Umbria – Dalla quercia alla vite: la storia di Terre Margaritelli

Nascosta tra le dolci colline dell’Umbria, a pochi passi da Perugia, sorge Torgiano, un luogo intriso di storia, cultura e tradizione agricola. È qui, in questa terra generosa, che prende forma una delle storie più affascinanti del panorama vitivinicolo italiano, quella di Terre Margaritelli, azienda capace di unire mondi apparentemente lontani, il legno e il vino, in un racconto di famiglia, visione e qualità.

La famiglia Margaritelli affonda le proprie radici nel mondo del legno. Per generazioni ha prodotto e lavorato quercia, acquisendo foreste in Francia e sviluppando, nel tempo, una straordinaria competenza nella trasformazione del legno in prodotti finiti per l’edilizia e il design. È da questa lunga tradizione che nasce il celebre marchio Listone Giordano, oggi sinonimo di eccellenza nel parquet a livello internazionale.

Percorrendo una strada bianca che sale tra i vigneti, si arriva al casale rosso sulla sommità della collina di Miralduolo. Qui incontro Maurilio Chioccia enologo di riferimento del progetto. È in questo luogo che passato e presente dialogano in modo naturale.

Già nella seconda metà dell’Ottocento, la famiglia Margaritelli si era distinta come legnaioli, diventando celebre per la realizzazione delle traverse in legno per i binari ferroviari. Ma accanto alla cultura del legno, cresceva silenziosa una passione parallela: quella per il vino. Inizialmente coltivata per uso familiare e per la condivisione con gli amici, questa passione si trasformò nel tempo in un progetto strutturato, guidato da una scelta chiara: puntare sulla qualità.

Tutto ebbe inizio nel 1950, quando Fernando Margaritelli, dopo una vita dedicata all’industria del legno, decise di intraprendere un nuovo percorso. A sessant’anni, anziché ritirarsi, scelse di investire energie e visione nella viticoltura, trasformando parte della sua proprietà in vigneti. Quella che sembrava una passione privata divenne presto una forma autentica di espressione del legame con la terra.

Alla sua scomparsa, il testimone passò prima al figlio Giuseppe, e successivamente a Dario Margaritelli, che seppe dare una svolta decisiva al progetto. Dario ampliò la proprietà, investì nei vigneti e trasformò quella passione ereditaria in un’azienda vitivinicola vera e propria: nasce così Terre Margaritelli.

Una delle scelte più significative fu l’orientamento verso la produzione biologica, dettata da un profondo rispetto per l’ambiente e per il territorio. Oggi l’azienda è completamente biologica e fortemente orientata alla sostenibilità, valori che si riflettono in ogni bottiglia prodotta.

Terre Margaritelli ha raggiunto uno stile enologico riconoscibile, fatto di eleganza, precisione e profondità, capace di coniugare tradizione e innovazione senza mai perdere identità.

Oggi, però, la storia di Terre Margaritelli guarda avanti con rinnovata energia. La nuova generazione è rappresentata da Francesco Margaritelli, giovane ingegnere con una solida formazione tecnica e una passione autentica per i vini di qualità. A lui spetta il testimone della conduzione aziendale: nuova linfa e nuova visione per innalzare ulteriormente il livello qualitativo, con uno sguardo attento ai nuovi mercati, alle nuove tendenze e a una comunicazione sempre più consapevole del valore del brand e del territorio.

La filosofia produttiva di Terre Margaritelli trova piena espressione nei vini, che raccontano il territorio di Torgiano attraverso interpretazioni eleganti, mai urlate, ma profonde e riconoscibili. I vini di Terre Margaritelli sono l’espressione più autentica di una viticoltura consapevole, dove la qualità nasce prima di tutto dal lavoro meticoloso in vigna, da scelte agronomiche rispettose e da una profonda conoscenza del territorio. È qui, tra i filari, che prende forma l’identità delle uve, seguite con attenzione lungo tutto il ciclo vegetativo, per arrivare in cantina con un patrimonio aromatico e strutturale intatto.

Fondamentale, in questo percorso, è anche il contributo dell’enologo Maurilio Chioccia, la cui esperienza e sensibilità guidano ogni fase della vinificazione. Il suo approccio, fatto di equilibrio, misura e profondo rispetto per la materia prima, consente ai vini di esprimersi con precisione, eleganza e coerenza stilistica. Ogni etichetta racconta così una storia chiara, dove territorio, vitigno e mano dell’uomo dialogano senza forzature. Dalle bollicine ai grandi rossi da invecchiamento, il filo conduttore resta la finezza, mai l’eccesso.

Thadea – Spumante Rosato Brut

Sangiovese

Alla vista si presenta con un delicato colore rosa, luminoso ed elegante. Il perlage è fine e continuo, indice di una spumantizzazione accurata. Al naso esprime un bouquet complesso e raffinato, con richiami a piccoli frutti rossi, petali di rosa e leggere sfumature agrumate. Il sorso è equilibrato, fresco e armonico, sostenuto da una bollicina cremosa che accompagna verso una chiusura pulita e sapida. Uno spumante di grande eleganza, capace di unire finezza e carattere.

Venturosa – Rosato di Torgiano DOP

Sangiovese

Rosato di bella luminosità, conquista subito per il suo profilo aromatico giocato su fragoline di bosco e ribes, con leggere note floreali. In bocca è sapido e fresco, agile e scorrevole, con una beva immediata ma mai banale. Un rosato solare, dalla forte vocazione gastronomica, capace di raccontare il Sangiovese in una veste fresca e contemporanea.

Costellato

Trebbiano (80% acciaio, 20% barrique) con Grechetto e Chardonnay

Al naso si apre su frutta a polpa bianca, ananas maturo e delicate note erbacee di timo e salvia, che donano complessità e profondità. Il sorso è fresco, balsamico e raffinato, con una trama elegante e ben definita. Il passaggio in legno è misurato e preciso, capace di arricchire il vino senza sovrastarne la finezza. Un bianco armonico e moderno, che coniuga precisione aromatica e struttura.

Greco di Renabianca

Grechetto

Un bianco di grande personalità, arricchito da un passaggio in barrique di rovere francese delle foreste di Betranges. Al naso emergono intense note balsamiche, accompagnate da sentori di cedro, ginestra, erbe di campo, mandorla e liquirizia. Il palato è dominato dalla struttura e dalla potenza del Grechetto, sostenute da una grande acidità, una calibrata alcolicità e una persistenza lunga e vibrante. Un vino profondo, complesso, capace di evolvere nel tempo con grande eleganza.

Freccia degli Scacchi – Riserva

Sangiovese

Di un rubino brillante, si distingue per l’eleganza del profilo olfattivo: ciliegie, amarene, mirtilli e violetta, arricchiti da una fresca speziatura. In bocca è sapido, fresco e minerale, con un tannino importante ma perfettamente controllato, che conferisce struttura e profondità senza appesantire il sorso. Un vino potente e coerente, capace di unire forza ed equilibrio, espressione autentica del Sangiovese di Torgiano nella sua versione più ambiziosa.

Lab

Etichetta sperimentale e contemporanea, Lab è un vino pensato per dialogare con un pubblico giovane, curioso e informale. Al naso è immediato e fragrante, con profumi di frutta fresca, fiori leggeri e delicate note agrumate. Il palato è scorrevole, fresco e di grande bevibilità, con un sorso agile e diretto che invita al secondo bicchiere. Un vino conviviale, moderno, capace di avvicinare senza rinunciare alla qualità.

Miràntico

Sangiovese, Malbec e Canajolo,

Miràntico è un vino di grande intensità espressiva, profondo e avvolgente. Il bouquet è ricco, con richiami di frutta scura, spezie, erbe officinali e leggere note tostate. In bocca è strutturato, caldo ma ben sostenuto da freschezza e tannini maturi, che conferiscono equilibrio e longevità. Il finale è lungo, complesso, con ritorni speziati e minerali che ne amplificano il carattere.

Accanto ai vini, emerge con forza anche l’anima più sperimentale e contemporanea di Terre Margaritelli, ben rappresentata dal progetto “Test a Test”: una bottiglia da 250 ml, pensata per due calici. Un formato simbolico, che invita a un bere consapevole, condiviso e sostenibile. Un’idea semplice ma profondamente significativa, che riflette una visione moderna del consumo del vino, attenta ai nuovi stili di vita senza tradire la propria identità produttiva.

Non sorprende, dunque, che Terre Margaritelli sia stata premiata dalGambero Rosso come Cantina più sostenibile d’Italia 2024. Un riconoscimento pienamente meritato, perché qui la sostenibilità non è un semplice protocollo produttivo, ma un vero e proprio modo di vivere, di lavorare e di raccontare il territorio. Un valore che nasce dal rispetto per la terra passa attraverso scelte responsabili e si traduce, concretamente, nella qualità e nella coerenza dei vini.

Visitare Terre Margaritelli significa vivere un’esperienza che va oltre il vino. La margherita bianca su fondo rosso, simbolo dell’azienda, accompagna il visitatore in un percorso fatto di storia, artigianato, paesaggio e cultura. È il racconto di una famiglia che ha saputo trasformare il sapere del legno in sensibilità enologica, senza mai perdere il contatto con la terra.

Terre Margaritelli non è solo una cantina: è un progetto di vita, un esempio virtuoso di continuità generazionale e di rispetto per il passato, capace di parlare il linguaggio del futuro con credibilità, eleganza e passione.

30 anni di Villa Raiano “serviti” da 20 vini iconici e 10 piatti della tradizione

Abbiamo già avuto modo di visitare Villa Raiano in più occasioni, durante un press tour organizzato dall’agenzia Miriade & Partners ed in un momento di celebrazione delle vecchie pergole avellinesi, le cosidette “starsete”, patrimonio d’Irpinia sempre più a rischio scomparsa.

Una storia, quella della famiglia Basso, che nasce dall’amore per l’agricoltura e per l’olio d’oliva, anche se i ricordi degli studi di Sabino Basso tra i banchi dell’Istituto Agrario Francesco De Sanctis di Avellino e l’incontro con il professor Luigi Moio han piano piano fatto maturare il sogno della cantina vini.

«Dopo 30 anni di attività nel campo enologico posso dire di essere conosciuto più per le quasi 300 mila bottiglie di vino che per le oltre 70 milioni di quelle di olio prodotte ogni anno» afferma, ancora incredulo, Sabino.

Per tutti Villa Raiano era l’Aglianico, quello straordinario di Castelfranci con i vecchi impianti di mezzo secolo d’età coltivati a raggiera. Poi il cambio di rotta verso la prima decade del nuovo millennio, l’arrivo del giovane enologo Fortunato Sebastiano e l’idea di creare veri e propri cru di Fiano e Greco da valorizzare in etichette storiche come “Bosco Satrano”, “22” e “Contrada Marotta”.

Le nuove leve generazionali entrate in azienda e la visione contemporanea in un contesto economico di particolare delicatezza, con i consumi in calo che però non hanno intaccato le vendite di chi, come Villa Raiano, ha sempre puntato sulla qualità. Così la Falanghina, l’entry level che portava risorse da investire nelle selezioni superiori, venne affiancata e infine superata nelle scelte di mercato dai degni rappresentanti delle tre Docg irpine.

Proprio nel momento di massimo splendore l’ennesimo cambio di passo, con l’addio al Fiano di Avellino “22” e al “Bosco Satrano”, le cui uve confluiscono adesso pienamente nel Fiano di Avellino versione base, mentre resta immutato il Fiano di Avellino “Alimata”. Quasi il commiato stesso all’idea di lieu dit verso il più ampio concetto borgognone di climat e di rappresentazione reale di una delle varietà a bacca bianca straordinaria per spettro aromatico e capacità evolutive.

«In tante zone d’Italia si cerca di lavorare in purezza, come fosse una sorta di Santo Graal – afferma Fortunato Sebastiano – Eppure pochi vitigni sanno giocare davvero da soli come il Fiano, in qualche modo performante e identitario in tutte le annate, anche quelle difficili». Una scommessa vinta, quando pochi conoscevano nel passato le differenze d’espressione organolettica tra zona e zona.

Villa Raiano è diventata, all’alba delle 30 candeline, un tempio del vino anche grazie alle visioni architettoniche del compianto Raffaele Vitale, che immaginava persino una sala ristorante in uno degli spazi della bottaia, con momenti emozionanti per degustare la cucina territoriale e le varie etichette in carta.

Dopo la scomparsa le redini sono passate in mano al suo allievo Claudio Marcelo Ruiz che si occupa degli eventi in cantina e delle serate di gioia come queste, organizzate per stampa, operatori del settore e amici. Lo chef ha messo le mani simbolicamente sui 10 piatti di pasta simbolo della Campania, tra frittatine varie, spaghetti alla colatura d’alici, linguine alla Nerano e bucatini con ragù e cotenna.

Tra le vecchie vintage, fuori dagli schemi per rara bellezza il “22” Fiano di Avellino 2010, tropicale, mediterraneo e dall’esuberante allungo iodato e il Fiano di Avellino “Bosco Satrano” 2018 agrumato e teso come il vento di mare. Tra i rossi, irragiungibile l’energia vibrante del Taurasi 2016 ricco di essenze boschive, dal tannino palpabile, saporito e perfettamente integrato.

“Bisogna comunicare l’Irpinia” conclude Sabino Basso. Noi ci proviamo da sempre, evidenziando però, ancora una volta, che un treno è fatto di vagoni e di locomotive trainanti. Mentre i primi sono numerosi e ben distinti, manca ancora un forte cavallo a vapore che possa trascinare il territorio e i suoi produttori ai vertici ambiti da tempo. A chi dunque l’arduo compito?

Piemonte: Grandi Langhe 2026 – Un successo clamoroso, con la denominazione Barbaresco in gran spolvero

La decima edizione di Grandi Langhe conferma il suo successo della passata edizione, con ben 515 espositori e un focus speciale sul Barbaresco.

Si è conclusa con grande soddisfazione la decima edizione di Grandi Langhe, kermesse che ha riunito i produttori vinicoli del Piemonte alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino. Dal 26 al 27 gennaio 2026, 515 espositori, di cui 379 provenienti da Langhe e Roero e 136 dal resto della regione, hanno presentato oltre 3100 etichette in degustazione.

La Kermesse

Per la seconda volta, la manifestazione ha coinvolto tutte le denominazioni piemontesi, arricchendosi anche di un’area dedicata interamente alla stampa con servizio Sommelier e dei consueti desk di assaggio. L’evento, organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio Tutela Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine, ha registrato numeri da record, con un’affluenza significativa di operatori professionali del settore e stampa nazionale ed estera, quest’ultima proveniente da varie nazioni del mondo.

Le anteprime e il focus sul Barbaresco

Le anteprime più attese dell’evento hanno riguardato le annate 2022 di Barolo, 2021 di Barolo Riserva, 2023 di Barbaresco e Roero e 2022 per le rispettive tipologie Riserva. Tra i protagonisti della degustazione, il Barbaresco 2023 ha impressionato per eleganza e piacevolezza di beva, grazie a un’annata particolarmente propizia.

Ecco alcuni assaggi per i lettori di 20Italie

Giuseppe Cortese – Barbaresco Rabaja 2023 – Bel rubino con sfumature granato, al naso sprigiona sentori di viola, ciliegia,  frutti di bosco, menta e spezie dolci. Il sorso è vibrante e saporito, setoso, armonioso e lungo.

Paitin – Barbaresco Serraboella Sorì Paitin 2022 – Colore rubino con riflessi granati, rivela sentori di viola appassita, ciliegie sotto spirito, prugna, arancia sanguinella. tabacco e liquirizia, al palato è avvolgente, fine, coerente e persistente. Grande sorso.

Massolino –  Barbaresco Albesani 2023 – Rosso rubino intenso tendente al granato emana sentori di petali di rosa, amarena, prugna, mora e pepe bianco. Al gusto è vellutato con tannini nobili,  appagante, generoso e duraturo.

Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy – Barbaresco Camp Gros Martinenga Riserva 2021 – Il calice é rosso granato intenso, dipana sentori di violacciocca, marasca, rosa appassita, ribes, spezie fini e con cenni balsamici. Sorso leggiadro, avvolgente, setoso e saporito.

Cigliuti – Barbaresco  Bricco di Neive Vie Erte 2022 – Bel rubino con sfumature granato, al naso sprigiona sentori di ciliegia, frutti di bosco, menta e spezie orientali. Il sorso è vibrante e saporito, setoso ed armonioso.

Angelo Negro – Barbaresco Basarin 2022 – Tonalità granato intenso e trasparente, giungono al naso sentori di rosa canina, lampone, ciliegia, tabacco e liquirizia. Dai tannini setosi è intenso, di buona struttura e notevole persistenza.

Pelissero – Barbaresco Vanotu 2022 – Tonalità rosso granato trasparente, libera sentori di rosa, lampone, ciliegia, timo e vaniglia. Al gusto è vellutato, avvolgente, pieno e decisamente persistente.

Socrè – Barbaresco Pajore 2021 – Veste color granato vivace e trasparente, rimanda sentori di floreali che richiamano la mammola, poi mora, prugna,  ribes, tabacco e bacche di ginepro. Il gusto è contraddistinto da una setosa trama tannica e una buona piacevolezza di beva.

Michele Chiarlo – Barbaresco Faset 2022  –  Granato intenso e consistente, con raffinati sentori di ciliegia, prugna, mirtillo, liquirizia e nuances mentolate. Sorso vellutato, suadente e persistente.

Adriano Marco e Vittorio – Barbaresco Docg Basarin 2022 – Rubino con sfumature granato, si percepiscono note di rosa, violetta, ciliegia, pepe nero e nuance mentolate. Il sorso è  fresco e sapido, al contempo setoso e armonioso.

A Massa Lubrense la dolce scoperta della gelateria Ikigai – Intervista a Marco Casa

“Ikigai” è un termine giapponese che indica lo scopo e la ragione di vita o, meglio ancora, ciò che la mattina ti fa alzare con gioia.

E’ anche il nome scelto da Marco Casa per la gelateria che da quasi cinque anni gestisce a Monticchio, piccola frazione di Massa Lubrense. Insieme a lui, il fratello Davide, la moglie Giovanna Aiello e la pasticcera Ilenia Gargiulo. Abbiamo raggiunto Marco poco prima delle festività natalizie, per farci raccontare una storia fatta di piccoli passi e grandi soddisfazioni.

Ci troviamo sulla punta estrema della Penisola Sorrentina, in un luogo lontano dalle rotte turistiche più battute, che preserva un fascino antico: quello capace di coniugare la tradizionale operosità degli abitanti con la bellezza degli scenari naturalistici, senza scadere nei cliché del turismo di massa.

E’ stata una scelta obbligata, ci ha spiegato Marco, che nel 2020, poco prima dell’esplosione della pandemia di Covid, decide di uscire da un’avviata attività di famiglia per mettere in gioco le proprie idee e competenze.

“Il progetto era già concreto”, racconta Marco a 20Italie, “ma il mondo faticava a ripartire, le persone avevano paura, così ho aperto questo piccolo locale vicino casa, in un posto isolato. Oggi la più grande soddisfazione è vedere tre o quattrocento persone che affollano la piazza solo per venire a gustare i miei gelati.”

Come ci sei riuscito in così poco tempo?

“La qualità del prodotto, in prima battuta”, continua Marco, “poi il passaparola e infine l’attività di marketing e la presenza costante sul territorio.”

Sì, perché ad affiancare l’attività del punto fisso di Monticchio, ci sono anche tre carretti tradizionali con i quali Ikigai porta i suoi gelati a eventi, ricevimenti e manifestazioni, come la serata White Summer di Gambero Rosso, che ogni anno anima l’estate della Costiera Sorrentina. E a proposito di Gambero Rosso, è Marco a sussurrare con timido orgoglio che non si aspettava, a soli tre anni dall’apertura, i due coni della prestigiosa guida Gelaterie d’Italia.

“Speriamo in una riconferma nel mese di gennaio.”

Oggi si fa presto a dire gelato artigianale, ma cosa significa fare realmente un gelato artigianale?

“Il gelato artigianale – che non è ancora regolamentato da specifiche norme di legge (n.d.r.)- si racconta in modo breve, perché breve deve essere la lista degli ingredienti.”, prosegue Marco.

“Non utilizziamo emulsionanti, ma solo latte intero e panna fresca di origine italiana, farina di semi di carrube, zucchero d’uva, saccarosio e destrosio, oltre ai diversi ingredienti in base al gusto del gelato.”

Ikigai aderisce al progetto Eccellenze Contadine, una sezione di Città del Gelato, che seleziona materie prime da Presidi Slow Food e di origine Italiana. Nascono così alcuni dei gusti più originali della gelateria di Monticchio, che normalmente propone al banco una ventina di tipologie tra gelati, sorbetti e granite: il Vesuviano (gelato fior di bufala, variegato all’albicocca pellecchiella e nocciole pralinate) o il Siciliano (gelato alla mandorla d’Avola con variegatura di pistacchio crunch e mandarino tardivo di Ciaculli) o ancora il Gelato Gourmet al Provolone del Monaco (gelato con Provolone del Monaco dei F.lli Cacace, servito con albicocca pellecchiella e crumble al rosmarino), oppure la granita al gelso selvatico o quella di bergamotto.

Tra i gusti che hanno spopolato nel 2025 c’è il sorbetto alla Mela Annurca IGP con crunch di noci caramellate. Invece, il gusto del mese è sempre legato alla stagionalità dei prodotti: protagonista di novembre è stata ad esempio la castagna.

“Nel periodo delle festività non abbiamo creato il gusto del mese, ma ci siamo concentrati sulla produzione dei panettoni, fatti con lievito madre, burro e panna da affioramento.”

Ikigai infatti affianca all’attività di gelateria, anche quella di pasticceria tradizionale, avvalendosi del lavoro della pasticcera Ilenia Gargiulo.

I nuovi progetti?

“Al SIGEP di Rimini (Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianali e Caffè. n.d.r.) abbiamo presentato una demo live e presto Tommaso Foglia ci dedicherà uno speciale sul suo programma A Scuola di Dolcezza, in onda su Discovery Channel”.

Quali sono i tuoi gusti gelato preferiti?

“Due grandi classici, cioccolato e pistacchio.”

Prima di lasciare Marco al suo lavoro gli chiediamo come mai la scelta di un nome giapponese per la sua gelateria:

“Il lavoro è la mia passione: con esso riesco a creare piccole gioie quotidiane per i miei clienti, che mi restituiscono un sorriso e la loro presenza quotidiana. Questa soddisfazione genera felicità, mi fa stare bene, mi ripaga con un senso di serenità che mi permette di raggiungere il mio IKIGAI.”

IKIGAI

Piazza S. Pietro in Monticchio

80061 Massa Lubrense (NA)

Caserta, il 6 febbraio la presentazione del libro “La cucina napoletana” di Luciano Pignataro a L’Amo Racconti di Mare

Cena-evento con ospiti e vini iconici della Campania

Caserta, 27 gennaio 2026 – Venerdì 6 febbraio, alle ore 20, il ristorante L’Amo Racconti di Mare di Rosario Rondinone, in vicolo Pietro Mascagni 10 a Caserta, ospiterà la presentazione del volume “La cucina napoletana” (Hoepli) di Luciano Pignataro, giornalista de Il Mattino,  tra i più autorevoli comunicatori e divulgatori del giornalismo enogastronomico italiano.

Giunto alla seconda edizione, il libro è uno degli ultimi lavori editoriali dell’autore e racconta Napoli come

un viaggio dell’anima, dove ’o magnà non è solo nutrimento, ma linguaggio, identità, rito quotidiano. Una città dai mille volti, in cui ogni quartiere possiede una propria psicologia e una specifica inflessione culturale, capace di intrecciare realtà e immaginazione, quotidianità e mito, vita e memoria. A Napoli anche chi non c’è più continua a vivere nei gesti, nei sogni e nella proverbiale scaramanzia del popolo partenopeo.

Il volume, impreziosito da una veste grafica rinnovata, dalla prefazione della Principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli e dalle fotografie di Ciro Pipoli, è un omaggio ai 2.500 anni della città e alla sua inesauribile capacità di trasformare il cibo in cultura condivisa.

La cena-evento del 6 febbraio sarà un invito concreto alla condivisione e al piacere della tavola come stile di vita. A dialogare con l’autore saranno la giornalista di settore Antonella D’Avanzo e Pietro Iadicicco, responsabile dell’Associazione Italiana Sommelier di Caserta (AIS).

In cucina, accanto al giovane executive chef de L’Amo, Pasquale Cavallo, che proporrà una personale interpretazione di alcuni dei piatti del cuore di Luciano Pignataro, ci sarà il pastry chef Guido Sparaco di Castel Morrone, socio fondatore di PAART, associazione impegnata nella valorizzazione della pasticceria d’arte attraverso l’uso esclusivo di ingredienti naturali e privi di semilavorati, con una selezione dedicata alla pasticceria napoletana.

Nel calice, a raccontare il territorio, due aziende simbolo della viticoltura campana di qualità: Montevetrano e Villa Matilde, realtà capaci di coniugare tradizione, ricerca e visione contemporanea. Vini iconici che, anche grazie alla firma enologica di Riccardo Cotarella, trovano spazio naturale nelle carte dei ristoranti che intendono rappresentare al meglio l’eccellenza della Campania.

A Roma l’evento “L’Italia del Pinot Nero e del Sauvignon”

Due vitigni internazionali nell’interpretazione dei produttori dello Stivale, saranno al centro dell’evento organizzato da Vinodabere a Roma il 7 e l’8 febbraio presso l’Hotel Belstay, via Bogliasco 27.

La testata giornalistica Vinodabere è da tempo impegnata in focus riguardanti territori (vedi ad esempioGuida ai Migliori Vini della SardegnaGuida ai Migliori Vini della ValtellinaGuida ai Migliori Vini dell’Alto PiemonteGuida ai Migliori Vini della Basilicata) e vitigni, come appunto il Pinot Nero (Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia) e il Sauvignon (Guida ai Migliori Sauvignon d’Italia 2025, a breve uscirà l’edizione 2026).

L’Italia del Pinot Nero e del Sauvignon sarà quindi un’occasione per fare un piccolo giro virtuale tra alcuni degli areali italiani dove si producono queste varietà.

Programma

sabato 7 febbraio mattina

Masterclass con orari e vini da definire

sabato 7 febbraio pomeriggio (dalle 14 alle 16)

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma) aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma)aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link,oppure direttamente al desk dell’evento.

sabato 7 febbraio pomeriggio (dalle 16 alle 20)

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link,oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma) aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma)aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link, oppure direttamente al desk dell’evento.

domenica 8 febbraio  (dalle 10:30 alle 18:30)

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link,oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma) a italiapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma)aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Tutte le altre informazioni sono disponibili qui: https://vinodabere.it/litalia-del-pinot-nero-e-del-sauvignon-levento-organizzato-da-vinodabere-sabato-7-e-domenica-8-febbraio-2026-a-roma-presso-lhotel-belstay/

A Pozzuoli l’idea del Temporary Sushi Corner di White Chill Out sfida la tradizione orientale

Sul lungomare del borgo puteolano un nuovo concept prende forma con il lancio del Temporary Sushi Corner – limited edition – di White Chill Out. Fino al 15 febbraio il ristorante di mare si trasforma in una fucina di preziosità asiatiche, con quel tocco di mediterraneo che contraddistingue da sempre la cucina campana.

«Da sempre il nostro obiettivo è puntare all’eccellenza nella nostra terra, valorizzandola attraverso il gusto e l’innovazione», racconta Nicola Scamardella, proprietario del White Chill Out Lungomare. «Il Temporary Sushi Corner nasce proprio da questa visione: offrire esperienze che parlino di qualità, ricerca e identità, senza mai perdere il legame con il mare e con il territorio che ci ospita».

Il cocktail signature

A Pozzuoli l’arte del lavorare le meraviglie del pescato è storia di secoli. Tradizione dei popoli del mare, in un luogo rinomato dall’antica Grecia e dagli imperatori romani che su queste spiagge paradisiache costruivano il proprio buen retiro. Ed in fin dei conti la linea che demarca la gastronomia orientale da quella occidentale non riguarda tanto la scelta dei pesci da utilizzare, quanto piuttosto la loro preparazione e l’utilizzo di riso, alghe e salse come condimento.

I Roll

Il mare è un punto di partenza, il gusto la destinazione; l’incontro tra sapori nostrani fatti di erbe officinali e spezie calde è un plus valorizzato dallo chef Romerson Coelho. Il White 24K Roll ad esempio è una dichiarazione di stile: alga nori, riso, sesamo, tonno rosso e gambero di Mazara del Vallo si intrecciano con una tartare di astice blu cotto, maionese al basilico e menta, wasabi fresco giapponese, caviale di yuzu e una sottile scaglia di oro 24k.

Geometrie di salmone

Più diretto ma altrettanto identitario il Flegreo Roll: alga di soia, riso, gambero fritto in panko, tartare di sauté di vongole, maionese giapponese all’olio di prezzemolo e masago arare. Qui il mare è protagonista assoluto, in una lettura che richiama il territorio flegreo con sensibilità contemporanea.

Il tagliolino

Le geometrie di salmone guardano alla parte gourmet, un piatto dove il disco solido di salsa ponzu crea vivacità, lasciando libera scelta al commensale sulle giuste proporzioni d’assaggio. Chiudono la serie degli antipasti il verace polpo in doppia consistenza dell’Octopus Infusion tra patata liquida e limone candito e L’oro d’Islanda, un delicato fritto di baccalà con crema di provola affumicata e friarielli al forte.

Risotto alla pescatora 2.0

Ritorno a casa tra il classico risotto alla pescatora 2.0 e il tagliolino fresco con acciughe del Cantabrico, burro, limone di Sorrento, per capire e distinguere le eventuali differenze tra Est ed Ovest del mondo.

Il Blu Theatre, a Sorrento, propone dinner show e musica live: 4 appuntamenti da non perdere

Immergersi nella sala del Blu Theatre a Sorrento è un’esperienza davvero straordinaria.

Una novità assoluta in Campania: un’ambientazione esclusiva, all’interno della storica struttura del Cinema Teatro Armida, nella quale vengono proposte esperienze “immersive”, con spettacoli dal vivo affiancati da un’offerta gastronomica d’eccellenza.

A febbraio, sono già quattro le serate in cartellone, tutte di sabato: 7, 14, 21 e 28 con ingresso a partire dalle 20.30, quando ci si può accomodare al bar, all’ingresso della sala, per un aperitivo.

L’evento entra nel vivo alle 21.00, con un dinner show che combina una cena gourmet a uno spettacolo internazionale con ballerini, cantanti e acrobati e, a seguire,  fino alle 24  si continua con musica dal vivo.

Le live band in programma sono quattro, una per ciascuna serata: i Bartistik, il 7;  Pino delle Noci, il 14;  i Quattro Quarti, il 21 e, infine, i Manhattan Swing.

Per info: 3319925853

Catalogo Proposta Vini 2026: alla Leopolda di Firenze il futuro del vino passa anche dal recupero delle sue “radici”

Il 18 e 19 gennaio 2026 alla Stazione Leopolda a Firenze si è svolta la presentazione del Catalogo 2026 di Proposta Vini, uno dei maggiori distributori italiani di vini e di distillati.

L’ambientazione è stata a dir poco perfetta per un evento di questa caratura: oltre 200 cantine sia italiane che estere, più di 35 produttori di distillati, 6 masterclass, e svariati vini in degustazione hanno animato la manifestazione. Non siamo qui solo per sciorinare numeri e statistiche però; Proposta Vini è anche un attore che ha deciso di investire tempo e risorse in progetti che possono portare nuova linfa al mondo del vino, in un periodo di contrazione dei consumi.

Fra questi, di sicuro interesse è il progetto dei “vini dell’angelo”, una riscoperta dei vitigni che fino alla grande guerra erano presenti in maniera non estemporanea nella zona del Trentino, allora Tirolo italiano. L’area interessata non è casuale, infatti Gianpaolo Girardi fondatore di Proposta Vini nel lontano 1984 è originario della regione tridentina e molto legato ad un sogno che segue personalmente fin dall’inizio.

Il progetto “vini dell’angelo” promuove la coltivazione, la vinificazione e la commercializzazione proprio di questi rare varietà autoctone, recuperate da alcune cantine, dando alla luce vini che uniscono sapori antichi a conoscenze e vinificazioni moderne con dei risultati di sicuro interesse.

Il recupero è stato possibile sia grazie alla ricerca fatta in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (inizialmente fondata a Innsbruck nel 1874), che ha propiziato il reinserimento degli antichi vitigni nel catalogo nazionale delle varietà di uva da vino, in base al ritrovamento di una carta geognostica del Trentino che fu esposta addirittura all’ esposizione internazionale di Vienna del 1873.

Nella mappa, oltre alla conformazione geologica della regione, furono inserite anche le zone vinicole vocate. Pur non conoscendone l’esatta ragione possiamo presumere che l’ufficiale dell’esercito che la disegnò fosse un appassionato di viticoltura e di vino, che ha permesso, con buona approssimazione, di sapere le presenze di diversi tipi di vitigni coltivati nelle varie vallate, anche quelle più piccole e laterali.

La fortuna vuole che ci sia stato tramandato a riguardo parecchio materiale grazie alla proverbiale organizzazione dell’allora impero Austro-Ungarico. Prima con la riforma voluta da Maria Teresa d’Austria riguardo la scolarizzazione e l’obbligo di alfabetizzazione e poi con una serie di vere e proprie raccolte statistiche sulle varie annate si è potuta operare una vasta raccolta di dati.

Attualmente più di 20 cantine partecipano al progetto, con studi su 30 tipologie di antichi vitigni in modi diversi. C’è anche da dire che non tutte le uve recuperate avevano bisogno di “vini dell’angelo” in quanto alcune varietà hanno superato indenni il cambio varietale avvenuto negli anni, per loro stessa natura non venendo deliberatamente o meno abbandonate.

Dentro ogni calice un frammento di storia identitaria della regione tornerà a vivere. Un filo sottile che unisce carte ottocentesche e il lavoro quotidiano delle cantine di oggi. Ed è proprio in questo dialogo tra passato e presente che il vino riesce ancora a sorprendere e a raccontare qualcosa di autentico anche grazie al lavoro di persone come Girardi.

Le foto del presente articolo sono state scattate da Mattia Genovese.

Il San Valentino a Napoli: “Love in Translation” al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo

“Love in Translation”, ovvero l’amore in tutte le lingue del mondo. Il San Valentino al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo è un percorso emotivo tra gusto, scoperta di nuovi abbinamenti, tanto romanticismo, accompagnamento musicale e sorprese che faranno “viaggiare” gli ospiti non solo virtualmente.  

La raffinata cena preparata dall’executive chef Pasquale De Simone al Roof Garden Angiò (14 febbraio ore 20.30, costo 109 euro per persona) prevede l’aperitivo di benvenuto con Mini cheese cake ricotta di bufala e salmone affumicato, Pane ai cereali, alici di Cetara e pomodori essiccati, Gambero in tempura al sesamo, Focaccia con lardo di Colonnata e riduzione di vino Aglianico, Montanarina con passata di pomodoro e burrata alle erbe. Antipasto con Nido di calamari in infusione di barbabietole, perle di salmone, scarola liquida e croccante, arancia candita, come primo il Riso carnaroli in variazione di crostacei, la loro bisque, polvere di limone e salsa alle erbe spontanee.

Il secondo piatto è il Lingotto di rombo, salmone e pistacchi, carciofo arrosto e cipolla rossa caramellata. Particolare attenzione per il dolce, il “Love Drops” a cura del giovane e pluripremiato pastrychef Ferdinando De Simone. Espresso napoletano, dulce de leche, lampone, litchi e acqua di rose per un viaggio d’amore da Napoli al mondo tra tradizione partenopea, vibranti incursioni esotiche e note più delicate. Un mix di ingredienti che si combinano in un abbraccio di sapori, con il linguaggio dell’amore che si esprime pienamente al termine della cena più romantica dell’anno.

La serata consentirà di partecipare anche ad un particolare e coinvolgente momento in cui protagonista sarà la fortuna e in cui ritorna il tema del viaggio: saranno messi in palio voucher per soggiorni in città europee.

Info e prenotazioni, anche per pacchetti soggiorno con pernottamento: 

gmoffice@mediterraneonapoli.comreception@mediterraneonapoli.com,

Telefono: 081.7970001