Majolini Franciacorta, vino e arte

Recarsi in Franciacorta suscita sempre tante emozioni legate ai vini che regalano una varietà di aromi e sapori dove ogni sorso racconta storie di uve, terra e tradizione; legate al paesaggio collinare, punteggiato da vigneti, laghi e borghi storici, che offre panorami mozzafiato. Recarsi dalla cantina Majolini Franciacorta vuol dire immergersi in una realtà fatta di vino e arte, essere accolti con calore in un ambiente curato, dove è palpabile la forte connessione con il territorio volta a favorire uno sviluppo sostenibile. Siamo nel comune di Ome (BS) che si snoda tra colline verdi e vigneti, per arrivare in cantina ci si deve inoltrare nelle stradine del paese per risalire poi la collina e intravedere all’orizzonte la struttura che si staglia imponente, perfettamente integrata con la natura circostante.

Fondata nel 1993, la cantina ha saputo affermarsi nel panorama vinicolo grazie all’attenzione alla qualità e alla cura dei dettagli. Ad accoglierci all’ingresso Simone Majolini, onorati di avere un cicerone di eccezione, che inizia il racconto di quella che è una tradizione di famiglia, un legame profondo con la terra, della combinazione tra vino e arte.

Subito all’esterno, nel piazzale della cantina, ci accolgono le prime opere: la scultura di bronzo “Cavalli Innamorati” di Aligi Sassu in posizione dominante di tutta la valle e dei vigneti, questa celebra la bellezza della natura e rappresenta l’amore per questo territorio; il “Moby Dick” di Mattia Motta, la balena inabissata, arpionata da Achab e mai conquistata è il simbolo del sogno irraggiungibile: quello della sfida costante per creare un vino perfetto.

Simone racconta che la cantina nasce e si sviluppa intorno ad un’idea di bellezza che vive attraverso l’arte, la sostenibilità, l’architettura. Le stanze ospitano pezzi da collezione, ambienti affascinanti e originali.

  • La stanza Luxury Wine Collection dove il fermento della moda e del design crea un ponte con il mondo del vino e offre l’opportunità di esplorare come queste due realtà, apparentemente distinte, possano intersecarsi in modi innovativi e sorprendenti. Alcune bottiglie sono vestite con giacchette in pelle di struzzo rosa e azzurre a ricordare i bustini ottocenteschi che servivano a modellare la figura femminile, evidenziando il punto vita e creando una silhouette a “campana” che era molto in voga all’epoca; altre indossano veri e propri abiti da sera tagliati e cuciti come in haute couture caratterizzati da una cura artigianale impeccabile e da materiali di altissima qualità. La parola d’ordine è sensualità femminile. Questa è quella che Simone chiama la “stanza dei sogni” a sottolineare che il vino può essere abbinato a qualsiasi cosa, non solo al cibo.
  • L’antica barricaia ospita “Opera Sensoriale” realizzata dall’ebanista di fama Luciano Molinari con 199 legni provenienti dai cinque continenti. Un’opera da guardare e da annusare: sigillo della cantina scomposto in tanti piccoli tasselli di legno, rimanda ai profumi in vasetto dei legni corrispondenti, per “sentire” la materia tramite l’olfatto. Un’esperienza multisensoriale durante la degustazione dei Franciacorta Majolini.

  • La Sala della Trasformazione dove le bottiglie svolgono la rifermentazione sotto lo sguardo di un Sole e di due Meduse, opere di Giuseppe Bergomi, artista lombardo, amico di famiglia. Il sole rappresenta la natura che per primo trasforma l’uva e la rende utilizzabile e le due Meduse, che sono il simbolo greco e romano della trasformazione in qualcosa di morto, sono un monito per ricordare che fare vino deve essere sempre un attento gioco di equilibri per evitare il rischio di modificare troppo ciò che la natura ci regala.
  • La stanza con le fotografie di Enrica Sensini che riesce a cogliere con la sua arte l’essenza dell’anima. Non solo immagini in senso tradizionale, ma rappresentazione della personalità, delle emozioni di un individuo attraverso i suoi occhi, le espressioni del viso, i suoi abiti e l’ambiente circostante.

Con gli occhi colmi di arte e lo spirito nutrito da tanta bellezza e creatività, ci spostiamo nella sala degustazione anche qui l’arte la fa da padrona.

In alto i calici!

  • Majolini Franciacorta Saten Brut, 100% Chardonnay. Una bollicina fine e persistente, profumi che ricordano la pasticceria e la crosta di pane. Persistente con delle belle note di tostatura. In bocca cremoso, delicato con cenni di frutta matura;
  • Majolini, Franciacorta Brut, Chardonnay e Pinot Nero: fresco e fruttato, con note di mela verde, pera e fiori bianchi. Vivace e ben equilibrato, perfetto per aperitivi. Un vino dalla personalità chiara, ben definita. É avvolgente, secco e deciso;
  • Majolini Franciacorta Brut Vintage Millesimato Le uve, Chardonnay e Pinot Nero, a perfetto grado di maturazione vengono pigiate in modo soffice e fatte fermentare in vasche d’acciaio ad una temperatura controllata. In primavera viene poi realizzata la cuvée ed effettuato l’imbottigliamento per la presa di spuma. Il profumo è ampio, schietto e con note floreali. Il sapore è sapido, persistente e molto equilibrato;

  • Majolini Franciacorta Disobbedisco Extra Brut 100% Pinot Nero.Questo vino nasce per celebrare il Poeta e l’eroe Gabriele d’Annunzio. L’etichetta, creata dall’artigiano Luca Briconi in metallo smaltato e dorato, riproduce il gonfalone della Città di Fiume voluto da d’Annunzio: il serpente che si morde la coda (Oroboro) è il simbolo egiziano dell’eternità e della vita che si rinnova. Le sette stelle del Grande Carro è un altro simbolo di eternità, perché è la costellazione che non tramonta mai e indica la Stella Polare, che dà la rotta ai marinai e che ha accompagnato il Poeta nella Beffa di Buccari. Racconta la rivendicazione dell’italianità della città di Fiume, dopo la prima guerra mondiale. Azione politica e di lotta di cui D’Annunzio fu protagonista.  Elegante e raffinato con aromi di mela verde, pera e fiori bianchi. In bocca è fresco e cremoso, con una piacevole acidità e una nota minerale persistente;
  • Majolini Electo Franciacorta Millesimato Brut, ha un uvaggio composto da Chardonnay 80% e Pinot Nero 20%. Le uve vengono raccolte, manualmente in cassette, non appena giunte a maturazione ideale con vena leggermente acida. La vendemmia è rivolta, principalmente, al mantenimento dell’integrità dei grappoli. Le due varietà vengono vinificate separatamente con pressatura soffice. La fermentazione dello Chardonnay continua in piccole botti di rovere. Successivamente, in primavera sarà valutata la composizione della cuvée. Una volta composta si passa alla rifermentazione in bottiglia con riposo sui lieviti della durata di almeno 36 mesi;

  • A chiudere questa magnifica degustazione una vera chicca: Vino Rosso Majolini 2019, prodotto solo in 666 esemplari nel formato Magnim.Unvino ricavato dalla vinificazione di solo uve Majolina. Uva di cui oggi esistono meno di 1.000 piante, tutte in quella zona (tra Ome e Monticelli Busati), negli appezzamenti più vecchi è ancora a piede franco, cioè senza bisogno della radice americana diffusasi in Europa dopo la filossera. I Maiolini le hanno dedicato un piccolo vigneto di 450 piante, uva che entra in piccola percentuale nel Rosso «Ruc»; prodotto dagli anni 60 e imbottigliato, nelle annate migliori, in purezza, solo nel formato magnum.

Prosit!

La Reggia di Caserta ha ospitato la terza edizione di Terra di Lavoro Wines

La terza edizione di Terra di Lavoro Wines, l’evento promosso dal Consorzio Tutela Vini VitiCaserta – Vitica – quest’anno ha avuto come cornice d’eccezione la Reggia di Caserta. Il palazzo voluto da Carlo di Borbone e progettato da Luigi Vanvitelli, patrimonio Unesco dal 1997, ha accolto, il 26 e 27 ottobre, la due giorni dedicata ai vini di Caserta. Una scelta non casuale  e neanche legata a pure ragioni di ordine estetico, ma voluta con il preciso intento di fare rete e rafforzare le sinergie tra patrimonio culturale e attività produttive territoriali, ha sottolineato Tiziana Maffei, Direttore della Reggia di Caserta.

Inoltre, nella scelta di questa location, la manifestazione si è aperta al grande pubblico, compreso quello internazionale, come commentato da Cesare Avenia, Presidente di Vitica, nella conferenza stampa di presentazione dell’evento, perché, va ribadito, ancora oggi nello stesso casertano, il consumo di vino del territorio si attesta solo al 15%.

Terra di Lavoro Wines ha dato il via al ricco manifesto di eventi e degustazioni con il convegno Enoturismo: leva dello sviluppo per la DOP/IGP economy della provincia di Caserta, che ha tracciato un quadro preciso della situazione attuale e dei possibili sviluppi per l’enoturismo – non solo nella Provincia di Caserta ma in tutto il territorio campano – con dibattiti e interventi, incluso quello istituzionale dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Campania Nicola Caputo. La Campania, con l’1% della produzione vinicola nazionale, è stata la dodicesima regione a recepire la legge nazionale sull’enoturismo del 2019, attraverso la legge regionale n. 7/2024, che si pone tra gli obiettivi quello di “valorizzare le aree ad alta vocazione vitivinicola della Regione Campania e le denominazioni vitivinicole di ciascun territorio” (art. 1).

Tassello fondamentale per lo sviluppo del territorio in tal senso devono essere i Consorzi di tutela, attraverso cui sono rappresentate le denominazioni, sostenuti anche da apposita legge di bilancio regionale.

A testimoniarne l’importanza Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP: nel sistema DOP/IGP economy la provincia di Caserta si posiziona, in termini di valore alla produzione, al primo posto in Campania, al sedicesimo in Italia (Rapporto ISMEA 2023). E a fare da volano per l’economia del territorio è proprio la Mozzarella di Bufala Campana DOP, al quarto posto dopo Parmigiano Reggiano DOP, Grana Padano DOP, Prosciutto di Parma DOP, con un valore di 502 milioni di euro nel 2022 e un incremento di oltre nove punti percentuali rispetto al 2021.

Incisivo anche l’intervento di Leone Massimo Zandotti, produttore di Frascati DOCG  e consigliere FEDERDOC, che ha sottolineato come il vino sia ambasciatore di cultura e dunque la promozione e la diffusione di ogni aspetto legato a questo mondo devono assumere centralità. A tal proposito i consorzi devono rappresentare luoghi di aggregazione e sviluppo. Vitica, costituitosi nel 2004, è  il primo consorzio di tutela vino in Campania riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare nel 2005; attualmente conta 107 associati tra produttori e imbottigliatori. 

Dunque, ruolo di centralità per i consorzi di tutela ed enoturismo come chiave del successo per le aziende vitivinicole campane. Su quest’ultimo punto sono intervenuti anche Maria Paola Sorrentino, in qualità di Presidente del Movimento Turismo Vino Campania e Nicola Matarazzo, Consulente di direzione, ribadendo l’importanza di creare, attraverso una proposta enoturistica solida e preparata, l’aspettativa per attrarre nuovi flussi turistici sul territorio, ma nel contempo, come ribadito da Luciano D’Aponte, dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, per decongestionare con proposte alternative i punti storici e consolidati di attrattiva (i.g. Napoli e la Costiera) in favore di nuovi areali regionali.

Oltre a spazio di confronto e riflessione, la terza edizione di Terra di Lavoro Wines è stata soprattutto una vetrina dinamica del vino e del territorio casertano per giornalisti, appassionati di vino e turisti, con numerose iniziative che hanno animato la manifestazione: dalla presentazione del libro Calici e Spicchi di Antonella Amodio, casertana nel cuore e nell’anima, (ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, mentre il collega Gaetano Cataldo ha intervistato l’autrice); al premio in memoria della compianta Maria Felicia Brini, istituito da Vitica e assegnato con numerosi riconoscimenti a chi nel casertano (ma anche fuori) ha saputo dare il giusto rilievo ai vini di Caserta (alla pizzeria I Masanielli di Sasà Martucci di Caserta per la miglior carta dei vini territoriale, al Ristorante Marotta di Squille per il miglior abbinamento, ad Agristor le Due Torri di Presenzano per la profondità di annate e al Ristorante Agape di Sant’Agata dei Goti per miglior carta dei vini fuori dal territorio casertano).

Hanno visto la partecipazione di 380 iscritti le quattro masterclass a cura AIS, in collaborazione con altre sigle del mondo del vino, dedicate all’approfondimento sulle denominazioni del territorio: Aversa DOP Asprinio, Falerno del Massico DOP, Galluccio DOP & Roccamonfina IGP, Terre del Volturno IGP & Casavecchia di Pontelatone DOP.

Non sono infine mancati banchi d’assaggio con la presenza di 170 referenze in degustazione. Una Vigna del Ventaglio alla maniera moderna Terra di Lavoro Wines ma con lo stesso obiettivo ricercato nel 1770 da Ferdinando IV di Borbone, che la fece impiantare a San Leucio: la conoscenza e la valorizzazione dei vitigni e dei vini del territorio.

“Valdo Food&Wine Experience” da Scicchitano a Napoli

Il Gambero Rosso anche questa volta ama sorprenderci, organizzando un piacevole appuntamento enogastronomico nel capoluogo partenopeo. Metti una sera a cena con gli operatori della ristorazione campana, al primo piano di un palazzo dell’Ottocento di Via Foria a Napoli: il ristorante “Innovative, nuovo concept e appendice dello storico “’a figlia d’ ‘o marenaro”.

L’Innovative nasce quattro anni fa dall’idea di Giuseppe Scicchitano, terza generazione di una famiglia di ristoratori, in quanto figlio di Nunzio Scicchitano e Assunta Pacifico, che dal 1943 sono famosi in città per la loro iconica zuppa di cozze, e non solo.

Per accedervi siamo dovuti entrare dal loro ristorante e salire al primo piano dove subito siamo rapiti da uno splendido Cocktail Bar che fa da sfondo ad un ricco ed elegante banco frigo del pescato; ci addentriamo in una serie di eleganti ambienti dove potersi accomodare per gustare l’evoluzione gastronomica di questa storica famiglia napoletana, in chiave moderna e gourmet, ad opera dello chef Sergio Scuotto.

Abbiamo parlato di serata enogastronomica, ed infatti ad accoglierci, oltre al padrone di casa, c’è Nicola Frasson della Gambero Rosso (esperto Degustatore e Redattore dei Vini) che ci presenta Gianfranco Zanon (Direttore Tecnico della Valdo Spumanti e Vice Presidente del Consorzio) e Matteo D’Agostino (Responsabile del Marketing Strategico della Valdo) venuti a parlarci della famiglia Bolla, titolare della Valdo Spumanti dal 1938 e anch’essa, come per gli Scicchitano, alla terza generazione di un marchio storico legato indissolubilmente al territorio di appartenenza, Valdobbiadene, del quale ha saputo diffondere in Italia e nel mondo, la cultura del Prosecco, cercando di portare nei calici, a loro dire, delle bollicine facili da bere ma mai banali – easy to drink.

Il percorso enogastronomico comprende anche due vini della Magredi, cantina del Friuli-Venezia Giulia che da sempre produce vini a Denominazione di Origine Controllata “Friuli Grave” a Domanins in provincia di Pordenone. Anche la Magredi, da sempre legata al nome di una famiglia storica del territorio, la Tombacco, da quest’anno è stata acquisita dalla famigliaBolla.

Gianfranco Zenon prende la parola per precisare che questa serata di” Food&Wine Experience” si intende per il Vino in Tavola. Vini contemporanei e mai scontati presentati volta per volta negli abbinamenti con le ricette di casa Scicchitano

Si inizia con dallantipasto: il gambero pop, un gambero fritto con effetto crunch dovuto al tipo di panatura, posato su una grossa chips di polpo e riso acquerello, il tutto guarnito con gocce di maionese; una piacevole combinazione, che con la grassezza e la tendenza acida della maionese si esalta e trova il perfetto equilibrio con il sorso di una prima bollicina delle Grave del Friuli de “I Magredimetodo charmat brut millesimato 2023 da ribolla gialla, dai profumi delicati di fiori e agrumi, freschissimo in bocca, lascia una scia piacevolmente aromatica. Risulterà il miglior abbinamento della serata.

Si passa ai primi piatti: risotto con crema di zucca e zenzero a donare uno sprint alla spiccata tendenza dolce dell’ortaggio, guarnito con cubetti di taleggio e scampi scottati. Ottima la cottura e la mantecatura e del risotto, gradevole l’abbinamento con un DOC Friuli Grave Sauvignon 2023I Magredi”, non spinto sul varietale vegetale, ma più fruttato ed erbaceo. Sorso piacevolmente fresco e sapido, sottile e nervoso a contrastare la dolcezza e la grassezza del piatto.

Seguono gli ziti alla lardiata di mare (con lardo di colonnata); un sugo colorato dal pomodoro San Marzano e arricchito di vongole e tartufi di mare, straccetti di calamari, tentacoli di polpi e gamberi. Interessante. Buono anche questo abbinamento con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante metodo charmat extra brut millesimato 2022 “Rive di San Pietro di Barbozza” della Valdo. Un 100% di uve glera provenienti delle pendici delle ripide colline che caratterizzano il territorio di quelle che non sono altro che le UGA di Conegliano, le “Rive”. Bollicina suntuosa e dal perlage fine, e a detta di Gianfranco, un dosaggio zero più che un extra brut. Al naso frutta matura a cui non manca una parte agrumata di mandarino; nitido e preciso in bocca, sostenuto da una piacevole scia sapida che chiude il sorso e crea un buon legame sia con la tendenza dolce del piatto che con la tendenza acida del pomodoro.

Il primo dei secondi piatti: focaccina farcita con crudo di tonno e mozzarella di bufala campana, arricchita con maionese al lime ed erbe spontanee. Ottimo il gioco tra morbidezza e fragranza della focaccia che esalta il boccone. Riuscito in parte l’abbinamento con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante metodo charmat brut millesimato 2022 “Cuvée del Fondatore”. Uno charmat lungo ottenuto dal 90% di Glera e un 10% di Chardonnay. Si distingue la lavorazione per un passaggio di circa sei mesi in barrique di primo e secondo passaggio della base chardonnay. Uno spumante che al naso ci sussurra il passaggio in legno con profumi di frutta matura, spezie sia di vaniglia che di pepe bianco, miele e nocciola; un sorso equilibrato con ritorni di frutta e spezie.

Infine il trancio di spigola con contorno di ortaggi nella loro essenza, il tutto su un fondo di vellutata di patate. Il più difficile degli abbinamenti finora provati, con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco metodo classico brut millesimato 2020 “Vigna Pradase”. Metodo classico sboccato a giugno 2023 e ad oggi con già oltre un anno in bottiglia ottenuto da 85% Gglera e un saldo del 15% di uve autoctone quali Bianchetta, Verdisio e Perera, che fino al 1800 erano le uve più coltivate a Valdobbiadene. Profumi floreali di ginestra e acacia, un agrume pompelmo rosa; fresco e di buona struttura.

Si chiude con il fiore all’occhiello storico del territorio di Valdobbiadene, la DOCG Conegliano Valdobbiadene Superiore di Cartizze metodo charmat Dry “Cuvéè Viaviana Valdo” in versione classica che, a dispetto del dosaggio riportato in etichetta, è più morbida che vellutata. Un misto di sensazioni fruttate sia al naso che in bocca da abbinare al dessert: soffi di millefoglie con crema diplomatica e di frutti di bosco rossi e neri, su di una colatura di cioccolato bianco dorato.

All’Osteria Pratellino i vini di Agricola Tamburini

Il giornalista enogastronomico Milko Chilleri di RossoRubino.tv, organizza con Francesco Carzoli, titolare dell’Osteria Pratellino, nel capoluogo toscano una serie di incontri enogastronomici, nel format “A tavola con il Produttore”. Un viaggio attraverso le principali zone vitivinicole della Toscana per valorizzare la ricca cultura enogastronomica del nostro Paese. Ogni serata è dedicata ad un produttore proveniente da uno degli otto areali. La location scelta è l’Osteria Pratellino. Per ogni cena vi è un menù dedicato ai prodotti di quell’area con abbinamento vini dell’azienda ospite. Il 31 ottobre è stata dedicata alla Val d’Elsa con Agricola Tamburini, con gli interventi di Emanuela Tamburini,  Michele Jerman e Francesco Carzoli.

Agricola Tamburini si trova a Gambassi Terme (Fi) nel cuore della Val d’Elsa e del Chianti. La Tenuta si estende su una superficie di 50 ettari di terreno, di cui 30 sono vitati e posti ad altimetrie che raggiungono i 250 metri s.l.m. Le varietà allevate sono: Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e a bacca bianca: Trebbiano e Malvasia Toscana. La coltivazione della vite segue i dettami dell’agricoltura biologica. Tamburini produce vino ed olio extravergine d’oliva da ben 5 generazioni.Tutto ebbe inizio nel lontano 1890, anno di fondazione della Tenuta.

Dal 2002 al timone dell’azienda c’è Emanuela Tamburini, esperta e dinamica enologa, a rappresentare la più giovane generazione di Tamburini ed il marito Michele Jerman, figlio di Silvio che ha  fortemente contribuito al cambiamento del vino friulano. Michele è cresciuto in una considerevole realtà vinicola.  Sono una coppia molto unita, assieme,  sperimentano senza lasciare nulla al caso e con la loro esperienza maturata negli anni  danno origine a vini di eccellente qualità.

Osteria Pratellino si trova invece a Firenze, zona Campo di Marte. Un ambiente informale che propone piatti stagionali e territoriali con materie prime di elevata qualità. Aperto sia a pranzo sia a cena con un’ampia scelta di piatti per ogni tipo di palato e con una carta vini composta da oltre 150 etichette di ogni tipologia, regionali e non. Il titolare è Francesco Carzoli e  la cucina è affidata allo Chef Matteo Caccavo.

TJ Toscana Rosato Igt 2023  – Sangiovese 100% – L’acronimo T sta per Tamburini e J per Jerman. Un vino dedicato alla figlia Mariadele. Rosa tenue, emana note di viola, fragola, albicocca e mandarino, il sorso è vibrante e avvolgente.  Abbinato con Gota cotta su crostone all’olio Evo.

Il Massiccio Sangiovese Igt 2018 – Sangiovese 85% e Merlot 15% – Affinamento in vasche di cemento – Rosso rubino intenso,  sprigiona sentori di frutti di bosco, ciliegia, prugna e eucalipto, attacco tannico vellutato, fresco e sapido con chiusura lunga. Abbinato con Polpette di trippa con salsa di pomodoro.

Mike Limited Edition Toscana Igt 2020 – Sangiovese 100% da singolo vigneto – Rosso rubino trasparente,  al naso sviluppa sentori di prugna,  mora, ribes e spezie dolci,  la freschezza stimola il sorso,  elegante,  armonioso e duraturo. Abbinato con Maltagliati al ragù bianco di coniglio. 

Douscana Limited Edition – Sangiovese 50%, coltivato e vinificato in Toscana e Touriga Nacional 50%, coltivato e vinificato nella Valle del Douro – Rosso rubino intenso,  al naso spiccano note di violetta, amarena,  prugna,  mora e  tabacco accompagnate da nuances mentolate, al palato è pieno ed appagante, avvolgente e persistente. Abbinato con Stracotto di cervo con polenta.

Dulcis in fundo : Bongo (Profiteroles) abbinato con Gin Dry Castelgreve

Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici. Sono i premurosi giardinieri che fanno fiorire la nostra anima. (Marcel Proust)

L’Italia del Pinot Nero: il racconto della Masterclass organizzata da Vinodabere

Roma ha accolto la masterclass “Il Giro d’Italia attraverso il Pinot Nero”, un evento attesissimo dagli appassionati. Organizzata dalla testata giornalistica “Vinodabere” presso l’Hotel Belstay, la sessione si è inserita nel più ampio contesto di “L’Italia del Pinot Nero”, con la partecipazione di circa 40 produttori italiani e internazionali, tra cui Sudafrica e Argentina, di cui il collega Alberto Chiarenza parlerà in un altro articolo.

Il Pinot Nero è notoriamente un vitigno difficile da coltivare. Originario della Borgogna, già nel primo secolo d.C. Plinio il Vecchio lo cita con il probabile termine di Vitis Elvanacea, nella sua Naturalis Historia. Richiede condizioni climatiche e di suolo particolari, oltre a una cura attenta e scrupolosa in ogni fase della produzione. Predilige terreni argilloso-calcarei ben drenati; la percentuale di calcare, la densità di pietre e la ricchezza in argilla, determinano il risultato finale variando da un vino rosso leggero ed elegante oppure potente e di buona struttura. È un vitigno femminile nel suo essere capriccioso, sensibile a diverse malattie e alle gelate primaverili a causa della sua precocità.

Tuttavia è capace di donare vini fini ed eleganti, variegati nell’espressione in base ai “terroir” che lo ospitano. In Italia, il Pinot Nero ha trovato in regioni come l’Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Toscana, le condizioni climatiche idonee atte a favorirne lo sviluppo, sebbene con caratteristiche molto diverse da quelle francesi.

L’obiettivo principale della masterclass è stato, pertanto, quello di esplorare la varietà del Pinot Nero in Italia. La differenza nei suoli, l’altitudine e il clima si traducono in vini che mantengono la finezza e l’eleganza tipiche, ma con un carattere fortemente aderente al territorio d’elezione.

Guidata dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani e dai giornalisti Antonio Paolini (Vinodabere), Dario Cappelloni (Doctor Wine) e Luca Matarazzo (20Italie), l’evento ha offerto un coinvolgente viaggio sensoriale nel mondo del Pinot Nero, celebrando la sua eleganza e versatilità. Ogni tappa è stata arricchita da degustazioni mirate, che hanno permesso ai partecipanti di apprezzare e confrontare le diverse interpretazioni del varietale. S

Un tema affascinante della discussione ha riguardato le tecniche di vinificazione e affinamento adottate nelle varie regioni, con particolare attenzione all’uso del legno, al tipo di botti, alla macerazione e alla fermentazione. È emerso come ogni produttore interpreti il Pinot Nero secondo una filosofia unica, influenzata dal rispetto delle tradizioni locali e dalla ricerca di un’espressione autentica del territorio. E a dirla tutta… che meraviglia!

La degustazione si è articolata in un viaggio enologico che ha attraversato virtualmente alcune delle principali regioni italiane produttrici di Pinot Nero.

Nei vari versanti delle valli fresche delle Dolomiti, il Pinot Nero dell’Alto Adige esprime freschezza e vivace acidità, con profumi di ciliegia, lampone e sottili scie minerali, noto per finezza e longevità. Menzione speciale per il Pinot Nero Riserva 2019 della cantina Schloss Englar: Un vino elegante e raffinato, con un intenso bouquet di ciliegie mature e frutti di bosco, nuance balsamiche e ginepro. Al sorso, viaggia morbido e vellutato, dai tannini delicati e dall’ottima struttura di grande persistenza.

Piemonte e Valle d’Aosta: qui venne originariamente impiantato come prima espressione d’Italia, complice anche la vicinanza alla patria natia. La produzione si concentra principalmente su vini spumanti metodo classico (Alta Langa DOCG) e su vini rossi eleganti. Uno sbalorditivo assaggio è stato il Bricco Del Falco 2019 di Isolabella Della Croce, dal colore rubino con riflessi granati e note di ciliegia, mora e spezie, bilanciate da una freschezza gustativa molto raffinata ed un finale piacevole di mandorla dolce.

Lombardia (Oltrepò Pavese) – Conosciuta come la “culla del Pinot Nero italiano”, l’Oltrepò Pavese vanta terreni marnosi e un clima ideale per la viticoltura. I Pinot Nero di questa regione, spesso vinificati anche come spumanti Metodo Classico, sono caratterizzati da grande struttura, complessità e tipiche note di piccoli frutti rossi conditi da spezie delicate.

In Toscana il Pinot Nero si adatta a terroir unici, soprattutto nelle colline alte e fresche, sviluppando un profilo più strutturato con note di frutta matura, tabacco e vaniglia, grazie a un moderato uso di legni per l’affinamento. L’influenza del clima mediterraneo e dei suoli argillosi dona ai vini potenza ed eleganza. Un esempio notevole è l’Ornoir 2020 dell’azienda agricola Ornina, che offre frutti rossi, spezie e note balsamiche al naso, con un palato strutturato e una lunga persistenza.

Il Friuli-Venezia Giulia è da sempre una regione con un forte potenziale per il Pinot Nero, caratterizzata da vini freschi e intensi dal punto di vista aromatico. Le etichette di questa area si distinguono per sensazioni floreali, fruttate e una marcata mineralità, che esaltano eleganza e armonia. Una gradita sorpresa è venuta da un “vino di confine”: il Pinot Nero DOC Collio Dedica 2018 di Komjanc Alessio, dal colore rosso rubino granato, con naso di frutta a bacca rossa, lamponi e prugne, arricchito da note balsamiche; fine ed elegante, chiude setoso nella trama tannica.

Marche, Abruzzo, Umbria: Il Pinot Nero in queste regioni rappresenta sia una sfida che un’opportunità, arricchendo il panorama vinicolo italiano con varietà e innovazione. Le colline marchigiane offrono un clima favorevole, mentre il clima variegato dell’Umbria e le altitudini abruzzesi creano condizioni ideali per la coltivazione di questo vitigno. Sorprendente è il Diamante Nero 2018 della cantina Castel Simoni, che riflette tutta la complessità del territorio montano abruzzese. Questo vino si apre con intense note di frutti di bosco e ribes nero, accompagnate da un accenno di spezie dolci. La sua acidità è ben bilanciata, contribuendo a una freschezza e a una struttura palpabile che invitano a un secondo sorso. Un vino dai caratteri unici è il Cru posizionato alla sommità di una delle colline più alte del Parco Naturale del Monte San Bartolo: Tenute Quarta Blanc de Pinot Noir 2021 di Fattoria Mancini. Vinificato in bianco, presenta grande complessità, mineralità, freschezza e sapidità che preannunciano una straordinaria lunghezza.

Il Pinot Nero in Veneto unisce tradizione e innovazione, offrendo vini che riflettono l’unicità della regione. Caratterizzati da un intenso colore rubino, presentano aromi di frutti rossi come ribes e ciliegie, oltre a note di vaniglia e tabacco, influenzate dall’affinamento in barrique. Le principali aree di coltivazione includono: i Colli Euganei Noti per terreni calcarei e altitudini favorevoli, con sentori terrosi e floreali; e la Marca Trevigiana dove trovano espressioni con note di pepe nero e liquirizia. Il bouquet elegante di ribes rosso, lampone e spezie su uno sfondo rubino luminoso, l’armonia al palato regalata da una tessitura tannica vellutata e un finale persistente e fresco rendono il Pinot Nero 2019 dell’Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli, interessante e attraente.

Le regioni meridionali d’Italia, grazie al loro clima caldo e ai terreni variegati, stanno sperimentando il Pinot Nero, dando vita a vini unici. Due espressioni singolari emerse dalle masterclass sono quelle del Cilento e dell’Etna.

Pino di Stio 2021 dell’azienda San Salvatore, dal Cilento, è descritto da Antonio Paolini come “abbronzato” per le sue sfumature empireumatiche e speziate, dal colore granato e riflessi brunastri. Il clima è caldo, ma le escursioni termiche e le brezze marine contribuiscono a una freschezza che, insieme agli inverni miti e piovosi, favoriscono una maturazione equilibrata e profili aromatici complessi.

Dall’Etna, il Pinò 2017 della cantina Gulfi si presenta con un rosso rubino e sentori di piccoli frutti neri come mirtillo e mora, e richiami al timo e alla cannella. Al palato, è fresco e tannico, con un finale pulito.

Carattere, identità, attrattiva e purezza olfattiva sono stati i temi centrali e ricorrenti del nostro viaggio tra le diverse regioni rappresentate. Finalmente, i produttori italici hanno superato l’idea di imitare l’identità borgognona, riconoscendo nello stile e nei propri territori unici, la vera essenza e personalità del Pinot Nero d’Italia.

Nasce il Fora Bina Wine Club

Il mondo del vino non smette mai di stupire. Tra atti d’eroismo, maschere da sub e affinamenti aerospaziali, cercare di ottenere l’attenzione di un mercato avido di colpi sensazionalistici è diventata, forse, l’impresa più difficile. In ballo c’è il mercato delle vendite, che di tanta poesia non ha certo bisogno. Fora Bina Wine Club nasce, in tali contesti, da un progetto degli enologi Christian Gastaldelli e Matteo Castagna, uscendo fuori dagli schemi precostituiti.

Essere “fuori dai binari” (la traduzione letterale del brand), pensare e agire in modo totalmente diverso dalla massa, è una prerogativa essenziale per i due ideatori, con una serie di opportunità anche didattiche pensate per gli appassionati, ricche di contenuti educational, newsletter, eventi dal vivo, eno-tour e produzione di vini a tiratura limitata.

Due enologi in contatto diretto via chat con cui comunicare direttamente, a cui fare domande sui migliori abbinamenti cibo-vino, confrontandosi sulle tematiche più disparate, da seguire durante i corsi di degustazione online o incontrare anche dal vivo, durante gli eventi organizzati in provincia di Verona. Al momento gli enonauti di Fora Bina possono accedere ai contenuti gratuiti, una parte dei quali col tempo diventeranno riservati sottoscrivendo un abbonamento mensile.

Tra i servizi previsti:

  • Produzione di vini a tiratura limitata
  • Degustazioni virtuali
  • Chat dedicata con l’enologo
  • Video corsi e wine educational in esclusiva per i soci
  • Cena di degustazione tematiche con partner del territorio
  • Eventi di degustazione dal vivo
  • Tour guidato dall’enologo

Vini in edizione limitata, che rappresenteranno non solo l’annata, ma anche la scelta produttiva e la valorizzazione del vitigno, che si confermeranno ogni anno come una sorpresa per il winelover curioso, sia per la varietà che per la tipologia. Nel 2024 vengono presentate quattro etichette, un frizzante, un bianco, un rosato e un rosso, mentre nel 2026 l’offerta si arricchisce di un altro rosso da evoluzione, per un totale di circa 6400 bottiglie. 

Sostenibilità nella selezione della materia prima. Le uve vengono acquistate da viticoltori esperti e provenienti da vigneti che rispecchiano l’alta idea di viticoltura: in collina, vicino ad altre coltivazioni come ciliegi e olivi, o boschi. In zone con ecosistemi integri e ricchi di biodiversità, lontano dalle monocolture delle pianure, vigneti dove viene preferito il lavoro manuale e vengono ridotti i passaggi di trattori e mezzi meccanici.

Sostenibilità nella produzione del vino. Le uve selezionate vengono sottoposte ad accurate analisi che garantiscono sicurezza di salubrità. I prodotti utilizzati nelle vinificazioni sono di origine naturale e privi di allergeni. Non vengono utilizzati prodotti di sintesi o chimici (al di fuori del metabisolfito in dosaggi molto bassi). Tutti i vini prodotti sono non chiarificati e non filtrati.
La produzione, lo stoccaggio, il packaging sono effettuati con tecniche e materiali sostenibili volti a ridurre l’impatto ambientale.

Sostenibilità nella gestione aziendale. Per il trasporto delle uve dal campo alla cantina e per i vari spostamenti usiamo un furgone a metano.
La cantina è dotata di impianto fotovoltaico che consente di diminuire l’impatto ambientale ed abbattere i costi e i consumi energetici necessari per le operazioni di vendemmia. E’ stato predisposto un sistema di recupero della CO2 di fermentazione affinché venga riutilizzata per inertizzare le vasche durante i travasi ( operativo dal 2025).

La Degustazione dell’annata 2023

BIANCO:  si parte dalle basi varietali tipiche di Verona: Garganega e Trebbiano.

Un taglio classico per la zona, ma prodotto utilizzando tre differenti vigneti con caratteristiche molto diverse, tanto che vinificati separatamente hanno dato il massimo dalle uve. Un vino bianco fresco, fruttato e con una buona persistenza e struttura. Tre vigneti selezionati con cura, situati in pianura e su colline della provincia di Verona. Molto intrigante l’attacco di bocca, su note citrine ben coadiuvate da essenze officinali e salinità in chiusura. Si sente la verve della Garganega, con i suoi caratteri mediterranei tipici. Un appunto per il futuro potrebbe essere quello di cercare maggior evoluzione e carattere, anche per conferire quella lunghezza di bocca che manca ancora al vino.

ROSATO: nuova lettura del classico Chiaretto di Bardolino cambiandone la varietà. Si è deciso di puntare sul Corvinone come varietà principale al posto della Corvina (come previsto dal DOC Bardolino). Unico appezzamento posizionato ai piedi del monte Baldo, esposizione a sud con vista sul lago. Si tratta di un vigneto terrazzato circondato da pascoli e boschi, senza altre coltivazioni. Il più interessante dei tre campioni, succoso dall’inizio alla fine con quei rimandi ai piccoli frutti di bosco che ci si aspetta da un rosato a modo. Colpisce sia per dinamicità che persistenza iodata.

FRIZZANTE: vino bianco frizzante rifermentato in bottiglia, da Garganega e Trebbiano di Soave con il suo fondo, quindi il vino risulta torbido e con una bollicina molto fine ed elegante. Giocoso e stop. Qui l’acidità resta troppo vibrante, non riuscendo a legarsi a dovere con le nuance polpose regalate dalla particolare tecnica di vinificazione “Pét-Nat”. Un ringraziamento particolare alla comunicatrice Giordana Talamona per avermi fatto conoscere un altro aspetto appartenente all’infinito mondo del vino.

Sito: https://forabina.com/

I “vini subacquei” di Cantine Carputo

Narra la leggenda che Nicolò Pesce detto Colapesce, giovane napoletano originario di Santa Lucia,  trascorresse più tempo nelle profondità degli abissi alla ricerca di tesori sommersi che sulla terraferma. Quando la madre, stanca delle continue assenze del figlio, decise di punirlo con la maledizione “Potessi addiventà ‘nu pesce!”, il corpo del giovane si rivestì di squame consegnandosi definitivamente al mondo marino. Chissà se Colapesce, tra le sue scorribande subacquee, alcune delle quali commissionategli da Federico II di Svevia, avrebbe mai immaginato di trovare anche del vino, non reduce di un naufragio ma volontariamente sommerso.

Cantine Carputo, cantina con sede storica a Quarto (NA), è stata protagonista, lo scorso 24 ottobre, del primo cantinamento sommerso nel braccio di mare antistante Castel dell’Ovo. A occuparsi dell’operazione, partita del Molo San Vincenzo, è la società Megaride Cantine Sommerse di Francesco Lerro, dopo l’autorizzazione da parte del Demanio – nel gennaio 2024 –  ad una cantina sommersa di oltre un chilometro di superficie a 40 metri sotto il livello del mare.

La famiglia Carputo, ci ha spiegato Raffaele, CEO di Cantine Carputo, vuole in questo modo festeggiare il prossimo trentennale di fondazione della cantina che cadrà nel 2025, anno in cui sarà effettuata l’operazione di riemersione delle bottiglie. Sono in via di studio gli effetti che il cantinamento subacqueo ha sul vino: con una temperatura costante tra i 14 e i 15 gradi e l’assenza di luce, in concomitanza con la pressione esercitata dall’acqua sul tappo della bottiglie, sembra si ottenga un rallentamento dei processi ossidativi.

A godere dell’affinamento sottomarino per circa un anno saranno 2000 bottiglie di Falanghina Metodo Classico e 2380 di Rosso Riserva da Piedirosso e Aglianico, vitigni tradizionali dei Campi Flegrei, territorio cui Cantine Carputo è strettamente legata. Bottiglie celebrative per esprimere la doppia anima che da sempre contraddistingue le etichette aziendali: il Sole e la Luna, componenti maschili e femminili della famiglia Carputo, ma pure la dualità degli elementi fuoco – quello del territorio flegreo, la cui etimologia è direttamente legata al verbo greco φλέγω, ardo –  e acqua, quella del mare. L’evento di cantinamento ricade inoltre nell’anno di in un altro importante anniversario, il trentennale della DOP Campi Flegrei, istituita nel 1994.

Da sottolineare anche la valenza sociale dell’evento, svolta in collaborazione con Archeoclub Italia e l’Istituto Penale Minorile di Nisida. A fare da scorta infatti all’intera manifestazione, con un equipaggio di giovani e studenti di archeologia e subacquea, è stata la Motovela della Legalità e della Memoria Marenostrum – Dike, un clipper di 15 metri sequestrato ad attività illecite di traffico di immigrati sulle rotte egee e restituito alla collettività nella sezione Marenostrum di Archeoclub Italia, specializzata in recupero costieri e marittimi; mentre a documentare l’evento con riprese subacquee sono stati i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Nisida che, nel solco di un percorso di legalità e crescita, hanno conseguito brevetto da sub, con una formazione teorica sul patrimonio geologico, ambientale e storico. Una connessione fortemente voluta tra legalità e promozione del patrimonio vitivinicolo.

La degustazione

Al termine dell’evento, al parterre di giornalisti e ospiti presenti è stato possibile degustare i vini oggetto di cantinamento, direttamente nella sede di Cantine Carputo a Quarto. Scopo della degustazione tecnica è stato quello di rilevare le caratteristiche dei due vini prima dell’affinamento subacqueo per poter poi procedere a un successivo confronto alla riemersione, tra circa un anno.

A raccontare Cantine Carputo e i suoi vini sono stati Francesco Carputo, il fondatore, e Antonio Pesce, l’enologo; a condurre la degustazione tecnica, la referente dei Campi Flegrei di AIS Napoli Paola Licci; a moderare la discussione, la giornalista Chiara Giorleo.

Vino Spumante di Qualità Metodo Classico Falanghina Millesimato 2021

Da vendemmia precoce, dopo un affinamento di 4 mesi in acciaio e presa di spuma in bottiglia a gennaio 2022, ha sostato sulle fecce per 30 mesi, con una sboccatura nella prima decade di settembre 2024.

Si presenta con un perlage continuo e persistente, di media finezza. Il naso è delicato con sentori di agrumi, erbette mediterranee e fiori bianchi, attraversati da un lieve sbuffo sulfureo, mentre nuance gessose e di melannurca ritornano con il sorso; è verticale all’ingresso di bocca per poi rilasciarsi in una consistenza cremosa sostenuta da una buona sapidità e da una media persistenza.

Abbinabile a tutto pasto su cucina di mare grazie al residuo minimo post fermentativo e al dosaggio zero.

Rosso Riserva Campania IGT 2020

(60% aglianico – 40% piedirosso)

Blend in uvaggio, con piedirosso al massimo della maturazione; fermentazione per 25 giorni con due délestage; svinatura del solo mosto fiore (resa del 60%) e acciaio per i successivi sei mesi con lievi rimontaggi settimanali. Affinamento in tonneau per 36 mesi e imbottigliamento a giugno 2024.

Il colore rubino presenta ancora un orlo violaceo. Il naso è tipico di frutta matura (ciliegie e prugna), rosa rossa e pepe, con un ritorno di cacao amaro al sorso.Il sorso è pieno e opulento, con un tannino fitto dalle nuance ancora verdi. Chiusura amaricante, di nuovo su cacao in polvere.

Una curiosità: i nomi dei due vini, come pure le etichette, non sono stati svelati nel corso dell’evento. Dovremo avere la pazienza di aspettare i prossimi dodici mesi per saggiare le differenze rispetto allo stato attuale e dare una veste definitiva alle due bottiglie.

Cantine Carputo

Via Viticella, 93

80010 Quarto (NA)

Un viaggio nel cuore del Trentino: la Val di Cembra celebra il Müller-Thurgau

Quando si pensa al Trentino, spesso la mente corre immediatamente alle maestose Dolomiti, ai laghi cristallini e alle piste da sci. Ma c’è un angolo di questa regione che sta emergendo come una vera e propria gemma enologica: la Val di Cembra. E quest’estate, dal 28 al 30 giugno, i riflettori sono stati puntati su questa affascinante vallata per la 37ª Rassegna dedicata al Müller Thurgau. Quest’anno, l’evento è presieduto da Sara Pedri, presidente del Comitato Mostra Valle di Cembra che ha portato energia propositiva all’organizzazione. Al suo fianco, Stefania Casagranda che si occupa, invece, della comunicazione e dell’ufficio stampa

Non sono certo il primo, né sarò l’ultimo, a visitare la Val di Cembra, ma ciò che vorrei trasmettere in questo articolo sono le emozioni uniche che ho provato durante il mio viaggio. Non è sempre facile comunicare ciò che si prova, ma posso affermare con certezza che la Val di Cembra è stata per me un’esperienza ricca di meraviglie, di incontri con persone straordinarie e di paesaggi mozzafiato. E, naturalmente, di vini che stanno crescendo in qualità e reputazione, pronti a lasciare il segno nel panorama enologico italiano e internazionale.

Il cuore pulsante di questa valle sono i suoi abitanti, i Cembrani. Persone autentiche, genuine e accoglienti, che ti fanno sentire subito a casa. Sono loro i custodi di una terra difficile ma generosa, una terra che richiede sacrifici ma che ripaga con frutti preziosi. Mi hanno raccontato storie di fatica e dedizione, di generazioni che hanno modellato il paesaggio con le proprie mani, creando quei 708 chilometri di muretti a secco in porfido che oggi caratterizzano il profilo della vallata.

Questi muretti a secco (oltre 700 km di Patrimonio Unesco) non sono solo un elemento paesaggistico: sono la testimonianza tangibile di come l’uomo abbia saputo adattarsi e plasmare un territorio impervio. La Val di Cembra, infatti, è stata disegnata nei millenni dalle ere glaciali e dal corso sinuoso del fiume Avisio che nasce dal ghiacciaio della Marmolada. Ma è stato l’intervento umano a conferire grazia e armonia ai monti, trasformando pendii scoscesi in terrazzamenti fertili, ideali per la coltivazione della vite.

Ed è proprio qui che entra in scena il protagonista indiscusso di questa rassegna: il Müller-Thurgau, creato alla fine dell’800 dal ricercatore svizzero Hermann Müller, originario del cantone di Thurgau, risultato dall’incrocio tra il Riesling Renano e il Madeleine Royal. Un’uva che trova nei terrazzamenti della Val di Cembra il suo habitat ideale, grazie ai terreni porfirici e alle forti escursioni termiche che caratterizzano la zona.

Ma ciò che mi ha colpito particolarmente è il gruppo di volontari che collabora alle attività del comitato, dedite anche ad attività sociali di inclusione per persone con fragilità. È un esempio tangibile di come il vino possa essere non solo un prodotto da degustare, ma anche un veicolo di valori sociali e di comunità.

Cembra Lisignago si è trasformata in un vero e proprio paradiso per gli amanti del vino. Le eleganti sale di Palazzo Maffei si sono aperte per ospitare degustazioni, masterclass e iniziative volte alla scoperta della valle. È stata un’occasione unica per immergersi completamente nella cultura e nelle tradizioni di questo territorio.

Uno dei momenti più attesi è stata la proclamazione dei vincitori del 21° Concorso Internazionale vini Müller Thurgau. Quest’anno, come nelle edizioni precedenti, l’onore di presiedere la giuria è affidato ad Andrea Amadei. Sommelier professionista, speaker radiofonico di Decanter, volto noto della trasmissione televisiva “È sempre mezzogiorno” di Rai1 e direttore editoriale della rivista “The art of wine”, Amadei è un grande esperto e un affezionato della Val di Cembra.

Ma cosa rende il Müller-Thurgau così speciale? Anzitutto la sua versatilità: fresco e profumato, è il vino ideale per aperitivi e cene estive. In un momento storico in cui l’apprezzamento per i vini bianchi sta crescendo in tutto il mondo, il Müller-Thurgau si presenta come un’opzione particolarmente attraente. Il suo bouquet aromatico, che spazia dai sentori floreali a quelli fruttati, con note di pesca e albicocca, lo rende particolarmente apprezzato dai palati più raffinati.

La produzione in Val di Cembra è un esempio perfetto di come la tradizione possa sposarsi con l’innovazione. I viticoltori locali hanno saputo sfruttare al meglio le caratteristiche uniche del territorio per produrre un vino di montagna di altissima qualità. L’altitudine elevata, che varia dai 400 ai 750 metri sul livello del mare, conferisce al Müller-Thurgau una freschezza e una mineralità uniche. Le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte contribuiscono a sviluppare il bouquet aromatico caratteristico di questo vino.

Ma la rassegna non è solo un’occasione per degustare ottimi vini. È anche un’opportunità per scoprire la ricchezza culturale e paesaggistica della Val di Cembra. Ho avuto il piacere di partecipare a escursioni guidate tra i vigneti, sia di trekking che in e-bike, con iniziative come il trekking “Heroes” tra i vigneti, le passeggiate a ritmo lento con gli alpaca e il tour in e-bike “Cantine in sella”, ma anche provare una delle Esperienze di Gusto proposte dalla Strada del Vino e dei Sapori del Trentino.

Qui ho incontrato Moreno Nardin della Cantina Corvée che mi hanno raccontato la storia della Val di Cembra portandomi tra i filari dei vigneti che sono allevati sulle pendici dei monti, con pendenze da brivido, dove la definizione “viticoltura eroica” calza a pennello. Abbiamo notato le differenze morfologiche del terreno e soprattutto della scelta particolare di allevamento della vite a pergola trentina, in relazione alla quota che varia dai 450 agli 850 metri di altitudine con uno scarto di 400 metri.

Per Moreno il vitigno è lo strumento con il quale suonare la musica e la musica è scritta nel territorio, ovvero il tipo di terreno che cambia quota per quota. E se il vitigno è uno strumento, lui è un musicista bravissimo perché i suoi vini suonano veramente bene. In basso si trovano le piante come l’olivo o il leccio, mentre in alto le conifere e questa diversità dimostra che ogni quota è adatta alla pianta che più si adatta ad essa. Così qui troviamo più in basso il Pinot Nero, nella fascia media intorno ai 500 metri, lo Chardonnay e dai 600 in su fino agli 850 metri il Müller Thurgau, il re della Val di Cembra. I suoi vini sono la perfetta riproduzione di questo territorio e rappresentano un trekking virtuale tra i 15 ettari di viti salendo dai 400 ai 560 metri con i vini Rosbatù, Cór, Àgole, Passocroce, Quaràs e Corvàia, a base di Lagrein, Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Chardonnay. La linea 500 – 600 metri è rappresentata dai vini Metodo Classico Trento DOC Brut, Nature e Rosé.

A seguire la cena al Ristorante Cá dei Vòlti preparata dai ragazzi della Associazione Il Grillo, comunità ristorante che ha come obiettivo la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro di ragazzi con fragilità. Un buffet vario e gustoso con degustazione di piatti tipici e dei vini dei produttori cembrani. Anche se l’acqua in genere non viene considerata nelle degustazioni, riveste però un ruolo molto importante per pulire la bocca e prepararla a nuovi assaggi. Anche le acque hanno proprietà minerali e organolettiche differenti in base alla sorgente da cui provengono.

Uno degli aspetti interessanti nel mondo della enogastronomia è quello dell’acqua dalle qualità straordinarie, l’acqua minerale della Sorgente Cedea, l’unica con un ph di 8,1, che la rende un’acqua vellutata e leggera. La serata è proseguita con degustazioni libere di vini e serata musicale “Vinyl Selection” con Dj MAX T con bella musica e ballando fino a tarda sera.

Il mattino seguente, per smaltire la serata brava, ci siamo cimentati in una delle attività più attese cioè il trekking enogastronomico “HEROES”, che ci ha portato attraverso i vigneti alle piramidi di Segonzano, culminando in un pranzo tipico presso il Chiosco Alle Piramidi. Durante il percorso oltre ad aver ammirato le famose piramidi, che non sono quelle egizie ma bensì delle formazioni naturali che solo in rari casi possono manifestarsi, a seguito di fenomeni geologici tipici dei sedimenti porfirici, abbiamo potuto degustare alcuni vini cembrani e prodotti locali, con una sosta alla Cantina Barone a Prato con la degustazione dei loro vini.

E poi, infine, lo spazio “Fuori di Taste”, dove nelle serate di venerdì e sabato ci siamo divertiti alla follia, complici i calici di vino, con tanto di accompagnamento musicale, la cena lungo il viale, arricchita da uno spettacolo di danza a cura della scuola Ritmomisto, e il corner dedicato agli amanti dei distillati e del bere miscelato, dove il bartender Leonardo Veronesi ha proposto inediti cocktail con la grappa protagonista.

Qui merita un approfondimento la distilleria di Bruno Pilzer Vicepresidente Istituto Tutela della Grappa del Trentino,che produce distillati molto interessanti. Una distilleria a conduzione familiare con il padre che inizia nel 1957 con molte difficoltà fino a quando la conduzione è passata a Bruno che con l’aiuto del fratello ha messo su una azienda che sta riscuotendo un grande successo. L’impianto è rappresentato da due alambicchi discontinui a bagno maria, che dal 2001 ad oggi ha subito alcuni cambiamenti. Le tecniche di distillazione provengono dagli studi fatti dall’Università di Padova e quella del bagno maria rappresenta per Bruno, una metodica più versatile che rispetta la materia prima e consente di avere un ottimo prodotto finale conservando gli aromi tipici delle vinacce utilizzate. Liquori e grappe di grande finezza ed eleganza con una varietà che va dalle grappe morbide, alle invecchiate in barrique, al Gin, Rum e Brandy. Tutti rigorosamente conservati in bottiglia di grande stile e bellezza.

E-bike tour “Cantine in sella”: Un viaggio tra vigneti, vini e tradizione nella Valle di Cembra

Una giornata tra natura, storia e sapori unici, tutto questo è stato “Cantine in sella”, l’e-bike tour che ha portato appassionati e curiosi a scoprire tre cantine della meravigliosa Valle di Cembra, pedalando tra vigneti e paesaggi mozzafiato.

Al mattino, dopo una breve preparazione, il gruppo era pronto per partire. La prima tappa è stata Cantina Villa Corniole, forse la più suggestiva della valle. Situata tra le montagne, i suoi locali sono scavati nella roccia viva, regalando una visita che va oltre il semplice assaggio di vini: è un’esperienza sensoriale e culturale. Il tour è iniziato con il Salìsa, un Trento DOC Dosaggio Zero, per poi proseguire con il Müller Thurgau Kròz Bianco e concludere in bellezza con il Sagum Pinot Nero. Tre vini che hanno catturato le caratteristiche uniche di questo territorio, valorizzandone il terroir.

Da lì, la pedalata è continuata giù per la vallata, attraversando pittoreschi paesini con le tipiche chiesette trentine dai campanili a guglia e case adornate da balconi fioriti. Il verde dei vigneti e le ripide salite e discese ci hanno accompagnato fino alla seconda tappa: la Cantina MOS a Lisignago, gestita da Luca e Federico, giovani produttori che rappresentano una realtà artigianale quasi da “vigneron de garage”. Qui, su un ettaro e mezzo di terreno, coltivano cinque diverse varietà di uva: Chardonnay, Riesling Renano, Schiava, Müller Thurgau e Pinot Grigio. Tra i vini proposti, il Murpiani Bianco 2023 un blend di Pinot Grigio e Müller Thurgau, ha conquistato per freschezza e vivacità, mentre il Para Se, un rosato leggero ottenuto da Schiava, ha sorpreso con la sua straordinaria bevibilità e piacevolezza.

La terza e ultima tappa ci ha portati a Cembra, presso la Cantina Sociale CEMBRA, dove siamo stati accolti con una selezione di prelibatezze locali accompagnate da due vini d’eccezione: un Riesling e un Müller Thurgau, entrambi dell’annata 2021. Tra degustazioni, attività all’aperto e momenti di intrattenimento, la manifestazione promette di offrire un’esperienza indimenticabile a tutti i partecipanti. Che siate esperti del settore o semplici appassionati, non perdete l’opportunità di scoprire i tesori enogastronomici di questa splendida valle.

Podere Ema, podere di libertà

La crisi vitivinicola in cui versa l’intero comparto mondiale è ormai sulla bocca di tutti. Che sia effettivamente così, complice costi, cambiamenti climatici o semplicemente mutamenti d’animo dei consumatori finali, fronteggiare le sfide di un mercato globale è diventato sempre più ostico per chi voglia cimentarsi nella difficile missione di vigneron. Con serietà, si intende.

In tutto questo avere una denominazione forte e coesa alle spalle può alleviare alcuni carichi da sostenere; ma Enrico Calvelli di Podere Ema non ama giocare facile. Nel 2014 subentra ufficialmente nella gestione aziendale che conosceva già dal lontano ’97. Siamo a Bagno a Ripoli, borgo posto al limitare di Firenze, dai riverberi classici delle colline chiantigiane. Il nome simboleggia un piccolo affluente del fiume Arno che scorre languido ai confini dei vigneti.

Enrico è ancora un contadino alla vecchia maniera, dai modi bonari e dalla mente sempre lucida pronta a rischiare, ma sempre con i piedi per terra per il bene della famiglia. Un piccolo campo sperimentale con 1000 barbatelle da 12 varietà autoctone lo rende persino visionario nel rispettare quanto di autoctono il territorio possa offrire, rispetto agli innesti internazionali.

Ma la vera novità del Calvelli, a proposito dell’amore per il suo terroir, è l’aver concepito una Fattoria Didattica con un’esperienza immersiva nella storia del vino e delle tipologie ivi prodotte. Una realtà davvero unica in tanti anni di visite che ho fatto in giro per l’Italia. Varcando la soglia della cantina di vinificazione, un video illustrativo introduce all’incontro virtuale con Dante e Gian Vettorio Soderini, che narrano la storia della vite e dei vitigni toscani, dal Sangiovese al Trebbiano, passando per la Malvasia Bianca e le rispettive caratteristiche.

L’avatar di Francesco Redi poi, con l’ausilio di efficaci ricostruzioni grafiche, ci immerge in un mondo fatto di lieviti e batteri che permettono la fermentazione del mosto in vino. Entrano in scena anche due simpatici personaggi: Eric (il lievito) e Joe (la malolattica), che con ironia ci guidano alla scoperta della seconda fermentazione del vino, quella che gli conferisce morbidezza. Nella terza sala, infine, incontriamo Pellegrino Artusi, che invita gli ospiti a vivere di persona l’esperienza sensoriale, grazie all’ausilio di dispense aromatiche che rendono possibile riconoscere i sentori e gli aromi presenti nei prodotti di Podere Ema, suggerendo anche abbinamenti con i piatti della tradizione toscana, come il peposo, la francesina e il pollo in galantina.

E veniamo alla degustazione dei vini

I’Bianco 2023: da Trebbiano Toscano e Malvasia. Buona acidità in ingresso, ma soffre l’annata non semplice chiudendo rapido su mandorla dolce.

Xenoi 2023: unica referenza prodotta con vitigni internazionali dal blend di Chardonnay, Viognier e Petit Manseng in parti uguali. Una follia lucida di Enrico, con il risultato di essere il vino più interessante della batteria, tra nuance delicate di biancospino e agrumi mediterranei. Lungo e attraente.

Rosso Ema 2022: classico, “alla Toscana”, di rapida beva e succoso. Colonna portante la speziatura dagli accenni balsamici e ciliegiosi che vanta il Sangiovese in queste terre. Preferibile la 2022 rispetto alla 2021 troppo incline a note amarostiche di rabarbaro e chinotto.

Chianti Superiore 2021: che dire, eseguito alla perfezione. Appetitoso e dinamico, con scie d’arancia sanguinella e rosa canina, chiudendo su erbe officinali tenere. Tannini in ottimo equilibrio.

Fogliatonda 2020: recupero di una varietà storica, che un manipolo di produttori ha salvato dalla scomparsa. Passa del tempo in anfora, prima di esprimersi al calice con sensazioni morbide e caloriche, pepe verde, arancia sanguinella e liquirizia. Un finale composto, senza sbavature.

Nocchino 2018: Sangiovese, Colorino e Fogliatonda per un vino scuro e denso, richiamo alla tradizione dei supertuscan e con utilizzo delle selezioni clonali presenti in vigna.

Roma, tutto pronto per l’evento dedicato al Pinot Nero in programma al Belstay Hotel domenica 27 e lunedì 28 ottobre

Due giorni di degustazioni, masterclass, approfondimenti e tanta convivialità: mancano pochi giorni all’inizio dell’evento “L’Italia del Pinot Nero” organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere”.

Conoscere ed esplorare la ricchezza del Pinot Nero italiano, raccontare le peculiarità dei diversi territori che lo valorizzano in un viaggio tra le regioni d’Italia, è l’obiettivo della due giorni in programma a Roma i prossimi domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Considerato il più nobile tra i vitigni a bacca rossa a livello mondiale, rappresenta da sempre una sfida per i viticoltori ma anche una grande ricompensa per gli intenditori: conosciuto per la sua complessità e delicatezza, si adatta e si modella al terroir che lo ospita. Dalle morbide colline dell’Oltrepò fino alle montagne dell’Alto Adige e del Trentino, passando per il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Veneto, la Toscana, le Marche, l’Umbria e perfino l’Abruzzo, il Lazio, la Campania, fino a giungere alla Sicilia: “L’Italia del Pinot Nero è non solo una celebrazione del vino, ma anche una vetrina per il nostro patrimonio enologico – precisano gli organizzatori di Vinodabere – Questo evento vuole essere un’occasione per scoprire, approfondire le sfumature di questo affascinante vitigno, ed il legame ormai creatosi con i territori dove è stato messo a dimora, confrontandosi con esperti, produttori e appassionati”. La Capitale si prepara a celebrare questa antica varietà con la prima edizione de “L’Italia del Pinot Nero” che andrà in scena al Belstay Hotel (Via Bogliasco, 27, 00165 Roma RM): l’evento organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere” che nei mesi scorsi ha pubblicato anche la Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia 2024 (disponibile qui) si svolgerà in due giornate che vedranno protagonisti 40 produttori, che presenteranno i loro vini (non solo il Pinot Nero) ad operatori del settore (ristoratori, enotecari, agenti etc.), giornalisti, wine lovers, appassionati e sommelier. Si inizia domenica 27 ottobre alle 10:30 con la degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa, dal titolo “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero” e guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini e Maurizio Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine). Si proseguirà nel pomeriggio con l’apertura dei banchi di assaggio riservati alla stampa, operatori e sommelier (dalle 14 alle 16) e poi dalle 16 alle 20 aperti al pubblico. Il lunedì 28 ottobre si riprenderà dalle 10 alle 18:30 con un’altra giornata di assaggi dedicati al Pinot Noir ed alle altre referenze che i produttori porteranno in degustazione. I biglietti sono acquistabili qui.

40 le cantine presenti provenienti da 14 regioni italiane diverse e poi Sudafrica e Argentina: Kellerei Bozen – Cantina Bolzano (Alto Adige), Brunnenhof Mazzon (Alto Adige), Ebner – Tenuta (Alto Adige), Erste+Neue (Alto Adige), Kellerei Kaltern – Cantina Caldaro (Alto Adige), Klosterhof – Weingut (Alto Adige), Marinushof (Alto Adige), Plonerhof – Weingut (Alto Adige), Romen – Tenuta (Alto Adige), Schloss Englar (Alto Adige), Widum Baumann 1048 (Alto Adige), Borgo dei Posseri (Trentino), La Cadalora (Trentino), Castelsimoni (Abruzzo), San Salvatore 1988 (Campania), Komjanc (Friuli Venezia Giulia), Tenuta Luisa (Friuli Venezia Giulia), Paolo e Noemia d’Amico (Lazio), La Genisia (Lombardia), Tenuta Quvestra Ballerio (Lombardia), Coppacchioli Tattini (Marche), Fattoria Mancini (Marche), Bricco Maiolica (Piemonte), Colle Manora (Piemonte), Colombo Cascina Pastori (Piemonte), Isolabella della Croce (Piemonte), Gulfi (Sicilia), Fontodi (Toscana), La Poggiciola (Toscana), Ornina-Agricola (Toscana), Panizzi (Toscana), Nuova Tenuta Paradiso (Umbria), La Palazzola di Stefano Grilli (Umbria), Grosjean (Valle d’Aosta) e Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli (Veneto). Presente anche la Distribuzione AfriWines con i vini delle aziende Diemersdal (Sudafrica), Spier (Sudafrica), Oak Valley (Sudafrica), Whalehaven (Sudafrica) e Familia Schroeder (Argentina).

Tutti gli altri dettagli sono disponibili sul sito del magazine enogastronomico (qui).