A Napoli Taverna La Riggiola presenta il suo menù estivo

La riggiola è la mattonella maiolicata, portata a Napoli dagli Aragonesi nel XV secolo e diventata uno degli elementi tipici dell’architettura partenopea. E’ anche il nome del ristorante di Pietro Micillo nel cuore del quartiere Chiaia: situato al piano strada del palazzo di famiglia in Vico Satriano, internamente è decorato con riggiole dai motivi geometrici risalenti al XVIII secolo.

Una piccola taverna, in cui si alternano gouache napoletane a ceramiche vietresi per riprodurre l’atmosfera calorosa di una casa partenopea, dove Pietro accoglie i propri ospiti. L’occasione per visitarla è stata la presentazione del nuovo menù estivo del locale. La cucina è quella tradizionale napoletana basata sui prodotti dell’orto della famiglia Micillo, che a partire dalla fine dell’Ottocento, è arrivata a coltivare fino a mille ettari tra Giugliano, Dugenta e Melizzano. Oggi Pietro si prende personalmente cura dell’ultimo ettaro  rimasto a Torre San Severino, da cui giornalmente provengono le verdure che lo chef Marco Montella utilizza nella creazione dei piatti presenti a menù.

Il dattero è l’ingrediente di base dell’amuse bouche d’ingresso. Simbolo di ospitalità nella cultura nordafricana, qui lo degustiamo ripieno di crema di caprino e noci. Pietro ci spiega che è un omaggio alla tradizione alimentare mediterranea, le cui origini letterarie vanno ricercate nel Liber de Coquina redatto alla corte di Federico II.

Proseguiamo con un secondo amuse bouche: la baby melanzana in parmigiana. Colta non più lunga di pochi centimetri, è servita con salsa di pomodoro e formaggio, da mangiare in un unico boccone. Una chicca che troviamo a menù grazie all’approvvigionamento quotidiano e diretto dall’orto di proprietà.

A rendere speciale la cucina de La Riggiola è la costante ricerca filologica fatta su antiche ricette a partire dall’epoca di Federico II fino agli scritti del Cavalcanti, che spesso menzionano verdure e legumi rari, sapientemente recuperati da Pietro Micillo.

E’ il caso del fagiolo a Formella, un’antica varietà dalla forma schiacciata e trapezoidale, facilmente digeribile. Unica varietà di fagiolo Lunatus presente in Europa, si trova solo in Campania. Di sapore delicato e vagamente vegetale, lo degustiamo in zuppetta, con crostini, pomodori secchi e sedano.

La cucina de La Riggiola è una vera e propria fucina di idee perché fondamentale è il confronto quotidiano tra Pietro Micillo, Marco Montella e gli altri membri dello staff di cucina nella creazione di nuovi piatti che prendono le mosse dai prodotti della terra.

Così i mezzi paccheri cozze e peperoncini di fiume: un piatto che unisce il mare e la terra, equilibrio di sapori e sensazioni tattili.

Mentre la portata successiva, tagliolini fatti in casa alla Nerano, “mette d’accordo i due partiti”, ci spiega Marco, “quello del parmigiano e quello del Provolone del Monaco: utilizzo entrambi per creare un’emulsione che, insieme all’olio della zucchina fritta, condisce la pasta.” A completare il piatto la baby zucchina, colta appena spuntata nell’orto: un’altra piccola chicca che mette d’accordo la passione di Pietro per la sua terra con la creatività di Marco.

Anche lo studio dei dolci è incentrato su sapori e ricette antiche. D’estate non manca mai il sorbetto per rinfrescare il palato prima di passare alla vera e propria pasticceria. Noi abbiamo assaggiato quello alla fragola, ma Pietro ci parla anche di quello alla feijoa, pianta di origine sudamericana già presente negli orti borbonici di Napoli, o di quello all’anguria arricchito con semini di cioccolato.

“Marco è uno chef molto preparato e di grande esperienza. Ma ancora più importante è la sua qualità umana, i suoi principi”, ci racconta Pietro. Caratteri che si evidenziano nel suo ruolo in cucina: presente ma non ingombrante, lascia libero spazio d’espressione a tutti i membri dello staff. Luca Schiattarella, pastry chef, è l’autore dei panificati, come i vari grissini friabili serviti a tavola, e il creatore del nuovo dolce a menù a noi riservato: la trilogia di bignè. Nocciola, crema chantilly con ciliegia, cioccolato sono i tre gusti, in un crescendo che raggiunge il culmine nella consistenza liquida e fondente della crema di cioccolato.

Chiudiamo la cena con una sorpresa: la collaborazione tra La Riggiola e la pastry chef influencer Valentina Cappiello. Sua è la chiffon cake senza lattosio, con lacrime di cioccolato e coulis di fragole, che ci accompagna al termine della serata. Una coccola soffice e delicata che amiamo immaginare anche come dolce ideale per la prima colazione e rende più che mai vere le parole con cui Pietro Micillo descrive il suo ristorante: “Questa è casa mia, vi accolgo.”

LA RIGGIOLA

Vico Satriano, 12

80121 Napoli

Torna Mytilus Fest a Bacoli, tre giorni dove la cozza è regina!

Da venerdì 3 a domenica 5 luglio a Bacoli (Na), sul porto di Baia, ritorna Mytilus Fest, l’appuntamento dedicato ai mitili, la mitilicoltura e il territorio dei Campi Flegrei. Come recuperare credibilità per un intero settore sconvolto dalla ferita ancora aperta dalla Settimana Santa? Facendo avvicinare la gente, in particolare famiglie e bambini con un evento giunto alla terza edizione, promosso e organizzato dall’Associazione Culturale MSP, guidata da Bruna Manfredonia, in sinergia e collaborazione con il Comune di Bacoli e con il sostegno della Città Metropolitana di Napoli.

L’iniziativa, dedicata alla memoria di Tony Scotto si avvale, inoltre, della preziosa collaborazione di Mitilflegrea e Mytilus Campaniae Organizzazione Produttori, Gal Parthenope e Feampa Regione Campania. Durante i tre giorni si potranno, ad esempio, ammirare le meraviglie della Baia, con laboratori dedicati ai più piccoli e tour dell’imbarcazione Athena Pescaturismo per esplorare i fondali e i resti dell’antica città sommersa.

E poi spettacoli di musica dal vivo che accompagneranno le degustazioni di piatti a base di mitili, dall’antipasto al dolce, proposti da ristoranti e produttori di eccellenza. Bacoli era in passato un punto di stazionamento per fonti termale famose in tutto l’Impero Romano, proprio accanto al porto di Pozzuoli. L’attività del bradisismo, un problema da sempre presente in queste terre fertili, ha comportato lo slittamento sott’acqua di parte delle case antiche, osservabili adesso con apposite navi dal fondo trasparente. Un’emozione unica pensando ai vari mosaici ancora perfettamente integri e alla dimensione del sito archeologico subacqueo in parte inesplorato.

In mezzo, la storia millenaria del mitilo mediterraneo (Mytilus Galloprovincialis) rappresentato persino in alcune monete dell’epoca. Leggende popolari pongono le cozze quale elemento afrodisiaco utile nei rapporti di coppia; in realtà i grandi “spazzini” del mare sono un elemento prezioso e fragile, da tutelare dalle speculazioni e dalla sconsiderata azione dell’uomo. Ogni singolo esemplare è in grado di filtrare fino a 4 litri di acqua marina ogni ora, da cui l’importanza (e anche i rischi) di preservare il più possibile l’habitat naturale dove vengono posti in allevamento.

Presto arriverà il Disciplinare dell’IGP per tutelare i produttori da frodi e conseguente timore del pubblico consumatore. Due i metodi di coltivazione: il primo dai semi legati ad apposite cime, che dura circa 12 mesi ma riesce a fornire un prodotto di qualità superiore; il secondo dall’acquisto esterno di cozze già semilavorate, logicamente con certificato di sanità microbiologica e assenza di patologie dannose per l’essere umano.

Ecco il ricco programma del Mytilus Fest dal 3 al 5 luglio e le indicazioni per partecipare:

Musica live (direzione artistica Andrea Tartaglia)

Venerdì 3 luglio dalle 21.00

Aprono il concerto gli Zerofiltro; a seguire l’esibizione di un collettivo pensato proprio per il Festival: Mytilus All Stars: Jovine, Caso, Tartaglia con Special guest Dario Sansone e ‘O Zulù

Sabato 4 luglio dalle 21.00

Apre il concerto Amy Leah.

Attesissimo concerto di Tommaso Primo con il suo nuovo disco e a seguire si ballerà con la musica di Funkool Orchestra.

Domenica 5 luglio dalle 21.00

Apre il concerto il rapper Mattewh

A chiudere la tre giorni l’energia esplosiva di Ciccio Merolla

Presentano: Francesco Albanese e Margherita Salemme

Area bambini e ragazzi

Laboratori creativi sul riutilizzo dei gusci di cozze, educazione all’economia circolare applicata al mare, narrazioni sulla sostenibilità e consegna ai bambini dell’attestato di ‘Piccolo Ambasciatore del Mare’ certificato FEAMPA Campania. Giochi di un tempo con il Ludobus, divertimento ed animazione con Arcobaleno Animation, villaggi della sicurezza e percorsi ludici con la Fondazione Domenico Cirillo. Trasformazione dei prodotti locali in gustose marmellate a cura di Spicchi Flegrei.

Porto di Baia dalle 18.00

Area Food dove si utlizzerà la pasta del Ventigrani un’eccelenza del territorio

Proposte gastronomiche presentate da: A casa vost, Aguglia, Armonì, Bajos, Borgo 50, Capo blu, Cargo, Essencia, Favorite, Da Fefè, Home PoA, Hosteria Bugiarda, Kuma 65, Il Cantuccio, Il Testardo, La cucina di Venere, La Dimora di Gea, La Dragonara, La Tortuga, Locanda dei re, Mar Limone, Molo Sud, Monkey, Nudibranko, Origini, Paccasassi, Poliphemos, Riccio, Sazio, Sciardac e Tribus. Inoltre le proposte dolci di Blamangieri, Guantiera e Materia Prima.

Area Drink

A cura di N’Artigiana del Birrificio Artigianale Napoletano, Pepsi, Marabà, Consorzio tutela vini dei Campi Flegrei e cantine Carannante

Durante le giornate del 3 – 4 e 5 luglio:

TOUR alla scoperta della Città Sommersa di Baia e del mare di Bacoli

Emozionante giro sulla barca con fondo di vetro di Lomar Dreams, alla scoperta di storie, miti e leggende del mare osservando la splendida costa dei Campi Flegrei e le meraviglie di Baia sommersa. Durante il giro sarà possibile osservare gli impianti di mitilicoltura di cozze e ascoltarne la storia.

Prenotazione Obbligatoria. Info, costi e prenotazioni: 379.24.26.496.

Escursione in SUP (Stand Up Paddle)

Esperienza adatta sia a chi si avvicina per la prima volta al SUP sia a chi ha già dimestichezza con la tavola. Dopo una breve introduzione tecnica e alcuni consigli pratici per acquisire sicurezza e stabilità, si partirà dalla spiaggia di Marina Grande di Bacoli per una suggestiva pagaiata lungo la costa.

La destinazione sarà lo Schiacchetiello, una delle baie più affascinanti e tranquille della zona, dove sarà possibile concedersi una pausa tra un bagno rigenerante e momenti di relax immersi nella natura. Durante il percorso è prevista una sosta nei pressi degli impianti di mitilicoltura, con l’opportunità di conoscere da vicino la tradizione degli allevamenti di cozze che caratterizza il territorio flegreo.

A cura di Spass. Info e prenotazioni: 351.50.44.059.

Visita guidata ai centri di depurazione e spedizioni di Bacoli: Mitiliflegrea e Latomare (Eurofish)

Un viaggio alla scoperta delle cozze di Bacoli, delle loro caratteristiche e delle diverse fasi che ne accompagnano la crescita e la lavorazione. Un’esperienza coinvolgente per approfondire la tradizione della mitilicoltura locale, conoscere i segreti di questa antica attività e ripercorrere la storia del celebre “oro nero” che da generazioni rappresenta una delle eccellenze del territorio.

Mitiliflegrea: Via Cuma 218, 80070 Bacoli (NA). Info e prenotazioni: 328.44.21.592;

Latomare (Eurofish): Via Lucullo 57, 80070 Bacoli (NA). Info e prenotazioni: 335. 52.94.887

Baia Experience

Un’immersione virtuale nella storia dell’antica Baia grazie a 27 visori 4K con contenuti a 360°, disponibili in italiano, inglese e tedesco. I visitatori potranno esplorare le suggestive Terme Sommerse di Punta dell’Epitaffio e vivere un’esperienza coinvolgente tra archeologia, tecnologia e mare.

Durata dell’esperienza: circa 25 minuti.

Prevista una tariffa agevolata dedicata ai partecipanti del Mytilus Fest.

Luogo: Piazza De Gasperi, Baia – Bacoli

Informazioni: baiaexperience.it

Prenotazione: non necessaria.

Tour in barca lungo la costa di Baia

Un’affascinante escursione in mare a bordo dell’imbarcazione Athena Pescaturismo per esplorare i fondali e i resti dell’antica città sommersa di Baia. Durante la navigazione sarà possibile conoscere da vicino gli impianti di mitilicoltura e le tecniche tradizionali utilizzate per l’allevamento delle cozze nel mare flegreo. L’esperienza si concluderà con una degustazione di cozze accompagnata da vino del territorio, per assaporare una delle eccellenze locali. Attività realizzata in collaborazione con la Pro Loco di Bacoli e l’Associazione Guide Flegree.

Alejandro Bulgheroni Family Vineyards, un mosaico di terroir che conquista il Gambero Rosso

Da Chianti Classico a Montalcino, fino a Bolgheri: il gruppo internazionale di Alejandro Bulgheroni celebra a Roma il titolo di “Azienda dell’Anno 2026” assegnato dalla Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.

C’è una parola che ricorre spesso quando si parla di Alejandro Bulgheroni Family Vineyards: identità. Non quella di un singolo marchio o di un’unica denominazione, ma quella di territori diversi, interpretati con rispetto e valorizzati attraverso una visione imprenditoriale che mette al centro il terroir.

Quando si visita una cantina, il racconto ruota quasi sempre attorno alla figura del vignaiolo o del produttore e alla storia della sua famiglia. Nei grandi gruppi, invece, il proprietario diventa spesso una presenza lontana, quasi mitologica: una figura capace di muovere ingenti capitali ma che raramente si incontra. A parlare delle diverse realtà aziendali sono gli amministratori e le persone che ogni giorno lavorano in cantina. Un racconto certamente interessante, al quale però manca spesso la dimensione più intima e autentica: quella di chi vive il territorio e ne custodisce la memoria.

Fondato dall’imprenditore argentino Alejandro Bulgheroni, il gruppo rappresenta oggi una delle realtà vitivinicole più importanti a livello internazionale, con proprietà in Argentina, Uruguay, Stati Uniti, Australia, Francia e Italia. È proprio la Toscana a costituire uno dei capitoli più significativi della storia di ABFV, grazie a un percorso iniziato nel 2012 con l’acquisizione di Dievole, storica tenuta del Chianti Classico, e proseguito negli anni con investimenti a Montalcino e Bolgheri.

Un progetto che oggi riunisce cinque aziende: Dievole, Podere Brizio, Poggio Landi, Tenuta Le Colonne e Tenuta Meraviglia, accomunate dalla conduzione biologica dei vigneti e da una filosofia produttiva orientata all’espressione autentica dei rispettivi territori.

Una visione che ha trovato pieno riconoscimento nella Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, che ha assegnato ad Alejandro Bulgheroni Family Vineyards il prestigioso titolo di “Azienda dell’Anno 2026”.

Per celebrare il riconoscimento, il 4 giugno si è svolto a Roma un press lunch organizzato da ABFV, in collaborazione con Gambero Rosso e AB Comunicazione di Anna Barbon. La giornata si è aperta nella raffinata cornice di Idylio by Apreda con una masterclass guidata da Marco Sabellico, curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, e da Enrico Viglierchio, Direttore Generale del gruppo.

Ad introdurre la degustazione, insieme a Viglierchio, sono stati l’agronomo Lorenzo Bernini e lo stesso Sabellico, che hanno illustrato la filosofia produttiva del gruppo e le peculiarità dei diversi terroir toscani.

Il viaggio è iniziato nel Chianti Classico con il Dievole Campinovi 2023, Trebbiano che ha saputo sorprendere per complessità e personalità. Le note fruttate e floreali si intrecciano a sensazioni vegetali, richiami iodati e suggestioni di macchia mediterranea, accompagnate da una vibrante freschezza balsamica.

Con il Dievole Casanova 2023, il Sangiovese si è espresso invece in una chiave contemporanea e immediatamente godibile: ciliegia croccante, spezie leggere, tannino delicato e una beva agile che ne esalta l’eleganza.

Più articolato e profondo il Dievole Novecento Riserva 2021, ottenuto da Sangiovese, Cannaiolo e Colorino provenienti da una singola vigna. Al naso emergono fiori, frutta matura, sottobosco e spezie scure, mentre il sorso mette in evidenza la freschezza e la succosità del Sangiovese, accompagnate da sfumature balsamiche e mentolate.

Il passaggio a Montalcino ha evidenziato due interpretazioni differenti del Brunello.

Il Podere Brizio Brunello di Montalcino Riserva 2019, proveniente dai terreni calcarei della zona sud-occidentale, si distingue per il profilo aromatico ricco di erbe officinali, spezie e frutto rosso integro. Al palato è fresco, sapido e sostenuto da un tannino ben integrato.

Diversa l’impronta del Poggio Landi Brunello di Montalcino Riserva 2019, nato sui versanti settentrionali verso Torrenieri. Qui il Sangiovese assume tratti più raffinati e complessi: ciliegia matura, prugna, liquirizia, humus e radici si fondono in una trama gustativa profonda, fresca e balsamica.

Il percorso si è concluso a Bolgheri, territorio nel quale ABFV ha realizzato uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni.

Il Tenuta Le Colonne Bolgheri Superiore 2021, assemblaggio di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon provenienti da vigne affacciate sul mare, esprime un carattere mediterraneo ben definito. Mentuccia, peperone verde e spezie scure introducono un sorso equilibrato, sapido e di grande precisione.

Particolarmente affascinante la degustazione dei vini di Tenuta Meraviglia, azienda simbolo della nuova frontiera bolgherese del gruppo. Qui i vigneti sorgono nell’estremo lembo meridionale di Castagneto Carducci, su terreni caratterizzati dalla presenza di rocce vulcaniche e scheletro.

Il Vigna Pianali 2021, seconda annata prodotta, nasce da una piccola parcella di Cabernet Franc posta a 130 metri di altitudine. Il vino restituisce nel bicchiere tutta la forza del suo terroir: mineralità, freschezza, note iodate e balsamiche accompagnano un frutto avvolgente e maturo.

Apice della degustazione il Maestro di Cava 2020, ottenuto da una selezione delle migliori uve di Cabernet Franc provenienti dalla parte più alta della tenuta. Al naso emergono mora selvatica, grafite, macchia mediterranea ed erbe officinali; il sorso è vellutato, profondo e di straordinaria eleganza, capace di coniugare potenza e finezza.

La giornata è proseguita sulla terrazza panoramica del sesto piano del The Pantheon Iconic Rome Hotel, dove gli ospiti hanno potuto degustare una selezione di vecchie annate in abbinamento ai piatti firmati dagli chef Francesco Apreda e Cammertoni.

Il Carpaccio di Muggine con patate e zafferano ha trovato il suo ideale compagno nel Botro dei Fichi Vermentino 2024 di Tenuta Meraviglia.

Il Risotto alla cipolla rossa, ragù di cortile e foie gras è stato accompagnato dalla Vigna Sessina Chianti Classico Gran Selezione 2018 di Dievole.

Mentre l’Almone di Manzo Affumicato con indivia e prugne è stato proposto in abbinamento a due importanti interpretazioni del territorio: il Chiuso del Lupo Brunello di Montalcino 2016 di Poggio Landi e il Maestro di Cava Bolgheri Superiore 2017 di Tenuta Meraviglia.

Più che una semplice celebrazione, l’evento romano ha rappresentato la sintesi di un percorso che negli ultimi anni ha portato Alejandro Bulgheroni Family Vineyards a imporsi tra i protagonisti della viticoltura italiana. Un progetto capace di unire visione internazionale e radicamento territoriale, nel quale ogni azienda conserva la propria identità contribuendo al racconto di una Toscana ricca di sfumature, tradizioni e paesaggi diversi. Il riconoscimento di “Azienda dell’Anno 2026” appare così come il naturale approdo di una filosofia che non punta all’omologazione, ma alla valorizzazione delle differenze: un mosaico di terroir che trova proprio nella sua pluralità il tratto distintivo più autentico.

Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro nell’evento di beneficenza legato alla lotta ai tumori pediatrici

Una cifra che conferma il risultato straordinario in Campania per l’evento Buonissimi dell’Associazione OPEN OdV, organizzato da Paola Pignataro e Silvana Tortorella in favore della ricerca scientifica.  Il 22 giugno la lunga darsena ha vissuto l’arrivo di migliaia di presenze per conoscere i protagonisti della manifestazione, uniti dalla solidarietà verso i più piccoli e indifesi: quasi 300 postazioni tra cuochi e chef stellati, pizzaioli, friggitorie, paninoteche, pasticcieri, produttori, viticoltori, birrifici artigianali e bartender e un’attenzione  particolare alla sostenibilità e all’offerta senza glutine.

Il risultato di 268.845 euro raccolti riconferma il grande successo di incassi già registrato nella scorsa edizione. Un motivo di orgoglio per tutti, soprattutto perché conseguito in Campania, a testimonianza della straordinaria sensibilità e partecipazione del territorio. Prezioso il supporto del presidente Agostino Gallozzi e di tutti collaboratori  del Marina D’Arechi Port Village. 

La presidente dell’Associazione OPEN OdV, Anna Maria Alfani, commossa sul palco durante i ringraziamenti di rito, ha ufficializzato la conclusione del progetto Editor in collaborazione con il  CEINGE, l’Istituto di Biotecnologie Avanzate dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che quest’anno avrà a disposizione tutti i fondi necessari per completare l’attività di sequenziamento genomico volto alla prevenzione e cura dei tumori pediatrici. 

Determinante anche il sostegno della Camera di Commercio I.A.A. di Salerno che ha svolto un ruolo significativo nel supportare “Buonissimi”, favorendo il dialogo e l’incontro tra le eccellenze del territorio. Un’azione che ha consentito di avvicinare aziende e produttori agli ospiti e agli chef protagonisti della manifestazione, creando una preziosa rete di relazioni, collaborazioni e nuove opportunità di crescita condivisa.

Il Professore Associato di genetica medica dell’Università Federico II di Napoli e Principal Investigator di CEINGE, Mario Capasso, ha descritto con minuzia la ricerca su oltre 800 pazienti per le mutazioni del DNA presenti in oltre il 12% dei casi e che predispongono i portatori inconsapevoli allo sviluppo successivo della malattia.

Durante la serata è stato consegnato il premio “Franco Ricciardi” alla dott.ssa Fabiola De Gregorio, quale esempio di collaborazione tra clinica e ricerca per l’oncologia pediatrica tra due eccellenze campane come il CEINGE di Napoli e il centro di cura Pausilipon. Roberto Jannelli, Rosario Augusto ed Emiliano Esposito hanno animato sulla Terrazza, tra musica live, cocktail e tanta voglia di divertirsi. Per Paola Pignataro e Silvana Tortorella “Buonissimi 2026 è stato un grande successo, ma la vera soddisfazione è aver visto tanta gente sorridere e stare bene in famiglia in una splendida serata d’amore e gusto”.

Tutte le informazioni e l’elenco completo dei partner e dei sostenitori presenti sono disponibili sul sito www.buonissimi.org.

Vigneto Falconieri, il cru che riscrive il Frascati: verticale 2019–2021

Nel cuore dei Castelli Romani, tra le alture di Monte Porzio Catone, la Cantina Villa Simone continua a tracciare con coerenza e visione uno dei percorsi più interessanti della rinascita del Frascati Superiore DOCG. Un progetto che trova nel Vigneto Falconieri la sua espressione più ambiziosa: un cru pensato per dimostrare, senza compromessi, il potenziale evolutivo e identitario di questo grande bianco laziale.

Incontrare la famiglia Costantini è ogni volta un’esperienza autentica e coinvolgente. Lorenzo, enologo di grande sensibilità e profondo conoscitore della vite e del territorio, affonda le sue radici in una famiglia di vignaioli ed enotecari originari delle Marche. Insieme alla moglie Fulvia e alla figlia Sara, porta avanti con coerenza e passione una tradizione familiare che si traduce oggi nella produzione di vini di grande qualità e identità.

Un vigneto che nasce dalla storia

La storica Villa Falconieri è la protagonista di questa storia. La maggiore delle 12 Ville Tuscolane, fu realizzata per Monsignor Alessandro Rufini Vescovo di Melfi nel 1500, sopra i resti di una villa romana con il nome di Villa Rufina. In seguito, venduta ed ingrandita per volere di Papa Paolo III Farnese nel 1628 passa nelle disponibilità di Orazio Falconieri che la chiamò con il nome di famiglia. In seguito, la proprietà cambiò più volte fino al secolo scorso, dopo la Seconda guerra mondiale divenne edificio pubblico e dal 2016 è la sede dell’Accademia Vivarium Novum.

I terreni circostanti furono venduti e divennero un uliveto che però andò in rovina a causa dell’abbandono. L’acquisizione all’asta del terreno nel 2008 da parte di Lorenzo Costantini e dello zio segna l’inizio di un percorso lungo e complesso. Solo nel 2014, dopo un articolato iter burocratico, si avvia la bonifica di un’area vasta 18 ettari, di cui oggi circa 5,5 recuperati e 4,5 vitati.

Il vigneto è impiantato con una densità di circa 5.000 ceppi per ettaro e vede un dominio quasi assoluto della Malvasia del Lazio (Puntinata), che occupa il 98% della superficie. Il restante 2% è dedicato a un vigneto sperimentale che rappresenta un vero e proprio omaggio alla viticoltura antica: Malvasia di Candia, Trebbiano Toscano, Bellone, Bombino e Greco allevati con sistemi storici come alberello, conocchia e capretta.

Durante i lavori di bonifica, il ritrovamento di una strada romana ha suggellato simbolicamente il legame tra questo luogo e la millenaria storia vitivinicola del territorio.

Una filosofia produttiva controcorrente

La prima annata prodotta è la 2019. Fin dall’inizio, il progetto Falconieri si distingue per scelte tecniche radicali: raccolta manuale in cassetta, selezione accurata delle uve e, soprattutto, tempi di affinamento lunghi e inusuali per la denominazione.

Il vino matura inizialmente per circa due anni in legno, con un uso combinato di rovere e castagno, per poi affinare ulteriormente in bottiglia fino a raggiungere complessivamente cinque anni prima della presentazione. Una scelta che implica materia prima impeccabile e un controllo enologico rigoroso.

Le prime esperienze con il castagno, in particolare nella 2019, hanno portato a una riflessione importante sul ruolo del legno. Dalla 2020 si passa quindi a un approccio più misurato: fermentazione e affinamento in botti da 5 ettolitri in rovere e acacia, con l’obiettivo di esaltare il vitigno senza sovrastrutture.

La verticale: tre annate, un’identità che si definisce

La degustazione delle annate 2019, 2020 e 2021 attualmente non ancora in commercio, si configura come un racconto tecnico ed emozionale insieme, capace di restituire l’evoluzione stilistica del progetto.

2021 – L’equilibrio raggiunto

Annata di riferimento per il progetto Falconieri.

Nel calice, la 2021 segna un punto di arrivo. Il naso è ampio, stratificato, tra fiori e frutta gialla, con delicate sfumature speziate. In bocca è fresco, minerale, sapido, con una tensione che allunga la beva e una chiusura elegante, dove il legno accompagna senza mai sovrastare. È, nelle parole di Lorenzo, l’annata dell’equilibrio raggiunto. Il legno è perfettamente integrato, contribuendo alla complessità senza mai sovrastare il profilo varietale. È l’annata che rappresenta il punto di sintesi tra vitigno, territorio e tecnica.

2020 – L’annata della transizione

Un millesimo di passaggio, fondamentale per la definizione stilistica.

La 2020 racconta invece una fase di transizione. Elegante e fresca, con richiami alla frutta gialla matura, porta con sé una presenza del legno ancora evidente, quasi a testimoniare un momento di ricerca, di aggiustamento stilistico. Qui il legno risulta ancora percepibile, elemento che ha spinto la cantina a rivedere l’approccio nelle annate successive. Rimane però un vino armonico, che testimonia la fase di ricerca.

2019 – L’origine del progetto

La prima annata, il punto di partenza.

La 2019, prima annata, si presenta più opulenta, con una struttura importante e una sapidità che emerge con decisione, sostenuta da una buona freschezza. È il punto di partenza, il primo passo di un cammino che si sarebbe poi affinato negli anni successivi.

L’influenza del legno di castagno, si avverte inmodo più evidente, contribuendo a un profilo più ricco e materico. È un vino che racconta l’inizio del percorso, con tutte le sue scelte ancora in fase di definizione.

Due sorprese fuori degustazione

A completare l’esperienza, due vini che ampliano la prospettiva sul potenziale della cantina.

Vigneto Filonardi 2016


Da Malvasia del Lazio e Malvasia di Candia, con una piccola quota fermentata in barrique e successivamente riassemblata. Profondo e complesso, con eleganti note affumicate. Strutturato, armonico, capace di sorprendere per longevità e finezza.

Cannellino di Frascati 2014

Ambrato e luminoso, con profumi di cedro candito e fiori appassiti, capace di coniugare dolcezza e freschezza in un sorso armonico, attraversato da quella tipica mineralità vulcanica che è firma inconfondibile del Frascati.

Un nuovo racconto per il Frascati

La verticale del Vigneto Falconieri va oltre la semplice degustazione: è la testimonianza concreta di un cambio di paradigma. La famiglia Costantini, marchigiana d’origine ma profondamente legata a questo territorio, interpreta il Frascati non più come vino immediato, ma come espressione complessa, stratificata e capace di evolvere nel tempo. Un progetto che affonda le radici nella storia, fino a incontrare una strada romana, e che guarda avanti con lucidità. Perché oggi, nel calice, il Frascati può finalmente tornare a essere ciò che è sempre stato: un grande vino.

L’hub innovativo di Picariello Arredo Design con area demo per formazione operatori Horeca

Un punto d’incontro tra cultura del design, innovazione tecnologica e competenza tecnica. Picariello Arredo Design, azienda storica nel settore dell’arredo professionale e contract, si prepara ad aprire la sua nuova avveniristica sede su due livelli in Via Torone a Mercogliano (AV), per ospitare uffici, showroom, aree espositive e una moderna Area Demo & Formazione di oltre 200 metri quadrati, concepita come centro di eccellenza per l’aggiornamento professionale degli operatori del settore Horeca.

Fondata nel 1958 ad Avellino, Picariello Arredo Design è oggi un punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di arredi su misura destinati al mondo hospitality e retail. Con oltre sessant’anni di esperienza e tre generazioni alla guida, l’azienda ha saputo evolversi mantenendo saldi i propri valori fondanti: qualità, affidabilità, attenzione al dettaglio e visione strategica.

Il nuovo hub rappresenta un passaggio fondamentale in questo percorso di crescita. Non si tratta soltanto di una nuova sede operativa, ma di un vero e proprio showroom esperienziale dove architetti, interior designer, imprenditori e clienti potranno conoscere da vicino l’approccio integrato dell’azienda: dalla progettazione alla realizzazione, fino all’installazione e all’assistenza post-vendita.

Elemento distintivo della nuova struttura sarà la grande Area Demo & Formazione, uno spazio altamente specializzato pensato per ospitare dimostrazioni tecniche, corsi professionali, workshop e masterclass dedicati a chef, pizzaioli, pasticcieri, gelatieri, bar tender e operatori della ristorazione. Le sale demo saranno il luogo in cui tecnologia, formazione e confronto diretto con i professionisti si incontreranno per dare vita a esperienze pratiche e ad alto valore aggiunto.

L’area cucina sarà equipaggiata con una completa linea professionale Electrolux, comprendente forno SkyLine, abbattitore, sistemi di cottura a induzione, cuocipasta, friggitrice, zona lavaggio e postazioni dedicate alle tecniche di cottura sottovuoto. Uno spazio progettato per consentire agli operatori di sperimentare le più avanzate soluzioni professionali in condizioni reali di utilizzo.

Particolare rilievo avrà anche la presenza del prestigioso forno Josper, attrezzatura professionale che unisce griglia e forno a carbone in un’unica soluzione. Grazie alle alte temperature raggiunte, garantisce cotture rapide e uniformi, esaltando sapori e succosità degli alimenti. Questo particolare forno sarà protagonista di sessioni dimostrative guidate da chef specializzati Josper, inviati direttamente dall’azienda madre, dedicate alle tecniche di cottura che hanno reso questo brand un punto di riferimento internazionale nel settore della ristorazione.

L’hub ospiterà inoltre un’area dedicata alla pasticceria professionale, completa di impastatrice, fermolievitatore e forno per la cottura, dove saranno organizzati corsi e dimostrazioni per professionisti e operatori del settore.

Per il mondo pizza, la struttura sarà dotata del forno Moretti Forni Neapolis  e Serie S, tecnologia d’eccellenza per la preparazione di pizza napoletana, pizza al taglio e pizza in teglia. Le attività formative consentiranno ai partecipanti pizzaioli di approfondire tecniche, processi e innovazioni legate a uno dei comparti più dinamici del food service.

Ampio spazio sarà riservato anche alla gelateria artigianale grazie alla collaborazione con Carpigiani. L’area dedicata  in fase di dimostrazione e formazione comprenderà mantecatore, pastorizzatore e macchina soft, offrendo un percorso completo di formazione sulle moderne tecniche di produzione del gelato.

La formazione coinvolgerà anche il comparto beverage. L’Area Bar sarà attrezzata con una selezione delle migliori macchine professionali La San Marco e ospiterà corsi di Caffetteria e Latte Art tenuti da maestri specializzati. Completa l’offerta una postazione cocktail dedicata a dimostrazioni e percorsi formativi per bartender professionisti, in collaborazione con Ciam, azienda specializzata in progettazione e realizzazione di soluzioni espositive di design per il food retail.

All’interno della struttura, Picariello Arredo Design presenterà, inoltre, soluzioni complete per hotel, ristoranti, bar, negozi e residenze private, con ambienti progettati per coniugare estetica, funzionalità ed efficienza operativa. Ogni progetto nasce da un’analisi approfondita degli spazi e delle esigenze del cliente, sviluppata attraverso rendering 3D e simulazioni realistiche, per garantire risultati coerenti e distintivi.

Elemento centrale della proposta è l’integrazione tra arredo e tecnologia. L’azienda collabora con brand leader del settore per offrire cucine professionali e sistemi di refrigerazione ad alte prestazioni, capaci di rispondere alle esigenze operative più complesse senza rinunciare al design.

Questa nuova sede rappresenta la sintesi della nostra storia e della nostra visione futura – afferma Carlo Picariello, CEO dell’azienda –. Abbiamo voluto creare uno spazio che fosse al tempo stesso operativo e ispirazionale, in grado di raccontare il nostro modo di progettare: un equilibrio tra artigianalità e innovazione, tra estetica e funzionalità. La nuova Area Demo & Formazione sarà un luogo di incontro e crescita per tutto il settore Horeca, un laboratorio permanente dove professionisti, partner e clienti potranno confrontarsi sulle evoluzioni del mercato e sulle tecnologie più innovative”.

Picariello Arredo Design si distingue per la gestione completa dei progetti contract “chiavi in mano”, offrendo un servizio che include progettazione architettonica, interior design, fornitura di attrezzature professionali, impiantistica e assistenza continuativa. Un approccio che garantisce coerenza, qualità e ottimizzazione dei tempi e dei costi.

Certificata ISO 9001, ICIM e F-GAS, l’azienda opera secondo standard qualitativi elevati, assicurando sicurezza, conformità normativa e affidabilità tecnica in ogni fase del progetto. Con questa nuova sede, Picariello Arredo Design rafforza il proprio posizionamento come partner strategico per imprenditori, architetti e operatori del settore Horeca, confermando la propria missione: trasformare gli spazi in ambienti funzionali, eleganti e durevoli, capaci di esprimere al meglio l’identità del brand e migliorare l’esperienza dell’utente finale.

In Alto I Calici: a Roma i vini chiamano a investimenti e collezioni con Finarte

Matteo Parrotto con il suo club “In Alto I Calici” ha avviato da tempo una serie di incontri tematici che guardano al cuore della relazione tra vini e cultura, approdando sovente a temi di forte attualità.

Con Finarte, il 28 maggio all’Amaranto in Villa Grazioli, ha presentato un incontro che introduce al pubblico degli enofili romani il tema dei vini da collezione, ponendo da subito il paradosso insito nell’oggetto: un bene di consumo può mai diventare una funzione del risparmio? Nel suo ragionamento, al centro c’è la materia nobile e trascendente del valore, ossia la eccellenza di specifiche “manifatture” del vino. 

Non è fuor di logica guardare a quelle eccellenze come generatori di valore nel tempo. Cosa rende una bottiglia, di vino o di distillati, preziosa? Qualità, costanza, notorietà. Perché mai un vino noto per qualità, ovvero appetibile, con grande reputazione che annata dopo annata non cala ma cresce, e la cui etichetta e il cui brand salgono oltre la soglia di dubbio su valore nel tempo, non dovrebbe essere stimato come bene rifugio?

Secondo il primo “Fine Wines and Restaurants Market Monitor” di Bain & Company e Altagamma, presentato a Vinitaly nell’aprile 2025, il mercato del “fine wine” (ovvero quel che i collezionisti definiscono _investment grade_ ) ha raggiunto un valore stimato di 30 miliardi di euro nel 2024, con proiezioni di crescita verso i 35–40 miliardi entro il medio termine. I numeri da comparare sono facili: 813 mld euro è il valore globale del mercato mondiale dei vini, mentre 1480 mld euro è il valore globale del mercato del lusso.

Inoltre, c’è un paradosso nei volumi: nonostante il calo dei prezzi, il numero di transazioni in “fine wines” nel 2024 ha superato quello del 2023 del 7,9%  — segnale che la domanda non si è contratta, ma ha semmai colto l’opportunità di acquistare a prezzi più accessibili. I volumi di trading sono ulteriormente cresciuti del 6,3% nel 2025, con una media mensile di 2.234 operazioni rispetto alle 2.100 del 2024. 

Le tendenze dei mercati sono oltremodo incoraggianti. Se il Liv-ex 100 (indice del valore dei primi 100 vini al mondo per prezzo) ha attraversato il 2025 con non poche flessioni, nel quarto trimestre 2025 gli indici Liv-ex hanno mostrato una ripresa, con i First Growth di Bordeaux in crescita del 10% e una domanda in risalita sia dagli Stati Uniti — ormai prossimi al 30% del totale delle transazioni — che dall’Asia, in particolare per Champagne e Borgogna. 

Sarà il caso di precisare che la Francia rappresenta 207 dei 332 vini classificati, pari al 62% del totale. Bordeaux contribuisce da sola 106 vini — circa un terzo dell’intero elenco — mentre la Borgogna ne conta 67. 

Ma il suddetto rapporto Bain-Altagamma evidenzia il potenziale di crescita italiano, che può contare su 20 regioni vitivinicole e circa 1.000 vitigni autoctoni, a fronte delle 13 regioni e 250 varietà della Francia. 

C’è da registrare perciò un peso crescente su Liv-ex: l’Italia ha fatto un salto significativo, passando da 65 vini classificati nel 2023 a 86 nel 2025 — seconda nazione per numero di etichette dopo la Francia, davanti alla California e alla Spagna. 

Guardiamo alle etichette guida:

— Toscana:

• Sassicaia 2016, uscita a circa £1.500 a cassa, viene scambiata oggi intorno a £3.500. 

• Masseto 2006, prezzato a 280 dollari al rilascio, ha superato i 1.000 dollari nel 2024, con un ROI del 257% per gli investitori early-stage. 

• Tignanello 2010, acquistabile per 90–100 dollari, quota oggi 280–300 dollari in condizioni ottimali — una triplicazione in poco più di un decennio. 

— Piemonte:

• Giacomo Conterno Monfortino 2013, scambiato intorno a £6.000 al rilascio, raggiunge oggi circa £10.000 a cassa. 

• A New York, la domanda per Barolo e Barbaresco è descritta come robusta, con le annate storiche 2010 e 2016 — e bottiglie risalenti agli anni ’60 e ’70 — che si muovono con sicurezza sul mercato secondario. 

Le conclusioni degli operatori sono perciò degne di attenzione: secondo il Golden Vines Report 2024, il 64% degli operatori del settore anticipa crescita per i vini italiani di alta fascia come Barolo e Barbaresco, sempre più visti come alternativa alla Borgogna. 

Durante l’evento, Guido Groppi di Finarte/Vini e Distlillati ha avuto gioco facile, pertanto, a presentare le opportunità che il mercato delle aste offre a chiunque voglia allocare risorse in asset come le collezioni di vini “investment grade” o meglio detti Fine Wines.

Su quelli, il valore stimato nel tempo è ancora appannaggio dei Francesi, come visto, dalla produzione di Romanee Conti in giù. Ma la capacità produttiva piemontese (e potremmo guardare anche alla Toscana di Montalcino e di Bolgheri) raggiunge volumi che, se stimati per cassa come unità di misura, generano nel tempo un valore economico non comune e apprezzabile per incremento.

In fondo, è la stessa lettura che Camillo Benso Conte di Cavour fece delle colline delle Langhe e della loro relativa comparazione al terroir bordolese in Francia. Il suo obiettivo personale era diventare un produttore il cui vino moltiplicasse il valore di se stesso nel tempo, ma soprattutto del territorio e del suo valore immobiliare. Inutile ricordare che le Langhe sono diventate il territorio agricolo a maggior valore nel mondo, più di ogni denominazione francese, superando la media dei 5mln di euro per ettaro.

Ed è a questo punto, nella comparazione tra le aste di

vini in Francia, che l’evento trova il suo momento più interessante, perché introduce a un percorso storico già vissuto dalle opere pittoriche francesi degli ultimi 200 anni.

Ora che alle aste francesi iniziano a comparire da protagonisti anche altri areali, come il Rodano ad esempio, il parallelo con areali italiani diventa immediato ai fini della percezione del valore e dei possibili investimenti.

Investire in casse di vini celebratissimi e italiani può essere una forma di incremento dei propri asset, perché vengono proposti anche in case d’asta estere. Nomi come Conterno Monfortino, o Gaja, o Giacosa, solo per citare superstar piemontesi, attraggono già gli investimenti in Europa e in Nord America. 

O per rimanere in Toscana, da Biondi Santi a Tenuta San Guido e il suo Sassicaia, ad Argiano o Banfi, quei nomi e quei vini rappresentano oggetti da collezione classificati in verticali protocollate alla vendita all’asta come “gruppo di valore”. 

La naturale conseguenza di ciò è l’ulteriore accrescimento del valore in funzione della progressiva riduzione, per consumo, di tali “oggetti d’investimento”. 

Ne consegue una spirale virtuosa sul piano finanziario, con fondi d’investimento che dagli USA esprimono ormai capitali allocabili in intere collezioni di vini italiani.

Se si guarda perciò a nuovi settori di allocazione del risparmio, si deve notare che le caratteristiche anti-inflazionistiche del vino derivano dalla scarsità tangibile — ogni bottiglia consumata riduce l’offerta — dall’aumento dei costi di produzione che tende a muoversi con l’inflazione, e da una domanda globale di collezionisti che opera in modo sostanzialmente indipendente dalla politica monetaria domestica. 

Nel venire invitato alla degustazione di selezioni di vini di casa Aneri, notissimo produttore di Amarone della Valpolicella le cui verticali sono già oggetto d’asta, Guido Groppi ci consiglia una visita introduttiva a una delle aste che si tengono presso Finarte a Roma. L’intento è di comprenderne le opportunità che offrono, come lotti o verticali provenienti da collezioni incluse in ben più ampi perimetri di eredità messe all’asta. 

Matteo Parrotto sottolinea, infine, l’utilità di promuovere la partecipazione ad aste a Roma, nel quadro di eventi selezionati e talvolta riservati in particolare agli iscritti al club “In Alto I Calici”.

Con Finarte il percorso non si conclude con questo evento, perciò, e si rimanda la platea a nuovi appuntamenti a Roma e a seguire le informazioni sugli eventi prossimamente in programma.

La Genisia e il Classese hanno debuttato a Vinitaly 2026

A Vinitaly 2026 c’è stato un debutto che ha il sapore delle radici e lo sguardo rivolto al futuro. Al padiglione Palaexpo Lombardia di Veronafiere, dove ogni anno il vino italiano racconta sé stesso al mondo, fa il suo ingresso per la prima volta La Genisia. E lo fa portando con sé non solo le proprie bottiglie, ma una parola nuova-antica destinata a segnare un passaggio decisivo: Classese.

I nomi contano, soprattutto quando riescono a custodire un territorio intero. Con il nuovo disciplinare della Oltrepò Pavese DOCG, il Classese diventa ufficialmente la denominazione del Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese, riportando al centro una definizione che affonda le sue origini negli anni Ottanta. È un ritorno consapevole, che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con maggiore precisione identitaria.

Per La Genisia, cantina di Codevilla, questo passaggio rappresenta molto più di un adeguamento normativo: è il riconoscimento di una visione perseguita fin dalla nascita. Il Metodo Classico, qui, non è una semplice tipologia produttiva, ma una chiave di lettura del territorio, un linguaggio che trova nel Pinot Nero il suo interprete più autentico.

Non è un caso che proprio l’Oltrepò Pavese sia oggi la principale area italiana dedicata a questo vitigno, con oltre il 70% dei vigneti lombardi coltivati a Pinot Nero. Un legame che affonda nell’Ottocento, quando i primi esperimenti dimostrarono come queste colline potessero dialogare, per vocazione, con i grandi territori francesi.

“Abbiamo sempre lavorato con l’obiettivo di produrre Metodo Classico di alta qualità”, racconta Matteo Ghiara, presidente della cantina. “Il Pinot Nero è il centro di questo percorso, il vitigno su cui abbiamo scelto di investire con decisione. Il progetto Classese va esattamente in questa direzione: da un lato alza gli standard qualitativi, dall’altro costruisce un’identità chiara e riconoscibile per il mercato”.

E in effetti, il nuovo disciplinare non lascia spazio a compromessi: almeno l’85% di Pinot Nero, vendemmia manuale, selezione dai vigneti collinari e lunghi affinamenti sui lieviti — minimo 24 mesi, che diventano 36 per i millesimati e 48 per le riserve. Un tempo lento, necessario, che restituisce vini dalla trama fine, dal perlage persistente e da quella tensione minerale che è firma delle colline oltrepadane.

A Verona, La Genisia presenta per la prima volta le sue interpretazioni di Classese: Blanc de Noirs e Rosé de Noirs che raccontano eleganza e precisione, declinate nelle versioni Brut ed Extra Brut. Non semplici etichette, ma capitoli di un racconto più ampio, in cui il vino diventa espressione diretta del paesaggio.

Il nome Classese, nato dall’unione di “Classico” e “Pavese”, torna così al centro della scena, dopo un percorso di rilancio culminato nel 2025 con la revisione del disciplinare da parte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e l’avvio dell’iter per il riconoscimento ufficiale della DOCG. Un passaggio che sancisce il valore storico di questa denominazione e ne rafforza il posizionamento nel panorama spumantistico italiano. La presenza de La Genisia a Vinitaly, dunque, non è solo una prima partecipazione fieristica. È il segno tangibile di una convergenza: quella tra produttori, territorio e visione. Un momento in cui il racconto del vino si fa più nitido, più consapevole. E in cui anche un nome, Classese, torna a dire con forza, da dove tutto ha origine.

Capri, “Dinner under the stars” con lo chef Rocco De Santis per i 120 anni di The Luxury Collection

Capri, sabato 13 giugno “Dinner under the stars” per i 120 anni di The Luxury Collection

Lo chef Rocco De Santis al Ristorante Campanella accolto dal resident chef Angelo Fumeto

Gusto, eleganza e tradizione insieme per celebrare il 120° anniversario di The Luxury Collection: oltre un secolo di storie straordinarie, ospitalità d’eccellenza e destinazioni capaci di lasciare un segno nel cuore di ogni ospite.

Per rendere omaggio a questo importante traguardo sabato 13 giugno dalle ore 20.00 il Ristorante Campanella Capri all’interno di Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri, è pronto ad offrire un’esperienza sensoriale unica con “Dinner under the stars”. A fare gli onori di casa sarà lo chef Angelo Fumeto, che accoglierà per questa speciale cena Rocco De Santis, chef pluristellato e recentemente nominato executive chef del Grand Hotel Flora di Roma.

Dall’incontro tra la cucina identitaria di Angelo Fumeto e la visione creativa di Rocco De Santis nasce una sinergia che unisce tradizione isolana e avanguardia gastronomica in un dialogo autentico tra territorio, tecnica e innovazione. Una serata esclusiva, ideata per celebrare l’eredità di The Luxury Collection e i suoi valori di eccellenza, autenticità e raffinatezza, attraverso un’esperienza gastronomica irripetibile.

Ecco il menu:

Gambero Rosso, Guacamole, Gel di Limone e Ricotta di Bufala

Mezzo Pacchero con bolognese di Polpo, Olive nere ed Essenza di Prezzemolo

Trancio di pescato del giorno, Pappa al Pomodoro, intensità di Mare con Vongole e Pesto di basilico

Tartelletta con Ricotta di bufala, Gel di albicocca e salsa al Basilico dolce

Costo: 160 euro, bevande escluse

Pazziella Capri Fotografia di Alessandra Farinelli – © tutti i diritti riservati

Info e prenotazioni

PAZZIELLA, A LUXURY COLLECTION HOTEL, CAPRI

VIA FUORLOVADO 36,

80073 CAPRI, ITALIA

T  +39 081.837.0044

Vini Bagnanti 2026 torna protagonista a Riva degli Etruschi: il grande evento del vino con un grande percorso di degustazione affacciato sul mare

La spiaggia privata del resort Riva degli Etruschi torna a trasformarsi in un grande palcoscenico del vino artigianale con la terza edizione di “Vini Bagnanti”, in programma sabato 20 giugno 2026 dalle 18.30 alle 23.30.

L’evento, presentato nei giorni scorsi presso Riva degli Etruschi, si conferma tra gli appuntamenti più significativi della costa toscana dedicati al vino e alla cultura enogastronomica. Nato dalla collaborazione tra Riva degli Etruschi e il progetto Vini Migranti ideato da Teseo Geri, con il contributo di Slow Food Italia, Slow Wine e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il format combina degustazioni e gastronomia in un chilometro di spiaggia privata, arricchito dal racconto diretto dei produttori, offrendo un’esperienza immersiva e fortemente legata al territorio.

Dopo le oltre 1.200 presenze delle precedenti edizioni, Vini Bagnanti consolida un modello che interpreta il vino come linguaggio culturale e strumento di relazione tra territori, produttori e pubblico.

Nel presentare il progetto, gli organizzatori hanno sottolineato la dimensione culturale e relazionale dell’evento.

Teseo Geri ha posto l’accento sulla grande “ aspettativa per questa nuova edizione dei Vini Bagnanti, soprattutto per la selezione dei vignaioli, che vede la partecipazione perfino di un’azienda libanese, aziende dalla Champagne, conferme dall’Ungheria, Spagna e, ovviamente, tanta Italia, costituendo una rara occasione, per gli amanti del vino e non solo, di relazionarsi con i produttori, assaggiare buon vino, divertirsi godendo del mare e della bella energia che la manifestazione genera…..

Vieri Mantelli Direttore di Riva degli Etruschi : Vini Bagnanti raggiunge la sua terza edizione e lo fa con la consapevolezza di chi non vuole solo organizzare un evento, ma riscrivere le regole dell’accoglienza.

Tre anni fa abbiamo deciso di sfidare il ‘non detto’ dell’Hospitality tradizionale, superando quel concetto di struttura intesa come luogo esclusivo e separato dal territorio. Abbiamo scelto di essere un ecosistema aperto, un laboratorio di eccellenze dove la sostenibilità non è uno slogan, ma l’unico linguaggio possibile.

Abbiamo selezionato produttori e partner non in base a logiche di mercato, ma per affinità elettiva con il nostro universo valoriale. In questo contesto, il vino smette di essere il fine e diventa il mezzo: un veicolo potente, quasi ancestrale, per lanciare messaggi forti. Grazie alla sinergia con Slow Food e l’Università di Pollenzo, quest’anno portiamo in scena il concetto di “Giusto” che va oltre il calice. Non aspettatevi una masterclass accademica: il vino sarà la voce che racconta una lunga e profonda storia di riscatto sociale e rispetto ambientale.

Vini Bagnanti, nel suo complesso, è una manifestazione che grida la propria identità: quella di un territorio che non accetta compromessi sui valori. Per l’edizione 2026 puntiamo a superare le presenze del 2025 non per una questione di numeri, ma perché vogliamo che il nostro messaggio arrivi il più lontano possibile.”

Cinquanta sono i vignaioli  presenti  per l’edizione 2026, selezionati per identità produttiva, sostenibilità e coerenza con il territorio.

aziende partecipanti dall’Italia  e dall’Estero:

Tenuta Guardamare – Toscana

Fattoria di Montemaggio – Toscana

Clivo Altura – Toscana

Tenuta di Carleone – Toscana

Sant’Agnese – Toscana

Castagnoli – Toscana

Podere Dell’Anselmo – Toscana

Belvedere 1 – Toscana

Acquabona – Toscana

Demetervin – Ungheria

Vignaioli Urbani Mistici – Toscana

Fattoria Le Masse – Toscana

VenticinqueDieci – Trentino-Alto Adige

Campo alle Comete – Toscana

Champagne Goutorbe Bouillot – Francia

Mersel & Il Lebbio – Libano & Toscana

Borgo Pancoli – Toscana

Petrolo – Toscana

Castaldi Francesca Azienda Agricola – Piemonte

Fondazione Apri Le Braccia – Piemonte

Gustin – Slovenia

Alberelli di Giodo – Toscana

Vignamaggio – Toscana

Incandia Bio – Toscana

Case d’Alto – Campania

Bodega Piedra – Spagna

Pares Baltà – Spagna

La Lupinella – Toscana

Domaine de Cocagne – Toscana

Wageck – Germania

Tenuta La Gigliola – Toscana

Castelsimoni – Abruzzo

Zonzo – Toscana

Rivalta – Veneto

Melly’s Kombucha – Piemonte

Poderi Cellario – Piemonte

Cantina Andrea Paffarini – Umbria

Deposito Clandestino – Umbria

Vini Laluce – Basilicata

Albamora – Toscana

Fortebrezza – Toscana

La Macchia – Toscana

Antiche Rive – Friuli-Venezia Giulia

Bronzato Wine – Veneto

Tikal Natural – Argentina

Domaine Paterianakis – Grecia

Almarea Botaniche Di Mare – Lazio

Terre del Cima – Veneto

Maffione – Puglia

Podere La Botta – Toscana

Il format dell’evento

Il biglietto d’ingresso avrà un costo di 20 euro e comprenderà il calice ufficiale dell’evento, la tracolla personalizzata, degustazioni illimitate e l’accesso ai laboratori in programma. Il “Laboratorio del Giusto” dedicato all’etica del calice, curato da Slow Wine e dalla Banca del Vino di Pollenzo, sarà invece a numero chiuso e accessibile con biglietto separato.

Oltre al percorso di degustazione, l’evento offrirà un ricco programma di attività collaterali dedicate all’approfondimento del rapporto tra vino, ambiente e cultura gastronomica.  Attraverso i laboratori sensoriali e degustativi curati dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e il già citato “Laboratorio del Giusto”, il pubblico sarà coinvolto in esperienze pensate per andare oltre la semplice degustazione, affrontando anche i temi etici e sociali della produzione vinicola. A completare l’esperienza, un’area food affiancherà i cinque ristoranti con una selezione di proposte curate da Slow Food Costa degli Etruschi, dedicate alla valorizzazione dei prodotti locali e di qualità; diverse aree tematiche dedicate all’incontro diretto tra produttori e visitatori, con l’obiettivo di valorizzare storie, territori e identità produttive.

Un evento dentro un sistema vivo di ospitalità e paesaggio

Vini Bagnanti non si inserisce semplicemente all’interno di un resort, ma nasce dentro un sistema complesso in cui ospitalità, produzione agricola e cultura gastronomica convivono in modo organico. Il paesaggio non fa da sfondo, ma diventa parte attiva dell’esperienza.

Un modello di ospitalità diffusa tra mare e pineta

Il cuore di questo sistema è Riva degli Etruschi, un resort diffuso immerso in un parco mediterraneo di 35 ettari affacciato direttamente sul mare, con oltre 60 anni di storia e un chilometro di spiaggia.

L’ospitalità non è concentrata in un unico edificio, ma distribuita tra pineta e costa, in un equilibrio costante tra natura e accoglienza. Il paesaggio, caratterizzato da oltre 8.000 alberi e arbusti, cinque ristoranti e una tenuta agricola biologica insieme definiscono un sistema integrato fondato sul rispetto dell’ambiente e sulla valorizzazione del territorio.

Le produzioni interne di Riva degli Etruschi includono ortaggi, cereali antichi e il Carciofo Violetto della Val di Cornia, presidio Slow Food. A ciò si aggiunge anche l’olio evo della Tenuta Biliotto appartenente alla stessa proprietà.

Alla base del progetto c’è la Tenuta Guardamare, cuore agricolo del resort, dove nascono non solo olio e produzioni biologiche, ma anche vini biologici, nati con la consulenza di Michele Satta, con un’attenzione costante alla biodiversità del suolo e al rispetto dell’equilibrio naturale del paesaggio. Un sistema fondato su relazione diretta con il territorio e valorizzazione della biodiversità.

Il progetto vitivinicolo si articola in una gamma di etichette che interpretano il legame tra mare e Maremma Toscana, restituendo una chiara identità territoriale. Tra queste, la linea Marittimo rappresenta il fulcro della produzione nelle sue declinazioni bianco e rosso.

Il Marittimo Bianco, ispirato ai panorami dell’Arcipelago Toscano, è un vino ampio e solare, di grande piacevolezza e intensità, ottenuto da uve Vermentino e Viognier, che ne definiscono il profilo mediterraneo e sfaccettato.

Il Marittimo Rosso nasce invece dall’osservazione delle colline costiere e si basa sul Sangiovese, arricchito da Syrah, con note di frutti rossi maturi che ne esaltano la vocazione toscana.

La produzione si completa con altre etichette e interpretazioni contemporanee, tra cui Energia, un vino dal carattere vivace e dinamico, che propone una lettura più diretta del territorio e ne amplia la visione enologica complessiva.

Le sue oltre 400 sistemazioni tra camere, ville e residence, immerse nella natura, si integrano nel paesaggio senza alterarlo e rappresentano una vera geografia dell’ospitalità; 5 ristoranti, un centro piscine e un’ampia offerta sportiva, che include campi da tennis, padel e beach volley. La struttura propone inoltre noleggio biciclette e attrezzature per sport acquatici, attività per adulti e bambini e servizi pet-friendly con aree dedicate e una spiaggia riservata agli animali domestici.

Le camere d’hotel costituiscono il primo livello: ambienti essenziali ma curati, suddivisi tra Classic, Standard, Comfort e Junior Suite. La loro identità non è definita dalla sola funzione ricettiva, ma dal rapporto diretto con l’ambiente naturale: alcune si trovano a pochi passi dal mare, altre sono immerse nella pineta mediterranea, mantenendo sempre una continuità visiva e sensoriale con il paesaggio.

Le Junior Suite ampliano la dimensione abitativa con spazi più generosi e una maggiore apertura verso l’esterno, mentre le categorie Standard e Classic privilegiano una dimensione più raccolta e immersiva.

Il sistema delle ville e dei residence completa l’offerta con unità indipendenti dotate di cucina e spazi esterni privati, pensate per soggiorni più lunghi o autonomi.

Ne emerge un modello di ospitalità in cui il soggiorno non è separato dal paesaggio, ma lo attraversa.

Cinque ristoranti e una proposta gastronomica integrata nel paesaggio

La ristorazione rappresenta uno degli elementi più identitari del sistema di Riva degli Etruschi e si sviluppa come una narrazione gastronomica articolata, attraverso cinque ristoranti.

Il Mariva Dune Restaurant è il fine dining del resort: una cucina contemporanea che interpreta la tradizione toscana attraverso una selezione rigorosa di materie prime. Una proposta essenziale nell’impiattamento, ma complessa nella costruzione dei sapori, profondamente legata al ritmo delle stagioni.

La struttura, interamente realizzata in legno e costruita su una duna naturale, è stata progettata per integrarsi armoniosamente nel paesaggio senza alterarne l’equilibrio ambientale, tra pineta, macchia mediterranea e percorsi immersi nel verde, in continuità con l’ambiente circostante.

Guidato dallo chef Ennio Fedi, il ristorante propone una cucina mediterranea attuale basata su ingredienti stagionali, pescato locale e prodotti del territorio con gli ortaggi biologici e i prodotti della Tenuta Guardamare. Il menu reinterpreta la tradizione toscana con preparazioni leggere ed equilibrate, attente alla purezza dei sapori e alla qualità della materia prima.

Il Nautico, è dedicato alla cucina di mare e al pescato del giorno, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ittica e alla selezione delle specie, con utilizzo di pesce fresco locale. La sua posizione strategica, con vista sull’Arcipelago Toscano, offre uno scenario ideale per ammirare i tramonti sul mare.

Il Mistral, propone una cucina arricchita dai profumi della macchia mediterranea, che valorizzano la freschezza e la qualità degli ingredienti locali, dando vita a un equilibrio armonico di sapori. Affacciato sul mare, offre un’esperienza gastronomica profondamente legata al paesaggio e alla sua identità.

All’Orto è il ristorante agricolo del resort, dedicato alla colazione e alla mezza pensione,  quotidianamente arrivano  le produzioni dell’orto biologico interno: una cucina che segue rigorosamente la stagionalità e riflette il lavoro agricolo.

Il Magù è uno spazio conviviale dall’atmosfera accogliente, pensato per un’esperienza informale e rilassata. La proposta si concentra su pizza e birra artigianale, valorizzando ingredienti di qualità e lavorazioni curate, con la guida di un pizzaiolo campano originario di Salerno che ne definisce l’identità e lo stile.

La proposta gastronomica di Riva degli Etruschi si configura così come un ecosistema coerente, in cui ogni ristorante diventa un punto di osservazione sul paesaggio. Non una somma di insegne, ma un sistema unitario che traduce il territorio in linguaggi diversi, mantenendo una regia comune. Il valore risiede nella capacità di integrare filiera corta, produzione interna e identità culinarie autonome, costruendo un equilibrio tra alta cucina, cucina di costa e dimensione agricola.