Piemonte: Grandi Langhe 2026 – Un successo clamoroso, con la denominazione Barbaresco in gran spolvero

La decima edizione di Grandi Langhe conferma il suo successo della passata edizione, con ben 515 espositori e un focus speciale sul Barbaresco.

Si è conclusa con grande soddisfazione la decima edizione di Grandi Langhe, kermesse che ha riunito i produttori vinicoli del Piemonte alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino. Dal 26 al 27 gennaio 2026, 515 espositori, di cui 379 provenienti da Langhe e Roero e 136 dal resto della regione, hanno presentato oltre 3100 etichette in degustazione.

La Kermesse

Per la seconda volta, la manifestazione ha coinvolto tutte le denominazioni piemontesi, arricchendosi anche di un’area dedicata interamente alla stampa con servizio Sommelier e dei consueti desk di assaggio. L’evento, organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio Tutela Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine, ha registrato numeri da record, con un’affluenza significativa di operatori professionali del settore e stampa nazionale ed estera, quest’ultima proveniente da varie nazioni del mondo.

Le anteprime e il focus sul Barbaresco

Le anteprime più attese dell’evento hanno riguardato le annate 2022 di Barolo, 2021 di Barolo Riserva, 2023 di Barbaresco e Roero e 2022 per le rispettive tipologie Riserva. Tra i protagonisti della degustazione, il Barbaresco 2023 ha impressionato per eleganza e piacevolezza di beva, grazie a un’annata particolarmente propizia.

Ecco alcuni assaggi per i lettori di 20Italie

Giuseppe Cortese – Barbaresco Rabaja 2023 – Bel rubino con sfumature granato, al naso sprigiona sentori di viola, ciliegia,  frutti di bosco, menta e spezie dolci. Il sorso è vibrante e saporito, setoso, armonioso e lungo.

Paitin – Barbaresco Serraboella Sorì Paitin 2022 – Colore rubino con riflessi granati, rivela sentori di viola appassita, ciliegie sotto spirito, prugna, arancia sanguinella. tabacco e liquirizia, al palato è avvolgente, fine, coerente e persistente. Grande sorso.

Massolino –  Barbaresco Albesani 2023 – Rosso rubino intenso tendente al granato emana sentori di petali di rosa, amarena, prugna, mora e pepe bianco. Al gusto è vellutato con tannini nobili,  appagante, generoso e duraturo.

Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy – Barbaresco Camp Gros Martinenga Riserva 2021 – Il calice é rosso granato intenso, dipana sentori di violacciocca, marasca, rosa appassita, ribes, spezie fini e con cenni balsamici. Sorso leggiadro, avvolgente, setoso e saporito.

Cigliuti – Barbaresco  Bricco di Neive Vie Erte 2022 – Bel rubino con sfumature granato, al naso sprigiona sentori di ciliegia, frutti di bosco, menta e spezie orientali. Il sorso è vibrante e saporito, setoso ed armonioso.

Angelo Negro – Barbaresco Basarin 2022 – Tonalità granato intenso e trasparente, giungono al naso sentori di rosa canina, lampone, ciliegia, tabacco e liquirizia. Dai tannini setosi è intenso, di buona struttura e notevole persistenza.

Pelissero – Barbaresco Vanotu 2022 – Tonalità rosso granato trasparente, libera sentori di rosa, lampone, ciliegia, timo e vaniglia. Al gusto è vellutato, avvolgente, pieno e decisamente persistente.

Socrè – Barbaresco Pajore 2021 – Veste color granato vivace e trasparente, rimanda sentori di floreali che richiamano la mammola, poi mora, prugna,  ribes, tabacco e bacche di ginepro. Il gusto è contraddistinto da una setosa trama tannica e una buona piacevolezza di beva.

Michele Chiarlo – Barbaresco Faset 2022  –  Granato intenso e consistente, con raffinati sentori di ciliegia, prugna, mirtillo, liquirizia e nuances mentolate. Sorso vellutato, suadente e persistente.

Adriano Marco e Vittorio – Barbaresco Docg Basarin 2022 – Rubino con sfumature granato, si percepiscono note di rosa, violetta, ciliegia, pepe nero e nuance mentolate. Il sorso è  fresco e sapido, al contempo setoso e armonioso.

A Roma l’evento “L’Italia del Pinot Nero e del Sauvignon”

Due vitigni internazionali nell’interpretazione dei produttori dello Stivale, saranno al centro dell’evento organizzato da Vinodabere a Roma il 7 e l’8 febbraio presso l’Hotel Belstay, via Bogliasco 27.

La testata giornalistica Vinodabere è da tempo impegnata in focus riguardanti territori (vedi ad esempioGuida ai Migliori Vini della SardegnaGuida ai Migliori Vini della ValtellinaGuida ai Migliori Vini dell’Alto PiemonteGuida ai Migliori Vini della Basilicata) e vitigni, come appunto il Pinot Nero (Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia) e il Sauvignon (Guida ai Migliori Sauvignon d’Italia 2025, a breve uscirà l’edizione 2026).

L’Italia del Pinot Nero e del Sauvignon sarà quindi un’occasione per fare un piccolo giro virtuale tra alcuni degli areali italiani dove si producono queste varietà.

Programma

sabato 7 febbraio mattina

Masterclass con orari e vini da definire

sabato 7 febbraio pomeriggio (dalle 14 alle 16)

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma) aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma)aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link,oppure direttamente al desk dell’evento.

sabato 7 febbraio pomeriggio (dalle 16 alle 20)

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link,oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma) aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma)aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link, oppure direttamente al desk dell’evento.

domenica 8 febbraio  (dalle 10:30 alle 18:30)

Apertura banchi di assaggio per il pubblico (kit di degustazione 35 euro con calice incluso), per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso kit di degustazione 25 euro). L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link,oppure direttamente al desk dell’evento.

Apertura banchi di assaggio per operatori (ristoratori, agenti, distributori, enotecari, n.1 accredito per attività commerciale) con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma) a italiapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per stampa con richiesta di accredito scrivendo una mail entro il 6 febbraio (e ricevendo poi conferma)aitaliapinotnerostampa@gmail.com.

Apertura banchi di assaggio per sommelier e assaggiatori ONAV (con tessera in corso di validità da mostrare all’ingresso): kit di degustazione 25 euro.  L’acquisto del kit di degustazione è possibile on line qui:link, oppure direttamente al desk dell’evento.

Tutte le altre informazioni sono disponibili qui: https://vinodabere.it/litalia-del-pinot-nero-e-del-sauvignon-levento-organizzato-da-vinodabere-sabato-7-e-domenica-8-febbraio-2026-a-roma-presso-lhotel-belstay/

Catalogo Proposta Vini 2026: alla Leopolda di Firenze il futuro del vino passa anche dal recupero delle sue “radici”

Il 18 e 19 gennaio 2026 alla Stazione Leopolda a Firenze si è svolta la presentazione del Catalogo 2026 di Proposta Vini, uno dei maggiori distributori italiani di vini e di distillati.

L’ambientazione è stata a dir poco perfetta per un evento di questa caratura: oltre 200 cantine sia italiane che estere, più di 35 produttori di distillati, 6 masterclass, e svariati vini in degustazione hanno animato la manifestazione. Non siamo qui solo per sciorinare numeri e statistiche però; Proposta Vini è anche un attore che ha deciso di investire tempo e risorse in progetti che possono portare nuova linfa al mondo del vino, in un periodo di contrazione dei consumi.

Fra questi, di sicuro interesse è il progetto dei “vini dell’angelo”, una riscoperta dei vitigni che fino alla grande guerra erano presenti in maniera non estemporanea nella zona del Trentino, allora Tirolo italiano. L’area interessata non è casuale, infatti Gianpaolo Girardi fondatore di Proposta Vini nel lontano 1984 è originario della regione tridentina e molto legato ad un sogno che segue personalmente fin dall’inizio.

Il progetto “vini dell’angelo” promuove la coltivazione, la vinificazione e la commercializzazione proprio di questi rare varietà autoctone, recuperate da alcune cantine, dando alla luce vini che uniscono sapori antichi a conoscenze e vinificazioni moderne con dei risultati di sicuro interesse.

Il recupero è stato possibile sia grazie alla ricerca fatta in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach (inizialmente fondata a Innsbruck nel 1874), che ha propiziato il reinserimento degli antichi vitigni nel catalogo nazionale delle varietà di uva da vino, in base al ritrovamento di una carta geognostica del Trentino che fu esposta addirittura all’ esposizione internazionale di Vienna del 1873.

Nella mappa, oltre alla conformazione geologica della regione, furono inserite anche le zone vinicole vocate. Pur non conoscendone l’esatta ragione possiamo presumere che l’ufficiale dell’esercito che la disegnò fosse un appassionato di viticoltura e di vino, che ha permesso, con buona approssimazione, di sapere le presenze di diversi tipi di vitigni coltivati nelle varie vallate, anche quelle più piccole e laterali.

La fortuna vuole che ci sia stato tramandato a riguardo parecchio materiale grazie alla proverbiale organizzazione dell’allora impero Austro-Ungarico. Prima con la riforma voluta da Maria Teresa d’Austria riguardo la scolarizzazione e l’obbligo di alfabetizzazione e poi con una serie di vere e proprie raccolte statistiche sulle varie annate si è potuta operare una vasta raccolta di dati.

Attualmente più di 20 cantine partecipano al progetto, con studi su 30 tipologie di antichi vitigni in modi diversi. C’è anche da dire che non tutte le uve recuperate avevano bisogno di “vini dell’angelo” in quanto alcune varietà hanno superato indenni il cambio varietale avvenuto negli anni, per loro stessa natura non venendo deliberatamente o meno abbandonate.

Dentro ogni calice un frammento di storia identitaria della regione tornerà a vivere. Un filo sottile che unisce carte ottocentesche e il lavoro quotidiano delle cantine di oggi. Ed è proprio in questo dialogo tra passato e presente che il vino riesce ancora a sorprendere e a raccontare qualcosa di autentico anche grazie al lavoro di persone come Girardi.

Le foto del presente articolo sono state scattate da Mattia Genovese.

Il San Valentino a Napoli: “Love in Translation” al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo

“Love in Translation”, ovvero l’amore in tutte le lingue del mondo. Il San Valentino al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo è un percorso emotivo tra gusto, scoperta di nuovi abbinamenti, tanto romanticismo, accompagnamento musicale e sorprese che faranno “viaggiare” gli ospiti non solo virtualmente.  

La raffinata cena preparata dall’executive chef Pasquale De Simone al Roof Garden Angiò (14 febbraio ore 20.30, costo 109 euro per persona) prevede l’aperitivo di benvenuto con Mini cheese cake ricotta di bufala e salmone affumicato, Pane ai cereali, alici di Cetara e pomodori essiccati, Gambero in tempura al sesamo, Focaccia con lardo di Colonnata e riduzione di vino Aglianico, Montanarina con passata di pomodoro e burrata alle erbe. Antipasto con Nido di calamari in infusione di barbabietole, perle di salmone, scarola liquida e croccante, arancia candita, come primo il Riso carnaroli in variazione di crostacei, la loro bisque, polvere di limone e salsa alle erbe spontanee.

Il secondo piatto è il Lingotto di rombo, salmone e pistacchi, carciofo arrosto e cipolla rossa caramellata. Particolare attenzione per il dolce, il “Love Drops” a cura del giovane e pluripremiato pastrychef Ferdinando De Simone. Espresso napoletano, dulce de leche, lampone, litchi e acqua di rose per un viaggio d’amore da Napoli al mondo tra tradizione partenopea, vibranti incursioni esotiche e note più delicate. Un mix di ingredienti che si combinano in un abbraccio di sapori, con il linguaggio dell’amore che si esprime pienamente al termine della cena più romantica dell’anno.

La serata consentirà di partecipare anche ad un particolare e coinvolgente momento in cui protagonista sarà la fortuna e in cui ritorna il tema del viaggio: saranno messi in palio voucher per soggiorni in città europee.

Info e prenotazioni, anche per pacchetti soggiorno con pernottamento: 

gmoffice@mediterraneonapoli.comreception@mediterraneonapoli.com,

Telefono: 081.7970001

Beviamoci Sud Roma 2026: il racconto dei vini del Sud cresce e approda al Westin Excelsior

Torna Beviamoci Sud Roma, l’evento di riferimento nella Capitale dedicato alla valorizzazione dei vini del Mezzogiorno d’Italia. La settima edizione si svolgerà sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio 2026 nelle prestigiose sale del The Westin Excelsior Roma (Via Vittorio Veneto 125), segnando un nuovo e significativo passo avanti nel percorso di crescita della manifestazione.

Nato dalla passione e dall’impegno di Marco Cum (Riserva Grande) e Andrea Petrini, con la direzione tecnica di Luciano Pignataro, Beviamoci Sud Roma racconta ogni anno l’evoluzione della viticoltura del Sud Italia, affermandosi come un osservatorio vivo e dinamico, capace di coglierne cambiamenti, identità e nuove eccellenze.

Durante le due giornate di manifestazione, il pubblico – composto da appassionati evoluti, operatori del settore, ristoratori, enotecari e giornalisti – potrà incontrare una selezione sempre più accurata di aziende. Accanto a realtà strutturate e storiche, cresce infatti la presenza di piccoli vignaioli artigiani, interpreti autentici dei territori e delle denominazioni. Un panorama produttivo che riflette la vitalità e la maturità oggi raggiunte dalla viticoltura del Sud Italia.

Cuore culturale dell’evento saranno, come da tradizione, le masterclass tematiche, condotte da Luciano Pignataro, pensate per approfondire vitigni, territori e annate significative, in un percorso di divulgazione che Beviamoci Sud porta avanti con continuità da oltre sette anni.

Il programma dell’edizione 2026 prevede un calendario di appuntamenti di alto profilo, che prenderà il via sabato 31 gennaio alle ore 17.30 con una masterclass dedicata ai vini dell’Etna, realizzata a cura del Consorzio di Tutela Etna Doc, alla presenza dei produttori e del Direttore Lunetta, per raccontare identità, contrade, esposizioni ed evoluzione di uno dei territori più dinamici del panorama vitivinicolo italiano.

Domenica 1° febbraio sarà dedicata a un articolato percorso di approfondimento.
Alle ore 14.00 si terrà la masterclass sul Primitivo di Manduria, in collaborazione con il Consorzio, focalizzata sull’evoluzione del vitigno negli anni e sulle diverse interpretazioni stilistiche che ne delineano oggi il profilo qualitativo.

Alle ore 16.30 spazio alla Calabria con una masterclass dedicata alla Costa degli Dei DOC, denominazione di recente istituzione ma già fortemente identitaria, attraverso la degustazione di vini prodotti con i due vitigni simbolo del territorio: Zibibbo e Magliocco Canino.

A chiudere il programma, alle ore 19.00, una masterclass dedicata agli spumanti dell’Etna, realizzata in collaborazione con l’Associazione Spumanti Etna, per approfondire una delle espressioni più interessanti e in crescita del vulcano siciliano, capace di coniugare finezza, verticalità e una forte impronta territoriale.

Elemento centrale dell’edizione 2026 sarà anche il Concorso Enologico “Eccellenze di Beviamoci Sud”, riservato alle aziende partecipanti. I vini saranno valutati attraverso degustazioni alla cieca da una giuria qualificata presieduta da Luciano Pignataro, che assegnerà diplomi di merito alle etichette ritenute più rappresentative per qualità, identità territoriale ed espressività.

Accanto alle Eccellenze, tornerà anche il premio “Ambasciatori di Beviamoci Sud Roma”, riconoscimento dedicato a ristoranti, enoteche e wine bar che, nel corso dell’anno, si sono distinti per l’impegno concreto nella valorizzazione dei vini del Sud Italia all’interno delle proprie carte e proposte al pubblico. Un premio che rafforza il legame tra produzione e ristorazione, sottolineando il ruolo fondamentale dei professionisti del servizio nella diffusione della cultura del vino.

«La viticoltura del Sud Italia sta vivendo una fase di straordinaria maturità – afferma Luciano Pignataro – fatta di maggiore consapevolezza, identità sempre più definite e una qualità media ormai stabilmente alta. Beviamoci Sud Roma cresce insieme a questo movimento: cresce nella selezione delle aziende, nel dialogo tra grandi realtà e piccoli vignaioli, e cresce anche nel suo posizionamento, approdando in una location iconica come il Westin Excelsior. È il segno di una manifestazione che continua a evolversi, restando fedele alla propria vocazione culturale».

Orari di apertura

  • Sabato 31 gennaio 2026: dalle 14.00 alle 20.00
  • Domenica 1° febbraio 2026: dalle 14.00 alle 19.00

Biglietti

  • € 30,00 per persona – valido per un solo giorno
  • € 50,00 per persona – valido per due giorni

È possibile acquistare il biglietto online (a tariffa scontata) al seguente link: TICKET

Riduzioni (solo al desk il giorno della manifestazione):

  • € 25,00 (1 giorno) per sommelier con tesserino AIS, FIS, FISAR, Assosommelier, Riserva Grande, Associazione Romana Sommelier

Seminari

  • Memorie Mediterranee: il Salice Salentino tra tradizione e visione contemporanea
    Sabato 31 Gennaio, ore 14.00 – € 35
  • Terroir e Identità: viaggio profondo tra i vini dell’Etna e i suoi versanti
    Sabato 31 Gennaio, ore 17.30 – € 40
  • Il Respiro degli anni del Primitivo di Manduria
    Domenica 1° febbraio, ore 14.00 – € 40
  • Gli autoctoni degli Dei”: lo Zibibbo e il Magliocco canino: due espressioni territoriali per la nuova denominazione calabrese del vibonese. Verso la DOC!
    Domenica 1° febbraio, ore 16.30 – € 35
  • Spumanti dell’Etna
    Domenica 1° febbraio, ore 19.00 – € 40

L’acquisto della masterclass garantisce l’accesso gratuito alla manifestazione. È previsto unicamente un contributo di 7€ per il kit degustazione (calice e tasca porta-calice), che include anche l’utilizzo senza ulteriori costi del servizio guardaroba (fino a esaurimento posti).

Accrediti

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La richiesta di accredito online potrà essere effettuata entro il 28 gennaio 2026 inviando una mail ad accrediti@beviamocisudroma.it. L’eventuale conferma, obbligatoria sarà inviata via e-mail. È previsto un accredito per testata.Operatori Ho.Re.Ca.
La richiesta di accredito online potrà essere effettuata entro il 28 gennaio 2026, inviando una mail da indirizzo aziendale ufficiale ad accrediti@beviamocisudroma.it, indicando la Partita IVA.

Mille&UnBabà – inizia la selezione per la finale della quinta edizione

Parte la quinta edizione di “Mille&UnBabà”, il contest dedicato al dolce napoletano per antonomasia.

Il progetto, targato Mulino Caputo, ha fornito l’opportunità e l’ispirazione a tanti pasticceri, italiani e stranieri, per creare decine di varianti di questo grande classico della pasticceria, già sintesi di successo tra la tradizione mitteleuropea e l’eleganza francese perfezionate dalla tecnica e dalla creatività partenopee.

Se la finale è prevista per lunedì 16 marzo, è già possibile richiedere il regolamento, inviando una mail all’indirizzo: info@dfcomunicazione.it

Le candidature potranno essere presentate entro il 2 marzo, e sono riservate agli artigiani che abbiano maturato almeno 5 anni di esperienza in pasticceria, per la realizzazione di un Babà contemporaneo, proposto in monoporzione.

La giuria sarà composta da un panel d’eccezione; a degustare le proposte in gara ci saranno: il celebre chef stellato Gennaro Esposito; il maestro pasticcere Sal De Riso, presidente dell’AMPISalvatore Capparelli, tra i maggiori e più apprezzati interpreti del Babà napoletano; Sabatino Sirica, Cavaliere della Repubblica e della pasticceria partenopea, e Antimo Caputo, ceo di Mulino Caputo.

Al vincitore verrà assegnata una fornitura di 1000 kg di farina Mulino Caputo, oltre a un premio in denaro di 1000 euro.

E’ sempre stimolante assaggiare le proposte che i maestri pasticceri elaborano e realizzano in occasione dei nostri contest. Soprattutto grazie al contributo delle giovani generazioni, capaci di padroneggiare le tecniche della pasticceria contemporanea, si definiscono nuove tendenze, reinterpretando i dolci della nostra tradizione, in una chiave innovativa.

In questi anni, abbiamo assistito ad una costante ricerca e al raggiungimento di un crescente equilibrio del gusto oltre che alla riduzione dello zucchero, favorita dall’uso sempre più sapiente di spezie, frutta e aromi naturali.”

Il ristorante “O me o il mare” di Gragnano ospita le opere di Gabriele Leonardi: celebrare il mare  e il rispetto dei delicati equilibri marini attraverso l’arte

Il 6 febbraio cena a 4 mani dove si uniscono mani di chef e mani di pittore – “O me o il mare”, Via Roma n°45 , Gragnano (NA). Del ristorante gourmet abbiamo già scritto in Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant; adesso la nuova iniziativa di Tramontano e Gargiulo.

Luigi Tramontano: “La mia cucina è l’espressione dell’anima e le mie mani provano a trasformarla, quelle stesse mani che l’artista toscano usa per raccontare il mondo marino e fantastico attraverso i suoi lavori”.

“Un po’ di tempo fa avevamo chiesto a Gabriele di ispirarsi al nostro lavoro e alla nostra cucina per celebrare il percorso da noi intrapreso molti anni addiietro. Ne sono nate alcune rappresentazioni pittoriche legate al tema del mare che ci hanno colpito molto per l’estrema bellezza, suggestive ma, soprattutto, molto rappresentative.”

Lo chef Luigi Tramontano, patron di “O me o il mare“,stella Michelin dal 2024, presenta con queste parole le opere dell’artista Gabriele Leonardi, toscano di nascita, che verranno esposte all’interno dei locali del ristorante, situato nel centro storico di Gragnano.

 La cucina dello chef Tramontano attualmente fonde insieme tutte le sue esperienze, lavorative e personali, i viaggi e l’icontro di tante culture diverse.Le radici della sua cucina affondano nella tradizione napoletana interpretata in chiave contemporanea, elaborata con i migliori prodotti che le stagioni offrono. Principalmente verdure e pasta, strettamente legate alle proprie radici, includendo carne e pesce, ponendo la tecnica  e la lunga esperienza a servizio della semplicità e del sapore. Da sempre amante dell’arte, pone l’estetica dei piatti in primo piano, spaziando tra forme e colori creativi.

Finalmente in questa nuova sfida legata al ristorante di proprietà O me o il mare, portiamo un artista da noi molto apprezzato perché si lascia ispirare dalla natura, da terra e mare.

L’unione dei due intenti, tra la cucina d’autore e le tele artistiche di Gabriele Leonardi, camminano con armonia sul medesimo filo conduttore: l’amore profondo per il mare, il legame con le proprie radici, il rispetto per l’ambiente.

Gabriele Leonardi, classe 1970, vive in Toscana è un pittore e artista appassionato dei colori e dei fantastici temi legati al mare e alla terra. Nelle sue opere ama trasformare e alterare scene e forme di vita in visioni fantastiche o surreali o, semplicemente, accendere sui suoi soggetti una luce colorata e una intuizione personale.

La sua ispirazione più grande viene dall’arte del ‘900, in particolare dai maestri dell’immaginario che si nutrono della fantasia infantile e della potenza coinvolgente delle fiabe e dei colori in un mondo sovrannaturale.

Le sue forme d’arte si sono evolute negli anni a partire dalle modellazioni in legno, acciaio, sino alle realizzazioni su tela. I suoi soggetti principali sono le sardine, protagoniste frequenti delle sue rappresentazioni pittoriche.

“Ho pensato alla sardina perché oltre a rappresentare l’energia, la vitalità, lo spirito di gruppo, la fiducia reciproca e la forza di volontà, spiega Gabriele Leonardi, interpreta al meglio la tradizione marinaresca tipica del nostro territorio, mettendo in risalto i colori e le tonalità della sua livrea e del suo grande occhio profondo, proprio quell’occhio che scruta il fondale marino con le sue cromie, i toni del blu e del bianco o magari degli arancioni e dei rossi di un tramonto sul mare che si amalgamano ai colori dei piatti e della cucina di mare dello chef”.

PRENDE VITA UN MENU’ ISPIRATO AL PESCE  CHE SARA’ POSSIBILE

DEGUSTARE DURANTE  LA CENA

Le mie alici “arreganate”

Mischia francesca in brodo di polpo con crema di patate e dragoncello

Spaghettone di Gragnano con alici, finocchi e carpaccio di pesce azzurro

Crèpe di calamaro con ostrica, mandarino e zucca

Granita di Gin Mare e alghe

In riva al mare

Nicoletta gargiulo e Luigi Tramontano

O me o il Mare 

tel. 081 6200550 – info@omeoilmare.com

Toscana, tutte le novità da Montalcino: Poggio Severo di Lisini e il “Cru itinerante” di Marone Cinzano

Nella trentaquattresima edizione di Benvenuto Brunello, come parte del panel composto da Maurizio Valeriani, Franco Santini e Paolo Valentini di VinodaBere e da Luca Matarazzo, direttore di 20Italie, abbiamo potuto degustare in anteprima l’annata 2021 e la Riserva 2020 del Brunello di Montalcino, previste in uscita sui mercati a Gennaio 2026 Benvenuto Brunello 2025, la valutazione sugli assaggi dell’annata 2021 e della Riserva 2020.

Carlo Lisini

Tralasciando le impressioni generali, vogliamo in questa sede soffermarci su due etichette novità nel panorama del territorio ilcinese, pur facendo capo a consolidate realtà vitivinicole.

Lisini è tra le cantine storiche fondatrici del Consorzio del Vino Brunello di  Montalcino, nel 1965. Posizionati a cavallo tra Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, nel quadrante sud-est della denominazione, la famiglia Lisini affonda le proprie rdici in questo territorio già dalla metà del XVI secolo, ma la prima annata di Brunello di Montalcino in commercio risale al 1967. L’azienda oggi vanta una produzione di circa settantamila bottiglie, tra IGT San Biagio, Rosso, Brunello, Riserva e il cru Ugolaia.

Durante l’Anteprima è stata presentata la prima annata del Brunello di Montalcino 2021 Poggio Severo, nato per valorizzare le vigne d’altitudine di proprietà. Campone e Lingua di Campone si trovano infatti a 500 mt d’altezza, su suoli antichi, poveri, a prevalenza calcarea e circondate da boschi, ci ha spiegato Carlo Lisini.

Prodotto in sole 2000 bottiglie, deve il suo nome all’austerità che lo caratterizza, ci ha raccontato Francesca, figlia di Carlo Lisini, durante la cena conviviale coi produttori. Assaggiato in tre diverse occasioni durante la manifestazione – nel panel alla cieca, alla cena conviviale con i produttori e al banco degustazione – convince già alla sua prova d’esordio, dal bouquet compatto e austero e il sorso che sa di frutto scuro maturo. Lo osserveremo nelle sue future evoluzioni.

Santiago Marone Cinzano

Rimaniamo a sud di Montalcino, e ci spostiamo nel quadrante ovest, a Sant’Angelo Scalo, dove la famiglia Marone Cinzano produce Brunello di Montalcino a Col d’Orcia dal lontano 1974 e ha ora proposto la prima etichetta col nome di famiglia, Brunello di Montalcino Marone Cinzano Lot.1. Nel panel alla cieca la 2020 è risultata tra i migliori Brunello degustati.

Abbiamo raggiunto il conte Santiago Marone Cinzano durante la manifestazione aperta al pubblico dei wine lovers. Trentuno anni, cresciuto tra Italia e Cile, è entrato in Col d’Orcia nel 2017 e rappresenta la decima generazione di un famiglia che produce vino da quattrocento anni. A lui abbiamo chiesto di raccontarci il progetto di “cru itinerante”, di cui Lot.1 2020 rappresenta in realtà già la seconda annata.

“È un modo di adattarsi a un clima sempre più incerto”, ci ha spiegato Santiago. “Quando si sceglievano i cru negli anni Ottanta e Novanta, c’era coerenza tra annata e annata. Col tempo ci siamo resi conto invece che i migliori sangiovese arrivavano da parcelle sempre diverse e da qui è nato il concetto di cru itinerante. Si va a campionare l’uva sin dall’invaiatura, per individuare l’appezzamento che meglio interpreta l’annata e al momento della vendemmia, per produrre Lot.1, si vinifica solo quell’uva.”

Lot.1 non esce come un brand Col d’Orcia, ma come brand a sé stante Marone Cinzano.

“Oltre alle scelte produttive, Lot.1 ha per me una valenza emotiva perché porta il nome di famiglia”, continua Santiago, “questo significa restituire alla famiglia, in particolare a mio padre, l’uso del cognome, diritto che avevamo perso negli anni Novanta, quando era stata venduta la Cinzano.”

Abbiamo assaggiato entrambe le annate di Lot.1, per cogliere le diverse peculiarità del cru itinerante. La 2019, prodotta in 9944 bottiglie, proviene dal Vigneto Canneto, a 220 mt s.l.m., impiantato a piede franco nel 1999 su un suolo equilibrato tra argilla, limo e sabbia. Si declina nelle nuance di un frutto maturo e potente; gustoso e avvolgente al palato, è equilibrato e caratterizzato da un tannino fittissimo e di buona struttura.

La 2020, prodotta in 6644 bottiglie, proviene invece dal vigneto Fontillatri, a 210 mt s.l.m., impiantato negli anni Ottanta su un suolo argilloso-sabbioso ricco di scheletro. È leggiadra, caratterizzata da un frutto rosso fresco ed elegante e da una lunga persistenza che si spegne su sentori balsamici. Degustato nuovamente al banco del produttore, si conferma tra i migliori assaggi dell’anteprima.

Modus a Milano festeggia la cucina italiana patrimonio immateriale dell’Unesco

Dietro ogni evento ci sono professionisti che lo rendono possibile. In questa occasione, l’agenzia di comunicazione Carbot Comunication di Carla Botta, lo chef Paolo De Simone del ristorante Modus e la cantina di Francesca Carranante hanno collaborato per organizzare un evento dedicato alla cucina italiana e ai suoi sapori.

Il 10 dicembre, al Modus di Milano, si è svolta una serata speciale dedicata alla cucina italiana, proprio nel giorno in cui è arrivata la notizia storica: la cucina italiana è ufficialmente Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Per la prima volta nella storia, viene dato questo riconoscimento ad un’intera tradizione gastronomica nazionale. L’UNESCO ha definito la cucina italiana come una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, capace di esprimere amore, benessere e identità culturale attraverso il cibo.

Il traguardo è il risultato di un iter complesso, iniziato a marzo 2023 con l’annuncio ufficiale della candidatura da parte del Governo, e di un lavoro corale che ha visto in prima linea istituzioni culturali, chef di fama, accademie e comunità locali.

Protagonista dell’evento, Paolo De Simone, patron del ristorante e ambasciatore della Dieta Mediterranea, ha guidato gli ospiti in un viaggio tra i sapori del Cilento, sua terra d’origine. Un percorso che ha spaziato dalle autentiche pizze cilentane, ben diverse dalle celebri napoletane, fino a reinterpretazioni raffinate dei grandi classicidel territorio, sempre nel segno della stagionalità, del rispetto delle materie prime e della sostenibilità.

Dopo anni di esperienza nel cuore del Cilento, Paolo ha scelto di esportare la sua visione gastronomica oltre i confini della sua terra d’origine. Nasce così Modus, un format innovativo che approda a Milano con un’idea chiara: riscoprire la semplicità del cibo.

La filosofia di De Simone, racchiusa nel concetto di “Semplice Mangiare”, si traduce in piatti essenziali, realizzati con ingredienti di stagione provenienti quasi esclusivamente dal Cilento. Dal pesce azzurro alle verdure fresche, fino ai prodotti simbolo della dieta mediterranea. Ha trasformato la sua passione per la panificazione in un percorso di eccellenza.

Oggi Modus vanta quattro location milanesi, tra ristorazione e gastronomia, confermando il successo di un progetto che unisce qualità, territorialità e innovazione.

Le sue pizze si distinguono per l’uso di lievito madre, farine locali integrali macinate a pietra, ricche di fibre e con basso indice glicemico. La sua filosofia punta su qualità e biodiversità, valori che gli hanno valso numerosi riconoscimenti: dal titolo di “Miglior Pizzaiolo d’Italia” fino al recente “Premio Biodiversità d’Italia” assegnato dalla guida Pizza & Cocktail di Identità Golose 2025.

Paolo, con grande passione, ci racconta ogni piatto: le origini, gli ingredienti, le tecniche di lavorazione e la sua visione personale.

Ad accompagnare l’esperienza, gli spumanti Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese firmati da Francesca Carranante, perfetti per valorizzare ogni piatto e celebrare l’eccellenza enologica italiana. Il nome rivela origini campane: nata a Bacoli e innamorata del Pinot Nero, ha scelto una delle zone d’elezione di questo vitigno, l’Oltrepò Pavese. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, Francesca unisce due mondi, il vino e l’arte. Ne sono testimonianza le splendide cassette porta-bottiglie dipinte a mano, vere opere che riflettono il suo approccio creativo e la cura per i dettagli.

La cena si apre con il tipico antipasto cilentano: un mix di erbe (broccoli, scarola, cardi e cicoria) un piatto semplice ma ricco di sapori autentici; melanzana mbuttunata farcita con uova, cacio ricotta, prezzemolo e pomodoro; mozzarella di mucca che rispetto alla tradizionale mozzarella, risulta più asciutta e compatta. Ad accompagnarlo il Metodo Classico Dosaggio Zero, un profilo olfattivo elegante con sentori agrumati e richiami floreali, una buona struttura e una piacevole sapidità.

Si prosegue con il primo, cavatelli cime di rapa e alici di Menaica. Un piatto che racconta l’incontro tra due anime del Sud: la cucina contadina e la tradizione marinara cilentana. I cavatelli, pasta di semola e acqua, nascono nelle case rurali come simbolo di semplicità e sostanza. Le cime di rapa, ortaggio povero ma ricco di carattere, portano in tavola il gusto amarognolo dell’inverno.

A completare il piatto, le alici di Menaica, presidio Slow Food: pescate con la rete menaica, una tecnica antica che seleziona solo le alici più grandi e sane, salate e stagionate secondo usi che affondano le radici nella storia greca e monastica. Qui il calice accoglie il Metodo Classico Extra Brut 100% Pinot Nero, che ci accompagnerà anche nel secondo piatto. Un vino molto equilibrato con sentori di frutta a polpa bianca, crosta di pane, con una viva acidità e sfumature minerali.

Il secondo piatto fa onore al calamaro, protagonista indiscusso della tradizione marinara cilentana. Qui lo troviamo ripieno di scarola, olive e patate, ingredienti semplici che raccontano la storia di una cucina povera ma ricca di sapori autentici.

Terminiamo con un riconoscimento alla tradizione meneghina: il panettone con crema al mascarpone. Un dolce che non è solo simbolo del Natale, ma emblema di Milano. Completiamo l’esperienza con il Metodo Classico Brut Rosè, uno spumante raffinato e versatile, belle bollicine fini.

La cucina italiana, oggi patrimonio UNESCO, non è solo ricette, ma un sistema fatto di tradizioni, territori e competenze che contribuiscono all’economia e all’identità del Paese. La sfida ora è preservare questa ricchezza, garantendo che innovazione e globalizzazione non ne compromettano autenticità e valori. Un riconoscimento che chiama tutti, istituzioni, produttori e consumatori, a una responsabilità condivisa.

Non sono mancate le critiche, Giles Coren del Times ha alzato i toni, salvo poi ammettere che era solo una provocazione satirica contro lo snobismo britannico che sfoggia il made in Italy come trofeo. Poco male: il riconoscimento UNESCO non è un concorso di opinioni, ma la tutela di un patrimonio culturale universale.

La cucina italiana continuerà a raccontare la sua storia attraverso sapori e tradizioni, indipendentemente dai giudizi di chi preferisce discutere davanti a una tazza di tè.

Prosit!

FIVI Bologna 2025: la festa dei vignaioli e il nuovo rapporto tra vino e consumatore

Bologna, 15–17 novembre 2025, con oltre 1100 produttori presenti, l’edizione 2025 del Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI si conferma uno degli appuntamenti più coinvolgenti del panorama enologico italiano. Un evento che molti considerano il più “positivo” tra quelli dedicati al vino, capace di restituire un rapporto diretto, vero, umano tra vignaiolo e consumatore.

Fin dall’apertura, l’affluenza ha superato le edizioni precedenti: professionisti, ristoratori, enotecari, appassionati, tutti rigorosamente muniti delle piantine con la mappa degli stand, alla ricerca dei loro produttori del cuore. Il mercato FIVI resta uno dei luoghi dove acquistare vino è più conveniente, e la varietà proposta è semplicemente unica.

“Il vino deve tornare quotidiano”

Tra gli stand ho iniziato il mio percorso da Tre Botti, cantina dell’Alto Lazio, dove ho incontrato Ludovico Maria Botti, Consigliere Nazionale FIVI e Vicepresidente CEVI. La sua riflessione sul presente del vino è lucida: «Dobbiamo riportare il vino nella quotidianità delle famiglie. Negli ultimi decenni lo abbiamo caricato di una complessità eccessiva, creando un muro tra produttori e consumatori.»

Botti sottolinea come il prezzo dei grandi vini abbia generato l’idea che ciò che costa meno non sia di qualità. «Non è così. Molti vignaioli lavorano con una filosofia virtuosa, sostenibile, attenta alla salute delle uve».

A rallentare il settore c’è un’altra sfida: la burocrazia europea, che sottrae tempo al lavoro agricolo e pesa soprattutto sui piccoli produttori.

Visitare il FIVI significa osservare carrelli carichi di scatole, acquisti ponderati, regali già pronti per il periodo natalizio. La data a ridosso del Black Friday aiuta, trasformando il mercato in un’occasione perfetta per scegliere bottiglie significative da condividere o donare.

La logistica 2025 ha fatto un passo avanti: nuovo ingresso da Piazza della Costituzione e più punti di distribuzione dei bicchieri. Risultato: file ridotte, esperienza più fluida.

Le cantine che ho visitato: un viaggio attraverso l’Italia del vino

Di seguito le realtà incontrate nei tre giorni bolognesi, ognuna con il suo stile, il suo territorio e la sua personalità.

La Perla del Garda – Lombardia

Vini eleganti del Lago di Garda, freschezza e finezza con un’attenzione maniacale alla pulizia aromatica. Grandi spumanti Metodo Classico che valgono la bevuta.

Ca’ du Ferrà – Liguria

Cà du Ferrà è una cantina sospesa tra mare e cielo, nata su terrazze di pietra che guardano la Riviera ligure come palchi naturali affacciati sull’infinito. Qui la viticoltura è eroica nel vero senso della parola: ogni filare è conquistato alla montagna, ogni grappolo è il frutto di mani che lavorano con la stessa tenacia del mare contro le scogliere. Davide e Giuseppe sono la testimonianza della resilienza e dell’amore per il vino.

Alle Tre Colline – Piemonte

Produzioni artigianali e territoriali, con rossi che uniscono tradizione langarola e immediatezza espressiva. Elisa è giovane ma già con una grande forza e determinazione. Insieme al papà e al fratello, porta avanti una bellissima realtà.

Cantina Morichelli – Lazio

Una delle voci nuove più convincenti del Lazio: vini diretti, sinceri, ricchi di identità territoriale. Vini che rimangono impressi.

Casa Lucciola – Matelica (Marche)

Verdicchi di grande verticalità e precisione, capaci di sorprendere per struttura ed eleganza. Un posto che rimane nel cuore. Da sottolineare la nuova etichetta del Verdicchio Riserva, appositamente realizzata dalla famosa winedesigner Federica Cecchi e che al FIVI ha riscosso molto successo.

Fattoria di Poggiopiano – Firenze

Per me una nuova conoscenza e scoperta. Chianti autentici e dal timbro classico, espressione sincera delle colline fiorentine.

I Pampini – Lazio

Micro-produzioni curate e personali, dove l’attenzione al dettaglio è protagonista.

Tre Botti – Lazio

Dialogo e visione, vini che riflettono l’essenza agricola del territorio e una filosofia FIVI pura. Una realtà da approfondire.

Cipriani – Marche

Bianchi e rossi marchigiani di carattere, con interpretazioni fresche e gastronomiche. Protagonista la terracotta delle anfore.

Ciucci – Lazio

Una piccola realtà vinicola che lavora con passione e territorialità, vino schietto e diretto. Piccola si fa per dire in quanto i vigneti sono compresi in una estensione molto importante con produzione di olio di oliva e molto altro. Un punto di riferimento a Orte.

Terre D’Aquesia – Lazio

Interpretazioni moderne della Tuscia, vini equilibrati con un tocco di mineralità ed eleganza. Siamo ad Acquapendente, nel punto in cui il Lazio incontra Umbria e Toscana.

Podere dell’Anselmo – Montespertoli (FI)

Chianti e IGT toscani vigorosi, ben lavorati, con una bellissima impronta artigianale.

Antonella Pacchiarotti – Lazio

Interpretazioni eleganti e originali dell’Aleatico e non solo, con mano femminile e grande precisione. Antonella è la “Regina dell’Aleatico!”

Tenuta San Marcello – Marche

Verdicchio e Lacrima di grande personalità, territoriali e sempre più convincenti.

Casaleta – Marche

Casaleta è una cantina marchigiana che conquista con la sua autenticità: vini puliti, immediati, dal sorso piacevole e perfettamente bilanciato. Ogni bottiglia racconta la cura artigianale e l’armonia del territorio, con espressioni fresche, sincere ed emozionanti. Una realtà che sorprende per costanza, precisione e capacità di lasciare un segno nel cuore di chi la incontra.

Pantaleone – Marche

Pantaleone è una cantina che incarna l’anima più autentica delle colline ascolane: vigneti abbracciati dal vento, suoli ricchi e un approccio agricolo rispettoso che valorizza ogni sfumatura del territorio. I suoi vini sono vibranti, luminosi, profondamente territoriali: espressioni sincere che uniscono eleganza naturale e una freschezza che conquista il palato. Una realtà che racconta le Marche con purezza, passione e un’identità inconfondibile.

La Querce – Firenze

La Querce è una piccola gemma delle colline fiorentine, dove il lavoro artigianale incontra una visione moderna del Chianti. I vini nascono da vigne curate con precisione e rispetto, e raccontano un territorio vivo, solare, ricco di storia. La differenza la fanno i terreni, composti di argilla rossa — la stessa con la quale sono realizzate le anfore in cui maturano i vini, che conferisce mineralità, struttura e una personalità unica a ogni bottiglia. Tannini finissimi, freschezza equilibrata e una bevibilità schietta rendono ogni sorso autentico e appagante. Una cantina che parla con sincerità e conquista chi cerca vini veri, puliti e profondamente toscani.

Cristina Del Tetto – Langhe (Piemonte)

Ottimo vini Barbera e Nebbiolo di stile sincero, con una bella impronta di frutto e territorialità. Alta Langa che lascia il segno.

Palazzone – Umbria

Una delle firme più solide dell’Orvieto: bianchi profondi, nitidi, di impeccabile equilibrio. Una famiglia che da sempre fa vino e lo fa molto bene.

La Pazzaglia – Tuscia (Lazio)

Vini vulcanici tesi e sapidi, capaci di raccontare perfettamente la Tuscia collinare. Vini bianchi con grande tendenza all’evoluzione, tanto da rimanere impressi per la loro complessità.

Merumalia – Frascati (Lazio)

Merumalia è una cantina dei Castelli Romani che interpreta il Lazio con freschezza, eleganza e grande personalità. I suoi vini, coltivati su terreni vulcanici, esprimono tensione minerale, luminosità e un’identità territoriale chiara. Dietro ogni bottiglia c’è attenzione maniacale in vigna e in cantina, capacità di leggere il territorio e rispetto per la natura: vini vibranti, sinceri e contemporanei, capaci di sorprendere e di rimanere impressi nella memoria di chi li degusta.

Il Poggio di Gavi – Piemonte

Cortese di grande pulizia, vini freschi e minerali, perfetti per la tavola quotidiana. Straordinaria bevuta lo spumante Gavi di Gavi 2015 a base Cortese.

L’Avventura – Lazio

Stile contemporaneo del Cesanese e ricerca: vini dinamici e identitari, tra i più innovativi della regione. Un lavoro continuo sulla ricerca della qualità. Gabriella e Stefano sono simbolo di gentilezza, empatia e visione.

Cantinamena – Lazio

Cantina Amena è una realtà giovane e dinamica dei Castelli Romani, nata a Lanuvio su terreni di origine vulcanica che conferiscono ai vini freschezza, finezza minerale e forte identità territoriale. Gestita dalla famiglia Mingotti, l’azienda abbraccia da sempre una filosofia agricola biologica e sostenibile, unendo tradizione contadina e tecniche moderne di vinificazione. 

Donato Giangirolami – Lazio

Azienda biologica di lunga esperienza, famosa per bianchi nitidi e territoriali. Giangirolami è noto per la sua interpretazione pulita e contemporanea dei vitigni del territorio. Sauvignon, Malvasia Puntinata, Bellone, Merlot e Nero Buono, con vini sempre equilibrati, luminosi e di grande bevibilità.

Paride Chiovini – Piemonte

Paride Chiovini è una cantina artigianale situata nelle Langhe, in Piemonte, che interpreta con cura e attenzione i vitigni autoctoni del territorio: Nebbiolo, Barbera e Dolcetto.

I Ciacca – Lazio

Viticoltura storica e di montagna, recupero di antichi vitigni e identità contadina autentica. Famiglia emigrata in Scozia agli inizi del secolo scorso, riscopre le sue origini grazie a Cesidio che torna a Picinisco e inizia la sua riscoperta del territorio e dei vitigni dimenticati.

Antonelli San Marco – Umbria

Antonelli San Marco è una delle realtà storiche e più rappresentative del territorio di Montefalco, nel cuore dell’Umbria. La tenuta si trova nella zona di San Marco, una collina particolarmente vocata per la viticoltura e per la produzione di vini da uve autoctone, in primis Sagrantino, Sangiovese e Grechetto.

Castello di Torre in Pietra – Lazio

Castello di Torre in Pietra è una delle realtà più affascinanti e storiche del Lazio, situata alle porte di Roma, nel comune di Fiumicino. La tenuta si sviluppa attorno a un castello del XVII secolo costruito su una antica cava di tufo, elemento che segna profondamente l’identità dei suoi vini: bianchi salini e rossi morbidi, sempre equilibrati.

I Fauri – Abruzzo

I Fauri è una cantina familiare delle Colline Teatine, in Abruzzo, guidata dai fratelli Valentina e Luigi Di Camillo. Produce vini autentici e territoriali da vitigni autoctoni come Montepulciano, Pecorino, Passerina e Trebbiano, lavorando in biologico e privilegiando vasche in cemento e acciaio. Lo stile è fresco, pulito e sincero: vini immediati ma mai banali, che raccontano l’Abruzzo con genuinità e una piacevole capacità di beva.

Fongaro – Veneto

Fongaro è una storica cantina dei Monti Lessini, in Veneto, specializzata quasi esclusivamente nella produzione di metodo classico da uve Durella, vitigno autoctono noto per l’elevatissima acidità e la grande longevità.

Elena Fucci – Basilicata

Elena Fucci è una delle voci più autorevoli e identitarie del Vulture, in Basilicata. La sua cantina nasce da una scelta coraggiosa: non vendere i vigneti di famiglia, ma valorizzarli dedicandosi totalmente al vitigno simbolo della zona, l’Aglianico del Vulture, potenza e profondità, con uno stile impeccabile.

Borgo Stajnbech – Veneto

Borgo Stajnbech è un’azienda vinicola del Veneto orientale, situata nell’area di Belfiore di Pramaggiore, in una zona storicamente vocata alla viticoltura grazie ai terreni argillosi, ricchi di minerali e influenzati dalle brezze dell’Adriatico. Vini dal profilo elegante, pulito e ben definito.

Migrante – Lazio

Un progetto giovane e coraggioso per il Cesanese di Olevano Romano: vini vulcanici dallo stile sincero, vibranti e contemporanei, che sorprendono.

Colombaio Di Santachiara – Toscana

Colombaio di Santachiara è una delle cantine più rappresentative di San Gimignano, nel cuore della denominazione Vernaccia di San Gimignano DOCG. Azienda familiare guidata dai fratelli Logi, nasce da un forte legame con il territorio e da una visione produttiva che unisce tradizione e precisione tecnica. Specializzati nella Vernaccia, interpretano questo vitigno con stile contemporaneo: vini verticali, sapidi, minerali, capaci di evolvere nel tempo grazie ai suoli ricchi di sabbie marine e conchiglie fossili.

Palmento Costanzo – Sicilia (Etna)

Palmento Costanzo è una cantina simbolo dell’Etna e del suo straordinario patrimonio viticolo. Le uve principali sono le varietà autoctone: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per i rossi, Carricante e Catarratto per i bianchi. Lo stile dei loro vini è nitido, vibrante, profondamente minerale. Etnei autentici, capaci di coniugare eleganza, verticalità e una precisa impronta vulcanica.

El Zeremia – Trentino

Cantina El Zeremia è una piccola e preziosa realtà artigianale della Val di Non, in Trentino, conosciuta soprattutto per la produzione del Groppello di Revò, un raro vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente in questa valle. A conduzione familiare, El Zeremia lavora con grande attenzione alla tradizione: vigneti in aree vocate, rese contenute e vinificazioni semplici e trasparenti che lasciano emergere il carattere del Groppello.

Al FIVI di Bologna Filippo Legnaioli (FIOI) ribadisce il ruolo chiave dell’Olio Extravergine di Oliva nella cultura alimentare italiana

Uno degli appuntamenti più autorevoli dedicati ai vignaioli indipendenti, l’intervento di Filippo Legnaioli, Presidente Nazionale di FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti, ha riportato al centro del dibattito un protagonista spesso dato per scontato ma essenziale: l’Olio Extravergine di Oliva.

Legnaioli ha sottolineato come l’extravergine non sia semplicemente un condimento, bensì un pilastro culturale, agricolo e nutrizionale del nostro Paese. «L’olio di qualità – ha ricordato – deve essere riconosciuto come un alimento, non come una merce indistinta. È il risultato di un lavoro artigianale, identitario, legato al territorio e alla sostenibilità».

Un messaggio forte in un momento in cui il settore olivicolo italiano vive sfide legate ai cambiamenti climatici, alla concorrenza internazionale e alla scarsa consapevolezza del consumatore sulla differenza tra un extravergine di alta qualità e un prodotto industriale.

Il FIOI, sotto la guida di Legnaioli, si sta affermando sempre più come un attore fondamentale nella promozione della cultura dell’extravergine. L’obiettivo è duplice: da un lato valorizzare il lavoro degli olivicoltori indipendenti, dall’altro educare il pubblico al riconoscimento delle qualità sensoriali e nutrizionali dell’olio prodotto con cura, trasparenza e rispetto della terra.

Durante l’incontro bolognese è emersa chiaramente la visione della Federazione: l’Olio Extravergine di Oliva non è solo un ingrediente cardine della Dieta Mediterranea, ma un patrimonio da tutelare. Un prodotto che racconta territori, cultivar, manualità, biodiversità, e che oggi più che mai necessita di essere difeso e comunicato con competenza.

Il messaggio finale è stato chiaro: sostenere l’extravergine di qualità significa sostenere la nostra agricoltura, la nostra identità e la salute dei consumatori. E la FIOI, con il suo lavoro di valorizzazione, formazione e difesa dell’autenticità, si conferma un presidio essenziale per il futuro dell’olivicoltura italiana. Il FIVI Bologna 2025 si è confermato molto più di un mercato: è stato un abbraccio collettivo tra chi il vino lo fa e chi lo ama davvero.

Tre giorni in cui fatica, visione e identità si sono trasformate in calici condivisi, storie raccontate, incontri che restano. In un momento storico in cui il mondo del vino cerca nuove direzioni, i vignaioli indipendenti hanno ricordato a tutti da dove si riparte: dalla terra, dalle mani, dalla verità di un prodotto che nasce per essere vissuto, non solo giudicato.

Si torna a casa con qualche bottiglia in più, certo, ma soprattutto con la sensazione che il futuro del vino italiano sia già qui ed è più umano, più consapevole e più luminoso che mai.