Ne avevamo già parlato durante le precedenti edizioni di 50 Top Pizza World, la guida alle migliori pizzerie del mondo con tanto di classifica attesissima ideata da Luciano Pignataro, Barbara Guerra e Albert Sapere.
Michele Pascarella dal suo Napoli on the road a Londra si aggiudica il primo posto in un podio assieme a Una pizza Napoletana a New York e Confine a Milano giunti rispettivamente secondi e terzi. Al Teatro Mercadante di Napoli è andato in scena l’atto conclusivo della guida di settore più prestigiosa al mondo; un risultato che vede indietro nei punteggi coloro che hanno trasmesso finora sapienza e cultura ai colleghi di tutto il globo e che adesso vedono Napoli in apparente crisi nel confronto finale.

Il dato rende però l’idea di una evoluzione costante, con una inequivocabile crescita dell’estero, anche se spesso le mani che lavorano gli impasti sono comunque italiane (per non dire partenopee). Ma è proprio fondamentale sviscerare le informazioni ottenute pensando ad una vera crisi del “sistema Napoli” tanto amato dai turisti?
A ben vedere disarma anche il resto della Top Ten, con in quarta posizione, ex aequo, I Masanielli di Francesco Martucci, a Caserta, e Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo a Roma a rincuorare l’orgoglio italiano, “accerchiati” in quinta posizione ancora da un ex aequo con Pizzeria Sei di William Joo, a Los Angeles, e Tony’s Pizza Napoletana di Tony Gemignani, a San Francisco e sesta posizione per Leggera Pizza Napoletana di André Guidon, a San Paolo del Brasile. Settima posizione per RistoPizza by Napoli sta ca di Giuseppe Errichiello, a Tokyo. In ottava posizione, Baldoria di Ciro Cristiano, a Madrid. Al nono posto The Pizza Bar on 38th, guidata da Daniele Cason, a Tokyo e, a chiudere, il decimo posto Razza di Dan Richer, a Jersey City.

Pazienza per chi storcerà il naso, ma la globalizzazione è anche questa: il trasmettere le tradizioni senza poi rimpiangere il risultato sul campo. In fin dei conti, ciò che davvero importa è la lunga scia di soddisfazioni per gli operatori del settore e un indotto che non arresta i conti in positivo, mentre il mercato internazionale sta arretrando su molti dei beni consumo primari. Il vino ne è un fulgido esempio.
La vera competizione, a nostro avviso, resta sui fondamentali del gioco, quella pizza Margherita forse reinterpretata ancora dagli antichi Romani e che trova finalmente il luogo giusto anche oltre le Alpi, in posti impensabili. Un amore del passato recuperato a dispetto della contemporaneità eccessiva e di topping ingombranti ormai confinati in secondo piano.
I gusti dei clienti volgono nuovamente alla semplicità senza compromessi, a materie prime del territorio e alla qualità pure nel classico dei classici. 50 Top World non può che analizzare e raccontare una dualità di idee in bilico tra ciò che è stato e ciò che sarà, negli impasti, nei ripieni e nelle tecniche sempre più precise e avanzate. Tutto il resto sono chiacchiere da salotto.

Nel corso della serata sono stati assegnati anche i premi speciali dell’edizione 2026:
• Pizza Maker of the Year 2026 – Ferrarelle Award: Daniel Semrani di gigi’s, Sydney;
• Pizza of the Year 2026 – Latteria Sorrentina Award: “Pomodori” di QT Pizza Bar, San Paolo;
• Best Pasta Proposal 2026 – Pastificio Di Martino Award: Pasquale’s, South Kingstown;
• Best Cocktail List 2026 – Sei Bellissimi Award: Audace, New York;
• Made in Italy 2026 – Salumi Coati Award: Sapori Italiani U Taliana, Bratislava;
• Performance of the Year 2026 – Robo Award: Palazzo Petrucci Pizzeria, Napoli;
• Pizza Maker Mentor 2026 – Solania Award: Giulio Adriani di Slice & Pie, Washington;
• Best Marketing 2026 – Mammafiore Award: Baldoria, Madrid;
• One to Watch 2026 – Orlando Foods Award: Stretch Pizza, New York;
• Best Dessert List 2026 – Latteria San Salvatore Award: IMperfetto, Puteaux;
• Best Fried Food 2026 – Il Fritturista – Oleificio Zucchi Award: 50 Kalò, Londra;
• Best Customer Satisfaction 2026 – Fedegroup Award: La Fenice, Pistoia;
• Green Oven 2026 – Goeldlin Award: Seba’s, Uvita;

Inoltre, sono stati consegnati attestati e riconoscimenti a persone ed organizzazioni che si sono distinte durante l’anno per il loro impegno nella valorizzazione della pizza: all’Associazione Pizzaiuoli Napoletani è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della pizza napoletana in Italia e nel Mondo; Pasquale Telese e Francesco Conato, rispettivamente Presidente e Vicepresidente del Gruppo la Piccola Napoli, hanno ricevuto l’attestato per il Guinness World Records per la produzione e distribuzione di 12.000 pizze a scopo benefico; a Raffaele Biglietto, Direttore di TuttoPizza, è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della cultura della pizza attraverso TuttoPizza.

Sono 36 i paesi presenti nella classifica mondiale 2026: prima l’Italia con 31 locali, seguita dagli Stati Uniti d’America con 22 e dal Brasile con 6. Le città più rappresentate sono New York con 7 locali, seguita da Napoli con 6 e San Paolo con 5.
Un ringraziamento speciale va ad Alessandra Farinelli per le foto allegate al presente articolo.



I risultati di 50 Top Pizza World 2026: è vera crisi per i pizzaioli napoletani?
All’Hotel Porta Rossa di Firenze debutta Portale, la nuova sfida di Paulo Airaudo
Louis Vuitton 38a America’s Cup ha annunciato Mulino Caputo some fornitore ufficiale dell’evento internazionale
Diplomazia Enoica e Calici di Libertà Il Vigneto Campania Eletto Ambasciatore d’Italia al Galà del Messico
Cala Moresca a Bacoli, l’eleganza “a chilometro zero”