Caserta – “I santi Giusti”: gli abbinamenti originali tra aceto balsamico di Modena e mixology proposti da Stile Raro

Combinate insieme un ristorante con le sembianze di un art gallery, uno dei prodotti alimentari più tipici e complessi del Belpaese e un’attenta selezione di cocktail. Il risultato è un mix originale che va ben oltre la classificazione di food and drink pairing.

I Santi Giusti è la serata evento tenutasi in un’originale location: il ristorante Stile Raro di Caserta, una galleria di opere contemporanee dove è possibile acquistare ogni pezzo esposto. Protagonista assoluto del menù della serata è stato l’aceto balsamico di Modena dell’Acetaia Giusti, accompagnato da cocktail creati ad hoc per esaltarne le caratteristiche.

Una formula che approda per la seconda volta in Campania in una sorta di degustazione itinerante.

“L’aceto balsamico fa parte della cultura culinaria di Modena: dagli abbinamenti classici su carni e verdure a quelli più inconsueti come fragole e gelato”, ci spiega Pietro Zanni, Responsabile Commerciale di Giusti, “ma fuori dalla nostra città è un prodotto poco conosciuto nella propria versatilità.”

“L’aceto balsamico nasce in un territorio senza una tradizione vitivinicola forte”, continua Zanni, “in passato le uve venivano vinificate allo scopo di fare l’aceto e ogni famiglia aveva la propria batteria di botticelle per l’invecchiamento.” Compresa la famiglia Giusti.

L’Acetaia storica è attiva sin dal 1605: è la più antica di Modena e nel periodo della Bella Epoque, grazie all’intraprendenza di Pietro e Giuseppe Giusti, è stata insignita alle Esposizioni Universali di numerose onoreficenze. Dal più giovane al più invecchiato, dal più liquido al più denso, dal più dolce al meno dolce, fino a cinque sono le medaglie che ancora oggi costituiscono la scala qualitativa per classificare le varie etichette Giusti.

Dal 2017, Giusti 1605 ha messo in campo in varie località del Paese un progetto di sinergia con partner in grado di interpretare il sapore distintivo dell’aceto balsamico, anche attraverso la contaminazione della cucina tradizionale.

L’incontro con Stile Raro e i suoi patron Luca Cepollaro e Nicoletta Cappuccitti, è avvenuto circa due anni e mezzo fa, quando è iniziata una collaborazione volta non solo volta a esaltare un’eccellenza del Made in Italy con un menù studiato ad arte. Stile Raro infatti, insieme a Romeo cocktail bar a Verona, è l’unico ristorante ad aver affinato all’interno di una botticella utilizzata in precedenza per l’aceto un proprio cocktail.

“L’aceto è la massima espressione dell’acidità”, commenta lo chef di Stile Raro, Vincenzo Natale, “bisogna quindi lavorare con prodotti a tendenza dolce per bilanciarla.”

Non a caso, alla base della cucina tradizionale modenese, ci sono cibi con un’importante componente grassosa.

“Noi a menù proponiamo l’abbinamento con piatti anche a base di pesce”, continua Natale, “come lo storione bianco e il caviale Calvisius.”

Il menù ideato per la serata degustazione ha visto sfilare cinque portate –  dall’amuse bouche al dolce – espressamente create per valorizzare l’aceto. Ciascuno dei piatti è stato battezzato col nome di un santo, riconducibile al territorio o alla tradizione gastronomica. Così il San Felice dell’amuse bouche, si riferisce a San Felice a Cancello e alla sua mozzarella di bufala, mentre il San Gennaro deve il suo nome all’emulsione di Sangue di Giuda a condimento della tartare di bufala.

Ogni piatto è stato accompagnata dai cocktail di Amerigo Baldassarra. Nato nel mondo della moda, Baldassarra ha riconvertito la propria creatività nella mixology e in occasione della serata evento ha presentato grandi classici rivisitati con l’aggiunta di prodotti dell’acetaia, come il Vermouth o gli agrodolci alla frutta.

Questi ultimi,  nati dal cosiddetto agrodolce bianco, sono un mix di frutta in succo, aceto e mosto di vino che, non subendo cottura, rimane chiaro, preservando la componente zuccherina, e diventando così la base ideale per molti cocktail. Il Vermouth invece viene introdotto in casa Giusti nel 2018 per affinità con il mondo delle speziature tipico della palette odorosa dell’aceto. Ma ancor di più a legare questi due prodotti è la comune origine da un vino di base umile.

Oltre all’abbinamento con le singole portate, la successione dei cocktail è stata dettata da un crescendo di tenore alcolico: abbiamo iniziato  con una fresca tequila impreziosita da agrodolce di lampone, succo di lime e pompelmo e,  passando per il limoncello profumato alle foglie di basilico shakerate o il whiskey affumicato alla cannella, siamo arrivati fino al Negroni invecchiato 19 mesi in botte di aceto, passaggio che ha conferito non solo acidità ma anche screziature ossidative al cocktail.

Completiamo la serata con la degustazione di Giusti 100, stillato direttamente sulla mano: un prezioso elisir dolce e complesso, capace di concentrare in poche gocce l’emozione per un prodotto che affina nelle botti più antiche dell’acetaia, addirittura risalenti al 1600.

STILE RARO

Via del Redentore, 15

81100 Caserta

GIUSTI 1605

Strada delle Quattro Ville, 52

41123 Modena

Il Querciolo: quando il Syrah racconta una rinascita nella Val di Chiana

Ci sono storie del vino che nascono dalla terra e altre che nascono dalla vita. Quella de Il Querciolo appartiene senza dubbio a entrambe.

Il protagonista è Cesare Fani, ingegnere di pista nel mondo del motociclismo e successivamente nel settore ferroviario. Una vita scandita da velocità, precisione e tecnologia. Poi, a un certo punto, la traiettoria cambia. Alcuni problemi di salute lo riportano a casa, nella campagna della Val di Chiana, dove riscopre il valore delle cose semplici e di una vita più autentica.

È qui che decide di prendere in mano le proprietà del nonno e di trasformarle in un progetto agricolo e familiare. Nasce così Il Querciolo: azienda agricola biologica, cantina e agriturismo dove l’accoglienza è parte integrante dell’identità aziendale. Accanto a Cesare ci sono la moglie Chiara Fani e i loro tre figli, protagonisti di una storia che parla di radici, famiglia e futuro.

L’anima dell’ingegnere, però, non scompare. Rimane in quella ricerca quasi ostinata della qualità, nella cura dei dettagli, nella precisione con cui ogni attività viene portata avanti. Nei campi si coltivano legumi, cereali e prodotti dell’orto, tutti rigorosamente a chilometro zero, mentre nei vigneti il protagonista assoluto è il Syrah, vitigno che in questa parte di Toscana ha trovato un’espressione sempre più convincente.

Il risultato è una produzione limitata ma estremamente curata, capace di esprimere vini che oggi possono essere considerati tra le interpretazioni più interessanti della Val di Chiana.

Ho avuto modo di conoscere questa realtà in occasione dell’evento Chianina & Syrah, e devo ammettere che l’incontro con Cesare e la sua famiglia è stato uno di quelli che lasciano il segno. Sono quelle storie che emozionano mentre le ascolti e che poi senti il bisogno di raccontare.

Ospitalità tra vigneti e cielo stellato

Oltre ai vini, Il Querciolo offre un’ospitalità autentica, fatta di semplicità e attenzione. L’ospite si trova immerso nella campagna, accompagnato dai ritmi lenti che la natura sa dettare. La tranquillità dei campi, i profumi delle erbe e dei fiori selvatici e quella sensazione di pace che solo i paesaggi rurali riescono a regalare.

Quando il sole tramonta, arriva uno dei momenti più emozionanti del soggiorno: alzare lo sguardo e scoprire un cielo stellato intenso e luminoso, uno spettacolo che nelle grandi città è ormai quasi impossibile vedere.

La giornata inizia poi con un momento speciale: la colazione. Un appuntamento che qui diventa un piccolo rito di ospitalità. La mamma di Cesare prepara piatti dolci e salati, genuini e gustosi, accompagnati da ricotta e formaggi prodotti da un pastore del luogo. Sapori semplici e autentici che raccontano la campagna toscana meglio di qualsiasi parola. Menzione speciale per l’olio extravergine di oliva prodotto proprio dagli olivi del Querciolo.

I vini in degustazione

La degustazione ha confermato l’identità stilistica dell’azienda: vini eleganti, territoriali, mai eccessivi, capaci di giocare su freschezza, spezia e equilibrio.

Corte Rosa – Rosato Toscana IGT Syrah 2025

Si presenta con un intenso rosa ciliegia, una tonalità brillante che cattura lo sguardo ancora prima del primo sorso. Il profilo aromatico è immediatamente fruttato, con richiami di fragolina di bosco e ciliegia fresca e croccante. In bocca è dinamico e fresco, sostenuto da una bella sapidità e da una marcata impronta minerale. Il finale sorprende con un delicato ricordo di piccola pasticceria.

Occhio di Civetta – Toscana IGT Syrah 2022

Rosso rubino scuro, quasi impenetrabile. Il naso si apre su note di spezia e piccoli frutti rossi. Al sorso il vino è fresco ed equilibrato, con un dialogo armonico tra frutto e componente speziata. Il tannino è presente ma ben integrato, bilanciato da una leggera morbidezza che rende la beva estremamente piacevole. Il finale richiama ribes e mora, con un accenno sapido che allunga la persistenza.

Occhio di Civetta – Toscana IGT Syrah 2023

Profilo aromatico più austero, con note sulfuree e ferrose che emergono con decisione. In bocca il frutto appare meno marcato e la progressione è più breve rispetto alla 2022. Un vino interessante, ma l’annata precedente mostra decisamente un passo diverso.

La degustazione prosegue con la verticale di Grucciano, l’etichetta che rappresenta la visione più profonda del Syrah del Querciolo.

Gruccione – Toscana IGT Syrah 2018

Naso complesso, con sfumature verdi e spezie. In bocca è articolato, con la componente speziata sostenuta da una buona freschezza. Il tannino è delicato e accompagna il sorso senza mai appesantirlo.

Gruccione – Toscana IGT Syrah 2021

Profilo olfattivo meno complesso, con note polverose che ricordano il gesso. In bocca però il vino cambia passo: fresco, dinamico, con spezia e frutto mai esuberanti ma perfettamente sostenuti dalla tensione acida. Nel complesso risulta elegante e molto piacevole.

Grucciano – Toscana IGT Syrah 2022

Il naso è dominato dalla spezia, che prevale sulle altre sfumature aromatiche. Al sorso mantiene la stessa eleganza della 2021 ma con un profilo più delicato e misurato, mostrando una bella finezza espressiva.

Visitare Il Querciolo significa incontrare una famiglia, prima ancora che una cantina. Significa ascoltare una storia di cambiamento e di ritorno alla terra, dove il vino diventa il mezzo per raccontare un territorio e una scelta di vita.

E in fondo è proprio questo il bello del vino: quando dietro una bottiglia trovi una storia vera da condividere, e persone vere.

A Capri riapre Pazziella, a Luxury Collection Hotel

 Apre sabato 25 aprile l’albergo del brand THE LUXURY COLLECTION

Un rifugio esclusivo nel cuore dell’isola. Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri apre le sue porte sabato 25 aprile in una veste nuova, legata al brand del gruppo Marriott International. Pazziella quindi entra a far parte di questo prestigioso portfolio di strutture di lusso che si distinguono per la loro esclusività, per le esperienze autentiche da vivere e che valorizzano la destinazione scelta e le aspettative dell’ospite, tra cura dei dettagli e programmi personalizzati. Chief Operating Officer del gruppo Sng Hotels è Francesco Naldi, General Manager della struttura è Alfonso Saraco.

L’hotel

La struttura che rientra nella Sng Hotels – Salvatore Naldi Group – incarna lo spirito più profondo dell’isola, combinando il fascino senza tempo di Capri con un servizio d’eccellenza, in linea con gli standard di The Luxury Collection. Si presenta agli ospiti come una villa circondata da giardini mediterranei in cui è incastonata la piscina e dove trovano posto anche l’intimo ristorante e il lounge bar.

La location

L’isola di Capri si scopre a partire dal soggiorno in struttura: un’oasi di pace a pochi metri dalla celebre piazzetta, dalle vie dello shopping e dagli scorci autentici che l’isola riserva ai viaggiatori di tutto il mondo. Un albergo di lusso che combina il fascino tradizionale caprese con un design contemporaneo, garantendo comfort e tranquillità.

La bellezza in stile autentico, l’esclusività di un servizio personalizzato in ogni minimo dettaglio fa la differenza e rende Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri una vera e propria “destinazione di viaggio”.

Le suite

Luminose e spaziose le 25 suite rendono ogni momento unico e irripetibile: la dimensione da cui partire a costruire emozioni. Alcune impreziosite da una piscina privata o da una vasca idromassaggio esterna, le diverse tipologie di suites sono tutte pervase da uno stile inconfondibile che si amalgama perfettamente con l’architettura del paesaggio insulare: dai colori dei tessuti alle ceramiche fino agli elementi d’arredo, tra design contemporaneo e pregiati pezzi restaurati.

Il ristorante

Campanella Restaurant celebra la cucina mediterranea con raffinata semplicità, con ingredienti di stagione sapientemente lavorati dallo chef Angelo Fumeto. Atmosfera elegante nel cuore dell’isola di Capri per scoprire piatti autentici attraverso un viaggio esperienziale tra food & beverage che valorizza le eccellenze del territorio. Ad accompagnare le proposte in menu, infatti, etichette campane, nazionali e internazionali e drink preparati dai bartender della struttura.

Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri

via Fuorlovado 36

081.8370044

Toscana – Un “sorso gustoso” tra i bianchi del borgo storico di Montepulciano

Montepulciano è una ridente cittadina posta a cavallo tra la Val d’Orcia e la Valdichiana in provincia di Siena. Rinomata per la produzione di grandi vini rossi, il vino principe è il Vino Nobile di Montepulciano, uno dei vini italiani più storici.

Anche a Vinitaly 2026 il Consorzio di Tutela Vino Nobile di Montepulciano ed i produttori presenti hanno dato luce ad un luogo dove la viticoltura affonda le sue radici nel lontano passato, risalente all’epoca degli Etruschi. In questo angolo di Toscana venivano e vengono coltivate anche varietà di uva a bacca bianca come Trebbiano e Malvasia, Grechetto o Pulcinculo, Chardonnay, Viognier, Sauvignon e Vermentino, le prime due utilizzate per la produzione del pregiato Vin Santo di Montepulciano Doc, ma anche per alcuni piacevoli vini bianchi fermi.

Riviviamo l’occasione avuta durante l’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano che ha avuto luogo nei giorni 14 e 15 febbraio 2025 all’interno della Fortezza Medicea con alcuni assaggi presso gli stand dei produttori focalizzandomi proprio sui vini bianchi. Per una volta lasciamo il posto ad una Toscana diversa e poco menzionata, produttrice come i primi tempi secoli fa, prima dello strapotere del Sangiovese, di ottimi vini bianchi.

La scelta perfetta per mangiare a pochi passi da uno dei tre laghi, Trasimeno, Chiusi e Montepulciano, con piatti a base del pescato d’acqua dolce locale.

Spumante Metodo Classico Brut Contucci – Sangiovese vinificato in bianco – Paglierino brillante, perlage finissimo e persistente, emana sentori di pera, fiori d’acacia, agrumi e crosta di pane, il sorso è vibrante, cremoso e sapido con chiusura lunga e duratura.

Il Bianco Toscana Bianco Igt 2023 Boscarelli – Viogner, Petit Manseng e Vermentino. Bel paglierino con riflessi dorati, sviluppa note di fiori di camomilla, pesca, albicocca e nuances agrumate, al gusto è fresco, pieno e lunghissimo.

Borbotta Viognier Toscana Bianco Igt 2024 Le Berne – Tonalità giallo paglierino, sprigiona sentori di mughetto, zagara, pesca e agrumi, la freschezza stimola il leggiadro e lungo sorso.

Brais Toscana Bianco Igt 2024 Palazzo Vecchio – Dal paglierino luminoso, rimanda sentori di biancospino, zagara, mela, ananas e vaniglia, al palato è piacevolmente fresco e saporito con finale duraturo.

Caduceo Toscana Igt Bianco 2022 Montemercurio – Canaiolo Bianco, Malvasia Bianca, Trebbiano e Pulcinculo. Giallo dorato, arrivano sentori di pompelmo, frutta tropicale e note di menta, il sorso è avvolgente e coerente, nonché persistente.

Maturato Toscana Bianco Igt 2024 Tiberini – Pulcinculo 100% – Giallo dorato, naso con frutta esotica, fiori di campo, pompelmo e mandorla, al palato è avvolgente, corrispondente e durevole.

Virginia Toscana Bianco Igt 2024 Manvi – Vermentino – Paglierino luminoso, rivela sentori di pesca, ananas, agrumi e fiori bianchi, fresco, verticale e lungo.

Trebbiano Toscana Bianco Igt 2023 Icario – Tonalità giallo paglierino, libera sentori di fiori di acacia, mela, pera, susina e pompelmo, sorso dinamico, pieno e duraturo. 

Toscana Bianco Igt 2025 Guidotti – Trebbiano, Malvasia e Grechetto. Bel paglierino, sviluppa note di fiori di camomilla, pesca, melone e ananas, al palato è fresco e sapido, lungo e coerente.

Vini campani ‘a gonfie vele’: grande successo della Regione Campania al Vinitaly 2026

I numeri della Campania: spazio espositivo di 5.600 metri quadrati ispirato all’America’s Cup; 2.000 etichette in degustazione; 170 aziende vitivinicole campane; 4 masterclass declinate al femminile; oltre 20 eventi di approfondimento

Un primo bilancio positivo arriva dalla partecipazione della Campania al Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), con un’ampia presenza di operatori, buyer e giornalisti. 170 aziende, 2.000 etichette, in uno spazio espositivo di 5.600 mq ispirato all’America’s Cup, e curato dall’Assessorato all’Agricoltura e dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione, in collaborazione con Unioncamere Campania e la Camera di Commercio di Napoli.

Numerose le iniziative già realizzate: dal grande successo del fuorisalone “Vinitaly and the City” al centro storico, alle masterclass sold out in fiera, fino agli incontri su export, sostenibilità ed enoturismo. Molto apprezzati anche i momenti di dialogo tra vino e cucina identitaria, la pizza napoletana 100% campana, in collaborazione con l’Associazione Verace Pizza Napoletana, e con la Mozzarella di Bufala Campana DOP, insieme al Consorzio di tutela.

In apertura della conferenza di questa mattina moderata da Luciano Pignataro, il videomessaggio di Leslie Ryan, Event Director della Louis Vuitton 38th America’s Cup, che ha sottolineato la visibilità internazionale della Campania e dei suoi prodotti. “Il prossimo anno – ha dichiarato – una vasta comunità avrà gli occhi puntati su Napoli e sulla Campania, che saranno al centro del mondo. I fan della vela, dello sport e degli eventi in generale si godranno le bellezze della città e della regione, con i suoi fantastici vini, che io stessa apprezzo molto”.

“Un viaggio nei vini della Campania – ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca– è anche un viaggio nelle bellezze dei territori che la compongono, ognuno con le proprie peculiarità. Abbiamo scelto di unire il mondo del vino a quello della vela, con un concept creativo fondato su un filo narrativo chiaro e potente, che interpreta i vitigni campani con metafore nautiche, in riferimento al grande evento velico nel Golfo di Napoli nel 2027. A Verona abbiamo inoltre valorizzato il contributo delle donne del vino, portatrici di una visione inclusiva e di un approccio sostenibile, e capaci di orientare la cultura enologica verso modelli sempre più innovativi: va in questa direzione anche la scelta di affidare le nostre masterclass a quattro wine experts donne. Altro focus su cui abbiamo deciso di puntare è la valorizzazione della presenza dei vini campani nella ristorazione italiana. Tra gli appuntamenti in programma, il concorso per la Migliore Carta dei Vini Campani nelle Trattorie d’Italia: lunedì 13 avrò il piacere di premiare 21 taverne, una per ogni regione e provincia autonoma, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei nostri vini su tutto il territorio nazionale. Inoltre, oggi ho avuto il piacere di conferire il prestigioso Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivicoltura (Gran Medaglia di Cangrande) alla cantina Vitematta di Casal di Principe, esempio di riscatto sociale, sia per il recupero di terreni confiscati alla criminalità organizzata che per l’inclusione lavorativa di persone fragili o svantaggiate”.

“In un contesto internazionale sempre più complesso per il comparto – ha dichiarato l’assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola – abbiamo voluto mettere in evidenza le nuove strategie e le nuove rotte dell’export dei vini campani, che puntano con decisione su unicità e forte radicamento territoriale. Oggi più che mai, infatti, la competitività sui mercati esteri si gioca sulla capacità di valorizzare l’identità dei vitigni autoctoni, investire nella qualità, nella sostenibilità e nel racconto autentico dei territori, elementi distintivi sempre più richiesti anche dai mercati internazionali. In questa direzione si inserisce un lavoro strutturato che guarda non solo ai mercati tradizionali, come gli Stati Uniti, ma anche all’apertura verso nuove destinazioni e alla diversificazione dei canali commerciali. Oggi più che mai – ha aggiunto – la crescita dell’export passa anche dall’apertura verso nuovi mercati, dall’Asia all’America Latina, dove aumenta la domanda di vini autentici e identitari, capaci di raccontare in modo distintivo il territorio da cui nascono. Con la partecipazione al Vinitaly intendiamo offrire una vetrina importante alle nostre aziende, rafforzandone la visibilità sui mercati internazionali e sostenendo un percorso di promozione che unisce qualità, identità e capacità di competere a livello globale”.

Tra i prossimi appuntamenti, il report “Donne, vino e futuro”, realizzato dall’Associazione Donne del Vino Campania con Rural Hack, che analizza l’innovazione nelle imprese vitivinicole femminili, con focus sull’intelligenza artificiale, confermando il ruolo centrale dell’imprenditoria femminile. Focus anche sull’enoturismo, con approfondimenti specifici, organizzati dall’Assessorato al Turismo. Lunedì pomeriggio il convegno “Praesentia – Campania Divina”, in cui sarà presentato il calendario degli eventi enogastronomici per la valorizzazione del territorio, con la partecipazione dell’assessore al Turismo Vincenzo Maraio. I sei Consorzi di tutela vini continueranno ad animare la “Piazza Campania” con degustazioni e momenti di racconto dedicati alle eccellenze dei diversi territori.

Nasce Somnium a Eboli, la “cucina darwiniana” di Pasquale Trotta

Vi siete mai chiesti come sarebbe stato un pranzo al periodo delle antiche civiltà, dal Paleolitico al Neolitico, passando per Etruschi, Greci e Romani, senza dimenticare i contributi sostanziali nella gastronomia di Angioini ed Aragonesi?

Da Somnium a Eboli si viaggia al centro della terra e dei sapori con le tecniche più innovative, necessarie alla trasformazione delle materie prime ridisegnate come la tela di un quadro manierista. Pasquale Trotta, mille esperienze da giramondo prima di tornare in Italia nella “sua” Campania con un concept assolutamente innovativo ha eliminato la carta, con un menù unico da 17 portate suddiviso per tappe storiche.

Si comincia proprio dalla preistoria con un tunnel interattivo di lava stratificata e sonorità selvatiche fino a giungere al salottino denominato “Thermopolium” in stile cyberpunk, con atmosfere distopiche e fantascientifiche dei libri di Azimov e Lem o delle sceneggiature alla Blade Runner: immagini di macchine volanti, pioggia e automi in movimento. Ai tavoli invece i calchi fossili marini, presenza “vivente” della fertilità delle terre del Sele, ai confini con la Lucania.

Nessuno schema precostituito neppure tra cucina e sala, con Mattia Besana a curare l’ampia carta vini da 511 referenze e alcune verticali importanti e l’intera brigata ai fornelli pronta a coccolare l’ospite a rotazione. «L’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella mia visione di Somnium – afferma Trotta – Nato da un sogno, costruito passo dopo passo in tre anni, sono adesso pronto alla rivelazione al pubblico e alla stampa di settore a cominciare da questa sera».

Ricostruzioni al computer, che supporta anche le giuste proporzioni e grammature nell’ideazione delle ricette visionarie di Pasquale, ma il restante 99% è tutto umano, ecosostenibile dal punto di vista energetico e basato sulla filosofia strettamente attuale del zero spreco. «Siamo stati troppo a lungo legati, costretti ad atavici clichè; abbiamo immaginato una realtà di fantasia al ribasso, perdendo di vista il contatto con gli ingredienti. Il cucchiaio non esiste è inutile cercare di piegarlo, parafrasando uno dei miei caposaldo del cinema come Matrix».

La sfida vera sarà trasmettere il binomio inscindibile tra evoluzione e tradizione. Ogni proposta è frutto infatti delle contaminazioni tra epoche storiche differenti, preparazioni antichissime come garum e mulsum unite ai ricordi d’un tempo ancora vivo nella memoria. La mano si sente nei gusti forti, densi e ricchi del menù, dal sale alle cotture alla creatività ben dosata. Le carte da gioco fantasy, con la spiegazione dei piatti in uscita, presenti nel secondo angolo di degustazione denominato “popina” come le bettole mal frequentate romane, sono l’unica testimonianza cartacea utile al racconto.

L’ultima parte è il “laboratorio 2126” che guarda al futuro, dall’unica seduta per 16 posti totali. Tre i turni massimi per serata, scanditi dalla partenza ogni 30 minuti dalle ore 20. In inverno si apre dal mercoledì al sabato e in estate dal lunedì al giovedì. In questa sezione si affrontano anche le tematiche della sostenibilità, del cibo spazzatura e del riscaldamento globale, sempre con un’aria scanzonata e ironica per non appesantire gli animi lanciando comunque un messaggio positivo.

Quattro gli abbinamenti proposti dal “Sine ebrietate” (analcolico) o il “Transumatio” per 75 euro dove i cocktail del bartender e la selezione vini di Besana la fanno da padrone, per poi innalzare l’asticella con “Iter” ed “Aeternitas” a 150 euro con bottiglie rarissime e vecchie annate grazie al servizio Coravin, presente in tantissime scelte al calice.

Sogno o son desto? Somnium o realtà? le domande esistenziali della nuova esperienza ebolitana nata da un figliol prodigo del territorio che cerca di portare un vento di evoluzione della specie gourmand.

Ascolta l’intervista integrale a Pasquale Trotta.

Venezia Wine Festival 2026: il mondo del vino si incontra a Forte Marghera

Venezia non è soltanto arte, storia e bellezza senza tempo. Per un fine settimana è diventata anche un punto di incontro internazionale per il mondo del vino. L’edizione 2026 del Venezia Wine Festival, svoltasi il 7 e 8 marzo negli spazi di Forte Marghera, si è da poco conclusa confermando il crescente interesse per una manifestazione giovane  che mette al centro il dialogo tra culture enologiche diverse.

L’evento è stato ideato e organizzato da Vanni Berna, imprenditore e promotore di iniziative dedicate al mondo del vino come anche “ bollicine in villa” e della cultura enogastronomica. Da anni impegnato nella creazione di eventi capaci di mettere in relazione produttori, operatori e appassionati, Berna ha costruito il Venezia Wine Festival con l’obiettivo di offrire non soltanto un momento di degustazione, ma anche uno spazio di confronto culturale tra territori vitivinicoli differenti.

Il suo lavoro si concentra in particolare sulla valorizzazione delle eccellenze enologiche internazionali e sulla diffusione di una cultura del vino accessibile ma allo stesso tempo approfondita, capace di coinvolgere sia professionisti del settore sia pubblico curioso e appassionato.

La location si è rivelata ancora una volta particolarmente suggestiva: Forte Marghera, antica fortificazione ottocentesca alle porte della laguna veneziana, oggi trasformata in spazio culturale e luogo di socialità, ha accolto centinaia di visitatori pronti a intraprendere un viaggio attraverso vini provenienti da numerosi Paesi.

Uno degli elementi distintivi del festival è proprio la sua formula: una fiera pensata non solo per gli operatori del settore, ma anche per il grande pubblico. Attraverso i diversi banchi d’assaggio, i visitatori hanno potuto degustare ottimi Champagne, vini di nicchia e nuove etichette emergenti.

Grazie al sistema delle Wine Card, ognuno ha potuto costruire il proprio percorso di degustazione scegliendo il numero di calici e le etichette da provare, rendendo l’esperienza accessibile sia ai neofiti sia ai degustatori più esperti.

Accanto alle degustazioni, uno spazio dedicato alla formazione e all’approfondimento culturale. Il programma ha incluso la masterclass con degustazione guidata, durante le quale il produttore ha raccontato un territorio forse poco conosciuto ai più come quello armeno.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 non sono mancati naturalmente gli Champagne francesi, ma accanto alle celebri bollicine d’Oltralpe hanno trovato spazio anche vini provenienti da Spagna, Germania, Austria, Slovenia e da numerosi Paesi del cosiddetto Nuovo Mondo, come Argentina e Cile. Una panoramica ampia che ha permesso ai visitatori di confrontare stili, vitigni e approcci produttivi molto differenti tra loro.

Non è mancato, naturalmente, il dialogo con la gastronomia. Alcune realtà artigianali italiane hanno affiancato le degustazioni con proposte gastronomiche pensate per valorizzare l’abbinamento tra cibo e vino, elemento fondamentale dell’esperienza enologica. La scelta di Mestre e del Forte Marghera rappresenta inoltre un segnale interessante anche dal punto di vista territoriale. L’evento contribuisce infatti ad ampliare l’offerta culturale dell’area veneziana, portando pubblico e operatori anche fuori dai percorsi più tradizionali del turismo lagunare.

Il bilancio dell’edizione appena conclusa è più che positivo. La partecipazione numerosa e la presenza di produttori provenienti da diversi Paesi dimostrano come il Venezia Wine Festival stia progressivamente costruendo una propria identità nel calendario degli eventi dedicati al vino.

In un contesto in cui il vino è sempre più strumento di racconto culturale oltre che prodotto agricolo, manifestazioni come questa offrono l’occasione per creare connessioni tra territori lontani, stimolare la curiosità del pubblico e favorire nuovi scambi tra operatori del settore. Venezia, da secoli crocevia di popoli e commerci, continua così a svolgere il suo ruolo naturale di ponte tra culture diverse. Questa volta, però, il dialogo passa attraverso un calice di vino.

La zuppa di cozze “torrese” da Nunù Trattoria Moderna

Nel cuore di Torre del Greco, a pochi passi dal mare, c’è un indirizzo che negli ultimi anni ha conquistato gli amanti della cucina partenopea.

Da Nunù Trattoria Moderna la tradizione incontra una sensibilità contemporanea grazie allo chef e patron Nunzio Spagnuolo, talento vesuviano che ha riportato a casa un bagaglio di esperienze maturate tra ristoranti internazionali e grandi maestri della cucina italiana.

Tra i piatti che meglio raccontano l’anima del locale c’è la “zuppa di cozze napoletana al Kg”, una preparazione che profuma di mare, devozione e memoria. A Napoli, infatti, questo piatto non è solo ricetta, bensì un rituale che si rinnova ogni anno durante la Settimana Santa, soprattutto la sera del giovedì, quando sulle tavole dei napoletani compare immancabilmente “’a zupp’ ’e cozze”.

La storia di questo piatto affonda le radici nel Settecento e viene spesso collegata al gusto del re borbonico Ferdinando I di Borbone, grande amante dei frutti di mare, che contribuì a diffondere una versione più elaborata della ricetta con pomodoro e olio piccante.

Da Nunù, questa tradizione prende forma con equilibrio e rispetto per la materia prima. Le cozze freschissime si aprono in un brodo ricco di profumi, accompagnato da altri frutti di mare come vongole, tartufi, fasolari, lumachine, da polpo e crostacei, mentre il vero protagonista resta il forte, l’olio “santo” rosso piccante che dona carattere al piatto.

Sul fondo poi non manca mai la fresella, che assorbe lentamente il sugo e diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica insieme al tarallo con le mandorle d’accompagnamento.

Il risultato è una zuppa intensa e generosa, che racchiude tutta la forza della cucina di mare torrese. In un locale menzionato anche in Guida Michelin per la qualità della sua cucina tradizionale reinterpretata con personalità, ogni piatto diventa un racconto di territorio.

Ed è proprio questo il segreto della zuppa di cozze di Nunù: non solo un grande piatto di mare, ma un viaggio nei sapori autentici di Torre del Greco, dove tradizione e contemporaneità si uniscono in un cucchiaio di brodo rosso come il corallo simbolo della città.

Il 5 e 6 aprile il pranzo di Pasqua e Pasquetta al Vega Restaurant di Carinaro e al Vega Cafè di Frattamaggiore con la tradizione dello stare a tavola in famiglia

I classici salumi delle feste, accompagnati da casatiello artigianale, sartù di riso, grigliata di carne e l’immancabile pastiera in versione contemporanea. Con un’attenzione speciale ai gusti dei più piccoli.

L’executive chef Agostino Malapena introduce il territorio e le antiche usanze di una volta nella proposta gastronomica per Pasqua e Pasquetta al Vega Restaurant di Carinaro e al Vega Cafè di Frattamaggiore. Sapori da sempre presenti nella memoria, quando sedersi a tavola era un piacere senza tempo.

Si inizia dalla “fellata” campana, l’antipasto a base di una ricca selezione di salumi locali a chilometro zero, con ricottina salata, uova fresche, pizza rustica e casatiello home made. Tra i primi, il sartù della tradizione e il tortello fresco ripieno di ricotta, mantecato agli asparagi omaggio alle origini da coltivatori di prodotti di qualità della famiglia Canciello, proprietari di entrambi i poli enogastronomici.

E poi la grigliata mista di carne ai carboni, con patate sotto cenere che anticipa le coccole dolci finali di Agostino Malapena con il ricordo rivisitato della pastiera in versione semifreddo. Oltre ai dessert saranno disponibili le creazioni dolciarie del pastry chef Marco Piccirillo, che si occupa del laboratorio con le “dolcezze di Nonna Maria” – gruppo Vega World.

In sala regna il garbo e l’eleganza dello staff diretto da Massimo Turco, con l’aiuto sommelier Bohdan a suggerire il corretto abbinamento dei piatti al vino tra una selezione di oltre 400 referenze in carta. Previsto un menù speciale bambini, per tutti i gusti, accompagnato da animazione per rendere la loro giornata un’esperienza di festa e di gioia.

Grande attenzione, infine, per le intolleranze alimentari, le allergie e la dieta con pietanze dedicate dal corretto equilibrio nutrizionale, previo avviso telefonico in fase di prenotazione.

Vega Restaurant e Vega Cafè

Per info e prenotazioni: +393935561573

La Gemma Cafè del Boutique Hotel La Gemma a Firenze – ogni domenica cocktail d’autore e degustazioni tematiche

La domenica fiorentina si arricchisce di un nuovo appuntamento dedicato al gusto e alla convivialità. A La Gemma Cafè, il lounge informale e contemporaneo del Boutique Hotel La Gemma (5 stelle), nel pieno centro di Firenze, all’interno di Palazzo Paoletti edificato a fine 800, a pochi passi da Piazza della Signoria,  prende il via un format di aperitivi tematici, che accompagnerà la stagione primaverile con cocktail d’autore, degustazioni, incontri con produttori e bartender d’eccezione.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aprire sempre di più le porte dell’hotel alla città, trasformando la domenica in un momento di incontro tra fiorentini, appassionati di mixology e curiosi alla ricerca di nuove esperienze.

Il progetto si inserisce in un momento importante per la realtà gastronomica dell’hotel. Dopo il recente riconoscimento della prima Stella Michelin al ristorante Luca’s, guidato dallo chef pluristellato Paulo Airaudo, la struttura ha avviato una nuova fase di consolidamento del proprio percorso culinario, rafforzando la brigata di cucina e la squadra di sala. Tra i nuovi ingressi figurano il Resident Chef Vittorio De Palma, il Restaurant Manager Giovanni Meraviglia e Marco Viola nel ruolo di Sommelier & Maître, mentre il coordinamento dell’intero comparto Food & Beverage è affidato al Corporate F&B Manager Giovanni Pugliese.

In questo contesto prende forma anche il nuovo  calendario di aperitivi di La Gemma Cafè, attraverso il  nuovo format.  Il  primo appuntamento  si è svolto domenica 15 marzo con “Stone & Spirit – Where Baroque meets Renaissance”, una serata dedicata ai sapori del Salento, che ha portato a Firenze profumi e suggestioni del Sud Italia.

Protagonisti dietro al bancone sono stati Marta De Dominicis, resident bartender del Gemma Cafè, e Igor Lahaine del Bar CuBi di Maglie (LE), ospite per l’occasione. I due bartender hanno firmato sei cocktail originali, serviti in abbinamento ad assaggi della tradizione salentina, costruendo un percorso gustativo che ha accompagnato gli ospiti per tutta la serata.

Tra i drink proposti da Igor Lahaine, “Scopone Scientifico” ha combinato note amare e agrumate grazie a Select Bitter e Cynar, bilanciati da Succo di Arancia e di Limone e Sciroppo di Zucchero; “Selfie Fish” ha invece giocato su profumi più freschi e fruttati con Vodka, Nolly Pratt Vermouth dry, soluzione agrumata mela Stark. Più intenso e avvolgente “Old Kyma”, con Rye Whiskey, Giocondo Amaro al caffè, Liquore alla Banana e Bitter al Cioccolato.

I cocktail di Marta De Dominicis hanno esplorato altre sfumature aromatiche. “What Is Real” ha unito caffè, vodka e liquore al caffè Negro con la morbidezza dello sciroppo del latte di mandorla e il profumo della fava tonka. “Ohana” ha proposto un equilibrio tra il carattere affumicato del Mezcal Picaflor Espadin, la freschezza dello Shrub ai lamponi, Lime, Amaro Assedio Du It, e una delicata schiuma alla Pesca Bianca. A chiudere la selezione “Droog Penicillin”, Honey Mix Zenzero e Miele, Bulleit Bournon, Liquore alla foglia di fico e un top di Ginger Beer.

Ad accompagnare i cocktail, una serie di assaggi ispirati alla cucina salentina: crocchette con menta e pecorino, panzerotti pugliesi con mozzarella e pomodoro e una cheesecake salata con taralli, ricotta e pomodoro. La serata si è svolta in un clima conviviale e rilassato, animato dal DJ set di Remo Giugni.

Dopo il debutto dedicato al Salento, il calendario degli appuntamenti proseguirà nelle prossime settimane con nuove combinazioni gastronomiche, il 22 marzo Perle e Bollicine – Un affaire di ostriche e Franciacorta,  il 29 marzo Caviale Chablis e Sancerre, il 12 aprile L’altra faccia del Pecorino Toscano – Corzano e Paterno, il 19 aprile UpStrem Salmon e Champagne, il 26 aprile dedicato a una selezione di pintxos firmati dallo chef pluristellato Paulo Airaudo: piccoli bocconi ispirati alla tradizione basca e reinterpretati con un tocco di italianità, accompagnati dai cocktails della casa.

Seguiranno altre serate con date da definire.

La Gemma Cafè HOTEL LA GEMMA

Via Dei Cavalieri, 2C, 50123, Firenze (IT)

www.lagemmahotel.com

Instagram: @lucasrestaurant_firenze

Facebook: @La Gemma Hotel Firenze