Giovedì 1° ottobre al Gran Caffè Gambrinus “Giornata Internazionale del Caffè”

E sabato 3 appuntamento “porte aperte” con i Locali Storici d’Italia

Il caffè è cultura, conoscenza e solidarietà. Due appuntamenti al Gran Caffè Gambrinus per festeggiare giovedì 1° ottobre la Giornata Internazionale del Caffè promossa dall’International Coffee Organization e sabato 3 ottobre la Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia.

Giovedì 1° ottobre

In occasione della Giornata Internazionale del Caffè promossa dall’I.C.O. dalle 16.30 alle 19.30, come di consueto al Gran Caffè Gambrinus ci sarà un open day che si terrà nel Salone degli Specchi, in via Chiaia. Per partecipare sarà necessario scaricare qui il ticket gratuito e portarlo con sé per ricevere un gustoso omaggio: https://grancaffegambrinus.shop/pages/eventi

Sono previste attività di degustazione ed esposizione con vari tipi di caffè preparati con le tecniche di estrazione provenienti da diversi Paesi con tostatura del caffè, macinatura, estrazione, tipi di chicchi in mostra oltre che antichi tostini, macinini e caffettiere.

Eventi si terranno inoltre in tutta Italia – sempre il 1° ottobre e a cura delle Comunità del Rito del Caffè Espresso d’Italia – per sostenere la candidatura Unesco del Rito del Caffè Espresso Italiano e raccoglie firme a supporto. Inoltre anche quest’anno è promossa la campagna “Un caffè per Fondazione Telethon” (la raccolta sarà aperta fino a marzo 2027).

Sabato 3 ottobre

Passeggiata nell’arte al Gran Caffè Gambrinus

Arte, storia ma anche aneddoti e curiosità in occasione della Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia. A Napoli il Gran Caffè Gambrinus il 3 ottobre apre le sue porte ad appassionati e curiosi con visite guidate tra le opere d’arte custodite nella struttura (ore 10-13).

I titolari accompagneranno i partecipanti raccontando racconti sui personaggi che hanno frequentato il celebre Gambrinus svelando anche qualche episodio inedito. Per partecipare è obbligatorio prenotarsi inviando una mail con nome e recapito telefonico all’indirizzo: info@grancaffegambrinus.com. I partecipanti, in base alle richieste che arriveranno, saranno suddivisi in piccoli gruppi. Si prega di avvisare se per sopraggiunti motivi non sarà possibile poi partecipare al tour per consentire ad altri di prendervi parte.

Carlo Sarrantonio ce l’ha fatta! È il miglior sommelier 2026 di AIS Campania dopo una gara serrata e la consegna del ricavato di Alba Vitae a Komen Italia – Comitato Regionale Campania

Undici i concorrenti iscritti, tre finalisti sul palco e un solo vincitore: Carlo Sarrantonio della Delegazione AIS Caserta che batte in volata i colleghi Raffale Sullo e Ombretta Ferretto, rispettivamente al secondo e terzo posto. 

Le prove si sono svolte a Benevento  negli spazi del Complesso Monumentale di Santa Sofia, patrimonio Unesco. Soddisfazione da parte del presidente Tommaso Luongo di AIS Campania e delpresidente Raffaele Del Vecchio di Sannio Europa-Rete Museale del Sannio, grazie anche al benestare della Provincia di Benevento presieduta da Nino Lombardi, per il primo di una serie di eventi in programmazione nel capoluogo sannita, compresa l’edizione 2026 del Concorso. 

Gli sfidanti provenienti da ogni angolo della regione hanno sostenuto due prove, la prima nei saloni dell’auditorium “G. Vergineo” del Museo del Sannio alle 14.30 con un questionario scritto e la degustazione tecnica dei vini senza conoscere l’etichetta di riferimento; a seguire la fase finale, aperta ad un folto pubblico uditore, incuriosito e molto attivo nel tifo, nel Chiostro di Santa Sofia con inizio dalle ore 18.30 e riservata ai 3 concorrenti che avevano ottenuto il miglior punteggio. I concorrenti sotto lo sguardo attento della giuria esaminatrice composta da Maurizio Zanolla, responsabile dell’Area Concorsi Nazionale AIS Italia, da Carmine Coletta, presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini, da Antonio Calandriello vincitore dell’edizione 2025 del Concorso, da Franco De Luca coordinatore didattica AIS Campania e da Marzia Imperiali di Francavilla, presidente di Komen Italia – Comitato Regionale Campania che ha svolto anche il compito di presidente di giuria.

L’occasione è stata altresì propizia per la consegna del ricavato del progetto ALBA VITAE 2026 di AIS Campania, pari a 2000 euro, a Komen Italia – Comitato regionale Campania, associazione in prima linea nella lotta e nella prevenzione dei tumori del seno. Annunciato anche il prossimo appuntamento con la solidarietà di Komen Italia – Comitato Regionale Campania nella race benefica sul lungomare a Napoli presso la Rotonda Diaz programmata per l’11 ottobre alle ore 10.00

Infine, l’apertura dei banchi d’assaggio dedicati alle principali denominazioni campane con un focus specifico sui vini sanniti grazie alla partnership con il Sannio Consorzio Tutela Vini negli spazi verdi del Giardino del Mago. L’organizzazione del servizio è stata curata alla perfezione dal Responsabile del Gruppo Servizi Regionale di AIS Campania Vincenzo Di Donna che ha coordinato i numerosi sommelier presenti.

Ad Afragola va in scena l’incontro tra tre grandi maestri pizzaioli (e due culture)

Raf Bonetta, Giuseppe Errichiello e Sasà Martucci protagonisti per Fusion Experience da Donna Margherita – vera pizza napoletana

Quando mondi culturali ed enogastronomici diversi si incontrano e si fondono, possono nascere esperienze di gusto che sorprendono. È quello che è successo con “Fusion Experience”, alla Pizzeria Donna Margherita di Afragola, dove Raf Bonetta, Peppe Errichiello e Sasà Martucci hanno portato in tavola alcune delle pizze che più li rappresentano, dando vita a un vero viaggio tra Napoli e il Giappone.

Tre percorsi diversi, tre modi di interpretare la pizza contemporanea, ma con una cosa in comune: la voglia di sperimentare senza perdere di vista la materia prima. C’è Peppe Errichiello, originario di Afragola, che da diciotto anni è protagonista della scena gastronomica giapponese. A Tokyo ha costruito una carriera internazionale che lo ha portato fino al primo posto nella classifica 50 Top Pizza Asia-Pacific 2026.

Accanto a lui Raf Bonetta, tra i protagonisti della pizza contemporanea napoletana, che nel corso della sua carriera ha collezionato importanti riconoscimenti, dai Tre Spicchi Gambero Rosso al premio Novità dell’Anno 2024 di 50 Top Pizza Italia, oltre ai numerosi premi legati alla ricerca sugli impasti.

E poi Sasà Martucci, anima de I Masanielli, da anni impegnato nella ricerca, nella valorizzazione del territorio e nella sostenibilità. Un percorso che gli è valso numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il 9° posto a 50 Top Pizza Italia 2026, il riconoscimento Forno Verde 2026 e i Tre Spicchi Gambero Rosso.

Tre nomi, tre storie e tre percorsi professionali differenti, che si incontrano intorno allo stesso tavolo, unendo la cultura gastronomica partenopea e quella giapponese con un solo scopo: presentare diverse versioni della pizza contemporanea in un percorso di degustazione che viaggia tra tecniche, ingredienti e idee a prima vista lontane, ma che sono capaci di fondersi in una cena in cui le materie prime sono le vere protagoniste della serata.

Peppe Errichiello ha aperto le danze presentando il suo BIGNÈ 2.0 — DAL GIAPPONE CON FURORE, con ricotta di Bufala al Tè Matcha, Tartare di Orata ai sentori di Shiso, Cremoso di Bufala e Caviale. Il matcha, tra gli ingredienti più in voga del momento, incontra la bufala campana e, sorprendentemente, si capiscono al primo assaggio. Errichiello porta l’Oriente nella tradizione campana senza stravolgerla, ma giocando con contrasti, profumi e consistenze.

Ed è proprio da qui che parte il viaggio della serata: ingredienti, culture e interpretazioni diverse che si incontrano nel piatto per accompagnare il visitatore in questo viaggio Napoli – Tokyo.

Si prosegue con ODE AL POMODORO di Sasà Martucci, che porta in tavola una vera esplosione di pomodoro, declinato in forme, consistenze e colori diversi. San Marzano DOP, datterini gialli e rossi, gel di ciliegini fermentati e crumble di pomodoro secco si incontrano, esaltandosi a vicenda, trasformando un ingrediente simbolo della cucina italiana in un piccolo viaggio nel gusto.

Poi arriva “EMILIA” di Raffaele Bonetta, una pizza che gioca sulla semplicità solo in apparenza. Croccante, con besciamella al latticello di bufala, zucchina dorata e fritta, prosciutto cotto di maiale grigio ardesia, provola, pepe e pecorino romano.

Un incontro di sapori decisi, dove la dolcezza della zucchina e la cremosità della bufala incontrano la parte più sapida e intensa degli altri ingredienti. Ma “Emilia” è soprattutto un tuffo nei ricordi: quelli della pizza della nonna (da qui l’omaggio del nome), fatta di pochi ingredienti e tanta cura, che nella sua semplicità riusciva a conquistare tutta la famiglia.

Il viaggio però non è finito, Peppe Errichiello continua a farci sognare con questo percorso gastronomico giappopartenopeo, e presenta “LE DUE CULTURE CHE SI INCONTRANO”.

Si parte da una base di fior di latte e zucchine alla scapece, quindi Napoli c’è e si sente. Poi arriva la sorpresa: bresaola di filetto Wagyu, marinata al sale, zucchero e spezie, con una maionese di ravanello bianco. A chiudere, i piccoli diamanti di mela Fuji, freschi e leggermente dolci. Un mix che lascia interdetti ad una prima lettura del menù, ma che all’assaggio funziona e anche molto.

Ci riporta in Campania Sasà Martucci con la pizza “5 FORMAGGI AI 4 LATTI”.

Mozzarella di Bufala DOP, formaggio stagionato di capra grattugiato, erborinato di vacca affinato all’arancia e crème fraîche, con il gel di agrumi a dare quella nota fresca che alleggerisce il tutto. E poi c’è il frollino al Pecorino Romano, insieme all’olio EVO Erre dell’Azienda Agricola Francesco Pepe.

Una pizza importante, dove gli agrumi fanno la loro parte e danno equilibrio alla parte più saporita e presente legata al protagonista assoluto di questa pizza: il FORMAGGIO.

Chiude la serata Raf Bonetta con UN DOLCE PADELLINO.

Un padellino al burro, ganache al siero di bufala e cioccolato bianco del Venezuela, mela annurca al forno, cannella e caramello salato. Un’esplosione di dolcezza che si scioglie in bocca. Impossibile non lasciarsi conquistare dal cioccolato, che si fonde alla perfezione con la morbidezza e la lievitazione dell’impasto del padellino.

La chiusura perfetta per questo viaggio, che ci insegna che con tecnica, materie prime d’eccellenza e uno studio attento delle contaminazioni la pizza può davvero parlare un linguaggio universale.

I risultati di 50 Top Pizza World 2026: è vera crisi per i pizzaioli napoletani?

Ne avevamo già parlato durante le precedenti edizioni di 50 Top Pizza World, la guida alle migliori pizzerie del mondo con tanto di classifica attesissima ideata da Luciano Pignataro, Barbara Guerra e Albert Sapere.

Michele Pascarella dal suo Napoli on the road a Londra si aggiudica il primo posto in un podio assieme a Una pizza Napoletana a New York e Confine a Milano giunti rispettivamente secondi e terzi. Al Teatro Mercadante di Napoli è andato in scena l’atto conclusivo della guida di settore più prestigiosa al mondo; un risultato che vede indietro nei punteggi coloro che hanno trasmesso finora sapienza e cultura ai colleghi di tutto il globo e che adesso vedono Napoli in apparente crisi nel confronto finale.

Il dato rende però l’idea di una evoluzione costante, con una inequivocabile crescita dell’estero, anche se spesso le mani che lavorano gli impasti sono comunque italiane (per non dire partenopee). Ma è proprio fondamentale sviscerare le informazioni ottenute pensando ad una vera crisi del “sistema Napoli” tanto amato dai turisti?

A ben vedere disarma anche il resto della Top Ten, con in quarta posizione, ex aequo, I Masanielli di Francesco Martucci, a Caserta, e Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo a Roma a rincuorare l’orgoglio italiano, “accerchiati” in quinta posizione ancora da un ex aequo con Pizzeria Sei di William Joo, a Los Angeles, e Tony’s Pizza Napoletana di Tony Gemignani, a San Francisco e sesta posizione per Leggera Pizza Napoletana di André Guidon, a San Paolo del Brasile. Settima posizione per RistoPizza by Napoli sta ca di Giuseppe Errichiello, a Tokyo. In ottava posizione, Baldoria di Ciro Cristiano, a Madrid. Al nono posto The Pizza Bar on 38th, guidata da Daniele Cason, a Tokyo e, a chiudere, il decimo posto Razza di Dan Richer, a Jersey City.

Pazienza per chi storcerà il naso, ma la globalizzazione è anche questa: il trasmettere le tradizioni senza poi rimpiangere il risultato sul campo. In fin dei conti, ciò che davvero importa è la lunga scia di soddisfazioni per gli operatori del settore e un indotto che non arresta i conti in positivo, mentre il mercato internazionale sta arretrando su molti dei beni consumo primari. Il vino ne è un fulgido esempio.

La vera competizione, a nostro avviso, resta sui fondamentali del gioco, quella pizza Margherita forse reinterpretata ancora dagli antichi Romani e che trova finalmente il luogo giusto anche oltre le Alpi, in posti impensabili. Un amore del passato recuperato a dispetto della contemporaneità eccessiva e di topping ingombranti ormai confinati in secondo piano.

I gusti dei clienti volgono nuovamente alla semplicità senza compromessi, a materie prime del territorio e alla qualità pure nel classico dei classici. 50 Top World non può che analizzare e raccontare una dualità di idee in bilico tra ciò che è stato e ciò che sarà, negli impasti, nei ripieni e nelle tecniche sempre più precise e avanzate. Tutto il resto sono chiacchiere da salotto.

Nel corso della serata sono stati assegnati anche i premi speciali dell’edizione 2026:

• Pizza Maker of the Year 2026 – Ferrarelle Award: Daniel Semrani di gigi’s, Sydney;

• Pizza of the Year 2026 – Latteria Sorrentina Award: “Pomodori” di QT Pizza Bar, San Paolo;

• Best Pasta Proposal 2026 – Pastificio Di Martino Award: Pasquale’s, South Kingstown;

• Best Cocktail List 2026 – Sei Bellissimi Award: Audace, New York;

• Made in Italy 2026 – Salumi Coati Award: Sapori Italiani U Taliana, Bratislava;

• Performance of the Year 2026 – Robo Award: Palazzo Petrucci Pizzeria, Napoli;

• Pizza Maker Mentor 2026 – Solania Award: Giulio Adriani di Slice & Pie, Washington;

• Best Marketing 2026 – Mammafiore Award: Baldoria, Madrid;

• One to Watch 2026 – Orlando Foods Award: Stretch Pizza, New York;

• Best Dessert List 2026 – Latteria San Salvatore Award: IMperfetto, Puteaux;

• Best Fried  Food 2026 – Il Fritturista – Oleificio Zucchi Award: 50 Kalò, Londra;

• Best Customer Satisfaction 2026 – Fedegroup Award: La Fenice, Pistoia;

• Green Oven 2026 – Goeldlin Award: Seba’s, Uvita;

Inoltre, sono stati consegnati attestati e riconoscimenti a persone ed organizzazioni che si sono distinte durante l’anno per il loro impegno nella valorizzazione della pizza: all’Associazione Pizzaiuoli Napoletani è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della pizza napoletana in Italia e nel Mondo; Pasquale Telese e Francesco Conato, rispettivamente Presidente e Vicepresidente del Gruppo la Piccola Napoli, hanno ricevuto l’attestato per il Guinness World Records per la produzione e distribuzione di 12.000 pizze a scopo benefico; a Raffaele Biglietto, Direttore di TuttoPizza, è stato conferito il riconoscimento per la Promozione della cultura della pizza attraverso TuttoPizza.

Sono 36 i paesi presenti nella classifica mondiale 2026: prima l’Italia con 31 locali, seguita dagli Stati Uniti d’America con 22 e dal Brasile con 6. Le città più rappresentate sono New York con 7 locali, seguita da Napoli con 6 e San Paolo con 5.

Un ringraziamento speciale va ad Alessandra Farinelli per le foto allegate al presente articolo.

Il POMO Fest torna a Nocera Inferiore con 2 weekend di eventi dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre

Ospiti Errico Porzio, Gino Sorbillo, Peppe Di Napoli e tanti altri

Il POMO Fest torna a Nocera Inferiore. La seconda edizione del festival dedicato al pomodoro conferma ancora una volta la città di Nocera Inferiore come capitale italiana delle aziende conserviere. Dal 10 al 13 e dal 17 al 20 settembre, nel cuore della città nocerina, prenderà vita un grande evento diffuso che celebra il pomodoro, simbolo identitario dell’Agro nocerino sarnese, e della Campania e in generale, e riconosciuto come risorsa economica di valore mondiale.

 “Sono lieto di accogliere anche quest’anno a Nocera Inferiore il Pomo Fest, un evento centrale per valorizzare l’intera filiera del pomodoro e il lavoro straordinario delle aziende conserviere dell’Agro Nocerino-Sarnese. Questa iniziativa rappresenta una vetrina fondamentale per rafforzare la nostra identità territoriale, generare indotto turistico e promuovere la Campania come destinazione enogastronomica d’eccellenza. Benvenuti a tutti coloro che condivideranno con noi questa grande festa della nostra terra.” ha dichiarato il sindaco di Nocera Inferiore, l’avvocato Paolo De Maio.

Il progetto “POMO FEST” è promosso e realizzato dall’Associazione Pomo Fest – ETS, che annovera tra i propri soci fondatori Roberto Ruggiero, Gino Citarella, Antonio Grimaldi, Antonio Giaccoli, presidente dell’Accademia Nazionale Pizza DOC, Rosario Augusto e Roberto Jannelli dell’associazione Erre Erre Eventi.

“Essendo persone del territorio dell’Agro nocerino sarnese, siamo cresciuti praticamente circondati dal pomodoro e, girando tanto nel mondo, abbiamo visto e rivisto questo frutto in tutte le salse – ha affermato Roberto Ruggiero, presidente dell’Associazione Pomo Fest -– La scorsa edizione ha confermato la nostra intuizione, ovvero quella di Nocera Inferiore come capitale italiana delle aziende conserviere. Proprio per questo anche quest’anno abbiamo sentito il bisogno di organizzare questo eventoil Pomo Fest a Nocera Inferiore, luogo ideale dove poter valorizzare, sia a livello culinario che a livello culturale, questo splendido prodotto della nostra terra”.

Promosso dall’Associazione Pomo Fest con il sostegno del Comune di Nocera Inferiore con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Regione Campania e della Camera di Commercio di Salerno, il festival animerà per quattro giorni2 weekend consecutivi il centro della città nocerina con degustazioni, spettacoli, talk, masterclass e momenti culturali.

“Dopo i successi internazionali ottenuti dal Campionato Mondiale Pizza DOC e Pizza DOC Awards, e dai corsi tenuti in tutti il mondo con l’Accademia Nazionale Pizza DOC, il Pomo Fest è un ritorno a casa visto che tutto è partito proprio da Nocera – hanno affermato Vincenzo e Mena Giaccoli, le due anime dell’Accademia Nazionale Pizza DOC – Abbiamo voluto creare un evento che potesse valorizzare il territorio ed il suo prodotto tipico: il pomodoro. Speriamo di poter costruire un progetto che parte da Nocera Inferiore per arrivare nel resto d’Italia e del Mondo”.

Una seconda edizione particolare che sarà dedicata alla memoria del compianto Antonio Giaccoli, fondatore e presidente della Accademia Nazionale Pizza DOC scomparso prematuramente lo scorso mese di giugno. Originario di Nocera Superiore, Giaccoli con la sua Accademia era riuscito a creare un enorme progetto legato al Mondo Pizza, con sedi e corsi realizzati in tutto il mondo, e aveva deciso da subito di puntare sul progetto Pomo Fest per tornare a realizzare grandi eventi anche nella sua terra d’origine.

Proprio per questo sarà istituita una borsa di studio per giovani pizzaioli dedicata alla memoria di Antonio Giaccoli, il modo migliore per ricordare il Presidente dell’Accademia Nazionale Pizza DOC.

Non a caso, infatti, il progetto Pomo Fest vuole:

  • Valorizzare la filiera del pomodoro attraverso le aziende conserviere che da decenni rappresentano l’orgoglio dell’Agro Nocerino-Sarnese;
  • Offrire un’esperienza culturale e gastronomica che intrecci tradizione, innovazione, sostenibilità e inclusione sociale;
  • Consolidare l’identità territoriale, generare indotto turistico e promuovere la Campania come destinazione enogastronomica di eccellenza.

Ospiti d’eccezione saranno testimonial illustri del mondo della ristorazione campana e nazionale, come: il maestro pizzaiolo Gino Sorbillo, il maestro pizzaiolo Errico Porzio, il maestro pizzaiolo Fabio Di Giovanni della pizzeria Don Antonio 1970, il pasticciere napoletano Poppella, lo chef pescivendolo Peppe Di Napoli, i food influencer Peppe e Federica de Il mio viaggio a Napoli con le loro pizzerie, il food creator Ingordo della nocerina Bottega Paradiso, il maestro pizzaiolo Antonio Fiorillo di Lievita, la pizzeria I Borboni, le parigine di Cianò, le pizzerie nocerine Madison, Nasteat e Nuga, gli chef dell’hotel Due Torri di Maiori, gli chef del San Severino Park Hotel di Mercato San Severino e tanti altri ancora.

“Il nostro è progetto di valorizzazione di tutto il sistema conserviero ed in particolare del pomodoro, l’oro rosso dell’Agro nocerino sarnese – hanno precisato Rosario Augusto e Roberto Jannelli di Erre Erre Eventi – Quello che deve uscire fuori è il territorio della Valle del Sarno, le sue eccellenze ortofrutticole e quelle relative alle storiche aziende conserviere che trasformano i prodotti agricoli e mantengono in piedi l’economia della zona. Un progetto ambizioso che vuole raccontare questo pezzo di territorio campano che va dalla Valle Metelliana fino alle pendici del Vesuvio e farlo conoscere per tutta la sua bellezza”.

Cuore del Pomo Fest saranno le aziende conserviere, colonne portanti della filiera agroalimentare locale e non solo, come Solania, Ciao, De Clemente, Nobile, Petti, Rega, La Carmela, Sica, Fontanella, La Fiammante, Pomilia, La Rinascita. Un’adesione di straordinaria rilevanza che conferma la forza e l’unità del comparto conserviero campano, ambasciatore del pomodoro e del pomodoro San Marzano nel mondo. Il loro contributo testimonia la volontà condivisa di investire in un progetto di promozione territoriale che lega cibo, cultura e identità. Altri partner enogastronomici saranno: Martini; Birra Peroni – Nastro Azzurro; le farine di Molino Vigevano; i prodotti caseari di Podere dei Leoni; Pepsi; il Caffè Trucillo.

Partner della seconda edizione del POMO Fest saranno:i servizi di digital strategist di CIBOH; la comunicazione stampa e le pubbliche relazioni di BTL Prod; Grimaldi; NEXT; Sdm Service Di Senatore Domenico; Sky Edilagro srl; Aurora Cartoleria.

Partner Tecnici saranno gli abiti di lavoro di Divise & Divise, la legna professionale di Legna Caldo Pellett, i forni a legna di Reppuccia, il coordinamento e la comunicazione grafica di Dimensione Pubblicità, i servizi stampa di Testa Creativa.

Media partner ufficiale sarà Radio Base.

Il Pomo Fest prenderà vita nel cuore di Nocera Inferiore, ovvero piazza Diaz, piazza Amendola, via Matteotti e via Lanzara. Il percorso esperienziale prevede:

  • stand enogastronomici;
  • stand espositivi di aziende conserviere;
  • postazione con prodotti senza glutine e senza lattosio;
  • punti bar;
  • showcooking, masterclass e talk tematici.

Due weekend di eventi che colorerà di rosso tutta la città di Nocera Inferiore.

Tarquinia e le sue eccellenze a DiVino Etrusco

A Tarquinia due giornate immersive e memorabili nel territorio con degustazioni,  incontri e visite in azienda in occasione di DiVino Etrusco.

Andato in scena da giovedì 20 a domenica 23 e da giovedì 27 a sabato 29 agosto 2026, giunto alla sua 20° edizione, viene organizzato dal Comune di Tarquinia, in collaborazione con la Pro Loco Tarquinia e Carlo Zucchetti, “il giornalista enogastronomico con il cappello”. Presso gli stand nelle vie della cittadina etrusca vi erano in degustazione vini provenienti dalle 12 città etrusche facenti parte della Dodecapoli.  Inoltre,  food street con prodotti locali,  musica e attività culturali. 

In occasione della 20esima edizione ho partecipato ad un tour immersivo tra alcune realtà di questo straordinario territorio della Tuscia, trovando grande ospitalità e cordialità dai protagonisti del comprensorio. Una graziosa enclave posta vicino al mare con forte vocazione agricola e grande rilievo paesaggistico.  Tarquinia vanta un centro storico ben conservato con molti monumenti ed è una delle città più antiche d’Italia.  A poca distanza dal centro abitato, c’è Lido di Tarquinia, un litorale ben attrezzato con stabilimenti balneari e servizi sia ristorativi che ricettivi.


La prima visita si è svolta presso Agriturismo Casale Poggio Nebbia con la Cantina di proprietà PrimaLuce. Posta in zona collinare della Farnesiana a poca distanza dal mare, di proprietà della famiglia Cedrini. Vanta una superficie totale di 60 ettari, dove affondano le radici di varietà autoctone ed internazionali come vermentino, viognier,  cesanese, sangiovese e syrah coltivate a gestione biologica. Ecco i vini degustati e molto apprezzati presso l’Agriturismo Casale Poggio Nebbia: Gemma Lazio Igt Rosato 2025/ Brezza Lazio Igp Bianco 2024 / Brina Lazio Igp Viognier 2024 / Frie Lazio Igp 2024 /Gavre Lazio Igp 2024 / Calice Lazio Igp 2024 / Bruma Lazio Igp 2024.

Qui abbiamo degustato anche i vini dell’ Azienda Agricola Anna Elisei. L’azienda è nata nel 2006, situata in località Pantano di Sopra, L’azienda per anni si è occupata solo di prodotti cerealicoli e ortofrutticoli, recentemente ha messo a dimora le varietà, vermentino e viognier. L’azienda si estende in una superficie totale di 11 ettari. La prima etichetta risale al 2022. I vini degustati e anch’essi molto apprezzati sono: Terre Palus Lazio Igt Viognier 2024 e Terre Palus Lazio Igt Vermentino e Viognier 2024.

Dopo una breve pausa ripartiamo verso Tenuta Sant’Isidoro. La Tenuta nasce alla fine degli anni ’30 del secolo scorso lungo la costa della Maremma laziale, si estende per una superficie di circa 817 ettari. Da tre generazioni la famiglia Palombi gestisce l’azienda con abnegazione e con l’intento di coniugare tradizione e innovazione, sempre nel rispetto della natura, dei suoi ritmi e delle peculiarità del territorio. Ecco i vini degustati accompagnati da delizie locali : Soraluisa Lazio Igp Bianco 2025 / Soremidio Lazio Igt Rosso 2023 / Soremidio Lazio Igt Rosso 2019 /Soremidio Lazio Igt Rosso 2016.


A seguire ci siamo spostati al Podere Giulio per una deliziosa cena a base dei loro prodotti e in abbinamento oltre ai loro vini, abbiamo degustato anche quelli dell’azienda Agricola Massimo Tosoni. Podere Giulio oltre al Ristorante dispone di Appartamenti nell’Agriturismo con piscina, oltre a produrre ortaggi e frutta, produce anche 5 etichette con uve provenienti esclusivamente dai loro vigneti: Mantine, Uccio, Spinicce, Grandine e Nannone. 
L’ Azienda Agricola Massimo Tosoni ha prodotto e venduto vino sfuso per due generazioni, oggi è produttrice anche di oltre 5000 bottiglie l’anno. Tre sono le etichette sia prodotte che degustate: Rosso  Pantano, Bianco Pantano e Vermentino  Pantano.

All’indomani la prima tappa è stata presso l’Azienda Agricola Giorgini Santa Maria, una realtà agricola a conduzione familiare situata nel cuore della splendida campagna di Tarquinia, nella località di Santa Maria. 

L’azienda è l’esito di una lunga tradizione che affonda le radici in una passione vera per la terra e i suoi frutti. Da anni, si dedicano con dedizione alla coltivazione e alla produzione di alimenti di alta qualità, offrendo ai propri clienti prodotti autentici. Ogni prodotto realizzato nasce dalla passione per l’agricoltura e dal rispetto per l’ambiente che li circonda, utilizzando metodi di coltivazione sostenibili e rispettosi della natura. Ecco i vini: Santa Maria Igp (Trebbiano e Malvasia) Santa Maria Igp (Vermentino) Santa Maria Igp 2023 (Syrah) Santa Maria  Nasso Igp ( Syrah) Ranchese Igp (Vermentino).

La seconda tappa è stata presso Vinaio 98.3 Dal 2023 La vigna si trova nel Vivaio 98.3 a ridosso del giardino dimostrativo dove il motto è biodiversità. Le viti affondano le radici vicino ad una vasta varietà di piante mediterranee che crescono e si riproducono anche spontaneamente in vicinanza al mare. In mezzo a questa grande biodiversità controllando meticolosamente la crescita delle viti ottengono un’uva sana, l’unico ingrediente dei vini del Vinaio 98.3. Ecco i vini: Cisto 2025 / Antillo 2025 / Donadeo 2024. 
Ed eccoci alla terza tappa presso Etruscaia. L’anno di fondazione risale al 2008. Le varietà coltivate sono malvasia,  viognier,  sangiovese,  montepulciano e syrah.  I vigneti posti a pochi passi dal mare occupano poco più di 5, 2 ettari. Dal 2018 lavorano secondo i dettami dell’agricoltura biologica. La cantina è ipogea e realizzata in tufo. Durante la degustazione dei vini abbiamo assaporato alcuni piatti ben realizzati. Ecco i vini: Sng 4 2023, Mlv 54 2022, Bibi 2025, Vio’ 2025, Momo’ 2025, Olghina 2025, Leandro 2024, Otto 2024.



Muscari Tomajoli, l’azienda nasce nel 2007 da un’idea di Sergio Muscari Tomajoli. Sui terreni di famiglia sono state piantate le varietà montepulciano, petit verdot e vermentino. Le vigne sono poste in zona collinare e condotte in biologico. Si occupa oggi dell’azienda il figlio Marco. Le rese per ettaro sono molto basse. Le bottiglie sono prodotte in quantità limitata ed interamente numerate. I disegni sulle etichette sono firmati dall’artista Guido Sileoni. Ecco i vini:
Pantaleone 2025, Pantaleone 2021, Velca 2025, Velca 2024, Nethun 2025, Nethun 2023, Aita 2023.

Una delle ultime tappe é stata alla pluripremiata e rinomata Distilleria Numa all’interno della,l’ azienda agricola Valle del Marta. Da oltre un secolo vengono prodotti distillati come brandy, grappe, gin e liquori di elevata qualità. Il brandy viene invecchiato per un periodo di 25 anni, le cui uve di proprietà quali, sangiovese,  ciliegiolo, cesanese, montepulciano, cabernet e merlot vengono coltivate accanto alla distilleria.  Di proprietà della famiglia Pusceddu. Abbiamo molto apprezzato il Gin tonic, il Vermouth e il rinomato Brandy accompagnati da prodotti locali. 

Prima di fare un tour tra le vie della cittadina etrusca, ci siamo recati al Museo Nazionale Etrusco per assistere a Bere insieme, l’uso etrusco Lectio Magistralis di Vincenzo Bellelli, Direttore del Parco Archeologico Cerveteri e Tarquinia.

Sangiovese Purosangue a Roma: il volto autentico della Toscana

Nella cornice senza tempo del ristorante Armando al Pantheon, tempio della cucina romana e luogo di incontro privilegiato per appassionati e professionisti, è andata in scena una celebrazione intensa e sincera del vitigno simbolo della Toscana: il Sangiovese.

A ideare e condurre l’evento è stato Davide Bonucci, anima di Enoclub Siena, profondo conoscitore e instancabile ambasciatore del Sangiovese in tutte le sue declinazioni territoriali. Sangiovese Purosangue è il format itinerante che porta in giro per l’Italia alcune tra le più significative interpretazioni di questo vitigno, raccontate direttamente dai produttori attraverso la formula dei banchi d’assaggio.

Otto cantine, otto storie diverse, un unico filo conduttore: la capacità del Sangiovese di essere specchio fedele dei luoghi, delle mani e delle visioni che lo generano. Tra i numerosi presenti, operatori del settore e giornalisti hanno potuto confrontarsi con vini di grande personalità, in un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità.

Castello di Monsanto

Storica realtà di San Donato in Poggio, Castello di Monsanto è da decenni un riferimento assoluto per l’eleganza e la longevità del Chianti Classico. Qui il Sangiovese viene interpretato con rigore, profondità e una straordinaria capacità di evoluzione nel tempo.

  • Rosso IGT 2021

Frutto nitido e fragrante, con note di ciliegia croccante e leggere spezie. Al palato è scorrevole, dinamico, di grande bevibilità.

  • Chianti Classico Annata 2023

Giovane e vibrante, esprime profumi floreali e fruttati, con una bocca tesa e sapida che invita al sorso.

  • Chianti Classico Riserva 2021

Più profondo e complesso, con sentori di frutta matura, erbe aromatiche e una trama tannica fine e ben integrata.

  • Sangiovese Grosso 2018

Vino di grande carattere, austero e profondo, con note di sottobosco, tabacco e una lunga persistenza.

  • Chianti Classico Gran Selezione San Donato in Poggio 2020

Elegante e stratificato, unisce precisione aromatica e struttura, con un finale lungo e armonico.

Conti Capponi

Una delle famiglie storiche del Chianti Classico, Conti Capponi rappresenta un legame profondo tra storia, territorio e viticoltura consapevole.

  • Chianti Classico 2023

Fresco e diretto, con profumi di viola e frutti rossi. Al palato è equilibrato e di piacevole immediatezza.

  • Chianti Classico 2020

Più maturo e complesso, offre note di ciliegia sotto spirito e spezie dolci, con una struttura solida ma elegante.

Isole e Olena

Assente il produttore ma presente lo spirito della cantina, raccontato con competenza da un sommelier FIS. Isole e Olena è sinonimo di finezza e visione moderna del Sangiovese.

  • Chianti Classico 2023

Preciso e luminoso, con profumi di frutti rossi e accenni floreali. La bocca è fresca, armonica e ben bilanciata.

  • Cepparello Toscana IGT 2022

Iconico e profondo, sprigiona note di frutta scura, spezie e grafite. Il sorso è intenso, lungo e raffinato.

Istine

Cantina giovane ma già riconosciuta per la sua lettura autentica e territoriale del Chianti Classico, Istine lavora con grande attenzione alla vigna e alla precisione espressiva.

  • Rosato Toscano IGT 2024

Delicato e fragrante, con note di fragolina e agrumi. Fresco e sapido, di grande equilibrio.

  • Chianti Classico 2023

Schietto e territoriale, con profumi di ciliegia e viola. Bocca agile, tannini ben cesellati.

  • Chianti Classico Gran Selezione Vigna Casanova dell’Aia 2021

Elegante e profondo, con note di frutta rossa matura, spezie e una trama tannica setosa.

  • Chianti Classico Gran Selezione Vigna Cavarchione 2021

Più potente e strutturato, ma sempre misurato, con grande persistenza e finezza.

Podere Villanova

Piccola realtà che interpreta il Sangiovese in chiave essenziale e sincera, puntando sulla bevibilità e sull’espressione diretta del frutto.

  • Toscana Rosso IGT 2022

Fresco e immediato, con profumi di frutti rossi e una bocca agile e succosa.

  • Toscana Rosso IGT 2021

Più profondo e complesso, con note di spezie leggere e una struttura più avvolgente.

Riecine

Cantina simbolo di una viticoltura artigianale e rispettosa, Riecine propone vini di grande purezza espressiva.

  • Chianti Classico 2024

Giovane e scattante, con profumi floreali e fruttati. Sorso fresco e dinamico.

  • Chianti Classico Riserva 2022

Più articolato, con note di frutta matura e spezie, sostenuto da una bella tensione.

  • Chianti Classico Gran Selezione Vigna Gittori 2020

Profondo e complesso, con sentori di sottobosco, erbe aromatiche e un finale lungo e minerale.

Fattoria Selvapiana

Riferimento assoluto del Chianti Rufina, Selvapiana racconta un territorio spesso meno celebrato ma capace di grande eleganza e longevità.

  • Chianti Rufina 2024

Fresco e fragrante, con note di ciliegia e viola. Bocca snella e sapida.

  • Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale 2022

Classico e profondo, con tannini raffinati e una lunga persistenza.

  • Vigneto ERCHI Terraelectae 2020

Intenso e strutturato, con note di frutta scura, spezie e una grande capacità evolutiva.

  • Chianti Rufina Riserva 1993

Emozionante testimonianza di longevità, con profumi terziari complessi e una sorprendente vitalità al sorso.

Tenuta di Carleone

Visione contemporanea e approccio artigianale per una delle realtà più dinamiche del Chianti Classico.

  • Chianti Classico 2025

Giovane, fresco e vibrante, con profumi di frutti rossi e una bocca tesa e scorrevole.

  • UNO Toscana Rosso IGT 2021

Profondo e complesso, con note di frutta scura, spezie e una struttura importante ma elegante.

  • Il Guercio Toscana Rosso IGT 2023

Energico e immediato, con grande bevibilità e una bella espressione del frutto. Sangiovese Purosangue si conferma così non solo una degustazione, ma un racconto corale fatto di territori, persone e vini capaci di emozionare, restituendo al Sangiovese la sua voce più autentica e multiforme.

Vini d’Abbazia 2026: a Fossanova il vino incontra enoturismo, cultura e arte

Ogni anno Vini d’Abbazia ideato dall’amore per l’enogastronomia del giornalista Rocco Tolfa è divenuto un evento del gusto del cibo e vino sempre più atteso. Questo articolo è stato scritto idealmente a quattro mani grazie al prezioso contributo della amica sommelier Simona Marricco, che da esperta degustatrice ha provato e selezionato alcuni vini.

Oltre duemila calici degustati nella sola giornata inaugurale e un programma che intreccia vino, territorio, spiritualità e ricerca culturale. Ha preso il via nell’antica Abbazia di Fossanova la quinta edizione di Vini d’Abbazia, manifestazione promossa da Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina e Azienda Speciale Informare.

L’evento, ormai punto di riferimento nel panorama enoturistico nazionale, ha confermato fin dal primo giorno la propria vocazione: valorizzare il patrimonio vitivinicolo attraverso un dialogo continuo tra storia, cultura e innovazione, in uno dei luoghi simbolo del monachesimo italiano.

Il valore dell’autoctono e il futuro dell’enoturismo

Ad aprire il programma è stato il seminario “Il valore dell’autoctono: tra qualità e territorio”, organizzato da Arsial e dedicato ai produttori laziali. Al centro del confronto il ruolo strategico dei vitigni autoctoni come elemento distintivo dell’identità regionale e leva di sviluppo per l’enoturismo.

Tra gli interventi più attesi quello di Enrico Chiavacci, responsabile marketing di Marchesi Antinori, che ha illustrato le strategie di comunicazione che hanno contribuito a rendere il marchio uno dei principali ambasciatori del vino italiano nel mondo.

Particolarmente significativa anche la riflessione di Violante Cinelli Colombini, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, che ha evidenziato come il successo delle destinazioni enologiche passi sempre più dalla capacità di costruire esperienze autentiche e coinvolgenti per visitatori e appassionati.

A completare il quadro è stato l’intervento di Roberto Cipresso che ha sintetizzato il futuro della comunicazione del vino attraverso quattro concetti chiave: scientificità, storicità, sostenibilità e sistema. Una visione che unisce memoria e innovazione, elementi sempre più centrali nella narrazione contemporanea del settore.

Il taglio del nastro e il ruolo delle istituzioni

La cerimonia inaugurale delle 18 ha visto la partecipazione delle principali autorità regionali e locali. Dopo la benedizione di Padre Andrea David e la lettura del messaggio del vescovo Mariano Crociata, il borgo di Fossanova si è animato con l’esibizione degli Sbandieratori dei Rioni di Cori.

Nel suo messaggio, Monsignor Crociata ha ricordato come le abbazie abbiano rappresentato nei secoli non solo centri spirituali, ma anche luoghi di trasmissione del sapere agricolo, artigianale e culturale, nei quali il vino ha sempre svolto una funzione fondamentale sul piano alimentare, sociale e religioso.

Un concetto ripreso anche da Massimiliano Raffa, che ha sottolineato il valore della memoria come elemento indispensabile per costruire il futuro dell’agricoltura e della viticoltura regionale.

Il vino osservato attraverso il microscopio

Tra le novità più interessanti di questa edizione spicca la mostra “ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto”, ospitata nel Chiostro e nel Refettorio dell’abbazia.

Il progetto, ideato dall’artista multimediale Silvia Iorio e sviluppato con il coordinamento dell’architetto Maurizio Condoluci, propone una lettura inedita dell’universo del vino attraverso immagini microscopiche artisticamente rielaborate. Tannini, polifenoli, lieviti, zuccheri e sostanze aromatiche diventano paesaggi visivi capaci di trasformare la ricerca scientifica in esperienza estetica.

L’esposizione rappresenta uno degli esempi più riusciti di contaminazione tra arte contemporanea e cultura del vino, ampliando il racconto enologico oltre la degustazione e la tecnica.

La masterclass di Roberto Cipresso

La giornata si è conclusa con una delle iniziative più attese dal pubblico specializzato: la masterclass condotta da Roberto Cipresso dedicata ai grandi vini rossi italiani e internazionali.

Un percorso che ha attraversato territori iconici come il Brunello di Montalcino, le Langhe, l’Umbria, il Lazio e la Borgogna, offrendo una riflessione sul vino come espressione culturale del paesaggio e strumento di lettura delle identità territoriali. Nel frattempo, i banchi d’assaggio delle oltre trenta cantine provenienti da abbazie italiane e internazionali, affiancate da numerose aziende del territorio laziale, hanno animato il Chiostro fino a tarda sera, accompagnati dalle note dell’Officine Meridionali Orchestra diretta da Giuliano Gabriele

“La cucina napoletana” – Il libro di Luciano Pignataro presentato il 27 agosto alle Librerie Ubik di Vico Equense

Cultura ed enogastronomia a Vico Equense: Luciano Pignataro presenta “La cucina napoletana”, una ​serata tra letteratura culinaria e i sapori della tradizione enogastronomica locale.

Nell’ambito del ricco programma estivo di presentazioni della libreria Ubik di Vico Equense, Giovedì 27 agosto, alle ore 19:30, la suggestiva cornice del Giardino della SS. Trinità di Vico Equense ospiterà la presentazione del libro “La cucina napoletana”, firmato dal giornalista Luciano Pignataro.

La cucina napoletana è una rinnovata narrazione della tradizione culinaria partenopea

Storie e aneddoti, lingua e costumi, si alternano alle ricette più note e alle loro rivisitazioni più celebri: “Il cibo per i napoletani è talmente importante che non hanno un sostantivo per indicarlo: usano il verbo mangiare che diventa sostantivo, ‘o magnà, ossia il mangiare.”

Il testo, edito da Hoepli, si arricchisce in questa nuova edizione dei contributi fotografici di Ciro Pipoli, capaci di esaltare e amplificare il valore che ha il cibo nella cultura napoletana.

A dialogare con Luciano Pignataro, sarà la moderatrice ed esperta di enogastronomia Ombretta Ferretto

Al termine della presentazione sarà possibile assaggiare alcune proposte della tradizione grazie al contributo di storiche realtà del territorio vicano, partner dell’evento: ristorante Cerasè, pizzeria da Cardone,  Cremeria Gabriele, La Tradizione.

La Cantina De Angelis 1930 di Sorrento proporrà una degustazione dei propri vini Penisola Sorrentina DOP. L’evento, organizzato con il patrocinio morale del Comune di Vico Equense, è aperto al pubblico senza bisogno di prenotazione.

​Dettagli dell’Evento

* Presentazione de La Cucina italiana di Luciano Pignataro

• ​Data: Giovedì 27 agosto 2026

• ​Ora: 19:30 • ​Luogo: Giardino SS. Trinità (Ingresso da Via San Ciro)

Il Maestro Ciro Poppella a Colazioni d’Autore il “dolce format” de Le Axidie di Vico Equense

Metti una domenica mattina d’estate, un pastry chef e una colazione lenta vista mare. Colazioni d’Autore è il format che ormai da sei anni anima il resort Le Axidie di Vico Equense (NA) ospitando alcuni tra i più rinomati maestri di pasticceria, che allestiscono un tavolo colazioni decisamente fuori dal comune. “Colazioni d’Autore coglie la necessità sempre più diffusa di un momento di convivialità subito dopo il risveglio del mattino”, racconta Serena Maggiulli, art director e founder dell’evento.

Serena Maggiulli e Ciro Poppella

Non più solo happy hour o cene, ma un vero e proprio momento di socialità mattutina, nato in prima battuta come proposta per gli ospiti della struttura ricettiva, ma ormai da tempo aperto anche al pubblico esterno, sempre più numeroso. La grande terrazza in pineta del resort si trasforma per una mattina in una sala colazioni dove protagonisti diventano i maestri pasticceri e la cultura dell’arte bianca.

Una tendenza intercettata in tempi non sospetti, che ci riporta a un precedente letterario, le Colazioni d’autore di Petunia Ollister uscito per l’editore Slow Food: una raccolta di scatti di prime colazioni tratte da romanzi celebri, “per iniziare bene la giornata e affrontarla con pacatezza, nutrendo mente e corpo.”(P. Ollister)

Ma se le colazioni d’autore della Ollister nascono dalla penna di scrittori celebri e rimangono sulla carta come scatti fotografici, le Colazioni d’autore delle Axidie sono veri e propri banchetti dove gli autori mettono la propria arte al servizio di chi sceglie un risveglio lento.

Il buffet delle torte

La formula è molto semplice: un menù dedicato a tutte le specialità del pastry chef ospite da cui ciò che viene scelto è servito in un’unica soluzione direttamente a tavola, mentre a buffet gli ospiti hanno a disposizione la ricca proposta salata del resident chef. A richiesta, inoltre, l’ampio ventaglio della caffetteria mattutina. Ci siamo concessi il nostro slow breakfast nella domenica dedicata a Ciro Poppella, il vulcanico pasticcere che dal quartiere Sanità ha conquistato Napoli e non solo col suo “Fiocco di Neve”.

“Sono nipote di un panettiere e figlio di un tarallaro,” si presenta Ciro, “ho cominciato a lavorare con papà a tredici anni e mi piaceva fare sempre una cosa diversa da lui, finché ho imparato a fare il pasticcere.” Una curiosità: Ciro Poppella al secolo è Ciro Scognamillo; Poppella invece è la crasi dei nomi Giuseppina e Raffaele, i nonni dello chef.

Le Colazioni d’Autore

Nel 2003 Ciro apre il suo primo locale: “A quei tempi la Sanità era un quartiere difficile,” ci racconta,“adesso invece tutti vogliono venire a investire in questo quartiere.” Oggi la pasticceria Poppella, oltre allo storico locale nella Sanità, conta altri due punti vendita a Napoli.

Il menù della Colazione d’autore include tutte le specialità di Poppella, oltre ai grandi classici della pasticceria napoletana e campana e alla viennoiserie.

Nella nostra scelta non possono mancare il Fiocco di Neve e le ultime due creazioni di Ciro: Annarella e L’impiccato. Il Fiocco di neve è una piccola brioche spolverata di zucchero a velo e ripiena di crema a base di latte, panna e ricotta di pecora. “Il Fiocco nasce dalla disperazione: non c’era molto lavoro e allora mi mettevo in laboratorio a nciuciare, diciamo a Napoli, a inventare un nuovo dolce. E’ nato cinque anni prima del suo boom.” Un boom legato sicuramente a un momento propizio, o “forse,” ama pensare Ciro, “perché ho donato quando non potevo…” Quale che sia la combinazione di fattori che hanno reso celebre il Fiocco di neve (il quarto dolce della tradizione napoletana, suggerisce Ciro), oggi per assaggiarlo nelle pasticcerie Poppella a Napoli si fa la fila.

La nostra scelta

Annarella è invece un cestino di pasta croissant, ripieno di crema pasticcera napoletana e guarnito da una rosa di lamponi: la nota acidula del frutto, equilibra la grassezza dell’involucro e la dolcezza della crema.  “E’ un dolce dedicato a mia moglie che mi ha sempre supportato nei momenti più difficili.”

L’ultima creazione di casa Poppella è invece L’impiccato, che Ciro dedica scherzosamente a sé stesso.  A forma di piccolo caciocavallo (l’impiccato, appunto, per via della strozzatura in cui viene tradizionalmente legato il formaggio), è una pasta choux che nasce salata con salsiccia, broccoli e salame ma che viene proposta in versione dolce per la Colazione d’autore con ripieno crema e amarena, una variazione del pasticciotto napoletano.

“Mi sento un napoletano che vuole creare qualcosa di diverso per Napoli”, conclude Ciro, “per continuare la grande pasticceria napoletana, senza però mai allontanarsi dai prodotti storici, che vengono sfornati quotidianamente nei nostri laboratori.”

LE AXIDIE

Via Marina d’Equa

80069 Vico Equense (NA)

PASTICCERIA POPPELLA

Via Arena alla Sanità 28/29

Napoli