I vini di Podere Pellicciano nell’incantevole borgo di San Miniato

Se si pensa a San Miniato, viene immediatamente in mente il tartufo bianco e proprio dal seminario condotto sul pregiato tubero nostrano inizia il press tour organizzato da Claudia Marinelli di Darwine & Food Comunicazione e Podere Pellicciano.

Dettagli utili alla raccolta del tartufo da parte dell’azienda sanminiatese Nacci, mancava solo la caccia al tartufo accompagnati, magari, dagli splendidi lagotti cercatori infallibili.

San Miniato, però, è anche zona dove la viticoltura affonda le radici nel lontano passato. Dopo una passeggiata tra i vigneti a Bucciano con i fratelli Fabio e Federico Caputo, ci siamo diretti al Ristorante Brassica di San Miniato e deliziati dai piatti preparati dallo chef Andrea Madonia in abbinamento con le vecchie annate di vini di Podere Pellicciano.

Al mattino seguente abbiamo effettuato la degustazione in azienda e poi la visita in cantina, per assaporare anche alcuni campioni sia da vasca che da botte, al cui termine è seguito uno squisito pranzo in azienda realizzato magistralmente dallo chef Armando Brigai del Ristorante Olivum di Ponte a Elsa. Piatti ben preparati e ben calibrati con ingredienti territoriali e, naturalmente, ottimi vini.

Podere Pellicciano è stato acquistato dalla famiglia Caputo nel 2003 come casa di campagna; allora era conosciuto come Vallechiara, posto a poca distanza dal centro abitato del Borgo etrusco di San Miniato (Pi). Un antico podere che risale al 1830 e che vanta oggi circa 10 ettari vitati e 3 ettari di olivi, da sempre gestiti secondo i dettami dell’agricoltura biologica nel massimo rispetto dell’ambiente, con certificazione BIO ottenuta nel 2016.

Le varietà coltivate sono quelle storiche trovate in eredità nelle vecchie vigne, propagate e inserite per selezione massale anche nei nuovi impianti: Sangiovese, Malvasia Nera, Colorino e Canaiolo per quanto riguarda le varietà a bacca rossa; Trebbiano, Malvasia Bianca, San Colombano e Vermentino a bacca bianca.

Il suolo è ricco di tufo in superficie e di argilla in profondità con presenza di fossili marini. Le altimetrie dei vigneti in località Bucciano sfiorano i 280 metri s.l.m.. Una scelta ben ponderata è stata quella di non mettere a dimora nessuna varietà internazionale, in un periodo ove molti altri vigneron lo facevano. La varietà preferita è la Malvasia Nera: avendo un ciclo più breve rispetto ad altri, le condizioni climatiche sono ideali per scongiurare le gelate primaverili. Un’areale che dà origine a vini meno strutturati e possenti, ma al contempo più eleganti. Le escursioni termiche tra le ore diurne e notturne sono notevoli, fattore importante per ottenere una buona complessità aromatica. Le correnti marine donano infatti una buona ventilazione alle dolci colline sanminiatesi.

Una splendida realtà a conduzione familiare, Concetta, la mamma, si occupa delle visite in cantina e l’accoglienza dei molti turisti che visitano San Miniato, Fabio si occupa di tutta l’attività commerciale e Federico, l’enologo, si occupa sia dei vigneti sia di tutta la produzione in cantina. Prevalentemente i vini da loro prodotti sono in purezza, recentemente anche qualche blend. Alcune etichette sono dedicate ai figli, sulle quali campeggia il soprannome, Il Biondo dedicato a Fabio, Cimba a Martina e Tricche a Federico.

Un’azienda giovane ed emergente della quale senza ombra di dubbio sentiremo parlare molto in futuro e bene. Una famiglia affabile e molto ospitale, il bello del mondo enoico.

I vini degustati

Il Biondo Toscana Igt 2023 – Vermentino, Malvasia Bianca e Grechetto – dalle nuance giallo paglierino ed un naso in cui giungono sentori di fiori di camomilla, pesca, ananas e vibrazioni agrumate. Sorso saporito e di buona corrispondenza.

Fonte Vivo Toscana Igt 2021 – Trebbiano in purezza  – Giallo dorato, sprigiona note di albicocca, caramella d’orzo, erbe officinali, dal gusto pieno e persistente.

Chianti Docg 2023 – Sangiovese, Colorino e Canaiolo – Rubino vivace, rimanda subito a sentori di giaggiolo, mora e frutti di bosco.  Fresco, sapido e coerente.

Tricche Toscana Igt 2021 – Sangiovese 70%, Malvasia Nera 20% e Colorino 10% – Rosso rubino intenso, salgono all’olfatto note di rosa, prugna, mora, sottobosco e nuance balsamiche. Sorso vellutato, equilibrato e coerente .

Egola Toscana Igt 2020 – Malvasia Nera – Rubino intenso, rimanda sentori di mora, ribes nero, liquirizia e spezie. Al palato risulta setoso, armonioso e tipico.

Egola Toscana Igt 2021 – Malvasia Nera – Rubino intenso, libera note di rosa, giaggiolo, frutta nera e tabacco. Allungo finale fresco, saporito e leggiadro.

Buccianello Toscana Igt 2021 – Colorino – Rubino impenetrabile,  si percepiscono note di mora, prugna, ribes e pepe nero, setoso, delizioso e decisamente lungo.

Buccianello Toscana Igt 2020 – Colorino – Rubino impenetrabile, emana sentori di rosa, ciclamino, frutti di bosco e spezie, dalla bocca fresca, saporita e leggiadra.

Prato della Rocca Toscana Igt 2020 – Malvasia Nera, Sangiovese e Colorino in uvaggio e coofermentati – Rubino impenetrabile, rivela note di frutta rossa e spezie dolci. Avvolgente, accattivante e persistente.

Prato della Rocca Toscana Igt 2019 – Malvasia Nera, Sangiovese, Colorino in uvaggio e coofermentati – Rubino impenetrabile, dipana sentori di mirto, frutti di bosco,  sottobosco e spezie dolci, attacco tannico poderoso e buona piacevolezza di beva.

Podere Pellicciano
Via Serra, 64
56028 San Miniato (Pi)
www.poderepellicciano.it

VitignoItalia 2024 alza i sipari alla Stazione Marittima di Napoli ed è subito un successo di pubblico e operatori del settore

Prima giornata di VitignoItalia ospite, per la sua XVIII edizione, della Stazione Marittima di Napoli. 20Italie presente all’inaugurazione con gli autori Ombretta Ferretto e Carmela Scarano.

Grande partecipazione di pubblico per le oltre 300 cantine presenti, molte non regionali, che sempre di più investono nel mercato campano: VitignoItalia rappresenta una finestra su una regione come la Campania sempre più attenta ai vini provenienti da tante Denominazioni italiane. 

Grande soddisfazione di Diego Tomasidirettore Consorzio del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene – protagonista della prima masterclass della giornata: “È una novità la nostra presenza come Consorzio a questa manifestazione. Non mi aspettavo così tante persone interessate e desiderose di capire che il Prosecco non è solo una denominazione generica, ma incarna l’essenza di un’areale storico, costituita da 3000 cantine e altrettante famiglie. Oggi siamo venuti qui a raccontare questa bellissima storia “.

Forte la presenza campana con produttori da sempre presenti e nuovi arrivi. 

“Per la cantina di Solopaca un evento come Vitigno Italia rappresenta l’occasione per far conoscere al pubblico i progetti di ricerca e lo studio dietro alcune delle nostre etichette, come le macerate di falanghina”, ci racconta Rosa Falluto di Cantina di Solopaca, soddisfatta dell’affluenza di un pubblico attento e preparato. 

Per la giornata di oggi previste altre masterclass tra le quali una verticale di “Plenio” Verdicchio dei Castelli di Jesi di Umani Ronchi.

Ed è solo l’inizio, ne vedremo delle belle nei giorni a seguire.

Masi Agricola: la Valpolicella in tour a Napoli da Cisterna Bistrot

Nord chiama Sud: la Valpolicella proposta nei vini di Masi Agricola e i piatti dello chef Pierpaolo Musto di Cisterna Bistrot a Napoli.

Evento organizzato grazie all’impegno di Titti Casiello, nostro autore di 20Italie, quest’oggi invece in veste di intermediaria tra due realtà che fungono da guida nel panorama enogastronomico. A Napoli le contaminazioni esistono da sempre e da Cisterna Bistrot, sotto le mani sapienti di chef Pierpaolo Musto, vanno in scena piatti della tradizione rivisitati appositamente in chiave veneta per l’ospite d’onore: i vini di Masi Agricola.

Chef Pierpaolo Musto

La storia di Masi inizia nel 1772, data della prima vendemmia della famiglia Boscaini nei pregiati vigneti del “Vajo dei Masi”, valle nel cuore della Valpolicella Classica. Da qui prende il nome l’azienda, tuttora di proprietà della famiglia, che, dopo oltre 200 anni di appassionato lavoro, opera attivamente oggi con la sesta, settima e ottava generazione. Fanno parte del Gruppo anche le cantine Conti Serego Alighieri, Conti Bossi Fedrigotti e Canevel, oltre le Tenute a conduzione biologica Poderi del Bello Ovile in Toscana e Masi Tupungato in Argentina.

Il menù prevedeva un trittico composto da:

alici ‘mbuttunate in saor accompagnate dal Valpolicella Classico Doc “Possessioni” 2021 di Serego Alighieri, classico incontro di uve Corvina, Rondinella e Molinara (clone Serego Alighieri da una vigna a piede franco), dai tannini morbidi e dall’ottima bevibilità fruttata.

Montanarina con baccalà mantecato proposta in abbinamento al Rosso Verona IGT “Campofiorin” 2020, una vendemmia tardiva in stile tipico per l’areale ed una tecnica peculiare, affinatasi negli anni, che consiste nel far rifermentare la massa vinosa sulle bucce semi-appassite dell’Amarone. Potenza e controllo viaggiano sullo stesso ritmo, non coprendo la delicatezza della mantecatura.

Polenta con salsiccia e friarielli servita con Amarone della Valpolicella Classico Docg Riserva “Costasera” 2017. La storia di Masi qui presentata in un’annata straordinaria, che ha consentito di ottenere un vino dalla gradevole freschezza non rimarcata da eccessive sensazioni morbide.

Prima del gran finale non poteva mancare il classico Risotto all’Amarone, eseguito alla perfezione con l’aggiunta di yogurt di bufala e nocciole di Giffoni. Qui la maggiore età dell’Amarone della Valpolicella Classico Docg “Vaio Amaron” 2016 di Serego Alighieri, con le sue nuance da confettura di frutti di bosco e una speziatura completa tra pepe nero e cannella, ottiene il massimo consenso dei presenti.

Chiusura su un plateau di formaggi erborinati a base di latte di pecora e bufala, ben sorretti dall’avvolgenza del Recioto della Valpolicella Classico Docg “Angelorum” Masi e sulle frittole veneziane (simili alle zeppole partenopee) con crema al limone di Sorrento con un calice di Elisir allo zenzero in Grappa di Amarone Masi.

Un prodotto di particolare rarità e degno di una serata all’insegna del buongusto, dell’eleganza e della musica jazz, con le indimenticabili melodie di Ella Fitzgerald.

I vini della cantina Alabastra

Galeotto fu il bagliore della bianca spiaggia di Costa Rei, Sardegna sud-orientale. Era il 2016 e proprio su quegli arenili Lucia Pintore, orgogliosamente sarda, e suo marito Angelo Valentino, irpino altrettanto orgoglioso, decidono di dare vita alla cantina Alabastra. Lei sommelier professionista, relatrice A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier) e miglior Sommelier d’Italia 1987 (prima volta per una donna); lui enologo già alle dipendenze di importanti “maison” irpine poi, tuttora, consulente freelance per varie aziende vitivinicole campane. Quale migliore sinergia per dar vita ad una produzione enoica tutta propria.

Da sinistra l’enologo Angelo Valentino, l’autore di 20Italie Antonio Follo e Lucia Pintore

La sede irpina nel centro storico di Cesinali, ove da qualche settimana è stata inaugurata un’accogliente sala degustazioni con annesso punto vendita, è idealmente proiettata oltre le coste continentali verso il waterfront isolano. Il genius loci, in questo caso, si raddoppia con un ponte ideale tra Campania e Sardegna. Una rivendicata continuità territoriale tra i due luoghi dell’anima di Lucia ed Angelo attraverso l’universale, ecumenico linguaggio del vino.

La dimensione ultraterritoriale del progetto è indicata già nell’etimo stesso del nome aziendale: da Alabastron, raffinato e sinuoso contenitore in terracotta utilizzato in remotissime epoche in tutto il bacino dell’Egeo e del Mediterraneo meridionale. Anche se, all’osservazione nel calice delle giallissime livree dei bianchi assaggiati, il pensiero fatalmente corre alle dorate tonalità dell’omonima pietra minerale. 

I vini sono ottenuti da una accurata, maniacale selezione in campo delle uve da acquistare: Fiano, Greco e Aglianico in Irpinia; Falanghina nel Sannio e Carignano nell’isola di Sant’Antioco per produrre un sorprendente, straordinario IGP Isola dei Nuraghi assaggiato in versione 2016. E’ proprio quest’ultimo a indurre ulteriormente la curiosità del cronista; non solo per l’interpretazione davvero magistrale del winemaker Angelo Valentino ma anche per la dedica al nonno di Lucia il cui soprannome in sardo era proprio Achibera (aquila reale) come il nome di questo vino in etichetta.

Le etichette riproducono coloratissimi quadri di un’artista messicana conosciuta quasi per caso da Lucia e la cui pittura costantemente s’ispira alla dimensione onirica del vino. A farci caso, peraltro, i vini recano nomi propri e iniziano e terminano, proprio come il nome della casa madre, con la “a”: Alania, Agata, Astralèa, Aregha, quasi a sottolineare una cifra stilistica che non si esaurisce con il processo produttivo strettamente inteso.

Una gamma di tutto rispetto in considerazione della gioventù di Cantine Pintore & Valentino che si completa con lo spumante brut Charmat lungo ottenuto da sapienti blend di uve bianche irpinosannite e, soprattutto, da un suadente, carezzevole liquore al mirto nero di Sardegna: basterebbe assaggiare il solo Adarchìa per capire, oltre ogni narrazione, l’amore viscerale, inossidabile di Lucia per la “sua” Sardegna.

In epoca di “ponti” annunciati e non, questo di Alabastra ci sembra ben riuscito!

Ristorante Acqua & Sale a Scafati: dal mare al piatto il passo può essere davvero breve

La cucina di mare è anzitutto freschezza, delicatezza e immediatezza, tutto il resto rischia di essere una bella improvvisazione, oppure finisce ad aringhe, sardelle e stoccafisso. Altrettanto facile confondere il saporito delle materie prime con il gustoso estratto invece dal pescato ancora vivo, cogliendo con maestria sottili sfumature al palato, a patto che la mano sia consapevole e delicata.

Giorgio Vitiello ha le idee ben chiare e tutte le carte in regola per celebrare la Dieta Mediterranea, lo fa abilmente attraverso la sua personale versione di cucina marinara: semplice e curata, diretta e consapevole, genuina ed onesta. Quando si tratta di mettere in tavola un gran crudo, quello del giorno si intende, lo mette senza astrattismi che pesano più del pescato, senza quelle trovate da manuali di food cost per i brillanti che mangiano pane e volpe insomma: qui il crudo di mare è il crudo di mare e le patate restano patate.

Inutile girarci troppo attorno: se c’è un locale dove il pesce viene cucinato ad arte e senza fronzoli nell’Agro Sarnese Nocerino questo è il ristorante Acqua & Sale di Giorgio Vitiello. Giorgio è nato a Gragnano nel 1986 da una famiglia operaia, assieme a suo fratello Agostino e sua sorella Rosa. Grazie alla madre Anna ed al papà Angelo, si appassiona fin da subito alla cucina semplice, quella fatta con amore ed ingredienti sani.

Una passione connaturata che gli deriva sia dai nonni materni, provenienti dal comune di Lettere dove impara a riconoscere i sapori dell’orto, il vino e l’olio buono, che dai nonni paterni di Pompei. Giorgio non dimostra soltanto un’eccellente predisposizione ai piaceri della buona tavola, ma si rivela precoce anche nel destreggiarsi ai fornelli: prima di frequentare il vicino istituto alberghiero di Pagani, riesce a cavarsela piuttosto bene nelle cucine dirette da suo zio Gaetano, allora chef della vecchia scuola presso il famoso ristorante ‘A Reccia in quel di Scafati.

Una palestra di vita e di mestiere che gli ha fatto comprendere il sogno di diventare un bravo cuoco e ristoratore tra i più accoglienti. C’è chi il mare se lo tiene dentro e chi invece lo esprime, lo traduce e lo tira fuori con tutta la forza e la generosità, assieme a quella straordinaria vivacità di colori, profumi e sapori. Il Mediterraneo nel piatto detto in parole povere. Di strada il nostro Giorgio ne ha fatta tanta, impegnandosi da autodidatta e specializzandosi come chef a bordo di yacht di lusso, fino ad aprire il suo ristorante nella stessa città di Scafati ove si è poi trasferito.

Acqua & Sale è oggi a tutti gli effetti un punto di riferimento per una fascia di clientela trasversale, fatta da persone tanto alla ricerca della semplicità, in un ambiente easy e non precostruito, che da palati raffinati ed esigenti: un locale che lo stesso chef e patron va fiero di gestire assieme allo staff ed alla sua bella famiglia, con assertiva complicità e gioco di squadra, liturgica attenzione per le preparazioni e spensieratezza.

Il ristorante fondato nel 2012, è nato proprio accanto ad una pescheria, quella gestita dai genitori di Giorgio Vitiello, avviata un paio di anni prima. Due attività complementari che hanno un solo obiettivo: portare il mare in tavola anche per il tramite della sua Sea School. Un laboratorio creato per scoprire come riconoscere il pesce fresco a 360°, come pulirlo e sfilettarlo, cucinarlo ed apprezzarlo nella sua stagionalità. La wine list può e deve migliorare, i vini sono quelli che piacciono allo chef e comunque assolvono abbastanza bene alla loro funzione.

Con un servizio in sala semplice, garbato e competente arriva a tavola la benedizione dell’olio extravergine d’oliva e del pane buono e, a seconda del periodo dell’anno, il pescato crudo, gli antipasti marinati, cotti e sfiziosi, i primi della tradizione col tocco di classe, i secondi non confinati nelle solite orate, dentici e spigole e con i contorni dell’orto sempre di stagione. Il tutto cucinato al momento e in maniera millimetrica: il giusto tempo, quello ottimale per non profanare i sapori del mare ed esaltarli.

Qualche esempio? Tra gli antipasti caldi il polpo verace alla brace, broccolo nero e prugna fermentata e la parmigiana di pesce bandiera; tra i primi lo spaghettino aglio, olio e peperoncino, crudo di scampi al limone, beluga e polvere di alghe, piuttosto che gli gnocchi di patate al ragù di polpo verace, caprino dolce e basilico; tra i secondi il barbecue del giorno e la ricciola con zucchine marinate ed i loro fiori, ma varrebbe il viaggio anche per una frittura di mare da manuale. I dessert? Sceglieteli voi.

Ogni tanto Giorgio si diletta a proporre la cucina di terra, celebrando ingredienti locali ed amici produttori, come Paolo Amato e Giuseppe Pastore, senza snaturare la sua vocazione primaria, anzi ricordando che Acqua & Sale non vive di ingessature ma è social e accogliente. Una cucina concreta, generosa ed elegante, capace di spaziare e di rinnovarsi costantemente, senza mai perdere di vista la vera mission: soddisfare l’ospite genuinamente e ricevere in cambio la gioia di vederlo tornare.

Napoli: presentato il Brunello di Montalcino Riserva Renieri di Bacci Wines a Palazzo Petrucci

Per il primo evento a Napoli dedicato alla stampa e agli operatori del settore lo scorso 15 Maggio, il gruppo Bacci Wines ha scelto il ristorante una stella Michelin Palazzo Petrucci per presentare il Brunello di Montalcino Riserva Renieri.

La Docg rappresentativa del territorio toscano all’estero è solo una di quelle confluite nel patrimonio vitivinicolo della famiglia Bacci. A partire da Castello di Bossi in Chianti Classico, acquisito nel 1984 da Marco Bacci, passando per Renieri (Brunello di Montalcino) e Terre di Talamo (Morellino di Scansano), oggi gli oltre 200 ettari vitati complessivi arrivano ad includere territori fuori dalla Toscana con Terre Darrigo, nel versante dell’Etna, e la recentissima acquisizione di Blue Zone a Mamoiada in Sardegna.

Una storia lunga quarant’anni, partita da un contesto imprenditoriale lontano dal vino (Marco Bacci nasce come imprenditore nel mondo dell’abbigliamento in un’area e in un’epoca –  quello della provincia di Firenze tra gli anni ‘70 e ‘80 –  in cui il settore tessile rappresentava ancora la prima voce del Pil italiano) e diventata con Jacopo, classe 1984, il cuore dell’attività di famiglia.

Laureato in enologia e impegnato nella promozione commerciale delle cantine di famiglia sui mercati esteri, Jacopo ha presentato insieme a Raffaele Vecchione, enologo e critico enologico, una verticale di vecchie annate Brunello di Montalcino Riserva, dalla 2010 fino alla 2013, insieme all’annata corrente del Brunello di Montalcino, la 2019.

L’obbiettivo centrato appieno era quello di evidenziare l’evoluzione di una denominazione storica in un’azienda a conduzione biologica relativamente giovane – l’acquisizione di Renieri risale al 1998 – partendo dagli inizi. Nuova cantina, nuovi impianti, nuovi vigneti che hanno espresso la loro prima vendemmia nel 2010, la prima anche delle annate in degustazione. Sono seguite la 2011, 2012, 2013 con un percorso di cantina molto simile, ma un approccio in vigna differenziato a seconda delle difficoltà climatiche; la degustazione si è chiusa con la 2019 quale punto di riferimento del percorso compiuto fino a questo momento.

Renieri si estende con i suoi 120 ettari, di cui 30 vitati, a sud-est di Montalcino, all’ombra del Monte Amiata, su terreni vulcanici, costituiti prevalentemente da calcare e roccia mischiati ad argille rosse e tufo. La vendemmia è manuale, la fermentazione avviene esclusivamente in acciaio con lieviti indigeni, l’affinamento in legno grande.

La 2010, considerata tra le migliori annate di Brunello, si presenta nel nostro bicchiere matura già nel colore arancio scarico e nel naso di sottobosco umido, di fiori appassiti e ruggine, mentre conserva buona freschezza e succosità al palato.

Più fredda e chiusa la 2011 che esprime in prima battuta un frutto a tratti acerbo, su verticalità di palato. Annata controversa, con un inverno freddo e una bolla di caldo estremo ad agosto, in questo bicchiere, spiega Jacopo, si capisce il lavoro in vigna, con grappoli fino a completa maturazione.

La 2012, altra vintage cinque stelle per il Brunello di Montalcino, si esprime invece in maniera ricca e possente con una chiara presenza del frutto in buon equilibrio con le nuance floreali, mentre in bocca risulta avvolgente e cremosa, più distesa della precedente 2011.

La degustazione delle vecchie annate si conclude con la 2013, sfaccettata nel naso da piccoli frutti rossi, muschio di montagna, canfora e lineare al palato con freschezze a tratti balsamiche. Il bicchiere più centrato nell’equilibrio gusto olfattivo.

Il salto alla 2019 è vertiginoso e ci porta, questa volta con un Brunello di Montalcino ancora giovanissimo, a tratti timido, con una percezione chiara del frutto e un sorso snello. Parliamo di un’annata lenta nella maturazione arrivata agli inizi di ottobre con una buona resa qualitativa. Necessita di tempo per esprimere al meglio i tratti tipici del varietale, quel Sangiovese che ha fatto la storia del Brunello di Montalcino.

RENIERI

Località Renieri

Strada Consorziale Pian dell’Asso 53024 Montalcino (SI)

Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest – day by day: giorno 1

Ci sono territori che si smarcano da qualsiasi contesto enogastronomico produttivo. San Gimignano ha sempre giocato un doppio ruolo in Toscana: quello di uno dei borghi più belli d’Italia (e del mondo) e quello dell’essere un Comune ad alta densità di aziende impegnate nel settore agroalimentare. Prodotti tipici, contornati da aneddoti storici ineguagliabili e, naturalmente, il vino Vernaccia di San Gimignano cui si ispira l’evento Regina Ribelle Wine Fest.

Due giorni densi che hanno registrato la presenza di 1000 wine lover ed oltre 90 giornalisti italiani e stranieri, con un programma ricco di degustazioni itineranti per il centro storico della città, ma anche wine tasting e laboratori di abbinamento cibo-vino con i prodotti tipici toscani. All’ombra delle numerose Torri tutto sembra più bello, in una calma serafica che solo le colline toscane sanno donare al visitatore. Piccole botteghe, viuzze ed anfratti dove i colori si mescolano tra di loro, con le sfumature tenui della luce primaverile.

Il Presidente del Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano Irina Strozzi

Il Presidente del Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano, Irina Strozzi, ha aperto ufficialmente la manifestazione nella suggestiva Sala comunale di Dante, ripercorrendo la lunga storia di questo antico vitigno, senza dimenticare le sfide del presente e del futuro, a partire dai cambiamenti climatici. Presentata la non semplice annata 2023, particolarmente complessa per tutte le denominazioni italiane; proprio in questo difficoltoso andamento climatico, la Vernaccia di San Gimignano ha dimostrato un sorprendente “colpo di reni” con vini godibili, succosi e serbevoli, come scritto nell’articolo Anteprima Vernaccia di San Gimignano Wine Fest “Regina Ribelle”.

Il Consorzio nasce il 3 luglio 1972 per volontà di alcuni viticoltori e nel 1993 ottiene l’ambita Denominazione di Origine Controllata e Garantita per la Vernaccia di San Gimignano, mentre è del 1996 la DOC San Gimignano Rosso. L’idea proposta è stata vincente: unificare il momento delle valutazioni critiche per la stampa a quello della conoscenza del territorio con visite in cantina e molti momenti di confronto tra produttori ed esperti di settore.

Dal lontano 1276, anno della prima menzione della Vernaccia di San Gimignano, il percorso secolare l’ha vista sempre come grande protagonista dell’eccellenza da un platea di grandi della storia come Dante, Michelangelo, Boccaccio, Redi, Manzoni, Chaucer Deschamps, Francis Scott. Il vino dei Papi e dei Signori potenti dagli appena 768 ettari iscritti al Registro Nazionale.

L’enologo Ovidio Mugnaini

Regina Ribelle ha ospitato anche il prestigioso Premio Gambelli, assegnato ogni anno al miglior enologo under 40, promosso da Aset Toscana (Associazione Stampa EnoGastroAgroAlimentare Toscana) in ricordo del maestro assaggiatore Giulio Gambelli, assegnato stavolta a Ovidio Mugnaini, giovane enologo toscano dell’azienda La Sala del Torriano.

Un rosso vestito di bianco, dal sapore potente, genuino, pieno di corpo e sensazioni fresche, dal finale quasi tannico, ma che ben si adatta alla versione spumantizzata ed a contenitori differenti dal cemento all’acciaio, al legno e persino alla terracotta. Sono stati 37 i vitivinicoltori presenti ai banchi d’assaggio per 37 anime “ribelli” diverse. Nulla sarebbe stato possibile senza un’adeguata interazione con la Regione Toscana, presieduta da Eugenio Giani e con l’Amministrazione Comunale grazie al sindaco Andrea Marrucci.

Da sinistra il sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci, il vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi ed il Presidente Eugenio Giani

Le giornate a tema si sono concluse con una cena di gala allestita nello scenografico Chiostro di Sant’Agostino e curata dai ristoranti di San Gimignano Linfa e San Martino 26. Durante la serata sono stati anche presentati i piatti artistici delle edizioni 2023 e 2024 dedicati a Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest creati dalla ceramista locale Silvia Berghè, dedicati al connubio tra vino, artigianalità e gastronomia.

Nel prossimo articolo vi racconteremo il momento più entusiasmante del tour: quello delle visite in cantina, in attesa della prossima edizione di Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest che si terrà dal 14 al 18 maggio 2025 a San Gimignano.

Montevertine: la storia della famiglia Manetti

Nelle dolci colline di Radda in Chianti, borgo affascinante in provincia di Siena, si estendono i vigneti che danno vita ad alcuni dei vini più celebrati d’Italia. Benvenuti nel regno del Sangiovese, un territorio dove la famiglia Manetti ha scritto una storia di passione e dedizione vinicola che affonda le sue radici negli anni ’60.

La storia della famiglia Manetti inizia a Poggibonsi, quando Sergio Manetti, padre di Martino, proprietario di un’industria metallurgica produttrice di lamiere per elettrodomestici, decise di cambiare vita. Fu nel 1967 che, in un’asta poco frequentata, riuscì ad acquistare una tenuta nella zona del Chianti a un prezzo irrisorio. Da quell’anno, la tenuta divenne la culla di una nuova impresa vitivinicola, con la produzione del primo vino nel 1971.

Le vigne della tenuta si estendono su 20 ettari di terreno principalmente composto da galestro, suddiviso in nove zone: Le Pergole Torte, Montevertine, Il Sodaccio, Il Casino, Selvole, Pian del Ciampolo, La Casa, Docciola e Villanova. Il Sangiovese domina incontrastato con il 90% delle viti, mentre il restante 10% è costituito da Colorino e Canaiolo, vitigni tradizionali che rafforzano l’identità del territorio.

I vigneti sono coltivati secondo metodi tradizionali e innovativi: il sistema Guyot per le vigne più vecchie e il Cordone speronato per i nuovi impianti. Dal 2009, la gestione dei vigneti è completamente biologica, con l’inerbimento dei filari e l’uso di compost aziendale per la concimazione.

I Vini della Famiglia Manetti degustati

Pian del Ciampolo 2022 è un Sangiovese in purezza, fermentato in vasche di cemento per 25 giorni e successivamente affinato per 12 mesi in botti di rovere di Slavonia. 

La 2022 annata di grande piacevolezza di beva, che ha integrato una giusta dose di morbidezza rispetto ai sangiovese più freschi e austeri.

L’annata 2004 dimostra invece una sorprendente freschezza dopo 20 anni, con un tannino fine che esalta le caratteristiche del Sangiovese.

Montevertine è il vino storico della cantina, prodotto dal 1971. Composto al 90% da Sangiovese e al 10% da Colorino e Canaiolo, fermenta per 21 giorni in vasche di cemento dove segue la fermentazione malolattica e poi matura per 24 mesi in botti di rovere di Slavonia, un legno che conferisce al vino una struttura elegante senza sovrastare le note fruttate e floreali del Sangiovese. Successivamente, il vino riposa per altri tre mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio.

La 2021 si presenta con un colore rosso rubino intenso, al naso, offre un bouquet complesso e raffinato di frutti rossi maturi, ciliegia, e note floreali di viola. Al palato si distingue per freschezza ed eleganza. I tannini sono fini e ben integrati, contribuendo a una struttura equilibrata. Le note di frutta rossa sono accompagnate da un’acidità vibrante, che dona al vino una lunga persistenza e una piacevole bevibilità. 

L’annata 1999, un vino di 25 anni, rivela ancora un colore rosso rubino, che tende al granato, equilibrato, con una freschezza e morbidezza che sono quasi atipiche per il vitigno e sfumature speziate e terrose che emergono con il tempo.

Martino Manetti

Montevertine è un vino versatile che si abbina splendidamente con molti piatti della tradizione toscana. È ideale con carni rosse, cacciagione, e formaggi stagionati. Perfetto anche con primi piatti saporiti come la pasta al ragù di cinghiale preparata dalla famiglia Manetti in occasione della mia visita.

Infine Pergole Torte: “icona” del Sangiovese di Toscana, si è sempre distinto grazie alle etichette artistiche opere d’arte di Alberto Manfredi. Un elemento da collezione che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Prodotto per la prima volta nel 1977, è stato il primo Sangiovese in purezza vinificato nella zona di Radda in Chianti. Le uve provengono dai vigneti storici piantati tra il 1968 e il 1999. 

La fermentazione alcolica avviene in vasche di cemento per circa 25 giorni. Durante questo periodo, il vino svolge anche la fermentazione malolattica, un processo che contribuisce ad ammorbidire l’acidità naturale del Sangiovese e a sviluppare una maggiore complessità aromatica. Dopo la fermentazione, Pergole Torte matura per un anno in barrique di rovere Allier e per un ulteriore anno in grandi botti di rovere Slavonia. Questo doppio passaggio in legno conferisce al vino una struttura robusta e una gamma di aromi complessa. Infine, il vino riposa per altri tre mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio.

La 2021, si distingue per il suo colore rosso rubino brillante. Al naso, offre un bouquet intenso e complesso, con note di ciliegia, frutti di bosco, e sfumature floreali di violetta, accompagnate da sentori di spezie dolci, tabacco, e cacao derivanti dalla maturazione in legno. Al palato, è di grande eleganza e struttura. I tannini sono setosi e ben integrati, offrendo una sensazione di pienezza e rotondità. Le note fruttate sono bilanciate da un’acidità vivace, che dona al vino una lunga persistenza e un finale armonioso.

La 2014 si distingue non solo per la qualità e la finezza del vino. Questa annata si è distinta per la sua freschezza e la sua finezza. Nonostante le condizioni climatiche non ottimali, il vino ha mantenuto una grande eleganza e complessità, con una ottima capacità di invecchiamento. Pergole Torte si presta magnificamente a essere abbinato con piatti ricchi e saporiti. È perfetto con carni rosse alla griglia, brasati, e arrosti. Si abbina perfettamente anche con selvaggina, come il capretto stufato che abbiamo gustato e con formaggi stagionati. Con il suo profilo sensoriale ricco e raffinato, Pergole Torte continua a essere una delle massime espressioni del Sangiovese e un punto di riferimento per gli appassionati di vino di tutto il mondo.

La famiglia Manetti, con la sua dedizione alla tradizione e alla purezza del Sangiovese, ha creato un’eredità vinicola che resiste al passare del tempo e alle mode. I loro vini, autentica espressione del territorio del Chianti, continuano a incantare e a rappresentare l’eccellenza della viticoltura toscana.

PARTE VITIGNOITALIA 2024, TRA NOVITA’ E CONFERME

Da domenica 2 a martedì 4 giugno presso la Stazione Marittima di Napoli, Molo Angioino: 1500 etichette di oltre 300 aziende rappresentative dell’intero panorama vitivinicolo italiano. 30 buyer provenienti da tutto il mondo. Ricchissimo il calendario degli appuntamenti tra masterclass, presentazioni di libri e degustazioni top level.

La testata 20Italie sarà presente come media partner.

Manca sempre meno all’inizio di VitignoItalia 2024, in programma da domenica 2 a martedì 4 giugno, per la prima volta presso la Stazione Marittima, appuntamento imperdibile per i professionisti e gli amanti del vino di qualità che anche quest’anno farà di Napoli la capitale della promozione dell’Italia del Vino. Un’edizione, la numero 18, che si prospetta davvero interessante con un programma all’insegna dell’interazione tra il vino e le varie espressioni culturali, che coniuga la degustazione alla conoscenza e celebra la ricchezza del patrimonio enologico tricolore. 

“Ci avviciniamo alle due decadi di storia – sottolinea Maurizio Teti, Direttore di VitignoItaliaun traguardo importante che intendiamo celebrare nel migliore dei modi. Abbiamo alzato ulteriormente l’asticella puntando ancora di più, grazie alla collaborazione con l’ICE, su una presenza qualificata di operatori provenienti da tutti i continenti. E anche con un calendario di iniziative di altissimo livello dove abbiamo voluto anche giocare con il concetto di contaminazione tra il nostro mondo, quello del vino, e ambiti come arte e cultura”.

Con più di 1500 etichette e 300 aziende da ogni regione, VitignoItalia si conferma come appuntamento in grado di raccontare al meglio le realtà enologiche più affascinanti della Penisola, con una grande partecipazione sia nei numeri che in termini di varietà dei territori coinvolti. Un parterre di cantine di altissimo livello tanto quanto le masterclass, per un percorso di degustazione che offrirà una panoramica tanto sulle grandi denominazioni presenti, quanto su realtà e temi importanti del comparto. 

Partenza di livello domenica 2 giugno, alle ore 15.00, con l’esperienza sensoriale tra le Rive del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, carrellata delle migliori espressioni della celebre denominazione, condotta da Diego Tomasi, direttore del Consorzio. Alle 16.30 Angelo Peretti presenta “Esercizi spirituali per bevitori di vino”, con Luciano Pignataro, Francesco Continisio, Lucio Monte e “I Rossi di Sicilia”, una selezione dei grandi rossi dell’isola. Seguirà, alle ore 18.00, la masterclass di Umani Ronchi, eletta cantina dell’anno 2024, con la verticale delle migliori annate del Plenio Castelli di Jesi Verdicchio DOCG Classico Riserva, a cura di Monica Ippoliti e Francesco Continisio.

Lunedì 3 giugno alle 11.30 il grande appuntamento “Il vino e il mare: underWATERwines”, un seminario – degustazione senza precedenti, condotto da Luca Grippo, con protagonisti i migliori vini degli abissi, per approfondire l’affinamento subacqueo e l’utilizzo dell’acqua di mare; un dialogo tra scienza e tecnica enologica, con la partecipazione di produttori, degli esperti della Stazione Zoologica di Napoli e altri professionisti del settore. Alle ore 15.00 spazio alla masterclass “Doc Friuli- Più che un vino: storia, arte, natura” per scoprire i vitigni e le cantine più rappresentative del Consorzio, attraverso il racconto di Luciano Pignataro.

Martedì 4 giugno, ore 11.00 sarà la volta di “I bianchi vulcanici che sfidano il tempo”, con Luciano Pignataro e Tommaso Luongo, per scoprire le migliori realtà bianchiste da invecchiamento della Penisola. Seguirà, alle ore 15.00, la masterclass sui Bianchi e Spumanti di Sicilia con Adele Granieri. 

Chiusura in grande stile, martedì 4 alle ore 18.00, con “50 Insoliti Noti”, l’attesissimo incontro organizzato dal Corriere del Mezzogiorno che verterà sulla presentazione della guida che racconta 50 vini di grande carattere tradizionale e territoriale. La tavola rotonda vedrà la partecipazione di Tommaso Luongo (Presidente AIS Campania), Franco Continisio (Presidente Scuola Europea Sommelier), Vincenzo Mercurio (Enologo) e l’ideatore della guida, giornalista e critico Enogastronomico del Corriere del Mezzogiorno, Gimmo Cuomo. La presentazione della guida sarà preceduta da un approfondimento dedicato allo stato di salute e alle prospettive del settore vitivinicolo campano con dati a cura di Nomisma, che vedrà la partecipazione di Ferdinando Natali, Regional manager Sud di Unicredit e Alessandro Tosi, Referente agribusiness-corporate di Unicredit. Entrambi gli appuntamenti saranno moderati da Simona Brandolini, firma del Corriere del Mezzogiorno.

Non da meno gli appuntamenti culturali presso l’Agorà: lunedì alle 17.00 focus sull’abbinamento con “Calici & Spicchi. L’armonia perfetta tra pizza e vino”, la presentazione del primo libro che apre le porte all’affascinante viaggio tra il vino e la regina degli impasti, con Luciano Pignataro e l’autrice Antonella Amodio. Alle 18:30 sarà poi la volta della presentazione dei 100 Best Italian Rosé, la quarta edizione della guida dedicata ai migliori rosati d’Italia, edita da LucianoPignataroWineBlog e svelata in esclusiva proprio a VitignoItalia 2024, cui farà seguito una dalla degustazione delle etichette premiate. Martedì alle 16.30, in programma sempre all’interno dell’Agorà, la presentazione di “Verso del Vino, Verso Divino”, il nuovo volume di Marianna Ferri e Ottavio Costa per un dialogo-degustazione con gli autori. 

“Negli anni VitignoItalia è entrato di diritto nel novero degli appuntamenti che contano nel panorama nazionale – conclude Teticon uno zoccolo duro di cantine che ci seguono sin dagli esordi e con continui inserimenti, tra i quali mi piace sottolineare quelli costituiti da realtà consortili e territoriali come Friuli DOC, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene DOCG, Roma DOC, Istituto Regionale del Vino e dell’Olio. Senza dimenticare la preziosa collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, nonché la sinergia con FEAMPA (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura) e Unicredit. Con tutti loro abbiamo costruito un appuntamento che, mi fa piacere evidenziare, ha contribuito in qualche modo a “costruire”, qui a Napoli, almeno un paio di generazioni di appassionati che sono cresciuti con noi. E noi con loro”.

Consulta il programma completo

VITIGNOITALIA, XVIII Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani

Stazione Marittima, Molo Angioino, 80133 Napoli
Domenica 2 dalle ore 14.00 alle ore 21.00
Lunedì 3 dalle ore 13.00 alle ore 21.00
Martedì 4 giugno – dalle ore 13.00 alle ore 20.00

Trieste: i vini macerati protagonisti della terza edizione dell’AMBER WINE FESTIVAL

Il Castello di San Giusto domina come un angelo protettore sulla città di Trieste; davanti il mare e dietro le colline e i confini che hanno segnato la storia di paesi e uomini negli ultimi due secoli.

Un luogo perfetto e molto suggestivo per ospitare i vignaioli che scelgono di macerare le uve bianche per produrre vini secondo una antica tradizione; molti di essi usano le anfore, richiamando la cultura delle Qvevri della Georgia.

La manifestazione ha visto al taglio del nastro l’Assessore delle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste Giorgio Rossi, il presidente Diego Colarich e Tomi Kresevic della ForevenTS, che hanno lanciato il progetto “ Il San Giusto del Gusto”: il Castello infatti ospiterà una serie di appuntamenti legati all’enogastronomia, tra cui il 24 agosto Bolle Naturali, il 7 Settembre Gin Gin e per finire in bellezza, sabato 21 settembre Birrart.

Amber Wine Festival richiama i maggiori esponenti friulani e del Collio/Brda, con le nuove annate e con la passione di sempre, ma anche vignaioli da altre regioni italiane quali Trentino Alto Adige, Liguria e Sicilia e persino da altre parti d’Europa.

Ecco alcuni degli assaggi più emozionanti.

Prima partecipazione per l’azienda ligure La Ricolla, che ha sede nell’entroterra di Chiavari: grazie a Daniele Parma è stata operata la conversione in regime biodinamico ed egli utilizza anfore di terracotta toscana.

Berette vede protagonista il Vermentino che macera circa due settimane sulle bucce (“berette” in dialetto genovese): si annuncia con un bel colore dorato ed esprime sentori di agrumi, macchia mediterranea, the. In bocca brilla per la sapidità che rimanda ai luoghi dai quali proviene.

Oua al quadrato è sempre un Vermentino che fermenta spontaneamente in tini di cemento, macera sulle bucce per 150 giorni e affina in anfora per 6 mesi. Le uve provengono dal vigneto Fliscano, vicino alla Basilica dei Fieschi, mirabile esemplare di arte gotica in Liguria. I sentori virano su note agrumate, anche di frutta candita, il sorso è scorrevole, con lieve astringenza e chiusura salina.

Conferma per un altro vignaiolo biodinamico che opera nella zona del Lago di Caldaro: Andreas Dichristin di  Tröpfltalhof  esprime profondità e complessità nei suoi vini da vitigni internazionali, che seguono tutte le fasi della vinificazione in anfore Tava. Le Viogn  è un Viognier in purezza che racconta con delicatezza fiori e frutta a polpa bianca, erbe di campo e di miele. Affascina per la bevibilità e la persistenza gusto olfattiva.

Garnellen, il Sauvignon Blanc coltivato nella vigna che circonda la cantina, dialoga con il palato proponendo agrume, erbe aromatiche, una nota balsamica e gioiosa freschezza. Un vino che conquista e che sa sfidare il tempo.

Radovic, presente con la sua produzione già dalla prima edizione dell’Amber Wine Festival, è un giovane che stupisce ogni anno sempre di più: vini puliti, territoriali e che esprimono la passione e il cuore di chi li fa. Marmor  e la Malvasia vengono vinificati usando contenitori di pietra carsica; in vigna l’intervento è minimo, nel rispetto della vitalità della vigna e vengono utilizzati solo quantitativi minimi di rame e zolfo. Sicuramente tra i calici indimenticabili di questa giornata.

Zidarich ha proposto un Kamen ( vinificato in contenitori di pietra carsica) di estrema godibiltà: una Vitovska che macera circa 18 giorni sulle bucce e rimane 22 mesi in botte di rovere. Frutta tropicale, zafferano, nocciola tostata, ginestra. Fresco e sapido, con sbuffi iodati e lieve astrigenza.

Ograde di Skerk è ottenuto da Vitovska, Malvasia Istriana, Sauvignon Blanc e Pinot Grigio che fermenta spontaneamente e macera per 15 giorni in tini di legno. Luminoso colore ambrato, note di frutta candita, miele, scorza d’arancia, fieno secco. Il sorso è appagante e avvolgente e dotato di una notevole persistenza.

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Difficile scegliere il più emozionante tra i vini presentati da Skerlj: Vitovska e Malvasia entrambe precise e senza fronzoli, di grande personalità. Oltre alle uve a bacca bianca viene coltivato anche il terrano e vengono utilizzati contenitori di legno, custoditi nelle cantina scavata nella pietra.

Klabjan, Rojac, Movia, Rencel i vignaioli sloveni che hanno espresso il loro grande talento, presentando vini in cui la tecnica macerativa non annullava il vitigno e la filosofia di evitare l’utilizzo di chimica in cantina non penalizzava l’integrità e la salubrità del prodotto.

Anche quest’anno la manifestazione ha visto un pubblico numeroso e appassionato di winelovers, giornalisti e operatori del settore che hanno apprezzato l’organizzazione e la qualità dei prodotti in degustazione: un sentito grazie a Diego Colarich, al suo staff e alle autorità del Comune di Trieste e della regione Friuli Venezia Giulia per l’importante sostegno e promozione.

Il sipario è calato su di una giornata davvero intensa, fatta di incontri, di nuove conoscenze, di scambi di opinioni con i giornalisti presenti : non poteva mancare la golosa coccola rappresentata dal gelato di Vatta, che con il gusto al sambuco e quello al formaggio di Zidarich con fragole, ha regalato un autentico momento di estasi.