Vinòforum 2025 a Roma, tra novità e tante degustazioni a tema

Giunto al suo ventunesimo compleanno, Vinòforum a Roma cambia prospettiva e guarda alla attuale diffusione della enogastronomia italiana nel mondo.

L’evento nasce nel 2004 per promuovere i vini sul territorio della Capitale, crescendo negli anni per capacità di rappresentanza e per partecipazione fino a rappresentare non solo il Lazio ma il centro Italia. Vinòforum oggi dà ospitalità alle aree vitivinicole italiane più note nel mondo, grazie al supporto di alcune tra le maggiori società di distribuzione vini di Roma.

La manifestazione si è articolata lungo la settimana dal 9 al 14 settembre ed ha ospitato in Piazza di Siena a Villa Borghese, una delle più belle location di Roma, una serie di focus specialistici che hanno offerto un’immagine davvero eterogenea del territorio italiano.

Si parte dalla tradizione e dai vini più noti del Lazio, come il Cesanese del Piglio, di Olevano Romano e di Affile, o la produzione del Frascati DOC, che hanno costituito per anni a Vinoforum il tratto unitario a raccordare la cucina romana e il gusto del bere. 

Ad accompagnare la tradizione romana, il Temporary Restaurant è stato l’oggetto della curiosità di tutti i partecipanti, offrendo l’alternanza di diversi chef romani noti e affermati per originalità, come Enrico Braghese di Zi Rico (Palestrina), Otello Evangelista di Casa Maggiolina (Roma) e Pietro Adragna di Anni e Bicchieri (Roma).

L’obbiettivo ormai consolidato è stato, per ribadire la notorietà stessa dell’evento, l’offrire assieme a vini tipici laziali il meglio della cucina romana durante il corso di una settimana di degustazioni. Tra gli altri, Daniele Mochi di Cantina Simonetti di (Frascati), Paolo D’Ercole di Scima (Roma) e i due amici e colleghi  Marco Di Venere e Federico Compagnucci del ristorante Mafè Osteria Moderna (Roma).

L’edizione di quest’anno è stata innovativa anche grazie ad una serie di focus su gastronomia e specialità eterogenee per territorio, guardando al food pairing come elemento identitario e insostituibile per conoscere il gusto delle venti regioni italiane, in particolare del Centro Sud Italia.

La combinazione, ad esempio, tra le eccellenze del Barolo (con diverse Masterclass) proposte in pairing con i prodotti delle farine Pugliesi di Casillo o del Nebbiolo delle Langhe alle paste e alle pizze di Altograno, al Capocollo di Martinafranca e alla Scamorza del Tavoliere, senza soluzione di continuità, alla ricerca dell’identità italiana di eccellenze territoriali solo in apparenza distanti. 

Luciano Pignataro è stato l’ospite d’onore di questa rassegna e ne ha sottoscritto il mantra dell’evento definendolo “il miglior modo di comunicare nel nostro presente il catalogo di eccellenze enogastronomiche dei territori italiani”.

Si è aggiunto a questa esperienza l’appuntamento con la finale de “La Città della Pizza 2025” ovvero il concorso nazionale alla ricerca dei nuovi talenti della pizza in Italia che, nelle fasi di selezioni svolte lo scorso aprile presso il GARUM – La Biblioteca e Museo della Cucina di Roma, ha visto fronteggiarsi oltre 70 pizzaioli provenienti da 13 regioni.

Michele Friello de La Storia, Luca Fusacchia di Bordo, Carlo Fiamma di Pizza e Cantina, Roberto Cupo di Robertino Cupo Pizza, Mirko Massaccesi di La Pizza di Mirko alla Valle, Antonio Martino di Peppo a Cinecittà, Emanuele Rossi di Der Keller, Pasquale Gulluscio de I Fratelli Gulluscio e Massimo Rocco de L’Oasi del Don: questi i 9 finalisti che avranno la possibilità di mostrare il proprio talento davanti a una giuria di esperti.  

Ognuno di loro ha dovuto presentare la propria creazione migliore, il proprio cavallo di battaglia abbinandolo ad una birra scelta nel catalogo Birre d’Abbazia Leffe.

Rimanendo in ambito cervesio, il focus “L’Arte della Birra” ha offerto un approfondimento nel mondo della birra italiana artigianale, ormai una realtà più che affermata commercialmente in Europa, alla scoperta degli stili più iconici dei produttori locali: il Lazio è infatti la regione europea con il maggior numero di produttori autonomi di birra in Europa. 

I vini di Sardegna, Marche e Calabria hanno ritrovato notorietà tra le migliaia di partecipanti a questa edizione: tre distinti stand hanno rinnovato gamma e proposte che spaziano dal classico alle elaborazioni più attuali — meritevole di citazione è, tra tutti, il Ciró Rosato “Manyari” di Brigante, ottenuto mediante l’antichissimo metodo del “Salasso” in contrapposizione alla tradizionale macerazione breve sulle bucce.

Altro focus importante è stato quello sull’Olio Extravergine d’Oliva, con Evoo School a rappresentare il momento attuale di clamoroso interesse sui cultivar italiani e su eccellenze artigianali destinate a scavalcare per notorietà i produttori italiani storici di olio EVO.

A concludere un perimetro di eccellenze, troviamo il focus sul sigaro italiano e gli incontri organizzati dal Club Amici del Toscano e i rappresentati di alcune eccellenze nel mondo. Tra queste, i produttori spagnoli di vini di regioni notissime come Rioja  e Catalunya con le masterclass organizzate dall’Ente Turistico Spagnolo o, dall’America Centrale, il viaggio affascinante tra i Rum dei Caraibi, dalla mixology alle versioni più invecchiate da meditazione. 

Ed a proposito: il Cocktail “StregOtto” a base di liquore Strega e Chinotto Neri è stato il più apprezzato dai presenti. L’edizione del 2026 si annuncia nel solco di questa attuale esperienza, risultata di evidente successo per il passo più dinamico ed esplorativo rispetto alle passate edizioni.

Intervista a Gianni Rizzo del Poseidonia Beach Club di Marina di Ascea

Il Capitano Gianni Rizzo: “Il vero lusso oggi è lasciare il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato”

Dal pescato locale alla certificazione ISO 20121: al Poseidonia Beach Club la sostenibilità diventa un modello di business e un atto d’amore per il Cilento.

Ospitalità, gastronomia e responsabilità. C’è un luogo nel cuore del Cilento dove il mare non è solo scenografia, ma protagonista di un progetto che ha scelto di trasformare la parola “sostenibilità” da semplice slogan a metodo di gestione. È il Poseidonia Beach Club, guidato dal Capitano Gianni Rizzo.
Dalla filiera corta con i pescatori locali all’energia solare, dalla cucina “zero spreco” al servizio pensato come esperienza relazionale, ogni dettaglio è parte di una visione: quella di un lusso autentico, capace di rispettare l’ambiente e valorizzare la comunità locale.
In questa intervista, Gianni Rizzo racconta come il Poseidonia Beach Club stia diventando un modello di ospitalità sostenibile, e perché il futuro del turismo passi dall’equilibrio tra bellezza, etica ed efficienza.

Gianni, partiamo da lei: qual è il suo rapporto personale con il mare?

«Il mare è la mia casa, il mio luogo di lavoro e il patrimonio che sento di dover proteggere. Quando si nasce e si cresce sul mare, si impara presto che ogni scelta, anche la più piccola, ha un impatto. Ed è da questa consapevolezza che nasce il nostro impegno quotidiano per la sostenibilità».

Se le chiedessi di mostrarmi cos’è davvero la sostenibilità al Poseidonia Beach Club, dove mi porterebbe?

«La sostenibilità non è uno slogan né un’etichetta da aggiungere a un menu. Per noi significa responsabilità concreta: ridurre l’impatto ambientale, rispettare i ritmi della natura, valorizzare il territorio e le persone che ci vivono. Ogni nostra decisione, dalla gestione delle risorse energetiche alla scelta dei fornitori, fino al modo in cui serviamo i nostri ospiti, è guidata da questa visione. Ecco, inviterei a passare una giornata qui da noi, per vedere come la sostenibilità non resti un concetto astratto, ma diventi un’esperienza concreta».

Quali sono le azioni sostenibili già in atto al Poseidonia?

«Abbiamo scelto la filiera corta, con accordi diretti con i pescatori locali, che ci garantisce il pescato fresco della piccola pesca costiera. Lavoriamo sulla sostenibilità alimentare, con menu “zero spreco” che raccontano un nuovo modo di cucinare. Siamo plastic free: niente plastica monouso, solo vetro, materiali compostabili e acqua microfiltrata in bottiglie riutilizzabili. Dal 2012 investiamo in fotovoltaico ed efficienza energetica. Infine, facciamo cultura e sensibilizzazione, con eventi come “Pizza Zero Spreco” o le serate green, coinvolgendo brand e professionisti come il nostro maestro pizzaiolo Cosimo Maiale».

State lavorando anche alla certificazione ISO 20121. Cosa significa per voi?

«Significa dare metodo e misurabilità al nostro impegno. Non parliamo di episodi isolati, ma di un progetto strutturato. Essere tra i primi beach club in Italia a ottenere questo riconoscimento vuol dire trasformare la sostenibilità in dati, processi e impegni verificabili. Non solo promesse».

Quanto conta il legame con il territorio?

«Ogni passo che facciamo non è solo per il Poseidonia Beach Club, ma per il Cilento. Ogni scelta, dal pescato locale, al pomodoro dei nostri contadini, dalle confetture fatte in casa fino all’olio e al vino di nostra produzione, ha un impatto diretto sull’economia locale. Quando un turista sceglie noi, porta valore a un’intera comunità: pescatori, produttori agricoli, artigiani, artisti. La sostenibilità diventa così un motore di sviluppo locale».

La gastronomia è anche un linguaggio identitario. Qual è la vostra visione?

«Per noi la gastronomia è un canale potente per comunicare valori ed emozioni. Il vero lusso non è ostentazione, ma cura assoluta delle materie prime e capacità di trasformarle in emozioni. Nei nostri piatti, lusso ed essenzialità si incontrano grazie a prodotti freschissimi cucinati con rispetto dalle mani esperte dello chef Costantino Buono, che esalta le eccellenze locali con sapienza e creatività. Questo è il lusso autentico del Cilento: genuinità, identità e rispetto per l’ambiente».

E per quanto riguarda il servizio e l’ospitalità?

«Abbiamo fatto nostra la filosofia di Will Guidara in “Un servizio pazzesco: l’ospitalità non è un gesto accessorio, è l’essenza del nostro lavoro. Ricordare il vino preferito di un cliente, offrire un piatto fuori menù a un bambino, regalare un tramonto speciale: sono i dettagli che creano ricordi indelebili. La sostenibilità non è solo ambientale, è anche relazionale: creare legami autentici, emozioni che restano. Questo è il nostro modo di dare “un servizio pazzesco”: mettere l’anima in ogni gesto, perché ciò che resta non è solo il gusto, ma il ricordo di come abbiamo fatti sentire i nostri ospiti».

Guardando al futuro: che ruolo può avere l’intelligenza artificiale nella vostra realtà?

«L’AI non è un fine, ma un mezzo. Può aiutarci a ottimizzare risorse, ridurre sprechi, migliorare la gestione energetica e personalizzare il servizio, sempre nel rispetto della privacy. Può fornire dati misurabili sul nostro impatto. Per noi è un alleato della sostenibilità: libera tempo ed energie per ciò che conta davvero, ovvero accoglienza, relazione, autenticità».

Come si traduce tutto questo in una gestione sostenibile dell’impresa?
«Un ristorante è un ecosistema complesso. Il management sostenibile per noi significa: ridurre sprechi alimentari ed energetici, offrire qualità che educa e sensibilizza, guidare lo staff con valori condivisi e fidelizzare i clienti coinvolgendoli in una comunità. Non puntiamo solo al profitto immediato, ma a un ciclo virtuoso di valore che resiste nel tempo.
Un aspetto per noi fondamentale è anche il coinvolgimento delle nuove generazioni: vogliamo offrire a tanti giovani cilentani, che hanno maturato esperienze di studio e lavoro internazionali, un luogo dove esprimersi e contribuire con la loro competenza alla valorizzazione del territorio. In questo modo, la sostenibilità diventa anche opportunità di crescita umana e professionale, e il Poseidonia Beach Club si trasforma in una piattaforma che restituisce valore al Cilento attraverso le persone che lo abitano».

Abbiamo parlato di sostenibilità, gastronomia, ospitalità e innovazione. La domanda che resta è: che cosa lasciamo dietro di noi? «Noi vogliamo lasciare meno plastica nel mare, più valore ai pescatori e ai produttori locali, più cultura del rispetto e aziendale. La sostenibilità non è moda né marketing, ma responsabilità e coraggio. Per questo crediamo che il vero lusso non sia possedere di più, ma impattare di meno. Ed è il cammino che continueremo a percorrere, con dignità e passione perché qui al Poseidonia Beach Club, ogni piatto racconta una storia, ogni gesto crea un legame. Qui il vero lusso è far parte di qualcosa che lascia il mondo un po’ meglio di come l’abbiamo trovato. Il futuro non ci chiede di brillare, ma di restare. Con rispetto, con coraggio, con anima».

Anteprima Cocco Wine 2025: alla scoperta dei vini del Monferrato con la cantina Poggio Ridente

Durante l’Anteprima di Cocco Wine 2025 promossa dall’Associazione Go Wine, un gruppo di giornalisti del settore ha incontrato Luigi Dezzani, portavoce del Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato.

La cantina bio Poggio Ridente ha accolto la stampa di settore per parlare del territorio di Cocconato d’Asti, che conosciuto in passato un periodo di abbandono della viticoltura, ma che appartiene a pieno titolo alla storia piemontese. Già dal Seicento le colline che da Superga arrivano fino ad Albugnano e a Casale Monferrato erano coperte di vigneti, con notizie documentate di coltivazione organizzata. Poi il richiamo delle città e dell’industria aveva svuotato i campi, lasciando molte vigne incolte.

Venticinque anni fa, con la nascita di Cocco Wine, la zona ha però ritrovato nuova linfa: giovani viticoltori sono tornati a investire, recuperando i filari dei nonni o aprendo nuove aziende. Così Cocconato e i paesi vicini hanno riscoperto la propria identità agricola e oggi si presentano come un territorio dinamico, capace di unire vino, ristorazione e accoglienza: sette ristoranti per appena 1500 abitanti e un’offerta turistica sempre più strutturata.

Dezzani ha ricordato anche il ruolo dei vitigni storici. Se il Nebbiolo, due secoli fa, aveva trovato spazio tra Albugnano e Torino prima di spostarsi verso le Langhe, Cocconato ha custodito altre uve identitarie: Grignolino, Freisa e Bonarda piemontese, già presenti prima della Barbera. Proprio su questi vitigni alcune aziende della nuova generazione hanno investito in ricerca e cloni, restituendo loro dignità e prospettive.

Il Consorzio “Cocconato- Riviera del Monferrato e dintorni” raccoglie oggi cinque cantine, produttori locali di salumi, produttori di miele, nocciole e formaggi, la distilleria  Bosso e luoghi di ospitalità, fino ad arrivare all’ingresso di realtà nuove come la gelateria di Alberto Marchetti, segno di un territorio che si muove compatto per rafforzare la propria proposta enoturistica e rilanciare un’eredità vitivinicola antica ma ancora tutta da raccontare.

L’azienda Poggio Ridente è nata nel 1998 per iniziativa di Cecilia Zucca, con il sostegno del marito Luigi  e delle figlie Maria Sole ed Eleonora e del figlio Romolo. I loro tredici ettari, di cui otto vitati, raccontano la sfida di una viticoltura non semplice, su pendii ripidi che già allora avevano il sapore dell’eroico.

Le prime vigne furono dedicate alla Barbera, il vitigno che più identifica queste colline. Poco dopo arrivò l’Albarossa: Poggio Ridente fu tra i pionieri, piantandola nel 2004, appena terminata la lunga fase di sperimentazione condotta dall’Università di Torino. Questo incrocio tra Barbera e Nebbiolo di montagna, ideato già nel 1938 da Giovanni Dalmasso ma reso disponibile ai viticoltori solo dagli anni Duemila, ha trovato qui un habitat ideale. Per la famiglia Zucca rappresenta una parte importante della produzione, tanto da renderli tra i primi produttori storici di questa varietà in Piemonte.

Nel 2010 è arrivata la sfida dei bianchi, con un approccio innovativo: Poggio Ridente ha infatti scelto di sperimentare i vitigni internazionali: Riesling, Sauvignon blanc , Pinot Nero e soprattutto Viognier, piantato quando ancora non era ufficialmente autorizzato in Piemonte. Dal 2013, con l’ingresso nella Doc Piemonte, anche questo bianco aromatico ha trovato riconoscimento formale, aprendo nuove prospettive. Inoltre una grande passione per il Ruchè, amato anche dal nonno di Luigi Dezzani, che trova la sua migliore allocazione nei 7 comuni che sono menzionati nell’ultima Doc nata In Piemonte, quella del Ruchè di Castagnole Monferrato.

I terreni sono ricchi di marne e arenaria ed è facile rinvenire in vigna conchiglie fossili dato che anticamente vi era il mare: inoltre è importante la componente gessosa, che dona una particolare nota ai vini, essendo posizionati sulla falda che attraversa l’Italia.

In degustazione si è apprezzato il Pet Nat Matto – Come tu mi vuoi – che riporta sull’etichetta la possibilità di personalizzare l’esperienza gustativa, girando la bottiglia.

Le uve Nebbiolo provengono dalla regione Pinella in Cocconato d’Asti e vengono vinificate in rosato; una parte del mosto viene poi conservata e aggiunta nel mese di Marzo al vino per creare la naturale frizzantezza. Il vino viene chiuso con il tappo a corona. Colore rosso ciliegia intenso, profumi succosi di piccoli frutti rossi e crosta di pane. Un vino spensierato, di grande piacevolezza e bevibilità, che si abbina bene a una merenda con salumi del luogo.

La storia di Poggio Ridente è così il simbolo di un territorio che non rinnega la tradizione, ma sa guardare avanti, intrecciando Barbera e Grignolino con vitigni più recenti e interpretazioni coraggiose, capaci di arricchire il panorama enologico del Monferrato contemporaneo.

Al via la prima edizione di Pomo Fest a Nocera Inferiore

Pomo Fest: l’evento che ti resta addosso

Dal 18 al 21 settembre 2025, Nocera Inferiore ospita la prima edizione del Pomo Fest, un evento dedicato all’eccellenza del pomodoro in tutte le sue forme.

Nel cuore della città, quattro giorni per celebrare uno degli ingredienti simbolo della nostra cucina, tra sapori autentici, storie del territorio, showcooking, incontri e momenti di intrattenimento.

Un’occasione unica per scoprire i mille volti del pomodoro: dalla coltivazione alla tavola, un viaggio tra tradizione e innovazione che coinvolge appassionati, famiglie e curiosi.

IL POMODORO

Un tesoro culinario che racconta la storia di un territorio. Non solo un ingrediente, ma un emblema della cultura gastronomica campana italiana.

La storia della sua coltivazione nell’Agro Nocerino-Sarnese risale a secoli fa, ma la sua fama è esplosa nell’Ottocento, quando è stato trasformato in una risorsa    di valore globale.

L’ASSOCIAZIONE

Il Pomo Fest 2025 nasce dalla sinergia tra professionisti con esperienza nei settori enogastronomico, culturale e organizzativo di eventi.

Promosso dall’Associazione POMOFEST, il progetto vuole mettere al centro il pomodoro, autentico simbolo del territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese, attraverso un appuntamento che unisce sapori, tradizioni e partecipazione attiva.

L’Associazione riunisce figure con competenze diverse ma complementari, animate da un obiettivo comune: dare vita a un format originale che racconti il pomodoro come icona dell’eccellenza agroalimentare e culturale locale.

Un’iniziativa solida nelle radici, innovativa nella visione, con un forte impegno verso la valorizzazione sostenibile del territorio.

Per info visitate il sito www.pomofest.it

Online la Guida ai migliori Pinot Nero d’Italia 2026 di Vinodabere.it

Ritorna la Guida ai migliori Pinot Nero italiani targata Vinodabere.it – curatori i giornalisti Maurizio Valeriani e Antonio Paolini – con importanti novità. Da quest’anno, infatti, sono state aggiunte ulteriori categorie come gli spumanti, i vini bianchi e i rosé in cui il Pinot Nero sia presente dall’80% in su. Una scelta che cambia non solo i numeri e le tipologie della Guida ma anche, com’era prevedibile, la sua geografia e i rapporti di peso tra le varie aree produttive. I numeri sono assolutamente eloquenti: 250 i vini assaggiati, 145 quelli recensiti (a rimarcare che la via di interpretazione del Pinot Nero ad alti livelli resta comunque una prova non facile) ma con ben 54 Standing Ovation (il massimo riconoscimento previsto dalla redazione).

Nel dettaglio, e partendo dalla “new entry” sicuramente più attesa, gli spumanti (31, con 11 premiati): va a bersaglio alla grande il Piemonte, confermando che la parabola dell’Alta Langa (6 spumanti in Guida di cui 3 Standing Ovation) dopo il decollo continua alla grande a puntare in su. E va bene, anzi benone, la Lombardia, che cala appunto il suo asso con l’Oltrepò e piazza – tutte da lì – in Guida 15 “bolle” da Pinot Nero con 4 Standing Ovation. Conferma la sua vocazione “classica” e l’amore ricambiato per li vitigno il Trentino (4 vini e due allori massimi).

Meno “pesante” numericamente l’impatto di bianchi e rosé (3 e 6 rispettivamente) con una Standing Ovation solo tra i primi. Ma a proposito della quale vale la pena di aprire una (ammirata) parentesi: ad aggiudicarsela è la marchigiana Fattoria Mancini, a buon diritto ascrivibile tra i pionieri assoluti nella valorizzazione “italiana” del vitigno e che, a conferma, coglie altri due allori (un trionfo, insomma) con i suoi rossi.

E nel panorama regionale l’Alto Adige ribadisce la sua indiscussa vocazione e il suo gioco d’anticipo, e si conferma alla guida con ben 37 vini di cui 21 Standing Ovation (più una tra le bolle), e tra esse ci sono anche gli unici quattro vini “perfetti”, valutati 100/100. Perde apparentemente qualche colpo nella graduatoria interregionale la Toscana, altra illustre enclave da Pinot Nero che stavolta vede limitata la sua presenza a 6 esemplari di cui una Standing Ovation. Ma, sostanzialmente, è il segno di una concorrenza che cresce, esigendo quindi performance sempre più alte per restare in quota. Ed è l’ultimo dato di questa edizione della Guida a ribadirlo: oltre a quelle meritatamente già citate, inseriscono vini in Guida anche Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta. A dimostrazione del fatto che quella del Pinot Nero è ormai una autentica realtà nazionale che non ha più alcun bisogno di chiamarsi “Noir” per sentirsi importante.

Curatori: Maurizio Valeriani e Antonio Paolini.

Revisione dei testi a cura di Pino Perrone.

Attività di redazione web a cura di Daniele Moroni.

I testi che leggerete in Guida sono di: Salvatore Del Vasto, Paolo Frugoni, Federico Gabriele, Maurizio Gabriele, Luca Matarazzo, Daniele Moroni, Gianmarco Nulli Gennari, Antonio Paolini, Pino Perrone, Stefano Puhalovich, Franco Santini, Susanna Schivardi, Gianni Travaglini, Paolo Valentini, Maurizio Valeriani.

Link della Guida: https://vinodabere.it/guida-ai-migliori-pinot-nero-ditalia-2026-la-guida-completa/

I 4 Vini con 100/100:

Alto Adige Pinot Nero Riserva Lafóa 2021 – Cantina Colterenzio

Alto Adige Pinot Nero Riserva Luma 2022 – Tenuta Romen

Alto Adige Pinot Nero Riserva Matan Glen 2022 – Tenuta Pftscher

Alto Adige Pinot Nero Buchholz 2023 – Azienda Vinicola Castelfeder

PizzaGirls 2025: storie di pizze e di donne, di creatività e di passione su RaiPlay

La tradizione italiana in questa edizione si gusta a casa dei vip, dal 19 settembre su RaiPlay

Un originale viaggio tra cultura e gastronomia attraverso figure di donne straordinarie che hanno lasciato un segno nella storia. Da venerdì 19 settembre su RaiPlay torna la nuova stagione di PizzaGirls, il format che parla dell’arte bianca al femminile e che racconta il mondo della pizza tra storie e passioni. Otto puntate condotte da Angela Tuccia e Barbara Politi e sedici pizzaiole protagoniste, artiste della farina e del lievito, che attraverso le proprie creazioni raccontano storie di sacrifici, sogni e legami con la loro terra. Tra loro otto maestre pizzaiole – Sonia e Silvia Gabriele, Clara Micheli, Maria Falcone, Tiziana Cappiello, Milena Natale, Vittoria Iemma, Debora Buglino, Entela Mamunanaj e Nelissa Shametaj – si sfidano anche per portare in tavola pizze ispirate a grandi icone italiane: da Laura Pausini a Raffaella Carrà, da Anna Magnani a Artemisia Gentileschi, fino a Grazia Deledda, Lina Wertmüller, Miuccia Prada e Mariangela Melato. Ogni singola creazione è un omaggio all’arte e alla forza delle donne che hanno segnato un’epoca.

In ogni puntata la conduttrice Barbara Politi accompagna le protagoniste di edizioni passate del programma a casa di noti personaggi amati dal pubblico per realizzare pizze home-made. Tra i vip: Paolo Belli, Costanza Caracciolo, Martina Stella, Guillermo Mariotto, Ludovica Nasti, Beppe Convertini, Claudio Guerrini e gli Arteteca. Un viaggio nella convivialità e nella tradizione italiana, con racconti e ricordi personali e la guida di professioniste del settore – da Roberta Esposito a Petra Antolini, e ancora Jessica Sorrentino e Francesca Calvi, passando per Helga Liberto e Simona della Valle, fino a Francesca Gerbasio e Federica Mignacca – che tornano come ospiti speciali. Alla fine di ogni episodio, i consigli di Alessandra Botta, biologa e nutrizionista, ricordano che la pizza, oltre a essere un simbolo della nostra identità culturale, può essere anche equilibrio e benessere.

PizzaGirls (branded content) è ideato e diretto da Carlo Fumo, per Rai Contenuti Digitali e Transmediali, direttore Marcello Ciannamea,  prodotto da Italian Movie Award e distribuito da RaiPlay.

L’Expo del Chianti Classico spegne le sue prime 53 candeline

Con grande soddisfazione sia da parte dei produttori che dei numerosi visitatori, si è conclusa la 53esima edizione di Expo del Chianti Classico, organizzata dal Comune di Greve in Chianti in collaborazione con il Consorzio del Vino Chianti Classico.

L’appassionante evento ha avuto luogo dall’11 al 14 settembre 2025, con un programma ricco di eventi culturali ed artistici, nonché di masterclass sulle tipologie Chianti Classico e sull’olio extravergine d’oliva. Negli stand in piazza la possibilità di degustare ed acquistare etichette vino e non solo.

Le etichette in degustazione: naturalmente, Chianti Classico, nelle sue tre tipologie: annata, riserva e gran selezione, arricchite da vini bianchi, rosati e alcuni vin santo provenienti dai comuni di questo meraviglioso angolo di Toscana posto tra Siena e Firenze.

La suggestiva piazza di Greve in Chianti, circondata da  logge ad arco con al centro la statua del celebre navigatore Giovanni da Verrazzano, garantisce all’ avventore la possibilità di  degustare e parlare serenamente con gli espositori. Nutrita la presenza di turisti provenienti da ogni parte del globo, attratti dall’incantevole borgo toscano, rinomato per i suoi secolari castelli, i panorami di ineguagliabile bellezza e le vicine città d’arte.

Dagli anni ‘70, ne è passata di acqua sotto i ponti e  questa manifestazione, inizialmente “Mostra Mercato” ha visto scorrere fiumi di vino nel calice.

Ecco alcuni assaggi apprezzati il 12 settembre:

Chianti Classico 2023 “Poggio Scaletta” – Rubino intenso, rivela sentori di ciclamino, ciliegia, fragola,  frutti di bosco e pepe nero; sorso fresco, aggraziato, persistente e coerente.

Chianti Classico 2022 “Querciabella” – Rosso rubino vivace, sviluppa sentori di violetta, lampone, ciliegia, mora e spezie dolci. Al palato è pieno ed appagante, avvolgente ed armonico.

Chianti Classico 2022 “Istine” – Rubino intenso, al naso arrivano note di violetta, ciliegia, fragola, prugna e tocchi balsamici. Composto, fine, avvolgente e molto persistente.

Chianti Classico 2022 “Isole e Olena” – Rubino trasparente, rimanda a sentori di viola mammola, amarena, prugna, bacche di ginepro ed eucalipto. Generoso, rotondo ed appagante.

Chianti Classico Riserva 2021 “Castello di Monsanto” – All’olfatto rimanda note di ribes, fragolina di bosco, amarena, melagrana, tabacco e spezie. Il sorso è fine, setoso, coerente e persistente.

Chianti Classico 2020 Vigneto Boscone “Castello di Monterinaldi” – Rosso rubino con sottili sfumature granate, sprigiona note di prugna, mirtillo, amarena e bacche di ginepro. In bocca è setoso, saporito e decisamente durevole.

Chianti Classico Gran Selezione 2020 “Pieve di Campoli”– Sprigiona sentori di frutti di bosco maturi, sottobosco, spezie ed erbe officinali. Al gusto è soddisfacente e morbido, di buona struttura e lunga persistenza aromatica.

Chianti Classico Gran Selezione Monnalisa 2018 “Vignamaggio” – Rubino trasparente, dal bouquet complesso,  i sentori floreali richiamano perlopiù la rosa canina e quelli fruttati la prugna, ma anche sottobosco, liquirizia e menta. Avvolgente e generoso, coerente e molto persistente.

La Corte degli Dei ad Agerola, una cucina che sogna di abbracciare il Mediterraneo

Accoglienza fresca, spontanea e dai sorrisi vivaci, senza perdere di vista la professionalità: sono questi gli elementi su cui è incernierato il senso dell’ospitalità a “La Corte degli Dei”, già proclamato tempio dell’alta ristorazione campana, incastonato nella suggestiva cornice di Palazzo Acampora ad Agerola, inserito nel prestigioso elenco dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Varcato l’androne d’ingresso si viene investiti di luce verde brillante, naturale e riflessa, come d’incanto, quasi come un riverbero notturno delle vetuste viti americane abbarbicate alle antiche mura di Palazzo Acampora, orlature vegetali che addolciscono la durezza della nuda pietra che perimetra il cavedio.

E proprio nel cavedio del settecentesco Palazzo Acampora, nel caratteristico stile di quelle superbe dimore nobiliari disseminate tra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, ha avuto inizio una serata di alto profilo enogastronomico: infatti, nella storica residenza appartenuta agli Acampora di Corfù, oggi di Giovanni Paone, loro discendente e impeccabile padrone di casa.

Chef Osman Serdaroğlu

Tra i maggiori riferimenti per il fine dining sui Monti Lattari e per i distretti che, separati da Punta Campanella, La Corte degli Dei ha riaperto con una piacevole sorpresa: il ritorno in Campania dello chef Vincenzo Guarino, reduce da alcune stagioni di successo, tra Lombardia, Toscana e Umbria, accendendo la stella Michelin nei ristoranti in cui ha militato, Campania inclusa.

A rendere più intrigante una già promettentissima serata una cena corale, a più mani: tra gli ospiti d’onore e i protagonisti della serata Osman Serdaroğlu, chef di Urla, cittadina turca che affaccia sul Golfo di Smirne, premiato con una stella Michelin e una stella verde per la sostenibilità al ristorante Teruar, assieme ai maestri gelatieri Sergio Dondoli e Sergio Colalucci.

Durante la cena che ha contrassegnato il quarto appuntamento del filone “Stelle a Corte”, presso La Corte degli Dei di Palazzo Acampora, l’elegante menu è stato elaborato attraverso la commistione di fusioni mediterranee, talvolta intersecate a elementi orientali, immaginando l’abbinamento con i vini dei Feudi di San Gregorio e Tenuta Capaldo.

L’aperitivo di benvenuto, la capasanta con crema di cavolfiore e tartufo nero, ha incontrato le bollicine del Dubl Brut Edition 3 dei Feudi di San Gregorio. Lo spumantizzato ha retto la spinta del tartufo che ha conferito, a sua volta, eleganza alla crema di brassicacea, sontuoso tappeto vellutato per una
conchiglia di San Giacomo dalla texture soda.

A base di branzino curato e profumato allo sfusato amalfitano, l’antipasto. Accompagnato dal Biancolella di Ischia Doc del 2024 “Costa delle Parracine” di Tenuta Capaldo, il branzino, dopo una preventiva marinatura e affumicatura con scorza e foglie di limone, ha incontrato la croccantezza dei fagiolini ed il tocco lieve dell’umami, acidulo al punto giusto, del dashi al limone di Amalfi.

Tra i primi piatti, anzitutto il tortello farcito con astice, fior di latte e limone, spuma di provolone del monaco Dop e crumble di ‘nduja: encomio per la sfoglia di una pasta fresca definibile al dente per un morso godurioso e verticale per la percezione di tutti gli ingredienti. Il successivo primo piatto ha visto la fregola alla marinara 2.0 campeggiare sopra un cuscinetto filante di fiordilatte di Agerola.

La prima pietanza è stata abbinata al “San Greg” Campania Rosato IGT 2024, la più recente referenza in rosa di Feudi di San Gregorio, costituendo un equilibrio decisamente armonico e calibrato al tortello, mentre la fregola ha visto il pairing col prestigioso Greco di Tufo Riserva Docg 2023 “Cutizzi” della stessa maison.

Il tataki di tonno alla salsa di peperoni verdi, furikake alla foglia di vite turca essiccata è stato magistralmente abbinato al Fiano di Avellino Riserva Docg 2023 “Pietracalda” di Feudi di San Gregorio. Cottura calibrata e tenerezza delle carni, unitamente all’aromaticità del peperoncino e il tipico trito nipponico unito alla foglia di vite, hanno regalato una complessità palatale fatta di umami, speziature, acidità e tendenze dolci superbamente combinate tra di loro e con una persistenza al passo con verve di freschezza e sapidità del vino.

Con un pre-dessert di ricotta e fichi con noci pecan e riduzione al balsamico e l’apparire all’orizzonte di una bottiglia di Fiano Irpinia Fiano Passito Doc 2022 “Privilegio” si vince decisamente facile e il nettare affiancherà anche le gelate delizie portate in seguito, in barba al decalogo francese.

I gusti dei due maestri del gelato sono stati la degna chiusura di un menu che non si lascia dimenticare dall’inizio alla fine. Per Sergio Dondoli, maestro gelataio di San Gimignano, icona del gelato italiano nel mondo, i seguenti biglietti da visita: il “Match-Ata” al cioccolato bianco con tè matcha e zenzero, poi il “Mango Thai” con cocco e riso.

Per Sergio Colalucci, ambasciatore del gusto e innovatore dell’arte gelatiera di Nettuno, i seguenti gusti: “Mandorè” con crema di mandorla con pere, zenzero e finocchietto, poi il “Red 24” con crema
di pesche, zafferano e vino di Nettuno.

La cucina di Vincenzo Guarino, nativo di Vico Equense ma cresciuto a Torre del Greco, è cucina sobria in quanto capace di riunire accostamenti impensabili che nell’insieme di contrappesi trovano equilibrio e concordanza, ma soprattutto la sua cucina è Mediterranea oltre misura.

L’espressione culinaria di Vincenzo Guarino è la voglia di abbracciare la Dieta Mediterranea in tutte le sue espressioni e sfumature, contaminandole persino di elementi asiatici, ma dominando la materia prima con tecnica, cuore e discernimento, con i piedi ben piantati in quella fantastica terra, tra Amalfi e Sorrento, chiamata Agerola.

Ottati celebra il fico bianco del Cilento: terza edizione di “Ficus in Tabula”

Ottati, piccolo borgo nel cuore del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si prepara ad accogliere la terza edizione di “Ficus in Tabula”, la rassegna gastronomica che mette al centro il fico bianco dottato del Cilento. Un frutto antico, amato in tutto il mondo, che diventa per due giorni il filo conduttore di un programma capace di unire cultura, gusto ed economia territoriale.

L’apertura della kermesse sarà affidata a Rossella Pisaturo e vedrà la partecipazione di Andrea Volpe, consigliere regionale della Campania che ha sostenuto l’evento attraverso un emendamento alla legge di bilancio, insieme a voci del settore come Andrea Giuliano della Tenuta Principe Mazzacane, Manlio De Feo, presidente del Consorzio di tutela del fico bianco del Cilento, e altri protagonisti del comparto. Un momento inaugurale che darà vita al talk “Esperienze, conoscenze e orizzonti del fico dottato”, occasione di confronto e approfondimento sul futuro di questa eccellenza cilentana.

«Con Ficus in Tabula – sottolinea il sindaco Elio Guadagno – vogliamo dare voce a un prodotto identitario che non è solo tradizione gastronomica, ma anche risorsa di sviluppo. Il Comune ha investito 1,67 milioni di euro sulla filiera del fico dottato, piantumando 5.000 nuove piante in un terreno comunale e avviando la ristrutturazione di un immobile per trasformarlo in laboratorio di lavorazione. È un progetto che vede la politica assumere un ruolo imprenditoriale, con l’obiettivo di recuperare identità, generare occupazione ed economia e restituire futuro a una comunità dell’area interna».

Il programma

Sabato 20 settembre 2025

  • Apertura nel convento di Ottati con la svelatio di un’opera in ceramica a forma di fico, realizzata nella scorsa edizione e completata quest’anno nel forno ceramico del borgo.
  • Aperificus (18:30 – 19:30): calice di vino e finger food a tema fico.
  • Passeggiata gastronomica serale con piatti e specialità locali.
  • In degustazione: antipasto a cura delle massaie del Ficus in Tabula, pizza in padellino di Angelo Rumolo (Le Grotticelle, 37ª pizzeria migliore al mondo per 50 Top Pizza 2025), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace curato da Il Covo della Bistecca, selezione vini e liquoreria ai fichi del Palazzo De Philippis a cura del sommelier Daniele Croce.

Domenica 21 settembre 2025

  • Ore 9:00: esperienza nel Ficheto dell’Azienda Agricola Syké di Passannante Carmen, con colazione contadina nella natura.
  • Laboratorio di panificazione a cura di Francesco Petrone (La Spiga del Cervati), con pane al fico e degustazione dei suoi prodotti (ore 12).
  • Aperificus (11:30 – 12:30 e 18:30 – 19:30).
  • Pastry show della maestra pasticciera Rosetta Lembo (Pasticceria La Ruota), vincitrice del premio Top Italian Food 2024 e 2025 di Gambero Rosso.
  • Pastry show del Maestro gelataio Raffaele Del Verme (Gelateria Di Matteo, Torchiara), miglior gelato d’Italia per 50 Top Italy e 3 coni Gambero Rosso (ore 17:00).
  • Masterclass alla scoperta del fico dottato a cura della rinomata azienda Santomiele, moderata da Barbara Guerra (co-curatrice di 50 Top Pizza) (ore 18:00).
  • Show cooking dello chef Alessandro Feo, con un piatto omaggio ai tre territori: i fichi di Ottati, le patate di Castelcivita e il vino di Castel San Lorenzo.
  • Dalle 19:00 Passeggiata gastronomica serale con antipasto delle massaie, pizza in pala di Vito Chiumiento (Mo Veng), primo piatto a cura dell’Istituto Alberghiero “Parmenide” di Roccadaspide, secondo piatto alla brace de Il Covo della Bistecca, dolci al fico e gelato di Gelati Matteo con ricotta di bufala, foglie di fico e miele di spiaggia.

Talk e approfondimenti

Durante la due giorni sono previsti talk tematici con esperti, giornalisti, produttori e operatori della ristorazione, a cura di Yuri Buono, esperto di gastronomia e territorio. Un’occasione di confronto che arricchisce la rassegna con spunti di riflessione sul presente e sul futuro delle produzioni locali.

Una festa per il territorio

“Ficus in Tabula” è una rassegna gastronomica che ogni sera si trasforma in una passeggiata del gusto tra le prelibatezze locali, pensata per valorizzare i prodotti, raccontare storie e generare nuove economie. Anche l’arte avrà uno spazio con il laboratorio di ceramica Creta, che realizzerà opere d’arte utilizzando il laboratorio comunale, ed Emily Artist Colangelo, che dipingerà live durante la due giorni.

L’evento è organizzato dal Comune di Ottati, con il supporto della Polisportiva Ottati, della Pro Loco di Ottati e della Comunità di Ottati, e realizzato con il sostegno di BCC Aquara e Planet Beverage e con il supporto operativo di Federica Giuliano, Francesco Di Piano e Daniele Croce.

La Germania nel piatto: un viaggio tra sapori e paesaggi

Ammetto che la mia idea di cucina tedesca fosse piuttosto limitata: wurstel, patate e birra. Una visione decisamente riduttiva, che non rende giustizia alla varietà e alla ricchezza gastronomica di questo Paese. Ci è voluto un viaggio itinerante in Germania per farmi cambiare prospettiva, un’esperienza che, oltre a fami scoprire città e paesaggi meravigliosi, mi ha messa di fronte ad una realtà culinaria ricca e sorprendente.

Da Sud a Nord, dalla Foresta Nera al Mar Baltico, per poi ridiscendere in Baviera, ogni regione tedesca offre piatti tipici, ingredienti locali e influenze culturali che meritano di essere esplorati.

Un itinerario di gusto

Il mio viaggio è iniziato nel Sud, a Friburgo, splendida città medievale ai margini della Foresta Nera, dove è bello perdersi tra stradine di ciottoli e accoglienti piazzette. Attenzione però ai Bächle, i piccoli canali che scorrono lungo le vie del centro: un tempo servivano per fornire acqua alle abitazioni, favorire l’igiene urbana e prevenire gli incendi. Oggi, secondo la tradizione locale, portano fortuna a chi cammina accanto ad essi, purché non ci si finisca dentro!

Friburgo è una città che sa coniugare storia, natura (è una delle città più green d’Europa) e gusto. Una tappa imperdibile è il Café Schmidt, nel cuore del centro storico, dove si può assaporare una fetta dell’autentica Schwarzwälder Kirschtorte Torta Foresta Nera, preparata secondo la ricetta originale. Un dolce di cioccolato, panna, ciliegie e un tocco di kirsch.

Per gli appassionati di vino un appuntamento irrinunciabile è l’aperitivo in prima serata a l’Alte Wache, una raffinata enoteca che celebra la ricca tradizione vinicola del Baden. Con oltre 15.000 ettari di vigneti, la regione del Baden si estende lungo la valle del Reno, offrendo terreni ideali per la coltivazione di vitigni nobili. I suoli variano da calcarei a vulcanici, contribuendo alla complessità aromatica dei vini. Tra i vitigni principali: Pinot Nero, Pinot Bianco e Pinot Grigio.

Un altro tesoro locale è la birra della Foresta Nera. Qui i birrifici storici, cito Rothaus e Ketterer per mia diretta esperienza, spesso a conduzione familiare, custodiscono ricette tramandate da generazioni e producono birre che riflettono l’ambiente circostante: acqua pura di sorgente, luppoli aromatici e malti selezionati.

Il viaggio prosegue verso nord, lasciate le colline e i boschi fitti che sembrano usciti da una fiaba dei fratelli Grimm (non a caso l’ambientazione di alcune delle loro favole è proprio la Foresta Nera), ci avviciniamo a Lubecca, dove il paesaggio si fa più nordico: l’aria è salmastra, preludio della vicinanza al Mar Baltico; i cieli sembrano non avere confini.

Patrimonio dell’Umanità UNESCO, Lubecca è un gioiello architettonico della Lega Anseatica, qui domina il Gotico baltico caratterizzato dalle facciate di mattoni rossi, ma è anche la patria indiscussa di uno dei dolci più amati: il Lübecker Marzipan. La tradizione del marzapane a Lubecca risale al 1407, quando una carestia lasciò i fornai senza farina. Per sfamare la popolazione, si racconta che usarono ciò che avevano: mandorle e zucchero.

Nacquero così delle “pagnotte dolci” che, secondo la leggenda, salvarono la città dalla fame. Oggi, il cuore pulsante di questa tradizione è il Museo del Marzapane Niederegger, situato sopra lo storico Café Niederegger in Breite Straße. Fondato nel 1806, Niederegger è sinonimo di qualità e innovazione: il suo marzapane contiene un’alta percentuale di mandorle e meno zucchero rispetto ad altri produttori.

Ma Lubecca sorprende anche a tavola con le famose Riesenkaroffeln von Lübeck patate bollite dalle dimensioni monumentali, farcite con ortaggi, panna acida, barbabietole, aringhe, ma anche contaminazioni esotiche come dahl di lenticchie e coriandolo. Assaggiatale da Kartoffelspeicher, locale tipico ricavato in un palazzo medioevale.

Dopo circa 250 chilometri da Lubecca, arriviamo nell’ Isola di Rügen, facilmente riconoscibile grazie al ponte Rügenbrücke che la collega alla terraferma. È la più grande delle isole tedesche, affacciata sul Mar Baltico, e accoglie i visitatori con le sue scogliere bianche di gesso a picco sul mare, foreste di faggi Patrimonio UNESCO e spiagge infinite battute dal vento.

L’isola di Rügen, con i suoi villaggi di pescatori e le località balneari eleganti come Binz e Sellin, ha una lunga tradizione marinara, le aringhe del Mar Baltico sono tra gli ingredienti principali della cucina dell’isola. Questo pesce, dal gusto deciso, è utilizzato in diverse preparazioni tipiche: aringhe giovani marinate, servite con cipolle, mele e panna acida; aringhe fritte e poi marinate in aceto, cipolla e spezie, si servono fredde; aringhe affumicate, spesso servite con pane nero e burro. Qui le influenze scandinave e baltiche si fanno sentire.

Non mancano i piatti di carne e la selvaggina la fa da padrona, il ristorante Jägerhütte presenta una cucina genuina e autentica, arrosto di cervo e cinghiale soprattutto.

E’ ora di riprendere la strada del ritorno, ma altre due tappe imperdibili ci attendono: Norimberga e Monaco di Baviera. In queste regioni la cucina è piuttosto diversa da quella del nord, sia per ingredienti che per stile culinario.

Norimberga, dove lo stile architettonico dominante è il Gotico tedesco, fa parte del distretto amministrativo della Franconia Centrale. Una delle tradizioni più vivaci e gustose sono i Nürnberger Rostbratwurst (salsicce), sicuramente il piatto più iconico della città. Piccole (circa 7-9 cm), sottili e speziate con maggiorana, vengono tradizionalmente grigliate su brace di legna e servite in tre varianti: Drei im Weggla tre salsicce in un panino croccante, perfette come street food; con crauti o insalata di patate; accompagnate da senape forte o rafano.  

Se siete coraggiosi e volete scoprire a fondo le tradizioni culinarie di Norimberga e della Franconia, da provare la Vogelsuppe. Nonostante il nome significhi letteralmente “zuppa di uccelli”, il piatto non contiene volatili: si tratta invece di una zuppa ricca a base di gnocchi di fegato, cuore, rognoni e carne di manzo, il tutto cotto con cipolla e servito in un brodo di manzo e rafano.

Tra i dolci, il protagonista indiscusso è il Lebkuchen, il celebre biscotto di pan di zenzero spesso a cuore e riccamente decorati con glassa colorata.

In Germania ogni città ha la sua birra, qui a Norimberga da assaggiare la Nürnberger Rotbier. Il nome significa, letteralmente, birra rossa, dal color ambrato scuro, prodotta a bassa fermentazione e dalle note olfattive di caramello e biscotto.

Ultima tappa del nostro viaggio on the road, Monaco di Baviera. Passeggiare per Monaco significa ammirare l’architettura barocca, neoclassica e modernista e deliziarsi delle prelibatezze che la città offre.

Accanto a un boccale di birra, il piatto ideale è lo Schweinshaxe, lo stinco di maiale croccante, spesso servito con crauti e patate. Un altro grande classico della cucina bavarese è la Schnitzel, la celebre cotoletta viennese preparata con carne di vitello disossata, impanata e fritta, amata in tutta la regione.

Per concludere il pasto in dolcezza, non può mancare il Kaiserschmarrn, letteralmente “la frittata dell’Imperatore”: un dessert soffice e goloso, preparato con uvetta, cotto in padella e cosparso di zucchero a velo, servito con purea di mele e mirtilli rossi.

Che dire, la cucina tedesca mi ha sorpreso, un viaggio nel gusto che vale la pena vivere.

Prosit!