Coppola Patate, le patate “Residuo Zero” tracciate e certificate in blockchain

Le patate “Residuo Zero” di Coppola Patate sono le prime della Campania con filiera certificata grazie alla tecnologia blockchain di Authentico, a garanzia di qualità, trasparenza e sicurezza alimentare.

In Italia sono sei le varietà di patate certificate dall’Unione Europea (DOP e IGP), e il comparto rappresenta un pilastro dell’agricoltura nazionale, con una produzione annua di circa 13 milioni di quintali su 47.529 ettari coltivati. La Campania, con 2,5 milioni di quintali, guida la classifica regionale, seguita da Sicilia, Abruzzo, Calabria ed Emilia-Romagna.

Il fiore all’occhiello dell’azienda è proprio la linea “Residuo Zero”, frutto di anni di ricerca sul campo condotta insieme alla società di consulenza agronomica Agros. Queste patate si distinguono per l’assenza di residui di pesticidi, per la bassa impronta idrica, grazie a pratiche agricole rigorose e sostenibili, e sono confezionate in retine ecologiche che completano un modello virtuoso di filiera integrata.

Pietro Coppola, imprenditore di terza generazione alla guida dell’azienda, interpreta la qualità come un valore che supera le normative di sicurezza. La famiglia Coppola custodisce la biodiversità dei suoli ancor prima del raccolto. Il progetto “Residuo Zero” coinvolge attivamente i produttori locali, in un percorso condiviso di innovazione e rispetto per la terra.

Attraverso la blockchain di Authentico, i consumatori possono scansionare un QR Code presente sulla confezione per accedere in tempo reale a tutte le informazioni sulla provenienza del prodotto e ai risultati delle analisi che ne certificano la salubrità.

In un contesto in cui i costi di produzione aumentano e i prezzi al consumo crescono, i consumatori sentono sempre più l’esigenza di affidabilità e trasparenza. Le patate, che sono il contorno preferito di 4 italiani su 10, devono rispondere a standard elevati in termini di qualità e sicurezza.

“Vogliamo garantire ai consumatori dei prodotti salubri e sicuri. Mentre assistiamo alla nascita di sfide sempre più complesse per il settore agricolo, desideriamo differenziarci con un prodotto che mette al primo posto il consumatore e la tutela della sua salute, a partire da ciò che mangia” – affonda Pietro Coppola – “con la certificazione Blockchain di Authentico vogliamo parlare ai nostri consumatori della qualità delle nostre patate “Residuo Zero”, raccontando la nostra filiera corta e sostenibile e comunicando in modo trasparente il valore del nostro impegno nella costruzione di un futuro sostenibile.”

“L’Italia presenta una significativa dipendenza dalle importazioni di patate, poiché la produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare la domanda interna; infatti, importiamo annualmente dai 5 ai 7 milioni di quintali di patate, provenienti principalmente da Francia e Germania, ma non solo” – aggiunge Giuseppe Coletti, CEO di Authentico – “Il consumatore deve essere rassicurato sull’origine di quello che acquista per avere la garanzia di mettere a tavola un prodotto buono e salubre per i propri figli”.

Coppola Patate è un’azienda incastonata nel cuore del beneventano. Leader nel settore pataticolo italiano, “Coppola Patate” ha saputo intrecciare la sua storia ad un territorio, che tutela da sempre. Specializzata nella produzione di patate di qualità premium, l’azienda a conduzione familiare ha sviluppato la linea “Residuo Zero”; le patate “Residuo Zero” sono un prodotto pregiato, pensato per il benessere dei consumatori, nel segno di una crescente consapevolezza verso la sostenibilità.

Authentico è una pmi innovativa che offre soluzioni digitali per le aziende agroalimentari, per la tutela e la valorizzazione delle loro eccellenze. Grazie alla tracciabilità di filiera in blockchain le aiuta a creare un nuovo livello di fiducia con i consumatori, posizionare meglio i prodotti verso i competitor e vendere di più. Come testimoniato da Forbes e Ambrosetti, con oltre 40 filiere certificate, Authentico si è posizionata ai vertici del settore foodtech italiano.

Al MaxiMall Pompeii la mostra Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience

Incontro con l’artista Mario Amura e proiezione del documentario Napoli Explosion con la partecipazione della Dott.ssa Rosanna Romano, Direttore Generale per le politiche culturali e il Turismo della Regione Campania, del Sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo.

25 ottobre al MaxiMall Pompeii dalle ore 11:00 alle 13:00

Appuntamento con l’arte contemporanea al MaxiMall Pompeii: sabato 25 ottobre, alle ore 11:00 presso il Cinema Nexus del MaxiMall, è in programma l’incontro con l’artista Mario Amura, che accompagnerà i visitatori alla scoperta della genesi del progetto “Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience” e della tecnica che da oltre quindici anni gli permette di catturare la magia dei fuochi pirotecnici del Capodanno nel Golfo di Napoli. 

A seguire, alle ore 12:00, sempre al Cinema Nexus, sarà proiettato il documentario “Napoli Explosion”, alla presenza dell’artista, della Dott.ssa Rosanna Romano (Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania) e del Sindaco di Torre Annunziata, Corrado Cuccurullo.

Durante tutta la mattina sarà possibile effettuare visite guidate gratuite alla mostra “Napoli Explosion — Oplonti Interactive Experience”, allestita negli spazi del MaxiMall Pompeii e prenotabili su Eventbrite.

L’appuntamento, a ingresso libero fino a esaurimento posti, rappresenta un’occasione unica di incontro con l’autore e di approfondimento artistico e territoriale.

A tutti gli spettatori verrà donata una cartolina Napoli Explosion autografata dal Visual Artist Mario Amura

“Napoli Explosion è un progetto corale che trasforma in dipinti fotografici i festeggiamenti di Capodanno nel golfo di Napoli. Ho scelto il Maximall Pompeii per incontrare anche chi non visiterebbe la mostra nelle sale di un museo: video darte sui maxi-schermi, esperienze interattive e 17 opere di grande formato per condividere lincredibile spettacolo del cielo notturno che si trasforma in unimmensa tela su cui ciascuno lascia la propria traccia di luce” sottolinea Mario Amura

Dopo il grande successo ottenuto al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli nel 2024, questa nuova esposizione di Napoli Explosion, unica nel suo genere, presenta una selezione di 17 straordinarie opere di grandi dimensioni che raccontano Napoli attraverso il rituale dei fuochi d’artificio di Capodanno ai piedi del Vesuvio.

Il progetto, intitolato “Napoli Explosion”, è da più di quindici anni il frutto della performance fotografica ideata da Mario Amura. Ogni Capodanno, l’artista cattura l’esplosione di luce e colori che si irradia dal Golfo di Napoli, trasformandola in immagini pittoriche di grande impatto emotivo e visivo. La mostra allestita al MaxiMall Pompeii prende il nome dall’antica città di Oplonti (oggi Torre Annunziata) e sposta il baricentro del racconto visivo sul territorio vesuviano offrendo una nuova narrazione dell’identità napoletana.

La mostra sarà visitabile fino al 6 novembre 2025 con numerosi appuntamenti guidati e laboratori.

La mostra è promossa con il cofinanziamento della Regione Campania e altri enti pubblici e privati, e rappresenta un importante contributo alla valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico della Campania.

Per informazioni e prenotazioni:

Sito ufficiale: www.napex.art

Prenotazioni visite guidate e biglietti: Eventbrite Napoli Explosion

La Grecia che non ti aspetti, nella patria di Ippocrate a scoprire i vini di Kos

Amo la Grecia da sempre, cresciuta a pane e mitologia, affascinata dalle menti di Platone, Socrate, Eraclito, ammiratrice di Pericle, Leonida e Alessandro il Grande e delle donne della Naoussa, che piuttosto che ritornare schiave dei Turchi, si gettarono con i loro figli in braccio nel fiume Arapitsa nel 1822.

Amo la Grecia per i suoi paesaggi, per il blu del mare, per il vento che non ti abbandona mai e quando posso, trovo sempre un motivo per salire su un aereo e ritornare. Agli inizi di Settembre sono stata per la prima volta a Kos, patria di Ippocrate, padre della medicina: un’isola davvero stupenda, con una antica tradizione vinicola.

 Ho avuto il piacere di visitare tre cantine, che mi hanno accolto con grande calore e interesse, e che restituiscono un’immagine diversa dell’isola, unica non solo per le spiagge: Hatziemmanouil, Akrani e Skevofilax.

Hatziemmanouil è una realtà storica che affonda le radici a fine Ottocento, con i vigneti di famiglia ad Asfendiou, sul versante nord-orientale. La Malagousia-Assyrtiko 2024 si presenta con un naso ricco di frutta matura e grafite, mentre la Kidonitsa 2024 lavora sulla freschezza e su un finale sapido.

L’Assyrtiko 2024, passato per sei mesi in rovere, aggiunge note fumé e di vaniglia al profilo agrumato, dimostrando struttura e longevità. Interessante anche il vino dolce Third Generation, da uve appassite, che intreccia fichi, miele e zafferano in un sorso ampio e vellutato.

A poca distanza, Ktima Akrani nasce dall’intuizione della famiglia Triantafyllopoulos, che ha ripreso a piantare vigne a Miniera negli anni Novanta. Il rebranding del 2020 ha portato un nome nuovo ma la filosofia è rimasta quella dell’accoglienza e della cura per le varietà locali.

L’Akrani White 2024, da Athiri e Assyrtiko, mostra un profilo floreale e agrumato con chiusura salina; la Malagousia 2024 affina in parte in legno e unisce aromi di litchi e pera a una persistenza elegante; il Rosé 2024, da Sauvignon Blanc e Cabernet, ha un colore luminoso e profumi di fragolina e ciliegia. Più profondo il Grenache 2022, affinato in barrique, con toni di prugna, vaniglia e spezie.

Skevofilax è la cantina più giovane tra le tre, guidata da Sakelaris Skevofilax. La Malagousia 2024 è fresca e aromatica, con albicocca e pesca in primo piano. L’Assyrtiko Tethalassomenos 2024 viene vinificato in legno, cemento e anfora: dorato nel colore, offre aromi di agrumi, miele e lentisco, con una chiusura lunga e salina. La retsina Pine Ritinitis è ottenuta in anfora con resina della Penisola Calcidica e sorprende per finezza e coerenza aromatica.

Tra i rossi, il Mavrothiriko 2023 porta in bottiglia un vitigno recuperato dalla vicina Nysiros: fruttato, con acidità vibrante e un legno ben dosato. Il Karidies Red 2020, Syrah affinato in rovere, gioca invece su prugna, pepe e tabacco. Chiude la gamma Kores, un vino dolce da Assyrtiko e Syrah, complesso e avvolgente, con note di frutta secca e spezie.

I vini prodotti sull’isola sono commercializzati per il consumo locale e talvolta arrivano ad Atene o a Rodi; alcune di queste realtà vitivinicole cominciano a guardare con curiosità anche ai mercati esteri, soprattutto al  Nord Europa, prevedendo un aumento sostenibile della produzione.

I vini che ho assaggiato si sposano sicuramente bene alla cucina greca- una fresca Kidonitsa con il saganaki , il formaggio fritto (il più buono in assoluto quello della taverna Avli a Zia), la malagousia con il pesce al formo e con i calamari alla griglia, i rossi con l’agnello con patate.

Insomma, la nostalgia sta crescendo e forse è quasi giunto il tempo di ripartire…

Montefioralle Divino 2025

Nel piccolo e grazioso Borgo di Montefioralle si è svolto l’evento Montefioralle Divino, giunto alla sua 11esima edizione. Il festival è stato organizzato e promosso dall’Associazione Viticoltori di Montefioralle, nei giorni dal 26 al 28 settembre 2025.

Per l’occasione sono stati allestiti stand in Piazza Santo Stefano con in degustazione etichette di Chianti Classico nelle tipologie, annata, riserva e gran selezione, ma anche alcuni Igt, sia rossi che rosati e bianchi con qualche perla finale di Vin Santo. Cosa molto importante ormai in tali contesti la possibilità di acquistare i vini direttamente dai produttori.

Il territorio

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti (Fi) e si erge su di un colle a poca distanza, immerso nel meraviglioso scenario chiantigiano ove il tempo sembra che abbia subito una pausa nel lento scorrere. Montefioralle ha la sua propria UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che al momento è legata alla tipologia Gran Selezione, la seconda più piccola di tutto il comprensorio del Chianti Classico. I vigneti si attestano ad altimetrie mediamente più alte rispetto ad altre UGA e sovente sono terrazzati. Notevole è la presenza dell’olivo.

A livello sensoriale il Chianti Classico è di un colore rosso rubino intenso e trasparente che vira al granato con la maturazione, al naso sviluppa sentori di viola mammola, ciliegia, prugna, amarena e frutti di bosco, per i più evoluti anche note di spezie dolci, vaniglia e nuances balsamiche, al gusto è avvolgente con tannini nobili e dotato di una buona piacevolezza di beva e una lunga persistenza aromatica.

Un vino identitario per ogni produttore

I’ Burasca Toscana Igt 2022 Altiero
Chianti Classico Gran Selezione Sassello 2018 Castello di Verrazzano
Vin Santo del Chianti Classico 2020 Montefioralle
Chianti Classico Gran Selezione La Fornace 2021 Villa Calcinaia
Chianti Classico Gran Selezione Sillano 2021 Terreno
Chianti Classico Riserva 2021 Podere San Cresci
Chianti Classico Riserva 2021 Podere Campriano
Chianti Classico 2022 Le Palaie
Chianti Classico Gran Selezione 2018 Terre di Melazzano
Chianti Classico 2023 Podere Somigli

Roma celebra i vincitori italiani del Concours Mondial de Bruxelles 2025

Palazzo Valentini ha ospitato il 6 ottobre la rassegna dei produttori italiani i cui vini hanno ricevuto il prestigioso premio, la medaglia d’oro del Concours Mondiale de Bruxelles, che da oltre trent’anni distingue professionalmente l’arte della degustazione dei vini di tutto il mondo.

Nel chiostro, incantevole per architettura, i banchi d’assaggio hanno offerto vini provenienti da areali noti o meno conosciuti: dalle Langhe del Barbaresco, qui espresso dall’eccellente Collina Serragrilli, a Montalcino con Radicato e il suo eccellente “Brunello 2019”, ma guardando alle colline dell’Akragas di Filippo Cuffaro e il suo “Filippo II”, al suo prossimo geografico in Paceco con Baglio Ingardia e il suo “Sisilì”, alla Puglia di tradizione borbonica col “Nero di Troia” di Domus Hortae, fino ai Colli di Salerno con Guerritore e l’aglianico del “Fusara”. 

Si guarda anche agli areali del Lazio, partendo da Frascati e dai Colli Romani ben rappresentati da produttori esigenti con Colle De’ Conti, fino a Le Ferriere di Latina con la celeberrima Casale del Giglio.

Ospitalità della venue di Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma, la cui azione di recupero qualitativo dei vitigni laziali storici vede già un forte impegno istituzionale da quest’anno — notevole la presenza degli uomini delle istituzioni romane all’evento — e per il prossimo quinquennio mediante diversi programmi di sviluppo locale.

Forse il più emblematico di questi è “Roma Mater Vinorum”, patrocinato e sviluppato da “Iter Vitis” iniziativa del Consiglio d’Europa, che valorizza con il “Vigneto di San Sisto” (1400 metri quadrati” entro le mura romane i sette vitigni proto-storici della Roma Antica (su tutti, Cesanese e Nerobuono).

L’obiettivo dell’evento è dichiaratamente più ampio della celebrazione dei vini selezionati per una Medaglia CMB: gli organizzatori hanno inteso rappresentare un mosaico di territori, vitigni e identità produttive che costituiscono un patrimonio unico di biodiversità ed esprimono il livello altissimo di tutta l’enologia italiana, da nord a sud del Paese.

Con il 4% dei premiati, sono 582 le etichette italiane medagliate: 40 referenze hanno ottenuto la Medaglia Gran Oro, 218 l’Oro, 340  l’Argento, di cui rispettivamente 44 e 91 solo in Toscana. Bene la Sicilia con nuovi areali interessati alla selezione, insieme con il Friuli Venezia Giulia che, tra Collio e Sauvignon, a detta dei selettori ha raggiunto non solo questa premiazione ma la notorietà nel mondo come vera sorpresa del decennio.

I selezionatori del concorso belga sono circa 250 e vengono scelti per rigorosa reputazione internazionale, per la loro riconosciuta e incontestata capacità di degustazione alla cieca e decantazione dettagliata delle qualità e delle caratteristiche eroiche dei vini iscritti al Concours, guidato da Baudouin Havaux. 

Giudizi indipendenti, credibili, imparziali e ferrei nella analisi dei vini, la cui considerazione per un premio è effetto di una soglia di valutazione affermativa non inferiore ai 2/3 dei selettori.

Interessantissime le due Masterclass proposte: si svolgono in contemporanea e mettono a raffronto in due aule attigue l’una il patrimonio enologico della Capitale e della sua regione, con la masterclass “I migliori vini della Provincia di Roma”, l’altra con la masterclass “Sauvignon Selection” a rappresentare alcuni tra i Sauvignon Blanc più identitari delle colline e delle valli del Sud Africa – notevoli la Franschhoek Valley e Stellenbosch.

Abbiamo avuto modo di conoscere in dettaglio la storia e le ispirazioni delle cantine laziali selezionate nella masterclass, apprezzandone con i loro rappresentanti presenti non solo la qualità eccellente raggiunta ma le ambizioni in un periodo non certo facile per i mercati internazionali a cui i loro vini sono destinati. 

Dal “Satrico” 2024 di Casale del Giglio, una elegantissima continuità del lavoro della famiglia Santarelli e di Paolo Tiefenthaler, al “Villa Simone” 2020 che esprime un cru di Malvasia Puntinata del loro bellissimo vigneto “Falconieri”. 

C’è spazio anche per il rosato “DonnaLuce” di Poggio Le Volpi, azienda di Monteporzio Catone che combina sin dalle sue origini la ristorazione tipica con la valorizzazione di antichi vitigni locali come il Nerobuono blendati con vitigni internazionali come il Merlot. La tecnica estrattiva del “salasso” permette di ottenere per questo vino un colore e un gusto molto vicini ai rosati della Provenza. 

A chiudere, ancora Casale del Giglio con il loro alfiere di sempre, quel “Mater Matuta” che nell’annata 2019 proposta alla masterclass offre la combinazione all’85% di Syrah con il Petit Verdot al 15% — una proporzione quasi inedita che esprime la visione di un prodotto meno figlio di estrazione e più incline a combinare una rinnovata freschezza, eleganza di gusto con una struttura ricca di tannini vellutati e grado alcolico, ma aperta alle notevoli complessità di gusto e olfatto del complesso vegetale di erbe, di foglie di ortaggi e muschi, bilanciato da fruttato di amarena e dalla bella verticalità con un leggero etereo di spirito, di fumosità accennate eppure sensibili assieme a refoli di cacao.

Appuntamento all’edizione del CMB del prossimo anno, ancora a Palazzo Valentini e nel prezioso scenario del suo Chiostro.

I Tre Bicchieri 2026 del Gambero Rosso: il futuro del vino italiano tra passione, qualità e comunità

La luce che filtra dalle vetrate della Nuvola all’EUR ha qualcosa di simbolico. È una luce chiara, viva, che illumina un’Italia del vino più consapevole, più matura e soprattutto più unita. In questa cornice d’autore è stata presentata la 39ª edizione della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, il riferimento assoluto per chi racconta e vive la cultura del vino italiano.

Un’edizione che segna l’inizio del 40º anno di vita della Guida, nata nel 1986 e diventata nel tempo ambasciatrice del gusto e della bellezza italiana nel mondo. Ma quest’anno, più che mai, l’aria che si respira è quella di una festa collettiva: 530 produttori premiati, un record assoluto che racconta una sola cosa il vino italiano non è mai stato così forte.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura”

A prendere per primo la parola è Lorenzo Ruggeri, Direttore Responsabile del Gambero Rosso, che parla con l’entusiasmo di chi vive questo mondo da dentro, ogni giorno.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura, educazione alla bellezza,” esordisce. “Siamo qui per celebrare una comunità che cresce e che si rinnova. La qualità del vino italiano non è mai stata così alta, ma oggi la vera sfida è saperla raccontare con un nuovo linguaggio, più autentico e meno prevedibile.”

Ruggeri guarda avanti, con uno sguardo rivolto al futuro digitale e globale del Gambero Rosso. Annuncia l’arrivo di un giornalista londinese che affiancherà la redazione nell’internazionalizzazione dei contenuti, e anticipa un percorso di digitalizzazione intelligente, in cui anche l’intelligenza artificiale sarà strumento di innovazione e fruizione.

La nuova guida cambia pelle: una grafica rinnovata, l’introduzione dei “biglietti da visita regionali” con dati e trend aggiornati, il rilancio dei Vini Rari e una sezione finale dedicata ai “luoghi del vino in Italia e nel mondo”, per riscoprire il senso profondo del fare vino come gesto collettivo, legato ai territori e alle persone.

Dietro le quinte della grande squadra

Sul palco si alternano Marco SabellicoGiuseppe Carrus e Gianni Fabrizio, i tre curatori che da anni danno voce e metodo alla guida. Con loro il Vice Curatore William Pregentelli, il Coordinatore Editoriale Marzio Taccetti, e tutti i collaboratori che ogni anno, con rigore e passione, assaggiano, scrivono, analizzano.

L’atmosfera è quella di una famiglia allargata del vino italiano. E quando Ruggeri consegna 35 rose rosse a Marco Sabellico, simbolo dei suoi 35 anni di cura e dedizione alla guida, l’applauso che esplode in sala è una vera e propria standing ovation. Un gesto di affetto e riconoscenza verso chi, per quasi quattro decenni, ha raccontato il vino con equilibrio, sensibilità e competenza.

L’Italia del vino cresce, il Gambero Rosso evolve

“Ho visto crescere questa famiglia, anno dopo anno,” racconta con emozione Paolo Cuccia, Presidente del Gambero Rosso.

“In questi 15 anni ho assistito a momenti difficili ma anche a una crescita straordinaria. I produttori premiati oggi sono l’eccellenza di un Paese che nel vino trova una delle sue più alte espressioni culturali. Il Gambero Rosso continuerà a modernizzarsi per rappresentare al meglio il Made in Italy nel mondo.”

Le sue parole risuonano sincere, cariche di gratitudine. La platea è un mosaico di volti: produttori, giornalisti, sommelier, giovani vignaioli e maestri del vino che da anni fanno grande l’enologia italiana.

Il coraggio e la poesia del vino giovane

Tra i premi speciali della giornata, uno ha toccato corde profonde: il Premio Giovani Produttori dell’Anno, offerto dalla Banca di Asti, è andato a Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta della cantina Cà du Ferrà, in Liguria.

Il loro vino premiato, dal nome già manifesto “Liguria di Levante Bianco Zero Tolleranza per il Silenzio 2023” nasce da vecchie vigne di Ruzzese in purezza, un vitigno quasi dimenticato, che cresce fiero tra muretti a secco e pendii affacciati sul mare. Il risultato è un sorso fine ed elegante, ricco di personalità, in cui si intrecciano sale, vento e memoria.

Sul palco, Davide Zoppi parla con voce ferma ma emozionata:

“Questo premio è un incoraggiamento a non tacere mai davanti alla violenza, all’indifferenza, all’odio. Il vino è libertà, identità, e anche responsabilità.”

Alti Premi Speciali

  • Premio per la vitivinicoltura sostenibile a Antonelli San Marco
  • Cantina Cooperativa dell’anno a La Guardiense – Janare
  • Cantina emergente a Torre Zambra
  • Miglior rapporto qualità prezzo a Cirò Bianco Mare Chiaro 2024 di Ippolito 1845
  • Vino da meditazione dell’anno a Santa Barbara Lina Passito 2023
  • Bollicine dell’anno a Bosio Francia corta Brut Nature 2021
  • Rosato dell’anno a Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Bianco dell’anno a Monchiero Carbone – Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2020
  • Rosso dell’anno a GIODO Brunello di Montalcino 2020
  • Vignaiolo dell’anno a Francesco Carfagna – Altura
  • Azienda dell’anno a ABFV ITALY – Alejandro Bulgheroni Family Vineyards

Il momento dei banchi d’assaggio

Dopo la premiazione, la Nuvola si è trasformata in un vero e proprio tempio della degustazione. Tra sorrisi, brindisi e racconti di vendemmie, produttori e appassionati si sono incontrati ai banchi d’assaggio, per celebrare insieme la varietà e la ricchezza del panorama vitivinicolo italiano.

Non potendo rendere giustizia ai 530 vini premiati, mi sono affidato — insieme al mio collega e amico Adriano Romano— a una selezione personale di etichette che mi hanno colpito per identità, eleganza e intensità.

Tra tutte hanno particolarmente colpito:

  • Azienda Agricola Sciara – IGT Terre Siciliane Rosso “1200 Metri” 2022, vigneto Contrada Nave di Stef Yim (Sicilia)
  • Perla del Garda – Lugana Perla 2024 (Lombardia)
  • Goretti – Il Trebbio 2024 (Umbria)
  • Terre Margaritelli – Torgiano Rosso Pictorius Riserva 2019
  • Tenute Lunelli – Castelbuono Montefalco Sagrantino Carapace 2020
  • Macchie Santa Maria – Greco di Tufo Contrada Epitaffio Riserva 2023
  • Marco Ferrari – Valtellina Superiore Sassella 2023
  • Cantina Pantaleone – Pralama 2021
  • Cà du Ferrà – Zero Tolleranza per il Silenzio 2023
  • Cataldi Madonna – “Giulia” Pecorino 2024
  • Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Villa Simone – Frascati Superiore Vigneto Falconieri 2020
  • Altura – Ansonaco 2024
  • Monsupello – Brut Metodo Classico
  • Letrari – Trento Brut Rosé +4 Limited Edition Riserva 2012
  • Cantine Monfort – Trento Extra Brut Général Dallemagne Monfort 2019
  • Casale della Ioria – Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2022
  • Emiliano Fini – Lavente 2023 IGT Malvasia Puntinata
  • Gabriele Magno – Vigneto La Torretta di Valle Marciana
  • Colli di Lapio – Romano Clelia Fiano di Avellino DOCG
  • Pietroso – Rosso di Montalcino Vendemmia 2023
  • Tenute di Capezzana – Trefiano Riserva 2021
  • Tenuta di Valgiano – Colline Lucchesi 2022
  • Cantina Kaltern – AA Lago di Caldaro Classico Superiore Quintessenz
  • Cantina Produttori San Michele Appiano – Pinot Nero Sanct Valentin Riserva 2022
  • Le Battistelle – Soave Classico 2023
  • Vinchio Vaglio – Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023
  • Santa Barbara – Lina Passito 2023
  • Ronco del Gelso – Traminer Aromatico Aur 2019

Una galleria di vini che attraversa l’Italia intera, da Nord a Sud, raccontando una pluralità di terroir, interpretazioni e visioni. Dai profumi agrumati del Soave alle profondità del Sagrantino, dal rigore alpino dei TrentoDoc alla solarità dei bianchi liguri: ogni calice è stato un frammento di territorio, un racconto in forma liquida.

Un brindisi lungo quarant’anni

La presentazione della Guida Tre Bicchieri 2026 è stata molto più di una cerimonia: è stata una dichiarazione d’amore verso il vino italiano, una promessa di futuro.
In un momento in cui tutto cambia — i mercati, i gusti, i linguaggi — resta immutato ciò che dà senso a tutto: la passione di chi il vino lo fa, lo racconta e lo vive. Il Gambero Rosso, alla soglia dei quarant’anni, rinnova la sua missione: celebrare la qualità, promuovere la conoscenza e costruire ponti tra i territori e il mondo.

E, come sempre, con un calice di bellezza tra le mani.

La pasticceria in Campania è in forma strepitosa

Si parla spesso e a sproposito della lotta agli zuccheri in difesa della salute, ma c’è un comparto in Campania che vive metaforicamente un momento di forma strepitosa: quello dei maestri pasticceri.

Se n’è parlato a Casertavecchia, tra la curiosità del pubblico, durante l’evento “aperitivo di gusto sulla pasticceria italiana” moderato dalle giornaliste Antonella D’Avanzo ed Emanuela Sorrentino. Quattro racconti profondamente diversi tra di loro, che rappresentano vite di scelte e sacrifici in laboratorio, nel seguire le orme dei genitori o scegliendo la professione solo grazie al talento scoperto per caso in gioventù.

L’evento è stato introdotto da Luigi Ferraiuolo nell’ambito del percorso letterario denominato Un Borgo di Libri ed ha visto la partecipazione di Nicola Goglia “Emilio il Pasticcere” a Casal di Principe, Alessandro Mango “Lombardi Pasticcieri dal 1948” a Maddaloni, Biagio Martinelli “Pasticceria Biagio Martinelli” ad Aversa e Marco Cesare Merola “Pasticceria Contemporanea” a Caserta.

Nella speranza di vedere a dicembre la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco per biodiversità e sostenibilità, il comparto di torte, dolci iconici, cioccolata, dessert al piatto, lievitati e piccole coccole da vetrina, vive già il suo riconoscimento più importante, quello del mercato. Ben 10 i miliardi del fatturato annuo complessivo – compreso l’indotto – e l’inversione della gerarchia delle eccellenze con il Sud Italia, in particolare Campania e Sicilia, a farla da padrone. Mentre il dolce italiano più conosciuto al mondo resta il tiramisù, pastiera, cannoli e altre delizie sono le preferenze dei consumatori italiani.

Nicola Goglia ha persino registrato il marchio Roccobabà. A Casal di Principe, terra di riscatto, il padre aveva aperto piccolo laboratorio da 40 metri quadri. Oggi se ne contano 700 e tanti posti di lavoro nel Rione San Donato, mai abbandonato. Il vassoio della domenica è tornato in auge: babà e sfogliatelle ricce non possono mancare insieme alla classica zuppetta. Forme antiche di street food per le signore bene della borghesia napoletana, divenute col tempo una tradizione culturale del popolo. Il sacrificio e la gavetta degli inizi e la difficoltà attuale a trovare manodopera qualificata e volenterosa lasciano un immagine in chiaroscuro dove non è semplice fare impresa. E poi ci sono le esigenze alimentari di una visione contemporanea dove tutto sembra nuocere alla salute, in particolare zuccheri a grassi. «Lo zucchero era un conservante naturale, ecco perché se ne abusava in passato – spiega Goglia – Prima si mangiavano dolci una o due volte alla settimana, adesso bisogna preservare l’equilibrio calorico più volte al giorno. Quindi ridurre anche le pezzature, contenendo però i costi».

Alessandro Mango è un “genero d’arte”. Il suocero è il aestro pasticciere Aniello Di Caprio della Scuola Dolce e Salato di Maddaloni, vera eccellenza in Italia, nonché titolare di Lombardi Pasticceri dal 1948. Alessandro è un appassionato dei lievitati, nella cura con amore di un ceppo di lievito madre di oltre 40 anni, rigenerato di continuo. Starter uva sultanina, mele, yogurt. «Bisogna distinguersi nella lavorazione delle materie prime. Ad esempio, dare personalità alla frutta presente nel panettone con una canditura artigianale. Non ci siamo tirati indietro neppure con la pizza in pasticceria, format innovativo del 2023 che quest’anno ha visto il riconoscimento deiTre Spicchi della Guida Pizzerie Gambero Rosso» racconta un’entusiasta Mango.

Biagio Martinelli invece tiene a precisare le sue origini non da aversane, accolto però come un figlio dalla popolazione. Da ragazzo ha scelto la sua strada staccandosi dall’azienda di famiglia. Oggi presenta la polacca in più versioni, anche nel rispetto della ricetta originale della monaca di Aversa. Il primo locale nel 2017 e la polacca con variazione alla melannurca; nel 2019 la rustica con crema pasticcera salata e brioche salata con salame di suino casertano nero e provolone del Monaco. Immancabile la classica con amarena all’interno: «Nel 2024 nasce nasce il mio secondo progetto “Martinelli Cafè” per proporre dolce e salato alla clientela ed offrire formazione il cliente dal caffè alle preparazioni dolciarie», come accennato nell’articolo Biagio Martinelli, una vita tra il dolce e il salato.

Marco Cesare Merola vola prima negli Stati Uniti, laureandosi in lingue straniere prima di tornare a casa con il ruolo di executive chef in una struttura di prestigio. Pasticceria Contemporanea rappresenta il suo spazio libero al centro di caserta, dove coniugare il confort della tradizione con un piede nel futuro per creare la giusta experience. «Fare avanguardia oggi costa tantissimo. Ad esempio nel giocare sull’idea di una pizza scomposta come nella Miscake in collaborazione con il pizzaiolo Ciccio Vitiello. Una crostatina al limone. con pomodoro del Piennolo confit, fragole e agrumi. Ormai si sta spingendo sempre più verso gli estremi del palato e la percezione concreta del dolce sta diminuendo. L’esaltazione dell’amaro, dell’acido e salato sono una realtà» conclude Merola mentre i presenti non aspettano altro che assaggiare le proposte.

A Salerno la Gluten Free Experience: senza glutine, non senza piacere

Gusto e convivialità senza confini: Le Parùle presenta il menu senza confini. Giuseppe Pignalosa sfida i pregiudizi sul gluten free e inventa la vera pizza per tutti.

Il 15 ottobre la Pizzeria Le Parùle di Giuseppe Pignalosa, maestro riconosciuto per la sua filosofia di cucina legata al territorio e alla biodiversità, apre un nuovo capitolo con una serata-evento dedicata al mondo senza glutine che vedrà la partecipazione di Alfonso Del Forno, Giornalista Enogastronomico specializzato in alimentazione senza glutine e birra artigianale.

Giuseppe Pignalosa

Un menu senza compromessi, una sfida di gusto e sperimentazione: pizze appena sfornate, fritti partenopei, dolci e birre rigorosamente gluten free diventano protagonisti di un’esperienza pensata per chi convive con la celiachia e per tutti coloro che vogliono scoprire un nuovo linguaggio del piacere a tavola.

La serata si terrà in un ambiente coperto e riscaldato, pensato per accogliere e favorire la convivialità. Sarà possibile parcheggiare comodamente nei pressi, accedendo dall’ingresso principale di Marina d’Arechi.

Alfonso Del Forno

La pizza che sfida le regole e conquista il palato

Un progetto che nasce dall’esperienza diretta, dall’ascolto e dalla volontà di creare uno spazio autorevole e inclusivo, dove le esigenze dei celiaci incontrano la creatività di uno chef capace di valorizzare ogni ingrediente senza mai rinunciare al gusto.

Dal limite alla possibilità: la rivoluzione gluten free di Giuseppe Pignalosa

Mangiare senza glutine non deve mai significare mangiare senza scelta, senza gioia. Fino a pochi anni fa, proporre piatti e pizze senza glutine era per i ristoratori una sfida complessa: difficile reperire prodotti di qualità, spesso sostituiti da soluzioni standardizzate o surgelate, che mal si adattavano al gusto e alla tradizione mediterranea. Oggi, grazie alla crescente consapevolezza e all’impegno di produttori e chef, il “gluten free” è uscito dal recinto della necessità per trasformarsi in un linguaggio di inclusione, qualità e innovazione.

Il progetto di Giuseppe Pignalosa nasce da qui: dare forma a una cucina senza glutine, dove pizza, fritti e dolci raccontano la stessa storia di convivialità, artigianalità e amore per la materia prima. Un percorso reso possibile grazie all’alleanza con produttori che lavorano materie prime di eccellenza gluten free, costruendo così un modello sostenibile e replicabile.

La serata del 15 ottobre a Marina d’Arechi diventa un manifesto di cucina inclusiva: la dimostrazione che la pizza e i grandi classici partenopei possono essere vissuti da tutti, senza rinunce e con lo stesso piacere.

Dettagli evento:

📅 Data: 15 ottobre 2025

📍 Location: Le Parùle – Porto Marina d’Arechi, Salerno

Orario: dalle 20:00

Home Restaurant Il Professore: il Cilento intimo di Michele Giaquinto. Un viaggio emozionale tra sapori, storie e mare

Tra il respiro salmastro del Tirreno e il profilo sinuoso delle colline cilentane, si cela un luogo dove la cucina non è solo nutrimento, ma narrazione, memoria e incanto. È l’Home Restaurant Il Professore, un piccolo eden sospeso tra cielo e mare, dove ogni pasto diventa un rito intimo e poetico.
Solo tre tavoli, affacciati su una terrazza che abbraccia l’orizzonte, accolgono i commensali in un’esperienza che fonde territorio e anima, gusto e ricordo.

A firmare questa esperienza è Michele Giaquinto, docente presso l’Istituto Alberghiero Ancel Keys di Vallo Scalo e raffinato ambasciatore della Dieta Mediterranea cilentana, che insieme al figlio Carmine, ha deciso di trasformare la propria casa in un luogo d’incontro tra cultura e sapore, dove la materia prima locale dialoga con suggestioni lontane, in un equilibrio che è pura emozione.
Michele non ha mai abbandonato il suo amato Cilento, ma lo ha portato con sé nel mondo: ospite di eventi internazionali, cene culturali e scambi enogastronomici, ha fatto conoscere il valore della sua cucina fatta di semplicità e memoria.

Da ogni esperienza all’estero, Michele ha riportato concetti, tecniche e suggestioni che ha saputo fondere con la sua identità contadina: l’arte della fermentazione appresa in Asia, l’uso armonioso delle spezie scoperto nei paesi del Maghreb, la cura estetica del piatto mutuata dalla tradizione francese. Ne è nata, così, una cucina identitaria e aperta, dove la radice contadina dialoga con il respiro cosmopolita, in un equilibrio che emoziona e racconta, una cucina autentica ma mai immobile, radicata e insieme curiosa.

Ma ciò che rende unica l’esperienza all’Home Restaurant Il Professore è anche la presenza carismatica del suo anfitrione. Durante la cena, Michele non si nasconde dietro ai fornelli: visita i tavoli, dialoga con gli ospiti, racconta aneddoti e memorie del suo Cilento. Con voce pacata e sguardo appassionato, narra la storia di un formaggio stagionato tra i muretti a secco, di una rete gettata al tramonto, di un campo di grano antico che profuma di vento e sale. Ogni racconto diventa parte integrante del pasto: un condimento invisibile che arricchisce il gusto con la forza dell’appartenenza e della condivisione.

L’esperienza culinaria si apre con un benvenuto contadino che evoca la generosità del Cilento: salumi di produzione propria, cacioricotta di pecora, mozzarella nella mortella e alici di menaica addolcite da una melassa di fico bianco artigianale, prodotta artigianalmente da Michele stesso. Segue una trilogia di marinato e crudo, arricchita da vegetali fermentati – una tecnica ispirata alle esperienze orientali del Professore. Le triglie di scoglio, le perchie e il tonno alalunga si fondono con cipolle e zucchine fermentate, in un abbraccio che celebra il mare e la memoria contadina.
Non manca un tributo alla tradizione più umile e autentica: la scarola ripiena, antica regina delle tavole rurali, che racchiude uova, formaggio e pane raffermo, cotta in padella per conservarne il sapore schietto e intenso.

I primi piatti sono un inno alla terra e alla biodiversità dei grani antichi. Le lagane multicereali, condite con ceci di Cicerale, peperone crusco e un filo di colatura di alici di menaica, esaltano la semplicità come atto di raffinatezza.
Chi cerca un’eco marina può deliziarsi con il mezzo pacchero ai pomodorini, tonno fresco, friggitelli e limone, una danza di profumi che richiama il Mediterraneo al suo massimo splendore.

A suggellare il percorso salato, la cornucopia di merluzzo al guazzetto, ripiena di scarola ripassata, simbolo di un legame profondo tra terra e mare.
La proposta enologica è un viaggio parallelo nel territorio: Michele sceglie vini capaci di raccontare la stessa lingua dei suoi piatti. Spiccano le etichette della cantina Albamarina, con l’Eremita – elegante spumante di Fiano – e il Valmezzana, Fiano Cilento DOC, che accarezzano il palato come un’eco del tramonto sul mare.

Il gran finale è un dolce che parla di infanzia e radici: la Zuppa inglese cilentana, velata di cioccolato e punteggiata da confettini colorati. Un dessert che non imita, ma rievoca, come un ricordo felice custodito nella credenza di una casa di campagna. L’Home Restaurant Il Professore non è solo un luogo dove si mangia: è un viaggio nella memoria sensoriale, un dialogo tra passato e presente, tra Cilento e mondo.

Ogni piatto è una pagina di vita di Michele Giaquinto: il mare che lo ha visto crescere, la terra che lo nutre, i viaggi che lo hanno formato. Tra un piatto e un aneddoto, Michele Giaquinto accompagna i suoi ospiti in un viaggio dentro la memoria e il sapore, dove la Dieta Mediterranea torna ad essere ciò che è sempre stata: una filosofia di vita, una poesia del quotidiano, un atto d’amore verso la terra.

Qui, sotto la luna che si riflette sul mare, il cibo diventa linguaggio dell’anima, e il tempo, finalmente, torna a scorrere lento, come una poesia da gustare con rispetto e meraviglia.

La Torta Caprese si fa Panettone con Grotta Azzurra Gourmet

Ecco il nuovo lievitato natalizio di Grotta Azzurra Gourmet

All’interno cubetti del dolce tipico dell’isola azzurra regalano un gusto intenso e goloso

La tradizionale Torta Caprese, a base di mandorle e cioccolato, ispira il nuovo grande lievitato dei Maestri Pasticceri di Grotta Azzurra Gourmet.Nasce così il Panettone gusto Torta Caprese, una creazione unica che unisce al re della tavola natalizia un’icona della pasticceria partenopea, portando in tavola un’esperienza di gusto ineguagliabile.

Cubetti di torta caprese disidratata arricchiscono il cuore del panettone, impasto naturalmente lievitato, morbido e burroso, completato da mandorle pralinate e una glassatura croccante al cacao e mandorle. La farina di frumento sostiene il lievitato con leggerezza e struttura, mentre il burro belga e le uova fresche regalano rotondità e una consistenza vellutata che si scioglie al palato.

E poi, protagonisti indiscussi della ricetta sono le mandorle di Bari e il cacao, che sprigionano fragranza mediterranea, note croccanti e intensità aromatica. Lo zucchero bilancia dolcezza e aromi, mentre il lievito madre garantisce una crescita lenta e perfetta, esaltando i profumi autentici della tradizione campana. Aromi naturali completano l’armonia dei sapori, rendendo ogni morso un viaggio sensoriale tra Milano e Capri.

La glassatura al cioccolato fondente belga, con mandorle croccanti, avvolge il panettone in un abbraccio goloso, creando un irresistibile contrasto tra la leggerezza dell’impasto e la forza del cioccolato. Il risultato è un capolavoro artigianale, che porta in tavola il calore delle feste e il fascino dell’isola di Capri.

Perfetto da gustare in famiglia o da regalare, il Panettone gusto Torta Caprese di Grotta Azzurra Gourmet è un dono che racconta passione, tradizione e qualità, una rivisitazione che unisce Nord e Sud, Milano e Capri, in un equilibrio sorprendente e indimenticabile.