On line la Guida ai Migliori Vini della Sardegna 2025 di Vinodabere.it con numeri e qualità da record

Comunicato Stampa

Oltre 800 vini degustati, a riprova della partecipazione sempre più massiccia e della palese fiducia accordataci dai produttori sardi. Con 385 campioni risultati meritevoli di recensione, e cioè capaci di centrare un punteggio di oltre 90/100, a riprova del livello medio davvero impressionante raggiunto dalla produzione enoica della regione. Il tutto organizzato in 38 sottosezioni, per indagare capillarmente (e premiarne i più bravi) tutte le realtà territoriali ed espressive dell’Isola. Ecco allora non “il” Cannonau, ma “i” Cannonau; non “il” Vermentino ma “i” Vermentino, e via tutti gli altri vitigni indigeni e tutte le principali tipologie produttive del “piccolo continente” in bottiglia che vede a ogni vendemmia crescere la sua reputazione. E che stavolta è stato in grado di esprimere più di 118 vini (quasi un terzo di quelli recensiti) capaci di superare i 98 punti raggiungendo la Standing Ovation (il massimo riconoscimento), di cui 8 hanno raggiunto 100/100.

Sono i numeri (alcuni, i più significativi) della Guida numero 7 dedicata ai Vini della Sardegna di Vinodabere.it, ora finalmente in rete tutta intera (link: https://vinodabere.it/guida-ai-migliori-vini-della-sardegna-2025-di-vinodabere-la-guida-completa/) dopo i trailer dedicati alle varie classifiche parziali, curata dai giornalisti Maurizio Valeriani e Antonio Paolini con la collaborazione di Salvatore Del Vasto, Paolo Frugoni, Maurizio Gabriele, Emanuele Giannone, Luca Matarazzo, Daniele Moroni, Gianmarco Nulli Gennari, Pino Perrone, Emanuela Pistoni, Stefano Puhalovich, Franco Santini, Gianni Travaglini, Paolo Valentini. Numeri a cui va aggiunto quello delle visualizzazioni, anch’esse in vorticosa crescita, a ribadire che anche per i consumatori e appassionati la credibilità di questo lavoro capillare e coscienzioso – tutte le degustazioni avvengono rigorosamente alla cieca e in panel, con punteggio finale desunto dalla media aritmetica dei giudizi degli assaggiatori/autori – non è minore di quella riconosciutagli dalle aziende partecipanti.

Sembra, insomma, sempre meglio compresa e apprezzata la filosofia che sta dietro la Guida: e che vede al centro la voglia di raccontare e far conoscere sempre più realtà vinicole – accendendo riflettori anzitutto su quelle sin qui meno in vista – del già citato “piccolo continente” sardo. E, bisogna dirlo, le scoperte non mancano. Perché accanto agli affermati “top player” di sempre, sono ogni volta più numerose le realtà in partenza meno celebri capaci di primeggiare e di far centro. E sono sempre di più le sottozone di fresca emersione che propongono prodotti da prima linea assoluta. Come hanno dimostrato “dal vivo”, le due edizioni annuali dell’evento-vetrina organizzate a Roma da Vinodabere.it nel mese di gennaio per i vini sardi e premiati dalla partecipazione attenta (e graditissima) di molti colleghi del mondo della stampa e della comunicazione, oltre a un folto numero di operatori (ristoratori, enotecari, agenti, distributori).

Guida e kermesse romane (di cui è già in programma la terza edizione con in pista le nuove vendemmie e bottiglie appena recensite) hanno insomma sinergicamente fornito l’occasione per sfatare e superare un certo numero di stereotipi che da più di un decennio non appartengono più al contesto enoico sardo, ma in qualche modo gli aleggiano ancora attorno. L’esempio più lampante è quello del Cannonau, il vitigno bandiera, lontano ormai anni luce dal modello di vino alcolico e pesante della “vecchia” (e oggi non più fondata) reputazione, ed espresso ora attraverso una panoplia di interpretazioni di spiccata diversità (e di grandissimo interesse) a seconda delle zone di nascita e allevamento delle uve: dalla viticoltura di montagna della vocatissima comunità di Mamoiada (ormai quasi 40 i vignaioli che imbottigliano ed etichettano i loro vini) ad aerali altrettanto storici come Oliena (con il suo Nepente), Orgosolo, Dorgali (con la splendida Valle di Oddoene, ora toponimo utilizzabile in etichetta), l’Ogliastra, la Romangia, e perfino la Gallura, che mostra ultimamente di sapersi districare abilmente anche con le varietà a bacca rossa. Restando in tema di sorprese, ne ha regalate di belle anche Mandrolisai, territorio di grande tradizione enoica (ma fin qui non premiata a sufficienza da fama e fortuna) che con la sua omonima denominazione (la doc più territoriale della Sardegna con tre vitigni utilizzati in blend: Bovale, Cannonau e Monica) raccoglie ormai più di 20 produttori, autori di vini di carattere, personalità e alto rango (ben 9 Standing Ovation di cui 3 i 100/100 in guida). Convince sempre più il Cagnulari (7 Standing Ovation), una varietà presente soprattutto nel Nord-Ovest dell’Isola, e si costituisce a Sant’Antioco la Comunità del Carignano a Piede Franco (questa varietà consegue ben 9 Standing Ovation), a dimostrazione della volontà di unire le forze per il territorio. I tempi sembrano insomma maturi per un vero e proprio exploit della Regione. Che noi proviamo ad anticipare e motivare con le recensioni e le valutazioni dei vini presenti in questa edizione della Guida. Con l’auspicio, come sempre, di suscitare ulteriore curiosità, stimoli all’assaggio e – meglio ancora – al tuffo in loco (scrigno inimitabile di bellezze, oltre che di grandi vini) in chi ci legge.

Ad accompagnarci nel nostro percorso è, in qualità di sponsor, il Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano (che ha sede in Sardegna, maestra assoluta di caseificazione di tutto il Centro tirrenico), formaggio dal forte profilo di cui esploreremo migliori abbinamenti con le etichette premiate.

Il Direttore di Vinodabere.it Maurizio Valeriani

Di seguito l’elenco degli 8 vini con 100/100 e di quegli altri che hanno comunque raggiunto la Standing Ovation (punteggio superiore a 98/100)

Gli 8 vini con 100/100

Vermentino di Gallura Superiore Antonella Collection 2020 – Pedres

Ruinas del Fondatore 2021 – Depperu

Vermentino di Sardegna Boese Vigna Truvaoese 2023 – Binza ‘e su Re

Rosso Kantharu 2020 – Fulghesu Le Vigne

Mandrolisai Azzàra Domos de Pedra 2022 – Fradiles

Mandrolisai S’Òmine Creccherie 2022 – Cantina Pisu Luigi

Cannonau di Sardegna Ghirada Palagorrai 2021 – Mussennore

Cannonau di Sardegna Ghirada Elisi Sa ‘e Antoni 2022 – Francesco Cadinu

Le Nostre Standing Ovation divise per tipologia/categoria

Migliori Nuragus

  1. Josephine 2023 – Viticola Mereu

Migliori Granazza

  1. Bianco Granazza 2023 – Giuseppe Sedilesu

Migliori Vermentino della Gallura

1Ex Aequo – Vermentino di Gallura Superiore Antonella Collection 2020 – Pedres

1Ex Aequo – Ruinas del Fondatore 2021 – Depperu

3 – Bianco Ino 2022 – Cantina La Sughera

4 – Ruinas 2023 – Depperu

5 –Bianco Sas Abbissos 2022 – Ilaria Addis

6 – Vermentino Madrighe 2023 – Ilaria Addis

7 – Vermentino di Gallura Superiore Ghjlà 2022 – Vigne Cappato

8 – Vermentino Capichera Classico 2022 – Capichera

9 – Vermentino di Sardegna Spèra 2023 – Siddùra

10 – Vermentino di Gallura Superiore Sabbialuce 2022 – Agricola Montespada

11 – Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva      Montidimola 2022 – Surrau

12 – Vermentino di Gallura Superiore (macerato non filtrato) Riposu 2022 – Tenuta Paltusa

13 – Vermentino di Gallura Superiore Lagrimedda 2023 – Li Seddi

14 – Vermentino di Gallura Superiore Renabianca 2023 – Li Duni

15 – Vermentino di Gallura Petrizza 2023 – Masone Mannu

16 – Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva Canayli 2022 – Cantina Gallura

17 – Vermentino di Gallura Superiore Kramori 2022 – Saraja

18 – Vermentino di Gallura Superiore Pitraia 2021 – Tenute Gregu

Migliori Vermentino del resto Sardegna divisi per territorio

Anglona

1 – Vermentino Fria 2022 – Deperu Holler

Coros

1- Vermentino di Sardegna Boese Vigna Truvaoese 2023 – Binza ‘e su Re

2 – Vermentino di Sardegna Frinas 2022 – Carpante

Nurra/Alghero

1-Vermentino di Sardegna Sessantaquattro 2023 – Poderi Parpinello

2 – Vermentino Tarongia 2022 – Podere Monte Pedrosu

3 – Vermentino di Sardegna Tenute Crabolu 2022 – Cantina Cargiaghe

4 – Alghero Bianco 2022 – Podere 45

Migliori Vermentino dell’Oristanese

1 – Vermentino di Sardegna Òrriu Veòr 2023 – Quartomoro

Migliori Vermentino del territorio della Romangia

1 – Vermentino di Sardegna      2023 – TraMonti

2 – Vermentino di Sardegna Amabile Ingannos 2022 – Cantina Sorso Sennori

3 – Vermentino di Sardegna Sabbia 2023 – Viticoltori Romangia

4 – Vermentino di Sardegna Olieddu 2021 – Mario Bagella

5 – Vermentino di Sardegna Kanimari 2023 – Nuraghe Crabioni

Migliori Vermentino del territorio del Sud Sardegna

1 – Vermentino di Sardegna Punta San Michele 2023 – Arriali di Paolo Pitzolu

2 – Vermentino di Sardegna Donnikalia 2023 – Ferruccio Deiana

3 – Stellato Nature 2023 – Pala

4 – Vermentino di Sardegna Cardile 2023 – Nuraghe Antigori

Classifica Migliori Vernaccia

1 – Vernaccia 2015 – Pippia

2 – Vernaccia di Oristano Flor 2020 – Contini

3 – Bianco Alturas 2022 – Domu Battistina

Migliori Malvasia dell’areale di Bosa

1 – Malvasia di Bosa Riserva 2013 – Emidio Oggianu

2 – Malvasia Filet 2021 – Cantina Carta di Piero Carta

Classifica Migliori Altri Bianchi

1 – Cagliari Malvasia Capo Mannu 2023 – Tenute Evaristiano

Classifica Migliori Vini Dolci

1 – Moscato di Sardegna Passito Li Zinti 2017 – Tenute Costadoria

2 – Vino da uve stramature Latinia 2019 – Cantina Santadi

3 – Bianco Dolce Noli Me Tollere Vitis Apiana 2022 – Cantina Sorso Sennori

Classifica Migliori Vini Rosati

1 – Rosato Luna Noa 2022 – Murrai

2 – Cannonau di Sardegna Rosato Vilú 2023 – Cantina Tani

3 – Nero Miniera Rosè 2023 – Enrico Esu

4 – Cannonau di Sardegna Rosato Minnammentu 2023 – Li Duni

Classifica Migliori Bovale

1 – Bovale Binariu 2020 – Su Binariu

2 – Bovale Bagadìu 2022 – Fradiles

3 – Bovale Su’Nico 2022 – Su’Entu

Classifica Migliori Mandrolisai

1 Ex aequo – Rosso Kantharu 2020 – Fulghesu Le Vigne

1 Ex aequo -Mandrolisai Azzàra Domos de Pedra 2022 – Fradiles

1 Ex aequo MND8 – Mandrolisai S’Òmine Creccherie 2022 – Cantina Pisu

4 – Ventuno 2022 – Vigne Centro Sardegna

5 – Mandrolisai Kent’annos (bio) 2022 – Cantina del Mandrolisai

6 – Mandrolisai Superiore Antiogu 2021 – Fradiles

7- Mandrolisai Ispàntu 2020 – Trè Biddas

8 – Mandrolisai Superiore Angraris 2020 – Fradiles

9 – Mandrolisai Ruda 2021 – Cantina Flore

Classifica Migliori Cagnulari

1 – Rosso Sentidu 2020 – Fulghesu Le Vigne

2 – Cagnulari Martie “28 maggio” 2020 – Cantina Sorso Sennori

3 – Cagnulari Carì 2022 – Fratelli Pinna

4 – Cagnulari 2022 – Carpante

5 – Cagnulari 2022 – Monte Fenosu

Classifica Migliori Monica

1 – Monica di Sardegna 2022 – Udus

Classifica Migliori Carignano

1 – Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2020 – Cantina Santadi

2 – Carignano del Sulcis Nero Miniera 2022 – Enrico Esu

3 – Carignano Libaltai 2021 – Saraja

4 – Carignano del Sulcis Riserva Is Arenas 2021 – Sardus Pater

5 – Carignano del Sulcis Riserva Bricco delle Piane 2021 – Calasetta

6 – Carignano del Sulcis Riserva Buio Buio 2021 – Cantina Mesa

7 – Carignano del Sulcis Superiore 2 2019 – Tenuta La Sabbiosa

8 – Carignano del Sulcis Riserva Santomoro 2021 – Bentesali

9 – Carignano del Sulcis Eclisse 2021 – Piccola Cantina di Andrea Taris

Classifica Migliori Cannonau per territorio

Migliori Cannonau del territorio dell’Anglona

1 – Cannonau di Sardegna Riserva Bodale 2019 – Tenute Rossini

Migliori Cannonau del territorio del Coros

1 – Cannonau di Sardegna Gemmanera 2020 – Chessa

Migliori Cannonau del territorio di Dorgali

1 – Rosso Su Nighèle 2021 – Venas

2 – Cannonau di Sardegna Ferru 2021 – Cantina Alessandro Bocca

3 – Cannonau di Sardegna Thurcalesu Vigna di Oddoene 2021 – Berritta

4 – Rosso Iloghe 2022 – Cantine Spanu

Migliori Cannonau del territorio della Gallura

1 – Cannonau di Sardegna L’Ora Grande 2022 – La Contralta

2 – Cannonau di Sardegna Demiurgo 2022 – Atlantis

3 – Cannonau di Sardegna Nonau 2022 – La Neula

Migliori Cannonau del territorio di Mamoiada

1 Ex Aequo – Cannonau di Sardegna Ghirada Palagorrai 2021 – Mussennore

1 Ex Aequo – Cannonau di Sardegna Ghirada Elisi Sa ‘e Antoni 2022 – Francesco Cadinu

3 – Cannonau di Sardegna Ghirada Murruzzone 2019 – Giuseppe Sedilesu

4 – Rosso Ghirada Erula 2022 – Teularju

5 – Rosso Ghirada Foddigheddu 2021 – Montisci Vitzizzai

6 – Ghirada Elisi 2022 – Francesco Crisponi

7 – Cannonau di Sardegna Riserva Martis Sero 2021 – Vignaioli Cadinu

8 – Cannonau di Sardegna Ghirada Malarthana 2022 – Cantina Mulargiu

9 – Rosso Ghirada Mulinu 2022 – Mertzeoro

10 – Cannonau di Sardegna Ghirada Fittiloghe Sa ‘ e Tundone 2022 – Francesco Cadinu

Migliori Cannonau del territorio dell’Ogliastra

1 – Cannonau di Sardegna Fudòra 2022 – Pranu Tuvara

2 – Cannonau di Sardegna Naniha 2022 – Tenute Perda Rubia

3 – Cannonau di Sardegna Riserva Alberto Loi 2020 – Alberto Loi

Migliori Cannonau del territorio di Oliena

1 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Vosté 2022 – Iolei Nois

2 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Jumpadu 2022 – Cantina Pietrino Canudu

3 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena 2022 – Fratelli Puddu

4 – Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Mannoi 2021 – Agricola Guthiddai

Migliori Cannonau del territorio di Orgosolo

1 – Cannonau di Sardegna Classico Soroi 2021 – Cantine di Orgosolo

2 – Cannonau di Sardegna 2022 – Orgosa

Migliori Cannonau del territorio della Romangia

1 – Cannonau di Sardegna Riserva 2021 – Fattorie Isola

2 – Cannonau di Sardegna Trimentu 2021 – Cantina Sorso Sennori

3 – Cannonau di Sardegna 2022 – TraMonti

Migliori Cannonau di Altri Territori

1 – Rosso Ampsicora 2021 – Fulghesu Le Vigne

2- Cannonau di Sardegna Scillaras 2021 – Nuraghe Antigori

3 – Cannonau di Sardegna Granadu 2022 – Tenute Smeralda

4 – Cannonau di Sardegna 2022 – Audarya

5 – Cannonau di Sardegna Bàsca 2022 – Pedra Niedda

6 – Cannonau di Sardegna Goimajor 2022 – Cantina Trexenta

7 – Cannonau di Sardegna Sileno 2022 – Ferruccio Deiana

La Classifica dei Migliori Altri Vini Rossi

1 – Rosso Contusu 2021 – Tenute Cossedda

2- Syrah Marganai 2021 Arriali di Paolo Pitzolu

3 – Rosso Shardana 2020 – Cantina Santadi

CantinAmena e i suoi vini: il nuovo stile dai Castelli Romani

Hai presente quando incontri qualcuno vestito con un abito elegante e di qualità, e pensi “Wow, che stile!”? Quel momento in cui l’eleganza e la cura dei dettagli saltano subito all’occhio, facendoti capire che hai di fronte qualcosa di speciale. Beh, lo stesso vale per il vino. E se parliamo di stile nel mondo enologico, non possiamo non menzionare CantinAmena, una realtà che sta ridefinendo il concetto di qualità nei vini dei Castelli Romani.

Situata a Campoleone, frazione di Lanuvio, a soli 35 chilometri a sud-est di Roma, questa cantina è una perla nascosta nel panorama vinicolo laziale. Immaginate una collina dolce, accarezzata dalla brezza marina, con un terreno vulcanico che fa impazzire le viti. Qui, su 15 ettari a corpo unico di puro paradiso vinicolo, la famiglia Mingotti lavora con cura e armonia le proprie vigne.

Come è iniziata questa avventura? La storia di CantinAmena è una di quelle che scaldano il cuore, una storia di passione, dedizione e, soprattutto, di famiglia. Nel 2004, Valeriano e Maria Rosa Mingotti, coppia di bresciani con la passione per il vino, decidono di realizzare un sogno: acquistano una tenuta a Lanuvio, dove avevano trascorso tante vacanze nella “Vigna Amena” di un caro amico. Il legame con questa terra era ormai così forte che l’acquisto sembrava quasi un passaggio naturale, il destino che bussava alla loro porta.

Silvia Mingotti

All’inizio l’idea era semplicemente di continuare a produrre uva biologica e venderla. Dopotutto i Mingotti non erano agricoltori di professione. Ma il vino, si sa, ha il potere di cambiare i piani, di ispirare, di far sognare in grande. E così, nel 2012, i loro figli Silvia, Enrico e Osvaldo decidono di fare sul serio. Trasformano l’intuizione imprenditoriale dei genitori in una vera e propria Società Agricola, dando vita al marchio “CantinAmena”. Una svolta che segna l’inizio di un’avventura focalizzata sulla produzione di vini biologici di alta qualità.

Cosa rende Cantina Amena così speciale? In primis, la pazienza. Come dicono loro stessi, “La pazienza è una vera, segreta ricchezza”. E fidatevi, quando si tratta di fare biologico di qualità, la pazienza non è solo una virtù, è una necessità. Qui non si fanno le cose di fretta. Si aspetta, si osserva, si cura ogni dettaglio con amore e dedizione. Dall’attenta selezione delle uve alla vinificazione, ogni passaggio è seguito con la massima cura e rispetto per la natura.

L’azienda, posta a circa 250 metri sul livello del mare, quasi totalmente dedicati alla coltivazione biologica della vite, ha anche in dotazione un piccolo uliveto. Il terreno di origine vulcanica è incredibilmente fertile e ricco di minerali. La posizione strategica, con la corretta esposizione e la ventilazione continua che arriva senza ostacoli dal vicino Mar Tirreno, crea un microclima ideale per la produzione di qualità.

Ma CantinAmena non si accontenta di seguire la tradizione; pur rispettando profondamente le radici del territorio, l’azienda non ha paura di sperimentare. Accanto ai vitigni bianchi e rossi tradizionali dell’areale laziale – come la Malvasia Puntinata, il Cesanese di Affile, il Trebbiano toscano, il Montepulciano e il Sangiovese – troviamo anche alcuni vitigni internazionali come il Merlot, il Cabernet Sauvignon, il Petit Verdot, il Syrah e il Sauvignon blanc. E non dimentichiamo l’Incrocio Manzoni, un bianco di grande versatilità che simboleggia perfettamente lo spirito innovativo dell’azienda.

Attualmente, Cantina Amena produce circa 45.000 bottiglie all’anno, anche se la capacità potenziale è superiore. Ogni bottiglia è il risultato di un processo produttivo che rispetta al massimo l’ambiente e la tradizione contadina. La scelta del biologico, che risale agli anni ’80 del secolo scorso, non è solo una moda per loro, ma una vera e propria filosofia di vita.

In vigna, sono banditi da 40 anni tutti i prodotti di sintesi. Si punta molto sulla prevenzione, con trattamenti mirati a base di rame e zolfo per prevenire l’insorgenza di malattie della vite. Anche in cantina, la certificazione biologica europea garantisce il massimo rispetto per il vino, limitando i procedimenti invasivi e utilizzando solo lieviti e additivi naturali di origine biologica. La vendemmia è rigorosamente manuale, e la presenza del centro di vinificazione all’interno dell’azienda permette di ridurre al minimo i tempi tra la raccolta dell’uva e il suo arrivo in cantina, preservando al meglio le caratteristiche organolettiche dei grappoli. In cantina, si procede con pressature soffici e lavorazioni attente secondo la tradizione, pur avvalendosi di moderne tecniche enologiche come il controllo delle temperature di fermentazione e affinamento.

Tra i vini prodotti da Cantina Amena, merita una menzione speciale il “Patientia”, un rosso che è un vero e proprio inno alla pazienza: 18 mesi in botte di rovere nuova. Non sono da meno il “Divitia”, un bianco 100% Malvasia Puntinata, o “Arcana”, 100% Cesanese di Affile. L’azienda ha persino ottenuto la certificazione Vegan per tutti i loro vini nel 2022, dimostrando una sensibilità non comune nel settore.

L’impegno dei Mingotti va oltre la produzione. L’azienda sta attivamente contribuendo a cambiare la percezione dei vini dei Castelli Romani, un’area da sempre vocata alla viticoltura ma per troppo tempo focalizzata solo sulla quantità. Lo sforzo di CantinAmena è quello di imporre un’altra idea di qualità, contribuendo a un percorso di rinascita corale del territorio.

L’obbiettivo è la creazione di veri e propri cru aziendali dove far esprimere al massimo i vitigni autoctoni. E ricordate: come un bell’abito non fa il monaco, ma fa sicuramente una bella impressione, così un buon vino non vi cambierà la vita, ma vi regalerà sicuramente momenti di puro piacere.

Salute!​​​​​​​​​​​​​​​​

Ritorno a Il Colle del Corsicano: il primo amore non si scorda mai

Abbiamo sempre dato spazio ai territori a noi vicini. Il Cilento, è senza dubbio, uno dei più magici e misteriosi ancora da scoprire. I tramonti di Punta Licosa hanno qualcosa di unico: si srotolano lenti, compiendo giorno per giorno il loro percorso sull’orizzonte del mare, come avviene solo per i sogni più grandi, che si realizzano passo dopo passo nel solco di un progetto ben definito.

Siamo a Castellabate, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e degli Alburni, in una delle riserve marine più suggestive del nostro Paese, dove, secondo la mitologia, aveva dimora Leucosia, una delle Sirene che insieme a Partenope e Ligea cercarono di incantare Ulisse. Su questa lingua di terra, caratterizzata da pini marittimi e macchia mediterranea, si estende per tre ettari la vigna sul mare dell’azienda Il Colle del Corsicano.

Siamo tornati a raccontarvi, dopo l’articolo “Il Colle del Corsicano” a San Marco di Castellabate (SA): il sogno di una vita di Alferio Romito di questa splendida realtà cilentana che ha visto la sua prima vendemmia nel 2017, con una produzione iniziale di circa 4000 bottiglie tra le etichette Licosa, da uve Fiano in purezza, e Patrinus, Aglianico con un piccolo saldo di primitivo. Un sogno diventato progetto, che Alferio Romito, giovanissimo titolare, sta portando avanti con entusiasmo anno dopo anno: oggi le bottiglie prodotte sono circa 25.000 e alle etichette Licosa e Patrinus, si è aggiunta Furano, il rosato da Aglianico in purezza.

Alferio Romito

In un caldo pomeriggio di luglio, Alferio ci ha raccontato il suo amore per la vigna nato quando da bambino seguiva il nonno passo dopo passo dalla terra fino alle operazioni di vinificazione, la sua filosofia e il suo modo di pensare il vino.

La possibilità di realizzare il sogno e di produrre il proprio vino, inizia a concretizzarsi nel giorno dei festeggiamenti per la laurea in enologia, quando il padrino di cresima di Alferio gli comunica di aver trovato il posto ideale per impiantare la prima vigna: Punta Licosa. A lui con gratitudine Alferio ha dedicato il nome della prima etichetta rossa della cantina, Patrinus. La casa-cantina di famiglia, collocata sull’omonimo Colle del Corsicano, si trasforma per adattarsi alle esigenze della moderna viticoltura.

L’area di vinificazione che in passato doveva essere simile a una di quelle rimesse di campagna, dove in tempo di vendemmia si lavavano pavimenti e botti con la cavara, decotto di erbe spontanee, oggi è un locale moderno a temperatura controllata, con serbatoi e fermentini d’acciaio di massimo 15 ettolitri, non solo per vinificare in modo parcellizzato i singoli lotti di uve che arrivano in cantina, ma soprattutto per abbassare velocemente la temperatura del mosto per l’avvio di fermentazione.

Ci troviamo in Cilento, dove la vendemmia di Fiano e Aglianico inizia già a partire dalla prima decade di agosto: il controllo delle uve è stretto fin dalla vigna e le varie fasi di raccolta e conferimento sono serratissime, per fare in modo che dal momento in cui il grappolo è staccato dalla pianta a quando diventa mosto passi il minor tempo possibile, preservando le caratteristiche ottimali del frutto.

Per le tre etichette prodotte dal Colle del Corsicano, la fermentazione e l’affinamento avvengono in acciaio e i lieviti sono inoculati. Alferio, con l’acquisizione di nuove parcelle di vigna, punta ad ampliare la produzione di bottiglie per raggiungere soglia 40.000, accarezzando l’idea, ancora in fieri, di una nuova etichetta come intuiamo dalla presenza di due barrique separate, nei locali di vinificazione.

La degustazione

Quando arriviamo al momento della degustazione chiudiamo il cerchio di una visita emozionante, che ci ha reso chiaro cosa significhi lavorare per il perseguimento di un obiettivo: la valorizzazione massima di un territorio e delle sue peculiarità. Alferio voleva per le sue bottiglie un’etichetta classica, ispirata a quella delle maison bordolesi, dove in primo piano appare lo chateau, punto di riferimento visivo sul territorio. Il risultato è una foto riprodotta a pennino che tratteggia la vigna di Punta Licosa, la torretta di avvistamento e l’isolotto col faro proteso nel mare.

Licosa 2022 Cilento Fiano DOC

Timido, necessita di tempo e di una temperatura più alta per sprigionare un caleidoscopio di profumi, che si evolvono nel bicchiere in maniera cesellata e precisa: la finissima nota di pasticceria, tipica dell’amaretto di Sassello, si intreccia da subito alla pesca tabacchiera e ai fiori dolci. Arrivano poi le erbette aromatiche tipiche della macchia mediterranea, che col trascorrere del tempo si definiscono nel profumo di cappero e di caramella d’orzo. Elegante anche il sorso, di grande freschezza agrumata bilanciata nell’ottima sapidità, che riporta al palato note iodate e di salsedine. La vigna di Punta Licosa che dà il nome al vino è tutta in questo bicchiere!

Licosa 2023 Cilento Fiano DOC

Trasmette ancora lievi sentori  di fermentazione, che con l’attesa lasciano spazio al caprifoglio, al bergamotto e alla maggiorana fresca. Di sorso prontamente godibile e pieno, mostra anche in questo millesimo il carattere del territorio, facendosi al contempo fresco e sapido con chiari elementi marini.

Furano 2023 IGP Paestum Rosato

Naso invitante, ricorda una caramella gelée di piccoli frutti rossi, e poi il pompelmo e la foglia di geranio. Verticale e coerente il sorso, che pulisce e rinfresca riportando sentori mediterranei di rosmarino selvatico. Si fa bere con la leggerezza di quella brezza marina di cui porta il nome.

Patrinus 2019 Paestum Aglianico IGT

Alferio assaggia per la prima volta insieme a noi la terza annata di Patrinus e ne rimane, a ben ragione, orgogliosamente soddisfatto. C’è tutta la stoffa del campione che corre la maratona ad un ritmo cadenzato, come appare evidente dal contemporaneo confronto con l’annata 2022. Mirtillo, pepe bianco, una lieve nota di carbone introducono il naso che diventa complesso con sentori di foglia di tabacco, caffè, polvere di cacao, marmellata di frutti di bosco e ritorna col tempo su note di fiori viola e di prugna. Avvolgente in bocca, si distingue per il tannino levigato e per la freschezza ancora incisiva.

Patrinus 2022 Cilento Aglianico DOC

Il naso ci trasporta tra cespugli di macchia mediterranea estiva percorsi dal profumo del mare, e solo dopo tempo di consegna note fruttate di prugna e cioccolato fondente. Fresco, di tannino sottilissimo, ci fa pensare senza timore a un abbinamento di mare estivo come il pesce spada arrostito. Da riassaggiare tra qualche anno per prendere nota della sua evoluzione.

Alla Téa del Kosmo a Livigno brillano le giovani stelle della cucina italiana

Gli Chef Talarico e Siega si esibiscono in un menu a 4 mani eccelso, sotto gli occhi del Maestro, Norbert Niederkofler

Inizia la stagione estiva alla Téa del Kosmo. A Livigno, !”il piccolo Tibet”, una enclave stupenda incastonata tra le Alpi a oltre 1800 metri, è sempre un piacere tornare. La neve si è ormai diradata e le bici prendono il posto degli sci al Mottolino: in cucina l’executive Chef Michele Talarico ci regala un’esperienza inedita, fondendo per una sera la sua cucina e quella dello Chef Mauro Siega, Executive dell’Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, sotto gli occhi proprio del loro Maestro.

La Téa del Kosmo nasce esattamente un anno fa, a compimento di un progetto di valorizzazione del territorio realizzato da Siria Fedrigucci, cuore e anima di questo luogo e suo marito Marco Rocca, ora affiancato dalla next-generation Valentina e Ian. Il pilastro su cui si erge tutto questo è il Mottolino Fun Mountain, che con le migliorie apportate negli ultimi anni si candida ad essere uno degli Ski & Bike Resort più completi a livello internazionale, con innovazioni e coccole per l’utente finale, frutto delle esperienze mondiali accumulate da Ian idolo del territorio e Campione Europeo Freeski 2018. Un edificio quindi simbolo della zona, pronto a splendere nelle prossime Olimpiadi Invernali 2026, di cui sarà Headquarter e luogo di investitura di ben 78 medaglie Olimpiche.

La filosofia del Kosmo

Talarico applica al Kosmo Taste the Mountain la filosofia della cucina di montagna appresa dal suo fondatore, lo Chef Norbert Niederkofler; no waste, no all’alloctono, no agrumi, no all’olio d’oliva sostituito dall’olio di vinacciolo. La ricerca è in altitudine e latitudine, una filosofia complessa nella quale lo Chef si erge a custode del territorio, cerca e difende la qualità intorno a sé, nel rispetto della stagionalità e delle dinamiche naturali, senza eccezioni. In questi contesti e con questi dogmi trovare i produttori diventa una sfida e dietro ogni ingrediente si cela un racconto di vita, un produttore “Eroico”.

Le fragole provengono da un coltivatore locale che ha sostituito i diserbanti con insetti competitivi, le uova da galline libere di scorrazzare per i boschi, che le depongono negli incavi degli alberi. Infiniti esempi come il grano saraceno, cereale principe del territorio, arriva al Kosmo grazie a una collaborazione con la Cooperativa So.la.re.s  di Bormio impegnata nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate che nelle sue colture annovera Grano Saraceno Locale, non solo più buono dal punto di vista organolettico ma anche più completo per qualità nutrizionali. Piccoli tasselli che han portato il Kosmo a ottenere la Certificazione Ufficiale CARE’s Ethical Restaurant.

Téa del Kosmo

Téa (Nome antico dato qui alle baite) è lo Spin-Off da 5 tavoli con cui Kosmo vuole presentare questa filosofia in maniera ancora più radicale. Entrando in entrambi i luoghi si comprende subito la differenza. Se nel Kosmo lo sfondo della vetrina apre meravigliosamente sulle Alpi, come un quadro vivente di Caspar David Friedrich, nella Téa il momento è intimo, caldo, il legno ci abbraccia, i colori ci rassicurano, il focolare pone l’accento e ci riporta idealmente tra le mura domestiche.

Qui la padrona di casa è Siria che cura meticolosamente ogni dettaglio, lo Chef può alzare ancora di più l’asticella amplificando il no waste, “Lo spreco è il fallimento dell’immaginazione”: ecco perchè ogni ingrediente va usato interamente e va a comporre un piatto, al quale poi si troverà un abbinamento grazie alla maestria della Sommelier Giada Rosa, che propone una carta vini armonizzata con la filosofia dando ampio respiro alle piccole realtà montane ed eroiche.

La notte stellata e l’Abbraccio della Montagna

Proprio Téa del Kosmo, per una sera, è stata il palcoscenico di un iconico Abbraccio della Montagna, tra Valtellina e Val Pusteria, tra la brigate del Kosmo e quella del tre stelle Michelin e Stella Verde per la sostenibilità Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, unite per pensiero, ideali, dinamismo e soprattutto gioventù. Sinergia perfetta tra le voci: i piatti si alternano tra le due brigate, ma si muovono all’interno di uno spartito e una splendida sinfonia. Gli Chef e le brigate duettano abilmente riuscendo inoltre a far sentire i loro timbri caratteristici nei rispettivi piatti. dinamiche complesse vengono sintetizzate in piatti all’apparenza semplici, ma che dietro nascondono sapiente uso della tecnica, il tutto sotto uno sguardo attento e un filo compiaciuto del proprio Maestro.

Iniziamo con un calice in Cantina  Castel Noarno – Blanc de Blancs  Trento DOC 2017, Chardonnay di piena maturazione, cremoso, dal buon frutto giallo pieno e scorza di cedro candito e salgemma. E poi zagara, pepe bianco e burro, piccola pasticceria in sottofondo. E’ prodotto sulle alte colline della Vallagarina, che oltre alla piena maturazione riescono a donare ai vini ricche connotazioni dinamiche e minerali al naso e al sorso a questo vino. Un passe-partout di bella eleganza che si muove vivacemente tra gli amuse-bouche, piccoli morsi di territorio: La Tradizione (Rivisitazione di Pizzoccheri). Il Ricordo (Tarassaco in varie consistenze giocato magistralmente per dare la sensazione olfattiva, gustativa e palatale di un olio d’oliva). Biscotto di Mais con formaggio Zoncolan (a pasta semidura). Waffle con lardo di Persico.

Il percorso continua nella Téa, ogni piatto è un’esperienza e Siria insieme al suo staff sono il trait-d ’union tra piatti apparentemente semplici per i nostri sensi che nascondono invece esecuzioni complesse e storie e dinamiche di territorio da scoprire.

La Carota è uno dei piatti che stupisce per questo. Quella che appare come una semplice verdura in agrodolce nasconde molteplici cotture, tra cui la salsa, nata proprio da una stracottura, sfruttando anche il carbone della stessa. Una elevazione a potenza dell’ingrediente.

L’abbinamento proposto è un Etza -Radoar 2021 Müller Thurgau intrigante, da viticoltura eroica, maturazione in parte legno e soli lieviti indigeni. Al naso melone giallo, mela cotogna in gelee aprono ed in un attimo risvegliano sentori di banana matura e uva passa, fieno e caffè estratto a freddo. Saporito e di spiccata freschezza, con la sua lunghezza rappresenta un matrimonio perfetto col piatto.

Segue un piatto di semplice perfezione: Il Pane e il Burro, elevato da companatico a protagonista, eseguito con lievito madre e una miscela di farine locali poco raffinate e il burro mantecato con 2% di sale e servito al cucchiaio.

Poi Chicche di patate ed ortica, con crema di latticello e spalmabile di capra, piatto dai sentori erbacei, bella aromaticità e speziatura, l’abbinamento gioca in perfetta concordanza VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT SAUVIGNON “FUME” 2020 – WEINGUT ABRAHAM. La fermentazione in botti di rovere, l’uso di lieviti naturali, il prolungato contatto sulle bucce di parte della massa ampliano molto il raggio di questo Sauvignon e la desinenza fumé enuncia già parte del mondo che troveremo nel bicchiere. Pietra focaia e note burrose giocano con note floreali e vegetali varietali, il sorso è ricco, avvolgente definito da una vibrante e lunga scia salina.

La Trota della Valmalenco gioca con le cotture e con gli scarti di questo ingrediente per proporci un piatto singolarmente complesso. La scelta di abbinamento è stata un Pinot Nero – Le Anfore 2014 di Marcel Zanolari un naso piacevolmente floreale, succo di mirtillo, violetta, ginepro e cuoio, sottobosco,  un leggero finale smaltato, all’assaggio la freschezza e l’agilità del pinot nero giocano bene con una surmaturazione del frutto in pianta che lo rende decisamente più succoso e per questo molto adatto in questa versione evoluta a completare il servizio di questa ricetta che tra i suoi ingredienti annovera anche il gaurum di trota.

La Capra. Brasato di Capra servito sopra un panbread, succulento, aromatico, appagante. L’abbinamento è la Vigneto la Purscela 2015 di Involt Agnelot, una vigna storica piantata come da vecchia tradizione con Chiavennasca (in Valtellina significa Nebbiolo) e piccole percentuali di Brugnola e Pignola. La vinificazione prevede acciaio e terracotta, cosa che esalta le note di piccoli frutti al naso, la viola e una leggera liquirizia. In bocca i tannini sono setosi, fruttati e ben legati alla massa di buona freschezza e sapidità, in abbinamento si completano.

Il dolce è una bellissima Insalatina Primaverile, composizione dall’abile gioco di consistenze costruite sapientemente e sapori, che cela più di una sorpresa all’assaggio. In abbinamento un vino altrettanto poliedrico, Moscato Rosa 2021 – Franz Haas , fresco, vivace, dal bouquet aromatico intenso, tra cui spiccano rosa, cannella, buccia d’arancia. Stupisce al palato per spiccata acidità, dolcezza ma soprattutto tannino, perché questo vino nasce da una vinificazione in rosso la cui fermentazione è interrotta con l’uso del freddo.

Un album musicale a due voci di eccellente fattura che narra le storie del territorio, delle sue usanze e dei suoi uomini che suona le sue ultime note sul pass con le ultime creazioni, gelee e altre piccole coccole, come il Kosmocciolino e una moka fatta al momento sulla brace.

Bonus Track …e invece. Tra gli ultimi complimenti a Siria, a tutta la famiglia Rocca, alla sommelier Giada, scatta un invito genuino agli Chef da parte di alcuni di noi, figlio di bei rapporti che ogni tanto per fortuna si creano. Chef perché non ci si vede dopo da noi per una Aglio e Olio notturna? Michele e Mauro si guardano, la lampadina si era accesa, pochi secondi dopo al Kosmo le padelle tornavano a saltare. Una dimostrazione di sinergia, estro e di aderenza al proprio ruolo e al proprio credo, Olio e Aglio diventano Burro e Pesteda, terminate con un crumble finale. Apprezzato come l’ultimo singolo che la band decide di regalare ai fan rientrando dopo essere uscita, il finale perfetto di un gran bel concerto di giovani talenti.

Livigno si sta preparando molto bene per queste Olimpiadi e la Téa del Kosmo sta portando un nuovo messaggio di Fine Dining, ergendosi insieme a tutta la struttura del Mottolino a fondamentale rappresentanza del territorio stringendosi nell’abbraccio della montagna.

“…E così, tra i suoi dirupi e le sue creste,

L’anima errante trova pace e rifugio,

Nell’abbraccio severo della montagna,Dove il tempo si dissolve e il cuore ritrova il suo equilibrio.”

Intervista ad Antonella Amodio autrice del libro Calici&Spicchi

N.d.r. pubblichiamo con piacere l’inserto del giornalista Gaetano Cataldo con l’intervista completa ad Antonella Amodio, dopo il successo editoriale del suo libro Calici&Spicchi, che vedrà presto un seguito con l’Atlante della Pizza e del Vino con proposte intriganti provenienti anche dall’estero.

Laureata in Scienze Umanistiche, giornalista e critico enogastronomico, Antonella Amodio è chiamata a presiedere a numerosi concorsi, collaborando con diverse testate giornalistiche nel diffondere la cultura del vino, della buona cucina, tra pizzerie e ristoranti. È stata allieva di Gualtiero Marchesi, grazie al quale ha affinato le tecniche culinarie Tra i vari titoli acquisiti e con tante esperienze maturate nel settore, conta un master in botanica con approfondimento delle erbe aromatiche, nonché il diploma di Bibenda Executive Wine Master della Fondazione Italiana Sommelier. Runner, maratoneta e tifosa dello sport in generale, Antonella ha percorso in lungo e largo il mondo a piedi con lo zaino sulle spalle mangiando pizze nei posti più disparati.

Da sinistra Nello Ferrigno direttore di Inprimanews, Antonella Amodio autrice di Calici&Spicchi e Gaetano Cataldo giornalista autore di 20Italie

Il suo libro Calici&Spicchi nasce per guidare i lettori in viaggio fatto di sapori ed emozioni, gustando appieno le eccellenze del territorio. Un testo unico al mondo, il primo del suo genere, dedicato al connubio pizza e vino, un armonico abbinamento che riesce ad esaltare e nobilitare uno dei piatti più conosciuti della tradizione partenopea e della Campania più in generale.

Il libro firmato dall’autrice Antonella Amodio, la cui prefazione è curata da Luciano Pignataro, svolge la propria funzione arrivando al cuore del lettore, senza creare l’imbarazzo in chi si avvicina per la prima volta al mondo del vino. Una maniera “smart & pop” di orientare senza forzature, riuscendo ad abbinare ad oltre cento pizze il vino più indicato, da un bianco delicato a un rosso corposo, passando per la freschezza e leggerezza di un rosato alla vivacità delle bollicine. Insomma uno strumento agile ed indispensabile, per appassionati e per esperti del gusto, per imparare a scegliere il vino giusto per la pizza del momento, con erudita competenza ma senza obbedire troppo alle regole.

Antonella Amodio scrittrice e giornalista

Benvenuta Antonella, per i lettori di 20Italie le vorremmo rivolgere qualche domanda

Da dove è nata l’idea del libro?

Dai ricordi di famiglia e dal profumo del pane fatto in casa anzitutto. Provengo da una famiglia contadina, dotata del forno a legna e quindi, sin da piccola, legata ai rituali e alle tradizioni della buona tavola e di ingredienti sani. Il libro è una mia maniera di restituire alla nostra memoria storica il legame dimenticato tra il vino e la pizza, che esiste da sempre.

Altre fonti di ispirazione?

Semplicemente mia madre. La mia passione per il vino alla fine ha coinvolto anche lei, accendendone la curiosità: mi chiedeva spesso cosa potesse abbinare ai suoi piatti, diventando un po’ la sommelière di fiducia delle sue amiche. Da questa esperienza familiare ho voluto trarre l’importanza di avvicinare le persone al vino con il mio libro anche con semplicità e leggerezza.

Un po’ come parafrasare Einstein… se riesci a farlo comprendere a tua madre vuol dire che hai capito cosa è il vino, insomma. La tua pizza preferita e abbinata a cosa?

Adoro la pizza provola e pepe con un Lacryma Christi rosso che abbia tutto il suo appeal vesuviano.

Ci parleresti dei tuoi abbinamenti prediletti con la pizza margherita e la pizza marinara? Anzi, magari due per ciascuna pizza, uno più territoriale e l’altro magari da altre regioni del vino…

Con la pizza margherita non ho dubbi: vino di Gragnano vivace e servito un po’ più fresco, ma anche un Ciliegiolo in purezza, magari ad una temperatura da rosato.

Per la marinara invece direi Piedirosso flegreo, per restare in Campania ed un Etna rosso, ma che sia Nerello Mascalese al 100% per favore.

E se dicessi pizza alla Nerano?

Direi anzitutto buonissima, poi che la berrei sia con un uvaggio bianco tipico amalfitano, a base di Fenile, Ripoli e Ginestra. Mi farebbe molto piacere proporre la Nerano anche con uno Chardonnay altoatesino d’alta quota, frutto di altrettanta viticoltura eroica, potente e armonico al tempo stesso.

Ma con una pizza all’ananas che beviamo?

Potremmo parlare anche di Sauvignon blanc, ma delle volte è il caso di suggerire anche l’acqua ed io con una pizza all’ananas la vorrei frizzante.

Ringraziando Antonella per averci raccontato dei suoi aneddoti familiari, per i suggerimenti e per le sue predilezioni, il profumo di pizza diventa sempre più insistente.

Domenico Fortino e Lorenzo Oliva titolari di Wip Burger & Pizza

Ed ecco il menu proposto durante la serata evento di presentazione di Calici & Spicchi presso Wip Burger & Pizza.

Iniziamo con una fresella di pane duro con caponata e pomodorino del Piennolo, olive taggiasche, capperi, sarde salate e melanzane sott’olio, arriva del prosciutto crudo 30 mesi e poi del culatello di suino nero casertano magistralmente tagliati a coltello da Carmine De Cristofaro, cortador stabiese, il tutto abbinato al Furore Bianco 2023 di Marisa Cuomo.

La prima pizza prende il nome di Sua Eccellenza ed è stata realizzata con farina di tipo ‘0’: in pratica una margherita condita con pomodoro rustico schiacciato a mano, mozzarella di bufala, scaglie di parmigiano, pepe in grani ed olio evo cilentano. A seguire una pizza guarnita con fior di latte di Agerola, pancetta aromatizzata al miele in tre cotture, carciofo, elemento da cui la tonda prende il nome, pecorino bagnolese e olio evo da mono cultivar di Ravece. Entrambe le pizze sono state abbinate al Costa d’Amalfi Rosato 2023 di Marisa Cuomo.

Andrea Ferraioli – Cantine Marisa Cuomo

La terza pizza proposta durante la degustazione, la Trame Estive, con impasto di farina tipo ‘1’ semintegrale, è composta da fior di latte di Agerola e la sua stracciata, lardo di razza casertana, fico, olio evo di Rosciola. Al termine una pizza molto intrigante in doppia cottura, chiamata Sensoriale, prima fritta e poi al forno: è stata fatto con un impasto di farina tipo ‘1’ al caffè, farcita con caprino spalmabile, tartare di gambero rosso di Mazara del Vallo, scaglie di cioccolato fondente, sesamo tostato, olio evo aromatizzato all’arancia. Entrambe le pizze sono state abbinate al Furore Fiorduva 2022 di Marisa Cuomo.

Al termine della presentazione del libro Antonella Amodio ha accolto con piacere il dono di un formato magnum di Mosaico per Procida, celebre bottiglia che ha inaugurato l’Umanesimo del Vino, dando giusta motivazione per gli evidenti meriti di scrittrice per essere ambasciatrice dell’Enogastronomia campana.

La città di Galluccio (CE) e i vini del territorio premiati con sette medaglie d’oro a Roma, in Campidoglio, al ventiduesimo Concorso Enologico Internazionale Città del Vino- Wine City Challenge 2024

Alla cerimonia hanno preso parte il Sindaco Franco Lepore e i rappresentanti delle aziende vitivinicole.

La città di Galluccio (CE) con due aziende del territorio ha ritirato, alla cerimonia di premiazione in Campidoglio, ben sette medaglie d’oro per il Concorso Enologico Internazionale Città del Vino- Wine City Challenge 2024 indetto dalla Associazione Nazionale Città del Vino presieduta da Angelo Radica.

«Sono tre i vini premiati con doppia medaglia d’oro e uno con medaglia d’oro a testimonianza di un territorio che si impegna sempre più in qualità e ricerca» ha detto Franco Lepore Sindaco di Galluccio che l’Associazione Nazionale Città del Vino ha premiato contestualmente alle aziende. Tre le categorie che hanno visto insigniti di medaglia d’oro i vini di Cantine Telaro e Vini Porto di Mola.

Per la classifica generale: Aramundi, Galluccio DOC Riserva, (Aglianico 100%) e Tefrite – IGT Roccamonfina (Falanghina brut) di Cantine TelaroCategoria Premio Speciale Vini Vulcanici: Nevière, IGT Roccamonfina Bianco (da uve Pallagrello bianco, Fiano e Greco leggermente appassite), Tefrite – IGT Roccamonfina (Falanghina brut), Aramundi, Galluccio Riserva DOC, (Aglianico 100%) di Cantine Telaro. Inoltre per la stessa categoria Galluccio Riserva DOP Riserva (Aglianico 100%) di Vini Porto di Mola. Per la categoria Forum degli Spumanti: Tefrite – IGT Roccamonfina (Falanghina brut) di Cantine Telaro. 

«È un vanto e un onore che la città di Galluccio sia premiata al Concorso Enologico indetto dalla Associazione Città del Vino di cui, tra l’altro, come comune facciamo parte». Ha aggiunto il Sindaco di Galluccio che ha continuato così «Riconosco le capacità degli operatori del nostro comparto vitivinicolo che tende sempre più all’eccellenza e oggi i fatti ce l’hanno dimostrato. Negli ultimi anni la quantità di ettari vitati nel nostro comune è cresciuta sensibilmente grazie all’impegno di tanti viticoltori che hanno scelto di investire a casa propria contribuendo sia a dare slancio economico alla comunità sia contribuendo a tutelare l’ambiente e il paesaggio preservando così i nostri terreni particolarmente vocati alla viticoltura».

In sala Giulio Cesare di Palazzo Senatorio in Campidoglio si sono susseguiti diversi interventi, ha aperto ufficialmente la cerimonia il Ministro dell’agricoltura,  della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, hanno proseguito Sabrina Alfonsi Assessore all’agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti del Comune di Roma Capitale ; 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗥𝗶𝗴𝗵𝗶𝗻𝗶 Assessore Regionale agricoltura Regione Lazio; 𝗟𝗼𝗿𝗲𝗱𝗮𝗻𝗮 𝗗𝗲𝘃𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶 Vicepresidente Associazione Città del Bio, sindaco di Cirié; 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗠𝗲𝘂𝗰𝗰𝗶 di Eftilia; 𝗘𝗹𝗲𝗻𝗮 𝗗’𝗔𝗾𝘂𝗮𝗻𝗻𝗼 Presidente della Fondazione Enoteca Italiana Siena; 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗕𝗲𝗿𝘁𝘂𝗰𝗰𝗶 Vice Presidente nazionale e coordinatore regionale delle Città del Vino del Lazio. È seguito l’intervento di Angelo Radica Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino.

Si conclude così la ventiduesima edizione del Concorso Enologico che ha visto la partecipazione di oltre 𝟭𝟯𝟬𝟬 𝘃𝗶𝗻𝗶 giunti, di cui l’80% italiani ed il 20% da 11 Paesi di tutto il mondo, e 𝟭𝟭𝟯 𝗴𝗿𝗮𝗽𝗽𝗲 in gara per il V Grappa Award. In totale sono state assegnate 𝟰𝟴 𝗚𝗿𝗮𝗻 𝗺𝗲𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗱’𝗼𝗿𝗼 (38 all’Italia e 10 vini stranieri), 𝟯𝟭𝟴 𝗺𝗲𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗱’𝗼𝗿𝗼 (Italia 269 e Paesi esteri 49) e sono stati coinvolti 80 commissari di valutazione provenienti da ogni angolo del mondo. Il Concorso Enologico è organizzato dall’Associazione Nazionale Città del Vino fin dalla sua prima edizione nel 2001, autorizzato dal Masaf ( Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) e con il supporto scientifico dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino).

Sito web comune di Galluccio (CE): www.comune.galluccio.ce.it

Venetsanos Winery: la più antica cantina dell’isola greca di Santorini

Salendo i tornanti inscritti nelle pareti verticali della caldera, dal porto dell’isola di Santorini, Athinios si arriva alla fine della strada a un bivio . A sinistra le indicazioni per il capoluogo Thira mentre subito a destra, si trova la sede della cantina Venetsanos.

E’ una calda giornata di giugno, sono le 11 e inizia la mia visita: avevo avuto modo di assaggiare i vini durante l’evento Greek Wine Day organizzato a Firenze da Haris Papandreou e avevo avuto la fortuna e l’opportunità di incontrare Petros Vamvakousis.

Questa realtà vitivinicola è nata  grazie al genio del signor  Giorgio Venetsanos, che aveva competenze anche in architettura e fu costruita su quattro livelli, di cui tre interrati e solo uno a livello della strada, per facilitare le operazioni enologiche, mantenere una temperatura costante ed evitare l’utilizzo di fonti di energia. Tutto questo avveniva nel 1947. Fu il primo chimico ed enologo della Grecia; egli scrisse inoltre diversi libri, tra i quali uno dedicato alla descrizione della vinificazione tradizionale a Santorini. Egli  morì a oltre 90 anni nel 2004 senza eredi; nel 2014 i nipoti ripresero in mano le redini dell’azienda, esempio virtuoso di integrazione tra natura e uomo nella produzione del vino.

Nei piani sottostanti della cantina si possono ammirare le vasche che servivano per la fermentazione e macerazione, realizzate con un materiale chiamato Aspa ( cenere vulcanica e pomice), tutte con una forma ovale e provviste di scale, per consentire l’accesso tra una vendemmia e l’altra, per la necessaria pulizia.

Il quarto livello è posto a circa 17 metri sotto il primo scavato nelle roccia. In queste stanze avveniva la decantazione statica prima di imbottigliare il vino; esso veniva spesso avviato, sempre sfruttando la forza di  gravità, attraverso un lungo tubo che correva giù dalla parete della caldera stessa, alla stazione di riempimento situata nel porto. Lì attendevano le navi ,soprattutto russe, per far ritorno in patria con il prezioso carico. Utilizzando questo ingegnoso sistema il vino diveniva limpido e bevibile.

La cantina produce circa 14 etichette, tra cui due vini dolci naturali e due vini rossi da Mavrotragano e Mandilaria. Sono tre le denominazioni che possono essere usate per imbottigliare i vini dell’isola: PDO Santorini,  PDO Nykteri (solo per il pregiato vino che viene pressato di notte) e PGI Cyclades.

PDO Santorini Assyrtiko 2022: nel calice un luminoso giallo limone, note di buccia di agrumi, mela smith al naso e una vibrante acidità che caratterizza il sorso che termina con note saline. Racconta con precisione il terroir di questo luogo fantastico.

PDO Nykteri 2022 Ottenuto da uve locali a bacca bianca quali Assyrtiko, Aidani e Athiri, deve il suo nome alla modalità notturna (Nykta significa notte in greco) di raccolta e di pressatura, per assicurare un ambiente più fresco. Viene imbottigliato dopo 4 mesi di affinamento in botti di rovere francese. Giallo paglierino di media intensità, apre su note che ricordano le erbe aromatiche, la vaniglia, il bourbon, poi nocciola e miele. Avvolgente al palato, mantiene un dinamismo grazie alla componente sapida che caratterizza il finale.

PGI Cyclades Anagallis 2022 è il vino rosè ottenuto da Mandilaria (varietà a bacca rossa) insieme a Aidani e Assyrtiko (varietà a bacca bianca). Un vino pericoloso, perché la sua bevibilità  porta a finire velocemente la bottiglia, soprattutto se si è  in compagnia! Colore rosa ciliegia; il profilo olfattivo rimando a note succose di melograno, marasca accompagnato da un delicato e preciso sentore di rosa.

PGI Cyclades Mandilaria 2020 è un rosso molto piacevole. Il vitigno regala vini con spiccata acidità e colpisce per i profumi di rosa, fragola, mora , ibisco, ciliegia, peonia. Vellutato in bocca con un guizzo del tannino che rende il sorso agile e piacevole. Lunga scia finale balsamica.

PDO Santorini Vinsanto è il vino dolce naturale ottenuto da grappoli di Assyrtiko, Aidani e Athiri , che hanno subito un processo di disidratazione al  sole per circa 10 giorni. Dopo una lenta fermentazione, il vino affina in botti di rovere francese. Colore ambrato intenso e compatto; il calice sprigiona note di caramello, carruba, dattero, miele di castagno, cannella, marmellata di fichi. In bocca mantiene una bella tensione data dall’acidità e termina con una elegante sensazione di dolcezza. Una visita che è stata condotta con molta professionalità e gentilezza dallo staff della cantina Venetsanos, che ringrazio per l’accoglienza e per avermi fatto scoprire la realtà vitivinicola più antica di Santorini.

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Una stagione estiva all’insegna della bellezza, del benessere e del buon cibo

Amalfi, Italia, luglio 2024 Comunicato Stampa

È appena iniziata la seconda stagione estiva di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, iconico edificio situato in una location d’eccezione, un convento dei Cappuccini risalente al XIII secolo a picco sulla scogliera Amalfitana, che a un anno dall’apertura si presenta con tante novità per il 2024.
Le camere e il fascino degli alloggi dei monaci
Le 52 camere e suite – molte delle quali costruite inizialmente come alloggi dei monaci – sono
caratterizzate da piastrelle originali, soffitti a volta e pareti imbiancate a calce per un senso di semplice serenità, che si fonde perfettamente con tessuti ricchi, mobili scultorei, arte locale, comfort high-tech e viste sul Mediterraneo. La Suite Del Priore, che prende il nome dalla sua collocazione nel priorato del convento, vanta affreschi sopra il letto e viste sul chiostro, mentre la Suite Dell’Eremita, offre un rifugio di privacy e romanticismo aromatico nella sua tranquilla limonaia.

L’Anantara Spa e i trattamenti ispirati alle erbe e prodotti locali. La pluripremiata Anantara Spa è situata in un ambiente unico, uno spazio rilassante, intriso di
spiritualità, rivestito di travertino con vista sul mare. In questa cornice, terapisti esperti utilizzano essenza di limone, oli di agrumi e prodotti di lusso Valmont per rivitalizzare il corpo e la mente.
Su una superficie di 125 metri quadrati, l’Anantara Spa dispone di hammam, saune, sale vapore, due sale per coppie e aree dedicate al relax. Un ulteriore momento di benessere è offerto dal Centro Fitness all’aperto, dotato di attrezzature Technogym di alta gamma per allenamenti al fresco sul mare, e nella piscina sulla scogliera recentemente rinnovata.
I nuovi trattamenti in lancio per questa stagione estiva sono un invito a sperimentare terapie a base di prodotti agrumati provenienti dai limoneti della proprietà ed esperienze olistiche proposte da esperti super qualificati. Tra questi, l’Anantara Spa Signature Journey è un trattamento che inizia con un rituale hammam che ricorda le antiche terme di Roma: mentre l’acqua calda apre i pori, il terapista applica un sapone tradizionale fatto con limoni locali. Successivamente, un massaggio curativo eliminerà le tossine per concludere con un lussuoso trattamento al viso firmato Valmont che aiuterà a ripristinare la luminosità e la bellezza della pelle.
Non mancano le lezioni di yoga, ogni martedì alle 8:00 del mattino, nella suggestiva cornice dell’antico chiostro del Convento per gli ospiti che desiderano allontanare lo stress.


Ristorazione e il nuovo concept future heritage Dei Cappuccini
La ristorazione di Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel è una celebrazione della regione campana. Al Ristorante “Dei Cappuccini”, l’Executive Chef Claudio Lanuto presenta il nuovo concept future-heritage, che introduce spunti ed idee innovative nel pieno rispetto della tradizione. Gli ingredienti freschi di stagione coltivati nell’orto del convento sono protagonisti di piatti à-la-carte e dei menu degustazione, disponibili con abbinamento di vini e con l’esclusiva Limoncello Experience dei Cappuccini.

La Locanda della Canonica Pizzeria by Gino Sorbillo presenta gustose pizze d’autore ideate da un
ambasciatore mondiale della pizza per creare un viaggio gastronomico attraverso la Campania.
Maestro della pizza di fama internazionale, Gino invita i commensali ad assaggiare i sapori della
regione, dalle alici di Cetara e dal Provolone del Monaco di produzione locale alla mozzarella e alla
ricotta di Agerola. Novità assoluta di quest’anno “la Pizza del Convento”, ideata dallo Chef Claudio Lanuto e il Maestro Gino Sorbillo, unica nel suo genere, realizzata con gli ingredienti della tradizione dei monaci, come
l’impasto di farina di grani antichi, alacce (presidio Slow Food), fiori di zucca, polvere di olive nere, provola affumicata e sfusato Amalfitano.

Fra Marcus e le esperienze Anantara
A conferma della sua attenzione al territorio, Anantara offre esperienze uniche, guidate da esperti locali. Figura fondamentale è quella del frate francescano Marcus che fa rivivere gli aspetti monastici che per secoli hanno accompagnato la storia del convento. In occasione delle visite dell’antico convento e della chiesa, dei bellissimi chiostri e della passeggiata dei monaci, Fra Marcus è a disposizione per raccontare ai visitatori la storia e gli aspetti più contemplativi che rendono questo luogo così speciale.

Ad Amalfi, le proposte spaziano tra cultura, natura, gastronomia e altro. Il Sentiero degli Dei è un
trekking spettacolare lungo i Monti Lattari che offre una vista mozzafiato sulla Penisola Sorrentina e
sull’isola di Capri in lontananza. Un viaggio in Mercedes privata a Pompei ed Ercolano svela i dettagli
storici dell’antica vita romana in modo spettacolare.
Le avventure culinarie includono corsi di cucina in una limonaia o in un vigneto storico insieme a tour
e degustazioni. L’esperienza di ristorazione privata firmata Anantara, Designer Dining, invita le coppie
a gustare un menu personalizzato, servito da un maggiordomo privato nella splendida cornice di loro
scelta.

I tour in auto d’epoca o in tuk-tuk permettono di ammirare l’iconico litorale della Costiera Amalfitana
orto con soste guidate a Positano e Ravello. Un volo privato in elicottero fa conoscere la regione in tutto il suo splendore, con viste a volo d’uccello delle meraviglie architettoniche di Positano e Sorrento. Una romantica crociera privata lungo la costa prevede un elegante aperitivo con prosecco e una vista meravigliosa del sole che tramonta su Capri.
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel è la seconda struttura Anantara in Italia che si aggiunge ad
Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel. Per ulteriori informazioni su Anantara Convento di Amalfi
Grand Hotel, visitate il sito: https://www.anantara.com/en/convento-di-amalfi
Nota stampa
Anantara Hotels & Resorts
Anantara è un marchio di ospitalità di lusso per viaggiatori moderni, che li collega a luoghi, persone e storie autentiche attraverso esperienze personali, e fornisce una calorosa ospitalità nelle destinazioni più emozionanti del mondo. Questa collezione di hotel e resort unici e progettati in ogni dettaglio regala una finestra attraverso la quale viaggiare in nuovi territori, curando le esperienze di viaggio di ogni cliente.
Dalle città cosmopolite alle sabbie del deserto fino alle isole lussureggianti, Anantara collega i viaggiatori all’indigeno, portandoli nel lusso autentico e ospitando con passione e competenza. Il portfolio vanta oggi oltre 40 splendidi hotel e resort situati in Thailandia, Maldive, Indonesia, Vietnam, Cina, Cambogia, Malesia, Sri Lanka, Mauritius, Seychelles, Mozambico, Zambia, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Tunisia, Portogallo, Spagna, Ungheria, Olanda e Italia, con una rete di proprietà future in Asia, Medio Oriente ed Europa.

Per ulteriori informazioni su Anantara Hotels & Resorts, si prega di visitare il sito www.anantara.com
Seguici su Facebook: www.facebook.com/anantara – Twitter e Instagram: @anantaraconventodiamalfi @anantara_hotels Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel

Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel è la seconda proprietà del Gruppo Anantara Hotels & Resorts in Italia dopo l’apertura di Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel e si aggiunge alle proprietà del brand in Europa, a conferma della strategia di espansione del marchio a livello europeo. Situato in una delle destinazioni più famose d’Italia, in uno dei monumenti più iconici della Costiera Amalfitana, un convento dei Cappuccini del XIII secolo costruito a picco sulla scogliera, a soli 15 minuti a piedi dal centro di Amalfi e a circa 90 minuti di auto dall’aeroporto internazionale di Napoli, l’Hotel rappresenta la soluzione perfetta per chi desidera una fuga facilmente raggiungibile e allo stesso tempo riservata.

La struttura ha ufficialmente aperto le porte accogliendo i suoi ospiti in camere e suite elegantemente rinnovate dopo un lavoro di ristrutturazione dell’edificio, risalente a 800 anni fa, che ha preservato con attenzione le caratteristiche storiche del luogo, tra cui i chiostri e la chiesa barocca, completa di altare in marmo e pavimento in maiolica. Della facciata sono stati attentamente conservati i materiali e i colori originali. Il design degli interni si ispira al convento e alla vita semplice e artigianale dei monaciche per secoli hanno abitato questo luogo, con materiali naturali – legni, pelli, fibre naturali e metalli preziosi, impreziositi da dettagli di lusso che contraddistinguono il brand Anantara.

L’albergo, con un totale di 52 camere e suite, ospita anche il ristorante gourmet Dei Cappuccini a cura dell’Executive Chef Claudio Lanuto, La Pizzeria La Locanda della Canonica by Gino Sorbillo, la seconda Spa italiana firmata Anantara e una palestra panoramica all’aperto di ultima generazione con attrezzature all’avanguardia TechnoGym. Inoltre, la struttura offre un’ampia terrazza con piscina a sfioro sul bordo della scogliera e una Cappella del XIII secolo, una delle location per matrimoni
più belle ed esclusive della costiera amalfitana.

Per maggiori informazioni contattare:
Camilla Coburn Davis
Cluster Director of PR
Anantara Hotels & Resorts – Europe
E: cdavis@anantara.com
Francesca La Rosa
Marketing & Communication Manager
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel
E: f.larosa@anantara-hotels.com
Ufficio Stampa Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel
FCOMM via Pinamonte da Vimercate, 6 – 20121 Milano
Francesca Pelagotti: E-mail: francescapelagotti@fcomm.it
Lodovica Massarelli: E-mail: lodovicamassarelli@fcomm.it
Chiara Cortiana: E-mail: communication@fcomm.it

SOLOPACA: una nuova era si prospetta grazie a delle Uve Rare

Qualcosa di nuovo è accaduto nel territorio vitivinicolo che va dal Taburno Camposauro alla costa tirrenica, altrimenti chiamato Sannio. Una inaspettata ricchezza ampelografica è emersa grazie a ricerche approfondite iniziate al termine del 2019.
Un quinquennio di studi scientifici di un gruppo di ricercatori professionisti per individuare e riuscire a iscrivere nel Registro Nazionale delle varietà di vite ben 11 (ma a breve diventeranno 12) nuovi vitigni, denominati “Uve Rare” per il vino di Solopaca.

Per la precisione si tratta di:

Agostina, Cocozza, Ingannapastore, Urmo, per i vitigni a bacca bianca; Arulo (altresì Vernaccia di Arulo) come sinonimia col Grero o Grero Nero di Todi, Castagnara, Reginella, Sabato, Suppezza, Tennecchia (altresì Tentiglia), Tesola nera (altresì Vernaccia di Vigna), per i vitigni a bacca nera. A questi si aggiungerà a breve la Ghiandara Bianca (altresì Aglianico Bianco).

Il “Progetto Solopaca”, modello da imitare per chi crede che l’unico passaggio possibile di un giusto rapporto dell’uomo con la natura sia quello del recupero delle tradizioni e della cura del paesaggio (come sostiene l’archeologo Massimo Botto, dirigente della ricerca CNR – ISPC) è frutto e merito dell’incontro e scambio di conoscenze fra chi del territorio ne aveva una profonda conoscenza, come Clemente Colella capofila dell’Associazione Vignaioli di Solopaca, i ricercatori del CNR, quelli del CREA, nonché i funzionari della Regione Campania e della delegazione AIS di Grosseto, che ha testato in più occasioni e fornito vari suggerimenti sui vini prodotti esclusivamente con Uve Rare.

Il frutto di questo lavoro è stata la pubblicazione di un volume di ben 430 pagine (e se allo scrivente è consentito, in qualità di bibliofilo annoso, un libro curato e ben fatto), un’opera open access e open science quindi scaricabile, dal titolo SOLOPACA Viticoltura di terroir e “Uve Rare” dal Taburno Camposauro alla costa tirrenica a cura del prof. Stefano Del Lungo, edito da Dibuono Edizioni di Villa D’Agri (Pz), presentato lo scorso 4 luglio, una data che quasi sancisce una volontà rivoluzionaria e per creare un neologismo “emersiva”, nella Sala Cavour del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Sono state tre ore di esplicazione di puro interesse per i cultori del vino e non solo, durante le quali, coordinati da Fosca Tortorelli, e dopo una introduzione della direttrice ad interim del CNR ISPC Costanza Miliani, sono intervenuti Clemente Colella per l’Associazione Vignaioli di Solopaca, Stefano Del Lungo (curatore del libro) e Antonio Pasquale Leone per il CNR, Angelo Raffaele Caputo e Vittorio Alba per il CREA, ed Emilano Leuti dell’AIS di Grosseto.

Una ricchezza di informazioni provenienti dagli studi per le quali è necessario rimandare al libro, con un’unica anticipazione che ci ha colpito: la quasi bilanciata distribuzione dei sistemi di allevamento nel territorio di Solopaca. Su un totale di 795 ettari di superficie vitata, 422 ettari vale a dire il 53% sono a spalliera, e i restanti 373 ettari a raggiera, riconosciuta e iscritta dalla ricerca nel Registro nazionale di paesaggi rurali storici, pratiche agricole e conoscenze tradizionali come “Raggiera del Taburno”.

Al termine abbiamo avuto modo di assaggiare un paio di vini di Solopaca, uno bianco e uno rosso, prodotti esclusivamente da “Uve Rare”, che hanno evidenziato una freschezza di base e facilità di beva, una nota più tendente al salino che al minerale, una presenza alcolica molto misurata, una buona acidità, e del frutto giallo per la versione bianco, e piccola frutta scura per quella in rosso, e che avendo margine di crescita lasciano presagire una loro evoluzione produttiva positiva in futuro.

Lazio: a Olevano Romano torna Vinointorno festeggiando l’edizione del decennale

Situata nel cuore del Lazio, a soli 60 chilometri dalla Capitale, Olevano Romano ha celebrato il decennale di uno degli eventi enogastronomici più attesi dell’anno: Vinointorno. Dal 2013, questa manifestazione è diventata una vetrina d’eccellenza per il vino e il cibo di qualità, attirando numerosi appassionati e professionisti del settore. Vinointorno nasce dall’intuizione di sei membri fondatori dell’Associazione Extrawine: Enrico Carletti, Marco Mampieri, Piero Missimei, Furio Pagliei, Luca Rossi, Ivano Sterbini e Mario Travaglini.

Dieci Anni di Eccellenza

Fin dalla sua prima edizione, Vinointorno ha riscosso un successo straordinario, grazie alla partecipazione di oltre 100 produttori vitivinicoli provenienti da ogni angolo della Penisola. Con circa 1000 visitatori di media, l’evento ha saputo conquistare l’interesse del pubblico, divenendo un punto di riferimento per gli amanti del buon vino e della buona tavola.

L’edizione 2024 celebra il decimo anniversario ed è stata speciale: ben due settimane di eventi imperdibili, tra degustazioni, convegni e workshop. “In dieci anni abbiamo cresciuto una generazione di ragazzi che bevevano soltanto per bere, ora lo fanno con la consapevolezza che bere, soprattutto in modo consapevole, è cultura e molti ragazzi si stanno avvicinando al mondo professionale del vino” ha dichiarato Mario Travaglini, attuale presidente dell’Associazione Extra Wine.

Il Gourmet Errante: Pasquale Pace e le Eccellenze del Gusto

Si è parlato di qualità e di eccellenze, ma poco della persona che seleziona il meglio del vino e della gastronomia. Pasquale Pace, “Il Gourmet Errante”. Pasquale non è solo un intenditore di cibo e vino, è un vero esploratore del gusto. La sua passione lo porta a viaggiare per l’Italia, scoprendo tesori nascosti in ogni angolo dello stivale. La sua missione? Trovare le chicche dell’enogastronomia e portarle alla ribalta, condividendole con un pubblico sempre più numeroso e appassionato. Ogni assaggio diventa per lui una nota indelebile, che arricchisce il suo repertorio e lo guida nelle sue selezioni. Il carattere gioviale e schietto lo rende una figura ammirata e benvoluta da molti.

Pasquale Pace “Il Gourmet errante”

Presente anche l’Associazione Italiana Sommelier delegazione regionale Lazio, che ha dato un grande contributo con professionalità e competenza, vista la grande quantità di vini in degustazione. Presente anche la Strada del Vino – Terra del Cesanese Olevano Romano con Cristina Pratesi, e la Case Vacanze Apricus che ha avuto il premio per essersi distinto nella promozione del territorio, grazie ai suoi bellissimi appartamenti b&b nel centro storico di Olevano Romano. Oltre alle degustazioni, Vinointorno ha offerto anche un’opportunità unica per i produttori di presentare le loro novità e per i visitatori di scoprire prodotti di qualità in un contesto conviviale e festoso.

La Missione di Extrawine: Promuovere la Cultura del Vino e del Cibo

L’associazione continua a portare avanti la sua missione con passione e dedizione. Tra gli stand che hanno esposto le loro specialità, menzione speciale va allo Chef Giovanni Milana della Trattoria Sora Maria Arcangelo, che ha deliziato i presenti con i suoi piatti tradizionali ricchi di sapore e storia.

Altrettanto apprezzati sono stati i contributi di Roberto Ruggeri con il suo Robistrot, l’Antico Forno del Borgo di San Vito Romano, il Bar Lazio dal 1949, il Salotto Retrò, Procarni 1951, la Pasticceria Dolcemascolo, Il Mondo della Pizza e Le Cerquette. Ogni stand ha rappresentato un angolo del Lazio, portando in primo piano i prodotti genuini e le ricette tramandate di generazione in generazione.

Uno dei momenti clou dell’evento è stato il focus sul vino Cesanese, non solo del celebre Cesanese del Piglio DOCG, ma anche del Cesanese di Olevano Romano Doc e del Cesanese di Affile Doc. Presentata una guida scritta in collaborazione con il rinomato giornalista Carlo Zucchetti, con informazioni dettagliate sulle diverse tipologie di Cesanese e sulle cantine che le producono. Zucchetti, con la sua esperienza e passione, ha saputo valorizzare al meglio le peculiarità di questo vino, rendendo la guida un vero e proprio vademecum per gli enoturisti e per chi desidera approfondire la conoscenza del patrimonio vinicolo laziale.

Celebrato il Cesanese e le Tradizioni del Lazio con i “Vin de Garage”

L’evento dedicato alla promozione delle tradizioni culinarie e vinicole del Lazio si è concluso con una degustazione speciale di “Vin de Garage”, che rappresentano l’essenza più autentica del territorio. L’iniziativa ha messo in luce il lavoro e la dedizione di chef, artigiani e viticoltori che ogni giorno si impegnano a mantenere vive le antiche tradizioni locali. La degustazione ha permesso di assaporare varie sfumature e interpretazioni del Cesanese, grazie al talento di vignaioli che, pur operando in ambiti domestici, hanno mostrato grande maestria nella produzione vinicola.

Ecco una panoramica dei vini degustati:

  1. Goffredo Proietti Rosato 2022: il rosato ha aperto la degustazione ma purtroppo era non classificabile a causa del tappo difettoso.
  2. Tonino Tabolacci Cesanese 2023: ha dimostrato buon equilibrio e note fruttate.
  3. Tonino Tabolacci Cesanese Colle Oppio 2023: matura tre mesi in barrique, esalta i frutti rossi, anche se dal finale un po’ corto.
  4. Aldi David Vino Musicale 2023: sensazioni di frutta surmatura a tratti eccessive.
  5. Piero Lanciotti Mosance Terra Equa 2022: blend di tre vitigni, tra cui Cesanese e Sangiovese. Ha mostrato tannini invadenti e un finale amaricante.
  6. Baldi Luigi Rosso Pretore 2022: freschezza e morbidezza, dai tannini ben integrati.
  7. Tito Nera – Corso 2022: mix di 70% Cesanese e 30% Sangiovese, con qualche lieve nota irruenta, ma complessivamente fresco e delicato.
  8. Tito Nera – Corso 2021 C.S.: vino sempre in progressione positiva nelle varie annate.
  9. Tito Nera – Cerceta 2022: Cesanese pulito, fine ed equilibrato, tra i migliori della degustazione.
  10. Tito Nera – Cerceta 2021: Un’altra annata di successo per questo Cesanese.
  11. Goffredo Proietti Go… Cesanese 2022: ha mostrato buon frutto e freschezza.
  12. Giuliano Baldi Cesanese 2022: nuance di vaniglia e legno, complessivamente franco e pulito.
  13. Tonino Tabolacci Cesanese Colle Oppio Riserva per gli amici 2022: piacevole ed equilibrato, con una morbidezza che bilancia l’acidità.

La degustazione ha incluso anche una selezione di vini dolci:

  1. De Matti Mariano Cardinal Taverna: blend di 60% Malvasia di Candia e 40% Ottonese, dolce e leggermente frizzante, perfetto per accompagnare dolci tradizionali.
  2. Matti Mariano Cesanese dolce frizzantino: ricorda i Cesanese di una volta, ma con un fine equilibrio.
  3. Sergio Masci Cesanese dolce 2022: leggera carbonica e freschezza sottile, ha richiamato l’amarena da pasticcino.
  4. F.lli Carletti – “Lo Rosso dorge” leggera volatile iniziale, ma piacevole il finale zuccherino.