La costellazione degli ospiti di Casa Lerario si arricchisce di una nuova stella (Michelin)

Salvatore Pacifico, chef stellato del Ristorante LeBolle interno al Boutique Hotel di Stresa, Lago Maggiore, ha impegnato per un giorno i fornelli dell’agriturismo di patron Pietro Lerario in agro di Melizzano nel Sannio.

Una delle tappe dell’iniziativa “Percorso stellato”, che a cavallo tra il 2025 e la primavera del 2026 vedrà alternarsi diversi chef insigniti del prestigioso riconoscimento Michelin, porta la firma del giovane chef originario di Lucera, ma con radici familiari proprio nel Valfortore sannita a San Bartolomeo in Galdo.

Le intriganti preparazioni di Totò Pacifico trasudano del suo remoto background pugliese risentendo fortemente, tuttavia, dalla intensa esperienza accumulata in tante cucine del fine dining da Giuseppe Mancino de Il Piccolo Principe di Viareggio fino a Da Vittorio (Brusaporto), Massimiliano Alajmo di Le Calandre a Rubano (PD) e Andrea Aprea con Il faro di Capo d’Orso per citarne solo alcuni.

Ad accompagnare le portate dello chef, cinque tra i migliori vini della cantina ENOZ di Sessa Aurunca, raccontati e descritti da Alessandra Zeno giovane esponente di ultima generazione della famiglia proprietaria. Viticoltori di lunga data, i Zeno dalle pendici del Vesuvio, dove hanno allevato viti per almeno tre generazioni, si sono spostati nel 2011 nell’areale dell’altro vulcano (spento) campano di Roccamonfina.

Certificazioni biologiche e biodinamiche accompagnano i vini di Enoz prodotti con fermentazioni spontanee, basso uso di solfiti, affinamenti in anfora, filtrazioni e chiarifiche quasi del tutto assenti. La deliziosa amuse-bouche di chef Pacifico, una focaccina pugliese, soffice, profumata, asciutta e “perlata” con una gemma di pomodorino rosso, ha subito creato dipendenza tra i commensali costringendo la cucina a dare fondo alle riserve disponibili. In abbinamento l’IGP Roccamonfina Dodò 2024, il rosè di uve Primitivo rifermentato in bottiglia stile “ancestral”.

Il sottile fil rouge nazionale comincia a fare capolino già con l’entrée: trota in carpione in crema di fagioli di Controne, variazioni di cipolle, salsa di prezzemolo e olio all’erba cipollina. Un tripudio vario cromatico che prelude al susseguente assaggio dall’esito delicato, fresco e carezzevole. Qui arriva a tavola la minerale falanghina L’attimo 2023, vino da lunga macerazione, nessuna chiarifica o filtraggio che, fin dall’abbrivio, ostenta il suo carattere deciso e protagonista.

Il pesto di aglio Orsino guadagna il centro della scena con la nuance smeraldina del risotto ostriche e cedro candito. Tra le infinite opzioni per il nobile mollusco bivalve, Totò Pacifico, di norma, sceglie la sua terra affidando all’ostrica San Michele (Lago salmastro di Varano – FG) il compito di costruire appunti e contrappunti tra le delicate dolcezze del cedro candito e il senso di umami dell’ostrica. Una sublime, armoniosa prova d’orchestra accompagnata, per l’occasione, dalle note de La Monade 2023, il Fiano IGP Roccamonfina dal maggior tempo di affinamento in anfora tra tutte le etichette di cantina Enoz.

Solo il tempo di una rapido scambio di sensazioni tra i commensali e a tavola compare il filetto di ricciola di mare su purea di fave, cicoria e richiami di olio al salmoriglio: più pugliese di “fave e cicoria” resta solo la Cattedrale barese di San Nicola! Un piatto dagli odori decisi, importanti e dal finissimo gusto mediterraneo a cui viene accostato Tra Cielo e Terra 2024 il Piedirosso di Enoz a tiratura limitata – solo 950 bottiglie – dalla forte orma identitaria, del varietale ma anche del retroterra storico della famiglia Zeno.

Prima del sipario Il Re è Nudo 2024, rosato fermo da uve Primitivo, congeda la cantina ospite accompagnando le consistenze di sfusato, femminiello e cannerone; freschissimo dessert dai continui e cangianti sbuffi agrumati delle tre varietà di limoni scelti da Totò Pacifico: dall’amalfitano del produttore Raffaele Palma al garganico femminiello di Peschici per finire al limone di cannero Riviera, comune costiero del Lago Maggiore. Una chiusura di altissimo valore anche “simbolico”.  

 

Gianenrico Carofiglio, pugliese, attribuisce a qualsivoglia forma di linguaggio il potere di produrre conoscenza. Dunque civiltà, potrebbe aggiungersi. Il linguaggio che usa chef Pacifico nei suoi piatti è quello di un professionista di larghe esperienze, costruite in ogni dove ma che non dimentica le proprie radici, le proprie origini. Chapeau!

Morellino del Cuore, il tour del 2025

Lo scorso 29 ottobre si è svolta la terza edizione di “Morellino del Cuore” la prima di tre serate dedicate al Morellino di Scansano. L’evento si è svolto a Firenze presso il Ristorante Gunè San Frediano, si tratta di una degustazione di 10 vini selezionati da una commissione di giornalisti, esperti e collaboratori di importanti guide e riviste enogastronomiche. I vini vengono selezionati per l’espressione al momento della degustazione. 

Nella seconda edizione la commissione era composta da Sommelier di importanti Ristoranti Italiani. La degustazione  è stata organizzata dai giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli in collaborazione con il Consorzio Tutela Morellino di Scansano. Presentano la serata Roberta Perna e Antonio Stelli con l’intervento del Direttore del Consorzio Tutela Morellino di Scansano, Alessio Durazzi. Ad ogni vino presentato sono intervenuti i produttori presenti. La novità di quest’anno è l’ introduzione della “Vecchia Annata”.

Prima di passare all’analisi sensoriale dei vini in degustazione, lasciamo il tempo ad alcune nozioni su questo stupendo comprensorio.

Il Morellino di Scansano è una gemma enologica collocata tra la costa Tirrenica  e l’antico vulcano del Monte Amiata in provincia di Grosseto. L’etimo del termine parrebbe derivare dai cavalli neri detti morelli che trainavano le carrozze. La posizione privilegiata in prossimità del mare e della montagna dona  un microclima unico e ideale per l’allevamento della vite; nonostante, i suoli e le altimetrie variano nei comuni  ricadenti nella denominazione quali: Scansano,  Manciano, Magliano in Toscana, Semproniano, Roccalbegna, Campagnatico e Grosseto. La composizione dei terreni è di origine argillosa e sabbiosa con buona presenza di galestro ed alberese.

Il Morellino di Scansano per disciplinare deve essere prodotto con uve Sangiovese almeno per l’85%, possono concorrere al completamento nella misura massima del 15%: Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Tuttavia, principalmente i produttori prediligono lavorare  il Sangiovese in purezza. Nelle annate  migliori viene prodotta anche la tipologia Riserva. E’ in corso la modifica del disciplinare per la tipologia, Superiore con un percorso di affinamento diverso che andrà a posizionarsi tra l’ Annata e la Riserva. La Doc è nata nel 1978 e il meritato riconoscimento a Docg è arrivato nel 2007. Un vino molto apprezzato e consumato in molti ristoranti sia in Italia sia all’estero a fine degli anni ottanta. Dopo un breve intervallo, recentemente è tornato meritatamente nella cerchia dei grandi vini rossi italiani.

Il Ristorante gourmet Gunè si trova nel cuore di Firenze, a San Frediano. Un locale molto accogliente con una cucina raffinata che propone piatti della tradizione sia toscana sia lucana. Ottima selezione di etichette sia nazionali che estere, servizio attento e curato. La porta accanto: Next Door Bistrot & Cocktail Bar, dove assaporare semplici pasti e aperitivi.

Vini in degustazione

“Annata”

Cantina Vignaioli Morellino di Scansano Roggiano Docg 2023 – Sangiovese 95% . Alicante e Ciliegiolo 5% – Piacevoli note di viola,  ciliegia, frutti di bosco ed erbe aromatiche. Fresco, sapido, leggiadro con buona facilità di beva.

Tenuta Agostinetto La Madonnina 2023 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 90% e Cabernet Sauvignon 10% – Sentori di ciclamino, ciliegia, fragola e mora, dal sorso avvolgente, persistente e armonico.

Poggio Argentiera Bellamarsilia 2023 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100% – Sprigiona note di frutti di bosco, ciliegia e spezie dolci,  vellutato, dinamico, preciso e composito.

“Intermedio”

Provveditore Provveditore 2023 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100% – Emana sentori di fragolina di bosco, mirtillo, tabacco e spezie. Gusto pieno e appagante.

Le Rogaie  Forteto 2022 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100%  – Rivela note di ciliegia, prugna, pepe e nuances terragne. Al palato  è setoso, fine e dinamico.

Terenzi Purosangue 2022 Morellino di Scansano Docg – Sangiovese 100%. Sviluppa sentori di violacciocca,prugna, melagrana e bacche di ginepro; sorso avvolgente, saporito e persistente.

“Riserva”

Belguardo Bronzone 2021 Morellino di Scansano Docg Riserva – Sangiovese 100% – Con note di ribes, amarena, mirtillo e spezie orientali, al gusto è appagante e durevole, con tannini setosi.

Bruni Laire 2021 Morellino di Scansano Docg Riserva –  Sangiovese 90% e Syrah 10% – Rivela sentori di prugna, amarena, pepe su scie mentolate. Attacco tannico setoso, saporito e corrispondente.

Roccapesta Roccapesta Riserva 2021 Morellino di Scansano Docg Riserva – Sangiovese 90% e Ciliegiolo 10% – Dipana effluvi di frutti di bosco, ciliegia e nuance balsamiche. Pieno, appagante e persistente.

“Vecchie Annate”

Fattoria di Magliano Heba Morellino di Scansano Docg 2006  – Sangiovese 95% e Syrah 5% – Al naso arrivano note balsamiche, cacao, cannella e liquirizia, il sorso è ancora fresco, generoso, suadente e persistente.

Dopo la degustazione delle 10 etichette è seguito aperitivo con long drink a base di Morellino ed  una deliziosa cena, con piatti ben preparati, equilibrati e ben presentati in abbinamento ai campioni degustati.

Benvenuto Brunello 2025, la valutazione sugli assaggi dell’annata 2021 e della Riserva 2020

Un’annata a tre fasi – la 2021 – proposta durante l’anteprima Benvenuto Brunello 2025. Di sicuro le tenere sfumature della precedente, l’omogenea 2020, sono svanite di fronte alla potenza del frutto, considerando anche la condizione climatica decisamente più calda e asciutta.

Il Sangiovese di queste terre ha ancora un vantaggio in termini di cambiamento climatico, grazie ad un areale considerato nel complesso “fresco”, almeno secondo i dati confortanti del progetto “Brunello Forma”, il nuovo metodo di valutazione delle annate e del territorio.

A giocare dunque da protagonista negli assaggi alla cieca dei campioni proposti è stata la mano stilistica dell’uomo e le scelte in vendemmia. Quando hai tanta ricchezza, paradossalmente, le decisioni diventano ancora più delicate rispetto a vintage interlocutorie. Tre sono le considerazioni da fare:

  • chi ha optato per favorire la completa maturazione per vini di forza e spessore, con tannini decisi, sembra recuperare le antiche concezioni (anacronistiche) del recente passato.
  • chi ha lavorato in prevenzione, con il freno a mano tirato per evitare eccessi di alcool e struttura, ha però sacrificato una parte di quel volume di bocca che distingue i Brunello di Montalcino da altre espressioni toscane.
  • chi, invece, ha perseguito entrambi gli obbiettivi con saggezza ha ottenuto delle performance strepitose con dei picchi di assoluta bellezza, restituendo tutta la gioia del presente e del futuro.

Si resta comunque colpiti dalla qualità media in continua crescita e dalle dissonanze ormai ridotte a pochissimi casi. Un buon viatico in un momento di profonda trasformazione dell’intero comparto vitivinicolo italiano.

Le Riserva 2020 lasciano “l’amaro in bocca” con l’incognita sulla tenuta complessiva della tipologia e delle versioni sempre meno distinguibili dai Brunello entry level. La vintage, inoltre, ha dimostrato i propri limiti nella capacità evolutiva, per vini già pronti e di minore prospettiva.

Il panel degli assaggi era composto assieme al direttore Maurizio Valeriani, a Paolo Valentini e Franco Santini sempre della testata amica Vinodabere.

Migliori Assaggi Brunello di Montalcino 2021 (e qualche uscita ritardata del 2020)

Brunello di Montalcino Vignavecchia 2021 – San Polo Marilisa Allegrini

Brunello di Montalcino Lot.1 2020 – Col d’Orcia

Brunello di Montalcino 2021 – Fuligni

Brunello di Montalcino Piaggione 2021 – Salicutti

Brunello di Montalcino 2021 – Chiusa Grossa

Brunello di Montalcino 2021 – Gorelli Giuseppe

Brunello di Montalcino Podernovi 2021 – San Polo Marilisa Allegrini

Brunello di Montalcino Ugolaia 2020 – Lisini

Brunello di Montalcino Ciliegio 2021 – La Magia

Brunello di Montalcino 2021 – Cortonesi

Brunello di Montalcino 2021 – Sesti

Brunello di Montalcino Giuseppe Tassi 2021 – Tassi

Brunello di Montalcino 2021 – Renieri

Brunello di Montalcino 2021 – Corte dei Venti

Brunello di Montalcino 2021 – Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino Prètto 2021 – Giodo

Brunello di Montalcino 2021 – La Casaccia di Franceschi

Brunello di Montalcino Ofelio 2021 – Patrizia Cencioni

Brunello di Montalcino 2021 – Salicutti

Brunello di Montalcino Vigna del Lago 2021 – Val di Suga

Migliori Assaggi Brunello di Montalcino Riserva 2020

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – Villa al Cortile

Brunello di Montalcino Riserva Phenomena 2020 – Sesti

Brunello di Montalcino Riserva Ugolforte 2020 – Tenuta San Giorgio

Brunello di Montalcino Riserva Donna Elena 2020 – Corte dei Venti

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – La Palazzetta

Brunello di Montalcino Riserva 2020 –  Matè

Brunello di Montalcino Riserva Teatro 2020 – Salicutti

Brunello di Montalcino Riserva Vigna Spuntali 2020 – Val di Suga

Brunello di Montalcino Riserva Vigna Paganelli 2020 – Il Poggione

Brunello di Montalcino Riserva 2020 – Renieri

Derthona On Tour Roma 2025 – Timorasso: l’eco della pietra e la metamorfosi del talento

Dalla voce di Sandro Sangiorgi a Roma, un viaggio nella longevità e nell’anima dei Colli Tortonesi. Nella quiete colta del Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, in via dei Cerchi, luogo intriso di storia e cultura gastronomica, il tempo cambia passo.

Tra le volte antiche e il profumo di storia, la capitale ha accolto una tappa speciale di Derthona On Tour, evento interamente dedicato al Timorasso, il grande bianco piemontese che ha saputo riscattare una terra, trasformare l’ostinazione in splendore e affermarsi come simbolo di autenticità e longevità. Diciotto produttori delle Terre Derthona hanno presentato le loro migliori etichette, offrendo ai visitatori un viaggio sensoriale nel cuore dei Colli Tortonesi, là dove luce, roccia e vento si fondono in un’unica, antica armonia.

Organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi in collaborazione con Vinòforum, l’evento non è soltanto una degustazione, ma una vera celebrazione della rinascita di un vitigno che ha ritrovato la propria voce. Il Timorasso, coltivato in quell’area di confine tra Liguria e Lombardia, è un vino che racconta la sua terra attraverso la struttura, la mineralità e un raro talento evolutivo. Ogni produttore, nel presentare il proprio Derthona, ha offerto una diversa lettura del territorio: la trama dei suoli, l’altitudine, la luce e le scelte di cantina hanno dato vita a un coro polifonico, dove ogni bottiglia è una nota distinta dello stesso canto.

Cuore pulsante della giornata è stata la masterclass “Derthona e il Timorasso – L’essenza di un bianco minerale e longevo”, condotta da Sandro Sangiorgi, fondatore di Porthos racconta e fra i più raffinati interpreti del linguaggio sensoriale del vino. Il suo approccio, intriso di umanità e visione, ha trasformato la degustazione in un’esperienza quasi mistica: un cammino di conoscenza e consapevolezza. Nel silenzio carico di presenze di un calice versato, Sangiorgi ha invitato i presenti ad ascoltare il vino, più che a giudicarlo.

“Un vino longevo non è quello che non cambia,” ha detto, “ma quello in cui il tempo ha lasciato traccia di sé.” La longevità, dunque, non come resistenza, ma come metamorfosi poetica: un dialogo fra materia, luce e memoria.

Sangiorgi ha ricordato il suo primo incontro con il Timorasso, nella primavera del 1998, come una rivelazione sentimentale e culturale. Dietro l’austerità di quel vitigno intuì una forza vitale capace di mutare, crescere e maturare, come un essere vivente che attraversa le stagioni della propria esistenza.
Il suo metodo di degustazione si fonda sull’azzeramento delle aspettative, sull’ascolto empatico e sull’accoglienza del vino nudo nel calice. È un invito alla sospensione del giudizio, alla delicatezza del gesto, alla disponibilità a percepire ciò che emerge dal silenzio. Così l’analisi sensoriale si fa atto poetico: non elenco di aromi, ma un’esperienza unitaria e meditativa, dove profumi, sapori e sensazioni si fondono in un linguaggio oltre le parole.

Le tre batterie della degustazione

Prima Batteria
Colli Tortonesi DOC Derthona Regina 2022 (Davico Stefano)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Bourg” 2022 (Az. Agricola Boveri Luigi)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona Riserva “Zerba Antica” 2022 (Cantine Volpi)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2021 (Sassaia)

Un quartetto di esploratori: vini coerenti e impeccabili, provenienti da vigneti giovani, ancora in cerca di una piena definizione. Freschezza e tensione li accomunano, con note di pietra focaia, erbe secche e scorza d’agrumi. Bocca vibrante, quasi tattile, e un finale salino, verticale, luminoso.

Seconda Batteria
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2021 (Cascina Giambolino)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Terre di Libarna “Archetipo” 2019 (Ezio Poggio Winery)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Origo” 2021 (Vigneti Repetto)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona “Lacrime del Bricco” 2017 (Vigneti Giacomo Boveri)

I primi due, Vini di convivialità e profondità, in cui la tensione cede il passo alla morbidezza; più gastronomici, invitano al dialogo. Gli ultimi si distinguono per la ricchezza aromatica e il timbro agrumato, vivo e tagliente.

Terza Batteria
Colli Tortonesi DOC Timorasso Biancornetto 2018 (Terre di Sarizzola)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2016 Bio (Cascina Gentile)
Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona 2016 (Claudio Mariotto)
Derthona “Costa del Vento” 2016 (Vigneti Massa)

Qui il tempo diventa protagonista. Emergono vini di grande complessità e respiro, con note di miele, idrocarburi, nocciola e pietra bagnata. Bocche stratificate, ampie, di profondità quasi “rossa”. Il Biancornetto 2018, definito “minore da scoprire”, ha suscitato curiosità per la sua schiettezza acerba e sincera. Il culmine si è raggiunto con Mariotto e Massa: vertici stilistici del Timorasso maturo, vini che non solo raccontano il territorio, ma ne diventano la voce più profonda, “tirando la volata” per tutto il Derthona.

La DOC Colli Tortonesi, estesa su circa 786 km², possiede una superficie vitata inferiore al 2%: un mosaico raro, dove geologia, storia e viticoltura si intrecciano. I suoli calcareo-argillosi donano ai vini struttura, spessore e mineralità, tratti distintivi del Timorasso.
Un tempo parte della Marca Obertenga, dominio dell’antico marchesato degli Obertenghi, questo lembo di Piemonte è oggi un crocevia di eccellenza, non più “terra di passaggio”, ma custode di identità.

Walter Massa, figura carismatica e visionaria, fu il primo a intuire il destino del vitigno. Negli anni in cui molti contadini abbandonavano la vite per il pesco, egli scelse di restare.

“Il nostro enologo è il sole,” amava dire, ricordando come la forza del Timorasso nasca dalla luce che modella la pietra. Oggi, grazie a lui e a una nuova generazione di vignaioli, il Tortonese è tornato a brillare. È in corso la revisione del disciplinare che riconoscerà ufficialmente Derthona come nome del Timorasso, restituendogli la radice storica dell’antica Dertona romana.

Accanto al Derthona classico, fioriscono nuovi progetti, come Terre di Palla, dedicato agli spumanti metodo classico di Timorasso: un’altra anima del vitigno, minerale e scintillante. Tra le uve rosse, la Barbera del Monleale si conferma vino di potenza e grazia, mentre la Freisa, vitigno antico e ribelle, trova qui un equilibrio di eleganza e autenticità.Derthona On Tour Roma 2025 è stato molto più di una vetrina: un momento di riflessione collettiva, un invito a riascoltare il tempo attraverso un calice.

Il Timorasso non è un vino da comprendere, ma da ascoltare: nelle sue vene scorre una “genetica della Madonna” – quell’intreccio di forza, grazia e mistero che solo i grandi vini custodiscono.
Oggi il Derthona è la voce di una terra riscattata, il simbolo di una libertà enologica piemontese ritrovata. Un canto minerale che, dai Colli Tortonesi, si leva con compostezza e splendore verso l’eternità del gusto.

Le Cimate: il respiro del vino tra le colline di Montefalco

Tra le colline sinuose di Montefalco, dove i filari disegnano geometrie perfette e il vento accarezza la terra, il vino nasce come un atto d’amore. Qui, nel cuore verde dell’Umbria, si trova Le Cimate, una cantina che unisce radici antiche e visione moderna.

Una storia di famiglia e di coraggio

La storia della famiglia Bartoloni affonda le sue radici nell’Ottocento, quando il nonno Cavalier Paolo guidava con dedizione la Cantina Sociale dei Colli Spoletini. Poi fu la volta del figlio, l’ingegner Giovanni a portare nella tradizione familiare un approccio innovativo e razionale.

Ma è con Paolo, il nipote, che nel 2011 nasce il sogno chiamato Le Cimate: una cantina contemporanea, rispettosa della terra e sostenibile, grazie anche ai pannelli fotovoltaici che la rendono energeticamente autosufficiente. Un progetto che parla di continuità, passione e rispetto per l’ambiente, dove la tecnologia non è mai invasiva ma dialoga in armonia con la natura.

Un nome che nasce dal vento

Le Cimate” non è un’invenzione di marketing: è un nome che appartiene al luogo stesso, alla cima della collina su cui sorge la tenuta. Ventotto ettari di suolo limo-argilloso, acquistati nel 1993 dalla Curia di Spoleto, dove il vento porta con sé leggende antiche: si racconta che Santa Chiara della Croce, nel Trecento, pascolasse qui il suo gregge accanto a una fonte d’acqua oggi scomparsa.
Forse è solo una storia, ma quando il sole filtra tra i tralci e illumina la terra umida, viene naturale crederci. C’è davvero una luce speciale su questa collina una luce che sembra restituire vita a tutto ciò che tocca.

Innovazione e identità

All’interno della cantina, l’atmosfera cambia ritmo. L’acciaio lucido e i touchscreen che controllano le fermentazioni convivono con il legno delle botti dove maturano i rossi e l’unico bianco, il Trebbiano Spoletino, che affina un anno in rovere austriaco e due in bottiglia.

Il Montefalco Rosso DOC, nato nel 1979, non è una “versione minore” del Sagrantino, ma una denominazione autonoma, con un disciplinare preciso (Sangiovese 60-80%, Sagrantino 15-25%, altri vitigni rossi).
Il nonno di Paolo usava Cabernet Franc e Merlot; oggi, grazie alla consulenza dell’enologo Maurilio Chioccia, Paolo ha scelto di sperimentare: introduce il Refosco dal peduncolo rosso e il Tannat, varietà insolite per la zona ma capaci di donare acidità, colore e struttura. Il risultato è un vino più snello, elegante e verticale, che esprime il carattere di Montefalco con spirito contemporaneo.

La misura della qualità

Le vigne potrebbero produrre fino a 250.000 bottiglie l’anno, ma la famiglia Bartoloni ha scelto di fermarsi a 100.000. Una decisione controcorrente che privilegia la qualità, non la quantità.
Ogni grappolo è raccolto a mano, ogni fase seguita con cura artigianale e nella barricaia, immersa nel silenzio tra il profumo avvolgente del legno di Slavonia e dell’Allier, i vini riposano e respirano, trovando equilibrio e profondità nel tempo.

L’ospitalità: la voce del territorio

L’accoglienza è parte integrante del progetto Le Cimate. Nella sala degustazione panoramica, i visitatori vengono guidati da personale competente in un percorso che unisce racconto e assaggio.
Quando il vino arriva nel bicchiere, è come se la collina parlasse: ogni sorso racconta una sfumatura diversa della sua terra.

I vini degustati

  • “Dedicato a te” – Trebbiano Spoletino MC Brut Nature Millesimato 2021

(dosaggio zero, sboccatura prevista 06/2025)
Metodo classico sorprendente per identità e finezza. Profumi di pera Williams, fiori bianchi e agrumi, con un sorso teso e minerale. Lungo, elegante, autentico interprete del Trebbiano Spoletino in versione contemporanea.

  •  Trebbiano Spoletino DOC 2024

Giovane e vibrante, esprime la freschezza varietale del vitigno. Al naso fiori appassiti, pesca e mela; in bocca è rotondo, scorrevole, di grande equilibrio. Un bianco immediato e armonico, capace di conquistare al primo sorso.

  • Trebbiano Spoletino Superiore “Del Cavaliere Bartoloni” 2021

Un bianco di spessore e complessità. Profumi evoluti di humus e sottobosco, con un sorso pieno e strutturato. Il legno, perfettamente integrato, accompagna note di albicocca secca e frutta matura, per un finale elegante e persistente.

  • Montefalco Rosso 2022

Blend di Sangiovese (60%)Sagrantino (20%)Refosco (10%) e Tannat (10%), affinato 18 mesi in legno.
Profumi di frutti rossi e spezie dolci, tannini fini e una viva freschezza che rende il sorso dinamico e verticale. Un Montefalco Rosso moderno e coerente, firmato con mano sicura.

  • Montefalco Sagrantino 2018

Il cuore pulsante della degustazione.
Note di amarena, erbe aromatiche, tabacco e cioccolato fondente. In bocca è potente ma equilibrato, con una struttura imponente e un finale lunghissimo.
Un Sagrantino elegante e misurato, che dimostra quanto la forza possa convivere con la grazia.

  • “Macchieto” Umbria Rosso IGT 2018

Unione perfetta tra Sagrantino (50%) e Cabernet Sauvignon (50%).
Vino profondo e meditativo, con sentori di frutta matura, cacao e spezie scure. Denso e avvolgente, ideale da gustare con cioccolato fondente o da solo, in un momento di riflessione.

Un racconto che unisce memoria e visione

La degustazione firmata Giovanni Bartoloni è un percorso coerente e armonico, che attraversa le sfumature del Trebbiano Spoletino fino alla potenza del Sagrantino. Sette anni di affinamento raccontano una filosofia chiara: non avere fretta.
Il tempo, qui, è parte del vino stesso lo scolpisce, lo ammorbidisce, lo rende longevo. Paolo Bartoloni rappresenta la vera continuità della passione di famiglia per questa terra, che dona uve uniche, interpretando al meglio la tradizione in chiave innovativa.

A Sansepolcro debutta B.E.V.I. – Borgo Eccellenze Vinicole Italiane

A Sansepolcro (Ar), nei giorni 25 e 26 ottobre 2025 all’interno dei saloni del Borgo Palace Hotel si è svolta la prima edizione di B.E.V.I. – Borgo Eccellenze Vinicole Italiane. Oltre 100 produttori provenienti da tutta Italia, un parterre caratterizzato da prestigiose e affermate realtà vitivinicole del nostro Paese ed alcune valide emergenti.

Sansepolcro è una ridente cittadina in provincia di Arezzo, in Valtiberina, attraversata dal fiume Tevere, che si incunea tra le Marche, l’Umbria e l’Emilia Romagna. Nota per aver dato i natali a Piero della Francesca. Facilmente raggiungibile in auto, il luogo dell’evento è un hotel dotato di ampie sale meeting con ampio parcheggio.

Organizzato dal comune di San Sepolcro in collaborazione con AIS Toscana e aziende selezionate dal Wine Critic Luca Gardini, il programma è stato denso di masterclass ed iniziative nel centro storico.

Tanti i volti conosciuti ed alcuni assaggi memorabili di Toscana:

Bacicolo Toscana Rosso Igt  2022 Il Colombano di Santa Chiara – Cabernet Franc 100% – Rubino intenso,  sviluppa note di ribes, mirtillo, spezie dolci ed eucalipto, al gusto è vellutato,  fine, goloso e lungo.

Sassicaia Bolgheri Doc 2022 Tenuta Incisa della Rocchetta – Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15% – Rubino vivace, rivela sentori di frutti di bosco, amarena, violacciocca e spezie dolci; al palato scivola morbido, setoso e armonioso.

Guado al Tasso Bolgheri Doc Superiore 2022 Antinori – Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc,  Mere Petit Verdot – Rubino intenso, sprigiona sentori di frutti di bosco maturi, menta, vaniglia e polvere di cacao, avvolgente,  corrispondente e persistente.

Pugnitello Toscana Rosso Igt 2021 San Felice – Rubino profondo, libera sentori di frutti di bosco, cannella, tabacco e bacche di ginepro, al palato è pieno ed appagante con tannini setosi e un finale lungo e saporito.

Galatrona Val d’Arno di Sopra Doc 2023 Petrolo – Merlot 100% – Rubino intenso, dipana sentori di di mora, mirtillo, tabacco e liquirizia, sorso ricco, avvolgente, coerente è persistente.

Vino Nobile di Montepulciano Docg Madonna della Querce 2018 Dei – Sangiovese 100% – Rubino brillante, rimanda a sentori di violetta,  amarena,  prugna e spezie orientali; al gusto è avvolgente con tannini nobili dalla chiusura lunga e duratura.

Brunello di Montalcino Docg 2020 Capanna – Bel rubino tendente al granato, i sentori richiamano la ciliegia,  sottobosco, viola appassita e liquirizia, in bocca risulta vellutato. Elegante, generoso e appagante.

Rosso di Montalcino Doc 2023 Col di Lamo – Bel rubino, richiama sentori di violetta, marasca, frutti di bosco e arancia sanguinella, al palato è piacevolmente fresco, saporito e corrispondente. 

Sergio Zingarelli Chianti Classico Gran Selezione Docg 2020 Rocca delle Macie – Sangiovese 100% – Rosso rubino con sfumature granato, le note spaziano dalla rosa, alla ciliegia con nuances speziate e balsamiche. Il sorso è ricco e suadente nonché persistente.

Montecristo Suvereto Docg 2020 Bulichella – Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Petit Verdot – Rubino brillante, emana sentori di prugna, mora, arancia, liquirizia e polvere di caffè; sorso dinamico,  setoso e armonioso

Ricordi di un’estate al ristorante Caracol con i vini del Consorzio Tutela del Roero

L’avvicinarsi dell’inverno porta con sé la bellezza del foliage e quella malinconia tipica delle giornate di sole sempre più corte. Abbandonarsi ai ricordi dolci dell’estate è un toccasana per l’animo, ripensando ai tanti momenti di festa e di unione, nelle serate trascorse a parlare di cultura enogastronomica.

Ripensare ai tramonti sfuggenti del Caracol, ristorante gourmet sulla baia di Bacoli, ai piatti firmati da chef Angelo Carannante e alla proposta vini in abbinamento curata dal Consorzio Tutela del Roero è il paradigma ideale per comprendere le cose belle della vita.

Massimo Damonte, presidente del consorzio, racconta la storia di un territorio ancora da scoprire, posto nella parte sud del Piemonte: «In queste colline si fa vino sin dal 600 secondo gli scritti a noi pervenuti. L’Arneis, la varietà autoctona per eccellenza nel territorio, veniva proposto in versione dolce o per il Vermouth di Torino, fino al cambio di prospettiva ed alla valorizzazione della sua versatilità nelle tipologie spumante e secco».

I suoli derivano dai fondali subacquei preistorici, una delle ultime zone collinari riaffioranti dal mare. Ricco di biodiversità il Roero è una delle poche denominazioni italiane ad avere la menzione Docg sia per il bianco che per il rosso. Nelle Menzioni Geografiche Aggiuntive emerge la forte eterogeneità tra zona e zona, eliminati i declivi posti a fondo valle. Ben 19 i Comuni interessati lungo l’antica via del commercio che collega la regione con la confinante Liguria.

«Il 1436 è stato l’anno della svolta – prosegue Damonte – L’Arneis venne individuato tra i filari di Nebbiolo, veniva paragonato al moscato e come tale si poteva anche mangiare. Il nome deriva dalla collina di Renesio, luogo a maggior vocazione per la coltivazione dell’uva». I bianchi dimostrano la delicatezza dei sentori floreali e mediterranei e un’ottima spinta salina che li rende agevoli alla beva e pronti a resistere al tempo.

I rossi sorprendono per uno stile diverso del Nebbiolo proveniente dalla riva destra del Tanaro. Carattere energico dei tannini in gioventù, corroborati da spezie scure e buona balsamicità, nell’evoluzione diventano compagni insostituibili anche da semplice meditazione. Nei piatti di Angelo Carannante del Caracol, ristorante una stella michelin, il pescato selezionato e quel tocco sempre presente di erbe aromatiche, consentono abbinamenti stuzzicanti, fuori dagli schemi.

Come nei tubetti rigati, anemoni, ricci di mare, salsa di rafano e sconcigli o come nel riso carnaroli riserva San Massimo, salsa verde, gamberi e limone candito. Fresco e da tutto pasto l’Arneis spumante millesimo 2019 “RitaSté” di Tibaldi.

Versatile invece l’Arneis 2024 di Marco Porello, annata per nulla semplice e storico l’Arneis Riserva 2017 “7 anni” di Angelo Negro con tocchi di vaniglia e frutta tropicale che ne allungano il sorso. Sul finale il Roero 2001 di Monchiero Carbone a rendere indelebile una notte di mezza estate.

Sangiovese Purosangue: il cuore del Gallo Nero batte forte

A due passi da Piazza del Campo a Siena, negli eleganti ambienti del Ristorante Mugolone, si è tenuto Sangiovese Purosangue, evento ideato e curato da Davide Bonucci anima e patron di Enoclub Siena. Un appuntamento che si conferma non solo banco d’assaggio, ma rito identitario per chi vive e racconta il vino con passione e profondità.

Protagonista assoluto il Sangiovese, declinato questa volta nelle varie sfumature del Chianti Classico. Un viaggio sensoriale che ha attraversato colline, altitudini, filosofie produttive e annate, restituendo un affresco vivido della vitalità contemporanea del Chianti e del Chianti Classico.

I vini degustati: voci diverse dello stesso vitigno

Tra le tante aziende ed etichette in assaggio, ho avuto il piacere di concentrarmi su alcune interpretazioni che raccontano con autenticità il legame tra territorio e visione produttiva:

  • Monte BernardiPanzano in Chianti: Sangiò Chianti Classico 2022 e Sa’ Etta Chianti Classico Riserva 2022 – due vini che esprimono con energia e precisione la tensione minerale e la profondità del Sangiovese di Panzano.
  • Castello di MonsantoBarberino Tavarnelle, località San Donato in Poggio: Rosso 2021, Chianti Classico 2022, Riserva 2021, Il Poggio Gran Selezione 2020, Sangioveto 2019 – un viaggio nella classicità, tra eleganza e struttura. Timeless.
  • Isole e OlenaBarberino Tavarnelle: Chianti Classico 2022 e Cepparello 2022 – due espressioni che confermano la coerenza stilistica e la finezza di questa storica realtà.
  • Casagrande della QuerciaCastellina in Chianti: Fenix Rosato, Chianti Classico e Riserva – vini freschi e interessanti, brand ambassador Chiara Mecacci, giovane e appassionata produttrice che ha lasciato una carriera nel marketing di una multinazionale per dedicarsi allo sviluppo dell’azienda di famiglia. Un esempio virtuoso di ritorno consapevole alla terra.
  • RiecineGaiole in Chianti: Chianti Classico 2023, Riserva 2022, Gran Selezione Vigna Gittori 2021 – un trittico che conferma la vocazione verticale e vibrante di questa cantina. E Gaiole c’è tutta.
  • Podere TerrenoRadda in Chianti: Chianti Classico 2021, 2022 e Riserva 2021 – vini che parlano di bosco, pietra e tempo, con una coerenza stilistica che conquista.
  • Tenuta di CarleoneRadda in Chianti: Il Guercio 2023, Uno 2021, Chianti Classico 2023 – interpretazioni radicali e affascinanti, capaci di sorprendere per dinamismo e originalità. La Radda che eccelle.

Un racconto corale

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi produttori provenienti da tutto, da Greve a Radda, da Gaiole a Castellina, in un dialogo continuo tra tradizione e sperimentazione. La cornice del ristorante Mugolone ha contribuito a rendere l’esperienza ancora più intima e raffinata, in un’atmosfera di autentica condivisione.

Sangiovese Purosangue, da sempre, non è solo una degustazione: è un atto d’amore verso un vitigno che sa essere schietto e nobile, ruvido e carezzevole, sempre capace di raccontare la terra da cui nasce. Un evento che ogni volta rinnova il patto tra chi produce, chi racconta e chi ama il vino.

Si ringrazia per le foto il fotografo Andrea Moretti di Firenze.

Toscana: il Brunello di Montalcino secondo Podere Le Ripi

In Toscana le “ripi” sono formazioni sedimentarie argillose, che testimoniano la presenza del mare in questa zona in epoca antichissima. Si tratta di getti a forma di cono, eruzioni di terra solidificate che conferiscono al paesaggio un aspetto onirico.

Da Podere Le Ripi ci troviamo nel quadrante sud orientale dell’areale di Montalcino, a Castelnuovo dell’Abate, su un poggio di poco meno di 300 metri, costeggiato dal fiume Orcia e affacciato sul Monte Amiata. Qui nel 1997 Francesco Illy ha trovato il suo buen retiro dando il via alla propria avventura ilcinese, con un piccolo podere e qualche ettaro di terra acquistato da un pastore sardo.

A ventotto anni di distanza la sensazione di essere in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo rimane intatta; varchiamo il cancello di Podere Le Ripi al termine di una lunga strada sterrata e ci troviamo immersi in un vero e proprio ecosistema dove a dettare legge è la natura con i propri ritmi.

Podere Le Ripi è infatti una fattoria a conduzione biodinamica nata per preservare il territorio: all’attivo, oltre alla produzione di vino, ci sono quelle di olio d’oliva e di miele. L’orto è un’oasi giardino, dove vengono coltivate le verdure -ovviamente biologiche- utilizzate nella cucina del Serendipity, la bella terrazza-ristorante che affaccia sulla valle  del  fiume Orcia e fa venir voglia di perdersi qui, dove l’idea di serendipità – la scoperta fortuita di qualcosa di prezioso – risuona in ogni angolo.

Francesco ha voluto produrre sin da subito un Brunello di Montalcino di carattere. La prima vigna impiantata è stata quella di Lupi e Sirene, l’attuale riserva, coltivata ad alta densità, alla maniera bordolese: 12 mila ceppi per ettaro (la media a Montalcino si aggira intorno ai 10 mila), appena mille in meno del limite imposto dal disciplinare.

La nostra visita inizia da questa vigna storica e da un’altra iconica, quella dell’IGT Bonsai. Qui la sperimentazione si è spinta all’estremo perché ci troviamo nella vigna a più alta densità al mondo: 62.500 ceppi per ettaro, un sesto d’impianto serratissimo che in un conflitto estremo tra ceppi spinge le radici fino a tre metri di profondità. E poi la cantina di vinificazione e affinamento, una struttura a chiocciola in mattoni di calce, che riproduce la sezione aurea di Fibonacci e scende per tredici metri sotto il livello del suolo.

Lungo il corridoio elicoidale sono disposti i tini troncoconici di fermentazione e le vasche di cemento e vetroresina; al termine si accede al nucleo centrale della chiocciola che accoglie la sala di affinamento, una cupola che si innalza fino all’apice della sezione aurea e ricorda il Pantheon di Roma. In piena vendemmia assistiamo alle operazioni di rimontaggio, eseguite fino a quattro volte al giorno per il Sangiovese, e alla fermentazione del Bonsai in tonneau aperti.

Allo stesso livello della sala di affinamento accediamo alla sala delle anfore utilizzate per la produzione di un altro vino destinato a lasciare un’impronta alla nostra visita, il bianco IGT Toscana Canna Torta. Netta è la percezione che ogni vino prodotto in questa cantina sia una creatura a sé stante. E’ questa d’altronde la filosofia di Sebastian Nasello alla conduzione enologica nonché direttore del podere: ascoltare e accompagnare ogni annata nella migliore espressione di sé stessa.

La degustazione

Iniziamo la degustazione dalla linea giovane degli IGT: vini che non ricercano l’eleganza  a tutti i costi, piuttosto mirano a lasciare il segno.

Canna Torta 2023 – Toscana bianco IGT

L’unico bianco prodotto a Podere Le Ripi è una vera sorpresa. Blend di malvasia, trebbiano toscano e vermentino, la 2023 ha fatto macerazione in anfora per circa due mesi e mezzo. Il naso impatta grazie alla minima percentuale di malvasia (il 15%), per nulla scontato. Di carattere anche il sorso, materico e astringente, che si delinea nell’immediata sensazione fresco-sapida chiudendo su una piacevole nota amaricante. Nel calice sviluppa sentori agrumati di pompelmo rosa e mandarino.

Cappuccetto Rosa 2023 – Toscana rosato IGT

Acciaio e cemento per questo sangiovese in purezza, che macera otto ore sulle bucce, risultando più vicino a una rosso di corpo leggero che a un classico rosato. Succoso all’olfatto, si distingue per la sapidità di beva. Da gustare lentamente per apprezzare a pieno l’equilibrio che le varie componenti gustative costruiscono all’interno del bicchiere.

Attenti al Lupo 2022 – Toscana Rosso IGT

Un sangiovese alla maniera del Beaujolais grazie alla fermentazione a grappolo intero  e alla macerazione carbonica . Ne risulta una beva fresca e giocosa al gusto di frutta e di tannino grintoso. Nel nome in etichetta compare il lupo: filo conduttore di tutti i rossi di Podere Le Ripi, rappresenta la potenza del sangiovese.

Proseguiamo adesso con i vini tradizionali dell’areale di Montalcino. Si caratterizzano tutti per la fermentazione scoperta e l’utilizzo minimo di solforosa.

Sogni e Follia 2021 – Rosso di Montalcino DOC

Definito “baby Brunello”, è un Rosso che racchiude in sé già i caratteri del fratello maggiore. Le uve provengono dalle vigne circondate dai boschi che Podere Le Ripi ha acquisito nel quadrante ovest dell’areale, caratterizzato da sabbia, limo e terreni alluvionali. Dopo la fermentazione,  affina 24 mesi in botti grandi e 8 mesi in cemento. Assaggiamo la 2021 che mantiene un ottimo carattere di freschezza definito dal frutto di rovo  ancora croccante.

Cielo d’Ulisse 2019 – Brunello di Montalcino DOCG

Anche per il primo Brunello in degustazione, il sangiovese proviene dalle vigne occidentali. Dopo la fermentazione, affina 36 mesi in botti di rovere e 2 mesi in cemento. Il naso sa di frutta scura. Pronto da bere, al palato è fresco e di tannino gentile. Un termine su tutti per racchiuderlo: verticalità.

Amore e Magia 2020 – Brunello di Montalcino DOCG

Il sangiovese di questo Brunello proviene invece dalle vigne storiche della cantina, a Castelnuovo dell’Abate, su terreni caratterizzati da calcare e argilla. Amore e Magia è solare nel naso speziato e fruttato di pesca nettarina. Al sorso scalpita ancora e necessita di ulteriore evoluzione per essere goduto a pieno. Qui l’aggettivo giusto è succosità.

Lupi e Sirene 2019 – Brunello di Montalcino Riserva IGT

Ritorna il lupo nel nome in etichetta – la potenza del sangiovese- qui affiancato alla sirena, simbolo di eleganza. Ed è proprio in questo termine, eleganza, che si racchiude tutta l’essenza di Lupi e Sirene, la riserva di Brunello proveniente dalla vigna storica di Francesco Illy. Dopo la fermentazione, affina 36 mesi in botti di rovere e 14 mesi in cemento. Spezie dolci e pepe, prugna e frutta scura al naso, al palato è come una danza maestosa e potente, in cui il tannino si fa compagno leggero.

Bonsai 2021 – Toscana rosso IGT

Chiudiamo la nostra degustazione con un vino diventato ormai simbolo, Bonsai, che ci riporta nell’ambito degli IGT. Prodotto in poco più di un migliaio di bottiglie, è un vero e proprio concentrato di sangiovese. Dalla vigna a più alta densità al mondo, in grado di produrre al massimo due pigne per pianta, l’uva, dopo la vendemmia, viene diraspata manualmente chicco per chicco; successivamente gli acini fermentano in tonneaux aperti per circa venti giorni. Segue affinamento di 18 mesi in tonneau e dodici mesi in bottiglia. Il naso è intenso di frutti e fiori scuri, al palato risulta sapido, denso e concentrato, di tannino  schietto e impattante, rispecchiando in pieno la filosofia produttiva.

Podere Le Ripi

53024 Montalcino (SI)

Roma, I Colli Tortonesi di Sassaia sulle terrazze del centro storico

C’è un tratto di Piemonte che sembra parlare sottovoce. Non ha l’arroganza delle grandi denominazioni né la frenesia delle mete battute dal turismo del vino. È l’Alto Monferrato roccioso, minerale, essenziale. Ed è qui, a Capriata d’Orba, che la cantina Sassaia ha deciso di scrivere una storia nuova, fatta di tradizione e innovazione, di famiglia e di scienza, di Borgogna e di Piemonte.

Sassaia significa “letto roccioso”: un nome che è già un manifesto.

Una nuova generazione con radici antiche

Alla guida ci sono Enrico ed Ellen De Alessandrini. Lui, italo-americano figlio di un diplomatico italiano, ha valorizzato la proprietà ereditata in Piemonte. Mente tecnica e cuore agricolo, ha scelto una viticoltura rigorosa, di precisione. Ellen, ponte con il mondo, cura la comunicazione e la visione internazionale del brand. Insieme hanno costruito una cantina che non vuole imitare nessuno: vuole interpretare.

A completare la squadra c’è un tassello che racconta già la portata del progetto: Pierre Naigeon, enologo borgognone, custode di quella eleganza produttiva che ha fatto scuola oltralpe. Il risultato è un approccio moderno, libero da dogmi, ma rispettoso della terra: fermentazioni spontanee o non invasive, legno discreto, interventi tecnici essenziali.

Sassaia è un triangolo culturale: piemontese nel terreno, francese nel metodo, americano nella precisione dei dati.

I suoli compatti e ricchi di minerali donano una firma gustativa chiara: eleganza e verticalità nei bianchi, freschezza e struttura nei rossi. Non è un caso che il Timorasso – il grande bianco dei Colli Tortonesi – sia diventato la bandiera della cantina.

Una presentazione nel cuore di Roma

Per presentare questi vini serviva una cornice all’altezza.

Così, giovedì 26 ottobre, grazie alla impeccabile organizzazione di Elvia Gregorace, i calici di Sassaia sono arrivati a Roma, sulla splendida terrazza del Roof Top Lounge dell’Hotel La Lunetta, in Piazza del Paradiso. Una serata intima, elegante, con il tramonto che slittava dietro i tetti del centro storico.

Gli ospiti del mondo del vino hanno ascoltato direttamente la voce dei protagonisti: Enrico e la moglie Ellen, che hanno raccontato la cantina con la calma di chi non ha bisogno di slogan per emozionare. Solo verità agricole, precisione tecnica e una visione chiara.

Accanto ai vini, un percorso gastronomico studiato per accompagnarli con finezza:

• Bruschette fantasia

• Paninetto rustico con crema di melanzane, mozzarella e pomodoro secco

• Spiedino di zucchine profumate al timo e bufala

• Insalata di farro con verdure cotte al forno

• Tartufini di caprino alla frutta secca

Piccoli abbinamenti, precisi come i vini: sapidità, freschezza, consistenze. Nulla fuori posto.

Note di degustazione

Piemonte Bianco 2024

Il primo calice si apre con la delicatezza di un fiore. Giallo paglierino, riflessi dorati. Naso elegante di agrumi, fiori bianchi e una sfumatura balsamica di eucalipto.

In bocca equilibrio, una morbidezza iniziale che si trasforma in sapidità, con pera, pesca bianca, scorza di limone e minerale. Freschezza viva ma non tagliente, persistenza lunga.

Un bianco contemporaneo, rigoroso, cesellato.

Derthona Timorasso 2023

È il vino che racconta la roccia. Profumi di fiore bianco, scorza di limone e miele d’acacia. Poi la salinità, netta, che richiama la pietra calda.

Il sorso è tridimensionale, pieno, sapido, con limone, pesca bianca e mandorla nel finale.

Un Timorasso di sostanza e precisione: non chiama il sorso veloce, chiede ascolto.

Piemonte Dolcetto 2021

Rubino fitto, naso di frutta nera matura, violetta e spezie. In bocca è succoso, morbido, con mora, amarena e un tocco di pepe bianco.

Tannino gentile, quasi cremoso.

È un Dolcetto che non si nasconde dietro la rusticità: è pulito, equilibrato, elegante.

Monferrato Nebbiolo 2024

Rubino luminoso, trasparente. Profumi di ribes, lampone, ciliegia, poi cacao e violetta. Il grappolo intero regala una finezza aromatica sottile.

In bocca è nitido, verticale ma non severo: ciliegia croccante, liquirizia, spezie leggere.

Tannino giovane ma già in armonia. Un Nebbiolo moderno, cesellato, più elegante che muscolare.

Una promessa per il Piemonte di domani

Quando la notte romana è scesa sulla terrazza dell’Hotel La Lunetta, una cosa era chiara: Sassaia è una cantina giovane, ma già adulta. Non cerca il rumore, cerca la precisione. Non punta al colpo scenico, ma alla profondità. Racconta un Piemonte che sa evolvere senza tradirsi, che accoglie la scienza senza perdere la poesia. In un panorama di grandi nomi storici, Sassaia è una voce nuova, pulita, riconoscibile.

E forse è proprio qui la sua forza: far parlare un pezzo di terra pietrosa e silenziosa trasformandolo in vino che resta nella memoria.