Torna l’estate e torna la Yellow Night all’Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

UN ITINERARIO TRA I SAPORI AUTENTICI DELLA COSTIERA AMALFITANA

Alla Locanda della Canonica torna un appuntamento molto atteso che celebra le eccellenze enogastronomiche del territorio, con musica dal vivo, DJ set e cocktail d’autore

Comunicato Stampa

Amalfi, giugno 2025. L’estate in Costiera Amalfitana inizia a farsi sentire con il profumo dei limoni maturi e il calore del sole che accarezza il mare.

Sabato 21 giugno alle ore 19e30, nel giorno del solstizio d’estate, il giallo dei limoni avvolgerà il Convento di Amalfi, dando il benvenuto alla stagione più attesa dell’anno. Con il ritorno dell’iconico Yellow Night Party, uno degli eventi più esclusivi della Costiera, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, situato nell’ex convento dei Cappuccini risalente al XIII secolo,apre le porte a una serata indimenticabile, dove bellezza, tradizione e gusto si fondono per salutare l’arrivo dell’estate.

Quest’anno, l’appuntamento si trasforma in un vero e proprio festival dei sapori aperto sia agli ospiti interni che esterni: nasce la Yellow Night – Amalfi Food Festival, un’esperienza immersiva tra gusto, tradizione e cultura locale, un viaggio itinerante, che celebra le eccellenze enogastronomiche della Costiera Amalfitana. Ogni angolo de La Locanda della Canonica sarà dedicato a un prodotto tipico, dando agli ospiti l’opportunità di immergersi nei sapori tradizionali della regione.

Non mancheranno i protagonisti indiscussi della gastronomia locale: il limone Sfusato Amalfitano, il limoncello  e l’Amaro dei Cappuccini, presentati da AgruMarmè, azienda del territorio specializzata nella coltivazione e trasformazione degli agrumi. Inoltre, grazie alla collaborazione con il Caseificio Staiano di Biagio Staiano, storica azienda casearia di Ravello tra le più rinomate della Costiera, gli ospiti potranno partecipare a un momento di mozzarella-making, durante il quale prepareranno e assaggeranno la mozzarella fresca appena fatta.

L’itinerario del gusto si snoderà attraverso diverse postazioni dedicate a un’ampia varietà di sapori locali: dai vini pregiati della Tenuta San Francesco alle fritture, dalle graffe con crema al limone a una selezione di salumi e formaggi tipici. Tra le protagoniste della serata anche la pizza napoletana, preparata dallo chef pizzaiolo, che interpreterà con creatività gli ingredienti più rappresentativi della tradizione.

Sarà inoltre presente ACARBIO – Associazione Costiera Amalfitana Riserva della Biosfera, che dal 2009 è impegnata a preservare il patrimonio naturale e culturale locale, promuovendo l’educazione alla biodiversità. L’associazione, con cui Anantara Convento di Amalfi collabora attraverso il programma Dollars for Deeds, presenterà il pomodoro Re Umberto, noto come “Fiascone”, autentico simbolo della Costiera Amalfitana: un’antica varietà campana, coltivata a Tramonti fin dai primi del ’900 quasi scomparsa e oggi riscoperta, salvata e valorizzata grazie all’impegno di chi ha creduto nel suo potenziale. Infatti Anantara Convento di Amalfi contribuisce a questa rinascita scegliendo di utilizzare il Re Fiascone nei piatti dei propri ristoranti, come negli iconici Spaghetti al pomodoro Re Fiascone firmati dallo chef Lanuto o nella pizza margherita. Una scelta che riflette l’impegno concreto dell’Hotel per un’ospitalità sostenibile: un approccio che tutela la biodiversità, sostiene i piccoli produttori locali e valorizza le eccellenze del territorio, con una visione etica e consapevole della cucina.

Per concludere, l’Executive Chef Claudio Lanuto presenterà un menu speciale che celebra la tradizione gastronomica del territorio, in un trionfo di sapori e aromi. Sarà una serata imperdibile, dove il gusto incontra lo spettacolo in una cornice di rara bellezza. Tra musica dal vivo, cocktail d’autore e DJ set, la Yellow Night – Amalfi Food Festival offrirà un mix perfetto di intrattenimento e buon cibo. Il tutto nella suggestiva atmosfera de La Locanda della Canonica, tra i limoneti e la celebre Infinity Pool dell’Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, per un’esperienza che accende l’estate sotto il cielo stellato della Costiera.

L’evento ha inizio alle ore 19:30 e richiede il dress code: giallo.La disponibilità dei posti è limitata ed è obbligatoria la prenotazione. Per informazioni e prenotazioni chiamare 089 873 6711 o scrivere a fb.conventodiamalfi@anantara-hotels.com

Maturazioni a San Giuseppe Vesuviano: quando una pizza ti cambia la vita

Ogni favola a lieto fine comincia con la frase “c’era una volta”. Anche quella di Antonio Conza – pizzeria Maturazioni a San Giuseppe Vesuviano – inizia così… C’era una volta, tanti tanti anni fa, un ragazzo dal cuore sincero e ambizioso. Da San Giovanni a Teduccio percorse la strada difficile nel settore del commercio di articoli per uffici.

La passione e lo sguardo verso il mondo luccicante del food però l’ha sempre avuta. Sono cose che accadono senza un motivo preciso. Un talento impresso nel corredo genetico e che all’improvviso si attiva risuonando come un martello pulsante nella mente del predestinato.

Antonio e la moglie Gabriella Esposito sono stati veri outsider nel mondo pizza & affini. Anche nella comunicazione, gestita da Gabriella con la sua visione illuminante del concetto “a pizz è femmena”, motto contemporaneo, democratico, alla portata di tutti.

Che tante cose funzionino nella maniera giusta, quando se ne occupano le donne, è una considerazione di fatto che bisogna tenere a mente in tempi delicati e sofferti. Lo staff di Maturazioni è all’avanguardia anche nella percentuale elevata di “quote rosa”, un aspetto che in una società veramente inclusiva non avrebbe motivo di essere evidenziato.

Antonio ha scelto metaforicamente di sporcarsi le mani tra forni e farine, imparando il mestiere da autodidatta dopo un breve corso di avviamento. Tanto studio e tanta sperimentazione, al limite della sopportazione fisica, specialmente durante il periodo buio della pandemia, quando il laboratorio di lievitazione era l’unica speranza di gioia su cui aggrapparsi.

Credere, ricominciare e mai demordere. Il volli e volli sempre e fortissimamente volli di Vittorio Alfieri, esempio lampante di mille storie di vita cambiate in positivo grazie alla pizza. Le maturazioni prima dei cuori e dello spirito dei protagonisti e poi delle ricette proposte tra quattro tipi di impasto differenti e ingredienti di qualità assoluta, lontani dalle regole del servizio come in catena di montaggio.

Eppure i numeri parlano chiaro: in certi periodi dell’anno si superano i 400 coperti al giorno. Il segreto per non scontentare nessuno risiede nel gioco di squadra e in una linea organizzata alla perfezione, dove offrire il contributo personale al successo.

L’ampia degustazione delle proposte di Maturazioni in un momento conviviale organizzato dalla giornalista Francesca Panico, ha preso avvio dai fritti fatti in casa. Il classico crocchè alla napoletana, la gustosa frittatina di pasta con besciamella e fonduta di parmigiano e una rivisitazione della Nerano con stracciata di bufala e chips di zucchine. Croccantezza e realizzazione magistrale della frittura asciutta e compatta, tra le migliori da segnalare nei locali della Campania.

La selezione dal menù pizze prevede invece l’immancabile Marinara con pomodorino San Marzano schiacciato a mano, pesto di aglio Orsino e origano di collina del Monte Saro. La valutazione complessiva sul lavoro di un bravo pizzaiolo si nota proprio nelle pizze tradizionali come questa o come la Margherita, la vera “regina”.

Come un celebre motto del capolavoro di Scarpetta Miseria e Nobilità: “se sono fresche te le pigli, sennò desisti”… entrambe le pizze sono state le migliori della serata e questa la dice lunga su quanto ancora abbiano da raccontare nel presente e nel futuro, nella competizione con le special contemporanee oggi amate dal pubblico.

A tal riguardo di notevole complessità è la versione doppio crunch con tre fasi di lievitazione di cui la prima a vapore e tre cotture, incluso un particolare shock termico per dare maggior friabilità al morso. Condimento realizzato da parmigiana con provola, formaggio Stravecchio di Bruna Alpina e datterino dry. Una pizza da condivisione, dove ogni fetta lascia il segno nel palato e nella mente dell’avventore.

Finale prima dei dessert su ruotino con fior di latte, peperoncini verdi di fiume, salsiccia a punta di coltello, cotta “a doppia allampiata” ovvero due volte, prima e dopo l’inserimento del topping. Nitidi i sapori e le consistenze, altrettanto profonda la persistenza all’assaggio.

Coccole conclusive tra disco di pasta dolce lievitato, crema pasticcera e amarene sciroppate rievocazione della zeppola di San Giuseppe e montanarina alla confettura d’albicocca varietà Pellecchiella del Vesuvio.

Rivedibile la carta dei vini, giusta nella proposizione di etichette locali tratte da piccole realtà, ma da potenziare per numero di referenze. L’abbinamento pizza-vino dimostra ormai la giusta sintesi e maturità nel creare cultura e stimoli a chi vuole vivere un’esperienza appagante, con un valido rapporto tra qualità e prezzo.

Campania – Élevage Wine Restaurant accoglie lo chef Luca Fracassi

Élevage Wine Restaurant: Luca Fracassi e Vincenzo Cozzolino insieme per un nuovo corso che si preannuncia denso di stile e concretezza.

Si prende la scena l’arrivo di Luca Fracassi, chef e patron di Octavin ad Arezzo, una stella Michelin. Sarà lui il nuovo executive chef dell’insegna di Trentola Ducenta (CE), in un lavoro a quattro mani con il resident Vincenzo Cozzolino.

Una rigenerata affinità d’intenti fortemente voluta dai giovani proprietari Anna Rancella e Mario Di Gioia che non smettono di sorprendere, di alzare l’asticella della qualità e di trasformare, in realtà gustose, sogni fatti di continua ricerca e materie prime eccellenti.

<<Ci piace l’idea di affidare la nostra cucina ad uno chef dal talento sobrio quanto efficace e che ammiriamo per quel suo essere creativo, libero, ma sempre con i piedi per terra. Il territorio campano rimane la nostra comfort zone, impossibile prescinderne, ma non ne abbiamo mai fatto una costrizione. Ma siamo giovani, la voglia di lasciare casa ha sempre fatto parte delle nostre personalità e, oggi, ci stuzzica l’idea di affidare la lettura di ciò che siamo ad un occhio esterno. Siamo stati fortunati perché tra Luca ed il nostro Vincenzo l’intesa è stata immediata. Progettano con entusiasmo, in uno scambio nutrito proprio dalle diverse prospettive, dai differenti background, con l’obiettivo comune di generare qualcosa di diverso, bello e stimolante, nella democraticità di un’offerta che è sempre stato il focus di Élevage.>>

La frizzante Anna Rancella, con suo marito e partner in affari Mario Di Gioia, annuncia con orgoglio l’arrivo di Luca Fracassi e del suo estro creativo. Le sinergie con altri regioni, come con altri paesi, è fin dall’inizio il leitmotive della giovane insegna che ha saputo puntare sulla qualità senza compromessi anche in provincia, immaginando una proposta enogastronomica che starebbe bene ovunque nel mondo, perché aperta alle contaminazioni, indipendente, curiosa del buono, ovunque esso si trovi. 

Lungimirante al punto da accogliere senza remore lo chef toscano famoso per uno stile essenziale e per una naturale propensione a sottrarre, evitando ridondanze ed arrivando, piatto dopo piatto, al cuore del sapore. Poche concessioni all’estetica, quando è intesa come moda effimera non utile al piatto, massima attenzione, invece, per la sostanza. Con una passione smisurata per i vegetali e dunque benvenuto nella ricchezza dell’agro aversano, dove le eccellenze prosperano e possono trovare nuovo humus proprio dalla visione di due giovani caparbi, Anna e Mario, viaggiatori curiosi e selezionatori instancabili del meglio che il mondo ha da offrire. 

Luca Fracassi, da parte sua, dimostra entusiasmo e grinta da vendere. <<Per me è sicuramente una nuova sfida lavorare in Campania dove la tradizione è fortissima, così come la ricchezza delle materie prime disponibili. Il mio obiettivo, ampiamente condiviso dal collega Cozzolino, sarà quello di evitare cliché, proponendo piatti gustosi anche attraverso l’utilizzo di ingredienti meno nobili. A tutto il resto penserà la sala, con l’ottimo sommelier Daniele Barbato, e poi ci sono Anna e Mario attentissimi a sorvegliare il loro progetto, insomma, un lavoro di squadra.>>

Élevage nasce dall’impegno di una coppia di giovani visionari: insieme nella vita e nel lavoro, Anna Rancella e Mario Di Gioia da tempo coltivavano il sogno di portare a casa l’amore per il meglio della Francia, un paese che li ha sempre attirati nei loro viaggi, senza i soliti cliché e soprattutto con una nuova chiave fatta di accessibilità, anche se il focus della proposta è sullo Champagne. Tutto ciò non è un capriccio, ma reso possibile dalla ricerca peculiare e diretta presso piccoli e virtuosi vigneron francesi, stappando, scegliendo e mettendoci sempre il cuore.

<<Élevage nasce da un sogno. Viaggiando e visitando ristoranti e cantine, abbiamo iniziato ad accarezzare l’idea di aprire un posto tutto nostro. Mio nonno faceva il cuoco, aveva aperto un piccolo ristorante in Calabria, ma non è una realtà che ho vissuto da vicino. Mario, mio marito, ha sempre avuto il desiderio di gestire un cocktail bar tutto suo, un luogo dove poter bere di qualità. Sono anni che esploriamo il mondo del vino, abbiamo anche una piccola collezione privata, ma una sera, cenando con focaccia, mortadella ed un ottimo Champagne, ci siamo chiesti come sarebbe stato un posto dove gli appassionati del buon bere e della buona cucina potessero incontrarsi per degustare e scovare bottiglie nuove ed intriganti.>>

Trentola Ducenta è in provincia di Caserta, Anna e Mario decidono che quella doveva essere la sede d’elezione di Élevage. Un progetto giovane, nato come idea tra il 2021 e il 2022, concretizzandosi con l’apertura definitiva a giugno 2023. 

Un’insegna che nasce come Wine Boutique, per poi allargare l’offerta food solo di recente. Ristorante a tutti gli effetti, da vivere con sfumature diverse: accomodati al grande bancone d’ingresso, oppure al tavolo. Nessun canto delle sirene pronto ad incantarli verso zone più centrali, l’intuizione è sempre stata quella di portare valore in provincia. Élevage è un destination-place a tutti gli effetti ed anche l’insegna non è un caso: élevage, in termini enologici, corrisponde al momento dell’affinamento. Da un vino semplice, arriva qualcosa di più complesso e sfaccettato: una metafora che ad Anna e Mario è sembrata più che calzante.

Anna Rancella è originaria di Somma Vesuviana, mentre Mario Di Gioia è nato a Napoli per poi spostarsi a Giugliano. Insieme si trasferiscono a Lusciano con l’idea di aprire un’attività e arriva Trentola Ducenta con il palazzo giusto per realizzare il loro sogno.

È tutto estremamente personale da Élevage: servizio, arredi, menu, carta dei vini, mixology. In ogni angolo ci sono le scelte di due ragazzi caparbi e sognatori. Un equilibrio stabile che ha permesso loro di tracciare una formula nuova per il territorio, accogliente e democratica nei contenuti. 

Classe ‘87 per entrambi, Anna e Mario vengono da esperienze lavorative diverse che si sono rivelate complementari. Anna ha lavorato a lungo nel mondo della comunicazione fino a diventare responsabile marketing e comunicazione di un’agenzia di Napoli specializzata nel settore food e fashion. Un mix and match o, se vogliamo, un’ispirazione trasversale che finisce per abituarla a guardare tutto da diverse angolazioni.

Mario è laureato in economia, da giovanissimo inizia a lavorare nell’azienda di famiglia, ma l’attitudine a fare impresa lo porta velocemente verso progetti personali, soprattutto nei campi immobiliare e turistico. Nel 2014 acquista un lido con ristorante nel Cilento e, nel 2019, un b&b a Milano. 

Amano definirsi la prima generazione di ristoratori delle rispettive famiglie, sicuramente perché nulla è stato casuale o approssimativo. Élevage nasce e cresce ogni giorno grazie a studi approfonditi su tutto ciò che riguarda la gestione di un’impresa complessa come può rivelarsi, appunto, un ristorante. Senza timore, dichiarano spesso il loro amore per l’estero. Il che non significa rinnegare la propria terra, ma aprirsi alla sensibilità di guardare con occhio critico anche chi ha fatto altro, talvolta meglio.

<<Abbiamo voluto creare qualcosa che fosse il nostro posto, noi per primi dovevamo starci bene. Sicuramente abbiamo assorbito dall’estero l’abitudine di vivere il cocktail bar all’interno della ristorazione, vezzo che stiamo sdoganando anche al sud. Abbiamo preteso un bancone bar idoneo anche alla cena, come quelli in cui abbiamo sostato a New York durante i nostri viaggi. Dalla Francia abbiamo sicuramente assorbito la percezione che lo Champagne possa e dovrebbe essere vissuto in modo più disinvolto, non per forza legato a momenti speciali. Bere champagne ad Ay o magari ad Epernay, al tavolino di un bar con un piccolo tagliere di salumi e formaggi locali, ci ha fatto capire che lo Champagne non è per forza qualcosa di elitario o proibitivo! Entrare nelle case dei piccoli produttori ci ha fatto toccare con mano questo meraviglioso mondo che tanto somiglia a quello dei nostri nonni che producevano il vino in cantina. Certo, con risultati distanti.>>

Gli chef

Luca Fracassi, classe ’85, chef e patron di Octavin ad Arezzo, ristorante premiato nel 2022 con una stella dalla Guida Michelin. Appassionato ricercatore di prodotti del territorio e dell’utilizzo di tecniche recuperate dal ricordo: il suo è uno stile che accoglie accenti orientaleggianti, lontani dalle mode, ma che diventano un tutt’uno con un’idea gastronomica fatta di sostanza, profumi e scarto zero.

Vincenzo Cozzolino, classe ’95, ha lavorato in Campania presso i ristoranti Rear, Punto Nave e José. Il suo è uno stile giovanile, preciso, con i sapori di casa sempre al centro dell’idea e successiva esecuzione. Una cucina di matrice mediterranea e di evidente lettura contemporanea.

Il sommelier

Daniele Barbato, classe ’86, lavora da vent’anni nel settore della ristorazione. Reduce dal Cannavacciuolo Bistrot e dal Josè Restaurant, è Sommelier AIS, con una conoscenza ampia e variegata sul mondo del vino, con una grande passione per lo Champagne.

La cantina

Ad oggi, Élevage conta circa 200 referenze di Champagne e 700 vini: una carta vini che è frutto delle scelte accurate e delle ricerche costanti di Anna e Mario, esploratori instancabili del gusto, con il pallino di portare a casa novità ed interessanti chicche da scoprire.

L’offerta al calice

La loro forza è la costante ricerca sul territorio, riuscendo così ad offrire bottiglie dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Utilizzano il coravin come routine lavorativa proprio per garantire numerose proposte di vini e Champagne al calice, comprese le bottiglie premium. 

<<Sbicchieriamo qualunque cosa. Al momento abbiamo avviato una partnership con la maison Taittinger per proporre serate a tema ai nostri ospiti in cerca di esperienze diverse. E, finalmente, per guardare lo Champagne sotto un diverso punto di vista. Come uno di noi>>.

Élevage Wine Restaurant

Via Unità d’Italia, 13

81038 Trentola Ducenta (CE)

Aperto a cena dal mercoledì alla domenica

+ 39 375 823 7863

http://elevagewineclub.it/

Parcheggio disponibile in loco

A Napoli arrivano le diverse anime di Panzano nel Chianti Classico di Vecchie Terre di Montefili

Il Chianti Classico non termina mai di stupire. Quando sembra aver raccontato tutto, riesce a distinguersi proponendo nuove sfaccettature in un’unica macrozona, più che sottozona, come Panzano. Da un lato i vini della cosiddetta “Conca d’Oro”, volumici e strutturati; dall’altro quelli del lato nord, che guarda verso le alture di Lamole altro territorio sublime per il Sangiovese. Quando le colline si inerpicano ecco comparire quella traccia di galestro che dona longevità e mordenza alla parte tannica.

Il risultato, come nei vini di Vecchie Terre di Montefili, è dato dalla sapiente pazienza nell’aspettare che tutte le componenti quadrino per il giusto. L’arancia sanguinella dà quel tocco di acidità appetitosa, cui seguono inevitabilmente spezie scure e nuance ferruginose, specie con il riposo ulteriore in bottiglia.

Serena Gusmeri, agronoma ed enologa, ha imparato a conoscere da vicino l’uva principe della Toscana, partendo da una posizione privilegiata: quella di chi non ha nulla da perdere e non ha preconcetti di sorta su stile e tipologie, provenendo da una lunga esperienza precedente con i bianchi ed i rossi tipici della Campania.

Quando parti da queste radici, con la voglia di sfidare l’ignoto e imparare il sangue tipico del Sangiovese nel Chianti Classico, cerchi di apprendere i trucchi del mestiere come una spugna ardente, davanti ad una pozza d’acqua. L’azienda nasce nel 1975 per la folle idea dell’imprenditore tessile Roccaldo Acuti che da Prato si innamorò di questo piccolo lembo di paradiso.

Nel 2015 il passaggio di mano prima della sua scomparsa e l’arrivo della Gusmeri in cantina. Dei circa 13 ettari ben 11 sono piantati a Sangiovese, tra cui la storica Vigna Anfiteatro dei primordi, che ha consentito una selezione massale genetica dalle piante madri. In essa non si accenna neppure lontanamente all’idea del guyot, mantenendo invece l’antica arte contadina del doppio capovolto alla toscana, tornato estremamente utile per dare ombreggiatura ai grappoli con il cambiamento climatico.

Gli inizi di Serena raccontano di sperimentazioni per piccole parcelle, per ascoltare le diverse anime del vitigno. Acquisita confidenza con esso si ritorna ad un concetto di blend da più appezzamenti e filari, per creare il perfetto “sound” in stile Chianti Classico. Vigne curate tra i 480 e i 540 metri, che pongono Vecchie Terre di Montefili come l’azienda più in alto dell’areale. Tre suoli interconnessi, tra pietraforte, meglio conosciuta come alberese, quarzi e il noto galestro. Studi sul microbioma da parte dei consulenti agronomi di Vitenova e tanta volontà di rispettare in toto le annate, sia nel bene che nel male, evitando stereotipi.

Al ristorante L’Ebbrezza di Teonilla di Napoli è andata in scena l’opera in verticale del racconto delle vintage di Vecchie Terre di Montefili, partendo dall’attuale 2021 in commercio e proseguendo in scia verso le 2019, 2017, 2016 e 2015.

In mezzo le proposte culinarie della brigata di cucina di Luca Di Leva, titolare del raffinato locale partenopeo. La parola ai calici, grazie a Lara Buscato di AB-Comunicazione.

Chianti Classico 2021 – sensazioni sugose e iodate con inserti di frutti di bosco (lampone) oltre visciola sotto spirito e petali di viola mammola. Finale sapido stuzzicante, gastronomico e ferruginoso, perfetto in abbinamento con pane e rau vegetale.

Chianti Classico 2019 – colore traslucido, gioca molto su agrumi rossi, chinotto e cuoio, miscelati con chiodi di garofano. Leggero nel centro bocca, tonico nel tannino ancora piccante. Termina su parti evolute in buona forma per essere apprezzate adesso. Incredibile il pairing con la triglia scottata con lardo e piselli, che sfata il tabù errato e anacronistico del non bere vino rosso con il pesce.

Chianti Classico 2017 – vintage che solo dopo anni riesce a dimostrare la sua vera natura. Vino caldo e accogliente, scuro e irsuto con ricordi di bosco in ogni fase. Carattere fumoso e succulento nelle spezie al sapore di pepe nero. Bene seppure interlocutorio il quinto quarto di manzo arrostito con ketchup di ciliege e misticanza all’agro.

Chianti Classico 2016 – sbaraglia i diretti concorrenti con levità e arancia sanguinella al meglio dello splendore. Floreale, delicato e persino ematico, dalla chiosa salmastra eterna, degno compagno del raviolo con genovese, pecorino bagnolese e vino rosso.

Chianti Classico 2015 – timido e ancora chiuso. Col tempo diviene masticabile e polveroso nelle sue nuance balsamiche-officinali. Quello che dimostra maggior legame con l’evoluzione e con una fase quasi calante nelle componenti terziarie di bocca. L’aromaticità e la morbidezza delle selezioni di formaggi a campani sono il colpo di scena finale di una serata memorabile.

Capri, domenica 15 giugno apre Campanella by Quattro Passi

Comunicato stampa 11 giugno 2025

Nuova partnership tra la famiglia Naldi e lo chef 3 stelle Michelin

Campanella by Quattro Passi, la cucina mediterranea di Fabrizio Mellino a Capri

Sapori autentici tra tradizione e contemporaneità

Il giardino mediterraneo del luxury hotel Pazziella Garden & Suites a Capri accoglie da domenica 15 giugno Campanella by Quattro Passi, il nuovo ristorante firmato dallo chef 3 stelle Michelin Fabrizio Mellino.

Una proposta intima e raffinata per gli amanti dell’alta gastronomia mediterranea. A pochi passi dalla piazzetta di Capri si svela come un prezioso scrigno immerso in un contesto di straordinaria bellezza. Protagonista assoluta è una magnolia secolare, testimone di oltre un secolo di storia, e poi erbe aromatiche e piante mediterranee a fare da sfondo all’esperienza di gusto.

Lo chef Mellino con il resident chef Angelo Fumeto trasformano il giardino in un palcoscenico culinario dove i profumi del mediterraneo si traducono in ricercate creazioni gastronomiche. Ogni piatto racconta un frammento dell’anima di Capri: rosmarino, basilico, limoni si intrecciano in un connubio di sapori che celebrano l’eccellenza enogastronomica campana puntando su materie prime di qualità.

Lo storytelling è fatto di rimandi al passato, di vocazione familiare, di sensazioni e ricordi di ciascuno ma anche di momenti ancora da vivere, lasciandosi catturare dall’atmosfera raffinata del luxury hotel Pazziella, guidato dal general manager Alfonso Saraco, e dalla sua intrigante proposta ristorativa.

IL NOME CAMPANELLA

L’identità del luogo si esprime già nel nome scelto per il ristorante, un simbolo dalle molteplici sfaccettature. Portafortuna dell’isola legato ad un’antica leggenda su San Michele, la campanella è anche un fiore colorato che dà il meglio di sé soprattutto in primavera ed estate.

E la cucina dello chef Fabrizio Mellino, punta sempre a valorizzare i prodotti del territorio nel rispetto della memoria, della stagionalità, della tradizione e della contemporaneità.

Poi Campanella è soprattutto inteso come Punta Campanella, il punto di incontro tra l’isola dove nasce il nuovo ristorante voluto da Francesco Naldi (Ceo di Pazziella Garden & Suites) e della sua famiglia – e Massa Lubrense, regno dello storico Quattro Passi della famiglia Mellino.

“L’idea di dare vita al ristorante Campanella all’interno del nostro boutique hotel con lo chef Fabrizio Mellino – spiega l’imprenditore Francesco Naldi – è nata perché apparteniamo alla stessa generazione e abbiamo una stima reciproca. Intendiamo far vivere ai clienti un’esperienza di viaggio ma anche di gusto. Fabrizio Mellino interpreta la cucina mediterranea come piace a me, posso dire che si sono unite in questo progetto due famiglie campane che hanno lo stesso modo di leggere l’ospitalità”.

“Si tratta di un viaggio sensoriale attraverso i sapori autentici di Capri e della Costiera sorrentina reinterpretati con sensibilità contemporanea. Ogni piatto racconta una storia di mare e di terra, di sole e di passione, celebrando l’eccellenza delle materie prime locali, la sostenibilità e la profonda connessione con il territorio. La tradizione è il punto di partenza, l’innovazione è il mezzo per esaltarne l’essenza, offrendo un’esperienza culinaria indimenticabile che sorprende e delizia”, chiarisce Fabrizio Mellino.

IL MENU

“L’Essenza di Capri Rivelata” a cura dello Chef Fabrizio Mellino, mira a bilanciare la ricchezza della tradizione caprese con l’innovazione e la raffinatezza della cucina contemporanea.

Piatti signature

Fettuccine alla Nerano con zucchine, parmigiano e pepe nero

Scaloppina di vitella al limone con capperi, prezzemolo e il suo fondo

Caprese dal cuore morbido, gelato al Disaronno

Lunch dalle 12.30 alle 15.00

Dinner dalle 19.30 alle 22.30

Pompei: The Roof si rinnova all’ombra del Vesuvio

Habita79 MGallery Pompeii ridisegna lo stile dell’ospitalità in chiave luxury in un contesto panoramico e storico di ineguagliabile bellezza. A pochi passi dal Santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei l’arte si mescola col sacro e gli scavi dell’antica città sepolta dalla lava del Vesuvio completano il quadro con una cornice intrisa di richiami alle varie culture, ivi presenti dalla fondazione degli Osci tremila anni fa sino ai giorni nostri.

La terrazza dell’hotel, che vanta sale per meeting, il moderno centro benessere Nuxe Spa ed il ristorante il Circolo al piano terra, si arricchisce della parte prettamente estiva di The Roof, curato da Ferdinando Longobardi, esperienza in strutture all’estero e dal suo aiuto Giovanni Langella.

Una drink list articolata dove trovano espressione le rivisitazioni di cocktail pre o after dinner in chiave afrodisiaca e vulcanica, con titoli accattivanti quali “79 a.C.”, “Lava”, “Gli amanti”, “Have” e molti altri da abbinare alla cucina smart, anche in modalità da tapas, elaborata dall’Executive Chef Roberto Lepre, gavetta formativa con alcune delle Stelle Michelin più importanti in Italia.

Gestire 23 persone nella lunga brigata di cucina delle tre anime ristorative di Habita79 (The Roof – l’osteria e la pizzeria de il Circolo) non è semplice, ma Lepre riesce a sdoppiarsi e persino triplicarsi all’occorrenza, adeguando le proprie ricette in funzione del cliente e delle occasioni.

Il giovedì, ad esempio, la musica accompagna gli ospiti in terrazza, con un dj set internazionale e l’atmosfera giusta per godersi in relax il tramonto su comode sedute sofà o ai tavoli d’assaggio.

Tra le scelte à la carte adatta a tutte le tasche, intrigante la capasanta ai carboni, con spinacino al burro, nduja e quinoa soffiata, così come il tataki di tonno in salsa ponzu, verdurine primaverili al sesamo e maionese di jalapeno.

Lieve correzione di prezzo per chi preferisce una porzione “regular” non accontentandosi di un semplice assaggio in piccoli morsi.

Si prosegue con ribs di maialino della celebre macelleria Cillo, cotte dolcemente e laccate al bbq su patatas bravas e crudo di verdure alla senape.

Prima dei dessert la prova del nove vinta con l’agnolotto strigliato di pasta fresca al basilico, provolone del Monaco e carciofi di Schito in doppia consistenza, di gran lunga il piatto migliore della serata.

Coccole finali con waffle ripieno di semifreddo alla vaniglia, pralinato di arachidi e mou salato. O un croccante bignè craquelin alla nocciola Mortarella. Presente la cantina Tredaniele a suggellare metaforicamente con i suoi vini il connubio delle due coste della Campania, in un filo rosso di gusto tra Cilento e Pompei.

Sorrento: da Vrasa la “brace” che non ti aspetti

Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia… cantava Vasco Rossi nell’immortale Sally. Equilibrio e follia sono le parole giuste per definire le proposte di Vrasa, locale caldo e intimistico nel centro della “dolce vita” di Sorrento.

Francesco e Fiorenza Gargiulo, fratello e sorella nonché giovanissimi titolari, hanno scelto un altrettanto valida coppia di chef per la gestione della cucina open space. Alberto Di Martino e Raffaele Eroico si sono proposti in doppio, ognuno con le proprie passioni, ma con la possibilità di essere autonomi anche in singolo.

Ricette originali per nulla scontate, incardinate nella tecnica degli asadores sud americani o come le tipiche butchery eleganti di stampo mitteleuropeo, arricchite dal tocco di brace presente anche nei dessert. Da ex fondo agricolo per il riposo di cavalli e vitelli ad un comodo giardino botanico, con tanto di orto e piante da frutto che fungono da splendida cornice al lounge bar. Il concept di Vrasa inizia dal suo esterno, per gustare nelle serate estive un aperitivo rinfrancante dalla calura.

Immersi in un’atmosfera quasi bucolica circondati da mura di un antico bastione, ci si sposta poi nel locale interno, dalle ampie vetrate utili a far trasparire i caldi toni del tramonto. Uno chef table consente ai più romantici di cenare osservando le abilità di chi prepara le pietanze al di là del banco. Tante le degustazioni di vino organizzate durante le stagioni, grazie alle oltre 600 referenze in carta ed all’amicizia consolidata con la Maison Tattinger, eccellenza dello Champagne.

Menu atipico, senza la classica distinzione tra antipasti, primi e secondi. Si utilizza, per un ipotetico percorso degustativo da 4 portate per 79 euro, la classificazione degli elementi base, cominciando dalle proteine per virare alla rovescia verso i carboidrati e la pasta fatta a mano, eccezion fatta per il tubettone di Gragnano a marca Il Re della Pasta. Distinzione finale tra il pescato locale, quinto quarto incluso e un piccolo assortimento di tagli di carne comunque presenti, vista l’anima fuochista del ristorante.

Il logo ricalca un uomo preistorico davanti al fuoco ardente, clima perfetto per iniziare la carrellata degli assaggi dalle cozze alla brace su composta di fiori e zucchine, con peperoncino candito. Una leggera spinta sapida ulteriore avrebbe ottimizzato il connubio stravagante tra la campagna ed il mare. La carbonella utilizzata per tutte le affumicature “in doppia camera” è di legno di faggio, particolarmente richiesta per l’aroma neutro non invadente.

La tartare al chimichurri con barbabietola dolce, salsa al wasaby, chutney e radici di loto è dotata di un pizzicore denso che andrebbe moderato a seconda delle esigenze. Come da tradizione il carciofo in più consistenze, servito col suo fondo di salsa alle foglie e prezzemolo e a parte il gambo laccato al miso di sesamo, che dimostra l’estro gourmet dei fratelli Gargiulo.

Il calamaro velato ripieno di bisque blanche, agretti e lupini di mare, spinge con decisione verso il confine tra saporito e salato, corroborato dall’affumicatura intensa. Straordinario il piatto vegan composto da finocchio alla brace, salsa fatta con le barbette del vegetale, gel all’arancia e shichimi, mix di spezie orientali.

Fantasioso e intrigante, invece, l’invenzione della rana pescatrice in pelle di pollo con taccole, lumache di mare e piselli. Cottura a bassa temperatura del pesce e successivo passaggio sui carboni ardenti. Una pietanza di livello impegnativo, su cui si può lavorare in futuro alla ricerca della variazione perfetta.

Pittorico e gustoso il tortello all’uovo, colorato con nero di seppia ed estrazione di barbabietola, farcito da coda di manzo all’Aglianico. Una visione per gli occhi e il palato.

Finale con “Biancofiore”: una torta paradiso con namelaka e sorbetto al limone, su salsa al limone affumicato e confettura.

Ottimo il contrasto di sensazioni, per una chiosa lontana dai canoni dei dessert stucchevoli di una volta.

VRASA

Via Santa Maria della Pieta’, 30
Sorrento (Na)

info@vrasa.it – tel. 3404273961

Napoli: chef Rosario Avolio e La Tattoria tra i vincitori del programma televisivo Foodish

Melanzane pullastiello, scarola e peperone mbuttunato, polpette con la salsa, parmigiana di melanzane.

Tutto fa pensare a uno di quei pranzi della domenica dove un’infaticabile nonna di origine partenopea profondeva per ore – se non giorni- la propria maestria culinaria per la gioia della famiglia, riunita attorno alla tavola.

Siamo invece a Napoli, nel cuore del quartiere Vomero, più precisamente in Piazza Cosimo Fanzago da La Tattoria, accogliente ristorante glamour in stile “jungalow”, dove lo chef Rosario Avolio propone la cucina della tradizione locale.

Tatto Chef ci accoglie personalmente e ci dà il benvenuto come a casa: è proprio tale atmosfera di ospitalità che vuole ricreare nella sua Tattoria e racconta che la passione per la cucina è nata proprio durante le domeniche passate a cucinare accanto alla nonna.

Aperti i battenti poco più di una anno fa, La Tattoria gioca sull’assonanza tra il soprannome che chef Avolio porta con orgoglio sulla casacca – Tatto, il modo in cui i nipotini lo chiamavano da piccoli, non riuscendo a pronunciare bene la parola zio – e il termine trattoria.

Ma la vera svolta è avvenuta da poco tempo, con il programma televisivo Foodish di Jo Bastianich, che ha incoronato il piatto creato e presentato da chef Avolio per l’occasione: la pasta mista ceci e vongole.

Da quel momento, racconta lo chef, in molti sono arrivati incuriositi da questa specialità. Una famiglia proveniente dal Veneto ha persino previsto, tra le tappe del proprio viaggio napoletano, la sosta a La Tattoria per assaggiare la cucina di Rosario.

Stagionalità degli ingredienti? Certamente! conferma chef Avolio, ma sempre nei limiti della sontuosa cucina napoletana e delle verdure alla base dei propri piatti: a breve non sarà più stagione di scarole, ingrediente principale di uno delle preparazioni più richieste, la scarola ripiena, e verrà introdotto il tegamino peperoncini verdi di fiume, cozze e pecorino.

Ci sediamo a tavola curiosi, con un certo languorino e non veniamo delusi nelle aspettative. Il ricco antipasto servito a centro tavola ci permette di degustare tutte le specialità di Rosario e fare un tuffo nel passato, quando non si contavano le calorie nel piatto e riunirsi intorno alla tavola della domenica era un rito irrinunciabile.

Iniziamo con la famosa melanzana pullastiello, fette di melanzana a doppia frittura, ricomposte intere e  ripiene di provola e salame: farcitura ricca come probabilmente doveva essere quella di un piccolo pollo, ‘o pullastiell appunto in napoletano. 

Proseguiamo con altri due classici imbottiti, o meglio ‘mbuttunati, il peperone e la scarola: il primo goloso, col suo ripieno di provola e prosciutto, la seconda di origine popolare, perché usa una farcitura “povera” di capperi, pinoli, uvetta e, quando possibile, qualche filetto di alice.

Non poteva ovviamente mancare la parmigiana di melanzane, succosa come vuole la tradizione partenopea, anch’essa di molta sostanza, perché le melanzane vengono prima fritte e poi composte in sformato. Per chiudere gli antipasti, il tegamino di polpette succulenti al sugo.

Tatto chef ci accoglie in cucina mentre termina la preparazione del piatto cult della serata: la pasta mista – o meglio la mischiata– con ceci e vongole, vincitore del programma condotto da Jo Bastianich.

Foodish, neologismo destinato a entrare di forza nella nostra lingua, che ci fa pensare a qualcosa di mangereccio e godurioso allo stesso tempo, è il programma dell’imprenditore americano che si propone, in trentuno puntate, di scovare piatti della tradizione del Bel Paese rielaborati da una nuova generazione di chef intraprendenti.

Eccoci pronti al piatto di Tatto chef che ripropone il più classico dei primi di mare, la pasta con le vongole, ma lo fa passando ancora una volta attraverso la tradizione partenopea, che già prevede una preparazione che sposa legumi e mitili, la pasta e fagioli con le cozze.

Nell’interpretazione di Chef Avolio, i legumi utilizzati sono i ceci, più aromatici e delicati, il mitile, la vongola. Un’ultima rimestata nel classico coccio e possiamo gustare un piatto appetitoso, in cui l’avvolgente cremosità, unita alla freschezza delle vongole e a una punta di peperoncino, rendono la preparazione equilibrata e armonica.

Tatto chef ci saluta con un dolce semplice, anch’esso frutto della tradizione familiare: una frolla delicatissima ripiena di crema pasticcera aromatizzata al limone.

Ce ne andiamo pensando alla grande cucina del Sud Italia, intramontabile anche in un’epoca in cui l’attenzione all’alimentazione è quasi da estremisti. Il suo elisir di lunga vita risiede nei concetti di tradizione, passione e convivialità.

LA TATTORIA

Piazza Cosimo Fanzago, 117

80129, Napoli (NA)

Salerno: a Le Parùle debutta l’alleanza dei contadini, dal Vesuvio al Cilento, per la pizza mediterranea

Il 3 giugno 2025, l’incontro riservato al mondo dell’informazione e della comunicazione

Dagli orti del Parco del Cilento a quello del Vesuvio, a Le Parùle debutta la rete di contadini che nutre la pizza mediterranea di Salerno

Il prossimo 3 giugno 2025 alle ore 20:00, presso la suggestiva cornice di Le Parùle a Marina d’Arechi, si terrà un incontro riservato a stampa, blogger, influencer, professionisti dei media, produttori ed esperti del settore per la presentazione ufficiale del nuovo progetto e della visione che unisce tradizione, territorio, sostenibilità e comunità.

Partecipare a questo evento esperienziale, significa immergersi in uno spazio sensibile e generativo, dove la filosofia di Giuseppe Pignalosa si fa narrativa viva con una food experience memorabile.

Attraverso una rete di piccoli produttori e contadini degli orti condivisi del Parco Nazionale del CilentoAlburni e Vallo di Diano, insieme a quelli vesuviani, Le Parùle valorizza la dimensione agro artigiana di chi coltiva la terra con passione e fatica.

Con questa iniziativa, Giuseppe Pignalosa porta Le Parùle ben oltre la pizzeria: compie una piccola rivoluzione simbolica che rende il suo locale un ingranaggio attivo nel processo di cambiamento positivo verso la vita di comunità, coinvolgendo aspetti profondi della ritualità collettiva e individuale.

Questo progetto assume una forte valenza educativa e pedagogica, perché ricongiunge non solo idealmente ma anche fisicamente chi coltiva un orto con dedizione a chi, nelle città, è alla ricerca di una degustazione autentica di prodotti genuini, che non provengono da agricoltura intensiva né dalla grande distribuzione.

Giuseppe Pignalosa disegna così uno spazio di scambio, di conservazione di biodiversità e pratiche millenarie, una geografia di relazionisaperi e tradizioni, creando un’alleanza di territorio che rende giustizia alla terra e alle persone.

La pizza di Le Parùle è un panorama da gustare, coltivato con cura e attenzione per la stagionalità, secondo la buona regola della Dieta Mediterranea – Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2010 – e si fonde con l’Arte tradizionale del pizzaiolo napoletano, espressione viva di identità e creatività collettiva, anch’essa riconosciuta dall’UNESCO dal 2017.

Un dialogo tra cultura e sapori che si abbraccia e prende vita nel piatto.

Questo rituale antico coinvolge ogni fase: dall’impasto lavorato a mano, al movimento rotatorio delle mani esperte, fino alla cottura.

La proposta di Le Parùle si arricchisce inoltre della forte connessione con il mare e con il porto turistico di Marina d’Arechi, uno dei più importanti del Mediterraneo, dove il mare diventa ingrediente prezioso e naturale, da valorizzare insieme ai prodotti degli orti.

Le Parùle rappresenta così un’esperienza gastronomica autentica che va oltre la pizza intesa come semplice somma di acqua e farina: è un viaggio che celebra il legame profondo della gente del Golfo di Salerno con il suo territorio.


Dettagli evento:

📅 Data: 3 giugno 2025
📍 Location: Le Parùle – Porto Marina d’Arechi, Salerno
⏰ Orario: dalle 20:00

Comunicazione:
Hubitat – ✉️ info@wearehubitat.com
Referente: Diletta De Sio – 📱 328 1038018 – ✉️ dilettadesio@gmail.com

Regina Ribelle Wine Fest: passeggiare tra le dolci colline della Vernaccia di San Gimignano

Nel cuore della Toscana, dove le colline si inseguono come onde verdi e le torri di pietra svettano verso il cielo, San Gimignano si conferma scrigno di storia e di vino. Regina Ribelle, l’evento che celebra la Vernaccia di San Gimignano, è andato in scena con un’edizione che ha brillato per organizzazione, contenuti e suggestione.

Dal momento in cui Irina Strozzi ha assunto la presidenza del Consorzio, si è respirato subito un’aria nuova: visione strategica, pragmatismo e attenzione alla comunicazione, merito anche del lavoro puntuale dell’agenzia stampa Affinamenti. Nonostante il vento fresco che ha messo a rischio la cena di gala, tutto si è svolto alla perfezione, superando le aspettative.

Unico appunto: nella concitazione degli appuntamenti è mancato un momento di vero confronto collettivo sul futuro della denominazione, per comprendere le direzioni della Vernaccia di San Gimignano oggi, tra tradizione e innovazione. L’inaugurazione, fissata alle 9:00, ha visto una partecipazione ridotta, mentre la degustazione tecnica di 80 campioni tra annate 2024 e Riserva, ha dato voce alle molte anime di questo vino storico, come indicato nell’articolo sui nostri migliori assaggi della versione annata 2024 e Riserva 2023.

Degustazione alla cieca: la Vernaccia di San Gimignano si racconta nei calici

Nelle bellissime sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea R de Grada, ogni calice diventa racconto: vini giovani, freschi e fragranti accanto a riserve più profonde e strutturate. L’eccellenza non è mancata: molti i campioni che si sono distinti con punteggi tra 92 e 95, per eleganza, equilibrio e longevità. Un vino in particolare ha toccato la vetta con 95 punti, grazie a una struttura solida e armoniosa.

Arte e territorio: Galleria Continua e Vernaccia & Pizza

Dopo la degustazione, spazio all’arte con la mostra presso Galleria Continua, dove opere di Shilpa Gupta, Arcangelo Sassolino e José Antonio Suárez Londoño hanno ampliato l’orizzonte sensoriale dell’esperienza. A seguire, cena all’“Lunaria Tuscany” con un inedito abbinamento Vernaccia e pizza d’autore, firmata da tre grandi nomi: Massimo Giovannini (Apogeo), Giovanni Santarpia (Pizzeria Santarpia Firenze) e Tommaso Vatti (La Pergola).

Tour nelle cantine: tre identità, un unico territorio

Il giorno successivo è stato dedicato alla scoperta di tre cantine del Consorzio, ognuna con una visione diversa ma complementare.

Palagetto – Il vino come espressione sostenibile del territorio

Fondata nel 1978, con la sua prima vendemmia nel 1993, Palagetto è oggi una delle realtà biologiche più solide e dinamiche di San Gimignano. Con una produzione annua di circa 600.000 bottiglie, l’azienda ha scelto di intraprendere un percorso di sostenibilità certificata (VSQNP), ponendo al centro il rispetto del territorio e la valorizzazione delle sue varietà autoctone.

Protagonista della degustazione è Arianna, interprete sensibile dell’identità vinicola aziendale. Il viaggio parte dalla freschezza delle Vernaccia di San Gimignano di annata, dove la 2024 si distingue per fragranza e immediatezza: un naso delicato di pera e mela verde, accompagnato da una beva equilibrata e un tipico finale ammandorlato. Interessante la scelta del doppio tappo (vite e sughero), pensata per incontrare gusti diversi, dal mercato americano a quello più tradizionale.

Tra le selezioni, spicca la Vernaccia di San Gimignano Arianna 2023, che unisce equilibrio e precisione aromatica. La Riserva 2022 si presenta invece come un vino ampio e gastronomico, capace di coniugare morbidezza e freschezza, con una struttura adatta a piatti più complessi.

La linea “Uno di Quattro” racconta il lato più moderno della cantina: il Merlot 2021 è morbido e speziato, il Syrah fresco e dinamico, il Sangiovese lineare e territoriale, mentre il Cabernet Franc è ancora in evoluzione, con un legno da domare.

Chiude la degustazione il Sottobosco 2019, un blend maturo che richiama lo stile bordolese con toni vegetali, frutta nera e spezie, e il prezioso Vinsanto del Chianti 2010, vera memoria liquida della Toscana. Con i suoi aromi di frutta candita, erbe officinali e una freschezza ancora viva, è un vino che emoziona e invita alla riflessione.

Fattoria Cusona – Tra storia, identità e visione

A San Gimignano, tra le colline dorate della Toscana, la Fattoria Cusona è molto più di un’azienda vinicola: è un salto nel passato, dentro una storia millenaria custodita dalla famiglia Guicciardini Strozzi. Fondata nel 994, la tenuta oggi si estende per 520 ettari, di cui un centinaio dedicati alla vite, ed è guidata da Irina Strozzi, attuale presidente del Consorzio Tutela della Vernaccia di San Gimignano, affiancata dalla sorella Natalia.

La visita è un percorso affascinante tra le sale storiche e le antiche grotte della tenuta, dove cimeli rari raccontano secoli di storia italiana ed europea. È qui che la Vernaccia trova la sua culla originaria e diventa, vino dopo vino, un simbolo identitario del territorio.

L’esperienza culmina in un pranzo elegante, pensato per esaltare la gamma di vini aziendali, con un tocco di rarità che lascia il segno. La pappa al pomodoro apre il pasto, accompagnata dalla Vernaccia di San Gimignano Titolato Strozzi 2024, seguita da gnocchi di spinaci burro e salvia in abbinamento a tre etichette straordinarie: la Riserva 2020, la Riserva 2019 e una sorprendente Vernaccia di San Gimignano 1986. Quest’ultima, vera protagonista della giornata, brilla ancora per freschezza, con note di confettura di pesca, albicocca e agrumi canditi. In bocca, colpisce per la sua longevità elegante e composta, aprendo la domanda: anche i vini di oggi sapranno sfidare il tempo così?

Chiusura di pasto con Vinsanto di San Gimignano 2015; altra sorpresa è il Vin Santo di San Gimignano DOC 1968: una esplosione di freschezza, frutta matura e candita e aromaticità che dona tanta eleganza e piacevolezza di beva a dispetto degli anni trascorsi in bottiglia.

Il peposo al Chianti, piatto forte della tradizione, chiude l’esperienza abbinato a due rossi di carattere: Sodole IGT Toscana 2020 e Millanni IGT Toscana 2017, a testimoniare l’anima più moderna della tenuta.

Presente anche Ivaldo Volpini, storico enologo della cantina da oltre cinquant’anni, che con la sua esperienza ha contribuito a costruire un ponte tra il passato e il futuro del vino toscano.

Abbazia di Monteoliveto – Dove il vino incontra la spiritualità

A pochi passi dal centro storico di San Gimignano, immersa nella quiete della campagna toscana, sorge l’Abbazia di Monte Oliveto Minore, uno scrigno di storia e spiritualità. Fondata nel 1340 dai monaci olivetani e ampliata nel 1458, l’abbazia ha attraversato i secoli mantenendo intatta la sua importanza culturale e architettonica.

Oggi questa realtà sacra rivive una nuova stagione come cuore pulsante della Fattoria Abbazia Monte Oliveto, azienda agricola di 35 ettari — 20 dei quali coltivati a Vernaccia di San Gimignano. Acquisita dalla famiglia Zonin, la tenuta unisce agricoltura, accoglienza e produzione vinicola, offrendo anche ospitalità in eleganti appartamenti immersi nel verde.

Due le etichette prodotte: la Vernaccia di San Gimignano DOCG, fragrante e fresca, dal profilo immediato e beverino, e la selezione Gentilesca, un vino più strutturato e complesso, pensato per palati più esperti e curiosi.

Il Gran finale in Piazza Duomo

La cena di gala si è svolta nella cornice mozzafiato di Piazza Duomo, firmata dallo chef Gaetano Trovato di Arnolfo Ristorante due stelle Michelin. Il menù, raffinato e territoriale, ha proposto:

  • Riso Riserva San Massimo, zafferano, ossobuco e zucchina in fiore
  • Cinta Senese con asparagi e cipollotto primaverile
  • Fragola, caramello e vaniglia
  • Piccola pasticceria e la celebre Crema di Santa Fina del gelatiere Sergio Dondoli

Protagonisti della serata ovviamente la Vernaccia di San Gimignano serviti dai Sommelier FISAR, le note jazz dell’Accademia Siena Jazz e la presentazione della scultura di Andrea Roggi, simbolo di Regina Ribelle Wine Fest, alla presenza delle autorità locali. San Gimignano continua a dimostrare che la Vernaccia è viva, plurale e in piena evoluzione. Manca ancora un po’ di coraggio nel raccontare questa evoluzione con maggiore coesione, ma il fermento è tangibile.

E questo è già tanto.