La Vallée de la Marne a Bologna Champagne Experience 2025

“Champagne Experience” per l’ottava edizione non ha cambiato regione, bensì, città, trasferendosi da Modena a Bologna.

Il più grande evento italiano dedicato esclusivamente ad uno dei vini più rinomati al mondo, come lo Champagne. La location era all’interno degli ampi spazi di BolognaFiere, organizzato da Società Excellence, prestigiosa realtà che riunisce 21 importatori e distributori di vino italiani. In questa edizione sono aumentati notevolmente i visitatori e gli spazi espositivi. 

Ben 140 banchi d’assaggio di importanti maison e vigneron con la possibilità di degustare oltre 800 etichette. Un’occasione importante anche per incontrare molti produttori francesi presenti. L’evento è rivolto agli operatori professionali e all’ampio pubblico di appassionati.

Una kermesse ben organizzata e vini serviti sempre alla giusta temperatura. Il programma era ricco di interessanti masterclass per approfondire le peculiarità del territorio, di cui molte avevano registrato il sold-out. Le case produttrici suddivise in base alla loro appartenenza geografica, corrispondente alle diverse zone di produzione della Champagne: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs, Côte des Bar e Maison Classiche.

Una full immersion tra i produttori della Vallée de la Marne, comprensorio ove vengono allevate tutte le varietà da disciplinare e dove il Meunier resta il più diffuso.

Ecco alcuni assaggi

Meunier Apollonis Michel Loriot – Meunier 100%, 24 mesi sui lieviti, dosaggio: 8 g/l. Dorato brillante,  bollicina finissima, emana note di melone, pera, lampone, ribes, crostata ai frutti di bosco. Scivola fresco in bocca, saporito resta a lungo.

Cuvée n°743 Jacqueson – Chardonnay 1/3, Pinot Noir 1/3 e Meunier 1/3, 89 mesi sui lieviti,  dosaggio 0 g/l. Dorato luminoso, perlage duraturo, sprigiona sentori di frutta secca, agrumi canditi e pasticceria da forno; il sorso è verticale, pieno, appagante e molto persistente.

Cuvée Racines Blanc de Noirs Extra Brut Collard-Picard – Meunier 100% da vigne vecchie, 84 mesi sui lieviti, dosaggio 3 g/l. Dorato luminoso, perlage finissimo, sviluppa note di frutti di bosco, scorza d’agrumi,  nocciola e pan brioche, il gusto è avvolgente, vibrante, sapido e di lunga durata.

Es ‘Sense Brut Demiere – Meunier 100%, 48 mesi sui lieviti, dosaggio 7 g/l. Paglierino luminoso con riflessi dorati, perlage fine e incessante, al naso sprigiona sentori di frutti di bosco, rosa canina, pompelmo rosa e croissant. Al palato è fine e fresco, deciso, setoso e armonioso.



San Soufre Telmont – Chardonnay 70%, Meunier 30%, 108 mesi sui lieviti, dosaggio 1,7 g/l. Color oro brillante, bollicina sottile, rivela sentori di albicocca, pera, mandorla, burro e crosta di pane. Vibrante, composito, pieno, avvolgente e interminabile.

Le Chemins de Traverse Harlin Père et Fils – Pinot Noir 100%, 34 mesi sui lieviti, dosaggio 3,8 g/l. Tonalità giallo dorato, perlage fine e persistente, i sentori sono quelli di viola, mora, ribes nero e crostata di mirtilli. La freschezza ne stimola il lungo sorso.

Instinct Meunier Jeaunaux- Robin – Meunier 100%, 36 mesi sui lieviti, dosaggio 0 g/l. Paglierino brillante, bollicina fine, emana note di verbena, susina, frutti di bosco e pasticceria mignon. Attacco fresco e sapido, coerente, rotondo e inesauribile.

Brut Nature  Cuvée La Marquise Paul Berthelot – Chardonnay 100%, 48 mesi sui lieviti, dosaggio 0,4 g/l. Paglierino luminoso, perlage persistente, al naso arrivano note di banana. pesca, agrumi e gelsomino. Il sorso è rinfrescante, cremoso, armonioso e durevole.


Brut Cornalyne Dom Caudron – Meunier 100%, 36 mesi sui lieviti,  dosaggio 6 g/l. Giallo oro, bollicine finissime, libera sentori di fiori bianchi, cassis, mora e pan brioche. Al palato risulta vibrante, corrispondente, equilibrato e molto persistente.

IX. Millésime 2016 Autreau- Lasnot – Chardonnay 35%, Pinot Noir 65%, 84 mesi sui lieviti, dosaggio 7 g/l. Giallo oro brillante, perlage fine, al naso rimanda note di albicocca, croissant, miele e mandorla che ben si integrano con nuances agrumate. Saporito, verticale ed avvolgente, con finale decisamente persistente.

La Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di Doctor Wine

Un periodo difficilissimo nella seconda metà degli anni ‘80, in seguito allo scandalo delle produzioni vinicole con metanolo, ebbe l’effetto di stimolare alcuni giornalisti e appassionati enogastronomici a creare dal nulla una guida ai vini d’Italia. Daniele Cernilli è ancor oggi il motore dietro la produzione di questo splendido libro che ogni anno, dal 1987, illustra gli areali vitivinicoli italiani e ne seleziona le produzioni migliori e più originali.

La “Guida” nasce assieme al Gambero Rosso nel contesto editoriale de Il Manifesto, ma se ne distacca già nell’anno successivo producendo la “Guida 1989” in seno alla Gambero Rosso Editore all’interno del Gruppo L’Espresso. Quell’anno è la svolta della pubblicazione in virtù della sponsorizzazione dal gruppo farmaceutico Sigma Tau, che produce ben sessantamila copie della guida e ne assicura il futuro. Cernilli è il fine analista del trio originario di produzione formato da Cernilli con Stefano Bonilli, giornalista economico, e Carlin Petrini, giornalista gastronomico — che creerà presto da ArciGola lo spin-off “Slow Food” ad illustrare il potenziale dirompente della cucina italiana in patria e nel mondo.

La Guida svolge da allora, anche grazie all’autonomia da Gambero Rosso acquisita nel percorso, una assidua ricerca delle produzioni vinicole emergenti da affiancare a solidi protagonisti affermati sui mercati internazionali. Cura del racconto del territorio, minuziosa descrizione dei processi produttivi in vigna e in cantina, racconti della storia — spesso intensamente familiare e ricca di aneddoti – dei produttori italiani più esigenti e identitari.

È a Roma all’Eur quest’anno, il 12 ottobre a Spazio Novecento, che Daniele Cernilli e la sua redazione presentano 92 tra le premiate cantine italiane meritevoli di inserimento nella “Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026”. L’evento segue la presentazione tenuta a Milano a settembre.

La pubblicazione riporta accuratamente migliaia di referenze, descrivendole gustativamente grazie al lavoro del nutrito team di degustazione ufficiale: le valutazioni sono classicamente in centesimi, ma si presentano partendo da un breve racconto dell’azienda (con appendice speciale se “enoturistica”) che viene valutata in “stelle” da una a tre; si conclude col prezzo sul mercato (che concorre al premio “Miglior Rapporto Qualità/ Prezzo”) e una valutazione del “DoctorWine” ovvero Cernilli stesso, ad apporre una sua faccina se il punteggio eccede i 95/100 e merita un suo endorsement.

Il bello di questo incredibile, massivo lavoro di raccolta dati e notizie — attualmente prodotto anche in inglese e tedesco — è offerto dal l’assegnazione di premi speciali che mirano a far luce sullo stato della viticoltura italiana: sono le aziende, le persone e i loro progetti a raffigurare il momento propulsivo dell’intero comparto per l’anno in analisi. 

Partendo dall’Azienda dell’Anno, la selezione declina la qualità del lavoro di produttori per il Vino Rosso, il Vino Rosato, il Vino Bianco, il Vino Dolce e il Vino “Vivace” dell’Anno, a ricomprendere le macro-categorie di produzione, terminando con l’Esordio Vincente dedicato alla più eccellente new entry italiana sui mercati. Si conclude con award riferiti alle persone, alla loro vita dedicata alla produzione vinicola culminanti con il Winemaker dell’Anno e il riconoscimento “Una Vita per il Vino”.

Una menzione speciale per la lista “I Migliori Vini da Monovitigno” rende infine il perimetro dell’eccellenza produttiva in Italia.

Ultimo, un premio “Progetto Qualità” assegnato al protocollo Equalitas ormai adottato da una azienda su cinque in italia.

All’evento, atteso da quasi un migliaio di partecipanti, troviamo 18 delle venti regioni italiane rappresentate, tra gli elegantissimi banchi d’assaggio, a comporre un affresco di colori equamente distribuiti lungo lo stivale. 

In realtà la giornata è il terminale di un intero anno di comunicazione su diversi media, inclusi i social media che hanno garantito ai produttori visualizzazioni – specie dei video descrittivi del vino – fino a 75mila visualizzazioni. Il sito di DoctorWine in particolare offre le valutazioni di intere verticali di vini eccellenti. 

Tra le centinaia di referenze in degustazione, ecco una selezione di quelle apparse più originali – o classiche, ma superiori alla loro stessa reputazione.

Elena Walch “Beyond the Clouds” 2022: è una delle produzioni più originali dell’areale attorno a Termeno, offre un blend incentrato sullo Chardonnay ma impreziosito da Pinot Bianco e altre uve autoctone minori. Complessità fruttata e floreale intensa e vibrante, per un gusto lungo e sostenuto da rilevante acidità. Gastronomico eppure suadente per palati innamorati dell’inimitabile purezza di gusto alto-atesina.

Attilio Contini 1898 “I Giganti” 2023: non presente in guida (dove è premiato un suo vino più mainstream), è una originalissima elaborazione del blendaggio di Vernaccia al 70% e Vermentino al 30%. Privilegia l’intensità e il gusto di erbe aromatiche ad aprire una struttura sapida non comune e pregna di sentori di mandorle e fichi secchi, con finale altrettanto complesso di tabacco e sbuffi di cioccolato bianco. Originalissimo.

Antinori “San Giovanni della Sala” 2023: ormai una referenza identitaria dell’Orvietano, questo blend di Grechetto e Procanico aggiunge Pinot bianco e, sapientemente, un 5% di Viognier a garantire persistenza a un bianco dell’Italia Centrale ricco di corredo olfattivo e palatale, incentrato su pesche gialle e fiori di campo. Apprezzabile l’equilibrio pressoché perfetto, per una boccata soddisfacente e protesa alla gastronomia locale.

Villa Cordevigo “Gaudenzia” 2023: un Chiaretto di Bardolino accattivante e persuasivo per eleganza e suadenza di profumi. Siamo in Valpolicella ed è d’obbligo attendersi vini classici, ma questo Chiaretto, assieme all’omonimo della casa più giovane e orientato alla ristorazione, ha più di un appeal originale e garantito dal blend di Corvina, Rondinella e Molinara, ad attrarre i palati più fini: sentori di rosa e violetta si sposano a fragola e lamponi, circondati da sbuffi di note agrumate. Non marca un finale significativo, ma persiste grazie alla sapiente fattura della casa e a una vena minerale che ne accenta il delicato aroma. Imperdibile.

Moser “Tracce” TrentoDoc Riserva Extra Brut 2012: la sfida del metodo classico a 132 mesi è vinta a mani basse! Uno Chardonnay intenso e dal perlage finissimo, esuberante di fragranze di farine e crosta di pane variegato da sentori di menta e pietra focaia, accenti agrumati di limone e fiore d’acacia. È un Trento DOC, consegna ciò che promette: immediatezza di gusto e cremosità mista a palato lungo e rapida successione di sapori. Non se ne lascia un goccio al calice.

Berlucchi “Palazzo Lana” Extreme Riserva 2014: altra sfida, i 115 mesi di un metodo classico caratterizzato da un semestre in barrique. Il colore oro-rosa tradisce da subito la natura Blanc de Noir, dacché il Pinot Nero suggerisce subito al naso le sue note agrumate miste a frutto di polpa gialla. Fragranza di crosta di pane in ottimo equilibrio, distinta la persistenza. Where’s the party?!

Lunae “Cavagino” Vermentino 2022: i Colli della Lunigiana sono incantevoli e la loro prossimità marittima mista al terreno ricco di marna e argille offre un letto ideale al Vermentino. È una creazione cantiniera di tutto rispetto, fondata su un 60% fermentato in barrique. Grande bocca che conferma un naso sufficientemente complesso, ad offrire note di pesca gialla e agrumi in moderazione, lasciando i sentori di frutta tropicale a garantire un gusto ricco e lungo, reso elegante dal finale di erbe aromatiche e da una combinazione di note calde e saline. Bello e seducente.

Tenuta di Fiorano “Semillon” 2022: il Lazio è una regione vinicola ampiamente sottovalutata, ma esordienti come questo Semillon d’origine bordolese rendono giustizia alla sua vocazione per i vitigni che amano i terreni vulcanici. Un anno in botte piccola, tradizione antica, a offrire sentori di cera d’api, mela cotogna e frutta gialla avvolto da una delicata nota balsamica e da uno sbuffo di fieno. Davvero elegante alla beva, deciso e moderatamente persistente: la tecnica della elaborazione è raffinata, per un gusto elegante oltre le attese.

Velenosi “Rêve” Offida DOCG 2023: è un Pecorino classico e al tempo stesso originale, dove la sontuosità delle note floreali – spicca la ginestra – tipiche di accompagnano a note agrumate miste ad erbe aromatiche. Nell’equilibrio tra mineralità salina e nota calda, si apprezza il gusto composto e lungo, con un finale delicato di erbe e fiorellini di campo.

Livio Felluga “Terre Alte” Rosazzo DOC 2022: *in cauda sublimis* avrebbero detto le legioni romane accampate ai confini dell’odierno Friuli. Livio Felluga è l’intelligenza e la visione identitaria di una cantina che ha generato una storia vinicola ancora attiva grazie ai figli. Marco è l’autore di questo blend ormai canonizzato all’Abbazia di Rosazzo dove oggi hanno residenza fisica le loro botti. Un taglio geometrico fatto di 40% Sauvignon, 30% Friulano e 30% Pinot Bianco, per un anno sui lieviti autoctoni e una evoluzione in barrique per il solo Pinot Bianco. Complessità eccezionale, quasi indescrivibile completamente: frutti a pasta gialla, eccelle la susina, conditi da sentori di passion fruit ed erba medica. Corpo avvolgente e leggerissimamente squilibrato verso la mineralità – ma è un friulano vero, te lo aspetti… boccata salina e persistente per un’esperienza gustativa completa e dal finale classico persistente. Una cassa subito, please.

Lunae “Vermentino Nero” 2024 a Toscana IGT: La giovanissima età trasmette già al naso le esuberanti note floreali di timo e rosa canina, lasciando al gusto l’onere di apprezzare il corpo e la struttura assieme ai dominanti sentori di ciliegia e lampone. È un bellissimo giovane dal color rosso rubino intenso, in cui prevalgono per ora note calde e acidità, ma il cui tannino si accenna e si combina con mineralità salina esprimendosi più nel finale accompagnato da una leggera nota amarognola. Grande promessa.

Peter Zemmer “Pinot Nero Riserva Vigna Kofl” 2022: probabilmente tra i migliori Pinot Noir italiani, è la creazione che meglio rappresenta questa cantina sulla “Strada del Vino” che collega Bolzano a Trento. Intensità immediata, equilibrio gusto-olfattivo invidiabile per un composto di frutti di bosco e amarena con note di cioccolato e fragoline. La morbidezza è intatta dall’acidità, un tannino suadente accompagna il gusto molto elegante fino al finale senza grandi influenze da barrique francesi – dove affina per 12 mesi. 

Casale del Giglio “Mater Matuta” 2021: non si sbaglia a definire questo vino un “SuperLatium” perché l’elaborazione del Syrah di casa Santarelli vive da quarant’anni una progressione inarrestabile. 24 mesi di barrique di primo impiego mirano a stabilizzare l’equilibrio con il 15% di Petit Verdot che costituisce l’ispirazione bordolese di questo vino molto complesso e ricco di sensazioni olfattive e gustative, dal balsamico floreale accentato di spezie e pietra focaia, alla frutta gialla mista a ciliegia con una speziatura a tratti materica. Finale lungo ed elegantissimo, per palati esigenti.

Michele Chiarlo “Barolo Cerequio” 2021: quasi un vessillo per questa famiglia di vini celebratissimi in tutto il mondo, l’annata del Cerequio premiata rappresenta l’Accademia per la elaborazione di un Barolo. Corpo armonico e struttura equilibratissima s’impongono al gusto ricco ed espressivo di amarena e lamponi, annunciati da note olfattive dense di rosa e frutti di bosco. La speziatura è presente, le botti di rovere per 24 mesi lasciano un segno giusto, ma il gusto è tanto ricco di luce e slancio quanto il brillante rubino che lo colora. Finale moderato ma intenso per lunghezza.  

Giuseppe Cortese “Barbaresco Rabajà” 2022: un esemplare splendido e forse inarrivabile del suo territorio, questo cru di livelli mondiali ha nella sua complessità avvolgente il suo merito maggiore. Melagrana e ribes in un contorno etereo di lacca, accento di maraschino fin nel finale, e tannino essenziale alla struttura perfettamente equilibrata di un Barbaresco memorabile nella edizione 2021. Da collezione.

Fiorentino “Taurasi Riserva” 2020: un gusto amplissimo e lungo, tannico nobile eppur marcato, sono i tratti di un campione dell’areale di Taurasi nel quale l’edizione 2021 Riserva conquista il podio più alto. Un cru, annunciato al naso da sbuffi balsamici a introdurre una complessità di bacche e more e marasche, confermata al gusto che termina con accenti di fumi nobili e pietra focaia. Bel risultato per un’azienda giovane e sostenibile grazie all’indipendenza energetica. 

Siro Pacenti “Brunello di Montalcino Riserva PS” 2019: l’esperienza ilcinese di un degustatore metodico e gaudente porta a guardare a questo Riserva PS nella prospettiva identitaria più moderna e raffinata. Frutti rossi e pesca gialla creano le fondamenta per sentori speziati e balsamici, acuti di erbe officinali: una complessità che induce allo studio, per un cru da viti settuagenarie che risulta un pò severo, dai 36 mesi in barrique, ma estroverso e godibilissimo per morbidezza e lunghezza dei tannini.

Vietti “Barolo Lazzarito” 2021: nel più classico dei terroir dove è prodotto il Barolo, emerge per modernità un Nebbiolo elaborato in botte grande per 30 mesi, equilibratissimo e distinti per l’armonia gusto-olfattiva tra i fiori scuri e l’erbaceo rispetto alla polpa di prugne nere a distinguere l’intensità delle percezioni. Tannini di classe assoluta, un gusto schiettamente nobile e magistralmente persistente senza alcuna perdita di equilibri tra i formanti. Annata memorabile.

Un viaggio tra gusto ed eleganza da Bellavista con Longo Speciality

Nel territorio collinare della Franciacorta, situato nell’entroterra del Lago d’Iseo, l’evento esclusivo che ha celebrato l’eccellenza enogastronomica italiana. Protagonista della serata è stata Longo Speciality, punto di riferimento nel mondo delle specialità gourmet, che ha scelto Bellavista, nota per la produzione di Franciacorta di alta qualità, quale sede dell’iniziativa.

Fondata nel 1961 da Consiglio e Carla Longo, Longo Speciality è oggi una delle realtà italiane più riconosciute nel settore dei regali enogastronomici aziendali di alta gamma. Nata come impresa familiare, l’azienda ha saputo evolversi nel tempo, mantenendo salde le proprie radici e allargando il proprio campo d’azione.

Giunta alla terza generazione, si distingue non solo per la qualità dei prodotti selezionati, ma anche per la capacità di innovare. L’azienda ha sviluppato una solida rete di export e un canale e-commerce dedicato alla vendita di specialità alimentari e vini italiani, portando l’eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo.

Tra le iniziative che hanno segnato il percorso dell’azienda, spiccano la fondazione dell’Enoteca Longo a Legnano nel 1983, oggi punto di riferimento per gli estimatori del buon bere, e la creazione della guida “Fuoricasello”, un progetto editoriale che valorizza le eccellenze gastronomiche italiane situate nei pressi delle principali arterie autostradali.

A testimonianza della sua storia e del suo legame con il territorio, Longo Speciality ha creato lo Spazio Longo, un vero e proprio museo d’impresa situato nella cantina originaria di San Giorgio su Legnano. Qui, tra documenti, oggetti e racconti, si ripercorre il cammino di un’azienda che ha fatto della passione per il gusto e della cura per il dettaglio il proprio tratto distintivo.

Lo Spazio Longo non è solo un tributo al passato, ma anche uno sguardo al futuro, grazie al coinvolgimento della terza generazione – Andrea, Cecilia e Giulia – che porta avanti con entusiasmo e innovazione l’eredità di famiglia.

C’è un legame chiaro e coerente tra la passione per il gusto e la cura del dettaglio che da sempre caratterizzano l’azienda Longo, e l’eleganza della cantina Bellavista. L’esperienza della serata prende il via proprio qui.

La visita alla cantina inizia con il racconto della visione ambiziosa di Vittorio Moretti, patron di Bellavista, e della sua instancabile ricerca della perfezione. Tutto è cominciato con pochi ettari di terra, una casa immersa nel verde e una piccola cantina accanto. Un progetto nato dal desiderio autentico di creare un vino da condividere con gli amici, in un’atmosfera familiare. Ma quel sogno, semplice e genuino, ha presto preso il volo.

La svolta arriva con i viaggi in Francia, dove Moretti entra in contatto con una cultura enologica profonda e radicata. In quei luoghi, il vino non è solo prodotto: è parte integrante della vita, della storia, dell’identità. Qui si apprende dai grandi maestri, si visitano cantine leggendarie, si respira un’aria nuova che ispira e trasforma.

Nel 1981 l’incontro con l’enologo Mattia Vezzola dà vita a uno stile unico, basato su tradizione e innovazione. Vezzola contribuisce a definire il profilo sensoriale dei vini Bellavista.

Questa visione, nutrita da esperienze internazionali e da un profondo rispetto per il territorio, prende forma concreta nel lavoro quotidiano in cantina. È qui che la filosofia Bellavista si traduce in pratica, a partire dalla cura meticolosa della produzione. La visita prosegue infatti tra le vasche di fermentazione, dove ci viene raccontato il processo di raccolta manuale delle uve, la selezione dei grappoli migliori e l’evoluzione delle tecniche di vinificazione.

La visita prosegue e scendiamo nella bottaia, uno degli ambienti più suggestivi della cantina. Qui ci vengono spiegate le differenze tra i materiali utilizzati nel tempo e le tempistiche di riposo a seconda della tipologia di vino. Percorriamo le gallerie storiche, scavate nella roccia e dedicate al riposo del vino. Qui, l’ambiente è fresco, silenzioso e perfettamente organizzato: migliaia di bottiglie sono disposte ordinatamente, suddivise per annata e tipologia.

In queste gallerie si svolge anche il remuage, il processo che consiste nel ruotare manualmente le bottiglie per far depositare i sedimenti nel collo. Mentre molte cantine hanno automatizzato questa fase, Bellavista continua a eseguirla a mano, mantenendo viva una tradizione che contribuisce alla qualità finale del prodotto.

Concludiamo la visita con un aperitivo, è il momento di degustare Alma Assemblage 2 Pas dosè.

Questo vino rappresenta al meglio il patrimonio vitivinicolo di Bellavista, un perfetto equilibrio tra tradizione, qualità e identità locale. Un perlage fine e persistente, con bollicine cremose e vivaci. Sentori di agrumi, zenzero e note minerali. Equilibrato al gusto, con aromi di cedro, limone ed erbe aromatiche. Una lunga persistenza.

La serata prosegue con la cena gourmet. È l’occasione perfetta per continuare a scoprire il legame tra i vini Bellavista e l’alta cucina, in un contesto che valorizza il territorio e la qualità. Cena curata nei minimi dettagli dal catering Arte del Sapore con i piatti del ristorante stella Michelin Acqua di Olgiate Olona, dove ogni piatto è stato ideato per abbinarsi al meglio con i vini della cantina:

  • Flan di porcini alle erbe di campo, Chutney di zucca, robiola tre latti abbinato al Brut Teatro Alla Scala 2020. È tra le etichette più rappresentative di Bellavista, espressione del suo stile raffinato. Alla vista si presenta con spuma fine e persistente, colore giallo paglierino intenso. Al naso emergono note minerali, agrumi, vaniglia e mandorla. Al palato è fresco, vivace, con un finale cremoso e minerale, elegante e pulito.
  • Ravioli al pomodoro secco, salsa al guanciale e ricotta salata accompagnati dal Franciacorta Rosé, questo Rosé è la declinazione intrigante e seducente del celebre e tradizionale spumante Bellavista, capace di unire la freschezza delle grandi bollicine alla delicata ma intensa struttura del Pinot Nero.
  • Controfiletto di cervo, jus ai mirtilli, purea di topinambur e pepe rosa con il Toscana IGT Merlot Quercegobbe, Rosso rubino intenso. Al naso spiccano frutti rossi, spezie e note balsamiche di mirto ed eucalipto. Al palato è elegante, fresco e sapido, con un finale lungo e armonioso.
  • Pera cotta all’hibiscus, mousse alle vinacce, polvere di sambuco incontra il Nectar. Demi-Sec da sole uve Chardonnay, provenienti da 30 vigneti collinari. I grappoli, appassiti in pianta, fermentano in parte in piccole botti di rovere. Dopo 4 anni di affinamento, il vino si presenta con profumi di frutta candita, miele e fiori. Al palato è morbido, cremoso e avvolgente.

Grazie alla sua profonda conoscenza del territorio e alla passione per l’eccellenza, Longo Speciality ha dato vita a un evento che ha saputo valorizzare le tradizioni locali, l’arte dell’ospitalità e il piacere dello stare insieme. Un’occasione speciale che ha messo in luce il meglio della cultura enogastronomica italiana, lasciando un ricordo vivido e confermando il ruolo centrale dell’azienda nella promozione del bello e del buono.

Un ruolo che trova la sua espressione più autentica nella capacità di trasformare questa ricerca di eccellenza in un linguaggio universale: quello del dono. Ogni confezione, ogni selezione, non è soltanto un insieme di prodotti scelti con cura, ma un gesto pensato per creare legami, emozioni e memoria condivisa. È in questa capacità di rendere il regalo un’esperienza che Longo trova la sua cifra più autentica e unica.

Prosit!

Rosé Revolution a Terre di Pisa Food & Wine Festival

Nel centro storico di Pisa, dal 17 al 19 ottobre 2025 presso piazza Vittorio Emanuele II ha avuto luogo “Terre di Pisa Food & Wine Festival”.

Pensato per diffondere la cultura, la promozione e valorizzazione della filiera enogastronomica pisana del cibo e del vino di qualità e far conoscere i prodotti delle “Terre di Pisa”. Tre giornate che hanno avuto in programma, oltre agli stand d’assaggio, anche numerose masterclass presso il Salone ex Borsa Merci della Camera di Commercio, guidate da esperti del settore e molti interessanti show cooking.

Tra queste anche la degustazione guidata “Rosé Revolution”, dedicata ai vini rosati della provincia di Pisa condotta da Dario Pantani ed Elisa Bani di FISAR Pisa. Un excursus sulla storia dei rosati e sui vitigni più diffusi nell’areale. Durante la masterclass sono intervenuti anche alcuni produttori presenti. Un vino snobbato in Italia per diversi anni, solo recentemente sono state riscoperte e apprezzate le varie tipologie variegate e ricche di fascino.

Qualche breve cenno su come si ottiene il vino rosato in versione fermo, anticipa le note sensoriali dei vini degustati.

Le vinificazioni in rosato più diffuse sono con breve macerazione delle bucce da uve a bacca nera con il mosto e conseguente separazione delle stesse oppure con la tecnica del salasso, prelevando dalla vasca di macerazione da un vino rosso una quantità di mosto variabile per vinificarlo senza il contatto con le bucce.

Le ore di permanenza a contatto con le bucce sono determinanti per fissare il colore e la temperatura in fermentazione influisce sugli aromi. Pertanto i colori variano e assumono varie tonalità, come: rosa tenue, rosa cerasuolo, rosa chiaretto e rosa buccia di cipolla, tuttavia la scala e la nomenclatura dei colori non è uguale per tutte le schede tecniche delle associazioni della sommellerie. La durata della macerazione influisce non solo sulla tonalità del colore ma anche sui sentori e sul gusto.

Le varietà di uva più diffuse in Italia per ottenere vini rosa sono, sangiovese, montepulciano, negramaro,  corvina e nebbiolo. Il rosato è un vino conviviale e versatile, in funzione del vitigno e della tipologia trova abbinamento con un vasto numero di piatti.

Brusio d’Era Le Palaie No Vintage spumante Rosato brut. Sangiovese 100% – Rosa tenue brillante, sprigiona sentori di rosa, fragola, ribes e crosta di pane. Attacco fresco, cremoso, sapido e duraturo.

Penteo Rosato Gianni Moscardini,IGT Costa Toscana Rosato 2024 – Ciliegiolo 100% – Rosa tenue dai riflessi aranciati, emana sentori di ribes, lampone, ciliegia e scorza d’arancia. Sorso fresco, avvolgente, saporito e persistente.

Larthia Podere Marcampo IGT Toscana Rosato 2024 – Ciliegiolo 50% Pugnitello 50% – Rosa cerasuolo, sviluppa note di fragolina di bosco, agrumi, origano e nuances balsamiche; vibrante, vellutato e lungo.

Rubedo Antica Fornace IGT Toscana Rosato 2024 – Foglia Tonda 100% – Rosa cerasuolo, rivela sentori di iris, frutti di bosco, pompelmo rosa, eucalipto e salvia. Attacco fresco e saporito, coerente e persistente.

Cimba Podere Pellicciano IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese 70% Malvasia Nera 20% Canaiolo 10% – Rosa cerasuolo, rimanda sentori di frutti di bosco, albicocca, pesca, pompelmo e arancia. Il sorso è leggiadro, pieno, saporito e coerente.

Timo-rosa I Moricci IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese e una piccola percentuale di Colorino – Rosa pallido, presenta sentori di zenzero, lavanda, erbe aromatiche e balsamiche. Fresco, dinamico, armonico e suadente.

Il Rosato di Spazzavento Podere Spazzavento IGT Toscana Rosato 2024 – Sangiovese 100% – Rosa chiaretto, al naso giungono note di agrumi, frutti di bosco e nuances fumée. Ingresso morbido, vibrante e saporito.

Incanto Rifugio dei Sogni IGT Toscana Rosato 2024 – Cabernet Sauvignon 100% – Rosa chiaretto, sprigiona sentori di scorza d’arancia, pietra focaia e frutta a polpa rossa. Al palato è avvolgente, pieno e corrispondente.

IngioveColline Albelle IGT Toscana Rosso 2024 – Sangiovese 100% – Rosa chiaretto, emergono sentori di frutti di bosco, ciliegia e arancia amara. Al gusto è rinfrescante, saporito e coerente.

Rossato Pieve de’ Pitti IGT Toscana Rosato 2024 Sangiovese 100% – Rosso rubino trasparente, presenta sentori di violetta, ciliegia, pino, incenso e menta. Il sorso è fresco, pieno ed appagante.

Un ringraziamento per il gentile invito a Claudia Marinelli di DarWine&Food per l’organizzazione delle masterclass.

Premiate Trattorie Italiane: la forza della tradizione che guarda avanti

Quando il crepuscolo accarezza i colli umbri, qualcosa di speciale nell’aria richiama l’istinto di tornare a tavola. È in quel momento che Posta Donini, con i suoi giardini secolari e gli affreschi antichi, si trasforma in un palcoscenico sospeso tra memoria e promessa: è qui che, il 6 ottobre, ventuno trattorie provenienti da ogni angolo d’Italia si sono riunite per celebrare un legame antico con la cucina, con la terra e con chi mangia con anima e pancia.

Quella sera, non era solo una cena. Era un racconto corale, un annuncio di fiducia nel futuro: tre nuove trattorie entreranno nel gruppo nel 2026, portando il totale a 24.

La rete che difende l’identità gastronomica italiana

Nata nel 2012 dall’iniziativa di quattro osti Federico Malinverno, Sergio Circella, Alberto Bettini e Avgustin Devetak Premiate Trattorie Italiane si fonda su un patto non scritto: custodire la cucina popolare territoriale come espressione profonda di comunità, accoglienza e autenticità.

Oggi l’associazione include ventuno insegne sparse da Nord a Sud, unite da valori condivisi: uso di materie prime locali, piatti legati alla memoria, prezzi onesti, carta vini curata, accoglienza autentica, cura del cliente.

Ma più di tutto, è l’etica del mestiere che fa da collante: “cucinare per gli altri come si farebbe per casa”, con rispetto, passione e trasparenza.

Il racconto della serata: memoria, incontri, sapori

L’atmosfera era quella delle grandi occasioni: luci soffuse, tovaglie bianche, sorrisi veri. Dopo un aperitivo nel parco tra calici di Grechetto e stuzzichini, gli ospiti sono stati invitati alla cena ufficiale, dove ogni portata è diventata un invito a viaggiare da una regione all’altra, cucinata e servita dagli stessi osti del gruppo.

Piatti protagonisti:

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio e porcini
  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
  • Interpretazioni eleganti di dolci della tradizione contadina

Questi piatti erano “parlanti”: nessuna messa in scena, solo sapori riconoscibili che emozionano, come la memoria che ride.

Tra gli interventi ufficiali, uno dei momenti più intensi è stato l’annuncio delle tre nuove trattorie 2026, scelte per autenticità, coerenza e radicamento territoriale. Un gesto che non è soltanto espansione, ma fiducia nel futuro della cucina italiana.

Menù e vini: un’armoniosa sinfonia da vivere

Aperitivo: l’aperitivo è stato proposo nei bellissimi spazi all’aperto e nella sala adiacente, con l’accompagnamento musicale dal vivo di musica

Piatto / propostaTrattoria
Crostini di LampredottoTrattoria da Burde, Firenze (FI)
Zuf Carsolino (farinata di semolino con ricotta caprina e erbe del Carso)Lokanda Devetak, San Michele del Carso (GO)
Porcino fritto, polenta e crema di CasoletRistorante Boivin, Levico Terme (TN)
Minestrone alla genovese con i brichettiLa Brinca, Ne (GE)
SottoboscoEnoteca della Valpolicella, Fumane (VR)
Patè di fegatini di pollo con confettura di mele e pan briocheAntica Trattoria del Gallo 1870, Gaggiano (MI)
Tirtler con le ortichePitzock, Funes (BZ)
Luccio in salsa isolanaCaffè La Crepa, Isola Dovarese (CR)
Polpettine di zucchine con giardiniera dell’ortoTrattoria Visconti, Ambivere (BG)
Acciughe con salsa verdeAlbergo Ristorante Cacciatori 1818, Cartosio (AL)

Pane a lievitazione naturale
Fornito da Panificio Artigianale Pagna

Cena (nelle sale interne)

Antipasti regionali

  • Antipasto Emiliano (Collab: Trattoria ai Due Platani – Coloreto (PR), Amerigo 1934 – Savigno (BO), Entra – Massa Finalese (MO))
  • Olive ascolane di mare (Vecchia Marina, Roseto degli Abruzzi (TE))

Primo piatto

  • Strangozzi spoletini al ragù bianco di abbacchio, porcini, grana di pecora e pimpinella
    (Sora Maria e Arcangelo, Olevano Romano (RM) con Il Capanno, Torrecola (PG))

Secondo + contorno

  • Filetto di maialino in crosta di manna, mandorle e pistacchi
    con timballo di cicoria selvaggia, zucca gialla, farro croccante e caciocavallo del Gargano
    (Hostaria Nangalarruni, Castelbuono (PA) con Antichi Sapori, Montegrosso (BT), Puglia)

Dolci

  • Pizza dolce di Dora & Torta con nocciola tonda gentile romana
    (Lo Stuzzichino, Sant’Agata sui due Golfi (NA) con Trattoria del Cimino dal 1895, Caprarola (VT))
  • Biscotto Cegliese
    (Ristorante Cibus, Ceglie Messapica (BR))

Accompagnamenti
Acqua Valverde | Caffè Bonacchi | Olio Roi | Liquori Izzi

Vini in abbinamento

Grande successo per l’evento Premiate Trattorie d’Italia, organizzato in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini di Montefalco, che ha portato in scena un incontro virtuoso tra la migliore cucina di tradizione e l’eccellenza enologica umbra.

Durante la manifestazione, i vini del territorio sono stati protagonisti di degustazioni molto apprezzate, capaci di raccontare, calice dopo calice, l’identità autentica dell’Umbria. Il presidente del Consorzio, Paolo Bartoloni della Cantina Le Cimate, cui sarà dedicato un prossimo approfondimento, ha sottolineato come la sinergia tra le Premiate Trattorie e i vini di Montefalco rappresenti un valore fondamentale: “In una osteria artefice della buona cucina, ha ricordato, non può mancare il vino, che è identità ed espressione del nostro territorio.”

Un messaggio chiaro, che ribadisce quanto la cultura del cibo e quella del vino siano inseparabili nel racconto più autentico dell’Umbria.

Ecco la colonna sonora liquida della serata, firmata dal Consorzio di Tutela dei Vini di Montefalco:

  • Montefalco Grechetto DOC
  • Montefalco Bianco DOC
  • Spoleto DOC Trebbiano Spoletino (anche in versione spumante)
  • Montefalco Rosso DOC
  • Montefalco Sagrantino DOCG
  • Montefalco Sagrantino DOCG Passito

Cantine partecipanti
Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Cesarini Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Colpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fattoria Colsanto, Fongoli, La Veneranda, Le Cimate, Le Thadee, Lungarotti, Ninni, Perticaia, Plani Arche, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Terre di San Felice, Tenuta Clivo del Cardinale, Terre de La Custodia.

Valori, impatti e visione del futuro

L’associazione non è solo una rete commerciale: è un movimento culturale che difende l’idea della tavola come spazio di incontro, narrazione e memoria.

In un panorama gastronomico che spesso punta al “colpo d’occhio” o all’effetto mediatico, le Premiate Trattorie Italiane scelgono la via della coerenza, mettendo al centro il territorio, il racconto e il cliente.

Ogni trattoria diventa una finestra sul suo mondo: visitarla è entrare in una comunità, respirarne i profumi, scoprirne i racconti. Il gruppo è anche un itinerario diffuso, capace di unire luoghi meno battuti ma ricchi di identità.

Oggi, essere una “trattoria” è una sfida: coniugare qualità, sostenibilità, tradizione e capacità di dialogare con un pubblico sempre più evoluto.
La scelta di accogliere tre nuove insegne nel 2026 è un segno forte: non un’espansione fredda, ma un gesto fiducioso verso il domani della cucina tradizionale.
Come ha detto uno dei fondatori:

“La trattoria è il cuore dell’Italia che lavora, accoglie e cucina. È lì che le persone si ritrovano per riconoscersi.” Ed è questo spirito che, a Posta Donini, si è percepito a ogni brindisi, piatto e abbraccio tra colleghi diventati amici.

Cinque Foglie incontra i vini della cantina Di Meo: ed è subito sera

“Due Roberto in Cinque Foglie” è il motto ideale per sintetizzare una serata di successo all’insegna dell’abbinamento tra cucina gourmet e vini memorabili.

Da una parte Roberto Allocca, executive chef del ristorante Cinque Foglie, da quest’anno al timone di una brigata rinnovata per numero e spirito. Dall’altra la firma dell’enologia irpina, Roberto Di Meo, che ha insegnato il senso dell’attesa, in particolare nei suoi Fiano e Greco senza tempo tanto apprezzati dalla critica e dagli appassionati.

Roberto Allocca, Chef di Cinque Foglie e Roberto Di Meo, enologo e titolare dell’azienda vitivinicola Di Meo

Non è un gioco di numeri, ma il racconto di un incontro speciale tra territori profondamente diversi. Cinque Foglie a Battipaglia, l’idea del fine dining della famiglia Adinolfi, significa anche Piana del Sele ovvero terra di prima e quarta gamma.

Di Meo è l’Irpinia delle tre Docg in un fazzoletto di terra da poche centinaia di ettari, quanto di più raro si possa trovare in Italia. Solo che, per entrambi, fronteggiare il campo della poca conoscenza delle eccellenze del sud è la vera sfida per il futuro, che va ben oltre la serata intima e conviviale vissuta.

Arbitro imparziale nel duello è Ivan Mendana Fernandez, esperto sommelier e maestro di sala che ha saputo dettare i tempi giusti in sincrono tra cucina e cantina. Piccole schermaglie d’aperitivo tra gli entrée del Linfa, il lounge bar dell’Hotel Commercio e la Bolla Di Meo Brut, per scaldare cuori e palati.

Ivan Mendana Fernandez, restaurant manager di Cinque Foglie

Si prosegue con la “Ricciola”, mosaico all’insalata, umami mediterraneo, latte di provola, sorbetto di cetriolo e mezcal in abbinamento al Fiano di Avellino Alessandra 2013, che esce in commercio dopo 9 anni di attesa.

In un’epoca in cui si parla ancora di vini bianchi adatti al pronto consumo, lasciar maturare in bottiglia una delle varietà più interessanti nel panorama mondiale significa scommettere sul futuro fatto di sensazioni melliflue ed officinali, ben unite a nuance di frutta secca e spezie candide.

Di Meo Brut, Alessandra 2013, Colle Dei Cerri 2008, Erminia 2004, Ratafià

Arrivano i Fagotti di pasta all’uovo con zucchine alla Nerano e spuma di caciocavallo podolico, certamente più succulenti e strutturati, che necessitano delle note suadenti del Fiano di Avellino Riserva Colle dei Cerri 2008, che fermenta e affina in legno. Tostature in linea con l’aromaticità del caciocavallo e sorso possente dalla trama ancora agrumata.

Prima delle coccole finali la proposta vegana di chef Allocca, il Sedano Rapa glassato con il suo ristretto, ceci di Cicerale, nocciole di Giffoni, insalatina di sedano e tartufo. Momento ideale per la meditazione regalata dal Fiano dell’Erminia 2004, oltre 20 anni di riposo e tanta delicatezza e vitalità.

Il controllo è tutto per Roberto Di Meo, che ne ha fatta di strada da quando negli anni ’80, con i fratelli Erminia e Generoso, rilevò la storica azienda agricola dei genitori Vittorio e Alessandrina, situata a pochi chilometri da Avellino, nel comune di Salza Irpina.

La proprietà, in passato appartenuta ai Principi Caracciolo, è circondata da lievi e ventilati declivi collinari, sui quali domina un caratteristico Casino di caccia del ‘700. Luogo ideale per ammirare le vigne sparse su tutto l’areale.

L’arrivederci con un calice di ratafià ed un morso al cremoso di cioccolato, con spugna alle mandorle e ciliege. Un saluto in amicizia, condividendo la cultura e la passione per la gastronomia che conta.

Montefioralle Divino 2025

Nel piccolo e grazioso Borgo di Montefioralle si è svolto l’evento Montefioralle Divino, giunto alla sua 11esima edizione. Il festival è stato organizzato e promosso dall’Associazione Viticoltori di Montefioralle, nei giorni dal 26 al 28 settembre 2025.

Per l’occasione sono stati allestiti stand in Piazza Santo Stefano con in degustazione etichette di Chianti Classico nelle tipologie, annata, riserva e gran selezione, ma anche alcuni Igt, sia rossi che rosati e bianchi con qualche perla finale di Vin Santo. Cosa molto importante ormai in tali contesti la possibilità di acquistare i vini direttamente dai produttori.

Il territorio

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti (Fi) e si erge su di un colle a poca distanza, immerso nel meraviglioso scenario chiantigiano ove il tempo sembra che abbia subito una pausa nel lento scorrere. Montefioralle ha la sua propria UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) che al momento è legata alla tipologia Gran Selezione, la seconda più piccola di tutto il comprensorio del Chianti Classico. I vigneti si attestano ad altimetrie mediamente più alte rispetto ad altre UGA e sovente sono terrazzati. Notevole è la presenza dell’olivo.

A livello sensoriale il Chianti Classico è di un colore rosso rubino intenso e trasparente che vira al granato con la maturazione, al naso sviluppa sentori di viola mammola, ciliegia, prugna, amarena e frutti di bosco, per i più evoluti anche note di spezie dolci, vaniglia e nuances balsamiche, al gusto è avvolgente con tannini nobili e dotato di una buona piacevolezza di beva e una lunga persistenza aromatica.

Un vino identitario per ogni produttore

I’ Burasca Toscana Igt 2022 Altiero
Chianti Classico Gran Selezione Sassello 2018 Castello di Verrazzano
Vin Santo del Chianti Classico 2020 Montefioralle
Chianti Classico Gran Selezione La Fornace 2021 Villa Calcinaia
Chianti Classico Gran Selezione Sillano 2021 Terreno
Chianti Classico Riserva 2021 Podere San Cresci
Chianti Classico Riserva 2021 Podere Campriano
Chianti Classico 2022 Le Palaie
Chianti Classico Gran Selezione 2018 Terre di Melazzano
Chianti Classico 2023 Podere Somigli

Roma celebra i vincitori italiani del Concours Mondial de Bruxelles 2025

Palazzo Valentini ha ospitato il 6 ottobre la rassegna dei produttori italiani i cui vini hanno ricevuto il prestigioso premio, la medaglia d’oro del Concours Mondiale de Bruxelles, che da oltre trent’anni distingue professionalmente l’arte della degustazione dei vini di tutto il mondo.

Nel chiostro, incantevole per architettura, i banchi d’assaggio hanno offerto vini provenienti da areali noti o meno conosciuti: dalle Langhe del Barbaresco, qui espresso dall’eccellente Collina Serragrilli, a Montalcino con Radicato e il suo eccellente “Brunello 2019”, ma guardando alle colline dell’Akragas di Filippo Cuffaro e il suo “Filippo II”, al suo prossimo geografico in Paceco con Baglio Ingardia e il suo “Sisilì”, alla Puglia di tradizione borbonica col “Nero di Troia” di Domus Hortae, fino ai Colli di Salerno con Guerritore e l’aglianico del “Fusara”. 

Si guarda anche agli areali del Lazio, partendo da Frascati e dai Colli Romani ben rappresentati da produttori esigenti con Colle De’ Conti, fino a Le Ferriere di Latina con la celeberrima Casale del Giglio.

Ospitalità della venue di Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma, la cui azione di recupero qualitativo dei vitigni laziali storici vede già un forte impegno istituzionale da quest’anno — notevole la presenza degli uomini delle istituzioni romane all’evento — e per il prossimo quinquennio mediante diversi programmi di sviluppo locale.

Forse il più emblematico di questi è “Roma Mater Vinorum”, patrocinato e sviluppato da “Iter Vitis” iniziativa del Consiglio d’Europa, che valorizza con il “Vigneto di San Sisto” (1400 metri quadrati” entro le mura romane i sette vitigni proto-storici della Roma Antica (su tutti, Cesanese e Nerobuono).

L’obiettivo dell’evento è dichiaratamente più ampio della celebrazione dei vini selezionati per una Medaglia CMB: gli organizzatori hanno inteso rappresentare un mosaico di territori, vitigni e identità produttive che costituiscono un patrimonio unico di biodiversità ed esprimono il livello altissimo di tutta l’enologia italiana, da nord a sud del Paese.

Con il 4% dei premiati, sono 582 le etichette italiane medagliate: 40 referenze hanno ottenuto la Medaglia Gran Oro, 218 l’Oro, 340  l’Argento, di cui rispettivamente 44 e 91 solo in Toscana. Bene la Sicilia con nuovi areali interessati alla selezione, insieme con il Friuli Venezia Giulia che, tra Collio e Sauvignon, a detta dei selettori ha raggiunto non solo questa premiazione ma la notorietà nel mondo come vera sorpresa del decennio.

I selezionatori del concorso belga sono circa 250 e vengono scelti per rigorosa reputazione internazionale, per la loro riconosciuta e incontestata capacità di degustazione alla cieca e decantazione dettagliata delle qualità e delle caratteristiche eroiche dei vini iscritti al Concours, guidato da Baudouin Havaux. 

Giudizi indipendenti, credibili, imparziali e ferrei nella analisi dei vini, la cui considerazione per un premio è effetto di una soglia di valutazione affermativa non inferiore ai 2/3 dei selettori.

Interessantissime le due Masterclass proposte: si svolgono in contemporanea e mettono a raffronto in due aule attigue l’una il patrimonio enologico della Capitale e della sua regione, con la masterclass “I migliori vini della Provincia di Roma”, l’altra con la masterclass “Sauvignon Selection” a rappresentare alcuni tra i Sauvignon Blanc più identitari delle colline e delle valli del Sud Africa – notevoli la Franschhoek Valley e Stellenbosch.

Abbiamo avuto modo di conoscere in dettaglio la storia e le ispirazioni delle cantine laziali selezionate nella masterclass, apprezzandone con i loro rappresentanti presenti non solo la qualità eccellente raggiunta ma le ambizioni in un periodo non certo facile per i mercati internazionali a cui i loro vini sono destinati. 

Dal “Satrico” 2024 di Casale del Giglio, una elegantissima continuità del lavoro della famiglia Santarelli e di Paolo Tiefenthaler, al “Villa Simone” 2020 che esprime un cru di Malvasia Puntinata del loro bellissimo vigneto “Falconieri”. 

C’è spazio anche per il rosato “DonnaLuce” di Poggio Le Volpi, azienda di Monteporzio Catone che combina sin dalle sue origini la ristorazione tipica con la valorizzazione di antichi vitigni locali come il Nerobuono blendati con vitigni internazionali come il Merlot. La tecnica estrattiva del “salasso” permette di ottenere per questo vino un colore e un gusto molto vicini ai rosati della Provenza. 

A chiudere, ancora Casale del Giglio con il loro alfiere di sempre, quel “Mater Matuta” che nell’annata 2019 proposta alla masterclass offre la combinazione all’85% di Syrah con il Petit Verdot al 15% — una proporzione quasi inedita che esprime la visione di un prodotto meno figlio di estrazione e più incline a combinare una rinnovata freschezza, eleganza di gusto con una struttura ricca di tannini vellutati e grado alcolico, ma aperta alle notevoli complessità di gusto e olfatto del complesso vegetale di erbe, di foglie di ortaggi e muschi, bilanciato da fruttato di amarena e dalla bella verticalità con un leggero etereo di spirito, di fumosità accennate eppure sensibili assieme a refoli di cacao.

Appuntamento all’edizione del CMB del prossimo anno, ancora a Palazzo Valentini e nel prezioso scenario del suo Chiostro.

I Tre Bicchieri 2026 del Gambero Rosso: il futuro del vino italiano tra passione, qualità e comunità

La luce che filtra dalle vetrate della Nuvola all’EUR ha qualcosa di simbolico. È una luce chiara, viva, che illumina un’Italia del vino più consapevole, più matura e soprattutto più unita. In questa cornice d’autore è stata presentata la 39ª edizione della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, il riferimento assoluto per chi racconta e vive la cultura del vino italiano.

Un’edizione che segna l’inizio del 40º anno di vita della Guida, nata nel 1986 e diventata nel tempo ambasciatrice del gusto e della bellezza italiana nel mondo. Ma quest’anno, più che mai, l’aria che si respira è quella di una festa collettiva: 530 produttori premiati, un record assoluto che racconta una sola cosa il vino italiano non è mai stato così forte.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura”

A prendere per primo la parola è Lorenzo Ruggeri, Direttore Responsabile del Gambero Rosso, che parla con l’entusiasmo di chi vive questo mondo da dentro, ogni giorno.

“Il vino è incontro, curiosità, cultura, educazione alla bellezza,” esordisce. “Siamo qui per celebrare una comunità che cresce e che si rinnova. La qualità del vino italiano non è mai stata così alta, ma oggi la vera sfida è saperla raccontare con un nuovo linguaggio, più autentico e meno prevedibile.”

Ruggeri guarda avanti, con uno sguardo rivolto al futuro digitale e globale del Gambero Rosso. Annuncia l’arrivo di un giornalista londinese che affiancherà la redazione nell’internazionalizzazione dei contenuti, e anticipa un percorso di digitalizzazione intelligente, in cui anche l’intelligenza artificiale sarà strumento di innovazione e fruizione.

La nuova guida cambia pelle: una grafica rinnovata, l’introduzione dei “biglietti da visita regionali” con dati e trend aggiornati, il rilancio dei Vini Rari e una sezione finale dedicata ai “luoghi del vino in Italia e nel mondo”, per riscoprire il senso profondo del fare vino come gesto collettivo, legato ai territori e alle persone.

Dietro le quinte della grande squadra

Sul palco si alternano Marco SabellicoGiuseppe Carrus e Gianni Fabrizio, i tre curatori che da anni danno voce e metodo alla guida. Con loro il Vice Curatore William Pregentelli, il Coordinatore Editoriale Marzio Taccetti, e tutti i collaboratori che ogni anno, con rigore e passione, assaggiano, scrivono, analizzano.

L’atmosfera è quella di una famiglia allargata del vino italiano. E quando Ruggeri consegna 35 rose rosse a Marco Sabellico, simbolo dei suoi 35 anni di cura e dedizione alla guida, l’applauso che esplode in sala è una vera e propria standing ovation. Un gesto di affetto e riconoscenza verso chi, per quasi quattro decenni, ha raccontato il vino con equilibrio, sensibilità e competenza.

L’Italia del vino cresce, il Gambero Rosso evolve

“Ho visto crescere questa famiglia, anno dopo anno,” racconta con emozione Paolo Cuccia, Presidente del Gambero Rosso.

“In questi 15 anni ho assistito a momenti difficili ma anche a una crescita straordinaria. I produttori premiati oggi sono l’eccellenza di un Paese che nel vino trova una delle sue più alte espressioni culturali. Il Gambero Rosso continuerà a modernizzarsi per rappresentare al meglio il Made in Italy nel mondo.”

Le sue parole risuonano sincere, cariche di gratitudine. La platea è un mosaico di volti: produttori, giornalisti, sommelier, giovani vignaioli e maestri del vino che da anni fanno grande l’enologia italiana.

Il coraggio e la poesia del vino giovane

Tra i premi speciali della giornata, uno ha toccato corde profonde: il Premio Giovani Produttori dell’Anno, offerto dalla Banca di Asti, è andato a Davide Zoppi e Giuseppe Luciano Aieta della cantina Cà du Ferrà, in Liguria.

Il loro vino premiato, dal nome già manifesto “Liguria di Levante Bianco Zero Tolleranza per il Silenzio 2023” nasce da vecchie vigne di Ruzzese in purezza, un vitigno quasi dimenticato, che cresce fiero tra muretti a secco e pendii affacciati sul mare. Il risultato è un sorso fine ed elegante, ricco di personalità, in cui si intrecciano sale, vento e memoria.

Sul palco, Davide Zoppi parla con voce ferma ma emozionata:

“Questo premio è un incoraggiamento a non tacere mai davanti alla violenza, all’indifferenza, all’odio. Il vino è libertà, identità, e anche responsabilità.”

Alti Premi Speciali

  • Premio per la vitivinicoltura sostenibile a Antonelli San Marco
  • Cantina Cooperativa dell’anno a La Guardiense – Janare
  • Cantina emergente a Torre Zambra
  • Miglior rapporto qualità prezzo a Cirò Bianco Mare Chiaro 2024 di Ippolito 1845
  • Vino da meditazione dell’anno a Santa Barbara Lina Passito 2023
  • Bollicine dell’anno a Bosio Francia corta Brut Nature 2021
  • Rosato dell’anno a Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Bianco dell’anno a Monchiero Carbone – Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2020
  • Rosso dell’anno a GIODO Brunello di Montalcino 2020
  • Vignaiolo dell’anno a Francesco Carfagna – Altura
  • Azienda dell’anno a ABFV ITALY – Alejandro Bulgheroni Family Vineyards

Il momento dei banchi d’assaggio

Dopo la premiazione, la Nuvola si è trasformata in un vero e proprio tempio della degustazione. Tra sorrisi, brindisi e racconti di vendemmie, produttori e appassionati si sono incontrati ai banchi d’assaggio, per celebrare insieme la varietà e la ricchezza del panorama vitivinicolo italiano.

Non potendo rendere giustizia ai 530 vini premiati, mi sono affidato — insieme al mio collega e amico Adriano Romano— a una selezione personale di etichette che mi hanno colpito per identità, eleganza e intensità.

Tra tutte hanno particolarmente colpito:

  • Azienda Agricola Sciara – IGT Terre Siciliane Rosso “1200 Metri” 2022, vigneto Contrada Nave di Stef Yim (Sicilia)
  • Perla del Garda – Lugana Perla 2024 (Lombardia)
  • Goretti – Il Trebbio 2024 (Umbria)
  • Terre Margaritelli – Torgiano Rosso Pictorius Riserva 2019
  • Tenute Lunelli – Castelbuono Montefalco Sagrantino Carapace 2020
  • Macchie Santa Maria – Greco di Tufo Contrada Epitaffio Riserva 2023
  • Marco Ferrari – Valtellina Superiore Sassella 2023
  • Cantina Pantaleone – Pralama 2021
  • Cà du Ferrà – Zero Tolleranza per il Silenzio 2023
  • Cataldi Madonna – “Giulia” Pecorino 2024
  • Tenuta i Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2024
  • Villa Simone – Frascati Superiore Vigneto Falconieri 2020
  • Altura – Ansonaco 2024
  • Monsupello – Brut Metodo Classico
  • Letrari – Trento Brut Rosé +4 Limited Edition Riserva 2012
  • Cantine Monfort – Trento Extra Brut Général Dallemagne Monfort 2019
  • Casale della Ioria – Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2022
  • Emiliano Fini – Lavente 2023 IGT Malvasia Puntinata
  • Gabriele Magno – Vigneto La Torretta di Valle Marciana
  • Colli di Lapio – Romano Clelia Fiano di Avellino DOCG
  • Pietroso – Rosso di Montalcino Vendemmia 2023
  • Tenute di Capezzana – Trefiano Riserva 2021
  • Tenuta di Valgiano – Colline Lucchesi 2022
  • Cantina Kaltern – AA Lago di Caldaro Classico Superiore Quintessenz
  • Cantina Produttori San Michele Appiano – Pinot Nero Sanct Valentin Riserva 2022
  • Le Battistelle – Soave Classico 2023
  • Vinchio Vaglio – Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023
  • Santa Barbara – Lina Passito 2023
  • Ronco del Gelso – Traminer Aromatico Aur 2019

Una galleria di vini che attraversa l’Italia intera, da Nord a Sud, raccontando una pluralità di terroir, interpretazioni e visioni. Dai profumi agrumati del Soave alle profondità del Sagrantino, dal rigore alpino dei TrentoDoc alla solarità dei bianchi liguri: ogni calice è stato un frammento di territorio, un racconto in forma liquida.

Un brindisi lungo quarant’anni

La presentazione della Guida Tre Bicchieri 2026 è stata molto più di una cerimonia: è stata una dichiarazione d’amore verso il vino italiano, una promessa di futuro.
In un momento in cui tutto cambia — i mercati, i gusti, i linguaggi — resta immutato ciò che dà senso a tutto: la passione di chi il vino lo fa, lo racconta e lo vive. Il Gambero Rosso, alla soglia dei quarant’anni, rinnova la sua missione: celebrare la qualità, promuovere la conoscenza e costruire ponti tra i territori e il mondo.

E, come sempre, con un calice di bellezza tra le mani.

Poderi Sanguineto I e II: il cuore autentico di Montepulciano

C’è un angolo di Toscana che sembra fatto apposta per raccontare la verità del vino, senza filtri e senza artifici. Si chiama Poderi Sanguineto, e già il nome evoca qualcosa di primordiale, un legame di sangue con la terra. Qui, tra Montepulciano e Acquaviva, il tempo scorre a un ritmo diverso, quello della natura e delle stagioni, quello di chi non ha mai voluto piegare la vigna a logiche industriali ma l’ha sempre considerata parte di sé.

La storia comincia negli anni ’50, quando Federico Forsoni acquistò i poderi. All’epoca l’azienda era un mosaico di campi, animali e un po’ di vino fatto in casa. Poi, nel 1997, la svolta: la figlia Dora Forsoni, donna forte e visionaria, insieme a Patrizia, decide di imbottigliare e dare un volto nuovo a quei filari. Da allora Poderi Sanguineto è diventato un piccolo faro di autenticità.

In vigna le regole sono semplici: niente scorciatoie. Nessun prodotto sistemico, nessuna chimica invasiva. Solo zolfo e rame, quando serve. L’uva si raccoglie a mano, grappolo dopo grappolo, in cassette piccole, come si faceva un tempo. In cantina la fermentazione è spontanea, affidata ai lieviti autoctoni, e i vini riposano in botti grandi di rovere o in cemento, respirando lentamente fino a diventare pronti a raccontare la loro storia.

Il cuore della produzione è, naturalmente, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG. Un vino che profuma di ciliegia, terra e radici, con quel tannino elegante che accarezza più che graffiare. Accanto a lui, il Rosso di Montepulciano, più immediato e conviviale, e la Riserva, che chiede tempo ma regala profondità e silenzi lunghi. Non mancano piccole perle: un bianco toscano dai vitigni antichi, un rosato di Sangiovese fresco e gioioso, capace di sorprendere con semplicità.

I vigneti, sei ettari appena, si stendono a 330 metri di altitudine, su terreni di origine pliocenica. Sono poche piante — circa 2.200-2.400 ceppi per ettaro — ma basta avvicinarsi a una di esse per capire quanta vita scorra in quelle radici.

Ho avuto la fortuna di visitare questa realtà grazie all’amica Augusta Boes, che mi ha aperto la porta su un mondo di autenticità e passione. Durante la visita ho avuto la fortuna di assaggiare vini che raccontano, ciascuno a modo suo, l’anima di Poderi Sanguineto:

  • Rosso Toscana IGT 2022

Un vino diretto, sincero, con un frutto rosso immediato che ricorda ciliegia e lampone, accompagnato da un accenno di erbe aromatiche. Al palato è scorrevole, fresco, con una piacevole vena acida che invita al sorso. È il classico vino da tavola toscano nel senso più nobile del termine: conviviale, da bere con spontaneità, perfetto con salumi e crostini.

  • Rosso di Montepulciano 2023

Nonostante la giovane età, rivela già un bel equilibrio tra freschezza e tannino. Al naso emergono frutti croccanti – ciliegia, ribes, una sfumatura di melograno – che si intrecciano con leggere note floreali di violetta. In bocca è agile ma con una certa grinta tannica che lascia intravedere un futuro interessante. È il compagno ideale di una pasta al ragù o di una grigliata estiva.

  • Vino Nobile di Montepulciano DOCG 2022

Qui il registro cambia: il profumo si fa più profondo, con ciliegia matura, prugna e un tocco speziato di pepe nero e cannella. In bocca è avvolgente, con tannini ben levigati e una trama fine che dona eleganza. La persistenza è lunga, con un finale che richiama il sottobosco e il tabacco dolce. È un vino che incarna la classicità del territorio, adatto a un abbinamento con piatti importanti come carni in umido o pecorini stagionati.

  • Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2021

Il vertice della degustazione. Nel calice si apre lentamente, regalando profumi complessi: ciliegia sotto spirito, note di liquirizia, tabacco e cuoio, con eleganti sfumature balsamiche. La bocca è piena, strutturata, con tannini setosi e una profondità che si allunga in una scia speziata e minerale. È un vino da meditazione, che parla a lungo dopo l’ultimo sorso. Perfetto oggi, ma con un potenziale evolutivo di almeno dieci anni, capace di regalare emozioni ancora più intense nel tempo.

Visitare Poderi Sanguineto significa entrare in una dimensione familiare. Dora e Patrizia accolgono i visitatori con lo stesso calore con cui si accoglie un amico, raccontano aneddoti, mostrano i vigneti, fanno assaggiare i vini senza sovrastrutture, lasciando parlare il bicchiere. Dora è una vera forza della natura e, nonostante qualche ruga sul viso, ha le mani di chi ancora porta il trattore e governa i campi con grande sapienza.

In un mondo del vino spesso abbagliato da etichette scintillanti e tecnologie avveniristiche, Poderi Sanguineto resta una voce fuori dal coro. Qui il vino non è mai moda: è memoria, identità, verità. Ed è forse proprio per questo che, sorseggiandolo, ci sembra di ascoltare un racconto che non smette mai di emozionare. Sicuramente una delle esperienze più belle della mia vita. Grazie Augusta.