La Valpolicella incontra l’India: i vini di Allegrini incontrano le spezie da Cittamani

A Milano, da Cittamani by Ritu Dalmia, una cena-degustazione ha messo in dialogo i vini di Allegrini con una cucina indiana contemporanea, misurata e profonda. Un confronto vero, senza scorciatoie.

Ci sono abbinamenti che funzionano per somiglianza e altre che funzionano per “attrito”.
Quelli andati in scena da Cittamani, a Milano, appartengono senza dubbio alla seconda categoria. I vini di Allegrini – espressioni limpide e identitarie della Valpolicella – sono stati chiamati a misurarsi con una cucina indiana che rifugge l’effetto cartolina e lavora, piuttosto, sulla precisione della spezia e sulla profondità del gusto. Non un gioco di concessioni, ma un confronto consapevole, in cui il vino non cerca di addomesticare il piatto e il piatto non chiede al calice di semplificare.

Il format della serata

Parlare di abbinamento tra vini della Valpolicella e cucina indiana significa entrare in un territorio delicato: la Valpolicella di Allegrini è fatta di equilibri, tensioni, freschezze e concentrazioni misurate, non di opulenza fine a sé stessa. Una famiglia la cui cifra stilistica vive di dettaglio, non di volume.

La cucina di Ritu Dalmia, da Cittamani, lavora allo stesso modo: la spezia come architettura, non come eccesso, il grasso come veicolo, non come coperta, il piccante come accento, non come protagonista.

Il terreno comune è la ricerca della profondità, non dell’impatto immediato. Questi abbinamenti accendono l’attenzione dei nostri sensi e ci costringono a metterci in gioco, riscoprendo la nostra capacità di degustare e trovare piacere.

Cittamani: l’India senza caricature

I piatti serviti durante la cena hanno confermato l’identità e il messaggio di Cittamani: Chef Ritu Dalmia da tempo porta a Milano una cucina indiana contemporanea, colta, certamente saporita, mai caricaturale, capace di dialogare con il vino perché non urla mai. Una rispettosa ricostruzione dei 28 stati indiani, delle loro forti differenze e delle forti caratteristiche rappresentative.

È un’India che lascia spazio, e proprio per questo si rivela terreno ideale per una degustazione consapevole.

I vini: la Valpolicella messa alla prova

Allegrini è un marchio tra i più noti del panorama vino italiano e tra i più storici a rappresentare la Valpolicella, racconta una storia di Famiglia e di innovazione ed è da sempre sinonimo di qualità e ricerca.

L’azienda nasce nel 1854 ad opera di Giovanni Allegrini e nel tempo tra le fila dell’azienda hanno trovato spazio tutte le generazioni successive e a rappresentarla a noi è stato Matteo Allegrini, rappresentante della settima generazione. Le rivoluzioni sono state sempre nel DNA degli Allegrini, dalla viticoltura in alta collina e l’introduzione dell’impianto a Guyot, la fondazione del centro di ricerca Terre di Fumane, un impegno costante nel tempo per migliorare.

L’abbinamento per decontestualizzazione

In questa veste i vini di Allegrini sono stati chiamati a funzionare fuori dalla comfort zone. Una sfida ardua, che dimostra quanto il palco dell’Azienda sia da anni quello Globale e non solo Italiano.

Black Garlic Salmon Tikka Ci immerge subito nel mondo di Cittamani, Semplicità, sapiente mix e presenza. Il filetto marinato si fonde perfettamente con la marinatura di aglio nero, un tocco di sapore tradizionale per molti Stati dell’India, in equilibrio completo con la glassa di peperoncino al miele e al tocco croccante che conferiscono calore convincente completezza al piatto, un bellissimo abbraccio iniziale.

Murg Kali Mirch Miglior Pollo Tandoori per il programma Foodish 2025, un armonia perfetta tra i Bocconcini di pollo marinati allo Yogurt e arrostiti al forno tandoori, tenerissimi e il bellissimo contorno di Panna, Anacardi, cipolla rossa e cetrioli impreziositi dal pepe nero, che va a impreziosire questo piatto, una antitesi freschissima del precedente.

In abbinamento per entrambi: Lugana Oasi Mantellina 2024, proveniente dalle nuove acquisizioni dell’azienda 40 Ettari nel Comune di Pozzolengo, un vino che gioca sull’ottima freschezza e sulla piacevole sapidità della Turbiana, lasciando anche un leggerissimo finale ammandorlato, ha offerto una lettura sorprendente con entrambe le portate, intervallando le note contrapposte del primo piatto e amalgamandosi invece alle note fresche e i ricordi di frutta secca del secondo.
Celeriac Chaat.

Piatto stupendo, per gli occhi e per il palato, nel quale la Chef valorizza in maniera eccellente il suo ortaggio del cuore, il Sedano Rapa, cotto alla brace e marinato con salsa allo yogurt e dischetti croccanti. Un connubio perfetto tra sapori, aromi e consistenze.

Beef Seekh Kebab Versione fine dining di una pietanza popolare. Carne succulenta di manzo avvolta intorno allo spiedo (Seekh) e servita con insalata Kachumber sottoaceto e salsa di menta. Semplice e succulento.

L’abbinamento è molto osato ma dimostra equilibrio e soprattutto col primo piatto stoffa per darci delle contrapposizioni interessanti. Recioto della Valpolicella Classico Giovanni Allegrini 2019, il vino che porta il nome del fondatore e che era il suo preferito. Nasce da un 80% Corvina Veronese, 15% Rondinella, 5% Oseleta che provengono dai migliori vigneti della famiglia Allegrini, situati nel cuore della Valpolicella. Vendemmia rigorosamente manuale dei grappoli migliori, appassimento fino alla fine di gennaio. La fermentazione avviene in acciaio per 25 giorni con rimontaggi giornalieri. L’affinamento in botte di legno è di 14 mesi, seguono 10 mesi in bottiglia. Rubino intenso e dal bouquet di frutta appassita e spezia dolce, vellutato al palato, dolce, sì ,ma compensato da grande struttura, la buona beva intervalla piacevolmente i due piatti.

Butter Chicken Un piatto che amo, simbolo della cucina Indiana, figlio della cucina di recupero, nasce negli anni 50 a Delhi dall’idea di riusare pezzi di pollo al forno tandoori avanzati, ai quali gli Chef Kundan Lal Jaggi e Lal Gujral vanno a marinare in una ricca salsa a base di pomodoro, burro, panna e un mélange di spezie elevandolo a icona della cucina indiana. Nella versione della Chef Ritu Dalmia la scelta della salsa di anacardi esalta ancora di più la golosità, il tutto servito con naan al burro. Ogni boccone è una testimonianza dell’ingegnosità umana e della capacità di trovare bellezza e abbondanza anche nelle circostanze più difficili.

In abbinamento Valpolicella Classico Superiore Grola 2022 “Grola non è solo un vino, è un’idea di Valpolicella. Un ritorno consapevole alle origini e una dichiarazione di identità. Questo progetto è un tributo a mio padre Franco, che aveva iniziato a immaginare questo cambiamento. Oggi Grola è il simbolo della nostra eredità e della nostra voglia di lasciare il segno”, dichiara Francesco Allegrini, CEO di Allegrini Wines. Grola è da sempre pioniere, e sperimentatore, negli anni ha sfidato le convenzioni, trasformando il suo blend per interpretare al meglio il territorio e il clima.

Oggi la sua anima è più autentica che mai: Corvina, Corvinone e Rondinella, senza compromessi, un singolo cru in grado di produrre rossi molto espressivi e di carattere. Affinamento complesso, 16 mesi in legno, di cui metà in barrique di secondo passaggio e metà in botti grandi, prima di maturare ancora in bottiglia. Al naso apre con piccoli frutti rossi, ricordi di ciliegia, violetta, goudron e cioccolato fondente. Tannino maturo e vellutato, grande freschezza che bilancia la pienezza del sorso. Ottimo in abbinamento.

Lamb Chops Le costolette di agnello grigliate al forno tandoori sono un classico del menu di Cittamani, carne succulenta, spezie, curry rogan josh, asparagi grigliati e pakchoi saltati in padella, patate speziate di contorno. Un piatto soddisfacente e discretamente complesso con cui si va ad abbinare l’ultimo vino, Amarone della Valpolicella Classico 2020 un classico pluripremiato, ma soprattutto identitario e che racchiude l’esperienza maturata da molteplici generazioni della famiglia. Le uve che danno vita a questo vino sono Corvina, Rondinella, Corvinone e Oseleta, lasciate ad appassire per circa 4 mesi, intorno alla metà di gennaio le vengono pigiate, segue una lunga fermentazione.

L’affinamento avviene in barriques per 18 mesi e in bottiglia per ulteriori 14 mesi circa. Alla vista appare rosso rubino intenso, al naso ricorda la frutta matura e la marasca con note leggermente speziate. Al palato è un vino di grande struttura, robusto con sentori speziati dovuti al lungo affinamento. Un vino dal grande dialogo con le carni alla griglia e le speziature, che in questo contesto si trova davvero a suo agio.

(Chili Cheese Naan a contorno)

Dessert

Sorbetto Fresh Mango Non abbinamenti “comodi” quini, ma abbinamenti pensati, costruiti sul rispetto reciproco. Il lavoro sulle tostature, sulle fermentazioni leggere, sulle salse costruite per stratificazione permette al calice di restare presente, leggibile, coinvolto.

I momenti che restano

Ci sono stati passaggi in cui il vino non si è limitato a seguire, ma ha cambiato il ritmo del piatto. È in quei momenti che si comprende l’importanza di una serata come questa: non insegnare, ma mettere in discussione.

Ringraziamo la Famiglia Allegrini per essersi messa in gioco in una esperienza così particolare e averci coinvolti, GamberoRosso, Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini d’Italia di Gambero Rosso, presente in sala per presentare i vini e Valeria Roberto per la cura al progetto.

La cena da Cittamani con i vini di Allegrini non è stata un esercizio di stile, ma un invito a uscire dalle categorie rassicuranti. Allegrini ha dimostrato di parlare la lingua del vino del mondo e di poter dialogare con una cucina anche lontana senza perdere identità, mentre l’India di Ritu Dalmia ha confermato di essere una cucina matura, capace di sostenere il vino senza sovrastarlo. Quando l’abbinamento smette di essere una formula e diventa relazione, succede esattamente questo.

Cantine Federiciane Celebrano la Tradizione Napoletana al Salotto Letterario Vega Cultura con Luciano Pignataro

Venerdì 13 marzo, il Vega Palace di Carinaro ha ospitato un nuovo imperdibile appuntamento del salotto letterario Vega Cultura, con la presentazione del libro La cucina napoletana (Hoepli) del giornalista e scrittore Luciano Pignataro. L’evento ha offerto un viaggio tra storia, tradizione e sapori della città partenopea, dove il cibo non è solo nutrimento, ma linguaggio, identità e rito quotidiano.

La sala era gremita, con numerosi appassionati di enogastronomia e cultura presenti per assistere al dialogo al tavolo dei relatori, che ha visto Luciano Pignataro protagonista, affiancato da Nicola Ruocco, ideatore della kermesse Gli Incontri di Valore, Antonella D’Avanzo, giornalista enogastronomica, e Antonio Palumbo, rappresentante della quarta generazione della storica azienda vitivinicola Le Cantine Federiciane dei Campi Flegrei. Pignataro ha presentato il suo libro e approfondito il connubio tra arte, cultura e cibo, raccontando come la tradizione gastronomica napoletana si intrecci con la storia, la società e il patrimonio artistico della città.

Proprio le Cantine Federiciane hanno presentando durante l’appuntamento, la collezione speciale di bottiglie magnum celebrative realizzate nell’ambito del progetto Flegreo-Art un omaggio ai 2500 anni di Napoli, realizzato in collaborazione con l’artista Annalisa Saggiomo, che unisce tradizione vitivinicola e arte contemporanea. In segno di riconoscimento e ringraziamento per il lavoro svolto negli anni, una delle bottiglie simboliche della mostra è stata regalata a Luciano Pignataro, sottolineando il valore del suo contributo alla cultura enogastronomica napoletana.

Gli ospiti hanno inoltre avuto l’opportunità di visitare per l’ultima volta la mostra, composta da questi pezzi unici che presto saranno messi in vendita. Tutte le informazioni relative alle opere e all’acquisto saranno disponibili sul sito ufficiale delle Cantine Federiciane.

Al termine della presentazione, è stata organizzata, su prenotazione, una cena esclusiva con abbinamento dei vini firmati Cantine Federiciane, curata dall’executive chef Agostino Malapena, rendendo la serata un’esperienza completa tra cultura, cucina e vino.

La serata ha confermato l’eccellenza delle Cantine Federiciane, non solo come custodi della tradizione vitivinicola dei Campi Flegrei, ma anche come promotori di iniziative culturali e artistiche che valorizzano il territorio e il patrimonio enogastronomico campano.

Paestum Wine Fest Business 2026: la svolta fieristica del vino del Sud

All’ombra dei templi dorici che guardano il mare, il vino torna a farsi racconto, mercato e visione. La XV edizione del Paestum Wine Fest si è chiusa tra applausi e numeri significativi, segnando un passaggio importante nella storia della manifestazione: da festival a fiera, da grande degustazione collettiva a piattaforma strutturata per il business del vino.

Per la prima volta l’evento ha trovato casa all’Hotel Ariston, nel moderno Centro Congressi: spazi ampi e funzionali pensati per accogliere incontri, masterclass e momenti di confronto professionale. Se la sala dei banchi d’assaggio ha mostrato qualche limite logistico, il salto qualitativo rispetto alle edizioni precedenti è apparso evidente. Più ordine, maggiore direzionalità e una identità sempre più definita.

Tra i corridoi si muovevano con energia gli studenti degli istituti alberghieri, presenza preziosa e concreta, mentre sommelier provenienti da diverse associazioni italiane garantivano un servizio attento e puntuale. Un dettaglio non secondario: quando il vino diventa occasione di relazioni commerciali, la professionalità diventa un linguaggio universale.

Da intuizione a snodo mediterraneo

Nato da un’idea di Angelo Zarra, imprenditore campano e presidente della manifestazione, il Paestum Wine Fest ha costruito negli anni una traiettoria precisa fondata su tre pilastri: internazionalizzazione, formazione e valorizzazione territoriale. Un ponte tra produttori, buyer, operatori horeca e stampa specializzata che oggi si consolida in una formula fieristica dichiaratamente B2B.

Accanto a Zarra, la direzione di Alessandro Rossi, manager di Partesa, società del gruppo Heineken Italia, ha rafforzato l’impronta manageriale dell’evento attraverso la selezione mirata degli operatori, incontri B2B programmati e una crescente integrazione tra formazione e mercato.

«Questa edizione è stata il punto zero da cui ripartire e tracciare la linea di partenza per il prossimo futuro. Ho avuto modo di confrontarmi con gli operatori del settore presenti e, di comune accordo, abbiamo deciso che la direzione è quella giusta. Se siamo stati bravi oggi, nei prossimi anni faremo ancora meglio», ha sottolineato Rossi.

Dall’1 al 3 marzo 2026 Paestum è tornata così al centro del dibattito enologico nazionale, proponendosi come uno snodo mediterraneo per i mercati del vino, naturale ponte tra Italia ed estero. Non più soltanto degustazioni, ma relazioni strutturate, opportunità di export e dialogo tra consorzi e player internazionali.

Un osservatorio sulle tendenze

Le masterclass hanno rappresentato l’asse culturale della fiera, trasformando Paestum in un vero osservatorio sulle tendenze del settore: innovazione, sostenibilità, nuove modalità di distribuzione e comunicazione digitale. Temi cruciali per un comparto chiamato a interpretare mutamenti profondi nei consumi e nei mercati.

Tra le sessioni più coinvolgenti, “Calabria nel calice: biodiversità, identità e visione”, guidata da Luca Grippo e Francesco Pace. Un viaggio attraverso una regione stretta tra monti e mare, dove escursioni termiche e brezze marine si traducono in bicchieri sapidi e mediterranei.

Dal Metodo Classico affinato 36 mesi sui lieviti, floreale e agrumato, al Greco di Statti, ampio e rotondo, fino al Pecorello di Cantina Colacino, dove ginestra e genziana incontrano una vibrante salinità. E poi il Cirò da Gaglioppo, con la sua cifra ematica e ferrosa, il Nerello Mascalese scuro e impenetrabile, il Telesio di Spadafora, i Gaglioppo di Ippolito, fino a un Passito dai ricordi di cedro candito. Un affresco regionale che ha restituito complessità e carattere senza concessioni folkloristiche.

Di grande spessore anche la masterclass “La piramide del Gallo Nero”, dedicata alle tre tipologie del Chianti Classico DOCG, Annata, Riserva e Gran Selezione, con Andrea Gori, Luca Grippo e Gerardo Giorgi. Dal Sangiovese vibrante di San Casciano alla profondità della Gran Selezione Rancia di Fèlsina, passando per interpretazioni eleganti e territoriali come Lamole di Lamole e Querciabella, la degustazione ha messo in luce la stratificazione identitaria di una denominazione in continua evoluzione.

Dalla Magna Grecia alla viticoltura contadina

Particolarmente intensa la masterclass del Consorzio Vita Salernum Vites, moderata da Paola Restelli con Marco Serra, Charlie Arturaola e Federico Latteri. Settantacinque aziende, cinque denominazioni, Costa d’Amalfi, Colli di Salerno IGT, DOP Cilento, Paestum e Castel San Lorenzo DOP, per un totale di circa 2,5 milioni di bottiglie: numeri che raccontano una realtà produttiva dinamica e fortemente radicata nel territorio.

Il Fiano, declinato in diverse interpretazioni, si è rivelato il filo conduttore del percorso degustativo: vini attraversati da mineralità, agrumi, erbe aromatiche e richiami iodati. Dalla complessità elegante del Vigna Pereira 1998 di De Concilis alla sapidità marcata di Tenuta Macellaro, fino a un Greco dal profilo marino e dalla consistenza quasi oleosa, capace di dividere e stimolare il confronto. Segno che il vino, quando è vivo, non lascia indifferenti.

Wine list, enoturismo e prospettive

Per il terzo anno consecutivo Matteo Zappile, Official Brand Ambassador e fondatore del Wine Club PWF, ha firmato un’esclusiva Wine List realizzata insieme a importanti sommelier della ristorazione stellata. Un progetto che trasforma la degustazione in racconto gastronomico e contribuisce al posizionamento internazionale dell’evento.

Spazio anche al tema dell’enoturismo, protagonista di una sessione curata da Wine Meridian. Oggi il vino non si limita più a essere prodotto e venduto: viene vissuto, attraversato e narrato nei territori. Per molte aziende si tratta di una sfida ancora aperta, ma la consapevolezza che l’accoglienza rappresenti uno dei motori principali della vendita è ormai condivisa.

Tra i banchi d’assaggio erano presenti importanti realtà consortili come il Consorzio del Chianti Classico, rappresentato dal responsabile marketing Gerardo Giorgi, la Calabria con Francesco Pace e il Consorzio Vita Salernum Vites guidato dal presidente Marco Serra. Inoltre, molti espositori e partner che hanno aderito, rendendo unica questa edizione. Tra i partner voglio ringraziare Divinamente Lab che ha realizzato un gadget personalizzato molto gradito.

Tra i produttori il mitico Luca Leggero di Villareggia nel Canavese per la valorizzazione dell’Erbaluce di Caluso e il Canavese Nebbiolo varietà Picotener che sono entrambi cloni autoctoni del territorio. Come non menzionare il vulcanico Paolo Ippolito della Cantina Ippolito, fiore all’occhiello della Regione Calabria. Per la Sardegna degni di nota i vini di Tenute Oskiros in Gallura, per il Lazio Gabriele Gaffino che riscuote molto successo grazie ai suoi vini di grande eleganza, poi le Cantine del Notaio e tanti altri. Azienda gastronomica da me preferita in assoluto è stata Cucina San Salvatore con i suoi latticini di bufala.

Una fiera che guarda avanti

Con questa XV edizione, il Paestum Wine Fest Business consolida la propria centralità nel panorama fieristico del Mezzogiorno. In un momento storico complesso per il comparto vitivinicolo, la manifestazione sceglie la via della struttura, della selezione e della visione internazionale. All’ombra dei Templi di Paestum, tra la memoria della Magna Grecia e le dinamiche globali del mercato contemporaneo, il vino italiano trova uno spazio di confronto autentico. Qui identità territoriale e prospettiva internazionale non si contrappongono: dialogano e, nel dialogo, costruiscono futuro.

A Battipaglia la vita rurale della Piana del Sele nella galleria di immagini del ristorante gourmet Cinque Foglie e nella nuova cantina

Oltre un anno di lavori incessanti per la famiglia Adinolfi, imprenditori salernitani attivi nel settore della quarta gamma e dell’hospitality di qualità. Il sogno di Giovanni, realizzare un qualcosa di unico nel territorio di Battipaglia, si è realizzato con la presentazione della galleria permanente di immagini storiche della Piana del Sele e della nuova cantina vini del gourmet Cinque Foglie, uno dei punti gastronomici in capo all’Hotel Commercio assieme al lounge Linfa e al ristorante Le Radici.

La nuova cantina vini

Un autentico tempio del vino, per tutti gli appassionati che desiderano condividere la gioia dell’apertura di una bottiglia di prestigio o per un brindisi da aperitivo prima di accomodarsi nell’elegante sala fine dining e continuare al tavolo con le portate di chef Roberto Allocca. Quasi 1500 referenze con alcune storiche verticali accompagnate dal racconto negli abbinamenti del direttore ed f & b manager Ivan Mendana Fernandez.

Il progetto Cinque Foglie

Dall’ingresso, attraverso una mostra permanente di scatti fotografici del territorio, all’experience dell’ala degustazione riservata ai clienti del Cinque Foglie, parte la narrazione del primo e unico ristorante gourmet a Battipaglia ad aver ricevuto la menzione speciale nell’ambita Guida Michelin.

Il progetto si arricchisce di ulteriori elementi, che prendono la forma di racconto multisensoriale destinato non soltanto alla sosta fine dining, ma anche alla conoscenza della cultura storica e della “fatica contadina” di coloro che hanno preservato le tradizioni agricole nella pianura salernitana del fiume Sele.

Il tabacco, settore che rappresenta gli inizi dell’attività familiare, ma anche pomodori, cotone, bufale, risaie e, ovviamente, insalate e prodotti ortofrutticoli, fonti inesauribile di primizie per le popolazioni residenti.

La famiglia Adinolfi

Giovanni Adinolfi e prima di lui il padre Giuseppe e il nonno Antonio sono coltivatori e commercianti nel settore ortofrutticolo sin dal secondo dopoguerra a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Dai 5 ettari iniziali, ricavati dalla cessione terreni a seguito della riforma fondiaria, si è giunti agli attuali 270 ettari di proprietà, che diventano oltre 500 comprendendo quelli dei conferitori dell’agro pianeggiante del Sele, tra Pontecagnano e Paestum.

Un vero e proprio impero agricolo con 320 dipendenti e 24 referenze prodotti, destinate alla grande distribuzione, al consumatore privato e al settore Ho.Re.Ca. tramite legami commerciali radicati in Italia e in tutta Europa.

Ma il sogno di Giovanni, della moglie e dei figli Francesca, Giuseppe ed Ida non poteva fermarsi all’amore per la rucola: dal ricordo degli studi d’infanzia e dalle esperienze giovanili maturate nella gestione di hotel e strutture di prestigio, decise di investire energie e risorse nel recupero dello storico Hotel Commercio a Battipaglia e nella ristorazione di altissima qualità con Le Radici prima e la sala gourmet Experience poi, divenuta Cinque Foglie, due versioni differenti della proposta gastronomica ai clienti dell’hotel e agli ospiti esterni.  

L’incontro con lo chef Roberto Allocca

Alla guida della cucina c’è Roberto Allocca, avellinese d’origine, dal percorso professionale intenso e prestigioso. Dalla scuola dei maestri Enrico Derflingher, Alfonso Iaccarino e Paolo Barrale, dalla conquista della stella Michelin come Executive Chef del Relais Blu alle esperienze al Marennà e all’Hotel Le Agavi, la sua cucina è fatta di rispetto, tecnica e poesia.

Ogni piatto è un racconto sussurrato, un invito alla scoperta lenta, un equilibrio tra emozione e misura. Una proposta elegante e concreta, che muta in funzione della stagionalità degli elementi, basata sulla forza della tradizione, sulle contaminazioni e sull’originalità fuori da schemi e vincoli.

I menù proposti trasformano virtualmente le immagini viste in galleria in contenuti reali di emozioni tutte da assaggiare. Due le degustazioni tra le incursioni mediterranee nel “Nostos” a mano libera – 8 soste ad € 110,00 e la visione pionieristica di eccellenti produttori di primizie di quarta gamma ne “L’Orto di Francesca” – 6 soste ad euro 90,00. Per chi desidera “contaminare” le varie tappe la possibilità di optare per la carta e comporre a propria scelta il percorso.

Toscana – Quando il Vino Nobile di Montepulciano si racconta a tavola

L’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano targata 2026 si è chiusa con un pranzo diffuso che ha coinvolto alcune cantine della denominazione, chiamate non solo a ospitare, ma soprattutto a dialogare con altre realtà produttive del territorio. Un format riuscito capace di spostare l’attenzione dalla degustazione formale a un momento di condivisione autentica, restituendo a Montepulciano stessa una dimensione più quotidiana e reale.

L’esperienza si è svolta presso Cantina Talosa, che ha accolto al proprio tavolo i vini di Talosa, Poliziano, Tiberini, Il Molinaccio, Boscarelli e Montemercuri. Un parterre eterogeneo per stile e interpretazione, ma accomunato da una forte identità territoriale e da un linguaggio condiviso, quello del Sangiovese di Montepulciano.

Il contesto informale e conviviale ha permesso di vivere gli assaggi con maggiore libertà, senza schemi rigidi, favorendo il confronto diretto tra produttori e ospiti. Tra calici e piatti condivisi, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG si è raccontato in modo spontaneo, mettendo in luce affinità, differenze e sfumature stilistiche.

L’apertura è stata affidata a bianchi e rosati delle sei cantine, abbinati a prodotti tipici del territorio – salumi e formaggi – per poi proseguire con una serie di crostini e un eccellente peposo di cinghiale.

I vini proposti con il pranzo hanno accompagnato con coerenza l’intero percorso gastronomico:

  • Il Molinaccio – Rosso di Montepulciano DOC Il Golo 2024; IGT Toscana Rosso L’Allocco
  • Montemercuri – Rosso di Montepulciano DOC Petaso 2022; IGT Toscana Rosso Tedicciolo 2022
  • Cantina Talosa – Rosso di Montepulciano DOC 2024; IGT Toscana Rosso Pietrose 2016
  • Boscarelli – Rosso di Montepulciano DOC Prugnolo 2024; IGT Toscana Rosso Boscarelli 2015
  • Poliziano – Rosso di Montepulciano DOC Fiori Rossi 2024; IGT Toscana Rosso Le Stanze 2015
  • Tiberini – Rosso di Montepulciano DOC Sabreo 2024; IGT Toscana Rosso Virgulto 2015

Un’esperienza che ha restituito al vino la sua dimensione più vera: quella dell’incontro, del racconto e della convivialità.

Cantina Talosa, il tempo come alleato

All’interno di questo contesto, la visita a Talosa ha assunto un valore particolare. Nel cuore storico di Montepulciano, tra vicoli ciottolati e palazzi nobiliari, la cantina rappresenta una delle interpretazioni più solide e coerenti del Vino Nobile di Montepulciano. Un progetto nato nel 1972 con la famiglia Jacorossi, capace in oltre cinquant’anni di coniugare rigore enologico, rispetto del territorio e una visione produttiva orientata alla longevità.

Talosa non è soltanto una cantina, ma un luogo simbolico. L’affinamento dei vini avviene nei locali storici sotterranei, scavati nella roccia sotto il centro di Montepulciano: ambienti suggestivi, con volte in mattoni del XVI secolo e origini ancora più antiche, che raccontano una relazione intima tra il vino e il tempo, elemento centrale della filosofia aziendale. Durante gli scavi è emersa anche una tomba etrusca, ulteriore testimonianza della profondità storica di questo luogo. Ogni anno circa 23.000 visitatori, in gran parte stranieri, attraversano questi spazi restando spesso senza parole.

Il cuore produttivo dell’azienda si trova nella zona di Pietrose, dove circa 33 ettari di vigneti si estendono tra i 330 e i 400 metri di altitudine. Qui il Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo Gentile, trova condizioni ideali per esprimere equilibrio, profondità aromatica e una trama tannica raffinata.

La scelta stilistica di Talosa punta su vini capaci di evolvere con grazia, privilegiando estrazioni misurate, precisione aromatica e affinamenti calibrati, senza perdere il legame con il carattere territoriale del Vino Nobile. Una coerenza produttiva che negli anni ha trovato crescente consenso tra appassionati e operatori.

Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG rappresenta la sintesi di questa visione: struttura ed eleganza unite a una bevibilità che si apre nel tempo. La Riserva, prodotta solo nelle migliori annate, aggiunge complessità e profondità, distinguendosi per capacità di invecchiamento e precisione stilistica. Accanto a queste, il Rosso di Montepulciano offre una lettura più immediata del Sangiovese locale, mentre il Vin Santo testimonia il legame con la tradizione più autentica, attraverso lunghi appassimenti e affinamenti pazienti.

Pur restando fortemente radicata nel territorio, Talosa ha costruito negli anni una solida presenza sui mercati esteri, contribuendo alla diffusione dell’immagine del Vino Nobile di Montepulciano nel mondo. Un successo costruito senza rincorrere mode, ma attraverso identità e coerenza. Talosa è un esempio virtuoso di come il Vino Nobile possa raccontare Montepulciano con autorevolezza e misura. Una cantina che fa del tempo il suo principale alleato e che, vendemmia dopo vendemmia, continua a scrivere una storia di eleganza, profondità e fedeltà al territorio.

Chianina & Syrah 2026 – I migliori assaggi e le considerazioni dall’anteprima “Sarà Syrah”

Come ogni anno torna l’appuntamento atteso da stampa e professionisti del settore per una panoramica sulle diverse espressioni di Syrah in Italia. Naturalmente si parte sempre da Cortona, territorio ospitante, che rappresenta ormai un punto fermo per qualità e carattere dei suoi vini.

Ci si avvia verso la decima edizione prossima di Chianina & Syrah con ottimismo, nonostante la situazione globale difficile e il commercio fermo al palo. Un recupero di fiducia che deve passare, per forza di cose, anche dall’interruzione delle guerre in atto. Per fortuna ci sono i calici a parlare e quelli di Cortona e del resto d’Italia sono davvero sorprendenti, soprattutto nelle annate 2023 e 2024.

Le motivazioni

Eterogenee e opposte all’apparenza: più esile l’impatto della 2023, ma meglio performante rispetto agli areali celebri del Sangiovese, segno che la Syrah riesce ad esprimere il meglio di sé anche nelle vendemmie complicate. I campioni all’assaggio sono eleganti, dinamici, dai tannini poco impegnativi e con scie floreali appetitose che si sostituiscono a quelle speziate tipiche.

La 2024 risulta a tratti straripante per intensità delle componenti fruttate, ricche di pepe nero. Equilibrio e linearità che rispecchiano una filosofia un po’ ovunque presente, grazie all’impegno dei vigneron ad utilizzare raspi e tecniche “alla francese” un tempo impensabili. Il risultato parla di vini contemporanei dall’ottima prospettiva per il settore Horeca.

Fare le cose per bene, senza pensare al proprio “orticello”, vuol dire aiutare le vendite di un intero comparto che merita attenzione per il lavoro sin qui svolto. Il panel di degustazione dei campioni alla cieca è stato composto dal sottoscritto e dall’autore di 20Italie Alberto Chiarenza. I risultati sono elencati in ordine alfabetico e non di preferenza, basati su una media superiore ai 90 centesimi.

Migliori Syrah Cortona Doc

Baldetti – Spazzanido 2025

Cantina Canaio – Calice 2024

Cantina Doveri – L’Usciolo 2023

Cantine Faralli – Particella 134 2021

Chiara Vinciarelli – Castore 2024

Fabrizio Dionisio – Il Castagno 2023

Podere Il Fitto – Campetone 2023

I.S.I.S. Angelo Vegni – Syrah 2021

La Braccesca – Achelo 2024

Poggio Sorbello – Rugapiana 2024

Stefano Amerighi – Apice 2022

Migliori Syrah d’Italia

Aldo Viola – IGP Terre Siciliane Syrah Plus 2021 biologico

Alessandro di Camporeale – Monreale Doc Syrah Kaid 2022

Bulichella – IGT Costa Toscana Syrah Hide 2021

Colognole – Toscana IGT Sarà Syrah 2022

Fabbrica Pienza – IGT UNI 2021

Feudo Disisa – Monreale Doc Roano 2020

Il Querciolo – IGT Toscana Syrah Gruccione 2022

Il Vecchio Poggio – IGP Lazio Rosso Puddinga 2021

Maestà di Santa Luce – IGT Toscana Syrah 2022

Michele Satta – IGT Toscana Syrah 2023

Podere Bellosguardo – IGT Syrah 2021

Tenuta La Novella – IGT Toscana Sambrena Syrah 2023

Tenuta Sallier De La Tour Tasca d’Almerita – Sicilia Doc Syrah 2023

Ruffino presenta “Garzaia” il Bolgheri Superiore dalla vendemmia 2023

Lo scorso 2 marzo Ruffino ha ufficialmente  presentato al mercato italiano, “Garzaia” Bolgheri Superiore DOC 2023, primo Bolgheri Superiore prodotto interamente da vigneti di proprietà e prima annata in commercio.

Ruffino, con oltre 140 anni di storia, è stata fondata a Pontassieve nel 1877 dai cugini Ilario e Leopoldo Ruffino. Nel 1913 l’azienda passa sotto la guida della famiglia Folonari, che ne accompagna lo sviluppo per quasi un secolo. Nel 2011, dopo 98 anni di gestione familiare, la società viene interamente acquisita dal gruppo americano Constellation Brands, che ne detiene ancora oggi la proprietà e continua a valorizzare la tradizione e l’eccellenza dei vini Ruffino a livello globale.

Dal 2023, Ruffino ha intrapreso un percorso di trasformazione per consolidare il proprio posizionamento tra i grandi vini toscani di alta gamma, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione nel rispetto dell’identità territoriale. Oggi l’azienda è presente in oltre 80 Paesi.

Con Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023, Ruffino inaugura un nuovo capitolo della propria storia quasi centocinquantennale, riaffermando la volontà di essere protagonista nei territori simbolo dell’eccellenza enologica toscana.

La presentazione si è svolta al Ristorante La Pineta a Marina di Bibbona, terza tappa del tour internazionale di lancio, un percorso che sta toccando alcune delle principali capitali del vino e che proseguirà nei prossimi mesi tra Europa, Nord America e Asia. Una scelta simbolica quella di Marina di Bibbona, nel cuore del territorio bolgherese, per consacrare ufficialmente un progetto che nasce proprio da questa terra.

Con Garzaia, Ruffino compie un passo strategico importante, rafforzando la propria presenza in una delle denominazioni più prestigiose al mondo, quella di Bolgheri, che conta appena 75 produttori.

Il progetto prende forma nel 2023, anno in cui l’azienda annuncia l’acquisizione di vigneti  per un totale di 15 ettari nelle aree di Le Sondraie e Le Bozze, lungo la via Bolgherese, con l’obiettivo di dare vita a vini capaci di interpretare il territorio attraverso una visione autentica e identitaria.

Questa posizione strategica garantisce esposizione e suoli ideali per la coltivazione delle uve, contribuendo alla qualità distintiva dei vini prodotti.

Garzaia si inserisce così nella gamma dei fine wines Ruffino, accanto a etichette iconiche come il Riserva Ducale Oro Chianti Classico Gran Selezione DOCG, il Greppone Mazzi Brunello di Montalcino DOCG, e gli IGT Modus Primo e Alauda,  completando il presidio dell’azienda nelle più vocate aree toscane.

Il nome “Garzaia” deriva dal luogo in cui diverse specie di aironi nidificano collettivamente, costruendo i propri nidi in stretta vicinanza, in un ecosistema naturale che sta equilibrio tra terra e acqua. Un nome evocativo che richiama l’anima paesaggistica di Bolgheri, profondamente radicata nella sua storia e nel suo ambiente.

Il progetto porta la firma di Olga Fusari, Senior Winemaker di Ruffino dal 2023, laureata in Viticoltura ed enologia presso l’Università di Firenze, con oltre vent’anni di esperienza nella produzione di grandi rossi toscani e un lungo percorso professionale maturato in ambito bolgherese presso Ornellaia fin dal 2005, che le ha permesso di affinare una profonda conoscenza dei blend in stile bordolese e del terroir di Bolgheri, contribuendo a valorizzare una delle denominazioni più prestigiose della Toscana.

Il suo percorso si era arricchito anche di esperienze internazionali in Argentina, da Bodega Rolland, e in Nuova Zelanda, da Selaks Winery, oltre a un Master conseguito alla Bordeaux Sciences Agro. Un bagaglio che le consente di dialogare con culture vitivinicole diverse, mantenendo sempre al centro la vocazione e l’identità del territorio toscano.

Dal 2023 è in Ruffino, dove guida la produzione dei fine wines tra Bolgheri, la Tenuta Poggio Casciano sulle colline fiorentine e la Tenuta La Solatia a Monteriggioni. Qui interpreta etichette come Modus, Modus Primo e Alauda con uno stile che unisce precisione tecnica, eleganza e identità territoriale.

Garzaia Bolgheri Superiore DOC 2023

Il vino nasce esclusivamente dai vigneti di Le Sondraie, nella parte nord della denominazione, su suoli profondi, sabbioso-argillosi e poveri di calcare, a 10 metri sul livello del mare. Blend: 70% Cabernet Franc 30% Merlot, 15,5% vol..

L’annata 2023 è stata caratterizzata da clima stabile e giornate soleggiate per gran parte della stagione vegetativa. Le piogge abbondanti di fine agosto hanno reintegrato le riserve idriche, favorendo una maturazione lenta e completa delle uve.

La fermentazione avviene in acciaio inox con rimontaggi e délestage periodici, seguita da circa 21 giorni di macerazione sulle bucce. Dopo la fermentazione malolattica, il vino affina per 18 mesi in barriques di rovere francese (70% nuove, 30% di secondo passaggio).

Note di degustazione

Nel calice si presenta di colore rosso rubino intenso e profondo. All’olfatto si apre con un bouquet complesso di macchia mediterranea e frutti rossi maturi, accompagnati da eleganti note speziate dolci  vanigliate, cacao e leggere sfumature balsamiche.

Al sorso è ampio e di corpo, il tannino presente ma vellutato accompagnato da una acidità vibrante che bilancia il grado alcolico. La chiusura è  persistente, speziata e balsamica.

Un vino elegante ed equilibrato. In commercio dal 1.3.2026 al prezzo di € 160,00. In occasione del pranzo di presentazione, il vino è stato proposto in abbinamento al cacciucco de La Pineta

Dalla Grecia una dolce particolarità per un fine pasto differente

Il Greek Wine Day si afferma nel panorama degli eventi enoici come la più grande e importante manifestazione sul vino greco in Italia. Ne abbiamo già parlato all’articolo Sulle tracce di Dioniso: le eccellenze della viticoltura greca in degustazione a Firenze al Greek Wine Day. L’ideatore e organizzatore è Haris Papandreou, scrittore, winelover e profondo conoscitore sia del vino greco che di quello italiano.

Un progetto che ogni anno porta a Firenze e più precisamente all’Hotel Albani numerosi produttori della Grecia con le loro produzioni: quest’anno, il primo novembre, le cantine rappresentate saranno 49, per un totale di oltre 225 etichette. Saranno presenti in sala 30 vignaioli, che racconteranno le loro esperienze e i loro preziosi vini.

Fisar Firenze è partner e coorganizzatore dell’evento e i preparati sommelier sono chiamati in sala alla mescita e alla comunicazione delle referenze che sono stati spedite dalla Grecia, a testimoniare la qualità eccellente del vino greco in tutti i suoi territori.

Ppresenti cantine dalla Grecia Continentale (Macedonia, Epiro, Attica, Tessaglia per esempio) dal Peloponneso, da Creta e dalle isole del Dodecaneso, Ionie e Cicladi. La cosa più straordinaria organizzata da Haris Papandreou è stata la degustazione per confrontare il Vinsanto dell’Isola di Santorini e il Vin Santo del Chianti Classico.

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Dalla vulcanica e incantata perle delle Cicladi i vini delle cantine Hatzidakis, Venetsanos, Gavalas, Roussos, Vasaltis e Chrissou: vini che hanno una loro propria PDO che prevede che il vino dolce naturale sia ottenuto da assyrtiko (minimo 75 %) e aidani, uve bianche lasciate ad appassire su teli per 8-12 giorni. Il contenuto alcolico minimo del vino deve essere 8% e di zuccheri 103 gr/litro. E ‘richiesto un affinamento minimo( solitamente in piccole botti di legno) di 24 mesi.

Per quanti riguarda le aziende del Chianti Classico, in assaggio il Vin Santo di Cantalici, Caparsa, Castello di Volpaia, Felsina, Fietri, Fontodi, Giacomo Grassi, Pieve di Campoli, Ricasoli e La Vigna di San Martino ad Argiano. Il disciplinare del Vin Santo del Chianti Doc prevede l’utilizzo di trebbiano, malvasia e altre uve bianche o rosse autorizzate appassite prima della vinificazione per concentrare gli zuccheri. Il vino deve affinare per tre anni in appositi contenitori di legno detti caratelli e non può essere messo in vendita se non dal primo novembre del terzo anno successivo alla vendemmia delle uve.

Greek Wine Day merita sempre una visita per tutto quello che offre e perché rappresenta una vera full immersion nel panorama vinicolo ellenico, da anni in crescita per qualità e produzione.

La cucina stellata di Luigi Tramontano di O me o il mare a Gragnano incontra l’arte di Gabriele Leonardi

O Me O Il Mare suona come un ultimatum… ed in effetti lo è. Era quello che cinquant’anni fa la madre di Luigi Tramontano fece al marito Antonio intimandogli di scegliere tra una tranquilla vita familiare o quella disagiata e imprevedibile, come chef di bordo su navi da crociera. Antonio scelse la prima e con essa portò a terra la passione per la cucina trasmessa a Luigi, che oggi si esprime ad altissimi livelli da O Me O Il Mare: aperto infatti nell’aprile 2024, il successivo ottobre conquistava già la stella Michelin. 20Italie era già stato in questo luogo magico: Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant.

Affianco a Luigi in un percorso iniziato nel 2004 da Don Alfonso a Massa Lubrense e passato attraverso l’Excelsior Vittoria di Sorrento e Le Agavi di Positano, la moglie Nicoletta Gargiulo, insignita del titolo di Miglior Sommelier 2026 da L’Espresso, già miglior sommelier d’Italia AIS nel 2007, unica donna nell’albo d’oro dell’Associazione Italiana Sommelier, insieme a Lucia Pintore (1987) e a Ilaria Lorini, attualmente in carica.

La filosofia creativa di O Me O Il Mare  s’incentra sul mare ed è la stessa che ispira il pittore livornese Gabriele Leonardi nelle sue opere. Da questo comune denominatore, è nata  un’originale cena a quattro mani, quelle di Leonardi e di Tramontano: un connubio tra arte e cucina, “perché la cucina è un’arte: le cromie e la combinazione degli ingredienti in un piatto rappresentano un’opera a tutti gli effetti”, ha commentato Leonardi.

Ispirato alla pittura in chiave fiabesca di Antonio Possente, di cui è stato allievo, Gabriele Leonardi si definisce un pittore del mare. Il mare infatti costituisce il soggetto principale delle sue opere in due filoni artistici: quello degli abissi e quello dei ricordi, rappresentati attraverso un tratto ironico e leggero.

La sardina, uno dei temi più cari a Leonardi, incontra e incarna alcuni dei momenti più preziosi dell’infanzia dell’artista: in Rubber Ducky Day vola su un mare in tempesta attraversato dalla paperella di gomma gialla che caratterizza il bagnetto dei bimbi; in Cinque Stelle Cadenti nuota in un cielo blu stellato nel ricordo di una notte estiva oppure, ne La Big Bubble, su uno sfondo rosa shocking, gonfiando un palloncino della mitica gomma da masticare.

E non è forse il tema della memoria ricorrente e preponderante anche in cucina?

Così la prima proposta di Luigi Tramontano porta nel piatto il ricordo, oltre al soggetto più caro a Gabriele Leonardi. Le mie alici arreganate sono l’interpretazione di un piatto povero della tradizione, un piatto delle nonne, costituito da pochi ingredienti dove a spiccare, oltre al pesce azzurro e al prezzemolo, è l’origano (da qui l’aggettivo arreganato). La rivisitazione dello chef non perde di vista la semplicità degli ingredienti ma veste di eleganza le alici con una farcia di pesce, alghe e limone, zabaglione ai capperi, pane croccante aromatizzato all’origano e salsa verde.

La mischia francesca riporta di nuovo a tavola la tradizione, quella povera della pasta mista, ottenuta da spezzoni di pasta avanzati di formati diversi, spesso utilizzata nelle zuppe. In quella di Luigi Tramontano, l’ingrediente principale è il polpo, soggetto favorito nel filone abissi di Leonardi. Fondo di brodo di polpo, ragù di polpo, crema e spuma di patate e dragoncello determinano un connubio perfetto tra tendenza dolce e sapidità marina e abbracciano la mischia francesca in un’elegante tazza da tè di fine porcellana bianca.

L’abbinamento vino fatto da Nicoletta Gargiulo porta in tavola Quintaluna 2021 verdejo in purezza della cantina Ossian, in Castiglia e Leon. Un sorso che racchiude il respiro del mare – grazie ai sentori agrumati e iodati – caratterizzato da texture elegante, per la sosta prolungata sulle proprie fecce.

Il primo piatto, lo spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro è uno dei piatti firma di Luigi Tramontano, che meglio rappresentano il suo percorso evolutivo.

Finocchio e finocchietto determinano una sottile trama aromatica che incornicia sapore e sapidità marina portati da tartare, carpaccio di tonno e sferette di colatura di alici. Ne risulta un boccone ricco e strutturato che si completa nell’abbinamento al Fiano di Avellino DOCG Riserva 2019 I Favati, compagno anche del piatto successivo.

Spazio alla creatività e all’innovazione nella portata che segue, assaggiata in anteprima: una crepe di seppia, ripiena di zucca e mandarino, servita con una maionese d’ostrica. Le pennellate di colore nel piatto si riconducono direttamente a una delle opere di Gabriele Leonardi: la Sardina in Blu è infatti la rappresentazione di un caleidoscopio e della sua ricchezza di forme e colori. Il piatto si ricollega alla rappresentazione non solo per la composizione cromatica ma anche per la complessità degli aromi: la dolcezza agrumata del mandarino è un’onda che degrada nella tendenza dolce della zucca e avvolge la nota salina dalla maionese all’ostrica.

Il pre-dolce granita e gin mare, rinfresca e introduce al dessert vero e proprio. Qui Luigi Tramontano ha usato il piatto come una tela dipingendo la propria visione del mare.

In Riva al mare ricorda un atollo o un tratto di spiaggia, disegnato con una mousse di mandorle e mandarini, dove la sabbia è rappresentata dalla crema al caramello e crumble al cacao, i ciottoli da piccole mandorle caramellate, le alghe da pan brioche al pistacchio e il mare da un infuso di blu curaçao.

Una suggestiva chiusura che con un elegante punto di ricamo conclude la trama dell’intera serata, in cui lo chef Tramontano ha sorpreso la platea dei suoi ospiti anche grazie a preziosi dettagli: dal tris di amuse-buche di crescente intensità gustativa, ai grissini con alghe di mare per finire con le piccole rose di pane ripiene di broccoli.

Alcune delle opere d’arte di Gabriele Leonardi rimarranno esposte all’interno di O Me O Il Mare per alcuni mesi, esperienza già sperimentata dall’autore in altri ristoranti rinomati come il Pascucci al Porticciolo a Roma o La Capinera a Taormina.  Il ristorante diventa dunque una galleria d’arte sui generis oltre che il luogo di elezione del pittore livornese per esporre le proprie opere: ammirare un quadro durante un momento conviviale e di relax è una vetrina privilegiata, che mette in contatto direttamente l’appassionato con l’artista, senza passare dalle più canoniche gallerie d’arte.

O Me O Il Mare

Via Roma, 45

80054 Gragnano (NA)

Gabriele Leonardi Art Gallery

57016 Castiglioncello (LI)

Le nuove proposte dal catalogo Proposta Vini alla Leopolda di Firenze

La Stazione Leopolda di Firenze è il fulcro di alcuni importanti eventi enoici, nei giorni 18 e 19 gennaio 2026 ha ospitato la Presentazione del catalogo della rinomata azienda di distribuzione di vini e liquori “Proposta Vini”. Ne abbiamo già scritto nell’articolo Catalogo Proposta Vini 2026: alla Leopolda di Firenze il futuro del vino passa anche dal recupero delle sue “radici”. In questa edizione hanno partecipato oltre 250 espositori italiani ed esteri provenienti da molti paesi europei e non. In degustazione più di 3500 etichette, per iniziare dalle rinomate bollicine, vini bianchi, rosati rossi e vini da dessert.  L’ appassionante evento è gratuito e rivolto a operatori del settore e stampa specializzata. 

Un ampio spazio è stato dedicato interamente al mondo degli Spirits. In programma vi erano varie e valide masterclass, alle quali, ahimè, non ho partecipato. Gli ampi corridoi della location hanno garantito lo svolgimento dell’evento scorrevole, senza lunghe attese di fronte ai banchi d’assaggio. Gli espositori erano ben distribuiti per regione, partendo dal nord Italia, attraversando il centro con paesi stranieri, per arrivare al sud dello stivale.

Proposta Vini è stata fondata nel 1984 da Gianpaolo Girardi con il preciso intento di valorizzare e distribuire vini di indubbia qualità. Non ho nessuna esitazione a consigliare questo evento, molto utile  per approfondire le conoscenze con i produttori e per degustare le nuove annate e scoprire nuove etichette.

Gli assaggi

Trento Doc Extra Brut 2021 Michele Sartori– Chardonnay – Giallo paglierino brillante, perlage sottile e persistente, sviluppa note di fiori bianchi, agrumi, albicocca e pasticceria da forno, sorso fresco, saporito, cremoso e persistente.

Incrocio Manzoni 6.0.13 IGT 2023 Borgo Dus – Giallo paglierino brillante, sprigiona sentori di fiori bianchi, pesca, melone e ananas, al gusto è verticale, sapido, armonico e duraturo.

Alba Gris Vino Bianco s.a. Nicolodi Alfio – Souvignier Gris – Giallo paglierino luminoso, emana sentori di mela cotogna, albicocca, pera e litchi, al palato è vibrante, avvolgente, coerente e lungo.

Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco Fiorduva 2023 Marisa Cuomo – Fenile 30%, Ginestra 30%, Ripoli 40% – Giallo paglierino intenso, rivela sentori di fiori di ginestra, ananas, mango e banana, scivola al palato fresco e saporito, appagante e corrispondente.

Greco di Tufo Docg 2024 Tenuta del Meriggio – Tonalità giallo paglierino, arrivano al naso note di zagara, pesca gialla, albicocca e timo, il sorso è vibrante, equilibrato e durevole.  

Pinot Nero Riserva Trentino Doc 2023 Graziano Fontana – Rosso rubino trasparente, dipana sentori di frutti di bosco, amarena, ciliegia e spezie dolci, al palato entra vellutato, leggiadro e ci rimane a lungo.

Grignolino d’Asti Montalto Docg 2024 Gatto Pierfrancesco – Rosso rubino trasparente, libera note di rosa, viola, lampone, ribes, ciliegia e pepe bianco, al gusto è fresco, tannini setosi e sottile finale amaricante.

Barbera del Monferrato Albarola Docg 2019 A. A. Tacchino – Rubino impenetrabile, rimanda sentori di mora, mirtillo, amarena e bacche di ginepro, al gusto è avvolgente, pieno, appagante, corrispondente e persistente.

Barolo Le Coste di Monforte Docg 2020 Diego Conterno – Rosso rubino trasparente, sprigiona sentori di violetta, marasca, prugna, eucalipto, tabacco e spezie, al palato è rotondo, generoso, armonioso, suadente e duraturo.

Cesanese del Piglio Lepanto Riserva Docg 2021 Alberto Giacobbe – Rosso rubino profondo, si percepiscono sentori di mora, cassis, prugna, vaniglia e polvere di cacao, il sorso è vellutato, fine, di buona struttura e di lunga persistenza aromatica.

Recioto della Valpolicella Docg 2021 Brigaldara – Corvina, Corvinone, Rondinella – Bel rubino intenso, un’esplosione di aromi come, amarena, prugna, cacao, cannella, liquirizia e polvere di caffè, sapore piacevolmente morbido, fresco, generoso, dal finale interminabile.