Napoli in Rosso Amarone

Il 14 ottobre a Napoli, Palazzo Petrucci, dalle ore 17 alle 23 banchi d’assaggio e Masterclass dedicati alla conoscenza della Valpolicella.

Per la prima volta, i migliori vini interpreti del Vigneto della Valpolicella incontrano il fascino senza tempo della città partenopea. In programma degustazioni e masterclass per scoprire la denominazione top del Made in Veneto.

Sarà Palazzo Petrucci (Via Posillipo 16/C – Napoli) ad ospitare Napoli in Rosso Amarone, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella nell’ambito del programma “Quality Heritage of Europe”. Il cuore della città di Napoli accoglie i grandi vini della Valpolicella, offrendo ad operatori e appassionati un’esperienza sensoriale unica.

Si parte alle 17.00 (fino alle 23.00) con l’apertura dei banchi mescita, un’occasione per degustare – alla presenza dei produttori – non solo l’Amarone ma anche gli altri vini della Valpolicella. Ad arricchire e stupire il palato, il corner dedicato al Parmigiano Reggiano DOP, partner ufficiale dell’evento.

Alle 20.00 l’evento entra nel vivo con la masterclass “Dal Valpolicella all’Amarone: una scalata mozzafiato”. Un percorso di degustazione esclusivo, curato da AIS (Associazione Italiana Sommelier) e arricchito dai contributi diretti dei produttori della Valpolicella (ingresso fino ad esaurimento posti e su registrazione).

Napoli in Rosso Amarone è un evento gratuito e aperto al pubblico previa registrazione sulla piattaforma Eventbrite al seguente link https://www.eventbrite.it/e/napoli-in-rosso-amarone-tickets-1702992820369?aff=ebdsshwebmobile&utm-source=wsa&utm-term=listing&utm-campaign=social&utm-medium=discovery&utm-content=attendeeshare

“Quality Heritage of Europe” (Reg. UE n. 1144/2014) è promosso dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella e dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Cofinanziato dall’Unione Europea, il piano ha una durata triennale e contempla la realizzazione di attività specifiche in Italia e di partecipazioni fieristiche in Francia e Germania per aumentare la consapevolezza dei consumatori europei sui benefici dei prodotti agroalimentari di qualità, in particolare quelli a marchio Dop e Igp.

Ps: Nei momenti di massima affluenza per gestire al meglio i flussi in ingresso verrà limitato momentaneamente l’accesso e si potrà usufruire nell’attesa della terrazza di Palazzo Petrucci situata al livello strada.

Masterclass a cura di Alberto Brunelli, enologo Consorzio Vini Valpolicella e Tommaso Luongo, presidente AIS Campania

CAMERANI – ADALIA – Valpolicella DOC Camerani Adalia “Laute” 2024

ROCCOLO CALLISTO – Valpolicella DOC Superiore 2022

SEITERRE VITICOLTORI DAL 1877 – Valpolicella Ripasso DOC “Origini” 2022

DOMÌNI VENETI – Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore “La Casetta” 2020

ZENI 1870 – Amarone della Valpolicella DOCG Classico “VigneAlte” 2019

ZÝMĒ DI CELESTINO GASPARI – Amarone della Valpolicella DOCG “Am” 2019

PASQUA VIGNETI E CANTINE – Amarone della Valpolicella DOCG “Mai Dire Mai” 2015

SECONDO MARCO – Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva “Fumetto” 2008

Èno Florence Wine Excellence

Negli ampi spazi dei padiglioni della Fortezza da Basso di Firenze si è svolta la prima edizione di èno Florence Wine Excellence. Ubicazione ideale per coloro che arrivano in treno o in autobus, a pochi passi dall’autostazione e dalla stazione ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella. Un evento ideato e organizzato dalla sinergia tra alcuni importanti imprenditori fiorentini del settore wine & food: Betawine, Tagliafraschi e Associati, Vintage 04, Doppia G Selezione e Andrea Vannini Rappresentanze.

La domenica è stata pensata per appassionati, stampa e winelovers ed il lunedì per operatori e stampa. Un ricco parterre composto da oltre 230 aziende e circa 900 etichette in degustazione. Etichette provenienti da ogni regione italiana ed un buon numero di champagne.

In programma interessanti masterclass condotte da esperti del settore quali Armando Castagno, Leonardo Romanelli, Andrea Gori, Francesco Saverio Russo e Bernardo Conticelli. La passerella tra gli espositori è stata una piacevole esperienza immersiva, trovando alta disponibilità nel raccontare i loro straordinari territori e le loro eccellenze enoiche.

Ecco alcuni assaggi

Riesling  Praepositus 2022 Abbazia di Novacella – Giallo dorato, con sentori di fiori di camomilla, mela verde, pompelmo, albicocca e frutta tropicale, sorso rinfrescante, avvolgente e persistente.

Vintage Tunina 2022 Jermann – Paglierino tendente al dorato, i sentori sono quelli di zagara, fiori di campo, pesca, frutta tropicale e zafferano, ingresso in bocca vibrante, pieno ed appagante.

Trebbiano Riserva Marina Cvetic 2023 Masciarelli – Bel giallo dorato, emana sentori di frutta esotica, mandorla, miele e caramello, vibrante, rotondo e coerente.

Fiano di Avellino Exultet 2024 Quintodecimo – Paglierino brillante, sprigiona note di fiori bianchi, pesca gialla, nocciola e salvia, attacco fresco e saporito, lungo e duraturo.

Montecucco Rosso Riserva Il Viandante 2019 Tenuta L’Impostino – Rubino trasparente, rivela sentori di violetta, ribes, mora, polvere di caffè e spezie, il sorso è avvolgente, coerente e persistente.

Brunello di Montalcino Poggio al Granchio 2020 Val di Suga – Rosso granato, al naso rimanda note di fragolina di bosco, amarena, ribes nero, mora, lavanda, melagrana e cannella, al gusto è vellutato, saporito e persistente.

Brunello di Montalcino 2020 Le Potazzine –  Rosso rubino con sfumature granato, al naso arrivano sentori di rabarbaro, frutti di bosco, prugna e tabacco, sorso generoso, vellutato e persistente.

Nizza Cipressi 2022 Michele Chiarlo – Rosso rubino con riflessi che virano sul purpureo, sviluppa sentori di frutti di bosco maturi, violacciocca, tabacco, note boisé, speziate e balsamiche, al gusto è dinamico, pieno, appagante e duraturo.

Barolo Bussia 2021 Ceretto – Rubino tendente al granato, rivela note di viola, prugna, mirtillo, sottobosco e arancia, sorso setoso, suadente, armonioso e incredibilmente lungo.

Mimuèt Pinot Noir 2023 Alois Lageder – Granato trasparente, aromi di frutti di bosco, ciliegia, pepe e cannella, al gusto è vellutato, leggiadro, corrispondente e persistente.

Pinot Nero Riserva Burgum Novum 2021 Castelfeder – Rubino,tendente al granato, al naso un esplosione di profumi, in primis lamponi, more, fragoline di bosco, ribes e note di cacao, al gusto ti colpisce per la sua avvolgenza e la sua lunga persistenza.

Verduzzo Friulano Passito 2023 Tunella – Dorato brillante, emergono note frutta matura, come, melone, albicocca, pera, infine, miele e mandorla, sorso amabile, fresco e lungo.

Colli Euganei Fior d’Arancio Passito 2021 Cà Lustra Zanovello – Giallo dorato, raffinate note di datteri, albicocca, scorza di’ agrumi canditi e miele, dolce, avvolgente, generoso e lungo.

Marsala Semisecco 2017 Florio – Ambrato intenso, presenta note olfattive di frutta secca, torrone, datteri, vaniglia e amaretto, in bocca scivola vellutato, ricco, caldo e interminabile.

Vernaccia di Oristano Antico Gregori 1991 Contini – Topazio, tendente all’ambrato, vino molto complesso, si percepiscono sentori di nocciole, miele, mallo di noce, crema pasticcera, zafferano, arachide e fichi, al palato è morbido, dinamico, sapido, equilibrato, armonico e inesauribile.

La IV Edizione Pizza Awards Italia 2025 consacra le eccellenze della pizza italiana

Bonetta, De Simone, Riemma e Pezzella. I fantastici quattro dell’arte bianca tra i migliori cinquanta

Pizza Awards ritorna alla grande e premia le eccellenze italiane. Grande soddisfazione per alcuni nomi di spicco del panorama pizzaiolo d’élite: dalla Campania alla Lombardia, dal Lazio alla Sardegna, brillano Raffaele Bonetta (33° posto), Paolo De Simone (37°), Angelo Pezzella (45°) ed Emanuele Riemma, che ha conquistato la 42ª posizione aggiudicandosi anche due riconoscimenti speciali,“Miglior Pizzeria in Sardegna” e “Miglior Carta dei Cocktail”. Dunque, dopo sei anni di attesa, Roma e Spazio Novecento hanno accolto la IV edizione dei Pizza Awards Italia, l’evento che celebra le migliori pizzerie e i grandi protagonisti del settore consacrando quattro nomi d’autore supportati da Carbot Communication.

Questa classifica è uno stimolo enorme a continuare a crescere – ha commentato Raf Bonetta – la pizza è identità, territorio e passione: la mia sfida è raccontarlo in ogni fetta. Essere tra i primi cinquanta in Italia è già una vittoria che condivido con la mia squadra. Questa giornata dimostra che la pizza italiana è sempre più protagonista nel mondo”.

Soddisfazione anche per Paolo De Simone, che ha sottolineato: “Sono orgoglioso del percorso fatto: la tradizione cilentana resta la mia bussola. Ogni riconoscimento è il frutto di anni di lavoro e ricerca sulle materie prime. Il bello di questi eventi è ritrovarsi tra colleghi e confrontarsi. Il 37° posto non è un traguardo, ma un punto di partenza per fare ancora meglio”.

Tra i protagonisti dell’edizione il pizza chef campano Emanuele Riemma, 42° in classifica e vincitore di due premi speciali: “Ricevere due premi oltre all’ottimo piazzamento in classifica è stata una sorpresa incredibile. Essere la ‘Miglior Pizzeria in Sardegna’ è un onore che dedico alla mia terra e a quella che mi ospita. La ‘Miglior Carta dei Cocktail’ è un riconoscimento al lavoro di squadra e alla voglia di innovare. Questi risultati mi danno ancora più energia per continuare a sperimentare alzando sempre più l’asticella”.

Infine Angelo Pezzella, al 45° posto, ha dichiarato: “Sono estremamente felice di questo momento che dedico a tutti i miei clienti, veri giudici quotidiani. Il mio obiettivo resta far vivere l’esperienza della pizza napoletana a Roma con autenticità. Questo risultato è un riconoscimento che ripaga i tanti sacrifici profusi in questi anni”.

La IV edizione degli “Oscar della pizza italiana” si è articolata in un ricco programma che ha unito formazione, celebrazione e degustazioni. La giornata si è aperta con la prima Pizza Conference, dal titolo “Non è tutto oro ciò che luccica”, un talk riservato agli addetti ai lavori per affrontare temi cruciali del comparto, dai falsi miti alle nuove tendenze, moderato da Vincenzo Pagano e condotto da Barbara Politi.

Il cuore della manifestazione è stato la cerimonia di consegna dei 43 premi, che ha decretato la Miglior Pizzeria d’Italia, le 20 Migliori Pizzerie Regionali e i professionisti dell’anno, oltre a numerosi premi speciali dedicati a pizze, carte e format innovativi. A decretare i vincitori è stata una giuria di oltre 200 giornalisti gastronomici che hanno votato le 150 migliori pizzerie italiane in nomination selezionate dai 10 componenti della“Pizza Awards Academy”.

Durante la giornata, spazio agli show cooking che hanno dato vita a un vero e proprio spettacolo di gusto: tra i protagonisti, Emanuele Riemma con le sue creazioni che hanno portato il profumo della Sardegna sul palco e Angelo Pezzella, che ha celebrato la sua pizza dall’anima napoletana. La serata si è conclusa con il suggestivo Gala della Pizza.

La IV edizione dei Pizza Awards Italia ha confermato, dunque, la centralità della pizza come simbolo del Made in Italy e ha acceso i riflettori sui talenti e le nuove sfide di un settore in continua evoluzione.

Brisighella in Bianco: l’Albana di Romagna tra Genius Loci e Futuro

“Questo passa il convento”, è ironicamente il titolo per la terza edizione di Brisighella in Bianco III Brix Genius Loci dello scorso 30 settembre 2025, presso l’Istituto Emiliani di Fognano. Un convento di suore molto ospitali che mantengono una struttura immensa che divenuta vera istituzione. L’evento in soli tre anni è diventato un punto di riferimento per chi cerca nell’Albana di Romagna non solo un vitigno storico, ma l’espressione autentica di un territorio ancora da scoprire.

Organizzato dall’associazione Brisighella “Anima dei Tre Colli”, guidata da Cesare Gallegati, l’appuntamento ha visto la partecipazione straordinaria di Federica Randazzo e Armando Castagno, due voci autorevoli del panorama enologico italiano.

L’anima dell’Albana

Il nome Albana deriva dal latino “albus” (bianco), ma i riflessi dorati e ambrati dei suoi acini raccontano già una ricchezza cromatica e sensoriale. Vitigno vigoroso, con grappoli cilindrici e acini dalla buccia sottile e pruinosa, l’Albana ha scritto pagine importanti della storia enologica italiana, essendo stata la prima DOCG d’Italia.

La Romagna collinare, e in particolare Brisighella, offre condizioni ideali: i suoli della vena del gesso romagnola (patrimonio UNESCO), le escursioni termiche e le tre anime geologiche dei Tre Colli terre calcaree, gessi e marne arenacee regalano vini dal timbro inconfondibile, capaci di unire mineralità, freschezza ed eleganza.

Il Progetto Brix: rigore e identità

Il termine Brix, radice celtica di Brisighella (scosceso), è anche un riferimento tecnico alla misura degli zuccheri del mosto. L’associazione ha scelto di adottarlo come marchio distintivo di un progetto che punta sulla qualità assoluta:

  • 100% Albana di Brisighella
  • rese contenute
  • vinificazione e affinamento in legno
  • valorizzazione delle differenze tra le tre sottozone

Un percorso che mira a restituire longevità e complessità all’Albana, consolidando un’identità moderna e riconoscibile.

La degustazione dei Brix 2023

Guidata da Federica Randazzo, la prima parte della giornata ha presentato sette interpretazioni dell’annata 2023, difficile dal punto di vista climatico ma sorprendente per espressività, è a cura del mio collega Matteo Paganelli, grande esperto e veterano del territorio dell’Emilia-Romagna.

Nonostante la vendemmia esigua del 2023, i campioni hanno dimostrato una straordinaria eleganza e varietà di espressione, preludio di una denominazione sempre più matura.

La masterclass di Armando Castagno

Il pomeriggio ha visto protagonista Armando Castagno, che ha guidato i presenti in una masterclass comparativa con tre batterie di degustazione alla cieca, il cui tema era: Eleganza, Intensità, Ricchezza, inserendo accanto alle Albana Brix anche vini “intrusi” francesi. Non vini qualsiasi, ma grandi espressioni da Bandol, Bordeaux e Corsica, proprio a sottolineare a grande complessità ed eleganza dei vini di Brisighella. Una degustazione che ha entusiasmato e divertito i partecipanti, che si sono cimentati in pronostici su quale dei tre in degustazione fosse l’intruso.

La scelta di confronto ha sottolineato l’identità del vitigno romagnolo: non onnipotente, come ha ricordato Castagno, ma dotato di un DNA preciso, fatto per la qualità e non per la quantità. La coralità del progetto associativo, in un territorio tradizionalmente individualista, rappresenta già una piccola rivoluzione culturale.

Prima Batteria – Eleganza (BLU)

  1. Tarrabusi Marcello – Brix 2023
    Vino fresco, caratterizzato da una lieve nota volatile che dona vivacità. Profilo agrumato e piacevolmente sapido, con una chiusura tesa e lineare.
  2. Domaine Tempier – Bandol Blanc 2023
    Grande espressione di sapidità, con aromi di frutto bianco e delicati fiori dolci. Un bianco dalla struttura raffinata ed equilibrata.
  3. Podere la Berta – Romagna Albana Brix 2023
    Mostra un corpo più pieno e una tessitura compatta. La spiccata sapidità è sostenuta da una sensazione di solidità e profondità.

Seconda Batteria – Intensità (VERDE)

  1. Poggio della Dogana – Romagna Albana Farfarello Brix 2023
    Stile austero, dal corpo deciso e lunga persistenza. L’ingresso acido è ben integrato da un estratto importante che conferisce intensità e spessore.
  2. Château Lagrange – Les Arums de Lagrange 2021
    Bianco di grande eleganza, con profumi intensi e una trama fine che unisce potenza e raffinatezza.
  3. Vigne dei Boschi – MonteRè Brix 2023
    Profumi intensi di ginestra e un accenno volatile che dona complessità, accompagnati da fresche note di basilico.

Terza Batteria – Ricchezza (ROSSO)

  1. Gallegati – Corallo Oro Brix 2023
    Naso ampio ed elegante. Al palato esprime freschezza e sapidità, con frutta matura, ricchezza aromatica e un finale caldo e intenso.
  2. Clos Canarelli – Blanc 2023
    Profumi esotici di ananas e note di salvia. In bocca è morbido, ricco e salino, con un finale leggermente amaricante che ne amplifica la complessità.
  3. Fondo San Giuseppe – Romagna Albana Fiorile Brix 2023
    Profumi dolci, con ricordi di botrite e accenti salmastri. Sorso vibrante, caratterizzato da un’acidità sferzante che dona energia e verticalità.

Uno sguardo al futuro

Il Presidente della Associazione Anima dei Tre Colli Cesare Gallegati, ha dichiarato che l’annata 2024, già in parte in bottiglia, promette risultati sorprendenti. Federica Randazzo ha evidenziato le grandi prospettive della denominazione, mentre l’associazione continua a crescere, contando oggi 19 produttori divisi tra i Tre Colli.

La chiusura, affidata al ricordo di Giampaolo Gravina, critico profondamente legato a Brisighella, e alle parole di Giorgio Salmi, autore di Albana amore mio, ha confermato che l’Albana non è solo un vino, ma un atto d’amore per un territorio.

Brisighella in Bianco ha dimostrato che l’Albana, prima DOCG d’Italia, può essere oggi un simbolo di rinascita e modernità. Nei calici Brix 2023 si è letta la fatica di un’annata difficile ma anche la forza di un vitigno che, tra gessi, marne e calcare, sa farsi portavoce del Genius Loci romagnolo. Un vino che non chiede tutto, ma che dà moltissimo a chi sa ascoltarlo.

AIS Campania e Cantina La Sibilla: 2.750 euro raccolti con Alba Vitae 2024 per Le Kassandre

E per il 2025 sostegno alle iniziative di Komen Italia con Cantine Alois.

Vino e solidarietà nell’ambito del progetto Alba Vitae voluto fortemente da AIS Italia in collaborazione con alcune delegazioni regionali tra cui la Campania e con il supporto dei produttori di vino. E se per il 2024 sono stati raccolti 2.750 euro a favore de Le Kassandre, per il 2025 i fondi andranno a Komen Italia con la bottiglia celebrativa di Cantine Alois.

Il progetto

Ogni anno una cantina selezionata mette a disposizione per beneficenza un’etichetta che possa ben rappresentare il territorio e la storia aziendale. Lo fa con un formato magnum celebrativo in tiratura limitata, il cui ricavato della vendita va ad enti ed associazioni attivi nel sociale.

AIS Campania ha ritenuto, per il 2024, l’associazione Le Kassandre meritevole del fondo istituito dalla vendita delle bottiglie di Campi Flegrei Falanghina 2023 CRUna DeLago – La Sibilla. Nata nel 2004 dall’incontro di un gruppo di donne, italiane e straniere, accomunate dall’impegno contro la violenza di genere ed in favore delle pari opportunità, l’associazione è stata rappresentata sul palco dalla
vicepresidente Marianna Hasson, in uno dei momenti di festa per i 60 anni di AIS Italia durante l’evento Pompeii, dell’Antichità della Vitae del Vino e del Cibo.

«Ricevere da AIS il contributo economico di 2.750 euro consentirà a Le Kassandre di valorizzare ulteriormente gli sforzi sul territorio finalizzati al contrasto della violenza sulle donne e al loro
reinserimento sociale e lavorativo, coniugando arte, cultura e solidarietà», ha spiegato Hasson.

Il progetto 2025

A Komen Italia che opera nella sensibilizzazione e prevenzione dei tumori del seno andrà il ricavato di Alba Vitae 2025, come annunciato dal presidente AIS Campania, Tommaso Luongo, durante un evento Komen al Coca-Cola Napoli Pizza Village. Cantine Alois ha deciso di proporre per Alba Vitae il suo celebre IGT Terre del Volturno Pallagrello Bianco “Morrone” annata 2021, in un’elegante cassetta di legno e contenitore di vetro, con un campione
del suolo proveniente dalla vigna di famiglia.

Info: stampa@aiscampania.it

Lombardia: la prima edizione di Inebrianza tra curiosità e cantine di nicchia

Si è conclusa la prima edizione di Inebrianza, un evento che ha trasformato il piccolo comune brianzolo di Ronco Briantino in un vero e proprio crocevia del vino italiano.

Organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con AIS Lombardia, l’evento ha accolto oltre 15 cantine provenienti da tutta Italia, ciascuna con le proprie etichette, storie e territori da raccontare. Un vero e proprio viaggio sensoriale tra profumi, sapori e racconti, che ha coinvolto appassionati, esperti e curiosi.

Ecco le mie scoperte enoiche:

Azienda Agricola Biologica La Mosca Bianca (Piemonte)

Ad accogliermi Barbara che mi introduce la filosofia della cantina gestita insieme al marito.

In un mondo che corre veloce, Barbara e Corrado hanno scelto di rallentare e di riscoprire il valore della lentezza. Un progetto il loro che si allontana dal caos quotidiano per abbracciare la filosofia dello Slow Living, trasformando ogni calice in un’occasione per stare insieme e condividere il piacere del vino.

Come il vino che richiede pazienza per maturare e affinarsi, anche La Mosca Bianca si prende il suo tempo per esprimere uno stile unico, alternativo e originale.

Assaggio il loro Metodo Classico Sursum Corda che prende il nome dal latino “in alto i cuori”. Un messaggio di speranza e positività, pensato per ricordarci di alzare lo sguardo oltre la routine quotidiana.

Sursum Corda nasce dalla voglia di offrire un’esperienza autentica, senza fronzoli, ma con grande attenzione alla qualità. È il risultato di un lavoro attento in vigna e in cantina, dove ogni fase della produzione viene seguita con cura per ottenere uno spumante fresco, elegante e versatile. 30 mesi sui lieviti, senza aggiunta di zuccheri, Chardonnay 100%.

Con lo Chardonnay La Mojsa, che in dialetto astigiano indica chi è matto/folle, si vuole ricordate che nella vita di ognuno di noi una dose di follia non guasta mai. Sulla retro etichetta una frase che recita: un pizzico di trepidazione, tanta speranza, infinita pazienza, danno vita a questo bianco potente e originale. Le uve vengono raccolte a maturazione completa. La fermentazione e l’affinamento avviene in botti grandi di rovere esauste. Una buona acidità nonostante la maturazione delle uve.

Nel cuore delle colline bergamasche, l’Azienda Agricola La Cà coltiva con passione due tesori della tradizione locale: il vino e il miele. Sui ripidi terrazzamenti del Monte Canto, ogni fase della produzione è seguita con cura artigianale, nel rispetto dei ritmi della natura e della storia del territorio. Tra le uve coltivate spicca la Barbera, un vitigno storico ormai quasi scomparso nella bergamasca. La sua presenza rappresenta una scelta coraggiosa e identitaria, volta a preservare la memoria agricola del territorio. I vigneti si sviluppano su terrazzamenti a forma di piramide, una struttura unica che è diventata il simbolo dell’azienda.

L’autenticità di questa cantina si ritrova nel calice: Rubinio esprime freschezza e semplicità, con un bouquet fruttato e leggero. Prende il nome dal suo colore brillante e dai vigneti circondati da robinie. È ottenuto da antiche viti di Uva Schiava, Merlot e Freisa Bresciana, alcune con oltre 50 anni, coltivate secondo metodi tradizionali. Cà Bordò nasce all’estremo ovest della DOC Valcalepio, sulle pendici del Monte Canto affacciate sull’Adda. 50% Merlot, 50% Cabernet Sauvignon danno vita ad un vino morbido, fruttato e arricchito da eleganti note speziate grazie ad una parte di affinamento in botti grandi di rovere.

Villano è un rosso fuori dagli schemi: nato a Villa d’Adda, ma lontano dai classici della zona. Protagonista è la Barbera, vitigno storico e quasi dimenticato, scelto per la sua intensità e autenticità. Coltivata nella parte più alta e ripida del vigneto, matura al meglio e regala un vino pieno, fresco e avvolgente. Una piccola quota di Merlot e un breve passaggio in botti di rovere francese ne affinano il profilo, smorzando l’acidità tipica della Barbera. Rosso rubino intenso, carattere deciso.

Nello stand delle Marche Tenute Urani è una giovane azienda vitivinicola biologica che affonda però le sue radici nel 1974, quando i nonni iniziarono a coltivare la terra a San Cesareo, sulle colline di Montepulito, in provincia di Pesaro-Urbino. A circa 150 metri s.l.m., il vigneto gode di una posizione ventilata, con vista sull’Adriatico e sulle montagne circostanti. Il terreno, ricco di argilla, calcare e quarzo, dona carattere alle uve. Bellissime le etichette dei loro vini.  Arcora, vino Frizzante – Metodo Ancestrale 100% uva Biancame coltivato in biologico, vendemmiato a mano a metà agosto. Dopo una pressatura soffice e decantazione a freddo, il mosto fermenta in acciaio e termina la fermentazione in bottiglia, sviluppando la spuma naturalmente. Il vino matura in bottiglia per 2-3 mesi, senza sboccatura: i lieviti rimangono in sospensione, conferendo carattere e autenticità.

Virgo, vino Marche Bianco IGT Chardonnay, Trebbiano e Malvasia coltivati in biologico, vendemmiati a mano in tre momenti distinti per cogliere la piena maturazione di ogni varietà. Dopo pressatura soffice e fermentazione in acciaio, il vino matura per 18 mesi: 55% in acciaio, 30% in tonneaux francesi, 15% in anfora di terracotta, sempre sulle fecce fini. Segue un affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi prima della commercializzazione. Al naso emergono note di frutta gialla matura e fiori d’acacia, bilanciate dalla freschezza della Malvasia, che porta sentori di erbe aromatiche e macchia mediterranea. Strego, vino Marche Rosso IGT uvaggio Sangiovese. Al calice presenta un colore rosso rubino brillante. Al naso offre profumi di frutti rossi freschi, come ciliegia e lampone, con leggere note floreali e speziate. Al palato è equilibrato, con tannini morbidi e una piacevole freschezza.

Proseguendo verso Sud arrivo in Calabria dove ad attendermi c’è un vino che io definisco uno dei più eleganti del panorama vitivinicolo italiano e non solo: il Greco di Bianco. La Cantina Ielasi lo produce da oltre due secoli, l’azienda vinicola affonda le sue radici agli inizi dell’Ottocento, quando gli antenati avviarono la produzione di questo prezioso passito, noto come il “Nettare degli Dei”. Il Greco di Bianco ha origini millenarie: fu introdotto nel VI secolo a.C. dai primi coloni greci sbarcati sul promontorio Zefirio, oggi Capo Bruzzano. In questo angolo di Calabria, il vitigno ha trovato un habitat ideale, grazie al terreno argilloso e bianco che caratterizza questa zona. Nel calice si presenta con un colore dorato intenso, profumi avvolgenti di frutta secca, miele, agrumi canditi e note mediterranee. Al palato è morbido, caldo e persistente, con un perfetto equilibrio tra dolcezza e freschezza.

Attraverso idealmente lo Stretto di Messina, lasciandomi alle spalle la Calabria per approdare in Sicilia dalla Cantina Baronia della Pietra “Coltiviamo questa terra dal 1860. Il nostro bisnonno Domenico ha piantato gli ulivi. Sono passate molte stagioni da allora. Oggi siamo noi a occuparci di queste piante di ulivo e della vigna” queste le parole di Enzo e Salvatore Barbiera. La salvaguardia del paesaggio agrario e la tutela della fertilità dei terreni rappresentano un punto cardine dell’approccio produttivo. L’obiettivo è garantire una gestione responsabile delle risorse, favorendo la durabilità del suolo e la biodiversità. Il rapporto diretto tra l’uomo e la terra si traduce in prodotti di qualità, frutto di competenza, attenzione e rispetto per l’ambiente. Degusto Oblìo dei Sensi Un rosso siciliano sorprendente: vendemmia tardiva e premi internazionali. Prodotto da uve Nero d’Avola e Merlot, questo vino rosso si distingue per il suo carattere originale e la grande complessità. Alla vista si presenta con un intenso colore porpora, al naso sprigiona profumi di frutta rossa matura, mentre al palato emergono note di fico, liquirizia e spezie, che ne definiscono la struttura e la personalità.

Per concludere il giro, un salto in Sardegna da Cantina Dessolis, situata a Mamoiada e guidata con dedizione da Stefano Dessolis, punto di riferimento nell’enologia sarda. Con oltre mezzo secolo di storia, incarna una tradizione familiare radicata nella valorizzazione del Cannonau, coltivato su suoli granitici di pregio. Il fiore all’occhiello è il Dòvaru Barbagia Rosso da uve 100% Cannonau, un rosso che racchiude l’essenza autentica della Sardegna. Un colore rosso rubino intenso, sprigiona al naso eleganti note floreali, frutti rossi maturi e un tocco di spezie. Al palato è pieno e armonioso, i tannini sono morbidi e ben bilanciati. L’affinamento in botti di castagno per un anno dona raffinate sfumature legnose. Il finale è lungo e speziato. Non filtrato e senza solfiti aggiunti.

Inebrianza si è dimostrato un evento ben organizzato e partecipato. Un appuntamento che ha suscitato interesse e che lascia presagire una prossima edizione altrettanto coinvolgente. Prosit!

La torta caprese dei maestri pasticceri del Grotta Azzurra Gourmet eccellenza artigianale dall’isola di Capri

A Capri, in Via Don Giobbe Ruocco, a pochi passi dal porto turistico di Marina Grande, i pastry chef del laboratorio di pasticceria del Grotta Azzurra Gourmet sanno davvero cos’è e come si fa la torta caprese, il tipico dolce dell’isola cantata da Omero.

La torta caprese è un autentico simbolo della pasticceria italiana, amata per la sua semplicità, intensità e storia affascinante. Infatti, secondo la leggenda, la torta caprese nacque per errore sull’isola di Capri, quando un pasticcere dimenticò di aggiungere la farina a un impasto al cioccolato. Da quell’imprevisto, è nata una delle torte più amate: umida, fondente e senza glutine. E proprio partendo dalla ricetta originale di questo dolce iconico che i maestri pasticceri del Grotta Azzurra Gourmet offrono tutti i giorni ai tanti turisti che affollano l’isola di Capri, una torta che resta fedele alla tradizione: intensa e avvolgente, conquista con il suo equilibrio perfetto tra il gusto pieno del cioccolato fondente belga e la dolcezza naturale delle mandorle di Bari.

Morbida al cuore, con una crosta sottile che si scioglie in bocca, è un omaggio autentico a Capri e all’eccellenza artigianale. La professionalità e l’esperienza dei pastry chef del Grotta Azzurra Gourmet, è nell’accurata scelta e selezione degli ingredienti per preparare una eccellente torta caprese: mandorle tostate finemente macinate, per una friabilità vellutata, cacao amaro di alta qualità, equilibrato da una dose di zucchero calibrata per mantenere la morbidezza senza eccedere. Ed ancora l’impiego di burro e uova di provenienza controllata, che conferiscono compattezza e lucentezza alla crosta interna, l’uso di una tecnica di miscelazione che evita l’aria eccessiva, preservando la struttura densa caratteristica della Caprese.

E dulcis in fundo una cottura attentissima, a temperatura costante, per una superficie setosa e un interno umido che persiste. Un dolce così perfetto non ha bisogno di grandi guarnizioni: la ricetta originale prevede una spolverata di zucchero a velo una volta che la torta si è raffreddata. I maestri pasticceri del Grotta Azzurra Gourmet consigliano di gustare la torta caprese così com’è ma per chi ama arricchire la presentazione con un tocco di originalità, può servirla con una fresca pallina di goloso gelato, oppure con una spolverata di cacao amaro; ancora, chi preferisce i sapori più dolci, può accompagnare la torta caprese con un ricciolo di gustosa panna montata.

La ricetta utilizzata dai pasticceri del Grotta Azzurra Gourmet è quella originale che non prevede l’uso della farina di grano e ciò rende la torta caprese priva di glutine, facendone il dolce ideale per tutti, sia per chi può godere appieno di questa delizia sia per chi segue una dieta gluten free, senza dover scendere a compromessi sul gusto. Da Grotta Azzurra Gourmet la torta caprese è molto più di un dolce: è un’esperienza, preparata con amore, ingredienti selezionati e un occhio sempre attento alla tradizione. Dietro ogni fetta si nasconde cura, esperienza e un forte legame con la tradizione isolana e italiana. Il laboratorio di pasticceria del Grotta Azzurra Gourmet offre anche delle versioni moderne della leggendaria torta caprese, sempre conservandone la ricetta originale: si parte con la caprese al limone, più leggera e agrumata, con cioccolato bianco belga che abbraccia le scorze profumate dei limoni di Capri, regalando un sapore aromatico, delicato e persistente; si continua con la caprese al pistacchio, un vero gioiello gourmet.

Elegante e originale, con pistacchi al posto delle mandorle e cioccolato bianco, racchiuso in una pasta vellutata che esalta le note intense e aromatiche di questo prezioso ingrediente siciliano. Se la scelta tra tutte queste torte capresi può risultare difficile, il Grotta Azzurra Gourmet ha pensato di offrire piccoli bocconcini da assaporare per sentirsi subito a Capri: è nato così il tris di capresine, al cioccolato, al limone e al pistacchio, perfette sia da gustare in ogni momento della giornata, sia come idea regalo o come ricordo di viaggio. Ogni torta caprese preparata dai pasticceri del Grotta Azzurra Gourmet viene confezionata con eleganza, anche in versione personalizzata per eventi e cerimonie: dal packaging su misura alle etichette dedicate, il tutto è pensato per realizzare un prodotto unico. Il Grotta Azzurra Gourmet dà la possibilità di ordinare la torta caprese dallo shop on line e riceverla direttamente a casa, garantendone la freschezza e la qualità grazie all’uso di confezioni adatte alla spedizione.

Visita il sito www.grottaazzurragourmet.com e nella sezione shop scegli quale gusto di Capri assaporare.

Lo chef Alessandro Feo racconta la sua storia durante l’evento Ficus in Tabula ad Ottati

Il fico in cucina, un ingrediente versatile dalle mille potenzialità che stimola l’inventiva dei giovani talenti come Alessandro Feo. La terza edizione dell’evento Ficus in Tabula è stata l’occasione propizia per intervistare lo chef di Casalvelino, che propone nei suoi piatti la firma del Cilento, in equilibrio tra i prodotti del mare e quelli ancora poco conosciuti dell’entroterra.

Nel ristorante di famiglia, presente nelle guide Gambero Rosso e Michelin, il pescato del giorno è da sempre il protagonista della carta: ogni mattina Feo diventa il capitano della sua piccola imbarcazione, per andare alla ricerca con amo e lenza di quanto di meglio offra la natura.

Feo Ristorante a Casalvelino

L’amicizia di Bruno Sodano e la vicinanza al territorio lo hanno convinto a partecipare alla manifestazione di Ottati incentrata sul frutto ricco di fibre, potassio e ferro, dal ridotto impatto calorico e dalle proprietà digestive antiossidanti. Con le sue foglie inoltre si ricavano preparazioni antisettiche e antibatteriche e dai fusti il caglio vegetale per formaggi delicati e nutrienti.

Motivo ulteriore per il sindaco Elio Guadagno nel comunicare, con orgoglio, la piantumazione di 5000 nuove piante di fico dottato e la creazione di un annesso laboratorio di lavorazione in loco, per restituire il futuro ad un’intera Comunità.

panorama da Ottati

Alessandro Feo, come ha inizio la tua storia in cucina?

Nel 1999 terminai la scuola Alberghiera a Vallo della Lucania e cominciai a viaggiare in Italia e all’estero, innamorato fin da subito del mio lavoro. Poi il ritorno a casa e la tappa in Cilento, dove gestisco il ristorante Feo dal 2019 a Casalvelino.

C’è stato un personaggio ispiratore?

In realtà la passione mi ha accompagnato sin da bambino, quando la cucina non era quella di oggi. Si cercava di fare qualità, anche alla buona, senza però l’idea fissa dei grandi numeri ad ogni costo.

maialino in ficus

Da dove nasce l’idea del piatto proposto alla terza edizione di Ficus in Tabula?

Il “maialino in ficus” deriva dalla volontà di unire più luoghi del Cilento. La forza risiede nel concetto di unità: da un lato ci sono i fichi dottati, dall’altra la riduzione d’Aglianico di San Lorenzo, le patate di Castelcivita ed il maialino cotto a bassa temperatura piastrato su piastra giapponese. Entrerà a breve anche nel nuovo menu del ristorante, magari con qualche modifica in funzione della stagionalità e della reperibilità delle materie prime.

Cosa ricorderai di questa esperienza?

Quello di poter essere stato d’aiuto, anche se per un breve momento, nell’incuriosire tanti giovani presenti. Sono essi il vero motore trainante contro lo spopolamento di borghi bellissimi ed incontaminati.

Nutrizione e solidarietà, il 7 ottobre a Milano Farine Varvello inaugura il mese della prevenzione con Fondazione Veronesi

Acquistando Farine Varvello si contribuirà alla raccolta fondi a sostegno della ricerca sui tumori femminili

Quest’anno il mese dedicato alla prevenzione avrà un sapore ancora più speciale. Farina Intera Varvello sceglie di scendere in campo al fianco della Fondazione Umberto Veronesi con un’iniziativa che unisce gusto, salute e solidarietà, trasformando la quotidianità della tavola in un gesto concreto di sostegno alla ricerca scientifica.

Dal 10 ottobre al 14 novembre 2025, per ogni chilo di Farina Intera Varvello acquistato dai punti vendita aderenti (panetterie, pizzerie e pasticcerie selezionate) e sull’e-commerce del sito di Farine Varvello, Varvello devolverà 0,05 centesimi di euro a Fondazione Umberto Veronesi a sostegno della ricerca sui tumori femminili.

Un convegno per inaugurare il mese della prevenzione

Ad aprire l’iniziativa sarà il convegno “Nutrizione e Prevenzione. Quanto pesa la farina?”, in programma il 7 ottobre alle ore 9.30 a Milano, presso il Talent Garden di Via Arcivescovo Calabiana 6, a moderare sarà la giornalista Emanuela Sorrentino.

Un momento di confronto che metterà al centro il ruolo dell’alimentazione e delle farine a basso indice glicemico nella prevenzione oncologica e metabolica.

La tavola rotonda vedrà la partecipazione, oltre che di Filippo Varvello, CEO di Farine Varvello, di esperti come Federico Bertuzzi, Diabetologo presso l’Ospedale Niguarda e Presidente regionale della Società Italiana Diabetologi; Laura Boldrini, medico oncologo presso lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia; Patrizia Gnagnarella, dietista, presidente regionale SINU Lombardia e ricercatrice presso IEO; Clelia Iacoviello, nutrizionista.

Il gusto che fa bene due volte

“Crediamo che la prevenzione inizi ogni giorno dalla tavola, con le nostre scelte alimentari quotidiane. Con Farina Intera Varvello vogliamo offrire un prodotto che unisce tradizione, gusto e benessere, e allo stesso tempo dare un contributo concreto alla ricerca scientifica”, commenta Filippo Varvello, CEO di Farine Varvello & Co. Srl. Grazie a questa iniziativa, ogni ricetta preparata con Farina Intera Varvello si trasforma così un gesto che fa bene due volte: a chi la gusta e a chi potrà beneficiare dei progressi della ricerca.
Un progetto che esprime appieno lo spirito della campagna: “Il gusto di fare del bene”.

I Caporale, impasti leggeri e digeribili nel segno di un ridotto apporto di calorie

Mangiare la pizza fa bene? Assolutamente sì, a patto di non esagerare come per ogni alimento. Da I Caporale l’attenzione ad evitare gli “sgarri” calorici inizia già dagli impasti leggeri e digeribili, grazie anche alla selezione farine di grani antichi Varvello 1888, che garantisce gusto e leggerezza a tavola.

La storia dei fratelli Giuseppe e Raffale Caporale comincia dal Rione Sanità, da un contesto impegnativo e parimenti formativo per la loro professione. Scegliere di fare il pizzaiolo significava un tempo imparare il mestiere quando non si avevano motivazione e possibilità per proseguire negli studi.

Adesso, invece, lo studio inizia già sulla spianatoia nella scelta delle materie prime e nelle tecniche di lievitazione controllate alla perfezione. Il padre aveva svolto la dura gavetta da dipendente nel locale di Via Nazionale delle Puglie a Casalnuovo di Napoli, prima di rilevarne da 18 anni la piena proprietà. In lui resta la passione per le ricette tradizionali, meno contemporanee ma tanto gustose. La classica ruota di carro è una di queste, che Raffaele e Giuseppe rivisitano in varie proposte.

“La Sanità”

Ma è il basso impatto glicemico l’ingrediente cardine della pizzeria. Persino nei topping eleganti, sempre ricchi di verdure di stagione e mai eccedenti nel condimento. Ovviamente il sapore non va sacrificato, per questo Giuseppe e Raffaele coltivano un orto di famiglia con primizie della terra per soddisfare la maggior parte del fabbisogno giornaliero.

«Cerchiamo di fare del nostro meglio, ascoltando e imparando dagli errori. Da ex ballerino, 5 volte campione italiano di danze caraibiche, non potevo dimenticare l’attenzione alla linea perché la bilancia non diventi un nemico – racconta il poco più che trentenne Raffaele – Siamo legati solo al giudizio dei clienti, il miglior premio per i nostri sforzi. Il successo ad ogni costo non fa per noi».

“Purple Tuna”

Lo si vede nella sequenza degli assaggi, partendo dalla signature “La Sanità” dedicata alle origini: una provola e pepe a ruota di carro dall’accattivante miscela di pepi, il test più delicato da superare per ogni pizzaiolo. Si prosegue con la “Purple Tuna”, da impasto ai carboni attivi in triplice cottura e l’estro delle chips di barbabietole unite a scarola riccia, finocchio e tartare di tonno mediterraneo.

“Caporalotto salsiccia e friarielli”

Prima del dolce finale ecco il “Caporalotto”, impasto arricchito con semi di chia, lino e papavero lievitato per 36 ore. Un morso alla versione salsiccia e friarielli apre il palato verso le sensazioni tipiche di uno dei piatti più celebri della Campania.

“Margherita Dolce”

Dessert unico e originale per la “Margherita Dolce” ideata partendo da gelato al fiordilatte e composta di pomodorino corbarino. Buona la carta dei vini, ampliata con chicche del territorio, utile per una serata a scelta libera o nel menu degustazione a 40 euro.