“Con il Cuore nel Piatto”: l’enogastronomia incontra la solidarietà

Il 26 giugno 2025 a Magliano Sabina si è svolta anche quest’anno la bellissima iniziativa “Con il Cuore nel Piatto”, una splendida serata di beneficenza nella suggestiva Tenuta del Ristorante degli Angeli. 

L’evento è ormai alla sua undicesima edizione nella suggestiva scena naturale della provincia reatina: propone la collaborazione tra alta cucina, iniziative di solidarietà e bellezza paesaggistica. Una partecipazione di centinaia di buongustai contributori ha reso ancora quest’anno la serata indimenticabile per successo e per spirito solidale.

Autrice dell’evento è la chef Laura Marciani, personaggio di valore nel tessuto sociale della Sabina e di Roma: da un’esperienza personale familiare terribile, la perdita di un figlio, lei ci racconta con una dolcezza rara il modo in cui nasce 11 anni fa l’esigenza di un’esperienza che fonde la sensibilità verso la ricerca medico-scientifica con le professionalità affermatissime di chef amici e solidali, provenienti da ristoranti stellati. 

La missione di quest’edizione è la raccolta fondi per il “Centro Clinico NEMO” presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, in sostegno all’assistenza e alla ricerca per i bambini affetti da gravi patologie neuromuscolari. Sul sito e sui profili social dell’evento sono disponibili le rendicontazioni di ogni altra missione di raccolta fondi promossa nelle edizioni precedenti.

Sono presenti le istituzioni di zona, impegnate a sostenere questa iniziativa ogni anno, al fianco di un programma di attività volte a promuovere un territorio mediano tra Umbria e Roma, come la Sabina e la Tuscia, portandolo alla conoscenza del vasto pubblico di amanti della enogastronomia italiana. C’è indubbiamente una identità reatina che si affianca alle presenze di chef e prodotti di tutta Italia: un fervore solidale tipico di questa cultura locale.

Ma andiamo al “Cuore” dell’evento

Il concept è una cena enogastronomica sotto le stelle, coordinata dall’ospite chef Laura Marciani e strutturata con postazioni di cucina e assaggio diffuse tra piscina, parco, chiesetta e giardini: 60 postazioni gourmet animano un percorso sensoriale senza precedenti per interpretazioni creative, con 82 chef provenienti da tutta Italia impegnati in creazioni d’autore – dagli antipasti ai dessert – preparati e serviti al momento. Ne risulta una formula di degustazione libera e immersiva, in un contesto naturale d’eccezione di cui vi diamo conto fotografico minimo.

Accanto alla cucina, una selezione di cantine italiane,  sake, gin e distillati artigianali, salumi e formaggi d’eccellenza, dolci raffinati, creme spalmabili, cioccolato e gelati firmati da maestri pasticceri.

Alcune novità di quest’anno sono le selezioni di Carol Agostini, allestitrice dell’evento e della comunicazione con Papillae.

Si inizia con i lombardissimi salumi e prosciutti d’oca di cascina, dell’azienda Quack di Greta Pavan, in abbinamento ai freschissimi vini veneti di Tenuta Solar di Andrea Bolla; la frutta Martorana del Maestro Alessandro Marchese in abbinamento ai vini della Tenuta Borgolano di Donatella Quaroni. Ma è presente anche la Sabina con chef come Gli Ambasciatori del Territorio dell’Osteria del Vecchio Orologio, o le creazioni de Il Casaletto, o Gabriele Amicucci e la sua cucina fatta di processi essenziali e protettivi del gusto naturale degli elementi. 

Ed è un’inenarrabile sarabanda di gusti, di specialità e creatività tutta italiana, ad abbracciare presenze locali come i celebratissimi vini de La Madeleine; toscane, come il leggendario Brunello di Montalcino Riserva di Poggio degli Ulivi, oppure della Campania con Roberto Guarino e i sughi Vestalia davvero eccezionali per freschezza, in mezzo a creazioni degli chef tra i più noti della penisola Sorrentina. Non mancano le presenze romane con Le Tamerici e con lo chef Francesco Apreda di The Pantheon.

Nell’evento c’è anche la musica dal vivo, di classe e a corredo di ambientazioni eleganti, affluenti a un gran finale di premiazioni accompagnate allo spettacolo pirotecnico che ha illuminato la notte sabina.

Il percorso degustativo si conclude con una notevole selezione pasticciera e gelataia di zona, tra cui spicca una degustazione di gelati biologici aspersi con gocce di olio extravergine di oliva da cultivar locali di eccezionale fattura.

Accompagnati dal Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese della cantina Dhéon, rimane davvero notevole il gusto e il ricordo che lasciano, di una serata multicolore e poliedrica per spunti creativi, al centro della quale resta innalzato il valore sociale del sostegno alla ricerca contro le malattie neuromuscolari dell’infanzia.

Anche quest’anno, Il Cuore ha dialogato con il Piatto in un evento vissuto e da raccontare, condividere, con il gusto e con il cuore.

Furore conosce un nuovo talento in cucina: Vito Piccolo e il suo Melchiò animano la Divina Costiera

Vito e Caterina Piccolo, coniugi nella vita e nel lavoro, esperti di quanto possa dar gioia agli ospiti nelle loro strutture accoglienti, sulla costa di Furore, epicentro della mondanità e del buon gusto. Il vino certamente, territorio di quel faro illuminante chiamato Marisa Cuomo.

Ma anche il cibo e la cucina gourmet, con un ristorante a misura d’uomo, basato su una terrazza a sfioro completamente ristrutturata con vetrate che raccontano la poesia del panorama marino.

Vito, gavetta con i gourmet locali più interessanti; Caterina sua fedele compagna e assistente, che prepara dolci in maniera elegante conservando quel pizzico di artigianalità tanto amato nel nostro made in Italy.

Se proprio bisogna trovare il cosiddetto pelo nell’uovo, a volte la cura maniacale nei piatti richiederebbe maggior leggerezza; in fin dei conti il protagonista principale di Melchiò è la scelta del pescato quotidiano freschissimo, grazie agli accordi con pescatori a chilometro zero.

La vena mediterranea delle ricette si unisce agli elementi di stagione colorati e salutari, con una ricca scelta di verdure sempre presenti. Il nostro viaggio comincia dalle frittelle di cavolfiore, un ricordo d’infanzia mai sopito.

La quenelle di rana pescatrice su pane panko completa il quadro di sapori degli appetizer d’ingresso. Segue una ricciola condita in salsa di soia e colatura d’alici con pepe bianco intenso da controllare bene nel dosaggio.

Il carpaccio di gamberi rossi del Tirreno con fior di sale e lampone, su finale di caviale e chips di patate viola resta uno dei preferiti per delicatezza e verve cromatica. Si continua con insalati d’astice e verdure croccanti lavorate da Vito a mo’ di pinzimonio.

Asparagi, zucchine, finocchi, cavolfiore e patate con zafferano più fiori di zucca fritti si uniscono alla salsa da corallo d’astice e peperone crusco. Interessante e contemporaneo il servizio al cartoccio.

Gli antipasti terminano con baccalà in olio cottura, lemon grass e alici fresche accompagnate da pinoli, arance e zenzero. Ottima combinazione di freschezza e materie eccellenti.

Tra i primi, lo spaghettone del pastificio Ducato d’Amalfi con ricci di mare e zucchine fritte, rivisitazione estrosa della Nerano o il risotto al tartufo con scampi marinati, salsa di spinaci, asparagi e fiori di zucca al parmigiano reggiano.

Finale con spiedo di pesce da pepite di scampi, triglia, pezzogna, ricciola e chi più ne ha, spennellati alla barbecue.

Le coccole dolci confermano la grande attitudine di Vito e Caterina a fare le cose per bene dall’inizio alla fine, con dessert curati e mai banali pur nella visione tradizionale. Classica la millefoglie scomposta al cioccolato bianco, internazionale e immancabile la cheesecake con namelaka alle fragole, per finire su brownie e altre delizie tutte a mano.

Il servizio di sala è gestito dal giovane e promettente Rocco, appena 18 anni e già innamorato del mestiere. Compatta la selezione vini, privilegiando ovviamente le cantine della Costiera Amafitana, perché qui ogni cosa ha un senso paradisiaco.

Stelle a Corte – Luigi Tramontano e Gabriele Vannucci affiancano Vincenzo Guarino per la terza serata della kermesse presso La Corte degli Dei

Lo chef Luigi Tramontano e il pastry chef Gabriele Vannucci sono i due “compagni di viaggio” che Vincenzo Guarino ha scelto per il terzo appuntamento della rassegna Stelle a Corte, in programma l’8 luglio, presso La Corte degli Dei, la locanda di Palazzo Acampora, ad Agerola.

Tramontanostella Michelin del O me o il mare restaurant, inaugurato nel 2024, nella sua Gragnano, e condotto assieme a Nicoletta Gargiulo, maître e sommelier, firma l’antipasto, ispirato ad un classico della cucina estiva partenopea: “Come una mulignana ‘mbottunate” e un primo che riecheggia la famosa ricetta di Eduardo De Filippo: “Riso di semola in clorofilla di prezzeolo e vongole “fujute”, confermando la sua attitudine a realizzare piatti della tradizione mediterranea, utilizzando le più moderne tecniche culinarie.

La proposta della serata prosegue con due piatti a cura dello chef Guarino: Tubettone del Pastificio Somma con ragù di totani e spuma di patate” e “Filetto di vitello come una “Cacciatora”.

Pre-dessert e dessert saranno realizzati dal maestro pasticcere Vannucci, trentasettenne di Pietrasanta, che dopo una formazione di respiro internazionale, maturata con figure cardine della gastronomia, quali Alain Ducasse e Franck Cerutti, dal 2022 gestisce, a Firenze, la gelateria artigianale, GELATO.

Vannucci che, nel 2017, è entrato a far parte, tra i più giovani mai ammessi, della prestigiosa AMPI – Accademia Maestri Pasticceri Italiani, proporrà “Come un baklava”: pasta fillo caramellata, curd agli agrumi, frutta secca sabbiata e gelato al miele, preceduto e introdotto da una “Chantilly al the matcha, kiwi in osmosi al miele, spuma di latticello e riso soffiato croccante.”

Catello Di Maio, maestro dell’arte bianca di Cesto Bakery di Torre del Greco, sarà affidata la realizzazione dei pani e dei lievitati.

I vini in abbinamento saranno forniti a cura delle cantine toscane Azienda San Gregorio e Castello Tricerchi.

In esclusiva per la kermesse, i fotografi napoletani Dario De Cristofaro e Luca Cuomo allestiranno un set fotografico riservato ai “Ricordi D’Autore“: ritratti in bianco e nero dei partecipanti che, al termine della cena, verranno consegnati a chi vorrà portare con sé un ulteriore souvenir della serata.

Per informazioni: info@lacortdeglidei.it oppure (+39) 3248437579

“Sorsi & Morsi”: il viaggio enogastronomico da Wip Burger & Pizza con i vini di Marisa Cuomo

Wip Burger & Pizza a Nocera Inferiore si è trasformato in un tempio dedicato ai sensi, accogliendo la nuova edizione di “Sorsi & Morsi”, raffinato format che incarna l’arte dell’abbinamento enogastronomico, sinfonia di profumi e sapori della Costa d’Amalfi e dei Monti Lattari.

Protagoniste indiscusse, le Cantine Marisa Cuomo, scrigno di un’enologia eroica e autentica, che hanno guidato gli astanti in un’esperienza sensoriale unica, dove il vino si fa veicolo di memoria, territorio e cultura.

A suggellare la serata, la presenza luminosa di Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, menti e cuori pulsanti di Furore, divenuta icona di un’arte vinicola che sa coniugare verticalità e mineralità, incarnando l’essenza mediterranea nelle sue espressioni più pure e nobili.

A introdurre la serata è stato il giornalista nocerino Nello Ferrigno, con la conduzione di Gaetano Cataldo, giornalista enogastronomico, sommelier professionista e fondatore dell’associazione culturale Identità Mediterranea, nonché caporedattore della sezione enogastronomica di Mediterraneaonline.

Wip Burger & Pizza è nato dai titolari Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, divenuto nel tempo un’istituzione del panorama gastronomico campano, un luogo d’incontro dove il “Work In Progress” non è solo un nome ma un manifesto di continua crescita, sperimentazione e rispetto per la tradizione.

Il viaggio virtuale è iniziato con l’eleganza fragrante del Furore Bianco Costa d’Amalfi DOC 2024, da Biancolella e Falanghina, capace di esaltare e bilanciare con finezza ogni piatto. Un vino dal carattere austero e raffinato, ambasciatore perfetto delle sue terre d’origine.

Appetitoso l’antipasto a base di salumi e latticini artigianali provenienti dal cuore di Agerola e dintorni. Il fiordilatte di Gennaro Fusco, morbido e vellutato, ha trovato il suo complice ideale nel salame suino di Cardone e nelle rarità norcine di Salvatore Calabrese, fra cui spiccavano culatello e picanha, sorretti dall’abbraccio fragrante del pane Jurmano.

Ma il vero fulcro della serata è stato il trittico di pizze gourmet, ciascuna una narrazione sensoriale, un’ode alla terra e al mare del territorio campano. Il “Padellino Lattaro” ha mescolato farine selezionate con formaggi eccelsi quali Provolone del Monaco, Caciotta di Capra e il Fiordilatte di Agerola, arricchito dal Pomodorino di Corbara semi dry e da un pesto aromatico che esaltava maggiorana, basilico e timo limonato.

La “Naucratica Napoletana” ha stupito per l’impasto infuso di mirto e limone, accompagnato da una crema di pomodoro San Marzano abbrustolito, besciamella all’aglio, origano e le inconfondibili acciughe di Cetara.

Infine, la “Santa Trofimena” ha offerto un’esperienza avvolgente, con impasto al cacao che racchiude un ristretto di pomodoro Re Umberto, melanzane arrostite e mousse di Provolone del Monaco punteggiata da basilico e pepe nero.

In ciascuna di queste creazioni, il Furore Bianco 2024 ha svolto il ruolo di catalizzatore, esaltando le contrapposizioni tra ricchezza e sapidità, dolcezza e acidità, con un’eleganza che ha segnato la sua impronta nel cuore dei commensali.

Il primo piatto – “Scarpariello a Mare” – si è presentato come un’opera d’arte mediterranea, con Fusillo Sangiliano, Pomodorino di Corbara, acciughe di Cetara, basilico fresco e scorzetta di limone sfusato di Amalfi, abbinato al Rosato Costa d’Amalfi DOC 2024, blend di Aglianico, Piedirosso e Tintore di Tramonti, che ha accompagnato la sapidità del piatto e le note agrumate senza mai sovrastare le componenti aromatiche.

Prima del dolce finale il Sarchiapone di Atrani, salume tipico farcito con la pezzentella, salsiccia artigianale dal carattere deciso e autentico. A bilanciare la struttura imponente di questo piatto, il Furore Rosso Costa d’Amalfi DOC 2024, un uvaggio di Aglianico, Piedirosso e Tintore di Tramonti, maturato in legno, che offerto nel bicchiere morbidezza tannica e un bouquet complesso.

Coccole di chiusura con la delizia dei fratelli Gianfranco e Lello Romano del Gran Caffè Romano di Solofra e la loro raffinata interpretazione della “Tetta di Venere”, nota anche come delizia al limone, dolce emblema della tradizione campana. Abbraccio ideale per gli amari artigianali di Amaro delle Monache di Torraca, opera del maestro Teodoro Stoduto.

Tra i momenti più intensi della serata, la consegna di una preziosa magnum di Mosaico per Procida alla giornalista Annamaria Parlato e a Stella Marotta, Miglior Sommelier della Campania 2023; un gesto di profondo significato, sottolineando il valore della cultura enologica e del talento radicato nel territorio.

Pizza&Falanghina Tour 2025: la Falanghina del Sannio DOP conquista Napoli da Gino Sorbillo

Pizza&Falanghina del Sannio DOP Tour 2025, nato dalla sinergia fra il Consorzio Tutela Vini del Sannio e Gambero Rosso, ha fatto tappa il 26 giugno 2025 alla Pizzeria Presepe Napoletano by Gino Sorbillo, nel cuore pulsante di Via dei Tribunali a Napoli.

In sala, fra statuine, profumi di forno a legna e note agrumate di Falanghina, Libero Rillo — presidente del Consorzio di Tutela dei Vini del Sannio — ricorda che “Il Sannio produce il 50% del vino campano e l’85% della falanghina che si trova in commercio“.

Con orgoglio, in quanto elemento che va a tutela dei consumatori nonostante sia un piccolo costo a carico dei produttori, Rillo porta a conoscenza i commensali che dal 2024 la Sannio IGT sfoggia, come la DOC, la fascetta di Stato. Numeri e passione che si trasformano in calici vivaci, pronti a dialogare con pizze d’autore come quelle a firma del Maestro Gino Sorbillo in una degustazione che, piccolo spoiler, non delude.

Degustazione Pizza & Falanghina: gli assaggi della serata

Pizza fritta “Completa” di Zia Esterina Sorbillo in abbinamento con Anima Lavica, linea Janare, La Guardiense

La pizza fritta Zia Esterina Sorbillo è la cosiddetta “completa”, ripiena con ricotta, cicoli, pomodoro, pepe, fritta a regola d’arte: soffice, asciutta e dorata. Era una versione ridotta per la degustazione, peccato! Si scherza: il percorso è lungo, meglio non essersi appesantiti, così da gustarsi ogni boccone e ogni sorso.

L’Anima Lavica, linea Janare, La Guardiense, è un “Metodo Italiano”, una trovata di marketing interessante che ricorda il metodo Martinotti per la sua realizzazione. Il vitigno è ovviamente falanghina del Sannio 100%: la crosta croccante e la farcia saporita trovano un alleato brillante nell’Anima Lavica. Bollicina fine, sentori di frutta bianca e melone, sorso verticale e freschissimo: pulisce e rilancia, con il palato pronto a un nuovo sorso o morso. L’abbinamento con la pizza fritta è felice, armonico, gradevole.

Margherita “Presepe Napoletano” con cornicione al cacioricotta in abbinamento con Falanghina del Sannio DOP BjondoRe 2024, Fontanavecchia

La “Presepe Napoletano”, con pomodoro San Marzano, fior di latte, basilico, cornicione ripassato nel cacioricotta grattugiato, è magia, scioglievole, realizzata con materia prima eccellente. Il giallo-verdolino BjondoRe 2024 (falanghina del Sannio 100%) entra deciso: agrumi (pompelmo), ananas, nuance vegetale. Freschezza e persistenza equilibrano la succulenza del pomodoro, invitando al sorso successivo. L’abbinamento è sicuramente armonico.

Margherita bianca con pata negra e carciofini in abbinamento con Falanghina del Sannio DOP BjondoRe 2024, Fontanavecchia

La pizza — a base bianca con pancetta di pata negra e carciofini sott’olio — è un mix di tendenza dolce, dettata dall’impasto, che con la grassezza e l’aromaticità che derivano dal pata negra chiederebbero una bolla, ma la Falanghina replica coi fatti: acidità viva e aroma agrumato detergono il palato e valorizzano anche la nota vegetale del carciofo.

Pizza Ananas (provola affumicata, caciocavallo, ananas piastrata) in abbinamento con Falanghina del Sannio DOP Identitas 2023, Cantina di Solopaca

La “famigerata, contestata, ma virale” pizza all’ananas di Gino Sorbillo che ha fatto gridare allo scandalo gli integralisti della pizza è invece una gradevolissima scoperta. La pizza è chiaramente bianca, con provola affumicata, caciocavallo, ananas grigliata. La nota fumé la fa da padrona e il sapore della pizza è intrigante. Al classico sapore dell’impasto e della provola affumicata si contrappongono l’acidità e la succulenza dell’ananas, un piacevole incontro in cui i contrasti rendono tutto interessante.

In abbinamento Identitas 2023 della Cantina di Solopaca, che si presenta di colore giallo oro, profumi di nespola e ananas matura. Bocca piena, freschezza salivante e finale lungo: chiusura armonica su nota fumé e succulenza dell’ananas. Un pairing che sorprende per equilibrio, praticamente senza esagerare, chiusura perfetta.

Pizza alla crema di nocciole e zucchero caramellato in abbinamento con Nifo Sarrapochiello – Sariano Passito Falanghina IGT

Trattasi della classica pizza alla famosa crema di nocciole nazional-popolare, che tecnicamente è una crema di nocciole con spolvero di zucchero a velo. In abbinamento è stata scelta una falanghina passita, con affinamento in barrique, quella di Nifo Sarrapochiello 2018. Il passito si presenta con tonalità ambrata, profumi di frutta secca, fichi, miele, scorza d’agrumi candita. Caldo e morbido, ma sostenuto da una freschezza sorprendente che invita a riprendere presto forchetta e calice.

Perché la Falanghina del Sannio sposa la pizza?

Acidità tagliente, sapidità naturale e profilo fruttato-floreale fanno della Falanghina del Sannio un “coltellino svizzero” dell’abbinamento, capace di attraversare fritti, latticini cremosi, note affumicate e persino dessert. La Falanghina del Sannio sa parlare la lingua della pizza, dal primo morso all’ultimo brindisi.

Campania: Carboné presenta il nuovo menù “I piaceri della carne”

C’è brace a Palma Campania, una brace viva che arde di passione per le carni e per la ristorazione. A quasi tre anni dall’apertura Carboné Meat House ha portato a termine il rodaggio e risulta convincente sia nella scelta del format, ottimamente perseguito, che nella concretizzazione di una personalità ristorativa che lo rende una perla rara nel panorama delle steakhouse campane.

Ma definire Carboné una semplice steakhouse sarebbe riduttivo: in questo piacevole locale, nato dalla passione dei fratelli Pietro e Mario Carbone l’accento è tutto sulle carni, prodotto principe del ristorante, ma anche protagonista di primi piatti della tradizione.

Figli di “don” Salvatore e macellai apprezzatissimi nell’area da almeno 40 anni, Pietro e Mario Carbone hanno immaginato il più naturale dei passaggi perché un ampio pubblico potesse anche apprezzare le loro selezioni: dal banco alla tavola.

Coadiuvati da un team giovane e focus minded, Mario è l’addetto alla brace e Pietro invece al banco, incaricandosi anche dei salumi di loro produzione, oltre alle leccornie norcine provenienti da diverse aree italiane e del mondo – come la Spagna ad esempio – e una scelta di formaggi che creano dipendenza solo a guardarli.

In sala Raffaella D’Ambrosio e Alfredo Falciano, sempre attenti, professionali e sinceramente accoglienti, diretti da Gina Memmolo, mentre in cucina presiedono gli chef Luigi Guarna, Francesca Napolitano e Michele Langella, nelle preparazioni diverse dalla braceria e dai taglieri, per un totale di circa 80 coperti tra sala interna e dehors.

Ai nastri di partenza un carpaccio tenerissimo e gustoso di razza piemontese, presentato come una tavolozza in stile Kandinsky con ciuffi di spuma di Caciocavallo Podolico, foglie di scarola riccia e pomodorini secchi: un amalgama di sapori ben abbinati e calibrati che non ha per niente prevaricato sulla delicatezza delle carni.

Squisita e scioglievole la parmigiana di melanzane, come da tradizione, con il tocco gourmet del gel al basilico, del ristretto di Pomodoro San Marzano e del cremoso di Parmigiano Reggiano Vacche Rosse.

A tangibile segno di distinzione da altre realtà gastronomiche, il Carboné offre la possibilità di assaggiare dei primi piatti strepitosi: la scelta è ricaduta sulle candele spezzate al ragù di genovese, generosa nelle carni e cremosa nel rapporto con le cipolle perfettamente appassite.

Eccellente la marezzatura e frollatura delle carni proposte, tra taglio alla fiorentina, tomahawk, filetto e costate da pregiate razze bovine. A coronamento della serata un piacevole tiramisù.

Carboné Meat House a Palma Campania convince per una selezione attenta degli ingredienti, provenienti da partner strategici e con accordi di esclusività nell’area e la filosofia mediante cui avviene la selezione delle carni: allevamenti rispettosi del benessere animale e dell’alimentazione naturale. Una scelta sostenibile sia per la tracciabilità che per l’educazione al cliente per un consumo consapevole della carne.

Capri, Campanella by Quattro Passi tra rivisitazioni e grandi classici

Mellino e la sua cucina incanta l’isola azzurra. Nel giardino di Pazziella Garden & Suites atmosfera intima e ricercata

Dalla Fettuccina alle Nerano alla Caprese dal cuore caldo, poi ci sono i Faraglioni, la Sogliola e tanto altro: dall’antipasto al dolce in un mix di tradizione, rivisitazione e contemporaneità. Che sia per il pranzo in giardino o per la cena godendosi la frescura serale, il menu di Campanella by Quattro Passi si fa sempre più accattivante. 

Il ristorante è all’interno del boutique hotel Pazziella Garden & Suites, guidato dal general manager Alfonso Saraco, ed è raggiungibile da via Fuorlovado o da via Camerelle, a pochi passi dalla celebre piazzetta. Un’idea di cucina che rispetta le materie prime e la stagionalità per un innovativo progetto che unisce la visione creativa dello chef 3 stelle Michelin Fabrizio Mellino e quella imprenditoriale del Ceo di Pazziella, Francesco Naldi. 

Nel menu, che sta ottenendo tanti consensi tra turisti italiani e stranieri, si ritrovano identità, profonda cultura gastronomica, memoria e raffinatezza contemporanea.  Ad eseguire i piatti la brigata del resident chef Angelo Fumeto, sous chef è Aniello Guerriero, chef de partie Anna Durante. 

In sala il maître Angelo Romano accoglie gli ospiti tra profumi mediterranei e sentori dell’isola azzurra. E per un drink accattivante ecco le creazioni del barman Marco Gunetti, tra cui il suo signature cocktail “Il Conte a Napoli” o la selezione vini da una carta ben curata, con alcune perle italiane ed estere.

Campanella è aperto dalle 12.30 alle 15 a pranzo (dopo è disponibile la carta snack di P Garden Lounge Bar) e a cena dalle ore 19.30 alle 22.30.

Gambero Rosso: i vini del Collio di Muzic incantano Roma

Vini di confine, cucina d’autore e tramonti mozzafiato nel cuore della Capitale

Una sera d’estate a Roma, il cielo che sfuma nei toni dell’oro e del rosa, la brezza leggera del Ponentino e la vista mozzafiato sui Fori Imperiali. Questo è stato il palcoscenico naturale per una delle tappe più emozionanti del Gambero Rosso con l’evento Muzic on tour, un progetto itinerante che fonde l’eccellenza della cucina italiana con il meglio della produzione vitivinicola nazionale.

A fare da cornice all’evento, il suggestivo 47 Circus Roof Garden, dove lo chef Maurizio Lustrati ha ideato un menù raffinato e sapientemente abbinato ai vini dell’azienda Muzic, storica realtà del Collio friulano, rappresentata da Fabijan Muzic, giovane enologo e volto della nuova generazione del vino italiano.

Un menù fantastico

Il percorso gastronomico ha incantato i presenti fin dall’antipasto: polpo alla griglia su crema di avocado e chips di platano, esaltato dalla Ribolla Gialla 2024.

È seguita una melanzana al BBQ con estratto di pomodoro e basilico, arricchita da una crema di Provolone del Monaco, accompagnata dalla Malvasia 2024.

Come primo piatto, un risotto con scampi, fiori di zucca e pecorino ha incontrato il Friulano 2024, vino identitario del Friuli.

Il secondo è stato un delicato filetto di ombrina al tartufo nero estivo, servito con zucchine romanesche e patate novelle, perfettamente abbinato al Collio Bianco Stare Brajde 2022, un blend elegante e complesso.

A chiudere il percorso, un goloso bignè craquelin con crema di nocciola e lamponi, abbinato al sontuoso Picolit 2018, vino da meditazione di rara finezza.

La storia di una terra e di una famiglia

Fabijan Muzic, con il suo entusiasmo contagioso, ha raccontato la storia della sua famiglia e del Collio, terra di confine sospesa tra Italia e Slovenia. Un luogo segnato dalla storia – due guerre mondiali, mutamenti politici e culturali – ma che ha trovato nella viticoltura una rinascita autentica.

Dagli anni Ottanta, i genitori di Fabijan hanno creduto nella forza dell’identità territoriale, decidendo di imbottigliare il vino sotto un proprio marchio. Un’intuizione pionieristica: creare un’identità visiva forte, riconoscibile, per esprimere attraverso l’etichetta la personalità del vino. “Oggi si parla di brand”, racconta Fabijan, “ma i miei genitori lo avevano già capito allora”.

Il loro stile è rimasto coerente nel tempo: vini puliti, sinceri, raffinati, che raccontano il territorio senza forzature. “Meglio non imbottigliare piuttosto che accettare un vino non all’altezza”, spiega Fabijan. La sua filosofia è rigorosa, ma profondamente rispettosa del lavoro in vigna e della fiducia del consumatore.

La degustazione proposta da Muzic ha offerto un viaggio armonico tra varietà autoctone e interpretazioni territoriali d’eccellenza, confermando lo stile pulito, autentico e riconoscibile dell’azienda friulana.

La Ribolla Gialla 2024 apre il percorso con una freschezza agrumata e floreale, espressa in un sorso minerale e scattante, perfetto per accompagnare crudités e antipasti leggeri. Più calda e avvolgente, la Malvasia 2024 si distingue per un bouquet aromatico che intreccia fiori bianchi, pesca e mandorla, con una bocca piena, salina e persistente, ideale per esaltare piatti vegetali e speziati.

Decisamente identitario il Friulano 2024, che rivela il lato più morbido e vellutato del Collio: note di erbe e frutta matura si fondono con un finale ammandorlato che richiama la tradizione, perfetto con risotti e salumi locali.

Più strutturato e complesso il Collio Bianco Stare Brajde 2022, elegante blend di Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla: il naso si apre su frutta tropicale, fiori gialli e nocciola, mentre al palato si sviluppa con ampiezza e profondità, sostenuto da una viva acidità e da una leggera maturazione in legno che dona equilibrio e persistenza. Ideale con piatti saporiti, tartufi e carni bianche.

A chiudere, il Picolit 2018, gioiello da meditazione: dorato e luminoso, profuma di albicocca disidratata, miele e fiori d’acacia, con un gusto dolce ma raffinato, che avvolge senza mai eccedere. Perfetto con dessert eleganti, formaggi erborinati o cioccolato bianco.

Una collezione che racconta il Collio con voce limpida e coerente: ogni etichetta è un piccolo ritratto del territorio, declinato con precisione tecnica e sensibilità artigianale.

Gambero Rosso ha confermato ancora una volta il valore dell’incontro tra cucina e vino, tra narrazione e identità. Fabijan Muzic, con il suo entusiasmo e la sua competenza, rappresenta al meglio la nuova generazione di vignaioli italiani: consapevoli, preparati, radicati nella tradizione ma proiettati al futuro.

Ristorante Zì Teresa: nei suoi piatti i profumi e i sapori del Golfo di Napoli

Ci sono luoghi senza tempo che restano uguali a loro stessi, mantenendo viva un’identità dalla storia lunghissima, conservando la tradizione, rinnovandosi in maniera leggera, cadenzata e sobria, quasi senza che nessuno si accorga dei piccoli dettagli che a poco a poco, hanno trovato il loro posto nella giusta misura e armonia.

Il ristorante Zì Teresa è tra questi luoghi, un cult ormai: espressione dello storico locale di Teresa Fusco del 1862, ubicato nel cuore del Borgo Marinari del Quartiere Santa Lucia a Napoli, nel suggestivo Castel dell’Ovo e dal 2008 gestito con fierezza da “donna” Carmela Abbate.

La storia del ristorante Zì Teresa segue il filo del coraggio, della passione, della caparbietà e dell’amorevolezza che la femminilità napoletana esprime: era il 1860 quando ebbe inizio il processo che destabilizzò il Regno di Napoli, comportandone l’annessione al resto d’Italia. Il giovane marinaio Gennaro Fusco, imbarcante su una delle unità navali della flotta borbonica, si ritrovò senza lavoro a causa delle vicissitudini storico-politiche, congedato dal servizio proprio mentre diventava padre all’età di 26 anni.

Per sbarcare il lunario Gennaro si diede alla pesca, come tanti uomini di mare che prendevano il largo dal piccolo porto di Santa Lucia. Scomparso in mare a seguito di un naufragio, lascerà la moglie Teresa e i figli da soli e in balia dei tempi duri. Teresa iniziò a lavorare ben presto, portando ristoro ai pescatori vendendo loro cibo tenuto in caldo in un grosso portavivande di stagno; in particolar modo erano tanto apprezzati i taralli. Più tardi sposò in seconde nozze Vincenzo Giordano, un sottufficiale della Guardia di Finanza, da cui ebbe una numerosa prole.

Ma il destino beffardo aveva ancora in serbo dei dispiaceri per Teresa, che nella vita dovette assistere impotente alla morte di tutti i figli e purtroppo anche del marito; restarono solo i nipoti che naturalmente la chiamavano “Zi’ Teresa”. Si trasferì al Borgo Marinari presso una sua cugina, a cui era toccata la stessa sorte e che era madre di tre figli. I profumi della cucina povera – con cui bisognava sfamare i figlioli – attiravano i passanti che ne chiedevano qualche assaggio, consentendo a Teresa di mettere fuori qualche tavolo e avviare una modesta attività economica.

Alla lunga e visto il successo rapido, la Fusco decise di affittare una parte dell’arenile per piazzarvi un capannone con tavoli e sedie; correva l’anno 1890 e la storia del Zì Teresa ebbe inizio.

Vermicelli alle vongole, polpi affogati, le freselle, la grigliata di pesce e la zuppa di cozze, erano soltanto alcune delle sue specialità, gustate e apprezzate da un pubblico trasversale con le note melodiche delle antiche canzoni napoletane interpretate dai posteggiatori del borgo partenopeo. La sua fama di cuoca popolana si diffuse tra le due guerre, in un periodo in cui Napoli tornava ad occupare il suo legittimo ruolo di capitale cosmopolita, e fu così che il ristorante Santa Lucia finì tra le pagine del New York Times, protagonista di innumerevoli scatti storici e frequentato da regnanti e personaggi eccellenti da tutto il mondo.

Tra gli avventori si annoverano Benedetto Croce, Neville Chamberlain, Gabriele D’Annunzio, Winston Churchill, Arturo Toscanini, Greta Garbo, Luigi Pirandello e molti altri. Le numerose visite di Totò, principe della risata, Eduardo, Titina e Peppino De Filippo, Sofia Loren e Marcello Mastroianni, furono quelle che ne accrebbero la notorietà al di sopra di tutto.

Negli anni ’50, ormai novantenne e paga di una vita intensa, carica di soddisfazioni e di sacrifici, Teresa Fusco era ancora solita affacciarsi da una finestrina che dava sulla sala del ristorante per osservare il trafficare dei camerieri tra i tavoli e scorgere l’apprezzamento della clientela. Si spense il 25 maggio 1953 ed i suoi funerali attrassero uno stuolo di inviati speciali di giornali ed agenzie cinematografiche da tutto il mondo.

Nel 2008 Carmela Abbate, classe del ’55, rileva assieme alla sua famiglia il ristorante Zì Teresa che, tra gli anni ’80 e ’90 consolida il suo appeal internazionale, diventando definitivamente un luogo di culto della cucina partenopea.

Cresciuta tra i fornelli di una piacevole trattoria familiare, per Carmela Abbate la cucina è sempre stata ragione di vita, tanto che all’età di 18 anni era già conosciuta come una tra le migliori cuoche di Napoli, fino a incontrare Mario Della Notte a Posillipo, suo futuro marito e allora proprietario del ristorante Giuseppone a Mare.

Il ristorante Zì Teresa, oggi come ieri, rappresenta il Golfo di Napoli nel piatto, e non solo: gli antipasti sono infiniti e presentano un’ampia possibilità di comporre la vasta biodiversità della materia prima campana, sia di mare che di terra. Con la piacevole compagnia della giornalista Carmen Davolo e di altri colleghi della stampa, il menù degustativo ha preso forma dalla fresella con pesto al basilico napoletano, burrata, pomodorini rossi del Piennolo e pomodorini gialli Giagiù il giusto preludio alle portate principali, condita con olio extravergine d’oliva campano e l’inconfondibile aria di mare che accompagnerà tutto il pasto.

I gamberoni rossi in tempura sono un esempio di morso appagante nella texture del crostaceo e nella croccantezza della pastella, lieve e asciutta. L’insalata di polpo… che dire? I rebbi della forchetta nell’affondo hanno già dato l’unico responso possibile: tenerezza delle carni, cottura ottimale e tutto il gusto dell’autenticità del pescato. Il sauté di vongole veraci, carnose, con l’intingolo godurioso che a non far scarpetta è peccato, è ancora parte di un antipasto che stabilisce un percorso che affronta anche il crunch esterno dei fiori di zucca dal cuore morbido e filante di ricotta di fuscella e parmigiano reggiano.

Le cozze, decisamente della cultivar Santa Lucia, allevate nello specchio d’acqua di Bocca Piccola, tra Punta Campanella e Capri, sono state di una carnosità profumata, gustosa e dall’intenso sapore di mare. Il primo piatto non poteva che essere la ammescafrancesca”, un classico intramontabile: parliamo della “azzeccosissimapasta mista con fagioli e cozze, con quel gusto leggermente umami che riunisce i legumi ai frutti del mare.

Alta qualità e senso competente dell’accoglienza portano in tavola la più schietta interpretazione gastronomica del Golfo di Napoli, tradotta in piatti presentati con cura e attenzione ai dettagli, in un’atmosfera d’altri tempi e dall’appeal internazionale, tale che tra i tavoli la parlata napoletana degli affezionatissimi di sempre incrocia tutte le altre lingue del mondo.

Non mancano i crudi, le sontuose linguine all’astice, i pesci di fondali preparati al sale o al forno, le fritture dorate e la pasticceria napoletana. Piuttosto rappresentativa anche la carta dei vini con i classici dell’enografia napoletana e campana, oltre ad alcune referenze nazionali e internazionali, con le immancabili bollicine.

Oggi Carmela Abbate, dopo la scomparsa di suo marito, è erede, assieme ai figli Stella, Serena e Antonio, non di un semplice ristorante storico, bensì della storia della ristorazione napoletana da cui è possibile intravvedere – da una prospettiva privilegiata – passaggi epocali che ovunque, eccetto qui, hanno portato mutamenti nel tessuto urbano.

Anche il semplice mangiare una fetta di pane con un po’ di olio buono, con vista mare sul Golfo di Napoli e con il Vesuvio sullo sfondo, significa entrare a far parte, per pochi attimi, di una cartolina estemporanea entro un salottino gastronomico dalla cornice millenaria all’ombra di Castel dell’Ovo. L’incrocio dove storia e tradizione incontrano la creatività e l’innovazione, che hanno condotto l’arte culinaria napoletana a diventare icona mondiale.

La Pizzeria I Fontana di Somma Vesuviana presenta il menù gustoso per l’estate

Somma Vesuviana, via Annunziata: al piano terra di un grazioso stabile residenziale troviamo la pizzeria di Pietro Fontana, giovane e talentuoso pizzaiolo che ha unito la passione per l’arte bianca a un intraprendente spirito imprenditoriale.

Dopo anni di gavetta anche all’estero, Pietro apre il suo locale I Fontana nel 2020, l’anno della pandemia. Ma a dispetto del lungo periodo di crisi, la pizzeria compie un interessante percorso evolutivo e oggi è un’affermata e originale realtà del territorio.

Sperimentiamo le nuove proposte introdotte nel menù estivo e cogliamo l’occasione per conoscere da vicino il progetto e il moderno concept di pizza di Pietro. Al suo fianco la moglie, Melania Panico, che ha studiato per il locale un’interessante carta dei vini incentrata su proposte del territorio vesuviano, come Català 36, Metodo Classico brut da Catalanesca millesimo 2020. Una scelta voluta quella di dare ampio spazio al vino, ci spiega Pietro, grazie al fatto che Melania, aspirante sommelier, può consigliare i migliori abbinamenti con le pizze create.

Opera di Melania sono anche i fritti preparati giornalmente, come l’arancino alla parmigiana – riso carnaroli, ragù di San Marzano dop e melanzane alla parmigiana – piccola sfera croccante all’esterno dal cuore cremoso e aromatico, amuse-bouche che apre la nostra degustazione.

La proposta pizze di Pietro Fontana si contraddistingue per la stagionalità, la scelta accurata e la lavorazione delle materie prime, cosicché l’impasto con lievito madre al 95% di idratazione e settantadue ore di lievitazione diventa la base di un vero e proprio piatto a sé stante.

Iniziamo con la Quattro Passi a Nerano, omaggio all’omonimo ristorante tre Stelle Michelin della famiglia Mellino, che della Nerano hanno fatto uno dei loro cavalli di battaglia. Non la classica crema di zucchine a farcire l’impasto ottenuto da un mix di farina 0 e 1 rustico e gustoso. La zucchina, invece, in tutte le sue parti – frutto, fiore e pistillo – viene cotta a bassa temperatura, successivamente lavorata e condita con provola e parmigiano reggiano 40 mesi da vacche rosse.

Una guarnizione che nella sua apparente semplicità è capace di mantenere integre la freschezza e l’aromaticità di uno dei frutti tipici dell’estate, esaltandone la delicatezza.

La passione di Pietro Fontana, la puttanesca di tonno, diventa protagonista nella pizza successiva, La mia love story. Si tratta di una pizza in pala, friabile e leggera, condita con pomodoro, capperi, olive e ventresca di tonno; sashimi di ventresca di tonno del Mediterraneo, zest di limone e misticanza in uscita, aggiungono un tocco di freschezza a una delle espressioni più tipiche della cucina mediterranea.

In un menù estivo non può davvero mancare la melanzana. In Parmigiana alla brace viene utilizzata solo nella sua parte nobile, la polpa, per lasciare inalterata la naturale tendenza dolce del frutto ed evitare le tipiche sensazioni amaricanti conferite da buccia e semi. Provola, pomodorini ciliegini alla brace, olive itrane e capperi, chips di melanzana fritta in uscita completano la pizza, equilibrata e armonica in tutte le sue componenti gustative.

“Oggi la cottura esclusiva nel forno a legna è superata”, ci spiega Pietro, “il pizzaiolo può scegliere anche tra elettrico e gas, combinando più metodi di cottura per conferire consistenze particolari.”

Le sue pizze, dopo una prima cottura completa, passano per pochi secondi in un forno elettrico a camera bassa alla temperatura di 250°: in questo modo il cornicione assume una consistenza alveolata e croccante che si mantiene inalterata per lungo tempo.

La proposta di pizza al padellino è particolarmente elaborata e ben rappresenta una passione che travalica quella dell’arte bianca e sconfina verso tecniche di cucina, bagaglio di uno chef più che di un pizzaiolo. Transumanza ha come ripieno una crema di peperoncini di fiume, provola, peperoncini di fiume fritti, sottili fette di vitello cotto a bassa temperatura e salsa tonnata, quella originale, fatta partendo dall’uovo sodo e non ottenuta dalla maionese. Un condimento complesso nella varietà dei sapori che lo rende un vero e proprio piatto gourmet a tutto tondo.

Ma le proposte de I Fontana lasciano ampio spazio anche alle pizze classiche. La Ruota di Carretta 081 provola e pepe, è l’inatteso fuori menù che ci riporta alla tradizione della pizza napoletana, semplice e immediata, da mangiare con le mani, chiusa a portafoglio.

Chiudiamo la degustazione con una pizza dolce e golosa, Innesto di Margherita. La pasta viene fritta e asciugata al forno. Successivamente caramellata e farcita con fragole di diverse consistenze, ricotta di bufala lavorata con mandorle Armellina, dal particolare retrogusto amaricante, e un ultimo tocco di zucchero a velo e basilico.

Un menù dunque ampio e studiato per accontentare tutti i palati e i portafogli. Obiettivo ben chiaro nella mente di Pietro, che due anni dopo l’apertura della pizzeria, nel 2022, ha inaugurato un secondo locale nel centro storico di Somma Vesuviana. I Fontana Rustico, senza servizio ai tavoli, sforna solo pizze in teglia, accompagnate dalle proposte più tipiche di frittura napoletana.

I FONTANA

Via Annunziata 58

80049 Somma Vesuviana (NA)