumo che apprezzi il fattore umano, la coerenza e l’impegno di chi lo produce e inviti alla scoperta dei territori vinicoli di cui l’Italia e la nostra Liguria sono immensamente ricche.

www.ivinidelcuore.it

www.wineloversitaly.com

www.associazioneampelos.it

Alcune informazioni utili:

SEDE DELLA MANIFESTAZIONE: Museo Diocesano  

https://g.co/kgs/KGcLQL

 Il centro storico è area chiusa al traffico.

COME RAGGIUNGERE GENOVA:

  • IN AUTO: autostrada A12, uscita Genova Est
  • nelle vicinanze di Piazza De Ferrari/ Museo Diocesano posteggi  a pagamento:
  •  Piccapietra  https://g.co/kgs/K1T3ML   
  • City Park https://g.co/kgs/f5rjmw
  •  Acquario/Porto Antico  https://g.co/kgs/SYtGar
  • IN TRENO: Stazione Genova Brignole (Genova Piazza Principe), linee servite da FS no Italo
  • IN AEREO: aeroporto Cristoforo Colombo. Servizio taxi da e per la città, Volabus (a orari prestabiliti) www.amt.genova.it
  • IN NAVE: Traghetti da e per la Sardegna, Sicilia (controllare orari e frequenze settimanali)

DOVE ALLOGGIARE:

Genova offre diverse soluzioni tra cui bed and breakfast e appartamenti nella zona del Centro Storico: consultare i portali Airbnb, Trivago, Booking.

Nelle vicinanze:

Hotel Bristol Palace – via XX Settembre 35        www.hotelbristolpalace.it

Best Western Porto Antico – via Ponte Calvi 5      www.bestwestern.it

Best Western Hotel Metropole – piazza Fontane Marose  www.bestwestern.it

Per info e chiarimenti:

Ufficio Stampa /Segreteria I VINI DEL CUORE

Olga Sofia Schiaffino  olgasofiadoc@gmail.com    +393518318992 Clara Maria Iachini  clara.iachini@gmail.com        +393400009444

WINE & SIENA 2024 – Masterclass Chianti Classico

Si è conclusa con grande successo la 9°edizione di  Wine & Siena – Capolavori del Gusto. Ha avuto luogo dal 27 al 29 gennaio 2024 all’interno degli stupendi saloni del Complesso Museale Santa Maria della Scala e Palazzo Squarcialupi di Siena.

L’appassionante kermesse enogastronomica  viene organizzata da The WineHunter, ovvero Helmuth Köcher, Presidente del Merano WineFestival, voluta proprio da Köcher e da Stefano Bernardini, Presidente di Confcommercio Siena, ma anche da Andrea Vanni “senese purosangue”, scomparso prematuramente 2 anni fa.

Durante i tre giorni Siena è stata presa letteralmente d’assalto da molti winelovers, alcuni dei quali hanno approfittato dell’occasione per visitare anche i musei della nobile città toscana. La location vanta alcune opere d’arte realizzate da famosi pittori e, mentre si è in attesa per  degustare vini, si può approfittare per ammirare le  magnificenze del museo.

Siena è posta a poca distanza da alcune note Docg e Doc che godono di fama planetaria, tuttavia, all’evento hanno partecipato molti espositori di ogni angolo d’Italia. Le masterclass si sono svolte nel salone delle Feste del Grand Hotel Continental Starhotels Collezione. L’ultimo giorno come di consueto è stato dedicato agli operatori del settore professionale.

Un entusiasmante appuntamento che sin dai suoi albori è cresciuto progressivamente, riuscendo a destare interesse da parte degli amanti del vino. La prossima edizione di Wine & Siena è in programma dal 25 al 27 gennaio 2025. Ho partecipato sabato 27 gennaio e mi sono avvicinato ad un buon numero di banchi d’assaggio. A seguito note di degustazione di alcuni vini provenienti dall’area del Chianti Classico che meritano un approfondimento e cenni sulla denominazione.

Chianti Classico Docg

La zona di produzione del Chianti Classico è posta tra due province, Siena e Firenze. I comuni del territorio senese, sono: Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti e Radda in Chianti, e in parte, alcune zone dei comuni di Castelnuovo Berardenga (il più vicino a Siena) e Poggibonsi, e quelli del territorio fiorentino, sono: Greve in Chianti e parte dei Comuni di Barberino Val d’Elsa/Tavarnelle Val di Pesa e San Casciano val di Pesa.

Tre sono le tipologie di vini del Gallo Nero: Chianti Classico annata, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione. Il vitigno che dà origine ai vini è  il Sangiovese sia in purezza sia in prevalenza,  il disciplinare ne prevede un minimo dell’80% e al completamento concorrono altri vitigni a bacca nera, sia autoctoni che alloctoni, i principali sono il Canaiolo, il Colorino, la Malvasia Nera, il Merlot ed il Cabernet Sauvignon.

Il bando del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici editto nel 1716 riconosceva la Denominazione “Chianti “assieme ad altre 3 zone della Toscana. Con il crescente numero di produttori, al di fuori della suddetta area le verrà conferito il suffisso ” Classico “, per contraddistinguersi come zona storica e vocata alla produzione di questo grande vino. Il riconoscimento a Doc arriva nel 1967 mentre quello a Docg  nel 1984.

La leggenda del Gallo Nero

L’emblema del Consorzio è un Gallo Nero, la leggenda narra che per porre fine a scontri armati, tra Firenze e Siena che si protaevano da anni, e per determinare i confini, avrebbero affidato la prova a due Cavalieri, partendo dalle rispettive città. Sarebbero dovuti partire al canto del gallo. I Senesi scelsero un gallo bianco e lo ingozzarono di cibo, mentre i Fiorentini scelsero un gallo nero che tennero a stecchetto. Lì dove si fossero incontrati sarebbero stati determinati i confini tra le due province. Il gallo nero fiorentino, preso dalla fame, iniziò a cantare prima del sorgere del sole, ed il cavaliere immediatamente parti. Il gallo bianco senese, satollo dormiva ancora e,  l’ incontro avvenne a pochi km da Siena.

A livello sensoriale é di un colore rosso rubino intenso, trasparente  e consistente, al naso emana sentori di violetta, amarena,  prugna, mirtillo, mora e con affinamenti più lunghi, vaniglia, liquirizia, cannella, noce moscata e pepe nero, oltre a note balsamiche di mentolo ed eucalipto, tabacco, cuoio e cacao.
Sorso sempre caratterizzato da buona trama tannica e lunga persistenza aromatica; in funzione della tipologia sa essere avvolgente, setoso ed armonioso.

I vini degustati

Chianti Classico Riserva Pietraia 2019  – Borratella
Arcanum Igt Toscana 2019 – Tenuta di Arceno – Cabernet Franc
Chianti Classico Vigna del Capannino 2020 – Tenuta di Bibbiano
Chianti Classico Gran Selezione 2019 – Vecchie Terre di Montefili –
Chianti Classico Poggio Rosso  Gran Selezione 2019 – San Felice
Chianti Classico Strada al Sasso Gran Selezione 2020 – Tenuta di Arceno
Chianti Classico 2019 – Tenuta Villa Trasqua