Veneto – Valpolicella: Franchini, tra identità, leggerezza e misura

C’è una Valpolicella che lavora sulla potenza, un’altra sulla tradizione, un’altra sulla riscrittura stilistica. Franchini si colloca in una posizione più sottile: trovare un equilibrio credibile tra luogo, tempo e mano.

Il contesto non è secondario; siamo in un’area che porta sulle spalle una stratificazione importante, dove la viticoltura è sempre stata al centro e dove il rischio maggiore oggi non è tanto quello di perdere identità, quanto di standardizzarla.

Giuliano Franchini è una persona poliedrica, un abile imprenditore che nel 1990, durante le “Notti Magiche”, di ritorno da un viaggio in Giappone, estasiato dall’odore della sua terra dopo la pioggia, decise di portare avanti la tradizione vinicola trasmessa dal padre Aldo e dal nonno Emilio, trasformando la produzione tradizionale di famiglia, amatoriale, in una Società agricola che si propone come volano del territorio.

È inoltre un profondo e orgoglioso conoscitore del Suo territorio. La presentazione dei vini parte da molto lontano, più precisamente da un fossile nei musei di queste terre, che testimonia che 50.000 anni fa qui vi era la vitis vinifera sylvestris.

Siamo a Negrar, nella Valpolicella Classica, dove già 6.000 anni fa vi erano terrazzamenti agricoli, a circondare la cantina della Corte Forlago vi sono meno di 5 ettari di terra, tra 250 e 500 metri di altitudine, terrazzamenti patrimonio UNESCO, accarezzati dai venti che nella parte più alta, sul Monte Marognin, prendono pieghe così ripide da diventare viticoltura eroica, l’unica vigna in valpolicella riconosciuta dal Cervim. Incastonate in questo gioiello, due siti archeologici, rinvenuti durante alcuni lavori del 2018, tra cui una splendida vigna romana, in un ottimo stato conservativo, con mosaici risalenti al III secolo d.C.

“L’antichità della presenza della vite” è un punto d’onore per Giuliano, in queste stesse terre, nella Villa Romana, si sono rinvenute tracce di Acinatico, un vino che può essere l’antenato del Recioto, un calcatorium dove veniva riposta l’uva.

In Cantina si respira tradizione e attenzione al dettaglio fino al primo momento. L’antica nevera all’interno della corte è stata trasformata in una splendida cantina sormontata da una corona di annate importanti dell’azienda, I Cartoni del vino sono una caricatura delle tradizionali cassettine nelle quali veniva riposta l’uva.

Le etichette sono un omaggio a una storia di Famiglia: il nonno di Giuliano usava tradizionalmente foderare le bottiglie spesso trasparenti con carta di giornale, che inoltre ne certificava la data. Oggi la carta che li cinge evoca il giornale e viene ancora incollata a mano, le colonne raccontano i vini e le immagini evocative celebrano le storie del territorio.

La lettura del territorio

La Valpolicella di Franchini vuole essere più distesa e raccontata, il frutto è il fulcro e le variabilità tra i vitigni e i gradi di maturazione differenti, fino all’appassimento, la tavolozza di colori. La gestione enologica mira ad amalgamare perfettamente e arricchire e per farlo si ricorre a un’ampia varietà di botti di diversa dimensione e provenienza, Francia, Slavonia e Stati Uniti, oltre l’acciaio e a un singolare contenitore prodotto appositamente.

È un equilibrio apparentemente semplice ma che nasconde una profonda abilità, in vigna e in cantina.

I VINI

Il racconto storico si trasferisce nel calice con il primo vino, il Candidus IGT Veneto, un vino ottenuto dalle vigne salvate che sormontavano la villa: Chardonnay, Garganega, Fernanda, Riesling, Pinot Bianco, Moscato, Saorìn e un affinamento che inizia in acciaio e legno per finire in un contenitore “autoctono” di marmo rosa del Garda, che dona ulteriore sinergia tra il vino e il territorio. Un vino dalla trama paglierino, alla frutta a pasta gialla in prima linea si aggiungono note di pietra focaia e spezie dolci, sale al limone del Garda. Al palato è saporito e dalla beva agevole, ancora agrumata.


Il Valpolicella Classico 2023 “Casa Forlago” mostra tradizione e ricerca nell’uvaggio: Corvina, Molinara, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Corvinone,

Pelara, Rossignola, Negrara, Spigamonte, Turchetta) solo acciaio, si presenta rubino dai riflessi porpora cristallino, al naso apre con un gustoso pepe di cayenna, nocciolo di ciliegia, bouquet di fiori rossi freschi. All’assaggio la salinità è marcata ed è l’architrave su cui si costruisce una bevibilità semplice ma mai banale.

Il Ripasso “Orto Baul” segue i vitigni del “Casa Forlago” ma la scelta diversa delle uve, la seconda Fermentazione tradizionale fatta partire in maniera spontanea sulle vinacce di Amarone e l’affinamento per 24mesi in Barrique e Tonneaux vanno a comporre un vino diverso che sa portare tutto questo imprinting con leggiadria e modernità. Richiami di piccoli frutti rossi croccanti pepe rosa, si presenta rotondo,con tannini leggeri ma maturi lievi, che restano dietro le labbra e si sciolgono nella salgemma, di buona struttura ma mantenendo un giusto equilibrio e giusta agilità di beva.

Il Valpolicella Classico Superiore “Sedese”, si avvale di un leggero appassimento e di un affinamento parte in Inox parte in Tonneau per portare diversità, rotondità e pienezza, è il second vin dell’azienda. Al naso esplode la frutta matura, i piccoli frutti rossi , la spezia dolce, la frutta a guscio, in bocca bellissima rotondità e tannino gustoso, sapidità e freschezza.



L’Amarone della Valpolicella Classico “Forlago Passione” nasce sulla collina di Villa e si fregia del Marchio della Viticoltura eroica del CERVIM. La meticolosa e faticosa selezione dei grappoli in vigne dalla ripidissima pendenza, la vinificazione rispettosa e con Delestage, l’affinamento in legno complessivamente per 36 mesi rendono questo vino una selezione accurata e complessa. Il calice è granato impenetrabile e annusando a calice fermo il frutto è croccante e rimanda ai ciliegi che prima dell’uva sormontavano queste colline, alla viola mammola, roteando i toni si anneriscono aprendosi a sbuffi balsamici, chiodi di garofano, lavanda e fiori di campo, sale nero. All’assaggio una piacevole salinità apre a un tannino setoso e ben equilibrato con la massa, che si ferma nella parte finale del palato lasciandoci a un tono di frutto dolce e fresco e grande pulizia.

L’Azzardo 2019 è vendemmiato in 3 raccolte, seguendo la perfetta maturazione delle diverse tipologie, ben 18 tra cui Merlot, Cabernet Sauvgnon, Corvina, Corvinone, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Spigamonte, Oseleta, Teroldego, Rebo) conclude poi una fase di appassimento in cassetta. Il Delestage aiuta a dare maggiore uniformità e colore alla massa, dalla trama consistente e rosso rubino, il naso è cupo, intimo, rimanda al pepe nero, alla radice, al bosco umido e al durone stramaturo. 12 mesi di Tonneaux e Barriques per questo vino, grandemente gestiti. Al palato si presenta ricco nella struttura, di buon calore che ne eleva il dinamismo, dal tannino perfettamente integrato e dal finale ancora fruttato.

È un equilibrio e un sapore internazionale ricercato che vuole però affondare le sue radici nella Valpolicella.



Il Recioto della Valpolicella Classico “Monte Marognin” dal consistente colore rubino con sfumature violacee si apre al naso su sentori di ciliegia sotto spirito e floreali di viola, pepe nero e fava di cacao. Un corpo solido spalleggia la dolcezza, il tannino è lieve e la freschezza da dinamismo e grande tensione all’assaggio.

Alcune bottiglie di questo ultimo vino, selezionate e numerate, non subiscono filtrazione e coi lieviti vivi vanno a effettuare una nuova fermentazione in bottiglia, seguendo un percorso molto radicato nella natura. Il carattere petillant attrae da subito, al naso ai toni fruttati e floreali si aggiunge complessità con sentori di sottobosco, cuberdon e mirtilli, in bocca l’agilità di beva si contrappone al tannino gustoso e il lieve tenore zuccherino prolunga la persistenza fruttata, un vino raro e di spessore.

L’Imperivm si costruisce su un assemblaggio che affianca vitigni 21 vitigni, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Corvina, Corvinone, Rondinella, altri vitigni locali (Spigamonte, Oseleta, Croatina, Teroldego, Rebo, Rossignola, Negrara, Sangiovese, Turchetta, Ancellotta, Syrah, Molinara, Rossara, Lagrein, Pinot Nero, lieve appassimento, dando origine a un profilo più articolato. Trama scura, al naso emerge durone, sottobosco secco, radice di liquirizia e rabarbaro. Importante struttura, equilibrio caldo e avvolgente, tannino importante calore per un vino che dimostra grande stoffa e ampio margine di invecchiamento.

A chiudere gli assaggi una Bonus Track , la Graspia, una bevuta antica che pone le sue radici nelle tradizioni campagnole, ma ad oggi potenzialmente modernissima, in francia la chiamano Piquette. Si tratta di mosto d’uva (le stesse dell’Amarone in questo caso) residuo della produzione, che alluvionato con acqua fresca, da vita ad una seconda leggera fermentazione in bottiglia. Naso dai toni del turgido frutto rosso, basso tenore alcolico e freschezza, una lieve frizzantezza e vivacità.

La Passione di Giuliano Franchini traspare in ogni etichetta, nell’immenso amore e nell’approfondita conoscenza che dimostra per questa terra, che lo ha corrisposto donandogli un tesoro storico da tutelare e un grande patrimonio vinicolo per mantenere viva la tradizione, con eleganza e con lo sguardo dritto verso al futuro. “Nel mondo si bevono molti vini… pochi si distinguono… solo alcuni si fanno ricordare.”

100 Best Italian Rosé 2026: trionfa “Dandy” Nero di Troia IGP2025 di Mazzone

Sul podio anche “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo e “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Presentati alla 20ª edizione di Vitigno Italia i risultati della sesta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida online e gratuita dedicata ai migliori vini rosati fermi italiani e dei territori di confine. La guida è curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri ed è edita da Luciano Pignataro Wine Blog, con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio.

La selezione delle cento etichette è avvenuta attraverso un sondaggio nazionale e degustazioni alla cieca di oltre 200 vini, svolte in assoluto anonimato. “Siamo davvero entusiasti di osservare come, nell’arco di sei anni dalla nascita di 100 Best Italian Rosé, l’interesse attorno a questa realtà sia cresciuto in modo significativo, non solo da parte della critica, ma soprattutto dei produttori, sempre più impegnati a proporre vini identitari e di grande personalità, capaci di meritare un posto in guida e di conquistare l’attenzione del pubblico”, dichiarano le coautrice della guida.

In occasione dello speciale appuntamento di Vitigno Italia, presso la Stazione Marittima di Napoli, sono stati svelati i tanto attesi risultati della Top 10 nel corso di una degustazione riservata alla stampa e agli operatori del settore. Contestualmente, nei tre giorni della kermesse nazionale, il tasting alla postazione di 100 Best Italian Rosé ha anticipato tutti i rosati della Top 50 della classifica. La lista completa, comprensiva dei vini “Eccellenti”, è disponibile sul sito ufficiale.

Per l’edizione 2026 della guida, il titolo di miglior rosato italiano è stato assegnato a “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 di Mazzone. Al secondo posto si classifica “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo, mentre il terzo gradino del podio va a “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Sardegna e Toscana conquistano la Top 10. A confermarsi protagoniste del panorama del rosato italiano sono ancora una volta Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo, mentre Toscana e Campania emergono come aree in forte crescita, grazie a interpretazioni sempre più autorevoli. Tra gli elementi più interessanti di questa edizione spicca il numero crescente di cantine che si avvicinano alla produzione di vini rosati con risultati di grande qualità. Particolarmente significativa la partecipazione della Sardegna, regione che ha registrato il maggiore incremento di etichette rosé nel sondaggio nazionale rispetto agli anni precedenti, segnale di un dinamismo produttivo sempre più evidente.

Il rosato italiano continua così a raccontare, attraverso territori, vitigni e stili differenti, una delle espressioni più dinamiche e contemporanee del vino italiano.

Segue la classifica completa, disponibile sul sito ufficiale della guida:
https://www.100bestitalianrose.it/

  1. “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 – Mazzone
  2. “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 – Vignamadre, Famiglia Di Carlo
  3. “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 – Tenuta La Sabbiosa
  4. “Danze della Contessa” Nardò DOC 2025 – Bonsegna
  5. “Vignazza” Etna Rosato DOC 2023 – Generazione Alessandro
  6. Costa d’Amalfi Rosato DOC 2025 – Cantine Giuseppe Apicella
  7. “Il Bandolo della Matassa” Lazio IGP Rosato 2025 – Cantina Le Macchie
  8. “Il 150” Salento Susumaniello IGT Rosato 2025 – Apollonio
  9. “Pietramontis” Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti IGT 2024 – Villa Corniole
  10. Syrah Rosa Toscana IGT 2025 – Stefano Amerighi
  11. “Metiusco” Salento Negroamaro Rosato IGT 2025 – Palamà
  12. “Tuttovaben” Nocera Rosato Terre Siciliane IGT 2025 – Centopassi
  13. “Furano” Paestum Rosato IGT 2025 – Il Colle del Corsicano
  14. “Baldovino” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Tenuta I Fauri
  15. “Ros’aresta” Cannonau di Sardegna DOC 2025 – Tenute Vignola
  16. “Scalunera” Etna Rosato DOC 2025 – Terre Mora
  17. “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Fontefico
  18. Irpinia Rosato DOC 2025 – Bellaria
  19. “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Faraone
  20. “Pian di Stelle” Lazio Rosato IGT 2024 – Antonella Pacchiarotti
  21. “Fosso Cancelli” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2024 – Ciavolich
  22. “Rosato d’Istine” Toscana IGT Rosato 2025 – Istine
  23. “Scirocco” Terre del Volturno IGT 2025 – Sclavia
  24. “Il Rogito” Basilicata IGT Rosato 2024 – Cantine del Notaio
  25. “QX” Toscana IGT Rosato 2024 – Avignonesi
  26. “Nasciolo” Umbria IGT Rosato 2025 – Annesanti
  27. Terre Siciliane IGT Rosato 2025 – Bonavita
  28. “Celeste” Calabria IGP Rosato 2025 – Cantine Benvenuto
  29. “Volcei” Campania IGT Rosato 2024 – Cantina dei Quinti
  30. “Neolitico” Puglia IGP Rosato Primitivo 2025 – Terre di Maria
  31. “Grayasusi Etichetta Argento” Calabria IGT Rosato 2025 – Ceraudo
  32. “15 Primavere” Toscana IGT Rosato 2025 – Fattoria Sardi
  33. Rosé Kakovostno vino ZGP 2025 – Štoka
  34. “Impressioni Rosato” 2025 – Impressioni di Gianni Sinesi
  35. “Sorelle” Lazio IGP Rosato 2025 – Famiglia Cotarella
  36. “Rosa” Sicilia DOC Rosato 2025 – Donnafugata
  37. “Chiaro di Stelle” Isola dei Nuraghi IGT Rosé 2025 – Pala
  38. “Furia di Calafuria” Salento IGT Rosato 2025 – Tormaresca
  39. “Preaféte” Valtenesi DOC Rosé del Lago di Garda 2025 – Podere dei Folli
  40. Cirò DOC Rosato 2025 – Cataldo Calabretta
  41. “Girofle” Salento IGP Rosato Negramaro 2025 – Severino Garofano
  42. Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2025 – ‘A Vita
  43. “Mattj” Valdadige Terradeiforti DOC Pinot Grigio 2022 – Cantina Roeno
  44. “Fallwind” Pinot Noir Rosé Sud Tirol – Alto Adige DOC 2025 – St. Michael Eppan
  45. “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2025 – Ippolito 1845
  46. “Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda DOC 2025 – Costaripa
  47. “Rosato di Ampeleia” Toscana IGT Rosato 2023 – Ampeleia
  48. “Amore” Umbria IGT Rosato 2025 – Barberani
  49. “Rosa” Terre Siciliane IGT Rosato 2023 – Eolia
  50. “Giochi” Puglia IGT Rosato 2023 – Giovanni Aiello

VINI ECCELLENTI
“Solerose” Langhe DOC Rosato 2025 – Fontanafredda
“Sud Est” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Zappacosta
“Primula Rosa” Paestum IGP Rosato 2024 – Cantine Barone
“Froris” Carignano del Sulcis DOC Rosato 2024 – Cantina Santadi
“Grué” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Cerulli Spinozzi
“A” Toscana IGT Rosato 2025 – Antinori
“Nudo” Colli del Limbara IGT Rosato 2025 – Siddura
Bolgheri Rosato DOC 2025 – Donna Olimpia 1898
“Puntalice Bio” Cirò DOP Rosato 2025 – Senatore Vini
“Rosadea” Paestum IGP 2025 – Tenuta Macellaro
“Vetere” Paestum Rosato IGP 2025 – San Salvatore
“Campo Delle Rose” Chiaretto Di Bardolino DOC 2025 – Cà dé
Rocchi Tinazzi
“La Grazia” Coste della Sesia Rosato DOC 2025 – Delsignore
“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2025 – Colli di Castelfranci
“Carpiano” IGT Toscana 2025 – Castello Boncompagni Viscogliosi
“Rosé” Roccamonfina Rosato IGT 2025 – Fattoria Pagano
“Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2025 – Cantine Olivella
“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2025 – Cantina Coppola 1489
“Vigna Lapillo” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 –
Sorrentino
“PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2024 – Ferlat
“Thesan” Umbria Rosato IGT 2025 – Cantina Goccia
“Munazei” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 – Casa
Setaro
“Manyarì” Ciró Rosato DOC 2025 – Brigante Vigneti & Cantina
“Vela Vento Vulcano” Irpinia Rosato DOC 2025 – Tenuta Cavalier
Pepe
“Le Cicale” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi
Ciliegiolo Umbria Rosato IGP 2025 – Montemelino
“Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2025 – Terra di Balbia
“Julì” Umbria Pinot Nero Rosato IGP 2025 – Cantina La Madeleine
“Rosé D’Amour” vino Rosato L. 2025 – Possa
“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2025 – Cantina
Bello
“Ma’rosa” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Nifo
Sarrapochiello
“Idea” Salento IGT 2025 – Varvaglione
“Rosa Chiara” Rosato IGT 2025 – La Scolca
“Rosaluce” Riviera del Garda DOC Valtenesi 2025 – Pasini San
Giovanni
“Core” Campania Rosato IGT 2025 – Montevetrano
“Mun” Conero Rosato DOCG 2025 – La Calcinara
“Manaresi” Emilia Rosato IGT 2024 – Manaresi Agricoltura e Vini
“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2025 –
Fontanavecchia
“F&L” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2025 – Le Tende
“Pompeii” Pompeiano Rosato IGT 2024 – Bosco De’ Medici
Lagrein Rosato Alto Adige DOC 2025 – Muri-Gries
“Traccia Di Rosa” Bardolino Chiaretto DOC 2022 – Le Fraghe
“Coordinate” Friuli Grave Rosato 2025 DOC – Piera 1899
“Velca” Lazio Rosato IGT 2025 – Muscari Tomajoli
“Titolo” Pink Edition Basilicata Rosato IGP 2025 – Elena Fucci
“Hékos” Lazio DOC 2024 – Colle Picchioni
“Lady Pink” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Cantine Tora
“Raiz” Langhe Rosato DOC 2025 – Carlo Casetta
“Rosavero” Valtenesi Chiaretto Riviera del Garda Classico DOC
2025 – Avanzi
“Cab” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Abbazia di Propezzano

Abruzzo, la nuova DOCG Casauria

Casauria passa da sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC e diviene la terza Denominazione di origine controllata e garantita abruzzese.

Nel nome tutta l’ambizione di un marchio unico e distintivo; non viene infatti menzionato il montepulciano, vitigno alla base della denominazione per un minimo del 90% dando la massima importanza al territorio di riferimento.

Per l’Associazione Casauria DOCG si è trattato di un iter lungo, passato anche attraverso un primo fallimento nel 2017, terminato infine con la presentazione  della DOCG alla stampa lo scorso 9 maggio, presso l’Abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei luoghi simbolo di questi luoghi.

Il Presidente Concezio Marulli ha moderato l’evento in cui sono intervenuti il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vice Presidente con delega all’agricoltura Emanuele Imprudente, il Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, Lucio Cavuto, promotore Casauria DOCG. L’enologo Angelo Molisani ha presentato le caratteristiche tecniche dei vini Casauria DOCG.

Al momento sono diciannove le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto: queste potranno rivendicare come prima annata della DOCG la 2024.

CASAURIA: LA CULLA DEL VINO D’ABRUZZO

Già sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC a partire dal 2006, Casauria è parte di un territorio adagiato tra il massiccio della Majella e i Monti della Laga. L’etimologia del toponimo – verosimilmente di origine romana – è connessa alle caratteristiche di un territorio vocato alla coltivazione della vite: deriverebbe infatti dall’espressione Casa Aurea, per la sua ricchezza e fertilità o da Casa Urii, attinente a Giove Urios, antica divinità favorevole ai venti.

Ed è tutto qui il genius loci del terroir e del suo vino, una conca naturale costituita da sedimenti marini e suoli a struttura sabbioso-argillosa, circondata da dolci colline così ben esposte, soleggiate e ventilate da essere il luogo prescelto per la fondazione dell’Abbazia di San Clemente nell’ 871 dc, dove i monaci benedettini già praticavano la coltivazione della vite.

IL DISCIPLINARE CASAURIA DOCG

All’interno della DOCG sono ricompresi 18 comuni in provincia di Pescara.

La base ampelografica è costituita da Montepulciano per un minimo del 90% e altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Abruzzo. Come forma di allevamento, oltre alla spalliera, è prevista quella tradizionale della pergola abruzzese, con rese non superiori a 9 tonnellate per ettaro. La versione base della DOCG deve essere sottoposta a un invecchiamento non inferiore a diciotto mesi, la Riserva a ventiquattro mesi. Il titolo alcolometrico minimo è del 13%.

LE CARATTERISTICHE DEI VINI CASAURIA DOCG 

Durante la masterclass sono state presentate una serie di etichette prodotte dalle cantine che rivendicheranno la DOCG. Il primo obiettivo che l’Associazione ha indicato come prioritario per l’agenda di sviluppo della DOCG è quello di continuare a lavorare sull’interpretazione enologica attraverso un confronto serrato e costante tra i produttori.

Caratteristica comune a tutti i campioni il colore fitto e compatto e una gradazione alcolica mai inferiore a 14%.

AZIENDA AGRICOLA PETTINELLA – CASAURIA 2023

Necessita di tempo nel bicchiere per disperdere una lieve riduzione. Poi ciliegia e note speziate. Acidità citrina al palato e tannino grippante.

TENUTA ROSARUBRA – ROSARUBRA 2023

Braci sopite, sentori vegetali, di rosa e mora di rovo. Sorso disteso e balsamico.

ETTORE GALASSO – PANTHEON 2023 RISERVA

Naso vinoso, confettura di more e lamponi. Tannino austero, chiude presto su tostature di caffè.

CANTINE TERZINI – VIGNA VETUM 2022

Tostature di legno, poi canfora e cumino. Molto caldo al palato, controbilanciato da acidità sferzante e tannino di buona presenza. Da valutare nell’evoluzione.

PODERE CASTORANI – RISERVA 2021

Frutti rossi al naso. Al palato è polposo, di grande struttura, perfettamente integrato nella parte calorica. Chiude lungo su tostature di caffè.

DUCHI DI CASTELLUCCIO – PODERE CROSTA RISERVA 2022

Floreale, speziato, balsamico. Al sorso rivela corpo elegante, tannino polveroso e sottile, chiusura su sentori terrosi e di radice.

PASETTI VINI – HARIMANN 2020

Kirsch, liquirizia e tostature di cacao. Sorso denso e materico.

CHIUSAGRANDE – DNA D’EUSANIO 2020

Petali di rosa e fragola. Al palato scattante, snello, balsamico, cesellato da tannino che si fa strada e rimane senza invadere.

CANTINA ZACCAGNINI – RISERVA 2019

Gelso nero in confettura, liquirizia, cenere di camino. Sorso potente, speziato, tannino impalpabile ma presente.

GUARDIANI FARCHIONE – DI TE E DI ME RISERVA 2017

Viola scura e liquore di caffè. Succoso, tannico, chiude su cioccolata amara.

NIC TARTAGLIA – IO – SELVA DELLE MURA 2017

Esplosione di frutta rossa, petali rosa, tratti ematici e ferrosi. Sorso polposo, pieno, chiusura su fava di cacao.

TOCCO – ENISIO RISERVA 2015

Speziature dolci di anice e liquirizia. Al palato è disteso, di buona verve e leggere screziature ossidative.

Il fascino del tempo: Solengo di Argiano protagonista di una verticale d’autore al Jackie O’ di Roma

Roma ha luoghi che sembrano custodire la memoria delle sue notti migliori. Tra questi c’è senza dubbio il Jackie O’, storico salotto della capitale dove eleganza, gastronomia e mondanità convivono da decenni. Nato negli anni Settanta e divenuto rapidamente un punto di riferimento per artisti, imprenditori e appassionati del buon vivere, il locale conserva ancora oggi quell’atmosfera sofisticata che lo rende una cornice ideale per eventi dedicati al vino di alto profilo.

È proprio qui che Chiara Giannotti, tra le comunicatrici del vino più autorevoli e seguite in Italia, ha scelto di organizzare una nuova serata del suo Wine Club, format pensato per raccontare grandi etichette attraverso incontri intimi e approfonditi. Protagonista assoluto della degustazione è stato uno dei rossi iconici della Toscana: il Solengo della Argiano, presentato in una verticale di quattro annate – 2021, 2019, 2017 e 2013 – selezionate tra le migliori della storia recente della tenuta.

Situata a sud-ovest di Montalcino, Argiano è una delle proprietà storiche più affascinanti del territorio, con origini che risalgono al Rinascimento. Nel corso degli ultimi anni la tenuta ha intrapreso un percorso di forte valorizzazione qualitativa, guidato da una visione moderna ma profondamente rispettosa del territorio. A raccontare questa filosofia sono stati James Valentino, Hospitality General Manager, e Chiara Giannotti, giornalista, che hanno accompagnato gli ospiti nel viaggio attraverso le diverse espressioni del vino iconico di Argiano.

Nato nel 1995, Solengo, creatura di Giacomo Tachis, rappresenta l’anima più internazionale di Argiano: un grande rosso toscano basato su Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Sangiovese, capace di coniugare struttura e profondità con eleganza e capacità evolutiva.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2021

Il più giovane della verticale mostra già un profilo estremamente promettente. Il colore è intenso e brillante; al naso emergono frutti rossi croccanti, mora, cassis e delicate sfumature floreali. Seguono note di spezie dolci e una lieve tostatura. In bocca è vibrante, energico, con tannini ancora giovani ma di grande qualità. Il finale è fresco e persistente, lasciando intravedere un potenziale evolutivo significativo.

L’abbinamento ha visto protagonista un tomino d’alpeggio croccante con topinambur in doppia consistenza e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale, capace di giocare tra cremosità, croccantezza e acidità, valorizzando la freschezza e l’energia del vino più giovane della degustazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2019

Annata strepitosa, considerata tra le più eleganti degli ultimi anni a Montalcino. Il naso è raffinato e profondo: ciliegia nera, ribes, violetta e una sottile sensazione di grafite che si intreccia con richiami di erbe aromatiche. In bocca colpisce per equilibrio e tensione: la freschezza sostiene la struttura e rende il sorso dinamico, mentre i tannini sono fitti ma levigati. Il finale è lungo, preciso, con una chiusura sapida e minerale che promette un’evoluzione importante.

Il vino è stato abbinato a pappardelle di pasta fresca all’uovo con ragù di cinghiale a cottura lenta, un piatto intenso e avvolgente che ha trovato nel Solengo 2019 un partner capace di sostenere e al tempo stesso esaltare la complessità della preparazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2017

Vendemmia più calda e concentrata, che nel bicchiere si traduce in profumi intensi di prugna matura, ciliegia sotto spirito e liquirizia, con accenti di macchia mediterranea e pepe nero. Il sorso è ricco e avvolgente, sostenuto da una struttura importante e da tannini vigorosi ma ben integrati. Il finale è caldo e speziato, con una persistenza che richiama le note di frutta scura e cioccolato fondente.

L’abbinamento con il filet mignon di manzo in salsa al pepe verde ha valorizzato la struttura del vino, creando un dialogo perfetto tra la succulenza della carne e la speziatura del piatto.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2013

Annata di grande equilibrio, si presenta nel calice con un colore rubino profondo e ancora luminoso. Al naso esprime un bouquet complesso di frutti neri maturi, ribes e mora, accompagnati da eleganti note di tabacco, cacao e spezie dolci. In bocca è ampio e stratificato, con tannini setosi e una trama gustativa armoniosa che accompagna verso un finale lungo, balsamico e persistente. Un vino che mostra pienamente la sua maturità, mantenendo però energia e precisione.

Ad accompagnarlo, una selezione di formaggi stagionati di lunga maturazione, la cui intensità aromatica e la ricchezza gustativa hanno dialogato perfettamente con la profondità e la complessità evolutiva del vino.

La serata si è così trasformata in un vero viaggio nel tempo, capace di raccontare come Solengo sappia interpretare le diverse annate mantenendo una cifra stilistica riconoscibile: profondità, eleganza e grande vocazione alla longevità. Un racconto che, tra i tavoli del Jackie O, ha confermato ancora una volta quanto il vino possa diventare esperienza culturale e narrativa, oltre che sensoriale. Un viaggio tra annate, territorio e cucina, dove ogni calice ha raccontato una storia diversa e, aggiungo, esperienza unica.

Terre di Toscana, il vino come racconto corale tra identità e cambiamento

A Lido di Camaiore, lontano dalla stagione turistica, la Toscana del vino si ritrova per raccontarsi. Un evento ormai a cui non posso mancare, dove noto anno dopo anno, un incremento di presenze. Per me ogni volta, è l’occasione di incontrare molti produttori e provare sia le novità, che qualche vecchia annata interessante. La manifestazione andata in scena domenica 22 e lunedì 23 marzo al UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore, che è stata la cornice elegante e luminosa, che ha reso perfetta la manifestazione organizzata dalla rivista L’Acquabuona in collaborazione con Roberta Perna Comunicazione.

Facendo due chiacchiere con Fernando Pardini tra i banchi d’assaggio, mi ha confermato che Terre di Toscana, anche in questa edizione, è uno degli osservatori più lucidi sullo stato di salute della regione. Due giornate intense, scandite da degustazioni serrate, incontri e confronti diretti con i produttori, in un contesto che privilegia la sostanza rispetto alla spettacolarizzazione. Quest’anno infatti è aumentato il numero degli operatori di settore e soprattutto di qualità.

Perché piace molto? Perché girare tra i banchi d’assaggio significa attraversare idealmente tutta la Toscana. Forse la regione con il maggior numero di denominazioni importanti e conosciute in tutto il mondo, dalle colline del Chianti Classico, , alle profondità del Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, Bolgheri e la costa maremmana, la vasta area dei Chianti, il Carmignano, Montecucco, Morellino di Scansano, fino alle aree più defilate, spesso meno raccontate ma non meno interessanti e che celano piccoli scrigni enologici.

La forza della manifestazione sta proprio qui: non nella celebrazione dei nomi già affermati, ma nella capacità di mettere sullo stesso piano realtà diverse per dimensione, storia e approccio produttivo. Ne emerge un quadro articolato, dove la Toscana smette di essere un blocco compatto e si rivela per ciò che è realmente: un insieme di identità territoriali in continua evoluzione.

Se c’è un filo conduttore emerso chiaramente nei calici, è la ricerca di equilibrio. Meno estrazione forzata, meno legno invasivo, maggiore attenzione alla bevibilità e alla definizione del frutto. Non è una rivoluzione dichiarata, ma un cambio di passo percepibile. Accanto a interpretazioni più classiche e strutturate, si fanno spazio vini che puntano su tensione acida, precisione aromatica e trasparenza territoriale. Rivedendo i miei appunti di degustazione, mi rendo conto di aver assaggiato grandi vini. Non tutti, però. 140 aziende e circa 700 etichette rappresentano un vero esercizio degustativo.

La giornata dedicata alle vecchie annate si è confermata uno dei momenti più significativi dell’evento. In un contesto spesso dominato dall’urgenza del nuovo, poter assaggiare vini con anni di evoluzione alle spalle permette una lettura più profonda. È qui che emergono le differenze più nette tra visioni e approcci, ma anche la capacità della Toscana di esprimere vini longevi, complessi e dinamici.

Molto interessante anche l’angolo del food che ha riunito in una sala, alcuni operatori gastronomici toscani famosi per le i loro prodotti di grande qualità.

Uno degli aspetti che rendono Terre di Toscana particolarmente efficace è il rapporto diretto con i produttori. Non ci sono filtri, né mediazioni: il racconto passa dalle parole di chi il vino lo fa. Ne derivano conversazioni spesso tecniche, ma anche riflessioni più ampie su andamento climatico, scelte agronomiche, sostenibilità e prospettive future. Un confronto diretto che giova nei rapporti tra produttore e chi il vino lo vende. Per chi lavora nel settore, è un momento di aggiornamento e di confronto concreto, oltre che di degustazione.

In un panorama sempre più affollato di eventi enologici, Terre di Toscana mantiene una sua identità precisa. Non rincorre le mode, non cerca effetti scenici, ma continua a puntare sulla qualità della selezione e sulla profondità dell’esperienza. La Versilia fuori stagione contribuisce a questo equilibrio: meno distrazioni, più concentrazione, più spazio per l’ascolto e per l’analisi.

Quello che emerge, a fine degustazione, è un’immagine della Toscana in movimento. Consapevole del proprio passato, ma sempre più orientata a ridefinire il proprio linguaggio. Non si tratta di una rottura con la tradizione, ma di una sua rilettura più attenta alla misura, più sensibile al contesto, più aperta al cambiamento. Un cambiamento che attualmente spaventa i produttori anche se sono consapevoli di avere radici salde che gli permettono di affrontare i momenti di crisi con grande determinazione. È proprio in questa tensione tra identità e cambiamento che si gioca oggi il futuro del vino toscano. Un evento che, ancora una volta, non si limita a mostrare il vino toscano, ma lo mette in discussione, lo confronta e, soprattutto, lo fa evolvere.

Le Famiglie Storiche e l’Amarone: il tempo, la sala e la scelta in un viaggio in 3 annate e 13 interpretazioni

La masterclass organizzata dalle Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2026 è stata uno dei momenti intensi e partecipati della manifestazione. L’incontro è stato introdotto dal presidente Pierangelo Tommasi, che ha ricordato come il gruppo comprendente 13 famiglie della Valpolicella, nato 17 anni fa, sia impegnato nella tutela della qualità, nell’educazione ai mercati e nella valorizzazione dell’Amarone come patrimonio culturale della Valpolicella.

Il tema centrale della degustazione è stato il tempo, definito il linguaggio dell’Amarone, un linguaggio che si evolve. A condurre la sessione è stato Roberto Anesi, una delle figure più autorevoli della sommellerie italiana, capace di guidare il pubblico attraverso un percorso di lettura sensoriale e culturale del vino.

Un breve docu‑film ha introdotto la filosofia delle tredici famiglie, preparando la sala a un viaggio attraverso tre annate, 2021, 2016 e 2012 e tredici vini, ciascuno espressione di un diverso modo di interpretare la Valpolicella.

Annata 2021 – Freschezza, bevibilità, dinamismo

Annata fresca, bevibile e dinamica, una vendemmia che ha dato vini più agili, luminosi e immediati.

1. Tommasi Viticoltori – Valpolicella Classica

125 anni di storia, quarta generazione, un gruppo che comprende altre nove aziende. Profumi di ciliegia, cacao ed erbe aromatiche, tannino fine e sottile.

2. Torre d’Orti – Valle di Marcellise e Valle di Mezzo

Quindici ettari tra 250 e 400 m, terza generazione. Note di viola, rosa e liquirizia, palato dinamico e tannino croccante.

3. Guerrieri Rizzardi – Amarone della Valpolicella Classico 2021

Interpretazione equilibrata e contemporanea dell’annata 2021, con note di ciliegia in diverse sfumature, erbe e foglie secche. Al palato unisce eleganza e misura, con richiami al cacao e un frutto rosso sostenuto da tannini fini.

Annata 2016 – La complessità delle annate difficili

La 2016 è stata un’annata non facile e la vendemmia impegnativa.
In questa batteria rientravano cinque interpretazioni, tutte accomunate da una lettura rigorosa e profonda della Valpolicella.

4. Bertani

Fondata nel 1857. Vigneti tra la valle più orientale e Negrar. Forte artigianalità, legame alla tradizione, accenni ferrosi, tannino fine, lungo affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia.

5. Brigaldara

Prima generazione della famiglia Cesari. Cinque appezzamenti in tutte le vallate. Riserva con note di mirtillo, ribes e balsamicità.

6. Allegrini – Fumane

Settima generazione. Vigneti tra 250 e 550 m. Ciliegia sotto spirito, cioccolato, incenso, balsamicità. Bocca morbida, tannino maturo.

7. Zenato – Costalunga

Padre e figlia Nadia. Scelta di qualità contro quantità. Profumi di caffè tostato e liquirizia.

8. Tenuta Sant’Antonio – Valpolicella Orientale

Quattro fratelli, progetto nato nel 1995. Profilo balsamico, rotondità al palato. La 2016 è stata una prova di equilibrio e precisione.

Annata 2012 – Concentrazione e profondità

La 2012 è stata una grande annata, con una concentrazione straordinaria e la batteria ha confermato questa lettura.

9. Speri – Biologica

Sette generazioni, cinque etichette, nove membri della famiglia. Confettura, terziari moderati, sorprendente freschezza per un vino di 15 anni.

10. Musella – Biodinamica

Parco naturale, biodinamica dal 2009. Zona sud‑est. Naso complesso, chiusura lunga.

11. Masi – Costasera

Settima generazione Boscaini, dal 1772. Amarone simbolo, maestoso e complesso i cui vigneti sono esposti a sud‑ovest.

12. Begali

Terza generazione. Prime bottiglie nel 1986. Vino prodotto solo nelle annate migliori. Terra umida, oliva, complessità, componente umami.

13. Tedeschi – Monte Olmi

Cru storico acquistato nel 1918. Balsamico, liquirizia, struttura piena e avvolgente, chiusura amaricante e balsamica.

La masterclass delle Famiglie Storiche ha mostrato come l’Amarone sia un vino che vive nel tempo e del tempo. Le tre annate, 2021, 2016 e 2012, hanno offerto una lettura completa della Valpolicella: dalla freschezza contemporanea alla complessità delle annate difficili, fino alla profondità delle vendemmie più concentrate. Tredici interpretazioni, tredici storie familiari, un unico patrimonio culturale da custodire e tramandare.

Un viaggio che conferma, ancora una volta, la centralità dell’Amarone nel racconto del grande vino italiano.

Vinaltum 2026: la terza edizione si rinnova e approda a Castel Mareccio

Bolzano si prepara ad accogliere la terza edizione di Vinaltum, l’evento dedicato al vino di alta qualità che quest’anno compie un deciso salto di livello. La manifestazione è stata presentata ufficialmente alla stampa il 28 aprile, nell’elegante cocktail bar del Park Hyatt Milano.

L’appuntamento è per il 17 e il 18 maggio, in una nuova location: Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano.

Nato da un’idea di Danilo D’Ambra e Luciano Rappo, con il contributo di Pietro Cormaci, Brand Ambassador, e di Rinaldo Hauser, sommelier di lunga esperienza e profondo conoscitore del territorio, Vinaltum continua il suo percorso di crescita, consolidandosi per qualità, partecipazione e visione.

Per la terza edizione, il festival sceglie una cornice di grande fascino: Castel Mareccio, maniero medievale del XIII secolo circondato dai vigneti, con un affaccio privilegiato sulla Valle dell’Adige.

Il trasferimento a Castel Mareccio rappresenta un deciso salto di qualità per Vinaltum. Il castello è da sempre un punto nevralgico nel commercio del vino, non solo altoatesino ma europeo, e incarna perfettamente il legame storico tra il territorio e la cultura vitivinicola.

Questa scelta rafforza ulteriormente l’identità della manifestazione, riconosciuta anche a livello istituzionale grazie al patrocinio del Comune di Bolzano e al supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo, inserendosi nella più ampia strategia di promozione di Bolzano come Città del Vino.

Partner ufficiale per l’ospitalità è il Goldenstern Townhouse Bolzano, mentre il supporto logistico è affidato ad Arco Spedizioni in qualità di main sponsor per valorizzare anche il tema logistico nel settore vitivinicolo. Completano il network dei partner Sophienwald – UNO Glassworks, Castel Hortenberg, Franz Kraler, Banca Alto Adige Südtirol, Cassa di Risparmio di Bolzano Sparkasse, con la collaborazione di FISAR.

L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di circa 60 aziende, tutte accuratamente selezionate. Un numero volutamente contenuto per garantire spazio, qualità e possibilità di confronto reale.

“La selezione è frutto di un lavoro corale – spiegano gli organizzatori – e di un’esperienza che complessivamente supera i quarant’anni nel mondo del vino”.

Il parterre di cantine offre un quadro rappresentativo del panorama enologico nazionale, dall’Alto Adige alla Sicilia, attraversando le principali regioni del vino italiano. La presenza di Roco Winery dall’Oregon (USA) conferma l’apertura e il respiro internazionale della manifestazione.

Vinaltum amplia il proprio format andando oltre la grande degustazione. Il programma prevede masterclass esclusive ospitate nelle location partner Goldenstern Townhouse e Castel Hortenberg, pensate per offrire esperienze più riservate e approfondite. Tra gli appuntamenti, anche una masterclass dedicata allo Champagne, con un focus su uno dei territori simbolo della spumantistica mondiale.

Le due giornate sono pensate per incontrare pubblici dalle anime diverse: domenica 17 maggio sarà dedicata ai wine lover, agli appassionati e ai curiosi, mentre il lunedì 18 sarà riservato principalmente agli operatori del settore. A chiudere la prima giornata, nella serata di domenica, torna uno degli appuntamenti più attesi: il “Big Bottle Party”, evento simbolo di Vinaltum dedicato ai grandi formati, diventato ormai un momento immancabile del programma.

Torna anche per questa edizione “Calice Maestro”, il progetto dedicato agli under 35 che offre l’accesso gratuito a degustazioni guidate da sommelier FISAR, in piccoli gruppi. Un’iniziativa pensata per avvicinare le nuove generazioni al vino in modo consapevole e coinvolgente.

«Non è un’attività collaterale, ma una scelta precisa», spiega Rinaldo Hauser, co-organizzatore di Vinaltum. «Vogliamo formare nuovi appassionati, offrendo un’esperienza accessibile, diretta e di qualità, perché la cultura del vino deve essere un punto di partenza, non un privilegio».

La filosofia della manifestazione è chiara: Vinaltum vuole essere un salotto del vino, lontano dalla confusione delle grandi fiere. Un luogo dove il pubblico incontra direttamente i produttori e dove il vino diventa racconto, cultura e relazione.

“Vinaltum non è un evento da grandi numeri o da bancali di vino – spiegano – qui si versa poco, ma si ottiene molto”.

VINALTUM 2026

Date: 17–18 maggio 2026

Orari: domenica 17 maggio ore 12.00–18.00 | lunedì 18 maggio ore 12.00–18.00

Big Bottle Party: domenica 17 maggio dalle ore 19.00

Location: Castel Mareccio / Schloss Maretsch, Bolzano

Info: https://www.vinaltum.it

Caserta, l’8 maggio a L’Amo Racconti di Mare e Marinai, l’evento “Nulla è per Caso” dedicato ai vini di Teresa Mincione con ospite lo chef Fabio La Montagna

Un appuntamento, venerdì 8 Maggio a L’Amo Racconti di Mare e Marinai,in cui sarà raccontata una storia che parla di incontri casuali, di proposte inaspettate e di destini che decidono di intrecciarsi. Ma soprattutto,di una svolta radicale e coraggiosa, quella di una giovane viticoltrice casertana che lascia la toga di avvocato per produrre vino. È Teresa Mincione, sommelier e giornalista che presenterà il suo progetto da cui tutto è partito per pura casualità, dove infatti “Nulla è per caso” è il nome  del  suo primo vino, un Casavecchia in purezza identitario ed essenziale che parla di amore e di  cambiamento.

Una serata che si prevede straordinaria ed unica nel suo genere, in cui ospite  ai fornelli sarà Fabio La Montagna di Truth ristorante (Aversa) che si confronterà in un esercizio a quattro mani con Pasquale Cavallo, anima gastronomica de L’Amo: i due chef, si apriranno a nuove idee ea contaminazioni, dove la semplicità si vestirà di eccellenza.

La cena-evento si svilupperà in momenti distinti, pensati per accompagnare gli ospiti in un vero e proprio percorso sensoriale. Si aprirà con una degustazione del Casavecchia “Nulla è per Caso” guidata da Teresa Mincione e Pietro Iadicicco, responsabile dell’Associazione Italiana Sommelier di Caserta. Poi seguirà il momento dell’aperitivo con Mauro e Oreste Giannini dell’Enoteca Il Torchio (Caserta) che presenteranno i cocktails dell’Opificio Botanico e che vedremo anche sul finale con gli amari sempre prodotti dalla stessa azienda. Il cuore dell’evento si accenderà con un menù degustazione studiato per valorizzare tecnica, creatività e materia prima territoriale, in cui ogni portata sarà accompagnata da un vino in abbinamento, la selezione Teresa Mincione a cura del Torchio Enoteca, per un racconto enologico capace di esaltare ogni piatto.

Ad impreziosire la serata, le opere di Greg Palumbo, creativo tra i più apprezzati del panorama  della Pop Art campana, che contribuirà a rendere l’esperienza ancora più coinvolgente con la presentazione di una sua  creazione “Future Glass” pensata e dedicata a Teresa Mincione. L’Amo, il ristorante di Rosario Rondinone, anche questa volta si conferma un luogo di convivialità di successo dove per la presentazione dell’evento, Rosario sceglie ancora l’amica Antonella D’Avanzo, firma del giornalismo enogastronomico campano.

L’appuntamento è dunque per venerdì 8 Maggio alle ore 20.30, al ristorante L’Amo Racconti di Mare e Marinai in Via Pietro Mascagni (Caserta).

La cena è a numero chiuso, con prenotazione consigliata al numero 0823.1833626.

Campania: parte il ciclo di incontri “The Wine Table” nell’ambito di Wine&TheCity

A tavola con il vignaiolo Livio Felluga nel primo appuntamento all’interno del chiostro del millenario Convento Francescano

A Cuccaro Vetere, nel cuore del Cilento, 6 appuntamenti e 6 cantine d’eccellenza per una narrazione intima e autentica del vino e dei territori vitivinicoli d’Italia.

Un progetto di Convento Francescano e Wine&Thecity

A Cuccaro Vetere, nel cuore del Cilento più autentico e schivo, torna The Wine Table, il format ideato da Convento Francescano Experience Hotel e realizzato in partnership con Wine&Thecity. Sei appuntamenti per un’esperienza di condivisione più intima e autentica, dove il vino diventa racconto dalla voce stessa del produttore. Dal 18 aprile al 12 settembre, nel chiostro del millenario Convento Francescano, primo Small Luxury Hotels of the World del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, sei tavolate d’autore – riservate a soli 50 ospiti – accompagneranno il pubblico in un viaggio sensoriale attraverso l’Italia del vino: dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia.

The Wine Table nasce da una sinergia precisa: da un lato la location d’eccezione del Convento Francescano, experience hotel dal fascino unico, dall’altro la curatela di Wine&Thecity, dal 2008 brand iconico della comunicazione del vino, sinonimo di eleganza e cura. Ogni serata è dedicata a un territorio e ad una cantina: cinque vini e cinque piatti creati di volta in volta dalla cucina dell’Osteria del Convento guidata da Patrizia Portolano. Un dialogo tra calice e piatto, sapori e territorio, racconto e scoperta. Il calendario celebra il meglio dell’Italia del vino, alternando cantine storiche e innovative ciascuna con un patrimonio unico che arricchisce il valore culturale e gastronomico di The Wine Table.

Si comincia Sabato 18 aprile con il Friuli Venezia Giulia e Livio Felluga, icona assoluta dei bianchi friulani del Collio, dal 1956 sinonimo di eleganza minerale e longevità, con vini puri dal terroir ponca come il Pinot Grigio e il Sauvignon.

Sabato 9 maggio la Toscana sarà protagonista con Frescobaldi: con oltre 700 anni di storia e più di trenta generazioni, i Marchesi de’ Frescobaldi sono tra le dinastie del vino più celebri in Italia, il vertice della tradizione vinicola toscana. Da Nipozzano a Castelgiocondo, passando per il leggendario Tenuta Luce, producono vini iconici come il Mormoreto e l’Ornellaia, simbolo di eleganza e potenza.

Sabato 6 giugno Casale del Giglio, pioniere dell’enologia moderna del Lazio, porta nel calice i vini dell’Agro pontino, da vitigni storici come il Cesanese e il Bellone, conquistando riconoscimenti internazionali. Fondata negli anni ’90 da Dino Santarelli, è oggi guidata dal figlio Antonio.

Sabato 18 luglio Villa Raiano racconta la Campania e l’Irpinia delle Docg. Maestri del Fiano di Avellino DOCG e dell’Aglianico Irpinia DOC, Villa Raiano valorizza uve autoctone irpine su 30 ettari biologici. Fondata nel 1996 dalla famiglia Basso negli antichi opifici di Raiano (San Michele di Serino, AV), unisce radici storiche e tecnologia moderna, dando vita a vini di mineralità e struttura.

Sabato 8 agosto Leone de Castris porta l’eccellenza pugliese del Negroamaro e del Primitivo tra le montagne del Cilento. Storica cantina del Salice Salentino DOC, celebre per aver prodotto la prima bottiglia di rosato italiano, Five Roses, vendemmia 1943, Leone de Castris è un pilastro pugliese fondato nel 1665 a Salice Salentino (Lecce) dal Duca Oronzo Arcangelo Maria Francesco dei Conti di Lemos. Oggi Piernicola Leone de Castris, sedicesima generazione, guida l’azienda con 300 ettari e 2.5milioni di bottiglie l’anno, con new entry come Five Roses Metodo Classico.

L’ultima serata – sabato 12 settembre – è dedicata alla Sicilia di Donnafugata. Con i suoi vini simbolo — dal Ben Ryé, passito di Pantelleria tra i più celebri al mondo, ai rossi di Contessa Entellina e dell’Etna — l’azienda della famiglia Rallo racconta la Sicilia attraverso luoghi, uve e interpretazioni diverse ma sempre coerenti, sostenute da un lavoro attento sui vigneti e sulla valorizzazione delle specificità dei territori. Quello di Donnafugata è un progetto articolato su più aree dell’isola, con vigneti a Contessa Entellina, Pantelleria, Vittoria ed Etna, e un approccio che unisce qualità, sostenibilità e cura sartoriale delle piccole produzioni. Una presenza importante che conferisce a The Wine Table una chiusura di grande fascino, tra eleganza, autenticità e racconto del paesaggio siciliano.

<<The Wine Table è molto più di una cena: è un’esperienza di relazione, ascolto e bellezza, costruita attorno al vino e alla cucina del Convento. Sono momenti immersivi, occasioni preziose di incontro e conoscenza, di piacevolezza e convivialità>>, dichiarano Alberto Carrato e Maria Chiara Faganel, volto e anima del Convento Francescano.

<<Le cantine sono state scelte con cura, non solo per l’eccellenza delle loro produzioni, ma soprattutto per la capacità di emozionare e incantare gli ospiti. Non sono solo produttori, ma ambasciatori di regioni e terroir, sono incredibili storie di famiglie e intere generazioni votate al vino>>, precisa Irene Bernabò Silorata, co-founder di Wine&Thecity.

Convento Francescano Experience Hotel nasce dal restauro del trecentesco Convento di Cuccaro Vetere, piccolo borgo di 600 abitanti tra le montagne del Cilento. Aperto ad aprile 2025 è un luogo dal fascino raro, per chi cerca ispirazione, silenzi e bellezza: 7 suite tutte diverse, una piscina panoramica tra gli ulivi, l’Osteria del Convento, il Bar dell’Orto e una serie di spazi ed esperienze per vivere una connessione profonda con la natura e la cultura locale.

Il lusso qui è la quiete, l’aria che profuma di bosco, la storia che si respira ad ogni passo, l’ospitalità autentica fatta di persone, cura e passione: il progetto nasce con Alberto Carrato, 29 anni, che dalla Brianza è tornato al paese di origine di suo padre Dante, insieme alla sua compagna Maria Chiara Faganel, sustainability manager che ha lasciato il Friuli per iniziare una nuova vita nel Cilento all’insegna del turismo lento, autentico e sostenibile.

Convento Francescano

Via Convento – Cuccaro Vetere (SA) 84050 |Tel. 3515225397 – 3318632205

www.conventofrancescano.com

Wine&Thecity

Associazione Culturale per la promozione e cultura del vino

www.wineandthecity.it

Venezia Wine Festival 2026: il mondo del vino si incontra a Forte Marghera

Venezia non è soltanto arte, storia e bellezza senza tempo. Per un fine settimana è diventata anche un punto di incontro internazionale per il mondo del vino. L’edizione 2026 del Venezia Wine Festival, svoltasi il 7 e 8 marzo negli spazi di Forte Marghera, si è da poco conclusa confermando il crescente interesse per una manifestazione giovane  che mette al centro il dialogo tra culture enologiche diverse.

L’evento è stato ideato e organizzato da Vanni Berna, imprenditore e promotore di iniziative dedicate al mondo del vino come anche “ bollicine in villa” e della cultura enogastronomica. Da anni impegnato nella creazione di eventi capaci di mettere in relazione produttori, operatori e appassionati, Berna ha costruito il Venezia Wine Festival con l’obiettivo di offrire non soltanto un momento di degustazione, ma anche uno spazio di confronto culturale tra territori vitivinicoli differenti.

Il suo lavoro si concentra in particolare sulla valorizzazione delle eccellenze enologiche internazionali e sulla diffusione di una cultura del vino accessibile ma allo stesso tempo approfondita, capace di coinvolgere sia professionisti del settore sia pubblico curioso e appassionato.

La location si è rivelata ancora una volta particolarmente suggestiva: Forte Marghera, antica fortificazione ottocentesca alle porte della laguna veneziana, oggi trasformata in spazio culturale e luogo di socialità, ha accolto centinaia di visitatori pronti a intraprendere un viaggio attraverso vini provenienti da numerosi Paesi.

Uno degli elementi distintivi del festival è proprio la sua formula: una fiera pensata non solo per gli operatori del settore, ma anche per il grande pubblico. Attraverso i diversi banchi d’assaggio, i visitatori hanno potuto degustare ottimi Champagne, vini di nicchia e nuove etichette emergenti.

Grazie al sistema delle Wine Card, ognuno ha potuto costruire il proprio percorso di degustazione scegliendo il numero di calici e le etichette da provare, rendendo l’esperienza accessibile sia ai neofiti sia ai degustatori più esperti.

Accanto alle degustazioni, uno spazio dedicato alla formazione e all’approfondimento culturale. Il programma ha incluso la masterclass con degustazione guidata, durante le quale il produttore ha raccontato un territorio forse poco conosciuto ai più come quello armeno.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 non sono mancati naturalmente gli Champagne francesi, ma accanto alle celebri bollicine d’Oltralpe hanno trovato spazio anche vini provenienti da Spagna, Germania, Austria, Slovenia e da numerosi Paesi del cosiddetto Nuovo Mondo, come Argentina e Cile. Una panoramica ampia che ha permesso ai visitatori di confrontare stili, vitigni e approcci produttivi molto differenti tra loro.

Non è mancato, naturalmente, il dialogo con la gastronomia. Alcune realtà artigianali italiane hanno affiancato le degustazioni con proposte gastronomiche pensate per valorizzare l’abbinamento tra cibo e vino, elemento fondamentale dell’esperienza enologica. La scelta di Mestre e del Forte Marghera rappresenta inoltre un segnale interessante anche dal punto di vista territoriale. L’evento contribuisce infatti ad ampliare l’offerta culturale dell’area veneziana, portando pubblico e operatori anche fuori dai percorsi più tradizionali del turismo lagunare.

Il bilancio dell’edizione appena conclusa è più che positivo. La partecipazione numerosa e la presenza di produttori provenienti da diversi Paesi dimostrano come il Venezia Wine Festival stia progressivamente costruendo una propria identità nel calendario degli eventi dedicati al vino.

In un contesto in cui il vino è sempre più strumento di racconto culturale oltre che prodotto agricolo, manifestazioni come questa offrono l’occasione per creare connessioni tra territori lontani, stimolare la curiosità del pubblico e favorire nuovi scambi tra operatori del settore. Venezia, da secoli crocevia di popoli e commerci, continua così a svolgere il suo ruolo naturale di ponte tra culture diverse. Questa volta, però, il dialogo passa attraverso un calice di vino.