Napoli: sorprende la veste “green” nei piatti di Michelasso, curati dallo chef Francesco Petito

Per lottare a colpi di mestoli e padelle nella metropoli partenopea bisogna armarsi di coraggio ed un pizzico di fantasia. Come l’audacia dell’imprenditore Lucio Sindaco, che ha voluto dedicare il progetto Michelasso alla mamma; il sogno autentico di alta ristorazione basata sulle tradizioni locali rivisitate.

L’estro invece delle mani del talentuoso chef Francesco Petito (classe ’96) che ha al suo attivo diverse esperienze in cucine importanti come La Mola di Porto Cervo, Casa del Nonno 13 a Mercato San Severino, Villa Crespi a Orta San Giulio (3 stelle Michelin) e Laqua Cannavacciuolo Countryside di Ticciano (1 stella Michelin).

Da ex negozio di abbigliamento con annesso centro estetico a pochi passi, ora qui si parla la lingua della buona cucina, con un occhio in particolare alle proposte vegan esaltate al meglio da Petito. Un sentiero da percorrere con maggior entusiasmo nel futuro, visto gli ottimi risultati della degustazione riservata alla stampa. Una valvola importante di sfogo in un settore che vive di alti e bassi, soprattutto a Napoli ormai presa d’assedio da turisti di ogni genere e tasche.

L’idea di sosta di qualità originale e tarata sulle usanze popolari da tenere sempre a mente come un faro luminoso, fatica a scrollarsi di dosso quell’immagine di mordi e fuggi a macchia di leopardo senza regole di continuità. Michelasso può proporsi come l’alternativa centrale, a pochi passi da piazza Municipio, per un viaggio nell’identità mediterranea italiana, fatta di ortaggi, erbe, funghi e contaminazioni.

Cibo e arte, con l’idea dei menù d’autore limited edition dedicati a risvolti benefici per ragazzi fragili, le cui famiglie necessitano di un conforto morale ed economico grazie al supporto di artisti amici a chilometro zero. Vini e sala affidati alle cure di Giorgio Zoccolella, che ha selezionato circa 450 etichette nazionali ed estere con prevalenza di quelle francesi.

Si parte dall’appetitosa bruschetta al pomodoro con colatura di mozzarella di bufala come amuse-bouche per proseguire con tonno tataki, dressing agli agrumi e mayo al basilico o carpaccio di manzo affumicato, lampone e cipollotto croccante per antipasto.

Coinvolgente e dall’alto profilo organolettico la cotoletta di funghi con salsa d’aglio dolce, bagnetto verde e mayo al prezzemolo. Ecco il profilo “green” giusto da seguire come via maestra, riproposto anche nella Wellington di fungo cardoncello, purea di sedano rapa e jus di fungo.

Artistici anche i dessert, in particolare la millefoglie croccante con crema diplomatica alla vaniglia e zabaione al lampone. Originalità, inventiva e sapore per un viatico intrigante dove l’unica incognita resta il rapporto con il prezzo medio, elevato nel confronto con il panorama dei pari concorrenti gourmet.

Michelasso si sviluppa su due livelli con circa 40 coperti interni divisi tra la sala superiore e la sala cantina, ideale per cene o degustazioni di piccoli gruppi. Dispone anche di un piccolo spazio esterno con 12 coperti.

Ristorante Michelasso

Via Santa Brigida, 14/16 – 80132 Napoli NA

Tel. 342 1689562 – www.michelasso.it

Osteria Frangiosa a Ponte, la cucina tipica del Sannio beneventano

Ponte, nel Sannio beneventano, all’ombra del massiccio del Monte Taburno, è terra contadina di tradizioni vitivinicole e olivicole che evocano il buon vivere e il buon godere. L’anno che volge a concludersi è stato un anno particolare per Osteria Frangiosa, che da mezzo secolo racconta la storia del piccolo comune fatta di generazioni passate, dove ogni piatto, boccone e ricetta rappresentano un tuffo nella memoria gastronomica di un’epoca e di una cultura mai sopita. Anzi, spesso persino rimpianta.

Giovanni Franciosa, seconda generazione di osti, e sua moglie Annalisa accolgono sempre col calore del sorriso e con la voglia di non deludere mai. Ma prima di lui papà Oreste Frangiosa, fin dalle prime battute nel lontano 1975, era stato l’appassionato artefice di una avventura nella storia culinaria del Sannio che dura da dieci lustri mentre in cucina, a dirigere le operazioni, c’è sua moglie Concetta, mamma di Giovanni.   

L’atmosfera

Quando si varca la porta di un’osteria che segue la tradizione, oltre alla cura dell’oste, si viene fatalmente avvolti da un’aria d’altri tempi, fatta di luci soffuse e tavoli di legno che sembrano narrare dei propri innumerevoli utilizzatori. Il chiacchiericcio degli avventori si mescola al il tintinnio delle posate, creando un suono familiare che fa sentire ogni cliente come a casa propria. Giovanni, con il suo grembiule sbiadito dal lavoro e dalle risate, è pronto a raccontarti la storia di ogni ingrediente, ogni ricetta, ogni tecnica culinaria che ha attraversato il tempo per arrivare fino a quel piatto fumante che ti viene servito.

La cucina di Osteria Frangiosa non ha bisogno di fronzoli. Non si trovano in menu piatti ultra-fotografati o ingredienti esotici, ma piuttosto una cucina che rispetta la semplicità ed esalta l’autenticità, grazie all’amore che viene messo in ogni dettaglio e – soprattutto – nella cura maniacale e nella selezione delle materie prime.

Le “stelle” della Tavola

I veri protagonisti del menù (sempre rigidamente stagionale) di Osteria Frangiosa sono senza dubbio i piatti della tradizione locale: le lasagne preparate come una volta, con la sfoglia fatta a mano e il ragù che cuoce lentamente per ore; la polenta che ti scalda il cuore, servita con un ricco sugo di cinghiale o con formaggi che si fondono in un abbraccio perfetto; i bolliti misti, che tra il brodo e le salse varie raccontano la storia di una cucina che affonda le radici nella cultura contadina.

La selezione di salumi e formaggi locali è una sinfonia di sapori, un viaggio attraverso i terreni e i pascoli che hanno dato origine a questi prodotti. Le bruschette, abbondanti di olio extravergine di oliva e aglio, sono un richiamo irresistibile alla semplicità del buon cibo. Una menzione speciale merita proprio l’olio EVO di casa. “Emozionare” è un monocultivar di Ortice dedicato da Giovanni e Annalisa, che ne ha personalmente curato il bellissimo labelling, hanno dedicato alle quattro generazione che hanno portato ad oggi la coltivazione dell’oliveto di famiglia e l’Osteria. 

Non puoi uscire da Osteria Frangiosa senza però aver assaggiato i rustici ammugliatielli alla brace, le Rane fritte, la Panzetta di agnello ripiena oppure il rinomato ed introvabile piccione imbottito.  Ma per preparare il palato a queste vere gocce di tradizione vanno preventivamente assaggiati il pancotto con broccoli spadellati, l’uovo in salsiccia e l’involtino ai funghi porcini. E se la devozione alla pastasciutta non ammettesse deroghe, allora verranno in soccorso le orecchiette e broccoli con pomodori secchi e olive oppure, se di stagione, i paccheri alla zucca rossa con salsiccia e gli scialatielli ai funghi porcini.

Neppure nei vini sono ammesse deroghe nella tradizione locale: Falanghina del Sannio DOC solo per l’entrèe e poi Aglianico del Taburno DOCG nelle sue eclettiche espressioni. Un sorriso ti accoglie e un sorriso (quello disegnato dai dessert fatti in casa da mamma Concetta) ti congeda, come un arrivederci, una promessa di ritorno ed un augurio per i prossimi traguardi di Osteria Frangiosa, magari sotto la guida dei giovanissimi Oreste, Cosimo e Chiara Frangiosa.

Giovanni Senese: la nuova visione della pizza napoletana tra tradizione, contemporaneità e sostenibilità

Il pizzaiolo originario di Napoli entra nella guida “Identità Golose – Pizzerie e Cocktail Bar d’Autore 2026”

Napoli – Giovanni Senese, pizzaiolo napoletano e interprete appassionato della cultura gastronomica partenopea, è stato ufficialmente inserito nella guida Identità Golose 2026 dedicata alle pizzerie e ai cocktail bar d’autore, un riconoscimento che premia la sua visione  la sua costante dedizione nel valorizzare l’arte della pizza.

Il suo percorso nasce da un’idea precisa: raccogliere l’eredità della tradizione napoletana e proiettarla nella contemporaneità, sviluppando un linguaggio culinario capace di restare fedele ai sapori autentici, ma anche di dialogare con le esigenze del presente.

Tradizione come radice, innovazione come chiave di lettura

Per Giovanni Senese la pizza oltre ad essere un piatto popolare e iconico, è soprattutto un patrimonio culturale da raccontare.
Il suo lavoro punta a preservare gesti, tecniche e sapori di un tempo, reinterpretandoli attraverso processi moderni: impasti alleggeriti, fermentazioni controllate, cotture studiate, topping che nascono dal dialogo tra memoria e ricerca. Il risultato è un impasto che racconta nello stesso morso passato e presente, nella pizza e in altri panificati di sua produzione.

Educare alla qualità, costruire un futuro più sostenibile

Uno dei cardini della filosofia di Giovanni Senese è la scelta rigorosa delle materie prime. Le collaborazioni con produttori che condividono la sua attenzione per la stagionalità, unita al lavoro quotidiano nel suo orto sinergico, rappresentano solo una parte del suo impegno: la stessa cura è rivolta a tutti gli altri ingredienti, dalle verdure ai latticini, alle carni allevate in modo etico, fino ai prodotti del mare provenienti da filiere controllate. Per lui, qualità e sostenibilità non sono solo un valore aggiunto, ma una responsabilità che guida ogni scelta nel suo laboratorio.

La sua missione è anche educare il pubblico alla qualità, far comprendere che una pizza eccellente nasce da un equilibrio tra gusto, tecnica e sostenibilità. Una pizza che rispetta la terra, chi la lavora e chi la mangia.

Il piacere resta al centro

In un’epoca in cui si parla molto di attenzione all’alimentazione, approccio moderno e tecniche, Giovanni Senese non dimentica la matrice del suo mestiere: donare piacere attraverso una pizza buona, genuina e memorabile. Ogni creazione resta visceralmente napoletana, intensa e armonica, capace di suscitare emozioni al primo morso: una pizza che si rinnova.

Un riconoscimento che consolida un percorso

L’ingresso nella guida Identità Golose 2026 conferma il valore del lavoro di Giovanni Senese e il crescente apprezzamento della critica di settore. Un traguardo importante che racconta un percorso di studio, dedizione e visione.

La cucina italiana è diventata patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco. E adesso?

Nel 2017 è toccato all’arte del pizzaiuolo napoletano; oggi è il momento di gloria per la cucina italiana, divenuta anch’essa patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco.

Un traguardo sperato da molti, tra politici, chef e professionisti del settore. E mentre si fa a gara per tirarsi la giacchetta a vicenda e salire sul carro dei vincitori (anche questo “modo di vivere nostrano” diventerà Patrimonio Unesco…) i ristoranti gourmet viaggiano su note in chiaroscuro, con trattorie, osterie e piccoli bistrot che recitano la parte del leone nel mangiar bene italiano.

Ne parlava il tristellato chef Enrico Crippa durante la presentazione della Guida Ristoranti d’Italia 2026 del Gambero Rosso: «Nel nostro Paese ormai ovunque si mangia davvero bene». Lo vediamo nelle carte rivisitate dei menu, contraddistinte dal tricolore negli ingredienti e dall’appartenenza alla cultura gastronomica di popolo del Mediterraneo. Lo assaggiamo nei piatti delle numerose eccellenze lungo lo Stivale: pietanze personalizzate, sempre meno copia e incolla di luoghi e tecniche a noi troppo lontani.

L’augurio è che questo sia solo il passo intermedio tra la trasformazione dei retaggi del passato e lo stile da imitare e invidiare in giro per il mondo in futuro. Evviva!

Pink Starlight, il charity dinner di Natale firmato Maturazioni per Komen Italia

Maturazioni celebra il Natale con Pink Starlight, una cena di solidarietà dedicata alla prevenzione e al sostegno delle donne che affrontano un tumore. L’evento benefico, in favore di Komen Italia, si terrà lunedì 15 dicembre alle ore 20.30 presso Maturazioni Pizzeria, in via S. Leonardo Zabatta 105 a San Giuseppe Vesuviano (NA).

La serata nasce dal desiderio di unire gusto, condivisione e impegno sociale in un periodo dell’anno che più di ogni altro richiama il valore del dono. Maturazioni ha scelto di sostenere Komen Italia, fondazione impegnata nella prevenzione dei tumori femminili e vicina alle Donne in Rosa, attraverso un charity dinner che ribadisce l’importanza della prevenzione e della cura di chi vive momenti difficili. Il ricavato della serata organizzata da Maturazioni, come tutti i fondi raccolti da Komen Italia sarà destinato a: progetti dedicati alle Donne in Rosa, Carovane della Prevenzione, erogazione di contributi alle associazioni, ricerca.

Komen Italia sostiene ogni anno tante donne, non solo con attività di sensibilizzazione diagnosi precoce, ma anche con percorsi di cure integrate, come supporto psicologico, attività sportive e di meditazione, oncoestetica e iniziative pensate per accompagnare chi sta affrontando un tumore in ogni fase del percorso.

«Questo evento per noi ha un valore speciale: il Natale ci ricorda quanto sia importante prendersi cura degli altri e creare comunità. Sostenere Komen Italia significa dare forza alla prevenzione e alle donne, un principio che guida ogni nostra scelta – dichiarano Antonio Conza e Gabriella Esposito, le due anime di Maturazioni. Le storie delle donne in rosa ci toccano profondamente. Con Pink Starlight vogliamo accendere una luce su chi sta vivendo un momento difficile e contribuire concretamente alle iniziative che ogni giorno offrono supporto, ascolto e speranza».

Per l’occasione, il menu della serata sarà realizzato a quattro mani da Antonio e Gabriella, unendo creatività e tradizione in cinque portate pensate esclusivamente per l’evento: Frittatina alla mammà con manfredi ragù e ricotta, Margherita, Maritozzo cremoso di friarielli con tataki di tonno e cipolla marinata all’aceto di riso, Padellino al cacao con bbq affumicata, pancia di maiale CBT, carciofo arrosto e chutney di mela, e infine Padellino cheesecake con banana arrosto, caramello salato e pop corn tostato.Info e prenotazioni: 376 1125596

Lazio: Antonello Colonna scommette sull’acciaio di Steel Pan

Bravi ragazzi siamo amici miei

tutti poeti noi del ’56.

Non a caso è l’anno di nascita dello chef Antonello Colonna, poeta stellato del gusto e amante dell’arte a tutto tondo.

Il suo Antonello Colonna Resort, una stella Michelin, sorto in mezzo al verde ad aprile 2012 nei dintorni di Labíco, è quasi un museo, con arte pittorica del Rinascimento, esposizione di fotografie che ritraggono noti scrittori opera di Marco Delogu, e una bellissima biblioteca di libri d’arte e di cucina, dove abbiamo avuto modo di apprezzare la Divina Commedia in tre volumi in 4°, pubblicata da U.T.E.T. a cavallo tra il 1924 e 1939 e a cura di Guido Biagi.

Lo chef neo eletto per accogliere con la sua cucina gli atleti dell’olimpiade invernale di Milano-Cortina, è anche la nuova firma delle pentole Steel Pan Master, una linea brevettata e disegnata dall’imprenditrice Carmen Dollo. 

Il cuore del progetto è il fondo antiaderente brevettato che adopera l’innovativa tecnologia “lega su lega”, priva dell’aggiunta di sostanze chimiche, progettata per garantire una sana cottura, uniforme, e dalla semplicità di pulizia, riducendo l’impatto ambientale, un tema caro agli impegni dell’Agenda 2030 voluto dai paesi dell’ONU. 

L’azienda Steel Pan nasce nel 1992 specializzandosi in pentole in acciaio inox. Un 30% della produzione riguarda l’alluminio antiaderente e il catalogo prevede una vasta gamma di linee. 

Rimandiamo al sito ufficiale per scoprirne di più: www.steelpan.it

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L’acciaio inox ad alta resistenza è un materiale riciclabile, persistente e in grado di affrontare senza degrado le alte temperature. 

Design accattivante, leggerezza di peso, insomma si vuole scommette su questo materiale antiaderente e antigraffio. 

Nella conferenza stampa d’annuncio del sodalizio, Antonello Colonna ha dichiarato che le adopera nella cucina del suo ristorante riscontrando che le pentole velocizzano sensibilmente i tempi di cottura. 

Lo sposalizio tra lo chef e Steel Pan e di conseguenza con l’acciaio, trova una sua coerenza con la percezione che il pubblico ha di una figura come quella di Antonello Colonna: la ricerca dell’eccelenza in ogni occasione, non solo con la scelta delle materie prime per le pietanze ma anche in quella degli strumenti da utilizzare, affidabili ed ecosostenibili. 

Una visione sul domani. 

Guida ai Ristoranti d’Italia, Europa e Mondo di Identità Golose 2026

Da nord a sud sono 8 gli indirizzi presenti nella prestigiosa Guida e seguiti dall’agenzia di marketing e comunicazione guidata da Carla Botta

Raffaele Bonetta (Raf Bonetta Pizzeria), Paolo De Simone (Modus Pizzeria), Angelo Pezzella (Angelo Pezzella Pizzeria), Manuel Maiorano(La Fenice Pizzeria Contemporanea), Emanuele Riemma (Maiori), Antonio Tancredi (Diametro3.0), Alessandro Zirpolo (Ardecore) e Giovanni Senese (Senese Pizzeria): questi gli 8 localipresenti nella Guida di Identità Golose 2026 e seguiti da Carbot Communication, agenzia di comunicazione e marketing di Carla Botta. Un risultato che testimonia l’efficacia e la passione con cui Carbot Communication accompagna i suoi clienti, contribuendo al loro successo e consolidando la propria reputazione di leader nella promozione della cultura gastronomica d’eccellenza.

L’agenzia Carbot, specializzata in strategie di comunicazione, branding e digital marketing punta da sempre su una visione creativa e innovativa del settore, dedicandosi a raccontare storie di persone e passione oltre che a costruire ponti tra i professionisti della cucina, il mondo del giornalismo nazionale ed internazionale oltre che il grande pubblico. Con la menzione dei suoi clienti nella prestigiosa guida, Carbot Communication consolida il proprio ruolo di partner strategico in tutta Italia, dalla Liguria alla Toscana, dal Lazio alla Campania fin giù in Sardegna; un ruolo capace di valorizzare e diffondere i migliori talenti della pizza italiana. La Guida di Identità Golose rappresenta un punto di riferimento per il mondo gastronomico e premia ogni anno i professionisti più innovativi, creativi e capaci di interpretare al meglio la tradizione gastronomica italiana con una visione contemporanea e in continua evoluzione.

Essere inclusi in questa selezione è un onore che non solo riconosce la qualità tecnica e creativa dei pizzaioli, ma celebra anche il loro impegno nell’elevare la pizza a livello di alta gastronomia.  L’edizione 2026 della Guida di Identità Golose non è solo una raccolta di indirizzi, ma un vero e proprio racconto che interpreta l’evoluzione del settore gastronomico e le sue nuove direzioni, dando forma alle nuove tendenze del gusto, soprattutto in questo periodo in cui la cucina italiana è candidata a Patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. Carbot Communication, con la sua strategia fondata su tailor-made e storytelling accompagna ogni cliente nella costruzione di una propria identità fondata su autenticità e innovazione.  La menzione della Guida Identità Golose 2026 non è solo un traguardo per i pizzaioli premiati, ma un riflesso dell’abilità di Carbot Communication di interpretare le nuove tendenze del marketing gastronomico e di diffondere i messaggi più significativi in modo efficace e coinvolgente.

La valorizzazione della pizza come prodotto di alta qualità, l’attenzione alle tecniche di cottura e agli ingredienti locali e la promozione di una cultura gastronomica autentica e sostenibile sono temi che Carbot Communication porta avanti con passione e dedizione. «Questo traguardo testimonia il valore delle partnership che coltiviamo e la forza delle storie che aiutiamo a raccontare. Essere al fianco di professionisti capaci di segnare l’evoluzione della pizza italiana è per noi un privilegio e una motivazione a continuare a crescere», afferma Carla Botta, chief di Carbot Communication che con la sua esperienza consolidata e il suo approccio innovativo, conferma ancora una volta il ruolo di protagonista nel panorama della comunicazione e del marketing gastronomico.

Il riconoscimento agli otto pizzaioli nella Guida di Identità Golose 2026 non è solo una conferma della qualità del lavoro svolto, ma anche un invito a guardare sempre oltre, verso nuove sfide, nuove tendenze e nuovi orizzonti per il mondo della comunicazione gastronomica.

Fino all’Epifania da 1947 Pizza Fritta il gusto si trasforma in musica e solidarietà

Lodevole iniziativa benefica di Vincenzo Durante in favore della Piccola Orchestra di Forcella della Casa della Musica. Dal 12 novembre e fino al 6 gennaio prossimo, l’intero ricavato della pizza fritta special dedicata a Marisa Laurito, sarà devoluto all’associazione L’Altra Napoli EF che attraverso il Progetto la Porta dei Sogni offre percorsi musicali gratuiti a bambini e ragazzi dei quartieri complessi di Napoli appartenenti a famiglie con disagio economico e sociale.

«L’arte salva la vita – dichiara la nota attrice di cinema e teatro, uno dei volti simbolo della Napoli verace – Ho contribuito alla realizzazione della pizza fritta a me dedicata dispensando qualche piccolo consiglio a Vincenzo, perché il riscatto sociale avviene anche tramite la cultura e la condivisione della buona tavola».

Il connubio stesso tra il teatro, aperto alla popolazione di un quartiere difficile come Forcella e l’aiuto dei commercianti è stato fondamentale nella salvezza dalla criminalità di tanti bambini nati in un contesto delicato.

Il titolare Durante ha iniziato nel ’93 la propria esperienza ai fornelli, con la moglie e i suoceri. Nel 2000 il primo locale in proprio per servire le pizze al taglio e nel 2014 il primo 1947 Pizza Fritta, replicato, solo tre anni dopo, sempre in Via Pietro Colletta a Napoli con ben 45 coperti all’interno e 20 esterni.

«Da qualche tempo ho il privilegio dell’amicizia della signora Laurito e nell’occasione dei 10 anni dall’apertura del mio ristorante ho scelto di regalare un sorriso ai ragazzi del mio quartiere. La pizza Profumo di Genovese – detta “Pizza Marisa” – dichiara il pizzaiolo imprenditore – ha la consistenza delicata ed il ripieno a base di paté di cipolla ramata, provola, cacioricotta salata, pepe e basilico. Il tutto al costo di 8 euro totalmente devoluto alla beneficenza».

Il vice presidente dell’associazione L’Altra Napoli EF Antonio Lucidi, una carriera da economista con la passione autentica per il sociale e le arti delle Muse, ricorda gli inizi dell’orchestra giovanile e il supporto morale di padre Antonio Loffredo che ha dedicato la propria vita, rischiando anche ritorsioni personali, per il Rione Sanità. «Ci siamo ispirati a El Sistema di José Antonio Abreu in America Latina, maestro e uomo straordinario che ho potuto accogliere in una visita in Italia – racconta il professore – Anche i nostri ragazzi possono seguire una splendida carriera ed alcuni di essi sono diventati a loro volta insegnanti e direttori d’orchestra».

Attualmente Paolo Acunzo dirige la Sanitansamble costituita da oltre 80 ragazzi, tra bambini e adolescenti dai 7 ai 24 anni e 14 maestri, musicisti di due formazioni musicali nate sull’esempio dell’Orchestra Simon Bolìvar del Venezuela. Un progetto che trova il pieno sostegno economico solo dai privati, con iniziative lodevoli come quella di Vincenzo Durante e del suo 1947 Pizza Fritta.

“Mangia bene, ridi spesso, ama molto”.

1947 Pizza Fritta

Via Pietro Colletta, 29-31 – Napoli

Tel. 081 18226812

La MacelleGria a Fuorigrotta: il format ideale per la carne da allevamenti non intensivi del Sud Italia

Premetto che negli anni 70’, ho fatto le mie prime esperienze lavorative adolescenziali nell’ottima macelleria di mio zio che mi permetteva di guadagnare una piccola paghetta settimanale. Ebbene, la sobrietà dei locali di MacelleGria, sia per il colore delle pareti o un arredamento senza tanti fronzoli, sia per il banco espositivo delle carni e dei preparati gastronomici fatti con esse, mi hanno portato indietro nel tempo.

Nata nel 2013 nel quartiere Fuorigrotta come primo ristorante con macelleria di Napoli, quest’anno ha festeggiato il suo dodicesimo anniversario dall’apertura. Il nome MacelleGria riconduce poi alla genuinità del sorriso della titolare, che mi accoglie come se ci conoscessimo da tempo, ed è stata una bella sensazione, visto che era la mia prima volta al suo locale.

Donatella Bove, ex allenatrice e calciatrice professionista campionessa d’Italia nel ’90, durante la sua carriera sportiva ha vissuto cinque anni tra Taranto e Gravina di Puglia. Da quei territori ha trovato lo spunto giusto per il suo locale, ispirandosi alle tradizioni pugliesi dell’antico “arrusti e mangi” con le braci allestite in strada e ancor di più dal tipico “fornello pronto” di Martina Franca. Lì le macellerie cucinano e vendono le proprie carni ai clienti, che possono sceglierle per farle cuocere al momento e consumate sul posto o a domicilio.

Tutte le proposte, siano esse bovine, suine o avicole, provengono da allevamenti non intensivi del sud Italia. La razza bovina prescelta è la Podolica, allevata nelle aree interne di diverse regioni quali Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e che vive a suo agio allo stato brado o semibrado, capace di adattarsi ai pascoli e terreni più impervi, trovando in molte piante della macchia mediterranea il suo nutrimento. Le sue carni, dopo un necessario e adeguato periodo di frollatura per ottenere la giusta tenerezza, sono riconosciute per il loro sapore sapido e deciso.

L’offerta culinaria si articola in un menù più completo che nasce dalle idee di Donatella e che comprende anche piatti della tradizione napoletana e non, salumi vari o contorni di prodotti biologici dell’orto.

La MacelleGria, oltre alla tradizionale scelta alla carta, offre anche la possibilità di una proposta giornaliera a prezzo fisso per tutti quelli che intendono fare una pausa pranzo.

Ma partiamo alla degustazione:

  • un succulento trancio di mortadella piastrata condita con una glassa di aceto balsamico;
  • il “Sacchetto del contadino”, una rosetta calda farcita con cicoli e provolone piccante, gustoso, e bella idea per sostituire il classico panino napoletano;
  • la tartare “Tu vulive a pizza”, guarnita infatti a mo’ di pizza con pezzetti di pomodori gialli e rossi, ciuffetti di stracciata di bufala, capperi e un crumble di pane con evo e basilico, un equilibrio di sapori che non sminuisce la protagonista, la carne con la sua delicata aromaticità e piacevole tendenza dolce;

  •  il “Soffritto rivisitato”, ideato per quelli come me che ad oggi, nella sua versione tradizionale, non lo avevano mai assaggiato, ma cucinato senza interiora e con solo carne; in abbinamento un calice di Susumaniello del Salento, la cui leggera morbidezza ha equilibrato la leggera piccantezza, a dimostrazione che è possibile usufruire anche di una buona carta dei vini e, per chi volesse, anche la possibilità di bere birra alla spina e artigianale;
  • una buona e cremosa “Pasta e patate” esaltata dalla provola filante e dall’aromaticità lievemente piccante del pepe;
  • un tris di carne alla piastra composto da: un succulento hamburger, una cotoletta palermitana di bovino impanata senza uova, con pecorino, pepe e aromi, non fritta ma alla brace, in dialetto palermitano detta “l’Appanata “, assaggiata per la prima volta è stata una piacevole e gustosa sorpresa; la “Bombetta” pugliese, un gustosissimo involtino di capocollo di maiale cotto tradizionalmente alla brace e leggermente napoletanizzato nel ripieno da Donatella, e la cui ridotta sua dimensione permette di mangiarlo in pochi morsi, io in due.
  • per chiudere nel migliore dei modi, la sbrisolona alla crema pasticcera servita al cucchiaio, arricchita da un coulis di amarene e foglioline di mentuccia.

Arrivati con soddisfazione alla fine dell’appuntamento, Donatella ha tenuto a sottolineare la bravura dei suoi collaboratori, che con la professionalità e affezione al lavoro, sono riusciti a superare il momento più difficile della loro storia gastronomica dal 2013 ad oggi: gli anni della Pandemia Covid.

Ci parla quindi della sua squadra, partendo dalla Mastergrill Luciana Lamanna, capace di cuocere a puntino le carni ma anche molto brava a gestire contemporaneamente una brace apposita per celiaci, dei due giovani e bravissimi chef Francesco Penta e Simona Loffredo in cucina nonché dell’indispensabile Diego Moio da sempre con lei in sala. Una bella realtà. A presto Donatella…

Il maestro panificatore Gabriele Bonci in visita dai fratelli De Maria nella sede I Vesuviani di Casoria

In ogni settore c’è un autentico fuoriclasse, quasi sempre un pioniere, che con il proprio talento fa da scuola per tutti gli altri. Gabriele Bonci, maestro nell’arte della lievitazione è tornato a trovare un suo allievo illustre, Federico De Maria, titolare assieme al fratello Francesco delle pizzerie a marchio I Vesuviani.

Lo ha fatto in un originale pranzo a 4 mani il 21 novembre scorso nella sede de I Vesuviani a Casoria, ascoltando i giovani imprenditori e raccontando la propria passione negli impasti e nelle proposte autentiche rivisitate in chiave contemporanea.

Non solo acqua, farina e lievito, ma anche fritti come la celebre frittatina alla carbonara, topping squisiti e ingredienti a chilometro zero della gastronomia romana.

Da quel primo impasto – fatto di curiosità che è poi diventata ambizione – imparato da Bonci, è iniziato per i De Maria il percorso che li ha condotti nell’olimpo dei migliori pizzaioli italiani stimati anche all’estero, con i massimi riconoscimenti di 91/100 per la guida pizzerie d’Italia 2026 Gambero Rosso (3 spicchi dal 2023), 18a posizione secondo la guida 50 Top Pizza Italia 2025, 40a nella 50 Top Pizza World 2025 e 3 galletti per la guida de Il Mattino.

“Non è che una gioia, oltre che un onore, essere oggi al fianco di Gabriele. Significa tanto per noi, per il nostro percorso, inizialmente difficile per il nostro territorio, ma che oggi ci rende fieri e soddisfatti. Siamo stati i primi a portare diversi  impasti (molti romani) in pizzeria e in Campania. Una sfida che ci sentiamo di aver vinto e che ci rende sempre più motivati a offrire qualcosa di nuovo ed eccellente al nostro amato territorio. Oggi divertiamoci e festeggiamo insieme, anche con il nostro staff, siamo una grande famiglia” dichiarano felici i fratelli De Maria.

Impossibile rinunciare in menu alla prima pizza in teglia inserita nel primo menu de I Vesuviani chiamata ‘omaggio a Gabriele Bonci’ con burrata, gambero rosso, pomodorini semidry e polvere di pomodori del piennolo.

Così come la pizza in pala con salsiccia e friarielli, un connubio fra Napoli e Roma, rappresentativo dei mesi da pendolare di Federico per seguire i corsi a Roma del maestro Iezzi, suggerito da Bonci stesso.

E poi la Marinarella – marinara e mortadella – invenzione di Gabriele e la porchetta in crosta de I Vesuviani, per finire con il trittico composto dal padellino prosciutto e nocciole, dalla pizza al primo sale con miele e alici e da quella in pala alla genovese di coniglio, ricca di gusto e fantasia.

Un pranzo d’eccezione per un ospite d’eccezione che ha scritto la storia dei lievitati italiani.