Lo chef Alessandro Feo racconta la sua storia durante l’evento Ficus in Tabula ad Ottati

Il fico in cucina, un ingrediente versatile dalle mille potenzialità che stimola l’inventiva dei giovani talenti come Alessandro Feo. La terza edizione dell’evento Ficus in Tabula è stata l’occasione propizia per intervistare lo chef di Casalvelino, che propone nei suoi piatti la firma del Cilento, in equilibrio tra i prodotti del mare e quelli ancora poco conosciuti dell’entroterra.

Nel ristorante di famiglia, presente nelle guide Gambero Rosso e Michelin, il pescato del giorno è da sempre il protagonista della carta: ogni mattina Feo diventa il capitano della sua piccola imbarcazione, per andare alla ricerca con amo e lenza di quanto di meglio offra la natura.

Feo Ristorante a Casalvelino

L’amicizia di Bruno Sodano e la vicinanza al territorio lo hanno convinto a partecipare alla manifestazione di Ottati incentrata sul frutto ricco di fibre, potassio e ferro, dal ridotto impatto calorico e dalle proprietà digestive antiossidanti. Con le sue foglie inoltre si ricavano preparazioni antisettiche e antibatteriche e dai fusti il caglio vegetale per formaggi delicati e nutrienti.

Motivo ulteriore per il sindaco Elio Guadagno nel comunicare, con orgoglio, la piantumazione di 5000 nuove piante di fico dottato e la creazione di un annesso laboratorio di lavorazione in loco, per restituire il futuro ad un’intera Comunità.

panorama da Ottati

Alessandro Feo, come ha inizio la tua storia in cucina?

Nel 1999 terminai la scuola Alberghiera a Vallo della Lucania e cominciai a viaggiare in Italia e all’estero, innamorato fin da subito del mio lavoro. Poi il ritorno a casa e la tappa in Cilento, dove gestisco il ristorante Feo dal 2019 a Casalvelino.

C’è stato un personaggio ispiratore?

In realtà la passione mi ha accompagnato sin da bambino, quando la cucina non era quella di oggi. Si cercava di fare qualità, anche alla buona, senza però l’idea fissa dei grandi numeri ad ogni costo.

maialino in ficus

Da dove nasce l’idea del piatto proposto alla terza edizione di Ficus in Tabula?

Il “maialino in ficus” deriva dalla volontà di unire più luoghi del Cilento. La forza risiede nel concetto di unità: da un lato ci sono i fichi dottati, dall’altra la riduzione d’Aglianico di San Lorenzo, le patate di Castelcivita ed il maialino cotto a bassa temperatura piastrato su piastra giapponese. Entrerà a breve anche nel nuovo menu del ristorante, magari con qualche modifica in funzione della stagionalità e della reperibilità delle materie prime.

Cosa ricorderai di questa esperienza?

Quello di poter essere stato d’aiuto, anche se per un breve momento, nell’incuriosire tanti giovani presenti. Sono essi il vero motore trainante contro lo spopolamento di borghi bellissimi ed incontaminati.

I Caporale, impasti leggeri e digeribili nel segno di un ridotto apporto di calorie

Mangiare la pizza fa bene? Assolutamente sì, a patto di non esagerare come per ogni alimento. Da I Caporale l’attenzione ad evitare gli “sgarri” calorici inizia già dagli impasti leggeri e digeribili, grazie anche alla selezione farine di grani antichi Varvello 1888, che garantisce gusto e leggerezza a tavola.

La storia dei fratelli Giuseppe e Raffale Caporale comincia dal Rione Sanità, da un contesto impegnativo e parimenti formativo per la loro professione. Scegliere di fare il pizzaiolo significava un tempo imparare il mestiere quando non si avevano motivazione e possibilità per proseguire negli studi.

Adesso, invece, lo studio inizia già sulla spianatoia nella scelta delle materie prime e nelle tecniche di lievitazione controllate alla perfezione. Il padre aveva svolto la dura gavetta da dipendente nel locale di Via Nazionale delle Puglie a Casalnuovo di Napoli, prima di rilevarne da 18 anni la piena proprietà. In lui resta la passione per le ricette tradizionali, meno contemporanee ma tanto gustose. La classica ruota di carro è una di queste, che Raffaele e Giuseppe rivisitano in varie proposte.

“La Sanità”

Ma è il basso impatto glicemico l’ingrediente cardine della pizzeria. Persino nei topping eleganti, sempre ricchi di verdure di stagione e mai eccedenti nel condimento. Ovviamente il sapore non va sacrificato, per questo Giuseppe e Raffaele coltivano un orto di famiglia con primizie della terra per soddisfare la maggior parte del fabbisogno giornaliero.

«Cerchiamo di fare del nostro meglio, ascoltando e imparando dagli errori. Da ex ballerino, 5 volte campione italiano di danze caraibiche, non potevo dimenticare l’attenzione alla linea perché la bilancia non diventi un nemico – racconta il poco più che trentenne Raffaele – Siamo legati solo al giudizio dei clienti, il miglior premio per i nostri sforzi. Il successo ad ogni costo non fa per noi».

“Purple Tuna”

Lo si vede nella sequenza degli assaggi, partendo dalla signature “La Sanità” dedicata alle origini: una provola e pepe a ruota di carro dall’accattivante miscela di pepi, il test più delicato da superare per ogni pizzaiolo. Si prosegue con la “Purple Tuna”, da impasto ai carboni attivi in triplice cottura e l’estro delle chips di barbabietole unite a scarola riccia, finocchio e tartare di tonno mediterraneo.

“Caporalotto salsiccia e friarielli”

Prima del dolce finale ecco il “Caporalotto”, impasto arricchito con semi di chia, lino e papavero lievitato per 36 ore. Un morso alla versione salsiccia e friarielli apre il palato verso le sensazioni tipiche di uno dei piatti più celebri della Campania.

“Margherita Dolce”

Dessert unico e originale per la “Margherita Dolce” ideata partendo da gelato al fiordilatte e composta di pomodorino corbarino. Buona la carta dei vini, ampliata con chicche del territorio, utile per una serata a scelta libera o nel menu degustazione a 40 euro.

Maturazioni Pizzeria apre a Roma nel 2026

Da San Giuseppe Vesuviano all’Aurelio: la pizza nel ruoto di Antonio Conza e Gabriella Esposito sbarca nella Capitale

La pizza virale che ha fatto impazzire il web arriva finalmente nella Capitale. Antonio Conza e Gabriella Esposito, coppia nella vita e nel lavoro e anime creative di Maturazioni Pizzeria, hanno scelto il Quartiere Aurelio, a Baldo degli Ubaldi – a pochi minuti dal Vaticano e Rione Prati – per inaugurare la loro prima sede fuori dalla Campania nel 2026. 
Una decisione che segna un passo importante in un percorso di crescita che rimane fedele all’identità originale: gestione diretta, formazione in prima persona dei pizzaioli, un unico format serale che punta tutto sulla qualità dei prodotti e un servizio accogliente e curato.

Il menù sarà lo stesso della sede storica di San Giuseppe Vesuviano, con la celebre pizza nel ruoto e le creazioni che hanno reso Maturazioni un fenomeno social da milioni di visualizzazioni. Un luogo che porta a Roma la stessa autenticità che ha fatto conoscere Maturazioni, con impasti curati, fritti asciutti e gustosi, ingredienti stagionali e ricerca continua, ora pronti a farsi scoprire anche dal pubblico capitolino.

«La scelta del Quartiere Aurelio non è casuale – spiegano Antonio e Gabriella –: è una posizione strategica, vicina al cuore di Roma ma lontana dal caos del pieno centro, che permette di raggiungere facilmente il locale da diversi quartieri e rende agevole anche il servizio d’asporto.»

Con una sala che richiama l’identità e la storia di Maturazioni, dalle foto degli eventi internazionali fino all’omaggio a San Giuseppe, il nuovo locale si presenta come una “fotocopia” consapevole dell’originale: stesso concept, stesso cuore, stessa filosofia.
«Non vogliamo snaturarci – aggiungono Conza ed Esposito –. Abbiamo rifiutato tante offerte in Italia e all’estero perché non vogliamo trasformarci in un marchio commerciale. Per noi ogni pizzeria è casa nostra: a Roma come a San Giuseppe».

Proprio per questo, la Campania resterà legata a un unico punto: San Giuseppe Vesuviano. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di valorizzare il territorio vesuviano e rafforzarne l’identità. L’apertura romana rappresenta l’inizio di un progetto più ampio che, passo dopo passo, porterà la qualità di Maturazioni nelle principali città italiane.
Un percorso graduale, senza scorciatoie, con l’obiettivo di mantenere il pieno controllo dei processi e della qualità.
«Abbiamo scelto Roma perché con la Capitale sentiamo un legame speciale. È un luogo di cultura gastronomica di alto livello e siamo certi che i romani sapranno apprezzare la nostra pizza».

L’appuntamento con la nuova sede è fissato per il 2026, quando il forno dorato di Maturazioni comincerà a sfornare pizze anche all’Aurelio.

Pizza e vino, un amore che si rinnova: a Napoli la presentazione del secondo volume di “Calici & Spicchi” di Antonella Amodio

Mercoledì 24 settembre 2025, alle ore 17:30, presso il Renaissance Hotel Mediterraneo di Napoli (Via Ponte di Tappia, 25), sarà presentato ufficialmente il secondo volume di “Calici & Spicchi – Atlante della pizza e del vino”, firmato dalla giornalista enogastronomica Antonella Amodio, con prefazione di Luciano Pignataro.

Dopo il successo del primo volume dedicato alle pizzerie della Campania, torna “Calici & Spicchi”, il progetto editoriale che questa volta amplia lo sguardo al panorama nazionale e internazionale: 101 pizzerie da tutta Italia, dall’Alto Adige alla Sicilia, e una sezione estera che attraversa oltre 20 paesi, per raccontare – anche attraverso la pizza – un viaggio tra sapori, storie e culture.

Ogni realtà è affiancata da un’attenta selezione di vini italiani, scelti in abbinamento a pizze che spesso celebrano ingredienti locali e biodiversità, anche nei contesti internazionali. Un omaggio al patrimonio enogastronomico italiano, che trova nella pizza un veicolo straordinario di racconto e nel vino il compagno perfetto per esaltarne i sapori.

Tradotto anche in inglese, il libro si propone come guida agli indirizzi da non perdere, ricettario per rifare a casa le pizze più originali, e manuale pratico per imparare ad abbinare pizza e vino con semplicità e consapevolezza.

Una nuova sezione dedicata alla carta dei vini in pizzeria offre inoltre spunti utili per operatori e appassionati, con esempi concreti e indicazioni applicabili.

Il primo volume – accolto con entusiasmo da pubblico e addetti ai lavori – ha collezionato oltre 200 presentazioni ufficiali e più di 100 uscite su testate specializzate e generaliste. Con questa seconda pubblicazione, Calici & Spicchi si conferma un punto di riferimento per chi ama la pizza, il vino e le storie che li uniscono, in Italia e nel mondo.

Gambero Rosso – Pizzerie d’Italia 2026: in cima Pepe, Padoan e Bonci

La 13esima edizione della Guida racconta l’eccellenza del settore pizza, tra territorio, identità e ricerca: 816 locali recensiti, 133 novità, 9 premi speciali, 100 Tre Spicchi e 18 Tre Rotelle

Non è un caso che la pubblicazione punta di diamante del settore pizzeria venga celebrata a Napoli: qui, la pizza si è evoluta da preparazione casalinga a prodotto della ristorazione e da qui è stata portata (e celebrata) nel mondo dai maestri pizzajuoli. Per poi dar vita a un’evoluzione che oggi fa del mondo pizza l’interlocutore più riuscito e dinamico delle tante identità ed eccellenze territoriali italiane.

Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

Ce lo racconta la tredicesima edizione della guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso, presentata oggi al Palacongressi Mostra d’Oltremare di Napoli. Le pizzerie recensite in questa edizione sono state 816, in aumento rispetto all’anno scorso. Si arricchiscono anche la rosa dei Tre Spicchi (100 premiati totali), massimo rating assegnato alle pizzerie al piatto, e delle Tre Rotelle (18 premiati) per le pizzerie al taglio e da asporto. Sono 34 le Stelle assegnate ai locali che hanno conseguito Tre Spicchi o Tre Rotelle per almeno dieci anni consecutivi. Nove i premi speciali, con un totale di 18 insegne premiate.

Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

Abbiamo il privilegio di costruire da 13 anni una guida corale, nella quale l’ascolto dei territori è il punto di partenza fondamentale del lavoro di critica. Di anno in anno apprezziamo come ogni areale che conserva un forte orgoglio gastronomico e produttivo trovi interlocuzione nella pizza più che nell’alta cucina” commenta Pina Sozio, curatrice della Guida.

La pizza è gioia, cultura, contatto umano. Non un terreno di polemiche, ma una lingua universale che sa unire. In Italia le pizzerie sono più di 35mila: il futuro dipenderà dalla capacità di legare il prodotto a territorio, stagionalità e sostenibilità. Per chi lo ha fatto, le soddisfazioni sono già arrivate. La pizza è anche una grande occasione di scala sociale, e fuori dai confini italiani si aprono spazi enormi, ancora tutti da scrivere“, dichiara Lorenzo Ruggeri, direttore responsabile del Gambero Rosso.

Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

I Tre Spicchi

Guidano la classifica a 97 punti Pepe in Grani di Franco Pepe a Caiazzo e I Tigli di Simone Padoan a San Bonifacio. Seguono a ruota Sasà Martucci – I Masanielli a Caserta e Confine a Milano, a quota 96. Nel complesso, aumentano le pizzerie che hanno conquistato i Tre Spicchi, passando a 100 premiati. Tra questi, i nuovi ingressi sono:

  • Ristorante dell’Angolo – Vittuone (MI)
  • Acquaefarina – Trento
  • Zio Mo Pizza e Bistrot – Legnago (VR)
  • Cipriano Pizzeria – Firenze
  • San Martino Pizza & Bolle – Roma
  • Fermenta – Chieti
  • 3 Voglie – Battipaglia (SA)
  • Lisola – Ischia (NA)
  • Isabella De Cham Pizza Fritta – Napoli
  • Polichetti Esperienze di Pizza – Roccapiemonte (SA)
  • Lombardi – Maddaloni (CE)
  • Era Ora Ortigia – Siracusa
  • Sitàri Sorce Family – Agrigento
Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

Le Tre Rotelle

Gabriele Bonci con Pizzarium a Roma si conferma saldamente in testa alla classifica delle Tre Rotelle con 96 punti. Le pizzerie a taglio o da asporto premiate passano dalle 16 dello scorso anno alle attuali 18, con due nuovi ingressi, entrambi su territorio capitolino:

  • Ruver Teglia Frazionata – Roma
  • Frumentario – Roma
Pizzerie d’Italia 2026 © Francesco Vignali Photography

I Premi Speciali

  • Premio Speciale S. Pellegrino e Acqua Panna – Pizzaiolo Emergente: Davide Giallongo, Mazzini 60 – Pozzallo (RG)
  • Premio Speciale Gioiella – I migliori Menu Degustazione: Confine (Milano), I Masanielli (Caserta – CE), Clementina (Fiumicino – RM), Campana 12 (Corigliano – Rossano, CS), Saccharum (Altavilla Milicia, PA)
  • Premio Speciale Petra Molino Quaglia – Ricerca e Innovazione: Màdia (Salerno)
  • Premio Speciale Solania – Le Pizze dell’Anno: Dry Milano con la “Zingara” (Milano), Extremis con la “Marinara dell’Anno” (Roma), Abate Pizzeria Gastronomica con “Italia-Spagna” (Castel di Sangro, AQ), L’Evoluzione Pizza con la “Pizzetta catanese secondo Lele” (Catania), Pizzarium con “Patate e Pajata” (Roma), Nanninella con “Margherita La Dolce” (Poggiomarino – NA)
  • Premio Speciale Oleificio Zucchi – La Migliore Proposta di Fritti: TAC Thin & Crunchy (Roma)
  • Premio Speciale Levoni – Pizza e Territorio: L’Ammaccata (Casal Velino – SA)
  • Premio Speciale Bibite San Pellegrino – La Migliore Proposta di Bere Miscelato – Prisco Pizza & Spirits (Boscotrecase – NA)
  • Premio Speciale Casolaro Hotellerie – Il Miglior Servizio di Sala: Lo Spela (Greve in Chianti – FI)
  • Premio Speciale Krombacher – La Migliore Carta delle Bevande: La Sorgente (Guardiagrele – CH)

Intervista ad Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola

San Gennaro è appena trascorso ed il sangue si è sciolto alla presenza di migliaia di fedeli. Un buon segno di speranza per il futuro; un rituale celebrato anche nei dolci nel recente contest organizzato da Mulino Caputo presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Foto Giallo Limone ADV

Il futuro appartiene anche alle giovani leve della cucina, che cercano di seguire le orme dei genitori e degli esempi virtuosi di un mondo molto articolato. Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola ha avuto un solo mentore nella sua vita: il padre Vincenzo chef pluristellato michelin in tante strutture italiane.

Angelo, 23 anni compiuti da poco, vanta già una gavetta di tutto rispetto che lo ha riportato a casa in famiglia, per continuare il percorso di formazione nel campo della pasticceria e dei lievitati in team con il sous chef Antonio Della Monica che si occupa anche della panificazione. L’amore iniziale per il salato – in particolare nella partita degli antipasti – e poi la virata verso i dessert e le coccole di fine pasto narrano di un giovane talento disposto al sacrificio, alla passione per il mestiere e alla irrefrenabile voglia di crescere.

Foto Giallo Limone ADV

Angelo Guarino, com’è lavorare accanto a papà Vincenzo?

«Molto impegnativo non lo nascondo. Nessuno sconto, nessuna concessione anche e proprio per il legame di parentela che ci lega e che non deve costituire alcun favoritismo di sorta. Grazie a lui sto imparando tutti i segreti di un lavoro bello, quanto difficile».

Ci racconti l’idea del dessert “San Gennà… penzace tu” presentato in gara al concorso di Mulino Caputo?

«Il dolce è una tartelletta di pasta frolla, con lamponi e crema di mandorle, mousse di yogurt glassato al lampone, bigné con cremoso al té matcha e craquelin al cioccolato. L’abbiamo studiato e realizzato in un mese di prove, per renderlo equilibrato e mai stucchevole, con quel tocco rinfrescante finale dato dal cremoso al tè matcha».

Foto Giallo Limone ADV

Un sogno per il futuro?

«Lavorare all’estero dai nomi più importanti della ristorazione mondiale. Ma per quello c’è tempo, adesso sto bene ad Agerola a La Corte degli Dei con mio padre».

La difficoltà maggiore di essere oggi un pastry chef?

«Gli inizi, capire bene dosi, tecniche e preparazioni che devono essere meticolose. Proprio come l’antipasto all’inizio di un pasto, anche i dessert sono il biglietto da visita di un ristorante e della bravura della sua brigata in cucina. Sbagliarli compromette il giudizio complessivo dell’ospite».

E la tua soddisfazione più importante?

«Creare qualcosa che possa incontrare l’approvazione di mio padre Vincenzo. I suoi occhi felici che mi osservano all’opera sono il vero premio per ogni sforzo fatto finora».

Si ringrazia infine Luigi Apicella – Giallo Limone ADV per le foto inserite nel presente articolo.

La Corte degli Dei ad Agerola, una cucina che sogna di abbracciare il Mediterraneo

Accoglienza fresca, spontanea e dai sorrisi vivaci, senza perdere di vista la professionalità: sono questi gli elementi su cui è incernierato il senso dell’ospitalità a “La Corte degli Dei”, già proclamato tempio dell’alta ristorazione campana, incastonato nella suggestiva cornice di Palazzo Acampora ad Agerola, inserito nel prestigioso elenco dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Varcato l’androne d’ingresso si viene investiti di luce verde brillante, naturale e riflessa, come d’incanto, quasi come un riverbero notturno delle vetuste viti americane abbarbicate alle antiche mura di Palazzo Acampora, orlature vegetali che addolciscono la durezza della nuda pietra che perimetra il cavedio.

E proprio nel cavedio del settecentesco Palazzo Acampora, nel caratteristico stile di quelle superbe dimore nobiliari disseminate tra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, ha avuto inizio una serata di alto profilo enogastronomico: infatti, nella storica residenza appartenuta agli Acampora di Corfù, oggi di Giovanni Paone, loro discendente e impeccabile padrone di casa.

Chef Osman Serdaroğlu

Tra i maggiori riferimenti per il fine dining sui Monti Lattari e per i distretti che, separati da Punta Campanella, La Corte degli Dei ha riaperto con una piacevole sorpresa: il ritorno in Campania dello chef Vincenzo Guarino, reduce da alcune stagioni di successo, tra Lombardia, Toscana e Umbria, accendendo la stella Michelin nei ristoranti in cui ha militato, Campania inclusa.

A rendere più intrigante una già promettentissima serata una cena corale, a più mani: tra gli ospiti d’onore e i protagonisti della serata Osman Serdaroğlu, chef di Urla, cittadina turca che affaccia sul Golfo di Smirne, premiato con una stella Michelin e una stella verde per la sostenibilità al ristorante Teruar, assieme ai maestri gelatieri Sergio Dondoli e Sergio Colalucci.

Durante la cena che ha contrassegnato il quarto appuntamento del filone “Stelle a Corte”, presso La Corte degli Dei di Palazzo Acampora, l’elegante menu è stato elaborato attraverso la commistione di fusioni mediterranee, talvolta intersecate a elementi orientali, immaginando l’abbinamento con i vini dei Feudi di San Gregorio e Tenuta Capaldo.

L’aperitivo di benvenuto, la capasanta con crema di cavolfiore e tartufo nero, ha incontrato le bollicine del Dubl Brut Edition 3 dei Feudi di San Gregorio. Lo spumantizzato ha retto la spinta del tartufo che ha conferito, a sua volta, eleganza alla crema di brassicacea, sontuoso tappeto vellutato per una
conchiglia di San Giacomo dalla texture soda.

A base di branzino curato e profumato allo sfusato amalfitano, l’antipasto. Accompagnato dal Biancolella di Ischia Doc del 2024 “Costa delle Parracine” di Tenuta Capaldo, il branzino, dopo una preventiva marinatura e affumicatura con scorza e foglie di limone, ha incontrato la croccantezza dei fagiolini ed il tocco lieve dell’umami, acidulo al punto giusto, del dashi al limone di Amalfi.

Tra i primi piatti, anzitutto il tortello farcito con astice, fior di latte e limone, spuma di provolone del monaco Dop e crumble di ‘nduja: encomio per la sfoglia di una pasta fresca definibile al dente per un morso godurioso e verticale per la percezione di tutti gli ingredienti. Il successivo primo piatto ha visto la fregola alla marinara 2.0 campeggiare sopra un cuscinetto filante di fiordilatte di Agerola.

La prima pietanza è stata abbinata al “San Greg” Campania Rosato IGT 2024, la più recente referenza in rosa di Feudi di San Gregorio, costituendo un equilibrio decisamente armonico e calibrato al tortello, mentre la fregola ha visto il pairing col prestigioso Greco di Tufo Riserva Docg 2023 “Cutizzi” della stessa maison.

Il tataki di tonno alla salsa di peperoni verdi, furikake alla foglia di vite turca essiccata è stato magistralmente abbinato al Fiano di Avellino Riserva Docg 2023 “Pietracalda” di Feudi di San Gregorio. Cottura calibrata e tenerezza delle carni, unitamente all’aromaticità del peperoncino e il tipico trito nipponico unito alla foglia di vite, hanno regalato una complessità palatale fatta di umami, speziature, acidità e tendenze dolci superbamente combinate tra di loro e con una persistenza al passo con verve di freschezza e sapidità del vino.

Con un pre-dessert di ricotta e fichi con noci pecan e riduzione al balsamico e l’apparire all’orizzonte di una bottiglia di Fiano Irpinia Fiano Passito Doc 2022 “Privilegio” si vince decisamente facile e il nettare affiancherà anche le gelate delizie portate in seguito, in barba al decalogo francese.

I gusti dei due maestri del gelato sono stati la degna chiusura di un menu che non si lascia dimenticare dall’inizio alla fine. Per Sergio Dondoli, maestro gelataio di San Gimignano, icona del gelato italiano nel mondo, i seguenti biglietti da visita: il “Match-Ata” al cioccolato bianco con tè matcha e zenzero, poi il “Mango Thai” con cocco e riso.

Per Sergio Colalucci, ambasciatore del gusto e innovatore dell’arte gelatiera di Nettuno, i seguenti gusti: “Mandorè” con crema di mandorla con pere, zenzero e finocchietto, poi il “Red 24” con crema
di pesche, zafferano e vino di Nettuno.

La cucina di Vincenzo Guarino, nativo di Vico Equense ma cresciuto a Torre del Greco, è cucina sobria in quanto capace di riunire accostamenti impensabili che nell’insieme di contrappesi trovano equilibrio e concordanza, ma soprattutto la sua cucina è Mediterranea oltre misura.

L’espressione culinaria di Vincenzo Guarino è la voglia di abbracciare la Dieta Mediterranea in tutte le sue espressioni e sfumature, contaminandole persino di elementi asiatici, ma dominando la materia prima con tecnica, cuore e discernimento, con i piedi ben piantati in quella fantastica terra, tra Amalfi e Sorrento, chiamata Agerola.

Da levante a “Poniente”, a Marina d’Arechi cambia il vento

Nell’estate dell’87 Fiorella Mannoia cantava “Cambia il vento ma noi no”.

È proprio vero, da Poniente abbiamo ritrovato lo stesso standard di Casa a Tre Pizzi, il nome che accompagna Mirko e company nell’estate 2024.

Una location invidiabile – il porto turistico di Marina d’Arechi a Salerno – e tanta creatività nelle composizioni gastronomiche proposte in carta da Poniente, il ristorante con terrazza sul mare che riprende le ottime basi del concept Casa a Tre Pizzi.

Mirko Notaro, figlio d’arte, quinta generazione nel campo del food, ha raccolto il guanto di sfida, puntando sul nuovo Sunset Boulevard di Salerno. Tra imbarcazioni eleganti, luci al tramonto ed un viale ricco di offerte per chi vuole godere di piacevoli momenti, accolto dalla tiepida brezza e dal panorama che punta dritto alla Costiera Amalfitana, Poniente reinventa l’idea stessa di ristorazione di mare nella città ippocratica con piatti gustosi nella contaminazione fusion delle varie identità mediterranee.

Si guarda ad Ovest, alla cultura iberica per la valorizzazione di un elemento chiave della cucina nostrana come il pomodoro. Ad est, verso le spiagge asiatiche, nel lavoro della materia prima: il pescato del giorno sempre vario in carta anche nei fuori menu a richiesta. Chef Gabriele Martinelli, esperienza maturata negli stellati che contano, coadiuvato dallo staff di cucina cura in ogni dettaglio la presentazione delle pietanze, dai gustosi appetizer per finire su coccole finali di gran classe.

Ogni cosa stimola la curiosità di chi assaggia, partendo dagli ingressi composti da Cialda al nero di seppia con caviale di aringa, maionese di alici e nero seppia, crocchetta al latte di bufala con gel di miele e limone, tartelletta con tartare di tonno e pomodorini, stracotto di maialino in cialda alla paprika e, per concludere, gnocco fritto con provola affumicato con miso fatto in casa al pomodoro.

Si prosegue con i lievitati come la classica pagnotta multicereali, i grissini torinesi, chiacchiere salate e la celebre ferratella, contesa tra Abruzzo e Molise, accompagnata da burro di bufala aromatizzato alle erbe officinali.

Originale l’idea del Mare-Tozzo, rivisitazione del dolce romano re delle pasticcerie, qui in versione da pasto con bun artigianale, tartare di spada, maionese al miso di melanzane sott’olio, gel di carpione ad aceto di lamponi e menta. Il piccolo scrigno da aprire a mo’ di scatola stuzzica la fantasia seguendo il motto del filosofo Gotthold Ephraim Lessing che l’attesa è essa stessa il piacere.

Signature il “quasi catalana” con astice confit con verdure in giardiniera + caviale aringa salsa al guacamole e crema di astice con aceto di riso, di carattere nella sua vena acidula finale e il delicato “spaghetto al pomodoro in bianco” cotto nell’acqua di pomodoro creata dalla sua insalata in infusione con pomodoro varietà cuore di bue e datterini.

Fuori carta il tubetto cocco, astice e lime, consigliato da mangiare come tiramisù a strati con maionese di alici e finocchietto di mare, di gran lunga la portata più interessante della serata, l’anima stessa del Poniente concentrata in ogni singolo morso.

Tra i secondi il baccalà a bassa temperatura con salsa beurre blanc ed emulsione di ricci mare, cozze al nero seppia e salicornia. In una ciotola a parte lenticchie beluga a dosare la sapidità di palato.

La degna chiusura di sipario prima del dessert “Pescami”, pesca tabacchiera candita con cardamomo, gelato alla mandorla e mousse alla mandorla e della brioche artigianale con gelato, completata al tavolo dallo chef e dal direttore di sala Giovanni Cucco.

Un altro simbolo gastronomico di Salerno e della cultura dei popoli del Sud Italia.

San Genna’… Un Dolce per San Gennaro by Mulino Caputo: vince Alessandra Bernardini con il suo “Pucundria”

Alessandra Bernardini, aiuto pasticcere presso Dav Pastry Lab di Bergamo, vince di un soffio il primo premio del contest San Genna’… Un Dolce per San Gennaro” organizzato da Mulino Caputo e dedicato al Santo Patrono di Napoli.

San Gennaro questa volta ha compiuto il miracolo con qualche giorno d’anticipo. Nella sfida conclusiva a colpi di bontà, presso la splendida terrazza panoramica del Roof Garden Angiò del Renaissance Naples Mediterraneo, l’ha spuntata di un soffio Alessandra Bernardini di Dav Pastry Lab della Famiglia Cerea, già tre stelle Michelin con il ristorante Da Vittorio a Brusaporto (BG).

I finalisti dell’8°edizione erano: Alessandra Bernardini, aiuto pasticcere presso Dav Pastry Lab di Bergamo; Guglielmo Cavezza, titolare del Mommy Cafè  di Cicciano, in provincia di Napoli; Giuseppe Cristofaro, della Pasticceria Raffaele Barbato di Frattaminore;  Benedetta D’Antuono, titolare della Pasticceria Cake Art  di Sorrento; Angelo Guarino, Pastry chef presso La Corte degli Dei, locanda di Palazzo Acampora, ad Agerola; Andrea Marano, pasticcere presso il Victor Lab  di Riccione e  Bruno Merlonghi, primo pasticciere presso Aloha Eventi di Bacoli.

Alessandra Bernardini – Dav Pastry Lab di Bergamo

Alla vincitrice 1000 chilogrammi di farina Mulino Caputo e un assegno da mille euro. Ai partecipanti era stato richiesto di realizzare una monoporzione inedita, utilizzando una delle farine Mulino Caputo e un ingrediente di colore rosso (simbolo del miracolo del sangue di San Gennaro) e/o di colore giallo (in riferimento all’epiteto popolare “Faccia ‘ngialluta”), scelto tra quelli prodotti dall’azienda Santorè, specializzata nella lavorazione della frutta.

Benedetta D’Antuono – Cake Art di Sorrento

Pasticceri da tutta Italia si sono mossi per dare sfoggio della nobile arte tra Frolle, lievitati, pasticciotti, tarte choux,  pan di spagna, cake agli agrumi, babà rielaborati ad hoc, tartellette di pasta sablée, cialde di sfogliatella riccia, cake frangipane e molto altro. La giuria tecnica, composta da Sal De Riso, Gennaro Esposito, Sabatino Sirica e Antimo Caputo ha dovuto valutare quattro caratteristiche dei prodotti presentati: dalla parte visiva al taglio per terminare verso gusto ed equilibrio complessivo dei sapori.

Al centro il Maestro Sabatino Sirica tra il food & beverage manager Giovanni Botta e l’executive chef Pasquale De Simone del Renaissance Naples Mediterraneo

Un compito non semplice riassunto dalle parole del Maestro Sabatino Sirica, una vita spesa tra zucchero e lieviti con le sue inimitabili sfogliatelle ricce, babà napoletani e pastiere: «oggi per me è un giorno speciale, quello di poter valutare giovani colleghi che si stanno affacciando con successo in un mondo affascinante e difficile. Bisogna credere nelle nuove leve e lasciar loro lo spazio di imparare, perché no, anche sbagliare. Non nascondo che sento in me la loro stessa emozione di quando, ormai tanti anni fa, muovevo i primi passi in laboratorio».

«Siamo veramente orgogliosi dei risultati ottenuti da questo contest» ha dichiarato Antimo Caputo, Ad del Mulino «Felici del fatto che tra i concorrenti ci siano sempre più spesso giovani talenti:  pasticceri capaci di infondere entusiasmo, estro e creatività e di apportare significativi elementi di innovazione». 

Pucundria, il dessert vincitore, è un omaggio al miracolo del ritorno di San Gennaro, quando per tre volte l’anno si palesa ai fedeli con lo scioglimento del suo sangue conservato in un’ampolla benedetta. La composizione del dolce parte da una financier d’amarena con bagna al limoncello, croccantino alla mandorla, diplomatica al limone e vaniglia tostata su finale di confettura al limone e fior d’arancio e coulis di amarena.

Pizzeria Daniele Gourmet ad Avellino: le proprie origini non tradiscono mai

Una storia che parte negli anni ’50 dal quartiere dei Tribunali a Napoli e prosegue tra nuove aperture e ritorni alle origini, senza dimenticare la giusta cura per l’alimentazione. Tutto questo e molto altro è il racconto di Giuseppe Maglione – Pizzeria Daniele Gourmet ad Avellino.

Varcare le porte della pizzeria Daniele Gourmet ad Avellino è come sentire l’eco delle parole di una delle canzoni più celebri di Fiorella Mannoia su testo di Enrico Ruggeri: “cambia il vento ma noi no”. La nonna Anna, imparentata con la famiglia dell’indimenticato Pino Daniele, insegna all’appena undicenne Giuseppe Maglione i primi trucchi in cucina.

Poi il cambio vita di quest’ultimo, verso il settore delle costruzioni ed il riavvicinamento con il padre Angelo all’attività di ristoratore, trasformata poi da Giuseppe in locale mordi e fuggi per pizze al portafoglio, pizzette e fritti da vendere principalmente agli studenti delle scuole. Quando il sogno si chiamava semplicemente da “Daniele”. Un modo vincente di sbarcare il lunario nell’Avellino dei primi anni 2000 che poco credeva nelle potenzialità del disco di pasta lievitato più famoso al mondo.

Da subito l’idea di soddisfare i palati esigenti anche di chi non può tollerare il glutine, da vero pioniere per l’intero settore. E poi il Covid e l’invenzione della pizza sotto vuoto in consegna a domicilio, ancora adesso richiesta da alcuni affezionati. Infine, il riconoscimento del Gambero Rosso nel 2024 che ha eletto come pizza dell’anno la sua versione di “Anna Daniele” ai 4 pomodori con pesto di aglio e origano all’uscita.

«Era l’impasto amato da mia nonna, lievitato tutta la notte e rigenerato successivamente in forno» ricorda Giuseppe con gli occhi lucidi dall’emozione e prosegue «bisogna tornare al passato, usando farine non raffinate tipo 2 o blend di grani locali. La ricerca degli ingredienti sul territorio è fondamentale per creare quello spirito d’unione che agevola di gran lunga il lavoro sulla qualità».

Non si può lasciare indietro nessun gusto, nessuna inclinazione, nessuna scelta salutistica. Un pranzo o una cena da Daniele Gourmet è uno spazio di relax, allegria e vita lenta, con prodotti dall’alta digeribilità e basso impatto glicemico. Anche nei topping più originali che la contaminazione gourmet richieda, specie nelle selezioni curate con l’amico chef Peppe Guida, una Stella Michelin con Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense (NA).

«È finita la moda del dentice crudo e del caviale di pesce come condimento per una pizza special. Le persone vogliono tornare ai sapori di una volta, quelli in cui ritrovare l’aria di casa. La più gettonata diventa quindi la classica di stagione salsiccia e friarielli, rivisitata con le verdure in 3 consistenze». E nuove sono anche le Pizzaballs: polpette ripiene in vari gusti, con parte dall’impasto cresciuto della pizza, nel rispetto del concetto zero-sprechi, da lanciare come prodotto surgelato.

Non manca l’estro e il coraggio nel diversificare le preparazioni in base alle farine come nella Luna Bruciata da grano arso, croccante e scura, servita con carne macinata, mozzarella di bufala e peperoncini verdi di fiume.

Tra le senza glutine selezionate dal menu speculare per celiaci, realizzate in una cucina e forno separati per evitare contaminazioni, spicca l’Arrabbiata Assaj con sugo all’arrabbiata, stracciata di bufala, fiordilatte, ‘nduja e spianata calabra, con quel tocco piccante ed una compattezza da non far notare l’assenza della maglia glutinica.

Finale dolce con Innamorarsi sul Vesuvio ed il suo impasto al cacao su crema al burro, frutti di bosco e confettura d’albicocche e menta. Tante possibilità e tante le serate evento con chef di grido che evidenziano il forte legame tra culture e stili diversi tra ristoranti e pizzerie. Legame sempre più indispensabile e ricco di contaminazioni positive per il futuro.