Molise: chi dice Tintilia dice Claudio Cipressi

La riscoperta della Tintilia in Molise la si deve a Claudio Cipressi, storico produttore vitivinicolo in questo meraviglioso lembo di Molise. Un vigneron che ha cercato di riportare in vita l’antico vitigno autoctono dalla bassa resa produttiva che rischiava l’estinzione.

La nuova cantina risale al 2014. Si trova a poca distanza dal piccolo e grazioso borgo di San Felice del Molise, uno dei tre comuni del Molise di lingua e cultura croata, in provincia di Campobasso, ma già produceva vino sin dal lontano 2003.

La tenuta vanta oggi 16 ettari vitati di cui 13 dedicati esclusivamente a questo singolare vitigno autoctono. I rimanenti invece: Montepulciano, Falanghina e Trebbiano. Territorio collinare caratterizzato da un paesaggio boschivo di rara bellezza, punteggiato da piccoli comuni arroccati sulle sommità dei rilievi, dove la Tintilia ha trovato e ritrovato il suo habitat ideale, capace di dare origine a vini di elevata qualità e spiccata piacevolezza di beva.

Claudio Cipressi coltiva, però, anche alcuni ettari di ulivi per arricchire l’offerta dei propri prodotti di qualità. La Cantina è moderna e funzionale con attrezzature moderne e all’avanguardia. Le vigne sono posti ad una altimetria che varia dagli oltre 400 ai quasi 700 metri e le escursioni termiche sono forti e beneficiano delle brezze marine. I vini sono ottenuti esclusivamente da agricoltura biologica, con trattamenti non intensivi.

Falanghina Settevigne Igt Terre degli Osci 2023 – Giallo dorato brillante, emana sentori di fiori di campo, cedro, lime, pesca e albicocca il sorso è vibrante, saporito e duraturo.

Collequinto Dop Tintilia del Molise Rosato 2024 – Rosa tenue, sprigiona sentori di iris, fragola, frutti di bosco e pompelmo rosa, al gusto è fresco, pieno ed appagante. 

Settevigne Dop Tintilia del Molise 2016 – Rosso rubino, dalle sfumature granate, rivela sentori di prugna, ciliegia,  fragola,  erbe aromatiche e spezie dolci, al palato è vellutato, armonioso, setoso e persistente.

Macchiarossa Dop Tintilia del Molise 2017 – Rubino profondo, sviluppa sentori di amarena, prugna, note balsamiche e pepe nero, sorso, coerente, avvolgente e profondo. 

Tintilia 66 Dop Tintilia del Molise 2019 – Rosso granato intenso, con note di frutti di bosco, sottobosco, liquirizia, menta e spezie orientali, al palato è morbido, armonioso, generoso e suadente.

Cronache dall’Alto Adriatico – Friuli Colli Orientali: focus su Richenza Vigna Petrussa

(Con dedica a Gianmarco Nulli Gennari, epicureo esistente e resistente)

Di recente abbiamo assistito alla presentazione dell’ultimo libro di Massimo Carlotto e il privilegio di cenare allo stesso tavolo. Parlando in generale di letteratura e dei reciproci gusti, è uscito un aspetto che ci ha sorpreso (probabilmente non avrebbe dovuto). Lo scrittore riceve innumerevoli testi di persone in cerca d’affermazione e a suo dire, i più interessanti provengono da autrici. Data la sua inequivocabile esperienza gli crediamo senza dubitarne, ma la cosa ci ha fatto riflettere poiché da forti lettori al maschile dovremmo trarne insegnamento, e perché pensiamo la medesima cosa riguardo al mondo del vino.

Negli ultimi anni, le nostre esperienze più suggestive sono frutto di una declinazione al femminile. Sarà perché nella produzione del vino sono necessarie determinazione, coraggio, tenacia, integrità, peculiarità che unite ad una grande sensibilità emotiva le donne ne sono molto più dotate? Aspetto decisamente importante nel momento in cui il vino ha perso la caratteristica di alimento per tramutarsi in veicolo di gratificazione e creatore di emozioni.

Non facciamo mistero di credere fermamente che in passato – e in parte anche oggi? – non fosse semplice per una “lei” produrre del vino senza subirne le conseguenze, come del resto è accaduto per tante altre questioni. Gli ostacoli di un gretto pensiero machista che solo l’uomo fosse in grado di creare un fermentato d’uva degno di questo nome poteva giungere a rifiutarsi a lavorare per esse.

È ciò che accade a Giuseppina Busolini Petrussa, la mamma di Hilde proprietaria di Vigna Petrussa e ora affiancata nella conduzione dell’azienda dalla figlia Francesca, che si ritrovò a essere viticoltrice per necessità. Eredita la parte spettante dei vigneti alla morte del padre, proseguendo la coltivazione fino a quando nel 1963 rimane vedova.

Non trova nessun uomo italiano disposto a lavorare per lei in quanto ha la grande colpa di essere una donna ed è costretta a varcare un confine solo mentale e recarsi  in Slovenia dove inizia la collaborazione con la famiglia del signor Beppi, gli unici in zona disposti ad aiutarla nei lavori sia in vigna che in cantina. Un legame che vive tutt’oggi, dopo tre generazioni, attraverso la figlia Marina, e la nipote Petra.

Il marchio attuale di Vigna Petrussa risale al 1996, ma in precedenza i vini erano etichettati col nome completo di Giuseppina.

Questa produzione di vino al femminile ha oramai circa sessant’anni, vocata soprattutto allo Schioppettino. Il vitigno completamente distrutto dalla fillossera era ritenuto estinto fino a quando rinasce nel 1970 con la scoperta di una decina di piante sopravvissute che furono l’occasione di un rilancio. Nella zona del comune di Prepotto, nella Valle dello Judrio, trova il suo luogo d’eccellenza in terreni costituiti essenzialmente da ponca, strati alternati di marna e arenaria formatesi in periodo eocenico.

La versione che ne fa Vigna Petrussa, un vino meritatamente premiato, lo abbiamo assaggiato e molto apprezzato, durante il recente press tour internazionale sull’Alto Adriatico organizzato e voluto dal giornalista e scrittore Paul Balke.

Tuttavia, a ribadire la pluralità del gusto degli esseri umani e l’esistenza di vini emozionanti a prezzi contenuti, siamo qui a parlare di un altro vino che a nostro avviso è ancora troppo sottovalutato, e che ci ha turbato e stupito per l’eleganza: il Richenza.

Il nome Richenza è un tributo a una nobildonna del popolo germanico dei Longobardi, che si insediarono in Friuli nel 568 d.C., stabilendo nella Cividale dell’epoca la capitale del loro ducato, il primo del Longobardi in Italia. A palesare il legame che Vigna Petrussa intende avere con essi anche un altro vino è a loro dedicato: Desiderio, un bianco da dessert che omaggia l’omonimo re che ha regnato dal 757 al 774 d.C.

E soprattutto lo stemma presente nell’etichette dei vini reca l’immagine di un elmo guerriero longobardo, attualmente conservato presso il Museo Archeologico di Cividale.

Richenza è un blend, o cuvée che dir si voglia, voluto da Hilde Petrussa nel 2000, composto da Friuliano, Malvasia Istriana e Riesling Renano, da uve che effettuano una vinificazione separata con pressatura soffice. Il Riesling proveniente da vigneti con 55 anni di vita, effettua la maturazione in vasca di acciaio per 24 mesi; il Friuliano almeno 7 mesi di botte usata da 30 ettolitri; la Malvasia Istriana da vigneti trentennali, viene elavata in barrique usata per 24 mesi. Successivamente i vini vengono assemblati e affinati per un ulteriore anno in bottiglia.

Fin dal primo sorso ci siamo sentiti estromessi, e ciò che il Richenza 2022 e il nostro intimo si son detti ci è ignoto: lo accettiamo come un atto privato fra il nostro lato femminile e quello di chi l’ha concepito, rispettando il ruolo a noi riservato di vettori e latori di sensazioni olfattive e percezioni palatali palesate (perdonateci l’allitterazione cercata).

Un bouquet complesso, avvolgente, ammalia l’evidenza di una polpa di frutta matura dove crediamo di riconoscere la peche de vigne, l’albicocca, e una succosa susina. Si arricchisce poi di sensazioni morbide di vaniglia e di frutta secca sotto miele, e sullo sfondo qualche traccia di nota vegetale. Al palato è ricco, polputo ma restando un vino decisamente secco la cui morbidezza non si concede a nessuna sgradita dolcezza, con un sorso teso e di grande beva, dotato di personalità e lunga persistenza, e di un inatteso ma del tutto logico finale dedicato al minerale.

Ora, se fosse un vino interamente declinato al fruttato non l’avremmo particolarmente apprezzato perché ciò non rientra nelle nostre preferenze, ma l’eleganza, la finezza e tutto il resto qui incluso ci fa invocare a un fuoriclasse, che ci ha segnato e insegnato molte cose ignave a noi maschietti. E giacché nel mondo la bellezza è ovunque presente ma spesso non riconosciuta oppur non suscita interesse, a noi compete il ruolo di rilevarla e rivelarla laddove la s’incontra.

Andreola, eroico e superiore in Valdobbiadene

Valdobbiadene ha una sua viticoltura eroica? Certamente, quando ci si riferisce a piccoli appezzamenti in zone altrettanto ristrette, menzionate quali “Rive”, dove suolo, altitudine e microclima influenzano la Glera, varietà d’elezione per il Prosecco.

Ma a Valdobbiadene il termine identificante la tipologia più venduta al mondo – oltre 660 milioni di bottiglie nel 2024 con un +20% di aumento, in controtendenza rispetto alla flessione generale subita dai mercati – non è l’attrattiva principale per definire il territorio. Parlare di Valdobbiadene, invece, è e resta la vera sfida nel mantenere una reputazione complessiva di estrema qualità per l’intero comparto.

Il biglietto da visita per entrare in un mondo affascinante è la storia stessa dell’areale produttivo. Oltre 300 anni d’attività intensa, sugli ormai 8000 ettari vitati a pieno regime sparsi tra 15 Comuni, suddivisi a loro volta in 43 Cru (le Rive appunto) con un’unica macro collina per la versione Cartizze, di appena 100 ettari, che rappresenta l’alba delle bollicine in Veneto.

Andreola crede fermamente nella zonazione e differenziazione dei vini nel calice. Sette gli spumanti da singola vigna, ognuno con una personalità distinta, per raccontare le infinite sfumature della Glera. Una resa bassissima in vigna, ben al di sotto di quanto previsto nel Disciplinare e ceppi di 50 anni da cui recuperare materiale genetico per i futuri impianti. Viticoltura eroica già dal 2010, il primo qui a ricevere il marchio Cervim dal Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana.

Uno studio continuo nel rapporto dialettico tra Uomo e Ambiente. Anche i portainnesti fanno la differenza in base ai luoghi selezionati per la coltivazione della vite. Infine, l’allevamento a doppio capovolto utile a preservare i grappoli dall’eccessiva esposizione ai raggi solari, che sacrificherebbe i delicati aromi primari di fiori e frutta fresca tipici del varietale.

Tanto lavoro anche in cantina, grazie al supporto dell’enologo Mirco Balliana. Recente il riconoscimento per esser stato indicato tra i migliori winemaker nella classifica stilata dalla rivista The Drinks Business per la categoria “Best Prosecco”.

Un team affiatato che non può rinunciare alla collaborazione dell’agronomo Marco Schievenin anche lui formatosi nella culla enologica di Conegliano.

Il Valdobbiadene di Andreola predilige la presa di spuma con Metodo Charmat. Questa particolare tecnica di rifermentazione in autoclave e breve sosta a contatto con i lieviti consente di amplificare il carattere gioviale e appetitoso dei vini, pur mantenendo la giusta complessità che non li rende banali.

Il protocollo Biologico è ritenuto ormai superato da schemi più razionali, costruiti su misura per ogni singolo prodotto. Dal basso quantitativo di solforosa ad un uso ragionevole del rame per fronteggiare il pericolo peronospora, vera piaga per i viticoltori.

Il nome della cantina omaggio alla nonna di Stefano Pola. Da commerciante di uve, la signora Ursula Andreola credeva fortemente nella crescita del territorio, formato da colline incastonate tra boschi silenziosi e panorami unici. La biodiversità è ancora un importante attore protagonista.

Ben 7 le referenze degustate al ristorante Calasole di Napoli, con vista sulla baia di Bagnoli dove fervono i lavori per la riqualificazione in attesa dell’America’s Cup. L’abbinamento con i piatti a base del pescato del giorno ha destato piacevole curiosità tra gli operatori del settore.

  • “Dirupo” Brut
  • “Aldaina Al Mas” Extra Brut
  • 26° I – Extra Brut
  • “Marna del Bacio” – Extra Brut
  • “Col del Forno” – Brut
  • “Mas De Fer” – Extra Dry
  • “Vigna Ochera” – Dry

Tutti annata 2024. Tra le differenze e gli stili proposti, il filo rosso d’Arianna resta l’estrema piacevolezza di beva, unita a sfumature tenui già dal colore, che proseguono al naso e al palato regalando un momento di pura convivialità. Ottima la vena floreale di biancospino, così come la classica pera bianca, unita a mela golden. Ogni vino esprime un preciso toponimo sin dal nome in etichetta. Dalle marne argillose alle rocce bianche calcaree per finire su tocchi d’arenaria pronti ad esaltare le scie minerali finali sempre presenti.

Non solo semplicità, dunque, ma grande attenzione all’identificazione vigna per vigna e al contenimento della morbidezza anche nelle tipologie dolci. Forse il vero segreto per la Glera e per Andreola è lasciar fare alla natura, senza forzature e senza scomodi paragoni.

Vinitaly and city Sibari

Dove tutto è cominciato: Vinitaly and The City a Sibari

Dalle eleganti vie di Verona al cuore della Magna Grecia: Vinitaly and the City cambia scenario e approda in un luogo che profuma di mito e di Mediterraneo. È il Parco Archeologico di Sibari a fare da palcoscenico d’eccezione a questa edizione fuori le mura: tre giorni intensi di degustazioni, masterclass, talk e appuntamenti culturali pensati per raccontare il vino là dove la storia affonda le sue radici.

Dal 18 al 20 luglio 2025 abbiamo vissuto un’esperienza immersiva tra passato e presente, dove ogni sorso diventa racconto, ogni etichetta dialoga con la terra, con la luce, con l’anima di una Calabria che sorprende. È qui che l’eccellenza enologica incontra la bellezza antica, in un viaggio che è prima di tutto emozione.

A Sibari, tra colonne doriche e tramonti infuocati, il vino parla con accento mediterraneo.

Abbiamo incontrato oltre 70 cantine, calabresi e non solo. Abbiamo assaggiato il meglio che questi territori straordinari sanno offrire.
Dal Gaglioppo al Magliocco, dal Greco al Mantonico, fino ai vini che raccontano le anime del Sud di Puglia, Abruzzo, Basilicata, a quelli che arrivano da più lontano: il Piemonte, le bollicine del Prosecco, fino alle etichette nate in zone di viticoltura eroica, dove la vigna sfida la pendenza e il tempo.

Ma che fiera del vino sarebbe senza il food pairing?
Altro grande protagonista di questa edizione: il cibo tipico calabrese, autentico, generoso, identitario.
Tra i profumi di Agorà Gal, Sapori di Calabria e La Calabria nel Piatto, le tre aree food hanno proposto un viaggio goloso tra tradizione e creatività: primi piatti della memoria, formaggi dal carattere deciso, hamburger di podolica, cuoppi di pesce fragranti, stizza a portafoglio, tris di pizza in teglia, anche in versione gluten free. E poi il gran finale: gelato, cannoli, babà, panettone e frutta di qualità.

Talk, concerti, spettacoli e wine talk hanno acceso le notti con vibrazioni sofisticate, tra calici alzati e atmosfere scintillanti. Un’atmosfera sigillata dal momento più atteso, la premiazione del miglior vino rosato secondo la Guida 100 Best Italian Rosé.

Primo classificato ‘A Vita – Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2024, l’azienda dell’enologo Francesco De Franco e della moglie Laura riesce da sempre ad offrire eleganza nel calice, unita a carattere e temperamento tipico del Sud Italia. Il tannino e lievemente palpabile, così come le gustose nuance mediterranee di lavanda, timo e rosmarino, dal finale pepato. Un rosato che ha scritto la storia dell’areale in tante pagine memorabili come questa.
Conquista il secondo posto Bonavita – Terre Siciliane Rosato IGT 2024, in terza posizione Ferlat Vini – PG Rosa Venezia Giulia IGT 2023.

Un brindisi alle sfumature del rosa, tra eleganza, territorio e carattere. Vince su tutti la bellezza del Gaglioppo, parente prossimo al Sangiovese varietà d’uva cardine dell’enologia italiana. La storia indica la Calabria tra i progenitori di quest’affascinante e duttile vitigno, che riesce a dare il meglio di sé in territori profondamente diversi tra loro per clima, altitudini e latitudini.
Nella zona del Cirò, di recente sotto i riflettori per la modifica del Disciplinare e l’istituzione della prima DOCG regionale per la tipologia Cirò Classico, i suoli sono prettamente argillosi, coriacei e resistenti alle stagioni estive siccitose, grazie al potere drenante dell’acqua piovana. I vini a base di Gaglioppo hanno sempre delle sfumature rosaceo-porporine tenui e delicate, che sfociano persino nel topazio antico quando si assaggia un rosato.

100 Best Italian Rosé 2025: il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita si aggiudica il primo premio

Sul podio anche il siciliano Bonavita e il friulano Ferlat e 3 premi speciali a Enrico Druetto, Apollonio e Le Fraghe.

Ecco i tanto attesi risultati della quinta edizione di 100 Best Italian Rosé: la guida online e gratuita ai migliori rosati italiani edita da Luciano Pignataro Wine Blog con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio. Sono state selezionate cento etichette a seguito del sondaggio nazionale e delle degustazioni alla cieca tenute in assoluto anonimato dai curatori Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Elisabetta Granieri e Raffaele Mosca.

In occasione del prestigioso appuntamento con Vinitaly and The City Calabria, il 18 luglio a Sibari sono stati svelati i produttori della Top10, i successivi nell’ambita Top50 inclusi premi speciali, oltre che i vini eccellenti per un totale di 100 etichette da tutta Italia e non solo.

Dopo l’inclusione del Ticino della scorsa edizione, la novità assoluta di questa edizione è l’inserimento in guida dei rosati della Slovenia in modo da aprirsi ai vini di confine.

La lista completa è finalmente disponibile sul sito dedicato: https://www.100bestitalianrose.it/.

Il miglior rosato italiano per l’edizione 2025 della guida è il Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 di ‘A Vita, seguito sul podio dal Terre Siciliane Rosato IGT 2024 di Bonavita e da “PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2023 di Ferlat Vini.

Ottimi risultati si registrano per l’Umbria, con ben due etichette nella top 10 cui si affianca l’Abruzzo, con il Cerasuolo. Tre gli exploit di questa edizione che hanno portato all’assegnazione dei 3 premi speciali: il Vino Rosato di Enrico Druetto si aggiudica il premio “Vitigno da Scoprire”, ‘Diciotto Fanali’ Negroamaro Rosato Salento IGT 2021 di Apollonio si distingue come “Rosato nel Tempo”, all’azienda Le Fraghe con il ‘Ròdon’ Chiaretto di Bardolino DOC 2024 va la menzione “Benemerito del Rosato”.

Sempre stimolante scoprire come tutte le regioni abbiamo modo di esprimere eccellenze territoriali senza eccezioni come dimostra, ancora una volta, la classifica.

Segue la classifica completa. Complimenti a tutti i produttori.

1 – ‘A Vita – Calabria IGP Gaglioppo Rosato 2024 – ‘A Vita

2 – Terre Siciliane Rosato IGT 2024 – Bonavita

3 – “PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2023 – Ferlat Vini

4 – “Ramatico” Lazio Rosato IGT 2022 – Antonella Pacchiarotti

5 – “La Bisbetica rosè” – Umbria IGT Rosato 2024 – Madrevite

6 – “Nasciolo” Umbria Rosato IGT 2024 – Annesanti

7 – Alto Adige DOC Lagrein Rosato 2024 – Muri Gries

8 – “Il Rogito” Basilicata Rosato IGT 2023 – Cantine del Notaio

9 – “Marcantonio” – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cantina Olivastri

10 – “Baldovino” – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Tenuta I Fauri

11 – “Syrah Rosa” Toscana Rosato IGT 2024 – Amerighi Stefano

12 – “Torre Kalena” Vino Rosato 2022 – Steiger Kalena

13 – “Titolo Pink Edition” Basilicata Rosato IGT 2024 – Elena Fucci

14 – “Cab” Cersasuolo d’Abruzzo DOC 2023 – Abbazia di Propezzano

15 – Etna Rosato DOC 2024 – Famiglia Statella

16 – Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cingilia

17 – “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore 2024 – Azienda Agricola Fontefico

18 – “Manyarì” Cirò DOC Rosato 2023 – Brigante, Vigneti e Cantina

19 – “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Faraone vini

20 – “Celeste” Calabria Rosato IGP 2024 – Cantine Benvenuto

21 – “Ciliegio” Umbria Rosato IGP 2024 – Az. Agr. Montemelino

22 – “Le murate” Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore 2024 – Fattoria Nicodemi

23 – “Gelsorosa” Basilicata Rosato IGP 2024 – Tenuta I Gelsi

24 – “Corallo Rosa” Campi Flegrei Rosato DOP 2022 – Cantine del mare

25 – “Rosavero” Valtenesi Chiaretto Rivera del Garda Classico DOC 2024 – Avanzi

26 – “Gruè” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Cerulli Spinozzi

27 – “So Chic So Cool Rosé” Cannonau di Sardegna DOC Rosato 2023 – Tréguer & Tréguer

28 – “Lame del Sorbo” Tintilia del Molise Rosato DOC 2022 – Agricola Vinica

29 – “Ma’ rosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Nifo Sarrapochiello

30 – “Munazei” Lacryma Christi del Vesuvio DOC Rosato 2024 – Casa Setaro

31 – “Il Bandolo della Matassa” Lazio Rosato IGP 2024 – Cantina Le Macchie

32 – Vino Rosato – Enrico Druetto
PREMIO SPECIALE: VITIGNO DA SCOPRIRE

33 – “Scirocco” – IGP Terre del Volturno Casavecchia Rosato 2024 – Sclavia

34 – “Fossocancelli” Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2023 – Ciavolich

35 – “Cybelle” Lazio Rosato IGT 2023 – Vini Raimondo

36 – “Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2024 – Cantine Olivella

37 – “Tecla” Chiaretto di Bardolino Doc 2024 – Benazzoli

38 – “Coordinate” Trevenezie IGT Rosato 2024 – Piera 1899

39 – “Controcorrente” Vigneti delle Dolomiti IGP 2023 – De Vigili

40 – “Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2024 – Terre di Balbia

41 – Susumaniello Rosé Salento IGT 2024 – Varvaglione

42 – “Donna Clelia” San Severo Nero di Troia DOP Rosato 2022 – Cantine Pallotta

43 – “Diciotto Fanali” Negroamaro Rosato Salento IGT 2021 – Apollonio
PREMIO SPECIALE: IL ROSATO NEL TEMPO

44 – “Grayasusi Argento” Calabria IGT 2024 – Ceraudo

45 – “Girofle” Salento Rosato IGP 2024 – Garofano

46 – “Contrada Volpare” Etna Rosato DOC 2024 – Maugeri

47 – “Le Rosé” Ticino Doc Rosato 2024 – Paolo Basso

48 – “Rosagreen” Riviera del Garda Classico DOC Valtènesi 2024 – Pasini San Giovanni

49 – “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2024 – Ippolito

50 – “Ròdon” – Chiaretto di Bardolino DOC 2024 – Le Fraghe
PREMIO SPECIALE: BENEMERITO DEL ROSATO

VINI ECCELLENTI:

“13 Rose” Rosato Merlot Ticino DOC 2024 – Castello di Morcote

“14 Primavere” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi

“A” Toscana Rosato Igt 2024 – Marchesi Antinori – Fattoria Aldobrandesca

“Albarìa” Terre Siciliane IGT 2024 – Pellegrino

“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2024 – Cantina Bello

“Bardasce” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Tenuta de Melis

Bardolino Chiaretto DOC 2024 – Le Tende

Cerasuolo d’ Abruzzo bio DOC 2024 – Cirelli

“C’D’C’ “Sicilia Rosato DOC 2024 – Cristo di Campobello

“Chakra Rosato” Puglia Primitivo Rosato IGP 2024 – Giovanni Aiello, Enologo per Amore

“Consenso” Marche IGT Rosato 2024 – Saladini Pilastri

Costa Toscana Rosato Igp 2024 – Podere Lavandaro

“Deivai” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2023 – Cantina Tollo

“Ed” Costa d’Amalfi Rosato DOC 2024 – Tenuta San Francesco

“Epicarma” Rosato Calabria IGT 2024 – Tenuta del Travale

Etna Rosato DOC 2024 – Abbate Roberto

“Fabri” – Nero di Troia IGT 2024 – Rivera

“Five Roses Anniversario” Salento Rosato IGT 2024 – Leone De Castris

Friuli Pinot Grigio Ramato 2024 – Le Monde

“Gaudenzia” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2021 – Villa Cordevigo

“Getis” Tramonti Costa D’Amalfi DOC 2024 – Reale

“Giusi” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2024 – Tenuta Terraviva

“Goldinar Signature Rosè” Goriska Brda ZGP 2022 – Nebo Winery

“Granatu” – Calabria Igp Rosato 2024 – Casa Comerci

“Il Cielo sul Vulcano” – Rosato Basilicata IGP 2024 – Cantina di Venosa

“Istine” Rosato Toscana IGT 2024 – Istine

“Lady Pink” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Cantine Tora

“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2024 – Cantina Coppola 1489

“Marella Rosato” Trasimeno Rosato DOC 2024 – Podere Marella

“Ondarosa” Puglia Igp 2024 – Amastuola

“Ophelia” – Rosato Irpinia doc 2024 – Macchie Santa Maria

“Pietramontis” Vigneti delle Dolomiti IGT Pinot Grigio Ramato 2023 – Villa Corniole

“Praefete” Valtenesi Riviera del Garda Classico DOC 2024 – Podere dei Folli

“Puntalice Bio” Cirò Rosato DOC 2024 – SENATORE VINI

“Rosa Chiara” Vino Rosato 2024 – La Scolca

“Rosa di Sei” Etna DOC 2024 – Palmento Costanzo

“Rosa Dolce & Gabbana” Sicilia DOC Rosato 2024 – Donnafugata

“Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda Classico DOC 2024 – Costaripa

“Rosé D’Amour” Vino Rosato – Possa

“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2024 – Colli di Castelfranci

“Solerose” Langhe Rosato DOC 2024 – Fontanafredda

“Spiritus Terrae” Cerasuolo d’ Abruzzo DOC 2023 – Bio Cantina Orsogna

“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2024 – Fontanavecchia

“Terralia” Susumaniello Salento IGP 2024 Scarpello – Vignaioli dal 1961

“Testarossa” Cerasuolo d’Abruzzo Superiore DOC 2024 – Pasetti

“The Wine Collection” – A.A. Pinot Noir Rosè DOC  2021 – St Michael Eppan

“Turi” – Terre Siciliane Rosato IGT 2024 – Salvatore Marino

“Velca” – Lazio Rosato IGT 2024 – Muscari Tomajoli

“Venturosa” – Rosato di Torgiano DOC 2024 – Terre Margaritelli “Vigna Lapillo” Lacryma Christi del Vesuvio Rosato Doc 2024 – Sorrentino

Cronache dall’Alto Adriatico: Friuli Colli Orientali

Dopo un primo assaggio del Brda raccontato qui:

prosegue il nostro viaggio nei territori dell’Alto Adriatico ospiti dell’organizzatore dell’evento Paul Balke con prima tappa il territorio di Friuli Colli Orientali.

Lasciamo Medana e torniamo in Italia quasi senza accorgecene con direzione Manzano dove ci attendono i vini di dodici aziende.

Nel precedente abbiamo accennato alla futilità dei confini e continueremo a farlo in questo e nelle future narrazioni. Necessità organizzative hanno fatto sì che il pernottamento del gruppo dei giornalisti fosse diviso in due esatte metà in luoghi distanti appena dieci chilometri l’un dall’altra, in Slovenia e in Italia. Se non ci fosse stato specificato nessuno se ne sarebbe accorto, e di notte ovunque fossimo splendeva la stessa luna, visibile in un cielo stellato privo di nuvole.

Il territorio del Friuli Colli Orientali, è stato definito nel 1970 con l’approvazione del disciplinare di produzione di ciò che al tempo si chiamava D.O.C. Colli Orientali del Friuli. Comprende l’intera formazione collinare della parte orientale della provincia di Udine che, da nord, riguarda i territori dei comuni di Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, Torreano, da est Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, e infine da sud-ovest con Premariacco, Buttrio, Manzano, S. Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo. Quattordici comuni con rilievi di altitudine dei vigneti compresi tra i 100 e i 350 metri s.l.m., che escludono quelli del fondovalle.

Ed è giunto il momento di introdurre il particolare terreno protagonista di questi luoghi: la ponca.

Chiamata anche flysch è una roccia eocenica, formatasi dai 34 ai 56 milioni di anni fa, che accomuna le cinque denominazioni di  Friuli Colli Orientali, Collio, Brda, Vipaska Dolina, Slovenska Istra.

È costituita da un’alternanza di strati di spessore variabili di marne (argille calcaree) ed arenarie (sabbie calcificate). La marna assorbe facilmente l’acqua ed è di consistenza tenera, l’arenaria è dura e impermeabile. Se poi si aggiunge la ripidità delle colline del posto si comprende come sia stato necessario provvedere a terrazzamenti per evitarne l’erosione e trattenere l’acqua.

I vitigni presenti per i bianchi sono Chardonnay, Friulano, Malvasia Istriana, Picolit, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Riesling Renano, Sauvignon Blanc, Traminer aromatico, Verduzzo; per i rossi Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot Nero, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Tazzelenghe.

Saremmo in errore se associassimo la ricca presenza di vitigni internazionali, comune del resto a tutto l’Alto Adriatico, come la volontà di seguire una moda con nomi di successo conosciuti al pubblico mondiale. Uve piemontesi e francesi furono piantate durante l’ultima parte del XIX secolo, e in merito ad alcune di origine transalpina si ipotizza di poterne retrodatare l’arrivo al periodo napoleonico (1809-1814) con la costituzione dell’exclave del Gouvernement des Provinces Illyriennes, che oltre all’Alto Adriatico arrivava a comprendere l’intera Dalmazia.

In una sala dell’osteria Elliot di Manzano, si sono alternati dodici produttori i quali aderendo al progetto, hanno raccontando in breve la loro storia e descritto i vini. Li elenchiamo di seguito in ordine di comparsa.

Prima di iniziare è necessaria una doverosa premessa: durante il nostro tour abbiamo assaggiato complessivamente 320 vini provenienti da 74 aziende. Impossibile parlare nel dettaglio di tutti, e quantunque volessimo sarebbe tedioso e non interesserebbe ad alcuno, pertanto nella gran parte dei casi ci limiteremo a menzionarne uno per produttore, quello che più ci ha favorevolmente colpito con la consapevolezza della parzialità di giudizio.

MEROI dal 1920 – ettari 20 – bottiglie annue 60.000

(https://www.meroi.wine/)

Friuliano 2023 gradevole, fresco, fragrante e floreale, con sorso glicerico, sapidità pronunciata e un finale piacevolmente ammandorlato

Sauvignon 2023

Merlot 2021 Ros di Buri.

RODARO PAOLO dal 1846 – ettari 60 – bottiglie annue 300.000

(https://www.rodaropaolo.it/it)

Blanc de Noir 2018 metodo classico pas dosé (68 mesi sui lieviti)

Sauvignon 2021 Il Fiore

Refosco dal Peduncolo Rosso 2018 Romain Collection la gradazione alcolica importante di 17% è dovuta alla surmaturazione delle uve in fruttaio per 4 settimane e non penalizza il vino, profondamente immerso nell’universo della bacca rossa, con della ciliegia matura, frutta secca, humus di sottobosco, cuoio e tabacco. Ovviamente ha pienezza di corpo, calibrato, e con buona persistenza.

TUNELLA dal 2002 – ettari 70 – bottiglie annue 400.000

(https://www.tunella.it/)

Pinot Grigio 2024

Biancosesto 2023 (Friuliano e Ribolla)

Colmatìss Sauvignon 2023 varietalmente spinto, fresco e fragante, con note di erbe officinali, di salvia. Ha un sorso pieno, persistente e sapido.

JACUSS dal 1990 – ettari 13 – bottiglie annue 50.000

(https://www.jacuss.it/index.php/it/)

Pinot Bianco 2024

Sauvignon 2023

Tazzelenghe 2022 che vinifica in barrique per 24 mesi, poi 6 mesi di assemblaggio delle masse, e infine 6 mesi affinamento in bottiglia. Piccola bacca rossa scura, olfatto e gusto speziato, pepe, rustico ma bilanciato e con grande personalità e persistenza.

CONTE D’ATTIMIS MANIAGO dal 1930 – ettari 86 – bottiglie annue 350.000

(https://www.contedattimismaniago.it/)

Ronco Broilo 2019 (Friulano/Malvasia/Ribolla)

Malvasia Salistra 2023

Pignolo 2013 con note di profondità tipiche dell’evoluzione, del sottobosco, frutta secca, confettura di mora e mirtillo, liquirizia, cuoio, e cenni balsamici. Il sorso è teso, succoso e persistente.

CA’ LOVISOTTO dal 2021- ettari 3 – bottiglie annue 10.000

(https://www.calovisotto.it/)

Ribolla Gialla 2023, dopo la vasca inox, effettua un secondo travaso in anfora di terracotta naturale toscana per circa 8 mesi. Ha persistenza olfattiva agrumata, note di albicocca fresca e succosa, fiori di sambuco, sentori minerali che seguitano anche al palato, dotato di eleganza, armonia e persistenza.

Schioppettino di Prepotto 2022, vasca inox per 6 mesi, poi barrique e tonneau per 12 mesi, e affinamento in bottiglia per 8 mesi. Frutta rossa croccante, nota boisé, sorso pieno, di bacca rossa, è vino di corpo, molto gradevole nelle note di spezie e con l’utilizzo del legno ben dosato.

AQUILA DEL TORRE dal 1996 – 18 ettari – bottiglie annue 55.000

(https://www.aquiladeltorre.it/)

Riesling 2020 è un Riesling Renano molto intenso, di un minerale votato agli idrocarburi, fresco nelle sue note agrumate, con sorso vivo, polputo e ricco nel corpo, e di buona persistenza.

Oasi Bianco 2021 (Picolit)

Refosco dal Peduncolo Rosso Riserva 2016

PIZZULIN dal 2011 – ettari 11 – bottiglie annue 50.000

(https://www.pizzulin.com/cantina)

Friulano 2024

Schioppettino di Prepotto 2021

Scaglia Rossa 2021, si tratta di un Merlot in purezza e il vino provenie da una singola botte con l’ottenimento di 600 bottiglie, con vinificazione di 30 mesi in tonneau da 5 e 7 ettolitri. Caldo e confortevole nelle sue note di bacca rossa, la mora di rovo e il gelso rosso su tutte, e di spezie dolci. Morbido e setoso al palato, con un finale gradevole e lievemente vegetale.

MOSCHIONI dal 1953 – ettari 13 – bottiglie annue 60.000

(https://www.michelemoschioni.it/)

Rosso Celtico Riserva 2015

Blend di Merlot e Cabermet Sauvignon in parti eguali che vinifica un anno in barrique, quattro anni in botti grandi, e almeno un anno di affinamento in bottiglia. Intenso con bacca rossa di bosco, confettura di fragola e di mirtilli, agrumi, arancia sanguinella, spezie e tabacco dolce. Il palato è succoso, garbato, in equilibrio, con setosità tannica e ritorni di ciliegia ben matura e molto persistente.

Schioppettino Riserva 2013

Rosso Reâl 2015

Tazzelenghe al 50%, Merlot e Cabernet Sauvignon per il saldo, che vinfiica come il Rosso Celtico. Intensa è la frutta a bacca rossa di bosco fra cui spicca il lampone e la mora di rovo, le spezie sono morbide, cannella in primis. Sorso teso e morbido, tannini delicati, ricco e succoso, di grande persistenza e con richiami finali balsamici.

 VIGNA PETRUSSA dal 1996 – ettari 8 – bottiglie annue 40.000

(https://www.vignapetrussa.it/)

Friulano 2024

Richenza Bianco 2022 (Friulano, Malvasia, Riesling Renano) a questo vino dedicheremo un focus a sé stante.

Schiopettino di Prepotto Riserva 2019

Vinifica sui lieviti indigeni per tre anni e un ulteriore anno di affinamento in bottiglia. Vino che inizialmente austero, si declina nella piccola bacca rossa, mora, gelso nero, ribes nero, per virare in fiori secchi, violetta, spezie morbide, e terminare con sentori balsamici. Al palato è succoso, polposo, con agrume maturo, elegante e fine, sorso teso e persistente.

RONCHI DI CIALLA dal 1970 – ettari 26 – bottiglie annue 100.000

(https://www.ronchidicialla.it/)

Cialla Bianco 2021 (Ribolla, Verduzzo, Picolit)

Schioppettino RiNera 2022

Schioppettino di Cialla 2019

Olfattivamente etereo con note di piccola bacca rossa, sentori di sottobosco, frutta secca e cenni balsamici. Al palato l’alcol è praticamente inesistente (12.5%) con sorso succoso in un contesto di lievità ed eleganza, e ritorni di spezie delicate, fra le quali il pepe bianco.

DRI GIOVANNI II RONCAT dal 1968 – ettari 9 – bottiglie annue 40.000

(https://www.drironcat.com/)

Refosco dal Peduncolo Rosso 2017

Intense note di miritllo e altre bacche di bosco, erbe aromatiche e minerali vicine alla grafite. Al palato è morbido, con ritorni di spezie dolci e dotato di una bella persistenza.

Schioppettino Monte dei Carpini 2019

 Da comunicatori quali siamo, sappiamo come l’individualità della figura sia rilevante. Desideriamo quindi premiare con una menzione speciale Wayne Young, natio nel piccolo sobborgo di South Orange presso Newark nel New Jersey, e che vive in Friuli da 27 anni. È un sommelier amico di Paul Balke che ha lavorato per vent’anni in maniera non continuata e con diversi ruoli per l’azienda Bastianich, che ha coadiuvato la degustazione riuscendo abilmente a fondere durante la conduzione del servizio, leggerezza e professionalità di alto profilo con spiegazioni fornite in aggiunta a quanto i produttori esponevano. 

Durante il pranzo da Eliot i produttori hanno servito ulteriori vini. Avevamo espresso il desiderio a Lara Rodaro e Nadia La Milia dell’azienda Paolo Rodaro di assaggiare uno dei due vini prodotti a base di vitigni Piwi e siamo stati accontenati con il Primi Passi Bianco 2020 da Nepis e Soreli, che nonostante il lustro di vita ha ancora una netta acidità citrina e della frutta tropicale.

Molto interessante e di struttura dalla stessa azienda il Friulano 2023 Romain Collection, e poi il Tazzelenghe 2020 di Conte d’Attimis Maniago dove la rusticità endemica di questo vitigno autoctoctono di cui ingiustamente si parla poco era adeguatamente compensata da note speziate e di piccoli frutti di bosco.

Ricordiamo infine con piacere il Picolit 2018 di Vigna Petrussa per intensità e finezza nei richiami di frutta esotica, e il Vermut Eretico a 18% prodotto da Aquila del Torre a partire dal proprio vino da Verduzzo Friuliano che ci ha sorpreso per facilità di beva, garbo nelle note erbacee, balsamiche e citrine.

 Il pomeriggio è stata l’occasione per visitare luoghi importanti e storici della regione, non solo dal punto di vista vinicolo. Non molto distante dal ristorante, imponente l’Abbazia di Rosazzo dominava silente dall’alto, sembrando di sorvegliare i vigneti che abbiamo osservato da vicino, sfidando un caldo equatoriale. Fondata dai monaci benedettini nel 1068, l’abbazia passa poi ai domenicani. Ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della viticoltura e olivicoltura della regione, e il paragone con i monateri di Borgogna, i clos e via dicendo non è affatto fuori luogo. Un giro tra i vigneti di Spessa, nella valle di Prepotto e uno stop presso i vigneti di Cialla hanno ornato ulteriormente il nostro sguardo.

 Ma la degustazione di vini non era affatto terminata: ci attendeva in una cena in quel di Tricesimo, piccolo comune nato nel III secolo d.C. che deve il suo nome a un’epigrafe romana: ad tricesimum lapidem cioè alla trentesima pietra miliare dal porto di Aquileia, vale a dire a circa 45 chilometri. 

Ci accoglie Ermanno Maniero, un bel giovane che dopo un decennio passato in mare come direttore di macchina, decide di mettersi in gioco e dedicarsi ai vigneti di famiglia, alcuni con un secolo di vita. Le Due Torri è il nome della sua cantina, un progetto che dichiara d’avere come focus l’equilibrio tra modernità e tradizione.

Aderisce all’organizzazione dei vignaioli indipendenti Fivi, e quattro sono i vigneti a disposizione: Monte San Biagio, Bolzano, del Torre, Villa Garzolini dove albergano sedici vitigni, sette dei quali autoctoni, avviluppati da quattro ettari di bosco che assieme al torrente Torre creano un microclima di biodiversità. Ermanno malcela una certa passione per la fantascienza (che condividiamo), che si manifesta con il richiamo nel nome di tre suoi vini: Stargate, Time Machine, Chronos. Cenando abbiamo avuto modo di assaggiare sette referenze che produce.

Stargate, spumante dosaggio zero, metodo integrale, blend di Chardonnay (60%) e Ribolla (40%) che trascorre 24 mesi sui lieviti, fresco, citrino, gradevolmente fruttato.

Ribolla Gialla 2023 Friuli Colli Orientali Doc, che sosta per il 30% della massa in botte di acacia, con note di ginestra, frutta a polpa gialla, sapido, con sorso teso e ricco, abbastanza persistente.

Friulano Riserva 2021 Friuli Grave Doc, senza fermentazione malolattica e con maturazione in botte e frequenti bâtonnage per 18/24 mesi. Elegante e complesso, glicerico, con frutta matura, sorso pieno e persistente, sapido e speziato.

Old Wisdom 2019 Venezia Giulia Igt: un Verduzzo con piccolo saldo di Picolit e macerazione delle uve per 12 giorni e fermentazione secondaria con lieviti indigeni. Riposa in barrique a contatto con le fecce nobili per 18 mesi, sviluppando note di fiori essiccati, frutta secca, albicocca disidratata. Morbido e rotondo con ritorni di miele d’acacia e vaniglia.

Schioppettino 2022 Friuli Colli Orientali Doc, macerazione delle uve per 20 giorni e fermentazione secondaria con lieviti indigeni, affinamento in tonneau da 500 litri a contatto con le fecce nobili per 12 mesi, crunchy detta all’anglosassone note di frutta, con cenni balsamici e molte spezie, pepe nero, in un sorso elegante, lieve, con ritorni speziati.

Tazzelenghe 2016 Trevenezie Igt, macerazione delle uve per 30 giorni e fermentazione secondaria con lieviti indigeni, affinamento in mix di tonneau da 500 litri, barrique, e botti di ciliegio non tostato, a contatto con le fecce nobili per 36 mesi, con note di frutta scura, ciliegia amarena e marasca mature, liquirizia, una nota boisé, e poi di spezie, palato morbido con setosi tannini, alcol integrato e grande persistenza e ritorni speziati.

The Pulse 2021 Trevenezie Igt, vino di punta aziendale dai 16% gradi alcolici, ma che può arrivare anche a 17.5% a secondo dell’annata. Un blend di Refosco dal Peduncolo Rosso al 43%, Schioppettino al 43%, e Tazzelenghe al 14%, derivante da appassimento naturale sui graticci delle uve per 90 giorni, macerazione delle stesse per 45 giorni, affinamento in tonneau da 500 litri a contatto con le fecce nobili per 36 mesi, con sentori di frutta di bosco, mora, mirtillo, lampone, fragolina, in confettura e sotto spirito, dotato di sorso pieno e masticabile, e ritorni di marasca persistente e di spezie, in un finale alcolico simile al liquore Maraschino, della vicina Dalmazia.

Salutiamo e ringraziamo Ermanno per i vini e per la cena, con la visita del locale stoccaggio delle botti. Il tempo di rientrare per noi a Medana in Slovenia, con l’eco nel palato dell’ultimo vino assaggiato, The Pulse che in etichetta riproduceva un cuore, sotto un firmamento anch’esso pulsante che della terra in cui ci troviamo non gli fa alcuna differenza.

Toscana: torna “Red Montalcino” a raccontare il rosso agile ed elegante del territorio ilcinese

«Contemporaneo, dinamico ed espressivo del territorio». Così il neo presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolommei, ha definito il Rosso di Montalcino, nella masterclass di apertura dell’evento Red Montalcino 2025.

Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione ha presentato le annate correnti della seconda DOP del territorio di Montalcino in ordine di importanza.

Nato nei primi anni Settanta con l’intento di ottenere un vino di facile e pronta beva rispetto al blasonato fratello maggiore, il Rosso ottiene il riconoscimento della DOC nel 1983 e fin da subito venne considerato una sorta di tipologia di “ricaduta” del Brunello di Montalcino. Ottenuto con le stessa qualità di sangiovese (sangiovese grosso localmente chiamato brunello), nel medesimo areale di produzione, il Rosso da disciplinare non prevede affinamento in legno e l’uscita sul mercato è consentita dal 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia.

A partire però dagli ultimi anni il Rosso sta delineando una personalità propria ben definita, con l’intento non solo di introdurre al territorio di Montalcino ma anche di distinguersi e diventare rappresentativo. Ancora presente è il retaggio di un vino ottenuto con partite d’uva non giudicate idonee per la produzione di Brunello. Tuttavia molti produttori stanno iniziando a ripensare il Rosso non più in “competizione qualitativa” tarata al ribasso rispetto al Brunello, ma come un’espressione a sé stante di un sangiovese più giovane e scattante al palato, in cui la nota sapido-iodata rappresenta il filo conduttore che accomuna questa produzione.

La Master of Wine Sarah Heller ha tratteggiato in questo modo i caratteri del Rosso, conducendo la degustazione denominata Fresh perspectives: the rise of Rosso di Montalcino – riservata a stampa e operatori del settore italiani ed esteri-, durante la quale abbiamo avuto occasione di testare i campioni di dieci cantine, a partire dall’annata 2015 fino alla corrente 2023, allo scopo di valutare l’evoluzione e raffrontare stili diversi.

La Heller ha fatto anche interessanti considerazioni sul posizionamento del Rosso, attualmente più diffuso sul mercato italiano che in quello straniero.  Circa il 75% di Brunello di Montalcino prodotto infatti è destinato all’export, mentre il Rosso si attesta intorno al 35-40%, e, cosa insolita per i rossi italiani, il prezzo è maggiore sul mercato domestico che fuori.

«Il Rosso di Montalcino gode di una maggiore fama in Italia che all’estero” – commenta ancora il presidente Bartolommei raggiunto dai microfoni di 20Italie durante la manifestazione – “l’obiettivo è quello di portarlo fuori dai confini nazionali e a questo proposito è fondamentale la scissione tra Brunello e Rosso di Montalcino, pur essendo l’uno complementare dell’altro».

Lo scopo è quello di internazionalizzare il Rosso e non è detto che la stessa manifestazione Red Montalcino, nei prossimi anni, non voli all’estero. Tra gli obiettivi più importanti del nuovo direttivo consortile c’è di sicuro la promozione sui mercati esteri, con particolare attenzione a Europa, Stati Uniti e Asia.

Ospitata nella storica fortezza, Red Montalcino si è presentata con un taglio moderno: walk around tasting con i produttori e food corners, dove l’alternanza tra cibi della tradizione tosco-italiana e piatti del mondo – come il cous cous marocchino o la Raita indiana – aveva lo scopo di esaltare la versatilità di un vino dinamico e contemporaneo. Infine musica dal vivo, insieme a cocktail & mixology,  l’ulteriore tocco che ha denotato il carattere giovanile della manifestazione.

LA MASTERCLASS E I MIGLIORI ASSAGGI IN FORTEZZA

A seguire i vini degustati durante la masterclass:

Rosso di Montalcino 2015 Col d’Orcia – Fragrante, succoso, freschezza integra e tannino setoso;

Rosso di Montalcino 2016 Casisano – Sottobosco, tocchi ematici, strutturato;

Rosso di Montalcino 2017 Poggio di Sotto – Acqua di rose e frutto di rovo, texture morbida e ampia;

Rosso di Montalcino 2018 San Lorenzo – fiori scuri e frutto croccante, sorso equilibrato;

Rosso di Montalcino 2019 Giovanni Casanova di Neri – erbe aromatiche, vena iodata, fruttato e goloso;

Rosso di Montalcino 2020 Uccelliera – floreale e balsamico, sorso a due velocità, subito disteso, impenna a centro bocca;

Rosso di Montalcino 2021 Sesti – erbe mediterranee e scorza d’arancia, gustoso, estremamente attrattivo;

Rosso di Montalcino 2022 La Caduta Caparzo – speziato e floreale, sorso avvolgente e scorrevole;

Rosso di Montalcino 2023 Sesta di Sopra – arancia sanguinella e ciliegia ferrovia, elegante e snello al palato;

Rosso di Montalcino 2023 Poggio alle Forche – piccoli frutti rossi, sorso sferzante e immediato.

In fortezza, tra gli assaggi maggiormente apprezzati nel walk around tasting, si sono distinti:

Rosso di Montalcino 2022 Poggio di Sotto – ottenuto dal “declassamento” della massa destinata alla produzione del Brunello, dopo due anni di botte grande; petali di rosa e scorza d’arancia, elegante e sapido;

Rosso di Montalcino 2023 Giovanni Neri Casanova di Neri – succoso e fruttato con reminiscenze di ribes e lamponi;

Rosso  di Montalcino 2022 L’America Castiglion del Bosco – solo acciaio; frutta rossa croccante, tagliente al palato, di espressione moderna;

Rosso di Montalcino 2022 Vigna Banditella Col d’Orcia – affinamento in barrique e tonneaux per circa un anno –  prugna rossa selvatica e speziature, fresco e sapido;

Rosso di Montalcino 2022 Lisini – vinificazione in cemento, affinamento in cemento e botte grande – frutti rossi macerati e fiori viola;

Rosso di Montalcino 2023 Casisano (anteprima) – fermentazione breve e affinamento per sei – otto mesi in rovere grande di slavonia – melograno, fiori di timo e radice di china; verticalità e freschezza agrumata.

Romagna: Amaracmand, il racconto del press tour tra storia, sorrisi… e sorsi

Un press tour di due giornate nella valle del Rubicone e del Savio, tra Cesena e Sorrivoli, in un territorio tutto da scoprire, situato a metà strada tra l’Appennino romagnolo e il Mar Adriatico. Questo tratto di terra, che si estende tra le province di Forlì-Cesena e Rimini, è celebre non solo per lo splendido paesaggio di colline e vigneti, ma anche per il suo importante ruolo nella storia antica, ricordato con le famose parole di Giulio Cesare “alea iacta est” (il dado è tratto) che, attraversando il fiume Rubicone, segnarono un punto cruciale della storia romana.

Oggi le ferite della terribile alluvione del 2023 sono ancora presenti. La popolazione locale, tuttavia, ha dimostrato straordinaria capacità di resilienza e solidarietà, diventando un esempio per tutta gli italiani.

Il nostro viaggio inizia a Cesena, dove ad accoglierci alla stazione troviamo Maddalena Mazzeschi, organizzatrice dell’evento: una persona dinamica, creativa e appassionata, sia di vino che di comunicazione. Condividerò questa esperienza con altri compagni di viaggio, con cui si crea fin da subito un’intesa speciale, un vero “feeling enoico”.

Prima tappa la Biblioteca Malatestiana, esempio unico di biblioteca umanistica conventuale perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale. Fatta costruire a metà del Quattrocento da Malatesta Novello, signore di Cesena, su ispirazione dei frati francescani. La biblioteca colpisce per il suo stile architettonico, con un portale decorato da simboli araldici malatestiani, tra cui spicca l’elefante, emblema della famiglia.

Entrando si ha l’impressione di trovarsi in una “chiesa in miniatura”: la pianta a tre navate, la copertura a volte e i colori interni — bianco, rosso e verde — richiamano gli stemmi malatestiani. I manoscritti sono custoditi su bancali di legno, assicurati agli stessi con delle catene, a garanzia dell’ordine e della consultazione.

La gestione fu affidata fin da subito al Comune, motivo per cui è considerata la prima biblioteca civica d’Italia. Oggi la Biblioteca Malatestiana è un centro culturale attivo, che ospita mostre, iniziative, eventi culturali e servizi di consultazione per studiosi e pubblico.

Terminata la visita ci concediamo una sosta alla storica gelateria Babbi nel centro storico di Cesena. Attilio Babbi fondò nel 1952 l’omonima Azienda Dolciaria dedicata alla produzione di coni, cialde e semilavorati per maestri gelatieri. Successivamente i figli e i nipoti crearono una nuova divisione in seno all’azienda, iniziando a produrre gelati e dessert.

E’ il momento di raggiungere la location che ci ospiterà in queste due giornate, giusto una breve pausa prima di riprendere il tour. L’ Agriturismo le spighe – Fattoria Bertaccini èun gioiellino incastonato sulle colline cesanesi, conduzione familiare, gentilezza dei proprietari e ottimo cibo lo rendono un luogo ideale per immergersi in un’atmosfera autentica e rilassante.

Il nostro tour prosegue alla volta del Castello di Sorrivoli. Le prime notizie sul castello si hanno attorno all’anno mille. Soggetto al controllo degli Arcivescovi di Ravenna, nel 970 viene concesso in feudo a Rodolfo conte di Rimini. Nel corso del XII secolo, con l’ascesa al potere dei Malatesta, di parte Guelfa, anche il castello di Sorrivoli come la maggior parte dei territori circostanti viene a trovarsi sotto il controllo di questa potente famiglia.

Oggi la Rocca, ancora intatta nelle sue strutture esterne e nel mastio, sorge sulla sponda sinistra del fiume Rubicone, nella zona collinare che segna il confine tra la provincia di Cesena e quella di Rimini. Ospita la parrocchia, l’Associazione Culturale di Sorrivoli e l’Università della Pace, ed è teatro di numerose iniziative, fra cui il Festival Internazionale dei Burattini (alla fine di agosto).

La vista mozzafiato si apre dalle colline fino al mare, ed è proprio su questo sfondo che fa il suo ingresso il nostro primo assaggio dell’Azienda Amaracmand: Madame Titì IGT Bianco Rubicone Spumante Brut Nature biologico. Dell’azienda abbiamo già scritto in un precedente articolo Romagna: cantine Amaracmand, l’enologo Maurilio Chioccia prova a dare perfezione stilistica al loro Sangiovese “Imperfetto”.

In etichetta, il disegno di una donna: un omaggio del co-proprietario Marco Vianello alla consorte e proprietaria Tiziana. Questo vino nasce da un progetto di ricerca sui vitigni autoctoni e sulla loro antica vocazione alla rifermentazione e alla produzione di bollicine. È realizzato con un metodo Charmat lungo, che gli conferisce piacevolezza e profondità, rendendolo perfetto per accompagnare il nostro aperitivo a base di prodotti locali.

Persi tra chiacchiere, bevute e assaggi, arriva l’ora di cena direttamente alla Trattoria del Castello, ristorante gestito dalla Cooperativa Sociale Terra dei Miti, il cui obiettivo principale — oltre a cucinare ottimo cibo— è creare nuove opportunità di lavoro, soprattutto per chi, a causa delle proprie caratteristiche personali, fatica a trovare un impiego stabile e onesto. Premessa fondamentale per apprezzare ogni dettaglio del servizio offerto in questo luogo davvero speciale. I piatti rispettano la tradizione romagnola, senza rivisitazioni, una degna conclusione di serata.

Il giorno seguente ci aspetta il tour tra i vigneti e in cantina, scopriamo questa piccola realtà a conduzione familiare: Amaracmand Bio. L’azienda vinicola nasce nel 2013 a Villagrande di Monecopiolo, in terra di Montefeltro, alle pendici del Monte Carpegna, grazie all’ambizioso progetto di due coniugi, Marco Vianello e Tiziana Matteucci, entrambi grandi appassionati di vini. Il progetto consisteva nel restituire valore e notorietà ai vini Romagna, facendoli conoscere in tutta Italia e in tutto il mondo.

Partiamo a bordo di una Land Rover per raggiungere i punti salienti delle vigne, si sale lungo i sentieri sterrati che attraversano i vigneti, tra filari ordinati e scorci panoramici che si aprono sulla campagna romagnola.

I vigneti crescono su un suolo antico che un tempo ospitava la fattoria del paese di Sorrivoli. Ancora oggi, tra i filari, si può scorgere il vecchio pozzo recuperato nel bosco, simbolo di un legame profondo con la storia e la comunità locale.

Tra i vitigni coltivati spicca giustamente il Sangiovese che insieme ad altre uve internazionali, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah e Alicante, va a comporre il loro prodotto di punta “Imperfetto”sotto la denominazione di IGT Rubicone. Inoltre, hanno riscoperto e valorizzato cloni rari di Sangiovese a piede franco e una sorprendente Albana lunga, riscoperta in un vecchio vigneto risalente agli anni ’60 e rigenerata con cui hanno impiantato nuovi vigneti.

Altri vigneti autoctoni coltivati sono Bombino bianco, Grechetto Gentile, Albana e Trebbiano della Fiamma, queste uve bianche sono state oggetto di un progetto di ricerca dedicato ai vitigni locali e alla loro ancestrale vocazione alle rifermentazioni e alle bollicine; nasce da queste uve il loro Madame Titì.

Usciti dai campi il percorso ci conduce verso la cantina dall’architettura che scompare nel paesaggio, una tecnologia che fa la differenza, progettata per fondersi completamente con l’ambiente circostante, rispettandone l’estetica e l’equilibrio naturale. All’interno si apre un mondo all’avanguardia, dove innovazione e sostenibilità guidano ogni scelta.

Marco ci racconta che per garantire un ambiente salubre e privo di contaminazioni, hanno adottato i purificatori d’aria AEROCIDE, una tecnologia sviluppata dalla NASA. Questo sistema consente di eliminare muffe e batteri senza ricorrere a sostanze chimiche dannose, tutelando così sia l’ambiente che il benessere dei collaboratori. Ogni fase della produzione è gestita da un sistema domotico avanzato, e l’energia proviene in gran parte da pannelli fotovoltaici. Un approccio scientifico al servizio della natura.

Il nome della cantina nasce da un ricordo personale di Marco: mia nonna, quando uscivo da ragazzo, mi diceva sempre “Amaracmaaaand fa e breeev” – mi raccomando, fa’ il bravo. Un legame affettivo che oggi si trasforma in un impegno autentico.

Veniamo alla degustazione.

Madame Titì IGT Bianco Rubicone Spumante Brut Nature biologico.  Una bollicina fine grazie alla rifermentazione spontanea assistita con metodo charmat lungo. Un ricco bouquet di fiori bianchi, mela e fieno. In bocca un gusto agrumato, fresco, piacevole beva.

Perimea IGT Sangiovese Rubicone bio. Vino che si distingue per il suo rispetto dell’ambiente e per la sua genuinità. In etichetta, due libellule sono protagoniste del disegno: simbolo della buona gestione biologica, poiché questi insetti sono molto sensibili ai trattamenti chimici e scompaiono quando vengono effettuate le lavorazioni in vigneto.

Questo dettaglio rappresenta l’impegno dell’azienda nel mantenere un ecosistema equilibrato e sano. Al sorso il Perimea è scorrevole e piacevole, con un tannino vivace che dona dinamicità. Il finale è ampio e ancora fruttato, lasciando una piacevole sensazione di freschezza e struttura.

Imperfetto IGT Sangiovese Rubicone bio Uve 85% sangiovese, 5% cabernet Sauvignon, 5% cabernet franc, 3% syrah, 2% Alicante. Un color prugna profondo, che anticipa il bouquet ricco e complesso. L’olfatto si rivela discreta ma elegante, con note di frutta a bacca scura come ciliegie nere, accompagnate da sfumature balsamiche vanigliate e un accenno di tostato.

Buona la struttura supportata da tannini importanti, lievemente asciuganti, che conferiscono carattere e persistenza al vino. Sentori di china e radice di liquirizia nel finale, insieme a richiami pepati.

Prosit!https://www.amaracmand.com

Il vino del Nord Adriatico

Imagine there’s no countries

It isn’t hard to do (John Lennon) 

Per arrivare a Medana dove saremo come base per cinque giorni, i vigneti accompagnano lo sguardo come a rimarcare che tutto ciò non sia frutto del caso. Del resto la greca con decorazioni di grappoli e foglie di vite che arreda la nostra mansarda al Belica hotel, è di un viola e verde che fa capire come la viticoltura appartenga alla cultura del luogo, ricordandoci da vicino analoghe decorazioni a nastro scolpite su edifici a Yerevan in Armenia. 

In cima alla terrazza della torre del Belica vigneti ovunque, vigneti a disperdere, vigneti all’infinito, attraverso gli archi un paesaggio che sembra immobile al medioevo. 

Il viaggio durerà per una settimana, un tour press internazionale voluto da Paul Balke, autore, scrittore, giornalista e non per ultimo musicista, amante dell’Italia a cui ha dedicato alcuni libri sul vino con i necessari riferimenti storici. 

Tra questi c’è North Adriatic, un testo sulle realtà vitivinicole di una macroregione che ingloba tre nazioni: Italia, Slovenia, Croazia. L’ambizioso progetto di Paul è di far parlare le sottozone fra loro affinché si giunga al riconoscimento di un unica entità al pari di Bordeaux e Borgogna, molto più profusa nella diversità dei suoli e nella ricchezza dei vitigni, e soprattutto transnazionale. Questa vasta area con 16 sottozone, circa l’Italia riguarderebbe quelle del Friuli Grave, Friuli Latisana, Friuli Annia, Friuli Aquileia, Friuli Isonzo, Friuli Colli Orientali, Collio, Carso, e la Muggia istriana; per la Slovenia il Brda, Vipavska Dolina, Kras, Slovenian Istria; e infine per la Croazia il Kastav, Krk, e Istria. 

Sarebbe un bel segnale in un momento storico come quello in cui viviamo, evidenziare la futilità dei confini, cercare più le assonanze che le dissonanze, scavalcare le linee di demarcazione volute solo dall’uomo, di fatto inesistenti e rievocate in assenza di valichi di controllo solo dal nostro telefono cellulare, che ripetutamente ci informa di essere altrove del suolo italico. 

Sono luoghi di transito le cui innumerevoli vicissitudini storiche subite non hanno leso la bellezza che qualcuno ha paragonato alla Toscana sebbene l’altitudine sia qui più lieve, in media attorno 80/200 metri.

Emblematico è il caso della nostra prima visita nel Collio Sloveno, il Brda che significa colline, soggette a erosione.

Siamo a Neblo presso la Fattoria della famiglia Šibav, ora anche B&B, che si occupa di agricoltura e viticoltura da molte generazioni, almeno dal 1680. Si è passati alla produzione del vino in proprio negli anni ’90 interrompendo la vendita dell’uva a terzi. Attualmente nei 10 ettari di proprietà si producono circa 40.000 bottiglie l’anno dai vitigni Rebula, Malvazija, Sauvignonasse (il caro vecchio Tocai), Pinot Grigio (qui chiamato Sivi Pinot), Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, Chardonnay. 

Ci accolgono Miran Šibav, sua moglie Ljuba, la figlia e il genero. L’emblema consiste che la medesima casa che ha dato i natali al nonno di Miran, al padre, a Miran stesso quasi settant’anni fa, e a sua figlia, al momento delle rispettive nascite era situata in territorio austriaco, italiano, yugoslavo, sloveno. 

Sarebbe piaciuto ad H.G. Wells, il caso di un viaggiatore del tempo che avrebbe dovuto recare con sé un differente passaporto per spostarsi nel medesimo luogo. Questo cambio di nazionalità a seconda dell’epoca storica di osservazione, fa comprendere meglio di quanto siano futili i confini delle nazioni. 

La sera, dopo aver assaggiato sei espressioni dell’azienda, Rebula 2021, Tajo 2023, Aurora Belo 2019, Larya Malvazija 2022, Amber 2018, Aurora Red 2020, vini corretti e di piacevole beva, aromatici, con evidente mineralità, prima di abbandonare questa casa dai tanti natali internazionali, un sottofondo sonoro di rane, un concerto mai udito prima a rimarcare il caldo asfissiante dei giorni trascorsi.

Umbria: Cantine Etiche – Ethical Wine, Ethical People

Lo scorso 28 giugno a Firenze, presso il Ristorante Lungarno 23 è stato presentato il progetto Cantine Etiche – Ethical Wine, Ethical People, rete d’impresa umbra. Si tratta di un gruppo di 5 imprenditori, diversi tra loro sia per la produzione vitivinicola che per l’accoglienza turistica.

Sono legati però da un comune stile d’impresa, attento non solo alla sostenibilità economica ma anche a quella ambientale e sociale, con affinità di supporto vicendevole all’interno di uno stesso schema. Visioni convergenti sul piano delle vendite, con l’obbiettivo di migliorare anche il contesto paesaggistico in cui operano e ristrutturare antichi casali o palazzi centenari.

Alla base la sottoscrizione di un Codice Etico che si basa su norme di conformità fiscali, sociali, ambientali e di sicurezza alimentare e del lavoro, valorizzazione delle risorse umane, chiarezza nei rapporti commerciali, soddisfazione dei clienti per i prodotti erogati e prodotti di qualità. I produttori presenti hanno illustrato la propria azienda ed i loro vini, moderati da Maddalena Mazzeschi (Comunicazione, Marketing e Pubbliche Relazioni del vino).

Villa Bucher – L’ azienda si trova a San Venanzo nel cuore dell’Umbria, vanta circa 7 ettari di vigneti su suoli vulcanici, posti a circa 450 metri s.l.m. Di proprietà dello svizzero Oliver Bucher, grande estimatore di vini bordolesi, che decise di piantare varietà come Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon per i rossi nonché Chardonnay e Sauvignon Blanc per i bianchi. Arroccata su una collina panoramica con degustazioni all’interno di una originale Orangerie, il sito internet di riferimento è https://www.villabucher.com

Tenuta dei Mori – Posta in zona collinare, vicino al Borgo di Villanova. La famiglia Vicaroni ha vissuto in questo lembo di Umbria. Nel 2014 riporta l’azienda a nuova vita, impiantando varietà autoctone e internazionali. La superficie vitata si estende su 12,5 ettari. A disposizione degli enoturisti alcuni appartamenti, dotati di ogni comfort e all’esterno una piscina in travertino. Sito di riferimento: https://tenutadeimori.com/.

Santo Iolo – Situata a Narni, considerata la patria del Ciliegiolo, immersa tra le dolci colline del polmone verde d’Italia ad altitudini elevate, le vigne affondano le proprie radici su terreni ricchi di materiali fossili. Una piccola realtà che segue personalmente tutte le fasi produttive sino alla commercializzazione. Da anni fanno parte dei Vignaioli Indipendenti FIVI. Nell’antico casale vi è la possibilità di trascorrere una vacanza, all’ insegna della pace e della tranquillità e una piscina a sale tra gli olivi. Sito di riferimento: https//www.santoiolo.com.

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Marchesi Ruffo della Scaletta – L’azienda è situata a Narni e si estende su una superficie di 650 ettari. Oggi al timone dell’azienda c’è il dinamico Rufo Ruffo. I vigneti occupano 30 ettari, divisi equamente in due colline attigue ad altimetrie che si attestano dai 200 ai 250 metri s.l.m. . Le varietà su terreni con presenza di fossili marini sono autoctone, come, grechetto, malvasia, vermentino, sangiovese e ciliegiolo. La conduzione agronomica è integrata e vanta un impianto di biogas per l’energia rinnovabile. La cantina si trova in un ex convento Sito di riferimento: https://ruffodellascaletta.com.

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I vini degustati

1.Villa Bucher “Auro Bianco” 2024 IGT Umbria – Grechetto 80% e Sauvignon 20%.
2. Tenuta dei Mori “Stratus” 2024 IGT Umbria bianco – Vermentino 60%, Trebbiano 20% e Verdicchio 20%.
3. Santo Iolo “Pratalia” 2023 IGT Umbria Vermentino – Vermentino 100%.
4. Santo Iolo “Pratalia in anfora” 2022 IGT Umbria Vermentino – Vermentino 100%.
5. Marchesi Ruffo Della Scaletta “Nar” 2024 IGT Umbria Vermentino – Vermentino 100%.
6. Marchesi Ruffo Della Scaletta “Boccapiega” 2024 IGT Umbria Grechetto – Grechetto 100%.
7. Marchesi Ruffo Della Scaletta Ciliegiolo di Narni rosato 2024 IGT – Ciliegiolo 100%.
8. Marchesi Ruffo Della Scaletta Ciliegiolo di Narni 2023 IGT – Ciliegiolo 100%.
9. Villa Bucher “Auro Rosso” 2023 IGT Umbria – Cabernet Franc 100%,
10. Villa Bucher “Rosso Vulcano” 2022 IGT Umbria – Merlot 100%.
11. Tenuta dei Mori “Cumulus” 2022 IGT Umbria rosso – Sangiovese, Refosco e Alicante.
12. Marchesi Ruffo Della Scaletta “Podere Montini“ 2022 Ciliegiolo di Narni IGT – Ciliegiolo 100%.
13. Tenuta dei Mori “Altocumulus” 2020 IGT Umbria rosso – Sangiovese, Refosco e Alicante.
14. Santo Iolo “Malbec” 2020 IGT Umbria – Malbec 100%.
15. Santo Iolo 2017 IGT Umbria rosso – Cabernet, Merlot e Syrah.