Premiate Trattorie Italiane: la forza della tradizione che guarda avanti

Quando il crepuscolo accarezza i colli umbri, qualcosa di speciale nell’aria richiama l’istinto di tornare a tavola. È in quel momento che Posta Donini, con i suoi giardini secolari e gli affreschi antichi, si trasforma in un palcoscenico sospeso tra memoria e promessa: è qui che, il 6 ottobre, ventuno trattorie provenienti da ogni angolo d’Italia si sono riunite per celebrare un legame antico con la cucina, con la terra e con chi mangia con anima e pancia.

Quella sera, non era solo una cena. Era un racconto corale, un annuncio di fiducia nel futuro: tre nuove trattorie entreranno nel gruppo nel 2026, portando il totale a 24.

La rete che difende l’identità gastronomica italiana

Nata nel 2012 dall’iniziativa di quattro osti Federico Malinverno, Sergio Circella, Alberto Bettini e Avgustin Devetak Premiate Trattorie Italiane si fonda su un patto non scritto: custodire la cucina popolare territoriale come espressione profonda di comunità, accoglienza e autenticità.

Oggi l’associazione include ventuno insegne sparse da Nord a Sud, unite da valori condivisi: uso di materie prime locali, piatti legati alla memoria, prezzi onesti, carta vini curata, accoglienza autentica, cura del cliente.

Ma più di tutto, è l’etica del mestiere che fa da collante: “cucinare per gli altri come si farebbe per casa”, con rispetto, passione e trasparenza.

Il racconto della serata: memoria, incontri, sapori

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: luci soffuse, tovaglie bianche, sorrisi veri. Dopo un aperitivo nel parco tra calici di Grechetto e stuzzichini, gli ospiti sono stati invitati alla cena ufficiale, dove ogni portata è diventata un invito a viaggiare da una regione all’altra, cucinata e servita dagli stessi osti del gruppo.

Piatti protagonisti:

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio e porcini
  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
  • Interpretazioni eleganti di dolci della tradizione contadina

Questi piatti erano “parlanti”: nessuna messa in scena, solo sapori riconoscibili che emozionano, come la memoria che ride.

Tra gli interventi ufficiali, uno dei momenti più intensi è stato l’annuncio delle tre nuove trattorie 2026, scelte per autenticità, coerenza e radicamento territoriale. Un gesto che non è soltanto espansione, ma fiducia nel futuro della cucina italiana.

Menù e vini: un’armoniosa sinfonia da vivere

Aperitivo: l’aperitivo è stato proposo nei bellissimi spazi all’aperto e nella sala adiacente, con l’accompagnamento musicale dal vivo di musica

Piatto / propostaTrattoria
Crostini di LampredottoTrattoria da Burde, Firenze (FI)
Zuf Carsolino (farinata di semolino con ricotta caprina e erbe del Carso)Lokanda Devetak, San Michele del Carso (GO)
Porcino fritto, polenta e crema di CasoletRistorante Boivin, Levico Terme (TN)
Minestrone alla genovese con i brichettiLa Brinca, Ne (GE)
SottoboscoEnoteca della Valpolicella, Fumane (VR)
Patè di fegatini di pollo con confettura di mele e pan briocheAntica Trattoria del Gallo 1870, Gaggiano (MI)
Tirtler con le ortichePitzock, Funes (BZ)
Luccio in salsa isolanaCaffè La Crepa, Isola Dovarese (CR)
Polpettine di zucchine con giardiniera dell’ortoTrattoria Visconti, Ambivere (BG)
Acciughe con salsa verdeAlbergo Ristorante Cacciatori 1818, Cartosio (AL)

Pane a lievitazione naturale
Fornito da Panificio Artigianale Pagna

Cena (nelle sale interne)

Antipasti regionali

  • Antipasto Emiliano (Collab: Trattoria ai Due Platani – Coloreto (PR), Amerigo 1934 – Savigno (BO), Entra – Massa Finalese (MO))
  • Olive ascolane di mare (Vecchia Marina, Roseto degli Abruzzi (TE))

Primo piatto

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio, porcini, grana di pecora e pimpinella
    (Sora Maria e Arcangelo, Olevano Romano (RM) con Il Capanno, Torrecola (PG))

Secondo + contorno

  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi
    con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
    (Hostaria Nangalarruni, Castelbuono (PA) con Antichi Sapori, Montegrosso (BT), Puglia)

Dolci

  • Pizza dolce di Dora & Torta con nocciola tonda gentile romana
    (Lo Stuzzichino, Sant’Agata sui due Golfi (NA) con Trattoria del Cimino dal 1895, Caprarola (VT))
  • Biscotto Cegliese
    (Ristorante Cibus, Ceglie Messapica (BR))

Accompagnamenti
Acqua Valverde | Caffè Bonacchi | Olio Roi | Liquori Izzi

Vini in abbinamento

Grande successo per l’evento Premiate Trattorie d’Italia, organizzato in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini di Montefalco, che ha portato in scena un incontro virtuoso tra la migliore cucina di tradizione e l’eccellenza enologica umbra.

Durante la manifestazione, i vini del territorio sono stati protagonisti di degustazioni molto apprezzate, capaci di raccontare, calice dopo calice, l’identità autentica dell’Umbria. Il presidente del Consorzio, Paolo Bartoloni della Cantina Le Cimate, cui sarà dedicato un prossimo approfondimento, ha sottolineato come la sinergia tra le Premiate Trattorie e i vini di Montefalco rappresenti un valore fondamentale: “In una osteria artefice della buona cucina, ha ricordato, non può mancare il vino, che è identità ed espressione del nostro territorio.”

Un messaggio chiaro, che ribadisce quanto la cultura del cibo e quella del vino siano inseparabili nel racconto più autentico dell’Umbria.

Ecco la colonna sonora liquida della serata, firmata dal Consorzio di Tutela dei Vini di Montefalco:

  • Montefalco Grechetto DOC
  • Montefalco Bianco DOC
  • Spoleto DOC Trebbiano Spoletino (anche in versione spumante)
  • Montefalco Rosso DOC
  • Montefalco Sagrantino DOCG
  • Montefalco Sagrantino DOCG Passito

Cantine partecipanti
Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Cesarini Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Colpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fattoria Colsanto, Fongoli, La Veneranda, Le Cimate, Le Thadee, Lungarotti, Ninni, Perticaia, Plani Arche, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Terre di San Felice, Tenuta Clivo del Cardinale, Terre de La Custodia.

Valori, impatti e visione del futuro

L’associazione non è solo una rete commerciale: è un movimento culturale che difende l’idea della tavola come spazio di incontro, narrazione e memoria.

In un panorama gastronomico che spesso punta al “colpo d’occhio” o all’effetto mediatico, le Premiate Trattorie Italiane scelgono la via della coerenza, mettendo al centro il territorio, il racconto e il cliente.

Ogni trattoria diventa una finestra sul suo mondo: visitarla è entrare in una comunità, respirarne i profumi, scoprirne i racconti. Il gruppo è anche un itinerario diffuso, capace di unire luoghi meno battuti ma ricchi di identità.

Oggi, essere una “trattoria” è una sfida: coniugare qualità, sostenibilità, tradizione e capacità di dialogare con un pubblico sempre più evoluto.
La scelta di accogliere tre nuove insegne nel 2026 è un segno forte: non un’espansione fredda, ma un gesto fiducioso verso il domani della cucina tradizionale.
Come ha detto uno dei fondatori:

“La trattoria è il cuore dell’Italia che lavora, accoglie e cucina. È lì che le persone si ritrovano per riconoscersi.” Ed è questo spirito che, a Posta Donini, si è percepito a ogni brindisi, piatto e abbraccio tra colleghi diventati amici.

Hambo a Napoli, il gusto fa 90 quando la fame fa paura

Da un ex ricevitoria del banco lotto, a pochi passi da Piazzetta Ascensione e dal cuore pulsante di Chiaia, arriva Hambo con i panini ispirati alle ricette della tradizione italiana.

Napoli è da sempre legata ai numeri e alla cabala e Gennaro Natale e Luigi Crispino, titolari del piccolo locale in stile anni ’80, rievocano l’emozione di una scommessa nata per caso in un giorno di fine settembre.

Il progetto

Già esperti di ristorazione con Upnea – Salumeria Mediterranea – ed i piatti classici partenopei rivisitati in chiave moderna, hanno qui puntato sullo street food di qualità. Prendendo l’idea dalle ruote del Lotto, da Hambo di ripercorre un viaggio lungo lo Stivale con le specialità tipiche regionali.

Da Milano arriva la polenta, a Genova il pesto di basilico e poial sud Italia tra l’hamburger di salsiccia a Napoli e melanzane alla norma a Palermo. I numeri vincenti sono della smorfia: il 49 riferito a ’o piezz’e carne o il 50 o pane per restare, infine, a meraviglia col 72.

La selezione dei “panini vincenti” accontenta ogni gusto ed è rinvenibile in carta tutto l’anno. Hambo, Therno, Quatherna e Quinthina sono di fatto già richiestissimi dal pubblico. Ogni mese una ruota special che ad ottobre propone pastrami di manzo, caciocavallo, verdure di stagione e la salsa segreta barbeque della casa.

Prezzo medio 7 euro per le versioni semplici con un risparmio per la giocata multipla con aggiunta di bibita e contorno e 10 euro taglio fisso per i più farciti. Ad accompagnare le proposte gli sfizi tipici con patate fritte in vari gusti, alette di pollo e bao con pancia di maiale, per apetizer o variazione al menu.

Nella drink list alcolica un buon calice di vino del Sannio con la Falanghina e l’Aglianico dell’azienda Nifo Sarrapochiello, birra alla spina o l’immancabile cocktail spritz. Tutto è compostabile nel rispetto della sostenibilità ambientale e delle esigenze per i celiaci.

Le origini e il futuro

Da ex chimici farmaceutici, Gennaro e Luigi partirono 17 anni fa da un piccolo appartamento con alcune serate vernissage a cui accompagnare le proposte gastronomiche. Il successo dell’iniziativa li ha presto dirottati verso la ristorazione anche fuori dai confini italiani per poi stabilirsi a Napoli.

Infine, un corso di formazione con Gambero Rosso per imparare le tecniche di corretta preparazione e cottura degli alimenti. <<Per il futuro, modificando in positivo un motto pratico, posso dire che le nostre società sono utili se in numero “pari” inferiore a 3 – dichiara Gennaro Natale – Grazie alla nostra amicizia, forte sin dai tempi degli studi, sognamo di aprire altri punti vendita non in franchising, garantendo un rigoroso controllo per la clientela>>.

Gli assaggi

Palermo: filetto di tonno impanato nel corn flakes gluten free con melanzane a funghetti e ricotta salata

Milano Vegano: hamburger di polenta ai funghi porcini, crudocotto di scarola con cappoeri e olive e maionese vegan allo zafferano.

Genova: pesto con pomodorini secchi e provola originale e mediterraneo.

Quatherna: con hamburger, caciocavallo, pomodoro e lattuga con salsa Hambo Roma con pancia di maiale cotta a mo’ di porchetta, scamorza peperoncini verdi e maionese.

HAMBO
Via Ascensione 7
Napoli (NA)
aperto sempre pranzo e cena – domenica solo pranzo

“Incontri di pizze” da Basilico Italia a Sorrento

One World All Pizzas, abbreviato OWAP, riflette in maniera esemplare lo spirito della serata di degustazione pizze che ha visto collaborare a quattro mani Mauro Espedito e Luigi Mastellone, nel cuore di una Sorrento ancora pullulante, a ottobre, di turismo internazionale.

Mauro Espedito

OWAP è il nome della pizzeria di Espedito, intraprendente pizzaiolo formatosi tra Europa, Stati Uniti e Australia per poi tornare a Napoli e stabilire il primo dei suoi locali in via Foria, dove propone un menù di pizze rivisitate da contaminazioni internazionali. A ospitare Espedito, Luigi Mastellone, giovanissimo pizzaiolo di Basilico, realtà ristorativa nata otto anni fa e situata nel foyer dello storico teatro Armida: una suggestiva sinergia che permette, oltre alla classica proposta ristorativa, la Blue Theatre Experience, emozionanti e coinvolgenti cene spettacolo in una delle sale.

Luigi Mastellone

Mastellone inizia quasi per caso a lavorare come pizzaiolo dopo la nascita del locale, ma la passione è subito immediata. Entusiasta del confronto col collega napoletano, propone una pizza che definisce classica rivisitata, strettamente legata agli ingredienti territoriali.

Due giovani maestri pizzaioli, due modi differenti di concepire la pizza, a cominciare dall’impasto.

“Uso un blend di due farine, tipo 1 e tipo 0, con un’idratazione adeguata a rendere la pizza croccante al morso e il cornicione più asciutto” – spiega Espedito – La cottura inoltre avviene a una temperatura più bassa rispetto alla classica napoletana, a 300°, per asciugare meglio la pizza e renderla più digeribile e croccante.”

Impasto indiretto per Luigi Mastellone, che predilige una tipo 0, e ne usa di due differenti mulini, una per il prefermento e una per la chiusura.

Ed è proprio il patron del forno di Basilico ad aprire la nostra degustazione, con la sua Sorrento, un omaggio ad alcune delle tipicità del territorio. Bianca con fiordilatte, all’uscita prevede aggiunta di pomodorini secchi, zest di limone, noci, basilico e olio a crudo. Al morso si presenta equilibrata nell’impasto e nel mix di ingredienti.

La classica Margherita Napoletana è la prima delle pizze di Mauro Espedito, per permettere il confronto con la sua Margherita OWAP, servita immediatamente dopo.

Margherita OWAP infatti sostituisce il pomodoro con un ketchup di San Marzano e completa con una crema di Parmigiano Reggiano trentasei mesi.

La contrapposizione tra la tendenza acidula del ketchup e la tendenza dolce di fiordilatte e crema di Parmigiano è il vero protagonista di questa pizza, che sveste i panni della tradizione per diventare a tutti gli effetti una Margherita internazionale.

Ultima pizza in degustazione la Tropea di Luigi Mastellone, di nuovo una pizza bianca che unisce alla croccantezza del guanciale aggiunto a metà cottura, la cremosità della cipolla di Tropea, in questo caso, ci spiega Luigi, cotta a bassa temperatura per circa un’ora in modo da renderla più digeribile.

Luigi ci stupisce anche con i fritti, che siano salati o dolci.

Così nell’intermezzo tra le quattro pizze gustiamo le montanarine, veri e propri finger food in quattro diverse varianti (classica, al pesto di pistacchio, alla Nerano, con la genovese), mentre concludiamo in dolcezza la degustazione con golose frittelle zucchero e nutella.

Basilico Italia

Corso Italia 219

80067 Sorrento (NA)

OWAP

Via Foria 150

80037 Napoli

Vico Equense città della pizza con l’ottava edizione di Pizza a Vico

Trentuno i forni accesi per l’VIII edizione di Pizza a Vico, la più grande pizzeria a cielo aperto che dal 16 al 18 settembre ha animato le strade di Vico Equense, la cittadina alle porte della Penisola Sorrentina ad alta vocazione gastronomica.

La manifestazione celebra la cosiddetta “Pizza di Vico”, una vera e propria specialità, nata a Vico Equense grazie a Luigi dell’Amura – fondatore dello storico locale Pizza a Metro –  e dal 2023 anche de.co. (denominazione comunale) con un proprio disciplinare, che ne definisce le specifiche caratteristiche.

Maggiore idratazione della pasta, tempi di lievitazione più brevi, cottura più lunga ad una temperatura più bassa per un risultato completamente diverso dalla classica pizza napoletana: spessa e soffice, viene servita a metro e non al piatto. D’altronde Luigi Dell’Amura, detto o’ zuzzuso perché sempre “sporco” della farina con cui lavorava, sfornava pane ogni giorno e proprio dalla brillante intuizione di condire la stessa pasta del pane con gli ingredienti tipici della pizza, nasce la pizza a metro.

“Pizza a Vico è nata quasi per gioco (nel 2016 n.d.r.) durante una spaghettata insieme all’ex sindaco di Vico Equense Benedetto Migliaccio, che da subito appoggiò la mia iniziativa di fare a Vico una festa dedicata alla pizza”, ci spiega Michele Cuomo, Presidente dell’Associazione Pizza a Vico.

“Oggi siamo arrivati all’ottava edizione con un successo che non ci aspettavamo: i pizzaioli ogni anno mettono a disposizione le loro forze e risorse per portare avanti questa iniziativa.”

Iniziativa a sfondo benefico, dato parte degli incassi vengono destinati in beneficenza: quest’anno verranno devoluti per l’acquisto di un veicolo speciale destinato al trasporto di persone con disabilità. D’altronde la pizza a metro è per sua stessa natura una pizza altruista, una pizza familiare, una pizza da condividere tra più persone.

Anche per quest’anno il format della manifestazione è stato il consueto: ogni pizzeria ha sfornato la classica margherita oltre a un gusto speciale, lasciato alla libera fantasia dei pizzaioli. Tra le tante segnaliamo quella de L’Uliveto (fior di latte, pomodori secchi, zest di limone, pancetta tesa e nocciole) e la Pizza Fantasia di Tigabelas (crema di peperoni gialli, fior di latte, pancetta locale croccante, peperoni rossi arrostiti, pesto di rucola, basilico). Con l’acquisto di un multi-ticket, i partecipanti hanno potuto assaggiare tre fette di pizza margherita, due di speciale, un dolce e una bibita.

Novità dell’edizione 2025 è stato il tema: Pizza e vino, il piacere di stare insieme.

In una fase estremamente difficile per il mondo del vino, l’abbinamento con la pizza rappresenta un’ulteriore diversificazione di mercato e Pizza a Vico ha saputo cogliere questo spunto, coinvolgendo nella tre-sere cantine locali e non. D’altra parte la pizza di Vico, prima ancora di quella napoletana, si è sempre prestata ad essere condita con ingredienti variegati, legati alla ricca tradizione gastronomica del territorio, tanto da rappresentare di volta in volta un piatto a sé stante che ben si adatta all’abbinamento col vino.

Un diverso ticket è stato quindi destinato all’acquisto del bicchiere con il quale era possibile accedere senza limite a tutti i banchi di degustazione.

“Stiamo perseguendo una strategia che va verso la tutela del territorio ma anche verso la promozione, cercando di mantenere intatta la nostra autenticità”, ha commentato il sindaco di Vico Equense Giuseppe Aiello raggiunto da 20 Italie.

“Pizza a Vico va in questa direzione, come anche la festa degli chef (Festa a Vico, la tre-giorni che anima le strade del paese nel mese di giugno coinvolgendo decine di chef rinomati provenienti da tutta Italia n.d.r.): da qui l’idea di presentare lo scorso anno Vico Equense come città creativa per la gastronomia Unesco. Abbiamo superato solo la fase nazionale, ci riproveremo per ottenere il riconoscimento definitivo. D’altronde il nostro territorio, le nostre aziende agricole e caseifici con i loro prodotti, la cultura dell’accoglienza sono ciò che ci rappresenta maggiormente. Dobbiamo solo sforzarci affinché tutto questo ci venga riconosciuto come comunità.”

Gastronomia dunque come strumento di cultura e mezzo di tutela, basti pensare all’opera di tutte le piccole aziende agricole per preservare il territorio e i suoi prodotti più tipici, come le noci e il Provolone del Monaco.

“Anche questa è cultura autentica che permette di distinguerci dal fenomeno dell’over tourism”, continua Peppe Aiello, “senza dimenticare che Vico Equense è attiva attraverso molte iniziative culturali, oltre a essere la città di Gaetano Filangieri, Giambattista Della Porta e della cappella medievale di Santa Lucia.”

Cibo e gastronomia intesi anche come punto di arrivo di un percorso multiculturale e multidisciplinare ma anche come punto di partenza per tanti giovani che desiderino intraprendere il percorso della ristorazione.

Che possa essere realmente questa la corretta chiave di lettura per un turismo più sostenibile? Per ora ci limitiamo a testimoniare l’alta affluenza di persone che hanno animato le strade del centro di Vico Equense durante Pizza a Vico, sancendo ancora una volta per la pizza il titolo di street-food per eccellenza.

Al MaxiMall Pompeii la mostra Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience

Incontro con l’artista Mario Amura e proiezione del documentario Napoli Explosion con la partecipazione della Dott.ssa Rosanna Romano, Direttore Generale per le politiche culturali e il Turismo della Regione Campania, del Sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo.

25 ottobre al MaxiMall Pompeii dalle ore 11:00 alle 13:00

Appuntamento con l’arte contemporanea al MaxiMall Pompeii: sabato 25 ottobre, alle ore 11:00 presso il Cinema Nexus del MaxiMall, è in programma l’incontro con l’artista Mario Amura, che accompagnerà i visitatori alla scoperta della genesi del progetto “Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience” e della tecnica che da oltre quindici anni gli permette di catturare la magia dei fuochi pirotecnici del Capodanno nel Golfo di Napoli. 

A seguire, alle ore 12:00, sempre al Cinema Nexus, sarà proiettato il documentario “Napoli Explosion”, alla presenza dell’artista, della Dott.ssa Rosanna Romano (Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania) e del Sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo.

Durante tutta la mattina sarà possibile effettuare visite guidate gratuite alla mostra “Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience”, allestita negli spazi del MaxiMall Pompeii e prenotabili su Eventbrite.

L’appuntamento, a ingresso libero fino a esaurimento posti, rappresenta un’occasione unica di incontro con l’autore e di approfondimento artistico e territoriale.

A tutti gli spettatori verrà donata una cartolina Napoli Explosion autografata dal Visual Artist Mario Amura

“Napoli Explosion è un progetto corale che trasforma in dipinti fotografici i festeggiamenti di Capodanno nel golfo di Napoli. Ho scelto il Maximall Pompeii per incontrare anche chi non visiterebbe la mostra nelle sale di un museo: video darte sui maxi-schermi, esperienze interattive e 17 opere di grande formato per condividere lincredibile spettacolo del cielo notturno che si trasforma in unimmensa tela su cui ciascuno lascia la propria traccia di luce” sottolinea Mario Amura

Dopo il grande successo ottenuto al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli nel 2024, questa nuova esposizione di Napoli Explosion, unica nel suo genere, presenta una selezione di 17 straordinarie opere di grandi dimensioni che raccontano Napoli attraverso il rituale dei fuochi d’artificio di Capodanno ai piedi del Vesuvio.

Il progetto, intitolato “Napoli Explosion”, è da più di quindici anni il frutto della performance fotografica ideata da Mario Amura. Ogni Capodanno, l’artista cattura l’esplosione di luce e colori che si irradia dal Golfo di Napoli, trasformandola in immagini pittoriche di grande impatto emotivo e visivo. La mostra allestita al MaxiMall Pompeii prende il nome dall’antica città di Oplonti (oggi Torre Annunziata) e sposta il baricentro del racconto visivo sul territorio vesuviano offrendo una nuova narrazione dell’identità napoletana.

La mostra sarà visitabile fino al 6 novembre 2025 con numerosi appuntamenti guidati e laboratori.

La mostra è promossa con il cofinanziamento della Regione Campania e altri enti pubblici e privati, e rappresenta un importante contributo alla valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico della Campania.

Per informazioni e prenotazioni:

Sito ufficiale: www.napex.art

Prenotazioni visite guidate e biglietti: Eventbrite Napoli Explosion

Montefioralle Divino 2025

Nel piccolo e grazioso Borgo di Montefioralle si è svolto l’evento Montefioralle Divino, giunto alla sua 11esima edizione. Il festival è stato organizzato e promosso dall’Associazione Viticoltori di Montefioralle, nei giorni dal 26 al 28 settembre 2025.

Per l’occasione sono stati allestiti stand in Piazza Santo Stefano con in degustazione etichette di Chianti Classico nelle tipologie, annata, riserva e gran selezione, ma anche alcuni Igt, sia rossi che rosati e bianchi con qualche perla finale di Vin Santo. Cosa molto importante ormai in tali contesti la possibilità di acquistare i vini direttamente dai produttori.

Il territorio

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti (Fi) e si erge su di un colle a poca distanza, immerso nel meraviglioso scenario chiantigiano ove il tempo sembra che abbia subito una pausa nel lento scorrere. Montefioralle ha la sua propria UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che al momento è legata alla tipologia Gran Selezione, la seconda più piccola di tutto il comprensorio del Chianti Classico. I vigneti si attestano ad altimetrie mediamente più alte rispetto ad altre UGA e sovente sono terrazzati. Notevole è la presenza dell’olivo.

A livello sensoriale il Chianti Classico è di un colore rosso rubino intenso e trasparente che vira al granato con la maturazione, al naso sviluppa sentori di viola mammola, ciliegia, prugna, amarena e frutti di bosco, per i più evoluti anche note di spezie dolci, vaniglia e nuances balsamiche, al gusto è avvolgente con tannini nobili e dotato di una buona piacevolezza di beva e una lunga persistenza aromatica.

Un vino identitario per ogni produttore

I’ Burasca Toscana Igt 2022 Altiero
Chianti Classico Gran Selezione Sassello 2018 Castello di Verrazzano
Vin Santo del Chianti Classico 2020 Montefioralle
Chianti Classico Gran Selezione La Fornace 2021 Villa Calcinaia
Chianti Classico Gran Selezione Sillano 2021 Terreno
Chianti Classico Riserva 2021 Podere San Cresci
Chianti Classico Riserva 2021 Podere Campriano
Chianti Classico 2022 Le Palaie
Chianti Classico Gran Selezione 2018 Terre di Melazzano
Chianti Classico 2023 Podere Somigli

Roma celebra i vincitori italiani del Concours Mondial de Bruxelles 2025

Palazzo Valentini ha ospitato il 6 ottobre la rassegna dei produttori italiani i cui vini hanno ricevuto il prestigioso premio, la medaglia d’oro del Concours Mondiale de Bruxelles, che da oltre trent’anni distingue professionalmente l’arte della degustazione dei vini di tutto il mondo.

Nel chiostro, incantevole per architettura, i banchi d’assaggio hanno offerto vini provenienti da areali noti o meno conosciuti: dalle Langhe del Barbaresco, qui espresso dall’eccellente Collina Serragrilli, a Montalcino con Radicato e il suo eccellente “Brunello 2019”, ma guardando alle colline dell’Akragas di Filippo Cuffaro e il suo “Filippo II”, al suo prossimo geografico in Paceco con Baglio Ingardia e il suo “Sisilì”, alla Puglia di tradizione borbonica col “Nero di Troia” di Domus Hortae, fino ai Colli di Salerno con Guerritore e l’aglianico del “Fusara”. 

Si guarda anche agli areali del Lazio, partendo da Frascati e dai Colli Romani ben rappresentati da produttori esigenti con Colle De’ Conti, fino a Le Ferriere di Latina con la celeberrima Casale del Giglio.

Ospitalità della venue di Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma, la cui azione di recupero qualitativo dei vitigni laziali storici vede già un forte impegno istituzionale da quest’anno — notevole la presenza degli uomini delle istituzioni romane all’evento — e per il prossimo quinquennio mediante diversi programmi di sviluppo locale.

Forse il più emblematico di questi è “Roma Mater Vinorum”, patrocinato e sviluppato da “Iter Vitis” iniziativa del Consiglio d’Europa, che valorizza con il “Vigneto di San Sisto” (1400 metri quadrati” entro le mura romane i sette vitigni proto-storici della Roma Antica (su tutti, Cesanese e Nerobuono).

L’obiettivo dell’evento è dichiaratamente più ampio della celebrazione dei vini selezionati per una Medaglia CMB: gli organizzatori hanno inteso rappresentare un mosaico di territori, vitigni e identità produttive che costituiscono un patrimonio unico di biodiversità ed esprimono il livello altissimo di tutta l’enologia italiana, da nord a sud del Paese.

Con il 4% dei premiati, sono 582 le etichette italiane medagliate: 40 referenze hanno ottenuto la Medaglia Gran Oro, 218 l’Oro, 340  l’Argento, di cui rispettivamente 44 e 91 solo in Toscana. Bene la Sicilia con nuovi areali interessati alla selezione, insieme con il Friuli Venezia Giulia che, tra Collio e Sauvignon, a detta dei selettori ha raggiunto non solo questa premiazione ma la notorietà nel mondo come vera sorpresa del decennio.

I selezionatori del concorso belga sono circa 250 e vengono scelti per rigorosa reputazione internazionale, per la loro riconosciuta e incontestata capacità di degustazione alla cieca e decantazione dettagliata delle qualità e delle caratteristiche eroiche dei vini iscritti al Concours, guidato da Baudouin Havaux. 

Giudizi indipendenti, credibili, imparziali e ferrei nella analisi dei vini, la cui considerazione per un premio è effetto di una soglia di valutazione affermativa non inferiore ai 2/3 dei selettori.

Interessantissime le due Masterclass proposte: si svolgono in contemporanea e mettono a raffronto in due aule attigue l’una il patrimonio enologico della Capitale e della sua regione, con la masterclass “I migliori vini della Provincia di Roma”, l’altra con la masterclass “Sauvignon Selection” a rappresentare alcuni tra i Sauvignon Blanc più identitari delle colline e delle valli del Sud Africa – notevoli la Franschhoek Valley e Stellenbosch.

Abbiamo avuto modo di conoscere in dettaglio la storia e le ispirazioni delle cantine laziali selezionate nella masterclass, apprezzandone con i loro rappresentanti presenti non solo la qualità eccellente raggiunta ma le ambizioni in un periodo non certo facile per i mercati internazionali a cui i loro vini sono destinati. 

Dal “Satrico” 2024 di Casale del Giglio, una elegantissima continuità del lavoro della famiglia Santarelli e di Paolo Tiefenthaler, al “Villa Simone” 2020 che esprime un cru di Malvasia Puntinata del loro bellissimo vigneto “Falconieri”. 

C’è spazio anche per il rosato “DonnaLuce” di Poggio Le Volpi, azienda di Monteporzio Catone che combina sin dalle sue origini la ristorazione tipica con la valorizzazione di antichi vitigni locali come il Nerobuono blendati con vitigni internazionali come il Merlot. La tecnica estrattiva del “salasso” permette di ottenere per questo vino un colore e un gusto molto vicini ai rosati della Provenza. 

A chiudere, ancora Casale del Giglio con il loro alfiere di sempre, quel “Mater Matuta” che nell’annata 2019 proposta alla masterclass offre la combinazione all’85% di Syrah con il Petit Verdot al 15% — una proporzione quasi inedita che esprime la visione di un prodotto meno figlio di estrazione e più incline a combinare una rinnovata freschezza, eleganza di gusto con una struttura ricca di tannini vellutati e grado alcolico, ma aperta alle notevoli complessità di gusto e olfatto del complesso vegetale di erbe, di foglie di ortaggi e muschi, bilanciato da fruttato di amarena e dalla bella verticalità con un leggero etereo di spirito, di fumosità accennate eppure sensibili assieme a refoli di cacao.

Appuntamento all’edizione del CMB del prossimo anno, ancora a Palazzo Valentini e nel prezioso scenario del suo Chiostro.

I Tre Bicchieri 2026 del Gambero Rosso: il futuro del vino italiano tra passione, qualità e comunità

La luce che filtra dalle vetrate della Nuvola all’EUR ha qualcosa di simbolico. È una luce chiara, viva, che illumina un’Italia del vino più consapevole, più matura e soprattutto più unita. In questa cornice d’autore è stata presentata la 39ª edizione della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, il riferimento assoluto per chi racconta e vive la cultura del vino italiano.

Un’edizione che segna l’inizio del 40º anno di vita della Guida, nata nel 1986 e diventata nel tempo ambasciatrice del gusto e della bellezza italiana nel mondo. Ma quest’anno, più che mai, l’aria che si respira è quella di una festa collettiva: 530 produttori premiati, un record assoluto che racconta una sola cosa il vino italiano non è mai stato così forte.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura”

A prendere per primo la parola è Lorenzo Ruggeri, Direttore Responsabile del Gambero Rosso, che parla con l’entusiasmo di chi vive questo mondo da dentro, ogni giorno.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura, educazione alla bellezza,” esordisce. “Siamo qui per celebrare una comunità che cresce e che si rinnova. La qualità del vino italiano non è mai stata così alta, ma oggi la vera sfida è saperla raccontare con un nuovo linguaggio, più autentico e meno prevedibile.”

Ruggeri guarda avanti, con uno sguardo rivolto al futuro digitale e globale del Gambero Rosso. Annuncia l’arrivo di un giornalista londinese che affiancherà la redazione nell’internazionalizzazione dei contenuti, e anticipa un percorso di digitalizzazione intelligente, in cui anche l’intelligenza artificiale sarà strumento di innovazione e fruizione.

La nuova guida cambia pelle: una grafica rinnovata, l’introduzione dei “biglietti da visita regionali” con dati e trend aggiornati, il rilancio dei Vini Rari e una sezione finale dedicata ai “luoghi del vino in Italia e nel mondo”, per riscoprire il senso profondo del fare vino come gesto collettivo, legato ai territori e alle persone.

Dietro le quinte della grande squadra

Sul palco si alternano Marco SabellicoGiuseppe Carrus e Gianni Fabrizio, i tre curatori che da anni danno voce e metodo alla guida. Con loro il Vice Curatore William Pregentelli, il Coordinatore Editoriale Marzio Taccetti, e tutti i collaboratori che ogni anno, con rigore e passione, assaggiano, scrivono, analizzano.

L’atmosfera è quella di una famiglia allargata del vino italiano. E quando Ruggeri consegna 35 rose rosse a Marco Sabellico, simbolo dei suoi 35 anni di cura e dedizione alla guida, l’applauso che esplode in sala è una vera e propria standing ovation. Un gesto di affetto e riconoscenza verso chi, per quasi quattro decenni, ha raccontato il vino con equilibrio, sensibilità e competenza.

L’Italia del vino cresce, il Gambero Rosso evolve

“Ho visto crescere questa famiglia, anno dopo anno,” racconta con emozione Paolo Cuccia, Presidente del Gambero Rosso.

“In questi 15 anni ho assistito a momenti difficili ma anche a una crescita straordinaria. I produttori premiati oggi sono l’eccellenza di un Paese che nel vino trova una delle sue più alte espressioni culturali. Il Gambero Rosso continuerà a modernizzarsi per rappresentare al meglio il Made in Italy nel mondo.”

Le sue parole risuonano sincere, cariche di gratitudine. La platea è un mosaico di volti: produttori, giornalisti, sommelier, giovani vignaioli e maestri del vino che da anni fanno grande l’enologia italiana.

Il coraggio e la poesia del vino giovane

Tra i premi speciali della giornata, uno ha toccato corde profonde: il Premio Giovani Produttori dell’Anno, offerto dalla Banca di Asti, è andato a Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta della cantina Cà du Ferrà, in Liguria.

Il loro vino premiato, dal nome già manifesto “Liguria di Levante Bianco Zero Tolleranza per il Silenzio 2023” nasce da vecchie vigne di Ruzzese in purezza, un vitigno quasi dimenticato, che cresce fiero tra muretti a secco e pendii affacciati sul mare. Il risultato è un sorso fine ed elegante, ricco di personalità, in cui si intrecciano sale, vento e memoria.

Sul palco, Davide Zoppi parla con voce ferma ma emozionata:

“Questo premio è un incoraggiamento a non tacere mai davanti alla violenza, all’indifferenza, all’odio. Il vino è libertà, identità, e anche responsabilità.”

Alti Premi Speciali

  • Premio per la vitivinicoltura sostenibile a Antonelli San Marco
  • Cantina Cooperativa dell’anno a La Guardiense – Janare
  • Cantina emergente a Torre Zambra
  • Miglior rapporto qualità prezzo a Cirò Bianco Mare Chiaro 2024 di Ippolito 1845
  • Vino da meditazione dell’anno a Santa Barbara Lina Passito 2023
  • Bollicine dell’anno a Bosio Francia corta Brut Nature 2021
  • Rosato dell’anno a Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Bianco dell’anno a Monchiero Carbone – Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2020
  • Rosso dell’anno a GIODO Brunello di Montalcino 2020
  • Vignaiolo dell’anno a Francesco Carfagna – Altura
  • Azienda dell’anno a ABFV ITALY – Alejandro Bulgheroni Family Vineyards

Il momento dei banchi d’assaggio

Dopo la premiazione, la Nuvola si è trasformata in un vero e proprio tempio della degustazione. Tra sorrisi, brindisi e racconti di vendemmie, produttori e appassionati si sono incontrati ai banchi d’assaggio, per celebrare insieme la varietà e la ricchezza del panorama vitivinicolo italiano.

Non potendo rendere giustizia ai 530 vini premiati, mi sono affidato — insieme al mio collega e amico Adriano Romano— a una selezione personale di etichette che mi hanno colpito per identità, eleganza e intensità.

Tra tutte hanno particolarmente colpito:

  • Azienda Agricola Sciara – IGT Terre Siciliane Rosso “1200 Metri” 2022, vigneto Contrada Nave di Stef Yim (Sicilia)
  • Perla del Garda – Lugana Perla 2024 (Lombardia)
  • Goretti – Il Trebbio 2024 (Umbria)
  • Terre Margaritelli – Torgiano Rosso Pictorius Riserva 2019
  • Tenute Lunelli – Castelbuono Montefalco Sagrantino Carapace 2020
  • Macchie Santa Maria – Greco di Tufo Contrada Epitaffio Riserva 2023
  • Marco Ferrari – Valtellina Superiore Sassella 2023
  • Cantina Pantaleone – Pralama 2021
  • Cà du Ferrà – Zero Tolleranza per il Silenzio 2023
  • Cataldi Madonna – “Giulia” Pecorino 2024
  • Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Villa Simone – Frascati Superiore Vigneto Falconieri 2020
  • Altura – Ansonaco 2024
  • Monsupello – Brut Metodo Classico
  • Letrari – Trento Brut Rosé +4 Limited Edition Riserva 2012
  • Cantine Monfort – Trento Extra Brut Général Dallemagne Monfort 2019
  • Casale della Ioria – Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2022
  • Emiliano Fini – Lavente 2023 IGT Malvasia Puntinata
  • Gabriele Magno – Vigneto La Torretta di Valle Marciana
  • Colli di Lapio – Romano Clelia Fiano di Avellino DOCG
  • Pietroso – Rosso di Montalcino Vendemmia 2023
  • Tenute di Capezzana – Trefiano Riserva 2021
  • Tenuta di Valgiano – Colline Lucchesi 2022
  • Cantina Kaltern – AA Lago di Caldaro Classico Superiore Quintessenz
  • Cantina Produttori San Michele Appiano – Pinot Nero Sanct Valentin Riserva 2022
  • Le Battistelle – Soave Classico 2023
  • Vinchio Vaglio – Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023
  • Santa Barbara – Lina Passito 2023
  • Ronco del Gelso – Traminer Aromatico Aur 2019

Una galleria di vini che attraversa l’Italia intera, da Nord a Sud, raccontando una pluralità di terroir, interpretazioni e visioni. Dai profumi agrumati del Soave alle profondità del Sagrantino, dal rigore alpino dei TrentoDoc alla solarità dei bianchi liguri: ogni calice è stato un frammento di territorio, un racconto in forma liquida.

Un brindisi lungo quarant’anni

La presentazione della Guida Tre Bicchieri 2026 è stata molto più di una cerimonia: è stata una dichiarazione d’amore verso il vino italiano, una promessa di futuro.
In un momento in cui tutto cambia — i mercati, i gusti, i linguaggi — resta immutato ciò che dà senso a tutto: la passione di chi il vino lo fa, lo racconta e lo vive. Il Gambero Rosso, alla soglia dei quarant’anni, rinnova la sua missione: celebrare la qualità, promuovere la conoscenza e costruire ponti tra i territori e il mondo.

E, come sempre, con un calice di bellezza tra le mani.

La pasticceria in Campania è in forma strepitosa

Si parla spesso e a sproposito della lotta agli zuccheri in difesa della salute, ma c’è un comparto in Campania che vive metaforicamente un momento di forma strepitosa: quello dei maestri pasticceri.

Se n’è parlato a Casertavecchia, tra la curiosità del pubblico, durante l’evento “aperitivo di gusto sulla pasticceria italiana” moderato dalle giornaliste Antonella D’Avanzo ed Emanuela Sorrentino. Quattro racconti profondamente diversi tra di loro, che rappresentano vite di scelte e sacrifici in laboratorio, nel seguire le orme dei genitori o scegliendo la professione solo grazie al talento scoperto per caso in gioventù.

L’evento è stato introdotto da Luigi Ferraiuolo nell’ambito del percorso letterario denominato Un Borgo di Libri ed ha visto la partecipazione di Nicola Goglia “Emilio il Pasticcere” a Casal di Principe, Alessandro Mango “Lombardi Pasticcieri dal 1948” a Maddaloni, Biagio Martinelli “Pasticceria Biagio Martinelli” ad Aversa e Marco Cesare Merola “Pasticceria Contemporanea” a Caserta.

Nella speranza di vedere a dicembre la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco per biodiversità e sostenibilità, il comparto di torte, dolci iconici, cioccolata, dessert al piatto, lievitati e piccole coccole da vetrina, vive già il suo riconoscimento più importante, quello del mercato. Ben 10 i miliardi del fatturato annuo complessivo – compreso l’indotto – e l’inversione della gerarchia delle eccellenze con il Sud Italia, in particolare Campania e Sicilia, a farla da padrone. Mentre il dolce italiano più conosciuto al mondo resta il tiramisù, pastiera, cannoli e altre delizie sono le preferenze dei consumatori italiani.

Nicola Goglia ha persino registrato il marchio Roccobabà. A Casal di Principe, terra di riscatto, il padre aveva aperto piccolo laboratorio da 40 metri quadri. Oggi se ne contano 700 e tanti posti di lavoro nel Rione San Donato, mai abbandonato. Il vassoio della domenica è tornato in auge: babà e sfogliatelle ricce non possono mancare insieme alla classica zuppetta. Forme antiche di street food per le signore bene della borghesia napoletana, divenute col tempo una tradizione culturale del popolo. Il sacrificio e la gavetta degli inizi e la difficoltà attuale a trovare manodopera qualificata e volenterosa lasciano un immagine in chiaroscuro dove non è semplice fare impresa. E poi ci sono le esigenze alimentari di una visione contemporanea dove tutto sembra nuocere alla salute, in particolare zuccheri a grassi. «Lo zucchero era un conservante naturale, ecco perché se ne abusava in passato – spiega Goglia – Prima si mangiavano dolci una o due volte alla settimana, adesso bisogna preservare l’equilibrio calorico più volte al giorno. Quindi ridurre anche le pezzature, contenendo però i costi».

Alessandro Mango è un “genero d’arte”. Il suocero è il aestro pasticciere Aniello Di Caprio della Scuola Dolce e Salato di Maddaloni, vera eccellenza in Italia, nonché titolare di Lombardi Pasticceri dal 1948. Alessandro è un appassionato dei lievitati, nella cura con amore di un ceppo di lievito madre di oltre 40 anni, rigenerato di continuo. Starter uva sultanina, mele, yogurt. «Bisogna distinguersi nella lavorazione delle materie prime. Ad esempio, dare personalità alla frutta presente nel panettone con una canditura artigianale. Non ci siamo tirati indietro neppure con la pizza in pasticceria, format innovativo del 2023 che quest’anno ha visto il riconoscimento deiTre Spicchi della Guida Pizzerie Gambero Rosso» racconta un’entusiasta Mango.

Biagio Martinelli invece tiene a precisare le sue origini non da aversane, accolto però come un figlio dalla popolazione. Da ragazzo ha scelto la sua strada staccandosi dall’azienda di famiglia. Oggi presenta la polacca in più versioni, anche nel rispetto della ricetta originale della monaca di Aversa. Il primo locale nel 2017 e la polacca con variazione alla melannurca; nel 2019 la rustica con crema pasticcera salata e brioche salata con salame di suino casertano nero e provolone del Monaco. Immancabile la classica con amarena all’interno: «Nel 2024 nasce nasce il mio secondo progetto “Martinelli Cafè” per proporre dolce e salato alla clientela ed offrire formazione il cliente dal caffè alle preparazioni dolciarie», come accennato nell’articolo Biagio Martinelli, una vita tra il dolce e il salato.

Marco Cesare Merola vola prima negli Stati Uniti, laureandosi in lingue straniere prima di tornare a casa con il ruolo di executive chef in una struttura di prestigio. Pasticceria Contemporanea rappresenta il suo spazio libero al centro di caserta, dove coniugare il confort della tradizione con un piede nel futuro per creare la giusta experience. «Fare avanguardia oggi costa tantissimo. Ad esempio nel giocare sull’idea di una pizza scomposta come nella Miscake in collaborazione con il pizzaiolo Ciccio Vitiello. Una crostatina al limone. con pomodoro del Piennolo confit, fragole e agrumi. Ormai si sta spingendo sempre più verso gli estremi del palato e la percezione concreta del dolce sta diminuendo. L’esaltazione dell’amaro, dell’acido e salato sono una realtà» conclude Merola mentre i presenti non aspettano altro che assaggiare le proposte.

A Salerno la Gluten Free Experience: senza glutine, non senza piacere

Gusto e convivialità senza confini: Le Parùle presenta il menu senza confini. Giuseppe Pignalosa sfida i pregiudizi sul gluten free e inventa la vera pizza per tutti.

Il 15 ottobre la Pizzeria Le Parùle di Giuseppe Pignalosa, maestro riconosciuto per la sua filosofia di cucina legata al territorio e alla biodiversità, apre un nuovo capitolo con una serata-evento dedicata al mondo senza glutine che vedrà la partecipazione di Alfonso Del Forno, Giornalista Enogastronomico specializzato in alimentazione senza glutine e birra artigianale.

Giuseppe Pignalosa

Un menu senza compromessi, una sfida di gusto e sperimentazione: pizze appena sfornate, fritti partenopei, dolci e birre rigorosamente gluten free diventano protagonisti di un’esperienza pensata per chi convive con la celiachia e per tutti coloro che vogliono scoprire un nuovo linguaggio del piacere a tavola.

La serata si terrà in un ambiente coperto e riscaldato, pensato per accogliere e favorire la convivialità. Sarà possibile parcheggiare comodamente nei pressi, accedendo dall’ingresso principale di Marina d’Arechi.

Alfonso Del Forno

La pizza che sfida le regole e conquista il palato

Un progetto che nasce dall’esperienza diretta, dall’ascolto e dalla volontà di creare uno spazio autorevole e inclusivo, dove le esigenze dei celiaci incontrano la creatività di uno chef capace di valorizzare ogni ingrediente senza mai rinunciare al gusto.

Dal limite alla possibilità: la rivoluzione gluten free di Giuseppe Pignalosa

Mangiare senza glutine non deve mai significare mangiare senza scelta, senza gioia. Fino a pochi anni fa, proporre piatti e pizze senza glutine era per i ristoratori una sfida complessa: difficile reperire prodotti di qualità, spesso sostituiti da soluzioni standardizzate o surgelate, che mal si adattavano al gusto e alla tradizione mediterranea. Oggi, grazie alla crescente consapevolezza e all’impegno di produttori e chef, il “gluten free” è uscito dal recinto della necessità per trasformarsi in un linguaggio di inclusione, qualità e innovazione.

Il progetto di Giuseppe Pignalosa nasce da qui: dare forma a una cucina senza glutine, dove pizza, fritti e dolci raccontano la stessa storia di convivialità, artigianalità e amore per la materia prima. Un percorso reso possibile grazie all’alleanza con produttori che lavorano materie prime di eccellenza gluten free, costruendo così un modello sostenibile e replicabile.

La serata del 15 ottobre a Marina d’Arechi diventa un manifesto di cucina inclusiva: la dimostrazione che la pizza e i grandi classici partenopei possono essere vissuti da tutti, senza rinunce e con lo stesso piacere.

Dettagli evento:

📅 Data: 15 ottobre 2025

📍 Location: Le Parùle – Porto Marina d’Arechi, Salerno

Orario: dalle 20:00