‘A figlia d”o Marenaro a Napoli: la paura si sconfigge a tavola parlando di cozze (e non solo)

Inutile dire che la mazzata, l’ennesima per il settore enogastronomico già piegato da crisi geopolitiche, da rincari su carburanti e materie prime e dalla crescente sfiducia del consumatore medio, si chiama virus dell’epatite A tornato di recente alla ribalta.

Come sempre il panico è la vera forma di comunicazione; scellerato, disgraziato panico che impedisce la scelta serena a tavola non soltanto degli accusati mitili, colpevoli senza neppure il beneficio del dubbio, ma anche del pescato quotidiano, della frutta, della verdura e chissà quali altre preparazioni considerate “sospette”.

La salute prima di tutto d’accordo, ma questa volta la sfortuna ci ha visto benissimo proprio sotto il periodo pasquale tanto atteso dalle famiglie. Dunque il compito di rasserenare gli animi non può e non deve cadere unicamente sulle spalle dei ristoratori o di qualche esperto chiamato a compensare ciò che la politica non può permettersi per questioni di carattere pubblico.

Anche il giornalista deve offrire un contributo sostanziale, analizzando, comprendendo, divulgando la voce di realtà solide e importanti del tessuto connettivo sociale, come quella di Assunta Pacifico, per tutti – non solo per l’insegna del suo locale – ‘A figlia d”o Marenaro.

Nella nuova sala da poco aperta prima al pubblico, la Salettadamare, spazio dedicato alle figlie gemelle Carmela e Maria, è andata in scena un’autentica sfida a colpi di mestoli e padelle tra la tradizione e la modernità, tra la zuppa di cozze divenuta piatto cult il giovedì santo e il Pignatiello eletto Zuppa di pesce dell’anno 2026 al Festival del Brodetto a Vasto. I tempi del “brodo e’ purp” cotto dal padre di Assunta o delle immense pile di cozze da pulire e sgusciare sui banchi all’aperto restano solo un dolce ricordo.

Igiene assoluta, celle frigo, abbattitori e tecniche di cottura da manuale hanno sostituito la pratica empirica forse più genuina ma anche pericolosa. Le cozze stanno a Napoli come la pappa al pomodoro per i toscani o il riso al salto per il milanese: usanze che sanno di casa, piatti tipici che racchiudono in sé passato, presente e futuro da preservare con cura.

La vera zuppa di cozze amata dai napoletani prevedeva il pesce di scoglio, impensabile oggigiorno. I controlli di filiera in Italia sono infatti severi e stringenti, il che non significa l’impossibilità di rare intossicazioni per lavorazioni errate, ma garantiscono comunque l’integrità del prodotto nelle varie fasi, fino alle cucine.

La Pacifico ha modificato leggermente la ricetta tramandata dai Borbone aggiungendo pezzi di tarallo con la sugna. Per il Pignatiello invece, il piccante non viene addizionato tramite il classico “olio santo rosso”, bensì è contenuto già nella salsa squisita, da sola o magari accompagnata ad un piatto di linguine.

Accanto alla memoria, anche la visione contemporanea con l’aiuto di Poppella, eccellenza nell’arte dolciaria napoletana, per la zeppola di mare, reinterpretazione salata della classica zeppola fritta: soffice e dorata, farcita con una delicata mousse di ricotta profumata agli agrumi e granella di pistacchio, arricchita da una raffinata mousse di scampi.

E perché no lo spaghetto con vongole e ricotta salata impreziosito da foglia d’oro, simbolo pasquale che unisce mare e festività, ideato da Assunta insieme alla sua brigata, composta dagli chef Marco Mattei e Salvatore Esposito, con il supporto di Gennaro Vitale.

La Solita Zuppa a Chiusi, l’osteria dove la tradizione diventa accoglienza

Sulla strada che attraversa il centro storico di Chiusi, antica città etrusca sospesa tra Toscana e Umbria, si trova un indirizzo che negli anni è diventato un punto di riferimento per chi cerca la cucina autentica del territorio. È l’Osteria La Solita Zuppa, un ristorante capace di coniugare semplicità, memoria gastronomica e un senso di ospitalità sempre più raro.

Arrivarci significa percorrere Via Porsenna, una strada che conserva intatta l’atmosfera medievale, tra pietre antiche e scorci carichi di storia. Varcata la soglia, si percepisce subito un calore familiare: sale accoglienti, arredi sobri ma curati e un ritmo di servizio che richiama le trattorie di una volta.

Ma il vero cuore di questo luogo sono le persone.

Andrea e Lorella, una storia di passione e ospitalità

Dietro La Solita Zuppa ci sono Andrea Paracchini e sua moglie Lorella Casagni, coppia nella vita e nel lavoro. Andrea, milanese classe 1973, si avvicina alla ristorazione quasi per caso, iniziando con lavori stagionali tra bar e locali. Con il tempo, quella che era un’esperienza diventa una passione concreta.

Quindici anni fa, insieme a Lorella, decide di dare forma a un progetto personale. Nasce così La Solita Zuppa, che da semplice trattoria si è trasformata in un solido riferimento gastronomico per il territorio. La loro filosofia è chiara: far sentire gli ospiti a casa, o forse qualcosa in più. Un principio che si traduce nella cura del servizio, nell’attenzione ai dettagli e nella capacità di mettere a proprio agio chiunque si sieda a tavola.

Oggi il ristorante accoglie turisti di passaggio nella Val di Chiana, ma anche una clientela affezionata proveniente da Toscana, Umbria e Lazio.

Una squadra tutta al femminile

A sostenere il progetto c’è una brigata composta da dodici collaboratrici, impegnate tra cucina e sala. Una squadra affiatata che contribuisce a rendere il servizio preciso e fluido.

Il servizio è attento, impeccabile senza essere invadente: i tempi sono ben calibrati, i piatti arrivano con regolarità e il personale accompagna l’ospite con discrezione, suggerendo abbinamenti e percorsi.

È un’ospitalità fatta di piccoli gesti, che costruiscono un’esperienza coerente e piacevole.

La cucina: il valore della tradizione

Il nome del ristorante è già una dichiarazione d’intenti. Le zuppe rappresentano infatti una delle anime della proposta gastronomica, raccontando la tradizione contadina toscana.

Si tratta di una cucina di recupero e ingegno, fatta di pane raffermo, legumi, ortaggi stagionali e lunghe cotture, capaci di trasformare ingredienti semplici in piatti ricchi di gusto.

Tra le preparazioni più rappresentative:

  • ribollita, simbolo della cucina toscana
  • zuppe di legumi con cereali antichi
  • piatti stagionali a base di verdure del territorio
  • la “carabaccia”, zuppa di cipolle cotta nel forno a legna con pane e formaggio

Accanto a queste, trovano spazio anche piatti della tradizione come lumache al sugo, carciofi fritti, lingua e fegatini, in un menu ampio che rilegge la cucina locale con rispetto e coerenza.

Dalla pasta fatta a mano alle carni del territorio

Il percorso prosegue con i grandi classici della cucina toscana. Tra i primi spiccano i pici fatti a mano, spesso proposti con l’aglione della Val di Chiana, gli “gnudi” di ricotta e spinaci e le tagliatelle tirate a mano burro e tartufo.

I secondi valorizzano le materie prime locali: carni di Chianina, selvaggina e preparazioni che affondano le radici nella tradizione, come il piccione ripieno o il cinghiale in umido.

Da segnalare anche i salumi di Cinta Senese provenienti dall’Azienda San Gregorio, a pochi chilometri di distanza, a conferma di un legame concreto con il territorio.

Il finale: dolci e dettagli che fanno la differenza

Il pasto si chiude con una gran varietà di dolci fatti in casa, tra cui un tiramisù ben eseguito da Alessia, che rappresenta una delle scelte più apprezzate.

Particolarmente curato il momento del caffè: una miscela artigianale servita in contenitori di ceramica dipinti a mano, che racchiudono anche piccoli accompagnamenti come pasticcini, zucchero e un truffle al cioccolato fondente. Un dettaglio che prolunga l’esperienza e conferma l’attenzione dedicata a ogni fase del servizio.

Il vino come naturale compagno della tavola

La carta dei vini è ben costruita e coerente con la cucina proposta. Ampio spazio alle etichette toscane, affiancate da una selezione di altre regioni italiane.

La scelta privilegia vini capaci di dialogare con i piatti, accompagnando e valorizzando i sapori della tradizione.

Un punto di riferimento a Chiusi

Negli anni La Solita Zuppa ha consolidato la propria identità, anche grazie a una recente ristrutturazione che ha ampliato gli spazi, migliorando in particolare la cucina, oggi più funzionale e moderna, senza alterare l’atmosfera conviviale.

Oggi rappresenta uno degli indirizzi più interessanti di Chiusi, una città spesso attraversata frettolosamente ma ricca di storia e cultura. Sedersi a uno dei tavoli dell’osteria significa entrare in contatto con una ristorazione che mette al centro l’ospite, il territorio e la cucina. Ed è proprio questa la forza della Solita Zuppa: trasformare la semplicità in esperienza, ricordando che la buona cucina nasce dalla passione e da un autentico desiderio di accogliere. Un posto dove si ha voglia di tornare spesso.

Toscana: Valdarno di Sopra Day 2026

Identità, coerenza e confronto aperto con i Toscana IGT

Nel cuore della Toscana, lungo il corso dell’Arno, il Consorzio di Tutela della DOC Valdarno di Sopra continua a costruire una delle esperienze più identitarie e consapevoli del panorama vitivinicolo nazionale. Riconosciuta nel 2011, la denominazione ha scelto una strada netta: il biologico come linguaggio comune, non come opzione accessoria, e una visione contemporanea capace di dialogare con la storia senza subirla.

Valdarno di Sopra Day 2026 presso la Tenuta Il Borro, ha offerto un’istantanea ampia e trasversale della denominazione, mettendo a confronto Valdarno di Sopra DOC e Toscana IGT, rossi e bianchi, vini territoriali e interpretazioni più libere.

Le degustazioni: luci e ombre di una denominazione in crescita

L’assaggio complessivo ha restituito un quadro eterogeneo, con punte di eccellenza molto chiare e una fascia media ancora in cerca di maggiore precisione, soprattutto sul piano dell’integrazione tannica e della pulizia aromatica. Alcuni campioni giovani o di vasca (come nel caso di Cantina Le Pietre) hanno evidenziato criticità tecniche, mentre i vini più strutturati e ambiziosi hanno mostrato il vero potenziale dell’area.

I vini oltre i 90 punti

Dove il Valdarno di Sopra convince davvero

Valdarno di Sopra DOC

  • Il Borro – Petruna 2021 (92)
  • La Salceta – Orpicchio L’O 2025 (91)
  • Migliarina e Montozzi – Sangiovese Riserva 2020 (90)
  • Migliarina e Montozzi – Cabernet Sauvignon 2020 (90)
  • Petrolo – Galatrona 2023 (92)
  • Tenuta Sette Ponti – Vigna dell’Impero 2020 (93)
  • Campo del Monte – Chardonnay vigna Pini Baltea 2024 (90)
  • Vigna delle Sanzioni – Trebbiano Riserva 2023 (90)

Qui emergono finezza, freschezza e una chiara tensione territoriale, soprattutto sui Sangiovese più centrati e sui bianchi di nuova generazione.

Toscana IGT

  • Il Borro – Il Borro 2020 (94)
  • Podere Il Carnasciale – Carnasciale Botte Grande 2022 (92)
  • Podere Il Carnasciale – Il Caberlot 2022 (93)
  • Tenuta La Corneta – La Corneta Rosso 2023 (94)
  • Tenuta Sette Ponti – Oreno 2023 (92)
  • Petrolo – Bòggina B Trebbiano 2023 (92)
  • Tenuta Scarafana – Gualdrada 2022 (93)

I Toscana IGT giocano su maggiore opulenza, precisione tecnica e continuità stilistica, spesso forti di blend internazionali e affinamenti più incisivi.

Valdarno di Sopra DOC vs Toscana IGT

Il confronto dei numeri

Dalla media dei punteggi emerge un dato interessante:

  • Valdarno di Sopra DOC: media complessiva intorno agli 89 punti
  • Toscana IGT: media complessiva intorno ai 91 punti

Il dato numerico premia ancora i Toscana IGT, più regolari e affidabili, ma il Valdarno di Sopra DOC mostra picchi qualitativi sempre più frequenti, soprattutto quando il Sangiovese viene interpretato con misura e senza forzature estrattive.

Considerazioni finali

Il Valdarno di Sopra è una denominazione che non cerca scorciatoie. Accetta il rischio della trasparenza, anche quando il vino è ancora in divenire, e costruisce la propria identità sulla coerenza agricola prima che sull’impatto mediatico.

Se i Toscana IGT restano oggi il riferimento in termini di solidità e immediatezza, i migliori Valdarno di Sopra DOC dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta: meno muscoli, più territorio, più verità. Una denominazione ancora giovane, ma ormai pronta a giocare la sua partita più importante.

La Gemma Cafè del Boutique Hotel La Gemma a Firenze – ogni domenica cocktail d’autore e degustazioni tematiche

La domenica fiorentina si arricchisce di un nuovo appuntamento dedicato al gusto e alla convivialità. A La Gemma Cafè, il lounge informale e contemporaneo del Boutique Hotel La Gemma (5 stelle), nel pieno centro di Firenze, all’interno di Palazzo Paoletti edificato a fine 800, a pochi passi da Piazza della Signoria,  prende il via un format di aperitivi tematici, che accompagnerà la stagione primaverile con cocktail d’autore, degustazioni, incontri con produttori e bartender d’eccezione.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aprire sempre di più le porte dell’hotel alla città, trasformando la domenica in un momento di incontro tra fiorentini, appassionati di mixology e curiosi alla ricerca di nuove esperienze.

Il progetto si inserisce in un momento importante per la realtà gastronomica dell’hotel. Dopo il recente riconoscimento della prima Stella Michelin al ristorante Luca’s, guidato dallo chef pluristellato Paulo Airaudo, la struttura ha avviato una nuova fase di consolidamento del proprio percorso culinario, rafforzando la brigata di cucina e la squadra di sala. Tra i nuovi ingressi figurano il Resident Chef Vittorio De Palma, il Restaurant Manager Giovanni Meraviglia e Marco Viola nel ruolo di Sommelier & Maître, mentre il coordinamento dell’intero comparto Food & Beverage è affidato al Corporate F&B Manager Giovanni Pugliese.

In questo contesto prende forma anche il nuovo  calendario di aperitivi di La Gemma Cafè, attraverso il  nuovo format.  Il  primo appuntamento  si è svolto domenica 15 marzo con “Stone & Spirit – Where Baroque meets Renaissance”, una serata dedicata ai sapori del Salento, che ha portato a Firenze profumi e suggestioni del Sud Italia.

Protagonisti dietro al bancone sono stati Marta De Dominicis, resident bartender del Gemma Cafè, e Igor Lahaine del Bar CuBi di Maglie (LE), ospite per l’occasione. I due bartender hanno firmato sei cocktail originali, serviti in abbinamento ad assaggi della tradizione salentina, costruendo un percorso gustativo che ha accompagnato gli ospiti per tutta la serata.

Tra i drink proposti da Igor Lahaine, “Scopone Scientifico” ha combinato note amare e agrumate grazie a Select Bitter e Cynar, bilanciati da Succo di Arancia e di Limone e Sciroppo di Zucchero; “Selfie Fish” ha invece giocato su profumi più freschi e fruttati con Vodka, Nolly Pratt Vermouth dry, soluzione agrumata mela Stark. Più intenso e avvolgente “Old Kyma”, con Rye Whiskey, Giocondo Amaro al caffè, Liquore alla Banana e Bitter al Cioccolato.

I cocktail di Marta De Dominicis hanno esplorato altre sfumature aromatiche. “What Is Real” ha unito caffè, vodka e liquore al caffè Negro con la morbidezza dello sciroppo del latte di mandorla e il profumo della fava tonka. “Ohana” ha proposto un equilibrio tra il carattere affumicato del Mezcal Picaflor Espadin, la freschezza dello Shrub ai lamponi, Lime, Amaro Assedio Du It, e una delicata schiuma alla Pesca Bianca. A chiudere la selezione “Droog Penicillin”, Honey Mix Zenzero e Miele, Bulleit Bournon, Liquore alla foglia di fico e un top di Ginger Beer.

Ad accompagnare i cocktail, una serie di assaggi ispirati alla cucina salentina: crocchette con menta e pecorino, panzerotti pugliesi con mozzarella e pomodoro e una cheesecake salata con taralli, ricotta e pomodoro. La serata si è svolta in un clima conviviale e rilassato, animato dal DJ set di Remo Giugni.

Dopo il debutto dedicato al Salento, il calendario degli appuntamenti proseguirà nelle prossime settimane con nuove combinazioni gastronomiche, il 22 marzo Perle e Bollicine – Un affaire di ostriche e Franciacorta,  il 29 marzo Caviale Chablis e Sancerre, il 12 aprile L’altra faccia del Pecorino Toscano – Corzano e Paterno, il 19 aprile UpStrem Salmon e Champagne, il 26 aprile dedicato a una selezione di pintxos firmati dallo chef pluristellato Paulo Airaudo: piccoli bocconi ispirati alla tradizione basca e reinterpretati con un tocco di italianità, accompagnati dai cocktails della casa.

Seguiranno altre serate con date da definire.

La Gemma Cafè HOTEL LA GEMMA

Via Dei Cavalieri, 2C, 50123, Firenze (IT)

www.lagemmahotel.com

Instagram: @lucasrestaurant_firenze

Facebook: @La Gemma Hotel Firenze

IoVino 2026

Nel panorama degli eventi dedicati ai vini italiani nella Capitale, ce n’è uno che individua un’importante traccia storica.

IoVino è nato 10 anni fa da ricerche fatte di cantina in cantina tra le Marche e la Campania, nel solco storico del commercio vinicolo nella città di Roma fin dall’epoca Romana e lungo l’intero arco del Medioevo. Si guarda in quei territori alle corti aristocratiche e papaline per affermare (e guadagnare) notorietà e valore fuori dalle proprietà nobiliari marchigiane e partenopee. 

La rassegna annuale si svolge a Roma nella seconda metà di marzo presso il Courtyard Marriott. È da sempre pensata e organizzata da Manilo Frattari, poliedrico e indomito ricercatore. Nel tempo l’evento è divenuto, nel panorama romano, un classico per ritrovarsi tra appassionati dei vini di Campania e Marche, a guardare al progresso della cultura enoica.

Il valore spiccato dell’evento è costituito dai nuovi produttori individuati da Manilo ogni anno, con l’aiuto della moglie Romina, a stupirci sempre per originalità e forza. Non è casuale che riescano a proporre masterclass sempre nuove e ricche di elementi di studio.

Nelle loro Masterclass, Romina Lombardi, Alessandro Marra e Pierpaolo Rastelli (coordinatore editoriale regione Marche per Gambero Rosso) guidano una platea di esperti, amatori e giornalisti alla scoperta di nuovi percorsi e all’incontro con produttori emergenti e animati dal fuoco sacro della elevata qualità.

La Campania è intelligentemente rappresentata da Alessandro Marra di Slow Wine e dal suo costante indagare tra i vitigni campani nella loro sempre sorprendente intensità e ricchezza. Protagonista dell’appuntamento è lo Sciascinoso, un vitigno definito “misterioso” perché le origini si perdono nel periodo di Plinio il Vecchio che lo citava come “Vitis Oleagina”, rimasto in ombra per secoli nello scenario vitivinicolo campano. 

Una storia da piccolo attore di scena in Irpinia e nel salernitano, sotto nomi diversi quali Sanginoso, Sancinoso o Sanguinoso, o Cascolo in Irpinia, oppure Olivella Bastarda nel napoletano, Fosco Peloso nel Matese di Alife.

I ricercatori francesi Pierre Viala e Victor Vermorel ne rinvennero nel secolo scorso una immagine in litografia alla Régia Scuola di Avellino. Giuseppe Frojo nei suoi storici lavori di studi ampelografici dava una descrizione della “sancinosa” identica alla olivella dei Principati di Avellino e Salerno. Girolamo Molon lo chiamó Olivella per similitudine alla oliva, ma errando nella collocazione geografica perchè la Olivella Nera è prevalentemente laziale.

Oggi siamo a 43 ettari coltivati a Sciascinoso, rispetto ai 2599 ettari di inizio secolo scorso: pochissimi produttori, eppure grandi speranze.

Iniziamo da Terra di Briganti “Sciascinoso” 2021, dal colore rubino senza trasparenze e di buona consistenza: olfatto ricco di sottobosco e prugna, agrume di arancia rossa, essenze di rabarbaro e pepe nero e una nota leggera di cardamomo combinata a refoli di pietra basaltica. Una nota calda emergente a regolare un tannino intenso: la gioventù lascia in ombra i sentori fruttati di prugna e susina matura rispetto alla speziatura di pepe e cardamomo.

La cantina Capolino Perlingieri con il suo “Sciascí” del 2022 ne offre una versione più elaborata e profonda, per i tannini curati e contornati da tratti balsamici ed erbe aromatiche.

La Masterclass guidata da Pierpaolo Rastelli guarda ai nuovi percorsi dei vini rossi nel territorio marchigiano.

Le Marche sono generalmente percepite come luogo d’espressione di vini bianchi particolari, come Pecorino e Passerina, oltre al celeberrimo Verdicchio. Ma le produzioni di rossi sono attualmente in grado di sorprendere e offrono oggi una mappa enoica nuova ed emotiva, nella sperimentazione di sapori che scavallano la tradizione ed eleggono a patrimonio progetti originali e talvolta inclusivi di vitigni internazionali.

Per iniziare il cammino, c’è una riscoperta della Grenache o Alicante, un vitigno capriccioso amante del Mediterraneo e diffuso in California come in Cina, in Australia come in Sud America, in Turchia come in Marocco. Il filo comune è la sua particolare attitudine a marcare il territorio che esprime. Una delle caratteristiche più interessanti della Grenache è la sua adattabilità ai diversi climi. Prospera nei climi caldi ed è altamente resistente alle condizioni di siccità, il che rende questo vitigno la scelta ideale in un’epoca di cambiamenti climatici e pratiche viticole sostenibili.

Ha fruttuosità intrigante e corredo aromatico floreale di rose a esaltare il periodo di affinamento, di uve raccolte il piu tardi possibile, come cuore della sua piacevolezza tannica e persistente. La cantina Mirizzi di Montecappone, col suo “Cogito R.” ne esprime una versione particolarmente equilibrata, di un rosso allegro e brillante ma profondo, per mineralità, come la sua boccata. 

Poderi San Lazzaro è forse stato il precursore più di vent’anni fa in questo percorso della Grenache marchigiana: il loro “Pistò” ha  croccantezza di frutto e delicatezza floreale, al naso come al palato, a preparare al gusto la potenza di questo Alicante (nome dato alla Grenache in Italia a inizio secolo scorso), affinato 16 mesi in tonneau e diretto ad aggredire ogni piatto di carne rossa. Peraltro, la cantina offre ottimi bianchi come l’Offida, il loro Pecorino del 2024 che offre una salinità speciale a corredare, tra pungenze olfattive e suadenze palatali, una magistrale combinazione di sentori erbacei agresti e primaverili. 

Un Grenache in anfora di terracotta (fermentazione e poi affinamento per 1 mesi) vinificato con lieviti indigeni rappresenta, infine, la cesura tra antico e nuovo, come solo la passione della cantina La Lepre e La Luna ogre col loro “Commenda 64”: boccata gradevolissima e rotonda, pulito e ispiratore di gusti più eleganti: un Alicante dalla capacità tannica ben domata e resa equilibrata con gradevolezza glicerica. Esemplare la grafica del label, dotato di un vero petalo di rosa al centro: con poco più di 400 bottiglie è un gioiello.

Tenuta Spinelli, ad 800 metri d’altitudine, ha immaginato un percorso contemporaneo del Pinot Nero nelle Marche, in realtà lí portato già dal periodo dell’occupazione napoleonica nella zona di Monte San Bartolo. La cantina ha investito in barrique francesi, a Castel di Croce e nella cantina, esprimendo una sua versione netta e semplice, inconsueta a paragone coi pari grado altoatesini e umbri, ingentilendone ulteriormente le note amaricanti. 

Cantina San Isidoro è situata più a sud e più in basso, altrettanto artigianale per fattura e forse dal maggior equilibrio tra tannini setosi, note minerali e note calde. Il loro “Pinotto” è un progetto recentissimo, frutto di prossimità marittime ed escursioni termiche rilevanti, ma davvero molto gradevole al palato più che al naso.

Tra le zone vinicole storiche delle Marche, l’areale di Matelica è forse il più originale, ancorché già famoso per la sua origine geologica glaciale e ricca di sali ancestrali a dar vita al celebre Verdicchio di Matelica.

C’è lí la sfida di esprimere un rosso toscano come il Ciliegiolo, diffuso anche in Umbria, che Umberto Gagliardi in contrada Ceresi, da vero beatnik in vigna, a 490mt elabora da un trentennio con viti cinquantenarie: il suo “Ceresi” è così vero e identitario al punto da assumere il nome di “Morettone” secondo il vernacolo locale, a rimarcarne il colore più scuro e il palato più robusto tannico.

Non meno importante è il territorio di Serrapetrona in provincia di Macerata, con altitudini delle produzioni situate tra 400 e 700 mt s.l.m.

È caratterizzato dalla produzione in viticoltura eroica della Vernaccia Nera, un’uva di indole robusta e montana, versatile ma che richiede molta cura e un obbligatorio passaggio in legno a domarne i contenuti ferrosi e annunciati già dal colore rosso rubino molto tendente al granato. Clima rigido e territorio aspro, è questo un areale dove sopravvivono da sempre solo i viticoltori più testardi e cocciuti nel mantenere sapori antichi di generazioni. 

Dante Duri è un produttore piccolo ma estremamente tipico, meticoloso nella raccolta e selezione delle uve a produrre una Vernaccia, “Serrapetrona Estella”, di forte identità per Serrapetrona, ricca di aromi di pout-purri scuri e intensi, confetture di prugna e visciole, balsamici di menta e lavanda: tutti descrittori confermati pienamente al palato, di bella boccata e dal finale vegetale balsamico. Ideale per il Ciauscolo o per qualsiasi piatto a buona grassezza.

Di pari grado ma certamente più gastronomica per affinità è la “Serrapetrona Torcular” di Podere sul Lago, ben radicata nel territorio di Serrapetrona: si distingue per un’ampia boccata dai tannini educati e meno selvatici assieme a una nota alcolica calda ma equilibrata dalla mineralità di quei terreni. 

Oltre ai vini presenti nelle Masterclass, abbiamo provato a selezionare i migliori e certamente più originali vini presenti all’evento, ai cui partecipanti è stato richiesto di votare la cantina e il vino di propria preferenza tramite un QR Code posto all’ingresso.

Ecco le nostre scelte:

“Coda di Volpe” Molettieri quasi da Chablis, offre al naso fragranza farinacea mista a pesca bianca matura e acuti di pietra focaia e erba di sfalcio.

Cantina Tagliaferro, Costiera Amalfitana in Tramonti presenta il “Tramelios” 2024, un bianco blend degli autoctoni Pepella e Ginestra Amalfitana. Un vero successo già al principio. Floreale da margherite con ginestra irradiata dal sole, lunga e voluttuosa a incastonarsi in una serie di sbuffi minerali di roccia bagnata e sale a confluire in un etereo gassoso d’idrocarburo.

Andrea Giorgetti, “Adele” Rosso Piceno 2024. Rosso con riflessi rubinei di decisa consistenza, composto da uve Montepulciano e Sangiovese a circa 60 mt s.l.m. con una buona escursione termica e una ricca condizione idrogeologica a conferire aromi spiccati. 

IoVino ha offerto eccellenti degustazioni e novità per lo studio, mantenendo l’impegno a ricercare sempre i nuovi creatori e le loro creazioni.

Napoli – “Primavera inVita” alla Sanità

Aspettando Leguminosa a La Tenda Dalle 10.00 alle 15.00

Un evento, con tavoli espositivi e Laboratori, per festeggiare la Primavera a La Tenda in collaborazione con Slow Food, Slow Food Napoli, ComunitàSlow Food Napoli Extra Moenia, il progetto di comunicazione sociale e rigenerativa VVVita.  Non solo il Mercato della Terra di Slow Food ma una mattinata per celebrare la fine dell’inverno, camminare, acquistare, donare, visitare, scoprire, leggere, giocare e assaggiare.

La prima edizione, a La Tenda, il prossimo sabato 28 marzo, di “Primavera inVita alla Sanità” si inserisce in Aspettando Leguminosa di Slow Food 2026, forte della felice esperienza di questi mesi dei Piatti della Amicizia con i Fagioli Dente di Morto, I Ceci di Teano e, per il prossimo 28 marzo, i Piselli Centogiorni. Tutti Presidi Slow Food e tutti semi che saranno protagonisti, appunto a Leguminosa in programma a Napoli, alla Stazione Marittima, l’11 e 12 aprile.

Leguminosa è un progetto e un evento di Slow Food Campania volto a promuovere la biodiversità dei legumi, salvaguardando antiche varietà locali e incentivandone il consumo per la sostenibilità ambientale e la salute. Valorizza le produzioni locali (fagioli, ceci, cicerchie, ecc.) e sostiene la rete dei produttori, cuochi e attivisti. I momenti della giornata – che inizia alle 10.00 con la apertura del Mercato della Terra e si conclude alle 15.00 dopo l’assaggio di Pasta e Piselli Centogiorni Presidio Slow Food con la partecipazione dello chef Mario Avallone, il Kuoko Mercante – saranno i seguenti:

****Il MERCATO DELLA TERRA e e E ASSAGGI con Slow Food Napoli

Dalle 10.00 Incontro con i produttori Slow Food per una spesa di stagione buona, pulita e giusta per tutti.
****BENVENUTA PRIMAVERA. La Tenda al Cambio di Stagione

In collaborazione con Liberty Market Dalle 10.00 Portar a casa un capo per  i mezzi tempi. L’Armadio di famiglia de La Tenda, in collaborazione con il Liberty Market, si colora dei colori di Primavera e si apre al pubblico. Rosa fiore di pesco, giallo tarassaco, verde tenero pisello Centogiorni, azzurro cielo di Primavera, multicolore abbraccio di Primavera.Uno stand, con i colori della solidarietà per una giusta raccolta fondi.

****LUCE AI PROGETTI Le candele dei ragazzi delle Educative La Tenda

Dalle 10.00 Le candele del Laboratorio de  “I Tuffatori” delle Educative del Centro La Tenda tornano a illuminare un fare manuale capace di attivare il sapere pratico e tutti e cinque i sensi: dalla vista al tatto, fino all’olfatto, protagonista attraverso le fragranze scelte dai ragazzi.

****Camminata dei CarmelitaniUn cammino di meditazone sulle tracce dei Carmelitani alla Sanità

Ore 10.30/12.00 Il Complesso di 9000 mq che ospita il Centro La tenda, fondato negli anni Ottanta, nel cuore del Rione Sanità, da Don Antonio Vitiello per contrastare la povertà estrema ed educativa. Dalla primavera 2025, attraverso il progetto VVVita delle giornaliste Monica Piscitelli e Laura Guerra, si apre periodicamente alla città, rigenera i suoi luoghi e si racconta. Si inizia, in questa giornata di festa del 28 marzo, con la inedita passeggiata sul Sentiero di meditazione dei carmelitani verso la Tenuta Vita della famiglia Zenga per tornare nella Chiesa di Santa Maria alla Vita.

A guidarle gli esperti Marinella di Martino e Carmine Maturo con la presenza del volontario de La tenda Gaetano Burrattini. 

A seguire un intervento di Ornella Zerlenga, Direttore del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale Università Vanvitelli e dell’architetto Renato Carrelli. 

****LABORATORIO

Ore 10.30 – 12.00″Andiamo Diritti alle Storie! “Lo spazio ideato da Nati per Leggere con letture a cura delle volontarie di NapoliPosti limitati. Prenotazione consigliata. 

LABORATORI Ore 10.30 – 12.00
Due proposte per ragazzii e adulti curiosi e creativi a cura dell’IS del Rione Sanità “Della Porta Porzio Colosimo” Posti limitati. Prenotazione consigliata. 

1. “DISEGNA IL FUTURO… in 3D!”con gli allievi dell’indirizzo C.A.T. Costruzioni Ambiente e Territorio 
Un laboratorio per sperimentare un modo nuovo e creativo di dare forma alle idee.

2. “TRAME DI PRIMAVERA”con gli allievi dell’indirizzo Moda 
Un laboratorio tessile fiori tra le dita e ago alla mano per piccoli capolavori di artigianato.: 

****GIROTONDO DI LIBRI. Il BOOKMob de La Tenda

Con il Patrocinio del  “Patto per la Lettura della Città di Napoli”Ore: 13.00. Un momento per la consultazione e la condivisione gratuita di libri e di emozioni. Ridare una seconda chance, una seconda vita, una seconda lettura, a un libro.Un gioco: ogni partecipante porta un libro incartato come un regalo, ci si dispone in circolo e lo si scambia. Una volta che il giro dei libri si è concluso di scarta i libro e ognuno legge una frase.Il tema: Primavera, Rinascita, Rigenerazione.

****PIATTO DELLA AMICIZIA La Tenda

Ore 13.30 I volontari de La Tenda, VVVita e Slow Food Napoli insieme propongono una degustazione gratuita di Pasta e Piselli Centogiorni Presidio Slow Food di stagione.Con la partecipazione dello chef Mario Avallone, il Kuoko Mercante.  È un evento nato dalla collaborazione del Centro La Tenda Ets, del progetto VVVita delle giornaliste Monica Piscitelli e Laura Guerra, con Slow Food, Slow Food Napoli e con La Comunità Slow Food Napoli Extra Moenia ed il il Patrocinio del  “Patto per la Lettura della Città di Napoli”.

Prenotazione Laboratori per adulti e ragazzi (10.30-12.00): 3480063619 (Whatsapp)  Prenotazione visita guidata (percorso a piedi e chiesa con scarpe comode): 347 635 5343 (Whatsapp)

Nasce a Salerno “Pasqua d’Artista”: il Tempio di Pomona celebra l’eccellenza della pasticceria artigianale

Venerdì 27 e sabato 28 marzo 2026 la prima edizione nel cuore del centro storico.

Salerno si prepara ad accogliere un nuovo appuntamento culturale ed enogastronomico dedicato alla tradizione dolciaria pasquale. Venerdì 27 e sabato 28 marzo 2026 il suggestivo Tempio di Pomona ospiterà la prima edizione di Pasqua d’Artista, il progetto ideato e organizzato da Erre Erre Eventi per valorizzare l’alta pasticceria artigianale nel periodo più simbolico dell’anno.

Non un semplice evento espositivo, ma un format culturale pensato come un “salotto” dell’artigianalità d’eccellenza, in cui colombe, pastiere e uova di cioccolato diventano espressione di identità, memoria e competenza tecnica.

Un viaggio tra i simboli della Pasqua

Protagoniste dell’evento saranno:

  • la pastiera, simbolo identitario della tradizione campana;
  • la colomba artigianale, frutto di lunghe lievitazioni e alta competenza tecnica;
  • le uova di cioccolato d’autore, espressione creativa della lavorazione artigianale.

Durante le due giornate il pubblico potrà degustare, conoscere e acquistare direttamente dai Maestri le proprie produzioni, a condizioni dedicate riservate all’evento, in un rapporto diretto che restituisce centralità al dialogo tra artigiano e consumatore.

La Pasqua raccontata dai Maestri

Protagonisti saranno Maestri selezionati dalla giornalista Carmen Autuori, chiamati a presentare e raccontare le proprie creazioni, illustrando tecniche di lavorazione, scelta delle materie prime e interpretazioni personali e territoriali della tradizione.

L’obiettivo è riportare al centro la qualità, la manualità e il valore culturale della pasticceria pasquale, distinguendola dalla produzione industriale standardizzata.

L’ elenco dei Maestri partecipanti

Cesto Bakery, Catello Di Maio – Torre del Greco

Hera nei Campi, Vincenzo Bifulco -San Paolo belsito

 Noschese Bakery, Nicola Noschese – Pontecagnano Faiano

Panificio Rago 1870, Antonio Rago – Baronissi

Pasticceria Atelier del Dolce, Cono Tropiano – Sassano

Pasticceria Bottega Paradiso, Francesco Murante e Christian Beducci, Nocera Inferiore

Pasticceria Dolce e Caffè, Aniello Esposito – Salerno

Pasticceria Fabozzi, Antonio Fabozzi – Casal di Principe

Pasticceria Franco, Luigi e Gaetano Capriello – Casal Velino

Pasticceria Gemma, Riccardo Ruggiero – Nocera Superiore

Pasticceria Igloo Senza Glutine, Janet Gomez – Salerno

Panificio Mater, Nicola Guariglia – Salerno

Pasticceria Pentangelo, Aniello Pentangelo – Nocera Inferiore

Regina Bakery, Gaetano Giorgio – Pagani

Supermercati Piccolo, Francesco La Manna – Pomigliano d’Arco

La sostenibilità e l’inclusione

Pasqua d’ Artista rafforza l’impegno verso un evento eco-friendly, con riduzione della plastica, gestione responsabile dei rifiuti e promozione della filiera a chilometro zero.

Particolare attenzione anche all’inclusione, con un’area “Gluten Free” interamente dedicata ai prodotti senza glutine.

Il valore della location

La scelta del Tempio di Pomona non è casuale. Situato nel cuore del centro storico, rappresenta uno degli spazi più simbolici della città, capace di coniugare patrimonio storico e contemporaneità. L’ambientazione contribuirà a creare un’atmosfera raccolta e raffinata, coerente con il posizionamento alto del progetto e con l’obiettivo di trasformare la pasticceria pasquale in esperienza culturale.

Un appuntamento strategico per la città

Collocato nella settimana che precede la Pasqua, Pasqua d’Artista si inserisce in un momento di particolare vitalità per il centro storico di Salerno, favorendo l’afflusso di cittadini e visitatori e contribuendo alla valorizzazione del tessuto commerciale e turistico. L’evento si rivolge a famiglie, appassionati gourmet, operatori del settore food & beverage e turisti presenti in città nel periodo pasquale.

Media Partner

Luciano Pignataro Wine&Food Blog

La dichiarazione

«Pasqua d’Artista nasce dalla volontà di restituire centralità al Maestro e alla qualità artigianale in un periodo dell’anno fortemente identitario – dicono Rosario Augusto e Roberto Jannelli -. Non volevamo una fiera, ma un luogo di racconto e di incontro, dove tradizione e innovazione possano dialogare in uno spazio simbolico come il Tempio di Pomona. L’obiettivo è costruire un appuntamento stabile nel calendario culturale primaverile della città.»

Si ringraziano

Il Comune di Salerno

La Curia dell’Arcidiocesi di Salerno‑Campagna‑Acerno

Ecstra Aps

FedApi – Federazione Artigiani e Piccoli Imprenditori

Nims Spa – Gruppo Lavazza
Orari

Venerdì 27 marzo: 17,30 – 20, 30 – Sabato 28 marzo: 17,30– 20,30

Acquisto biglietti d’ingresso: https://www.postoriservato.it/elenco-date.html?idEvent=4481

Accreditamento per la Stampa

Le testate e i membri della stampa che desiderano accreditarsi per l’evento “Pasqua D’Artista” possono farne richiesta inviando un’e-mail a:

ass.erreerre@gmail.com338 565 5306 / 338 188 7787

carmen-63@live.it  3396963558

Casa Brisa a Bacoli, l’aperitivo al centro di tutto

Una terrazza sul Lago Fusaro da godere appieno durante i tramonti estivi e la sala accogliente all’interno per una visione d’ospitalità che comprenda le quattro stagioni senza fermarsi mai. Da uno dei luoghi più belli della Campania, incastonato tra la baia degli imperatori di Bacoli e la quiete della laguna verde, prende vita Casa Brisa, a pochi metri dalla Casina Vanvitelliana, costola dello storico complesso Villa Edelweiss. 

La terrazza sul lago Fusaro

Il sogno di Anna Marotta e Giuseppe Forlizzi era quello di smarcarsi dalle proposte gastronomiche per eventi e ricevimenti, recuperando quell’aspetto più intimo e personalizzato con l’idea di un “aperitivo diffuso” da consumare tra una selezione cocktail di Gianpiero Tesorio e vari appetizer stuzzicanti.

L’accogliente sala con tavoli in legno

“Io napoletana, lui romano, il nostro sogno è stato sempre quello di aprire un ristorante assieme. Abbiamo puntato prima su Roma, con la pizzeria Arrecreate, e poi abbiamo deciso di ampliare l’offerta del complesso Villa Edelweiss che mio padre con grandi sacrifici ha costruito, ristrutturandone una parte e dando così vita a Casa Brisa. Con questa location vogliamo dunque abbracciare anche quella fetta di persone che vuole venir qui non solo per un evento importante ma  semplicemente per bere o mangiare qualcosa. Un lounge bar dunque dove ognuno può far ciò che vuole, in totale libertà” dice Anna Marotta. 

Il classico “old fashioned”

“Fragola e peperoncino smash” con rum bianco, fragole, succo di lime e peperoncino fresco

L’idea di drink analcolico

La cucina si sviluppa attorno a una selezione di ingredienti accuratamente ricercati, uno ad uno dallo stesso Giuseppe, riletti con estro contemporaneo. Largo spazio alle fritture, zeppoline, supplì, frittatine, ma anche mini bun al pulled pork e polpettine di bollito. Maniacale è l’attenzione per i salumi e formaggi, tutti artigianali e tutti di alta fascia che vengono serviti al piatto o utilizzati per la composizione di taglieri stuzzicanti. 

Patatine home made

I crocchè

La tartare

La selezione salumi

Il risultato è un’offerta gastronomica dinamica, pensata per accompagnare diversi momenti della giornata, dall’aperitivo informale con gli amici agli appuntamenti più galanti, serali, magari accompagnati con dell’ottima musica. 

Napoli, al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo – Roof Top Vibes Easter Edition: musica, cibo e drink aspettando Pasqua

Roof Top Vibes Easter Edition: musica, cibo e drink aspettando Pasqua. Sabato 4 aprile al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo evento in terrazza.

Apericena in terrazza con vista panoramica e djset. Sabato 4 aprile dalle ore 18 alle ore 21 il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo apre il Roof Garden Angiò, all’undicesimo piano dell’albergo nel cuore di Napoli, per un appuntamento esclusivo aspettando la Pasqua.

La formula prevede al costo di 30 euro su prenotazione (081.7970001), un calice di vino o un drink a scelta tra cui il “From Naples to Capri”, a base di limoncello, gin, prosecco e succo di limone, signature del bartender Farncesco Amato e una ricca selezione di food ideata dall’executive chef Pasquale De Simone.

Disponibile menu bar con ulteriori cocktail, anche no alcol, da consumare dall’ora del tramonto in poi, accolti dallo staff guidato dall’f&b manager Giovanni Botta. 

Tra le proposte che accompagneranno i drink tranci di quiche con pancetta croccante, crostini di pane ai cereali con salmone, con fave e pancetta o con maionese, uova sode e taccole, tocchetti di tortano classico e casatiello, trancini di pizze rustiche con ricotta, provola e salame.

Il tutto accompagnato dalla musica del dj Gianluca De Divitiis e dal panorama sul Golfo di Napoli che riserva la terrazza del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo. In occasione del weekend di Pasqua disponibili pacchetti soggiorno che includono il pernottamento. 

Genova – I Vini del Cuore 2026: emozioni, territori e storie nella monumentale Sala delle Grida

La quinta edizione de I Vini del Cuore si è svolta l’8 e 9 marzo nella suggestiva Sala delle Grida del Palazzo della Borsa di Genova, confermando la natura profondamente umana e partecipativa di questa manifestazione unica nel panorama italiano.
Nata da un’idea di Olga Schiaffino, la guida social I Vini del Cuore si distingue per un approccio che mette al centro l’emozione, il racconto sincero dei produttori e l’esperienza reale del vino, lontana da tecnicismi eccessivi e vicina alla gente.

Un evento che parla al cuore dei winelovers

La manifestazione ha riunito 45 cantine selezionate tra quelle presenti nelle diverse edizioni della guida e altre tra quelle raccontate dai wine expert per essere scoperte e valutate dalla community di operatori del settore, stampa e appassionati.

Il vino, del resto, è parte della nostra storia collettiva: accompagna momenti felici, convivialità, memoria. Promuoverlo significa anche ricordare l’importanza di un consumo responsabile, attento e rispettoso.

Una selezione degna di nota per autenticità, identità e qualità espressiva:

Lombardia:

  • Montelio – Metodo Classico da Pinot Nero: finezza, precisione, identità.

Trentino-Alto Adige:

  • Tenuta Tröpfltalhof – Viognier: un bianco sorprendente, vibrante, di rara personalità.

Marche:

  • Podere Sabbioni – Ribona della Famiglia e Metodo Classico: da un raro vitigno autotcono tradizione e innovazione che dialogano con eleganza.

Toscana:

  • Vigna delle Sanzioni – Trebbiano Riserva
  • La Salceta – Rosato
  • Casale Bio – Trebbiano Toscano
  • Castello Viscogliosi – Carpiano Rosato
    Una Toscana che si racconta attraverso piccoli produttori, vitigni storici, interpretazioni contemporanee e un forte legame con la terra.

Basilicata:

  • Camarlengo – Accamilla: un macerato di nicchia da vitigni autoctoni, Malvasia, Santa Sofiae Cinguli

La Georgia protagonista: un ritorno alle origini del vino

Tra i momenti più significativi dell’evento, la masterclass dedicata ai vini della Georgia, condotta dalla wine ambassador Tamar Tchitchiboshvili e dal sommelier Jaba Dzimistarishvili.
Un viaggio affascinante nella culla della viticoltura mondiale, dove la tradizione delle anfore (qvevri) risale a oltre 6.000 anni a.C.

La masterclass ha esplorato:

  • la posizione strategica del Paese tra Caucaso e Mar Nero
  • le principali regioni vinicole, tra Occidente e Oriente
  • le due grandi tipologie di vinificazione
  • l’incredibile patrimonio di 525 vitigni autoctoni, di cui tre particolarmente diffusi
  • la produzione dei celebri vini ambrati (orange wine), ottenuti da uve bianche con lunghissime macerazioni sulle bucce

Un approfondimento che ha mostrato come da un’unica anfora possano nascere tre vini diversi — superiore, centrale e inferiore — e come alcune produzioni, limitate a poche centinaia di bottiglie, rappresentino un patrimonio culturale oltre che enologico.

Un evento che unisce emozione, cultura e comunità

“I Vini del Cuore” non è solo una guida o un evento di degustazione: è un luogo di incontro tra produttori, professionisti e appassionati, un laboratorio di ascolto e di scambio, un invito a vivere il vino come cultura, emozione e relazione. E il vino, quando raccontato con sincerità, ha ancora la forza di creare connessioni autentiche e di avvicinare le persone alla bellezza dei territori e delle storie che custodisce.