VitignoItalia 2025: il focus sui processi di internazionalizzazione del vino

A due settimane dalla chiusura della XIX edizione di Vitigno Italia, si guarda con grande ottimismo a una manifestazione che negli anni ha mantenuto costante il suo trend di crescita. Quest’anno, nelle giornate 11-13 Maggio, hanno esposto alla stazione marittima di Napoli oltre 200 cantine con 2000 etichette per un record di 12.000 visitatori, tra cui una delegazione di diciannove buyer stranieri.

Da sempre la manifestazione concentra i suoi sforzi per attivare politiche volte a sostenere l’internazionalizzazione delle cantine presenti all’evento.

“Vitigno Italia ha portato negli anni oltre 600 buyers a Napoli e nelle precedenti edizioni almeno il 30% delle cantine ha aperto un canale estero”, ci ha confermato Maurizio Teti, direttore della manifestazione.

“D’altronde Vitigno Italia”, continua Teti, “è l’unica manifestazione del Sud Italia con cui l’ICE collabori”.

Diversi mesi prima dell’evento, viene attivata, in concerto con l’Istituto per il Commercio Estero, una vera e propria campagna volta prima a selezionare i paesi e successivamente a raccogliere le adesioni di quei soggetti economici interessati ad ampliare il proprio portfolio nel nostro Paese.

Per la XIX edizione della manifestazione è stata rivolta un’attenzione particolare alla Germania, ai paesi scandinavi e all’Inghilterra. Anche gli Stati Uniti, nonostante il momento di tensione economica, rimangono un mercato imprescindibile e due erano i buyer presenti. Rappresentato anche il Giappone con due piccoli importatori. Tutte le categorie rappresentate: dai più classici importatori e distributori, fino a enoteche e negozi al dettaglio.

“Sempre di stimolo il confronto con professionisti impegnati su mercati con regole molto diverse ma accomunati dalla tipica fascinazione alimentata dalla difficoltà di comprendere le tante sfumature del vino italiano. Ancora di più se si tratta di Sud, territorio emergente che sorprende i più e che, facendo leva su Vitigno Italia a Napoli, riferimento nazionale di tutto il centro-Sud, può ben sperare in una sempre migliore penetrazione” interviene Chiara Giorleo, giornalista ed esperta di comunicazione del vino.

Novità di quest’anno, rispetto alle edizioni precedenti, le modalità con cui aziende vinicole e buyer sono entrati in contatto: non più incontri BtoB preventivamente programmati in base agli interessi di ciascuna delle parti, ma un lungo lavoro di concerto che ha permesso la conoscenza approfondita dei players coinvolti. Alcune settimane prima della manifestazione, grazie a un webinar, alcuni delegati esteri hanno potuto incontrare preventivamente le aziende vinicole coinvolte. Il webinar è stata l’occasione per presentare i singoli mercati esteri con le proprie caratteristiche, per raccogliere informazioni dettagliate sulle cantine e sui vini prodotti.

“In questo modo abbiamo favorito possibilità di incontro e dialogo tra soggetti che magari in prima battuta e sulla base di conoscenze generiche non si sarebbero presi in considerazione”, continua Maurizio Teti. Vitigno Italia è una manifestazione aperta a tutte le cantine italiane ma di fatto è una vera e propria leva per il settore vinicolo della Campania.

Durante la manifestazione abbiamo incontrato Cesarino Gobbi. Italiano di origine marchigiana, Gobbi vive in Svezia da vent’anni e da diciotto conduce una propria attività d’importazione vini. Ci spiega che Vitigno Italia è una manifestazione di grande rilievo per attività come la sua: spesso sollecitati dalla presenza di prodotti più noti all’estero, molti compratori hanno poi la possibilità di venire in contatto su questa piazza con piccole realtà vinicole altrimenti sconosciute.

Inoltre, l’organizzazione dedicata da Vitigno Italia alla delegazione dei buyer si spinge oltre la partecipazione all’evento in Stazione Marittima, durante la quale vengono anche organizzate svariate masterclass. Nell’ultimo giorno di permanenza infatti la delegazione viene accompagnata in un territorio vinicolo campano e guidato in diverse cantine, selezionate dai consorzi e dalle Camere di Commercio locali. Quest’anno si è trattato di Sannio-Irpinia, con la visita a I Capitani a Torre Le Nocelle, Petrillo Vini a Pietredifusi e La Guardiense a Guardia Sanframondi.

In questo modo dunque Vitigno Italia, rimanendo una manifestazione di respiro nazionale, riesce a catalizzare l’interesse dei buyers stranieri in maniera specifica sul territorio campano. Ci vorranno non meno di sei mesi affinché si abbiano dei riscontri concreti su questa edizione di Vitigno Italia, in un momento in cui il mondo del vino è sotto scacco da diversi fronti. Ciò non di meno non bisogna perdere di vista l’elemento principale di questo settore, ha concluso Maurizio Teti, ossia che il vino è principalmente veicolo di cultura e solo attraverso questa lettura possiamo sperare che il settore continui a prosperare a tutti i livelli.

Salerno: Michele Orsini è il Miglior Sommelier Junior 2025 per AIS Campania

L’Istituto Professionale di Stato per i Servizi dell’Enogastronomia e dell’Ospitalità Alberghiera – in sigla IPSEOA – R. Virtuoso di Salerno (SA) è stata la sede prescelta per l’edizione 2025 del Miglior Sommelier Junior di AIS Campania.

A spuntarla sui tre finalisti è Michele Orsini, proprio di Salerno con una prova che ha lasciato poco spazio a dubbi. Michele si è distinto in una selezione scritta in mattinata, con un compito che prevedeva risposte vero-falso e a scelta multipla oltreché la degustazione di due campioni di vino alla cieca, ovvero senza conoscerne l’etichetta di riferimento.

Tra i 45 partecipanti iscritti, provenienti da ben 15 Istituti Alberghieri della Campania, un vero record, solo 3 hanno avuto accesso alla fase finale con esibizione pubblica sul palco, tra stappatura di un Metodo Classico, degustazione emozionale e domande tratte da slide di riferimento proiettate sul maxi schermo.

Michele Orsini dell’IPSEOA R. Virtuoso di Salerno ha dunque prevalso su Antonio Chiariello dell’IIS Minzoni di Giugliano in Campania e su Ada La Sala dell’IPSEOA Duca di Buonvicino di Napoli, giunti rispettivamente al secondo e terzo posto. Al Campione un premio consistente nel corso completo (ben 3 livelli) per diventare ufficialmente un Sommelier AIS e uno stage di perfezionamento presso la Scuola Internazionale di Cucina Alma. Riconoscimenti anche per gli altri due candidati finalisti.

La Giuria esaminatrice era composta dal presidente Antonio Riontino responsabile Area Concorsi AIS Puglia, da Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania, Franco De Luca, responsabile didattica AIS Campania, Vincenzo Di Donna, responsabile Gruppo Servizi AIS Campania, Stella Marotta, miglior sommelier AIS Campania 2023, Mino Perrotta, responsabile Gruppo Servizi Delegazione AIS Salerno.

Il Dirigente Scolastico Ornella Pellegrino dell’IPSEOA R. Virtuoso di Salerno ha commentato a caldo con estrema soddisfazione: <<un concorso interessante e sentito: i ragazzi hanno partecipato con grande entusiasmo e professionalità e sono state offerte opportunità per accrescere le proprie competenze nella nobile arte della sommelerie oltre a dare prestigio all’evento e al Virtuoso che ha ospitato il concorso. Appassionare i ragazzi è stato il leitmotiv di tutta la gara grazie ai professionisti impegnati che hanno accompagnato gli studenti con dedizione dando loro dritte per  riuscire con successo. Per l’Ipseoa Virtuoso è stato un doppio successo: il privilegio di accogliere un concorso così prestigioso e la vittoria di Michele Orsini alunno della V sala che ha gareggiato con passione e doti tecniche frutto di studio metodico. Un ringraziamento speciale ai professori Napoli e Di Donna per il continuo supporto nell’attività organizzativa>>.

Anche il Presidente di AIS Tommaso Luongo rimarca con gioia: <<la splendida giornata di oggi ha radici molto lontane. Da mesi l’intero Consiglio Direttivo, che ho la fortuna di presiedere, ha dato prova di unità e spirito di gruppo; ma un plauso enorme va agli sforzi di Vincenzo, per noi tutti “Enzo”, Di Donna per aver impegnato ogni risorsa a convincere 15 Istituti Alberghieri ad esser qui presenti con i propri ragazzi. Un record assoluto che speriamo presto di poter eguagliare e superare nella prossima edizione e che farà da volano ad una futura selezione nazionale, per decretare il Miglior Sommelier Junior AIS Italia scelto tra tutti i vincitori regionali>>.

Al Senato della Repubblica pioggia di riconoscimenti per la Campania enogastronomica

Comunicato Stampa

Il 9 maggio 2025 è stata una giornata memorabile per l’enogastronomia della Campania. A Palazzo Giustiniani, sede del Senato della Repubblica, presso la Sala Zuccari, si sono riuniti i vertici del Comitato del Premio Internazionale di Venezia, rappresentato dal presidente Sileno Candelaresi, operativo nel segmento “Goldel Lion” dedicato alle eccellenze del Made in Italy. 

Dopo la moderazione di Luz Adriana Sarcinelli vice presidente del Leone d’Oro e grazie  all’organizzazione di Concetta Bianco, vice presidente del contest premiante “Golden Lion Chef”, è stata officiata la premiazione di personalità eccellenti in vari campi delle attività umane, raggiunti dall’ambita statuetta del leone alato di Venezia, sia nella versione aurea che d’argento, unitamente ad altri riconoscimenti e premi.

Tra i primi a ricevere il Leone d’Oro Sergio Rastrelli, senatore a vita  della Repubblica, a cui sono seguiti prefetti, medici, ricercatori, artisti, registri cinematografici, cavalieri del lavoro, giornalisti, attivisti nel volontariato e per la salvaguardia della vita umana in mare.

Domenico Fortino e Lorenzo Oliva di WIP Burger & Pizza a Nocera Inferiore, hanno ricevuto la nomina a Cavalieri della Cucina Italiana nel Mondo per l’impegno profuso in ambito gastronomico e per aver apportato innovazione nel mondo della pizza e aver reso, nell’arco di un decennio, il loro locale un punto di riferimento per artigiani del gusto, produttori di eccellenze agroalimentari e intenditori. Susseguono ad esponenti illustri come Franco Pepe, Iginio Massari e Matteo Lorito, magnifico rettore dell’Università di Napoli “Federico II”.

In maniera del tutto inaspettata è stato menzionato dal presidente Candelaresi anche Gaetano Cataldo, nostro autore su 20Italie, insignito del riconoscimento al merito: è la prima volta nella storia del Gran Premio Internazionale di Venezia che ad un sommelier vengono riconosciuti i suoi meriti sul campo.

In quanto a giornalista enogastronomico, fondatore di Identità Mediterranea, associazione culturale impegnata alla valorizzazione del territorio, a Gaetano Cataldo è stata attribuito il riconoscimento al merito per il suo impegno di comunicatore, sensorialista in vari ambiti, innovatore, grazie alla creazione della prima bottiglia celebrativa di una capitale idella cultura, e per la sua ventennale carriera di sommelier indipendentista, come d’altronde riconosciutagli con la nomina a miglior sommelier dell’anno al Merano Wine Festival. Lo stesso Cataldo, oltre alla pergamena, ha ricevuto una targa di riconoscimento speciale al merito del Gran Premio Internazionale di Venezia con il patrocinio della Regione Veneto e della Città di Venezia. 

Sono stati chiamati sul palco molti altri protagonisti, quasi tutti campani: i fratelli Giugliano, alla guida del ristorante Mimì alla Ferrovia, Giuseppe Scicchitano dell’omonimo ristorante in via Foria e Ciro Scognamillo della celebre pasticceria Poppella, sono stati premiati con menzioni, riconoscimenti al merito e l’ingresso nel cavallierato della Cucina Italiana, decisamente un riconoscimento che si lega in particolar modo alla volontà del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare di ottenere la Cucina Italiana diventi patrimonio immateriale Unesco, anche grazie al contributo del team del Leone d’Oro e di altri enti istituzionali.

Cantine Ferrari e la famiglia Lunelli: la dinastia del Trento Doc nel mondo

Il 1902 è l’anno in cui Giulio Ferrari inizia a dar vita ad un sogno: ricreare le bollicine tanto apprezzate in Francia, durante i suoi studi primordiali a Montpellier. La spumantistica italiana era praticamente inesistente, eccezion fatta per alcune produzioni artigianali – o per meglio dire casalinghe – che poco o nulla avevano a che fare con quelle celebri d’Oltralpe.

La lunga storia delle cantine Ferrari

I fatti raccontati così sembrerebbero semplici; in realtà Ferrari ha vissuto tante vite come le catene effervescenti che caratterizzano i suoi Metodo Classico. Da Calceranica (TN), antico borgo sulle rive del Lago di Caldonazzo, si sposta a Montpellier per gli studi in agraria. Quindi Geisenheim in Germania, luogo ideale per l’approfondimento formativo sulle barbatelle di vite e le varietà d’uva. Infine Épernay nel cuore del distretto della futura AOC Champagne, ancora neppure in embrione dal punto di vista legislativo ed il successivo rientro in patria, con tanta esperienza e alcuni ceppi di Chardonnay da impiantare sulle colline di Lavis (TN).

Sperimentazione, ricerca e voglia di realizzare in Trentino, su suoli dolomitici di origine glaciale, quanto avveniva da secoli tra le pianure della Francia. Vigne lavorate ad altitudini superiori a quanto prevedeva l’usanza dell’epoca e, soprattutto, la valorizzazione per primo in Italia dello Chardonnay, quando nessuno ne conosceva il potenziale per la spumantizzazione. Subito 2 medaglie d’oro conseguite all’Esposizione Internazionale nel 1906 e nel 1936, prima dell’abbandono dell’attività con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la fuga in Svizzera.

L’antica sede di Via Belenzani a Trento e il futuro del Metodo Classico in Italia

Il nuovo colpo di scena nella vita di Giulio è stata la sorpresa di trovare intatta la sede storica di Via Belenzani, in una Trento distrutta dai bombardamenti. Celate all’interno ancora 6 bottiglie, integre dopo anni di silenzio e oscurità, che hanno acceso in lui l’idea della lunga sosta sui lieviti come mantra produttivo. Un compito proseguito con successo da Bruno Lunelli, scelto quale degno successore per il prosieguo del brand, dopo un’accurata selezione di candidati in assenza di eredi diretti.

Lunelli, noto per la gestione di un’antica enoteca in città, riceve questo dono inestimabile dietro pagamento di un corrispettivo di vendita pari a 30 milioni di lire, indebitandosi fino al collo. Una scelta di cuore e di testa, supportato dai familiari da subito uniti nel progetto. I suoi figli Franco, Gino e Mauro ripagano totalmente il sacrificio del padre portando la casa Ferrari ai vertici dell’eccellenza enologica mondiale, icona di stile e gusto del Made in Italy.

Inizia così l’era della Famiglia Lunelli, proseguita negli anni ’80 con l’altrettanto fondamentale epoca dell’enologo Ruben Larentis, che li accompagnerà fino al 2023, per oltre 37 anni, contribuendo al mito del Trento Doc nel mondo. La parte sotterranea in stile “Cave” di riposo della nuova cantina ospita l’intera produzione aziendale prima dell’immissione in commercio. Quasi 8 milioni di bottiglie ambite in ogni angolo del goblo e dai main sponsor sportivi e automobilistici. Il simbolo della vittoria e della conquista del primato assoluto per identità e storia.

Quasi 700 ettari vitati (la metà di quelli censiti per la Denominazione) suddivisi tra 700 conferitori totali ed un marchio che non teme paure per dazi e oscillazioni geopolitiche. Ciò lo si deve all’estrema differenziazione delle aree di vendita e all’importante percentuale – circa due terzi di fatturato – ricavata da ristorazione, hotel e grandi distributori in Italia, come voluto dall’impegno dei cugini Alessandro, Camilla, Marcello e Matteo, terza generazione dirigenziale.

Maso Pianizza è il vigneto storico di Chardonnay da 12 ettari piantati a pergola a metà degli anni Sessanta, attorno a un maso situato tra i 500 e i 600 metri d’altitudine, sulla collina a Est di Trento. Qui nel 1972 prende forma l’etichetta Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, dedicata alla scomparsa del visionario personaggio dell’enologia trentina. Mauro Lunelli, all’insaputa dei fratelli Gino e Franco, decide di scegliere e conservare in un luogo nascosto della cantina alcune migliaia di bottiglie ricavate dalle migliori uve provenienti proprio da Maso Pianizza e di informare i parenti solo nel 1980 dopo 8 anni di stoccaggio.

Sembra un sogno utopico eppure diventerà rapidamente una splendida realtà, superata negli anni ’90 dal Bruno Lunelli e dal Giulio Ferrari Collezione che arrivano rispettivamente a 16 e 18 anni di sosta sur lie.

La straordinaria degustazione delle Riserve

Ferrari Perlé Nero Riserva 2017 – un Blanc de Noir, da Pinot Nero in purezza, cremoso, tropicale, con sfumature di vaniglia e zenzero. Controllo perfetto delle asperità aggressive del varietale, di grande eleganza gastronomica e da sbuffi di torrefazione sul finale.

Ferrari Riserva Lunelli 2015 – una delle 2 etichette a riportare entrambi i cognomi storici della cantina. Extra Brut come il precedente, gioca su nuance gessose, agrumi gialli, sandalo e albicocca. Cala lievemente nella persistenza di chiusura su frutta a guscio essiccata, complice una vintage molto muscolare e meno delicata.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2015 – spinge rapido su bergamotto, erbe officinali e miele di millefiori. Sorso cremoso e lunghissimo, sboccato nel 2024 dimostra lunga vita ancora davanti. Preferita la fermentazione in acciaio rispetto al secondo campione.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé 2012 – blend per il 60% da uve Chardonnay e 40% Pinot Nero vira su tocchi lievi di pasticceria e scie floreali con allungo tra fragoline di bosco e arancia sanguinella. Color rosa antico è uno dei prodotti più recenti e contemporanei studiato dai Lunelli di casa Ferrari.

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa: il lungo binario della storia del treno in Italia

Il Mezzogiorno d’Italia conserva bellezze naturalistiche e paesaggistiche conosciute in tutto il mondo. Lo dimostrano i numeri esponenziali del turismo che ha visto premiare le regioni del Sud tra le mete preferite di chi cerca un’oasi di pace e buon cibo.

Un territorio zavorrato negli anni bui del dopoguerra dalla piaga della criminalità e dell’arretratezza economica, oggi riscoperto e valorizzato come merita per cultura, enogastronomia e quale simbolo di calda accoglienza mediterranea: dal piccolo borgo contadino dell’entroterra ancora inesplorato a quello marinaro incastonato tra fiordi e spiagge di sabbia dorata e acque cristalline.

La storia del treno in Italia

La storia del Meridione ha radici che originano nella notte dei tempi quando popolazioni come Greci, Romani e poi le dinastie dei Saraceni, dei Normanni e degli Aragonesi, hanno trasformato per sempre il volto di ciò che era l’antica Magna Grecia.

I sovrani borbonici del Regno delle Due Sicilie erano alla ricerca di continue migliorie e novità industriali. La prima ferrovia della Penisola venne costruita nel 1839 proprio in Campania, lungo la tratta Napoli-Portici, dalla società francese Bayard & De Vergès.

La Ferrovia Napoli-Portici

Il tratto iniziale, costituito da un binario unico che venne rapidamente raddoppiato nei mesi successivi, rappresentò lo spartiacque nel periodo della cosiddetta Rivoluzione Industriale. Una sola locomotiva a vapore in funzione, denominata “Vesuvio”, di costruzione inglese dalla Longridge e Co. di Newcastle e che sviluppava una potenza – oggi risibile – di appena 65 CV.

Un successo senza precedenti con oltre 80 mila viaggiatori in poco più di un mese, che ha portato un’accellerazione consistente dei lavori in tutto il reame con un indotto in termini di occupazione e progresso incalcolabile. La prima conseguenza pratica fu proprio la trasformazione dell’industria siderurgica di Pietrarsa nel Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840, il primo nucleo industriale d’Italia con ben 1500 operai in piena attività.

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Lo stabilimento produttivo rimase operativo fino agli anni ’70 del ‘900, quando l’affermarsi delle locomotive elettriche e diesel determinò il declino dei mezzi a vapore. Nel 1977 le officine furono quindi destinate a diventare museo, inaugurato nel 1989 dopo i necessari lavori di adeguamento.

Passeggiare tra i padiglioni del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è un po’ come tornare ai ricordi dell’infanzia, quando il gioco più bello e ambito era il trenino elettrico con le rotaie allungabili e i locomotori uniti ai vagoni diversi a seconda delle epoche e delle tipologie. Il 1 maggio appena trascorso rappresenta la Festa del Lavoro e mai lavoro più bello e usurante è stato quello dei primi ferrovieri, quando il carbone era il solo combustibile a disposizione.

Un lavoro difficile e ricco di fascino, che elevava l’intera categoria (conducenti, operai, controllori e capo stazioni) al rango di lavoratori stimati e ammirati dalla popolazione.

La storica collezione treni

La collezione si compone di oltre 55 rotabili storici collocati negli antichi padiglioni dell’opificio borbonico che, un tempo,  ospitavano i reparti specializzati nelle varie lavorazioni del ciclo produttivo. Prima dell’avvento delle “Littorine”, infatti, vi erano i treni in cui si veniva avvolti dal vapore della locomotiva, quelli delle panche di legno e delle carrozze sovraffollate, la mitiche “Terrazzini” e  “Centoporte”.

La carrozza del Re

Negli anni venti del ‘900 fu commissionato alla Fiat un apposito treno per i viaggi del re e della sua famiglia che doveva essere dotato delle più moderne tecnologie disponibili. Consegnato nel 1929, il nuovo treno reale disponeva di tre carrozze, una per la regina, una per il re (perduta nel secondo conflitto mondiale) e la sala da pranzo.

L’allestimento interno fu curato dal noto architetto Giulio Casanova, che progettò i tre interni in modo davvero fastoso, come testimoniato dalla vettura preservata in questo Museo. Con la fine della monarchia, vennero apportate alcune modifiche alle decorazioni, eliminando i riferimenti alla Casa reale e al regime fascista.

Nacque così il nuovo treno presidenziale, consegnato nel 1948. Aveva in composizione la vettura salone Sz 1, già appartamento della regina, cui furono aggiunte altre tre nuove carrozze e, in seguito, il fastoso salone Sz 10, la vettura sala da pranzo del treno reale, oggi a Pietrarsa.

Fondazione FS Italiane

La Fondazione FS italiane è il custode e gestore del grande patrimonio storico delle Ferrovie italiane: costituita il 6 marzo 2013 riunisce sotto la sua tutela un parco di rotabili storici composto da 400 mezzi, i fondi archivistici e bibliotecari, i musei di Pietrarsa e Trieste Campo Marzio e le linee ferroviarie un tempo sospese, oggi recuperate ad una nuova vocazione turistica con il progetto «Binari senza Tempo».

FS Treni Turistici Italiani è l’impresa Ferroviaria del Gruppo FS che gestisce i treni storici della Fondazione FS.

Museo Nazionale Ferroviario di Petrarsa

Via Petrarsa snc – Napoli (NA)

CONTATTI:  Tel. 081 472003 | Mail: museopietrarsa@fondazionefs.it

ORARI DI APERTURA
  • MERCOLEDÌ: solo su prenotazione
  • GIOVEDÌ: dalle 9:30 alle 20:00
  • VENERDÌ: dalle 9:00 alle 17:30
  • SABATO E DOMENICA: dalle 9:30 alle 19:30

È possibile acquistare il biglietto di ingresso presso la biglietteria del Museo il giorno stesso della visita.

Ingresso con visita libera

  • 9,00 € intero
  • 6,00 € ridotto (under 18 e over 65)
  • 20,00 € tariffa speciale per due adulti e un ragazzo di età compresa tra i 6 e i 17 anni
  • 25,00 € tariffa speciale per due adulti e due ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni

Pazziella Garden & Suites di Capri: accordo raggiunto con lo chef Fabrizio Mellino, Tre Stelle Michelin con Quattro Passi di Nerano

Si apre una nuova pagina del turismo di lusso in Campania: le tre stelle Michelin del ristorante Quattro Passi di Nerano si uniscono alle cinque stelle del boutique hotel Pazziella Garden & Suites di Capri per una importante avventura: si chiama Campanella by Quattro Passi il nuovo ristorante che aprirà il 15 giugno nel giardino di Pazziella.

Il Ceo di Pazziella Francesco Naldi e lo chef Fabrizio Mellino hanno deciso di unire le loro esperienze in una partnership che porterà la filosofia di cucina autentica dei Quattro Passi – che parla di territorio, tradizione, memoria, ricerca e futuro – nel giardino mediterraneo del luxury hotel di Capri.

Entrambi giovani, impegnati con successo nelle reciproche aziende, Naldi e Mellino vengono da solida tradizione familiare nel campo rispettivamente dell’hotellerie e della ristorazione e hanno visto nel ristorante del boutique hotel Pazziella lo spazio giusto per creare Campanella by Quattro Passi.    

Il giovane tre stelle Michelin Fabrizio Mellino costruirà con Pazziella una sinergia per far vivere agli ospiti un’esperienza gastronomica a trecentosessanta gradi nell’oasi mediterranea che circonda Pazziella Garden & Suites.  

Il futuro del vino italiano è Donna: a Roma la “rivoluzione del movimento delle Sbarbatelle”

C’è un vento nuovo che soffia tra i filari delle vigne italiane, e porta con sé profumo di entusiasmo, passione e sensibilità tutta al femminile. È l’onda rosa delle Sbarbatelle, il movimento di giovani produttrici under 35 che sta rivoluzionando il panorama vitivinicolo italiano, mescolando radici profonde e visioni coraggiose. E nel 2024, questa energia contagiosa approda a Roma, nella raffinata cornice dell’A.Roma Lifestyle Hotel, grazie all’impegno di AIS Lazio.

Donne, Vino e Visione: Una Nuova Stagione per l’Italia del Vino

Se è vero che il vino nasce dalla terra ma racconta l’anima di chi lo produce, le etichette delle Sbarbatelle sono veri e propri ritratti liquidi, dipinti con grazia e determinazione da giovani donne che hanno scelto di scommettere su se stesse e sul futuro delle proprie aziende.

Il movimento, nato nel 2017 da un’idea di Paolo Poncino con il sostegno di AIS Piemonte, oggi rappresenta molto più di un gruppo di produttrici: è un simbolo di emancipazione, competenza e amore per il territorio. Le Sbarbatelle sanno coniugare tradizione e innovazione, portando avanti aziende storiche o fondandone di nuove, sempre con uno stile personale che unisce rigore tecnico e sensibilità femminile.

Intervisto la Presidentessa del Movimento Sbarbatelle, Giulia Arrighi che sottolinea i valori del movimento che si riassumono in un concetto concreto di unione e scambio tra colleghe in modo da fare rete e crescere insieme grazie allo scambio continuo di esperienze.

Il Valore della Bellezza e della Sensibilità nel Calice

C’è una qualità speciale nei vini delle Sbarbatelle. Non è solo una questione di tecnica o terroir, ma di sguardo sul mondo. La sensibilità femminile si riflette nella scelta delle uve, nella cura del dettaglio, nel rispetto per la natura e nella capacità di raccontare attraverso ogni sorso un’emozione autentica.

Il banco d’assaggio di Roma sarà una finestra su questa dimensione, dove accanto alla qualità delle etichette si percepirà la storia, il sacrificio e la visione di giovani donne che, con il proprio tocco, sanno dare bellezza e profondità al vino italiano.

Un Manifesto di Coraggio e Talento

Sbarbatelle a Roma non è solo un evento, è un messaggio potente di empowerment. In un settore ancora in parte dominato da logiche maschili, queste giovani produttrici dimostrano che il talento non ha genere. Ogni etichetta è il volto di una donna che si è rimboccata le maniche, ha preso decisioni difficili e ha saputo innovare, senza mai perdere di vista la qualità e l’identità del proprio vino.

Con aziende come Bruna Grimaldi, Castello di Uviglie, Donato D’Angelo, Tenuta Placidi, Velenosi e tante altre, la manifestazione celebra la forza creativa delle donne e la loro capacità di emozionare attraverso il vino.

Vino, Solidarietà e Speranza

Oltre alla passione per il vino, AIS Lazio dimostra un impegno concreto anche nel sociale, partecipando ogni anno con una squadra alla Race for the Cure, per sostenere la ricerca e la prevenzione contro il tumore al seno. Una presenza che ribadisce quanto il mondo del vino sappia essere vicino alle persone e ai valori più autentici.

Brindare al Futuro, con il Cuore e con il Sorriso

Sbarbatelle a Roma è molto più di un appuntamento enologico: è un brindisi collettivo al futuro del vino italiano, un invito a scoprire quanto le nuove generazioni possano innovare e sorprendere, con grazia, eleganza e tanta determinazione.

Inoltre, per la prima volta le Sbarbatelle sono state presenti con il loro stand al Vinitaly 2025 nel Padiglione 10 del Piemonte. Il successo è stato incredibile tanto che nemmeno loro se lo aspettavano. Il vino è donna, il vino è bellezza, il vino è futuro. E le Sbarbatelle sono pronte a raccontarcelo, un calice dopo l’altro.

Montepulciano: ritorno da Podere Casanova per creare un blend in stile Supertuscan

Isidoro e Susanna Rebatto sono degli autentici visionari per l’areale di Montepulciano. Di loro e del sogno chiamato Podere Casanova abbiamo già scritto in un precedente articolo firmato dall’autore Alberto Chiarenza. Tornare in questi luoghi era dunque una sorta di obbligo morale, per comprendere appieno l’aderenza del progetto alle aspettative iniziali dei titolari.

L’occasione giusta è arrivata con la lodevole iniziativa enoturistica Podere Casanova: un weekend di relax, cultura e buon vino con l’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022” tra le dolci colline di Montepulciano creata in collaborazione con l’ufficio stampa Maddalena Mazzeschi.

Il contesto di Montepulciano

Uno dei borghi più belli d’Italia, visitato di recente in un tour a cura del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Le sue stradine, le Chiese e le numerose terrazze panoramiche dominano la vista dall’alto delle colline morbide, lungo i versanti della Val di Chiana, fino al Lago Trasimeno e a Montalcino in lontananza.

Ricca di storia e fascino, con le famose tre cerchie murarie, Montepulciano è da sempre terra di mercati fiorenti, di vino e di conquista, avvenuta nel medioevo da parte della Repubblica di Siena, che qui pose il proprio feudo-crocevia di genti e di culture. Ancora oggi molte realtà vitivinicole possiedono locali di fermentazione e affinamento sotto le vie della città, a perenne ricordo di una tradizione millenaria tramandata sin dagli antichi Etruschi.

Il nostro ritorno a Podere Casanova

Se Susanna è l’anima commerciale dell’azienda, certamente il guru in campo è il marito Isidoro: vasta esperienza nel settore della geotermia per le centrali idroelettriche ed appassionato di tutto ciò che riguarda la Natura. Le vigne hanno rappresentato la prosecuzione di quanto svolto sinora, con particolare attenzione verso l’ambiente ed i trattamenti, l’abolizione del rame chimico e la preferenza per l’anolyte, prodotto di sintesi osmotica e potente antifungino.

In cantina il giovane enologo Mirko Tizzoni collabora instancabilmente per dare sintesi e voce alle varietà d’uva coltivate: dal Sangiovese, fino agli internazionali di lusso Cabernet Sauvignon, Merlot, Pertit Verdot e Syrah.

Il Sangiovese di Montepulciano a confronto con i vitigni internazionali

Proprio nell’evento ideato per gli appassionati e gli addetti ai lavori è stato possibile capire le differenze tra il nobile Sangiovese e le altre contaminazioni provenienti da varietà d’origine francese. In questa zona il principe di Toscana matura con maggior lentezza, complice terreni, esposizioni e condizioni climatiche che centellinano la formazione di una corretta e ben integrata trama polifenolica. Il blando Merlot risulta svantaggiato rispetto al Cabernet Sauvignon denso e succoso, al Syrah che guarda alla ricchezza aromatica di Cortona e ad un’insolito Petit Verdot di carattere.

L’evento “Crea il tuo IGT Toscana 2022”

Dopo le spiegazioni di rito, ha inizio, dunque, il momento clou della manifestazione promossa da Podere Casanova, quello di testare i vari campioni di vino già pronto e unirli – in termine tecnico “blendarli” – per realizzare un Supertuscan che racconti del territorio e delle sue uve. Ci si è potuti avvalere dell’assistenza dello staff aziendale, muniti di una pipetta graduata utile allo scopo.

Il nostro risultato, in attesa della sosta in bottiglia e di un successivo riassaggio nei prossimi mesi, ha visto la composizione in percentuale del 45% di Sangiovese, 25% di Cabernet Sauvignon, 15% di Syrah, 10% di Petit Verdot e 5% di Merlot. Un gioco entusiasmante che ci ha consentito, per un breve momento, di essere piccoli enologi in cerca di successo.

Le rarità tra le proposte di Podere Casanova

Non solo classicità toscana a chilometro zero, bensì fantasia, illuminazione e coraggio tra le etichette degustate in cantina e nello spaccio aziendale di Montepulciano.

A dir poco meraviglioso Euforia 2019, quasi irripetibile per le condizioni in cui ha preso forma. Chardonnay, Verdello e Grechetto, quest’ultimo che ha visto il contatto con la muffa nobile, in stile orvietano. Nuance di camomilla essiccata, albicocca, canditi di cedro e miele di millefiori. Finale lungo e salmastro, per un vino fuori da qualsiasi schema.

Succoso e gradevole il Rosso di Montepulciano 2019, in uscita molto tempo oltre quanto prevede il Disciplinare di produzione. La tipica ciliegia matura, sospinta da spezie tenere e rimandi officinali saporiti.

Verticale del Vino Nobile di Montepulciano annate dalla 2019 alla 2014 con la 2018 e 2017 in perfette condizioni, apprezzabili per motivi diversi: la prima evidenzia note terziarie da brace di camino e torrefazione, la seconda tutta la potenza ed il nerbo del frutto in un’annata considerata erroneamente troppo calda per fare vini longevi e di qualità.

In ultimo l’eleganza convincente del cru Settecento – Vino Nobile di Montepulciano 2018 – dai filari più vecchi prospicienti il bosco e allevati con tecniche alternative. Sangiovese in purezza, dimostra il timbro territoriale tra amarene sotto spirito, fiori violacei, erbe spontanee e sfumature di genziana unita a cacao in polvere e tabacco biondo. Tannini setosi e persistenza quasi infinita.

Forse meno rassicuranti le tenue bollicine e gli alquanto pomposi due IGT Toscana – Leggenda e Irripetibile – troppo ancorati ad una macchinosità di beva non più in voga come nel passato. Agilità è il nuovo motto per il presente e l’immediato futuro, non scommettendo però sul fatto che determinati spessori non tornino di moda prima o poi.

In esclusiva per 20Italie l’assaggio della tipologia Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021

La famiglia Rebatto ci ha tenuto a riservare la prova, per i lettori di 20Italie, della nuova tipologia etichettata Vino Nobile di Montepulciano “Pieve Sant’Ilario” 2021, che uscirà in commercio non prima di un paio d’anni di ulteriore riposo in vetro. Assaggio en primeur strepitoso, dal frutto scuro di bosco e con spezie delicate rimarcate da sbuffi mediterranei. Ben 24 mesi in legno tra tonneau e barrique di secondo passaggio.

ANANTARA CONVENTO DI AMALFI GRAND HOTEL: FUGA DI PASQUA IN COSTIERA TRA GUSTO, RELAX E CULTURA

Comunicato Stampa

Dalla divertente caccia alle uova alle raffinate sorprese culinarie del ristorante Dei Cappuccini e agli esclusivi rituali benessere all’Anantara Spa, fino alle esperienze inedite alla scoperta del territorio

Amalfi, aprile 2025. Con l’arrivo della primavera, la Costiera Amalfitana si accende di nuovi colori e profumi avvolgenti: i vivaci fiori che sbocciano lungo la costa e il cielo azzurro annunciano il ritorno delle giornate di sole. In questa suggestiva cornice, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, che ha riaperto le porte il 12 marzo, èpronto a celebrare la Pasqua offrendo soggiorni all’insegna dell’eccellenza, tra esperienze autentiche, momenti di relax e imperdibili incontri gastronomici.

Si inizia con il primo appuntamento il sabato prima di Pasqua, il 19 aprile, con un pomeriggio dedicato a tutta la famiglia: dalle 16:00 alle 18:00, l’antico Chiostro prenderà vita e si trasformerà in un’oasi di divertimento per grandi e piccini. Giochi, attività creative e un colorato truccabimbi accompagneranno la visita speciale del coniglietto pasquale, che sorprenderà i piccoli ospiti con dolci e sorprese. L’evento è aperto anche agli esterni, regalando a tutti la possibilità di immergersi nell’atmosfera festosa della Pasqua in Costiera.

La domenica di Pasqua, il 20 aprile, si apre con una colazione speciale presso il Ristorante Dei Cappuccini, dove l’immancabile apertura delle uova di cioccolato renderà il risveglio ancora più dolce. A seguire, alle 11:00, l’atmosfera si riempirà di allegria con la tanto attesa Caccia alle uova nel giardino dell’ex Convento. Le famiglie vivranno un momento di puro divertimento alla ricerca delle uova nascoste, immersi nella quiete della natura, tra i colori del giardino in fiore e una vista spettacolare che si apre sul mare.

Per il Pranzo di Pasqua – dalle 12:30 alle 15:00 -il Ristorante Dei Cappuccini invita ad intraprendere un viaggio culinario, curato dall’Executive Chef Claudio Lanuto, che celebra la tradizione gastronomica del territorio, in un trionfo di sapori e aromi. Sulla terrazza panoramica, con il mare cristallino della Costiera Amalfitana che si estende all’orizzonte, si potranno gustare piatti tipici come fusilli napoletani con stracotto di agnello, maiale laccato al limone e dolci napoletani, il tutto accompagnato da una selezione di vini pregiati. Un pranzo indimenticabile, perfetto per condividere momenti speciali con i propri cari, aperto sia agli ospiti dell’hotel sia agli esterni.

Per chi desidera abbandonarsi a un momento di totale benessere, l’Anantara Spa, punto di forza del brand Anantara, propone trattamenti unici. Da segnalare, Il Citrus Bliss Rivitalizzante, che include un massaggio agli agrumi di Amalfi rigenerante, seguito da un trattamento viso per una pelle fresca e luminosa. In alternativa, l’offerta Energizzatevi e rilassatevi combina un rilassante scrub corpo con un massaggio antistress che allevia tensioni e ristora i sensi, preparando gli ospiti ad affrontare la nuova stagione con una nuova energia.

Non mancano, infine, le attività pensate per esplorare il territorio e conoscere la cultura locale:

  • “Pace & Bene” con Fra Marcus, momenti nei quali immergersi nella vita monastica insieme al frate del convento, esperto della filosofia Pace & Bene e profondo conoscitore dei segreti della struttura. Fra Marcus è a disposizione per offrire dettagli sul contesto storico durante le visite alla chiesa, al chiostro e alla Passeggiata dei Monaci [Su prenotazione – soggetta a disponibilità]
  • Amaro Masterclass al Bar Dei Cappuccini, un’immersione nei sapori storici, con l’opportunità di esplorare gli amari preparati dai monaci, utilizzando erbe coltivate nel convento e scoprendo le loro proprietà lenitive e digestive. Ogni degustazione sarà accompagnata da stuzzichini locali, per un’esperienza completa. [Su prenotazione – soggetta a disponibilità]
  • Easter Afternoon Tea al Bar Dei Cappuccini, una degustazione di selezionate prelibatezze tipiche della Pasqua, tra cui la tradizionale pastiera napoletana e specialità salate, il tutto accompagnato da un calice di bollicine per rendere il momento ancora più speciale. [Quando: ogni giorno, dalle 15:00 alle 17:00]

Per info consultare il sito https://www.anantara.com/it/convento-di-amalfi

Per prenotazioni contattare conventodiamalfi@anantara-hotels.com – +39 089 8736711

Note Stampa

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel fa parte del portfolio europeo del brand Anantara Hotels & Resorts, del gruppo Minor Hotels. Situato in una delle destinazioni più famose d’Italia, in uno dei monumenti più iconici della Costiera Amalfitana – un ex convento dei Cappuccini del XIII secolo costruito a picco sulla scogliera – l’Hotel dista a soli 10 minuti a piedi dal centro di Amalfi e a circa 90 minuti di auto dall’aeroporto internazionale di Napoli. Un rifugio esclusivo, ideale per chi cerca una fuga di serenità e benessere, in un ambiente intimo e riservato, dove rigenerarsi in totale tranquillità. L’edificio, risalente a 800 anni fa, è stato sottoposto a un attento lavoro di ristrutturazione che ha preservato le caratteristiche storiche dell’edificio, tra cui il chiostro e la chiesa barocca, completa di altare in marmo e pavimento in maiolica. Della facciata sono stati attentamente conservati i materiali e i colori originali. Il design degli interni si ispira al convento e alla vita semplice e artigianale dei monaci che per secoli hanno abitato questo luogo, con materiali naturali – legni, pelli, fibre naturali e metalli preziosi, impreziositi da dettagli di lusso che contraddistinguono il brand Anantara.

L’albergo, con un totale di 52 camere e suite elegantemente rinnovate, ospita il ristorante gourmet Dei Cappuccini, curato dall’Executive Chef Claudio Lanuto, La Locanda della Canonica, l’Anantara Spa e una palestra panoramica all’aperto dotata di attrezzature all’avanguardia TechnoGym. Inoltre, la struttura vanta un’ampia terrazza con piscina a sfioro sul bordo della scogliera, offrendo agli ospiti una vista mozzafiato sul mare. Grazie al suo fascino unico e alla sua posizione straordinaria, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel è anche una delle location per matrimoni più belle e ricercate della Costiera Amalfitana.

Per maggiori informazioni contattare:

Francesca La Rosa
Marketing & Communication Manager
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel
E: f.larosa@anantara-hotels.com

Ufficio Stampa Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

FCOMM via Pinamonte da Vimercate, 6 – 20121 Milano

Francesca Pelagotti: E-mail: francescapelagotti@fcomm.it

Lodovica Massarelli: E-mail: lodovicamassarelli@fcomm.it

Chiara Cortiana: E-mail: communication@fcomm.it

Aldo Viola: il cuore di Alcamo batte attraverso i suoi vini naturali

Il nostro viaggio ad Alcamo, culla storica della viticoltura siciliana, è iniziato con una visita che non dimenticheremo facilmente: la cantina di Aldo Viola. Figura carismatica e punto di riferimento per il territorio, Aldo incarna tutti quei valori che rendono unica questa terra. In un momento in cui il mercato aveva messo a dura prova il settore vitivinicolo della Doc Alcamo, lui è riuscito a restituire dignità e valore al territorio, elevandolo ad espressione autentica di tradizione e innovazione.

La storia della famiglia Viola

Discendente di quattro generazioni di vignaioli, Aldo sceglie tuttavia di percorrere una strada perigliosa, un percorso che lo ha portato a sfidare con energia le tesi paterne, sperimentare e viaggiare per aprire nuovi orizzonti rivoluzionari. A 20 anni lascia la città natale e approda a Copenaghen, lontano anni luce dalla comodità di oggi. In tale periodo si impregna di nuove esperienze, apre la sua visione del mondo e del vino, immergendosi in un contesto internazionale. Ma l’inverno in Danimarca è buio, spesso umido e grigio, ogni giorno l’alba si posticipa di 10 minuti e il richiamo del sole della sua terra si rivela irresistibile.

Ritorna in Sicilia con una consapevolezza rinnovata e uno sguardo diverso: scopre così che molte delle scelte del padre, apparentemente tradizionali, erano in realtà profondamente moderne, anticipatrici di tendenze che il mercato avrebbe riconosciuto solo molto più tardi.

I vigneti aziendali

Le vigne si estendono su due territori dalle caratteristiche uniche, tra Feudo Guarini e Contrada Pietrarinosa, dove i suoli argillosi-calcarei si intrecciano a microclimi estremi. “Ogni anno è una tela bianca da dipingere”, ogni dettaglio della produzione è una scelta consapevole: nessuna chimica in campo o in cantina, basse rese, uve selezionate manualmente chicco per chicco e processi artigianali curati direttamente da Aldo. “Più cose fai più il vino ti chiede una risposta”.

La sintesi apparentemente semplice di Aldo è frutto di una grande ricerca e di una filosofia radicata in lui e figlia di profonde riflessioni. “Causa ed effetto nel vino sono espressioni in un range di parametri” che bisogna limitare il più possibile. I suoi vini sono figli di un equilibrio perfetto tra biodiversità e creatività. Le tecniche di coltivazione in Biologico si affiancano alla Biodinamica con l’unico obiettivo di riattivare il ciclo vitale e con esso ridare al suolo tutta la sua fertilità. Le pratiche in cantina ridotte all’essenziale per non rovinare, semmai esaltare, quanto di buono è stato fatto prima. Ne escono vini dalla fortissima presenza e identità territoriale.

La Syrah dell’etichetta “Coccinella” più fresco e affinato in acciaio, racconta la forza del vento e la mineralità della terra, mentre il complesso Syrah “Plus” si fa portavoce di ambizioni più strutturate. Il Catarratto “Krimiso” è pura poesia: nato a 430 metri di altitudine, è il frutto della combinazione tra tradizione e l’istinto di un artista. E non possiamo dimenticare il “Moretto” blend di Nerello Mascalese, Syrah e Perricone, capace di esplodere in un ventaglio di sapori e una grande bevibilità.

L’assaggio dei vini di Aldo Viola

Brutto – Frizzante – Metodo Ancestrale – rifermentazione in bottiglia. Si tratta di un Cataratto nato da suolo argilloso e sabbioso a un’altitudine di 400mt, fermentato spontaneamente in acciaio e poi imbottigliato in primavera. Pungente, esuberante ben amalgamato con la massa giustamente zuccherina e dal sorso pieno e compiuto. Decisa freschezza e mineralità che amplifica la generosità fruttata e floreale, con sbuffi di caramella agli agrumi.

Brutto Rosè Frizzante – altro rifermentato in bottiglia, rosso nel carattere ed elegante, da vigne coltivate su un terreno argilloso, sabbioso e calcareo di Nerello Mascalese, Perricone e Syrah. Dopo una fermentazione spontanea in vasche d’acciaio il vino affina in bottiglia; un sorso di grande piacevolezza.

Egesta – 2018 – Grillo all’ennesima potenza, senza compromessi, proveniente da territori di elezione unici, una singola vigna sita sulle colline di Pietrarossa nei pressi di Calatafimi, 250slm. Vinificato a grappolo intero e con macerazione per 6 mesi senza solforosa, filtrazioni o chiarifiche. In tutte le fasi ricorda l’arancia, prettamente candita, ma anche macchia mediterranea ed effluvi minerali. La bocca è setosa, cremosa e profonda, marina. Il finale è lunghissimo e con una leggera frizione tannica a impreziosirlo.

Krimiso – 2016 – Cataratto – Il nome proviene dalla Dea di un fiume termale della provincia di Trapani. L’interpretazione del Cataratto parte da una vigna di 15 anni a 500 m.s.l.m. in una vallata scoscesa con vista mare, terreni sabbiosi rossi, a diversi km da Alcamo. 5 mesi di macerazione sulle bucce di uve diraspate e fermentate con i propri lieviti indigeni. Arriva in bottiglia senza pressatura meccanica, esclusivamente per gravità, senza stabilizzazioni o filtrazioni, solo l’aggiunta di 20mg/s di solfiti per conservarlo alla sfida del tempo, che nel nostro assaggio vince a man basse. Il colore intenso è da orange wine, poi sorprende al naso con note di agrume bianco, frutta candita e fiori freschi ancora bianchi. In bocca è sensuale e vivace, freschezza e salinità donano dinamicità, il finale è lungo leggermente ammandorlato.

Shiva – 2006 – Prodotto solo quando l’annata ispira e, così come il Dio Shiva, della distruzione e della rinascita può presentarsi in molteplici forme. Vendemmia tardiva di Cataratto da vecchie viti dell’azienda poi macerato 6 mesi insieme alle sue bucce, pressato e affinato in botte di rovere francese. Il 30% del raccolto viene appassito prima della fermentazione, conferendogli una concentrazione di frutta eccezionale. Il profondo tono ambra è punteggiato di riflessi aranciati. Al naso è ampio e variopinto, miele di agrumi, zafferano, note iodate, pepe bianco, fiori d’arancio. Il vino si apre, continuando con richiami a arancia amara e macchia mediterranea, caramello salato.

Guarini – 2014 – Syrah per Aldo è il ricordo della madre francese e del vino rosso delle feste. Quando rientra dalle sue esperienze all’estero Aldo ha nella testa tante idee e ancora quello spirito di rivoluzione, che lo porta a sfidare la cultura bianchista dei suoi avi. Individua nel Feudo Guarini, a 30 km dall’Azienda di famiglia una montagna vergine, 6 ettari a 350mslm rubati alla roccia marnosa bianca affiorante, che ritiene perfetti per esprimere a meglio i caratteri di Syrah e Nero d’Avola.

I terreni sono argilloso-calcarei ricchi di scheletro e sostanza, sormontata da forte vento in un contesto climatico caldo e asciutto. Forti escursioni termiche, nella testa di Aldo c’è una Syrah floreale, salina e verticale. La vigna allevata ad alberello ha circa 25 anni, avviene una accurata cernita dei grappoli, in cantina fermentazione spontanea e invecchiamento avvengono in tonneaux di rovere francese e per almeno 9 mesi. Nessuna chiarifica o filtrazione, aggiunta minima di solforosa.

Il calice è rosso rubino scuro dalle sfumature granato. Il naso ha un impatto importante e ricco, un perfetto incontro tra la Sicilia e il Rodano, con toni fruttati di prugne e arancia sanguinella e macchia mediterranea che si alternano a ricordi salmastri di oliva nera, pepe nero, carruba e ginepro. Grande carattere, sorso fresco e coerente, una generosità ben retta da una impalcatura salina importante. Lungo materico e longevo.

Ruby – 2000 – Chi ha una passione sa che ci sono cose che non si possono comprare, ma piuttosto si condividono con amici e gli appassionati. Di quest’ultimo vino possiamo discutere delle note di degustazione, ma non possiamo condividere il momento e la ritualità, secolare, che Aldo ha voluto condividere con noi. La strada è quella dei vini ossidativi, ispiranti dalle creazioni capolavoro del vicino De Bartoli e dei Marsala pre-British. Parte da una base Rossa, Nero D’Avola e Syrah alla quale si aggiungono i bianchi Grillo e Cataratto, pratica di antica memoria ma spiegata con un senso moderno, ossia donare al vino il Ph necessario per la sfida del tempo. Viene realizzata 1 barrique, dimenticata per 14 anni, 80 litri, 102 bottiglie, senza etichetta, perché è “il vino dell’amicizia”.

Abbiamo rivissuto un rito georgico bagnando con questo vino delle Sarde sotto sale, tesoro delle acque Siciliane e dell’Olio Estravergine di Oliva Viola, altro gioiello dell’Azienda e Oro di Sicilia. Aldo Viola non è soltanto un vignaiolo, ma un visionario che ha saputo riaccendere ad Alcamo il fuoco della tradizione e della conoscenza vinicola, ispirando i giovani, i Cataratto Boys e donando loro il ruolo che sicuramente meritano nel panorama vitivinicolo italiano.