Da “Cibrèo Trattoria” a Firenze: quando l’amore davvero è dappertutto

di Augusta Boes

Da “Cibrèo Trattoria” a Firenze: quando l’amore davvero è dappertutto

Sono talmente assorta nel mondo del vino che mi ci è voluto un caro amico di Los Angeles, col quale ho condiviso gli anni del College a Washington, per presentarmi Fabio Picchi e il suo fantastico Cibrèo, leggendaria trattoria di Firenze in Via del Verrocchio. L’incontro è stato così toccante e coinvolgente che, per la prima volta in assoluto, ho deciso di raccontare una storia che non fosse di una Cantina.

A destra l’autore di 20Italie Augusta Boes

La gentilezza nell’accoglienza è d’obbligo in qualsiasi ristorante certo, ma qui da Cibrèo c’è qualcosa di profondamente diverso. Quell’attenzione che va ben oltre la cortesia nei gesti, fatta di sguardi e di parole che ti fanno sentire subito un amico di vecchia data, un ospite in famiglia, come se stessero aspettando solo te.

La sala è illuminata da una luce calda, di quel chiarore color zafferano da tè danzante anni Venti. C’è una candela su ogni tavolo a rendere l’atmosfera ancora più intima. Il nostro tavolo è in una posizione strategica, domina tutta la sala e, casualmente, ma non troppo, è lo stesso tavolo della volta precedente. Per il mio amico Dom, non per me. Lui dalla California è un loro cliente affezionato da anni, per me che vengo da Roma invece è la prima volta, e un po’ me ne vergogno!

La sala

La sala si riempie velocemente, di sorrisi e di allegria. Non siamo qui semplicemente per il piacere edonistico della tavola d’autore. Siamo tutti qui in cerca di quell’attimo di trasalimento, di quel picco di gioia, di quella emozione che va ben oltre l’esperienza del cibo. Le vibrazioni positive sono davvero forti in sala, e la felicità è talmente densa e tangibile che la si taglia con il coltello. Seduti in tavoli diversi, siamo tutti connessi più o meno inconsciamente, e mentre sfoglio la carta dei vini (deformazione professionale) mi viene in mente la scena iniziale del film “Love Actually”.

È la scena dell’aeroporto in cui le persone si ritrovano e si abbracciano, e la voce fuori campo racconta che “ogni volta che sono depresso …. penso all’area degli arrivi dell’aeroporto di Heathrow …. Per me l’amore è dappertutto! Padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzate, fidanzati, amici… Io ho la strana sensazione che se lo cerchi, scoprirai che l’amore davvero è dappertutto”. Ecco, per me non sarà la sala di arrivo di un aeroporto a ricordarmi tutto ciò; d’ora in avanti sarà la sala del Cibrèo.

Assorta in questo potentissimo piano vibrazionale, mentre mi godo un confortevole senso di appartenenza, una coppia con i capelli d’argento cattura la mia attenzione. Li avevo notati nel pomeriggio in giro per Firenze; passeggiavano mano nella mano e si guardavano come se fosse il loro primo appuntamento. Sì, l’amore davvero è dappertutto e io, qui, adesso, sono nel posto più giusto che mi possa venire in mente, innamorata più che mai della vita.

Zuppetta del Pescatore

E l’amore è forte, vibrante e agrodolce nelle parole di Giulio Picchi, che mi racconta la sua Zuppetta del Pescatore. “Me l’ha insegnata il babbo, è un piatto semplice dei pescatori delle isole, fatto con le verdure e i pesci meno pregiati, quelli che al mercato non compra mai nessuno”. Piatto talmente sublime che non ho resistito e ho fatto il bis, e non l’ho nemmeno dovuto chiedere! La Direttrice Cristina Petrelli, impeccabile e attenta, deve avere notato la gioia eloquente nei miei occhi e me ne ha portato un altro piatto. È bellissimo avere qualcuno che anticipa i tuoi desideri e si prende cura di te in questo modo. Io non ci sono abituata!

Spezzatino con piselli e patate

Lo spezzatino con piselli e patate, un piatto che sa tanto di casa, di famiglia e di dolce conforto, è impreziosito da deliziosi bocconi di tenerissima ricciola, un pesce di profondità dalle carni morbidissime e succulente che adoro particolarmente. Non tenterò di descriverne lo spettro organolettico, né tantomeno l’equilibrio del piatto e la bontà dei sapori. Spesso non lo faccio nemmeno con quei vini spettacolari per i quali ogni racconto, ogni descrittore risulterebbe tristemente inadeguato. Da godere ad occhi chiusi per imprimere nella memoria la piacevolezza commovente del momento.

Il vino, certo che ne parlo! Per una cena a base di pesce e non solo, non poteva che essere un vino di mare e di monti, e in Italia di vini così non ce ne sono poi tantissimi. In carta, per la mia gioia, ho trovato il Tramonti Bianco – Costa d’Amalfi DOC di Tenuta San Francesco. Un blend di Falanghina, Biancolella e Pepella che mi fa sempre battere il cuore.

Il vino

Vino che ha accompagnato con la sua freschezza e bella struttura non solo i piatti di mare, ma anche lo sformato di patate e ricotta al forno con il ragù, e il tenerissimo piccione ripieno di mostarde con cipolline borettane in agrodolce, i piatti scelti da Dom. Per quanto si sposasse egregiamente con tutto, l’abbinamento perfetto lo ha trovato con lo spezzatino di ricciola, aggiungendo l’effetto “dolby surround” ad ogni boccone, compreso il pane con cui ho fatto elegantemente la scarpetta.

I secondi

È difficile mi faccia tentare dal dessert, non amo particolarmente i dolci, ma non ero ancora pronta a lasciare andare questo momento magico, e così mi sono lasciata tentare dalla torta al cioccolato senza farina. Una coccola densa e cremosa talmente buona che mi sono dimenticata di fare la foto! Ugualmente deliziosa la torta di ricotta e arance scelta invece da Dom.

I dessert

La serata volge al termine purtroppo, è tempo di andare. Siamo entrati in cerca di emozioni, e ce ne torniamo a casa con gli occhi pieni di meraviglia e il cuore pieno di ricordi. Una bellissima ragazza mi porge la giacca, la mia, senza che le dovessi ricordare quale fosse. Sono i dettagli che fanno la differenza. E per quanto possa sembrare semplice, ma vi sfido a farlo al suo livello,

“saper soffriggere, saper far pomarole, è come muovere una leva che lentamente ma costantemente ci porterà verso un mondo migliore.” – Fabio Picchi –

Fabio Picchi

Caro Fabio, non ho fatto in tempo a conoscerti personalmente, e questo resterà per sempre il mio grande rammarico. Ma so che mi senti, e che sei sempre qui, in questa sala che hai tanto amato. Per cui te lo devo dire: stasera qui con te, a casa tua, il mio mondo è davvero diventato migliore. Mi hai regalato un attimo perfetto e tornerò presto, te lo prometto. Non è mai troppo tardi per diventare amici.

CIBRÈO TRATTORIA

Cucina fiorentina e toscana

Via de’ Macci, 122r
Firenze, Italia

booking@cibreo.com
Tel  +39 055 234 11 00

Orario di apertura:
Dal martedì al sabato dalle 12.30 alle 14.30
& dalle 19.00 alle 22.30

Chiuso la domenica e il lunedì.

Braceria “Cillo Experience” a Somma Vesuviana

di Luca Matarazzo

Sabatino Cillo colpisce ancora e lo fa con il suo immancabile motto “non accettare carne dagli sconosciuti”.

Questa volta l’idea di portare il suo marchio di fabbrica in giro per la Campania, precisamente a Somma Vesuviana (NA) – Via Marigliano 130 – lo si deve alla promettente unione con lo chef Salvatore Vitiello e la sua brigata, composta da Saverio Guardato e Luigi Passariello in cucina e da Enrico Lucarelli in sala, con mansioni di assistenza ai clienti e consigli per l’abbinamento cibo vino.

a sinistra Sabatino Cillo

Sabatino è un maestro di tecnica da provato macellaio, dopo i trascorsi in svizzera da figlio di emigranti. Classe ’64, a soli 21 anni rientra in Italia fondando la sua prima bottega di carni e, dopo 30 anni in continua crescita, realizza il sogno della braceria ad Airola (BN).

Rispettata la filiera di qualità da assoluto pioniere del settore: gli allevamenti selezionati sono sparsi lungo l’intero territorio sannita e parte del potentino. A Cillo spetta la supervisione e la scelta delle carni migliori, tra quelle di razza bovina (le classiche Marchigiana, Frisona, Chianina o gli incroci studiati personalmente), suina (Antico Suino Nero Lucano o il Suino di Razza Casertana), l’agnello di Laticauda, il pollo bianco ruspante lucano del Picerno e persino il coniglio di San Giorgio La Molara (BN).

Differenti le proposte che comprendono anche insaccati e salumi, formaggi e conserve a chilometro zero da produttori certificati. Proprio nell’arte di creare würstel e affini risiede il sogno futuro di realizzare piccoli punti vendita su base regionale, ove le persone possano fruire delle preparazioni da mangiare in loco o da portare a casa.

Uno stile tipicamente nord europeo che ricalca i chioschi presenti lungo le strade di paese e quelle ad alto scorrimento; una modalità rapida e gustosa per approfittare di una sosta all’insegna della gastronomia di altissimo livello.

In una cena degustazione, organizzata nei nuovi locali “Cillo Experience” a Somma Vesuviana, in compagnia di operatori ed esperti e di Angela Merolla, promotrice dell’evento, abbiamo assaggiato alcune delle specialità di casa, nell’attesa di visitare la sede di Airola per un racconto più approfondito.

Tante le sorprese, a cominciare dalla polpetta di salamino realizzata a mo’ del celebre cioccolattino con nocciola, o il “Marchigianotto”, hot dog di Suino Nero proposto in accoppiata con un Bratwurst di Vitello e contorno di crauti.

Intriganti le tartare, da scegliere in più versioni o come vera e propria esperienza sensoriale gourmet. Qui ce n’è per tutti i gusti, anche se la mia preferita resta la versione delicata con crema di pomodorini gialli e rossi, lattica di Pezzata Rossa, prosciutto crudo di Suino Nero Lucano e polvere di olive nere.

Ottima l’esecuzione delle lunghe cotture, come i classici ragù alla genovese ed alla napoletana, o la guancia di vitello corredata dai suoi succhi, tenera ed appetitosa.

Incredibile, infine, la punta di petto marchigiana con verdure tornite. La carne viene affumicata personalmente dallo staff di Sabatino Cillo, utilizzando legni dedicati. Una scelta importante che prosegue nella parte riservata alla brace: un’attenzione necessaria per evitare condizionamenti organolettici eccessivi della carbonella, esaltando le componenti aromatiche della carne.

Bene il rapporto qualità-prezzo, nonostante il percorso articolato per chi volesse raggiungere il locale in automobile e nonostante il difficile momento che vive l’intero comparto a causa della bolletta energetica. Da ampliare la carta dei vini, compito che toccherà presto alle competenze di Enrico Lucarelli, ormai prossimo al traguardo da sommelier professionista.

Accettiamo pure la carne dagli sconosciuti… a patto che sia di qualità, certificata e da filiera controllata e garantita, come quella di Cillo Experience.

Bacci Wines: equazione risolta

di Augusta Boes

Esiste un’equazione, apparentemente semplice, ma non sempre risolvibile: TANTO + BUONO = TANTO BUONO.

Notoriamente prediligo le produzioni medio-piccole e adoro quelle cantine così minuscole che non avrebbe senso fare vino se non fosse eccellente, oppure semplicemente per uso personale! E forse nemmeno per quello, se non fosse comunque salubre e sufficientemente piacevole. Ciò premesso non ho mai preconcetti e mi piace esplorare, comprendere ed assaggiare a prescindere dalle proporzioni o dalla filosofia di produzione di ogni singola realtà, purché la produzione sia sempre nel rispetto di parametri di qualità e di sostenibilità ambientale.

Ogni produttore con il suo stile e la sua personalità, ma tutti accomunati dal rispetto per la Natura, per il territorio e per il consumatore. Moderni artigiani di una tradizione secolare, uomini e donne d’altri tempi ma sempre proiettati nel futuro. Questo l’identikit del “mio” produttore ideale, e come vedete non vi è alcun accenno a dimensioni di sorta. Insomma, mi accontento di poco!

Bacci Wines è una realtà medio grande nel panorama vitivinicolo della Toscana e non solo. L’azienda nel suo complesso vanta oltre 900 ettari a conduzione biologica certificata, con un campo fotovoltaico di ben otto ettari ed è suddivisa su 5 tenute: Castello di BossiTenuta di Renieri e Barbaione in Chianti Classico, Renieri a Montalcin, Terre di Talamo in Maremma. Sono 21 le etichette prodotte fra rossi, bianchi, rosé, dolci e spumanti, con qualche esperimento avveniristico per non sentirsi mai arrivati! La produzione annua si aggira intorno a un milione e duecentomila bottiglie, sono decisamente numeri importanti. Entriamo un attimo nel merito di questi numeri tuttavia, e vedrete quante belle sorprese…

La produzione della linea base, massimamente rappresentativa per ogni cantina, delinea sempre la sfida più impegnativa: quella da dover vincere senza se e senza ma.  Qui il processo è necessariamente ad alta automazione a cominciare dalla raccolta meccanica che, su superfici considerevoli, ha il vantaggio di garantire tempestività d’esecuzione, parametro fondamentale nella produzione di vino di qualità. Le uve devono essere raccolte tutte al medesimo stadio di maturazione e devono arrivare rapidamente in cantina.

All’apice della loro piramide qualitativa troviamo una interessante declinazione di Cru, parcelle specifiche gestite ognuna come micro-produzione sia nella conduzione dei vigneti, con raccolta manuale e selezione delle uve migliori, che con pratiche di cantina artigianali, ma sempre sotto la guida attenta e l’occhio vigile dell’enologo Stefano Marinari. Attenzione, selezione e pulizia sono i punti cardine della sua filosofia produttiva e tutto ritorna con estrema precisione durante l’assaggio.

Apriamo la degustazione con un Metodo Classico da Sangiovese, nel più rigoroso rispetto dell’etichetta, dopo tutto siamo ospiti in un Castello! Amo i Pas Dosé, credo ai numeri degli angeli come ad esempio 1111, e adoro il Sangiovese che trovo davvero divertente in versione spumantizzata. Che dite, mi sarà piaciuto il Barbaione AD 1111 Dosaggio Zero? Solo 3.000 bottiglie per una fresca ondata di morbide bollicine dal carattere tutto toscano.

In rapida sequenza stappiamo poi Vento 2021 e Vento Forte 2016, due interpretazioni di Vermentino della costa maremmana davvero interessanti. Il primo, vinificato in acciaio, di brezza marina ed erbe aromatiche, presenta piacevolezza e tanto carattere. Il secondo, stagionato in barrique in prevalenza di secondo e terzo passaggio, colpisce particolarmente per la sua delicata cremosità che ricorda lo Chardonnay, ma che poi si differenzia immediatamente con i suoi piacevolissimi sentori di salvia e alloro, di camomilla e tiglio e quell’immancabile nota iodata che riporta alla carezza del vento di mare nel profumo e nel sorso. Conquistare una rossista convinta come me con i bianchi (e per di più in Toscana) non è affare da poco!

Ma rientriamo da questa piacevolissima passeggiata in spiaggia e sediamoci comodi davanti al camino, che adesso a Castello di Bossi comincia a nevicare! Dimmi che sei in Chianti Classico senza dirmi che sei in Chianti Classico: Berardo Chianti Classico DOCG Riserva 2018 e non aggiungo altro!

Per un’amante di Montalcino come me non potevano mancare certo gli assaggi della tenuta Renieri. Impeccabile Renieri Brunello di Montalcino DOCG 2018 fine ed elegante, ma l’autentico attimo di trasalimento me lo ha regalato il Rosso di Montalcino DOC 2019 con un bouquet esemplare e quel suo sorso dinamico, fresco e coinvolgente.

Voce solista fuori dal coro qui a Castello di Bossi è il Pinot Nero di cui si producono circa 3.000 bottiglie. C’è grosso fermento negli ultimi anni intorno a questo vitigno in Toscana e non posso fare a meno di chiedere all’enologo Stefano Marinari se il Pinot Nero abbia davvero un suo perché in questo territorio. La sua risposta mi spiazza e al contempo mi illumina.

Il Pinot Nero è il sogno proibito di ogni enologo, mi dice Stefano. Se c’è un solo barlume di speranza che possa adattarsi e produrre qualcosa di interessante non è possibile rinunciare al sogno più grande. È un vitigno complicato sotto tanti punti di vista, non per ultimo per il fatto che richiede molti più anni di tanti altri prima di produrre uve di qualità adatte alla vinificazione. Il vigneto qui è stato impiantato nel 2014, e bisogna considerare il fatto che il territorio della Toscana marca davvero tanto. Non c’è la pretesa di ambire all’inutile paragone con la Borgogna, non avrebbe senso. Però è una sperimentazione promettente che fin qui ha restituito un piacevolissimo vino, gradevole e molto versatile nell’abbinamento. Dopo aver assaggiato sia l’annata 2020 che la 2021 in anteprima, confermo e sottoscrivo!

Sebbene il vino sia la star indiscussa a Castello di Bossi, tuttavia non è il solo protagonista. L’olio Extravergine di Oliva (in sigla EVO) è letteralmente “da sbattere per terra”! E per concludere, sono grandi maestri nella sapiente arte dell’accoglienza. Siamo a Castelnuovo Berardenga nella parte meridionale del Chianti Classico. Dalle finestre si scorge netto all’orizzonte lo skyline di Siena con l’inconfondibile torre del Mangia e, per chi vuole raggiungere Firenze, la passeggiata attraverso le dolci colline della Toscana è davvero incantevole. Il Resort nel borgo medievale è suggestivo ed elegante, con ambienti curati e spaziosi. Poi per una come me che dimentica frequentemente lo spazzolino o il dentifricio, spesso e volentieri entrambi, l’averli trovati nel kit da bagno è stato davvero impagabile! Anche se questa volta me li ero portati.

Tornando alla nostra equazione, sarà stata risolta secondo voi? In questo caso direi proprio di sì!

Castello di Bossi

Località Bossi in Chianti
Castelnuovo Berardenga – 53019
Siena – ITALY https://bacciwines.it/it/bossi-di-sopra/