Modus di Paolo De Simone: il pranzo della domenica dal Cilento direttamente nel cuore di Milano

Paolo De Simone, creator e pizza chef della catena Modus Pizzeria e Ambasciatore della Dieta Mediterranea, da sempre impegnato nella promozione e nella valorizzazione delle tradizioni gastronomiche del Cilento, ha ideato per le domeniche che ci proiettano alle festività natalizie, un menù ad hoc. Il pranzo della domenica da Modus Pizzeria è un appuntamento pensato per chi desidera vivere il giorno di festa all’insegna del gusto, della convivialità e delle materie prime d’eccellenza. Con il concept il tuo pranzo della domenica a Milano, Modus trasforma il momento più italiano della settimana in un’esperienza autentica, calda e accogliente: un vero e proprio viaggio nel cuore del Cilento, pur restando nel centro meneghino.

L’obiettivo è semplice e ambizioso ovvero accogliere tutti da chi arriva da lontano o chi vive a Milano, da chi cerca un pranzo speciale a chi desidera solo un momento di serenità. Il tutto senza formalità, senza fretta, con quella naturalezza tipica del Sud, dove il cibo è cura, attenzione, relazione, la stessa che si crea davanti a piatti che sanno di ricordi, pizze che raccontano il Cilento, antipasti pensati per essere condivisi, dolci che riportano all’infanzia.

Ogni domenica, Modus propone un’esperienza gastronomica che unisce tradizione e creatività, con un menù dedicato in grado di valorizzare i prodotti tipici del Cilento e della Dieta Mediterranea, dagli sfizi e fritti più iconici, ai primi con pasta fatta in casa al profumo di ragù, passando per il pollo al forno e finendo con l’immancabile dolce della domenica.

Paolo De Simone nella scelta del menù mette come sempre al centro la sua filosofia Modus semplice mangiare, un conetto che abbraccia i valori della tradizione del pranzo domenicale in famiglia. “La domenica è il giorno della famiglia, del relax e del buon cibo. Con questo nuovo format voglio offrire a chi sceglie di trascorrere la domenica da Modus, uno spazio accogliente dove ritrovarsi e vivere un pranzo speciale, senza fretta, con la qualità che da sempre ci contraddistingue” afferma Paolo De Simone.

Ogni ingrediente del menu della domenica di Modus racconta una storia, ogni piatto porta con sé il ricordo di una domenica in famiglia, “cucinare significa custodire le radici, ma anche avere il coraggio di reinterpretarle con rispetto e curiosità” conclude Paolo che da sempre porta a Milano un pezzo del suo Cilento. I sapori autentici, la cultura dell’accoglienza, l’arte della condivisione, i profumi del cibo fatto in casa diventano un ponte tra Sud e Nord, tra tradizione e innovazione.

Dettagli

  • Ogni domenica dalle 12.30 alle 14.30
  • Modus Pizzeria Milano – Corso Magenta 25

Info e prenotazioni: +39 02 828 60326 / https://reservations-guest.teamsystem.cloud/moduscorsomagenta

Giovanni Senese: il pizzaiolo che riscrive la tradizione napoletana con etica, sostenibilità e l’orto biologico

Giovanni Senese, giovane pizzaiolo napoletano, si presenta al panorama gastronomico non solo come artigiano del forno, ma anche come portavoce di una filosofia che unisce pizza, etica e gusto. Dopo oltre dieci anni di esperienza e ricerca in Liguria, Senese è pronto a tornare nella sua Napoli per proseguire il suo percorso nella pizza contemporanea reinterpretando l’eredità partenopea con creatività e avanguardia. 

La pizza come equilibrio etico e alimentare

La filosofia di Giovanni Senese è un manifesto di principi che va oltre il semplice piatto, concentrandosi su tre pilastri fondamentali: 
Equilibrio: l’obiettivo è offrire un pasto consapevole, nutriente e bilanciato. 
Sostenibilità: per Senese è un imperativo morale che si traduce nella lotta allo spreco, nell’uso della filiera corta e nell’impiego di macchinari a basso impatto ambientale, ed grazie a questa attenta filosofia che 50Top Pizza gli riconosce il premio forno verde per la sostenibilità
Contaminazione: il racconto del suo percorso professionale, dalle radici sul lungomare di Napoli all’esperienza in altre regioni, si riflette nella creazione di audaci contaminazioni che esaltano le cucine locali. 

L’orto: dove la pizza prende vita

Il vero cuore della sua cucina di Giovanni Senese è il suo orto biologico, vivo e sinergico. Questo ecosistema segue i ritmi delle stagioni e detta quotidianamente il menù: qui nascono le materie prime – come melanzane, zucche, barbabietole ed erbe aromatiche – che vengono trasformate in topping, creme e contrasti di gusto. L’orto biologico per Giovanni Senese é un atto d’amore verso la natura, senza sprechi senza forzature e rappresenta in pieno la filosofia verde che caratterizza da anni l’attività di Giovanni Senese. 

Un Impasto che sfida la tradizione

L’impasto di Senese è un connubio di tradizione e scienza alimentare. Per garantire un alto profilo nutrizionale e una resa ottimale nella lievitazione, vengono utilizzate farine tipo 1 e grani antichi, oltre a dedicare un impasto specifico interamente al senza glutine. La lievitazione per Senese non ammette scorciatoie: solo tempo, aria, tecnica e pazienza. Il risultato è una pizza digeribile, soffice e completa sotto il profilo nutrizionale. 

Giovanni Senese dopo aver ricevuto il prestigioso riconoscimento di 3 spicchi da parte di Gambero Rosso è pronto a far scoprire la sua visione di pizza, un viaggio che parte dalla terra e arriva al piatto, dove tradizione, equilibrio, innovazione e natura si incontrano.

Biskè – Buon cibo, calda accoglienza, anima salentina

Un nuovo capitolo di gusto in via Nomentana: il calore del Sud incontra la convivialità romana.

Prende vita un locale che porta con sé la passione delle tradizioni e il sapore autentico del Salento.
Arriva Biskè, in via Nomentana a Roma, ristorante-pizzeria-braceria con un’anima salentina che fa della genuinità, dell’artigianalità e dell’accoglienza i propri valori fondanti. Un luogo dove ci si siede per mangiare bene ma si resta per sentirsi a casa.

Il calore e l’energia della Puglia.

Biskè nasce dall’esperienza e dalla visione di Giuseppe e Maria Todaro, coppia nella vita e nel lavoro, che da oltre trent’anni coltivano la passione per la buona cucina. Entrambi pugliesi d’origine, portano nella capitale il calore, l’ospitalità e i sapori della loro terra, trasformando ogni piatto in un racconto di identità e memoria.

«La Puglia è il nostro punto di partenza e la nostra anima» racconta Giuseppe Todaro, pizzaiolo e fondatore. «Ogni pizza, ogni puccia, ogni pezzo di pane nasce dal sole e dal grano della nostra terra. È da lì che tutto ha inizio.»

Una cucina che parla salentino

Da Biskè la tradizione incontra l’innovazione: pucce salentine cotte nel forno a legna, pizze ad alta idratazione (oltre l’80%) realizzate con farine pugliesi Molino Casillo, carni danesi alla griglia, fritti e dolci rigorosamente fatti in casa.
Il risultato è una proposta gastronomica che unisce autenticità e modernità, con un’attenzione estrema alla qualità e alla digeribilità.

Se la pizza napoletana parla il dialetto del Vesuvio, quella di Biskè parla la lingua del Salento: cotta a 300°C, fragrante e profumata, simbolo di una Puglia che si rinnova senza dimenticare le proprie radici.
E accanto alla pizza, la Puccia — morbida, croccante e saporita — è la vera ambasciatrice del locale: farcita con ingredienti genuini, stagionali e spesso sorprendenti, dal pulled pork agli hamburger artigianali.

La griglia, la convivialità, la casa

Da Biskè l’arte della griglia non è solo tecnica, ma rituale: il profumo del fuoco, la selezione delle carni, la cura nella cottura. Il banco carni — con costate, fiorentine e filetti danesi — è un richiamo alle antiche macellerie pugliesi, dove la qualità si sceglie a vista e la scelta parte da una fiducia incondizionata.

Gli ambienti sono ampi e accoglienti: sale interne luminose, un garden estivo perfetto per le serate romane, area bimbi e un palco dedicato alla musica live. Un locale pensato per famiglie, coppie e gruppi di amici, dove ogni tavolo diventa occasione d’incontro.

Un’identità che evolve, senza cambiare anima

Biskè segna l’evoluzione naturale di un progetto familiare nato nel 2005, che oggi si rinnova nel nome e nell’immagine, ma resta fedele alla propria filosofia:
 “Fatto in casa, fatto con cuore”.

La nuova identità visiva — contemporanea, semplice e riconoscibile — racconta un brand che cresce rimanendo autentico. Perché da Biskè non si entra solo in un ristorante, ma in una casa del gusto, dove ogni dettaglio parla di calore umano e tradizione.

Informazioni utili

Biskè – Via Nomentana 1040, Roma
Tel: 06 8209 8204 | WhatsApp: 351 7990 977
Orari: Invernali: Mar–Ven dalle 19:45 a mezzanotte | Sab–Dom dalle 12:30 alle 15:30 / dalle 19:45 a mezzanotte
Estivi: Mar–Dom dalle 19:45 a mezzanotte (Lunedì chiuso)
Parcheggio libero fronte ristorante

Ricordi di un’estate al ristorante Caracol con i vini del Consorzio Tutela del Roero

L’avvicinarsi dell’inverno porta con sé la bellezza del foliage e quella malinconia tipica delle giornate di sole sempre più corte. Abbandonarsi ai ricordi dolci dell’estate è un toccasana per l’animo, ripensando ai tanti momenti di festa e di unione, nelle serate trascorse a parlare di cultura enogastronomica.

Ripensare ai tramonti sfuggenti del Caracol, ristorante gourmet sulla baia di Bacoli, ai piatti firmati da chef Angelo Carannante e alla proposta vini in abbinamento curata dal Consorzio Tutela del Roero è il paradigma ideale per comprendere le cose belle della vita.

Massimo Damonte, presidente del consorzio, racconta la storia di un territorio ancora da scoprire, posto nella parte sud del Piemonte: «In queste colline si fa vino sin dal 600 secondo gli scritti a noi pervenuti. L’Arneis, la varietà autoctona per eccellenza nel territorio, veniva proposto in versione dolce o per il Vermouth di Torino, fino al cambio di prospettiva ed alla valorizzazione della sua versatilità nelle tipologie spumante e secco».

I suoli derivano dai fondali subacquei preistorici, una delle ultime zone collinari riaffioranti dal mare. Ricco di biodiversità il Roero è una delle poche denominazioni italiane ad avere la menzione Docg sia per il bianco che per il rosso. Nelle Menzioni Geografiche Aggiuntive emerge la forte eterogeneità tra zona e zona, eliminati i declivi posti a fondo valle. Ben 19 i Comuni interessati lungo l’antica via del commercio che collega la regione con la confinante Liguria.

«Il 1436 è stato l’anno della svolta – prosegue Damonte – L’Arneis venne individuato tra i filari di Nebbiolo, veniva paragonato al moscato e come tale si poteva anche mangiare. Il nome deriva dalla collina di Renesio, luogo a maggior vocazione per la coltivazione dell’uva». I bianchi dimostrano la delicatezza dei sentori floreali e mediterranei e un’ottima spinta salina che li rende agevoli alla beva e pronti a resistere al tempo.

I rossi sorprendono per uno stile diverso del Nebbiolo proveniente dalla riva destra del Tanaro. Carattere energico dei tannini in gioventù, corroborati da spezie scure e buona balsamicità, nell’evoluzione diventano compagni insostituibili anche da semplice meditazione. Nei piatti di Angelo Carannante del Caracol, ristorante una stella michelin, il pescato selezionato e quel tocco sempre presente di erbe aromatiche, consentono abbinamenti stuzzicanti, fuori dagli schemi.

Come nei tubetti rigati, anemoni, ricci di mare, salsa di rafano e sconcigli o come nel riso carnaroli riserva San Massimo, salsa verde, gamberi e limone candito. Fresco e da tutto pasto l’Arneis spumante millesimo 2019 “RitaSté” di Tibaldi.

Versatile invece l’Arneis 2024 di Marco Porello, annata per nulla semplice e storico l’Arneis Riserva 2017 “7 anni” di Angelo Negro con tocchi di vaniglia e frutta tropicale che ne allungano il sorso. Sul finale il Roero 2001 di Monchiero Carbone a rendere indelebile una notte di mezza estate.

Ardecore: il cuore irpino che batte al centro della capitale

L’irpinia arriva a Roma. All’interno di un edificio storico nel vivace quartiere dell’Esquilino, a pochi passi da Piazza Vittorio Emanuele II, si trova Ardecore, indirizzo gastronomico dove il calore dell’entroterra campano sposa i gusti della capitale, in un trionfo unico di tradizione e contemporaneità.

Il ristorante pizzeria nasce con un progetto ben definito: “Dall’Irpinia a Roma – un viaggio nel gusto”. Il mix irpino-romano è elemento fondante fin dalla nascita: a dare vita ad Ardecore sono infatti tre soci, giovani ma di grande esperienza, che hanno deciso di mettere insieme competenze, visione e soprattutto origini. Alessandro Zirpolo, il pizza chef dietro al banco, originario di Manocalzati, e Roberta Boccella, vengono infatti dall’Irpinia, mentre Matteo Meloni da Roma.

Territorio Irpino al centro

L’intero concept del locale ruota attorno alle radici irpine dei fondatori Zirpolo e Boccella che, dopo esperienze maturate tra Avellino e la Svizzera, hanno deciso di trasferire nella capitale l’amore per la propria terra d’origine, costruendo insieme a Meloni un luogo dall’identità ben solida e con uno standard qualitativo altissimo.

La proposta gastronomica mette al centro i prodotti della tradizione irpina, con un menù dedicato ai piatti tipici della tradizione, dalla Maccaronara alle ricette di casa. Un menù che si arricchisce con le proposte della pizzeria, mantenendo l’Irpinia sempre protagonista tra salumi, formaggi, miele e confetture artigianali, tutti selezionati con cura da piccoli produttori locali. Prodotti che è anche possibile portare a casa acquistandoli nella Bottega all’interno del locale.

Una proposta gastronomica autentica

Punto forte della proposta gastronomica è un impasto della pizza che interpreta la tradizione napoletana in chiave contemporanea: cornicione pronunciato, lunga lievitazione, farine e ingredienti selezionati con cura dalle mani del maestro pizzaiolo Zirpolo.

Il menù delle pizze è più che mai ricco. Accanto alle più classiche, come la «Margherita» con pomodoro San Marzano DOP e fiordilatte di Agerola, si possono trovare proposte più creative e originali, come la «Zucchetta», con crema di zucca fatta in casa e salsiccia tagliata al coltello, e specialità gourmet come la «Tartufata», con crema al nero di Bagnoli Irpino, funghi porcini e pancetta arrotolata. Non manca una vasta offerta di fritti artigianali napoletani: crocchè, montanare, fiori di zucca e, ovviamente, la famosa, amatissima pizza fritta.

A completare l’offerta esperienziale una vasta selezione di salumi e formaggi tipici dell’Irpinia, la cantina con etichette della Campania/Irpinia, l’aperitivo dedicato all’Irpinia. Insomma, un menù che omaggia in ogni riga il territorio campano.

Calore e accoglienza tra le mura di un edificio storico.

Il locale nasce all’interno di un edificio storico, con archi e mattoni che custodiscono il fascino del passato, ma presenta un’anima moderna fatta di calore, dettagli curati e un servizio attento, capace di autentica accoglienza. L’arredo è di design, con pareti indaco che convivono accanto a un bancone rosso fuoco, circondati da pannelli fonoassorbenti per garantire comfort acustico.
Il risultato è un locale dal mood pop-contemporaneo, che sa inserirsi perfettamente nel quartiere Esquilino, vivo e multiculturale, in modo originale ma senza perdere l’identità territoriale. Un locale che vale sicuramente la pena di conoscere.

Apertura e contatti

– Dal martedì alla domenica, dalle 19.00 alle 23.00

– Via Buonarroti 32, 00185 Roma (zona Piazza Vittorio)

– Telefono: 06 6927 1955
– Sito web: www.ardecore.it – Social: Instagram @ardecore_pizzeria

Apre al Vomero Salvatore Santucci Pizzeria con la sua verace napoletana alternativa

Da novembre l’esteta della pizza a Napoli in Via Giotto, 14

Apre al Vomero, in via Giotto, 14, “Salvatore Santucci Pizzeria”, il nuovo progetto del maestro dell’impasto e formatore internazionale del Gambero Rosso, Salvatore Santucci, Ambasciatore della Pizza Verace Napoletana nel mondo, Istruttore Senior della Verace Pizza Napoletana e già docente presso l’Università Federico II di Napoli. Un locale in cui artigianalità e ricerca scientifica convivono: dagli impasti studiati in base alla stagionalità ai processi di lievitazione naturale diretta che rispettano salute e gusto.

Dopo aver esportato la sua arte da Buenos Aires a Shanghai, da Lione a Pechino, Santucci, l’esteta della pizza, ha scelto il cuore del Vomero per un progetto che racchiude tutta la sua esperienza tra artigianalità, scienza e cuore. “Non cerco la perfezione, ma la bravura – spiega Santucci – quella che nasce dalle mani, dalla conoscenza e dall’amore per l’arte bianca perché, per me, i dettagli non sono dettagli, sono regole”.

Alla base del suo lavoro c’è la filosofia BSB (Buono, Sano e Bello), marchio di fabbrica dell’Officina degli Impasti, la scuola e laboratorio fondati da Santucci per formare nuove generazioni di pizzaioli consapevoli. Concetti che trovano casa in un luogo dove la pizza diventa racconto, arte e ricerca, e dove la tradizione napoletana si veste di bellezza.

La verace napoletana alternativa, la pizza di Salvatore Santucci racconta una Napoli che evolve senza dimenticare le proprie radici. Ogni impasto nasce da un lievito madre vivo, curato e rinnovato da venticinque anni, unito a miscele di farine selezionate in collaborazione con mulini di fiducia.

Tra le creazioni più iconiche: La Gialla in Crosta, con curcuma, crema di pistacchio e pancetta croccante; La Scapriccianera, con impasto al carbone vegetale e alici del Mar Cantabrico; e Alice nelle Meraviglie, con alici fresche del Golfo di Napoli, provola, lime e pepe, premiata come Pizza dell’Anno.

Ogni pizza firmata Santucci è un equilibrio tra leggerezza, digeribilità e gusto, costruita su impasti a lievitazione diretta che cambiano con le stagioni: dal verace napoletano all’integrale, fino a quello con acqua di mare, che, sorprendentemente, regala un minore tasso di salinità.

Accanto alle pizze, la carta celebra i grandi fritti napoletani, montanara, frittatina, arancino,

preparati con la stessa attenzione all’equilibrio e alla qualità che caratterizza ogni suo impasto.
Non mancano i percorsi di abbinamento tra pizza, vino, birra e cocktail, con incursioni di mixology creativa che raccontano una Napoli contemporanea, tra champagne rosé e Negroni.

Con il progetto J’ham, infine, Santucci esplora il mondo della carne di qualità e del lievitato gourmet: un “pagnottiello” napoletano reinterpretato con carni selezionate, chianina, marchigiana, fassona, suino nero del Cilento, e ingredienti stagionali, in un connubio tra street food e fine dining. “Il mio desidero è diffondere informazioni sane e sapere esattamente cosa servo ai miei clienti”, conclude Santucci. Tra poche settimane, la pizzeria di Via Giotto 14 accoglierà gli ospiti in un ambiente caldo, curato e familiare, dove ogni elemento, dal forno alle luci, dagli arredi ai piatti, racconta una storia di passione, rigore e bellezza. Un luogo dove la pizza torna ad essere un gesto d’amore verso Napoli, i suoi clienti e la sua tradizione più verace.

I Caporale, Tre Galletti nella Guida 2026 Le Migliori 350 Pizzerie della Campania

Massimo riconoscimento nella pubblicazione curata dal giornalista Luciano Pignataro

Premiati tra le “Pizzerie Eccellenti” in 50 Top Pizza Italia 2025, per I Caporale di Casalnuovo arriva un’altra prestigiosa affermazione: l’ottenimento dei Tre Galletti della Guida 2026 Le Migliori 350 pizzerie della Campania curata dal giornalista e critico enogastronomico Luciano Pignataro con la collaborazione della giornalista Antonella Amodio.

Lo scorso anno la pizzeria dei fratelli Giuseppe e Raffaele Caporale aveva ottenuto Due Galletti nella stessa pubblicazione, un risultato già molto importante considerando il numero di locali recensiti in tutte le province della regione, corredati ciascuno da un giudizio di merito.

I Tre Galletti sono un premio per l’impegno dell’intera squadra, oltre che per la passione dei fratelli Caporale che in pizzeria hanno sempre al loro fianco papà Domenico: fu lui nel 2006 a rilevare l’attività coinvolgendoli con passione. Ed ora arriva questo nuovo riconoscimento per la pizza contemporanea tradizionale dei Caporale che si evolve tra studio e impegno quotidiano e dà vita a proposte sempre particolari, con stili e consistenze di impasto accattivanti.

Idratazione molto elevata e scelta dei topping- che sono un chiaro richiamo alle proprie radici – senza mai perdere di vista il territorio. Hanno trionfato per questo Giuseppe e Raffaele Caporale, con una menzione all’interno del giudizio anche per la piacevole sala, per l’importanza data al senza glutine e per l’ampia proposta di pizze, tutte molto equilibrate.

La tradizione familiare e l’identità contraddistinguono le preparazioni d’autore dei fratelli Caporale, realizzate con l’utilizzo della salutare farina Varvello: dai padellini croccanti – in cui il crunch la fa da protagonista – ai diversi stili e metodi di cottura, per pizze sempre molto leggere, piacevoli e digeribili. “Non possiamo che essere soddisfatti – spiegano Giuseppe e Raffaele Caporale -. Un risultato sorprendente che premia il nostro lavoro quotidiano assieme a quello di tutto lo staff. Ringraziamo soprattutto i nostri clienti perché senza i loro consensi non avremmo ottenuto questo riconoscimento”.

Si avvicina alle battute finali il progetto solidale “Pizza, una questione di famiglia” di Enzo Coccia

L’iniziativa del pizzaiolo Enzo Coccia a favore dell’associazione S.O.S. Sostenitori Ospedale Santobono ETS, uno degli enti che sostiene lo storico ospedale pediatrico di Napoli.

Cibo, vino e solidarietà nello stesso format. Organizzato dalla sensibilità di Enzo Coccia e dei figli Andrea e Marco per aiutare l’ente che raccoglie fondi per realizzare progetti dedicati ai piccoli pazienti, garantendo cure all’avanguardia e ambienti di degenza più accoglienti sia per i bambini che per le famiglie che li accompagnano, il progetto è giunto alla fase finale con l’ultimo appuntamento previsto per il 10 novembre presso La Notizia 94 a Napoli.

Prima di Pierluigi Police, della pizzeria ‘O Scugnizzo di Arezzo con il figlio Gennaro è il momento del racconto della serata straordinaria del 13 ottobre con Attilio Bachetti, Pizzeria Da Attilio alla Pignasecca, con il figlio Mario. Ognuno dei tre appuntamenti ha visto infatti la partecipazione anche delle nuove leve della gastronomia partenopea a cominciare dal 29 settembre con Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi e papà Antonio.

Indispensabile l’apporto di linfa giovane per il disco di pasta lievitato più conosciuto al mondo, anche se l’occhio saggio dei genitori non può che indirizzare nella maniera giusta il talento dei ragazzi. Gli impasti si alternano tra diretti e con utilizzo di biga o pre-fermenti, ma è nei topping che si rivela tutta la grinta e le contaminazioni tanto in voga oggigiorno.

Mario, l’erede di Attilio Bachetti della pizzeria Da Attilio alla Pignasecca, ha colpito nel segno con la pizza “profumi d’autunno” con crema di finocchio, aglio nero, fiordilatte di Agerola, pan grattato croccante, finocchietto fresco e pepe nero. L’esperienza da uomo di partita imparata allo storico gourmet Del Cambio di Torino fa la differenza, anche nella proposizione dei dolci, articolati e diversi dalle consuete proposte.

Apertura con il Caseficio il Casolare di Alvignano di Mimmo La Vecchia e le sue ricottine di bufala, mozzarelle gustose e formaggi freschi o stagionati che rappresentano la forza di un intero areale nel cuore del casertano. Ne abbiamo già parlato su 20Italie con l’articolo riguardante il territorio del Matese: un giorno in Alta Campania alla ricerca del nostro “Vecchio West”.

Enzo Coccia si esalta nella “sua” Margherita con pomodoro San Marzano, fior di latte di Agerola, formaggio Grana Padano grattugiato, olio extravergine d’oliva e basilico unica e saporita nel suoe genere. A riguardo il celebre pizzaiolo, da poco promosso sommelier ad honorem dal presidente di A.I.S. Campania Tommaso Luongo, esprime così la propria soddisfazione: «Non esistono segreti per fare una pizza di qualità. Esistono tecniche e tradizioni da unire. Gli ingredienti contano, ma un artigiano deve saper lavorare con testa, cuore e mani».

Chiude l’ospite d’onore Attilio Bachetti, in parziale discontinuità rispetto al discorso precedente, esaltando invece gli unici protagonisti per un impasto perfetto: farina bianca, acqua e lievito. Poco importa chi ha davvero ragione, l’unica cosa che conta è il successo di pubblico per una iniziativa che fa bene al cuore e al palato.

Un viaggio tra gusto ed eleganza da Bellavista con Longo Speciality

Nel territorio collinare della Franciacorta, situato nell’entroterra del Lago d’Iseo, l’evento esclusivo che ha celebrato l’eccellenza enogastronomica italiana. Protagonista della serata è stata Longo Speciality, punto di riferimento nel mondo delle specialità gourmet, che ha scelto Bellavista, nota per la produzione di Franciacorta di alta qualità, quale sede dell’iniziativa.

Fondata nel 1961 da Consiglio e Carla Longo, Longo Speciality è oggi una delle realtà italiane più riconosciute nel settore dei regali enogastronomici aziendali di alta gamma. Nata come impresa familiare, l’azienda ha saputo evolversi nel tempo, mantenendo salde le proprie radici e allargando il proprio campo d’azione.

Giunta alla terza generazione, si distingue non solo per la qualità dei prodotti selezionati, ma anche per la capacità di innovare. L’azienda ha sviluppato una solida rete di export e un canale e-commerce dedicato alla vendita di specialità alimentari e vini italiani, portando l’eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo.

Tra le iniziative che hanno segnato il percorso dell’azienda, spiccano la fondazione dell’Enoteca Longo a Legnano nel 1983, oggi punto di riferimento per gli estimatori del buon bere, e la creazione della guida “Fuoricasello”, un progetto editoriale che valorizza le eccellenze gastronomiche italiane situate nei pressi delle principali arterie autostradali.

A testimonianza della sua storia e del suo legame con il territorio, Longo Speciality ha creato lo Spazio Longo, un vero e proprio museo d’impresa situato nella cantina originaria di San Giorgio su Legnano. Qui, tra documenti, oggetti e racconti, si ripercorre il cammino di un’azienda che ha fatto della passione per il gusto e della cura per il dettaglio il proprio tratto distintivo.

Lo Spazio Longo non è solo un tributo al passato, ma anche uno sguardo al futuro, grazie al coinvolgimento della terza generazione – Andrea, Cecilia e Giulia – che porta avanti con entusiasmo e innovazione l’eredità di famiglia.

C’è un legame chiaro e coerente tra la passione per il gusto e la cura del dettaglio che da sempre caratterizzano l’azienda Longo, e l’eleganza della cantina Bellavista. L’esperienza della serata prende il via proprio qui.

La visita alla cantina inizia con il racconto della visione ambiziosa di Vittorio Moretti, patron di Bellavista, e della sua instancabile ricerca della perfezione. Tutto è cominciato con pochi ettari di terra, una casa immersa nel verde e una piccola cantina accanto. Un progetto nato dal desiderio autentico di creare un vino da condividere con gli amici, in un’atmosfera familiare. Ma quel sogno, semplice e genuino, ha presto preso il volo.

La svolta arriva con i viaggi in Francia, dove Moretti entra in contatto con una cultura enologica profonda e radicata. In quei luoghi, il vino non è solo prodotto: è parte integrante della vita, della storia, dell’identità. Qui si apprende dai grandi maestri, si visitano cantine leggendarie, si respira un’aria nuova che ispira e trasforma.

Nel 1981 l’incontro con l’enologo Mattia Vezzola dà vita a uno stile unico, basato su tradizione e innovazione. Vezzola contribuisce a definire il profilo sensoriale dei vini Bellavista.

Questa visione, nutrita da esperienze internazionali e da un profondo rispetto per il territorio, prende forma concreta nel lavoro quotidiano in cantina. È qui che la filosofia Bellavista si traduce in pratica, a partire dalla cura meticolosa della produzione. La visita prosegue infatti tra le vasche di fermentazione, dove ci viene raccontato il processo di raccolta manuale delle uve, la selezione dei grappoli migliori e l’evoluzione delle tecniche di vinificazione.

La visita prosegue e scendiamo nella bottaia, uno degli ambienti più suggestivi della cantina. Qui ci vengono spiegate le differenze tra i materiali utilizzati nel tempo e le tempistiche di riposo a seconda della tipologia di vino. Percorriamo le gallerie storiche, scavate nella roccia e dedicate al riposo del vino. Qui, l’ambiente è fresco, silenzioso e perfettamente organizzato: migliaia di bottiglie sono disposte ordinatamente, suddivise per annata e tipologia.

In queste gallerie si svolge anche il remuage, il processo che consiste nel ruotare manualmente le bottiglie per far depositare i sedimenti nel collo. Mentre molte cantine hanno automatizzato questa fase, Bellavista continua a eseguirla a mano, mantenendo viva una tradizione che contribuisce alla qualità finale del prodotto.

Concludiamo la visita con un aperitivo, è il momento di degustare Alma Assemblage 2 Pas dosè.

Questo vino rappresenta al meglio il patrimonio vitivinicolo di Bellavista, un perfetto equilibrio tra tradizione, qualità e identità locale. Un perlage fine e persistente, con bollicine cremose e vivaci. Sentori di agrumi, zenzero e note minerali. Equilibrato al gusto, con aromi di cedro, limone ed erbe aromatiche. Una lunga persistenza.

La serata prosegue con la cena gourmet. È l’occasione perfetta per continuare a scoprire il legame tra i vini Bellavista e l’alta cucina, in un contesto che valorizza il territorio e la qualità. Cena curata nei minimi dettagli dal catering Arte del Sapore con i piatti del ristorante stella Michelin Acqua di Olgiate Olona, dove ogni piatto è stato ideato per abbinarsi al meglio con i vini della cantina:

  • Flan di porcini alle erbe di campo, Chutney di zucca, robiola tre latti abbinato al Brut Teatro Alla Scala 2020. È tra le etichette più rappresentative di Bellavista, espressione del suo stile raffinato. Alla vista si presenta con spuma fine e persistente, colore giallo paglierino intenso. Al naso emergono note minerali, agrumi, vaniglia e mandorla. Al palato è fresco, vivace, con un finale cremoso e minerale, elegante e pulito.
  • Ravioli al pomodoro secco, salsa al guanciale e ricotta salata accompagnati dal Franciacorta Rosé, questo Rosé è la declinazione intrigante e seducente del celebre e tradizionale spumante Bellavista, capace di unire la freschezza delle grandi bollicine alla delicata ma intensa struttura del Pinot Nero.
  • Controfiletto di cervo, jus ai mirtilli, purea di topinambur e pepe rosa con il Toscana IGT Merlot Quercegobbe, Rosso rubino intenso. Al naso spiccano frutti rossi, spezie e note balsamiche di mirto ed eucalipto. Al palato è elegante, fresco e sapido, con un finale lungo e armonioso.
  • Pera cotta all’hibiscus, mousse alle vinacce, polvere di sambuco incontra il Nectar. Demi-Sec da sole uve Chardonnay, provenienti da 30 vigneti collinari. I grappoli, appassiti in pianta, fermentano in parte in piccole botti di rovere. Dopo 4 anni di affinamento, il vino si presenta con profumi di frutta candita, miele e fiori. Al palato è morbido, cremoso e avvolgente.

Grazie alla sua profonda conoscenza del territorio e alla passione per l’eccellenza, Longo Speciality ha dato vita a un evento che ha saputo valorizzare le tradizioni locali, l’arte dell’ospitalità e il piacere dello stare insieme. Un’occasione speciale che ha messo in luce il meglio della cultura enogastronomica italiana, lasciando un ricordo vivido e confermando il ruolo centrale dell’azienda nella promozione del bello e del buono.

Un ruolo che trova la sua espressione più autentica nella capacità di trasformare questa ricerca di eccellenza in un linguaggio universale: quello del dono. Ogni confezione, ogni selezione, non è soltanto un insieme di prodotti scelti con cura, ma un gesto pensato per creare legami, emozioni e memoria condivisa. È in questa capacità di rendere il regalo un’esperienza che Longo trova la sua cifra più autentica e unica.

Prosit!

La Cucina Napoletana di Luciano Pignataro, edizioni Hoepli, è in libreria

Lunedì 27  ottobre, ore 18.00  la presentazione

alla Feltrinelli in Piazza dei Martiri

La Casa editrice Hoepli ha deciso di ripubblicare la seconda edizione de La Cucina Napoletana di Luciano Pignataro dopo il successo della prima del 2016 andata completamente esaurita.
Il volume si presenta in una veste completamente rinnovata, con la prefazione della Principessa Giulia Ferrara Pignatelli di Strongoli e le bellissime foto di Ciro Pipoli. Una grafica che riflette il bellissimo momento che vive Napoli, un regalo per i suoi primi 2500 anni.

Dopo un saggio introduttivo sulla storia della cucina napoletana, il libro ripropone tutto il ricettario classico che costituisce la base della cucina italiana alle soglie del suo riconoscimento come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

 La grande novità è un elenco di nuovi classici che portano la firma di alcuni dei cuochi che hanno fatto grande questa tradizione negli ultimi anni rinnovandola e imponendola all’attenzione della critica e del pubblico con ricette che sono entrate nella tradizione popolare: Nino Di Costanzo, Antonio Dipino, Gennaro Esposito, Salvatore Giugliano, Paolo Gramaglia, Peppe Guida, Rosanna Marziale, Maicol Izzo, Fabrizio Mellino, Francesco Sposito e Marianna Vitale sono i nuovi alfieri di questa tradizione che non è un museo, ma un patrimonio di un’intera comunità che vive e si rinnova.

Non mancano capitoli sui prodotti della Campania e sui vini.

Il suo successo è così spiegato dall’autore: “Napoli è un viaggio dell’anima. Ogni quartiere ha la sua psicologia, quasi una
sua inflessione dialettale, qui si nascondono meraviglie incredibili
nelle quali sembra quasi che la realtà si incroci con l’irrealtà,
il quotidiano con la fantasia, i vivi con i morti, perché qui le
persone scomparse continuano a essere presenti nei piccoli gesti
quotidiani, nei sogni, nella proverbiale scaramanzia del popolo
partenopeo… Il cibo per i napoletani è talmente importante che non hanno un sostantivo per indicarlo: usano il verbo mangiare che diventa sostantivo, ’o magnà, ossia il mangiare”.

Il libro sarà presentato lunedì 27 ottobre alla libreria Feltrinelli in Piazza dei Martiri alle 18.00, presenti l’autore, la Principessa Pignatelli, la giornalista del Mattino e Presidente dell’Accademia della Cucina Italiana Santa di Salvo. Partecipa l’Onorevole Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione Univerde e promotore della proposta  di Patrimonio della cucina italiana all’Unesco.

Modera il giornalista Antonio Puzzi.

Luciano Pignataro. La cucina napoletana, Hoepli Editore. pp. 256, euro 26,90