I vini di Podere Pellicciano nell’incantevole borgo di San Miniato

Se si pensa a San Miniato, viene immediatamente in mente il tartufo bianco e proprio dal seminario condotto sul pregiato tubero nostrano inizia il press tour organizzato da Claudia Marinelli di Darwine & Food Comunicazione e Podere Pellicciano.

Dettagli utili alla raccolta del tartufo da parte dell’azienda sanminiatese Nacci, mancava solo la caccia al tartufo accompagnati, magari, dagli splendidi lagotti cercatori infallibili.

San Miniato, però, è anche zona dove la viticoltura affonda le radici nel lontano passato. Dopo una passeggiata tra i vigneti a Bucciano con i fratelli Fabio e Federico Caputo, ci siamo diretti al Ristorante Brassica di San Miniato e deliziati dai piatti preparati dallo chef Andrea Madonia in abbinamento con le vecchie annate di vini di Podere Pellicciano.

Al mattino seguente abbiamo effettuato la degustazione in azienda e poi la visita in cantina, per assaporare anche alcuni campioni sia da vasca che da botte, al cui termine è seguito uno squisito pranzo in azienda realizzato magistralmente dallo chef Armando Brigai del Ristorante Olivum di Ponte a Elsa. Piatti ben preparati e ben calibrati con ingredienti territoriali e, naturalmente, ottimi vini.

Podere Pellicciano è stato acquistato dalla famiglia Caputo nel 2003 come casa di campagna; allora era conosciuto come Vallechiara, posto a poca distanza dal centro abitato del Borgo etrusco di San Miniato (Pi). Un antico podere che risale al 1830 e che vanta oggi circa 10 ettari vitati e 3 ettari di olivi, da sempre gestiti secondo i dettami dell’agricoltura biologica nel massimo rispetto dell’ambiente, con certificazione BIO ottenuta nel 2016.

Le varietà coltivate sono quelle storiche trovate in eredità nelle vecchie vigne, propagate e inserite per selezione massale anche nei nuovi impianti: Sangiovese, Malvasia Nera, Colorino e Canaiolo per quanto riguarda le varietà a bacca rossa; Trebbiano, Malvasia Bianca, San Colombano e Vermentino a bacca bianca.

Il suolo è ricco di tufo in superficie e di argilla in profondità con presenza di fossili marini. Le altimetrie dei vigneti in località Bucciano sfiorano i 280 metri s.l.m.. Una scelta ben ponderata è stata quella di non mettere a dimora nessuna varietà internazionale, in un periodo ove molti altri vigneron lo facevano. La varietà preferita è la Malvasia Nera: avendo un ciclo più breve rispetto ad altri, le condizioni climatiche sono ideali per scongiurare le gelate primaverili. Un’areale che dà origine a vini meno strutturati e possenti, ma al contempo più eleganti. Le escursioni termiche tra le ore diurne e notturne sono notevoli, fattore importante per ottenere una buona complessità aromatica. Le correnti marine donano infatti una buona ventilazione alle dolci colline sanminiatesi.

Una splendida realtà a conduzione familiare, Concetta, la mamma, si occupa delle visite in cantina e l’accoglienza dei molti turisti che visitano San Miniato, Fabio si occupa di tutta l’attività commerciale e Federico, l’enologo, si occupa sia dei vigneti sia di tutta la produzione in cantina. Prevalentemente i vini da loro prodotti sono in purezza, recentemente anche qualche blend. Alcune etichette sono dedicate ai figli, sulle quali campeggia il soprannome, Il Biondo dedicato a Fabio, Cimba a Martina e Tricche a Federico.

Un’azienda giovane ed emergente della quale senza ombra di dubbio sentiremo parlare molto in futuro e bene. Una famiglia affabile e molto ospitale, il bello del mondo enoico.

I vini degustati

Il Biondo Toscana Igt 2023 – Vermentino, Malvasia Bianca e Grechetto – dalle nuance giallo paglierino ed un naso in cui giungono sentori di fiori di camomilla, pesca, ananas e vibrazioni agrumate. Sorso saporito e di buona corrispondenza.

Fonte Vivo Toscana Igt 2021 – Trebbiano in purezza  – Giallo dorato, sprigiona note di albicocca, caramella d’orzo, erbe officinali, dal gusto pieno e persistente.

Chianti Docg 2023 – Sangiovese, Colorino e Canaiolo – Rubino vivace, rimanda subito a sentori di giaggiolo, mora e frutti di bosco.  Fresco, sapido e coerente.

Tricche Toscana Igt 2021 – Sangiovese 70%, Malvasia Nera 20% e Colorino 10% – Rosso rubino intenso, salgono all’olfatto note di rosa, prugna, mora, sottobosco e nuance balsamiche. Sorso vellutato, equilibrato e coerente .

Egola Toscana Igt 2020 – Malvasia Nera – Rubino intenso, rimanda sentori di mora, ribes nero, liquirizia e spezie. Al palato risulta setoso, armonioso e tipico.

Egola Toscana Igt 2021 – Malvasia Nera – Rubino intenso, libera note di rosa, giaggiolo, frutta nera e tabacco. Allungo finale fresco, saporito e leggiadro.

Buccianello Toscana Igt 2021 – Colorino – Rubino impenetrabile,  si percepiscono note di mora, prugna, ribes e pepe nero, setoso, delizioso e decisamente lungo.

Buccianello Toscana Igt 2020 – Colorino – Rubino impenetrabile, emana sentori di rosa, ciclamino, frutti di bosco e spezie, dalla bocca fresca, saporita e leggiadra.

Prato della Rocca Toscana Igt 2020 – Malvasia Nera, Sangiovese e Colorino in uvaggio e coofermentati – Rubino impenetrabile, rivela note di frutta rossa e spezie dolci. Avvolgente, accattivante e persistente.

Prato della Rocca Toscana Igt 2019 – Malvasia Nera, Sangiovese, Colorino in uvaggio e coofermentati – Rubino impenetrabile, dipana sentori di mirto, frutti di bosco,  sottobosco e spezie dolci, attacco tannico poderoso e buona piacevolezza di beva.

Podere Pellicciano
Via Serra, 64
56028 San Miniato (Pi)
www.poderepellicciano.it

Masi Agricola: la Valpolicella in tour a Napoli da Cisterna Bistrot

Nord chiama Sud: la Valpolicella proposta nei vini di Masi Agricola e i piatti dello chef Pierpaolo Musto di Cisterna Bistrot a Napoli.

Evento organizzato grazie all’impegno di Titti Casiello, nostro autore di 20Italie, quest’oggi invece in veste di intermediaria tra due realtà che fungono da guida nel panorama enogastronomico. A Napoli le contaminazioni esistono da sempre e da Cisterna Bistrot, sotto le mani sapienti di chef Pierpaolo Musto, vanno in scena piatti della tradizione rivisitati appositamente in chiave veneta per l’ospite d’onore: i vini di Masi Agricola.

Chef Pierpaolo Musto

La storia di Masi inizia nel 1772, data della prima vendemmia della famiglia Boscaini nei pregiati vigneti del “Vajo dei Masi”, valle nel cuore della Valpolicella Classica. Da qui prende il nome l’azienda, tuttora di proprietà della famiglia, che, dopo oltre 200 anni di appassionato lavoro, opera attivamente oggi con la sesta, settima e ottava generazione. Fanno parte del Gruppo anche le cantine Conti Serego Alighieri, Conti Bossi Fedrigotti e Canevel, oltre le Tenute a conduzione biologica Poderi del Bello Ovile in Toscana e Masi Tupungato in Argentina.

Il menù prevedeva un trittico composto da:

alici ‘mbuttunate in saor accompagnate dal Valpolicella Classico Doc “Possessioni” 2021 di Serego Alighieri, classico incontro di uve Corvina, Rondinella e Molinara (clone Serego Alighieri da una vigna a piede franco), dai tannini morbidi e dall’ottima bevibilità fruttata.

Montanarina con baccalà mantecato proposta in abbinamento al Rosso Verona IGT “Campofiorin” 2020, una vendemmia tardiva in stile tipico per l’areale ed una tecnica peculiare, affinatasi negli anni, che consiste nel far rifermentare la massa vinosa sulle bucce semi-appassite dell’Amarone. Potenza e controllo viaggiano sullo stesso ritmo, non coprendo la delicatezza della mantecatura.

Polenta con salsiccia e friarielli servita con Amarone della Valpolicella Classico Docg Riserva “Costasera” 2017. La storia di Masi qui presentata in un’annata straordinaria, che ha consentito di ottenere un vino dalla gradevole freschezza non rimarcata da eccessive sensazioni morbide.

Prima del gran finale non poteva mancare il classico Risotto all’Amarone, eseguito alla perfezione con l’aggiunta di yogurt di bufala e nocciole di Giffoni. Qui la maggiore età dell’Amarone della Valpolicella Classico Docg “Vaio Amaron” 2016 di Serego Alighieri, con le sue nuance da confettura di frutti di bosco e una speziatura completa tra pepe nero e cannella, ottiene il massimo consenso dei presenti.

Chiusura su un plateau di formaggi erborinati a base di latte di pecora e bufala, ben sorretti dall’avvolgenza del Recioto della Valpolicella Classico Docg “Angelorum” Masi e sulle frittole veneziane (simili alle zeppole partenopee) con crema al limone di Sorrento con un calice di Elisir allo zenzero in Grappa di Amarone Masi.

Un prodotto di particolare rarità e degno di una serata all’insegna del buongusto, dell’eleganza e della musica jazz, con le indimenticabili melodie di Ella Fitzgerald.

Trieste: i vini macerati protagonisti della terza edizione dell’AMBER WINE FESTIVAL

Il Castello di San Giusto domina come un angelo protettore sulla città di Trieste; davanti il mare e dietro le colline e i confini che hanno segnato la storia di paesi e uomini negli ultimi due secoli.

Un luogo perfetto e molto suggestivo per ospitare i vignaioli che scelgono di macerare le uve bianche per produrre vini secondo una antica tradizione; molti di essi usano le anfore, richiamando la cultura delle Qvevri della Georgia.

La manifestazione ha visto al taglio del nastro l’Assessore delle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste Giorgio Rossi, il presidente Diego Colarich e Tomi Kresevic della ForevenTS, che hanno lanciato il progetto “ Il San Giusto del Gusto”: il Castello infatti ospiterà una serie di appuntamenti legati all’enogastronomia, tra cui il 24 agosto Bolle Naturali, il 7 Settembre Gin Gin e per finire in bellezza, sabato 21 settembre Birrart.

Amber Wine Festival richiama i maggiori esponenti friulani e del Collio/Brda, con le nuove annate e con la passione di sempre, ma anche vignaioli da altre regioni italiane quali Trentino Alto Adige, Liguria e Sicilia e persino da altre parti d’Europa.

Ecco alcuni degli assaggi più emozionanti.

Prima partecipazione per l’azienda ligure La Ricolla, che ha sede nell’entroterra di Chiavari: grazie a Daniele Parma è stata operata la conversione in regime biodinamico ed egli utilizza anfore di terracotta toscana.

Berette vede protagonista il Vermentino che macera circa due settimane sulle bucce (“berette” in dialetto genovese): si annuncia con un bel colore dorato ed esprime sentori di agrumi, macchia mediterranea, the. In bocca brilla per la sapidità che rimanda ai luoghi dai quali proviene.

Oua al quadrato è sempre un Vermentino che fermenta spontaneamente in tini di cemento, macera sulle bucce per 150 giorni e affina in anfora per 6 mesi. Le uve provengono dal vigneto Fliscano, vicino alla Basilica dei Fieschi, mirabile esemplare di arte gotica in Liguria. I sentori virano su note agrumate, anche di frutta candita, il sorso è scorrevole, con lieve astringenza e chiusura salina.

Conferma per un altro vignaiolo biodinamico che opera nella zona del Lago di Caldaro: Andreas Dichristin di  Tröpfltalhof  esprime profondità e complessità nei suoi vini da vitigni internazionali, che seguono tutte le fasi della vinificazione in anfore Tava. Le Viogn  è un Viognier in purezza che racconta con delicatezza fiori e frutta a polpa bianca, erbe di campo e di miele. Affascina per la bevibilità e la persistenza gusto olfattiva.

Garnellen, il Sauvignon Blanc coltivato nella vigna che circonda la cantina, dialoga con il palato proponendo agrume, erbe aromatiche, una nota balsamica e gioiosa freschezza. Un vino che conquista e che sa sfidare il tempo.

Radovic, presente con la sua produzione già dalla prima edizione dell’Amber Wine Festival, è un giovane che stupisce ogni anno sempre di più: vini puliti, territoriali e che esprimono la passione e il cuore di chi li fa. Marmor  e la Malvasia vengono vinificati usando contenitori di pietra carsica; in vigna l’intervento è minimo, nel rispetto della vitalità della vigna e vengono utilizzati solo quantitativi minimi di rame e zolfo. Sicuramente tra i calici indimenticabili di questa giornata.

Zidarich ha proposto un Kamen ( vinificato in contenitori di pietra carsica) di estrema godibiltà: una Vitovska che macera circa 18 giorni sulle bucce e rimane 22 mesi in botte di rovere. Frutta tropicale, zafferano, nocciola tostata, ginestra. Fresco e sapido, con sbuffi iodati e lieve astrigenza.

Ograde di Skerk è ottenuto da Vitovska, Malvasia Istriana, Sauvignon Blanc e Pinot Grigio che fermenta spontaneamente e macera per 15 giorni in tini di legno. Luminoso colore ambrato, note di frutta candita, miele, scorza d’arancia, fieno secco. Il sorso è appagante e avvolgente e dotato di una notevole persistenza.

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Difficile scegliere il più emozionante tra i vini presentati da Skerlj: Vitovska e Malvasia entrambe precise e senza fronzoli, di grande personalità. Oltre alle uve a bacca bianca viene coltivato anche il terrano e vengono utilizzati contenitori di legno, custoditi nelle cantina scavata nella pietra.

Klabjan, Rojac, Movia, Rencel i vignaioli sloveni che hanno espresso il loro grande talento, presentando vini in cui la tecnica macerativa non annullava il vitigno e la filosofia di evitare l’utilizzo di chimica in cantina non penalizzava l’integrità e la salubrità del prodotto.

Anche quest’anno la manifestazione ha visto un pubblico numeroso e appassionato di winelovers, giornalisti e operatori del settore che hanno apprezzato l’organizzazione e la qualità dei prodotti in degustazione: un sentito grazie a Diego Colarich, al suo staff e alle autorità del Comune di Trieste e della regione Friuli Venezia Giulia per l’importante sostegno e promozione.

Il sipario è calato su di una giornata davvero intensa, fatta di incontri, di nuove conoscenze, di scambi di opinioni con i giornalisti presenti : non poteva mancare la golosa coccola rappresentata dal gelato di Vatta, che con il gusto al sambuco e quello al formaggio di Zidarich con fragole, ha regalato un autentico momento di estasi.

Campania: l’azienda agricola Guerritore apre le porte della nuova cantina con annessi relais e ristorante “a km zero”

Comunicato di Redazione

Siamo sempre felici quando una nuova realtà spicca il volo. La felicità è doppia quando si parla di Campania e del territorio salernitano, sempre alla ricerca di qualità da offrire ai numerosi turisti in visita alle bellezze della Costiera Amalfitana e del Cilento.

A pochi passi da Salerno, la storica Hippocratica Civitas, l’architetto Giovanni Sullutrone e sua moglie Marina Guerritore hanno investito risorse e passione per creare un piccolo gioiello nelle campagne tra Baronissi e Lancusi, tra vigne, olivi secolari e panorami bucolici: l’azienda agricola Guerritore. Abbiamo intervistato Giovanni proprio nell’ultima edizione di Vinitaly, entusiasta per il riconoscimento ottenuto dai suoi prodotti.

Tre etichette per tre persone: ai due coniugi, infatti, si è aggiunta la giovane e preparata figlia Svieta, responsabile dell’azienda, già sommelier in capo alla Delegazione A.I.S. di Salerno. Riccardo Cotarella coadiuvato dall’enologo interno Pasquale Vitale, segue le varie fasi produttive dal campo alla cantina, per realizzare vini in purezza rispettivamente da uve Fiano, Aglianico e Merlot. Acquamela, il Fiano, deriva da un antico Casale situato lungo la via dei “Due Principati” dove la Regina di Napoli Margherita di Durazzo si rifugiò durante la peste del Trecento. Il borgo di Cariti dà il nome al Merlot, mentre Fusara viene dal nome di un piccolo paese all’orizzonte dei filari di Aglianico.

La nuova cantina ha un’ala dedicata alla barricaia e ricalca l’idea di quiete necessaria al giusto riposo del mosto fermentato. Profondità e serbevolezza nel bianco, con una buona dose di tipicità. Goloso l’autoctono a bacca rossa principe della Campania, robusto e materico il cugino d’Oltralpe, forse quello che ha bisogno più di tutti di tempo.

E poi il bellissimo relais dotato di 7 camere con annessi piscina e ristorante “a km zero”. Ricerca del gusto con prodotti e ricette del territorio, curate dallo chef Angelo Borghese, un curriculum impressionante tra i gourmet italiani ed esteri. A lui il compito di dover coniugare eleganza e consistenza nei piatti, senza dimenticare però la tradizione.

Il ristorante prevederà apertura a pranzo e cena con una carta ricca di formule “easy” per ogni esigenza ed un angolo aperitivo per chi vorrà godere del relax in piscina: l’enoturismo vede l’azienda agricola Guerritore giocare un ruolo da vero protagonista nel panorama locale.

Piemonte: ReWine Canavese, l’evento per scoprire lo spirito artigianale dei Giovani Vignaioli Canavesi

Dal 17 al  19 maggio a Ivrea ha avuto luogo la quarta edizione di ReWine Canavese, organizzato dai Giovani Vignaioli Canavesani (GVC) con la preziosa collaborazione del direttore artistico Nello Gatti.

Tre giorni dedicati alla stampa per far conoscere meglio questo affascinante lembo di Piemonte. Il primo giorno è stato contraddistinto da un bel tour nel suggestivo borgo di Carema per recarci sotto i pergolati di Nebbiolo, ove molte viti sono a dimora da oltre mezzo secolo. Gian Marco Viano, presidente dell’Associazione ci ha fornito importanti informazioni sulla singolare enclave; siamo entrati in un edificio storico, recuperato e restituito alla Comunità, il Gran Masun, centro di valorizzazione del vino Carema e dopo aver assistito ad una proiezione sul territorio abbiamo degustato i vini della Doc.

Un numero relativamente esiguo di produttori, 10 per la precisione, coltivano e producono vino in un’estensione totale di 22 ettari vitati. Le vigne sono poste su terrazzamenti con muretti a secco e la vite è  allevata con il sistema a Pergola del Caremese, sorretta da pilastri troncoconici in pietra e calce, tipici del territorio, in loco chiamati “pilun”: le sue pietre immagazzinano calore e lo distribuiscono durante le ore notturne.

Il vitigno allevato è il Nebbiolo varietà Picotendro, capace di dare origine a vini freschi e dotati di una straordinaria piacevolezza di beva. I vigneti sono posti a forma di anfiteatro con suoli sabbiosi derivanti dal disfacimento delle morene dell’antico ghiacciaio. Un meraviglioso lembo di terra che si è ampiamente meritato il titolo di Presidio Slow Food. Le altimetrie dei vigneti si attestano fra i 350 e i 700 metri s.l.m. Carema è inoltre  attraversata dalla via Francigena.  A livello sensoriale il vino è di un bellissimo colore rosso granato intenso e  molto trasparente, al naso giungono sentori di rosa, lampone, frutti di bosco, polvere di caffè e tabacco, al palato è fresco e setoso, coerente e persistente. 

La degustazione

Cantina Produttori di Carema 2020 – Sprigiona sentori di rosa, amarena, e spezie dolci,  sorso setoso e armonioso. 

Cantina Togliana  Riserva 2020 – Emana note di frutti di bosco maturi, noce moscata e sottobosco,  gusto avvolgente e decisamente persistente. 

Sole e Roccia Monte Maletto 2020 – Rivela note di lamponi, ribes e sentori balsamici, avvolgente,  pieno ed appagante. 

Sorpasso 2020 – Si percepiscono sentori di ciliegia sotto spirito, arancia sanguinella, liquirizia e tabacco. Avvolgente, generoso ed armonioso. 

Muraje 2020 – Libera note di rosa, lampone e sussulti balsamici e speziati; il sorso rimane in bocca a lungo, è setoso e leggiadro. 

Turris Nuove Tradizioni 2021 – sentori di violetta, frutti di bosco e mora di rovo, fresco, pieno ed invitante.

Rubiolo Alberand 2021 – Giungono al naso note di viola, amarena e fragola, dai tannini setosi e dal finale duraturo. 

Toppia Figliej 2021 – Rivela sentori di rosa, frutti di bosco e menta. Sorso accattivante e duraturo.  

Broglina Kalamass 2021 – con sentori di ciclamino, mora, tabacco e liquirizia, regala un palato fine e rotondo.

Gasparre Buscemi 1986 – Un vino ancora in forma smagliante, davvero sorprendente, piacevole e lungo su nuance terziarie di tabacco dolce e cioccolato. 

Il secondo giorno è  iniziato con una tavola rotonda incentrata sul tappo a vite in comparazione con il tappo di sughero. Sul palco della Sala Santa Marta d’Ivrea, vi erano l’azienda Gaula Closures, rappresentata da Emanuele Sansone con gli “Svitati”: Walter Massa, Sergio Germano, Luca Rostagno della Cantina Matteo Correggia e Monica Laureati, Professore associato dipartimento di Scienze per gli alimenti dell’Università di Milano e Daniele Lucca, speaker di Wine Voice Radio & Podcast.

Una masterclass che ha ben chiarito la funzionalità del tappo a vite, senza demonizzare quello in sughero. Nei vari interventi sono emersi i vantaggi sia per i vini stessi (o perlomeno alcuni di essi) sia per la sostenibilità produttiva. In Italia, nostro malgrado, il tappo a vite gode ancora di una scarsa reputazione, ma viene molto più utilizzato nel nord Europa e in molti paesi del nuovo mondo. Nei vini bianchi sembra dimostrare di essere più indicato: i vini erano più freschi e piacevoli al palato. Per quanto riguarda i rossi è stato il tappo di sughero a dimostrare di avere maggiore capacità di affinamento, pur in un dibattito ancora molto aperto.

I vini proposti

Derthona 2017 Vigneti Massa

Monleale 2017 Vigneti Massa 

Langhe Sauvignon Doc 2007 Matteo Correggia 

Roero Riserva Roche d’Ampsej Docg Matteo Correggia

Riesling Herzu Langhe Doc 2016 Ettore Germano

Nebbiolo Langhe Doc 2016 Ettore Germano 

Dopo una pausa pranzo siamo tornati nella Sala Santa Marta per un focus ed una degustazione guidata di 8 etichette di Erbaluce. Varietà d’uva a bacca bianca che ha trovato la sua terra di elezione nel Canavese, conosciuto come Erbaluce di Caluso. In passato veniva prodotto nella tipologia Passito. Oggi si sono aggiunte anche le tipologie secco e spumante prevalentemente ottenuto da Metodo Classico. Un’uva capace di donare ai vini una buona acidità. 

Il Canavese è un ampio territorio circondato da laghi, castelli, suggestivi borghi e boschi, e verdi valli in provincia di Torino, nella parte nord e nord-est, confinante con la Valle D’Aosta, ricadente anche una piccola parte nelle province di Biella e Vercelli. Un anfiteatro naturale originato dal discioglimento delle morene dell’antico ghiacciaio, con suolo sabbioso, ricco di potassio e fosforo. Il clima alpino è caratterizzato da notevoli  escursioni termiche tra il giorno e la notte. La forma di allevamento è la pergola canavese, tuttavia è molto diffuso anche il guyot semplice. Due sono le Denominazioni: la Doc Canavese e la Docg Erbaluce di Caluso. I vitigni maggiormente coltivati oltre al Picotendro e L’ Erbaluce, sono la Barbera, la Vespolina e l’Uva Rara. 

I vini degustati dell’annata 2021

Canavese Doc Bianco Mezzavilla Terre Sparse – Al naso giungono note di camomilla, albicocca e mandorla. Saporito, coerente e lungo.

Vino Bianco Vecchie Tonneaux Monte Maletto – Emana sentori di zagara, pera e mela cotogna, fresco, avvolgente e persistente. 

Caluso Docg Anima Dannata La Masera – Nuance di mela, frutta tropicale e erbe aromatiche, pieno sapido e durevole. 

Calusco Docg Etichetta Nobile La Campore – Sprigiona sentori di zagara,  ananas ed erbe di campo. Rinfrescante e duraturo. 

Calusco Docg San Martin – Libera note di mela, pera Williams e banana. Sorso vibrante, avvolgente e coerente. 

Calusco Docg Primavigna Roberto Crosio – Dipana sentori di fiori di camomilla, zagara e ananas, dal gusto dinamico e invitante.

Calusco Docg Galattica Fontecuore – Rivela note di fiori di campo, banana, agrumi e menta. Saporito, armonioso e leggiadro. 

Calusco Docg Scelte d’Ottobre  Cantina 336 – Rimanda a sentori di mela cotogna, vaniglia e liquirizia. Pieno e appagante.  

All’auditorium Mozart d’Ivrea si è svolto un convegno “Spirito artigianale e cultura collettiva: con uno sguardo verso il futuro”. Sono intervenuti Riccardo Boggio, giovane vigneron, Gaspare Buscemi, enologo artigiano, antesignano del comprensorio, Alberto Alma professore di Entomologia Generale e applicata, Laura Donadoni, scrittrice, giornalista e wine educator, e Daniele Lucca, speaker di Wine Voice Radio & Podcast.

Il titolo già suggerisce gli argomenti trattati, ha preso la parola anche Oscar Farinetti, imprenditore di successo, patron di Eataly e titolare di iconiche aziende vitivinicole italiane, un intervento molto apprezzato da parte di tutti, un decalogo finale per ottenere successo con interessanti riferimenti a personaggi storici del passato, alcuni su tutti Leonardo da Vinci, Napoleone Bonaparte, Winston Churchill, tratto dal suo ultimo libro scritto “10 mosse per affrontare il futuro”.

Nella terza ed ultima giornata alle Officine H d’Ivrea sono state aperte le porte al pubblico, tra eno-appassionati ed operatori del settore. Ho fatto una passerella tra la maggior parte degli espositori presenti, degustando soprattutto vini ottenuti con Picotendro ed Erbaluce di Caluso, quest’ultimo nelle tipologie Metodo Classico, fermo secco e qualche  passito. I vini variano a seconda degli affinamenti, tra acciaio, legno, cemento e anfora, che viene utilizzata da pochissimi produttori, ma la qualità dei vini è elevata.

Nei tre giorni è stata data la possibilità di capire bene il territorio e conoscere meglio i suoi protagonisti, persone molto cordiali, coese e unite negli intenti che hanno intrapreso un percorso avvincente per valorizzare questa singolare enclave, in un clima di amicizia e di calorosa accoglienza. Impeccabile l’organizzazione curata sia dai Giovani Vignaioli con l’occhio attento del dinamico direttore artistico Nello Gatti, coadiuvato da Domenico Buratti.

“Resilience Vigna Didattica”: come le radici sanno consolidarsi nel territorio

Resilience Vigna Didattica: un progetto nato quando il Covid faceva sentire i suoi primi echi in Italia, una vigna strappata a un’area urbana degradata, un programma di formazione innovativo per scuole primarie e secondarie di primo grado, una collaborazione di successo tra istituzioni pubbliche e privati. Nato da un’idea di Cantina Radici Vive 891, in collaborazione con il Comune di Napoli, la Soprintendenza APAB per il Comune di Napoli e l’Università Federico II.

Alla presentazione sono intervenuti l’Assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Maura Striano, il Presidente della IX Municipalità di Pianura-Soccavo, Andrea Saggiomo, e la Vice-Presidente, Enza Varchetta; presenti anche la Soprintendente Rosalia D’Apice e Stefano Iavarone Funzionario della Soprintendenza APAB del Comune di Napoli.

Era il marzo 2020 quando l’onda del Covid a poco a poco raggiunse il nostro Paese e da Nord a Sud ci chiuse in casa. Ma era anche il momento ultimo per impiantare una nuova vigna rientrando nelle corrette fasi fenologiche, e dunque, dopo aver bonificato un’area verde di proprietà del Comune di Napoli in via Nelson Mandela, il suolo è stato preparato a questo scopo.

Vincenzo Varchetta ci racconta con entusiasmo questa avventura arrivata oggi all’ultimo stadio, ma pronta a ripartire, proponendosi come progetto pilota anche presso altri comuni del napoletano e della Campania. Enologo di Radici Vive 891, la cantina di famiglia che nel nome già racchiude il lungo legame con il territorio, insieme alla cugina Cristina Varchetta, responsabile dell’ospitalità di Cantine degli Astroni, sempre di proprietà della famiglia Varchetta, è il promotore di Vigna Resilience.

Questo progetto non avrebbe mai potuto diventare concreto senza la collaborazione fattiva del Comune e della IX Municipalità, che nell’ambito del servizio Area Verde hanno affidato il terreno permettendone il recupero, e della Sovrintendenza APAB del Comune di Napoli: nei pressi dell’area bonificata infatti insiste un mausoleo di età romana, parte di una necropoli più estesa, di cui sono state rinvenute almeno altre tredici tombe. Le scuole coinvolte sono quelle del quartiere di Pianura e in particolare la “Russo”, la “72esimo Palasciano”, la “Russolillo”, la “Cigno” e la “Risorgimento”.

I bambini hanno partecipato a tutti i momenti che, dall’impianto della vigna, hanno portato all’imbottigliamento del vino: dalla messa a dimora delle barbatelle, alle varie fasi della coltivazione e dei processi agronomici fino alla creazione delle etichette – non solo disegnate dai bambini, ma anche elaborate seguendo i più recenti riferimenti normativi- e alla fase di imbottigliamento e di marketing.

Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi e possiamo calpestare è una vigna di circa 3600 metri condotta in regime biologico. Un panorama quasi scontato per chi si muove quotidianamente nel mondo del vino, se non fosse che qui si è verificato un miracolo di sinergie che ha permesso ai bambini di portare avanti un progetto di lungo termine, di cui hanno visto e toccato l’obiettivo finale. Un’occasione unica per trasmettere alle generazioni dei giovanissimi il concetto che il vino è un prodotto qualificante del tessuto culturale, ambientale, sociale ed economico, piuttosto che demonizzarlo tout court.

Ci troviamo a Pianura, tra schiere di palazzine e la fermata della Circumflegrea, ad un’altitudine di circa 200 metri. La varietà piantata con allevamento a Guyot è la Falanghina, clone dei Campi Flegrei, in parte innestata, in parte a piede franco. La prima vendemmia risale allo scorso settembre mentre il vino è stato imbottigliato nella settimana precedente al 30 di Aprile.

Il risultato è una Falanghina piacevolmente fresca e godibile, ma non commercializzabile perché la vigna non è iscritta nel registro regionale. Vincenzo ci mostra come, grazie a un architetto paesaggista che si è prestato al progetto, tra i filari siano stati riprodotti il cardo e il decumano, le due arterie principali che si intersecavano a croce nelle antiche reti viarie romane. Il passo successivo è quello di aprire un varco nella siepe di alloro che chiude il decumano e dare libero accesso all’area del mausoleo romano, in modo da integrare, nei programmi di studio delle scuole aderenti all’iniziativa, l’attività legata alla vigna con attività didattiche di carattere storico-archeologico.

I bambini delle scuole coinvolte hanno testimoniato durante la manifestazione la loro partecipazione al progetto, mostrando attraverso disegni, poesie, storie come attivamente sono stati parte di un’esperienza, che ha permesso loro di interiorizzare valori e conoscenze del territorio.

Vigna Didattica Resilienza: nome più adatto non poteva essere scelto per questo progetto nato in uno dei periodi più bui della nostra storia, che ci consegna un risultato positivo sopra ogni aspettativa,

Alla vigna didattica quante cose abbiamo imparato
Dalla semina abbiamo incominciato
Ognuno ha piantato un seme
e l’abbiamo fatto a coppie insieme
Poi abbiamo vendemmiato
e del vino s’è creato
Poi abbiamo creato l’etichetta
insieme alla Signorina Varchetta
Infine c’è stato l’imbottigliamento
dove grandi macchinari stavano in concatenamento
Questo abbiamo imparato
speriamo che per voi questo vino di bontà sia fatato
Istituto paritario “Il Cigno”

RADICI VIVE 891
Via Nelson Mandela, 95 Lotto C
Napoli

Cibus 2024: un assaggio di Campania

Si è chiuso il salone di riferimento dell’agroalimentare italiano che si è svolto a Fiere di Parma, dal 7 al 10 maggio, la ventiduesima edizione di Cibus, con oltre 75mila presenze (+25% rispetto al 2022). Un’edizione da record per numero di brand (3.000) e buyer (3.000) presenti.

Tra i temi protagonisti della kermesse i prodotti Dop e IGP: nel corso dei 4 giorni del salone di riferimento dell’agroalimentare italiano sono state presentate più di mille novità prodotto, tra i quali i lecca-lecca musicali, l’uovo vegetale, il salame al tartufo con copertura di parmigiano e il chutney all’aceto balsamico di Modena. Tra le novità più interessanti anche l’applicazione dell’intelligenza artificiale per contrastare le contraffazioni alimentari, con il progetto “Nina”, promosso dal Consorzio delle Mozzarella di Bufala Campana Dop, per tutelare un’eccellenza del nostro agroalimentare (primo marchio Dop per importanza del Centro-Sud Italia e il terzo tra i formaggi Dop italiani) contro le fake-mozzarelle e contrastare il fenomeno dell’Italian sounding.

Food Made in Italy che guarda con sempre maggior interesse al mercato americano, che considerando retail e alcolici vale 1.500 miliardi di dollari. Made in Italy che il 94% degli italiani considera come il principale ambasciatore dell’italianità nel mondo, secondo la ricerca Federalimentare-Censis “L’industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali”.

Noi di 20Italie non potevamo mancare con la collega di redazione Maura Gigatti, di nuovo tra le corsie dei Padiglioni alla ricerca delle identità virtuose dell’agroalimentare italiano. Quest’anno il focus si è rivolto, in particolare, alla “nostra” Campania con alcuni capisaldi assoluti.

Caseificio Barlotti Paestum

L’Azienda Agricola Barlotti è immersa nel parco nazionale del Cilento, dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Le bufale vengono nutrite solo con prodotti naturali dei loro campi, tra erba medica, paglia, fieno e mais, in spazi e luoghi in cui vivere in armonia, favorendo il loro benessere fisico, mentale ed emotivo.

Viene lavorato solo latte crudo, intero e fresco, che permette un sapore decisamente genuino. La materia prima subisce un processo di controllo e trasformazione al massimo entro 15 ore dalla mungitura. Dai prodotti caseari freschi agli stagionati, il risultato è riconoscibile ad ogni palato. Un profumo delicato, una manifestazione cromatica, un’intensità olfattiva di sfumature di gusto che persistono ed esaltano i sensi.

Il marchio di Mozzarella di Bufala Campana Dop è il sigillo di garanzia, con la pasta formata da foglie sottili che nelle prime ore dalla lavorazione si presenta leggermente elastica, per poi diventare più fondente. Diverse le forme ottenute: trecce, bocconcini e cardinali.

In un gradevole spazio deputato alla degustazione seduti al tavolo, si potrà assaggiare, oltre alla mozzarella, la ricotta, i formaggi, la carne di bufalo e le verdure dell’orto in diverse preparazioni. E per un degno fine pasto torte, gelati e yogurt di latte di bufala tra la pace e la tranquillità dei Templi di Paestum.

Caseificio Barlotti Paestum

Via torre di paestum,1 – 84047 Capaccio Paestum (SA)

Tel +39 0828 811146 – email: info@barlotti.it

www.barlotti.it

Iasa dal mare con amore dal 1869

Francesco Di Mauro fin dall’infanzia cresce con un piede in barca ed uno in riva al mare di Cetara. Assapora, tra ami e reti da pesca, profumi e sapori tipici di quest’angolo di Costiera Amalfitana. Le maglie delle reti da pesca appaiono come strumenti di gioco, più che arnesi che ne anticipano il mestiere all’orizzonte della vita.

Francesco non si arrende, comunque, alle sfortune della guerra e tanto meno alle perdite che lo rendono presto adulto. Si imbarca su grandi pescherecci, lavora sodo, impara le tecniche e i segreti che solo un lupo di mare possiede. Il sale e il sole tatuato sulla pelle, la direzione dei venti, lo sguardo rivolto al cielo oscuro della notte, illuminato dalle sole stelle.

La passione per la pesca lo spinge oltre il suo piccolo borgo marinaro, esplorando nuovi confini lungo le rotte del mediterraneo. La Grecia è una di quelle mete che lo colpiscono di più: la culla dei grandi filosofi, il mare cristallino, le spiagge e i grandi banchi di pesce, lo trasportano verso nuovi orizzonti in cui coltiva e conserva un sogno: conservare il pesce, portandolo direttamente su tavole e convivi. Per questo motivo, ebbe un’idea originale, affidare a barattoli di vetro il compito di profumare piatti e pietanze marine.

Durante le tante traversate raccoglie fatica, esperienza e conoscenza per farne un tesoro, chiamato, nel 1969, IASA. Dall’anno della fondazione, altri ne seguiranno senza sosta, fino all’odierna eredità, lasciata in mano ai tre figli: Lucia, Vincenzo e Salvatore. Grazie al forte legame col territorio, riescono a riportare nel mercato prodotti di nicchia che conservano intatte antiche tradizioni: le alici e la colatura, il tonno pescato lungo le coste del mediterraneo tipo la specie alalunga (tonno bianco), il tonnetto del mediterraneo (alletterato) e il pregiatissimo tonno rosso (blufin).

Iasa S.r.l.

Via Nofilo, 25 – 84080 Pellezzano (SA)

Tel: 800 88 20 14 – email: info@iasa.it

www.iasa.it

Acetificio Andrea Milano

Quando nel 1889 Nicola Milano iniziò a produrre aceto, aveva chiara in mente la sua idea di qualità finale e suo figlio Andrea continuò l’opera paterna nel rispetto degli insegnamenti ricevuti. Fin dal 1889 l’Acetificio Andrea Milano ha raffinato le tecniche di produzione senza mai perdere di vista la grande tradizione vinicola italiana. I primi barili con trucioli di faggio hanno lasciato il posto ai moderni apparecchi acetificatori, ma nulla è stato sacrificato del patrimonio di tradizione e di esperienza maturata nel corso di più di cento anni.

Negli anni ’90 la quarta generazione, guidata da Andrea e Francesco, ha rappresentato una forte spinta per la crescita dell’azienda, puntando all’ internazionalizzazione ed acquisendo una storica acetaia di Modena, divenuta oggi il vanto e l’orgoglio dell’Azienda che ha consentito l’allargamento della gamma con la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. Giunta oggi alla quinta generazione, con l’ingresso in azienda di Fabio e Marcello, l’Acetificio Andrea Milano si posiziona come una delle più importanti realtà produttive del settore con tre stabilimenti in Italia ed un export in 65 paesi nel mondo.

Acetificio Andrea Milano

Viale Due Giugno 115/N – 80146 Napoli (NA)

+39 081 8446013 – email: info@acetomilano.it

www.acetomilano.it

Rewine Canavese 2024: la quarta edizione giunge ai nastri di partenza

Dal 17 al 19 maggio a Ivrea torna la quarta edizione di Rewine Canavese, l’evento rivolto agli appassionati di vino, agli operatori del settore professionale e alla stampa nazionale e internazionale.

Occasione ghiotta per scoprire e conoscere meglio i grandi vini del Canavese in tre giorni. Un programma ricco di interessanti masterclass e convegni organizzato dai Vignaioli Canavesani e dal Direttore Artistico Nello Gatti. Stampa e Operatori del settore si possono accreditare ad un apposito link, mentre per gli appassionati entro il 9 maggio vi è un’offerta speciale per l’acquisto di biglietti. Oltre 60 produttori saranno presenti ben lieti di farvi degustare oltre 300 etichette provenienti da uno straordinario lembo di Alto Piemonte.

Le dichiarazioni di Nello Gatti: <<Come ogni anno, anche questa edizione sarà caratterizzata da un tema sensibile al mondo vitivinicolo. Stavolta tocca al concetto di “artigianalità”, dimensione, secondo noi, fondamentale per poter esaltare al meglio il nostro lavoro ed i nostri prodotti. Sulla scia di un iniziativa importante di A.I.S. Piemonte, abbiamo scelto nell’ambito di “Erbaluce vitigno dell Anno”, di ospitare tutti i produttori che coltivano e vinificano Erbaluce, estendendo l’invito anche al di fuori del nostro perimetro. Saranno infatti presenti aziende dell’Alto Piemonte, della Valle d’Aosta e della Lombardia, occasione per scoprire questo vitigno raro e ricco di pregi nelle sue varie sfaccettature ed origini. Le intenzioni sono quelle di continuare ad essere punto di riferimento in Canavese in ambito vitivinicolo, aprendo il dialogo e le collaborazioni all’interno della nostra regione e non solo, continuando nel proprio intento di divulgazione, informazione e valorizzazione per i produttori, l’Associazione e la collettività del vino>>.

Tutte le info al seguente link:

https://rewine.gvc-canavese.it

Teatro del Gusto: il Festival del vino e del cibo artigianale nei Quartieri Spagnoli a Napoli

Teatro del gusto, chiusura con successo: 1500 presenze in tre giorni  per il Festival del vino e del cibo artigianale

Si chiude con successo la terza edizione del Festival del vino e del cibo artigianale che si è svolta dal 4 al 6 maggio nei Quartieri Spagnoli di Napoli. La prima a Napoli con oltre cento produttori di vino da tutta Italia hanno fatto assaggiare circa 500 etichette e 20 chef che hanno animato la cucina continua – da un’idea di Mario Avallone – a disposizione del pubblico presente.

Enogastronomia di qualità, prodotti naturali, una idea nuova, innovativa e tradizionale, di vino e di alimentazione legata alle radici e al territorio. Eventi, seminari, laboratori, masterclass hanno completato un programma di tre giorni che ha portato negli spazi espositivi con una media di 500 persone al giorno e la grande attenzione del mondo enologico e gastronomico di qualità.

<<Dopo due edizioni a Ischia, siamo arrivati a Napoli, per una prova che era difficile ed entusiasmante>> commenta Annamaria Punzo, presidente dell’associazione Teatro del Gusto e ideatrice della manifestazione <<proporre enologia e gastronomia di qualità, naturale, artigianale, attenta alla sostenibilità e ai valori non è mai semplice. E’ un messaggio profondo, selettivo e complesso, che però ha trovato grande attenzione a Napoli. Siamo soddisfatti e consideriamo questa edizione solo il punto di partenza di un cammino che intendiamo percorrere, portando Teatro del Gusto, con la sua idea di comunità, con la sua rete di produttori e appassionati, su altre strade ancora, con nuove proposte espositive, comunicative, di informazione e incontro>>.

San Colombano al Lambro e Azienda Agricola Nettare dei Santi: fare vino a Milano

San Colombano al Lambro è l’unica exclave della città metropolitana di Milano, posta fra le province di Lodi e di Pavia, dista circa 50 km da Milano e 31 da Pavia. Si trova sulla sponda destra del fiume Lambro, è un centro storico ricco di monumenti con una storia antica ma anche zona principale della produzione del vino DOC omonimo.

Il nome si deve ad un Santo irlandese che si stabilì nella zona dopo la caduta dell’Impero Romano, probabilmente attratto dalla natura circostante che ricordava la verde Irlanda.

In una soleggiata domenica di aprile ho avuto l’occasione di visitare questo gioiello lombardo e scoprire monumenti altrimenti chiusi al pubblico grazie all’evento organizzato dalla cantina Nettare dei Santi. Il ritrovo è subito fuori dalla porta di ingresso del paese, nel cortile una grande quercia precede l’ingresso alla vecchia tinaia dell’oratorio di San Rocco. È qui che, alla fine dell’Ottocento, ha inizio la storia vitivinicola della famiglia Riccardi ed è sempre qui che inizierà la produzione del primo metodo classico di cui vi parlerò in seguito.

All’inizio il vino prodotto veniva utilizzato per il fabbisogno personale o al massimo barattato con altri beni di prima necessità, poi alla fine degli anni 40 Franco Riccardi decise di avviare una vera e propria attività imprenditoriale. Il racconto sulla figura di Franco Riccardi è molto coinvolgente; adiacente alla tinaia visitiamo il suo studio dove campeggiano un suo ritratto, diverse foto d’epoca e i ricordi della sua attività sportiva, tre volte campione olimpico di spada con un palmarès di tutto rispetto.

Terminata la carriera sportiva impiegherà le proprie energie allo sviluppo della cantina, creandone il nome “Nettare dei Santi”, iniziando ad imbottigliare negli anni 50 e conferendo una nuova immagine al prodotto ottenuto che già ai tempi allietava le tavole dei milanesi. Alla fine degli anni 60 Enrico Riccardo, figlio di Franco, rileverà l’attività di famiglia e realizzerà i due principali vini che anche oggi sono il simbolo dell’azienda: la Verdea la Tonsa e il Roverone.

Arriviamo ai mitici anni 80 (quelli della mia età li ricordano sicuramente così) quando la cantina dal centro del paese viene spostata in cima alla collina tra i vigneti di proprietà, questi sono gli anni che daranno un grande impulso alla crescita e alla notorietà dell’azienda. La collina di San Colombano si presta alla meraviglia dell’osservatore, un’altura isolata nel bel mezzo della Pianura Padana che si erge a 147 m sul livello del mare. Già molto ambita in passato perché lì si produceva il vino migliore, un terreno fertile ricco di sostanze organiche che alterna zone sabbiose e calcaree molto permeabili creando un habitat ideale per la coltivazione della vite. Un clima particolare, giustamente piovoso in primavera, caldo e asciutto in estate.

I vigneti a perdita d’occhio producono oggi vini Rossi, Bianchi e Rosati da uve Croatina, Barbera, Uva Rara, Verdea e da vitigni internazionali come il Pinot Nero, Cabernet Sauvignon, Merlot, Riesling e Chardonnay. Nella zona il primo riconoscimento arriva nel 1984 con l’istituzione della DOC San Colombano a Lambro e, a seguire, con la vendemmia del 1995 i Colli di San Colombano diventano anche zona IGT con il nome “Collina del Milanese”.

Prima di salire in collina per la visita alla cantina nuova e per la degustazione, la guida ci conduce all’Oratorio di San Rocco, chiesa privata di proprietà della famiglia Sferza-Riccardi. La piccola chiesa, risalente al 1514, venne costruita appena fuori le mura. Si presenta a pianta ottagonale, in stile bramantesco. All’interno spicca il matroneo, con bifore impreziosite da colonne finemente lavorate. Negli anni Sessanta del secolo scorso, durante lavori di restauro dell’Oratorio, vennero alla luce quattro porte antiche situate sui lati diagonali della struttura ottagonale, insieme a dipinti più antichi raffiguranti San Giovanni Battista e San Fermo. Un vero gioiello di architettura rinascimentale che lascia il visitatore ammirato.

Terminata la visita ci allontaniamo dal paese e in una manciata di minuti in auto arriviamo in collina dove si trova la cantina nuova, qui ci attende la degustazione accompagnata da prodotti tipici locali. La cantina è in una posizione stupenda e gode di una vista invidiabile sui vigneti. Molto interessante la visita alla sezione dove oggi si produce il loro metodo classico.

I 30 ettari di vigneto dell’azienda sono sapientemente gestiti seguendo la filosofia del rispetto della trazione ma con un occhio attento all’innovazione, conoscendo il terreno, il microclima e l’esigenza dei vitigni. Il sistema di allevamento poco espanso è “il guyot” e la lavorazione delle uve nasce da una attenta selezione in vigna, per arrivare a produrre vini che sappiano esprimere ed esaltare il legame vitigno -territorio

Nettare dei Santi produce oggi diverse etichette tra rossi, bianchi e spumanti, tra i quali spiccano il Domm metodo classico e il Roverone, un rosso corposo dal profumo intenso e fruttato. Dell’azienda ho degustato diversi vini sia in occasione dell’evento di cui sto scrivendo, sia in altri momenti, ecco i miei assaggi:

  • DOMM Metodo Classico Brut Millesimato da uve Chardonnay e Pinot Nero è una bollicina importante che dedica la sua etichetta, lineare e pulita, al Duomo di Milano. Colore giallo paglierino che risplende nel bicchiere e un perlage fine e continuo. Al naso un bouquet di intense sensazioni fruttate e floreali. Al palato è gradevole, floreale e ben persistente, sentori erbacei e fruttati sul finale.
  • ROVERONE Colline di Milano IGT. Un vino che prende il nome dal Podere Roverone, una zona della Collina di San Colombano che, per le caratteristiche del terreno e per l’esposizione, ben si presta alla produzione di vini rossi.

Un uvaggio di Barbera, Croatina, Merlot e Cabernet Sauvignon, con un profumo di frutti rossi e un sapore avvolgente, caldo e di buon corpo.

  • FRANCO RICCARDI Colline Milanesi IGP è un piccolo capolavoro. Una vera e propria celebrazione. Dedicato a un grande uomo, Franco Riccardi, il fondatore. Un blend di Merlot e Cabernet Sauvignon con uve leggermente appassite. Un ottimo vino, dal rosso rubino intenso con sfumature violacee. Il bouquet olfattivo è intenso e persistente, con intense sensazioni erbacee e fruttate. Al palato è pieno, austero ma vellutato e armonico.
  • VERDEA LA TONSA Vino bianco frizzante. Prodotto da uve Verdea per 85% e altre uve bianche. Un vino che si lascia bere! Colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumi delicatamente fruttati e floreali, un gusto brioso e fresco con un retrogusto leggermente amarognolo.
  • SOLITAIRE Passito di Verdea Raggiunta una ottima maturazione a fine settembre le uve vengono raccolte in piccole cassette, trasportate alla cantina e poste in un locale adatto all’appassimento dove rimangono fino a Natale quanto vengono pressate delicatamente. Il dolcissimo mosto ottenuto fermenta per 6 mesi in piccole botti e matura in piccoli serbatoi d’acciaio. Un colore giallo oro carico, profumi avvolgenti e intensi, in bocca rotondo e vellutato con aromi di confettura, di fiori appassiti, miele.

Se volete fuggire dal caos cittadino di Milano questo è il luogo ideale, alle porte delle metropoli, una meta green per ritemprarsi, per godere del buon vino e del buon cibo.

Prosit!