Il mondo del vino sta cambiando: negli ultimi vent’anni, il consumo di vini bianchi è cresciuto trainato da un’evoluzione nei gusti dei consumatori e da una maggiore attenzione alla freschezza, alla versatilità e alla sostenibilità.
In questo scenario, la rinascita dell’Enoteca Italiana nella storica sede della Fortezza Medicea di Siena accoglie un progetto ambizioso e profondamente radicato nel territorio: la creazione di un grande vino bianco della Toscana interna.
Il progetto, nato dalla visione di Donatella Cinelli Colombini e fortemente sostenuto dalle Donne del Vino della Toscana di cui è Delegata, ha visto la collaborazione delle istituzioni locali — Comune di Siena, Regione Toscana e Camera di Commercio di Arezzo e Siena — nella giornata dello scorso 18 luglio che ha unito ricerca scientifica, cultura vinicola e imprenditoria femminile.

Elena D’Aquanno, presidente della Fondazione Enoteca Italiana Siena, ha riaperto le porte del Bastione San Filippo: la sua promessa al nonno Pietro, figura eminente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, si traduce oggi in un atto concreto di valorizzazione territoriale che unisce storia, sogno e visione imprenditoriale.
Degustazione e ricerca: il cuore dell’iniziativa
La Masterclass condotta da Cristiano Cini, presidente di AIS Toscana, ha offerto un viaggio sensoriale nei vini bianchi della Toscana interna. Undici etichette, ciascuna con un’anima propria, hanno raccontato il potenziale di vitigni autoctoni e blend che interpretano il territorio con eleganza e autenticità.
Queste le aziende protagoniste:
• Tenuta Valdipiatta di Miriam Caporali con Nibbiano 2024, Sangiovese 80%, Trebbiano, Grechetto, Malvasia 20%
• Tenuta di Capezzana di Beatrice Contini Bonacossi con Trebbiano di Capezzana 2024, Trebbiano 100%
• Cantine Dei di Caterina Dei con Martiena 2023, Malvasia Bianca lunga 60%, Chardonnay 30%, Grechetto 5%, Sauvignon blanc 5%
• Azienda Agricola Borgo Prunatelli di Cristiana Grati con Canaiolo Bianco Borgo Prunatelli 2018, Canaiolo Bianco 100%
• Fattoria La Maliosa di Antonella Manuli, con La Maliosa Uni 2023, Procanico 100%
• Corte dei Venti di Clara Monaci con Coccole 2024, Sangiovese 100%
• Podere Casaccia di Lucia Mori con Sine Felle Bianco 2023, Malvasia Bianca 40%, Vermentino 40%, Trebbiano 20%
• Tenuta di Artimino di Annabella Pascale con Artumes 2024, Trebbiano 70%, Petit Manseng 30%
• Dianella di Veronica Passerin d’Entreves con Orpicchio 2021, Orpicchio 100%
• Fattoria Sardi di Mina Samouti, con Vallebuia Bianco 2023, Trebbiano 100%
• Cantina del Testimone di Aurora Visentin con Fortunato 2024, Malvasia 33%, Trebbiano 33%, Grechetto 33%

Il convegno scientifico: il vino come progetto culturale
Moderato da Giovanni Pellicci, direttore de I Grandi Vini, il convegno ha visto l’intervento di accademici e istituzioni che hanno delineato le traiettorie scientifiche per il futuro del vino bianco toscano. Dallo studio sui vitigni autoctoni e resilienti — come Orpicchio, Petit Manseng, Sauvignon Rythos e Viognier — alle tecniche agronomiche per affrontare il cambiamento climatico, è emerso un quadro chiaro: il vino bianco di domani sarà frutto di innovazione, territorio e responsabilità.
Con il sostegno attivo dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, del CREA e delle Università di Firenze e Pisa, il progetto si pone come modello virtuoso di ricerca e sviluppo enologico.
Un primo passo verso l’eccellenza
Le Donne del Vino della Toscana, con passione e competenza, hanno aperto la strada. Il Consorzio Toscano IGT, per voce del presidente Cesare Cecchi, ha dichiarato la piena disponibilità a sostenere questo percorso.
Con questo evento, Siena diventa nuovamente fulcro di un progetto enologico ambizioso, capace di dare luce ad un grande bianco della Toscana interna.
E se il vino è cultura, allora questo progetto è già patrimonio.



Cinque Foglie a quattro mani: la fisica invisibile del gusto
A Capri riapre Pazziella, a Luxury Collection Hotel
Toscana – Un “sorso gustoso” tra i bianchi del borgo storico di Montepulciano
Campania Stories 2026: dalla Reggia di Caserta parte la scoperta delle nuove annate dei vini della regione
Terre de la Custodia, quando l’arte dell’accoglienza conquista Vinitaly