Napoli, La Riggiola racconta il suo menù estivo

Un invito a una serata stampa con cena a cui è impossibile dire di no. Dove e perché? In uno di quei luoghi della nostra città che è impossibile non conoscere, il quartiere Chiaia.

I napoletani lo identificano da sempre come la zona più elegante della città: da Piazza Amedeo a Piazza dei Martiri è possibile fare un tuffo nel passato e poter vedere significativi esempi di architettura liberty napoletana. Un percorso che comprende anche Via Crispi, Via del Parco Margherita, Via dei Mille e Via Filangieri che, a metà dell’Ottocento, furono realizzate per permettere di attraversare i giardini delle Ville Nobiliari e affacciarsi sul fantastico lungomare con vista di Capri, il Vesuvio e la Collina di Posillipo.

Negli anni le vie di questo quartiere, sono divenute poi quelle dove poter passeggiare per fare dello shopping, ma non solo, visto che si possono trovare anche hotel di lusso e ristoranti.

Perché la cena, che si svolge al Vico Satriano, proprio in uno dei vicoli che danno sul lungomare, alla Taverna “La Riggiola”? Una tipologia di locale il cui significato etimologico negli ultimi decenni è stato giustamente rivalutato rispetto al concetto ancestrale che la definiva. La taverna oggi la associamo ad un’osteria elegante o rustica che sia, ma questo dipende dal titolare e dalla sua storia.

Quella di Pietro Micillo, il patron della taverna, è di un uomo legato alla terra partenopea. Da quattro generazioni la sua famiglia si dedica all’attività agricola, ed oggi le aziende Micillo rappresentano un modello di efficienza e modernità, grazie anche alla loro specializzazione nella produzione di vegetali e ortaggi tipici del nostro territorio che rischiavano di scomparire.

Tutti i prodotti sono alla base del progetto del patron Pietro, e cioè creare un menù più green e a km zero, con una proposta di “cene sostenibili”, dove si privilegia la stagionalità e tutto viene riutilizzato per evitare lo spreco. A curare le proposte culinarie è lo chef Marco Montella, giovane ma con varie esperienze alle spalle in Italia e all’estero, che ha deciso di tornare a Napoli perché anch’egli animato dalla stessa passione di Pietro, quella di cucinare ma anche proteggere l’ambiente e la sua biodiversità.

Pietro fa gli onori di casa e ci accompagna ad un tavolo tutto addobbato con parte dei suoi prodotti agricoli che in mattinata ha raccolto per noi nella propria tenuta di Pianura: i Fagioli a Formella, i Fagiolini Lunghi, delle Melanzane Baby (baby perché raccolte prima), i Peperoni Cornetto, i Peperoncini di Fiume, altri legumi e finanche un’erba spontanea, la Pucchiacchella (il nome scientifico è Portulaca Oleracea), ben nota a noi partenopei, abituati a condirla a modo di insalata insieme alla rucola per stemperare la sua piccantezza..

Ci parla con emozione di questi prodotti e con i quali è stato pensato e realizzato il menù della serata, dato che il normale menù alla carta prevede sia delizie del mare, sia piatti tradizionali che dolci artigianali.

Tutte le portate servite sono state realizzate nelle giuste porzioni e la gestione delle materie prime è stata perfetta: tutte leggere ed appetibili, anche alla vista.

Il roll con alga nori e un piccolo trancio di cefalo cerino in bella vista, quello più delicato per intenderci, che se trovo in pescheria sicuramente compro, mi ha dato buone sensazioni e pulizia finale di bocca grazie alla senape al miele.

Buonissima la consistenza e delicatezza del Tacos home-made: i peperoncini verdi con i pomodorini, per il sottoscritto di origini vesuviane, mi hanno riportato indietro nel tempo; ottima la stagionatura del caciocavallo che ha donato la giusta sapidità senza alterare l’equilibrio generale. La mattonella, se me lo concedete, la riggiola di parmigiana di melanzane eccezionale, sia per la qualità del sugo che per la singola frittura delle melanzane; un giusto mix tra la tendenza dolce e l’amaro.

Arriviamo ai fagiolini lunghi cucinati a modo di spaghettoni e presentati come tali in una forma a nido, mantecati con un leggero e ottimo sughetto di pomodori arricchito di olive nere e capperi, diciamo stile puttanesca, mi hanno colpito per la consistenza e i sapori; piacevole anche la nota fresca finale di mentuccia.

Dopo la buona e salutare variazione di legumi, per chiudere non poteva mancare un buon dolce, anch’esso fatto in casa. La casa, quella che mi hanno fatto percepire Pietro e i suoi collaboratori: dalla giovane Wendy Nieva che in sala affianca Fabio Di Costanzo, l’esperto mâitre nonché responsabile della cantina.

La sua proposta dei vini è ricca di etichette del territorio, tra le cui referenze ci sono quelle che ci ha offerto stasera, e cioè il cosiddetto “vino della casa”, una DOC Falanghina del Sannio e una Doc Sannio Aglianico prodotte dal cognato Massimo Del Pezzo, nell’azienda Santo Spirito a Melizzano. Buoni entrambi i vini. Ho bevuto principalmente la falanghina del Sannio, dalle intriganti ed eleganti note fruttate ed erbacee, una buona struttura, come deve essere la falanghina beneventana.

La braceria Carbonè di Palma Campania propone il ragù anche d’estate

Pietro e Mario sono l’anima di Carbonè, meat house e braceria nel cuore di Palma Campania, dove i due fratelli Carbone declinano la carne a tutto tondo. Macellai da generazioni, in Carbonè hanno creato un locale che va oltre la solita idea di ristorante: una vera e propria bottega di formaggi, salumi, pasta e confetture, oltre alle pregiate carni di varie razze bovine. Tutti prodotti che fanno parte del menù, insieme a una carta vini di oltre quattrocento referenze.

E’ proprio con un’accurata selezione di formaggi e salumi che ci introducono ad una cena degustazione dal cuore alquanto atipico per una sera d’agosto: il ragù.

“I primi della tradizione napoletana sono richiesti tutto l’anno”, ci ha spiegato Pietro. Non solo il ragù ma anche la genovese. Proposta che funziona, come abbiamo avuto occasione di sperimentare durante la cena, dove re della tavola è stato proprio il ragù, nella doppia versione alla bolognese e alla napoletana.

Due tradizioni e due approcci completamente diversi, che messi a confronto hanno avuto un unico comune denominatore: la leggerezza, attributo che ha permesso di sdoganare un sugo a lunga cottura anche nel menù estivo.

La bolognese di Carbonè prevede l’utilizzo di macinato di carne vaccina mixato a un 20% di carne di maiale, che conferisce delicatezza. Durante la cottura di circa sette ore, non c’è nessuna aggiunta di latte, conferma Pietro, come invece è previsto dalla ricetta tradizionale della bolognese, depositata alla Camera di Commercio di Bologna e codificata per la prima volta da Pellegrino Artusi nel 1891. E mentre in Emilia la bolognese viene considerata il condimento ideale della tagliatella all’uovo, noi l’abbiamo gustata con i rigatoni. Asciutta d’olio, cremosa e delicata si accompagna perfettamente al Piedirosso del Sannio DOC 2023 di Fattoria La Rivolta.

Il ragù alla napoletana ci porta invece nella matriarcale cucina di Donna Rosa Priore, dipinta in maniera magistrale da Eduardo De Filippo in Sabato, domenica e lunedì. E d’altronde fu proprio Eduardo a immortalare la leggendaria ricetta in una poesia, ‘O rraù.

Qui i tagli di carne sono a pezzi interi e includono gallinella di maiale, tracchia, muscolo, punta di petto e salsiccia oltre alla tradizionale braciola, ripiena di prezzemolo e pecorino romano a pezzetti, ma senza uvetta e pinoli, non sempre apprezzati. Perché il ragù napoletano non è solo il sugo che condisce la pasta, è un pranzo completo.

La cottura di oltre otto ore restituisce un sugo denso ma leggero che condisce ziti spezzati, anch’essi parte della presentazione più tradizionale del ragù napoletano. In abbinamento Neromora Aglianico DOC 2020 di Vinosia, che ci ha accompagnato anche sulla portata successiva.

Continuiamo la nostra cena degustazione con una costata di Vacca Vecchia riserva Carbonè, filetto e controfiletto di un animale macellato a trentasei mesi. Se il ragù era il cuore della serata, con la bistecca arriviamo alla vera anima della braceria, che in carta vanta numerosi tagli pregiati: dalla manzetta beneventana, alla galiziana con frollatura di quaranta giorni, dalla angus fino ad arrivare alla kobe giapponese.

Perfetta è la cottura al sangue della costata, che lascia la carne compatta e succosa e la mantiene tenera anche a distanza di tempo.

“Il segreto è nella cottura reverse”, ci ha spiegato Mario, ossia una tecnica di cottura riservata a tagli spessi, che prevede il passaggio per qualche minuto in forno a 350°, affinché il calore raggiunga il cuore della carne. Successivamente la costata riposa qualche minuto e poi termina la preparazione sulla brace. Ci alziamo da tavola sazi ma non sfiniti, a dimostrazione di quanto la qualità dei prodotti oltre che le tecniche di cottura siano il fattore decisivo che rende accessibile un menù a tema carne anche nel periodo più caldo dell’estate.

Gala Maris a Praiano, un’idea gourmet nata a pochi passi dal mare della Costiera

La divina Costiera non smette di stupire. Accanto agli scorci incantevoli ed alle spiagge incastonate tra fiordi di rara bellezza, la cucina mediterranea riscopre un passo diverso grazie alle nuove leve della cucina campana come Gustavo Milione di Gala Maris, che hanno costruito la propria autostima in giro per il mondo, con particolare attenzione alle tradizioni dell’Italia gastronomica.

Il pesce non può essere un protagonista secondario e va lavorato con cura e ricerca, anche utilizzando idee innovative e versioni fusion nelle pietanze. La miscellanea tra culture diverse sarà un argomento cardine per il futuro del settore, sempre più bisognoso di un’identità incontestabile per confrontarsi con i numerosi competitor internazionali.

Essere gourmet per Gustavo non significa fare fumo senza arrosto. Viene aiutato nel progetto dalle sorelle Sofia (la compagna) e Mina Fusco, titolari del ristorante con annesso lido e dell’intero complesso denominato Alfonso a Mare, costituito da 14 camere confortevoli in 2 dependance con vista sulle acque cristalline della baia di Praiano.

Un rispetto per la famiglia che si legge già nel menu, con un piatto dedicato alla memoria di Luca, il padre di Mina e Sofia, amante delle candele con tonno e pomodorini. Cinque le soste per chi sceglie la degustazione completa ad euro 125, escluso abbinamento vini. Tra le proposte per una cena romantica sotto i candidi riflessi della Luna, tanto mare, ma anche amore per la terra fatta di verdure ed erbette aromatiche colte a chilometro zero.

E poi la nobilitazione del quinto quarto, lavorato e reinventato come solo pochi sanno fare. Si comincia proprio dal mini bun salato con salsiccia di pesce e quinto quarto di totano in salsa yogurt. Gli appetizer proseguono poi con una gustosa carbonara rivisitata ed il totano con patate su gel di limone fresco.

Tra gli antipasti il polpo arrosto cotto prima a bassa temperatura e rifinito su griglia giapponese, con purea di patate, maionese di polpo e pomodorini secchi. Uniche e tra i migliori piatti di pasta presentati in Campania, le fettuccine di lampone, burro alle erbe e tartufo.

Ed è infatti tra i primi che Milione dà il meglio di sé con la sua “Napoli-Kagoshima” nata per l’amore nei confronti delle usanze giapponesi, con pasta mista cotta in Dashi, con riduzione di crostacei e acqua di molluschi, tarallo di Napoli, zenzero, soia, lattuga di mare e katsuobushi. Accanto un padellino con il ristretto del brodo per lasciar dosare al meglio il sapore in piena libertà.

Finale con un’altra primizia del Gala Maris: la frollatura del pescato, dimostrata alla perfezione nella costata di cernia con limone, prezzemolo e miso di ceci, accompagnata da una delicata ciambotta mediterranea.

Arriva così l’ora delle dolci coccole: tiramisù al caffè e nocciola o fior di fragola, panna e champagne calano il sipario su una cena a base di creatività, condita da tanto coraggio e visione avanguardista per la ristorazione del presente e del futuro. Nelle mani curiose del piccolo erede di casa, che osserva il papà dietro ai fornelli, c’è tutta l’aria di famiglia di Gala Maris.

Taurasi, arriva In the Kitchen Tour dell’associazione Charming Italian Chef

Il Castello di Taurasi è stato per un giorno piazza di incontro tra un gruppo di chef provenienti da alcuni dei migliori ristoranti campani e i produttori di materie prime d’eccellenza del territorio Irpino, e non solo. In the Kitchen Tour, format itinerante attivo dal 2013 a opera dell’associazione Charming Italian Chef, ha lo scopo di riunire i professionisti del settore e farli lavorare insieme in uno scambio nel quale è coinvolta anche la filiera produttiva.

Nata nel 2009, CHIC (questo l’acronimo dell’associazione) raggruppa un centinaio di professionisti della ristorazione – compresi operatori di settori complementari,  come pizzaioli e pasticceri. In the Kitchen Tour è una jam session durante la quale gli chef incontrano le eccellenze produttive del territorio e ne traggono ispirazione per la creazione di piatti unici.

Quest’anno la scelta è ricaduta sul borgo irpino grazie a Paolo Barrale, uno dei soci fondatori di Charming Italian Chef e referente CHIC per la Campania. Barrale oggi è alle redini della cucina di Aria Restaurant a Napoli ma per anni è stato alla guida del ristorante della casa vinicola Feudi San Gregorio a Sorbo Serpico. E’ stato questo legame speciale con un territorio di eccellenza, non solo vinicola, ad orientare la scelta della nuova tappa, col sostegno dal sindaco di Taurasi, Antonio Tranfaglia, che insieme alla Società Sinfonia, gestore del Castello di Taurasi, ha aperto le porte della storica dimora alla manifestazione.

Le sale del castello marchionale hanno accolto sessanta chef tra i banchi di ventinove  produttori. Dalle nocciole tostate dell’Azienda Palmieri (Avellino) al tartufo di Partenio Truffle (Torelli-Torette), dal caciocavallo stagionato in grotta di D&D (Calitri) ai salumi di Giovanniello (Sturno), passando attraverso alcune delle cantine più note del territorio come Tenuta Cavalier Pepe, Armando Coppola o Miervini, ma anche coinvolgendo eccellenze nazionali come la pasta monograno Felicetti prodotta nel cuore delle Dolomiti,  i protagonisti della cucina hanno osservato, toccato, assaggiato, scelto. Per una quindicina di loro si è trattato di una vera e propria fucina in cui dare forma alle proprie creazioni, in poco meno di un’ora.

Lo scopo dell’associazione Charming Italian Chef è quello di permettere ai propri associati di esprimersi e raccontarsi attraverso una visione multidisciplinare e la condivisione di esperienze come quella del format In the Kitchen Tour, oltre che rappresentare una struttura di raccordo con la filiera produttiva, ci spiega Raffaele Geminiani, Presidente dell’associazione.

I criteri per essere ammessi all’interno dell’associazione sono legati alle capacità professionali degli chef oltre che alla consistenza del locale in cui lavorano, senza fare alcuna distinzione tra ristoranti gastronomici, trattorie o pizzerie.

L’evento di Taurasi è stato anche l’occasione per accogliere un nuovo socio in CHIC, Claudio Lanuto Chef del ristorante Anantara Grand Hotel Convento di Amalfi.

Tra gli chef impegnati nella kermesse ci sono stati: Paolo Barrale  di Aria Restaurant Napoli,

Giuseppe Stanzione del Glicine Hotel Santa Caterina di Amalfi, Armando Amoroso del ristorante Il Connubio Napoli, Claudio Lanuto del ristorante Anantara Grand Hotel Convento di Amalfi, Alessandro Piantedosi e Thom Lemercier del Ristorante Il Bulbo di Avellino, Luigi Barone del ristorante Villa Diamante a Napoli, Gioacchino Attianese di Casa del nonno 13 a San Severino, Francesco Cerrato di Casa Federici a Montoro,  Gianluca D’agostino di Joca restaurant a Napoli, Peppe Guida dell’Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, Gabriele Piscitelli di Agape restaurant a Sant’Agata de’ Goti. La manifestazione si è conclusa con una cena d’autore aperta al pubblico.

Sardegna: “metodo Riemma”, relax senza rinunciare al gusto di una buona pizza

“Ogni pizza è un atto d’amore e, come tale, necessita di dedizione verso ogni ingrediente, di uno sguardo diverso ogni giorno per garantire un equilibrio costante” – con queste parole Emanuele Riemma, executive chef della pizzeria Maiori a Cagliari e Maiori Villasimius, presenta il Metodo Riemma.

E sono proprio equilibrio, precisione e disciplina le parole chiave del Metodo Riemma, un approccio unico, attento e preciso frutto di anni di ricerca e sperimentazione, che mira non solo a migliorare la qualità dell’impasto, ma lo eleva a una vera e propria esperienza sensoriale. Emanuele Riemma ha una passione innata per la disciplina e la precisione, il suo metodo nasce proprio da qui, dalla voglia di migliorare, interrogarsi senza mai dare nulla per scontato.

“Mi alleno ogni giorno per perfezionare un gesto che sembra semplice ma non lo è, perché racchiude in sé tecnica, ascolto e rispetto. Il mio banco da lavoro è un tatami e, come nel taekwondo, ogni dettaglio fa la differenza, anche quello invisibile agli occhi” afferma Emanuele che vanta una carriera agonistica di Taekwondo come campione italiano e atleta nazionale.

Emanuele, campano che ha portato la sua arte pizzaiola in Sardegna, propone per questo periodo una pizza leggera adatta a tutti, dagli amanti dello sport che scelgono l’isola e i suoi meravigliosi paesaggi per praticare attività all’aria aperta come trekking e ciclismo ma anche attività marine come surf, vela e canoa, alle famiglie in vacanza che scelgono la Sardegna per le sue spiagge da sogno, il mare cristallino e i fondali bassi, ideali per i bambini e che vogliono condividere momenti di convivialità, fino ai vip che possiedono ville esclusive e cercano un’esperienza gastronomica raffinata e salutare.

La proposta di Riemma si inserisce perfettamente nel contesto di quest’isola che attrae come ogni anno turisti da tutto il mondo, desiderosi di scoprire non solo le sue lunghe distese di sabbia bianca, le dune maestose, le piccole conche di acqua turchese senza dimenticare le dolci colline e le aspre creste montuose, ma anche di assaporare piatti autentici e innovativi. Il Metodo Riemma rappresenta un connubio tra tradizione e innovazione, equilibrio e precisione, un ponte ideale tra Campania e Sardegna che offre un’alternativa sana e gustosa per chi vuole prendersi cura di sé senza rinunciare al piacere di una buona pizza.

“Quando praticavo Taekwondo, durante le pause dalla dieta, mangiavo il calzone col salame, la margherita o la bianca con prosciutto, rucola e parmigiano. E ancora oggi che mi alleno non rinuncio a sedermi a tavola e gustare la mia pizza con calma”, afferma Emanuele Riemma che proprio per questo periodo estivo predilige e propone nelle sue pizzerie una pizza gustabile da tutti: sempre impasto lavorato con farina Varvello quindi con un basso indice glicemico e facilmente digeribile; questa caratteristica rende la pizza adatta a tutti, dagli sportivi ai diabetici, dai bambini a chi segue un’alimentazione controllata. 

E poi prodotti stagionali e campani come le verdure dalle zucchine ai peperoni, dalle melanzane al pomodoro fresco unito ad un fiordilatte ad alta digeribilità o senza lattosio. “Ho portato da sempre in Sardegna un’idea di pizza che sia leggera, equilibrata e per tutti, senza perdere di vista la qualità e il gusto autentico”, racconta Emanuele che offre alla sua vasta clientela, che sia in vacanza, in attività sportiva o semplicemente desideroso di un pasto sano, una pizza che rispetta le armonie tra equilibrio, precisione, leggerezza e innovazione.

Core in Fabula. Dada’, la sirena della Notte delle Lampare di Cetara.

La stella retrofuturista della musica napoletana canta la 48^ edizione delle notti più attesa in Costiera Amalfitana.

Salerno, 2 agosto 2025, Molo Masuccio, 20:30, si salpa.

Anche quest’anno siamo media partner della rassegna 𝗔𝗠𝗜 𝗖𝗘𝗧𝗔𝗥𝗔 organizzato da Ambientarti che, per la prima volta, si tiene durante la 𝗡𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗟𝗮𝗺𝗽𝗮𝗿𝗲.

Stavolta il solito viaggio di 15 minuti, si prolunga felicemente.

A interrompere il nostro viaggio verso la degustazione e il concerto sotto la Torre Vicerale non sono i pirati in cerca di bottino ma i pescatori impegnati nella battuta di pesca delle alici al largo.

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Le luci in fondo al mare. Al largo le lampare ad attirare i banchi di alici, ci fermiamo ad ammirare. Arriva l’urlo di gioia dei pescatori, dopo instancabili manovre la pesca è riuscita.

© Gianvito Tozzi

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Possiamo ripartire dritti verso il porto di Cetara dove ci accolgono i profumi della gastronomia locale. Lungo il molo Madonnina Campus Lab ci serve il trancio di pizza alla marinara, i paccheri ripieni, l’immancabile frittura di alici e per finire babà e limoncello. 

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Le luci sul palco. A largo Marina i colori che accompagnano i suoni di DADA’.
Con il video mapping di Daniele D’Elia che illumina la torre e il borgo e la piazza gremita ammiriamo DADA’ sperimentare, fondere e reinventare. Un pop d’autore contaminato da elettronica, jazz e suggestioni mediterranee, in cui la tradizione partenopea si mescola alla club culture e alla world music, dando vita a una narrazione sonora sospesa tra sogno e realtà. Ci troviamo vicini a Daria D’Ambrosio, Designer napoletana che ha disegnato tutti i costumi che animano Core in Fabula e quello che indossa stasera DADA’. Con la grazia di una favola e la potenza di un rito, la voce di DADA’ attraversa il mare illuminato dalle antiche lampare, accarezzando il borgo di Cetara con la sua poesia visiva e sonora. Core in Fabula è un viaggio denso di simboli, ritmo e meraviglia: un concerto che è insieme spettacolo, racconto e visione.

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Torniamo a Salerno con un sorriso in più, abbiamo appagato tutti i sensi. Cetara si conferma una conca di cultura e buon vivere. Le alici, quelle no, non si possono portare via.

Restano nei racconti dei pescatori, nell’aria salmastra che punge appena, nelle luci che abbiamo ancora negli occhi. In tasca ci rimane una briciola di mare, una nota di DADA’, un frammento di sogno: abbastanza per tornarci, prima o poi.

L’evento del Comune di Cetara, organizzato con la Pro Loco, il Forum dei Giovani e Ambientarti grazie al supporto di numerosi partner: Olitalia, Perrella Network, Merce Rara, Eurofish Napoli, Agrocetus, Acquapazza, Latte & Sale, Marepizza, Vicceria, Campus Lab, L’Orto sotto casa, Travelmar, La Torretta, Il Piennolo, Armatore, Tecnocasa Vietri Cetara Maiori, Cetarì, Iasa, Sacar, Imetal e Casa Torrente.

A Bacoli il nuovo concept di Calea tra le meraviglie della penisola flegrea

Boutique hotel, aperitivi al rooftop, fine dining e spiaggia privata

Che la penisola Flegrea, con le sue baie meravigliose, fosse oggetto di meta turistica sin dai tempi degli imperatori romani, fa parte in maniera indiscussa delle radici stesse della “Campania Felix”.

Il lago salato di Miliscola, qui chiamato anche Mar Morto, separato tramite un istmo naturale dalle acque azzurre delle spiagge di Capo Miseno, è la cornice perfetta del nuovo concept di lusso di Calea, un boutique hotel che offre numerosi servizi per la sosta dei propri clienti.

La Famiglia Iaquaniello, già proprietari della location per eventi Villa Gervasio, ha ridato la vita a ciò che era in origine l’antico Albergo del Sorriso datato 1957, ora illuminato dall’elegante ristrutturazione dell’architetto Giuliano Andrea Dell’Uva, dai toni bianchi minimalistici alternati alle policromie delle maioliche in stile Capri. Il tutto in un’atmosfera rilassante a più livelli, dove trascorrere il giusto tempo per sé stessi.

Aperto anche nella stagione invernale, è dalla primavera all’autunno però che Calea regala le migliori esperienze al turista che ama quest’angolo di paradiso, in parte ancora inesplorato e a prezzi abbordabili. Accolti dal benvenuto del suo direttore Biagio Del Giudice, nelle 13 camere (erano 33 prima della recente ristrutturazione) tra suite, matrimoniali delux e superior vista mare, la quiete è d’obbligo per ritrovare lo smalto appannato dalle fatiche quotidiane.

La mattina inizia dal Konka Beach, il lido attrezzato che guarda Capo Miseno e Procida e Capri in lontananza È possibile stuzzicare qualcosa al volo nella buvette o salire al primo piano della struttura principale, per un pranzo veloce o una cena romantica al ristorante gourmet Cordaia, con due menù degustazione e una valida proposta à la carte. Il nome trae spunto dal rinvenimento in zona di semi di lino e di canapa, utili alla coltivazione delle piante da cui estrarre le materie prime per creare corde da navigazione.

Al tramonto la sauna finlandese con vista sull’azzurro del mare unito ai caldi riflessi rossi del sole anticipa l’aperitivo sul roof del Nāma, che in lingua sanscrita significa “mente”, l’altra parte da coccolare dopo il benessere del corpo. Il restaurant manager Michele Gionti offre spunti interessanti per il percorso gastronomico, accompagnato dai cocktail contemporanei della barlady Lucrezia Scotto e da una wine list densa di referenze regionali dal corretto rapporto costo-qualità.

Per semplificare la scelta sono previsti kit da piccoli morsi in abbinamento ai drink, elaborati in base alle preferenze e alla voglia di sperimentare più pietanze. Si parte dai 40 per salire fino a 75 euro per provare, magari, l’analcolico Free Nāma composto da sciroppo di fiori di sambuco, succo di lime e cetriolo.

O l’estivo signature Calea in delicato equilibrio tra gin Caprisius, zucchero e limone, ideale per le serate calde. Per i palati in vena di sensazioni forti, invece, il Pink Nāma da sherbet fatto in casa, pompelmo rosa e tangerine o il Lu-Lucifer a base di vodka al peperoncino, liquore al peperoncino e prosecco.

Per la food selection il classico crudo e champagne o i piatti della carta come la tartare di gamberi e zucchine, fritturina di paranza a chilometro zero e maio agrumata, o cheesburger con pane fatto in casa e patatine. Finale su dessert a base di sfera di namelaka alla fragola su crumble di limone. Un unico concept: tante esperienze da vivere.

La pizza dei Caporale è un viaggio tra tradizione familiare e sperimentazione

Dai grandi eventi alla nuova creazione ispirata al ragù di nonna Dora

Pizza tra memoria e territorio: questo il caposaldo della filosofia dei fratelli Giuseppe e Raffaele Caporale, giovani maestri pizzaioli alla guida della pizzeria I Caporale di Casalnuovo, recentemente protagonisti di due importanti appuntamenti gastronomici: il “Gustosissimo – Pomodoro Cannellino Flegreo Tour” a Cuma e “Aspettando il Mio San Marzano” a San Valentino Torio. Due eventi prestigiosi dedicati ai grandi pomodori campani, che li hanno visti ambasciatori di una pizza d’autore capace di coniugare tecnica, identità e amore per la propria terra.

È sempre un onore per noi rappresentare il territorio attraverso la pizza – spiegano i fratelli Caporale -. Partecipare a queste manifestazioni è un’occasione per raccontare, attraverso il gusto, chi siamo e da dove veniamo”. E proprio da questo spirito nasce la loro ultima creazione: la “Pizza Fratelli Caporale”, un omaggio al ragù della nonna Dora e alla tradizione familiare, rivisitata con visione contemporanea.

Un impasto altamente idratato (80%) e lavorato con prefermento tipo biga e lievito madre accoglie un topping che richiama la famosa scarpetta della domenica: pulled pork di manzo (cappello del prete), cotto lentamente per ore e poi mantecato con Parmigiano Reggiano, basilico e olio extravergine d’oliva. Un sapore autentico, ma studiato nel dettaglio, che unisce passato e presente in ogni morso.

“Abbiamo voluto reinterpretare la scarpetta nel ragù proprio come la preparava nonna Dora – raccontano i due fratelli – per dimostrare che anche i ricordi più semplici possono trasformarsi in esperienze gastronomiche raffinate, se accompagnati da studio e ricerca”.

Dalla narrazione del Pomodoro Cannellino Flegreo tra storia e archeologia al Parco di Cuma, fino al confronto con i maestri della pizza nel cuore dell’Agro Nocerino-Sarnese per il San Marzano Solania, i fratelli Caporale si confermano interpreti sensibili e innovativi della cucina campana. In ogni occasione, al centro c’è sempre la famiglia: un valore che diventa ingrediente fondamentale della loro proposta gastronomica. Una pizza, la loro, che non è mai solo un piatto, ma una storia da condividere.

Con un impasto evoluto e topping identitari, Giuseppe e Raffaele Caporale continuano a portare avanti un progetto di crescita che affonda le radici nei sapori dell’infanzia, con lo sguardo rivolto all’eccellenza.

L’eccellenza della cucina stellata di Vienna incontra l’autenticità dei sapori amalfitani in un luogo ricco di storia

Lo chef Paul Gamauf si unisce allo chef Claudio Lanuto per due imperdibili cene a 4 mani al ristorante Dei Cappuccini di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Amalfi, luglio 2025. Questo agosto, mondi culinari diversi convergono in un esclusivo viaggio all’insegna della natura, del patrimonio e della gastronomia, dove i sapori autentici della Costiera Amalfitana si fondono con l’innovazione di Vienna.

Il 7 e l’8 agosto, gli ospiti avranno l’occasione di vivere un’esperienza unica insieme ai due chef visionari del gruppo Anantara: Claudio Lanuto, Executive Chef del ristorante Dei Cappuccini di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, e Paul Gamauf, Head Chef di EDVARD, il ristorante 1 Stella Michelin di Anantara Palais Hansen Vienna Hotel.

Questi maestri dell’alta cucina uniranno le loro visioni in due esclusive cene a 4 mani in una location indimenticabile: ad ospitare l’evento sarà infatti il ristorante Dei Cappuccini, affacciato su una terrazza sospesa sul Mediterraneo e immerso nella storia. Un tempo convento dei Cappuccini del XIII secolo, oggi l’hotel è un punto d’incontro tra eredità storica, ospitalità raffinata e cucina fine dining.

Pur provenendo da contesti differenti, i due chef condividono la stessa visione: rispetto per il luogo, per la materia prima e per il significato intrinseco della cucina.Da Vienna, lo chef Paul Gamauf porta con sé una filosofia ispirata ai ritmi della natura. Le sue creazioni innovative al ristorante EDVARD uniscono tecniche anti spreco, fermentazioni e una precisione tecnica impeccabile, dando vita ad un vero viaggio tra sapori, tecniche e tradizioni diverse. Con un profondo rispetto per la stagionalità e una costante ricerca dell’eccellenza, i piatti dello chef Paul riescono a stupire e gratificare allo stesso tempo.

Da Amalfi, lo chef Claudio Lanuto propone uno stile culinario ancorato alla tradizione e al territorio. Ispirato dagli ingredienti della Campania e dalle ricette tramandate di generazione in generazione, il suo approccio racconta i prodotti del territorio, i giardini del convento e le storie che aleggiano nell’aria di questo luogo sacro.  Insieme, i due chef presentano un menu che incarna l’anima di Anantara — un perfetto equilibrio tra autenticità locale e raffinatezza, tra passione e arte culinaria.

Le serate del 7 e dell’8 agosto prenderanno il via con il celebre Rituale del Pane delDei Cappuccini, un omaggio poetico alla vita monastica. I grissini rappresentano le penne dei monaci, mentre il pane tostato simboleggia la pergamena, in un silenzioso tributo al passato contemplativo del luogo. Il pane a lievitazione naturale dello chef Paul aggiunge invece un tocco viennese.

Gli chef si alterneranno ai piatti, offrendo così agli ospiti l’opportunità di assaporare le loro prospettive uniche. Tra le portate più iconiche Zucchine – Finocchi – Mirabelle  dello chef Paul, una delicata composizione di prodotti estivi, con contrasti di consistenze e sottili note floreali; il piatto dello chef Claudio, un risotto con pesto di basilico, gamberi rossi e salsa alla pizzaiola, è un omaggio alla Campania costiera, dove terra e mare sono presenti in ogni boccone.

L’esperienza si conclude con due dolci note in perfetta armonia. Con ciliegia, mandorla e lime, lo chef Paul cattura la freschezza dell’estate con la precisione viennese, mentre a Tarte amalfitana dello chef Claudio offre un finale dolce, che richiama gli iconici agrumi e il calore della Costiera Amalfitana. Ogni piatto sarà accompagnato da un abbinamento di vini selezionati per esaltare l’elegante stratificazione dei sapori  e il percorso del menu.

Questo evento rappresenta un’occasione irripetibile per gli ospiti di vivere l’arte di uno chef stellato Michelin viennese sotto le stelle e le luci della suggestiva cornice di Anantara Convento di Amalfi. Una cena che celebra il meglio di due mondi, presentata con il tocco distintivo di Anantara, fatto di passione, autenticità e un forte legame con il territorio.

La prenotazione è vivamente consigliata. Per maggiori informazioni o per prenotare un tavolo, contattare il numero 089 8736711 o fb.conventodiamalfi@anantara-hotels.com.

Metti una sera a cena a La Corte degli Dei di Palazzo Acampora

Esistono patrimoni di inestimabile bellezza in Campania. Opere d’arte o dimore storiche che esprimono, nei secoli, lo stretto legame con il mondo rurale e con la corte borbonica, che da sempre caratterizza tanti angoli del Mezzogiorno d’Italia. Palazzo Acampora, di proprietà dell’omonima famiglia da oltre trecento anni, appartiene a quei luoghi incantevoli visti nelle fiabe o nei film d’epoca, tra quadri, sculture, collezione di ventagli e persino un pianoforte dove ha impresso le proprie note il compositore Francesco Cilea, per la stesura de L’Arlesiana.

Nel giardino esterno, avendo per tetto un cielo di stelle e acclimatati da una brezza insolitamente fresca per il periodo, è andato in scena il terzo appuntamento di Stelle a Corte, che ha visto – accanto allo chef resident Vincenzo Guarino – la partecipazione di Luigi Tramontano, una stella Michelin con il ristorante O me o il mare a Gragnano.

Al pastry chef Gabriele Vannucci, formazione di respiro internazionale maturata con figure cardine della gastronomia quali Alain Ducasse e Franck Cerutti, che dal 2022 gestisce la gelateria artigianale GELATO a Firenze, le composizioni dolci di chiusura.

Lievitati a cura di Catello Di Maio di Cesto Bakery di Torre del Greco e selezione vini da due realtà toscane come Azienda San Gregorio dalla Valdichiana e Castello Tricerchi da Montalcino.

Eleganza nella proposte, iniziando dai finger di benvenuto e proseguendo nell’idea di Tramontano della “Molignane ‘mbuttunata”, in affumicatura con salsa di provola. Croccante la pastella a ricreare la buccia sferica della melanzana ripiena di crema di melanzane a funghetto e kimchi piccante su crumble di basilico.

Firma dello chef il riso di semola in clorofilla con aglio bianco e nero e “vognole fujute” dedicato al leggendario piatto povero ideato dal Maestro Eduardo De Filippo nei suoi momenti di ristrettezza economica. Il ricordo d’infanzia della pastina calda, densa e accompagnata da aromi di cottura.

Si continua con due piatti a cura dello chef Guarino: tubettone del Pastificio Somma con ragù di totani e spuma di patate, che richiama una ricetta della tradizione della Costiera e il filetto di vitello come una “Cacciatora”, omaggio all’anima terragna contadina di Agerola.

Gabriele Vannucci ha presentato, invece, un pre-dessert rinfrescante al kiwi e il dolce “Come una Baklava” composto da pasta fillo caramellata, curd agli agrumi, frutta secca sabbiata e gelato al miele di grande equilibrio e sostanza. Le piccole coccole di chiusura segnano quasi la mezzanotte, orario in cui le migliori favole trovano il loro inizio e la loro fine, come le Stelle a Corte di Palazzo Acampora.

A memoria della serata d’eccezione, i fotografi napoletani Dario De Cristofaro e Luca Cuomo hanno consegnato un ritratto in bianco e nero nell’ambito dell’iniziativa denominata “Ricordi D’Autore“.