Cantine Federiciane Celebrano la Tradizione Napoletana al Salotto Letterario Vega Cultura con Luciano Pignataro

Venerdì 13 marzo, il Vega Palace di Carinaro ha ospitato un nuovo imperdibile appuntamento del salotto letterario Vega Cultura, con la presentazione del libro La cucina napoletana (Hoepli) del giornalista e scrittore Luciano Pignataro. L’evento ha offerto un viaggio tra storia, tradizione e sapori della città partenopea, dove il cibo non è solo nutrimento, ma linguaggio, identità e rito quotidiano.

La sala era gremita, con numerosi appassionati di enogastronomia e cultura presenti per assistere al dialogo al tavolo dei relatori, che ha visto Luciano Pignataro protagonista, affiancato da Nicola Ruocco, ideatore della kermesse Gli Incontri di Valore, Antonella D’Avanzo, giornalista enogastronomica, e Antonio Palumbo, rappresentante della quarta generazione della storica azienda vitivinicola Le Cantine Federiciane dei Campi Flegrei. Pignataro ha presentato il suo libro e approfondito il connubio tra arte, cultura e cibo, raccontando come la tradizione gastronomica napoletana si intrecci con la storia, la società e il patrimonio artistico della città.

Proprio le Cantine Federiciane hanno presentando durante l’appuntamento, la collezione speciale di bottiglie magnum celebrative realizzate nell’ambito del progetto Flegreo-Art un omaggio ai 2500 anni di Napoli, realizzato in collaborazione con l’artista Annalisa Saggiomo, che unisce tradizione vitivinicola e arte contemporanea. In segno di riconoscimento e ringraziamento per il lavoro svolto negli anni, una delle bottiglie simboliche della mostra è stata regalata a Luciano Pignataro, sottolineando il valore del suo contributo alla cultura enogastronomica napoletana.

Gli ospiti hanno inoltre avuto l’opportunità di visitare per l’ultima volta la mostra, composta da questi pezzi unici che presto saranno messi in vendita. Tutte le informazioni relative alle opere e all’acquisto saranno disponibili sul sito ufficiale delle Cantine Federiciane.

Al termine della presentazione, è stata organizzata, su prenotazione, una cena esclusiva con abbinamento dei vini firmati Cantine Federiciane, curata dall’executive chef Agostino Malapena, rendendo la serata un’esperienza completa tra cultura, cucina e vino.

La serata ha confermato l’eccellenza delle Cantine Federiciane, non solo come custodi della tradizione vitivinicola dei Campi Flegrei, ma anche come promotori di iniziative culturali e artistiche che valorizzano il territorio e il patrimonio enogastronomico campano.

Paestum Wine Fest Business 2026: la svolta fieristica del vino del Sud

All’ombra dei templi dorici che guardano il mare, il vino torna a farsi racconto, mercato e visione. La XV edizione del Paestum Wine Fest si è chiusa tra applausi e numeri significativi, segnando un passaggio importante nella storia della manifestazione: da festival a fiera, da grande degustazione collettiva a piattaforma strutturata per il business del vino.

Per la prima volta l’evento ha trovato casa all’Hotel Ariston, nel moderno Centro Congressi: spazi ampi e funzionali pensati per accogliere incontri, masterclass e momenti di confronto professionale. Se la sala dei banchi d’assaggio ha mostrato qualche limite logistico, il salto qualitativo rispetto alle edizioni precedenti è apparso evidente. Più ordine, maggiore direzionalità e una identità sempre più definita.

Tra i corridoi si muovevano con energia gli studenti degli istituti alberghieri, presenza preziosa e concreta, mentre sommelier provenienti da diverse associazioni italiane garantivano un servizio attento e puntuale. Un dettaglio non secondario: quando il vino diventa occasione di relazioni commerciali, la professionalità diventa un linguaggio universale.

Da intuizione a snodo mediterraneo

Nato da un’idea di Angelo Zarra, imprenditore campano e presidente della manifestazione, il Paestum Wine Fest ha costruito negli anni una traiettoria precisa fondata su tre pilastri: internazionalizzazione, formazione e valorizzazione territoriale. Un ponte tra produttori, buyer, operatori horeca e stampa specializzata che oggi si consolida in una formula fieristica dichiaratamente B2B.

Accanto a Zarra, la direzione di Alessandro Rossi, manager di Partesa, società del gruppo Heineken Italia, ha rafforzato l’impronta manageriale dell’evento attraverso la selezione mirata degli operatori, incontri B2B programmati e una crescente integrazione tra formazione e mercato.

«Questa edizione è stata il punto zero da cui ripartire e tracciare la linea di partenza per il prossimo futuro. Ho avuto modo di confrontarmi con gli operatori del settore presenti e, di comune accordo, abbiamo deciso che la direzione è quella giusta. Se siamo stati bravi oggi, nei prossimi anni faremo ancora meglio», ha sottolineato Rossi.

Dall’1 al 3 marzo 2026 Paestum è tornata così al centro del dibattito enologico nazionale, proponendosi come uno snodo mediterraneo per i mercati del vino, naturale ponte tra Italia ed estero. Non più soltanto degustazioni, ma relazioni strutturate, opportunità di export e dialogo tra consorzi e player internazionali.

Un osservatorio sulle tendenze

Le masterclass hanno rappresentato l’asse culturale della fiera, trasformando Paestum in un vero osservatorio sulle tendenze del settore: innovazione, sostenibilità, nuove modalità di distribuzione e comunicazione digitale. Temi cruciali per un comparto chiamato a interpretare mutamenti profondi nei consumi e nei mercati.

Tra le sessioni più coinvolgenti, “Calabria nel calice: biodiversità, identità e visione”, guidata da Luca Grippo e Francesco Pace. Un viaggio attraverso una regione stretta tra monti e mare, dove escursioni termiche e brezze marine si traducono in bicchieri sapidi e mediterranei.

Dal Metodo Classico affinato 36 mesi sui lieviti, floreale e agrumato, al Greco di Statti, ampio e rotondo, fino al Pecorello di Cantina Colacino, dove ginestra e genziana incontrano una vibrante salinità. E poi il Cirò da Gaglioppo, con la sua cifra ematica e ferrosa, il Nerello Mascalese scuro e impenetrabile, il Telesio di Spadafora, i Gaglioppo di Ippolito, fino a un Passito dai ricordi di cedro candito. Un affresco regionale che ha restituito complessità e carattere senza concessioni folkloristiche.

Di grande spessore anche la masterclass “La piramide del Gallo Nero”, dedicata alle tre tipologie del Chianti Classico DOCG, Annata, Riserva e Gran Selezione, con Andrea Gori, Luca Grippo e Gerardo Giorgi. Dal Sangiovese vibrante di San Casciano alla profondità della Gran Selezione Rancia di Fèlsina, passando per interpretazioni eleganti e territoriali come Lamole di Lamole e Querciabella, la degustazione ha messo in luce la stratificazione identitaria di una denominazione in continua evoluzione.

Dalla Magna Grecia alla viticoltura contadina

Particolarmente intensa la masterclass del Consorzio Vita Salernum Vites, moderata da Paola Restelli con Marco Serra, Charlie Arturaola e Federico Latteri. Settantacinque aziende, cinque denominazioni, Costa d’Amalfi, Colli di Salerno IGT, DOP Cilento, Paestum e Castel San Lorenzo DOP, per un totale di circa 2,5 milioni di bottiglie: numeri che raccontano una realtà produttiva dinamica e fortemente radicata nel territorio.

Il Fiano, declinato in diverse interpretazioni, si è rivelato il filo conduttore del percorso degustativo: vini attraversati da mineralità, agrumi, erbe aromatiche e richiami iodati. Dalla complessità elegante del Vigna Pereira 1998 di De Concilis alla sapidità marcata di Tenuta Macellaro, fino a un Greco dal profilo marino e dalla consistenza quasi oleosa, capace di dividere e stimolare il confronto. Segno che il vino, quando è vivo, non lascia indifferenti.

Wine list, enoturismo e prospettive

Per il terzo anno consecutivo Matteo Zappile, Official Brand Ambassador e fondatore del Wine Club PWF, ha firmato un’esclusiva Wine List realizzata insieme a importanti sommelier della ristorazione stellata. Un progetto che trasforma la degustazione in racconto gastronomico e contribuisce al posizionamento internazionale dell’evento.

Spazio anche al tema dell’enoturismo, protagonista di una sessione curata da Wine Meridian. Oggi il vino non si limita più a essere prodotto e venduto: viene vissuto, attraversato e narrato nei territori. Per molte aziende si tratta di una sfida ancora aperta, ma la consapevolezza che l’accoglienza rappresenti uno dei motori principali della vendita è ormai condivisa.

Tra i banchi d’assaggio erano presenti importanti realtà consortili come il Consorzio del Chianti Classico, rappresentato dal responsabile marketing Gerardo Giorgi, la Calabria con Francesco Pace e il Consorzio Vita Salernum Vites guidato dal presidente Marco Serra. Inoltre, molti espositori e partner che hanno aderito, rendendo unica questa edizione. Tra i partner voglio ringraziare Divinamente Lab che ha realizzato un gadget personalizzato molto gradito.

Tra i produttori il mitico Luca Leggero di Villareggia nel Canavese per la valorizzazione dell’Erbaluce di Caluso e il Canavese Nebbiolo varietà Picotener che sono entrambi cloni autoctoni del territorio. Come non menzionare il vulcanico Paolo Ippolito della Cantina Ippolito, fiore all’occhiello della Regione Calabria. Per la Sardegna degni di nota i vini di Tenute Oskiros in Gallura, per il Lazio Gabriele Gaffino che riscuote molto successo grazie ai suoi vini di grande eleganza, poi le Cantine del Notaio e tanti altri. Azienda gastronomica da me preferita in assoluto è stata Cucina San Salvatore con i suoi latticini di bufala.

Una fiera che guarda avanti

Con questa XV edizione, il Paestum Wine Fest Business consolida la propria centralità nel panorama fieristico del Mezzogiorno. In un momento storico complesso per il comparto vitivinicolo, la manifestazione sceglie la via della struttura, della selezione e della visione internazionale. All’ombra dei Templi di Paestum, tra la memoria della Magna Grecia e le dinamiche globali del mercato contemporaneo, il vino italiano trova uno spazio di confronto autentico. Qui identità territoriale e prospettiva internazionale non si contrappongono: dialogano e, nel dialogo, costruiscono futuro.

A Sorrento “Blu Theatre Experience”, l’atmosfera giusta per eventi e feste da ricordare

Sorrento si anima di un’iniziativa imprenditoriale che recupera i saloni imponenti del Cinema Teatro Armida; poter assistere a spettacoli dal vivo, festeggiare momenti di gioia, rivivere le atmosfere eleganti delle serate di gala con una proposta gastronomica raffinata e dai perfetti tempi di servizio.

In poche parole “alleggerire” con garbo gli eventi, conservandone charme e forza del territorio in un unico format. Le serate live del Blu Theatre Experience organizzate a febbraio in un ricco calendario sono state il viatico per un programma più complesso di attrazioni culturali e dinner show. Lo spazio polifunzionale non prevede, al momento, aperture periodiche e verrà sempre accompagnato da musica dal vivo e altre attività di intrattenimento.

Lo scopo, dunque, è quello di creare attenzione per i numerosi visitatori della penisola e per gli abitanti della città che potranno condividere un luogo architettonicamente meraviglioso colorato di una veste nuova. A Sorrento è arrivato il divertimento di qualità offerto dalla famiglia Mastellone, comodamente seduti in una crociera di emozioni.

Le proposte della brigata in cucina comprendono carciofo in doppia consistenza con gamberi, raviolini di pasta bianca fatti a mano ai funghi porcini, zucca e salsa di provola e filetto di vitella con rollino di verza, agrumi e patate arrosto.

La mise en place osa verso gli sfarzi dell’hotellerie di lusso ed è ottimo inizio tenendo conto anche dell’efficienza del personale di sala a consentire la riuscita dell’evento in tempi rapidi per consentire ai presenti di chiudere con un ballo al centro del palcoscenico sulle note musicali del deejay set.

Napoli accoglie la V edizione di Neapolis Burlesque Queen Festival

Sabato 14 marzo alle ore 20.30, presso il teatro Il Piccolo di Fuorigrotta (Piazzale Tecchio 3) si terrà la V edizione del Neapolis Burlesque Queen Festival, l’appuntamento internazionale di burlesque prodotto Candy Bloom e Sissi Trésor.

La kermesse ospiterà performer provenienti dai più diversi ambiti teatrali e ognuno di loro calerà il suo asso nella manica per stupire pubblico e giuria. L’obiettivo? Essere incoronati Re o Regina del Mare 2026.

Sul palco, il Neapolis Burlesque Queen Festival si affida alla conduzione esperta di Candy Bloom, affiancata quest’anno da Sissi Trésor. Due personalità diverse ma complementari, entrambe determinate a portare avanti il messaggio di libertà e leggerezza caratteristico del burlesque, l’unica arte in cui la promessa di seduzione incontra la magia del teatro.

Per festeggiare al meglio la V edizione del Neapolis Burlesque Queen Festival, meraviglia ed effetto wow sono le promesse che le producer fanno agli spettatori. Non resta altro che prenotare il proprio biglietto online sui canali social di Neapolis Burlesque Queen e scoprire chi sarà la prossima Regina o Re del Mare, incoronato da una giuria d’eccezione presieduta dall’attore di riconosciuta fama Cosimo Alberti, la coreografa e danzatrice aerea Mariagrazia Manzo e Cristiana De Giglio, personalità di spicco nel panorama del burlesque.

Se il mondo del burlesque ti affascina o vuoi incontrare i performer prima che vadano in scena, ecco il programma completo del Neapolis Burlesque Queen Festival.

Venerdì 13 marzo, Galleria Umberto.

Ore 17.00
Shooting.
Vivi il tuo sogno vintage con un servizio fotografico gratuito nel cuore di Napoli. Sfila con le performer per carpire tutti i loro segreti sul portamento e sulla posa fotografica.
Abbigliamento di riferimento tra gli anni Venti e gli anni Settanta.

Sabato 14 marzo, Teatro Il Piccolo.

Ore 13.30
Workshop di Sissi Trésor: NarrACTiva
La performer Sissi Trésor condivide la sua esperienza di editor letterario in un workshop che insegna come applicare le regole della narrativa agli act di burlesque.

Ore 14.30
Workshop di Candy Bloom: Emozioni in scena
Emozioni in scena nasce per lasciare un messaggio indelebile nel cuore e nella mente di chi ti guarda.
Questo workshop, attraverso il mimo, insegna tecniche teatrali per trasmettere emozioni e messaggi al pubblico e rendere unica ogni performance, così che il burlesque sia diverso da un comune spogliarello in stile vintage.


Ore 15.30
Workshop di Mariagrazia Manzo: Floor Connection
Ami la danza e il contatto con il suolo ti affascina? Il floorwork è un lavoro di ricerca e di connessione in cui il pavimento diventa compagno di danza, supporto per le ballerine che così fluiscono, cadendo e rialzandosi a tempo di musica.

Ore 16.30
Workshop di Ginger La Coquette: Veil in transition
In questo workshop imparerai come gestire e strutturare uno strumento affascinante e misterioso: il velo. Leggero e impalpabile, il velo arricchisce la routine di chi si esibisce creando movimento e dinamismo. Per partecipare ti occorrerà un velo grande in seta o chiffon, la lunghezza minima è da mano a mano.

DISCLAILMER
Per partecipare ai workshop è necessario contattare via social con messaggio privato lo staff del Neapolis Burlesque Queen Festival.

Ore 20.30
Neapolis Burlesque Queen Festival 2026, V Edizione.

Lo show prevede la presenza di 14 performer provenienti dall’Italia e diverse parti d’Europa.
In ordine sparso, vedrai: La Senorita italiana y Max, Jeannine, Blue Dahlia, Marie Le Perle, Melina Rival, Ludwig, Lady Xena, Lady Nocca No’, Lisette Charisse, Venus Blu, Justine De Roissy, Soledad Ridente, Pomona Blu, Lady Sciagura.

Con la partecipazione speciale della Regina del Mare in carica, Gwendoline, e l’istituzione di un premio della critica decretato da una giuria di giornalisti. Sabato 14 marzo Napoli si coprirà di glitter.

Iconic by Nature: costruire destinazioni di lusso tra cultura e design

Napoli, alla Bmt venerdì 13 marzo focus sull’eccellenza dell’ospitalità

Alfonso Saraco, general manager di Pazziella, a Luxury Collection Hotel, Capri è tra i relatori di “Iconic by Nature: costruire destinazioni di lusso tra cultura e design”, il focus in programma venerdì 13 marzo alle ore 12 nell’Area Napoli e Campania Luxury padiglione 3 durante la Bmt, la Borsa Mediterranea del Turismo in programma fino a sabato 14 marzo alla Mostra d’Oltremare di Napoli.

Le destinazioni di lusso non si costruiscono solo attraverso l’offerta ricettiva ma attraverso un ecosistema di eccellenze capace di integrare ospitalità, cultura, creatività e design: questa la linea guida del dibattito moderato dalla professoressa Valentina Della Corte, coordinatrice del corso di Laurea in Hospitality Management dell’Università Federico II che prevede interventi di esperti del settore.

A Battipaglia la vita rurale della Piana del Sele nella galleria di immagini del ristorante gourmet Cinque Foglie e nella nuova cantina

Oltre un anno di lavori incessanti per la famiglia Adinolfi, imprenditori salernitani attivi nel settore della quarta gamma e dell’hospitality di qualità. Il sogno di Giovanni, realizzare un qualcosa di unico nel territorio di Battipaglia, si è realizzato con la presentazione della galleria permanente di immagini storiche della Piana del Sele e della nuova cantina vini del gourmet Cinque Foglie, uno dei punti gastronomici in capo all’Hotel Commercio assieme al lounge Linfa e al ristorante Le Radici.

La nuova cantina vini

Un autentico tempio del vino, per tutti gli appassionati che desiderano condividere la gioia dell’apertura di una bottiglia di prestigio o per un brindisi da aperitivo prima di accomodarsi nell’elegante sala fine dining e continuare al tavolo con le portate di chef Roberto Allocca. Quasi 1500 referenze con alcune storiche verticali accompagnate dal racconto negli abbinamenti del direttore ed f & b manager Ivan Mendana Fernandez.

Il progetto Cinque Foglie

Dall’ingresso, attraverso una mostra permanente di scatti fotografici del territorio, all’experience dell’ala degustazione riservata ai clienti del Cinque Foglie, parte la narrazione del primo e unico ristorante gourmet a Battipaglia ad aver ricevuto la menzione speciale nell’ambita Guida Michelin.

Il progetto si arricchisce di ulteriori elementi, che prendono la forma di racconto multisensoriale destinato non soltanto alla sosta fine dining, ma anche alla conoscenza della cultura storica e della “fatica contadina” di coloro che hanno preservato le tradizioni agricole nella pianura salernitana del fiume Sele.

Il tabacco, settore che rappresenta gli inizi dell’attività familiare, ma anche pomodori, cotone, bufale, risaie e, ovviamente, insalate e prodotti ortofrutticoli, fonti inesauribile di primizie per le popolazioni residenti.

La famiglia Adinolfi

Giovanni Adinolfi e prima di lui il padre Giuseppe e il nonno Antonio sono coltivatori e commercianti nel settore ortofrutticolo sin dal secondo dopoguerra a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Dai 5 ettari iniziali, ricavati dalla cessione terreni a seguito della riforma fondiaria, si è giunti agli attuali 270 ettari di proprietà, che diventano oltre 500 comprendendo quelli dei conferitori dell’agro pianeggiante del Sele, tra Pontecagnano e Paestum.

Un vero e proprio impero agricolo con 320 dipendenti e 24 referenze prodotti, destinate alla grande distribuzione, al consumatore privato e al settore Ho.Re.Ca. tramite legami commerciali radicati in Italia e in tutta Europa.

Ma il sogno di Giovanni, della moglie e dei figli Francesca, Giuseppe ed Ida non poteva fermarsi all’amore per la rucola: dal ricordo degli studi d’infanzia e dalle esperienze giovanili maturate nella gestione di hotel e strutture di prestigio, decise di investire energie e risorse nel recupero dello storico Hotel Commercio a Battipaglia e nella ristorazione di altissima qualità con Le Radici prima e la sala gourmet Experience poi, divenuta Cinque Foglie, due versioni differenti della proposta gastronomica ai clienti dell’hotel e agli ospiti esterni.  

L’incontro con lo chef Roberto Allocca

Alla guida della cucina c’è Roberto Allocca, avellinese d’origine, dal percorso professionale intenso e prestigioso. Dalla scuola dei maestri Enrico Derflingher, Alfonso Iaccarino e Paolo Barrale, dalla conquista della stella Michelin come Executive Chef del Relais Blu alle esperienze al Marennà e all’Hotel Le Agavi, la sua cucina è fatta di rispetto, tecnica e poesia.

Ogni piatto è un racconto sussurrato, un invito alla scoperta lenta, un equilibrio tra emozione e misura. Una proposta elegante e concreta, che muta in funzione della stagionalità degli elementi, basata sulla forza della tradizione, sulle contaminazioni e sull’originalità fuori da schemi e vincoli.

I menù proposti trasformano virtualmente le immagini viste in galleria in contenuti reali di emozioni tutte da assaggiare. Due le degustazioni tra le incursioni mediterranee nel “Nostos” a mano libera – 8 soste ad € 110,00 e la visione pionieristica di eccellenti produttori di primizie di quarta gamma ne “L’Orto di Francesca” – 6 soste ad euro 90,00. Per chi desidera “contaminare” le varie tappe la possibilità di optare per la carta e comporre a propria scelta il percorso.

Sannio Top Wines: eccellenze e visione comune

Il Museo del Sannio ha ospitato una nuova edizione di Sannio Top Wines, l’appuntamento che celebra le cantine del territorio distintesi nelle guide italiane e nei concorsi nazionali e internazionali. Un evento che ha acceso i riflettori su 34 aziende simbolo della crescita qualitativa del comparto vitivinicolo sannita.

Promossa dal Sannio Consorzio Tutela Vini insieme alla Provincia di Benevento, Sannio Europa, alla Rete Museale provinciale e a Coldiretti Benevento, la manifestazione ha messo in evidenza un territorio che continua a consolidare la propria reputazione grazie a impegno, professionalità e costante ricerca della qualità.

Coesione e progettualità

Particolarmente sentito l’intervento del presidente del Consorzio, Carmine Coletta, visibilmente emozionato, che ha richiamato con forza il valore della coesione e del gioco di squadra come chiave per affrontare le sfide future. Un messaggio chiaro: solo lavorando insieme il Sannio potrà rafforzare ulteriormente la propria presenza sui mercati.

L’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca ha invece indicato nella

progettualità la parola dordine, sottolineando la necessità di pianificare con visione strategica e di essere pronti a cogliere le opportunità, a livello nazionale e internazionale, per sostenere il vino campano.

Un percorso lungo sessant’anni

A margine dell’evento, l’intervento dell’onorevole Roberto Costanzo ha offerto una riflessione di ampio respiro storico. È stato ricordato come questa giornata rappresenti un passaggio fondamentale per il Sannio, frutto di oltre sessantanni di lavoro iniziati nel 1960, quando la DOC del Sannio fu la prima a essere riconosciuta.

Un percorso costruito nel tempo, fatto di investimenti, sacrifici e comunicazione, che oggi consente di raccogliere risultati concreti in termini di reputazione e riconoscimenti.

L’invito finale è stato quello di essere orgogliosi del cammino compiuto e di continuare a lavorare uniti, come Sannio e come Irpinia, per rafforzare la presenza del territorio nel panorama enologico nazionale e internazionale, con un incoraggiamento sentito rivolto a tutte le cantine protagoniste di questa crescita.

Antonio Tancredi di Diametro 3.0 protagonista dell’Altograno Experience targata Molino Casillo

Spicchi d’autore con Molino Casillo

Una serata all’insegna dell’eccellenza, della ricerca e della visione contemporanea della pizza: è quella che vedrà protagonista Antonio Tancredi, founder e pizza chef di Diametro 3.0 a Casoria e l’azienda molitoria Molino Casillo. Mercoledì 4 marzo alle ore 20.00 Tancredi porterà alla scoperta del nuovo sfarinato rivoluzionario con Altograno®, l’innovativa farina da grano 100% italiano, macinato secondo un processo brevettato che preserva le parti più nobili del chicco. La serata experience prevede un menu degustazione al costo di 30 euro, un viaggio gastronomico capace di coniugare tecnica, leggerezza e profondità aromatica.

Le creazioni del re della Scrunchy, studiate per esaltare le caratteristiche strutturali e nutrizionali della farina, saranno: Marinara gialla con crema di datterino giallo aglio origano di montagna e olio evo; Puttanesca di baccalà con fior di latte, salsa alla puttanesca, terra di olive nere Caiazzane, baccalà affumicato e all’uscita emulsione di prezzemolo. Ed ancora Dolce incontro con fior di latte, funghi cardoncelli, nocciole tostate, speck del Tirolo e miele di acacie e per concludere Norvegese con rucola selvatica, salmone affumicato, stracciata di vaccino e zeste di limone. «Serate come questa dimostrano quanto sia fondamentale il dialogo tra pizzaioli e aziende. Solo attraverso il confronto e la sperimentazione possiamo far evolvere il nostro settore, mantenendo sempre altissima la qualità» dichiara Antonio Tancredi.

L’Altograno Experience si conferma così un appuntamento di riferimento per i professionisti dell’arte bianca, un laboratorio di idee e sapori in cui tecnica, sostenibilità e cultura del grano si incontrano per tracciare nuove prospettive nel mondo della pizza contemporanea.

Per Antonio Tancredi e Diametro 3.0, la partecipazione all’evento rappresenta un ulteriore tassello in un percorso di crescita che mette al centro studio, passione e valorizzazione delle eccellenze italiane.

Per Info e prenotazioni

Diametro 3.0 Traversa Via Michelangelo 9/11 – Casoria (Na)

4 Marzo ore 20.00

 081 014 3001

347 234234

https://prenotadiametro30.guestplan.it/

La cucina stellata di Luigi Tramontano di O me o il mare a Gragnano incontra l’arte di Gabriele Leonardi

O Me O Il Mare suona come un ultimatum… ed in effetti lo è. Era quello che cinquant’anni fa la madre di Luigi Tramontano fece al marito Antonio intimandogli di scegliere tra una tranquilla vita familiare o quella disagiata e imprevedibile, come chef di bordo su navi da crociera. Antonio scelse la prima e con essa portò a terra la passione per la cucina trasmessa a Luigi, che oggi si esprime ad altissimi livelli da O Me O Il Mare: aperto infatti nell’aprile 2024, il successivo ottobre conquistava già la stella Michelin. 20Italie era già stato in questo luogo magico: Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant.

Affianco a Luigi in un percorso iniziato nel 2004 da Don Alfonso a Massa Lubrense e passato attraverso l’Excelsior Vittoria di Sorrento e Le Agavi di Positano, la moglie Nicoletta Gargiulo, insignita del titolo di Miglior Sommelier 2026 da L’Espresso, già miglior sommelier d’Italia AIS nel 2007, unica donna nell’albo d’oro dell’Associazione Italiana Sommelier, insieme a Lucia Pintore (1987) e a Ilaria Lorini, attualmente in carica.

La filosofia creativa di O Me O Il Mare  s’incentra sul mare ed è la stessa che ispira il pittore livornese Gabriele Leonardi nelle sue opere. Da questo comune denominatore, è nata  un’originale cena a quattro mani, quelle di Leonardi e di Tramontano: un connubio tra arte e cucina, “perché la cucina è un’arte: le cromie e la combinazione degli ingredienti in un piatto rappresentano un’opera a tutti gli effetti”, ha commentato Leonardi.

Ispirato alla pittura in chiave fiabesca di Antonio Possente, di cui è stato allievo, Gabriele Leonardi si definisce un pittore del mare. Il mare infatti costituisce il soggetto principale delle sue opere in due filoni artistici: quello degli abissi e quello dei ricordi, rappresentati attraverso un tratto ironico e leggero.

La sardina, uno dei temi più cari a Leonardi, incontra e incarna alcuni dei momenti più preziosi dell’infanzia dell’artista: in Rubber Ducky Day vola su un mare in tempesta attraversato dalla paperella di gomma gialla che caratterizza il bagnetto dei bimbi; in Cinque Stelle Cadenti nuota in un cielo blu stellato nel ricordo di una notte estiva oppure, ne La Big Bubble, su uno sfondo rosa shocking, gonfiando un palloncino della mitica gomma da masticare.

E non è forse il tema della memoria ricorrente e preponderante anche in cucina?

Così la prima proposta di Luigi Tramontano porta nel piatto il ricordo, oltre al soggetto più caro a Gabriele Leonardi. Le mie alici arreganate sono l’interpretazione di un piatto povero della tradizione, un piatto delle nonne, costituito da pochi ingredienti dove a spiccare, oltre al pesce azzurro e al prezzemolo, è l’origano (da qui l’aggettivo arreganato). La rivisitazione dello chef non perde di vista la semplicità degli ingredienti ma veste di eleganza le alici con una farcia di pesce, alghe e limone, zabaglione ai capperi, pane croccante aromatizzato all’origano e salsa verde.

La mischia francesca riporta di nuovo a tavola la tradizione, quella povera della pasta mista, ottenuta da spezzoni di pasta avanzati di formati diversi, spesso utilizzata nelle zuppe. In quella di Luigi Tramontano, l’ingrediente principale è il polpo, soggetto favorito nel filone abissi di Leonardi. Fondo di brodo di polpo, ragù di polpo, crema e spuma di patate e dragoncello determinano un connubio perfetto tra tendenza dolce e sapidità marina e abbracciano la mischia francesca in un’elegante tazza da tè di fine porcellana bianca.

L’abbinamento vino fatto da Nicoletta Gargiulo porta in tavola Quintaluna 2021 verdejo in purezza della cantina Ossian, in Castiglia e Leon. Un sorso che racchiude il respiro del mare – grazie ai sentori agrumati e iodati – caratterizzato da texture elegante, per la sosta prolungata sulle proprie fecce.

Il primo piatto, lo spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro è uno dei piatti firma di Luigi Tramontano, che meglio rappresentano il suo percorso evolutivo.

Finocchio e finocchietto determinano una sottile trama aromatica che incornicia sapore e sapidità marina portati da tartare, carpaccio di tonno e sferette di colatura di alici. Ne risulta un boccone ricco e strutturato che si completa nell’abbinamento al Fiano di Avellino DOCG Riserva 2019 I Favati, compagno anche del piatto successivo.

Spazio alla creatività e all’innovazione nella portata che segue, assaggiata in anteprima: una crepe di seppia, ripiena di zucca e mandarino, servita con una maionese d’ostrica. Le pennellate di colore nel piatto si riconducono direttamente a una delle opere di Gabriele Leonardi: la Sardina in Blu è infatti la rappresentazione di un caleidoscopio e della sua ricchezza di forme e colori. Il piatto si ricollega alla rappresentazione non solo per la composizione cromatica ma anche per la complessità degli aromi: la dolcezza agrumata del mandarino è un’onda che degrada nella tendenza dolce della zucca e avvolge la nota salina dalla maionese all’ostrica.

Il pre-dolce granita e gin mare, rinfresca e introduce al dessert vero e proprio. Qui Luigi Tramontano ha usato il piatto come una tela dipingendo la propria visione del mare.

In Riva al mare ricorda un atollo o un tratto di spiaggia, disegnato con una mousse di mandorle e mandarini, dove la sabbia è rappresentata dalla crema al caramello e crumble al cacao, i ciottoli da piccole mandorle caramellate, le alghe da pan brioche al pistacchio e il mare da un infuso di blu curaçao.

Una suggestiva chiusura che con un elegante punto di ricamo conclude la trama dell’intera serata, in cui lo chef Tramontano ha sorpreso la platea dei suoi ospiti anche grazie a preziosi dettagli: dal tris di amuse-buche di crescente intensità gustativa, ai grissini con alghe di mare per finire con le piccole rose di pane ripiene di broccoli.

Alcune delle opere d’arte di Gabriele Leonardi rimarranno esposte all’interno di O Me O Il Mare per alcuni mesi, esperienza già sperimentata dall’autore in altri ristoranti rinomati come il Pascucci al Porticciolo a Roma o La Capinera a Taormina.  Il ristorante diventa dunque una galleria d’arte sui generis oltre che il luogo di elezione del pittore livornese per esporre le proprie opere: ammirare un quadro durante un momento conviviale e di relax è una vetrina privilegiata, che mette in contatto direttamente l’appassionato con l’artista, senza passare dalle più canoniche gallerie d’arte.

O Me O Il Mare

Via Roma, 45

80054 Gragnano (NA)

Gabriele Leonardi Art Gallery

57016 Castiglioncello (LI)

Presentata a Roma la GuidaBio 2026 dei vini italiani

Roma ha ospitato il 24 gennaio 2026, all’Hotel Villa Pamphili, la Guida Bio dei Vini Italiani prodotti da cantine a certificazione biologica.

La premiazione di cantine bio di tutt’Italia per regione e tipologia ha offerto l’opportunità di confronto tra i maggiori stakeholder del comparto delle produzioni biologiche nel nostro paese.  

Il progetto di Antonio Stanzione, con la partnership dell’editore catanzarese Rubbettino, nasce dalla sua ispirazione all’innovazione nel rapporto tra consumatori, produttori e dall’intento di valorizzare le scelte green ed ecosostenibili del mondo enologico e di altri comparti della produzione agricola.

Difficoltà e responsabilità sono i binari su cui avviene questo percorso nel nostro paese, seguendo una coscienza collettiva sempre più improntata alla sostenibilità ambientale e dei processi di produzione dei cibi e delle bevande. La tutela del consumatore, sempre più attento alla provenienza delle materie prime, alla certificazione dell’origine e alla qualità dei procedimenti di trasformazione, richiede perciò scelte virtuose, etica, lungimiranza, rispetto e qualità.

Guida Bio è un prodotto editoriale innovativo che ha già una buona e consolidata esperienza nel raccogliere e raccontare i prodotti e le esperienze di produttori che ormai non sono più precursori ma attori protagonisti nel mainstream del cambiamento dei processi relativi agli alimenti.

Si sviluppa sulle recensioni di prodotti e aziende che hanno deciso di abbracciare tale condotta agricola attraverso l’adesione a rigidi disciplinari di certificazione.  Il percorso ha visto negli anni il coinvolgimento, necessario ancorché sollecitato, di istituzioni e organismi intermedi di categoria, creando un movimento culturale e produttivo che abbraccia ormai più di 25.000 produttori, dei quali secondo SINAB  circa 2.139 sono produttori vitivinicoli, con una media produttiva in aumento.

L’Italia è infatti leader europea nella viticoltura biologica con una superficie di oltre 135.000 ettari (al 2022), che rappresentano una quota del 17% del totale delle superfici vitate nel paese. La Sicilia vanta la maggiore superficie biologica (28% del totale nazionale), mentre la Toscana è prima per numero di cantine, seguita da Veneto e Puglia.

La produzione di vino biologico (da non confondere assolutamente con il cd. “Vino naturale” che è altro oggetto e risponde a una diversissima tendenza) ha registrato una forte crescita (+24% in un anno), superando i 2,8 milioni di ettolitri nella campagna 2021-2022, ma vedendo una leggera flessione dal 2023 ad oggi percepibile come fase di assestamento dopo anni di crescita rampante, e non come elemento di break strutturale.

È importante sapere che fino a circa 100 anni fa la densità d’impianto di vigne e olivi entro il comune agricolo di Roma era di gran lunga la maggiore del continente. Oggi l’amministrazione capitolina investe creando diversi progetti per il recupero e l’espansione dell’agricoltura – in particolare nel  Municipio IX e in specie se improntata al sociale con rigenerazione urbana dei territori. Ne è un esempio il progetto europeo IterVitis per ricostruire storicamente i vitigni originari, che a Roma vede il vigneto storico di San Sisto presso le Terme di Caracalla recuperare i 7 vitigni storici a ripristino dell’ampelografia dell’area.

Essenziale é infatti la scelta biologica integrale, spinta anche delle associazioni pro-biologico presenti nella Guida Bio, tra cui FederBio e SlowFood, coinvolte in alcuni progetti e segno dell’impegno e dell’intesa tra istituzioni locali e organizzazioni.

Il Lazio vede oggi una grande rinascita tecnica enologica, destinata a recuperarne la reputazione, nel quadro di una Italia sempre più a condizione climatica ideale per agricoltura biologica rispetto alla Francia e alla Spagna che persistono nella coltivazione intensiva.

Non mancano le criticità di periodo e di percorso, discusse da un panel davvero rappresentativo: Diana Lenzi (Coldiretti) affronta il problema degli incentivi discontinui, incerti, da parte della Politica Agricola Comunitaria dell’Unione Europea a beneficio delle  amministrazioni regionali e locali.

Nonostante L’Italia sia il primo paese per estensione della viticoltura biologica, e nonostante il settore agricoltura sia normato a ogni livello, gli elaboratori delle norme centrali, giù fino agli stati membri e alle regioni e ai comuni interessati, sono sempre  autori di provvedimenti chiaramente non competenti dei dettagli della materia da normare, sottovalutando le esperienze tecniche e amministrative dai professionisti sui territori.

La Coldiretti rinnova ogni anno il proprio compito di fornire ai legislatori i contenuti e gli aggiornamenti idonei alla necessità di conoscenza e competenza specifica.

Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio e produttrice toscana, indica alcune strategie per lo sviluppo del comparto agricolo biologico. È certamente ottimo avere una specifica guida per l’unicità dell’agricoltura biologica e per il valore che essa conferisce al territorio. Il comparto cresce dal 2012 grazie a un solido regolamento per il vino biologico, adotta la euro-foglia come simbolo distintivo delle produzioni bio, consapevole ormai che l’agricoltura biologica sia sempre cresciuta fino al  2022 con il 20% circa del territorio. Tuttavia, dal 2023 le aree ad agricoltura bio hanno perso il 2-3% ed è un calo dovuto an incomplete conversioni bio soltanto dei mezzi tecnici: ciò implica una strategia di sostegno all’ammodernamento tecnologico dei processi bio.

Ciò vuol dire anche una strategica cura del suolo, l’indirizzarsi alla specificità del vitigno, l’uso estensivo di difese naturali e le attività di bio-controllo.

Sono percorsi contrapposti alle scelte dei grandi gruppi industriali, orientati a riduzioni massive dei costi di produzione e purtroppo considerati privilegiati dal governo italiano attuale per destinazione di misure di sostegno – caso unico in Europa.

Una innovazione strategica guarda a  formazione e supporto tecnico, a investimento in sistemi non brevettabili perché diffusi, facilmente replicabili e non originali (anzi spesso vengono dalla storia agricola) ma certamente efficaci per la agricoltura bio. 

È necessario spingere per un’ulteriore semplificazione burocratica. Infine, è strategica la presa di coscienza di noi produttori bio della necessità di adottare una comunicazione intensiva ai cittadini, affinché sappiano che biologico vuol dire beni collettivi e interesse sociale, dalla salute all’ambiente. Basta guardare il caso di studio di Deloitte, incaricata dal governo olandese di produrre un’analisi comparativa tra biologico e non dell’agricoltura in Olanda: il risultato è stato il dato di risparmio di costi generali, che con l’introduzione dei processi bio ha visto risparmiare  2mld€ al comparto agricolo e la riduzione di 7mld€ di costi sociali.

Proprio nella comunicazione emergono elementi utili in prospettiva. Wine Tales Magazine, partner comunicazione della Guida Bio 2026, è presente con Ivan Vellucci, che riprende il punto degli investimenti in comunicazione: scarsi, evidente irrilevanza e ininfluenza, quasi sempre diretti a persone già coinvolte. Le etichette bio prodotte, se disposte in linea continua, arrivano forse a 400 metri di lunghezza contro circa 40 km in lunghezza coperti dalle etichette tradizionali. Le persone, alla fine, scelgono su quanto vengono a sapere: raccontare in maniera semplice e lineare i vini bio serve a educare i consumatori e la loro comprensione ed evoluzione identitaria di consumatori selettivi.

Investire in comunicazione(soldi ma soprattutto tempo) vuol dire oggi coinvolgere personalità che non banalizzino il messaggio su se stessi, dato tipico di influencer e di tecnici esclusivi. I produttori devono giungere a una comunicazione densa della loro storia, delle scelte e dei risultati biologicamente eccellenti. La bellezza di questi racconti contagerà le scelte dei consumatori come dei legislatori come degli altri produttori. 

Alessandro Elia, direttore generale di Suolo e Salute, organismo di controllo per l’agricoltura biologica in Italia, pone l’accento sul ruolo mitigatore degli effetti di cambiamento climatico dell’agricoltura bio. 

Gli studi scientifici nel mondo e su  diversi suoli confermano il trattenimento di carbonio operato da agricoltura bio fino a +26% rispetto all’agricoltura integrata, in barba ai sostenitori dell’inutilità dela conversione al biologico. Senza fertilizzanti e presidi di difesa sintetici, senza arricchimenti non organici, con trattamenti che in genere arrivano a 24-26 operazioni all’anno, il terreno invece risponde con tutte le proprie potenzialità di difesa e sviluppo.

La criticità qui é di nuovo l’informazione e l’educazione del consumatore che non conosce i danni alla salute (Reg.UE n.3012 del novembre 2024, su carbon farming e crediti carbonio). Realizzare finalmente il registro dei crediti carbonio UE, con crediti misurati per ettaro, sarebbe arrivare dentro  mercato globale dei crediti già attivo, con benefici e risultati subito tangibili. 

Antonio Stanzione, padre della Guida Bio, spiega che vino biologico non vuol dire vino“naturale” con odori non buoni, ma un vino a costi maggiori per l’investimento in tecniche e processi biologici. L’incapacità dei consorzi di riconoscere le aziende bio dalle tradizionali nella loro peculiare specificità è un problema deontologico: se solo 3 su 100 consorzi recepiscono le informazioni fornite dall’anagrafe bio, allora è doverosa la responsabilizzazione tramite la promozione attuata dai produttori bio verso i loro consorzi di appartenenza. Più coesione di comparto biologico, più determinazione a creare associazioni di scopo e con obiettivi di rappresentanza unitaria che superino la frammentazione.

La conclusione è affidata a Vincenzo Mercurio, noto enologo e studioso di rigenerazione dei terreni e dei vigneti. Da enologo, compara le operazioni di protezione della vigna, che proteggono investimenti oltre che prodotti, tra gli impieghi di solo rame e zolfo, le sole poche molecole fini al qualche anno fa disponibili, e le risorse attuali più numerose e naturali perché prese dall’osservazione della natura con le sue soluzioni.

I sistemi di difesa della natura sono spesso importanti e invece, con ignoranza, sottovalutati, spingendo alcuni a sostenere che l’agricoltura biologica sia in realtà una chimera impossibile. Mentre spesso la natura ha offerto soluzioni di difesa dell’uomo alla farmacopea per la salute umana.

Oggi la punta del comparto sono 550 aziende e 2500 vini totalmente, integralmente biologico. Un suolo per sua natura non inerte, se non subisce concimazioni chimiche dannose alla microbiologia, sa creare resistenza naturale. La vite ne è l’esempio per eccellenza: bio non è più “moda” ma “sistemi” assurti a struttura ed architettura della “Biodiversità”. E ciò ha portato a una nuova generazione contemporanea di vini fortemente identitari. 

La prospettiva è chiara, quindi: fare vini sempre più territoriali, con millenni di storia e numero di vitigni autoctoni che lavorano a nostro favore. Raccontare bene il proprio territorio e programmarlo biologicamente sono assieme il passaporto per il futuro ben oltre la scelta bio, lontani da ripetizioni o imitazioni. 

La diversità delle produzioni vede e vedrà l’equivalenza della biodiversità in cantina.

Per consultazione:

https://sinab.it/wp-content/uploads/2024/10/Scheda-di-settore-del-vino-biologico.pdf