Le Pizzerie Storiche di Napoli: viaggio nell’anima della città

Presentazione il 13 ottobre Chiesa di Sant’Antoniello
Piazza Bellini, ore 11,30

Napoli compie 2500 anni con entusiasmo e gioia. In questo straordinario compleanno undici giornalisti specializzati raccontano 23 pizzerie storiche nelle quali la tradizione si tramanda di generazione in generazione da decenni, a volte da oltre due secoli.

Un patrimonio culturale gastronomico che nessuna città al mondo può vantare, la testimonianza vivente del percorso fatto dalla pizza dalle viscere dei quartieri più poveri, sino allo straordinario successo mondiale attuale, grazie anche a nuovi protagonisti che entrano di diritto in questo libro. Un volume prezioso, ricco di tante curiosità, da leggere per entrare nell’anima della metropoli “dei mille colori”, attraverso stili diversi che hanno in comune, la passione.

Un fantastico, irripetibile omaggio a Napoli, dove tutto è cominciato.
“Nasco nella carta e torno alla carta – dichiara il giornalista Luciano Pignataro, curatore del volume – In un momento di sapere fluido ho sentito il bisogno di poter toccare una storia straordinaria. Ho deciso di scrivere un libro corale, a più mani, dando piena libertà di narrazione senza alcun vincolo di spazio per rispondere a tre esigenze”.

La prima è che la pizza appartiene alla comunità napoletana ed è al tempo stesso di nessuno e di tutti. La seconda è che per raccontare un mondo così complesso come Napoli, servono più sensibilità, la terza è dare spazio alle giovani generazioni alle quali è affidato il compito di difendere e tramandare questo patrimonio che è stato spesso aggredito. Per esempio da chi dice che la pizza in Italia è stata portata dagli americani accreditando il pomodoro come prova e ignorando che il pomodoro è in uso nelle cucine napoletane almeno dal ‘700”.

Il volume, sostenuto dal Mulino Caputo, racconta la storia delle pizzerie centenarie e di quelle aperte a cavallo della seconda guerra mondiale ed è edito direttamente da LucianoPignataroWineblog, il sito che racconta l’enogastronomia di Napoli e dell’Italia dal 2004 e che ha il maggiore numero di recensioni di pizzerie visitate nel corso di questi due decenni di attività: oltre 600!

“Abbiamo voluto un solo partner – continua Pignataro – per sottolineare l’aspetto culturale del volume. La scelta non poteva che ricadere sul Mulino di Napoli che rappresenta la pizza nel mondo, da sempre impegnato a sostenere attività culturali a Napoli, come il recente impegno sul Tesoro di San Gennaro dimostra”.

124 pagine.  30,00 euro

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La Chiesa di Sant’Antoniello è di proprietà dell’Università Federico II di Napoli che ne ha curato il restauro. Questa sarà, dopo la prima manifestazione aperta al pubblico e vedrà la presenza straordinaria del Magnifico Rettore Matteo Lorito.

IL SOMMARIO DEL LIBRO

Veniamo da lontano e andiamo lontano di Antimo Caputo

La Pizza Napoletana: storia dalle origini ai giorni nostri. di Luciano Pignataro
Pizza Artigianale
La differenza di valore è il pizzaiolo
Il profumo della pizza non è il profumo del pane

Le pizzerie e gli autori


Al 22 di Luciano Pignataro
Antica Pizzeria Da Michele di Maria Emma Di Lorenzo
Antica Pizzeria Brandi dal 1780 di Giulia Cannada Bartoli
Cantina del Gallo di Giulia Cannada Bartoli
Cafasso di Francesca Pace
Capasso di Francesca Pace
Concettina ai Tre Santi di Luciano Pignataro
Ciro Oliva, Il Folletto della Sanità di Guido Barendson
Da Attilio di Emanuela Sorrentino
Da Gennaro a Bagnoli di Leonardo Ciccarelli
Da Pasqualino Antica Pizzeria di Giulia Cannada Bartoli
Da Umberto. di Santa Di Salvo
La Pizza, un morso di salute e allegria di Francesca Marino

De Figliole di Antonella Amodio
Gorizia 1916 di Fosca Tortorelli
Imperatore 1906 di Antonella Amodio
La Masardona di Luciano Pignataro
La Pizza da Gennaro di Luciano Pignataro
Lombardi 1892 di Mariangela Barberisi
Mattozzi di Emanuela Sorrentino
Pellone di Francesca Pace
Port’Alba di Antonella Amodio
Starita di Leonardo Ciccarelli
Trianon di Leonardo Ciccarelli

La pizza Napoletana fra passato e presente

Il matrimonio perfetto: la pizza e i social network con Enrico Porzio Vincenzo Capuano

Enzo Coccia di Luciano Pignataro

Il ricordo su Papero Giallo di Maurizio Cortese

Gino Sorbillo di Laura Guerra
Carmnella di Fosca Tortorelli
Diego Vitagliano, il destino del numero 10 di Luciano Pignataro
La pizza al Cinema e in tv di Santa Di Salvo
Lo sputo che divenne pizza di Alex Giordano

Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano: l’anima femminile dell’Etna nel racconto del vino

C’è un luogo dove la terra respira fuoco e la pietra si fa fertile custode di vita. È l’Etna, gigante imponente che da millenni accompagna l’uomo – e soprattutto la donna – in un dialogo intimo con la natura. C’è un filo rosso che lega il fuoco dell’Etna e la passione delle donne che lo abitano: la viticoltura. A questo legame è dedicato “Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano”, il nuovo short film prodotto da Italy Wine TV, che ha conquistato la Menzione d’Onore al Wine Spectator Video Contest 2025, prestigiosa competizione internazionale promossa dalla rivista americana di riferimento nel mondo del vino

Anche se non presente tra i vincitori ufficiali del contest, la Menzione d’Onore vuole essere un riconoscimento al racconto di un’identità che si costruisce ogni giorno tra vigneti scavati nella roccia e paesaggi scolpiti dal fuoco. È la conferma che il lavoro delle donne dell’Etna, intreccio di tradizione, innovazione e resilienza, ha ormai assunto un respiro universale, capace di emozionare e parlare al mondo intero.

Il vulcano e le sue figlie

Il film, diretto da Vladimir Di Prima e Alfio Vecchio di FilmKam Catania, si muove come una carezza intensa e vigorosa tra i vigneti terrazzati, le colate laviche e i panorami mozzafiato che fanno dell’Etna un unicum mondiale. Al centro della narrazione ci sono le donne: protagoniste pacate e instancabili, capaci di trasformare il paesaggio in racconto, la roccia in vigna, il fuoco in vita.

Il titolo stesso – Le figlie del vulcano – diventa un manifesto. Le donne dell’Etna non sono semplici interpreti di un lavoro agricolo, ma eredi di un’eredità ancestrale. Portano dentro di sé la memoria della lava, il fuoco della passione, insieme alla visione di un futuro che parla di sostenibilità, di ospitalità e di eccellenza. In loro si specchia l’anima del vulcano: energia che si trasforma in vita, potente, imprevedibile, fertile e generosa.

Un mosaico di volti e storie – Tradizione e innovazione al femminile

Non è un caso che siano proprio le donne a incarnare questa narrazione. Sull’Etna, il lavoro femminile nelle vigne è una tradizione antichissima: da secoli le donne affiancano e spesso guidano le famiglie nella coltivazione, nella raccolta, nell’accoglienza. Oggi, questa eredità si rinnova con nuove competenze: studi enologici, esperienze di export, percorsi di marketing e comunicazione del vino. L’antico sapere si fonde con la modernità, e il risultato è un modello virtuoso che fa scuola ben oltre i confini dell’isola.

Il documentario mette in luce un coro di voci, ognuna con il suo timbro e la sua forza, me che risplendono intensamente della stessa luce. Ci sono Gina Russo, presidente della Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna e volto di Cantine Russo, e Manuela Seminara delle Tenute Ballasanti. Ci sono giovani imprenditrici come Irene Badalà, agronome e professioniste come Aurora Ursino, e figure di spicco come Maria Carella, premiata come Enologa dell’anno 2024. E ancora: Marika Mannino, direttrice della Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, Maria Gambino ed Elisa Vasta di Vini Gambino, fino a Federica Milazzo, miglior sommelier di Sicilia 2022.

Sono donne diverse, ma unite da un medesimo orizzonte: custodire e far crescere la viticoltura etnea, ognuna con la propria sensibilità e la propria storia. La loro voce corale non è solo testimonianza, ma atto di resistenza culturale: dimostrazione che il futuro del vino dell’Etna si costruisce a più mani, e sempre più spesso, a mani femminili.

L’anima del racconto

“Etna’s Wine Women – Le figlie del vulcano” è un inno alla resilienza, alla creatività e alla capacità delle donne di custodire la memoria trasformandola in futuro. È la prova che dietro ogni calice di Etna DOC non c’è solo la potenza di un terroir irripetibile, ma la voce di donne che sanno raccontarlo al mondo con autenticità.

Le figlie del vulcano non sono soltanto produttrici o professioniste del vino: sono narratrici di un’identità che non smette mai di rigenerarsi. Nel loro lavoro quotidiano si intrecciano la grazia e la forza, la delicatezza del gesto e la tenacia della visione. Così, come la lava che si fa roccia e la roccia che si fa vigna, anche le donne dell’Etna trasformano ogni giorno la fatica in bellezza, la tradizione in innovazione, la terra in futuro.

Il riconoscimento internazionale

La giuria del Wine Spectator Video Contest ha voluto sottolineare la qualità del filmato, la forza del suo storytelling e l’originalità della visione. Pur non salendo sul podio ufficiale, “Etna’s Wine Women” ha conquistato una Menzione d’Onore, segnale inequivocabile dell’apprezzamento ricevuto a livello internazionale. È un risultato che porta il vino dell’Etna e le sue interpreti femminili in primo piano sulla scena mondiale, aprendo nuove prospettive di racconto e valorizzazione per l’intero territorio.

Un invito a scoprire l’Etna

Prodotto da Massimo Gavello e Rodolfo Carrara per Italy Wine TV in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Etna DOC, il filmato è disponibile online dal 1° ottobre 2025 sul sito www.etnaswinewomen.com. Non è soltanto un’opera audiovisiva, ma un invito a conoscere il vulcano in tutte le sue sfumature: i paesaggi scolpiti dal tempo, i sapori autentici dei vini, l’umanità straordinaria di chi lo abita. L’Etna, con la sua forza dirompente e la sua unicità, diventa così simbolo di un racconto più ampio che parla di territori, identità e passione.

Un racconto al femminile che restituisce dignità e visibilità a un lavoro spesso silenzioso, ma fondamentale.

Antica Distilleria Petrone: riportate in superficie le 450 bottiglie di Limoncello  dopo un anno di affinamento “sottomarino” nei fondali di Castel dell’Ovo a Napoli

Presentati i dati scientifici dello studio sull’Elixir Falernum

Venerdì 3 ottobre a Napoli il mondo degli spirits ha vissuto un’intensa giornata con i due appuntamenti organizzati dall’Antica Distilleria Petrone di Mondragone (CE), prima azienda in assoluto a livello mondiale a sottoporre nel 2021 una partita di bottiglie di liquore ad affinamento subacqueo.

L’emersione delle 450 bottiglie di limoncello    

La giornata ha avuto inizio in mattinata con l’emozionante emersione, al largo di Castel dell’Ovo, della cassa contenente le 450 bottiglie di limoncello che l’Antica Distilleria Petrone aveva posto in affinamento underwater il 25 settembre del 2024. L’operazione di recupero delle bottiglie dai fondali del porticciolo di Santa Lucia è stata effettuata in collaborazione con STS Servizi Tecnici Subacquei e ha visto il coinvolgimento dei ragazzi dell’Area Penale di Napoli partecipanti al progetto MareNostrum, che ha tra i suoi sostenitori l’azienda casertana capitanata da Andrea Petrone.

Le bottiglie riportate in superficie, e per le quali la Distilleria Petrone sta creando un disciplinare ad hoc per la commercializzazione, verranno rivestite da un esclusivo packaging realizzato dai vincitori del contest “One more pack”, Vincenzo Volino e Sara Petrucci.

I risultati degli studi sull’Elixir Falernum

Nel pomeriggio presso il Real Yacht Club Canottieri Savoia, con la moderazione del giornalista Angelo Cerulo, sono stati presentati in anteprima alla stampa i risultati scientifici degli studi effettuati dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II sulle bottiglie di Elixir Falernum precedentemente emerse dalle acque di Mondragone. Le bottiglie immerse nel 2023 in prossimità dell’antica città sommersa di Sinuessa e riportate in superficie nel 2024 sono state oggetto di un’approfondita attività di ricerca da parte dei professori Pasquale Ferranti e Alessandro Genovesi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Salvatore Velotto dell’Università San Raffaele di Roma. Lo studio, che si è svolto i due fasi, ha messo a confronto 17 bottiglie affinate sott’acqua con altrettante bottiglie di controllo sottoposte al normale affinamento in cantina, selezionate utilizzando uno schema a croce per garantire un campionamento rappresentativo.

In pratica sono state prese bottiglie sia nella parte esterna della gabbia sia al centro seguendo la diagonale. Nella prima fase è stato impiegato un naso elettronico dotato di 10 sensori mentre nella seconda fase si è passati alle analisi chimico-fisiche. Lo studio ha portato a concludere che “l’ambiente subacqueo, caratterizzato dalla presenza di luce blu-verde e vibrazioni marine, ha contribuito alla maggiore formazione di furani e furanoni nei liquori invecchiati sott’acqua. Questi composti sono noti per arricchire il profilo aromatico con note di caramello, fragola, tostato e mandorla”. I campioni affinati in cantina, al contrario, hanno subìto un processo di invecchiamento più rapido rispetto ai campioni sottomarini.

Le bottiglie di limoncello appena riportate in superficie dopo un anno di affinamento a 13 metri di profondità cullate dalle correnti marine, a temperatura costante, al completo riparo dalle fasi lunari e in assenza di luce e ossigeno, verranno sottoposte allo stesso programma di ricerca per studiare in modo scientifico gli effetti della permanenza subacquea sulla maturazione dei distillati.

L’evento è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di: Comune di Napoli, Marina Militare, Guardia Costiera, STS Servizi Tecnici Subacquei, ArcheoClub d’Italia, Reale Yacht Club Canottieri Savoia Napoli, SIRIP e YDigital Firm. Si ringraziano, inoltre, il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop, Casatiè e il Consorzio Vitica.

Antica Distilleria Petrone

Via Generale Giardino, 49

Mondragone (CE)

Tel. 0823 978047 www.distilleriapetrone.it

Cake Art piccola pasticceria artistica a Sorrento: 25 metri quadri di bontà

Benedetta d’Antuono di Cake Art piccola pasticceria artistica a Sorrento ha creato in pochi metri uno spazio d’arte dove lasciar esprimere le emozioni. Che sia la tela di un quadro, quando trova il tempo per la passione della pittura o la proposta di un dolce della sua bottega artigianale, qui ogni cosa assume quel tocco di arte che appaga l’occhio prima ancora del cuore.

Gli inizi con un corso di pasticceria ai tempi del liceo, la lotta vinta contro un disturbo alimentare giovanile e la scelta di andare a Parigi, dove ha conosciuto Angelo, spalla forte che la sostiene e con cui condividere i segreti della gastronomia, sono solo una minima parte del coraggio dimostrato da Benedetta. In vetrina tante proposte estere, dalle madeleine ai cookie passando per cupcake e petit pâtisserie rivisitate, però, in base ai gusti nostrani. E poi torte e dessert originali e decorati, da gustare comodamente seduti al tavolo o da portare a casa.

Benedetta, quando è iniziato il sogno Cake Art?

«Nel 2023 con le mie forze. Già lavoravo in altre strutture, ma sentivo di non essere valorizzata appieno nelle creazioni. Decisi di fare il grande salto mettendomi in proprio… ed eccomi qua. In seguito ho avuto la fortuna di incontrare l’amica Laura che veniva da un altro settore e che si era candidata per aiutarmi nel mondo della pasticceria».

Cosa possiamo trovare nella tua bottega a Sorrento?

«Tanta qualità, ricerca e territorio, anche nelle realizzazioni classiche francesi o americane. Cerco di mantenere intatte le ricette originali che sorprendono spesso sorprendono il cliente perché poco conosciute. Siamo aperti tutti i giorni dalle 10 alle 20 e la domenica ci divertiamo nelle proposte colazione dalle 8 alle 13 con gli special pain au chocolat e cinnamom rolls».

Sei molto attiva sui social e i follower non mancano

«Lo strumento dei social rappresenta una vetrina diretta, non comunico solo il lavoro, ma anche il mio modo di essere. La realtà virtuale deve però andare di pari passo con quella concreta: organizzo infatti “appuntamenti itineranti” all’interno della Villa Comunale di Sorrento per avvicinare le persone alle basi del mestiere».

Cosa immagini nel tuo futuro?

«Più spazio, magari per aumentare l’offerta negli eventi e nei catering. Penso in particolare ai matrimoni, gettonati in questa splendida location della Penisola Sorrentina. E alle torte su commissione che richiedono grande sforzo ed investimenti per macchinari all’avanguardia o ad ampliare la gamma dei lievitati con i panettoni».

E i ristoranti?

«Ho rifiutato in passato collaborazioni anche prestigiose. Per me è un capitolo ormai chiuso. Credo nell’artigianalità e non nei grandi numeri quotidiani e non vorrei perdere il contatto con la gente. Ho aperto Cake Art per passione non pensando al profitto, ora posso dire di essere davvero felice».

Non mancano i riconoscimenti

«Sì, da poco ho iniziato a partecipare ai concorsi di pasticceria, ottenendo nel 2025 la medaglia d’argento come miglior uovo di Pasqua decorato – dedicato alla celebre Notte stellata di Van Gogh – nel campionato italiano pasticceria gelateria e cioccolateria organizzato dalla Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria – FIPG. Mi sono cimentata con buoni risultati anche al recente contest di Mulino Caputo al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo».

E il miglior abbinamento per i tuoi dolci?

«Dipende dalla tipologia, ma un tè sorseggiato nella mia futura sala da tè potrebbe essere l’ideale. Sogni a parte, l’emozione di stare in buona compagnia, la giusta decorazione ed il rispetto delle dosi e dei sapori sono già sufficienti».

AIS Campania e Cantina La Sibilla: 2.750 euro raccolti con Alba Vitae 2024 per Le Kassandre

E per il 2025 sostegno alle iniziative di Komen Italia con Cantine Alois.

Vino e solidarietà nell’ambito del progetto Alba Vitae voluto fortemente da AIS Italia in collaborazione con alcune delegazioni regionali tra cui la Campania e con il supporto dei produttori di vino. E se per il 2024 sono stati raccolti 2.750 euro a favore de Le Kassandre, per il 2025 i fondi andranno a Komen Italia con la bottiglia celebrativa di Cantine Alois.

Il progetto

Ogni anno una cantina selezionata mette a disposizione per beneficenza un’etichetta che possa ben rappresentare il territorio e la storia aziendale. Lo fa con un formato magnum celebrativo in tiratura limitata, il cui ricavato della vendita va ad enti ed associazioni attivi nel sociale.

AIS Campania ha ritenuto, per il 2024, l’associazione Le Kassandre meritevole del fondo istituito dalla vendita delle bottiglie di Campi Flegrei Falanghina 2023 CRUna DeLago – La Sibilla. Nata nel 2004 dall’incontro di un gruppo di donne, italiane e straniere, accomunate dall’impegno contro la violenza di genere ed in favore delle pari opportunità, l’associazione è stata rappresentata sul palco dalla
vicepresidente Marianna Hasson, in uno dei momenti di festa per i 60 anni di AIS Italia durante l’evento Pompeii, dell’Antichità della Vitae del Vino e del Cibo.

«Ricevere da AIS il contributo economico di 2.750 euro consentirà a Le Kassandre di valorizzare ulteriormente gli sforzi sul territorio finalizzati al contrasto della violenza sulle donne e al loro
reinserimento sociale e lavorativo, coniugando arte, cultura e solidarietà», ha spiegato Hasson.

Il progetto 2025

A Komen Italia che opera nella sensibilizzazione e prevenzione dei tumori del seno andrà il ricavato di Alba Vitae 2025, come annunciato dal presidente AIS Campania, Tommaso Luongo, durante un evento Komen al Coca-Cola Napoli Pizza Village. Cantine Alois ha deciso di proporre per Alba Vitae il suo celebre IGT Terre del Volturno Pallagrello Bianco “Morrone” annata 2021, in un’elegante cassetta di legno e contenitore di vetro, con un campione
del suolo proveniente dalla vigna di famiglia.

Info: stampa@aiscampania.it

La frolla al limone e la sfogliatella salsiccia e friarielli del Gran Caffè Gambrinus hanno vinto la puntata di Foodish

La frolla al limone e la sfogliatella salsiccia e friarielli  del Gran Caffè Gambrinus hanno conquistato Joe Bastianich e Fru (Gianluca Colucci) nella puntata di Foodish in onda su TV8 che ha avuto come protagonista i dolci tipici napoletani anche in versione salata.

A vincere al termine della prova d’assaggio lo storico caffè partenopeo in finale con la pasticceria Blanco 1891 di Torre del Greco.

Raffaella Blanco e Massimiliano Rosati in rappresentanza delle due proprietà e le squadre di pasticcieri e maestri dei lievitati hanno appassionato il pubblico che ha seguito la trasmissione disponibile anche il streaming e repliche su TV8.it.

“Ma quante ne Sannio”? Vinestate a Torrecuso: l’estate più bella che c’è tra vino, musica e gastronomia del territorio

Vinestate a Torrecuso porta da 50 anni con sé la magia di un momento di festa per l’intera Comunità sannita. Non si può dire estate senza un calice di vino al tramonto condiviso con amici e amori, assaggiando un panino tra risate e quattro salti in piazza al ritmo della musica folk.

Tanti i volti incontrati: produttori che trasmettono passione, energia vitale e qualità nelle etichette proposte al pubblico incuriosito dal liquido inebriante simbolo vincente del Made in Italy. Bianco, rosso o rosato non ha importanza; a parlare è il territorio con le sue diverse espressioni di Falanghina, Aglianico e Piedirosso, vitigni cardine in quest’angolo di pace e di rispetto per la tradizione.

“Ma quante ne Sannio” veramente i vigneron del luogo in cui vivono e dei propri gusti? Lo abbiamo chiesto in maniera scherzosa ai 23 espositori in un gioco che ha lasciato qualche istante di sincera commozione. I ricordi d’infanzia, la vendemmia e la pigiatura del mosto fresco con i piedi o le canzoni dell’epoca e i pensieri cari a chi non c’è più e tanto ha insegnato.

Anche il sindaco di Torrecuso Angelino Iannella si è lasciato andare in un amarcord dolce e salato, con lo sguardo fiero puntato dritto al futuro. Con lui i decani del vino come Orazio Rillo e Antonio Mennato hanno rievocato il 1975, quando un’idea di alcuni imprenditori pionieri, stanchi del non godere appieno della celebrazione per il buon raccolto sempre impegnati con i carretti a trasportare in mescita i prodotti, cambiò il destino di molte famiglie.

Con l’aiuto dell’avvocato Coletta, mentore della manifestazione, ecco l’arrivo della prima edizione di ciò che diverrà Vinestate, la più antica kermesse sul vino della regione. Per sbloccare un ricordo serviva dunque una domanda, anzi una serie di domande contenute in un mazzetto da mescolare accuratamente e tirare a sorte.

I presenti ascoltavano e partecipavano poi con curiosità, che hanno alleggerito il clima di grande lavoro celato dietro un simile evento. Massima pure la soddisfazione del vicepresidente del Comitato Giampiero Rillo – cantine Tora – e di Libero Rillo, presidente di Sannio Consorzio Tutela Vini, non sottratti al nostro format “Ma quante ne Sannio”.

Dal 4 al 7 settembre Torrecuso si è illuminata come un faro brillante, tra feste danzanti, gustosa gastronomia locale, musica e attrazioni come la banda del paese, i trampolieri ed i giochi per bambini.

Ma soprattutto si sono riaccese le luci su di un piccolo borgo e i suoi angoli nascosti di rara bellezza, che si aprono a squarci panoramici sulle colline circostanti, ricordando che l’Italia è fatta anche di passato, tra storia, usanze e naturalmente uva e vino.

Tutte le nostre interviste puoi trovarle nella playlist YouTube.

Intervista ad Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola

San Gennaro è appena trascorso ed il sangue si è sciolto alla presenza di migliaia di fedeli. Un buon segno di speranza per il futuro; un rituale celebrato anche nei dolci nel recente contest organizzato da Mulino Caputo presso il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Foto Giallo Limone ADV

Il futuro appartiene anche alle giovani leve della cucina, che cercano di seguire le orme dei genitori e degli esempi virtuosi di un mondo molto articolato. Angelo Guarino, pastry chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora ad Agerola ha avuto un solo mentore nella sua vita: il padre Vincenzo chef pluristellato michelin in tante strutture italiane.

Angelo, 23 anni compiuti da poco, vanta già una gavetta di tutto rispetto che lo ha riportato a casa in famiglia, per continuare il percorso di formazione nel campo della pasticceria e dei lievitati in team con il sous chef Antonio Della Monica che si occupa anche della panificazione. L’amore iniziale per il salato – in particolare nella partita degli antipasti – e poi la virata verso i dessert e le coccole di fine pasto narrano di un giovane talento disposto al sacrificio, alla passione per il mestiere e alla irrefrenabile voglia di crescere.

Foto Giallo Limone ADV

Angelo Guarino, com’è lavorare accanto a papà Vincenzo?

«Molto impegnativo non lo nascondo. Nessuno sconto, nessuna concessione anche e proprio per il legame di parentela che ci lega e che non deve costituire alcun favoritismo di sorta. Grazie a lui sto imparando tutti i segreti di un lavoro bello, quanto difficile».

Ci racconti l’idea del dessert “San Gennà… penzace tu” presentato in gara al concorso di Mulino Caputo?

«Il dolce è una tartelletta di pasta frolla, con lamponi e crema di mandorle, mousse di yogurt glassato al lampone, bigné con cremoso al té matcha e craquelin al cioccolato. L’abbiamo studiato e realizzato in un mese di prove, per renderlo equilibrato e mai stucchevole, con quel tocco rinfrescante finale dato dal cremoso al tè matcha».

Foto Giallo Limone ADV

Un sogno per il futuro?

«Lavorare all’estero dai nomi più importanti della ristorazione mondiale. Ma per quello c’è tempo, adesso sto bene ad Agerola a La Corte degli Dei con mio padre».

La difficoltà maggiore di essere oggi un pastry chef?

«Gli inizi, capire bene dosi, tecniche e preparazioni che devono essere meticolose. Proprio come l’antipasto all’inizio di un pasto, anche i dessert sono il biglietto da visita di un ristorante e della bravura della sua brigata in cucina. Sbagliarli compromette il giudizio complessivo dell’ospite».

E la tua soddisfazione più importante?

«Creare qualcosa che possa incontrare l’approvazione di mio padre Vincenzo. I suoi occhi felici che mi osservano all’opera sono il vero premio per ogni sforzo fatto finora».

Si ringrazia infine Luigi Apicella – Giallo Limone ADV per le foto inserite nel presente articolo.

PizzaGirls 2025: storie di pizze e di donne, di creatività e di passione su RaiPlay

La tradizione italiana in questa edizione si gusta a casa dei vip, dal 19 settembre su RaiPlay

Un originale viaggio tra cultura e gastronomia attraverso figure di donne straordinarie che hanno lasciato un segno nella storia. Da venerdì 19 settembre su RaiPlay torna la nuova stagione di PizzaGirls, il format che parla dell’arte bianca al femminile e che racconta il mondo della pizza tra storie e passioni. Otto puntate condotte da Angela Tuccia e Barbara Politi e sedici pizzaiole protagoniste, artiste della farina e del lievito, che attraverso le proprie creazioni raccontano storie di sacrifici, sogni e legami con la loro terra. Tra loro otto maestre pizzaiole – Sonia e Silvia Gabriele, Clara Micheli, Maria Falcone, Tiziana Cappiello, Milena Natale, Vittoria Iemma, Debora Buglino, Entela Mamunanaj e Nelissa Shametaj – si sfidano anche per portare in tavola pizze ispirate a grandi icone italiane: da Laura Pausini a Raffaella Carrà, da Anna Magnani a Artemisia Gentileschi, fino a Grazia Deledda, Lina Wertmüller, Miuccia Prada e Mariangela Melato. Ogni singola creazione è un omaggio all’arte e alla forza delle donne che hanno segnato un’epoca.

In ogni puntata la conduttrice Barbara Politi accompagna le protagoniste di edizioni passate del programma a casa di noti personaggi amati dal pubblico per realizzare pizze home-made. Tra i vip: Paolo Belli, Costanza Caracciolo, Martina Stella, Guillermo Mariotto, Ludovica Nasti, Beppe Convertini, Claudio Guerrini e gli Arteteca. Un viaggio nella convivialità e nella tradizione italiana, con racconti e ricordi personali e la guida di professioniste del settore – da Roberta Esposito a Petra Antolini, e ancora Jessica Sorrentino e Francesca Calvi, passando per Helga Liberto e Simona della Valle, fino a Francesca Gerbasio e Federica Mignacca – che tornano come ospiti speciali. Alla fine di ogni episodio, i consigli di Alessandra Botta, biologa e nutrizionista, ricordano che la pizza, oltre a essere un simbolo della nostra identità culturale, può essere anche equilibrio e benessere.

PizzaGirls (branded content) è ideato e diretto da Carlo Fumo, per Rai Contenuti Digitali e Transmediali, direttore Marcello Ciannamea,  prodotto da Italian Movie Award e distribuito da RaiPlay.

La Germania nel piatto: un viaggio tra sapori e paesaggi

Ammetto che la mia idea di cucina tedesca fosse piuttosto limitata: wurstel, patate e birra. Una visione decisamente riduttiva, che non rende giustizia alla varietà e alla ricchezza gastronomica di questo Paese. Ci è voluto un viaggio itinerante in Germania per farmi cambiare prospettiva, un’esperienza che, oltre a fami scoprire città e paesaggi meravigliosi, mi ha messa di fronte ad una realtà culinaria ricca e sorprendente.

Da Sud a Nord, dalla Foresta Nera al Mar Baltico, per poi ridiscendere in Baviera, ogni regione tedesca offre piatti tipici, ingredienti locali e influenze culturali che meritano di essere esplorati.

Un itinerario di gusto

Il mio viaggio è iniziato nel Sud, a Friburgo, splendida città medievale ai margini della Foresta Nera, dove è bello perdersi tra stradine di ciottoli e accoglienti piazzette. Attenzione però ai Bächle, i piccoli canali che scorrono lungo le vie del centro: un tempo servivano per fornire acqua alle abitazioni, favorire l’igiene urbana e prevenire gli incendi. Oggi, secondo la tradizione locale, portano fortuna a chi cammina accanto ad essi, purché non ci si finisca dentro!

Friburgo è una città che sa coniugare storia, natura (è una delle città più green d’Europa) e gusto. Una tappa imperdibile è il Café Schmidt, nel cuore del centro storico, dove si può assaporare una fetta dell’autentica Schwarzwälder Kirschtorte Torta Foresta Nera, preparata secondo la ricetta originale. Un dolce di cioccolato, panna, ciliegie e un tocco di kirsch.

Per gli appassionati di vino un appuntamento irrinunciabile è l’aperitivo in prima serata a l’Alte Wache, una raffinata enoteca che celebra la ricca tradizione vinicola del Baden. Con oltre 15.000 ettari di vigneti, la regione del Baden si estende lungo la valle del Reno, offrendo terreni ideali per la coltivazione di vitigni nobili. I suoli variano da calcarei a vulcanici, contribuendo alla complessità aromatica dei vini. Tra i vitigni principali: Pinot Nero, Pinot Bianco e Pinot Grigio.

Un altro tesoro locale è la birra della Foresta Nera. Qui i birrifici storici, cito Rothaus e Ketterer per mia diretta esperienza, spesso a conduzione familiare, custodiscono ricette tramandate da generazioni e producono birre che riflettono l’ambiente circostante: acqua pura di sorgente, luppoli aromatici e malti selezionati.

Il viaggio prosegue verso nord, lasciate le colline e i boschi fitti che sembrano usciti da una fiaba dei fratelli Grimm (non a caso l’ambientazione di alcune delle loro favole è proprio la Foresta Nera), ci avviciniamo a Lubecca, dove il paesaggio si fa più nordico: l’aria è salmastra, preludio della vicinanza al Mar Baltico; i cieli sembrano non avere confini.

Patrimonio dell’Umanità UNESCO, Lubecca è un gioiello architettonico della Lega Anseatica, qui domina il Gotico baltico caratterizzato dalle facciate di mattoni rossi, ma è anche la patria indiscussa di uno dei dolci più amati: il Lübecker Marzipan. La tradizione del marzapane a Lubecca risale al 1407, quando una carestia lasciò i fornai senza farina. Per sfamare la popolazione, si racconta che usarono ciò che avevano: mandorle e zucchero.

Nacquero così delle “pagnotte dolci” che, secondo la leggenda, salvarono la città dalla fame. Oggi, il cuore pulsante di questa tradizione è il Museo del Marzapane Niederegger, situato sopra lo storico Café Niederegger in Breite Straße. Fondato nel 1806, Niederegger è sinonimo di qualità e innovazione: il suo marzapane contiene un’alta percentuale di mandorle e meno zucchero rispetto ad altri produttori.

Ma Lubecca sorprende anche a tavola con le famose Riesenkaroffeln von Lübeck patate bollite dalle dimensioni monumentali, farcite con ortaggi, panna acida, barbabietole, aringhe, ma anche contaminazioni esotiche come dahl di lenticchie e coriandolo. Assaggiatale da Kartoffelspeicher, locale tipico ricavato in un palazzo medioevale.

Dopo circa 250 chilometri da Lubecca, arriviamo nell’ Isola di Rügen, facilmente riconoscibile grazie al ponte Rügenbrücke che la collega alla terraferma. È la più grande delle isole tedesche, affacciata sul Mar Baltico, e accoglie i visitatori con le sue scogliere bianche di gesso a picco sul mare, foreste di faggi Patrimonio UNESCO e spiagge infinite battute dal vento.

L’isola di Rügen, con i suoi villaggi di pescatori e le località balneari eleganti come Binz e Sellin, ha una lunga tradizione marinara, le aringhe del Mar Baltico sono tra gli ingredienti principali della cucina dell’isola. Questo pesce, dal gusto deciso, è utilizzato in diverse preparazioni tipiche: aringhe giovani marinate, servite con cipolle, mele e panna acida; aringhe fritte e poi marinate in aceto, cipolla e spezie, si servono fredde; aringhe affumicate, spesso servite con pane nero e burro. Qui le influenze scandinave e baltiche si fanno sentire.

Non mancano i piatti di carne e la selvaggina la fa da padrona, il ristorante Jägerhütte presenta una cucina genuina e autentica, arrosto di cervo e cinghiale soprattutto.

E’ ora di riprendere la strada del ritorno, ma altre due tappe imperdibili ci attendono: Norimberga e Monaco di Baviera. In queste regioni la cucina è piuttosto diversa da quella del nord, sia per ingredienti che per stile culinario.

Norimberga, dove lo stile architettonico dominante è il Gotico tedesco, fa parte del distretto amministrativo della Franconia Centrale. Una delle tradizioni più vivaci e gustose sono i Nürnberger Rostbratwurst (salsicce), sicuramente il piatto più iconico della città. Piccole (circa 7-9 cm), sottili e speziate con maggiorana, vengono tradizionalmente grigliate su brace di legna e servite in tre varianti: Drei im Weggla tre salsicce in un panino croccante, perfette come street food; con crauti o insalata di patate; accompagnate da senape forte o rafano.  

Se siete coraggiosi e volete scoprire a fondo le tradizioni culinarie di Norimberga e della Franconia, da provare la Vogelsuppe. Nonostante il nome significhi letteralmente “zuppa di uccelli”, il piatto non contiene volatili: si tratta invece di una zuppa ricca a base di gnocchi di fegato, cuore, rognoni e carne di manzo, il tutto cotto con cipolla e servito in un brodo di manzo e rafano.

Tra i dolci, il protagonista indiscusso è il Lebkuchen, il celebre biscotto di pan di zenzero spesso a cuore e riccamente decorati con glassa colorata.

In Germania ogni città ha la sua birra, qui a Norimberga da assaggiare la Nürnberger Rotbier. Il nome significa, letteralmente, birra rossa, dal color ambrato scuro, prodotta a bassa fermentazione e dalle note olfattive di caramello e biscotto.

Ultima tappa del nostro viaggio on the road, Monaco di Baviera. Passeggiare per Monaco significa ammirare l’architettura barocca, neoclassica e modernista e deliziarsi delle prelibatezze che la città offre.

Accanto a un boccale di birra, il piatto ideale è lo Schweinshaxe, lo stinco di maiale croccante, spesso servito con crauti e patate. Un altro grande classico della cucina bavarese è la Schnitzel, la celebre cotoletta viennese preparata con carne di vitello disossata, impanata e fritta, amata in tutta la regione.

Per concludere il pasto in dolcezza, non può mancare il Kaiserschmarrn, letteralmente “la frittata dell’Imperatore”: un dessert soffice e goloso, preparato con uvetta, cotto in padella e cosparso di zucchero a velo, servito con purea di mele e mirtilli rossi.

Che dire, la cucina tedesca mi ha sorpreso, un viaggio nel gusto che vale la pena vivere.

Prosit!