Roma: al Circo Massimo l’edizione 2024 di Vinòforum

La 21esima edizione di Vinòforum, per la prima volta ospitata nella storica cornice del Circo Massimo, ha segnato un traguardo straordinario nel panorama enogastronomico italiano. Gli organizzatori, soddisfatti dei risultati, parlano di un’edizione record che ha visto la partecipazione di 80.000 appassionati di vino e cibo, di cui oltre 19.000 erano operatori del settore.

Emiliano De Venuti, fondatore e organizzatore di Vinòforum, ha espresso grande soddisfazione per il livello qualitativo dei partecipanti: “Vinòforum 2024 ha superato tutte le aspettative. I produttori presenti, con le loro storie e prodotti eccellenti, sono stati il cuore pulsante della manifestazione. Un ringraziamento speciale va anche ai grandi chef, maestri pizzaioli, e ristoratori che hanno arricchito ogni serata con il loro talento e passione.”

La manifestazione ha visto la partecipazione di 800 cantine vitivinicole, che hanno offerto non solo degustazioni, ma anche racconti approfonditi delle proprie storie e territori. Numerosi i Consorzi di Tutela presenti tra cui: Consorzio DOC Friuli, il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, e l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. Anche i vini del Piemonte, rappresentati dal Consorzio del Barbera D’Asti e Vini del Monferrato, hanno avuto un ruolo di rilievo.

Le serate sono state animate da eventi esclusivi come le The Night Dinner, organizzate in collaborazione con La Molisana e Hendrick’s Gin, che hanno registrato il tutto esaurito fin dai primi giorni. Grande successo anche per le Pizza Dinner Gala, in collaborazione con Molino Casillo, che hanno visto protagonisti abili pizzaioli.

Un’attenzione particolare è stata riservata ai Temporary Restaurant e alle Wine Top Tasting, offrendo ai partecipanti l’opportunità di incontrare e conoscere le cantine più prestigiose, guidati dai sommelier dell’AIS Lazio. La novità di quest’anno, Casa Barolo, organizzata dalla Strada del Barolo e dei grandi vini di Langa, ha suscitato interesse, offrendo un’immersione completa nel mondo enologico piemontese.

Le masterclass curate dal Club Amici del Toscano e dalla Fondazione EvooSchool, insieme alle Chef Table di Arsial e Regione Lazio, hanno arricchito ulteriormente l’esperienza dei visitatori.

Vinòforum 2024 è stato anche teatro di importanti premiazioni: la finale de La Città della Pizza Tour Nazionale 2024 ha visto trionfare Francesco Pellegrino della Pizzeria Levante di Altamura con la sua pizza “Sinergia”. Un altro momento clou è stata l’assegnazione del titolo di Miglior Sommelier di AIS Lazio a Umberto Trombelli, delegato di AIS Latina e Consigliere Regionale AIS Lazio.

Infine, i primi Wine Digital Communication Awards hanno premiato l’eccellenza nella comunicazione digitale nel mondo del vino. Tra i vincitori, Luca Grippo (@lugrippo) per il miglior utilizzo delle foto, Andrea Zingrossi (@trotterwine) per i video sui social, Francesca Piemontese (@francescasommwine) per la miglior rubrica creativa e le Tenute Marchesi Antinori (@marchesiantinori) per il miglior digital storytelling in cantina.

A Salerno torna “Buonissimi”: 10 piatti tra ricerca e sostenibilità, nella cornice del porto di Marina d’Arechi

Parlare di ricerca è d’obbligo, soprattutto di fronte alle malattie gravi dell’infanzia, quelle che spesso neanche fanno notizia, tanto siamo frastornati da immagini violente in giro per il mondo. Eppure esistono iniziative, eventi, raccolte fondi che salvano vite umane nel vero senso della parola. La metafora, lo diciamo subito a scanso di equivoci, cruda dell’immagine di tre autobus colmi di bambini che evitano ogni anno di precipitare da un dirupo, salvati dalle tecnologie avanzate offerte grazie all’azione efficace del progetto “Editor” di Buonissimi, è l’emblema dell’opera di molti a supporto dell’intera Umanità.

L’Associazione OPEN (Oncologia Pediatrica E Neuroblastoma) OdV guidata dalla Presidente Anna Maria Alfani, toccata direttamente dal dolore, si è posta l’obbiettivo di arrestare la folle corsa verso la morte e l’iniqua sofferenza di tanti ragazzi. Lo fa da sempre con l’aiuto fondamentale di Silvana Tortorella e Paola Pignataro, amiche di cuore che hanno condiviso la voglia di rialzarsi di Anna Maria e fronteggiare a viso aperto “la bestia”, affinché altri genitori non condividano in futuro la medesima sorte.

“Nutrire la Ricerca dalla A alla Z” è il tema proposto quest’anno: oltre 300 tra cuochi, chef Stella Michelin, pizzaioli, pasticceri, cantine, birrifici e bartender. Allora perché non approfittarne proponendo una lista di piatti gourmet in abbinamento con i vini della serata? Ben 10 ricette uniche, scelte a caso tra le tantissime degustate durante Buonissimi 2024 per stile, gusto, originalità ed eleganza. Alla fine i veri vincitori sono la ricerca e la solidarietà magari in un corretto e consapevole pairing cibo-vino indicato nelle regole salutari della Dieta Mediterranea.

Ecco i 10 piatti di Buonissimi 2024

Taverna Estia – Francesco Sposito – Risotto, bufala e colatura

Foto © Alessandra Farinelli

Riuscire ad equilibrare i sapori in un piatto complesso come quello proposto da chef Sposito è davvero difficile. La scelta del riso Magnum di Hera nei Campi ha consentito un’ottima mantecatura tra mozzarella di bufala e colatura di alici. Vino in abbinamento Fiano di Avellino “Elle” 2022 – Laura De Vito.

Acqua Pazza – Gennaro Marciante – Millefoglie di alicetta salata Acquapazza Gourmet 10 mesi di stagionatura, arancia candita e finta mayo di limoni

La regina della Costiera Amalfitana, l’alicetta salata proposta in due consistenze tra una parte croccante ed una liquida nell’ancestrale Colatura di Alici, preparazione che si tramanda da generazioni. Vino in abbinamento Spumante Brut “Selim” – Viticoltori De Conciliis.

Casa Federici – Francesco Cerrato – Riso di pasta aglio olio e peperoncino

Curiosa e intrigante commistione l’idea di realizzare un riso di pasta, proposta nella rivisitazione della celebre aglio, olio e peperoncino. Amalgama di forte impronta, che però non sacrifica l’eleganza finale all’assaggio. Vino in abbinamento: Cilento Fiano “Vigna Girapoggio” 2022 – Verrone Viticoltori.

Veritas – Marco Caputi – Ricordo di un risotto allo zafferano

L’aromaticità è il segno tangibile della ricetta pensata da Marco Caputi per Buonissimi. Non è un pre-dessert ma neppure un piatto salato. Pura fantasia, tecnica e consistenza dei sapori, basta chiudere gli occhi. Vino in abbinamento: IGT Campania Falanghina “Alabastra” 2016 – Cantine Pintore & Valentino.

Li Galli dell’Hotel Villa Franca di Positano – Antonio Mezzanino e Domenico Langella – Bao di ricciola marinata alla rapa rossa, maionese al wasabi, caviale di aringa, germogli e popcorn

Delicatezza dall’inizio alla fine. Può essere trattato da finger food, anche se la calma necessaria per l’assaggio delle sue componenti richiede una comoda seduta al tavolo muniti di forchetta e coltello. Vino in abbinamento: Franciacorta Brut Metodo Classico – Ricci Curbastro.

President – Paolo Gramaglia – un tuffo dal trampolino del Vesuvio

Le creazioni di chef Gramaglia rasentano la perfezione di un quadro pittorico. In questo caso a dominare è il Vesuvio con tanto di piccola colata gustosa. Vino in abbinamento: Greco di Tufo 2021 – Cantine Di Marzo.

Re Santi e Leoni – Luigi Salomone – Ceviche cocco ananas e arachidi

Foto © Alessandra Farinelli

Consistenza ed elementi saporiti all’interno di una cornice vivace e fresca tra la ceviche e il cocco. Cromaticamente e gustativamente di gradevole impatto. Vino in abbinamento: Colli di Salerno IGT “Quartara” 2020 – Lunarossa.

Wip Burger – Domenico Fortino – Il mio territorio

Non poteva mancare una menzione degna di nota per la pietanza campana conosciuta ed esportata in tutto il mondo: la pizza. Domenico Fortino la rivisita nella classica scarola e alici, rigorosamente in versione “bianca”. Vino in abbinamento: IGT Colli di Salerno “Gabry” Pet Nat di Lenza Viticoltori.

La Terrazza by Casa a tre Pizzi – Gabriele Martinelli – Gnocco di baccalà

Lo gnocco della tradizione natalizia, che incarna l’idea di frittellina di baccalà. Immerso in un consommé salato diventa un piatto unico appetitoso per concludere il pasto. Vino in abbinamento: IGT Colli di Salerno “2mila18” Fiano 2022 – Mila Vuolo.

Nunù Patisserie – Giovanna Di Napoli – Bignè croquelin cremoso al limone namelaka alla fragola confit di fragola meringa croccante alla menta

Da assaporare in un semplice boccone, dando cura alla mescolanza delle varie componenti. Superba la namelaka alla fragola e rinfrescante il croccante alla menta. Suggeriamo, per una volta, l’assaggio in pura meditazione usando la fantasia nel proporre anche tisane o preparazioni analcoliche fredde a base di frutta.

Ecco di seguito tutte le nostre interviste

Vino Sapiens: Nicola Biasi e i Vini della Rete Resistenti Conquistano Roma

Molti consensi per il secondo appuntamento del ciclo di conferenze sulla sostenibilità vitivinicola organizzato da Vino Sapiens, svoltosi a Roma. La presentazione dei vini della Rete Resistenti, guidata dall’enologo Nicola Biasi, ha interessato una platea composta da giornalisti, ristoratori, sommelier, tecnici e appassionati, offrendo un’esperienza di degustazione differente dal solito

Il Progetto Vino Sapiens

L’evento, parte di un’iniziativa ideata da Costantina Vocino e Marco Felini, co-fondatori di Vino Sapiens, ha come obiettivo la promozione di una viticoltura autentica e sostenibile. La conferenza di Nicola Biasi è stata accompagnata dall’assaggio di otto etichette della Rete di imprese Resistenti, sottolineando il connubio tra eccellenza qualitativa e sostenibilità ambientale.

La Filosofia di Nicola Biasi

“Fare il miglior vino possibile che sappia interpretare il territorio”: questo è il mantra di Nicola Biasi e della sua Rete Resistenti. In un’epoca in cui i cambiamenti climatici minacciano seriamente la viticoltura, le varietà resistenti alle malattie fungine – note come Piwi – rappresentano una risposta efficace e sostenibile. Queste varietà permettono di produrre vini di alta qualità riducendo al contempo l’impatto ambientale, una priorità fondamentale per Biasi e i suoi collaboratori.

Enologia Sostenibile

La Rete Resistenti punta su una viticoltura di precisione e un’enologia dedicata per esaltare le qualità delle varietà resistenti. Come spiega Biasi, “non si tratta di rinnegare la tradizione, ma di adattarsi alle nuove sfide ambientali, mantenendo sempre un legame con il territorio.” Questo approccio ha portato alla creazione di vini che combinano eccellenza e sostenibilità, come dimostrato durante la degustazione.

Vantaggi delle Varietà Resistenti

Uno studio condotto su filari di varietà resistenti e non resistenti dell’Azienda Albafiorita ha evidenziato significativi benefici ambientali. Con l’uso dei Piwi, l’impronta carbonica è stata ridotta del 37,98%, e i trattamenti fitosanitari sono passati da 16 a 4 all’anno. Questi risultati dimostrano come le varietà resistenti possano contribuire a una viticoltura più sostenibile e meno impattante, sia dal punto di vista ambientale che sociale.

Sfide e Opportunità

Nonostante i numerosi vantaggi, l’adozione delle varietà resistenti presenta ancora alcune sfide. I costi di impianto sono più elevati, e trovare la varietà più adatta a ogni specifico territorio richiede tempo e ricerca. Inoltre, non tutte le Regioni italiane hanno ancora autorizzato la produzione e la commercializzazione del vino da uve Piwi. Tuttavia, i benefici a lungo termine – tra cui la riduzione dei trattamenti chimici, il minor consumo di acqua e l’abbattimento delle emissioni di CO2 – rendono questi sforzi altamente promettenti.

I vini degustati

Durante l’evento, ho avuto l’opportunità di degustare otto etichette della Rete Resistenti, tutte espressione di un terroir unico e di pratiche vitivinicole sostenibili. Tra queste, spiccano:

ECELO 1° di CA’ DA ROMAN, M’AMA 2022 dell’Azienda Agricola Albafiorita

FORTE 2022 di Colle Regina, BABY RETINES 2022 di Resistenti Nicola Biasi, DIVENTO 2022 di Vigneti Vinessa, SINFONIA 2022 di Tenuta della Casa, COSTANTE 2022 di Poggio Pagnan e il prestigioso VIN DE LA NEU 2020 di Nicola Biasi.

Grazie all’innovazione e alla sostenibilità, questi vini stanno guadagnando un posto di rilievo nel panorama enologico italiano, dimostrando che è possibile coniugare qualità e rispetto per l’ambiente. Un esempio virtuoso di come la viticoltura possa evolversi, affrontando le sfide del futuro senza dimenticare le radici della tradizione.

Una delle più piccole Doc italiane rappresentate dalla cantina La Badia a Neive durante la terza tappa di Borgodivino in tour

Borgodivino in tour è la manifestazione organizzata da Valica e promossa dall’associazione I Borghi più belli d’Italia, in collaborazione con Ecceitalia, che vede protagonisti incontro il buon vino, le tradizioni enogastronomiche territoriali e i pittoreschi borghi italiani. Un appuntamento ormai imperdibile, che nel corso degli anni ha registrato un sempre maggior successo in termini di presenze e di gradimento da parte del pubblico.

La terza tappa del circuito del 2024 è stata ospitata dal borgo langarolo di Neive e hanno partecipato una trentina di cantine provenienti da tutta Italia, con una offerta di oltre cento referenze per i winelovers accorsi ad acquistare il kit per la degustazione.

Tra gli assaggi più interessanti sicuramenti quelli della cantina La Badia, che produce un vino da un vitigno piemontese antico e rarissimo, il Gamba Rossa (conosciuta anche come Gamba di Pernice) principale attore della Doc Calosso, una delle più piccole per estensione vitata, in Italia.

Il nome di questa uva è legato al particolare colore rosso acceso del raspo prima dell’invaiatura, che ricorda le zampette delle pernici. Il vitigno era inoltre conosciuto nell’Albese come Pernicine o Imperatrice dalla Gamba Rossa: lo descrive il Nuvolone nel 1798, è testato dall’inchiesta Leardi Demaria attorno al 1870 e dato come tipico dell’Alto Monferrato dal Rovasenda negli stessi anni. A Quasi scomparso nel ‘900, venne recuperato dopo 12 anni di sperimentazione dall’Università di Torino e reimpiantato grazie al coraggio di un ristretto numero di viticoltori calossesi.

Oggi si può contare su circa 15 ettari vitati e su 12 produttori di questa perla dell’enologia italiana.

Istituita nel 2011, è riservati ai vini prodotti esclusivamente nel territorio dei comuni di Calosso, Costigliole d’Asti e Castagnole delle Lanze, con il vitigno Gamba Rossa, per almeno per il 90%.

Il Disciplinare prevede la tipologia Calosso Doc, la Riserva e il Calosso Passerà, cioè la versione passita. Prima dell’entrata in commercio devono trascorrere minimo 20 mesi di invecchiamento e almeno 30 mesi per la versione Riserva.

L’assaggio di Calosso Doc 2019 dell’azienda La Badia, dei fratelli Giuseppe e Marco Bussi mi ha piacevolmente colpito. Nel calice un vino di un luminoso rosso rubino i media intensità; il profilo olfattivo preciso, dotato di buona complessità ricorda il pepe, la ciliegia anche sotto spirito, una nota floreale di peonia. In bocca dimostra una bella freschezza, unita alla trama tannica che regala dinamicità al sorso e piacevolezza di beva. Sicuramente una bottiglia con potenziale di invecchiamento, almeno di 10 anni.

L’azienda la Badia ha sede nel comune di Calosso e il suo nome fa probabilmente riferimento a un’antica comunità monastica. Essa è nata nel 1987, quando gli attuali titolari, ripresero il lavoro in vigna del nonno Felice; si coltivano moscato, barbera, cortese, chardonnay e appunto il gamba rossa.

I terreni più argillosi, verso Agliano Terme sono ideali per la barbera, mentre quelli sabbiosi e calcarei verso Castiglione Tinella, al moscato; particolare attenzione viene rivolta alle pratiche agronomiche, che seguono i principi della lotta integrata.

La produzione de La Badia viene completata da due tipologie di Vermouth e da una serie di grappe monovitigno, da barbera, moscato e naturalmente dalle vinacce ottenute per la produzione del Calosso. Un territorio che merita di essere conosciuto, anche per celebrare l’opera di recupero di un vitigno che racconta la storia di una coltivazione tradizionale del Monferrato, che sembrava essere andata persa.

Venezia: da Tenuta Venissa si fa vino in Laguna

Nella parte più incontaminata della Laguna di Venezia, precisamente sull’isola di Mazzorbo, esiste un progetto di recupero vitivinicolo iniziato nel 2001 dalla famiglia Bisol, produttrice di vini da 500 anni in Valdobbiadene, che ha abbracciato l’affascinante sfida di far rinascere un vitigno autoctono veneziano: la Dorona di Venezia.

In un ecosistema unico, non proprio lo stereotipo di un ambiente vitivinicolo perfetto, tre fattori estremi non hanno comunque impedito a questo vitigno di essere presente in laguna per centinaia di anni: l’umidità tutto l’anno che risulta sicuramente negativa per la viticoltura perché può far sviluppare diverse malattie; la presenza del sale ovunque; e la mancanza di spazio per le radici essendo il terreno a livello del mare. In alcune zone non c’è un metro per le radici e le viti vengono tenute basse per far sì che si abbia una buona resa.

Un vitigno normale non resisterebbe a queste condizioni estreme, mentre la Dorona si è perfettamente adattata a questo ecosistema nel corso del tempo, sviluppando un’ottima resistenza sia all’umidità che al sale. Le radici si comportano in maniera diversa rispetto alle altre viti che si trovano sulla terraferma: iniziano ad andare in profondità ma appena incontrano l’acqua salata si espandono in orizzontale. Il prodotto finale dà grappoli particolarmente concentrati da un lato poveri d’acqua ma ricchi di nutrienti, soprattutto minerali e parte salina.

La storia della Dorona

L’avvincente storia della Dorona è da far risalire al X secolo, quando la viticoltura era diffusa ovunque in laguna, grazie soprattutto agli ordini religiosi che avevano iniziato a colonizzare le varie isole costruendo monasteri e impiantando vigneti. Per capire l’importanza della tradizione vitivinicola a Venezia basta pensare che in Piazza San Marco fino al 1100 c’era un campo coltivato con all’interno una vigna. Le prime tracce della viticultura risalgono a oltre 2500 anni fa, e le isole della laguna sono sempre state coltivate, per consentire un minimo di autosufficienza agli abitanti. Anche le piazze seguivano lo stesso destino, da questo deriva il nome delle stesse a Venezia “Campo” e “Campiello”.  

Arriviamo al Ventesimo secolo, quando due disastri naturali hanno portato alla quasi scomparsa della Dorona: il primo nell’inverno del 1929, il più freddo mai registrato con temperature che sfiorarono i meno 20 gradi e la laguna completamente coperta dal ghiaccio, come da alcune foto storiche dove si vedono persone andare a piedi da Murano a Venezia. Una situazione estrema che ha provocato la perdita della maggior parte delle viti. Il secondo evento nefasto, l’acqua alta del 1966 che arrivò a quasi 2 metri dal livello del mare coprendo l’intera laguna, formando un ambiente palustre che causò la definitiva distruzione del vitigno, tanto che venne considerato dallo stato italiano ufficialmente estinto.

La svolta si ebbe nel 2001 quando Gianluca Bisol, facendo una passeggiata a Torcello, scorse per caso in un giardino privato, tre viti, iniziando così a compiere ricerche con il proprietario e scoprendo che erano proprio della Dorona, sopravvissuta anche all’acqua alta del ‘66. Da qui l’idea di restaurarne la tradizione vitivinicola. Seguirono da una parte le lunghe vicende burocratiche per il riconoscimento da parte delle Autorità competenti dell’esistenza ancora della Dorona con la quale si poteva produrre vino, e ci vollero i canonici 5 anni per avere la certificazione. Gianluca Bisol, aiutato dal contadino locale Gastone, decise di approfondire le ricerche all’interno della laguna per vedere se fossero sopravvissute altre viti e, grazie ad un team di agronomi ed esperti conoscitori della laguna, si recuperarono le ultime 88 piante sopravvissute alla grande acqua alta.

Dopo tutte queste vicende incrociate nel 2006 Gianluca trova il luogo di elezione dove poter riprendere la coltivazione vinicola, una tenuta nell’Isola Mazzorbo, a due passi da Burano nella Venezia Nativa. Un “clos” circondato da mura medievali e con un campanile trecentesco all’interno della vigna. La proprietà, circondata dall’acqua su tre dei quattro lati, è attraversata da un canale e ospita una peschiera. Sapendo che il luogo aveva una certa vocazione vinicola, fa analizzare il suolo per capire se era ancora adatto alla produzione del vino, il risultato portò a sconsigliare l’impianto della vite per l’eccessiva salinità del suolo che per la mancanza di spazio. Ma caparbio e tenace pensò di provarci comunque, rafforzato dal fatto che per centinaia di anni si era prodotto vino e poi la Dorona non è un normale vitigno che non avrebbe potuto reggere alle condizioni estreme.

Nel 2010 arriva la prima vendemmia, con una produzione di 4880 bottiglie che riporta la Dorona di Venezia nelle più importanti cantine di tutto il mondo. Nel 2011 vede la luce anche il Rosso Venissa blend di Merlot e Cabernet Sauvignon e nel 2013 nasce anche il Rosso Venusa

La Tenuta Venissa sorge a Mazzorbo, isola che assieme a Torcello e Burano rappresenta la Venezia Nativa: un arcipelago di natura, colori, sapori e arte. Da qui, attraversando a piedi il caratteristico ponte di legno con vista su Venezia, si raggiunge Mazzorbo, isola che conquista per la sua atmosfera serena, lontano dal caos cittadino di Venezia, intima ed emozionante. Venissa è un perfetto esempio di “vigna murata” al cui interno si trovano il ristorante e le sei camere. A rendere ancora più suggestivo il luogo, ricco di pace e silenzio, è il campanile trecentesco che domina il vigneto.

Ed eccoci alla degustazione

Una premessa è d’obbligo: le differenze d’altitudine all’interno del vigneto cambiano il risultato finale. La parte più bassa del vigneto è a mezzo metro dal livello del mare, la più alta a un metro, ovvio che mezzo metro in più in queste condizioni è tanta roba, le radici riescono ad espandersi meglio con un prodotto più fresco e qui si produce il Venusa. In quella più bassa più concentrata dove le viti soffrono molto e la produzione è minore, basti pensare che ogni vite produce 1 o due grappoli, si fa il Venissa. Due prodotti completamente differenti che andiamo a degustare.

VENUSA BIANCO – prodotto con uve Dorona presenta un colore giallo con riflessi dorati, viene sottoposto ad un periodo di macerazione sulle bucce. Fermentazione in acciaio e per 24 affinamento in cemento. Al naso profumi floreali accompagnati da frutta gialla e richiami ad erbe di campo. In bocca un bel sorso dinamico con una piacevole acidità e mineralità. Prima annata di produzione 2017.

VENISSA – la vendemmia manuale avviene nella seconda metà di settembre. Il mosto fermenta, con macerazione sulle bucce di più di 20 giorni in acciaio. La macerazione sulle bucce si pratica per mantenere la tradizione veneziana: a Venezia infatti non era possibile avere cantine sotterranee e fresche temperature a causa dell’acqua alta. Era quindi indispensabile macerare la Dorona per strutturarla grazie alle sostanze antiossidanti presenti nella buccia e nei semi. Infine il vino affina 48 mesi in botti di cemento e 12 mesi in bottiglia. Alla vista un colore giallo paglierino brillante con note dorate, al naso un bouquet complesso che spazia tra i sentori di pera, albicocca, mandorle e spezia, in bocca avvolgente e caldo con una bella mineralità e morbidezza. La bottiglia è un’opera d’arte. Al posto dell’etichetta una foglia d’oro applicata a mano per poi rimettere la bottiglia in ricottura nei forni delle vetrerie di Murano.

Un’esperienza unica, assistere allo spettacolo del sole che tramonta sulle vigne dorate di Venissa, inebriarsi del profumo del mare e del sale, ascoltare il suono delle maree, un’esperienza emozionante e coinvolgente.

Prosit!

“Nocini a confronto”: il concorso su uno dei liquori presente nelle case di tutta Italia

Il nocino è servito!

Siamo alla 16 edizione “Nocini a confronto 2024” e tutto nasce per una sfida, essendo arrivati ultimi ad un concorso tenutosi in terra Emiliana, abbiamo affinato la tecnica e selezionato le materie prime… e poi realizzato un concorso in Romagna.

AIS Romagna delegazione Forlì si propone di divulgare questo liquore casalingo, un amaro dalle proprietà stomatiche (in passato veniva venduto nelle farmacie), non solo come liquore antico ma come ingrediente da utilizzare in cucina o nei cocktail.

Noi, del gruppo sommelier e stimatori di tale liquore ci troviamo presso Casa Artusi, a Forlimpopoli, nel mese di maggio, giugno per valutare i campioni che i produttori casalinghi consegnano e che giungono a noi in forma anonima. I panel sono formati da 5 membri che ne valutano le peculiarità mediante l’utilizzo di una scheda di degustazion appropriata .

La premiazione avverrà il 30 giugno durante lo svolgimento della “festa Artusiana“ con la presentazione dei migliori classificati e premiati con le noci d’oro, d’argento e di bronzo.

Con il coinvolgimento di insegnanti di cucina e dì mixology, grazie alla dirigente dell’Istituto alberghiero “Pellegrino Artusi “ di Forlimpopoli, verranno ideate nuove ricette con il nocino. Le ricette create nelle precedenti edizioni sono già inserite all interno del libro ”Il Sasso e la Noce” un piccolo testo che ha unito tutto il gruppo durante la stesura.

Il nocino

Liquore ottenuto con infusione di mallo di noci in alcool, zucchero e spezie. Si racconta da tempi antichi che contenga elevate quantità di tannini, con funzioni antiossidanti, digestive e stomatiche. Le origini? si perdono nella notte dei tempi e la leggenda tra sacro e profano, santi e streghe, fa sì che fosse considerato quasi una pozione magica.

Il momento del raccolto avveniva per tradizione la notte di San Giovanni (solstizio d estate) a piedi scalzi, da giovani fanciulle. Oggi la raccolta avviene circa il 10/15 giugno secondo la maturazione delle noci. I romani narravano di un popolo, i Picti, che faceva parte dei Britanni, che distribuiva in calderoni questo elisir ai soldati. A Grenoble si produce ancora oggi nocino con la propria noce fregiata del marchio AOC .

La ricetta

Ogni famiglia la propria. Anche il libro “la scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” scritto da Pellegrino Artusi cita la sua ricetta al n. 750. La mia invece? Mallo di noci n. 33 raccolte in giugno, nel momento balsamico, quando ancora la noce all interno non ha la consistenza legnosa. Alcool, zucchero e pochissime spezie (cannella e chiodi di garofano). Infine macerazione al sole in contenitore di vetro, filtrazione e imbottigliamento entro febbraio.

Il liquore ottenuto ha un bel colore scuro, non opaco, consistente, ha un impatto olfattivo di forte personalita’ che raccoglie come una corona note di mallo (balsamico) caffe’, cacao, spezie percettibili. Al sorso regala sensazioni rotonde date dalla pastosità e dalla dolcezza sostenuta da aromi variegati e penetranti.

Augurandovi buone bevute, vi invito a degustarne alcuni. Vi aspettiamo il 30 giugno per la premiazione dell edizione 2024, saremo presso Casa Artusi a Forlimpopoli (FC)

Per chi volesse inviare il proprio campione di nocino casalingo puo’ aderire al concorso seguendo le indicazioni per partecipare nell’estratto del regolamento.

Tutti i premiati di Radici del Sud 2024: momenti di riflessione e di crescita per il vino del Sud Italia

Il Sud Italia trova il suo momento di gloria a Radici del Sud, manifestazione ormai giunta alla diciannovesima edizione.

La maggiore età, superata da un pezzo, fa bene a quanti tra organizzatori, produttori, stampa e buyers italiani ed esteri, vogliono credere in un territorio vastissimo, ancora parzialmente inesplorato (soprattutto nel suo potenziale) e nelle varietà d’uva autoctone che raccontano di un carattere mediterraneo così tipico.

Nicola Campanile è il patron di Radici del Sud e ogni anno cerca di stimolare la platea dei presenti con visite in cantina – Rivera – Giovanni Aiello “enologo per amore” – Tenute Chiaromonte – e masterclass senza tempo, per far conoscere la bellezza della Puglia, regione ospitante, e dei vini del Meridione.

Un respiro autentico, un momento di relax per le giurie tecniche chiamate a stabilire in più Commissioni i vincitori della Rassegna. Il confronto, sempre rispettoso e incoraggiante tra persone di esperienza e competenze differenti, porta i giudici stessi ad una crescita positiva personale, forse la qualità migliore del far parte di un panel di degustazione.

Ecco, dunque, tutti i premiati suddivisi per categorie e tipologie:

SPUMANTI DA UVE AUTOCTONE

Giuria Internazionale

1 classificato – VINI CONTRADA – RINASCITA METODO CLASSICO BRUT – 2019

2 classificato – CANTINE BENVENUTO – SUGHERO STORTO – 2021

Giuria Nazionale

1 classificato – VINI CONTRADA – RINASCITA METODO CLASSICO BRUT – 2019

2 classificato – TENUTE CHIAROMONTE – CHIAROMONTE ANCESTRALE ROSÉ – 2018

FALANGHINA

Giuria Internazionale

1 classificato – TERRAE LABORIAE – SPERI CAMPANIA FALANGHINA – 2022

2 classificato – AGNANUM – FALANGHINA – 2021

Giuria Nazionale

1 classificato – TERRAE LABORIAE – SPERI CAMPANIA FALANGHINA – 2022

2 classificato (ex aequo) – PIARULLI VINI ED OLIO – FALANGHINA – 2023

2 classificato (ex aequo) – ANTICO CASTELLO – DEMETRA – 2023

GRECO

Giuria Internazionale

1 classificato – VIGNE GUADAGNO – GRECO DI TUFO – 2021

2 classificato (ex aequo) – CASA COMERCI – RÈFULU – 2023

2 classificato (ex aequo) –  AMARANO – GRECO DI TUFO – 2021

Giuria Nazionale

1 classificato – AMARANO – GRECO DI TUFO – 2021

2 classificato – CASA COMERCI – RÈFULU – 2023

FIANO

Giuria Internazionale

1 classificato – CANTINA SAN PAOLO – FIANO DI AVELLINO – 2022

2 classificato – AMARANO – DULCINEA – 2016

Giuria Nazionale

1 classificato – SANTA LUCIA – GAZZA LADRA – 2022

2 classificato – AMARANO – DULCINEA – 2016

GRUPPO MISTO VINI BIANCHI DEL SUD ITALIA

Giuria Internazionale

1 classificato Campania – MARISA CUOMO – FURORE BIANCO FIORDUVA – 2022

1 classificato Sardegna – CANTINA SANTADI – CALA SILENTE – 2023 

1 classificato (ex aequo) Sicilia – PLANETA – ALLEMANDA – 2023

1 classificato (ex aequo) Sicilia – PLANETA – ERUZIONE 1614 – 2021

1 classificato Abruzzo – CONTESA VINI E VIGNETI – CONTESA PECORINO – 2023

1 classificato Puglia – GIANCARLO CECI – PANASCIO – 2023 

Giuria Nazionale

1 classificato Sardegna – MERTZEORO – GRANATZA – 2023 

1 classificato Campania – MARISA CUOMO – FURORE BIANCO FIORDUVA – 2022 

1 classificato Sicilia – PLANETA – ERUZIONE 1614 – 2021 

1 classificato Puglia – GIANCARLO CECI – PANASCIO – 2023 

1 classificato Abruzzo – CONTESA VINI E VIGNETI – CONTESA PECORINO – 2023 

ROSATI DA VITIGNI AUTOCTONI DEL SUD

Giuria Internazionale

1 classificato Sardegna – SIDDÙRA – NUDO – 2023

1 classificato Calabria – LIBRANDI – SEGNO LIBRANDI – 2023

1 classificato Sicilia – BARONE SERGIO – LUIGIA SICILIA – 2023

1 classificato Puglia – WINERY LOMARTIRE – MASERNÒ ROSATO – 2023 

1 classificato Abruzzo – DONVITANTONIO VINI – CERASUOLO D’ABRUZZO – 2023 

1 classificato Campania – MARISA CUOMO – COSTA D’AMALFI – 2023 

Giuria Nazionale

1 classificato Sardegna – CANTINA DORGALI – FILIERI ROSÈ – 2023

1 classificato Puglia – TENUTA FERRERO – SYLVIS – 2023 

1 classificato Abruzzo – CONTESA VINI E VIGNETI – CONTESA CERASUOLO D’ABRUZZO – 2023 

1 classificato Calabria – LIBRANDI – SEGNO LIBRANDI – 2023 

1 classificato Sicilia – BARONE SERGIO – LUIGIA SICILIA – 2023

1 classificato Campania – A.A. BOCCELLA – ROSATT – 2022 

GRUPPO MISTO VINI ROSSI DEL SUD ITALIA

Giuria Internazionale

1 classificato Sicilia – MANISCÀ – ROSSO – 2023 

1 classificato Molise  – CAMPI VALERIO – OPALIA TINTILIA DEL MOLISE – 2020

1 classificato Campania – TERRAE LABORIAE – TELI SANNIO BARBERA – 2022

1 classificato Puglia – VINI DI MONTEMARCUCCIO – ELPÍS – 2023

1 classificato Sardegna – SILVIO CARTA – CAGNULARI – 2022

1 classificato Calabria – LIBRANDI – DUCA SANFELICE RISERVA – 2021

Giuria Nazionale

1 classificato Sardegna – SIDDÙRA – BÀCCO – 2022

1 classificato Sicilia – CVA CANICATTÌ – AYNAT – 2021

1 classificato Campania – AGNANUM – PIEDIROSSO – 2023

1 classificato (ex aequo) Calabria – LIBRANDI – DUCA SANFELICE RISERVA – 2021 

1 classificato (ex aequo) Calabria – LIBRANDI – MEGONIO – 2022

1 classificato Puglia – VINI DI MONTEMARCUCI – ELPÍS – 2023 

1 classificato Molise – CAMPI VALERIO – OPALIA TINTILIA DEL MOLISE – 2020

MONTEPULCIANO

Giuria Internazionale

1 classificato – CONTESA VINI E VIGNETI – CONTESA MONTEPULCIANO – 2022 

Giuria Nazionale

1 classificato – DONVITANTONIO VINI – LA FILOMENA – 2020

NEGROAMARO

Giuria Internazionale

1 classificato – CANTINE PAOLOLEO – ORFEO – 2022

2 classificato – MASSERIA MITA – EUFORIA BIO – 2019

Giuria Nazionale

1 classificato – CANTINE PAOLOLEO – ORFEO – 2022

2 classificato – MASSERIA MITA – EUFORIA BIO – 2019

PRIMITIVO

Giuria Internazionale

1 classificato – NUE WINES – VILLANO – 2021

2 classificato (ex aequo) – MASSERIA CUTURI – CHIDRO – 2021

2 classificato (ex aequo) – MASSERIA MITA – EQUILIBRIO BIO – 2020

Giuria Nazionale

1 classificato – MASSERIA MITA – EQUILIBRIO BIO – 2020

2 classificato – MASSERIA CUTURI – CHIDRO – 2021

NERO DI TROIA

Giuria Internazionale

1 classificato – VINICOLA LAMONARCA – 5 FOGLIE NERO DI TROIA – 2022

2 classificato – PALATINO VINI PUGLIESI PER PASSIONE – PUPA NERA – 2022

Giuria Nazionale

1 classificato – RIVERA – PUER APULIAE RISERVA – 2017

2 classificato (ex aequo) – VINICOLA LAMONARCA – 5 FOGLIE NERO DI TROIA – 2022

2 classificato (ex aequo) – BIOBONIZIO I GARAGISTI DI MONTEGROSSO – PIOVANELLO – 2029

CANNONAU

Giuria Internazionale

1 classificato – MANNOI – MANNOI NEPENTE DI OLIENA – 2021

2 classificato – CANTINA VIGNAIOLI OLIENA – S’INCONTRU NEPENTE DI OLIENA – 2019

Giuria Nazionale

1 classificato – MANNOI – MANNOI NEPENTE DI OLIENA – 2021

2 classificato – IOLEI WINERY – VOSTE’ – 2022

AGLIANICO

Giuria Internazionale

1 classificato – CANTINE DEL NOTAIO – IL SIGILO – 2016

2 classificato – CANTINE KANDEA- ARAGONA – 2017

Giuria Nazionale

1 classificato – VIGNE GUADAGNO – IRPINIA AGLIANICO – 2020

2 classificato – CANTINE DEL NOTAIO – IL SIGILO – 2016

TAURASI

Giuria Internazionale

1 classificato – AMARANO – PRINCIPE LAGONESSA – 2015

1 classificato – VINI CONTRADA – CONTRADA TAURASI – 2017

Giuria Nazionale

1 classificato – A.A. BOCCELLA – SANT’EUSTACHIO TAURASI – 2019

2 classificato – VINI CONTRADA – CONTRADA TAURASI – 2017

VINI DOLCI , PASSITI, MUFFATI, OSSIDATIVI

Giuria Internazionale

1 classificato – SILVIO CARTA – VERNACCIA DI ORISTANO  RISERVA – 2006

2 classificato – CANTINE DEL NOTAIO – L’AUTENTICA BASILICATA BIANCO – 2022

Giuria Nazionale

1 classificato – SILVIO CARTA – VERNACCIA DI ORISTANO  RISERVA – 2006

2 classificato – FULGHESU LE VIGNE – JOGOS – 2013

BIOLOGICO

Giuria Internazionale

1 classificato – MANISCÀ – ROSSO – 2023 

2 classificato (ex aequo) – PLANETA – ALLEMANDA – 2023 (Sicilia)

2 classificato (ex aequo) – PLANETA – ERUZIONE 1614 – 2021 (Sicilia)

Giuria Nazionale

1 classificato – VIGNE GUADAGNO – IRPINIA AGLIANICO 2020

2 classificato – A.A. BOCCELLA – SANT’EUSTACHIO TAURASI – 2019

Adra Academy: è il momento di Infinity Food, la masterclass dove spezie e sale Maldon incontrano la mixology

Il marchio Adra dal 1988 è divenuto un simbolo nella qualità del food surgelato e del trasporto tra Campania, Basilicata e Calabria. Il sogno di Peppino Cirigliano e del socio Ciro Cancro, ha messo solide radici nel Vallo di Diano, con un’idea imprenditoriale di successo, fatta di sacrificio, rapporti personali con i tantissimi operatori del settore e cultura.

La cultura del buon cibo e del corretto abbinamento è alla base del lavoro di Adra, impegnata da sempre alla formazione food and beverage e all’interazione con i vari attori del territorio. Bar, gelaterie-pasticcerie, enoteche, pizzerie e ristoranti, puntando lo sguardo al vero protagonista: il cliente finale.

Un cliente che va coccolato, stimolato, incuriosito verso le nuove tendenze, le mode e le idee illuminate come quelle new age della mixology moderna. La collaborazione con Montosco – gruppo Collina Toscana S.p.A. – azienda primaria nella produzione e commercio di condimenti, erbe aromatiche e spezie, con filiera certificata dal coltivatore alla tavola. Dal 2024 l’impulso per entrare nel mondo della miscelazione ha creato la sinergia giusta per l’evento svolto ad Atena Lucana (SA) il 28 maggio scorso.

Chiamati alla preparazione e presentazione dei cocktail la ditta Planet One, esperti nella formazione, consulenza, vendita di attrezzature bar professionale, organizzazione di eventi, boot camp e catering del canale HO.RE.CA. Una masterclass interattiva, con i presenti che hanno potuto tastare sul campo i metodi e le opportunità per creare cocktail e aperitivi innovativi con l’aggiunta di spezie e sale Maldon sotto la direzione artistica del marketing manager di Adra Emiliano Perillo.

Gli eventi continueranno in un’estate che promette di essere gustosa e scoppiettante. Tutte le interviste nella nostra playlist.

Si ringrazia il fotografo Lucio Perillo per le immagini concesse a 20Italie.

I vini di Podere Pellicciano nell’incantevole borgo di San Miniato

Se si pensa a San Miniato, viene immediatamente in mente il tartufo bianco e proprio dal seminario condotto sul pregiato tubero nostrano inizia il press tour organizzato da Claudia Marinelli di Darwine & Food Comunicazione e Podere Pellicciano.

Dettagli utili alla raccolta del tartufo da parte dell’azienda sanminiatese Nacci, mancava solo la caccia al tartufo accompagnati, magari, dagli splendidi lagotti cercatori infallibili.

San Miniato, però, è anche zona dove la viticoltura affonda le radici nel lontano passato. Dopo una passeggiata tra i vigneti a Bucciano con i fratelli Fabio e Federico Caputo, ci siamo diretti al Ristorante Brassica di San Miniato e deliziati dai piatti preparati dallo chef Andrea Madonia in abbinamento con le vecchie annate di vini di Podere Pellicciano.

Al mattino seguente abbiamo effettuato la degustazione in azienda e poi la visita in cantina, per assaporare anche alcuni campioni sia da vasca che da botte, al cui termine è seguito uno squisito pranzo in azienda realizzato magistralmente dallo chef Armando Brigai del Ristorante Olivum di Ponte a Elsa. Piatti ben preparati e ben calibrati con ingredienti territoriali e, naturalmente, ottimi vini.

Podere Pellicciano è stato acquistato dalla famiglia Caputo nel 2003 come casa di campagna; allora era conosciuto come Vallechiara, posto a poca distanza dal centro abitato del Borgo etrusco di San Miniato (Pi). Un antico podere che risale al 1830 e che vanta oggi circa 10 ettari vitati e 3 ettari di olivi, da sempre gestiti secondo i dettami dell’agricoltura biologica nel massimo rispetto dell’ambiente, con certificazione BIO ottenuta nel 2016.

Le varietà coltivate sono quelle storiche trovate in eredità nelle vecchie vigne, propagate e inserite per selezione massale anche nei nuovi impianti: Sangiovese, Malvasia Nera, Colorino e Canaiolo per quanto riguarda le varietà a bacca rossa; Trebbiano, Malvasia Bianca, San Colombano e Vermentino a bacca bianca.

Il suolo è ricco di tufo in superficie e di argilla in profondità con presenza di fossili marini. Le altimetrie dei vigneti in località Bucciano sfiorano i 280 metri s.l.m.. Una scelta ben ponderata è stata quella di non mettere a dimora nessuna varietà internazionale, in un periodo ove molti altri vigneron lo facevano. La varietà preferita è la Malvasia Nera: avendo un ciclo più breve rispetto ad altri, le condizioni climatiche sono ideali per scongiurare le gelate primaverili. Un’areale che dà origine a vini meno strutturati e possenti, ma al contempo più eleganti. Le escursioni termiche tra le ore diurne e notturne sono notevoli, fattore importante per ottenere una buona complessità aromatica. Le correnti marine donano infatti una buona ventilazione alle dolci colline sanminiatesi.

Una splendida realtà a conduzione familiare, Concetta, la mamma, si occupa delle visite in cantina e l’accoglienza dei molti turisti che visitano San Miniato, Fabio si occupa di tutta l’attività commerciale e Federico, l’enologo, si occupa sia dei vigneti sia di tutta la produzione in cantina. Prevalentemente i vini da loro prodotti sono in purezza, recentemente anche qualche blend. Alcune etichette sono dedicate ai figli, sulle quali campeggia il soprannome, Il Biondo dedicato a Fabio, Cimba a Martina e Tricche a Federico.

Un’azienda giovane ed emergente della quale senza ombra di dubbio sentiremo parlare molto in futuro e bene. Una famiglia affabile e molto ospitale, il bello del mondo enoico.

I vini degustati

Il Biondo Toscana Igt 2023 – Vermentino, Malvasia Bianca e Grechetto – dalle nuance giallo paglierino ed un naso in cui giungono sentori di fiori di camomilla, pesca, ananas e vibrazioni agrumate. Sorso saporito e di buona corrispondenza.

Fonte Vivo Toscana Igt 2021 – Trebbiano in purezza  – Giallo dorato, sprigiona note di albicocca, caramella d’orzo, erbe officinali, dal gusto pieno e persistente.

Chianti Docg 2023 – Sangiovese, Colorino e Canaiolo – Rubino vivace, rimanda subito a sentori di giaggiolo, mora e frutti di bosco.  Fresco, sapido e coerente.

Tricche Toscana Igt 2021 – Sangiovese 70%, Malvasia Nera 20% e Colorino 10% – Rosso rubino intenso, salgono all’olfatto note di rosa, prugna, mora, sottobosco e nuance balsamiche. Sorso vellutato, equilibrato e coerente .

Egola Toscana Igt 2020 – Malvasia Nera – Rubino intenso, rimanda sentori di mora, ribes nero, liquirizia e spezie. Al palato risulta setoso, armonioso e tipico.

Egola Toscana Igt 2021 – Malvasia Nera – Rubino intenso, libera note di rosa, giaggiolo, frutta nera e tabacco. Allungo finale fresco, saporito e leggiadro.

Buccianello Toscana Igt 2021 – Colorino – Rubino impenetrabile,  si percepiscono note di mora, prugna, ribes e pepe nero, setoso, delizioso e decisamente lungo.

Buccianello Toscana Igt 2020 – Colorino – Rubino impenetrabile, emana sentori di rosa, ciclamino, frutti di bosco e spezie, dalla bocca fresca, saporita e leggiadra.

Prato della Rocca Toscana Igt 2020 – Malvasia Nera, Sangiovese e Colorino in uvaggio e coofermentati – Rubino impenetrabile, rivela note di frutta rossa e spezie dolci. Avvolgente, accattivante e persistente.

Prato della Rocca Toscana Igt 2019 – Malvasia Nera, Sangiovese, Colorino in uvaggio e coofermentati – Rubino impenetrabile, dipana sentori di mirto, frutti di bosco,  sottobosco e spezie dolci, attacco tannico poderoso e buona piacevolezza di beva.

Podere Pellicciano
Via Serra, 64
56028 San Miniato (Pi)
www.poderepellicciano.it

Masi Agricola: la Valpolicella in tour a Napoli da Cisterna Bistrot

Nord chiama Sud: la Valpolicella proposta nei vini di Masi Agricola e i piatti dello chef Pierpaolo Musto di Cisterna Bistrot a Napoli.

Evento organizzato grazie all’impegno di Titti Casiello, nostro autore di 20Italie, quest’oggi invece in veste di intermediaria tra due realtà che fungono da guida nel panorama enogastronomico. A Napoli le contaminazioni esistono da sempre e da Cisterna Bistrot, sotto le mani sapienti di chef Pierpaolo Musto, vanno in scena piatti della tradizione rivisitati appositamente in chiave veneta per l’ospite d’onore: i vini di Masi Agricola.

Chef Pierpaolo Musto

La storia di Masi inizia nel 1772, data della prima vendemmia della famiglia Boscaini nei pregiati vigneti del “Vajo dei Masi”, valle nel cuore della Valpolicella Classica. Da qui prende il nome l’azienda, tuttora di proprietà della famiglia, che, dopo oltre 200 anni di appassionato lavoro, opera attivamente oggi con la sesta, settima e ottava generazione. Fanno parte del Gruppo anche le cantine Conti Serego Alighieri, Conti Bossi Fedrigotti e Canevel, oltre le Tenute a conduzione biologica Poderi del Bello Ovile in Toscana e Masi Tupungato in Argentina.

Il menù prevedeva un trittico composto da:

alici ‘mbuttunate in saor accompagnate dal Valpolicella Classico Doc “Possessioni” 2021 di Serego Alighieri, classico incontro di uve Corvina, Rondinella e Molinara (clone Serego Alighieri da una vigna a piede franco), dai tannini morbidi e dall’ottima bevibilità fruttata.

Montanarina con baccalà mantecato proposta in abbinamento al Rosso Verona IGT “Campofiorin” 2020, una vendemmia tardiva in stile tipico per l’areale ed una tecnica peculiare, affinatasi negli anni, che consiste nel far rifermentare la massa vinosa sulle bucce semi-appassite dell’Amarone. Potenza e controllo viaggiano sullo stesso ritmo, non coprendo la delicatezza della mantecatura.

Polenta con salsiccia e friarielli servita con Amarone della Valpolicella Classico Docg Riserva “Costasera” 2017. La storia di Masi qui presentata in un’annata straordinaria, che ha consentito di ottenere un vino dalla gradevole freschezza non rimarcata da eccessive sensazioni morbide.

Prima del gran finale non poteva mancare il classico Risotto all’Amarone, eseguito alla perfezione con l’aggiunta di yogurt di bufala e nocciole di Giffoni. Qui la maggiore età dell’Amarone della Valpolicella Classico Docg “Vaio Amaron” 2016 di Serego Alighieri, con le sue nuance da confettura di frutti di bosco e una speziatura completa tra pepe nero e cannella, ottiene il massimo consenso dei presenti.

Chiusura su un plateau di formaggi erborinati a base di latte di pecora e bufala, ben sorretti dall’avvolgenza del Recioto della Valpolicella Classico Docg “Angelorum” Masi e sulle frittole veneziane (simili alle zeppole partenopee) con crema al limone di Sorrento con un calice di Elisir allo zenzero in Grappa di Amarone Masi.

Un prodotto di particolare rarità e degno di una serata all’insegna del buongusto, dell’eleganza e della musica jazz, con le indimenticabili melodie di Ella Fitzgerald.