Capri, domenica 15 giugno apre Campanella by Quattro Passi

Comunicato stampa 11 giugno 2025

Nuova partnership tra la famiglia Naldi e lo chef 3 stelle Michelin

Campanella by Quattro Passi, la cucina mediterranea di Fabrizio Mellino a Capri

Sapori autentici tra tradizione e contemporaneità

Il giardino mediterraneo del luxury hotel Pazziella Garden & Suites a Capri accoglie da domenica 15 giugno Campanella by Quattro Passi, il nuovo ristorante firmato dallo chef 3 stelle Michelin Fabrizio Mellino.

Una proposta intima e raffinata per gli amanti dell’alta gastronomia mediterranea. A pochi passi dalla piazzetta di Capri si svela come un prezioso scrigno immerso in un contesto di straordinaria bellezza. Protagonista assoluta è una magnolia secolare, testimone di oltre un secolo di storia, e poi erbe aromatiche e piante mediterranee a fare da sfondo all’esperienza di gusto.

Lo chef Mellino con il resident chef Angelo Fumeto trasformano il giardino in un palcoscenico culinario dove i profumi del mediterraneo si traducono in ricercate creazioni gastronomiche. Ogni piatto racconta un frammento dell’anima di Capri: rosmarino, basilico, limoni si intrecciano in un connubio di sapori che celebrano l’eccellenza enogastronomica campana puntando su materie prime di qualità.

Lo storytelling è fatto di rimandi al passato, di vocazione familiare, di sensazioni e ricordi di ciascuno ma anche di momenti ancora da vivere, lasciandosi catturare dall’atmosfera raffinata del luxury hotel Pazziella, guidato dal general manager Alfonso Saraco, e dalla sua intrigante proposta ristorativa.

IL NOME CAMPANELLA

L’identità del luogo si esprime già nel nome scelto per il ristorante, un simbolo dalle molteplici sfaccettature. Portafortuna dell’isola legato ad un’antica leggenda su San Michele, la campanella è anche un fiore colorato che dà il meglio di sé soprattutto in primavera ed estate.

E la cucina dello chef Fabrizio Mellino, punta sempre a valorizzare i prodotti del territorio nel rispetto della memoria, della stagionalità, della tradizione e della contemporaneità.

Poi Campanella è soprattutto inteso come Punta Campanella, il punto di incontro tra l’isola dove nasce il nuovo ristorante voluto da Francesco Naldi (Ceo di Pazziella Garden & Suites) e della sua famiglia – e Massa Lubrense, regno dello storico Quattro Passi della famiglia Mellino.

“L’idea di dare vita al ristorante Campanella all’interno del nostro boutique hotel con lo chef Fabrizio Mellino – spiega l’imprenditore Francesco Naldi – è nata perché apparteniamo alla stessa generazione e abbiamo una stima reciproca. Intendiamo far vivere ai clienti un’esperienza di viaggio ma anche di gusto. Fabrizio Mellino interpreta la cucina mediterranea come piace a me, posso dire che si sono unite in questo progetto due famiglie campane che hanno lo stesso modo di leggere l’ospitalità”.

“Si tratta di un viaggio sensoriale attraverso i sapori autentici di Capri e della Costiera sorrentina reinterpretati con sensibilità contemporanea. Ogni piatto racconta una storia di mare e di terra, di sole e di passione, celebrando l’eccellenza delle materie prime locali, la sostenibilità e la profonda connessione con il territorio. La tradizione è il punto di partenza, l’innovazione è il mezzo per esaltarne l’essenza, offrendo un’esperienza culinaria indimenticabile che sorprende e delizia”, chiarisce Fabrizio Mellino.

IL MENU

“L’Essenza di Capri Rivelata” a cura dello Chef Fabrizio Mellino, mira a bilanciare la ricchezza della tradizione caprese con l’innovazione e la raffinatezza della cucina contemporanea.

Piatti signature

Fettuccine alla Nerano con zucchine, parmigiano e pepe nero

Scaloppina di vitella al limone con capperi, prezzemolo e il suo fondo

Caprese dal cuore morbido, gelato al Disaronno

Lunch dalle 12.30 alle 15.00

Dinner dalle 19.30 alle 22.30

Pompei: The Roof si rinnova all’ombra del Vesuvio

Habita79 MGallery Pompeii ridisegna lo stile dell’ospitalità in chiave luxury in un contesto panoramico e storico di ineguagliabile bellezza. A pochi passi dal Santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei l’arte si mescola col sacro e gli scavi dell’antica città sepolta dalla lava del Vesuvio completano il quadro con una cornice intrisa di richiami alle varie culture, ivi presenti dalla fondazione degli Osci tremila anni fa sino ai giorni nostri.

La terrazza dell’hotel, che vanta sale per meeting, il moderno centro benessere Nuxe Spa ed il ristorante il Circolo al piano terra, si arricchisce della parte prettamente estiva di The Roof, curato da Ferdinando Longobardi, esperienza in strutture all’estero e dal suo aiuto Giovanni Langella.

Una drink list articolata dove trovano espressione le rivisitazioni di cocktail pre o after dinner in chiave afrodisiaca e vulcanica, con titoli accattivanti quali “79 a.C.”, “Lava”, “Gli amanti”, “Have” e molti altri da abbinare alla cucina smart, anche in modalità da tapas, elaborata dall’Executive Chef Roberto Lepre, gavetta formativa con alcune delle Stelle Michelin più importanti in Italia.

Gestire 23 persone nella lunga brigata di cucina delle tre anime ristorative di Habita79 (The Roof – l’osteria e la pizzeria de il Circolo) non è semplice, ma Lepre riesce a sdoppiarsi e persino triplicarsi all’occorrenza, adeguando le proprie ricette in funzione del cliente e delle occasioni.

Il giovedì, ad esempio, la musica accompagna gli ospiti in terrazza, con un dj set internazionale e l’atmosfera giusta per godersi in relax il tramonto su comode sedute sofà o ai tavoli d’assaggio.

Tra le scelte à la carte adatta a tutte le tasche, intrigante la capasanta ai carboni, con spinacino al burro, nduja e quinoa soffiata, così come il tataki di tonno in salsa ponzu, verdurine primaverili al sesamo e maionese di jalapeno.

Lieve correzione di prezzo per chi preferisce una porzione “regular” non accontentandosi di un semplice assaggio in piccoli morsi.

Si prosegue con ribs di maialino della celebre macelleria Cillo, cotte dolcemente e laccate al bbq su patatas bravas e crudo di verdure alla senape.

Prima dei dessert la prova del nove vinta con l’agnolotto strigliato di pasta fresca al basilico, provolone del Monaco e carciofi di Schito in doppia consistenza, di gran lunga il piatto migliore della serata.

Coccole finali con waffle ripieno di semifreddo alla vaniglia, pralinato di arachidi e mou salato. O un croccante bignè craquelin alla nocciola Mortarella. Presente la cantina Tredaniele a suggellare metaforicamente con i suoi vini il connubio delle due coste della Campania, in un filo rosso di gusto tra Cilento e Pompei.

Sorrento: da Vrasa la “brace” che non ti aspetti

Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia… cantava Vasco Rossi nell’immortale Sally. Equilibrio e follia sono le parole giuste per definire le proposte di Vrasa, locale caldo e intimistico nel centro della “dolce vita” di Sorrento.

Francesco e Fiorenza Gargiulo, fratello e sorella nonché giovanissimi titolari, hanno scelto un altrettanto valida coppia di chef per la gestione della cucina open space. Alberto Di Martino e Raffaele Eroico si sono proposti in doppio, ognuno con le proprie passioni, ma con la possibilità di essere autonomi anche in singolo.

Ricette originali per nulla scontate, incardinate nella tecnica degli asadores sud americani o come le tipiche butchery eleganti di stampo mitteleuropeo, arricchite dal tocco di brace presente anche nei dessert. Da ex fondo agricolo per il riposo di cavalli e vitelli ad un comodo giardino botanico, con tanto di orto e piante da frutto che fungono da splendida cornice al lounge bar. Il concept di Vrasa inizia dal suo esterno, per gustare nelle serate estive un aperitivo rinfrancante dalla calura.

Immersi in un’atmosfera quasi bucolica circondati da mura di un antico bastione, ci si sposta poi nel locale interno, dalle ampie vetrate utili a far trasparire i caldi toni del tramonto. Uno chef table consente ai più romantici di cenare osservando le abilità di chi prepara le pietanze al di là del banco. Tante le degustazioni di vino organizzate durante le stagioni, grazie alle oltre 600 referenze in carta ed all’amicizia consolidata con la Maison Tattinger, eccellenza dello Champagne.

Menu atipico, senza la classica distinzione tra antipasti, primi e secondi. Si utilizza, per un ipotetico percorso degustativo da 4 portate per 79 euro, la classificazione degli elementi base, cominciando dalle proteine per virare alla rovescia verso i carboidrati e la pasta fatta a mano, eccezion fatta per il tubettone di Gragnano a marca Il Re della Pasta. Distinzione finale tra il pescato locale, quinto quarto incluso e un piccolo assortimento di tagli di carne comunque presenti, vista l’anima fuochista del ristorante.

Il logo ricalca un uomo preistorico davanti al fuoco ardente, clima perfetto per iniziare la carrellata degli assaggi dalle cozze alla brace su composta di fiori e zucchine, con peperoncino candito. Una leggera spinta sapida ulteriore avrebbe ottimizzato il connubio stravagante tra la campagna ed il mare. La carbonella utilizzata per tutte le affumicature “in doppia camera” è di legno di faggio, particolarmente richiesta per l’aroma neutro non invadente.

La tartare al chimichurri con barbabietola dolce, salsa al wasaby, chutney e radici di loto è dotata di un pizzicore denso che andrebbe moderato a seconda delle esigenze. Come da tradizione il carciofo in più consistenze, servito col suo fondo di salsa alle foglie e prezzemolo e a parte il gambo laccato al miso di sesamo, che dimostra l’estro gourmet dei fratelli Gargiulo.

Il calamaro velato ripieno di bisque blanche, agretti e lupini di mare, spinge con decisione verso il confine tra saporito e salato, corroborato dall’affumicatura intensa. Straordinario il piatto vegan composto da finocchio alla brace, salsa fatta con le barbette del vegetale, gel all’arancia e shichimi, mix di spezie orientali.

Fantasioso e intrigante, invece, l’invenzione della rana pescatrice in pelle di pollo con taccole, lumache di mare e piselli. Cottura a bassa temperatura del pesce e successivo passaggio sui carboni ardenti. Una pietanza di livello impegnativo, su cui si può lavorare in futuro alla ricerca della variazione perfetta.

Pittorico e gustoso il tortello all’uovo, colorato con nero di seppia ed estrazione di barbabietola, farcito da coda di manzo all’Aglianico. Una visione per gli occhi e il palato.

Finale con “Biancofiore”: una torta paradiso con namelaka e sorbetto al limone, su salsa al limone affumicato e confettura.

Ottimo il contrasto di sensazioni, per una chiosa lontana dai canoni dei dessert stucchevoli di una volta.

VRASA

Via Santa Maria della Pieta’, 30
Sorrento (Na)

info@vrasa.it – tel. 3404273961

Napoli: chef Rosario Avolio e La Tattoria tra i vincitori del programma televisivo Foodish

Melanzane pullastiello, scarola e peperone mbuttunato, polpette con la salsa, parmigiana di melanzane.

Tutto fa pensare a uno di quei pranzi della domenica dove un’infaticabile nonna di origine partenopea profondeva per ore – se non giorni- la propria maestria culinaria per la gioia della famiglia, riunita attorno alla tavola.

Siamo invece a Napoli, nel cuore del quartiere Vomero, più precisamente in Piazza Cosimo Fanzago da La Tattoria, accogliente ristorante glamour in stile “jungalow”, dove lo chef Rosario Avolio propone la cucina della tradizione locale.

Tatto Chef ci accoglie personalmente e ci dà il benvenuto come a casa: è proprio tale atmosfera di ospitalità che vuole ricreare nella sua Tattoria e racconta che la passione per la cucina è nata proprio durante le domeniche passate a cucinare accanto alla nonna.

Aperti i battenti poco più di una anno fa, La Tattoria gioca sull’assonanza tra il soprannome che chef Avolio porta con orgoglio sulla casacca – Tatto, il modo in cui i nipotini lo chiamavano da piccoli, non riuscendo a pronunciare bene la parola zio – e il termine trattoria.

Ma la vera svolta è avvenuta da poco tempo, con il programma televisivo Foodish di Jo Bastianich, che ha incoronato il piatto creato e presentato da chef Avolio per l’occasione: la pasta mista ceci e vongole.

Da quel momento, racconta lo chef, in molti sono arrivati incuriositi da questa specialità. Una famiglia proveniente dal Veneto ha persino previsto, tra le tappe del proprio viaggio napoletano, la sosta a La Tattoria per assaggiare la cucina di Rosario.

Stagionalità degli ingredienti? Certamente! conferma chef Avolio, ma sempre nei limiti della sontuosa cucina napoletana e delle verdure alla base dei propri piatti: a breve non sarà più stagione di scarole, ingrediente principale di uno delle preparazioni più richieste, la scarola ripiena, e verrà introdotto il tegamino peperoncini verdi di fiume, cozze e pecorino.

Ci sediamo a tavola curiosi, con un certo languorino e non veniamo delusi nelle aspettative. Il ricco antipasto servito a centro tavola ci permette di degustare tutte le specialità di Rosario e fare un tuffo nel passato, quando non si contavano le calorie nel piatto e riunirsi intorno alla tavola della domenica era un rito irrinunciabile.

Iniziamo con la famosa melanzana pullastiello, fette di melanzana a doppia frittura, ricomposte intere e  ripiene di provola e salame: farcitura ricca come probabilmente doveva essere quella di un piccolo pollo, ‘o pullastiell appunto in napoletano. 

Proseguiamo con altri due classici imbottiti, o meglio ‘mbuttunati, il peperone e la scarola: il primo goloso, col suo ripieno di provola e prosciutto, la seconda di origine popolare, perché usa una farcitura “povera” di capperi, pinoli, uvetta e, quando possibile, qualche filetto di alice.

Non poteva ovviamente mancare la parmigiana di melanzane, succosa come vuole la tradizione partenopea, anch’essa di molta sostanza, perché le melanzane vengono prima fritte e poi composte in sformato. Per chiudere gli antipasti, il tegamino di polpette succulenti al sugo.

Tatto chef ci accoglie in cucina mentre termina la preparazione del piatto cult della serata: la pasta mista – o meglio la mischiata– con ceci e vongole, vincitore del programma condotto da Jo Bastianich.

Foodish, neologismo destinato a entrare di forza nella nostra lingua, che ci fa pensare a qualcosa di mangereccio e godurioso allo stesso tempo, è il programma dell’imprenditore americano che si propone, in trentuno puntate, di scovare piatti della tradizione del Bel Paese rielaborati da una nuova generazione di chef intraprendenti.

Eccoci pronti al piatto di Tatto chef che ripropone il più classico dei primi di mare, la pasta con le vongole, ma lo fa passando ancora una volta attraverso la tradizione partenopea, che già prevede una preparazione che sposa legumi e mitili, la pasta e fagioli con le cozze.

Nell’interpretazione di Chef Avolio, i legumi utilizzati sono i ceci, più aromatici e delicati, il mitile, la vongola. Un’ultima rimestata nel classico coccio e possiamo gustare un piatto appetitoso, in cui l’avvolgente cremosità, unita alla freschezza delle vongole e a una punta di peperoncino, rendono la preparazione equilibrata e armonica.

Tatto chef ci saluta con un dolce semplice, anch’esso frutto della tradizione familiare: una frolla delicatissima ripiena di crema pasticcera aromatizzata al limone.

Ce ne andiamo pensando alla grande cucina del Sud Italia, intramontabile anche in un’epoca in cui l’attenzione all’alimentazione è quasi da estremisti. Il suo elisir di lunga vita risiede nei concetti di tradizione, passione e convivialità.

LA TATTORIA

Piazza Cosimo Fanzago, 117

80129, Napoli (NA)

Salerno: a Le Parùle debutta l’alleanza dei contadini, dal Vesuvio al Cilento, per la pizza mediterranea

Il 3 giugno 2025, l’incontro riservato al mondo dell’informazione e della comunicazione

Dagli orti del Parco del Cilento a quello del Vesuvio, a Le Parùle debutta la rete di contadini che nutre la pizza mediterranea di Salerno

Il prossimo 3 giugno 2025 alle ore 20:00, presso la suggestiva cornice di Le Parùle a Marina d’Arechi, si terrà un incontro riservato a stampa, blogger, influencer, professionisti dei media, produttori ed esperti del settore per la presentazione ufficiale del nuovo progetto e della visione che unisce tradizione, territorio, sostenibilità e comunità.

Partecipare a questo evento esperienziale, significa immergersi in uno spazio sensibile e generativo, dove la filosofia di Giuseppe Pignalosa si fa narrativa viva con una food experience memorabile.

Attraverso una rete di piccoli produttori e contadini degli orti condivisi del Parco Nazionale del CilentoAlburni e Vallo di Diano, insieme a quelli vesuviani, Le Parùle valorizza la dimensione agro artigiana di chi coltiva la terra con passione e fatica.

Con questa iniziativa, Giuseppe Pignalosa porta Le Parùle ben oltre la pizzeria: compie una piccola rivoluzione simbolica che rende il suo locale un ingranaggio attivo nel processo di cambiamento positivo verso la vita di comunità, coinvolgendo aspetti profondi della ritualità collettiva e individuale.

Questo progetto assume una forte valenza educativa e pedagogica, perché ricongiunge non solo idealmente ma anche fisicamente chi coltiva un orto con dedizione a chi, nelle città, è alla ricerca di una degustazione autentica di prodotti genuini, che non provengono da agricoltura intensiva né dalla grande distribuzione.

Giuseppe Pignalosa disegna così uno spazio di scambio, di conservazione di biodiversità e pratiche millenarie, una geografia di relazionisaperi e tradizioni, creando un’alleanza di territorio che rende giustizia alla terra e alle persone.

La pizza di Le Parùle è un panorama da gustare, coltivato con cura e attenzione per la stagionalità, secondo la buona regola della Dieta Mediterranea – Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2010 – e si fonde con l’Arte tradizionale del pizzaiolo napoletano, espressione viva di identità e creatività collettiva, anch’essa riconosciuta dall’UNESCO dal 2017.

Un dialogo tra cultura e sapori che si abbraccia e prende vita nel piatto.

Questo rituale antico coinvolge ogni fase: dall’impasto lavorato a mano, al movimento rotatorio delle mani esperte, fino alla cottura.

La proposta di Le Parùle si arricchisce inoltre della forte connessione con il mare e con il porto turistico di Marina d’Arechi, uno dei più importanti del Mediterraneo, dove il mare diventa ingrediente prezioso e naturale, da valorizzare insieme ai prodotti degli orti.

Le Parùle rappresenta così un’esperienza gastronomica autentica che va oltre la pizza intesa come semplice somma di acqua e farina: è un viaggio che celebra il legame profondo della gente del Golfo di Salerno con il suo territorio.


Dettagli evento:

📅 Data: 3 giugno 2025
📍 Location: Le Parùle – Porto Marina d’Arechi, Salerno
⏰ Orario: dalle 20:00

Comunicazione:
Hubitat – ✉️ info@wearehubitat.com
Referente: Diletta De Sio – 📱 328 1038018 – ✉️ dilettadesio@gmail.com

Regina Ribelle Wine Fest: passeggiare tra le dolci colline della Vernaccia di San Gimignano

Nel cuore della Toscana, dove le colline si inseguono come onde verdi e le torri di pietra svettano verso il cielo, San Gimignano si conferma scrigno di storia e di vino. Regina Ribelle, l’evento che celebra la Vernaccia di San Gimignano, è andato in scena con un’edizione che ha brillato per organizzazione, contenuti e suggestione.

Dal momento in cui Irina Strozzi ha assunto la presidenza del Consorzio, si è respirato subito un’aria nuova: visione strategica, pragmatismo e attenzione alla comunicazione, merito anche del lavoro puntuale dell’agenzia stampa Affinamenti. Nonostante il vento fresco che ha messo a rischio la cena di gala, tutto si è svolto alla perfezione, superando le aspettative.

Unico appunto: nella concitazione degli appuntamenti è mancato un momento di vero confronto collettivo sul futuro della denominazione, per comprendere le direzioni della Vernaccia di San Gimignano oggi, tra tradizione e innovazione. L’inaugurazione, fissata alle 9:00, ha visto una partecipazione ridotta, mentre la degustazione tecnica di 80 campioni tra annate 2024 e Riserva, ha dato voce alle molte anime di questo vino storico, come indicato nell’articolo sui nostri migliori assaggi della versione annata 2024 e Riserva 2023.

Degustazione alla cieca: la Vernaccia di San Gimignano si racconta nei calici

Nelle bellissime sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea R de Grada, ogni calice diventa racconto: vini giovani, freschi e fragranti accanto a riserve più profonde e strutturate. L’eccellenza non è mancata: molti i campioni che si sono distinti con punteggi tra 92 e 95, per eleganza, equilibrio e longevità. Un vino in particolare ha toccato la vetta con 95 punti, grazie a una struttura solida e armoniosa.

Arte e territorio: Galleria Continua e Vernaccia & Pizza

Dopo la degustazione, spazio all’arte con la mostra presso Galleria Continua, dove opere di Shilpa Gupta, Arcangelo Sassolino e José Antonio Suárez Londoño hanno ampliato l’orizzonte sensoriale dell’esperienza. A seguire, cena all’“Lunaria Tuscany” con un inedito abbinamento Vernaccia e pizza d’autore, firmata da tre grandi nomi: Massimo Giovannini (Apogeo), Giovanni Santarpia (Pizzeria Santarpia Firenze) e Tommaso Vatti (La Pergola).

Tour nelle cantine: tre identità, un unico territorio

Il giorno successivo è stato dedicato alla scoperta di tre cantine del Consorzio, ognuna con una visione diversa ma complementare.

Palagetto – Il vino come espressione sostenibile del territorio

Fondata nel 1978, con la sua prima vendemmia nel 1993, Palagetto è oggi una delle realtà biologiche più solide e dinamiche di San Gimignano. Con una produzione annua di circa 600.000 bottiglie, l’azienda ha scelto di intraprendere un percorso di sostenibilità certificata (VSQNP), ponendo al centro il rispetto del territorio e la valorizzazione delle sue varietà autoctone.

Protagonista della degustazione è Arianna, interprete sensibile dell’identità vinicola aziendale. Il viaggio parte dalla freschezza delle Vernaccia di San Gimignano di annata, dove la 2024 si distingue per fragranza e immediatezza: un naso delicato di pera e mela verde, accompagnato da una beva equilibrata e un tipico finale ammandorlato. Interessante la scelta del doppio tappo (vite e sughero), pensata per incontrare gusti diversi, dal mercato americano a quello più tradizionale.

Tra le selezioni, spicca la Vernaccia di San Gimignano Arianna 2023, che unisce equilibrio e precisione aromatica. La Riserva 2022 si presenta invece come un vino ampio e gastronomico, capace di coniugare morbidezza e freschezza, con una struttura adatta a piatti più complessi.

La linea “Uno di Quattro” racconta il lato più moderno della cantina: il Merlot 2021 è morbido e speziato, il Syrah fresco e dinamico, il Sangiovese lineare e territoriale, mentre il Cabernet Franc è ancora in evoluzione, con un legno da domare.

Chiude la degustazione il Sottobosco 2019, un blend maturo che richiama lo stile bordolese con toni vegetali, frutta nera e spezie, e il prezioso Vinsanto del Chianti 2010, vera memoria liquida della Toscana. Con i suoi aromi di frutta candita, erbe officinali e una freschezza ancora viva, è un vino che emoziona e invita alla riflessione.

Fattoria Cusona – Tra storia, identità e visione

A San Gimignano, tra le colline dorate della Toscana, la Fattoria Cusona è molto più di un’azienda vinicola: è un salto nel passato, dentro una storia millenaria custodita dalla famiglia Guicciardini Strozzi. Fondata nel 994, la tenuta oggi si estende per 520 ettari, di cui un centinaio dedicati alla vite, ed è guidata da Irina Strozzi, attuale presidente del Consorzio Tutela della Vernaccia di San Gimignano, affiancata dalla sorella Natalia.

La visita è un percorso affascinante tra le sale storiche e le antiche grotte della tenuta, dove cimeli rari raccontano secoli di storia italiana ed europea. È qui che la Vernaccia trova la sua culla originaria e diventa, vino dopo vino, un simbolo identitario del territorio.

L’esperienza culmina in un pranzo elegante, pensato per esaltare la gamma di vini aziendali, con un tocco di rarità che lascia il segno. La pappa al pomodoro apre il pasto, accompagnata dalla Vernaccia di San Gimignano Titolato Strozzi 2024, seguita da gnocchi di spinaci burro e salvia in abbinamento a tre etichette straordinarie: la Riserva 2020, la Riserva 2019 e una sorprendente Vernaccia di San Gimignano 1986. Quest’ultima, vera protagonista della giornata, brilla ancora per freschezza, con note di confettura di pesca, albicocca e agrumi canditi. In bocca, colpisce per la sua longevità elegante e composta, aprendo la domanda: anche i vini di oggi sapranno sfidare il tempo così?

Chiusura di pasto con Vinsanto di San Gimignano 2015; altra sorpresa è il Vin Santo di San Gimignano DOC 1968: una esplosione di freschezza, frutta matura e candita e aromaticità che dona tanta eleganza e piacevolezza di beva a dispetto degli anni trascorsi in bottiglia.

Il peposo al Chianti, piatto forte della tradizione, chiude l’esperienza abbinato a due rossi di carattere: Sodole IGT Toscana 2020 e Millanni IGT Toscana 2017, a testimoniare l’anima più moderna della tenuta.

Presente anche Ivaldo Volpini, storico enologo della cantina da oltre cinquant’anni, che con la sua esperienza ha contribuito a costruire un ponte tra il passato e il futuro del vino toscano.

Abbazia di Monteoliveto – Dove il vino incontra la spiritualità

A pochi passi dal centro storico di San Gimignano, immersa nella quiete della campagna toscana, sorge l’Abbazia di Monte Oliveto Minore, uno scrigno di storia e spiritualità. Fondata nel 1340 dai monaci olivetani e ampliata nel 1458, l’abbazia ha attraversato i secoli mantenendo intatta la sua importanza culturale e architettonica.

Oggi questa realtà sacra rivive una nuova stagione come cuore pulsante della Fattoria Abbazia Monte Oliveto, azienda agricola di 35 ettari — 20 dei quali coltivati a Vernaccia di San Gimignano. Acquisita dalla famiglia Zonin, la tenuta unisce agricoltura, accoglienza e produzione vinicola, offrendo anche ospitalità in eleganti appartamenti immersi nel verde.

Due le etichette prodotte: la Vernaccia di San Gimignano DOCG, fragrante e fresca, dal profilo immediato e beverino, e la selezione Gentilesca, un vino più strutturato e complesso, pensato per palati più esperti e curiosi.

Il Gran finale in Piazza Duomo

La cena di gala si è svolta nella cornice mozzafiato di Piazza Duomo, firmata dallo chef Gaetano Trovato di Arnolfo Ristorante due stelle Michelin. Il menù, raffinato e territoriale, ha proposto:

  • Riso Riserva San Massimo, zafferano, ossobuco e zucchina in fiore
  • Cinta Senese con asparagi e cipollotto primaverile
  • Fragola, caramello e vaniglia
  • Piccola pasticceria e la celebre Crema di Santa Fina del gelatiere Sergio Dondoli

Protagonisti della serata ovviamente la Vernaccia di San Gimignano serviti dai Sommelier FISAR, le note jazz dell’Accademia Siena Jazz e la presentazione della scultura di Andrea Roggi, simbolo di Regina Ribelle Wine Fest, alla presenza delle autorità locali. San Gimignano continua a dimostrare che la Vernaccia è viva, plurale e in piena evoluzione. Manca ancora un po’ di coraggio nel raccontare questa evoluzione con maggiore coesione, ma il fermento è tangibile.

E questo è già tanto.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Un Piano nel Cielo by Casa Angelina

Ci sono luoghi in Costiera Amalfitana dove le lancette del tempo si fermano. Paesaggi immersi nella bellezza di una natura a tratti ancora incontaminata. Guardando in giro, si scorgono i fiordi e la macchia mediterranea tipica, con i suoi profumi di zagara fresca ed erbe aromatiche. Il verde di alberi e arbusti mescolato con il grigio della roccia granitica ricoperta dalle pomici vulcaniche ed il blu del mare, che vira verso un candido azzurro quando sfiora il cielo all’orizzonte.

Un Piano nel Cielo, il ristorante una Stella Michelin di Casa Angelina a Praiano, non poteva avere nome più evocativo. La struttura luxury, dotata di incantevoli camere e suite vista mare, oltre una SPA moderna, è a basso impatto ambientale e si cela perfettamente nell’insenatura di una piccola baia sottostante. Un percorso a più livelli che dalla spiaggetta privata risale con una lunga scalinata verso il grande orto botanico e frutetto, fortemente voluto dall’Executive Chef Leopoldo Elefante.

Il buen retiro, dove coltivare ortaggi e primizie da inserire nei piatti del menu o semplicemente per accogliere l’ospite incuriosito dall’approccio romantico che sempre ispira l’amore per la terra. Il rooftop dell’Hotel accoglie invece la sala interna e la magnifica terrazza estiva per poter godere delle meraviglie del tramonto, a lume di candela, assaggiando le proposte in carta.

Sala curata in ogni dettaglio dal manager Andrea Confessore coadiuvato da uno staff professionale e competente, in grado di offrire il miglior abbinamento con il cibo tra una selezione vini ampia ed esaustiva. Corretto il ricarico rispetto al turismo d’élite, che sceglie questo angolo paradisiaco per vacanze all’insegna dell’esclusività e della privacy dal mondo esterno.

Brigata di cucina giovane e con tanta voglia di imparare, che segue i consigli e la filosofia dello chef Leopoldo, amante di ciò che è a chilometro zero da pochi ingredienti e grande esaltazione della materia prima, magari condita con spezie ed erbe officinali. Delicatissimi gli ingressi d’avvio, con un bun dal gusto di montanarina e la ventresca in acqua di pomodoro dell’orto.

Si prosegue con merluzzo ed emulsione di peperoni friggitelli e pomodorini gialli. Piatto bello agli occhi e di forte impatto al palato.

Il risotto con blu di bufala e baccalà rappresenta un classico della cucina partenopea contemporanea, cui segue la linguina di Gragnano con ragù di ricciola, pomodoro e susato amalfitano.

Per la pasta fresca il tortello con cappone, provolone del Monaco e chips di patate viola con riduzione di brodo. L’assaggio migliore della serata, prima dell’arrivo dei secondi e della chiusura con i dessert curati dal talentuoso chef de patisserie Michele di Leva.

Il tempo di provare i lievitati come la focaccia con patate, olio extravergine di oliva di Agerola e origano ed ecco il filetto di pesce San Pietro e salsa di mandorla ed il piccione in tre consistenze (carpaccio, spalla, petto) con funghi, aromatizzato con un formaggio al caffè straordinario per estro e visione.

Duetto di dolcezza con il soufflé alla vaniglia ripieno di salsa d’albicocca e con un gelato oleoso, fichi, noci e polvere di Provolone del Monaco, sempre per rispettare la gastronomia del territorio.

Da poco Un Piano nel Cielo ha riaperto i battenti in vista della nuova stagione dopo la sosta invernale: l’occasione ideale per respirare aria di Paradiso.

Pazziella Garden & Suites di Capri: accordo raggiunto con lo chef Fabrizio Mellino, Tre Stelle Michelin con Quattro Passi di Nerano

Si apre una nuova pagina del turismo di lusso in Campania: le tre stelle Michelin del ristorante Quattro Passi di Nerano si uniscono alle cinque stelle del boutique hotel Pazziella Garden & Suites di Capri per una importante avventura: si chiama Campanella by Quattro Passi il nuovo ristorante che aprirà il 15 giugno nel giardino di Pazziella.

Il Ceo di Pazziella Francesco Naldi e lo chef Fabrizio Mellino hanno deciso di unire le loro esperienze in una partnership che porterà la filosofia di cucina autentica dei Quattro Passi – che parla di territorio, tradizione, memoria, ricerca e futuro – nel giardino mediterraneo del luxury hotel di Capri.

Entrambi giovani, impegnati con successo nelle reciproche aziende, Naldi e Mellino vengono da solida tradizione familiare nel campo rispettivamente dell’hotellerie e della ristorazione e hanno visto nel ristorante del boutique hotel Pazziella lo spazio giusto per creare Campanella by Quattro Passi.    

Il giovane tre stelle Michelin Fabrizio Mellino costruirà con Pazziella una sinergia per far vivere agli ospiti un’esperienza gastronomica a trecentosessanta gradi nell’oasi mediterranea che circonda Pazziella Garden & Suites.  

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Il Papavero

Continua il nostro viaggio in Campania nel racconto di 7 luoghi ricchi di cultura gastronomica, premiati dalla più nota guida ristoranti al mondo: la Guida Michelin. Abbiamo già visitato gli stellati Marotta, Osteria Arbustico, O Me o il Mare, Oasis Sapori Antichi.

Proseguiamo verso Eboli, avamposto di frontiera, crocevia di gente e commerci tra la piana salernitana, quella del Sele, il Cilento ed il Vallo di Diano. Città simbolo della letteratura, menzionata nel celebre romanzo di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” nei ricordi del forzato confino subito dall’oppressore Fascista.

Jevule, come viene chiamato il Comune in dialetto, non è più un simbolo di arretratezza contadina, bensì un universo di attività piccole e grandi che sta contribuendo alla forte ripresa, anche in termini di lavoro, del comparto agricolo e vitivinicolo. Lo abbiamo rimarcato nell’articolo Eboli: una fermata di gusto e durante le numerose visite ad eventi di settore e prestigiose aziende rurali a chilometro zero.

Caseifici, produttori di mozzarella di Bufala, allevatori e vigneron; olivicoltori, operatori ortofrutticoli della cosiddetta “Quarta Gamma” e, naturalmente connessi ad essi eccellenti ristoranti. Tra quest’ultimi impossibile non citare Il Papavero, di proprietà di Maurizio Somma deus ex machina del ristorante, proveniente da tutt’altro settore. Da stimato luminare nella Medicina della Riproduzione cominciò dal nulla ad avvicinarsi alla ristorazione di qualità, cercando di ricreare quell’atmosfera di casa che non ha mai smarrito. Neppure nel 2011, dopo l’ambito riconoscimento di una Stella Michelin, riconfermata anno dopo anno dal talento puro dello chef Fabio Pesticcio.

Dai pochi tavoli iniziali agli attuali 30 coperti, ricavati in stanze accoglienti dalle pareti colorate e piene di opere d’arte. Divertente il giardino esterno che dà una sensazione quasi di passeggiata fuori porta nelle primaverili giornate di sole, con arredi moderni in stile shabby chic.

Ma è nel menu proposto che avviene il vero tocco di magia de Il Papavero. Degustazioni a portata di tutte le tasche, che soddisfano i sensi ed appagano la curiosità di vivere un’esperienza elegante e diversa dal consueto. In fondo l’essenza stessa dello scegliere un locale gourmet in linea con il contesto culinario attuale. Pochi fronzoli e tanta concretezza, come il piatto firma di Pesticcio: la pasta mista con polpo e spuma di patate.

Comodi gli entrée di benvenuto e l’antipasto composto da triglia, provola e acqua di scarole per coniugare inventiva e ricette della tradizione. In successione arriva l’uovo cotto a bassa temperatura con porro e pecorino e, per secondo, l’anatra con sedano, rapa e finocchio.

Coccole finali dai dessert di Benedetta Somma, figlia di Maurizio ed autodidatta nel difficile mondo della patisserie. Qui non sono ammessi errori e Benedetta riesce sempre a trovare il modo giusto per contaminare sapori in chiave tra dolce e salato, tecnica rara e contemporanea. Piccola pecca la carta dei vini in via di riorganizzazione dopo il cambio sommelier avvenuto nel 2024, comunque fornita di etichette nazionali ed internazionali di buon livello e dal ricarico calmierato.

“Chef in Pizzeria”: dai Fratelli Salvo arriva Fabrizio Mellino, tre Stelle Michelin con il ristorante Quattro Passi di Nerano

Per una sera viene stravolto il protocollo della Pizzeria Salvo a Riviera di Chiaia (NA). Torna l’evento Chef in Pizzeria, giunto al terzo appuntamento, con un nome di grido tra i gourmet della Campania: lo chef Fabrizio Mellino del ristorante Quattro Passi di Nerano, di recente insignito del prestigioso riconoscimento tre Stelle Michelin dalla celebre Guida internazionale dei ristoranti.

Foto © Alessandra Farinelli

Dei lievitati dei Fratelli Salvo e degli importanti eventi enogastronomici da loro ideati ne abbiamo già parlato in diverse occasioni. I temi chiave del “fare pizza”, al giorno d’oggi, riguardano essenzialmente la composizione degli impasti, la scelta accurata delle materie e dei vari topping. Dai grandi classici a quelli contemporanei, i condimenti rappresentano l’anima vera, la firma di ogni maestro pizzaiolo che si rispetti.

Foto © Alessandra Farinelli

Salvatore Salvo ricorda ancora l’epoca in cui le proposte in carta delle pizzerie seguivano di pari passo il recupero degli ingredienti avanzati nella linea del giorno precedente, con un’accozzaglia (più che contaminazione) di sapori a volte non equilibrati, banali e persino poco appetitosi. Da allora la cultura del cliente è cambiata e l’idea stessa dello scatolame aperto e versato sul disco di pasta, prima di essere infornato, risulterebbe a dir poco blasfemo.

Per fortuna la globalizzazione e la comunicazione di massa hanno eliminato quei confini gastronomici che limitavano la piena espressione del potenziale umano. Perché di questo si tratta, fantasia, gusto e tecniche moderne in sincrono verso la nouvelle vague ormai artistica delle proposte.

Foto © Alessandra Farinelli

A patto però, aggiunge chef Mellino, di considerare la pizza ancora quell’alimento democratico dove ogni consumatore possa capire il proprio estro nell’apprezzare questo o quell’ingrediente magari poco esaltato negli ambienti casalinghi. Se tale occasione venisse meno, il concept stesso di andare in pizzeria o al ristorante, a provare percorsi stimolanti e nuovi, cesserebbe istantaneamente di esistere.

Ecco il vero successo di un mondo che cresce mentre altri sono in crisi: l’aderenza ad una visione che rispetti territorio, qualità e inventiva in un unico piatto. Il rapporto con gli chef stellati assume quindi quel quibus che insegna qualcosa ad entrambi gli attori in gioco. A chi è davanti al forno a spingere in alto l’asticella, non accontentandosi mai neppure davanti ai numeri elevati del fatturato. A chi sta dietro ai fornelli l’amore per la lievitazione e la semplicità, pur nella contaminazione di elementi complessi. Ogni sapore deve essere individuabile nella sua singolarità e apprezzato al meglio nell’unione con gli altri.

Foto © Alessandra Farinelli

Un segreto di Pulcinella forse, eppure la cosa più difficile da realizzare. Così come l’annoso dilemma su quale sia l’abbinamento migliore tra vino, birra, cocktail, bevande fermentate… o semplicemente acqua. Il bartender Edoardo Nono del Rita’s Tiki Room di Milano ha veicolato ai presenti una nuova esperienza con alcuni pezzi virtuosi della mixology.

Mellino, Nono e Salvo: Nerano e Milano si incontrano a Napoli

Foto © Alessandra Farinelli

Casacca del Monaco: un gioco di parole divertente sulla tradizionale “cosacca” napoletana, in omaggio al provolone del Monaco, con basilico fresco e un mix di diverse tipologie di pomodoro emulsionate con olio extravergine d’oliva. Densità e legame profondo con la Campania tra consistenze e persistenze introvabili altrove. Cocktail pimiento, miele, sidro di mela.

Foto © Alessandra Farinelli

Spring Explosion: una proposta dal carattere primaverile, un’esplosione di freschezza e colori con favette, piselli, lardo e – in una variante creativa – un finto lardo realizzato con seppie. Un gioco gustoso tra terra e mare. Cocktail cetriolo, ginepro & bollicine, leggero e stuzzicante nella sua verve vegetale.

Foto © Alessandra Farinelli

Bagnasciuga: una pizza ispirata al mare, ma in chiave delicata. Niente sapori invadenti: merluzzo al posto del baccalà, marinato sotto sale e poi cotto in olio cottura, accompagnato con scarola alla napoletana, olive nere, polvere di capperi e quinoa soffiata, a simboleggiare la sabbia del bagnasciuga. Cocktail pomodoro, agave e origano, rivisitazione del classico Bloody Mary.

Foto © Alessandra Farinelli

Caserta indiavolata o Cedro e Salame con base al salame sotto sale, alleggerita dalla freschezza del cedro, ha fatto capire davvero cosa significhi una linea ed una proposta gourmet in questo territorio. Senza fronzoli, va dritta alla mente e da lì non svanisce. Cocktail finocchietto, pera&resina.

Foto © Alessandra Farinelli

Nuvola di Pastiera in chiusura del percorso: una pizzetta montanara farcita di ricotta profumata ai fiori d’arancio e grano cotto, ispirata alla tradizione pasquale. Semplicemente straordinaria rivisitazione del dolce tipico pasquale, con quel tocco di Costiera nella composizione cremosa della farcia. Cocktail fumo, fragola, peperone Anchoreyes rosso.

Un ringraziamento all’ufficio stampa Véronique Enderlin per l’ottima organizzazione e alla fotografa Alessandra Farinelli per gli splendidi scatti della serata.