I vini vulcanici di Suavia a Roma: il Soave Classico incontra la cucina di Davide Del Duca

Una serata che racconta il bianco italiano attraverso il dialogo tra territorio e cucina contemporanea. Il 20 aprile, a Osteria Fernanda, i vini vulcanici della cantina Suavia sono stati protagonisti di una cena speciale dedicata al Soave Classico, in abbinamento ai piatti dello chef Davide Del Duca.

Un appuntamento che ha visto la partecipazione di firme autorevoli di Gambero Rosso, come Marco Sabellico, Valeria Roberto e Marzio Taccetti, confermando il crescente interesse attorno ai grandi bianchi del Veneto e alla loro capacità di dialogare con la cucina d’autore.

Dalle colline di Soave a Roma

Fondata nel cuore del Soave, la cantina Suavia rappresenta una delle realtà più identitarie del territorio. Il nome stesso richiama l’antica denominazione della città scaligera, a sottolineare un legame profondo con la storia e con il paesaggio.

La famiglia Tessari coltiva vigneti sin dall’Ottocento nel piccolo borgo di Fittà, ma è nel 1982 che avviene la svolta produttiva, quando Giovanni Tessari e Rosetta Buratto decidono di vinificare in proprio. Oggi sono le figlie Meri, Valentina e Alessandra a guidare l’azienda, con una visione chiara: dare voce alle sfumature del Soave Classico attraverso una lettura autentica dei suoli vulcanici.

“Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi, racconta Meri Tessari, e da qui è nata l’esigenza di costruire un’identità precisa per i nostri vini”.

Il carattere dei suoli vulcanici

I 34 ettari di vigneto si estendono a circa 300 metri di altitudine, su terreni di origine basaltica che conferiscono ai vini una cifra distintiva fatta di mineralità, freschezza e profondità.

Qui si coltivano esclusivamente varietà autoctone a bacca bianca: Garganega e Trebbiano di Soave. La prima, versatile e identitaria, capace di esprimersi in vini immediati o più complessi; il secondo, più esigente in vigna ma in grado di regalare vini strutturati e di grande tensione minerale.

Le vigne sono allevate secondo il sistema tradizionale della pergola veronese, una scelta che unisce valore culturale e funzionalità agronomica, garantendo protezione dei grappoli e un microclima favorevole. Dal 2019, inoltre, l’azienda è certificata biologica, a conferma di un approccio rispettoso dell’ambiente e delle varietà storiche.

La cucina come lente di lettura del vino

La cena all’Osteria Fernanda si è rivelata un vero percorso sensoriale, in cui ogni piatto ha dialogato con un vino, esaltandone caratteristiche e sfumature.

Dal nasello con pil pil, lenticchie e agrumi, abbinato a Opera Semplice Metodo Classico, alla triglia in tempura con sorbetto di ricci di mare accompagnata dal Soave Classico 2025, fino al tagliolino alla spirulina con cuore di tonno essiccato, valorizzato dal Monte Carbonare 2023.

Piatti più strutturati, come il bottone al rosso d’uovo con funghi e crudo di manzo, hanno trovato un equilibrio nel Massifitti 2022, mentre la quaglia alla brace con nespole fermentate si è intrecciata con la profondità del Tremenalto 2020.

Una cucina contemporanea, quella di Davide Del Duca, capace di lavorare per contrasti e armonie, esattamente come i vini di Suavia.

I vini: identità e precisione

La degustazione ha messo in luce una filosofia produttiva orientata alla precisione e alla valorizzazione dei singoli cru.

Opera Semplice, Metodo Classico da Trebbiano di Soave, è un progetto sperimentale prodotto solo nelle migliori annate: un vino complesso, tra note agrumate, richiami tostati e una spiccata impronta minerale.

Il Soave Classico rappresenta invece l’espressione più immediata della Garganega: fresco, equilibrato, capace di raccontare il territorio con chiarezza.

Il Monte Carbonare, proveniente da suoli vulcanici scuri, si distingue per intensità e verticalità, con sentori di pietra focaia, agrumi e fiori di campo, e una bocca sapida e avvolgente.

Il Massifitti, da Trebbiano di Soave, nasce da un progetto di recupero varietale avviato insieme all’Università di Milano e al professor Attilio Scienza: un vino che unisce struttura, acidità e finezza aromatica.

Infine il Tremenalto, da vigne di circa sessant’anni, restituisce una Garganega più evoluta e complessa, con note di frutta candita, fiori d’arancio e una trama gustativa ampia e persistente.

Un racconto di territorio

“Le nostre radici affondano in questa terra nera che alimenta grandi uve bianche”, spiega Alessandra Tessari. “È dall’equilibrio tra elementi opposti che nascono i nostri vini”.

Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il senso della serata romana: un viaggio nel Soave Classico attraverso le sue diverse anime, raccontate calice dopo calice. Tra suoli vulcanici, tradizione familiare e ricerca contemporanea, Suavia conferma così il ruolo centrale del Soave tra i grandi bianchi italiani, capace di esprimere identità, eleganza e profondità anche lontano dalle sue colline di origine.

Buonissimi 2026 – Presentata l’ottava edizione alla stampa di settore nel segno della continuità e dell’amore per la ricerca

Il 25 maggio a Le Parùle – Marina d’Arechi Port Village Salerno – è avvenuta la presentazione di Buonissimi, l’evento organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella, con i protagonisti del mondo enogastronomico: chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, maestri pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender con attenzione in particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

Saranno oltre 250 gli stand a disposizione per il pubblico, con il supporto dei tanti sostenitori che hanno regalato la propria presenza per aiutare il prossimo senza scopi di lucro. Anche quest’anno, infatti, Buonissimi ha come obiettivo quello di sostenere il progetto Editor. Grazie al finanziamento dell’Associazione OPEN OdV, il CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, potrà effettuare il sequenziamento di nuova generazione ed editing genomico per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici.

Anna Maria Alfani, presidente dell’Associazione OPEN OdV, ha ringraziato tutti i presenti, in particolare Agostino Gallozzi presidente di Marina d’Arechi Port Village, per aver messo a disposizione, per il terzo anno consecutivo, l’intera darsena. “I veri eroi non sono soltanto i bambini e i ragazzi che soffrono assieme ai propri cari, ma tutti i ricercatori che dedicano la propria vita a trovare le risposte per sconfiggere il dolore” afferma la Alfani.

Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Mario Capasso ed il Professore Emerito di Genetica Medica del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Achille Iolascon, hanno ricordato gli inizi della loro attività di ricerca quando le speranze di una cura erano bassissime in confronto agli attuali progressi medici.

“Oggi riusciamo a comprendere meglio i meccanismi genetici alla base dello sviluppo di malattie oncologiche pediatriche, come la leucemia linfoblastica acuta ed il neuroblastoma, ma sappiamo che c’è ancora molto lavoro da svolgere per colmare quel gap che ci separa dalla completa guarigione nel 100% dei casi”.

Anche Agostino Gallozzi, presidente di Marina d’Arechi, rinnova il sostegno all’iniziativa: “Buonissimi è uno spunto di riflessione per capire cosa significhi realmente il concetto di solidarietà: offrire aiuto da parte di chi ha di più nei confronti di chi ha meno e soffre”.

Paola Pignataro e Silvana Tortorella concludono: “L’impegno nel convincere i nostri partner ed amici sostenitori è relativo, perché ogni anno le adesioni superano ormai di gran lunga le disponibilità dei nostri spazi a disposizione. Ma Buonissimi non potrebbe esistere ed andare avanti senza un lavoro di squadra che serve a realizzare, ogni anno da ben 8 edizioni, un piccolo miracolo di bontà”.

L’elenco completo dei partner e dei sostenitori è disponibile sul sito www.buonissimi.org.

Per informazioni e partecipazione: info@buonissimi.org | www.buonissimi.org

Veneto – Valpolicella: Franchini, tra identità, leggerezza e misura

C’è una Valpolicella che lavora sulla potenza, un’altra sulla tradizione, un’altra sulla riscrittura stilistica. Franchini si colloca in una posizione più sottile: trovare un equilibrio credibile tra luogo, tempo e mano.

Il contesto non è secondario; siamo in un’area che porta sulle spalle una stratificazione importante, dove la viticoltura è sempre stata al centro e dove il rischio maggiore oggi non è tanto quello di perdere identità, quanto di standardizzarla.

Giuliano Franchini è una persona poliedrica, un abile imprenditore che nel 1990, durante le “Notti Magiche”, di ritorno da un viaggio in Giappone, estasiato dall’odore della sua terra dopo la pioggia, decise di portare avanti la tradizione vinicola trasmessa dal padre Aldo e dal nonno Emilio, trasformando la produzione tradizionale di famiglia, amatoriale, in una Società agricola che si propone come volano del territorio.

È inoltre un profondo e orgoglioso conoscitore del Suo territorio. La presentazione dei vini parte da molto lontano, più precisamente da un fossile nei musei di queste terre, che testimonia che 50.000 anni fa qui vi era la vitis vinifera sylvestris.

Siamo a Negrar, nella Valpolicella Classica, dove già 6.000 anni fa vi erano terrazzamenti agricoli, a circondare la cantina della Corte Forlago vi sono meno di 5 ettari di terra, tra 250 e 500 metri di altitudine, terrazzamenti patrimonio UNESCO, accarezzati dai venti che nella parte più alta, sul Monte Marognin, prendono pieghe così ripide da diventare viticoltura eroica, l’unica vigna in valpolicella riconosciuta dal Cervim. Incastonate in questo gioiello, due siti archeologici, rinvenuti durante alcuni lavori del 2018, tra cui una splendida vigna romana, in un ottimo stato conservativo, con mosaici risalenti al III secolo d.C.

“L’antichità della presenza della vite” è un punto d’onore per Giuliano, in queste stesse terre, nella Villa Romana, si sono rinvenute tracce di Acinatico, un vino che può essere l’antenato del Recioto, un calcatorium dove veniva riposta l’uva.

In Cantina si respira tradizione e attenzione al dettaglio fino al primo momento. L’antica nevera all’interno della corte è stata trasformata in una splendida cantina sormontata da una corona di annate importanti dell’azienda, I Cartoni del vino sono una caricatura delle tradizionali cassettine nelle quali veniva riposta l’uva.

Le etichette sono un omaggio a una storia di Famiglia: il nonno di Giuliano usava tradizionalmente foderare le bottiglie spesso trasparenti con carta di giornale, che inoltre ne certificava la data. Oggi la carta che li cinge evoca il giornale e viene ancora incollata a mano, le colonne raccontano i vini e le immagini evocative celebrano le storie del territorio.

La lettura del territorio

La Valpolicella di Franchini vuole essere più distesa e raccontata, il frutto è il fulcro e le variabilità tra i vitigni e i gradi di maturazione differenti, fino all’appassimento, la tavolozza di colori. La gestione enologica mira ad amalgamare perfettamente e arricchire e per farlo si ricorre a un’ampia varietà di botti di diversa dimensione e provenienza, Francia, Slavonia e Stati Uniti, oltre l’acciaio e a un singolare contenitore prodotto appositamente.

È un equilibrio apparentemente semplice ma che nasconde una profonda abilità, in vigna e in cantina.

I VINI

Il racconto storico si trasferisce nel calice con il primo vino, il Candidus IGT Veneto, un vino ottenuto dalle vigne salvate che sormontavano la villa: Chardonnay, Garganega, Fernanda, Riesling, Pinot Bianco, Moscato, Saorìn e un affinamento che inizia in acciaio e legno per finire in un contenitore “autoctono” di marmo rosa del Garda, che dona ulteriore sinergia tra il vino e il territorio. Un vino dalla trama paglierino, alla frutta a pasta gialla in prima linea si aggiungono note di pietra focaia e spezie dolci, sale al limone del Garda. Al palato è saporito e dalla beva agevole, ancora agrumata.


Il Valpolicella Classico 2023 “Casa Forlago” mostra tradizione e ricerca nell’uvaggio: Corvina, Molinara, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Corvinone,

Pelara, Rossignola, Negrara, Spigamonte, Turchetta) solo acciaio, si presenta rubino dai riflessi porpora cristallino, al naso apre con un gustoso pepe di cayenna, nocciolo di ciliegia, bouquet di fiori rossi freschi. All’assaggio la salinità è marcata ed è l’architrave su cui si costruisce una bevibilità semplice ma mai banale.

Il Ripasso “Orto Baul” segue i vitigni del “Casa Forlago” ma la scelta diversa delle uve, la seconda Fermentazione tradizionale fatta partire in maniera spontanea sulle vinacce di Amarone e l’affinamento per 24mesi in Barrique e Tonneaux vanno a comporre un vino diverso che sa portare tutto questo imprinting con leggiadria e modernità. Richiami di piccoli frutti rossi croccanti pepe rosa, si presenta rotondo,con tannini leggeri ma maturi lievi, che restano dietro le labbra e si sciolgono nella salgemma, di buona struttura ma mantenendo un giusto equilibrio e giusta agilità di beva.

Il Valpolicella Classico Superiore “Sedese”, si avvale di un leggero appassimento e di un affinamento parte in Inox parte in Tonneau per portare diversità, rotondità e pienezza, è il second vin dell’azienda. Al naso esplode la frutta matura, i piccoli frutti rossi , la spezia dolce, la frutta a guscio, in bocca bellissima rotondità e tannino gustoso, sapidità e freschezza.



L’Amarone della Valpolicella Classico “Forlago Passione” nasce sulla collina di Villa e si fregia del Marchio della Viticoltura eroica del CERVIM. La meticolosa e faticosa selezione dei grappoli in vigne dalla ripidissima pendenza, la vinificazione rispettosa e con Delestage, l’affinamento in legno complessivamente per 36 mesi rendono questo vino una selezione accurata e complessa. Il calice è granato impenetrabile e annusando a calice fermo il frutto è croccante e rimanda ai ciliegi che prima dell’uva sormontavano queste colline, alla viola mammola, roteando i toni si anneriscono aprendosi a sbuffi balsamici, chiodi di garofano, lavanda e fiori di campo, sale nero. All’assaggio una piacevole salinità apre a un tannino setoso e ben equilibrato con la massa, che si ferma nella parte finale del palato lasciandoci a un tono di frutto dolce e fresco e grande pulizia.

L’Azzardo 2019 è vendemmiato in 3 raccolte, seguendo la perfetta maturazione delle diverse tipologie, ben 18 tra cui Merlot, Cabernet Sauvgnon, Corvina, Corvinone, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Spigamonte, Oseleta, Teroldego, Rebo) conclude poi una fase di appassimento in cassetta. Il Delestage aiuta a dare maggiore uniformità e colore alla massa, dalla trama consistente e rosso rubino, il naso è cupo, intimo, rimanda al pepe nero, alla radice, al bosco umido e al durone stramaturo. 12 mesi di Tonneaux e Barriques per questo vino, grandemente gestiti. Al palato si presenta ricco nella struttura, di buon calore che ne eleva il dinamismo, dal tannino perfettamente integrato e dal finale ancora fruttato.

È un equilibrio e un sapore internazionale ricercato che vuole però affondare le sue radici nella Valpolicella.



Il Recioto della Valpolicella Classico “Monte Marognin” dal consistente colore rubino con sfumature violacee si apre al naso su sentori di ciliegia sotto spirito e floreali di viola, pepe nero e fava di cacao. Un corpo solido spalleggia la dolcezza, il tannino è lieve e la freschezza da dinamismo e grande tensione all’assaggio.

Alcune bottiglie di questo ultimo vino, selezionate e numerate, non subiscono filtrazione e coi lieviti vivi vanno a effettuare una nuova fermentazione in bottiglia, seguendo un percorso molto radicato nella natura. Il carattere petillant attrae da subito, al naso ai toni fruttati e floreali si aggiunge complessità con sentori di sottobosco, cuberdon e mirtilli, in bocca l’agilità di beva si contrappone al tannino gustoso e il lieve tenore zuccherino prolunga la persistenza fruttata, un vino raro e di spessore.

L’Imperivm si costruisce su un assemblaggio che affianca vitigni 21 vitigni, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Corvina, Corvinone, Rondinella, altri vitigni locali (Spigamonte, Oseleta, Croatina, Teroldego, Rebo, Rossignola, Negrara, Sangiovese, Turchetta, Ancellotta, Syrah, Molinara, Rossara, Lagrein, Pinot Nero, lieve appassimento, dando origine a un profilo più articolato. Trama scura, al naso emerge durone, sottobosco secco, radice di liquirizia e rabarbaro. Importante struttura, equilibrio caldo e avvolgente, tannino importante calore per un vino che dimostra grande stoffa e ampio margine di invecchiamento.

A chiudere gli assaggi una Bonus Track , la Graspia, una bevuta antica che pone le sue radici nelle tradizioni campagnole, ma ad oggi potenzialmente modernissima, in francia la chiamano Piquette. Si tratta di mosto d’uva (le stesse dell’Amarone in questo caso) residuo della produzione, che alluvionato con acqua fresca, da vita ad una seconda leggera fermentazione in bottiglia. Naso dai toni del turgido frutto rosso, basso tenore alcolico e freschezza, una lieve frizzantezza e vivacità.

La Passione di Giuliano Franchini traspare in ogni etichetta, nell’immenso amore e nell’approfondita conoscenza che dimostra per questa terra, che lo ha corrisposto donandogli un tesoro storico da tutelare e un grande patrimonio vinicolo per mantenere viva la tradizione, con eleganza e con lo sguardo dritto verso al futuro. “Nel mondo si bevono molti vini… pochi si distinguono… solo alcuni si fanno ricordare.”

100 Best Italian Rosé 2026: trionfa “Dandy” Nero di Troia IGP2025 di Mazzone

Sul podio anche “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo e “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Presentati alla 20ª edizione di Vitigno Italia i risultati della sesta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida online e gratuita dedicata ai migliori vini rosati fermi italiani e dei territori di confine. La guida è curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri ed è edita da Luciano Pignataro Wine Blog, con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio.

La selezione delle cento etichette è avvenuta attraverso un sondaggio nazionale e degustazioni alla cieca di oltre 200 vini, svolte in assoluto anonimato. “Siamo davvero entusiasti di osservare come, nell’arco di sei anni dalla nascita di 100 Best Italian Rosé, l’interesse attorno a questa realtà sia cresciuto in modo significativo, non solo da parte della critica, ma soprattutto dei produttori, sempre più impegnati a proporre vini identitari e di grande personalità, capaci di meritare un posto in guida e di conquistare l’attenzione del pubblico”, dichiarano le coautrice della guida.

In occasione dello speciale appuntamento di Vitigno Italia, presso la Stazione Marittima di Napoli, sono stati svelati i tanto attesi risultati della Top 10 nel corso di una degustazione riservata alla stampa e agli operatori del settore. Contestualmente, nei tre giorni della kermesse nazionale, il tasting alla postazione di 100 Best Italian Rosé ha anticipato tutti i rosati della Top 50 della classifica. La lista completa, comprensiva dei vini “Eccellenti”, è disponibile sul sito ufficiale.

Per l’edizione 2026 della guida, il titolo di miglior rosato italiano è stato assegnato a “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 di Mazzone. Al secondo posto si classifica “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo, mentre il terzo gradino del podio va a “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Sardegna e Toscana conquistano la Top 10. A confermarsi protagoniste del panorama del rosato italiano sono ancora una volta Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo, mentre Toscana e Campania emergono come aree in forte crescita, grazie a interpretazioni sempre più autorevoli. Tra gli elementi più interessanti di questa edizione spicca il numero crescente di cantine che si avvicinano alla produzione di vini rosati con risultati di grande qualità. Particolarmente significativa la partecipazione della Sardegna, regione che ha registrato il maggiore incremento di etichette rosé nel sondaggio nazionale rispetto agli anni precedenti, segnale di un dinamismo produttivo sempre più evidente.

Il rosato italiano continua così a raccontare, attraverso territori, vitigni e stili differenti, una delle espressioni più dinamiche e contemporanee del vino italiano.

Segue la classifica completa, disponibile sul sito ufficiale della guida:
https://www.100bestitalianrose.it/

  1. “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 – Mazzone
  2. “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 – Vignamadre, Famiglia Di Carlo
  3. “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 – Tenuta La Sabbiosa
  4. “Danze della Contessa” Nardò DOC 2025 – Bonsegna
  5. “Vignazza” Etna Rosato DOC 2023 – Generazione Alessandro
  6. Costa d’Amalfi Rosato DOC 2025 – Cantine Giuseppe Apicella
  7. “Il Bandolo della Matassa” Lazio IGP Rosato 2025 – Cantina Le Macchie
  8. “Il 150” Salento Susumaniello IGT Rosato 2025 – Apollonio
  9. “Pietramontis” Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti IGT 2024 – Villa Corniole
  10. Syrah Rosa Toscana IGT 2025 – Stefano Amerighi
  11. “Metiusco” Salento Negroamaro Rosato IGT 2025 – Palamà
  12. “Tuttovaben” Nocera Rosato Terre Siciliane IGT 2025 – Centopassi
  13. “Furano” Paestum Rosato IGT 2025 – Il Colle del Corsicano
  14. “Baldovino” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Tenuta I Fauri
  15. “Ros’aresta” Cannonau di Sardegna DOC 2025 – Tenute Vignola
  16. “Scalunera” Etna Rosato DOC 2025 – Terre Mora
  17. “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Fontefico
  18. Irpinia Rosato DOC 2025 – Bellaria
  19. “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Faraone
  20. “Pian di Stelle” Lazio Rosato IGT 2024 – Antonella Pacchiarotti
  21. “Fosso Cancelli” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2024 – Ciavolich
  22. “Rosato d’Istine” Toscana IGT Rosato 2025 – Istine
  23. “Scirocco” Terre del Volturno IGT 2025 – Sclavia
  24. “Il Rogito” Basilicata IGT Rosato 2024 – Cantine del Notaio
  25. “QX” Toscana IGT Rosato 2024 – Avignonesi
  26. “Nasciolo” Umbria IGT Rosato 2025 – Annesanti
  27. Terre Siciliane IGT Rosato 2025 – Bonavita
  28. “Celeste” Calabria IGP Rosato 2025 – Cantine Benvenuto
  29. “Volcei” Campania IGT Rosato 2024 – Cantina dei Quinti
  30. “Neolitico” Puglia IGP Rosato Primitivo 2025 – Terre di Maria
  31. “Grayasusi Etichetta Argento” Calabria IGT Rosato 2025 – Ceraudo
  32. “15 Primavere” Toscana IGT Rosato 2025 – Fattoria Sardi
  33. Rosé Kakovostno vino ZGP 2025 – Štoka
  34. “Impressioni Rosato” 2025 – Impressioni di Gianni Sinesi
  35. “Sorelle” Lazio IGP Rosato 2025 – Famiglia Cotarella
  36. “Rosa” Sicilia DOC Rosato 2025 – Donnafugata
  37. “Chiaro di Stelle” Isola dei Nuraghi IGT Rosé 2025 – Pala
  38. “Furia di Calafuria” Salento IGT Rosato 2025 – Tormaresca
  39. “Preaféte” Valtenesi DOC Rosé del Lago di Garda 2025 – Podere dei Folli
  40. Cirò DOC Rosato 2025 – Cataldo Calabretta
  41. “Girofle” Salento IGP Rosato Negramaro 2025 – Severino Garofano
  42. Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2025 – ‘A Vita
  43. “Mattj” Valdadige Terradeiforti DOC Pinot Grigio 2022 – Cantina Roeno
  44. “Fallwind” Pinot Noir Rosé Sud Tirol – Alto Adige DOC 2025 – St. Michael Eppan
  45. “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2025 – Ippolito 1845
  46. “Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda DOC 2025 – Costaripa
  47. “Rosato di Ampeleia” Toscana IGT Rosato 2023 – Ampeleia
  48. “Amore” Umbria IGT Rosato 2025 – Barberani
  49. “Rosa” Terre Siciliane IGT Rosato 2023 – Eolia
  50. “Giochi” Puglia IGT Rosato 2023 – Giovanni Aiello

VINI ECCELLENTI
“Solerose” Langhe DOC Rosato 2025 – Fontanafredda
“Sud Est” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Zappacosta
“Primula Rosa” Paestum IGP Rosato 2024 – Cantine Barone
“Froris” Carignano del Sulcis DOC Rosato 2024 – Cantina Santadi
“Grué” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Cerulli Spinozzi
“A” Toscana IGT Rosato 2025 – Antinori
“Nudo” Colli del Limbara IGT Rosato 2025 – Siddura
Bolgheri Rosato DOC 2025 – Donna Olimpia 1898
“Puntalice Bio” Cirò DOP Rosato 2025 – Senatore Vini
“Rosadea” Paestum IGP 2025 – Tenuta Macellaro
“Vetere” Paestum Rosato IGP 2025 – San Salvatore
“Campo Delle Rose” Chiaretto Di Bardolino DOC 2025 – Cà dé
Rocchi Tinazzi
“La Grazia” Coste della Sesia Rosato DOC 2025 – Delsignore
“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2025 – Colli di Castelfranci
“Carpiano” IGT Toscana 2025 – Castello Boncompagni Viscogliosi
“Rosé” Roccamonfina Rosato IGT 2025 – Fattoria Pagano
“Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2025 – Cantine Olivella
“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2025 – Cantina Coppola 1489
“Vigna Lapillo” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 –
Sorrentino
“PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2024 – Ferlat
“Thesan” Umbria Rosato IGT 2025 – Cantina Goccia
“Munazei” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 – Casa
Setaro
“Manyarì” Ciró Rosato DOC 2025 – Brigante Vigneti & Cantina
“Vela Vento Vulcano” Irpinia Rosato DOC 2025 – Tenuta Cavalier
Pepe
“Le Cicale” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi
Ciliegiolo Umbria Rosato IGP 2025 – Montemelino
“Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2025 – Terra di Balbia
“Julì” Umbria Pinot Nero Rosato IGP 2025 – Cantina La Madeleine
“Rosé D’Amour” vino Rosato L. 2025 – Possa
“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2025 – Cantina
Bello
“Ma’rosa” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Nifo
Sarrapochiello
“Idea” Salento IGT 2025 – Varvaglione
“Rosa Chiara” Rosato IGT 2025 – La Scolca
“Rosaluce” Riviera del Garda DOC Valtenesi 2025 – Pasini San
Giovanni
“Core” Campania Rosato IGT 2025 – Montevetrano
“Mun” Conero Rosato DOCG 2025 – La Calcinara
“Manaresi” Emilia Rosato IGT 2024 – Manaresi Agricoltura e Vini
“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2025 –
Fontanavecchia
“F&L” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2025 – Le Tende
“Pompeii” Pompeiano Rosato IGT 2024 – Bosco De’ Medici
Lagrein Rosato Alto Adige DOC 2025 – Muri-Gries
“Traccia Di Rosa” Bardolino Chiaretto DOC 2022 – Le Fraghe
“Coordinate” Friuli Grave Rosato 2025 DOC – Piera 1899
“Velca” Lazio Rosato IGT 2025 – Muscari Tomajoli
“Titolo” Pink Edition Basilicata Rosato IGP 2025 – Elena Fucci
“Hékos” Lazio DOC 2024 – Colle Picchioni
“Lady Pink” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Cantine Tora
“Raiz” Langhe Rosato DOC 2025 – Carlo Casetta
“Rosavero” Valtenesi Chiaretto Riviera del Garda Classico DOC
2025 – Avanzi
“Cab” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Abbazia di Propezzano

Abruzzo, la nuova DOCG Casauria

Casauria passa da sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC e diviene la terza Denominazione di origine controllata e garantita abruzzese.

Nel nome tutta l’ambizione di un marchio unico e distintivo; non viene infatti menzionato il montepulciano, vitigno alla base della denominazione per un minimo del 90% dando la massima importanza al territorio di riferimento.

Per l’Associazione Casauria DOCG si è trattato di un iter lungo, passato anche attraverso un primo fallimento nel 2017, terminato infine con la presentazione  della DOCG alla stampa lo scorso 9 maggio, presso l’Abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei luoghi simbolo di questi luoghi.

Il Presidente Concezio Marulli ha moderato l’evento in cui sono intervenuti il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vice Presidente con delega all’agricoltura Emanuele Imprudente, il Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, Lucio Cavuto, promotore Casauria DOCG. L’enologo Angelo Molisani ha presentato le caratteristiche tecniche dei vini Casauria DOCG.

Al momento sono diciannove le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto: queste potranno rivendicare come prima annata della DOCG la 2024.

CASAURIA: LA CULLA DEL VINO D’ABRUZZO

Già sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC a partire dal 2006, Casauria è parte di un territorio adagiato tra il massiccio della Majella e i Monti della Laga. L’etimologia del toponimo – verosimilmente di origine romana – è connessa alle caratteristiche di un territorio vocato alla coltivazione della vite: deriverebbe infatti dall’espressione Casa Aurea, per la sua ricchezza e fertilità o da Casa Urii, attinente a Giove Urios, antica divinità favorevole ai venti.

Ed è tutto qui il genius loci del terroir e del suo vino, una conca naturale costituita da sedimenti marini e suoli a struttura sabbioso-argillosa, circondata da dolci colline così ben esposte, soleggiate e ventilate da essere il luogo prescelto per la fondazione dell’Abbazia di San Clemente nell’ 871 dc, dove i monaci benedettini già praticavano la coltivazione della vite.

IL DISCIPLINARE CASAURIA DOCG

All’interno della DOCG sono ricompresi 18 comuni in provincia di Pescara.

La base ampelografica è costituita da Montepulciano per un minimo del 90% e altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Abruzzo. Come forma di allevamento, oltre alla spalliera, è prevista quella tradizionale della pergola abruzzese, con rese non superiori a 9 tonnellate per ettaro. La versione base della DOCG deve essere sottoposta a un invecchiamento non inferiore a diciotto mesi, la Riserva a ventiquattro mesi. Il titolo alcolometrico minimo è del 13%.

LE CARATTERISTICHE DEI VINI CASAURIA DOCG 

Durante la masterclass sono state presentate una serie di etichette prodotte dalle cantine che rivendicheranno la DOCG. Il primo obiettivo che l’Associazione ha indicato come prioritario per l’agenda di sviluppo della DOCG è quello di continuare a lavorare sull’interpretazione enologica attraverso un confronto serrato e costante tra i produttori.

Caratteristica comune a tutti i campioni il colore fitto e compatto e una gradazione alcolica mai inferiore a 14%.

AZIENDA AGRICOLA PETTINELLA – CASAURIA 2023

Necessita di tempo nel bicchiere per disperdere una lieve riduzione. Poi ciliegia e note speziate. Acidità citrina al palato e tannino grippante.

TENUTA ROSARUBRA – ROSARUBRA 2023

Braci sopite, sentori vegetali, di rosa e mora di rovo. Sorso disteso e balsamico.

ETTORE GALASSO – PANTHEON 2023 RISERVA

Naso vinoso, confettura di more e lamponi. Tannino austero, chiude presto su tostature di caffè.

CANTINE TERZINI – VIGNA VETUM 2022

Tostature di legno, poi canfora e cumino. Molto caldo al palato, controbilanciato da acidità sferzante e tannino di buona presenza. Da valutare nell’evoluzione.

PODERE CASTORANI – RISERVA 2021

Frutti rossi al naso. Al palato è polposo, di grande struttura, perfettamente integrato nella parte calorica. Chiude lungo su tostature di caffè.

DUCHI DI CASTELLUCCIO – PODERE CROSTA RISERVA 2022

Floreale, speziato, balsamico. Al sorso rivela corpo elegante, tannino polveroso e sottile, chiusura su sentori terrosi e di radice.

PASETTI VINI – HARIMANN 2020

Kirsch, liquirizia e tostature di cacao. Sorso denso e materico.

CHIUSAGRANDE – DNA D’EUSANIO 2020

Petali di rosa e fragola. Al palato scattante, snello, balsamico, cesellato da tannino che si fa strada e rimane senza invadere.

CANTINA ZACCAGNINI – RISERVA 2019

Gelso nero in confettura, liquirizia, cenere di camino. Sorso potente, speziato, tannino impalpabile ma presente.

GUARDIANI FARCHIONE – DI TE E DI ME RISERVA 2017

Viola scura e liquore di caffè. Succoso, tannico, chiude su cioccolata amara.

NIC TARTAGLIA – IO – SELVA DELLE MURA 2017

Esplosione di frutta rossa, petali rosa, tratti ematici e ferrosi. Sorso polposo, pieno, chiusura su fava di cacao.

TOCCO – ENISIO RISERVA 2015

Speziature dolci di anice e liquirizia. Al palato è disteso, di buona verve e leggere screziature ossidative.

Il fascino del tempo: Solengo di Argiano protagonista di una verticale d’autore al Jackie O’ di Roma

Roma ha luoghi che sembrano custodire la memoria delle sue notti migliori. Tra questi c’è senza dubbio il Jackie O’, storico salotto della capitale dove eleganza, gastronomia e mondanità convivono da decenni. Nato negli anni Settanta e divenuto rapidamente un punto di riferimento per artisti, imprenditori e appassionati del buon vivere, il locale conserva ancora oggi quell’atmosfera sofisticata che lo rende una cornice ideale per eventi dedicati al vino di alto profilo.

È proprio qui che Chiara Giannotti, tra le comunicatrici del vino più autorevoli e seguite in Italia, ha scelto di organizzare una nuova serata del suo Wine Club, format pensato per raccontare grandi etichette attraverso incontri intimi e approfonditi. Protagonista assoluto della degustazione è stato uno dei rossi iconici della Toscana: il Solengo della Argiano, presentato in una verticale di quattro annate – 2021, 2019, 2017 e 2013 – selezionate tra le migliori della storia recente della tenuta.

Situata a sud-ovest di Montalcino, Argiano è una delle proprietà storiche più affascinanti del territorio, con origini che risalgono al Rinascimento. Nel corso degli ultimi anni la tenuta ha intrapreso un percorso di forte valorizzazione qualitativa, guidato da una visione moderna ma profondamente rispettosa del territorio. A raccontare questa filosofia sono stati James Valentino, Hospitality General Manager, e Chiara Giannotti, giornalista, che hanno accompagnato gli ospiti nel viaggio attraverso le diverse espressioni del vino iconico di Argiano.

Nato nel 1995, Solengo, creatura di Giacomo Tachis, rappresenta l’anima più internazionale di Argiano: un grande rosso toscano basato su Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Sangiovese, capace di coniugare struttura e profondità con eleganza e capacità evolutiva.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2021

Il più giovane della verticale mostra già un profilo estremamente promettente. Il colore è intenso e brillante; al naso emergono frutti rossi croccanti, mora, cassis e delicate sfumature floreali. Seguono note di spezie dolci e una lieve tostatura. In bocca è vibrante, energico, con tannini ancora giovani ma di grande qualità. Il finale è fresco e persistente, lasciando intravedere un potenziale evolutivo significativo.

L’abbinamento ha visto protagonista un tomino d’alpeggio croccante con topinambur in doppia consistenza e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale, capace di giocare tra cremosità, croccantezza e acidità, valorizzando la freschezza e l’energia del vino più giovane della degustazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2019

Annata strepitosa, considerata tra le più eleganti degli ultimi anni a Montalcino. Il naso è raffinato e profondo: ciliegia nera, ribes, violetta e una sottile sensazione di grafite che si intreccia con richiami di erbe aromatiche. In bocca colpisce per equilibrio e tensione: la freschezza sostiene la struttura e rende il sorso dinamico, mentre i tannini sono fitti ma levigati. Il finale è lungo, preciso, con una chiusura sapida e minerale che promette un’evoluzione importante.

Il vino è stato abbinato a pappardelle di pasta fresca all’uovo con ragù di cinghiale a cottura lenta, un piatto intenso e avvolgente che ha trovato nel Solengo 2019 un partner capace di sostenere e al tempo stesso esaltare la complessità della preparazione.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2017

Vendemmia più calda e concentrata, che nel bicchiere si traduce in profumi intensi di prugna matura, ciliegia sotto spirito e liquirizia, con accenti di macchia mediterranea e pepe nero. Il sorso è ricco e avvolgente, sostenuto da una struttura importante e da tannini vigorosi ma ben integrati. Il finale è caldo e speziato, con una persistenza che richiama le note di frutta scura e cioccolato fondente.

L’abbinamento con il filet mignon di manzo in salsa al pepe verde ha valorizzato la struttura del vino, creando un dialogo perfetto tra la succulenza della carne e la speziatura del piatto.

Rosso Toscano IGT – Solengo 2013

Annata di grande equilibrio, si presenta nel calice con un colore rubino profondo e ancora luminoso. Al naso esprime un bouquet complesso di frutti neri maturi, ribes e mora, accompagnati da eleganti note di tabacco, cacao e spezie dolci. In bocca è ampio e stratificato, con tannini setosi e una trama gustativa armoniosa che accompagna verso un finale lungo, balsamico e persistente. Un vino che mostra pienamente la sua maturità, mantenendo però energia e precisione.

Ad accompagnarlo, una selezione di formaggi stagionati di lunga maturazione, la cui intensità aromatica e la ricchezza gustativa hanno dialogato perfettamente con la profondità e la complessità evolutiva del vino.

La serata si è così trasformata in un vero viaggio nel tempo, capace di raccontare come Solengo sappia interpretare le diverse annate mantenendo una cifra stilistica riconoscibile: profondità, eleganza e grande vocazione alla longevità. Un racconto che, tra i tavoli del Jackie O, ha confermato ancora una volta quanto il vino possa diventare esperienza culturale e narrativa, oltre che sensoriale. Un viaggio tra annate, territorio e cucina, dove ogni calice ha raccontato una storia diversa e, aggiungo, esperienza unica.

Terre di Toscana, il vino come racconto corale tra identità e cambiamento

A Lido di Camaiore, lontano dalla stagione turistica, la Toscana del vino si ritrova per raccontarsi. Un evento ormai a cui non posso mancare, dove noto anno dopo anno, un incremento di presenze. Per me ogni volta, è l’occasione di incontrare molti produttori e provare sia le novità, che qualche vecchia annata interessante. La manifestazione andata in scena domenica 22 e lunedì 23 marzo al UNA Esperienze Versilia Lido di Lido di Camaiore, che è stata la cornice elegante e luminosa, che ha reso perfetta la manifestazione organizzata dalla rivista L’Acquabuona in collaborazione con Roberta Perna Comunicazione.

Facendo due chiacchiere con Fernando Pardini tra i banchi d’assaggio, mi ha confermato che Terre di Toscana, anche in questa edizione, è uno degli osservatori più lucidi sullo stato di salute della regione. Due giornate intense, scandite da degustazioni serrate, incontri e confronti diretti con i produttori, in un contesto che privilegia la sostanza rispetto alla spettacolarizzazione. Quest’anno infatti è aumentato il numero degli operatori di settore e soprattutto di qualità.

Perché piace molto? Perché girare tra i banchi d’assaggio significa attraversare idealmente tutta la Toscana. Forse la regione con il maggior numero di denominazioni importanti e conosciute in tutto il mondo, dalle colline del Chianti Classico, , alle profondità del Brunello di Montalcino, al Vino Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, Bolgheri e la costa maremmana, la vasta area dei Chianti, il Carmignano, Montecucco, Morellino di Scansano, fino alle aree più defilate, spesso meno raccontate ma non meno interessanti e che celano piccoli scrigni enologici.

La forza della manifestazione sta proprio qui: non nella celebrazione dei nomi già affermati, ma nella capacità di mettere sullo stesso piano realtà diverse per dimensione, storia e approccio produttivo. Ne emerge un quadro articolato, dove la Toscana smette di essere un blocco compatto e si rivela per ciò che è realmente: un insieme di identità territoriali in continua evoluzione.

Se c’è un filo conduttore emerso chiaramente nei calici, è la ricerca di equilibrio. Meno estrazione forzata, meno legno invasivo, maggiore attenzione alla bevibilità e alla definizione del frutto. Non è una rivoluzione dichiarata, ma un cambio di passo percepibile. Accanto a interpretazioni più classiche e strutturate, si fanno spazio vini che puntano su tensione acida, precisione aromatica e trasparenza territoriale. Rivedendo i miei appunti di degustazione, mi rendo conto di aver assaggiato grandi vini. Non tutti, però. 140 aziende e circa 700 etichette rappresentano un vero esercizio degustativo.

La giornata dedicata alle vecchie annate si è confermata uno dei momenti più significativi dell’evento. In un contesto spesso dominato dall’urgenza del nuovo, poter assaggiare vini con anni di evoluzione alle spalle permette una lettura più profonda. È qui che emergono le differenze più nette tra visioni e approcci, ma anche la capacità della Toscana di esprimere vini longevi, complessi e dinamici.

Molto interessante anche l’angolo del food che ha riunito in una sala, alcuni operatori gastronomici toscani famosi per le i loro prodotti di grande qualità.

Uno degli aspetti che rendono Terre di Toscana particolarmente efficace è il rapporto diretto con i produttori. Non ci sono filtri, né mediazioni: il racconto passa dalle parole di chi il vino lo fa. Ne derivano conversazioni spesso tecniche, ma anche riflessioni più ampie su andamento climatico, scelte agronomiche, sostenibilità e prospettive future. Un confronto diretto che giova nei rapporti tra produttore e chi il vino lo vende. Per chi lavora nel settore, è un momento di aggiornamento e di confronto concreto, oltre che di degustazione.

In un panorama sempre più affollato di eventi enologici, Terre di Toscana mantiene una sua identità precisa. Non rincorre le mode, non cerca effetti scenici, ma continua a puntare sulla qualità della selezione e sulla profondità dell’esperienza. La Versilia fuori stagione contribuisce a questo equilibrio: meno distrazioni, più concentrazione, più spazio per l’ascolto e per l’analisi.

Quello che emerge, a fine degustazione, è un’immagine della Toscana in movimento. Consapevole del proprio passato, ma sempre più orientata a ridefinire il proprio linguaggio. Non si tratta di una rottura con la tradizione, ma di una sua rilettura più attenta alla misura, più sensibile al contesto, più aperta al cambiamento. Un cambiamento che attualmente spaventa i produttori anche se sono consapevoli di avere radici salde che gli permettono di affrontare i momenti di crisi con grande determinazione. È proprio in questa tensione tra identità e cambiamento che si gioca oggi il futuro del vino toscano. Un evento che, ancora una volta, non si limita a mostrare il vino toscano, ma lo mette in discussione, lo confronta e, soprattutto, lo fa evolvere.

Le Famiglie Storiche e l’Amarone: il tempo, la sala e la scelta in un viaggio in 3 annate e 13 interpretazioni

La masterclass organizzata dalle Famiglie Storiche dell’Amarone a Vinitaly 2026 è stata uno dei momenti intensi e partecipati della manifestazione. L’incontro è stato introdotto dal presidente Pierangelo Tommasi, che ha ricordato come il gruppo comprendente 13 famiglie della Valpolicella, nato 17 anni fa, sia impegnato nella tutela della qualità, nell’educazione ai mercati e nella valorizzazione dell’Amarone come patrimonio culturale della Valpolicella.

Il tema centrale della degustazione è stato il tempo, definito il linguaggio dell’Amarone, un linguaggio che si evolve. A condurre la sessione è stato Roberto Anesi, una delle figure più autorevoli della sommellerie italiana, capace di guidare il pubblico attraverso un percorso di lettura sensoriale e culturale del vino.

Un breve docu‑film ha introdotto la filosofia delle tredici famiglie, preparando la sala a un viaggio attraverso tre annate, 2021, 2016 e 2012 e tredici vini, ciascuno espressione di un diverso modo di interpretare la Valpolicella.

Annata 2021 – Freschezza, bevibilità, dinamismo

Annata fresca, bevibile e dinamica, una vendemmia che ha dato vini più agili, luminosi e immediati.

1. Tommasi Viticoltori – Valpolicella Classica

125 anni di storia, quarta generazione, un gruppo che comprende altre nove aziende. Profumi di ciliegia, cacao ed erbe aromatiche, tannino fine e sottile.

2. Torre d’Orti – Valle di Marcellise e Valle di Mezzo

Quindici ettari tra 250 e 400 m, terza generazione. Note di viola, rosa e liquirizia, palato dinamico e tannino croccante.

3. Guerrieri Rizzardi – Amarone della Valpolicella Classico 2021

Interpretazione equilibrata e contemporanea dell’annata 2021, con note di ciliegia in diverse sfumature, erbe e foglie secche. Al palato unisce eleganza e misura, con richiami al cacao e un frutto rosso sostenuto da tannini fini.

Annata 2016 – La complessità delle annate difficili

La 2016 è stata un’annata non facile e la vendemmia impegnativa.
In questa batteria rientravano cinque interpretazioni, tutte accomunate da una lettura rigorosa e profonda della Valpolicella.

4. Bertani

Fondata nel 1857. Vigneti tra la valle più orientale e Negrar. Forte artigianalità, legame alla tradizione, accenni ferrosi, tannino fine, lungo affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia.

5. Brigaldara

Prima generazione della famiglia Cesari. Cinque appezzamenti in tutte le vallate. Riserva con note di mirtillo, ribes e balsamicità.

6. Allegrini – Fumane

Settima generazione. Vigneti tra 250 e 550 m. Ciliegia sotto spirito, cioccolato, incenso, balsamicità. Bocca morbida, tannino maturo.

7. Zenato – Costalunga

Padre e figlia Nadia. Scelta di qualità contro quantità. Profumi di caffè tostato e liquirizia.

8. Tenuta Sant’Antonio – Valpolicella Orientale

Quattro fratelli, progetto nato nel 1995. Profilo balsamico, rotondità al palato. La 2016 è stata una prova di equilibrio e precisione.

Annata 2012 – Concentrazione e profondità

La 2012 è stata una grande annata, con una concentrazione straordinaria e la batteria ha confermato questa lettura.

9. Speri – Biologica

Sette generazioni, cinque etichette, nove membri della famiglia. Confettura, terziari moderati, sorprendente freschezza per un vino di 15 anni.

10. Musella – Biodinamica

Parco naturale, biodinamica dal 2009. Zona sud‑est. Naso complesso, chiusura lunga.

11. Masi – Costasera

Settima generazione Boscaini, dal 1772. Amarone simbolo, maestoso e complesso i cui vigneti sono esposti a sud‑ovest.

12. Begali

Terza generazione. Prime bottiglie nel 1986. Vino prodotto solo nelle annate migliori. Terra umida, oliva, complessità, componente umami.

13. Tedeschi – Monte Olmi

Cru storico acquistato nel 1918. Balsamico, liquirizia, struttura piena e avvolgente, chiusura amaricante e balsamica.

La masterclass delle Famiglie Storiche ha mostrato come l’Amarone sia un vino che vive nel tempo e del tempo. Le tre annate, 2021, 2016 e 2012, hanno offerto una lettura completa della Valpolicella: dalla freschezza contemporanea alla complessità delle annate difficili, fino alla profondità delle vendemmie più concentrate. Tredici interpretazioni, tredici storie familiari, un unico patrimonio culturale da custodire e tramandare.

Un viaggio che conferma, ancora una volta, la centralità dell’Amarone nel racconto del grande vino italiano.

Vinaltum 2026: la terza edizione si rinnova e approda a Castel Mareccio

Bolzano si prepara ad accogliere la terza edizione di Vinaltum, l’evento dedicato al vino di alta qualità che quest’anno compie un deciso salto di livello. La manifestazione è stata presentata ufficialmente alla stampa il 28 aprile, nell’elegante cocktail bar del Park Hyatt Milano.

L’appuntamento è per il 17 e il 18 maggio, in una nuova location: Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano.

Nato da un’idea di Danilo D’Ambra e Luciano Rappo, con il contributo di Pietro Cormaci, Brand Ambassador, e di Rinaldo Hauser, sommelier di lunga esperienza e profondo conoscitore del territorio, Vinaltum continua il suo percorso di crescita, consolidandosi per qualità, partecipazione e visione.

Per la terza edizione, il festival sceglie una cornice di grande fascino: Castel Mareccio, maniero medievale del XIII secolo circondato dai vigneti, con un affaccio privilegiato sulla Valle dell’Adige.

Il trasferimento a Castel Mareccio rappresenta un deciso salto di qualità per Vinaltum. Il castello è da sempre un punto nevralgico nel commercio del vino, non solo altoatesino ma europeo, e incarna perfettamente il legame storico tra il territorio e la cultura vitivinicola.

Questa scelta rafforza ulteriormente l’identità della manifestazione, riconosciuta anche a livello istituzionale grazie al patrocinio del Comune di Bolzano e al supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo, inserendosi nella più ampia strategia di promozione di Bolzano come Città del Vino.

Partner ufficiale per l’ospitalità è il Goldenstern Townhouse Bolzano, mentre il supporto logistico è affidato ad Arco Spedizioni in qualità di main sponsor per valorizzare anche il tema logistico nel settore vitivinicolo. Completano il network dei partner Sophienwald – UNO Glassworks, Castel Hortenberg, Franz Kraler, Banca Alto Adige Südtirol, Cassa di Risparmio di Bolzano Sparkasse, con la collaborazione di FISAR.

L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di circa 60 aziende, tutte accuratamente selezionate. Un numero volutamente contenuto per garantire spazio, qualità e possibilità di confronto reale.

“La selezione è frutto di un lavoro corale – spiegano gli organizzatori – e di un’esperienza che complessivamente supera i quarant’anni nel mondo del vino”.

Il parterre di cantine offre un quadro rappresentativo del panorama enologico nazionale, dall’Alto Adige alla Sicilia, attraversando le principali regioni del vino italiano. La presenza di Roco Winery dall’Oregon (USA) conferma l’apertura e il respiro internazionale della manifestazione.

Vinaltum amplia il proprio format andando oltre la grande degustazione. Il programma prevede masterclass esclusive ospitate nelle location partner Goldenstern Townhouse e Castel Hortenberg, pensate per offrire esperienze più riservate e approfondite. Tra gli appuntamenti, anche una masterclass dedicata allo Champagne, con un focus su uno dei territori simbolo della spumantistica mondiale.

Le due giornate sono pensate per incontrare pubblici dalle anime diverse: domenica 17 maggio sarà dedicata ai wine lover, agli appassionati e ai curiosi, mentre il lunedì 18 sarà riservato principalmente agli operatori del settore. A chiudere la prima giornata, nella serata di domenica, torna uno degli appuntamenti più attesi: il “Big Bottle Party”, evento simbolo di Vinaltum dedicato ai grandi formati, diventato ormai un momento immancabile del programma.

Torna anche per questa edizione “Calice Maestro”, il progetto dedicato agli under 35 che offre l’accesso gratuito a degustazioni guidate da sommelier FISAR, in piccoli gruppi. Un’iniziativa pensata per avvicinare le nuove generazioni al vino in modo consapevole e coinvolgente.

«Non è un’attività collaterale, ma una scelta precisa», spiega Rinaldo Hauser, co-organizzatore di Vinaltum. «Vogliamo formare nuovi appassionati, offrendo un’esperienza accessibile, diretta e di qualità, perché la cultura del vino deve essere un punto di partenza, non un privilegio».

La filosofia della manifestazione è chiara: Vinaltum vuole essere un salotto del vino, lontano dalla confusione delle grandi fiere. Un luogo dove il pubblico incontra direttamente i produttori e dove il vino diventa racconto, cultura e relazione.

“Vinaltum non è un evento da grandi numeri o da bancali di vino – spiegano – qui si versa poco, ma si ottiene molto”.

VINALTUM 2026

Date: 17–18 maggio 2026

Orari: domenica 17 maggio ore 12.00–18.00 | lunedì 18 maggio ore 12.00–18.00

Big Bottle Party: domenica 17 maggio dalle ore 19.00

Location: Castel Mareccio / Schloss Maretsch, Bolzano

Info: https://www.vinaltum.it

Caserta, l’8 maggio a L’Amo Racconti di Mare e Marinai, l’evento “Nulla è per Caso” dedicato ai vini di Teresa Mincione con ospite lo chef Fabio La Montagna

Un appuntamento, venerdì 8 Maggio a L’Amo Racconti di Mare e Marinai,in cui sarà raccontata una storia che parla di incontri casuali, di proposte inaspettate e di destini che decidono di intrecciarsi. Ma soprattutto,di una svolta radicale e coraggiosa, quella di una giovane viticoltrice casertana che lascia la toga di avvocato per produrre vino. È Teresa Mincione, sommelier e giornalista che presenterà il suo progetto da cui tutto è partito per pura casualità, dove infatti “Nulla è per caso” è il nome  del  suo primo vino, un Casavecchia in purezza identitario ed essenziale che parla di amore e di  cambiamento.

Una serata che si prevede straordinaria ed unica nel suo genere, in cui ospite  ai fornelli sarà Fabio La Montagna di Truth ristorante (Aversa) che si confronterà in un esercizio a quattro mani con Pasquale Cavallo, anima gastronomica de L’Amo: i due chef, si apriranno a nuove idee ea contaminazioni, dove la semplicità si vestirà di eccellenza.

La cena-evento si svilupperà in momenti distinti, pensati per accompagnare gli ospiti in un vero e proprio percorso sensoriale. Si aprirà con una degustazione del Casavecchia “Nulla è per Caso” guidata da Teresa Mincione e Pietro Iadicicco, responsabile dell’Associazione Italiana Sommelier di Caserta. Poi seguirà il momento dell’aperitivo con Mauro e Oreste Giannini dell’Enoteca Il Torchio (Caserta) che presenteranno i cocktails dell’Opificio Botanico e che vedremo anche sul finale con gli amari sempre prodotti dalla stessa azienda. Il cuore dell’evento si accenderà con un menù degustazione studiato per valorizzare tecnica, creatività e materia prima territoriale, in cui ogni portata sarà accompagnata da un vino in abbinamento, la selezione Teresa Mincione a cura del Torchio Enoteca, per un racconto enologico capace di esaltare ogni piatto.

Ad impreziosire la serata, le opere di Greg Palumbo, creativo tra i più apprezzati del panorama  della Pop Art campana, che contribuirà a rendere l’esperienza ancora più coinvolgente con la presentazione di una sua  creazione “Future Glass” pensata e dedicata a Teresa Mincione. L’Amo, il ristorante di Rosario Rondinone, anche questa volta si conferma un luogo di convivialità di successo dove per la presentazione dell’evento, Rosario sceglie ancora l’amica Antonella D’Avanzo, firma del giornalismo enogastronomico campano.

L’appuntamento è dunque per venerdì 8 Maggio alle ore 20.30, al ristorante L’Amo Racconti di Mare e Marinai in Via Pietro Mascagni (Caserta).

La cena è a numero chiuso, con prenotazione consigliata al numero 0823.1833626.