Toscana: inaugurata la nuova cantina del Cabreo, il tempio dei “Supertuscan”

Il 16 maggio 2026, a Greve in Chianti si è svolta l‘inaugurazione ufficiale della nuova Cantina del Cabreo, il nuovo progetto firmato Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute dedicato alla produzione e all’affinamento dei Supertuscan della tenuta, pensato come luogo in cui tradizione toscana, innovazione tecnologica ed esperienza enoturistica convivano in un’unica visione. La struttura, progettata dall’architetto Carlo Ludovico Poccianti, nasce nel cuore del Chianti Classico come espressione dell’identità contemporanea della famiglia Folonari e della sua lunga storia nel mondo del vino italiano.

La cerimonia inaugurale si è aperta con il taglio del nastro alla presenza delle autorità locali, operatori del settore e stampa specializzata, per scoprire il nuovo progetto che rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita della famiglia Folonari nella zona del Chianti Classico. Nel corso dell’evento il sindaco Paolo Sottani ha conferito la cittadinanza onoraria di Greve in Chianti a Ambrogio Folonari, riconoscendone il contributo alla valorizzazione del territorio e alla rinascita del vino toscano.

Nel corso dell’evento, Giovanni Folonari ha ribadito il proprio impegno nella valorizzazione del vino come elemento centrale della cultura e della tradizione italiana. L’azienda ha scelto di investire con decisione sul futuro, affrontando un importante intervento di ristrutturazione dal valore di oltre 7 milioni di euro, a testimonianza della volontà di continuare a credere nel territorio e nella produzione vitivinicola di qualità.

La nuova Cantina del Cabreo è la sintesi perfetta tra identità aziendale, visione imprenditoriale e futuro – ha dichiarato il Presidente Giovanni Folonari – È un’esperienza immersiva radicata nella tradizione toscana ma nel contempo profondamente innovativa, con tecnologie all’avanguardia che ottimizzano il processo di vinificazione. L’inaugurazione della Cantina completa il nostro progetto di enoturismo alle Tenute del Cabreo, dove abbiamo realizzato i due relais di charme Borgo del Cabreo e Pietra del Cabreo e un ristorante che reinterpreta la cucina della tradizione. Grazie a questo progetto di ospitalità, abbiamo ricevuto il prestigioso riconoscimento Vinitaly Territory Ambassador, che celebra l’impegno dell’azienda sul territorio e la nostra opera di autentica valorizzazione del Made in Italy”.

La struttura ospita oltre 300 legni tra barrique, tonneau e botti stagionate, oltre a una capacità complessiva di 4.500 ettolitri di tini  in acciaio. Tra gli elementi più innovativi spiccano le vasche dedicate ai diversi cru e il selezionatore ottico che analizza singolarmente ogni acino durante la raccolta.

La cantina si sviluppa in tre ambienti: area di vinificazione, moderna barricaia a temperatura e umidità controllate e sala degustazione, concepita per permettere agli ospiti di vivere il vino direttamente nel luogo in cui nasce.

Anche la scelta dei materiali racconta il legame con il territorio: cotto dell’Impruneta lavorato a mano, pietra toscana, ferro battuto e legno naturale dialogano con elementi contemporanei come acciaio, bronzo brunito e illuminazione scenografica.

Per l’occasione, l’artista fiorentina Betty Soldi, definita “alchimista della parola”, ha realizzato un’opera esclusiva in onore delle Tenute del Cabreo, consegnata in occasione dell’inaugurazione: è la sua personale interpretazione artistica dei valori che da sempre ispirano la famiglia Folonari.

Uno dei momenti della giornata inaugurale sono state le due degustazioni verticali dedicate ai vini simbolo della tenuta, La Pietra Chardonnay Toscana IGT e Cabreo Il Borgo Toscana IGT, guidate da Giovanni Folonari e dall’enologo Roberto Potentini  e riservate ai professionisti del settore. I percorsi di assaggio hanno accompagnato gli ospiti in un viaggio nella storia produttiva delle Tenute del Cabreo, mettendo in luce l’evoluzione stilistica e il notevole potenziale di invecchiamento delle due etichette.

La verticale ha rappresentato un viaggio nella storia produttiva delle Tenute del Cabreo e ha evidenziato il grande potenziale di invecchiamento dei due vini.

La Pietra, chardonnay in purezza, fermenta in acciaio inox, con un travaso in legno effettuato a metà del processo. Il vino matura poi per almeno 24 mesi in tonneau, completando il suo affinamento con un periodo di riposo in bottiglia; sono state degustate le annate 1985, 1995, 2001, 2013 e 2023. Particolarmente rilevanti la 1985, ancora sorprendentemente viva, elegante e complessa, e la 2013, caratterizzata da equilibrio, tensione e precisione aromatica

Cabreo Il Borgo fermenta in acciaio, con macerazione di circa 4 settimane, seguita da almeno 24 mesi in barrique e affinamento in bottiglia; nell’occasione sono state degustate le annate 1988, 1995, 2001, 2016 e 2022. Di grande impatto la 1988, raffinata e ancora perfettamente integra, e la 2016, annata di notevole energia e profondità. Durante la degustazione Giovanni Folonari ha inoltre raccontato l’evoluzione stilistica del vino: fino al 2015 il vino era prodotto nel suo assemblaggio tradizionale, basato esclusivamente su Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Successivamente il blend è stato aggiornato, includendo anche il Merlot per ampliare la complessità e la rotondità del profilo) mantenendo intatta l’identità territoriale del vino. La degustazione ha così confermato la vocazione internazionale dei Supertuscan delle Tenute del Cabreo, vini capaci di attraversare il tempo mantenendo eleganza, freschezza e riconoscibilità, esprimendo al meglio il legame tra innovazione, territorio e grande tradizione toscana.

Marche: Pievalta e il territorio del Verdicchio dei Castelli di Jesi

Durante un recente viaggio nelle Marche ho avuto il piacere di visitare Pievalta. Alcuni cenni dell’azienda e della denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi saranno utili ad anticipare gli strepitosi assaggi effettuati durante la visita.

L’azienda vitivinicola Pievalta si trova nel Comune di Maiolati Spontini (An) all’interno del territorio del Verdicchio dei Castelli di Jesi “Classico”. Nata nel 2002 per volere della prestigiosa realtà franciacortina Barone Pizzini, si estende su una superficie vitata di circa 32 ettari localizzati in varie zone, come, San Paolo di Jesi, Montecarotto, Cupramontana e Monte Follonica. Il vitigno maggiormente coltivato è il Verdicchio Bianco che occupa 30 ettari e i restanti sono a base Montepulciano. L’azienda segue da anni i dettami dell’agricoltura biodinamica.

I suoli sono variabili con forte presenza di argilla, calcare e marna con fossili marini. Le vigne sono poste ad altimetrie che variano dai 200 ai 350 metri s.l.m. La direzione dell’azienda è stata affidata al dinamico enologo Alessandro Fenino, affiancato da Silvia Loschi, già collega in Franciacorta, oggi compagna di vita. Una coppia molto affiatata nella vita e in azienda che con passione e abnegazione portano avanti questo affascinante progetto.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è uno dei fiori all’occhiello dell’enologia italiana. È un vino bianco molto apprezzato ed è tra i vini bianchi più premiati in Italia, prodotto in provincia di Ancona e in piccola parte in provincia di Macerata, nella regione Marche. Le uve in questo straordinario lembo di terra sono coltivate da secoli. La zona di produzione di questa Denominazione comprende, in provincia di Ancona, il territorio dei comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Corinaldo, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Montecarotto, Monte Roberto, Morro d’Alba, Ostra, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Senigallia, Serra de’ Conti, Serra San Quirico e Staffolo; in provincia di Macerata, il territorio dei comuni di Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino.

L’uso della menzione “Classico” è riservato al vino ottenuto dalle uve raccolte nella zona originaria più antica. È prodotto nelle seguenti tipologie: Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio dei Castelli di Jesi Spumante, Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore e Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva che si può fregiare della menzione Docg dal 2010. Ma dal 2021 è divenuto Castelli di Jesi Docg e nello stesso anno anche il Superiore si è elevato a Docg. È un vino capace di invecchiare con grande eleganza come pochi altri bianchi in Italia, merito anche della grande struttura, acidità e dell’elevato tenore alcolico.

Gli assaggi:

PerLugo Dosage 0 Metodo Classico Vsq – Affina 21 mesi sui lieviti, da uve di Verdicchio. Bel paglierino, perlage finissimo emana raffinate note di erbe aromatiche, elicriso, mallo di mandorla e pan brioche, il sorso è rinfrescante, saporito, setoso e persistente.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Tre Ripe 2025 – Paglierino luminoso, rivela sentori di mandorla fresca, fiori bianchi, erbe aromatiche come origano, timo e menta, al gusto risulta avvolgente, fresco, coerente e saporito.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Dominè 2022 – Dal giallo paglierino, sviluppa sentori di pesca gialla, mandorla, agrumi e fiori di ginestra, al palato esprime freschezza e sapidità, è lungo e durevole.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico San Paolo 2022 – Giallo paglierino con riflessi oro, al naso rimanda sentori di pera, melone, agrumi, zagara, gelsomino ed erbe aromatiche, al gusto è pieno, vibrante e appagante.

Marche Igt Rosato Rosa del Noce 2023 – Colore rosa sfumature melograno, sprigiona intensi sentori di fragolina di bosco, ciliegia, dal sorso fresco, succoso e dal finale sapido e pulito.

Sito di riferimento: https://pievalta.it

I vini vulcanici di Suavia a Roma: il Soave Classico incontra la cucina di Davide Del Duca

Una serata che racconta il bianco italiano attraverso il dialogo tra territorio e cucina contemporanea. Il 20 aprile, a Osteria Fernanda, i vini vulcanici della cantina Suavia sono stati protagonisti di una cena speciale dedicata al Soave Classico, in abbinamento ai piatti dello chef Davide Del Duca.

Un appuntamento che ha visto la partecipazione di firme autorevoli di Gambero Rosso, come Marco Sabellico, Valeria Roberto e Marzio Taccetti, confermando il crescente interesse attorno ai grandi bianchi del Veneto e alla loro capacità di dialogare con la cucina d’autore.

Dalle colline di Soave a Roma

Fondata nel cuore del Soave, la cantina Suavia rappresenta una delle realtà più identitarie del territorio. Il nome stesso richiama l’antica denominazione della città scaligera, a sottolineare un legame profondo con la storia e con il paesaggio.

La famiglia Tessari coltiva vigneti sin dall’Ottocento nel piccolo borgo di Fittà, ma è nel 1982 che avviene la svolta produttiva, quando Giovanni Tessari e Rosetta Buratto decidono di vinificare in proprio. Oggi sono le figlie Meri, Valentina e Alessandra a guidare l’azienda, con una visione chiara: dare voce alle sfumature del Soave Classico attraverso una lettura autentica dei suoli vulcanici.

“Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi, racconta Meri Tessari, e da qui è nata l’esigenza di costruire un’identità precisa per i nostri vini”.

Il carattere dei suoli vulcanici

I 34 ettari di vigneto si estendono a circa 300 metri di altitudine, su terreni di origine basaltica che conferiscono ai vini una cifra distintiva fatta di mineralità, freschezza e profondità.

Qui si coltivano esclusivamente varietà autoctone a bacca bianca: Garganega e Trebbiano di Soave. La prima, versatile e identitaria, capace di esprimersi in vini immediati o più complessi; il secondo, più esigente in vigna ma in grado di regalare vini strutturati e di grande tensione minerale.

Le vigne sono allevate secondo il sistema tradizionale della pergola veronese, una scelta che unisce valore culturale e funzionalità agronomica, garantendo protezione dei grappoli e un microclima favorevole. Dal 2019, inoltre, l’azienda è certificata biologica, a conferma di un approccio rispettoso dell’ambiente e delle varietà storiche.

La cucina come lente di lettura del vino

La cena all’Osteria Fernanda si è rivelata un vero percorso sensoriale, in cui ogni piatto ha dialogato con un vino, esaltandone caratteristiche e sfumature.

Dal nasello con pil pil, lenticchie e agrumi, abbinato a Opera Semplice Metodo Classico, alla triglia in tempura con sorbetto di ricci di mare accompagnata dal Soave Classico 2025, fino al tagliolino alla spirulina con cuore di tonno essiccato, valorizzato dal Monte Carbonare 2023.

Piatti più strutturati, come il bottone al rosso d’uovo con funghi e crudo di manzo, hanno trovato un equilibrio nel Massifitti 2022, mentre la quaglia alla brace con nespole fermentate si è intrecciata con la profondità del Tremenalto 2020.

Una cucina contemporanea, quella di Davide Del Duca, capace di lavorare per contrasti e armonie, esattamente come i vini di Suavia.

I vini: identità e precisione

La degustazione ha messo in luce una filosofia produttiva orientata alla precisione e alla valorizzazione dei singoli cru.

Opera Semplice, Metodo Classico da Trebbiano di Soave, è un progetto sperimentale prodotto solo nelle migliori annate: un vino complesso, tra note agrumate, richiami tostati e una spiccata impronta minerale.

Il Soave Classico rappresenta invece l’espressione più immediata della Garganega: fresco, equilibrato, capace di raccontare il territorio con chiarezza.

Il Monte Carbonare, proveniente da suoli vulcanici scuri, si distingue per intensità e verticalità, con sentori di pietra focaia, agrumi e fiori di campo, e una bocca sapida e avvolgente.

Il Massifitti, da Trebbiano di Soave, nasce da un progetto di recupero varietale avviato insieme all’Università di Milano e al professor Attilio Scienza: un vino che unisce struttura, acidità e finezza aromatica.

Infine il Tremenalto, da vigne di circa sessant’anni, restituisce una Garganega più evoluta e complessa, con note di frutta candita, fiori d’arancio e una trama gustativa ampia e persistente.

Un racconto di territorio

“Le nostre radici affondano in questa terra nera che alimenta grandi uve bianche”, spiega Alessandra Tessari. “È dall’equilibrio tra elementi opposti che nascono i nostri vini”.

Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il senso della serata romana: un viaggio nel Soave Classico attraverso le sue diverse anime, raccontate calice dopo calice. Tra suoli vulcanici, tradizione familiare e ricerca contemporanea, Suavia conferma così il ruolo centrale del Soave tra i grandi bianchi italiani, capace di esprimere identità, eleganza e profondità anche lontano dalle sue colline di origine.

Buonissimi 2026 – Presentata l’ottava edizione alla stampa di settore nel segno della continuità e dell’amore per la ricerca

Il 25 maggio a Le Parùle – Marina d’Arechi Port Village Salerno – è avvenuta la presentazione di Buonissimi, l’evento organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella, con i protagonisti del mondo enogastronomico: chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, maestri pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender con attenzione in particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

Saranno oltre 250 gli stand a disposizione per il pubblico, con il supporto dei tanti sostenitori che hanno regalato la propria presenza per aiutare il prossimo senza scopi di lucro. Anche quest’anno, infatti, Buonissimi ha come obiettivo quello di sostenere il progetto Editor. Grazie al finanziamento dell’Associazione OPEN OdV, il CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, potrà effettuare il sequenziamento di nuova generazione ed editing genomico per identificare fattori di rischio genetico come bersagli terapeutici per la cura dei tumori pediatrici.

Anna Maria Alfani, presidente dell’Associazione OPEN OdV, ha ringraziato tutti i presenti, in particolare Agostino Gallozzi presidente di Marina d’Arechi Port Village, per aver messo a disposizione, per il terzo anno consecutivo, l’intera darsena. “I veri eroi non sono soltanto i bambini e i ragazzi che soffrono assieme ai propri cari, ma tutti i ricercatori che dedicano la propria vita a trovare le risposte per sconfiggere il dolore” afferma la Alfani.

Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Mario Capasso ed il Professore Emerito di Genetica Medica del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Achille Iolascon, hanno ricordato gli inizi della loro attività di ricerca quando le speranze di una cura erano bassissime in confronto agli attuali progressi medici.

“Oggi riusciamo a comprendere meglio i meccanismi genetici alla base dello sviluppo di malattie oncologiche pediatriche, come la leucemia linfoblastica acuta ed il neuroblastoma, ma sappiamo che c’è ancora molto lavoro da svolgere per colmare quel gap che ci separa dalla completa guarigione nel 100% dei casi”.

Anche Agostino Gallozzi, presidente di Marina d’Arechi, rinnova il sostegno all’iniziativa: “Buonissimi è uno spunto di riflessione per capire cosa significhi realmente il concetto di solidarietà: offrire aiuto da parte di chi ha di più nei confronti di chi ha meno e soffre”.

Paola Pignataro e Silvana Tortorella concludono: “L’impegno nel convincere i nostri partner ed amici sostenitori è relativo, perché ogni anno le adesioni superano ormai di gran lunga le disponibilità dei nostri spazi a disposizione. Ma Buonissimi non potrebbe esistere ed andare avanti senza un lavoro di squadra che serve a realizzare, ogni anno da ben 8 edizioni, un piccolo miracolo di bontà”.

L’elenco completo dei partner e dei sostenitori è disponibile sul sito www.buonissimi.org.

Per informazioni e partecipazione: info@buonissimi.org | www.buonissimi.org

Milano: da Denis Pizzeria di Montagna arriva il Cilento nel “racconto sostenibile” del Poseidonia Beach Club

DENIS – Pizzeria di Montagna, di Denis Lovatel, ha riunito nel capoluogo lombardo la stampa per un incontro dedicato alla cucina, al territorio e ai progetti che guardano al futuro senza dimenticare le radici.

Al centro della serata, la presentazione del Poseidonia Beach Club di Ascea, un progetto che nasce su una filosofia chiara: sostenibilità, riuso, rispetto del paesaggio. Un modello di ospitalità che intreccia mare, natura e memoria, portando nel presente gesti antichi e materiali recuperati.

A raccontare la storia del Poseidonia Beach Club è Giovanni Rizzo, fondatore e anima del beach club, un racconto che parte dal lontano 2008, quando decide di rilevare e recuperare uno spazio precedentemente occupato da un altro stabilimento balneare.

Un percorso imprenditoriale in continua evoluzione, che lo porterà a creare non un semplice lido, ma un luogo dove poter fruire di un’ospitalità contemporanea, capace di coniugare intrattenimento, ristorazione e sostenibilità.

All’inizio il Poseidonia si afferma come club per serate musicali, eventi e aperitivi, pronto ad accogliere la clientela estiva della costa cilentana.  Negli anni successivi l’offerta viene progressivamente ampliata fino ad arrivare al 2018 quando viene aperto il ristorante. Una trasformazione che porta il beach club a diventare un luogo completo dove vivere tutto il giorno, dalla prima colazione in riva al mare fino alla cena gourmet.

Due momenti distinti: di giorno un’atmosfera informale ma curata, con piatti freschi, stagionali e veloci; la sera, un’eleganza più ricercata, con la spiaggia che si trasforma in ristorante tra cucina mediterranea, pizzeria e influenze internazionali come il sushi.

Il menu cambia quotidianamente, seguendo esclusivamente il pescato locale disponibile e adattandosi alla stagionalità delle materie prime. Una scelta precisa che privilegia pochi ingredienti, selezionati con estrema cura, per garantire standard qualitativi elevati. Alla base, un rispetto rigoroso e quasi maniacale per la qualità del prodotto, trattato con attenzione in ogni fase, dalla selezione alla preparazione.

Un’esperienza che fonde cucina, intrattenimento e attenzione al territorio.

Negli anni il Poseidonia si è distinto come laboratorio di sostenibilità nel turismo balneare: filiera corta con “il loro pescatore locale”, energie rinnovabili, riduzione degli sprechi e certificazione ISO 20121. Ad accompagnare Giovanni nella trasferta milanese, due presenze speciali: la mamma e la suocera, custodi di un sapere che non si impara sui manuali.

Davanti ai giornalisti hanno mostrato come si fanno i fusilli a mano, con quel movimento lento e preciso che appartiene alle cucine di una volta.

E poi, nonna Ines, ha raccontato la preparazione del sapone con la lisciva: Si partiva dalla cenere del camino, quella della legna dura. Veniva raccolta e messa in acqua calda, oppure fatta bollire, per ottenere un liquido: la lisciva. Dopo averla filtrata, si univa a oli o grassi, spesso di recupero, e si mescolava a lungo. Da questa combinazione prendeva forma il sapone.

E nella stessa logica di trasformazione, anche la cena ha preso forma, come un passaggio naturale dal racconto alla tavola.

Denis, insieme agli chef Costantino Buono e Carlo De Olivera e a Gianni Rizzo, “capitano” del Poseidonia Beach Club, hanno creato un percorso condiviso che unisce cucine diverse, guidate da un unico principio: limitare gli sprechi, valorizzare ogni ingrediente e rendere la sostenibilità una pratica quotidiana.

Si comincia con Il pane ritrovato, un’entrée che già racconta questa visione: pane al nero di seppia recuperato e trasformato, mantecato con luvaro, un pesce poco conosciuto, perfetto per preparazioni come le mousse e, che proprio nella semplicità, dà il meglio di sé.

Da qui si arriva al mare più identitario con Cilento Roll – Dal mondo al mare, dove tecniche e suggestioni lontane, ispirate alla cucina giapponese, incontrano il territorio. L’uramaki diventa mediterraneo, con alici di menaica e cacio ricotta fresco all’interno, mentre la pelle di pesce bandiera si fa chip croccante. Le alici di menaica sono il cuore del racconto: memoria storica del Cilento, pescate con una rete di origine greca a maglie larghe, la ‘menaica’, calata al tramonto e ritirata all’alba.

Il percorso continua con La memoria che si evolve, il fusillo di nonna Ines che guarda al passato ma lo reinterpreta: tenero di broccolo, pane, pomodorini arrostiti di ieri e ancora il pesce bandiera, in un dialogo continuo tra radizione e cucina contemporanea

Poi La razza ritrovata, un secondo che valorizza un pesce poco utilizzato, glassato con il suo fondo di cartilagini, con patate affumicate, verdure croccanti e pane tostato. Un piatto essenziale, senza elementi in più.

Finito il percorso dei piatti, si passa alle pizze, mantenendo sempre l’idea di riuso e recupero:

dalla Radice al fiore, dove della zucchina non si spreca nulla, dal frutto al fiore; nel gioco tra Bianco e verde, fatto di ingredienti recuperati e trasformati, protagonisti sono i formaggi ‘ritrovati’; fino ad Agrume di bosco, che unisce terra e freschezza in un equilibrio inatteso.

Il tutto accompagnato dai vini dell’Azienda Agricola Porticello, che seguono il percorso senza sovrastarlo, accompagnando i piatti in modo equilibrato. Dal Fiano al Rosato fino all’Aglianico, ogni vino mantiene un legame chiaro con il territorio e con un’idea di rispetto coerente con quella della cucina. Il nome dei vini, Velea, è frutto della fusione del nome latino, Velia, e del nome greco, Elea, di Ascea. Elea città che ha dato i natali a Parmenide e Zenone.

E qui, Gianni Rizzo, introduce il pensiero sorprendentemente attuale di Parmenide: l’essere è, e non può non essere. Un invito a guardare oltre l’apparenza a riconoscere valore in ciò che esiste, perché nulla è davvero scarto tutto è trasformazione, continuità e permanenza.

Nel Cilento la cucina è inseparabile dal racconto. Ogni piatto lascia una traccia, ogni ingrediente custodisce una storia. Dalla dieta mediterranea, che qui ha preso forma, alle tavole più semplici, tutto parla di misura e autenticità.

Dalla terra e dal mare viene tutto, e tutto merita rispetto e valorizzazione.

Qui ho avuto modo di toccare con mano cosa questo significhi davvero.

Prosit!

Veneto – Valpolicella: Franchini, tra identità, leggerezza e misura

C’è una Valpolicella che lavora sulla potenza, un’altra sulla tradizione, un’altra sulla riscrittura stilistica. Franchini si colloca in una posizione più sottile: trovare un equilibrio credibile tra luogo, tempo e mano.

Il contesto non è secondario; siamo in un’area che porta sulle spalle una stratificazione importante, dove la viticoltura è sempre stata al centro e dove il rischio maggiore oggi non è tanto quello di perdere identità, quanto di standardizzarla.

Giuliano Franchini è una persona poliedrica, un abile imprenditore che nel 1990, durante le “Notti Magiche”, di ritorno da un viaggio in Giappone, estasiato dall’odore della sua terra dopo la pioggia, decise di portare avanti la tradizione vinicola trasmessa dal padre Aldo e dal nonno Emilio, trasformando la produzione tradizionale di famiglia, amatoriale, in una Società agricola che si propone come volano del territorio.

È inoltre un profondo e orgoglioso conoscitore del Suo territorio. La presentazione dei vini parte da molto lontano, più precisamente da un fossile nei musei di queste terre, che testimonia che 50.000 anni fa qui vi era la vitis vinifera sylvestris.

Siamo a Negrar, nella Valpolicella Classica, dove già 6.000 anni fa vi erano terrazzamenti agricoli, a circondare la cantina della Corte Forlago vi sono meno di 5 ettari di terra, tra 250 e 500 metri di altitudine, terrazzamenti patrimonio UNESCO, accarezzati dai venti che nella parte più alta, sul Monte Marognin, prendono pieghe così ripide da diventare viticoltura eroica, l’unica vigna in valpolicella riconosciuta dal Cervim. Incastonate in questo gioiello, due siti archeologici, rinvenuti durante alcuni lavori del 2018, tra cui una splendida vigna romana, in un ottimo stato conservativo, con mosaici risalenti al III secolo d.C.

“L’antichità della presenza della vite” è un punto d’onore per Giuliano, in queste stesse terre, nella Villa Romana, si sono rinvenute tracce di Acinatico, un vino che può essere l’antenato del Recioto, un calcatorium dove veniva riposta l’uva.

In Cantina si respira tradizione e attenzione al dettaglio fino al primo momento. L’antica nevera all’interno della corte è stata trasformata in una splendida cantina sormontata da una corona di annate importanti dell’azienda, I Cartoni del vino sono una caricatura delle tradizionali cassettine nelle quali veniva riposta l’uva.

Le etichette sono un omaggio a una storia di Famiglia: il nonno di Giuliano usava tradizionalmente foderare le bottiglie spesso trasparenti con carta di giornale, che inoltre ne certificava la data. Oggi la carta che li cinge evoca il giornale e viene ancora incollata a mano, le colonne raccontano i vini e le immagini evocative celebrano le storie del territorio.

La lettura del territorio

La Valpolicella di Franchini vuole essere più distesa e raccontata, il frutto è il fulcro e le variabilità tra i vitigni e i gradi di maturazione differenti, fino all’appassimento, la tavolozza di colori. La gestione enologica mira ad amalgamare perfettamente e arricchire e per farlo si ricorre a un’ampia varietà di botti di diversa dimensione e provenienza, Francia, Slavonia e Stati Uniti, oltre l’acciaio e a un singolare contenitore prodotto appositamente.

È un equilibrio apparentemente semplice ma che nasconde una profonda abilità, in vigna e in cantina.

I VINI

Il racconto storico si trasferisce nel calice con il primo vino, il Candidus IGT Veneto, un vino ottenuto dalle vigne salvate che sormontavano la villa: Chardonnay, Garganega, Fernanda, Riesling, Pinot Bianco, Moscato, Saorìn e un affinamento che inizia in acciaio e legno per finire in un contenitore “autoctono” di marmo rosa del Garda, che dona ulteriore sinergia tra il vino e il territorio. Un vino dalla trama paglierino, alla frutta a pasta gialla in prima linea si aggiungono note di pietra focaia e spezie dolci, sale al limone del Garda. Al palato è saporito e dalla beva agevole, ancora agrumata.


Il Valpolicella Classico 2023 “Casa Forlago” mostra tradizione e ricerca nell’uvaggio: Corvina, Molinara, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Corvinone,

Pelara, Rossignola, Negrara, Spigamonte, Turchetta) solo acciaio, si presenta rubino dai riflessi porpora cristallino, al naso apre con un gustoso pepe di cayenna, nocciolo di ciliegia, bouquet di fiori rossi freschi. All’assaggio la salinità è marcata ed è l’architrave su cui si costruisce una bevibilità semplice ma mai banale.

Il Ripasso “Orto Baul” segue i vitigni del “Casa Forlago” ma la scelta diversa delle uve, la seconda Fermentazione tradizionale fatta partire in maniera spontanea sulle vinacce di Amarone e l’affinamento per 24mesi in Barrique e Tonneaux vanno a comporre un vino diverso che sa portare tutto questo imprinting con leggiadria e modernità. Richiami di piccoli frutti rossi croccanti pepe rosa, si presenta rotondo,con tannini leggeri ma maturi lievi, che restano dietro le labbra e si sciolgono nella salgemma, di buona struttura ma mantenendo un giusto equilibrio e giusta agilità di beva.

Il Valpolicella Classico Superiore “Sedese”, si avvale di un leggero appassimento e di un affinamento parte in Inox parte in Tonneau per portare diversità, rotondità e pienezza, è il second vin dell’azienda. Al naso esplode la frutta matura, i piccoli frutti rossi , la spezia dolce, la frutta a guscio, in bocca bellissima rotondità e tannino gustoso, sapidità e freschezza.



L’Amarone della Valpolicella Classico “Forlago Passione” nasce sulla collina di Villa e si fregia del Marchio della Viticoltura eroica del CERVIM. La meticolosa e faticosa selezione dei grappoli in vigne dalla ripidissima pendenza, la vinificazione rispettosa e con Delestage, l’affinamento in legno complessivamente per 36 mesi rendono questo vino una selezione accurata e complessa. Il calice è granato impenetrabile e annusando a calice fermo il frutto è croccante e rimanda ai ciliegi che prima dell’uva sormontavano queste colline, alla viola mammola, roteando i toni si anneriscono aprendosi a sbuffi balsamici, chiodi di garofano, lavanda e fiori di campo, sale nero. All’assaggio una piacevole salinità apre a un tannino setoso e ben equilibrato con la massa, che si ferma nella parte finale del palato lasciandoci a un tono di frutto dolce e fresco e grande pulizia.

L’Azzardo 2019 è vendemmiato in 3 raccolte, seguendo la perfetta maturazione delle diverse tipologie, ben 18 tra cui Merlot, Cabernet Sauvgnon, Corvina, Corvinone, Rondinella e altri vitigni presenti in percentuale minore (Spigamonte, Oseleta, Teroldego, Rebo) conclude poi una fase di appassimento in cassetta. Il Delestage aiuta a dare maggiore uniformità e colore alla massa, dalla trama consistente e rosso rubino, il naso è cupo, intimo, rimanda al pepe nero, alla radice, al bosco umido e al durone stramaturo. 12 mesi di Tonneaux e Barriques per questo vino, grandemente gestiti. Al palato si presenta ricco nella struttura, di buon calore che ne eleva il dinamismo, dal tannino perfettamente integrato e dal finale ancora fruttato.

È un equilibrio e un sapore internazionale ricercato che vuole però affondare le sue radici nella Valpolicella.



Il Recioto della Valpolicella Classico “Monte Marognin” dal consistente colore rubino con sfumature violacee si apre al naso su sentori di ciliegia sotto spirito e floreali di viola, pepe nero e fava di cacao. Un corpo solido spalleggia la dolcezza, il tannino è lieve e la freschezza da dinamismo e grande tensione all’assaggio.

Alcune bottiglie di questo ultimo vino, selezionate e numerate, non subiscono filtrazione e coi lieviti vivi vanno a effettuare una nuova fermentazione in bottiglia, seguendo un percorso molto radicato nella natura. Il carattere petillant attrae da subito, al naso ai toni fruttati e floreali si aggiunge complessità con sentori di sottobosco, cuberdon e mirtilli, in bocca l’agilità di beva si contrappone al tannino gustoso e il lieve tenore zuccherino prolunga la persistenza fruttata, un vino raro e di spessore.

L’Imperivm si costruisce su un assemblaggio che affianca vitigni 21 vitigni, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Corvina, Corvinone, Rondinella, altri vitigni locali (Spigamonte, Oseleta, Croatina, Teroldego, Rebo, Rossignola, Negrara, Sangiovese, Turchetta, Ancellotta, Syrah, Molinara, Rossara, Lagrein, Pinot Nero, lieve appassimento, dando origine a un profilo più articolato. Trama scura, al naso emerge durone, sottobosco secco, radice di liquirizia e rabarbaro. Importante struttura, equilibrio caldo e avvolgente, tannino importante calore per un vino che dimostra grande stoffa e ampio margine di invecchiamento.

A chiudere gli assaggi una Bonus Track , la Graspia, una bevuta antica che pone le sue radici nelle tradizioni campagnole, ma ad oggi potenzialmente modernissima, in francia la chiamano Piquette. Si tratta di mosto d’uva (le stesse dell’Amarone in questo caso) residuo della produzione, che alluvionato con acqua fresca, da vita ad una seconda leggera fermentazione in bottiglia. Naso dai toni del turgido frutto rosso, basso tenore alcolico e freschezza, una lieve frizzantezza e vivacità.

La Passione di Giuliano Franchini traspare in ogni etichetta, nell’immenso amore e nell’approfondita conoscenza che dimostra per questa terra, che lo ha corrisposto donandogli un tesoro storico da tutelare e un grande patrimonio vinicolo per mantenere viva la tradizione, con eleganza e con lo sguardo dritto verso al futuro. “Nel mondo si bevono molti vini… pochi si distinguono… solo alcuni si fanno ricordare.”

100 Best Italian Rosé 2026: trionfa “Dandy” Nero di Troia IGP2025 di Mazzone

Sul podio anche “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo e “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Presentati alla 20ª edizione di Vitigno Italia i risultati della sesta edizione di 100 Best Italian Rosé, la guida online e gratuita dedicata ai migliori vini rosati fermi italiani e dei territori di confine. La guida è curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo e Adele Elisabetta Granieri ed è edita da Luciano Pignataro Wine Blog, con il sostegno di DsGlass, Sorì Italia ed Enoteca Il Torchio.

La selezione delle cento etichette è avvenuta attraverso un sondaggio nazionale e degustazioni alla cieca di oltre 200 vini, svolte in assoluto anonimato. “Siamo davvero entusiasti di osservare come, nell’arco di sei anni dalla nascita di 100 Best Italian Rosé, l’interesse attorno a questa realtà sia cresciuto in modo significativo, non solo da parte della critica, ma soprattutto dei produttori, sempre più impegnati a proporre vini identitari e di grande personalità, capaci di meritare un posto in guida e di conquistare l’attenzione del pubblico”, dichiarano le coautrice della guida.

In occasione dello speciale appuntamento di Vitigno Italia, presso la Stazione Marittima di Napoli, sono stati svelati i tanto attesi risultati della Top 10 nel corso di una degustazione riservata alla stampa e agli operatori del settore. Contestualmente, nei tre giorni della kermesse nazionale, il tasting alla postazione di 100 Best Italian Rosé ha anticipato tutti i rosati della Top 50 della classifica. La lista completa, comprensiva dei vini “Eccellenti”, è disponibile sul sito ufficiale.

Per l’edizione 2026 della guida, il titolo di miglior rosato italiano è stato assegnato a “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 di Mazzone. Al secondo posto si classifica “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 di Vignamadre – Famiglia Di Carlo, mentre il terzo gradino del podio va a “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 di Tenuta La Sabbiosa.

Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Sardegna e Toscana conquistano la Top 10. A confermarsi protagoniste del panorama del rosato italiano sono ancora una volta Puglia, Calabria, Sicilia e Abruzzo, mentre Toscana e Campania emergono come aree in forte crescita, grazie a interpretazioni sempre più autorevoli. Tra gli elementi più interessanti di questa edizione spicca il numero crescente di cantine che si avvicinano alla produzione di vini rosati con risultati di grande qualità. Particolarmente significativa la partecipazione della Sardegna, regione che ha registrato il maggiore incremento di etichette rosé nel sondaggio nazionale rispetto agli anni precedenti, segnale di un dinamismo produttivo sempre più evidente.

Il rosato italiano continua così a raccontare, attraverso territori, vitigni e stili differenti, una delle espressioni più dinamiche e contemporanee del vino italiano.

Segue la classifica completa, disponibile sul sito ufficiale della guida:
https://www.100bestitalianrose.it/

  1. “Dandy” Nero di Troia IGP 2025 – Mazzone
  2. “Capo Le Vigne” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2025 – Vignamadre, Famiglia Di Carlo
  3. “Rosé” Carignano del Sulcis DOC 2025 – Tenuta La Sabbiosa
  4. “Danze della Contessa” Nardò DOC 2025 – Bonsegna
  5. “Vignazza” Etna Rosato DOC 2023 – Generazione Alessandro
  6. Costa d’Amalfi Rosato DOC 2025 – Cantine Giuseppe Apicella
  7. “Il Bandolo della Matassa” Lazio IGP Rosato 2025 – Cantina Le Macchie
  8. “Il 150” Salento Susumaniello IGT Rosato 2025 – Apollonio
  9. “Pietramontis” Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti IGT 2024 – Villa Corniole
  10. Syrah Rosa Toscana IGT 2025 – Stefano Amerighi
  11. “Metiusco” Salento Negroamaro Rosato IGT 2025 – Palamà
  12. “Tuttovaben” Nocera Rosato Terre Siciliane IGT 2025 – Centopassi
  13. “Furano” Paestum Rosato IGT 2025 – Il Colle del Corsicano
  14. “Baldovino” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Tenuta I Fauri
  15. “Ros’aresta” Cannonau di Sardegna DOC 2025 – Tenute Vignola
  16. “Scalunera” Etna Rosato DOC 2025 – Terre Mora
  17. “Fossimatto” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Fontefico
  18. Irpinia Rosato DOC 2025 – Bellaria
  19. “Le Vigne di Faraone” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Faraone
  20. “Pian di Stelle” Lazio Rosato IGT 2024 – Antonella Pacchiarotti
  21. “Fosso Cancelli” Cerasuolo d’Abruzzo DOP 2024 – Ciavolich
  22. “Rosato d’Istine” Toscana IGT Rosato 2025 – Istine
  23. “Scirocco” Terre del Volturno IGT 2025 – Sclavia
  24. “Il Rogito” Basilicata IGT Rosato 2024 – Cantine del Notaio
  25. “QX” Toscana IGT Rosato 2024 – Avignonesi
  26. “Nasciolo” Umbria IGT Rosato 2025 – Annesanti
  27. Terre Siciliane IGT Rosato 2025 – Bonavita
  28. “Celeste” Calabria IGP Rosato 2025 – Cantine Benvenuto
  29. “Volcei” Campania IGT Rosato 2024 – Cantina dei Quinti
  30. “Neolitico” Puglia IGP Rosato Primitivo 2025 – Terre di Maria
  31. “Grayasusi Etichetta Argento” Calabria IGT Rosato 2025 – Ceraudo
  32. “15 Primavere” Toscana IGT Rosato 2025 – Fattoria Sardi
  33. Rosé Kakovostno vino ZGP 2025 – Štoka
  34. “Impressioni Rosato” 2025 – Impressioni di Gianni Sinesi
  35. “Sorelle” Lazio IGP Rosato 2025 – Famiglia Cotarella
  36. “Rosa” Sicilia DOC Rosato 2025 – Donnafugata
  37. “Chiaro di Stelle” Isola dei Nuraghi IGT Rosé 2025 – Pala
  38. “Furia di Calafuria” Salento IGT Rosato 2025 – Tormaresca
  39. “Preaféte” Valtenesi DOC Rosé del Lago di Garda 2025 – Podere dei Folli
  40. Cirò DOC Rosato 2025 – Cataldo Calabretta
  41. “Girofle” Salento IGP Rosato Negramaro 2025 – Severino Garofano
  42. Calabria IGP Rosato Gaglioppo 2025 – ‘A Vita
  43. “Mattj” Valdadige Terradeiforti DOC Pinot Grigio 2022 – Cantina Roeno
  44. “Fallwind” Pinot Noir Rosé Sud Tirol – Alto Adige DOC 2025 – St. Michael Eppan
  45. “Pescanera” Calabria IGT Rosato 2025 – Ippolito 1845
  46. “Rosamara” Valtenesi Riviera del Garda DOC 2025 – Costaripa
  47. “Rosato di Ampeleia” Toscana IGT Rosato 2023 – Ampeleia
  48. “Amore” Umbria IGT Rosato 2025 – Barberani
  49. “Rosa” Terre Siciliane IGT Rosato 2023 – Eolia
  50. “Giochi” Puglia IGT Rosato 2023 – Giovanni Aiello

VINI ECCELLENTI
“Solerose” Langhe DOC Rosato 2025 – Fontanafredda
“Sud Est” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Zappacosta
“Primula Rosa” Paestum IGP Rosato 2024 – Cantine Barone
“Froris” Carignano del Sulcis DOC Rosato 2024 – Cantina Santadi
“Grué” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2025 – Cerulli Spinozzi
“A” Toscana IGT Rosato 2025 – Antinori
“Nudo” Colli del Limbara IGT Rosato 2025 – Siddura
Bolgheri Rosato DOC 2025 – Donna Olimpia 1898
“Puntalice Bio” Cirò DOP Rosato 2025 – Senatore Vini
“Rosadea” Paestum IGP 2025 – Tenuta Macellaro
“Vetere” Paestum Rosato IGP 2025 – San Salvatore
“Campo Delle Rose” Chiaretto Di Bardolino DOC 2025 – Cà dé
Rocchi Tinazzi
“La Grazia” Coste della Sesia Rosato DOC 2025 – Delsignore
“Rosié” Irpinia Rosato DOC 2025 – Colli di Castelfranci
“Carpiano” IGT Toscana 2025 – Castello Boncompagni Viscogliosi
“Rosé” Roccamonfina Rosato IGT 2025 – Fattoria Pagano
“Ereo” Vesuvio Rosato DOP 2025 – Cantine Olivella
“Li Cuti” Alezio Rosato DOC 2025 – Cantina Coppola 1489
“Vigna Lapillo” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 –
Sorrentino
“PG Rosa” Venezia Giulia IGT 2024 – Ferlat
“Thesan” Umbria Rosato IGT 2025 – Cantina Goccia
“Munazei” Vesuvio Lacryma Christi Rosato DOC 2025 – Casa
Setaro
“Manyarì” Ciró Rosato DOC 2025 – Brigante Vigneti & Cantina
“Vela Vento Vulcano” Irpinia Rosato DOC 2025 – Tenuta Cavalier
Pepe
“Le Cicale” Toscana Rosato IGT 2024 – Fattoria Sardi
Ciliegiolo Umbria Rosato IGP 2025 – Montemelino
“Ligrezza” Calabria Rosato IGP 2025 – Terra di Balbia
“Julì” Umbria Pinot Nero Rosato IGP 2025 – Cantina La Madeleine
“Rosé D’Amour” vino Rosato L. 2025 – Possa
“Amemi” Colli di Salerno Primitivo Rosato IGT 2025 – Cantina
Bello
“Ma’rosa” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Nifo
Sarrapochiello
“Idea” Salento IGT 2025 – Varvaglione
“Rosa Chiara” Rosato IGT 2025 – La Scolca
“Rosaluce” Riviera del Garda DOC Valtenesi 2025 – Pasini San
Giovanni
“Core” Campania Rosato IGT 2025 – Montevetrano
“Mun” Conero Rosato DOCG 2025 – La Calcinara
“Manaresi” Emilia Rosato IGT 2024 – Manaresi Agricoltura e Vini
“Tabarosa” Aglianico del Taburno Rosato DOCG 2025 –
Fontanavecchia
“F&L” Chiaretto di Bardolino Classico DOC 2025 – Le Tende
“Pompeii” Pompeiano Rosato IGT 2024 – Bosco De’ Medici
Lagrein Rosato Alto Adige DOC 2025 – Muri-Gries
“Traccia Di Rosa” Bardolino Chiaretto DOC 2022 – Le Fraghe
“Coordinate” Friuli Grave Rosato 2025 DOC – Piera 1899
“Velca” Lazio Rosato IGT 2025 – Muscari Tomajoli
“Titolo” Pink Edition Basilicata Rosato IGP 2025 – Elena Fucci
“Hékos” Lazio DOC 2024 – Colle Picchioni
“Lady Pink” Aglianico del Taburno DOCG 2025 – Cantine Tora
“Raiz” Langhe Rosato DOC 2025 – Carlo Casetta
“Rosavero” Valtenesi Chiaretto Riviera del Garda Classico DOC
2025 – Avanzi
“Cab” Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024 – Abbazia di Propezzano

Vesuvio Wine Day 2026

Grande successo per l’evento dedicato ai Vini del Vesuvio

Vesuvio Wine Day 2026, che si è tenuto il 10 e 11 maggio nel cuore di Napoli, presso il Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, si è chiuso con un grande successo di pubblico e addetti ai lavori. Le magnifiche Sala Sisto V e Sala Capitolare hanno ospitato le attività delle due giornate, arricchendo la manifestazione con una cornice artistica di grande fascino.

Organizzato dal Consorzio Tutela Vini Vesuvio, l’evento è nato dal desiderio di valorizzare il territorio, la storia, la cultura e i vini del Vesuvio, con oltre 120 etichette in degustazione. Tutte sold out le Masterclass e grande interesse per le degustazioni ai banchi d’assaggio delle aziende del territorio Vesuviano che hanno partecipato a Vesuvio Wine Day 2026. Le quattro Masterclass hanno visto la partecipazioni di numerosi giornalisti della stampa nazionale di settore, che attraverso il calice e il racconto dei relatori, hanno potuto scoprire e apprezzare le eccellenze dell’area vesuviana.

La Masterclass Quattro quadranti, quatro calici per raccontare le nostre eccellenze culinarie, condotta da Chiara Giorleo e Luciano Pignataro, ha messo in luce le differenze dei vini provenienti dalle diverse aree del territorio vesuviano, caratterizzate da esposizione e microclima differenti. Gli interventi di Salvatore Schiavone, Direttore dell’ICQRF Campania-Molise e autore del libro A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema, e di Francesco Maria Spanò, Direttore della Luiss di Roma e autore del libro In principio fu lo stoccafisso, hanno posto l’accento sulla stretta relazione tra le tradizioni gastronomiche e i vini del Vesuvio, un connubio tra arte culinaria e vino, che trova a tavola la massima espressione.

Le due Masterclass condotte domenica pomeriggio da Chiara Giorleo, Come riconoscerli davvero: i bianchi del Vesuvio tra vitigno, quadranti e interpretazioni e Chi comanda davvero: il vitigno o il territorio? Rossi e rosati del Vesuvio, hanno evidenziato le varie sfaccettature dei vini vesuviani, veri interpreti di un terroir dalle caratterisGche uniche, che ospita vigne centenarie ancora a piede franco e vitigni autoctoni di grande pregio.

Infine, la Masterclass Dialogo tra Vesuvio ed Etna: grammatica vulcanica comune, lingue diverse: 10 vini per riconoscere il territorio oltre il vitigno, condotta da Chiara Giorleo insieme a Ciro Giordano, Presidente del Consorzio Tutela Vini del Vesuvio, e Maurizio Lunetta, Direttore del Consorzio di Tutela dei Vini dell’Etna, è stata l’occasione per degustare in parallelo le massime espressioni dei due vulcani più famosi d’Italia; diversi, ma uniti dall’antica tradizione della viticoltura e da una produzione di vini di alto livello qualitativo.

Hanno partecipato a Vesuvio Wine Day 2026 In Città i seguenti produttori:
Antiche Radici, Bosco de’ Medici, Fioravante Romano Vini, Fuocomuorto, Montesommavesuvio, Cantina del Vesuvio, Cantine Villa Regina, Casa Setaro, De Angelis 1930, De Falco Vini, Enodelta, La Cantina del Vulcano, Le Lune del Vesuvio, Tenuta Augustea, Romano Michele Vini, Cantine Olivella, Masseria dello Sbirro, Villa Dora, Sorrentino Vini, Tenuta La Mura.

TuttoFood 2026: Giovanni Senese conquista Milano e rafforza la sua visione della pizza contemporanea, pronto per la nuova sfida in Campania

Si è conclusa con grande partecipazione la presenza di Giovanni Senese a TuttoFood 2026, la fiera internazionale del food and beverage andata in scena a Milano. Una quattro giorni che ha visto Senese distinguersi tra i protagonisti della manifestazione, consolidando il suo ruolo tra i più autorevoli interpreti della pizza contemporanea della sua generazione.

Due, in particolare, gli appuntamenti che hanno attirato l’attenzione di critici, giornalisti e addetti ai lavori, diventando tra i momenti più seguiti della manifestazione.

Il primo, ospitato nello stand di Nolano, ha celebrato l’eccellenza dell’oro rosso campano, dove Senese ha unito la sua riconosciuta maestria negli impasti a una ricerca attenta sulla materia prima e sulla sostenibilità agricola. Il secondo show cooking, sul palcoscenico dello stand Sorì, ha invece valorizzato l’arte dei latticini della tradizione, esaltando la capacità tecnica del pizzaiolo di creare un equilibrio armonico tra innovazione e memoria gastronomica.

In entrambi gli appuntamenti, la grande affluenza di pubblico e l’interesse della stampa specializzata hanno confermato la forza di una visione precisa: quella di Giovanni Senese è una cucina d’autore applicata alla pizza contemporanea, dove la filosofia “dall’orto alla pizza” prende forma in un’esperienza gastronomica identitaria, accessibile e profondamente legata al territorio.

“Milano e TuttoFood mi hanno regalato un’energia incredibile,” dichiara Giovanni Senese. “I due show cooking con Nolano e Sorì sono stati l’occasione ideale per raccontare la mia evoluzione e il rispetto profondo che nutro per la terra e per quei produttori che, come me, ricercano l’eccellenza senza compromessi. Tutto questo rappresenta uno stimolo importante per ciò che verrà.” Questo importante riscontro arriva in un momento decisivo del percorso professionale di Senese.

L’esperienza vissuta a TuttoFood 2026 rappresenta infatti un passaggio significativo, oltre che il preludio a un nuovo e atteso capitolo: il ritorno alle origini con una nuova avventura in Campania. Un progetto imminente che permetterà a Senese di ridefinire ulteriormente i canoni della pizza contemporanea nel territorio che più lo rappresenta.

Abruzzo, la nuova DOCG Casauria

Casauria passa da sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC e diviene la terza Denominazione di origine controllata e garantita abruzzese.

Nel nome tutta l’ambizione di un marchio unico e distintivo; non viene infatti menzionato il montepulciano, vitigno alla base della denominazione per un minimo del 90% dando la massima importanza al territorio di riferimento.

Per l’Associazione Casauria DOCG si è trattato di un iter lungo, passato anche attraverso un primo fallimento nel 2017, terminato infine con la presentazione  della DOCG alla stampa lo scorso 9 maggio, presso l’Abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei luoghi simbolo di questi luoghi.

Il Presidente Concezio Marulli ha moderato l’evento in cui sono intervenuti il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vice Presidente con delega all’agricoltura Emanuele Imprudente, il Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, Lucio Cavuto, promotore Casauria DOCG. L’enologo Angelo Molisani ha presentato le caratteristiche tecniche dei vini Casauria DOCG.

Al momento sono diciannove le aziende vitivinicole coinvolte nel progetto: queste potranno rivendicare come prima annata della DOCG la 2024.

CASAURIA: LA CULLA DEL VINO D’ABRUZZO

Già sottozona del Montepulciano d’Abruzzo DOC a partire dal 2006, Casauria è parte di un territorio adagiato tra il massiccio della Majella e i Monti della Laga. L’etimologia del toponimo – verosimilmente di origine romana – è connessa alle caratteristiche di un territorio vocato alla coltivazione della vite: deriverebbe infatti dall’espressione Casa Aurea, per la sua ricchezza e fertilità o da Casa Urii, attinente a Giove Urios, antica divinità favorevole ai venti.

Ed è tutto qui il genius loci del terroir e del suo vino, una conca naturale costituita da sedimenti marini e suoli a struttura sabbioso-argillosa, circondata da dolci colline così ben esposte, soleggiate e ventilate da essere il luogo prescelto per la fondazione dell’Abbazia di San Clemente nell’ 871 dc, dove i monaci benedettini già praticavano la coltivazione della vite.

IL DISCIPLINARE CASAURIA DOCG

All’interno della DOCG sono ricompresi 18 comuni in provincia di Pescara.

La base ampelografica è costituita da Montepulciano per un minimo del 90% e altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione in Abruzzo. Come forma di allevamento, oltre alla spalliera, è prevista quella tradizionale della pergola abruzzese, con rese non superiori a 9 tonnellate per ettaro. La versione base della DOCG deve essere sottoposta a un invecchiamento non inferiore a diciotto mesi, la Riserva a ventiquattro mesi. Il titolo alcolometrico minimo è del 13%.

LE CARATTERISTICHE DEI VINI CASAURIA DOCG 

Durante la masterclass sono state presentate una serie di etichette prodotte dalle cantine che rivendicheranno la DOCG. Il primo obiettivo che l’Associazione ha indicato come prioritario per l’agenda di sviluppo della DOCG è quello di continuare a lavorare sull’interpretazione enologica attraverso un confronto serrato e costante tra i produttori.

Caratteristica comune a tutti i campioni il colore fitto e compatto e una gradazione alcolica mai inferiore a 14%.

AZIENDA AGRICOLA PETTINELLA – CASAURIA 2023

Necessita di tempo nel bicchiere per disperdere una lieve riduzione. Poi ciliegia e note speziate. Acidità citrina al palato e tannino grippante.

TENUTA ROSARUBRA – ROSARUBRA 2023

Braci sopite, sentori vegetali, di rosa e mora di rovo. Sorso disteso e balsamico.

ETTORE GALASSO – PANTHEON 2023 RISERVA

Naso vinoso, confettura di more e lamponi. Tannino austero, chiude presto su tostature di caffè.

CANTINE TERZINI – VIGNA VETUM 2022

Tostature di legno, poi canfora e cumino. Molto caldo al palato, controbilanciato da acidità sferzante e tannino di buona presenza. Da valutare nell’evoluzione.

PODERE CASTORANI – RISERVA 2021

Frutti rossi al naso. Al palato è polposo, di grande struttura, perfettamente integrato nella parte calorica. Chiude lungo su tostature di caffè.

DUCHI DI CASTELLUCCIO – PODERE CROSTA RISERVA 2022

Floreale, speziato, balsamico. Al sorso rivela corpo elegante, tannino polveroso e sottile, chiusura su sentori terrosi e di radice.

PASETTI VINI – HARIMANN 2020

Kirsch, liquirizia e tostature di cacao. Sorso denso e materico.

CHIUSAGRANDE – DNA D’EUSANIO 2020

Petali di rosa e fragola. Al palato scattante, snello, balsamico, cesellato da tannino che si fa strada e rimane senza invadere.

CANTINA ZACCAGNINI – RISERVA 2019

Gelso nero in confettura, liquirizia, cenere di camino. Sorso potente, speziato, tannino impalpabile ma presente.

GUARDIANI FARCHIONE – DI TE E DI ME RISERVA 2017

Viola scura e liquore di caffè. Succoso, tannico, chiude su cioccolata amara.

NIC TARTAGLIA – IO – SELVA DELLE MURA 2017

Esplosione di frutta rossa, petali rosa, tratti ematici e ferrosi. Sorso polposo, pieno, chiusura su fava di cacao.

TOCCO – ENISIO RISERVA 2015

Speziature dolci di anice e liquirizia. Al palato è disteso, di buona verve e leggere screziature ossidative.