Italian Taste Summit 2025 – il vino italiano incontra il futuro

Italian Taste Summit 2025, sulle incantevoli sponde del Lago di Garda presso il Borgo Machetto Country Club, ha rappresentato un’iniziativa virtuosa per il futuro del vino Made in Italy. Al centro dell’evento l’incontro diretto tra produttori e buyer internazionali, un format B2B accuratamente studiato e messo in piedi da Joanna Miro, il cui ingegno ha conferito lustro a un settore in continua ricerca di nuove strategie commerciali e narrative.

Un Format Innovativo: Produttori e Incontri B2B

Il dinamico “business speed dating”, un format in cui le aziende vinicole hanno potuto presentarsi direttamente ai buyer instaurando rapporti concreti e studiati sulle esigenze dei mercati globali, è stato ideato per dar forma a un modello che valorizza il contatto diretto tra persone, lasciando agli interlocutori preziosi aneddoti e curiosità.

Le Eccellenze in Degustazione: Un Viaggio Attraverso Storie e Sapori

In parallelo agli incontri B2B ha scena il percorso “tailor-made”, perché nulla è stato lasciato al caso, per avvicinare la stampa e gli addetti ai lavori alle aziende che ne hanno fatto richiesta. Ecco alcuni dei temi chiave emersi durante le degustazioni:

Iniziamo con il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, rappresentati dai produttori di Cocconato. Una zona da sempre vocata, influenzata dalla macchia boschiva e dal calore, senza dimenticare la vicina Alassio, porta del Mare. Qui le terre sono bianche e marnose.

  • Chardonnay Cantine Nicola 2022 Piemonte DOC: Apre con sentori di gesso, vegetali, erbe selvatiche, spezie leggere, soave e vegetale al naso e ricco in bocca, grazie anche ai suoi 14 gradi volumici ed alla fermentazione in legno, che regala allo Chardonnay lunghezza sapida e sprint. Perfetto con una Robiola stagionata e il tradizionale Pane di Cocconato, realizzato con 4 grani antichi macinati a pietra.
  • Piemonte DOC Bonarda Marovè: Petillant, con una leggera aggiunta di Freisa Dolce in imbottigliamento, si presenta su note di lampone, rossi, humus e liquirizia. Un vino elegante e scorrevole.
  • Grignolino Vigin- Azienda Maciot: Uno dei cosiddetti “vini del re”. Il vitigno richiede particolare attenzione per evitare eccessive note vegetali, prediligendo una selezione accurata dei vinaccioli. Dimostra bella eleganza e contenuto.
  • Barbera d’Asti Superiore DOC 2022 Cocconito – Finezza dalla connotazione gessosa del terreno, che assottiglia i tannini donando una piacevole vena sapida.
  • Albarossa Del Maruè – Poggio Ridente Una nuova varietà, nata per impollinazione. Il non avere una memoria storica ha giocato a sfavore inizialmente, ma oggi gli assaggi sono decisamente pronti e convincenti. Naso vivido: frutti rossi di bosco e note selvatiche di rovo e terra bagnata, cannella e anice stellato su petali di viola finali. In bocca è dinamico, dal tannino setoso; un vino moderno.
  • Vermuth di Torino Bianco “Carpano”: realizzato senza caramello e con erbe locali come da disciplinare, si mostra ideale in abbinamento alla delicata pasticceria secca italiana.

Tenute Foschi-Venturini – Siamo sulle Colline di Parma, all’ombra di una torre Pallavicina del Quattrocento, luogo stupendo di incontro tra vino e arte. Pier Luigi Foschi, imprenditore di successo, e sua moglie Emanuela Venturini Architetto e Designer qui hanno trovato un luogo del cuore e ne hanno voluto fare un progetto, che nell’omaggio al passato vuole scrivere il futuro, ecco alcuni assaggi:

  • Metodo Classico “Sophia”: Ispirato alla prima nipotina della famiglia, Sophia è un millesimato Blanc de Noir da 30 mesi sui lieviti. Elegante ed espressivo, dalle sfumature dorate, apre a un naso che gioca amabilmente tra ananas e piccoli frutti rossi, avvolti da una piacevole speziatura dolce. In bocca è cremoso bilanciato, incarna nel dinamismo delle bollicine.
  • Gemma Malvasia di Candia Aromatica 2021 Delicati agrumi, fiori d’arancio, zagara e frutta bianca, piacevole freschezza.

Gemma Gentile – Malvasia di Candia Aromatica 2019: Doppia medaglia d’oro in Giappone al Japan Women’s Wine Awards, questo vino rispetto al precedente ha una massa che fa maturazione tardiva e ne amplia ancor più il raggio. Porta con sé fresche note agrumate suadenti, poii frutta a polpa gialla, lavanda e miele d’acacia. Sorso pieno e suggestivo di bella sapidità.

  • “Emy”: Porta il nome della nonna. Un Sauvignon Blanc di distinta eleganza, che gioca su spezie aromatiche, con macchia mediterranea – in particolare il rosmarino – e tonalità che riportano alla memoria alcuni elegantissimi Daiginjo.
  • Ca Fontani – dal vitigno “Ervi” Un audace incrocio tra Raboso e Barbera, creato dal professor Fregoni, che esemplifica la forza espressiva dei terreni da cui proviene. Robusto, bilanciato, non nasconde il suo carattere importante giocato su note di frutta scura, spezia selvatica, ginepro e caffè.

Talamonti – Siamo a Loreto Aprutino in una zona dove l’escursione termica ha un ruolo determinante nel carattere e nella longevità dei vini.

  • Pecorino “Trabocchetto” 2024: Ottimo esempio di gioventù del Pecorino. La criomacerazione in acciaio e il contatto con le bucce esaltano i sentori agrumati e le note iodate di salgemma, la salvia e il timo.
  • “Trabocchetto” Pecorino d’Abruzzo DOC Superiore 2022: Ha uno stile più ampio, il tempo ha lavorato bene e al naso apre con toni burrosi, note tropicali di litchi, ma anche pesca gialla. Il sorso è rotondo e piacevole.
  • “Aeternum” 2018: Trebbiano d’Abruzzo maturato parte in legno, regala un naso ampio dai sentori complessi di salvia, rosmarino, zafferano e leggere sfumature petrolate. Al palato la morbidezza è notevole, ben supportata da una delicata sapidità.
  • “Aternum” 2017: Più teso e meno generoso, mostra la longevità del Trebbiano e la lettura di un’annata diversa, che si fa notare per finezza di beva.

Cantina della Volta – Abbiamo già parlato di questa Cantina nell’articolo Un giorno a Sorbara, tra nebbia e Lambrusco.

I Bellei sono stati pionieri del Lambrusco di Sorbara. Furono, infatti, i primi a intuire le potenzialità del Sorbara in versione Metodo Classico. I viaggi a Epernay della famiglia hanno forgiato padre e figlio verso uno stile estroso e di indiscutibile eleganza.

  • “Rimosso”: iniziamo dal Lambrusco Frizzante sur-lie, senza fronzoli, che con fragolina di bosco, piacevole sapidità e vinosità ci mostra i caratteri piacevoli del sorbara.
  • La Volta 2023: nato per sottrazione, un frizzante delicatissimo che vuole essere un entry level per entrare nel difficile mondo dei Lambruschi.
  • BRUTROSSO Lambrusco di Sorbara Doc 2023 – Metodo Classico rodato e di grande pienezza, già ben godibile e bilanciato, eccellente negli invecchiamenti. Una bolla rossa dall’eccellente potere dissetante, ricca di sapidità e armonia.
  • Lambrusco di Sorbara Rosè Doc Brut 2018: Un vino bilanciato e studiato nei minimi dettagli, fine ed equilibrato. I piccoli frutti rossi lampone e fragolina e la macchia mediterranea aprono, leggere note di pasticceria, rosa e melograno proseguono. Esercizio di stile ed eleganza internazionale.
  • Christian Bellei Metodo Classico – 2016 Il varietale irrompe in questo assaggio già nel colore, nelle sfumature al naso di radice di liquirizia, salgemma, fiori d’arancio e agrume in abbondanza. Assaggio di vibrante freschezza, eccellente, saporito e armonico.

Il Percorso Dedicato alla Stampa

Se da una parte il fulcro dell’evento era senza dubbio il networking e gli incontri mirati tra produttori e buyer, dall’altra la stampa ha avuto il privilegio di un percorso appositamente curato, “ricamato” per raccontare con delicatezza e profondità ogni attimo vissuto. Un’esperienza che non si è limitata a documentare dati e i contatti, ma che ha rivelato storie, aneddoti ed emozioni dietro ogni degustazione e incontro.

Nella serata ha avuto luogo la Cena di Gala in una cornice diversa, sempre chic ma un più distesa. Sono stati celebrati altri assaggi, in un gioco di abbinamento cibo-vino molto ben riuscito.

Il suadente Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG di La marca, bolla cremosa dal leggero tenore zuccherino ben amalgamato con la massa; Testarossa di La Versa, Pinot Nero metodo classico semplice, elegante e mai banale, giocato sulla tensione fruttata. Winged Victory della Cantina di Casteggio e il loro Pinot Nero, altre due bellissime e chiare espressioni di Oltrepò Pavese. Ronco Margherita Tenuta Col Colat Ovalis, blend internazionale “friulano”, Merlot e Cabernet Franc, che gioca col Refosco dal Peduncolo Rosso. Sosta 18 mesi di barrique di rovere francese, un vino importante dal palato internazionale.  Il notevole “Fiano Pian di Stio” di San Salvatore: siamo a Paestum a 650 metri d’altitudine. Un vino di completezza disarmante, ricco, fin dal primo sguardo con le sue tonalità dorate intense e nell’olfazione su toni agrumati, schiuma di mare, eucalipto miele di sulla, camomilla, pesca bianca e burro fuso. L’assaggio è appagante, rotondo, marino, agrumato, dallo strascico lungo ed elegantissimo.

Considerazioni Finali

L’Italian Taste Summit 2025 si conferma come una piattaforma dove le tradizioni vinicole si incontrano con le innovazioni commerciali. Tra B2B dinamici e un percorso guidato, l’evento ha regalato un’immagine autentica del vino italiano, ricca di storia, innovativa nelle strategie e vibrante nel racconto.

Alois Lageder e l’idea di Summa: la somma delle eccellenze vitivinicole

Magrè sulla Strada del Vino dell’Alto Adige (Südtirol Weinstraße), all’interno della Tenuta Alois Lageder, nei giorni 5 e 6 aprile 2025 è andato in scena il prestigioso evento enoico Summa. Una prestigiosa fiera del vino organizzata da oltre 25 anni dalla famiglia Lageder che ha visto la partecipazione di 112 aziende vitivinicole provenienti da ogni parte d’Italia e di altri importanti Paesi europei, contraddistinte da vignaioli che hanno segnato il mondo enoico per la produzione di vini  autentici.

Magrè la porta dell’Alto Adige

Magrè è un ridente borgo posto in Alto Adige in provincia di Bolzano. Immerso tra stupendi vigneti e molte piantagioni di mele, in uno  spettacolare scenario montuoso sulla Strada del Vino dell’Alto Adige (Südtirol Weinstraße). Un comune di circa 1300 abitanti, caratterizzato da stile gotico, rinascimentale e barocco. Tra le caratteristiche vie si trova la vite più vecchia d’Europa risalente al 1600. La mia prima visita a Magrè risale a qualche anno fa, di ritorno da Merano WineFestival nella prestigiosa Tenuta di  Alois Lageder.

L’evento Summa di Alois Lageder

All’arrivo nella piazza principale del Borgo è stata messa a disposizione una navetta per condurre i visitatori alla Tenuta. Il programma prevedeva interessanti masterclass. All’interno vi è la possibilità di pranzare senza dover uscire dalla Tenuta. Ogni anno, una parte del ricavato dei biglietti è destinato a un’organizzazione benefica altoatesina. Nell’edizione 2025, andrà a favore della rivista di strada zebra, dell’OEW – Organizzazione per un Mondo Solidale di Bressanone.

Alcuni assaggi proposti durante Summa

Champagne Tarlant La Vigne d’Or 2006 – Meunier 100% – Giallo dorato intenso dal fine perlage; sprigiona note di frutta tropicale, pasticceria da forno, agrumi, nuance speziate. Sorso cremoso, vibrante, avvolgente e persistente.

Ribolla 2016 Gravner – Giallo ambrato intenso, al naso emergono note di pout-pourri floreali secche, albicocca, pesca candita, erbe aromatiche e resina. Ricco, pieno, rotondo e duraturo.

Chardonnay 2022 Monteverro – Giallo dorato, sviluppa note di banana, litchi, pera, pompelmo, fiori di montagna e panificazione. Ingresso in bocca fresco e saporito, invita ad un sorso successivo.

Malvasia Damijan Podversic 2020 – Giallo dorato brillante, rivela subito sentori di fiori di camomilla, pera, albicocca, tamarindo, scorza d’arancia e miele. Finale vibrante, armonioso e coerente.

Löwengang 2020 Alois Lageder – Giallo dorato intenso dal naso intriso da note di pera, pesca, melone, vaniglia, con richiami burrati e agrumati. Al gusto scivola fresco, morbido, armonioso e coerente.

Barbaresco Camp Gros Martinenga 20200 Marchesi di Grésy – Rosso granato dalla sfumatura aranciato, libera sentori di mammola,  frutti di bosco, ciliegia,  prugna e spezie dolci. La piacevolezza stimola il lungo ed appagante sorso. Interminabile.

Barolo La Tartufaia 2021 Giulia Negri – Bel granato trasparente, dipana sentori di violetta, ciliegia, ribes, tabacco e liquirizia ben integrati alle note speziate. Al palato è ampio, setoso, coerente e persistente.

Pinot Noir Riserva Tiefenbach 2020 Heitlinger –  Rubino trasparente dai piacevoli sentori di ribes, lampone, vaniglia, sottobosco e spezie dolci. Al sorso è vellutato, fine, pieno e lungo.

Château Canon – la Gaffelière 2019 Premier Grand Cru Classé – Merlot,  Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon  – Rubino impenetrabile, emana sentori di prugna, amarena, liquirizia, frutti di bosco maturi,  menta e spezie. Palato delicato, setoso e delizioso, fa presagire una buona capacità d’invecchiamento.

Chateau Musar Rosso 2018  Gaston Hochar – Cabernet Sauvignon,  Cinsault e Carignano – Dal rubino intenso e profondo, emana sentori di amarena, prugna, mora, tabacco, cuoio e sbuffi balsamici. Avvolgente, appagante e longevo. 

ViniVeri 2025 – celebrazione di tradizione, emozione ed innovazione

Ogni calice racconta una storia unica, ogni incontro spalanca nuove prospettive, e il vino si trasforma in un ponte che unisce generazioni.

Nel cuore pulsante dell’enologia “naturale”, ViniVeri 2025 si staglia come l’evento imperdibile per chi aspira a sorsi di intensità e autenticità. Dal 4 al 6 aprile presso l’AreaExp di Cerea, questo evento ha mirato ad un equilibrio sofisticato: quello tra le radici antiche dei territori e un’innovazione consapevole che si proietta verso il futuro. In un’epoca in cui la sostenibilità non è più un optional ma un imperativo, Viniveri mostra come il ritorno al “naturale” diventi una dichiarazione d’amore per la terra e per il bere bene.

Un’esperienza multisensoriale

ViniVeri ha presentato un’esperienza completa: degustazioni guidate, seminari e cene d’autore che si intrecciano in un percorso atto a trasformare ogni calice in un racconto. L’evento si è rivolto sia agli esperti che ai neofiti, offrendo spunti e momenti di particolare arricchimento culturale. Un focus speciale è stato dedicato anche ai giovani under 25.

I testimoni di una tradizione rigenerata

Il cuore pulsante di ViniVeri restano i produttori, ognuno dei quali porta sulle proprie etichette i segni di una passione tramandata attraverso la terra.

Ecco alcuni dei protagonisti e qualche assaggio

  • Gian Antonio Posocco – Vincolfondo siamo a Mondragon, in un sottosuolo morenico profondo, 1 ettaro allevato di Glera con vecchi vigneti al cui interno sono presenti anche varietà antiche come Verdiso, Bianchetta, Perera e Boschera, un vino che rappresenta tali uve per la loro tradizionalità e piacevolezza.
  • Casa Coste Piane – Brichet altra Glera e in piccola percentuale di Verdiso. Frizzante, da vigne provenienti da un vigneto storico “Serre” in Miane di origine morenica e Salìs (argille blu). Un tributo artigianale alla tradizione veneta di agilissima beva.
  • Il Pendio – Il Contestatore. Michele Loda, In Lombardia, anni fa con questa bottiglia si fece portavoce di una nuova visione enologica, una visione radicale e provocatoria. Chardonnay in purezza spinto all’estremo, senza alcun compromesso e concessione. Solo uve da alta collina, lunga sosta sui lieviti (oltre 5 anni) e zero dosaggio per darci un vino nudo, affilato, profondamente territoriale
  • Setti Simone – Sangiovese 2015  Siamo a Montescudaio. Delicata sapidità, al naso incede subito con nuance da viola mammola. Sorso scattante e pieno, che racconta un vino complesso nella sua esecuzione. Simone è giovane e già esperto, un appassionato che traduce in maniera eccellente le vibrazioni della terra all’interno del calice.  
  • Aldo Viola – Saignee Nerello Mascalese, Perricone e Syrah, la tecnica usata è quella che dà il nome al vino. Rosso trasparente, contadino, dinamico e schietto; un vino da tutti i giorni che nella sua semplicità riesce a evocare la quotidianità del territorio e farci sentire il sole addoso. Abbiamo già parlato di Aldo nel precedente articolo e della sua abilità di convogliare l’energia dell’uva nelle sue creazioni.
  • Francesco Marra – Negroamaro Salento Rosato IGP un grande conoscitore delle sue terre. Siamo nelle campagne di Ugento, dove le terre rosse danno grande profondità a queste uve, poi affinate in “Capase” per 10 mesi. Al naso note di miele d’agrumi, melograno e pesca bianca, agrumi rossi e spezie bianche che invitano alla beva. In bocca è burroso e articolato, un rosato di presenza e eleganza.
  • Dramis – Maradei 2019 Magliocco in purezza, il vino richiama il nome della bisnonna di Vittoria Maradei, viticoltrice di Saracena che nel suo territorio sta convogliando una buona dose di tradizione e innovazione. Vigna centenaria, fermentazioni spontanee, il colore inizia ad intravedere la sfumatura granato. Naso profondamente mediterraneo, terroso e polveroso, con tocchi di liquirizia e carruba. In bocca c’è sostanza e una struttura tannica setosa dal grande equilibrio.
  • Podere Cipolla – Tramontana – Malbo Gentile dell’Emilia. Un passito di struttura, persistenza, dolcezza ben bilanciata e freschezza. Siamo a Reggio Emilia, nella “bassa”. I vini di Denny Bini mostrano tutto l’amore per il suo territorio, del quale esalta i vitigni storici e i più tradizionali metodi di vinificazione.
  • Feudo D’Ugni – Montepulciano Riserva Askoj “Il piccolo capolavoro” di Cristiana Galasso ha un indelebile carattere, al naso apre con prugne, nocciola, fave di cacao tostate, dalla vena ossidativa e sapida. Un vino importante, affinato in botti scolme, che lo caratterizzano nella bocca e nel ricordo.
  • Pruneto – Chianti Classico Riserva 2021 Siamo a Radda in Chianti, una zona dove il bosco è particolarmente marcante nel territorio e nei vini. La famiglia Lanzi produce questo splendido Sangiovese, affiancato da alcuni filari di Merlot, Canaiolo e Ciliegiolo, su terreni sabbiosi.
  • Trinchero – Runchet . Il nome di Ezio Trinchero è legato a doppio filo alla Freisa d’Asti. Questa è diversa dal solito, molto strutturata, stupisce per complessità, struttura e personalità da grande rosso. Naso complesso di frutta scura, amarene, spezie e una spiccata mineralità.
  • Princic – Merlot 2013 Tra i produttori simbolo del Collio, pioniere dei grandi bianchi in macerazione del Friuli, Dario Princic è una vera leggenda vivente. Qui i terreni ricchi di argilla e roccia arenaria garantiscono la giusta fertilità, una maturazione piena e macerazioni lunghe. Il Merlot è potente e ricco, con aromi profondi e complessi di prugne secche e frutta nera succosa, tabacco da pipa, spezia e grande e suadente sorso.
  • Altura (Isola del Giglio) – Ansonaco Siamo all’Isola del Giglio, azienda di Francesco Carfagna, nella parte più collinare e questo bianco macerato ne porta ogni segno. Apre con ampi sentori di macchia mediterranea e salgemma, spezia bianca, sbuffi di finocchietto di mare e alga. Sorso salino ricco e appagante.

Perché partecipare a ViniVeri?

Tra gli appuntamenti enologici, permette di immergerci in un mondo dove ogni dettaglio – dall’aroma unico di un buon vino, alla condivisione di storie e passioni – contribuisce a creare un’esperienza indimenticabile. Ogni produttore porta con sé storie, tradizioni e un forte impegno verso l’ambiente.

ViniVeri è un invito a riscoprire il valore della tradizione, reinterpretata con modernità e cura in un mondo in cui il rispetto per la natura diventa la chiave per un futuro migliore.

Vinitaly 2025: le considerazioni finali sulla Cinquantasettesima edizione

N.d.r. Cala il sipario sulla Cinquantasettesima edizione di Vinitaly, in uno dei momenti più difficili per il settore vinicolo. Chiudiamo la nostra rassegna stampa con i volti dei tanti inviati presenti, Alberto Chiarenza, Adriano Guerri, Ombretta Ferretto, Adriano Romano, Olga Sofia Schiaffino, che hanno narrato i mille volti della nota kermesse. A loro vanno le foto di rito finali ed i complimenti di tutta la redazione di 20Italie diretta dal sottoscritto Luca Matarazzo.

Tra le minacce di una guerra a colpi di dazi e la crisi che investe il comparto in maniera conclamata, la più grande manifestazione italiana del vino esce in forma smagliante e si conferma come uno dei principali eventi di settore del nostro paese, una vetrina di 180 mila metri quadri, per buyer nazionali e internazionali, ma anche semplici amatori.

La sensazione è quella di un Vinitaly meno affollato, ma con maggior qualità di presenze, sostenuto dai numeri: 97 mila presenza complessive in quattro giornate, un incremento del 33% di operatori esteri, specialmente dai mercati di maggior interesse per il nostro paese, Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

Il format è stato quello consueto, con la macro divisione per Regioni all’interno delle Hall. Come ogni anno sono state organizzate le aree tematiche in padiglioni dedicati: veri e propri comparti nel comparto, come Micro Mega wine, lo spazio per le piccolissime aziende che fanno dei vitigni e dei vini rari il loro vessillo o Vinitaly Mixology, dedicato alla specializzazione di maggior tendenza del settore.

Gli eventi fuori salone, come Vinitaly and the City, hanno animato Verona prima ancora dell’apertura ufficiale della fiera, denotandosi con veri e propri momenti di intrattenimento e convivialità extra business. E poi tasting, masterclass, convegni, con ampi approfondimenti dedicati all’enoturismo sia a livello nazionale che regionale, a riprova dell’importanza sempre maggiore di questa voce nell’economia delle aziende vitivinicole.

I tanti anni di presenza al Vinitaly ci hanno testimoniato l’evoluzione e il cambiamento del mercato, eppure la sensazione che proviamo ogni volta che mettiamo nuovamente piede a Veronafiere è sempre la stessa: riuscire a toccare solo un’infinitesima parte di questo enorme palcoscenico sul quale si muovono grandi gruppi internazionali insieme a piccole aziende a conduzione familiare.

Entrare e camminare tra i padiglioni è conoscere e scoprire realtà emergenti al fianco di quelle ormai consolidate, prodotti e idee nuove per un mercato sempre più esigente, innovazione e tradizione che camminano di pari passo. E soprattutto incontrare le persone che determinano il valore del vino, la sua autenticità, e ne fanno prima di tutto centro di convivialità e aggregazione.

Muovendosi tra i vari stand raccogliamo entusiasmo, aspettative, ma anche una punta di leggero scetticismo nei confronti di questo evento, con un’unica grande certezza: le date della cinquattottesima edizione dal 12 al 15 Aprile 2026.

Vinitaly 2025: presentata in anteprima la mappa geoviticola di Montalcino

N.d.r. Lo studio delle zone nel mondo vitivinicolo ha acquisito rilevanza da oltre vent’anni, seguendo gli esempi francesi già dell’800. Parleremo approfonditamente della novità assoluta del Vinitaly 2025, nell’articolo a doppia firma di Adriano Romano e Ombretta Ferretto, inviati per 20Italie.

In Italia, dopo il Piemonte è stata la Toscana a muoversi velocemente nello studio dell’interazione vite-ambiente, mirando alla valorizzazione del territorio e della sua vocazione agricola. Non ci si ferma alle indagini pedologiche, agronomiche delle zone delimitate cartograficamente, ma si impiegano sistemi GIS (Geographic Information System) per catalogare i dati complessivi del territorio. Entra dunque in gioco la capillarità delle rilevazioni.

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha affidato a un team multi-specialistico la realizzazione di uno strumento ufficiale per raccontare i caratteri identitari del vigneto Montalcino. Con la oculata e sapiente guida di due esperti Master of Wine, come Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi, insieme al coordinamento scientifico di Emilio Machetti (Copernico),  è stato compiuto il primo passo verso un sistema unico di rilevazione tra i più complessi esistenti al mondo.

Entrano in gioco diversi strati dello studio dell’ambiente, partendo dalla geologia  e dall’altimetria fino alla puntuale rilevazione climatica di media delle temperature, dell’andamento di piogge e venti, della capacità per ogni terreno di trattenere la ricchezza pluviale e moderare l’effetto delle cosiddette bombe d’acqua sempre più frequenti.

Il Presidente Fabrizio Bindocci un introdotto la mappa tridimensionale, spiccata trasposizione dei dati digitali, che non fa semplice zonazione nel senso “selettivo” francese, ma mira all’unificazione attraverso la ricomprensione analitica di tutti i caratteri del terroir ilcinese.

Tutte le 209 aziende produttrici di Brunello sostengono attivamente tale metodo, permettendo l’installazione di centraline di misurazione Netsens, in grado di funzionare integrando dati in tempi certi e coerenti, per una completezza di analisi momento per momento, che dia fluidità alla lettura dei dati e permetta previsioni puntuali. È questo uno standard di riferimento in corso di adozione anche da altri areali in Italia, la cui elaborazione nasce da una ricerca delle Università di Milano Bicocca e di Brescia.

Gabriele Gorelli (MW) presenta quindi i dettagli del lavoro svolto: <<La fase 1 che presentiamo alla stampa vedrà successivi passi a cadenza regolare. Cominciamo dal risultato di questo progetto: la mappa presenta tutte le informazioni su bordi di confine delle tenute, le loro dimensioni e il perimetro in dettaglio di ogni singola produzione. L’obiettivo è far emergere Montalcino come areale e la sua diversità. Sono annotate le altitudini e i dettagli pedoclimatici come l’orientamento dei vigneti e il loro drenaggio naturale riferito ai tre fiumi che abbracciano l’area di Montalcino. La rilevazione presenta anche l’origine geologica dei suoli e le loro specificità e diversità. A complemento, abbiamo il monitoraggio per l’intero anno delle temperature e delle piogge, con minimi e massimi e la media stagionale>>.

L’altro progetto che si accompagna alla mappa è Brunello Forma 2020,  che interagisce con la nostra mappa, un nuovo modello di valutazione delle vendemmie. Abbiamo iniziato con il 2014 valutando da 1 a 5 stelle a ogni annata e l’aggiunta di una sintesi di definizione che è sia contemporanea e sia generata tramite AI. 

Sono dati oggettivi, autorevoli e non autoreferenziati. Le serie storiche di dati acquisiti partono da 3 vecchie stazioni meteo, arrivando a 39 stazioni nel 2019, a 100 quest’anno e mirando ad un minimo di 209 entro il 2027.

Andrea Lonardi (MW) continua nel dettaglio del lavoro: <<Abbiamo integrato assieme diverse competenze, dai raccoglitori di dati ai viticoltori, ma il concetto è unico: studiare la relazione di elementi fissi come i dati geologici con gli eventi variabili rilevanti della meteorologia. L’elemento più variabile è però il vitigno stesso, il Sangiovese. Gli elementi meteo lo influenzano così tanto che nel progetto per noi è necessario misurare le variazioni per singolo podere, con l’obiettivo di ottenere la massima varietà di espressione>>. 

Da ultimo, vengono misurate la portata e le temperature dei fiumi che determinano l’areale: tali variazioni, poste in base alla direzione geografica nelle quattro macrozone N/E – N/W – S/E – S/W, rappresentano l’esposizione, altimetrologia, pedologia e la geologia.

Gabrielle Gorelli conclude: <<Giungiamo perciò  a una mappa diversa dal generico, poiché sovrappone gli strati e riguarda ai dati politici, come la densità degli abitanti per ogni punto specifico della mappa, elaborando le progressive mutazioni strato per strato e producendo una carta in 3D progressivamente aggiornata con regolari pubblicazioni. Ogni membro del Consorzio potrà inoltre presentare campioni da vasca — finora 57 per la vendemmia 2022 — consentendoci l’analisi chimica che misura l’impatto del clima sulle loro  caratteristiche organolettiche, più che la dimensione chimica del vino>>.

L’obiettivo dichiarato non è quello di creare una classifica dei migliori vini in confronto, come in altre zonazioni nel mondo, ma di promuovere le caratteristiche individuali di ogni vigneto nell’annata in corso e aiutare le correzioni di processo nelle vinificazioni di ogni produttore. Il team ha presentato, quindi, la definizione qualitativa per l’annata 2020 giudicata “Accattivante Brillante Succulenta”. Il 2020 infatti ha avuto un decorso stagionale caldo e soleggiato ma mai aggressivo. Questo andamento climatico ha prodotto vini attraenti e intriganti, bevibili sin da subito, caratterizzati da freschezza e vivacità, da un frutto nitido e preciso e dai tratti salini distintivi. La tensione tra succosità e integrità di frutto unita a tannini ben delineati e agili, ne ha determinato il carattere succulento.

La mappa sarà uno strumento unico e distintivo: unica, perché per la prima volta un territorio viticolo viene mappato attraverso un sistema che prevede più livelli di analisi. Distintivo perché riferendosi al territorio di Montalcino – un quadrilatero di base diciassette chilometri e altezza diciotto –  si propone di veicolarne l’unicità.

La seconda fase del progetto ha previsto il coinvolgimento di otto Master of Wine, tra cui Gorelli e Lonardi, che hanno valutato alla cieca un numero significativo di campioni di Brunello di Montalcino 2020 alla luce dei dati prodotti dalla mappa geo-viticola.

Al termine della presentazione, la degustazione ha interessato sei Brunello di Montalcino, provenienti da sei diverse aree del territorio, ognuna di esse “esposta” a elementi diversi della mappa geoviticola. Di ciascun campione, sono stati forniti oltre ai dati più canonici, come tipologia del suolo e altitudine, anche i dati relativi all’andamento atmosferico nello specifico sito: escursione termica giornaliera, livello di precipitazioni, picchi di calore e loro distribuzione durante la stagione vegetativa.

LA DEGUSTAZIONE

Il primo campione è stato il Brunello di Montalcino 2020 Ugolforte di Tenuta San Giorgio, azienda situata nell’angolo sud-est dell’areale a Castelnuovo Abate. Naso speziato e presenza definita di frutto e fiore scuro; al palato è gustoso, con sentori umami e chiusura sapida, uno dei tratti comuni di questa annata.

Brunello di Montalcino 2020 di Baricci proviene invece da Montosoli, a nord. Il campione degustato è balsamico, con una chiara impronta mediterranea, di sorso fresco e appagante.

Passiamo poi all’angolo sud-ovest dell’areale, con Brunello di Montalcino 2020 Paesaggio Inatteso di Camigliano. Naso fruttato molto definito, al palato si offre snello e disteso con evidenti sentori di erbe mediterranee.

Sbuffi di cipria e gesso, uniti al frutto croccante e alla freschezza agrumata, sono invece la cifra distintiva del Brunello di Montalcino 2020 di Castello Romitorio, di nuovo a nord dell’areale.

Il Brunello di Montalcino 2020 Castelgiocondo di Frescobaldi proviene invece dalla parte ovest e si esprime con naso elegante che ricorda la polvere di borotalco mentre al palato è caldo, avvolgente, con chiusura asciugante.

Per chiudere Brunello di Montalcino 2020 Collemattoni, le cui uve provengono da diversi siti collocati nella parte sud del territorio. Si distingue per il frutto rosso sotto spirito, sorso balsamico caldo e tannino graffiante.

Montalcino: tutte le novità presenti al Vinitaly

La nuova mappa geoviticola di Montalcino e Red Montalcino

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha presentato una novità che segnerà la svolta nella produzione dei vini di Montalcino. La crescente attenzione alle nuove tendenze di mercato e alle esigenze di consumatori sempre più attenti e consapevoli ha infatti reso necessaria una strategia di riorganizzazione territoriale.

Nasce così la nuova mappa dei vigneti di Montalcino, uno strumento pensato per raccontare in modo oggettivo e scientificamente fondato le peculiarità identitarie di questo straordinario territorio. (N.d.r. In questo articolo ci limiteremo a un accenno tecnico, rimandando all’approfondimento curato dai colleghi di 20Italie Ombretta Ferretto e Adriano Romano).

La mappa è stata presentata dal Presidente del Consorzio Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, insieme ai Master of Wine Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi. Fondamentale anche il contributo di Marco Antoni e del Geologo Emilio Machetti della Società Copernico, che hanno curato le attività di ricerca, sviluppo e raccolta dati, frutto di studi approfonditi e accurati su tutto il territorio di Montalcino.

Si tratta di uno dei sistemi più complessi e articolati mai realizzati per analizzare e caratterizzare un territorio vitivinicolo, basato su molteplici fattori:

  • La componente geologica dei suoli
  • Il clima
  • La media delle temperature
  • La media delle precipitazioni
  • I venti
  • L’esposizione
  • L’altimetria

Fabrizio Bindocci, Presidente del Consorzio, ha dichiarato:

“La nuova mappa non presuppone una zonazione rigida del territorio, ma un’unificazione che tiene conto di tutti gli aspetti morfologici dei vigneti. La sua realizzazione, di proprietà intellettuale del Consorzio, è stata possibile grazie a un team di professionisti che vive, lavora e conosce a fondo Montalcino. Le aziende hanno sostenuto questo approccio metodologico, fornendo dati puntuali che contribuiscono a definire le peculiarità del nostro territorio. La mappa costituisce uno standard di riferimento utile per ogni realtà produttiva, offrendo un dettaglio più accurato sulla posizione territoriale di ciascun vigneto. L’unicità di ogni vino nasce proprio dall’interazione tra suolo, clima e tutti i fattori oggetto di questo studio.”

Uno strumento prezioso, quindi, che non solo valorizza il Brunello di Montalcino, ma offre ai produttori e agli appassionati una chiave di lettura nuova, più precisa e scientifica, per comprendere il legame indissolubile tra vino e territorio.

Red Montalcino: la voce contemporanea del Rosso

Se il Brunello è il patriarca carismatico di Montalcino, il Rosso di Montalcino è l’anima giovane e brillante. Non chiamiamolo “fratello minore”: il Rosso di Montalcino è un vino dalla personalità decisa, prodotto con 100% Sangiovese (Grosso), con un approccio più diretto e immediato.

La differenza sta tutta nel tempo: affinamento minimo di un anno, meno legno, più freschezza. Un vino che sprigiona profumi intensi di ciliegia, lampone, mora, intrecciati a note floreali e speziate, con un sorso snello, sapido e di grande bevibilità.

E la grande novità?

Montalcino amplia i suoi confini produttivi: dai precedenti 510 ettari dedicati al Rosso, si passa ad 860 ettari a fronte di una domanda che cresce, in particolare sui mercati internazionali.
Un segnale chiaro: il Rosso di Montalcino non è più un comprimario, ma un protagonista capace di conquistare i palati più attenti.


Le Annate 2023 e 2022: due interpretazioni, una sola anima

2023
Annata fresca e complessa. Il germogliamento tardivo di aprile, le abbondanti piogge di primavera e un’estate senza eccessi hanno regalato uve equilibrate e una maturazione fenolica eccellente. Vendemmia che punta sulla finezza e sull’eleganza.

2022
Decisamente diversa dalla precedente: calda, secca, con picchi sopra i 35°C per oltre un mese. Le piogge estive hanno salvato il raccolto, anticipato e generoso. Vini intensi, concentrati, dai tannini presenti ma armonici, saporiti e densi. Una versione potente e strutturata del Rosso di Montalcino.


In Degustazione: il Rosso come non l’avete mai sentito

Tenute Silvio Nardi 2023
Fine, elegante, con note di sottobosco e frutti rossi. Sorso agile e verticale, tannino sottile e freschezza che invita a un nuovo sorso.

Campogiovanni 2023
Intenso, con sentori di frutti rossi maturi, muschio e pepe nero. Un sorso avvolgente, speziato e ricco.

Val di Suga 2023
Profondo e raffinato, tra rabarbaro, china ed erbe aromatiche. Alterna dolcezza e amaro in un sorso dinamico e setoso.

Fattoi 2023
Deciso e complesso, tra spezie, ferro e confettura di visciole. Profondo e persistente.

La Magia 2023
Profumi di frutti rossi, spezie e torba. In bocca caffè, cacao e spezie in un finale rotondo e armonico.

Sesti 2022
Classico, con note di violetta, tabacco e mandorla amara. Fresco e balsamico, fedele al Sangiovese.

Fanti 2022
Potente e complesso, con ciliegia, visciole e spezie dolci. Sorso ampio, strutturato, da invecchiamento.

Col d’Orcia Vigna Banditella
Complesso e misurato. Profumi che si svelano con il tempo, tra frutta dolce, spezie e note amare. Beva dinamica e persistente.


Il Rosso di Montalcino ha conquistato un ruolo da protagonista, con una voce moderna, fresca e autentica, capace di accogliere chi cerca nel calice una storia da bere fatta di terra, passione e prospettiva.

Un viaggio tra i versanti dell’Etna con Gambero Rosso a Vinitaly 2025

La degustazione condotta da Gianni Fabrizio curatore Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso a Vinitaly

Un momento di approfondimento insieme a Gianni Fabrizio e al presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria sulla grande diversità che possono esprimere i vini etnei, sia che siano fatti con l’uva bianca autoctona, il Carricante o con il Nerello Mascalese.

Questa peculiarità, di avere microclimi e tipologie di suoli diversi, è sicuramente dovuta all’altitudine, all’esposizione, all’influenza del mare ed alla stratificazione delle colate laviche, testimoni dell’attività del vulcano attivo più alto d’Europa. Grandi sono le escursioni termiche che si possono avere soprattutto in estate, anche con 20°C di differenza tra il giorno e la notte.

Gianni Fabrizio ha ricordato la previsione fatta in passato, successivamente avverata: era certo che questo territorio avrebbe fatto molto parlare di sé. Negli ultimi 15 anni è diventato un punto di riferimento non solo per la Sicilia ma per l’Italia intera del vino.

La caratteristica dei vini dell’Etna, bianchi o rossi che siano, è anche il grande potenziale di invecchiamento: il Carricante è un vitigno a bacca bianca straordinario e acquisisce nel tempo sentori di pietra focaia e di idrocarburo e il prodotto che si ottiene è sempre sorretto da una vibrante acidità.

Francesco Cambria ha aggiunto che il successo dei vini dell’Etna è stato decretato dal gradimento dei consumatori e degli operatori del settore, che hanno apprezzato le mille sfumature che possono cogliersi, rendendo una bottiglia diversa dall’altra. Proprio per esaltare questa variabilità, unicità ed espressività, a partire dal  2011 il Consorzio ha approvato nel disciplinare la possibilità di indicare nei etichetta le Contrade di provenienza (una sorta di UGA).

I versanti del Vulcano Etna sono terrazzati ed è possibile scorgere in alcune vigne delle piante centenarie, condotte ad alberello, a piede franco. I suoli vulcanici sono infatti sempre stati un ostacolo alla diffusione della fillossera. In queste condizioni la meccanizzazione è impossibile e le lavorazioni avvengono manualmente.

Le aziende che producono vino sull’Etna, per lo più di piccole dimensioni, sono oggi circa 470: non solo vignaioli locali, ma anche celebrità staniere e italiane (Angelo Gaja, ad esempio) hanno voluto investire sul territorio.

La degustazione, a bottiglie coperte, si è articolata in 9 campioni: 3 bianchi, un rosato e 5 rossi.

Solo alla fine sono stati comunicati i nome delle aziende dei vini serviti, che per maggiore fruibilità, riporto di seguito.

Etna Bianco 2023 Tenuta Ballasanti – Versante Est, zona di Mascali. Vinificazione in acciaio, profumi delicati di acacia e buccia di limone. Caratteristica sapidità.

Etna Bianco “A Puddara” 2023 Tenuta di Fessina – Versante Sud, zona di Biancavilla. Un colore più intenso con bagliori dorati. Nota speziata dolce che ricorda la vaniglia e poi sentori agrumati. Mantiene con la sensazione salata il rapporto con il territorio di origine.

Etna Bianco Superiore Contrada Villagrande 2021 Barone di Villagrande – Versante Est, zona di Milo. Vino di una azienda storica che ha visto e partecipato alla nascita della Doc. Mimosa, acacia, cedro, pietra focaia. In bocca è preciso, affilato e si allunga in chiusura con una nota salina.

Etna Rosato Tre Versanti 2024 Giovinco – Le uve di Nerello Mascalese provengono dai  tre versanti e questa tipologia rappresenta una vera sfida ai mercati: il colore ricorda la Provenza, al naso si apprezzano piccoli frutti rossi freschi e succosi e una gradevole nota floreale.

Etna Rosso Contrada Monte Serra 2022 Benanti – Versante Sud-Est. Affinamento in botte grande. Espressione in purezza di Nerello Mascalese di un’altra azienda storica etnea, si apprezzano i sentori di viola mammola, frutta rossa, l’elicriso, il pepe. Tannino che si integra nel vino in modo discreto, componendo un quadro gusto olfattivo molto piacevole ed equilibrato.

Etna Rosso San Lorenzo 2022 Girolamo Russo – Siamo nel versante Nord vicino a Passopisciaro. Colore rubino luminoso. Un vino che si riconosce per la sua eleganza olfattiva, la progressione del sorso, il tannino serico. Riesce sempre a emozionare.

Etna Rosso Piede Franco Quota 900 annata 2021 Tenute dei Ciclopi – Contrada Pino, versante Nord. Vinificazione in tini aperti e affinamento in barrique. Profilo olfattivo che ricorda la mora, il gelso, cardamomo, anice e chiodi di Garofano, scorza di arancia. Buona la persistenza e il tannino integrato magistralmente.

Etna Rosso Zottorinotto Riserva 2019 Cottanera – Versante Nord, Castiglione di Sicilia. Profilo floreale, con inserti fruttati di mirtillo, more, tè nero e un cenno di vaniglia. Tannino vellutato.

Etna Rosso Contrada Santo Spirito 2019 Palmento Costanzo – Versante Nord, Passopisciaro. Fermentazione in tini troncoconici di rovere e affinamento 24 mesi in botti di rovere francese e 12 mesi di bottiglia. Ciliegia, anche sotto spirito, spezie e accenni di pietra focaia. Finale lungo e persistente, con refoli balsamici.

Alla fine della presentazione, è stato proposto un abbinamento con il salmone di Upstream di Claudio Cerati, marinato dolcemente e affumicato con i legni di faggio dell’Appennino Emiliano. Una degustazione che ha confermato la versatilità dei due vitigni autoctoni dell’Etna e soprattutto la bella espressività di un terroir assolutamente unico e sempre in divenire, che vale la pena di conoscere meglio e di andare a esplorare.

Padiglione Alto Adige: i vini della Cantina San Michele Appiano a Vinitaly 2025

Andare al Vinitaly e non visitare il padiglione dell’Alto Adige equivale ad andare a Roma senza vedere il Papa. La visita è avvenuta presso lo stand della Cantina San Michele Appiano – St. Michael-Eppan e ad attendermi c’erano Stefania Mafalda, Alessia Telese di SMstudio e l’enologo Jakob Gasser. Alcune notizie aziendali precedono, come di consueto, le note sensoriali delle etichette degustate.

La Storia della Cantina di San Michele Appiano

La prestigiosa cantina cooperativa San Michele Appiano, fondata nel 1907, è una delle aziende più iconiche e importanti dell’Alto Adige. Al timone della cantina dal 1978 fino a chiusura 2024 il grande enologo Hans Terzer, che ha puntato da subito alla produzione di vini di elevata qualità. Il testimone passa ora al suo discepolo appena trentenne, JaKob Gasser, entrato in azienda nel 2017 e dal 2019 a stretto contatto con Hans Terzer. Giovane e dinamico, porta avanti il progetto con una visione innovativa e rispettosa sia delle tradizioni sia della sostenibilità ambientale. 

Il Terroir

Appiano si trova sulla Strada del Vino in Alto Adige alle porte delle Dolomiti e con oltre 1.000 ettari di vigna, è il più grande comune vitivinicolo altoatesino nel cuore della provincia di Bolzano. I 390 ettari di vigneti dei 320 soci produttori della Cantina sono posti su pendii soleggiati, dove la natura ha tutte le carte in regola per dare origine alla produzione di vini eccellenti. Un’ampia gamma tra bianchi e rossi, da uve Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Nero, Pinot Bianco, Lagrein e Gewürztraminer, dà origine alle linee “Sanct Valentin”, “Fallwind” “Classica”, “Annate Storiche”, “The Wine Collection”e “Appius”.

La degustazione dei vini della Cantina San Michele Appiano

Pinot Bianco Eppan-Berg-Schulthaus Alto Adige Doc 2024 – Giallo paglierino, emana sentori di fiori di campo, mela, pera, albicocca e cedro; il sorso è fresco e saporito, setoso, armonioso e delizioso.

Chardonnay Sanct Valentin Alto Adige Doc 2022 – Giallo paglierino dai riflessi dorati, rimanda a sentori di fiori di gelsomino, pera, melone, ananas e nuance di burro fuso. Gusto delicato, fresco, appagante e avvolgente.

Sauvignon Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – Paglierino luminoso, al naso esprime subito sentori di fiori di sambuco, salvia, mango e ananas. Al gusto è leggiadro, fine, suadente, e persistente.

Gewürztraminer Sanct Valentin Alto Adige Doc 2023 – color oro brillante, sviluppa note di rosa bianca, litchi, frutto della passione e spezie orientali. Fresco e avvolgente in bocca, persiste a lungo.

Sauvignon Blanc The Wine Collection Alto Adige Doc 2020 – Giallo dorato, rivela note di pesca, frutta tropicale, pompelmo e vaniglia; il sorso è ricco, intenso, vellutato, coerente e duraturo.

Appius Alto Adige Doc 2020 – Dorato intenso, sprigiona rapidamente sentori di albicocca, frutta tropicale, vaniglia, passion-fruit, miele e agrumi. Al palato è avvolgente, cremoso e incredibilmente persistente.

Vinitaly 2025: visita al padiglione della Regione Lazio

Era il 1980 quando nelle sale cinematografiche uscì “L’aereo più pazzo del mondo”, e molti ricordano ancora quella celebre scena in cui si accendeva la scritta lampeggiante “PANICO”. Ecco, così, in modo un po’ surreale ma perfettamente realistico, è iniziata per molti operatori del settore la 57ª edizione di Vinitaly, tra timori legati agli annunciati dazi USA e tensioni internazionali. Ma, come spesso accade, la realtà ha superato ogni aspettativa, trasformando quel presunto “panico” in entusiasmo, concretezza e visione.

Vinitaly 2025 si è confermata una delle edizioni più dinamiche e strategiche degli ultimi anni. Non solo per l’ottimo afflusso di pubblico e operatori del settore, ma soprattutto per la qualità degli incontri business-oriented e l’energia percepita in ogni padiglione. Un segnale forte in un momento storico in cui il mondo del vino cerca nuove chiavi di lettura, nuove narrazioni, nuovi modi per emozionare e restare rilevante, specialmente tra i giovani e i consumatori più consapevoli.

E tra le regioni protagoniste, il Lazio ha lasciato un’impronta indelebile. Non solo per i suoi vini sempre più apprezzati, ma per un progetto ambizioso, visionario e fortemente identitario. Il nuovo padiglione del Lazio, posizionato in area Cangrande, è stato uno dei punti focali della manifestazione: 2.450 mq ispirati agli antichi acquedotti romani, con un concept architettonico firmato Westway Architects che ha unito la monumentalità della storia con l’essenzialità del design contemporaneo. Un’autentica opera d’arte al servizio della comunicazione territoriale.

Il piano inferiore ha accolto con eleganza la lounge istituzionale, gli stand delle 62 cantine partecipanti, e partner di prestigio come la Camera di Commercio di Roma, Acqua Filette, Fondazione Italiana Sommelier, Blu Banca e Di Marco. Il piano superiore, invece, è stato il cuore pulsante delle relazioni: area stampa, due sale masterclass, uno spazio ristorante stellato e tante opportunità per raccontare, confrontarsi, approfondire.

L’Assessore Giancarlo Righini ha sintetizzato così lo spirito dell’evento:

“Il 2025 sarà l’anno della consacrazione della nostra regione. Stiamo rivoluzionando il modo di raccontare il Lazio, offrendo una nuova narrazione che unisce tradizione, eccellenza produttiva e modernità. Il nostro padiglione è il biglietto da visita di una regione che non vuole più restare in ombra.”

Prosegue il Commissario di ARSIAL, Massimiliano Raffa:

“Abbiamo raddoppiato la nostra partecipazione alle fiere dal 2023 ad oggi. Gli investimenti sono saliti del 120%, e oggi portiamo il Lazio in prima linea, unendo il meglio del vino con la nostra cucina, la nostra storia, la nostra capacità di innovare.”

Il concept scelto per l’edizione 2025 è stato potente e poetico: LAZIO MONUMENTAL TASTE. Un invito a scoprire il gusto monumentale di una terra ricca di fascino, che fonde millenni di storia con l’eleganza di un calice ben fatto. Il vino come chiave di lettura di un’identità forte, che parla attraverso sapori, colori e profumi inconfondibili.

E proprio i numeri confermano il successo:

• 18.000 ettari di vigneti

• 3 DOCG, 27 DOC, 6 IGT

• 37 vitigni autoctoni

• Oltre 400 cantine attive

• Una vendemmia 2024 che ha raggiunto 730.000 ettolitri (+64% rispetto al 2023), con una netta prevalenza di vini bianchi (74%).

A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, un programma fittissimo:

• 8 masterclass blind tasting curate dalla Fondazione Italiana Sommelier

• 3 masterclass dedicate ai Consorzi del Lazio

• Una masterclass esclusiva firmata Gambero Rosso sui “Tre Bicchieri” laziali

• Un’area ristorante guidata da Marco Bottega (Aminta Resort, 1 stella Michelin), con apertura affidata allo chef Doriano Percibialli (La Locanda Dorica – Velletri), interprete raffinato del territorio dei Castelli Romani.

Presenti i Consorzi del Cesanese del Piglio, con la Presidente Pina Terenzi, dei vini Frascati con il Presidente Andrea Evangelisti e il Consorzio Roma DOC con la Presidente Rossella Macchia e, i relativi territori degnamente rappresentati dalle cantine presenti al Vinitaly. Non è mancato un momento di networking divertente e popolare: il Pinsa Party ha animato il padiglione la sera del 6 aprile, tra vini, musica e la regina della tradizione romana.

Vinitaly 2025 ha dimostrato che il vino è molto più di un prodotto: è un linguaggio, un’emozione, una finestra aperta sul futuro. E il Lazio, con il suo gusto monumentale, ha parlato forte e chiaro.

Amphora Revolution torna a Vinitaly, celebrando l’antica usanza della vinificazione in terracotta

In occasione della 57ª edizione di Vinitaly, alla Fiera di Verona, è tornato protagonista Amphora Revolution, progetto nato dalla collaborazione tra Merano WineFestival e Vinitaly, con un’area interamente dedicata alla vinificazione in anfora, una tecnica antichissima che oggi vive una nuova giovinezza.

Lo spazio espositivo, situato nel Padiglione 8 (stand A8-A9), ha accolto una selezione di eccellenze italiane che si sono distinte per l’uso sapiente delle giare di terracotta, utilizzate in tutte le fasi della vinificazione dalla fermentazione all’affinamento. L’iniziativa è un punto di riferimento per appassionati e professionisti interessati a un approccio produttivo che unisce storia, innovazione e sostenibilità.

Attraverso l’anfora si assiste a un ritorno alle origini del vino: questo stile di vinificazione ha infatti radici antichissime, risalenti a oltre 6.000 anni fa, nelle regioni del Caucaso. Oggi, sempre più vignaioli in Italia stanno riscoprendo tale pratica, affascinati dalla possibilità di produrre vini autentici, capaci di esprimere il carattere del vitigno e del territorio con grande trasparenza.

Le anfore, realizzate in terracotta non smaltata, permettono una micro-ossigenazione naturale che favorisce l’evoluzione del vino senza alterarne i profumi originari. A differenza del legno, la terracotta non rilascia aromi esterni, mantenendo intatto il profilo organolettico del vino e offrendo una lettura più pura e sincera della materia prima.

Questa tecnica produttiva si inserisce perfettamente in una visione moderna e consapevole, in risposta alle esigenze di sostenibilità ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici.

A testimonianza della vitalità del settore, all’interno dell’area collettiva di Amphora Revolution, erano presenti dieci produttori italiani che lavorano con anfore, ciascuno con una propria interpretazione stilistica e filosofica. Accanto ai vini in terracotta, v’erano anche alcune esperienze legate alla viticoltura biologica e la salvaguardia dei vitigni autctoni e all’innovativo mondo dell’affinamento underwater, che prevede la maturazione delle bottiglie in ambienti marini.

In degustazione allo stand i vini prodotti in anfora delle seguenti cantine:

Nove Lune, Pietramatta, Piona, Jamin UnderWaterWines, Terre Antiche, Nima, Hadrianum, Luca Leggero Villareggia, A Mi Manera e La Vite – F.lli Lizzio.

Situata ad Atri in Abruzzo, la cantina Hadrianum coltiva vitigni autoctoni nei 20 ettari di vigneti tra i 150 e i 600 metri sul livello del mare. Nata nel 2018, vuole essere un alfiere della tradizione vitivinicola locale. Le anfore utilizzate per la vinificazione sono realizzate dai maestri ceramisti di Castelli (TE) con la “tecnica del colombino”, tradizione di più di 2000 anni. In degustazione il Pecorino Colli Aprutini Igt Naevia affinato in anfora e in acciaio, dal colore luminoso e dai sentori di erbe aromatiche, miele e albicocca e il Montepulciano d’Abruzzo Docg Colline Teramane Maximo, che regala note floreali, di frutta rossa matura, di pepe bianco e si offre con una trama tannica gradevolmente integrata.

Nove Lune è la cantina di Alessandro Sala che crede nell’utilizzo dei vitigni Piwi per contenere l’impatto delle pratiche agronomiche in vigna, nel rispetto totale della natura e del suo ecosistema. L’azienda nasce nel 2015 nell’Oasi Naturale della Valpredina, nel comune di Cenate di Sopra (BG) con la coltivazione di 4 varietà d’uva differenti. Per la vinificazione di Rukh, vino orange biologico ottenuto da un blend di Bronner e Johanniter, vengono utilizzate le anfore Tava: sulla bottiglia, è posto un sigillo di ceramica, la stessa utilizzata per il contenitore, che iscritto il nome del vino.

Pietramatta è l’azienda di Andrea Sala, che ha iniziato a seguire i vigneti di famiglia, situati sul colle di Loreto a Cenate di Sotto (BG) nel 1990 e che ha convertito la conduzione in biologico nel 2019. In degustazione Amber, un macerato da Souvignier Gris vinificato totalmente in anfora. Colore dorato, luminoso, al naso emergono sentori di fiori gialli, albicocca, timo, scorza di cedro. In bocca presenta una bella persistenza.

Luca Leggero opera a Villareggia, in provincia di Torino, coltivando Erbaluce e Nebbiolo che vinifica in anfora. La passione per la viticoltura è stata ereditata dal nonno: tradizione, innovazione e sostenibilità coesistono nel progetto di Luca. Erbaluce di Caluso Docg Rend Nen è un vino espressivo, che si propone con sentori di fiori bianchi, di pesca e frutta esotica. In bocca si apre, dimostrando buona struttura e chiusura sapida. Sosta circa 7 mesi in anfora a cui seguono 10 mesi in bottiglia.

La selezione dei vini presentati al banco è stata curata da Helmuth Köcher, fondatore del Merano WineFestival, insieme alle commissioni della Guida The WineHunter, da sempre punto di riferimento per la valorizzazione dell’eccellenza vitivinicola italiana. Amphora Revolution non è solo un’occasione per la celebrazione di una tecnica antica, ma anche una piattaforma per riflettere sul futuro del vino ed in un’epoca in cui la sostenibilità e l’identità territoriale sono valori centrali, la vinificazione in anfora si propone come simbolo di equilibrio tra tradizione e innovazione, artigianalità e ricerca, natura e cultura.